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Museo Archeologico nazionale di Napoli: riapre dopo vent’anni, con un nuovo allestimento e ben 3mila reperti, la sezione Preistoria e Protostoria che racconta il popolamento della regione dal Paleolitico all’Età del Ferro

L’invito alla presentazione della rinnovata sezione Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Napoli

Tremila reperti, disposti negli ambienti prospicienti il Salone della Meridiana, costituiscono il ricco nucleo della rinnovata sezione di Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Napoli che viene riaperta, dopo vent’anni, venerdì 28 febbraio 2020. I reperti esposti ricostruiranno le caratteristiche delle civiltà che popolarono non soltanto la Campania, ma anche alcuni siti del Mezzogiorno d’Italia, a partire dal Paleolitico Inferiore (tra 450mila e 130mila anni fa) sino all’Età del Ferro (dal X al VII sec. a.C.). La sezione Preistoria e Protostoria ripercorre le vicissitudini, spesso complesse, legate al popolamento della regione dal Paleolitico fino all’Età del Ferro. In vista della sua prossima apertura, c’è stato il restyling dell’allestimento. La realizzazione di nuove didascalie e pannelli didattici e la definizione di un nuovo percorso di visita contribuiranno a incrementare le suggestioni del percorso museale, adeguandolo ai nuovi standard della ricerca scientifica. La sezione, presentata in ultimo allestimento nel 1995 e non più fruibile da oltre un ventennio, è stata infatti aggiornata nel criterio espositivo e nella comunicazione dei contenuti; saranno visibili, inoltre, per la prima volta, alcuni reperti conservati nei depositi e provenienti da siti dell’area interna della Campania. L’apertura della sezione Preistoria e Protostoria è anche l’occasione per presentare la mostra “Moebius. Alla ricerca del tempo”, che sarà in calendario negli ambienti della Sezione a partire dal prossimo 30 aprile: l’esposizione, a cura di Comicon, confermerà la collaborazione con il Salone del Fumetto. Se il 2019, infatti, è stato l’anno di Corto Maltese al MANN, il 2020 sarà dedicato a Jean Giraud: noto come Moebius, il fumettista ed illustratore francese ha scritto pagine indimenticabili del genere fantastico e fantascientifico.

“Preistorici, Etruschi e Romani…il Mann si fa in tre”: a TourismA il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli presenta le novità del 2020: l’apertura della sezione Preistoria e Protostoria, e l’inaugurazione delle mostre su Etruschi e Gladiatori

Il direttore Paolo Giulierini nello stand del Mann a Tourisma 2020

“Preistorici, Etruschi e Romani…il MANN si fa in tre” è il titolo dell’intervento di Paolo Giulierini al XVI incontro nazionale di Archeologia Viva, in programma domenica 23 febbraio 2020, alle 11.45, nell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze nell’ambito di TourismA, il Salone di archeologia e turismo culturale. Come tradizione ormai da qualche anno, il Mann fa tappa a TourismA con uno stand in cui presenta le principali mostre in programma e l’attività del museo. Con un ulteriore momento di promozione, appunto l’incontro con il direttore Giulierini che si focalizzerà naturalmente sui principali appuntamenti espositivi in calendario al Museo.

Vaso biconico da Sant’Angelo in Formis (Capua) dell’Età del Ferro esposto nella sezione Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Si partirà venerdì 28 febbraio 2020 con la riapertura della sezione “Preistoria e Protostoria”, che raccoglierà circa 3mila reperti, presentati in modo diacronico e per contesti, dal Paleolitico Inferiore (da 450mila a 130mila anni fa) all’Età del Ferro (dal X al VII sec. a.C.). Su tre livelli espositivi sarà riproposto al pubblico il patrimonio di una collezione ricchissima, non fruibile da circa venticinque anni: dall’industria litica alle ceramiche, dalle armi agli ornamenti funerari, gli insediamenti della Campania costiera ed interna (in maniera analoga alle altre aree del Mezzogiorno nazionale ed, in particolare, al territorio di Matera), si configureranno come scrigni di un’arte antichissima, ancora oggi piena di suggestioni. Il nuovo progetto di apparato didattico, aggiornato alla luce degli studi più recenti, adeguato nell’apparato grafico ed accompagnato dai disegni artistici di Giorgio Albertini, aiuterà il visitatore a ripercorrere le tappe più significative nell’evoluzione della storia più antica dell’uomo nell’Italia meridionale.

Il Bronzetto dell’Elba conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Giulierini poi racconterà la mostra “Gli Etruschi e il Mann”, in programma dal 16 marzo 2020, partendo dal “Bronzetto di offerente dell’Elba”, ambasciatore simbolico del museo a TourismA, opera databile a fine VI – inizi V sec. a.C., di probabile produzione populoniese, per descrivere la dimensione innovativa del percorso espositivo, curato da Valentino Nizzo e visitabile sino al 31 ottobre 2020. La mostra sugli Etruschi, infatti, creerà un percorso di approfondimento, per molti aspetti inedito, sull’antica popolazione italica: saranno seicento i pezzi che potranno essere ammirati nelle sale del Mann; mai esposto almeno un terzo delle opere, oggi “riportate alla luce” dai depositi dopo attento restauro.

Marcello Venuti in un disegno di Carl Marcus Tuscher

Carlo di Borbone: promosse gli scavi di Ercolano e Pompei

Due le sezioni nell’itinerario di visita: la prima, “Gli Etruschi in Campania”, avrà un carattere prettamente archeologico ed approfondirà la presenza dell’antica civiltà nel Mezzogiorno d’Italia; la seconda, “Gli Etruschi al Mann”, presenterà, in una prospettiva storico-culturale, i materiali etrusco-italici acquisiti sul mercato collezionistico dal Museo di Napoli. Tra questi preziosi reperti, nuovamente valorizzati dalla mostra, il Bronzetto dell’Elba stabilirà una connessione significativa con la Toscana, che, con TourismA 2020, celebra i nuovi orizzonti degli studi archeologici e della promozione turistica del nostro territorio: il Bronzetto è, infatti, un pezzo storico del museo, rinvenuto nel 1764 e poi donato da tale Agarini a Carlo III di Borbone (all’epoca già Re di Spagna). Si tratta probabilmente del primo e più antico oggetto proveniente dall’Etruria propria che sia entrato a far parte del patrimonio del Mann, mezzo secolo prima che venissero acquistati i materiali della collezione Borgiana; è anche uno dei reperti etruschi di più antico rinvenimento all’Elba, mai presentato in allestimento permanente o temporaneo al museo Archeologico nazionale di Napoli. Ancora una volta, dunque, Campania e Toscana saranno unite nel segno della promozione del patrimonio archeologico nazionale: questa koinè era stata esemplificata dalla vicenda storica di Marcello Venuti che, prima di partecipare alle scoperte di Ercolano, fondò, nel 1727, l’Accademia Etrusca delle antichità ed iscrizioni. Una coincidenza ante litteram, che costituirà quasi una premessa simbolica alla programmazione dell’esposizione sugli Etruschi, ospitata negli spazi appena aperti della collezione Preistoria ed allo stesso livello dei celebri ambienti che custodiscono gli affreschi delle antiche città vesuviane.

Un elmo di gladiatore delle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Tra le grandi mostre archeologiche del 2020 da non perdere, infine, il percorso su “I Gladiatori” (in calendario dall’8 aprile 2020); il progetto della mostra, nato in collaborazione con l’Antikenmuseum di Basilea, sarà un’occasione per valorizzare, in primis, le armi gladiatorie appartenenti al patrimonio del Mann: questi reperti, da anni “in tour” in occasione di importanti mostre internazionali, dal 2021 saranno esposti nell’allestimento permanente delle collezioni pompeiane del museo. Dalla Svizzera, inoltre, saranno dati in prestito importanti reperti, come il grande mosaico di Augusta Raurica, che, esposto per la prima volta interamente dopo il restauro, rappresenta scene di combattimenti su una superficie di eccezionale estensione. In esclusiva per il Mann, un focus sugli anfiteatri campani per valorizzare l’avanguardia architettonica e l’eccezionale patrimonio archeologico regionale, in rapporto ad un fenomeno dalle proporzioni internazionali. Tra le prestigiose collaborazioni della mostra, non poteva mancare, naturalmente, il Parco archeologico del Colosseo.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli riaprono – dopo il riallestimento – le cinque sale con gli oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane. E Osanna presenta il libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte”

Il riallestimento degli oggetti di vita quotidiana nelle collezioni pompeiane al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

La copertina di Massimo Osanna libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” (ed. Rizzoli)

Il museo Archeologico nazionale di Napoli cresce e si rinnova: da mercoledì 19 febbraio 2020 riaprirà al pubblico la collezione degli oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane. Le cinque sale (n.85-89), che ospitano oltre cinquecento reperti databili tra la fine del I sec. a.C. e l’eruzione del 79 d.C., sono state oggetto, dallo scorso dicembre, di lavori di riallestimento. Se è stato conservato il precedente criterio espositivo, in uso da fine Ottocento ed incentrato su categoria di materiali, forme e funzioni dei reperti, saranno tre le innovazioni principali che riguarderanno la collezione: l’arricchimento della raccolta fruibile dai visitatori; l’aggiornamento dell’apparato didattico e divulgativo; il restyling delle vetrine che ospitano le opere. Nel pomeriggio di mercoledì 19 febbraio 2020, visita alla collezione del direttore del museo, Paolo Giulierini, e del direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, che presenterà al Mann (alle 17) il suo ultimo libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” (Rizzoli, 2019). E sempre da mercoledì, inizieranno i lavori di riallestimento delle Sale degli Affreschi secondo il format di comunicazione in uso per le diverse collezioni museali: la riapertura sarà in programma per il 4 marzo.

La patera in vetro cammeo (I sec. a.C. – I sec. d.C.), mai esposta in passato, ritrovato nella celebre Casa del Poeta Tragico di Pompei (foto Mann)

Da mercoledì sarà possibile ammirare, per la prima volta, la patera in vetro cammeo (I sec. a.C. – I sec. d.C.), sino ad oggi conservata nei depositi del Mann: lo splendido piatto in blu e bianco, mai esposto in passato e ritrovato nella celebre Casa del Poeta Tragico di Pompei, aveva, con ogni probabilità, un valore decorativo e denotava lo status ed il prestigio del suo proprietario. Nel focus espositivo sulla religione domestica, ancora, sarà incluso un nuovo nucleo di terrecotte votive (circa dieci pezzi provenienti da Pompei), così come sarà implementata la selezione di oggetti in osso ed avorio. Il percorso di visita sarà articolato in cinque segmenti diversi, ciascuno rappresentato da una sala: strumenti chirurgici, strumenti da larario, lucerne, elementi di arredo (sala 89); ceramica invetriata, ossi ed avori (sala 88); vasellame bronzeo ed argenti dalla casa del Menandro (sala 87); vetri (sale 86-85; la numerazione è attribuita in senso inverso rispetto all’itinerario di visita). L’apparato didattico sarà approfondito nei contenuti (prevista anche la traduzione in inglese, non realizzata nel precedente allestimento) e sarà reso user friendly nella grafica: in armonia con la collezione Magna Grecia, i disegni dei pannelli saranno firmati da Silvia Pertile. Il lavoro di restyling, condotto anche sulle vetrine, comporterà una migliore fruizione dei reperti, in termini di illuminazione e presentazione complessiva delle opere.

Il nuovo allestimento degli oggetti di vita quotidiana delle collezioni pompeiane al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

“C’è più Pompei da oggi al Mann”, interviene Paolo Giulierini. “Nella nuova sezione dedicata alla vita quotidiana delle città vesuviane, riaperta a tempo record dopo due mesi, trovano posto reperti mai visti. Come lo straordinario piatto in vetro cameo bianco e blu, numerose terracotte e preziose suppellettili sono ‘emerse’ dai depositi, il nostro immenso ‘giacimento’ finalmente oggetto di uno storico riordino. Un lavoro che può definirsi quasi di scavo e di ricerca e che si affianca, in parallelo, a quello del Laboratorio di Restauro interno. Ancora più ricca, questa collezione unica al mondo, dal vasellame agli argenti, dagli strumenti chirurgici a quelli musicali, ci rivela il gusto per la bellezza e anche le usanze domestiche di donne e uomini di duemila anni fa. Il riallestimento compiuto con passione dai nostri archeologi accompagnerà con maggior chiarezza e semplicità la meraviglia dei visitatori”.

San Valentino al museo Archeologico nazionale di Napoli: le coppie pagheranno un biglietto con l’opzione 2X1. Nella sala del Toro Farnese, dinanzi alla Slidedoor, condivisione di messaggi tra arte e letteratura. I visitatori del Mann in collegamento con il pubblico di Palazzo Merulana a Roma

Il promo per San Valentino del museo Archeologico nazionale di Napoli

Uno dei cartelloni distribuiti nella sala del Toro Farnese al Mann

Il museo Archeologico nazionale di Napoli celebra l’amore. Venerdì 14 febbraio 2020 le coppie che accederanno al Mann usufruendo dell’opzione 2X1: per tutta la giornata, soltanto uno dei due visitatori pagherà il biglietto d’ingresso. Gli innamorati che sceglieranno di festeggiare San Valentino al museo potranno anche vivere l’esperienza SlideDoor, dedicata al tema della passione: passione per l’arte e per le parole, perché, nella sala del Toro Farnese, dinanzi al portale virtuale che collega il museo al Palazzo Merulana di Roma, saranno distribuiti dei cartelloni, che abbineranno i capolavori dell’Archeologico ai pensieri di famosi scrittori di tutti i tempi. Dall’altra parte della door interattiva, nella Capitale, i visitatori di Palazzo Merulana comunicheranno con i loro “omologhi” partenopei, condividendo le immagini di famose collezioni di arte contemporanea: un legame fatto di sguardi e reso possibile dalla tecnologia innovativa di SlideDoor. Attiva a San Valentino, come durante tutto il mese di febbraio, la promozione OpenMANN family: sarà possibile sottoscrivere e regalare un abbonamento annuale al Museo al prezzo scontato di 25 euro (al posto di 40). La card, valida per due adulti, darà anche diritto ad accedere gratuitamente ad uno dei laboratori sulla mostra “Lascaux 3.0”, organizzati da CoopCulture.

Parco archeologico dei Campi Flegrei: al castello di Baia prorogata la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” che racconta, partendo dagli anni ’50, le prime fasi pionieristiche dell’archeologia subacquea in Italia. Nuovo accordo col museo Archeologico nazionale di Napoli

Il castello di Baia, sede del museo Archeologico dei Campi Flegrei (foto Pafleg)

Doveva fare da battistrada, dal 24 maggio 2019, come una preview che anticipava, essendone complemento necessario, la grande mostra “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”, inaugurata al museo Archeologico nazionale di Napoli il 12 dicembre 2020. Ma il successo riscontrato, ha convinto la direzione dei parco archeologico dei Campi Flegrei di prorogare al 9 marzo 2020 la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”, allestita all’interno del Castello Aragonese di Baia. La mostra, che il Parco Archeologico dei Campi Flegrei ha affidato a Teichos Archeologia, che ne ha curato la progettazione e la realizzazione, racconta, partendo dagli anni ’50, le prime fasi pionieristiche dell’archeologia subacquea in Italia, particolarmente nell’area Flegrea ed in Sicilia, con le grandi scoperte che ne sono derivate e che hanno dato impulso alla ricerca scientifica in questo campo e alla relativa applicazione delle tecnologie più avanzate, nonché alla nascita di strumenti di tutela specifici, fino a giungere alla costituzione della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana da parte di Sebastiano Tusa (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/30/al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-thalassa-meraviglie-sommerse-dal-mediterraneo-vetrina-delle-scoperte-dellarcheologia-subacquea-dal-1950-ad-oggi-viaggi/) .

Al castello di Baia la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” (foto Pafleg)

Proprio in occasione di questa proroga si rafforza la collaborazione tra Campi Flegrei e museo Archeologico nazionale di Napoli con una promozione congiunta che prevede l’applicazione di una scontistica sul biglietto di ingresso ai due istituti culturali. Nel dettaglio le tariffe speciali, offerte fino al 16 marzo prossimo, saranno le seguenti: il MANN applicherà lo sconto di due euro sul biglietto intero a tutti coloro che in biglietteria presenteranno il ticket di ingresso a uno dei siti del circuito flegreo o la “myfleg card” (l’abbonamento annuale del Parco Archeologico). Il parco archeologico dei Campi Flegrei invece, concederà la tariffa agevolata sia sul biglietto singolo (2 euro anziché 4 euro) sia su quello integrato (4 euro anziché 8 euro) a tutti coloro che alle biglietterie dei siti presenteranno il ticket del Mann o l’abbonamento annuale OpenMann. Contestualmente alla proroga, nell’ambito del programma “Il Parco della Scuola”, verranno proposti dei laboratori didattici gratuiti sul tema del mare a cura dei funzionari del Parco Archeologico. L’iniziativa è rivolta a studenti della scuola primaria e secondaria. I laboratori saranno costruiti attraverso l’attività pratica e il gioco, per condividere l’esperienza educativa con curiosità e creatività. Per maggiori informazioni è possibile inviare una mail al seguente indirizzo: pa-fleg.comunicazione@beniculturali.it

Il percorso multimediale della mostra “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea e in Sicilia” al castello di Baia (foto Pafleg)

Il percorso della mostra, che utilizza materiali video e fotografici d’epoca, con allestimenti multimediali e sensoriali, accompagna il visitatore in una realtà virtuale immersiva per un’esperienza unica ed evocativa. Il luogo in cui è ospitata la mostra, il museo Archeologico dei Campi Flegrei, collocato nel Castello di Baia, non è solo una suggestiva cornice ma esso stesso un elemento integrante e fondamentale di quanto accaduto in quegli anni. La mostra è un racconto fatto di documenti d’archivio, foto d’epoca e lettere dei protagonisti della ricerca subacquea, provenienti dagli archivi delle soprintendenze del ministero per i Beni e le Attività Culturali, da Istituti specializzati, da archivi privati, dalle Soprintendenze della Regione Siciliana. Spiega, attraverso i relitti ritrovati, come la ricerca sia riuscita a comprendere i flussi migratori e i rapporti commerciali lungo le coste, le relazioni tra i popoli, come siano stati individuati quei punti di partenza e di arrivo di genti, merci ed idee che hanno caratterizzato la storia del Mediterraneo, le sue città portuali, le mete del commercio, che sin dall’antichità sono stati luoghi nevralgici dei processi di trasformazione culturale. Il compianto Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana, ha lavorato con passione al progetto, agli eventi collegati e a questa stessa mostra, realizzata anche grazie alle sue fondamentali indicazioni. Questo appuntamento costituisce perciò anche un primo grande omaggio e un riconoscimento sentito rivolto alla memoria di un grande archeologo e soprattutto di un grande uomo.

La doppia erma di Erodoto/Tucidide dal museo Archeologico nazionale di Napoli alla Corte Europea di Giustizia: è la terza “ambasciatrice” del Mann in mostra temporanea al Palais lussemburghese, nuova prestigiosa collaborazione internazionale col progetto Obvia dell’università Federico II

La doppia erma di Erodoto/Tucidide conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Dopo quelle di Seneca e di Pseudo Seneca ecco l’erma bifronte di Erodoto/Tucidide. La destinazione è sempre la stessa: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La provenienza sempre la stessa: il museo Archeologico nazionale di Napoli. Dal 29 gennaio 2020 la cerimonia inaugurale dell’esposizione temporanea della doppia erma che, grazie al progetto Obvia, resterà al Palais lussemburghese per 18 mesi. “Per la terza volta il museo Archeologico nazionale di Napoli è orgoglioso di prestare alla Corte di Giustizia un capolavoro archeologico estremamente significativo”, ricorda il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Si tratta infatti di un’erma di età imperiale romana con due titani della storiografia a confronto: Erodoto e Tucidide. Entrambi non scrivono in un comodo studiolo. Erodoto è un profugo cacciato dalla patria per motivi politici, e si arricchisce con viaggi e permanenze che lo vedono collegare, idealmente, almeno l’Anatolia, Babilonia, l’Egitto, Atene e la Magna Grecia. Tucidide ad un certo punto pare che sia stato esiliato da Atene in Macedonia per aver fallito un incarico militare contro gli Spartani ed abbia appoggiato, dopo il primitivo sogno di Pericle, il regime oligarchico ateniese controllato da Sparta. E tuttavia, pur nella imperfezione e difficoltà delle vite dei due personaggi, nell’opera si coglie la potenza delle idee, che acquisiscono un valore eterno e la volontà di conservare la memoria, patrimonio fondante dell’identità dei popoli. Non c’è giustizia senza storia, e non ci può essere giustizia senza memoria. Questo è il messaggio che il Mann e Napoli portano alla Corte in questa nuova occasione. Grazie al Presidente di averci dato nuovamente voce”.

La partenza della doppia erma di Erodoto/Tucidide da Napoli per il Lussemburgo (foto Mann)

La doppia erma di Erodoto/Tucidide (II sec. d.C.) del museo Archeologico nazionale di Napoli è partita nei giorni scorsi alla volta della prestigiosa istituzione lussemburghese: l’opera, esposta al Palais per 18 mesi, è la terza “ambasciatrice” del Mann alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Grazie al progetto “Obvia-out of boudaries viral art dissemination”, realizzato in rete con l’università di Napoli “Federico II”, la doppia erma di Erodoto/Tucidide è il nuovo prestito che unisce il Mann e la Corte di Giustizia dell’UE: la scultura è stata preceduta dall’Erma di Socrate (nel 2017, prima opera italiana in assoluto “ospitata” nel Palazzo lussemburghese) e dallo Pseudo Seneca. “Obvia, Out Of Boundaries Viral Art Dissemination è un progetto universitario adottato del Mann che nasce da un Protocollo d’intesa”, dichiara Daniela Savy, ricercatrice di Diritto dell’Unione europea e docente di Diritto europeo dei beni culturali, “tra l’università Federico II ed il museo Archeologico, per la promozione dell’immagine del Museo sul piano nazionale ed internazionale ai fini dell’audience development inteso quale aumento della partecipazione dei pubblici. Arte senza confini, quindi, per coinvolgere anche altre Istituzioni pubbliche di rilievo internazionale nell’attività di disseminazione della conoscenza delle opere custodite nel Museo”.

Il Palais in Lussemburgo, sede della Corte di Giustizia dell’Unione Europea

Il prestito della Doppia Erma alla Corte di Giustizia dell’UE in Lussemburgo inaugura una nuova stagione di prestigiose relazioni internazionali, nell’ottica della valorizzazione del patrimonio museale. “È un onore per la Corte di Giustizia dell’Unione europea continuare la proficua collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli ed accogliere presso la propria sede la doppia erma di Erodoto/Tucidide”, dichiara la prof.ssa Lucia Serena Rossi, giudice italiano presso la Corte di Giustizia dell’Unione europea. “Questa nuova opera, preceduta dall’Erma di Socrate e dallo Pseudo Seneca, si distinguerà tra i capolavori, provenienti da tutto il mondo, esposti presso il Palais della Corte di Giustizia e testimonierà la ricchezza dei nostri Musei nonché la grande sensibilità per la divulgazione del nostro patrimonio culturale in una delle più autorevoli sedi istituzionali europee. La Corte di Giustizia, pertanto, non può che essere lieta ed orgogliosa di ricevere questa nuova e prestigiosa testimonianza della cultura italiana”.

La doppia erma di Erodoto/Tucidide, opera del II secolo d.C. (foto Mann)

Una scelta densa di significato, dunque, per la nuova esposizione temporanea di un capolavoro del museo Archeologico alla Corte di Giustizia dell’UE: replica di modelli statuari bronzei risalenti al IV sec. a.C. , di cui è attestato un esiguo numero di copie di età romana, l’opera doveva far parte di un’antica galleria di erme bicipiti in un edificio pubblico nell’area degli Horti Maecenatis all’Esquilino. Le teste dei due storici sono legate, eppure guardano in diverse direzioni, confermando i concetti di continuità e differenza, tipici della Doppia Erma: da una parte vi è Erodoto, definito da Cicerone “il padre della storiografia”, fondatore di un metodo rigoroso di analisi dei fatti, grazie a cui sono esaminate non soltanto le ragioni degli avvenimenti, ma anche le connessioni multidisciplinari del discorso; dall’altra Tucidide, “lo storico della ragione”, lucidissimo narratore ed implacabile testimone della Guerra del Peloponneso, raccontata con rigore ed attenzione alla matrice economica del conflitto. Il pensiero di Erodoto e Tucidide è alla base della cultura occidentale ed è stato riferimento imprescindibile, per gli studiosi di qualsiasi epoca, nel dibattito sui concetti di città, democrazia, giustizia.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli apre la mostra “Lascaux 3.0”: per la prima volta in Italia la copia della grotta di Lascaux, la “Cappella Sistina” dell’arte paleolitica, scoperta nella valle della Vézère (Dordogna) nel 1940

La locandina della mostra “Lascaux 3.0” al Mann dal 31 gennaio al 31 maggio 2020

I lavori di allestimento della mostra “Lascaux 3.0” al Mann (foto Di Blasi)

La “Cappella Sistina” dell’arte paleolitica arriva in Italia, a Napoli. E per il museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Lascaux 3.0” sarà una prima volta eccezionale. Grazie a una collaborazione con la società pubblica “Lascaux – L’esposizione internazionale”, il Dipartimento di Dordogne-Pèrigord e la Regione della Nouvelle Aquitaine, venerdì 31 gennaio 2020 apre al Mann la mostra “Lascaux 3.0” che si presenta come un viaggio nel passato. Grazie alle moderne tecnologie saranno riprodotti nelle sale del Mann ambienti e pitture rupestri delle famose Grotte di Lascaux scoperte in Francia nel 1940. L’esposizione, visitabile sino al 31 maggio 2020, sarà anche un piccolo anticipo per l’imminente riapertura il 28 febbraio 2020 della collezione “Preistoria e Protostoria”.

Lo sciamano: una delle pitture più famose della grotta di Lascaux nella valle della Vézère

Era il 12 settembre 1940 quando, per recuperare il cagnolino Rabot che sembrava essere stato inghiottito dal buio, in una fessura tra i ginepri, quattro ragazzi, Marcel Ravidat, Jacques Marsal, Georges Agniel e Simon Coencas, si addentrano nel cunicolo che porta a una profondità misteriosa. È lì che scoprono per caso numerose pitture rupestri, che si sarebbe rivelato uno dei tesori più importanti dell’arte pittorica mondiale: oltre 600 pitture rupestri di quasi 18mila anni fa, capolavoro dell’Uomo di Cromagnon. Ecco buoi, vacche rosse, orsi, bisonti, cavalli, cervi, un rinoceronte, un liocorno, armi e trappole e un uomo-sciamano mascherato con la testa da uccello. Uno spettacolo incantevole. Maurice Thaon, sotto la direzione dell’Abate Breuil, professore del Collège de France e grande esperto d’arte parietale, esegue i primi disegni e schizzi delle pareti affrescate. La grotta di Lascaux avrebbe aperto al pubblico nel 1948. E è subito un successo. Ma il grande afflusso di turisti lascia il segno: l’anidride carbonica emessa danneggia rapidamente le fragili pareti rupestri del sito. Per salvaguardare e preservare le opere d’arte, André Malraux, l’allora Ministro della Cultura, costituisce una commissione scientifica della grotta di Lascaux e ne decide la chiusura il 18 aprile del 1963.

Il museo Lascaux dietro la collina dove si apre la grotta originale

Vent’anni dopo, nel 1983, la prima svolta. Per il pubblico viene realizzata “Lascaux II”, copia perfetta di una sezione della grotta, ricostruita non lontano dall’originale. Da allora, ha accolto 280mila visitatori l’anno. Dal 15 dicembre 2016 il Centro internazionale d’arte parietale ha aperto Lascaux IV, che riproduce l’intero insieme del sito originario (eccetto una sezione minima quasi inaccessibile), ovvero i 900 metri quadri affrescati e incisi. Le cronache la descrivono così: una gigantesca fotocopia 1:1 realizzata da una trentina di artigiani che per tre anni hanno lavorato nel paleolitico, attraversando quotidianamente lo spazio millenario dalle carezze dell’aria alle tenebre della roccia, ricordando un grande poeta, René Char, che rese omaggio al mistero di Lascaux.

La vacca: una delle centinaia di raffigurazioni dipinte nella grotta di Lascaux

Dario Di Blasi e Paolo Giulierini (al centro) durante la loro trasferta con esperti del Mann a Lascaux

Ma dal 31 gennaio 2020 per avere un’idea immersiva della Grotta di Lascaux non sarà necessario andare in Dordogna-Perigord. Basterà andare a Napoli. “Insisto ancora sul sentimento di sorpresa che si prova a Lascaux”, scriveva lo scrittore, antropologo e filosofo francese George Bataille nel 1955 nella sua famosa opera Lascaux ou La naissance de l’art, tradotta da Eveline Busetto (Lascaux. La nascita dell’arte, a cura di Susanna Mati, Milano 2007). “Questa straordinaria caverna non cesserà mai di sbalordire: non finirà mai di corrispondere a quella brama di miracolo, che è, nell’arte come nella passione, l’aspirazione più profonda della vita. L’uomo di Lascaux creò dal nulla il mondo dell’arte, nel quale ebbe inizio la comunicazione tra spiriti. Situata nella valle della Vézère, a due chilometri dalla località di Montignac, la grotta Lascaux non è semplicemente la caverna più bella o la più ricca di dipinti; essa è colta all’origine, la prima testimonianza sensibile che ci sia pervenuta dell’uomo e dell’arte”. “Queste citazioni dal libro di Georges Bataille”, scrive Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm, che ha fatto incontrare le autorità della Dordogna con la direzione del Mann per concretizzare il progetto della mostra “Lascaux 3.0”, “rendono l’idea di quanto sia importante questa grotta scoperta in Dordogna nel 1940. che tanti artisti ha ispirato. Le immagini dipinte di Altamira, Lascaux, Chauvet, Cosquer hanno ispirato una sorta di timore reverenziale nei grandi artisti del ‘900 tanto che Pablo Picasso affermò Da Altamira in poi tutto è decadenza”.

Collezioni pompeiane ed ercolanesi al museo Archeologico nazionale di Napoli: per febbraio 2020 sarà ultimato il restyling della sezione degli oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane; per fine anno apre la sezione Tecnologica pompeiana, e per l’estate 2021 raddoppia lo spazio per gli oggetti pompeiani

Il fauno in bronzo, tra i pezzi più famosi della collezione pompeiana al Mann (foto Graziano Tavan)

Collezioni pompeiane ed ercolanesi: il 2020 porta grandi novità al museo Archeologico nazionale di Napoli. Iniziato prima di Natale, il restyling della sezione degli oggetti dedicati alla vita quotidiana nelle città vesuviane dovrebbe concludersi per la metà di febbraio 2020. L’obiettivo della direzione del Mann è infatti quello di presentare al pubblico per il 13 febbraio 2020 l’allestimento rinnovato nei criteri e nella selezione dei reperti in mostra: saranno restaurate le vetrine e le sale, sarà migliorato l’impianto di illuminazione, saranno aggiornati i pannelli didattici. L’intento finale dei lavori, che comportano una temporanea limitazione di accesso (sale 85/90), sarà l’ampliamento delle opere fruibili dai visitatori.

Un elmo in bronzo dei gladiatori conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Uno scudo da gladiatore conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Il riordino complessivo delle collezioni di oggetti pompeiani e ercolanesi continuerà, poi, con un’attività di studio, restauro, riflessione museografica che coinvolgerà importanti materiali custoditi nei depositi ed al momento visibili solo in occasione delle esposizioni temporanee: entro l’estate 2021 sarà infatti raddoppiata la superficie espositiva delle celeberrime raccolte di oggetti dell’area vesuviana. Troveranno allora definitiva sistemazione le armi gladiatorie, i reperti organici, i commestibili, le argenterie, le oreficerie, gli antichi arredi domestici, sia in marmo che in bronzo.

Il Braccio Nuovo del museo Archeologico nazionale di Napoli con l’ampliamento a monte

Entro la fine dell’anno, 2020, nei locali del Braccio Nuovo sarà aperta al pubblico la Sezione Tecnologica pompeiana, ispirata a quella inaugurata da Amedeo Maiuri nel 1932; la sezione presenterà al pubblico i principali strumenti e tecnologie in uso nel mondo romano (dall’agricoltura all’idraulica, dalla costruzione all’illuminazione) con un allestimento che sarà arricchito tanto da reperti antichi quanto da ricostruzioni e video esplicativi. La sezione sarà allestita in collaborazione con il museo Galileo di Firenze.

Week end della Befana nei parchi archeologici dei Campi Flegrei, di Pompei e di Ercolano, e al museo Archeologico nazionale di Napoli: domenica 5 gennaio ingressi gratuiti, all’Epifania apertura straordinaria e iniziative per i bambini

Il castello Aragonese di Baia (Bacoli) sede del museo Archeologico dei Campi Flegrei

Il duo Luca Iovine e Marco Caiazzo al Castello di Baia

Week end della Befana nel Napoletano con la grande archeologia. Ricco il week-end dell’Epifania al Parco Archeologico dei Campi Flegrei che chiude gli eventi dell’iniziativa #ilparcodiNatale che accompagna il pubblico dal 7 dicembre 2019 alla scoperta del territorio. Si è iniziato sabato 4 gennaio 2020 al Castello di Baia con il concerto di Luca Iovine al clarinetto e Marco Caiazza alla chitarra. Il duo sarà immerso in una esplorazione non facile di un Novecento che si volge con delicatezza ad un passato rivisto in luce neoclassica e che risente di musiche di tradizioni e latitudini diverse facendo della contaminazione il suo tratto più caratteristico. In programma musiche di Egberto Gismonti (Água e Vinho, trascrizione di Marco Caiazza), Laurent Boutros (Amasia), Jan Freidlin (Mist Over the Lake), Giancarlo Sanduzzi (Tre Momenti di Danza Allegro Moderato (quasi tango) Come un Valzer Lento Allegretto Ritmico e Balcanico), Marco Caiazza (Retratos Ethos Arabesque), Astor Piazzolla (Café 1930 Fuga y Misterio, trascrizione di Marco Caiazza). La partecipazione è inclusa nel biglietto di ingresso ai siti.

Un gruppo di visitatori venti metri sotto la lava alla scoperta del Teatro Antico di Ercolano (foto parco Ercolano)

Domenica 5 gennaio 2020, alle 11, al Castello di Baia, “Arti in sintonia: archeologia, musica e teatro” con la visita alla sezione museale dedicata ai reperti provenienti da Liternum, a cura di Pasquale Schiano di Cola, funzionario responsabile dei Servizi educativi del Parco dei Campi Flegrei, e la performance musicale e teatrale degli allievi iscritti ai corsi proposti dall’Associazione Le Ninfe. Nella stessa giornata di domenica 5 gennaio 2020 al parco di Ercolano sarà accessibile il percorso al Teatro Antico, sepolto dall’eruzione del 79 d.C., e restituito ai visitatori dopo circa 20 anni dalla sua chiusura. Il Teatro fu il primo monumento ad essere scoperto nei siti vesuviani colpiti dal cataclisma ed i visitatori potranno accedervi scendendo a più di 20 metri sotto il materiale eruttivo, per ammirare il percorso concepito come una vera e propria esplorazione; potranno avventurarsi in un luogo unico e suggestivo, in cui sono presenti, oltre ai resti dell’antico edificio, reperti, graffiti lasciati nei secoli dai visitatori, che alla luce delle fiaccole attraversarono nel XVIII e XIX secolo le gallerie e i pozzi creati per penetrare nelle viscere dell’antica Ercolano. I visitatori vengono forniti dal parco archeologico di Ercolano di caschetti, cuffia per capelli, mantelline e torce da utilizzare nel percorso. Si raccomanda l’uso di scarpe chiuse, basse, resistenti ed impermeabili e di indossare maglie o giacche comode, da indossare prima della visita, dato il considerevole sbalzo termico da affrontare durante il percorso. Al percorso si accede con un biglietto di 10 euro, e particolarmente vantaggioso è il costo del biglietto per i ragazzi dai 18 ai 25 anni che potranno vivere l’esperienza con un biglietto di soli 2 euro.

Domenica 5 gennaio 2020, prima domenica del mese, nell’ambito delle iniziative promosse dal MiBACT #IoVadoAlMuseo e #domenicalmuseo, saranno aperti gratuitamente i seguenti siti: museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia, dalle 9 alle 14.20, ultimo ingresso alle 13; parco archeologico delle Terme di Baia, dalle 9 alle 16, ultimo ingresso alle 15; parco archeologico di Cuma, dalle 9 alle 16, ultimo ingresso alle 15; anfiteatro Flavio di Pozzuoli, dalle 9 alle 16, ultimo ingresso alle 15; Pompei, Oplontis e Stabia, dalle 8.30 alle 17, ultimo ingresso alle 15.30; Boscoreale, dalle 9 alle 17, ultimo ingresso alle 16; parco archeologico di Ercolano, dalle 8.30 alle 17, ultimo ingresso alle 15.30; museo Archeologico nazionale di Napoli, dalle 9 alle 19.30, ultimo ingresso alle 19.

Al castello di Baia la performance “Ti trovo cambiato” rielaborazione delle Metamorfosi di Ovidio

Lunedì 6 gennaio 2020, negli spazi suggestivi delle Terme di Baia, avrà luogo la performance “Ti Trovo cambiato”, un progetto di Dissonanzen sulle note di Six Metamorphoses after Ovid op.49 di Benjamin Britten, che vede impegnati Alessandra Petitti (danza e coreografia) e Tommaso Rossi (flauto) con la partecipazione di Asad Ventrella (gioielli). Due gli appuntamenti delle durata di circa 30 minunti: uno alle 11 e l’altro 12.30. La partecipazione è inclusa nel biglietto di ingresso ai siti. La suite di sei pezzi di Britten racconta con sintetici quanto efficaci gesti sonori sei delle storie più famose del capolavoro ovidiano. Lo stile delle composizioni diventa così perfetto per una rielaborazione coreografica, che riverberi nel linguaggio del corpo le minute articolazioni, i rapidi ed essenziali gesti di una partitura di straordinario fascino. Il mito ovidiano così rivive e naturalmente si ambienta negli spazi suggestivi delle Terme di Baia, ricchi di affascinanti riverberi fisici e della memoria. In occasione dell’Epifania, invece, i siti non osserveranno il giorno di chiusura, ma saranno eccezionalmente visitabili con regolare biglietto. Inoltre, per i bambini è prevista una piccola sorpresa a tema befana. In occasione dell’Epifania i siti del Parco archeologico dei Campi Flegrei non osserveranno il giorno di chiusura. “La Befana viene… al Parco!”: per ogni bambino che visiterà i siti del parco ci sarà una dolce sorpresa.

Il Padiglione della Barca a Ercolano (foto parco archeologico Ercolano)

Il giorno della Befana il parco archeologico di Ercolano sarà regolarmente aperto al pubblico e anche in questo giorno si potrà approfittare per visitare la mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”, la preziosa collezione di circa 200 reperti, messaggeri di storia di antico artigianato e manifattura, oltre che dell’ulteriore valore acquisito per essere appartenuti agli abitanti dell’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., e il Padiglione della Barca, che custodisce rari reperti che dimostrano lo stretto legame del sito di Ercolano al mare. In entrambe le giornate della domenica gratuita e del giorno della Befana i visitatori troveranno la gradita accoglienza della Proloco Hercvlanevm, che li accoglierà con bevande calde e dolci del territorio.

Una tavola della guida per bimbi “Thalassa. Tra mare e stelle” (foto Mann)

L’Epifania si festeggia anche al museo Archeologico nazionale di Napoli: per lunedì 6 gennaio 2020, in occasione delle aperture straordinarie degli istituti culturali nazionali promosse dal Mibact, il Mann organizzerà una giornata a misura dei bambini (e delle loro famiglie). Per promuovere l’exhibit sulle meraviglie sommerse dal Mediterraneo, sarà in dono all’infopoint dell’Archeologico, come fantasioso pensiero per la Befana, il racconto illustrato per bambini (6/10 anni) “Thalassa. Tra mare e stelle”. Questa particolare guida kids (ideazione e curatela: Servizi Educativi del Mann; testi: Roberta Bellucci ed Antonio Coppa; illustrazioni originali ad acquerello: Marianna Canciani) permetterà ai piccoli visitatori ed ai loro genitori di addentrarsi in un itinerario tematico, scoprendo le opere del Mann: i capolavori, inclusi nella mostra “Thalassa”, saranno in dialogo con i reperti normalmente esposti nelle collezioni del Museo. La sceneggiatura “Tra mare e stelle” proporrà due temi che il MANN intende valorizzare: l’ambiente e l’intercultura; se, ad inizio della storia, un Poseidone adirato non riconoscerà il Mare nostrum oggi invaso dalla plastica, un’attenzione particolare sarà dedicata alle antiche migrazioni, che avvenivano soprattutto attraverso i mari, con un esplicito riferimento alle vicende della fondazione greca di Napoli. L’efficacia didattica della guida sarà confermata dalla proposta di alcuni simpatici giochi enigmistici (crucipuzzle, “unisci i puntini” e labirinti, anch’essi tematici), pensati per fissare informazioni storiche e mitologiche, veicolandole in maniera semplice e divertente. Sempre per il 6 gennaio, previsto un ulteriore regalo della Befana: accompagnando i bambini al Mann, soltanto un genitore pagherà l’ingresso, mentre l’altro accederà gratuitamente.

Il museo Archeologico nazionale di Napoli chiude il 2019 con un record: con 673mila visitatori stracciato con un +10% il già straordinario 2018. E nel mondo 4 milioni di persone hanno ammirato i tesori del Mann. Giulierini: “Sempre più Museo Archeologico Nazionale”. Molte le iniziative per le festività

Visitatori in fila anche a Natale per entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

La locandina dell’offerta ExtraMann

Il Mann batte il Mann. Così dopo il già straordinario 2018, il museo Archeologico nazionale di Napoli ha battuto se stesso segnando un nuovo record a chiusura del 2019: 673mila visitatori, +10% rispetto al 2018, raggiungendo il numero più alto di ingressi mai registrati. Numeri speciali cui vanno aggiunti i visitatori fidelizzati, cioè gli abbonati OpenMann: sono ottomila, infatti, i titolari di card che garantisce un anno di ingressi. “Si chiude l’anno del record assoluto di visitatori nella storia del Mann, con un incremento del 10 per cento nel 2019 rispetto al già straordinario dato del 2018”, commenta il direttore Paolo Giulierini. “Con orgoglio, che voglio condividere con la città e il mio staff, possiamo definirci sempre più ‘il Museo Archeologico Nazionale’ , il primo del Paese come forza attrattiva, custode dell’antichità classica e ambasciatore dell’Italia del mondo. I nostri tesori, per lo più provenienti dagli sterminati depositi, quest’anno sono stati ammirati in tutti i continenti da 4 milioni di persone, dalla Russia agli States ed alla Cina, grazie a una politica che ci porta quotidianamente a dialogare con le più grandi istituzioni internazionali. Nel 2020, saremo testimonial anche alle olimpiadi di Tokyo. Tornando a Napoli, che sta vivendo un felice momento per il turismo, proprio in virtù di essere il museo pubblico largamente più visitato, abbiamo puntato molto sulla rete con i tanti siti Extramann. L’obiettivo è di crescere insieme, e i risultati già si vedono. Un ringraziamento va alla Regione Campania per aver sostenuto mostre importanti come ‘Canova e l’antico’ e alla Direzione Generale Musei del Mibact. Per concludere, abbiamo lavorato quest’anno con otto cantieri aperti, per costruire un Mann più bello, fruibile al 100 per cento, ed anche in questi giorni di festa non si è fermata l’opera di riallestimento delle sale pompeiane. Nel 2020, vi aspettiamo con la nuova sezione preistoria, le grotte di Lascaux per la prima volta in Italia, gli Etruschi al Mann e la grande mostra sui Gladiatori. Mi fa piacere inoltre ricordare la nascita di Mann in Campus con la Federico II, progetto pilota in Italia definito con il rettore e neo ministro Gaetano Manfredi. Apriremo le porte agli studenti già nel corso di questo anno accademico”.

La locandina della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” dal 12 dicembre 2019 al 9 marzo 2020

Nella sala 90 del Mann è allestita la mostra “Maresistere” (foto Mann)

Una tavola della guida per bimbi “Thalassa. Tra mare e stelle” (foto Mann)

Intensa la programmazione delle feste natalizie al Mann: nel Salone della Meridiana, allestita la mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, che presenta quattrocento reperti sulle antiche civiltà del Mediterraneo, con un focus (stazione Neapolis) dedicato anche al porto di Napoli. All’esposizione, che sta ottenendo un ampio successo di pubblico e critica (partita, sulla pagina Facebook del Mann, la campagna social #Occhioathalassa per condividere scatti dei capolavori più amati dai visitatori), sono legati tre percorsi di approfondimento: “Pe’ terre assaje luntane”, viaggio fotografico che racconta l’emigrazione ischitana verso le Americhe; “Carte. La rappresentazione del mondo da Omero a Mercatore”, nuova occasione di valorizzazione del patrimonio della Biblioteca del MANN; “Maresistere”, originalissima creazione di Roxy in The Box, che ricostruisce, nella sala 90 dell’Archeologico, la stanza di un napoletano trasferitosi ad inizio Novecento negli States. Sempre per promuovere l’exhibit sulle meraviglie sommerse dal Mediterraneo, sarà in dono all’infopoint dell’Archeologico, a partire dal 6 gennaio 2020, il racconto illustrato per bambini (6/10 anni) “Thalassa. Tra mare e stelle”. Questa particolare guida kids (ideazione e curatela: Servizi Educativi del Mann; testi: Roberta Bellucci e Antonio Coppa; illustrazioni originali ad acquerello: Marianna Canciani) permette ai piccoli visitatori ed ai loro genitori di addentrarsi in un itinerario tematico attraverso le opere del Mann (una selezione di capolavori sia inclusi nella mostra “Thalassa”, sia normalmente esposti nelle collezioni del Museo). E il giorno dell’Epifania, previsto un ulteriore regalo: per favorire la presenza di famiglie con bambini al Mann, soltanto un genitore pagherà l’ingresso, mentre l’altro accederà gratuitamente.

Nell’atrio del Mann è allestito “Presepe Felix”, a cura dell’Associazione Presepistica Napoletana (foto Mann)

La locandina della mostra al Mann “Vincendo il tempo” di Riccardo Dalisi

Il lago Poopo: è l’immagine di Mauricio Lima scelta come “testimonial” della mostra “Capire il cambiamento climatico – Experience exhibition” al Mann

Il museo Archeologico nazionale di Napoli inizierà il 2020 anche all’insegna dell’attenzione all’arte contemporanea: in Atrio e nella collezione Farnese, con un corollario nel Giardino delle Fontane, presentata al pubblico la mostra “Vincendo il tempo” di Riccardo Dalisi; nella Sala del Toro Farnese, possibile sorridere e riflettere con i quaranta fotomontaggi di “Fuga dal Museo”, realizzati da Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla; nella sezione degli Affreschi, nuovo sguardo al paese del dragone con “Il contemporaneo per l’archeologia. Artisti cinesi al MANN”. Da non perdere (per ragazzi, e non solo), l’experience exhibition “Capire il cambiamento climatico”, progettata in collaborazione con National Geographic Society per conoscere cause ed effetti del riscaldamento globale. In atmosfera natalizia, da ammirare in Atrio il suggestivo “Presepe Felix” (a cura dell’Associazione Presepistica Napoletana e con il sostegno della Regione Campania), accostato agli scatti di “Fotografare il MANN tutto l’anno” ed alle tavole del calendario 2020 della Scuola Italiana di Comix. Per trovare un trait d’union immaginifico tra i visitatori di tutti gli istituti culturali del mondo, sino alla conclusione delle feste sarà in calendario la personale di Massimo Pacifico, “Effetto Museo”. Possibile ammirare collezioni permanenti ed esposizioni del Mann durante tutte le giornate festive: aperture straordinarie il 31 dicembre (ore 9-14) ed il 1° gennaio (ore 14-19.30), consueti orari (ore 9-19.30) nelle altre date. Il 5 gennaio 2020, per l’iniziativa ministeriale #Domenicalmuseo, l’ingresso sarà gratuito. Sino al 12 gennaio, inoltre, sarà OpenMannFest: presso la biglietteria del Museo, gli abbonamenti annuali saranno venduti a prezzi promo (15 euro per adulti, 30 per famiglie, 10 per young; nell’opzione “Academy”, per studenti universitari iscritti a qualsiasi corso di laurea o scuola di specializzazione, senza limiti di età, il costo è di 5 euro).