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XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: a quattro mesi dal via a Paestum il programma prende forma: 12 eventi unici al mondo. Ecco tutte le novità e le conferme. Ci sarà anche l’Archeotreno

Il parco Archeologico di Paestum che ospita la Borsa mediterranea del turismo archeologico

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Meno di quattro mesi al via e il programma della XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico prende forma. La XXII edizione della Bmta si svolgerà a Paestum al Centro espositivo Savoy hotel, Basilica paleocristiana, museo Archeologico nazionale, e parco archeologico da giovedì 14 a domenica 17 novembre 2019. Obiettivo, ancora una volta, promuovere i siti e le destinazioni di richiamo archeologico, favorire la commercializzazione, contribuire alla destagionalizzazione e incrementare le opportunità economiche. Senza dimenticare lo sviluppo della cooperazione tra i popoli (a Paestum in ogni edizione sono presenti Paesi non solo del Mediterraneo) e il confronto e lo scambio di esperienze con 300 relatori, 100 giornalisti accreditati, 120 operatori dell’offerta e 60 tra conferenze e incontri. E ben tre novità che si aggiungono a un già ricco programma: ArcheoIncoming, spazio espositivo e Workshop con protagonisti i tour operator che promuovono le destinazioni italiane per sviluppare l’incoming del turismo archeologico; ArcheoStartUp, per la prima volta in collaborazione con l’Associazione Startup Turismo che riunisce le migliori realtà che offrono nuovi prodotti e servizi digitali nei settori del turismo e della cultura; Archeotreno: oltre alla rinnovata partnership con Trenitalia, vettore ufficiale, che riserverà ai visitatori il 30% di sconto, nei giorni della Borsa sarà disponibile per la prima volta il servizio ArcheoTreno, a cura della Fondazione FS Italiane, che permetterà di raggiungere Paestum da Napoli e Salerno a bordo di un treno storico composto dalle “Centoporte” carrozze degli anni ’30 e dalle “Corbellini” carrozze degli anni ’50, trainate da una locomotiva elettrica degli anni ’60 in livrea d’origine.

La basilica paleocristiana a Paestum è una delle sedi della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico

I workshop alla Bmta di Paestum sono un’occasione di business

12 eventi unici al mondo tutti in una Borsa. La Borsa, con i suoi 100 espositori (presenti 25 Paesi, e per la prima volta l’Agenzia di Strategia Turistica delle Isole Baleari), è sede del più grande Salone espositivo al mondo dedicato al patrimonio archeologico: luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati all’archeologia e al turismo e occasione di incontro per addetti ai lavori, operatori turistici e culturali, viaggiatori, appassionati, mondo scolastico e universitario. Il Workshop è un’opportunità di business tra la domanda e l’offerta del turismo culturale: gli operatori potranno incontrare buyer selezionati dall’Enit provenienti da 8 Paesi Europei (Austria, Belgio, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito, Spagna, Svizzera) e, per la prima volta, un tour operator australiano specialista di viaggi culturali in Europa per College e High School. Inoltre, nell’intento di favorire l’incontro anche con la domanda nazionale, la Borsa ha invitato i tour operator impegnati nella promozione delle destinazioni turistico-archeologiche italiane a partecipare al Workshop nell’ambito della nuova sezione ArcheoIncoming.

Lo stand del Mibac al Centro espositivo della Bmta di Paestum

Novità della Bmta: a Paestum arriva l’Archeotreno

Le sezioni. Oltre alle due novità già segnalate, cioè ArcheoIncoming e ArcheoStartUp, ecco le altre sezioni. ArcheoExperience, laboratori di Archeologia Sperimentale per la divulgazione delle tecniche utilizzate dall’uomo nel realizzare i manufatti di uso quotidiano. ArcheoIncontri, per conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo territoriale. ArcheoLavoro, orientamento post diploma e post laurea con presentazione dell’offerta formativa a cura delle università presenti nel Salone. ArcheoVirtual, l’innovativa mostra internazionale di tecnologie multimediali, interattive e virtuali in collaborazione con Itabac, istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del Cnr. Ci sono poi le conferenze, nelle quali organizzazioni governative e di categoria, istituzioni ed enti locali, associazioni culturali e professionali si confrontano su promozione del turismo culturale, valorizzazione, gestione e fruizione del patrimonio. E gli incontri con i protagonisti, nei quali il grande pubblico interviene con i più noti divulgatori culturali, archeologi, soprintendenti, direttori di musei, docenti universitari, giornalisti.

Quinta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” alla Bmta 2019

International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”: è il Premio – istituito proprio dalla Bmta con Archeo – alla scoperta archeologica dell’anno intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio. Le cinque scoperte archeologiche del 2018 candidate alla vittoria della quinta edizione del Premio sono: Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo; Egitto: a Saqqara a sud del Cairo un antico laboratorio di mummificazione; Giordania: nel Deserto Nero il pane più antico del mondo; Italia: l’iscrizione e le dimore di pregio scoperte a Pompei; Svizzera: la più antica mano in metallo trovata in Europa (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/06/24/paestum-xxii-bmta-annunciate-le-5-scoperte-archeologiche-candidate-alla-vittoria-della-5a-edizione-dellinternational-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-sono/). E poi i premi “Antonella Fiammenghi” e “Paestum Archeologia”, assegnati rispettivamente a laureati con tesi sul turismo archeologico e a personalità impegnate a favore dell’archeologia e del dialogo interculturale.

Al via a Paestum la XXI Borsa mediterranea del Turismo archeologico: 100 espositori di cui 20 Paesi esteri, circa 60 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 120 operatori dell’offerta. Ecco i momenti da non perdere nel ricco programma

Dodicimila visitatori, 100 espositori di cui 20 Paesi esteri, circa 60 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 120 operatori dell’offerta, 100 giornalisti accreditati: ecco i numeri della XXI edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma a Paestum da giovedì 15 a domenica 18 novembre 2018, promossa e sostenuta da Regione Campania, città di Capaccio Paestum, parco archeologico di Paestum. La Bmta, ideata e organizzata dalla Leader srl con la direzione di Ugo Picarelli, si conferma un evento originale nel suo genere: luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e al patrimonio; occasione di incontro per gli addetti ai lavori, gli operatori turistici e culturali, i viaggiatori, gli appassionati; un format di successo testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali Unesco e Unwto. La location per il Salone Espositivo, il Programma Conferenze e il Workshop ENIT e AIDIT sarà il centro espositivo del Savoy Hotel, a soli 2 km dal parco archeologico, dal museo e dalla basilica, dove avranno luogo le altre sezioni (ArcheoExperience, ArcheoLavoro, la mostra ArcheoVirtual, le Visite Guidate). Vediamo un po’ il ricco programma.

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

A Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

Eventi al centro espositivo del Savoy Hotel. Giovedì 15 novembre 2018, “Buone pratiche di orientamento e alternanza scuola-lavoro per la promozione del turismo culturale”, a cura della direzione generale Ufficio scolastico regionale per la Campania Miur; “Le regioni e le nuove camere di commercio insieme per la valorizzazione dei beni culturali e la promozione del turismo”, incontro pubblico tra assessori regionali – turismo e beni e attività culturali – con i presidenti delle Camere di Commercio, in collaborazione con Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Unioncamere; “Ecosistema digitale per la cultura della Regione Campania: esperienze, buone prassi e programmi in corso”, a cura della direzione generale per le politiche culturali e il turismo della Regione Campania. Venerdì 16 novembre 2018, “Il patrimonio culturale in Africa Orientale. La Farnesina e le ricerche italiane in Etiopia ed Eritrea”, a cura della direzione generale per la promozione del Sistema Paese del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale; “Gemellaggio tra Paestum e Palmira”, alla presenza di Paolo Matthiae che portò alla luce l’antica città di Ebla e di una delegazione siriana, tra cui Talal al-Barazi governatore di Homs e Mohamad Saleh ultimo direttore per il Turismo di Palmira, per suggellare il legame con la “Sposa del Deserto” che tornerà fruibile dal 2019, come da poco annunciato (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/07/palmira-riaprira-ai-turisti-entro-lestate-2019-lannuncio-del-governatore-di-homs-a-un-anno-e-mezzo-dalla-sua-definitiva-liberazione-dallisis-a-montereale/); “Il dialogo interculturale valore universale delle identitá e del patrimonio culturale #pernondimenticare il Museo del Bardo, 18 marzo 2015 e #unite4heritage for Palmyra”, con Moncef Ben Moussa direttore del museo del Bardo di Tunisi all’epoca dell’attentato del marzo 2015 (attuale direttore per lo Sviluppo dei musei), Irina Bokova già direttore generale Unesco e Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale Unesco; 4a edizione dell’International archaeological discovery award “Khaled al-Asaad”, alla presenza di Omar Asaad, figlio dell’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, la consegna del premio alla scoperta archeologica più significativa del 2017: la “piccola Pompei francese” di Vienne (sulle sponde del Rodano, a circa 30 km a sud di Lione), una città romana di circa 7mila mq abitata dal I sec. d.C., con ville di lusso arredate con mosaici, statue monumentali e uffici pubblici, esistita per tre secoli e distrutta da una serie di incendi improvvisi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/11/05/vienne-la-piccola-pompei-francese-e-la-scoperta-archeologica-dellanno-premiata-con-linternational-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-2018-pr/); “Distretti turistici: sviluppo del territorio tra zona a burocrazia zero e politiche comunitarie”, a cura dell’assessorato Sviluppo e promozione del Turismo della Regione Campania e del coordinamento regionale Distretti turistici della Campania; “Incontro con i buyer esteri selezionati dall’Enit e nazionali dell’Aidit”, in collaborazione con Enit, Aidit di Federturismo e Trenitalia; venerdì 16 e sabato 17 novembre 2018, “20 anni di Paestum e Troia quali siti Unesco”, celebrazione del 20° anniversario dell’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco delle aree archeologiche di Paestum e Troia.

Rüstem Aslan, responsabile dell’area archeologica di Troia

Gli incontri con i protagonisti, dedicati ai siti archeologici del mondo. Sabato 17 novembre 2018: Rüstem Aslan, responsabile dell’area archeologica di Troia (in collaborazione con l’ufficio cultura e informazioni dell’ambasciata di Turchia); Dan Bahat, per decenni l’archeologo ufficiale di Gerusalemme (in collaborazione con l’Ufficio nazionale israeliano del Turismo); Marie Bardisa, conservatrice Grotta di Chauvet; Azedine Beschaouch, segretario scientifico del comitato internazionale di Coordinamento per la Salvaguardia e lo Sviluppo di Angkor – Cambogia; Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo.

La famosa lastra di copertura della Tomba del Tuffatore esposta al museo Archeologico nazionale di Paestum

Il Workshop Enit e Aidit al centro espositivo del Savoy Hotel

Premio Paestum Archeologia “Mario Napoli”. Assegnato a quanti contribuiscono, con il loro impegno, alla valorizzazione del patrimonio culturale, alla promozione del turismo archeologico e al dialogo interculturale. Dal 2018, in coincidenza del 50° anniversario della scoperta della Tomba del Tuffatore, il premio è intitolato all’archeologo Mario Napoli che, il 3 giugno 1968, data del ritrovamento dell’unica testimonianza in ambito greco di pittura non vascolare, dirigeva la soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino e Benevento. Ricevono il Premio per il 2018: Irina Bokova, già direttore generale Unesco; Sackona Phoeurng, ministro della Cultura del Regno di Cambogia; Paolo Verri, direttore generale Fondazione Matera-Basilicata 2019. Da non perdere il Salone Espositivo, l’unico al mondo dedicato al patrimonio archeologico con la presenza di istituzioni, enti, Paesi Esteri, Regioni, organizzazioni di categoria, associazioni professionali e culturali, aziende e consorzi turistici. La stretta collaborazione con le Regioni ha determinato una notevole partecipazione: Abruzzo, Basilicata (APT Agenzia Promozione Territoriale), Calabria, Campania, Lazio (Agenzia Regionale per il Turismo), Sicilia (assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo). Rappresentate anche altre regioni italiane: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna. Da sottolineare l’autorevole presenza del MiBAC, con uno stand di oltre 300 mq nel quale è previsto un ricco programma di incontri, e la partecipazione per la prima volta di Roma Capitale. Tra i 100 espositori, previsti come ogni anno numerosi Paesi esteri: Albania, Azerbaigian, Cambogia, Croazia, Ecuador, Estonia, Etiopia, Georgia, Giordania, Grecia, Israele, Mongolia, Montenegro, Perù, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Tunisia, Turchia, Uzbekistan. Inoltre, come in passato, la Borsa ha ritenuto di dare attenzione rilevante a Palmira dedicandole uno spazio nel Salone Espositivo. Per quanto riguarda l’aspetto economico, nel rispetto del nome Borsa, il Workshop di sabato 17 novembre dedicato al turismo culturale si arricchisce dei buyer nazionali dell’Aidit Associazione Italiana Distribuzione Turistica di Federturismo Confindustria, che si aggiungono a quelli europei selezionati dall’Enit provenienti da 7 Paesi (Austria, Belgio, Germania, Olanda, Regno Unito, Spagna, Svizzera).

La mostra di ArcheoVirtual al museo Archeologico di Paestum presenterà lo stato dell’arte del digitale nei musei archeologici

Eventi alla Basilica, Parco e Museo Archeologico di Paestum. Attraverso i Laboratori di archeologia sperimentale nei pressi del Museo Archeologico, ArcheoExperience permette di rivivere le antiche tecniche utilizzate per creare gli oggetti adoperati dai nostri lontani antenati e ora conservati nelle vetrine dei musei archeologici, testimoni della cultura materiale che ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo: la lavorazione dell’ambra nella Preistoria, la vita delle Legioni romane, l’arte del vasaio dalla Magna Grecia ad oggi, la produzione di calzature in pelle, lucerne in terracotta e gioielli nell’antichità. La mostra di ArcheoVirtual al museo Archeologico presenterà lo stato dell’arte del digitale nei musei archeologici in collaborazione con l’Itabc Istituto per le Tecnologie applicate ai Beni culturali Cnr e la direzione generale Musei del ministero per i Beni e le attività culturali. La mostra vuole essere un laboratorio interattivo e stimolante in cui le applicazioni siano strumento di comunicazione culturale e di promozione turistica ad ampio spettro, abbracciando il pubblico più eterogeneo e gli ambiti più diversi. I visitatori potranno, solo per fare alcuni esempi, camminare nei templi di Paestum all’epoca della loro costruzione, sorvolare la Valle del Tevere in un viaggio attraverso il tempo, o difendere il Castello Sforzesco nei panni di un arciere virtuale. ArcheoVirtual, attraverso la mostra e il workshop di sabato 17 novembre, intende valorizzare le soluzioni tecnologiche che hanno reso i luoghi della cultura più appetibili per il grande pubblico e più leggibili in termini di comprensione e sensibilità culturale.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

Archeolavoro presso la Basilica da giovedì 15 a sabato 17 novembre 2018: orientamento post diploma e post laurea con presentazione dell’offerta formativa a cura delle università presenti nel Salone: Alma Mater Studiorum università di Bologna, università Cattolica del Sacro Cuore, università di Salerno, università Europea di Roma, università Giustino Fortunato, Universitas Mercatorum; presentazione delle figure professionali e incontri con i protagonisti dedicati a scuole e università con la partecipazione di Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano; Mario Caligiuri, direttore del Master in Intelligence università della Calabria: Lorenzo Nigro, archeologo e associato dipartimento di Scienze dell’Antichità – Sezione di Orientalistica “Sapienza” università di Roma; Francesco Scoppola, direttore generale Educazione e Ricerca MiBAC; Giusy Sica, Founder Re-Generation (Y)outh e Dina Galdi consulente in politiche del turismo; Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano; Luigi Vicinanza, presidente della Fondazione Cives; Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum; ArcheoTeatro, workshop di orientamento e formazione a cura dell’Accademia Magna Graecia di Paestum con la direzione artistica di Sarah Falanga. E ancora: giovedì 15 e venerdì 16 novembre, Masterclass a cura di Universitas Mercatorum riservate ai diplomati; venerdì 16 novembre, premio “Antonella Fiammenghi” per la migliore tesi di laurea sul turismo archeologico.

I capolavori tornano a casa: da Paestum a Vibo Valentia la laminetta aurea di Hipponion. Al “Capialbi” convegno sulla Testa del Sele che poi rientrerà nell’antica Posidonia

La laminetta aurea di Hipponion, uno dei pezzi più significativi conservati al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia

La sede del museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia “Vito Capialbi”

I capolavori tornano a casa. Quest’estate la laminetta aurea di Hipponion, uno dei pezzi più significativi conservati al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, ritrovata in una tomba dell’antica Hipponion (Vibo Valentia) e risalente al IV secolo a.C., importante testimonianza del culto delle religioni misteriche in Calabria (forse già in uso prima dell’arrivo dei greci), era stata consegnata al museo Archeologico nazionale di Paestum per le celebrazioni e l’allestimento dell’importante mostra “L’immagine invisibile”. In cambio dal museo dell’antica Posidonia, in un rapporto di reciprocità di scambio, era giunta al “Capialbi”, nella sede del Castello normanno Svevo, la Testa del Sele, un’opera scultorea bronzea a cera persa, di considerevole pregio (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/06/il-museo-capialbi-di-vibo-valentia-ospita-la-famosa-testa-del-sele-prestata-dal-museo-di-paestum-dove-e-andata-la-laminetta-aurea-di-hipponion/). La mostra a Paestum si è chiusa il 7 ottobre 2018, e nei giorni scorsi la laminetta aurea di Hipponion è rientrata al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia nella sua affascinante sede, il Castello Normanno Svevo. Per il rientro della Testa del Sele bisognerà aspettare ancora qualche giorno, perché prima è in programma un convegno di studi internazionale.

La Testa del Sele conservata al museo Archeologico nazionale di Paestum

Convegno di studi internazionale, sabato 27 ottobre 2018, alle 9.30, al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia con la partecipazione di alcuni tra i più importanti studiosi delle immagini di culto in ambito greco, magnogreco e romano. Gli interventi previsti nel corso della giornata approfondiranno il tema dell’importante ruolo che le immagini di culto hanno rivestito nell’antichità. L’opera scultorea bronzea a cera persa, capolavoro virile e barbato, ha una datazione incerta. Gli studiosi propendono per un ampio arco cronologico, compreso tra la seconda metà del IV sec. a.C. e l’epoca romana (seconda metà del I sec. a.C. – prima metà del I sec. d.C.).

A Paestum, per il cinquantennale dell’eccezionale scoperta, dal 4 al 6 ottobre convegno internazionale su “La Tomba del Tuffatore: rito, arte e poesia a Paestum e nel Mediterraneo, 500 a.C.”. L’obiettivo è rileggere la Tomba del Tuffatore prendendo in considerazione le complesse relazioni tra medium e messaggio

La famosa lastra di copertura della Tomba del Tuffatore esposta al museo Archeologico nazionale di Paestum

Gran finale a Paestum delle manifestazioni per il cinquantennale della scoperta della Tomba del Tuffatore. Nell’ultima settimana della mostra “L’immagine invisibile. Dalla Magna Grecia a De Chirico”, aperta fino al 7 ottobre 2018 al museo Archeologico nazionale di Paestum (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/06/paestum-nel-cinquantennale-delleccezionale-scoperta-la-tomba-del-tuffatore-unica-testimonianza-della-pittura-greca-a-grandi-dimensioni-non-vascolare-prima-del-iv-sec-a-c-la-mostra/) , dal 4 al 6 ottobre 2018 sempre nel museo Archeologico nazionale di Paestum si terrà il convegno internazionale “La Tomba del Tuffatore: rito, arte e poesia a Paestum e nel Mediterraneo intorno al 500 a.C.”: archeologi, storici e filologi si confronteranno con l’obiettivo di stimolare il dibattito sulla straordinaria tomba scoperta cinquant’anni fa a sud di Paestum e attualmente esposta all’interno del museo Archeologico nazionale. Fin dal momento del suo rinvenimento nel 1968, un vivace dibattito ha animato il mondo accademico. La Tomba è infatti l’unica sepoltura con decorazione figurata – giunta fino a noi – che sia anteriore al IV secolo a.C. e proveniente da una città greca. Parecchie sono le questioni ancora aperte: il background culturale degli artisti che l’hanno dipinta e quello della persona ivi sepolta; il ruolo di queste pitture nel complesso della Storia dell’Arte Greca e Magnogreca; l’interpretazione della scena del tuffo che si trova sulla faccia interna del coperchio. Inoltre si discute ancora per comprendere le connessioni tra i vari dati a nostra disposizione sulla tomba (posizione geografica, pitture, corredo).

La lastra Nord della Tomba del tuffatore:: giovane su kline con kylix; due giocatori di kottabos; gli amanti

Il convegno ha lo scopo di utilizzare nuovi dati e approcci per indagare la tomba e il contesto sociale e culturale cui essa appartiene. Da un lato, nuovi scavi nelle necropoli e nel sito urbano di Paestum consentono di collocare con maggior acutezza la tomba nel contesto locale in cui è stata realizzata. Dall’altro, vi è l’intenzione di esplorare come nuovi approcci verso lo studio dell’arte e dell’artigianato, del contesto culturale e della letteratura greca del VI – V secolo a.C., così come recenti tendenze nello studio della musica e della religione antica, possano modificare la nostra comprensione del monumento. Infatti, crescente attenzione è stata dedicata a studiare come le forme artistiche diano forma ai modi in cui valori culturali e idee vengano prodotte, percepite e trasmesse. Tradizionalmente i media dell’arte Greca antica (arti figurate, architettura, letteratura, etc.) sono stati visti come forme più o meno arbitrarie in cui erano espresse certe idee e contenuti astratti (miti, culti, potere…). Nuovi approcci hanno radicalmente messo in dubbio questa visione. Che le condizioni materiali e la storia dei media abbiano giocato un ruolo essenziale nella creazione di significati è un punto su cui oggi si concorda largamente. La storia dell’arte, del pensiero e della cultura è al contempo storia del medium. Il convegno si pone quindi l’obiettivo di rileggere la Tomba del Tuffatore prendendo in considerazione le complesse relazioni tra medium e messaggio, materialità e ideologia, contesto e significato.

Il museo Capialbi di Vibo Valentia ospita la famosa Testa del Sele prestata dal museo di Paestum dove è andata la laminetta aurea di Hipponion

La Testa del Sele conservata al museo Archeologico nazionale di Paestum

Capolavori che vanno, capolavori che vengono. Mentre la Laminetta Aurea di Hipponion, uno dei pezzi più significativi conservati al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, ritrovata in una tomba dell’antica Hipponion (Vibo Valentia) e risalente al IV secolo a.C., importante testimonianza del culto delle religioni misteriche in Calabria (forse già in uso prima dell’arrivo dei greci), è stata consegnata al museo Archeologico nazionale di Paestum per le celebrazioni e l’allestimento dell’importante mostra “L’immagine invisibile” (vedi ) dove è esposta fino al 7 ottobre 2018 vicino a quella di Petelia (conservata al British Museum) e di Thurii (oggi al Mann), in occasione del 50° anniversario dal rinvenimento della Tomba del Tuffatore; dal museo dell’antica Posidonia, in un rapporto di reciprocità di scambio, è giunta al “Capialbi”, nella sede del Castello normanno Svevo, la Testa del Sele, un’opera scultorea bronzea a cera persa, di considerevole pregio. Fino al 7 ottobre 2018 sarà possibile ammirare il capolavoro virile e barbato la cui datazione è incerta. Gli studiosi propendono per un ampio arco cronologico, compreso tra la seconda metà del IV sec. a.C. e l’epoca romana (seconda metà del I sec. a.C. – prima metà del I sec. d.C.).

Paestum. Nel cinquantennale dell’eccezionale scoperta, la Tomba del Tuffatore, unica testimonianza della pittura greca a grandi dimensioni, non vascolare, prima del IV sec. a.C., la mostra “L’immagine invisibile. Dalla Magna Grecia a De Chirico” spiega perché quella figura continua a far discutere gli esperti e a influenzare gli artisti contemporanei

Le lastre della straordinaria Tomba del Tuffatore (480-470 a.C.) esposte nelle sale del museo Archeologico nazionale di Paestum

Il manifesto della mostra “L’immagine invisibile. Dalla Magna Grecia a De Chirico” al museo Archeologico nazionale di Paestum

Estate 1968. In località Tempa del Prete, un paio di chilometri a Sud di Paestum, durante lo scavo di una piccola necropoli di VI-IV sec. a.C., l’allora soprintendente archeologo Mario Napoli fece uan scoperta straordinaria, se pur “fortuita” – come lui stesso ammise-: la Tomba del Tuffatore (480-470 a.C.): unica testimonianza della pittura greca a grandi dimensioni, non vascolare, prima del IV sec. a.C. È passato mezzo secolo da quella straordinaria scoperta, e la Tomba del Tuffatore sta ancora al centro di un dibattito scientifico molto controverso e acceso. L’interpretazione dell’immagine del giovane che si tuffa nell’acqua rimane un rompicapo che fa discutere anche gli esperti del settore: è semplicemente una visione edonistica della vita e della morte? O qualcosa di più, forse un messaggio misterico, ispirato a culti iniziatici legati ad Orfeo e Dioniso? E le difficoltà nella lettura dell’immagine del Tuffatore si spiegano forse con il fatto che essa era “invisibile”, in quanto collocata all’interno di una tomba buia, chiusa per l’eternità? Insomma, possiamo pretendere di leggere e comprendere un’immagine che non era fatta per essere guardata?

La Tomba delle Danzatrici da Ruvo di Puglia, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli

Gabriel Zuchtriegel, direttore del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto Paolo De Luca)

Una risposta ha tentato di darla Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum, promuovendo, appunto nel cinquantennale della scoperta, una mostra che, attraverso circa 50 opere provenienti da vari musei e biblioteche, racconta 300 anni di scoperte archeologiche e riletture dell’antico che spiegano perché, oggi come oggi, la Tomba del Tuffatore non si spiega. Ecco dunque la mostra “L’immagine invisibile. Dalla Magna Grecia a De Chirico”, aperta fino al 7 ottobre 2018 al museo Archeologico nazionale di Paestum. La mostra a Paestum non pretende di risolvere tutte queste questioni. Per questo, non è una mostra tradizionale che vuole dare risposte, ma piuttosto una “anti-mostra” che vuole porre delle domande, mettendo i visitatori nella condizione di partecipare al dibattito e di coglierne i motivi.

Dall’antico al contemporaneo alla mostra “L’immagine invisibile” al museo Archeologico nazionale di Paestum

Laminetta d’oro con testi “orfici” da Thurii, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli

L’opera “Il tuffatore” di Carlo Alfano al museo di Paestum

Il percorso segue le scoperte archeologiche che sin dal Settecento hanno segnato la ricerca sui culti misterici antichi, con tanto di fraintendimenti e impostazioni ideologiche. Lo fa mettendo in mostra alcune delle scoperte più clamorose sul tema in Magna Grecia, come le laminette d’oro con testi “orfici” da Thurii e Vibo Valentia, la tomba delle danzatrici da Ruvo, conservata al museo Archeologico di Napoli, o i vasi funebri con raffigurazioni di Orfeo da Matera, Paestum e Napoli. Ma lo fa anche esplorando il contesto storico-culturale in cui queste scoperte sono avvenute. Dalle visioni edonistiche settecentesche del mondo di Bacco si passa alle danzatrici caste e al tempo stesso sensuali di Canova per arrivare alle visioni novecentesche, altamente ambigue, di Corrado Cagli e De Chirico. “Solo attraverso questo racconto del contemporaneo”, spiegano i curatori, “si riesce a comprendere pienamente le motivazioni di una controversia che forse più degli antichi riguarda noi oggi. E che ha fatto sì che nel momento della scoperta della Tomba del Tuffatore, questa abbia suscitato non solo una controversia scientifica molto accesa, ma abbia anche ispirato, più che ogni altra immagine antica, scrittori e artisti contemporanei – tra i primi, l’artista salernitano Carlo Alfano, la cui opera “Il Tuffatore”, allestita vis-à-vis con la Tomba del Tuffatore nel museo di Paestum, viene rivalorizzata nell’occasione della mostra, quale espressione esemplare del rapporto tra presente e passato”.

XX Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico a Paestum: prime indicazioni sul ricco programma con 12 eventi unici al mondo, 120 espositori di cui 30 dall’estero, 300 relatori, 50 tra conferenze e incontri

Il parco Archeologico di Paestum che ospita la Borsa mediterranea del turismo archeologico

Vent’anni e non li dimostra. Anzi la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, giunta alla XX edizione, in programma a Paestum (Salerno) dal 26 al 29 ottobre 2017, si conferma un evento originale nel suo genere: luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e al patrimonio; occasione di incontro per gli addetti ai lavori, per gli operatori turistici e culturali, per i viaggiatori, per gli appassionati; un format di successo testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali Unesco, Unwto e Iccrom oltre che da 10mila visitatori, 120 espositori di cui 30 Paesi esteri, circa 50 tra conferenze e incontri, 300 relatori, circa 40 buyer da 8 Paesi europei, 120 operatori dell’offerta, 100 giornalisti accreditati.

La presentazione della XX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico alla Bit di Milano

Il ministro Dario Franceschini (al centro) a Paestum in occasione della XIX Bmta

E proprio per il ventennale la BMTA 2017 propone un programma ancora più ricco, con prestigiose iniziative, tra cui giovedì 26 ottobre la conferenza “I Comuni e i siti archeologici: infrastrutture, gestione e promozione” a cura di Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e Mibact (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) e venerdì 27 ottobre il convegno “Il turismo sostenibile per lo sviluppo dei siti archeologici mondiali” a cura dell’Unwto, l’Organizzazione Mondiale del Turismo: infatti, il segretario generale Unwto Taleb Rifai, che più volte ha inaugurato la Borsa, ha voluto dare grande attenzione al 20° anniversario, organizzando un incontro sul turismo sostenibile quale strumento per la salvaguardia e la promozione dei siti archeologici. All’iniziativa, che si inserisce nell’ambito dell’Anno Internazionale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo dichiarato dall’Onu per il 2017, sono stati invitati Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; Lina Annab, ministro del Turismo e delle Antichità della Giordania; Eduardo Ferreyros, ministro del Commercio Estero e del Turismo del Perù; Thong Khon, ministro del Turismo della Cambogia; Hirut Woldemariam, ministro della Cultura e del Turismo dell’Etiopia. I siti Unesco rappresentati (Pompei, Petra, Aksum e Tiya, Machu Picchu, Angkor Wat) esprimono al meglio le potenzialità del patrimonio archeologico per lo sviluppo locale e l’occupazione.

Una delle location della Bmta accanto al Tempio di Cerere nel parco archeologico di Paestum

Siglato alla XIX Borsa Mediterranea del Turismo archeologico l’Accordo di Amicizia tra Paestum e Palmira

Venerdì 27 ottobre si svolgerà la conferenza “Il dialogo interculturale valore universale delle identità e del patrimonio culturale: #dontforget Bardo Museum 18.03.2015 – #unite4heritage for Palmyra”: la Borsa, infatti, è riconosciuta best practice per l’impegno a favore del dialogo interculturale, non solo attraverso la partecipazione nel Salone Espositivo di circa 30 Paesi e la presenza annuale di un Paese Ospite Ufficiale, ma anche per dedicare dal 2015 nell’ambito del programma significativi momenti a questo tema. Alla conferenza interverranno: Mai bint Mohammed Al-Khalifa, presidente dell’Autorità per la Cultura e le Antichità del Bahrain; Mounir Bouchenaki, consigliere speciale del direttore generale Unesco; Silvia Costa, commissione Cultura e Istruzione del Parlamento Europeo; Abulfas Garayev, ministro della Cultura e del Turismo della Repubblica dell’Azerbaigian; Selma Elloumi Rekik, ministro dell’Artigianato e del Turismo della Tunisia; Taleb Rifai, segretario generale Unwto; Fryad Rwandzi, ministro della Cultura, del Turismo e Antichità della Repubblica d’Iraq; Vladan Vukosavljevic, ministro della Cultura e dell’Informazione della Repubblica di Serbia. E la sera di venerdì 27 ottobre sarà consegnato l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” alla più significativa scoperta archeologica del 2016, alla presenza di Fayrouz, Walid e Omar, i figli dell’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale. Il Premio, promosso dalla Borsa e da Archeo e giunto alla terza edizione, verrà assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Bmta: Antike Welt (Germania), Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia).

Sempre molto frequentato il salone espositivo della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

Suggestive come sempre le location della Borsa: l’area adiacente al Tempio di Cerere (Salone Espositivo, ArcheoExperience, ArcheoIncontri, ArcheoVirtual), il museo Archeologico nazionale (Conferenze e Workshop con i buyers esteri) e la Basilica Paleocristiana (Conferenze, Premi, Incontri con i Protagonisti, ArcheoLavoro, ArcheoStartUp). È in queste sedi che saranno ospitati 12 eventi unici al mondo. Numerose le sezioni: ArcheoExperience, Laboratori e Rievocazioni nella più grande rassegna di Archeologia Sperimentale in Italia con 150 archeotecnici e rievocatori provenienti da diverse regioni italiane; ArcheoIncontri per conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo territoriale; ArcheoLavoro orientamento post diploma e post laurea con presentazione dell’offerta formativa a cura delle Università presenti nel Salone; ArcheoStartUp in cui si presentano nuove imprese culturali e progetti innovativi nelle attività archeologiche; ArcheoVirtual, l’innovativa mostra internazionale di tecnologie multimediali, interattive e virtuali; Incontri con i Protagonisti nei quali il grande pubblico interviene con importanti archeologi e i noti divulgatori della TV; International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”; Premio “Antonella Fiammenghi” per la migliore tesi di laurea sul turismo archeologico; Premio “Paestum Archeologia” assegnato a coloro che contribuiscono alla valorizzazione del patrimonio culturale; l’unico Salone espositivo al mondo dedicato al patrimonio archeologico con la presenza di Istituzioni, Enti, Paesi Esteri, Regioni, Organizzazioni di Categoria, Associazioni Professionali e Culturali, Aziende e Consorzi Turistici; visite guidate ed educational per relatori, giornalisti e visitatori; opportunità di business nella splendida cornice del museo Archeologico con il Workshop ENIT dedicato al turismo culturale, con tour operator selezionati dall’Enit e provenienti da 8 Paesi (Austria, Belgio, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito, Spagna, Svizzera).

“Il Tuffatore” ritorna nel museo di Paestum dove trova una “nuova casa” con un “nuovo inquilino”: l’inedita Tomba delle Palmette che svela il capolavoro: né etrusco né greco, ma opera di una bottega pestana che rientra in una tradizione locale

La lastra superiore della Tomba del Tuffatore, capolavoro del 480 a.C.

La lastra superiore della Tomba del Tuffatore, capolavoro del 480 a.C.

Né greco né etrusco. Probabilmente un pestano. Il “Tuffatore” di Paestum è finalmente un po’ meno misterioso. L’identità dell’uomo raffigurato sulla lastra tombale del 480 a.C. resterà sempre un mistero, le ossa non sono state ritrovate e quindi sarà per sempre una questione aperta. Ma ora gli archeologi possono meglio definire tutto il contesto: la derivazione artistica di quell’affresco molto noto è stata finalmente svelata. A rivelare la straordinaria scoperta è lo stesso direttore del museo Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, al momento del rientro a Paestum del capolavoro che mancava da “casa” dal luglio 2015. Il 4 ottobre la lastra di copertura della Tomba del Tuffatore ha infatti lasciato il museo Archeologico nazionale di Napoli, ultima tappa di un tour iniziato l’anno prima dall’Expo di Milano, ed è ritornata al museo Archeologico nazionale di Paestum dove ha trovato una “nuova casa”. Il “Tuffatore”, capolavoro della pittura antica, è stato sistemato all’interno della sala “Mario Napoli” del museo Archeologico, restaurata grazie alla donazione di 25mila euro da parte di Antonio Palmieri della Tenuta Vannulo.  “Questo restauro esprime la nostra filosofia che ci guiderà per i prossimi anni”, sottolinea emozionato il direttore. “Niente capovolgimenti o interventi megalomani ma riqualificazione del ricchissimo patrimonio archeologico, architettonico e artistico che abbiamo”.

La tomba del tuffatore nella rinnovata sala Mario Napoli nel museo Archeologico nazionale di Paestum

La tomba del tuffatore nella rinnovata sala Mario Napoli nel museo Archeologico nazionale di Paestum

Nella rinnovata sala “Mario Napoli” la Tomba del Tuffatore non è più sola. Oggi i visitatori dell’importante polo archeologico che si trova alle porte del Cilento possono anche ammirare l’inedita Tomba delle palmette (500 a.C.) che testimonia, come spiega  Zuchtriegel, “un modo di fare legato a credenze, ideologie e ritualità, radicato a Paestum per un certo periodo di tempo”. È dunque proprio la Tomba delle Palmette, più vecchia di venti anni di quella del Tuffatore, a fornire nuovi elementi per inquadrare la connotazione tradizionale e storica del Tuffatore. Datata in base al corredo alla fine del VI sec. a.C., la Tomba delle Palmette può essere definita una specie di proto tomba del Tuffatore, dal momento che presenta esattamente lo stesso schema decorativo del Tuffatore.

Le due tombe pestane a confronto: sopra la più famosa tomba del tuffatore, sotto l'inedita Tomba delle palmette (foto Paolo De Luca)

Le due tombe pestane a confronto: sopra la più famosa tomba del tuffatore, sotto l’inedita Tomba delle palmette (foto Paolo De Luca)

La Tomba delle palmette, che è ancora oggetto di studio benché sia stata ritrovata qualche anno fa in una necropoli dell’antica Paestum, con molta probabilità ha custodito il cadavere di una giovane donna. E in questa tomba, prosegue Zuchtriegel, “vediamo lo stesso tipo di decorazione, con quattro palmette sulla lastra di copertura. Sembra come se fosse la tela di quella del Tuffatore. Le ricerche continuano – aggiunge Zuchtriegel – oggi siamo a un punto in cui possiamo dire che il Tuffatore non è esempio etrusco o della pittura greca, ma è un’opera sicuramente singolare che rientra in una tradizione locale e questo è stato dimostrato dal ritrovamento di altre tombe, come quella delle Palmette, la ‘tela’ della futura tomba del Tuffatore”. È quindi possibile scartare l’ipotesi secondo la quale la Tomba del Tuffatore sarebbe il risultato di un intervento fuori sede di artigiani etruschi; la tomba è l’ultima innovazione di una tradizione locale pestana rappresentata da almeno 20 le tombe in zona. Quindi la Tomba delle palmette, che precede di poco il Tuffatore, indica la presenza di una tradizione locale, fatta da una bottega specializzata in pittura funeraria tra VI e V secolo a.C.  La tecnica di realizzazione delle due tombe si rifà all’attività che in quegli anni, dal 500 al 480 a.C., era in corso a Paestum con la costruzione del tempio di Atena, anch’esso in travertino, con le colonne ricoperte di stucco e dipinte. E il fatto che la tomba sia stata trovata a una certa distanza dalla città pestana potrebbe significare che vi era sepolto un iniziato ai culti  misterici. Il tuffo sarebbe perciò una rappresentazione mistica della morte quale momento chiave nel percorso dell’iniziato verso un’altra vita.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto Paolo De Luca)

Gabriel Zuchtriegel, direttore del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto Paolo De Luca)

Con il ritorno della Tomba del Tuffatore e la presentazione dell’inedita Tomba delle palmette il museo di Paestum arricchisce di un’ulteriore attrazione il polo museale di Paestum che in questi primi dieci mesi del 2016 registra numeri significativi. Dall’inizio dell’anno i visitatori, infatti, sono stati 320mila con un incremento del 27 per cento rispetto al 2015. E rispetto sempre al 2015 anche gli incassi sono cresciuti notevolmente, del 50 per cento. Dall’inizio dell’anno sono stati raccolti anche circa 80mila euro di donazioni. E grazie alla sponsorizzazione di un privato, Antonio Palmieri, della tenuta Vannulo, che ha donato 25mila euro, è stata restaurata la sala intitolata a Mario Napoli, soprintendente e primo studioso della Tomba del Tuffatore. Ma i lavori hanno riguardato anche la fontana di Carlo Alfano (inaugurata nel 1972), all’interno dello stesso museo di Paestum, rendendo sempre più attuale il confronto fra antico e moderno. “Non puntiamo su grandi opere ma su un’attenta riqualificazione e valorizzazione dell’immenso patrimonio archeologico, storico e paesaggistico che caratterizza Paestum”, conclude Zuchtriegel. “La stessa filosofia guiderà i lavori che faremo nell’ex stabilimento Cirio grazie al finanziamento Cipe”.

Ritrovata dai carabinieri la bellissima tomba affrescata campano-sannitica del IV-III trafugata dal museo di Paestum dove tornerà dopo il 10 gennaio

Le cinque lastre affrescate della tomba da Paestum recuperate dai carabinieri

Le cinque lastre affrescate della tomba da Paestum recuperate dai carabinieri

Il ministro Dario Franceschini con il comando del nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri

Il ministro Dario Franceschini con il comando del nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri

Ritrovata la “tomba dell’eroe”. Ora è in mostra a Roma, e dopo il 10 gennaio 2016 tornerà a casa, al museo nazionale del parco archeologico di Paestum, da dove era stata smontata e rubata. È l’ultimo “colpo” messo a segno dal Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, presentato nel museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, in piazza Risorgimento a Roma. In particolare, i militare dell’Arma hanno ritrovato cinque affreschi sottratti a Paestum che fino al 10 gennaio visitatori e turisti potranno ammirare, nell’ambito della mostra (ingresso gratuito) “L’arma custode della memoria” insieme agli altri beni recuperati dai carabinieri. E poi, come detto, dopo le Festività, le cinque lastre che costituiscono le pareti della sepoltura torneranno a Paestum. La “tomba dell’eroe” è una sepoltura campano-sannitica del IV-III secolo a.C., molto ben conservata, che proviene dalle aree archeologiche di Paestum, in cui viene raffigurato un giovane guerriero in trionfo mentre, armato, conduce un mulo che sulla groppa trasporta un probabile bottino di guerra e un cagnolino.

La grande lastra con il giovane guerriero in trionfo mentre, armato, conduce un mulo che sulla groppa trasporta un probabile bottino di guerra e un cagnolino

La grande lastra con il giovane guerriero in trionfo mentre, armato, conduce un mulo che sulla groppa trasporta un probabile bottino di guerra e un cagnolino

Il ministro Dario Franceschini

Il ministro Dario Franceschini

“Questi bellissimi affreschi”, ha confermato il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, “torneranno a Paestum dal mese di gennaio. Abbiamo deciso che i beni recuperati tornino sempre nei luoghi dai quali sono stati trafugati o prelevati nei decenni passati. È una scelta che abbiamo fatto in generale e che viene confermata anche oggi. Questi affreschi andranno ad arricchire uno dei posti su cui abbiamo fatto l’investimento più importante, Paestum, che non ha avuto negli anni il riconoscimento internazionale, in termini di numeri e di risorse, che invece merita per la sua bellezza straordinaria”.

La lastra con una donna di casa che saluta il ritorno dell'eroe

La lastra con una donna di casa che saluta il ritorno dell’eroe

Il neodirettore del Parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, si sofferma sul soggetto principale degli affreschi recuperati, quello che ha dato il “nome” alla tomba: “È un affresco di una tomba lucana del 300 a.C. che raffigura il rientro di un giovane guerriero col bottino della guerra salutato dalle donne di casa”. E aggiunge: “Qui si vuole esaltare la vita di un membro dell’aristocrazia lucana del IV secolo a.C. Purtroppo quello che manca è il corredo, che ci potrebbe consentire di datare la tomba in modo più preciso. E manca anche l’ubicazione precisa”. Elementi mancanti perché “la tomba non è stata scavata da archeologi ma nell’ambito di scavi clandestini che sono devastanti per i beni culturali”, conclude Zuchtriegel.

Quando un sito archeologico o un museo sa raccontare una storia: alla Borsa mediterranea del turismo archeologico di Paestum il gruppo di Archeostorie promuove la Paestum Digital Storytelling School

Alla XVIII borsa mediterranea del turismo archeologico il primo corso di Digital storytelling

Alla XVIII borsa mediterranea del turismo archeologico il primo corso di Digital storytelling con il gruppo di Archeostorie

L’hanno chiamato “Paestum Digital Storytelling School”: è il nuo vo progetto lanciato dallo scoppiettante gruppo di Archeostorie (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/04/08/archeostorie-manuale-non-convenzionale-di-archeologia-vissuta-cinzia-dal-maso-e-francesco-ripanti-con-le-esperienze-di-34-archeologi-italiani-spiegano-come-larche/). “Sarà una scuola a modo nostro”, anticipano i promotori, “e cioè una sorta di bottega artigiana dove s’impara facendo – anche “rubando” il mestiere con gli occhi – e soprattutto facendo tutti assieme. Sarà una bella esperienza, per chi vorrà stare con noi. Noi non vediamo l’ora!”. Appuntamento tra il 28 al 31 ottobre 2015 a Paestum nell’ambito della Borsa mediterranea del turismo archeologico tra i templi di Paestum, le mura di Velia e il santuario di Hera Argiva. La Paestum Digital Storytelling School è stata ideata dalla giornalista Cinzia Dal Maso e dall’archeologo Giuliano De Felice, e realizzata in collaborazione con la Borsa (http://www.borsaturismoarcheologico.it) e l’Associazione M(u)ovimenti (http://www.muovimenti.it) per stimolare gli archeologi – ma anche operatori culturali, insegnanti, ricercatori, artisti, curiosi – a porsi domande inedite e affilare le proprie armi creative, e produrre infine un “racconto storico digitale”. Paestum offrirà l’ispirazione, le lezioni frontali indagheranno le tecniche di narrazione del passato attraverso l’uso combinato di testi e immagini, e poi tutti i partecipanti saranno messi alla prova con penne, matite, pennelli (virtuali), e computer, foto e videocamera.

Paestum digital storytelling school: come scrivere un racconto guardando un monumento

Paestum digital storytelling school: come scrivere un racconto guardando un monumento

“Quante storie sono nascoste fra i silenziosi resti di un sito archeologico o fra le vetrine mute di un museo?”, si chiede provocatoriamente Cinzia Dal Maso. “Gli strumenti di comunicazione tradizionali – pannelli, didascalie e prodotti multimediali – ci aiutano a ricostruire il passato e a capirlo, ma questo spesso non basta: il passato bisogna imparare a raccontarlo. Bisogna ricreare vicende passate che sappiano presentare ambienti, situazioni, oggetti antichi e il loro uso. E se queste storie non sono fatte di sole parole, ma mescolano parole, immagini e video, diventano ancora più coinvolgenti. Fanno divertire e imparare di più”. Il risultato sarà presentato ufficialmente alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico durante l’incontro “Rocking the way for revolution: Archeostorie e l’archeologia pubblica italiana” (Museo archeologico di Paestum, sabato 31 ottobre, alle 17). Un nuovo grande show di Archeostorie ma non solo: stay tuned e… “Let’s rock archaeology!”.