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Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con Elena María García Guerra, vice direttrice dell’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma, su “La moneta nel Regno di Napoli durante l’età moderna tra carenze, svalutazioni e stagnazione dell’economia”

La locandina dell’incontro on line “La moneta nel Regno di Napoli durante l’età moderna tra carenze, svalutazioni e stagnazione dell’economia”

Ultimo appuntamento di febbraio con i “Mercoledì del MArTA” che per tutto il mese sono stati dedicati al tema della moneta con il ciclo “Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia”. Mercoledì 23 febbraio 2022, alle 18, in diretta sulle pagine Facebook e YouTube del MArTA, si potrà seguire la relazione della prof.ssa Elena María García Guerra, vice direttrice dell’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma – Scuola Spagnola di Storia e Archeologia di Roma – su “La moneta nel Regno di Napoli durante l’età moderna tra carenze svalutazioni e stagnazione dell’economia”. Elena María García Guerra, dopo essersi laureata in Storia Moderna all’Universidad Complutense de Madrid nel 1988, ha focalizzato il suo dottorato e la sua attività di ricerca proprio sui temi che riguardano le operazioni di credito nel pieno dell’era delle scoperte e dell’incipiente capitalismo europeo.

Monete di Filippo IV dall’opera di Cesare Antonio Vergare “Monete del regno di Napoli da Ruggiero primo sino all’augustissimo regnante Carlo IV imperatore e III re cattolico, raccolte e spiegate” (1715)

“Il periodo compreso tra il XVI e il XVII secolo, per quanto riguarda le vicende monetarie del Regno di Napoli, non fu affatto tranquillo e stabile”, spiega la prof.ssa Elena María García Guerra. “Anzi, verrà caratterizzato da mutazioni, falsificazioni e svalutazioni dei pezzi, soprattutto per le monete di maggior utilizzo e nel Seicento, momento su cui incentreremo il nostro intervento. Al di là delle questioni strettamente numismatiche nel corso della conferenza si accennerà anche al contesto di elevata pressione subita dal Regno, all’abbondanza di monete tosate che impedivano notevolmente il commercio e alla scarsezza dei beni di consumo, fattori che favorirono proteste popolari e disagi che i provvedimenti dei differenti viceré non furono in grado di risolvere”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con Giuseppe Sarcinelli (università del Salento) e Domenico Luciano Moretti (Alma Mater Studiorum università di Bologna), che dialogano con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su ‘’Andar per compere nella Puglia Medievale: circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini’’

La locandina dell’incontro on line ‘’Andar per compere nella Puglia Medievale: circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini’’

Nuovo appuntamento dei “Mercoledì del MArTa” dedicati al focus di febbraio su “Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia”. Sono infatti Giuseppe Sarcinelli (università del Salento) e Domenico Luciano Moretti (Alma Mater Studiorum università di Bologna), ad animare la conferenza ‘’Andar per compere nella Puglia Medievale: circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini’’ di mercoledì 16 febbraio 2022, alle 18, in diretta sui canali Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto, introdotta e moderata dalla direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti.

Monete circolanti in Puglia nei secoli XI-XIII conservate al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
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Giuseppe Sarcinelli (università del Salento)

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Domenico Luciano Moretti (università di Bologna)

“Analizzeremo le monete circolanti in Puglia nei secoli XI-XIII (dalla conquista normanna sino alla dominazione angioina), attraverso la lettura dei rinvenimenti materiali e della documentazione scritta”, spiegano i due esperti, “gli atti notarili, i quaterni, i cartulari, i registri della cancelleria, per cercare di ricostruire non soltanto il quadro delle grandi operazioni economiche internazionali, con la coesistenza di moneta locale e di moneta “straniera”, ma anche, e soprattutto, quello delle piccole transazioni e della circolazione minuta di ogni giorno. Scopo finale, quello di portare le monete nelle botteghe, nei mercati e delle locande, per ricostruire il loro potere d’acquisto in rapporto con i prodotti e i generi di uso quotidiano”.

San Valentino al museo, tra selfie, baci, visite guidate e ingressi gratuiti. Ecco alcune idee dal museo Archeologico di Napoli, l’Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, l’Egizio di Torino, l’Archeologico di Taranto, l’Etrusco di Villa Giulia a Roma, al Bailo di Treviso

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“Amore e Psiche”: affresco da Pompei (50-79 d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

San Valentino al museo, con amore. Succede in molti musei, da nord a sud. Durante tutta la giornata di lunedì 14 febbraio 2022 le coppie al museo Archeologico nazionale di Napoli pagheranno un solo biglietto intero. Ma soprattutto al Mann sarà un San Valentino di baci. Nell’ambito della rassegna “Lo scaffale del MANN”, curata dai Servizi Educativi dell’Archeologico, Elisabetta Moro (professore ordinario di Antropologia culturale/ università di Napoli Suor Orsola Benincasa) e Marino Niola (professore ordinario di Antropologia dei simboli/ università di Napoli Suor Orsola Benincasa) intraprendono il viaggio culturale raccontato nel libro “Baciarsi” (Einaudi, 2021) con queste parole: “Il più epidermico dei gesti umani, ma anche il meno superficiale”.

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Elisabetta Niola e Marino Moro con il loro libro “Baciarsi” (foto mann)

Elisabetta Moro e Marino Niola presenteranno il loro saggio proprio lunedì 14 febbraio 2022, alle 16, in Auditorium: così la tradizionale festa degli innamorati sarà celebrata al Museo con un excursus antropologico sulle fondamenta degli affetti e delle relazioni sociali. L’incontro con gli antropologi Moro e Niola sarà anticipato, sui canali Facebook e Instagram del MANN, da post e stories sul tema dell’amore. A conclusione dell’evento, il direttore del Museo, Paolo Giulierini, donerà al pubblico un pensiero simbolico: un bacio Perugina. La partecipazione alla presentazione del libro “Baciarsi” sarà gratuita; per accedere all’Auditorium, richiesti Green Pass rafforzato e mascherina ffp2.

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Polifemo e Galatea: affresco dalla Casa dei Capitelli colorati di Pompei (50-79 d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Un percorso affascinante attraverso i baci di ieri e di oggi, alla scoperta dei mille significati di un gesto che caratterizza gli esseri viventi da quando, agli albori della storia, le mamme scimpanzé masticano il cibo e lo passano bocca a bocca ai propri cuccioli. Nato come strumento per la nutrizione, nel tempo il bacio diventa passione, dedizione, emozione. E, quando il Covid ci ha chiusi in un lockdown del corpo e dell’anima, abbiamo capito quanto questo contatto a fior di labbra sia vitale. In questo senso, il bacio è la prima vittima della pandemia. Individuo e comunità, intimità e prestigio, eros e pathos, sentimento e tradimento, religione e rivoluzione, sottomissione e liberazione. Tutto in un bacio. Insieme a Paolo Giulierini (direttore del Mann) e Paola Villani (direttrice del dipartimento di Scienze Umanistiche dell’università Suor Orsola Benincasa), Moro e Niola tracceranno così un percorso dialettico e coinvolgente, ricco di rimandi ad arte, archeologia, cinema, tecnologia e filosofia dell’amore.

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Satiro e menade: affresco da Ercolano (intorno I sec. d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Un focus ad hoc sarà dedicato alle più celebri immagini dei baci, partendo dall’antichità, quando questo gesto non aveva una frequente rappresentazione iconografica: gli splendidi affreschi vesuviani con le effusioni di Amore e Psiche, Satiro e Menade, Polifemo e Galatea, saranno accostati non soltanto ad antiche raffigurazioni in cui il bacio era un segno di ossequio (Piritoo riceve l’omaggio dei centauri e Teseo liberatore), ma anche ad opere di arte moderna e contemporanea.  Per citare solo alcune delle immagini raccontate al pubblico del Museo, ecco gli indimenticabili baci di Hayez, Klimt e Picasso, l’emozionante bianco e nero del celebre scatto di Doisneau, il “verismo”metropolitano dei Kissing Coppers di Bansky, il contatto che diventa correlativo oggettivo di una presa di posizione civile nel bacio sulla bocca fra l’immunologo Fernando Aiuti e Rosaria Iardino, una paziente sieropositiva.

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San Valentino al MArTa: “Innamorarsi al museo”

“Innamorarsi al Museo” è il motto del museo Archeologico nazionale di Taranto che a San Valentino omaggia l’amore in tutte le sue forme. Amori carnali, travolgenti, mitici e struggenti, romantici ed eroici. Tutte le sfumature del sentimento più celebrato si trovano all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Il giorno di San Valentino il MArTA apre le sue porte a un percorso tematico e diventa così una delle proposte più originali per celebrare la festa degli innamorati. L’amore per la terra e per la fertilità con le statuette preistoriche delle Veneri di Parabita, fino all’abbraccio travolgente fissato sull’argilla di Eros e Psyche, passando dall’arte della ceramica a figure rosse che raffigura Andromeda e Perseo sull’imponente loutrophoros recuperata agli inizi degli anni 2000 dal Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. “Una storia di un amore ritrovato anche quella del ritorno in patria di tanti reperti trafugati”, dice la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti. “Storia che abbiamo omaggiato nella mostra “Mitomania” che ha anticipato di quasi due anni l’impegno assunto alcune settimane fa dal Governo italiano con la ratifica della Convenzione di Nicosia, che ha l’obiettivo di contrastare il traffico illegale di opere, di cui anche il territorio tarantino è vittima”. Lunedì 14 febbraio 2022, alle 17.30, il MArTA presenta “Innamorarsi al Museo”: un percorso guidato – a cura dell’archeologa prof.ssa Silvia De Vitis – in cui i visitatori si immergeranno nel mondo dei sentimenti rappresentanti nelle opere conservate all’interno del museo tarantino. Secoli d’amore, passione e sentimenti saranno narrati nel percorso tematico guidato. La visita è inclusa nell’acquisto del biglietto della fascia oraria delle 17.30 del 14 febbraio 2022. Per acquistare il biglietto, si deve accedere alla piattaforma www.shopmuseomarta.it e selezionare l’ingresso del lunedì 14 febbraio 2022.

torino_egizio_san-valentino_locandinaPer San Valentino basta essere in due per visitare il museo Egizio di Torino al costo di un solo biglietto intero. Domenica 13 febbraio 2022, dalle 9 alle 18.30, e lunedì 14 febbraio 2022, dalle 9 alle 14, il museo Egizio celebra San Valentino: chi si presenta in coppia alla biglietteria del Museo pagherà un solo ingresso.

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“Aspettando San Valentino: d’amore e d’ozio” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia

“Aspettiamo insieme San Valentino al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” con il nuovo “Itinerario dell’ozio” da scoprire ed apprezzare come un vero e proprio pegno d’amore: appuntamento al Muvet di Vetulonia domenica 13 febbraio 2022, alle 11, con il percorso nel percorso dedicato ai temi della musica, della poesia, del simposio, nei quali si racchiude e sintetizza il senso delle “non attività” che scandiscono dall’antichità ad oggi i momenti del relax e del “tempo libero”, quel tempo che l’essere umano prende per se stesso, dedicandosi per intero a ciò che più ama. Punto di partenza “materiale” del nuovo itinerario è la vetrina riallestita nel cosiddetto “Angolo dell’otium” ricavato nella sala B del museo che, attraverso l’esposizione di inediti originali e copie di reperti conservati in altri musei d’Italia, introduce il visitatore all’interno di una nuova narrazione che prende vita dai pochi oggetti esposti capaci di raccontare i “temi dell’ozio”, per guidarlo alla scoperta degli altri oggetti custoditi nelle sale del museo, come i dadi e le pedine da gioco, il sonaglio per ninnare i bambini, i vasi per bere il vino mescolato con l’acqua, il miele e le spezie e il kottabos per giuocare insieme al termine di una festa, ed altro ancora, riscoprendo insieme un passato che continua senza interruzioni nel nostro presente. L’evento, programmato nel rispetto delle vigenti norme sanitarie, è a ingresso libero, sarà gradita la prenotazione: 0564927241, 0564948058.

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L’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista Stefano “Cocco” Cantini sul palco dell’auditorium del Palacongressi di Firenze per Tourisma 2021 (foto graziano tavan)

Dal progetto archeologico e musicale di Simona Rafanelli, direttore scientifico del MuVet, e di Stefano “Cocco” Cantini, sassofonista jazz di fama internazionale, ha preso l’avvio un viaggio assolutamente inedito, quello “alla ricerca di un suono”, volto a recuperare la voce autentica degli strumenti musicali a fiato del nostro “passato etrusco”, a partire dallo studio e riproduzione al vero di un piccolo lotto di strumenti a fiato, in legno di bosso e in avorio, recuperati nelle acque della Baia del Campese dal relitto di una nave affondata presso l’Isola del Giglio 2.600 anni fa, e di due strumenti a fiato in osso di cervo restituiti dal corredo funerario di una tomba scoperta accanto a quella celeberrima del Tuffatore nella necropoli extraurbana di Paestum. Musica, canti, esibizioni, mescolati alle essenze che bruciavano negli incensieri di bronzo, formavano l’atmosfera che si respirava, al termine del banchetto, durante il simposio, la cerimonia dedicata alla mescita del vino, da attuare fra “uguali”, ossia fra convitati appartenenti al medesimo elevato ceto sociale. E fra tutti i giuochi, quello “che di preferenza soleva rallegrare i banchetti galanti”, come ci racconta l’archeologo Luigi Pernier (1919), genero di Isidoro Falchi, il medico-archeologo cui si deve la riscoperta di Vetulonia, era il gioco del kottabos, inventato in Sicilia e largamente diffuso in Grecia e in Etruria. Al celebre kòttabos di Vetulonia, l’arredo che ha il medesimo nome del giuoco restituito da un deposito votivo scoperto sull’Acropoli della città etrusca, è stata riservata nel nuovo allestimento una vetrina apposita, ove ancora si esibisce il piccolo Sileno danzante, personaggio del mito al seguito di Fufluns dio del vino, che coronava l’asta dell’arredo bronzeo.

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“Il pegno” d’amore di Eugenio Montale per Clizia al museo Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto muvet)

E infine, al centro della vetrina, una vera e propria sorpresa, che ha sancito l’ingresso del MuVet negli itinerari montaliani d’Italia. Accanto al cofanetto entro il quale era riposto, accompagnato dall’autografo di Irma con la dicitura “Il pegno”, il piccolo pendaglio etrusco inviato da Eugenio Montale alla sua musa e amante americana di origine ebraica Irma Brandeis, celebrata come Clizia nelle sue poesie, a suggello e ricordo del loro amore e come amuleto portafortuna. Recuperato da Marco Sonzogni, italianista e poeta pavese, dalle mani dell’ultima “erede” delle memorie di Irma e donato al museo di Vetulonia, il “pegno” coronava un nettaunghie etrusco-piceno in bronzo indossato in antico come pendente per collana e riproduce l’immagine di una figurina femminile nuda, una sorta di piccola Venere o dea della fertilità, simbolo dell’eternità della vita. Durante la giornata che precede San Valentino, le coppie presenti all’interno del Falchi si potranno scattare un selfie accanto al pegno d’amore fra Eugenio ed Irma e condividerlo anche sulla pagina Facebook della struttura, utilizzando l’hastag #MuVet2022.

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“Aspettando San Valentino” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Si avvicina il 14 febbraio 2022, la festa degli Innamorati. Ma quest’anno viene di lunedì e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma è chiuso per riposo settimanale. “Allora”, spiegano all’Etru, “dato che non possiamo certo rinunciare a raccontare l’Amore… vi aspettiamo domenica 13 febbraio 2022, con Aspettando San Valentino: due visite guidate comprese nel costo del biglietto e dedicate al tema dell’Amore”. Alle 11, “Storie d’Amore: fra mito e realtà quotidiana”: visita guidata a cura di Luca Mazzocco; alle 17, “Giardini d’Amore: la sala di Venere a Villa Giulia”: visita guidata a cura di Francesca Montuori. Le visite sono comprese nel costo del biglietto. Prenotazione obbligatoria entro sabato 12 febbraio all’indirizzo mn-etru.comunicazione@beniculturali.it “Venite a trovarci e pubblicate i vostri scatti d’Amore a Villa Giulia. Taggate il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con l’hashtag #LoveETRU. Le foto più belle saranno pubblicate sui canali social ufficiali del Museo!”.

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Un selfie e una promessa con Amore e Psiche di Antonio Canova al museo Bailo di Treviso

Al museo Bailo, per San Valentino un selfie e una promessa d’amore davanti ad “Amore e Psiche” di Canova, con ingresso gratuito per gli innamorati il 13 febbraio e il 14 febbraio al pomeriggio. A Treviso, un appuntamento che ricorda a tutti gli innamorati che niente e nessuno può fermare l’Amore, nemmeno gli Dei e nemmeno una “suocera” che non vuol proprio saperne della “nuora” troppo bella, com’è accaduto ad Amore e Psiche. Antonio Canova da questa antica vicenda tramandata da Apuleo ha tratto una celeberrima opera, quell’ “Amore e Psiche” il cui gesso originale sarà eccezionalmente esposto il 13 e il 14 febbraio pomeriggio, al Museo Bailo. In omaggio a San Valentino. Saranno due giorni di anteprima di un’opera che dal prossimo 14 maggio, sarà tra i capolavori della grande mostra “Canova Gloria Trevigiana. Dalla bellezza classica all’annuncio romantico”, curata dal direttore dei musei Civici Fabrizio Malachin, e dai professori Giuseppe Pavanello e Nico Stringa. Il gruppo scultoreo di “Amore e Psiche” sarà al centro di una delle sale ancora non allestite del Nuovo Bailo. Tutti gli innamorati potranno avvicinarsi ad esso per lasciarsi suggerire un bacio come i tanti che appassionatamente si scambiarono Amore e Psiche e per farsi un selfie con loro. Giurandosi, ovviamente, amore eterno, quali che siano gli ostacoli presenti, passati e futuri.  Che, per quanto grandi possano essere, ben difficilmente eguaglieranno quelli con cui si ebbero a misurare i due antichi amanti. E in effetti prima di poter coronare il loro immenso amore, Amore e Psiche dovettero combattere non poco e non contro gli uomini ma contro gli dei.

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Dettaglio di “Amore e Psiche” di Antonio Canova (foto mann / Electa)

Psiche era una ragazza dolcissima, ammirata da tutti e paragonata per bellezza alla stessa Venere, la dea della bellezza e dell’amore. Lui, Amore, o con altro nome, Cupido, altrettanto bello, è colui che accende la passione amorosa della fanciulla. Forse involontariamente, la freccia che scocca dal suo arco colpisce proprio Psiche ed entrambi vengono travolti dall’amore. Che è un amore impossibile, sgradito alla suocera, Venere appunto, ostacolato anche dai genitori di lei e dalle sue invidiosissime sorelle. Papà e mamma, non sapendo che fare per far rinsavire la figlia, si rivolgono ad un oracolo che li invita ad abbandonarla su un’alta rupe. Con l’aiuto di Zefiro, re dei venti, Cupido trasporta l’amata nel suo palazzo. Qui i due si amano appassionatamente, ogni momento possibile, ma  sempre e  solo al buio, per evitare  di essere scoperti da Venere. Lei non ha mai visto il volto del suo Amore,  sino a che, spinta dalle sorelle, decide di illuminarlo. Ma, mentre avvicina la lampada al corpo del giovane dio dormiente, una goccia d’olio bollente cade ustionandolo. Il giovane dio, risentito dal fatto che lei non aveva saputo mantenere la promessa di amarsi senza svelarsi, l’abbandona. Psiche è disperata; tenta e ritenta il suicidio, poi comincia a vagabondare, passando da un luogo all’altro, facendo tappa nei principali templi, dove si ferma per rendersi utile. Giunge anche al tempio di Venere e si consegna alla dea sperando così di placarla per averle disonorato il figlio. Venere condanna Psiche a prove impossibili, che lei incredibilmente riesce a superare grazie ad insperati aiuti. L’ultima prova non è altrettanto fortunata ma Amore risolve la situazione ricorrendo all’aiuto del Padre Giove che, mosso da compassione, consente ai due amanti di ricongiungersi. Tutto termina in festa, con un grandioso banchetto al  quale partecipano tutti gli dei, offrendo anche i loro servizi. Così Vulcano alimenta i fuochi per i cibi, Bacco offre il vino e le tre Grazie suonano e danzano. A coronare l’unione c’è la nascita di una bambina, naturalmente bellissima, cui viene dato il nome di Voluttà, ovvero di piacere supremo. Così, superate difficoltà e prove, “vissero per sempre felici e contenti”. Che è quanto si augurano tutti gli innamorati.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con l’esperto numismatico Alberto D’Andrea, che dialoga con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su “I dioboli nel sistema monetario tarantino”

La locandina dell’incontro on line “I dioboli nel sistema monetario tarantino”

Nuovo appuntamento dei “Mercoledì del MArTa” dedicati al focus di febbraio su “Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia”. Sarà infatti l’esperto numismatico Alberto D’Andrea ad animare la conferenza “I dioboli nel sistema monetario tarantino” di mercoledì 9 febbraio 2022, alle 18, in diretta sui canali Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto, introdotta dalla direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti.

Monete preromane dal Santuario alla Sorgente di Leporano: dioboli con le effigi di Ercole e Atena (foto MArTa)

“La monetazione di Taranto antica è decisamente ricca e variegata, e fra tutti i nominali prodotti i più famosi ed emblematici sono le didracme con il caratteristico giovane sul delfino e i dioboli con Atena ed Ercole”, anticipa il prof. Alberto D’Andrea. “Benché le due monete fossero in correlazione fra di loro, i dioboli non rappresentarono il semplice frazionale del nominale maggiore, ma divennero uno strumento di penetrazione economica verso i mercati apuli, dalla Messapia alla Daunia”. La relazione di Alberto D’Andrea, si focalizzerà sull’analisi di queste monete, passando dalle prime produzioni arcaiche fino alle più recenti emesse durante le guerre contro Roma, esaminando le classi note e la loro cronologia, fino a giungere alle imitazioni prodotte dalle antiche popolazioni della Puglia.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line col prof. Aldo Siciliano dell’università del Salento, che dialoga con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su “Le monete per gli Dei. Il Thesauròs del Santuario della Sorgente”. Gli appuntamenti di febbraio sulla monetazione antica, e laboratori e workshop “Dar voce alla moneta”

Locandina dell’incontro on line “Le monete per gli Dei. Il Thesauròs del Santuario della Sorgente”

Il primo appuntamento di febbraio 2022 dei “Mercoledì del MArTA” punta i riflettori su uno dei siti più iconici per la fondazione di Taranto: la zona di Leporano (lungo la costa ionico-salentina) dove sorgeva anche un antico santuario. Sarà infatti il prof. Aldo Siciliano, presidente dell’istituto per la Storia e l’archeologia della Magna Grecia e professore dell’università del Salento, introdotto dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, a fare il punto su “Le monete per gli Dei. Il Thesauròs del Santuario della Sorgente”. Appuntamento on line mercoledì 2 febbraio 2022, alle 18, in diretta sui profili Facebook e YouTube del MArTa.

La mappa della costa ionico-salentina con la posizione del Santuario della Sorgente a Leporano di Taranto (foto MArTa)
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Monete preromane dal Santuario alla Sorgente di Leporano (foto MArTa)

“Il santuario cosiddetto “della Sorgente” a Leporano occupa parte del fondo valle e si estende su tutto il costone ovest della depressione, adattandosi alle formazioni rocciose emergenti”, scrive il prof. Siciliano. “Gli scavi condotti nel 1977 hanno restituito, in un luogo nascosto contro il costone roccioso, un’arca litica, accuratamente sigillata, che custodiva probabilmente il thesauròs del santuario, trovato intatto e contenente oltre un migliaio di monete e alcuni oggetti preziosi in oro (anelli, orecchini, aghi, cammeo). Il materiale numismatico, tra l’altro, era costituito da stateri e dioboli di Taranto, Thuri ed Eraclea in argento. All’epoca del rinvenimento, gli studiosi parlavano genericamente di aurei dell’età del Molosso, proponendo una datazione al IV secolo. In realtà, per quanto riguarda le monete in oro emesse da Taranto, si tratta di 1 emistatere aureo probabilmente risalente a prima dell’età di Pirro. Monete ancora oggi poco indagate e che necessitano di un intervento di restauro, anche a causa della lunga esposizione in un contesto prossimo al mare, ma che fotografano un periodo in cui l’antica colonia spartana intratteneva rapporti proficui con tutto il resto del Mediterraneo”.

Monete romane conservate al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

“Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia” sarà infatti il leitmotiv che contraddistinguerà tutte le conferenze tematiche dei mercoledì di febbraio 2022, e i laboratori destinati agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e ai visitatori. “L’impennata dello spread di questi giorni mostra come la moneta sia da sempre il termometro degli eventi culturali e socio-politici di un Paese”, commenta la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti. “Le conferenze sulla moneta mostreranno quanto passato e presente siano fortemente connessi tra loro, a cominciare dalle dinamiche monetarie”. Dopo il prof. Siciliano, il programma prevede, sempre alle 18: mercoledì 9 febbraio, “I Dioboli nel sistema monetario tarantino” a cura dell’arch. Alberto D’Andrea, numismatico; mercoledì 16 febbraio, “Andar per compere nella Puglia medievale. Circolazione di moneta e prezzi tra Normanni, Svevi e Angioini” a cura del dott. Giuseppe Sarcinelli, responsabile tecnico del Laboratorio di Studio e della documentazione informatizzata delle evidenze numismatiche dell’università del Salento, e del dott. Domenico Luciano Moretti, dottorando in Scienze storiche e archeologiche. Memoria, Civiltà e Patrimonio all’università di Bologna; mercoledì 23 febbraio, “La moneta nel Regno di Napoli durante l’età moderna tra carenze, svalutazioni e stagnazione dell’economia” a cura della prof.ssa Elena García Guerra, vice-direttrice dell’Escuela Espanola de Historia y Arquelogia – Scuola Spagnola di Storia e Archeologia di Roma.

La numismatica della Puglia pre-romana, attraverso lo studio delle monete prodotte in area dauna, peuceta e messapica, sarà al centro dei laboratori per studenti che si svolgeranno venerdì 4 febbraio 2022. Per queste attività, le scuole debbono inviare al Museo la loro richiesta di adesione al programma tramite e-mail a info@shopmuseomarta.it. Sabato 5 febbraio 2022 i laboratori di numismatica, tenuti dagli esperti Alberto D’Andrea, Giuseppe Sarcinelli e Gianluca Vero, saranno destinati ai visitatori del MArTA, che con il biglietto di ingresso al Museo potranno partecipare anche ad una attività che aprirà nuove e interessanti letture sulla storia e gli scambi commerciali da e per la Puglia. Per info e prenotazioni www.shopmuseomarta.it. E-mail info@shopmuseomarta.it.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line col numismatico Giuseppe Sarcinelli dell’università del Salento, che dialoga con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su “Visitare Tarentum a 20 sesterzi al giorno. Guida per una vacanza low cost nella città dei due mari sotto l’Impero”

Locandina dell’incontro on line “Visitare Tarentum a 20 sesterzi al giorno. Guida per una vacanza low cost nella città dei due mari sotto l’Impero”

Tornano i “Mercoledì del MArTA” che, grazie alle conferenze di studiosi ed esperti provenienti da tutto il mondo, rappresentano un luogo virtuale in cui approfondire la conoscenza, allargando il più possibile la platea di pubblico. “Dobbiamo ringraziare tutti coloro che, in questo anno difficile appena conclusosi, hanno accolto il nostro invito ad aprire una finestra sul mondo e parlare alla community del MArTA, mettendo a disposizione tutta la loro conoscenza”, commenta la direttrice del MArTA Eva Degl’Innocenti. Si ricomincia dunque mercoledì 26 gennaio 2022, alle 18, in diretta on line sui canali YouTube e Facebook del Museo, con la conferenza “Visitare Tarentum a 20 sesterzi al giorno. Guida per una vacanza low cost nella città dei due mari sotto l’Impero” di Giuseppe Sarcinelli, numismatico, responsabile tecnico del Laboratorio di Studio e della documentazione informatizzata delle evidenze numismatiche dell’università del Salento, e coordinatore per l’Italia meridionale nell’ambito del “Flame Project” dell’università di Princeton (Usa) per lo studio dei rinvenimenti monetali bizantini nel Mediterraneo.

Monete romane conservate al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
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Giuseppe Sarcinelli (università del Salento)

Un viaggio nella Taranto in piena età imperiale che come nelle più moderne guide turistiche indicherà con precisione, nell’ambito della conferenza, quale era al tempo la stagione migliore per visitare la meta, quali percorsi si sarebbero potuti fare, dove si sarebbe potuta cercare ospitalità, cosa visitare e cosa mangiare. Tutto con venti sesterzi, l’antica moneta romana in uso a quei tempi. “A gennaio e febbraio infatti”, spiega la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, “daremo voce alla moneta spiegando come un pezzo di metallo possa diventare testimone della storia. “Scopo del gioco”, anticipa Giuseppe Sarcinelli, “sarà quello di dare la parola direttamente alla moneta che uscirà dalla borsa del nostro viaggiatore, accompagnandoci negli itinerari, nelle giornate a spasso per la città dei due mari, e trasformandosi da semplice pezzo di metallo a strumento vivo”. Le conferenze dedicate al tema “Dare voce alla moneta”, si terranno anche per tutti i Mercoledì di febbraio 2022. A Marzo, i “Mercoledì del MArTA” faranno tappa in Sicilia, mentre ad aprile i focus si sposteranno sul tema dell’archeologia funeraria. A maggio e giugno si torna al mare con approfondimenti dedicati alla città di Taranto e al Mediterraneo.

Vetulonia. Ultimi giorni per visitare la mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”, un viaggio, visivo e sensoriale, alla scoperta e al confronto di due giganti delle civiltà antiche: Taras-Taranto, in Puglia, colonia spartana, importante centro della Magna Grecia, e Vatl-Vetulonia, in Toscana, potente città della Dodecapoli etrusca. Breve visita guidata

Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, all’inaugurazione della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (foto MArTa)

Le note dell’aulos si diffondono nell’aria: gli etruschi le facevano risuonare in ogni momento importante della vita quotidiana, dai banchetti alle cerimonie sacre ai riti funebri. Quella musica etrusca antica fatta rivivere dal musicista Stefano Cocco Cantini con la consulenza dell’etruscologa Simona Rafanelli avvolgono i visitatori che si muovono negli spazi della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” aperta fino al 9 gennaio 2022 al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (vedi Vetulonia. Prorogata al 9 gennaio la mostra-evento “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” | archeologiavocidalpassato): ancora pochi giorni, quindi, per approfittare di questo viaggio, visivo e sensoriale, indietro nel tempo, all’epoca della fondazione di due giganti delle civiltà antiche a confronto:

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Due sestanti da Vetulonia: sul dritto testa di giovane (Vatl) con copricapo spoglie di ketos; sul rovescio, delfini e tridente (foto graziano tavan)

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Statere d’argento da Taranto: sul rovescio, Taras con tridente a cavalcioni di un delfino (foto graziano tavan)

Taras-Taranto, in Puglia, colonia spartana, uno dei centri più importanti della Magna Grecia, e Vatl-Vetulonia, in Toscana, potente città della Dodecapoli etrusca, accomunate non solo dal mare ma anche dal delfino, simbolo dei due centri riportato sulle monete battute dalle rispettive zecche. Ed esposte e messe a confronto all’inizio della mostra e del progetto curati da Simona Rafanelli, direttrice del museo di Vetulonia, ed Eva degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (vedi Vetulonia. Inaugurata la mostra-evento 2021: “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”. Due giganti delle civiltà antiche a confronto con oltre cento reperti: la colonia spartana di Taras-Taranto e la potente città etrusca di Vatl-Vetulonia. Le tappe di un progetto di studio su Etruschi e Magna Grecia | archeologiavocidalpassato).

Il colore azzurro domina la prima parte della mostra di Vetulonia nell’allestimento di Luigi Rafanelli: Vatl e Taras, dipinti da Dario Vella, dominano la parete di fondo (foto graziano tavan)

Proprio Vatl e Taras, a cavallo del loro delfino, campeggiano sulla grande parete della mostra dominata dal colore azzurro. “Il mare antico è la scena della narrazione”, spiega l’architetto Luigi Rafanelli, che ha curato l’allestimento. “Il mare crea un’atmosfera surreale, evocativa di luoghi e storie fantastiche, in cui gli splendidi oggetti esposti godono di un contesto adeguato alla loro bellezza. Questo intendimento storico, mitologico, culturale, questo intreccio tra realtà e fantasia, questo nuovo modo di guardare l’antico introducendo quest’ultimo in un contesto artistico contemporaneo, sono stati condivisi dal pittore Dario Vella che li ha trasformati in un affresco straordinario che rappresenta i due mitici eroi fondatori Taras e Vatl sul delfino, con copricapo e tridente, su un mare tempestoso, nel quale si agitano mostruose creature marine”.

In mostra a Vetulonia la testa di Ercole, replica marmorea romana in dimensioni ridotte del colosso bronzeo di Lisippo a Taranto, e la clava erculea in bronzo di una statua di stile lisippeo da Vetulonia (foto graziano tavan)
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Dinos a figure rosse apulo con Eracle e Busiride del Pittore di Dario dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)

“Il percorso della mostra vetuloniese si sviluppa nella forma di un racconto espositivo”, interviene Simona Rafanelli, “articolato in cinque episodi distinti, ciascuno sotto l’egida di una particolare divinità venerata sia a Taranto che a Vetulonia, la cui narrazione è affidata di volta in volta ad assoluti capolavori dell’artigianato artistico tarantino ed etrusco, quali ad esempio la straordinaria testa di Ercole, replica marmorea romana in dimensioni ridotte del colosso bronzeo eretto nell’acropoli di Taranto da Lisippo nel IV sec. a.C., o la clava erculea in bronzo, attribuibile a una statua di stile lisippeo restituita dai resti di uno dei quartieri della città antica di Vetulonia, che introducono il capitolo dedicato alla figura di Ercole/Eracle/Hercle; o ancora il dinos dipinto dal Pittore di Dario, uno dei maggiori ceramografi italioti, che esibisce sulla faccia principale del vaso Eracle al cospetto del sovrano egizio Busiride,

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Cratere a volute apulo con Ade e Persefone del Pittore del Sakkos Bianco dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)

e il cratere monumentale a volute decorato dal Pittore del Sakkòs Bianco, che segnano rispettivamente il passaggio dall’episodio narrativo di Eracle a quello di Dioniso, e da quello dionisiaco all’episodio dedicato alla sfera dell’Oltretomba e all’ideologia funeraria. Una particolare estensione contraddistingue l’episodio posto “sotto il segno di Efesto”, volto a esaminare le intime relazioni intercorrenti tra le produzioni artistiche facenti capo alle due culture etrusca e greco-magnogreca, con un approfondimento riservato all’artigianato orafo”.

Architrave con fregio (carteggio marino, thiasos), recuperato dalla Guardia di Finanza e conservato nei depositi Sabap del santuario di Ercole Vincitore (foto graziano tavan)

“Il colore azzurro caratterizza il primo episodio (sotto il segno di Poseidon) e il secondo (sotto il segno di Eracle)”, interviene l’architetto Rafanelli. “Dal terzo episodio (sotto il segno i Dioniso) fino al quinto l’apparato scenografico parietale cambia colore e assume il colore rosso del vino. Azzurro e rosso, quegli stessi utilizzati dagli Etruschi nella decorazione del soffitto di tante tombe dipinte di Tarquinia, sono dunque i colori della mostra.

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Applique con un grifone nell’atto di aggredire un cerbiatto: terracotta ricoperta di foglia d’oro dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)

Perché il cambio di colore del terzo episodio? Perché, a un certo punto della storia, l’immaginario tirrenico del mare muta sostanzialmente e si mette sotto il segno di Dioniso, così come lo ritrae il celebre V inno omerico dedicato al dio della vite e del vino, in cui i pirati tirreni, rei del rapimento di Dioniso, vengono trasformati dal dio in delfini, quegli stessi cui, più di ogni altra creatura marina, è demandata l’affinità tra la greca Taranto e l’etrusca Vetulonia”. E continua: “Gli episodi quattro e cinque, dedicati rispettivamente ai Dioscuri e ad Efesto, sono ancora rossi, come rossi sono il sangue dell’offerta funeraria e il fuoco che forgia i tesori dell’artigianato artistico”.

La sala G del museo di Vetulonia con il sesto episodio della mostra “Taras & Vatl” dedicato all’arte orafa etrusca e magnogreca (foto graziano tavan)
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Bracciale a cerchio chiuso in lega di rame e oro con terminali a protome leonina dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)

E si arriva al sesto episodio, allestito nella sala G del museo di Vetulonia, dedicato ai capolavori di arte orafa, magnogreca ed etrusca, che brillano, quasi abbagliano, sul fondo nero. “Tra gli oggetti di ornamento personale deposti nelle tombe tarantine”, spiega Lorenzo Mancini, archeologo del MArTa, “corone e diademi – le prime diffuse trasversalmente in deposizioni maschili e femminili; i secondi, dall’età tardo-classica, esclusivamente connessi alla moda femminile quale parte integrante dell’acconciatura – esprimono con maggiore evidenza l’acquisizione di costrutti ideologici connessi alla regalità orientale e a forme di eroizzazione postuma, che nell’ambiente magnogreco si intrecciano alla ricca escatologia veicolata da dottrine come orfismo, pitagorismo e dionisismo. Le corone funerarie in bronzo e terracotta dorata o, nella piena età ellenistica, in foglie d’oro realizzate a stampo hanno un precedente tardo-arcaico in una serie di corone o diademi a larga fascia di argento dorato che riproducono foglie e bacche di mirto. La storia dell’arte orafa tarantina non si interrompe con la prima età ellenistica, ma prosegue anche dopo la definitiva conquista da parte di Roma alla fine del III sec. a.C. È solo nel I sec. a.C. che la grande stagione degli Ori di Taranto può dirsi conclusa, riassorbita in un artigianato dai tratti maggiormente convenzionali e diffusi ormai uniformemente in tutto il Mediterraneo romanizzato”.

Alto diadema in oro con ornato a foglie di lauro e olivo, e a sbalzo, con al centro figura femminile alata, dalla necropoli etrusca dello Sperandio a Perugia, conservato al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

Accanto agli Ori di Taranto esempi di oreficeria etrusca. “La maggior parte dei gioielli giunti fino a noi”, ricorda Claudia Noferi, archeologa della Direzione regionale musei della Toscana, “è stata recuperata all’interno di corredi funerari. Possiamo però avere un’idea di come questi oggetti venivano indossati osservando le figure umane dipinte sui vasi, sulle pareti delle tombe, oppure graffite sugli specchi in bronzo, analizzando le terrecotte architettoniche, esaminando le immagini dei defunti scolpiti sui coperchi dei sarcofagi e delle urnette in pietra e terracotta”. Nel V sec. a.C. sono documentate le corone-diademi. “Peculiare delle corone etrusche”, continua Noferi, “rispetto a quelle greche e magnogreche, è l’applicazione di fitte foglie sul nastro di supporto; generalmente si tratta di piante come l’edera, la vite, l’alloro, il mirto, la quercia e l’ulivo, sacre a divinità etrusche come Afrodite (Turan), Dioniso (Fufluns), Atena (Menerva) e Apollo (Aplu). Tra questi l’eccezionale diadema proveniente dalla necropoli perugina dello Sperandio è certamente uno degli esemplari migliori”. Verso la fine del IV sec. a.C. “nell’oreficeria etrusca si notano influssi greci, legati a modelli dell’aristocrazia macedone, che ispirarono anche le creazioni delle più ricche città della Magna Grecia in contatto con l’Etruria, come Taranto. E l’ispirazione dei modelli greci e magnogreci determina anche un ritorno a tecniche come la filigrana e la granulazione nelle oreficerie etrusche, scarsamente attestate durante l’età classica”.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale due eventi speciali per chiudere le festività: visita guidata “I capolavori del MArTA” e la Tombola mitologica per i più piccoli

Due eventi per chiudere in bellezza le festività al museo Archeologico nazionale di Taranto: una visita guidata ai capolavori del MArTa e una Tombolata magica. Il 2 gennaio 2022 ultimo appuntamento delle feste con la visita guidata “I capolavori del MArTA”. Basta prenotare l’ingresso per le 11. Gli archeologi accompagneranno i visitatori alla scoperta di tesori meravigliosi. Un viaggio nel tempo lungo i due piani di esposizione alla riscoperta di culti, civiltà, storie dalla Preistoria al Medioevo, passando per gli importanti reperti dedicati alla Magna Grecia e alla dominazione romana. Durata della visita 120 minuti. Costo 8 euro.

Stanchi delle solite tombolate natalizie in famiglia? Il 6 gennaio 2022 il MArTA aspetta gli ospiti per una Tombola mitologica fra vasi, statue e antichi reperti, per conoscere giocando le vicende avventurose di divinità, eroi e creature mostruose che si celano fra le sue vetrine. L’esperienza, di due ore, con due turni – alle 9 e alle 16.30 – è riservata ai bambini dai 5 agli 11 anni, fino ad un massimo di 20 partecipanti, ed è gratuita unicamente per i bambini. La prenotazione è obbligatoria. Gli adulti potranno invece acquistare il biglietto del Museo per una visita al MArTA e prenotare l’attività per i piccoli collegandosi direttamente al servizio di e-ticketing biglietto ingresso adulti. “È un’emozione poter accogliere al MArTA”, spiega la direttrice Eva Degl’Innocenti , “le famiglie, le mamme, i papà, i nonni e gli zii, con i loro bambini”. Si gioca a tombola nelle sale museali e ogni numero estratto equivarrà a una storia, a un reperto che racconterà ai più piccoli l’avventura del tempo che fu. 1 come Zeus, 44 come Taras a bordo del suo delfino, 2 come la testa di Medusa tenuta da Perseo, 71 come Eracle che combatte contro il leone di Nemea, o 53 come la Nascita sì, ma quella di Dioniso. “I piccoli dai 5 agli 11 anni potranno immergersi in un antico gioco, carico delle suggestioni delle imprese, delle battaglie o degli amori dei nostri miti”, continua Eva Degl’Innocenti. “Affascinante percorso educativo che siamo sicuri sarà più coinvolgente di qualsiasi gioco digitale del momento”. Previsti premi “mitologici” e “leggendari” per l’ambo, la terna, la quaterna, la cinquina e il tombolone e gadget per tutti i partecipanti”.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale “Spirit of Gospel”, secondo concerto della III rassegna musicale “InCanto al MArTA” con L.A. Chorus diretto da Graziano Leserri

Secondo concerto, il 12 dicembre 2021, con la III Edizione della Rassegna Musicale “InCanto al MArTA”, nell’ambito del progetto del museo Archeologico nazionale di Taranto, della ICO Orchestra della Magna Grecia e di L.A. Chorus. Nella sala antistante l’aula multimediale del MArTA, al terzo piano del museo, alle 12, il direttore Graziano Leserri, insieme a L.A. Chorus, proporrà un repertorio affascinante, ricco di stimoli musicali e linguistici costituito dall’autentico repertorio swing e jazz. “Spirit of Gospel” è il titolo della proposta che, malgrado riproponga un progetto repertoriale, oggi suona di riscoperta delle radici, con arrangiamenti vocali e strumentali di grande interesse e impasti sonori di forte impatto. L.A. Chorus per l’occasione sarà formato da sei artisti del coro e sarà accompagnato da un trio strumentale al fine di ricreare una effervescente proposta musicale.

Alle Grotte di Castellana “Valorizzare il patrimonio culturale: la sfida di coniugare sostenibilità, innovazione e territorialità”: incontro-confronto università, ricerca scientifica e settore culturale. L’evento sancisce l’avvio di una partnership strategica fra le Grotte di Castellana e il MArTA. Ingresso con super Green Pass

Le Grotte di Castellana in Puglia (foto MArTa)

GROTTE-DI-CASTELLANA_LOGO_OKtaranto_marta_logo“Valorizzare il patrimonio culturale: la sfida di coniugare sostenibilità, innovazione e territorialità”. Sarà questo il focus dell’appuntamento di sabato 11 dicembre 2021, alle 17.30, nella caverna della Grave delle Grotte di Castellana (Ba), un’occasione di incontro e confronto fra mondo dell’università, della ricerca scientifica e del settore culturale, voluto dalle Grotte di Castellana in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA, e il supporto dell’università di Bari “Aldo Moro” e del Politecnico di Bari. L’evento sancirà anche l’avvio di una partnership strategica tra il museo MArTA e le Grotte di Castellana, due grandi attrattori pugliesi. Grazie agli interventi dei relatori, inoltre, si metterà in evidenza il tema della valorizzazione del patrimonio, seguendo le tre direttrici della sostenibilità, dell’innovazione e della territorialità, affinché da un’illuminata gestione di un bene culturale o paesaggistico si possa favorire lo sviluppo sociale, culturale ed economico di un territorio. L’evento gratuito si svolgerà, in ottemperanza alle misure in vigore di contenimento del Covid-19, all’interno delle Grotte di Castellana. Sarà possibile assistere in presenza all’evento previa prenotazione all’indirizzo e-mail segreteria@grottedicastellana.it e con esibizione del super Green Pass. Informazioni sul sito www.grottedicastellana.it e sui social ufficiali delle Grotte.

taranto_marta_accordo-grotte-di-castellana_locandinaPer i saluti istituzionali interverranno il sindaco di Castellana Grotte, Francesco De Ruvo; il prof. Stefano Bronzini, rettore dell’università di Bari “Aldo Moro”; il prof. Francesco Cupertino, rettore del Politecnico di Bari; il prof. Riccardo Pagano, direttore del dipartimento Jonico dell’università di Bari “Aldo Moro”; l’avv. Agusto dell’Erba, presidente della federazione italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali e presidente della BCC CRA di Castellana Grotte; la senatrice Patty L’Abbate, componente della commissione Territorio, Ambiente e Beni ambientali del Senato della Repubblica; l’onorevole Ubaldo Pagano, componente della commissione Bilancio della Camera dei Deputati; e il presidente del CdA delle Grotte di Castellana, Victor Casulli. Relatori dell’appuntamento saranno la direttrice del MArTA Eva Degl’Innocenti, il prof. Giuliano Volpe dell’università di Bari “Aldo Moro” e presidente emerito del Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici del ministero della Cultura, il prof. Stefano Dell’Atti dell’università di Foggia, e il prof. Stefano Miani dell’università di Udine. A introdurre e moderare sarà il prof. Vincenzo Pacelli dell’università di Bari “Aldo Moro”.