Convegno internazionale “Ecosistemi musicali dell’antica Europa. Popoli, confini, patrimonio”: tre giorni di incontri tra Padova, Adria, Ravenna, Ferrara e Voghiera, in presenza e on line, per esplorare il mondo sonoro dell’antichità
Dal 12 al 14 giugno 2025, il convegno internazionale “Ecosistemi musicali dell’antica Europa. Popoli, confini, patrimonio”: tre giorni di incontri tra Padova, Adria, Ravenna, Ferrara e Voghiera per esplorare il mondo sonoro dell’antichità: strumenti musicali, pratiche acustiche, oggetti sonori e il loro significato nei contesti archeologici e culturali dell’Europa antica. Il convegno, parte del progetto PRIN MUSE – MUSical Ecosystems of Ancient Northern Italy, riunisce esperti da tutta Europa per discutere il valore del patrimonio musicale antico, tra ricerca, conservazione e valorizzazione museale. Convegno in presenza e in diretta streaming sui canali YouTube dei Dipartimenti.
PADOVA, ANTEPRIMA GIOVEDÌ 12 GIUGNO 2025. Dipartimento dei Beni culturali. Nell’aula Sartori, dopo i saluti istituzionali, relazione introduttiva di Paola Dessì (università di Padova) e Donatella Restani (università di Bologna) “Il PRIN MUSE: saperi, metodi e prospettive di valorizzazione delle conoscenze per le comunità”: 12, Keynote Speaker Daniela Castaldo (università del Salento) “Dall’archeologia musicale all’antropologia sonora: un nuovo sguardo”.
ADRIA, PROGRAMMA DEL 12 GIUGNO 2025. Museo Archeologico nazionale, alle 15, saluti della direttrice Alberta Facchi “Il Museo di Adria e il progetto MUSE”. PRIMA SESSIONE – Musealizzare gli strumenti musicali del mondo antico: il sonaglio di Adria Chair Paola Dessì. Alle 15.20, Paola Dessì (università di Padova) “Storie, esperienze sensoriali e accessibilità: un processo dialettico per la restituzione della multidisciplinarità della ricerca”; 15.40, Stefano Betto, Nicola Betto e Riccardo Soldati (TMB) “La ricerca pubblica e il mondo industriale: le indagini diagnostiche sui reperti di interesse sonoro e musicale”; 16, Anna Paola Fabbrocino, Andrea Franceschini, Niccolò Merendino, Giulio Pitteri e Antonio Rodà (università di Padova) “Un’istallazione interattiva per l’esplorazione multimodale del sonaglio di Adria”; 16.20, Alberta Facchi e Stefano Buson (museo Archeologico nazionale di Adria) “La rilettura di alcuni reperti in bronzo dalla tomba 39: possibili sonagli?”; discussione; 17, visita al museo Archeologico nazionale di Adria.
RAVENNA, PROGRAMMA DI VENERDÌ 13 GIUGNO 2025. Dipartimento di Beni Culturali Sala Conferenze, alle 9.45, saluti istituzionali; 10, Keynote speaker Raquel Jiménez Pasalodos (Universidad de Valladolid) “Digging in Museums: The Valorization of Archaeo-Musicological Heritage from Early 20th Century Excavations through Case Studies from the Iberian Peninsula”; pausa. SECONDA SESSIONE – MUSical Ecosystems in Veneto e Emilia-Romagna Chair Daniela Castaldo. Alle 11, Franco Marzatico (dirigente generale Unità di missione strategica soprintendenza per i Beni e le Attività culturali Provincia autonoma di Trento) “La syrinx in Triveneto tra realia e rappresentazione: alcune considerazioni sui contesti di rinvenimento”; 11.20, Mario La Rosa e Laura Noviello (università di Padova) “MUSE in Veneto: aggiornamenti su censimento e catalogazione dei reperti sonori e nuovi dati emersi”; 11.40, Chiara Pizzirani (università di Bologna) “Oggetti sonori nelle sepolture etrusche: qualche riflessione sui contesti di Bologna e di Spina”; 12, Giovanna Casali (università di Bologna) “L’operazione di censimento come base di conoscenza: i reperti archeologici di interesse musicale nei Musei dell’Emilia-Romagna”; discussione. TERZA SESSIONE – MUSE in dialogo con istituzioni museali e progetti internazionali Alle 15, Eleonora Rocconi (università di Pavia) e Sonia Martone (museo nazionale degli Strumenti Musicali di Roma) “Gli strumenti musicali romani della collezione Gorga al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma: indagine, studio, catalogazione e valorizzazione”; 15.20, Giuseppe Lepore, Paola Budano (università di Bologna) e Nicoletta Frapiccini (Antiquarium statale di Numana) “Testimonianze musicali nei Musei marchigiani: prospettive di studio”.
FERRARA, PROGRAMMA DI SABATO 14 GIUGNO 2025. Museo Archeologico nazionale, sala delle Carte Geografiche: alle 10, saluti del direttore Tiziano Trocchi “Il Museo di Ferrara e il progetto MUSE”; alle 10.20, Keynote Speaker Alexandre Vincent (Université Lumière Lyon 2) “Cornua pompeiani: dal I al XXI secolo d.C.”. QUARTA SESSIONE – Nuove indagini sull’aerofono di Voghenza Chair Donatella Restani. Alle 11.15, Peter Holmes (London) “The Roman Brass Instrument Mouthpiece: Tuba, Cornu or Bucina? – Can we tell which?”; 12, visita al museo Archeologico nazionale di Ferrara.
VOGHIERA (Fe), PROGRAMMA DI SABATO 14 GIUGNO 2025. Museo civico di Belriguardo, sala delle Bifore: alle 14.30, saluti dell’arch. Moreno Po “Il Museo di Belriguardo e il progetto MUSE”; 14.50, Fede Berti (Ferrara) e Cristina Servadei (Rimini) “Natura e funzioni dell’edificio di Vicus Habentia: i dati planimetrici, strutturali e i ritrovamenti”; 15.10, Marco Bonino (Bologna) “Auletes e keleustes, hortator e pausarius, riflessioni sulla voga delle navi a remi antiche”; 15.30, Daniela Castaldo (università del Salento) “Aerofoni di bronzo e segnali sonori nella flotta romana”; 15.50, Gabriele Bitelli e Anna Forte (università di Bologna) “Scansione e modellazione 3D ad alta risoluzione con tecniche geomatiche”; 16.10, Antonio Rodà, Andrea Franceschini e Giulio Pitteri (università di Padova) “Proposte per un’esposizione sonora dell’aerofono di Voghenza”; 17, visita al museo civico di Belriguardo; conclusioni.
Ferrara. Al museo Archeologico nazionale “A spasso con il direttore…”: visita guidata alle collezioni di Spina con il direttore Trocchi
Domenica 13 aprile 2025, alle 15, si va “A spasso con il direttore…”. Tiziano Trocchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara condurrà i visitatori alla scoperta di una delle più importanti collezioni al mondo di ceramica attica a figure rosse, quella dell’antica città di Spina. Alla stessa ora è previsto un laboratorio per bambini a cura del Gruppo archeologico ferrarese “Archeol’oca”, divertente gioco all’aperto per imparare miti, leggende e curiosità sull’antica città etrusca. Iniziative gratuite, ingresso con il biglietto del museo.
GEP 2024 in Emilia-Romagna. Ecco il programma da Marzabotto a Ferrara, da Pomposa a Sarsina a Russi
Sabato 28 e domenica 29 settembre 2024 tornano le GEP – Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days), la più estesa e partecipata manifestazione culturale d’Europa. Il tema di quest’anno è “Patrimonio in cammino”, un invito a scoprire e riscoprire cammini, vie di comunicazione, connessioni e reti che, oggi o in passato, hanno reso possibili relazioni e scambi fra i popoli e le culture e contribuito alla formazione della nostra identità. Nelle due giornate, i luoghi della cultura della direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna organizzano incontri, aperture straordinarie ed eventi volti a far conoscere e a promuovere il patrimonio culturale della regione.
Museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica di Kainua a Marzabotto: domenica 29 settembre 2024, “La via etrusca del travertino da Kainua a Labante”, archeo-trekking sulle tracce degli Etruschi in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Passeggiando nell’antica città etrusca di Kainua ci imbattiamo in una pietra largamente usata, soprattutto per la costruzione degli altari monumentali e delle tombe nelle necropoli: il travertino, detto anche “spongaa” in dialetto locale e derivante dal latino spongia “spugna”. Ma quali erano le sue caratteristiche e da dove arrivava fin qui questo materiale? Lo scopriremo con questo archeo-trekking che ci condurrà dal sito del museo nazionale Etrusco di Marzabotto alle grotte di Labante, un angolo incantato dell’Appennino Bolognese. Visiteremo la grotta, una vera eccellenza carsica del territorio, ma anche l’adiacente cava di travertino, fonte principale di materiale lapideo, probabilmente già sfruttata in antichità. Questa importante pietra giungeva alla Valle del Reno seguendo il torrente Aneva e Vergatello, e sarà proprio seguendo questo primo corso d’acqua che ripercorreremo i passi degli antichi etruschi. Ci imbatteremo in splendidi panorami, mulini ed essiccatoi per le castagne, ormai in disuso, ma importantissimi per l’economia montanara. Tra narrazioni, storiche, archeologiche, tradizioni ed etnobotanica esploreremo assieme un luogo davvero suggestivo. Costo: 15 euro. La quota comprende: escursione con guida ambientale escursionistica e archeologo al seguito, visita guidata dell’area archeologica dell’antica Kainua. La quota non comprende: ingresso al Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto e sito archeologico (4 euro, ingresso gratuito nei casi di legge e per i possessori di Card Cultura di Bologna); spese per raggiungere il punto di partenza/arrivo; pranzo al sacco; tutto quanto non menzionato in “La quota comprende”. Informazioni tecniche: ritrovo alle 9 al museo nazionale Etrusco di Marzabotto. Dopo una visita tematica della città si partirà in macchina alla volta delle Grotte di Labante, dove inizierà l’archeotrekking. È previsto un pranzo libero al sacco durante il percorso e termine dell’escursione attorno alle 17.30. Distanza: 9 km – dislivello: 350 mt – Durata: 6h di trekking + 2 h per la visita guidata. Equipaggiamento necessario: calzature da trekking con suola scolpita, pantaloni lunghi, eventuale materiale antipioggia, bandana/berretto estivo e occhiali da sole, crema protettiva solare, adeguata scorta di acqua (almeno 1,5 lt per partecipante), zaino tecnico da 20-30 lt con coprizaino antipioggia. Sono consigliati, ma non obbligatori, i bastoncini telescopici. La Guida si riserva di non accettare al trekking, anche sul posto la mattina della partenza, chi non venisse ritenuto idoneo in condizioni fisiche o equipaggiamento inadeguati.

L’abbazia di Pomposa e museo Pomposiano (foto mibact)
Abbazia di Pomposa e museo Pomposiano (Fe). Sabato 28 settembre 2024 in una cornice meravigliosa come la chiesa di S. Maria, fulcro del complesso abbaziale pomposiano, alle 20.30 in occasione delle Giornate Europee del patrimonio si esibiranno giovani e talentosi musicisti dell’auditorium Chamber Orchestra. Giovani col desiderio di imparare e crescere attraverso la formazione culturale e artistica. L’orchestra Auditorium è costituita da un gruppo di giovanissimi che proseguono gli studi di violino, teoria musicale e musica d’insieme. Essa si prefigge lo scopo di diffondere, sviluppare ed incoraggiare ogni attività ed iniziativa attinente al mondo della musica, incoraggiare lo studio della musica e degli strumenti musicali e raccogliere i musicisti in formazioni cameristiche ed orchestrali per la divulgazione della musica, sia tradizionale che moderna. Le giovani mani di questi musicisti proporranno al pubblico musiche sacre, liturgiche e classiche attraverso esecuzioni solistiche e di insieme. Apertura serale dalle 19.30 alle 22.30 (ultimo ingresso 21.45) Concerto ore 20.30 – Chiesa di S. Maria. Biglietto di Ingresso 1 euro. Auditorium Chamber Orchestra. Violoncello solista: Amèlie Viale. Violini solisti: Cecilia Webber e Letizia Bonato. Maestri accompagnatori: Biancamaria Targa e Nicola Breda. Direttore artistico: M° Danilo Lo Presti.

Il tempio romano scoperto a Sarsina (FC), l’antica Sassina (foto mic)
Museo Archeologico nazionale di Sarsina (FC). Sabato 28 settembre 2024, alle 16, “La città romana, spazi e forme dell’urbanistica sarsinate” visita guidata itinerante a cura del personale del Museo, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Domenica 29 settembre 2024, alle 10.30, “La Sarsina dei Vescovi”, visita guidata itinerante a cura del personale del Museo, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Ritrovo all’ufficio turistico/sala studi plautini via IV Novembre n. 13 Per info e prenotazioni 054794641 oppure drm-ero.muarchsarsina@cultura.gov.it

Pavimenti musivi nella villa romana di Russi (foto drm-em-rom)
Villa romana di Russi (Ra). Domenica 29 settembre 2024, “Festa della natura in città”: visite guidate alle 15 e alle 16 nell’area archeologica di Russi. La Pro Loco Russi collabora in questa giornata all’iniziativa URBAN NATURE promossa dal WWF, presso l’area di riequilibrio ecologico dalle 10 alle 18 per rendere evidente a chi vive nelle città italiane il valore della natura e la necessità di innovare il modo di pensare e pianificare gli spazi urbani, riconoscendo la centralità degli ecosistemi e delle reti ecologiche. In questa occasione la Pro Loco di Russi propone delle visite guidate alla scoperta della Villa romana che rappresenta uno degli esempi meglio conservati di villa urbano-rustica dell’Italia settentrionale. L’accesso all’area archeologica prevede un biglietto di euro 3 (escluse gratuità di legge), mentre per la visita guidata é gradita un’offerta libera alla Pro Loco di Russi. Saranno disponibili pubblicazioni e materiale promozionale al punto informativo.

Una sala del museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-em-rom)
Museo Archeologico nazionale di Ferrara. Domenica 29 settembre 2024, “Verso il Rinascimento: da Casa Romei a Palazzo Costabili”. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio nel 2024, che quest’anno hanno per tema il “Patrimonio in cammino”, si propone al pubblico un percorso fra due dei più importanti edifici del primo Rinascimento a Ferrara, entrambi sede di musei nazionali. Le visite alle architetture e ad alcuni ambienti interni che più le caratterizzano storicamente non si soffermeranno solo sul contesto cittadino ma anche sul loro inserimento in una trama di relazioni nazionali ed europee che ha permesso la circolazione di invenzioni formali e suggestioni culturali.

Il chiostro della Casa dei Romei a Ferrara (foto drm-er)
Museo di Casa Romei (apertura straordinaria): visite guidate all’edificio e alla Sala delle Sibille, alle 14.30 e 15.30, a cura di Marcello Goberti. Casa Romei (1443-1483) rappresenta in maniera esemplare il passaggio dell’architettura locale dalla tradizione tardogotica alle prime avvisaglie del Rinascimento. La decorazione della Sala delle Sibille richiama i perduti dipinti raffiguranti le profetesse eseguiti per la villa estense di Belriguardo nel 1447, che a loro volta si rifanno al ciclo pittorico realizzato dal toscano Masolino da Panicale nel palazzo romano del cardinale Giordano Orsini fra il 1430 e il 1434. Un secolo più tardi, alcune sale dell’edificio quattrocentesco saranno rinnovate e decorate con emblemi e fregi a grottesca per volontà del cardinale Ippolito II d’Este, secondo il gusto manierista che caratterizza la decorazione delle altre residenze del prelato ferrarese: Villa d’Este a Tivoli, i giardini del Quirinale a Roma, i palazzi di Fontainebleau e Chaalis in Francia. Nelle sale del Museo di Casa Romei sono oggi raccolti affreschi staccati e sculture provenienti da edifici cittadini andati distrutti.

Soffitto affrescato di Palazzo Costabili a Ferrara, sede del museo Archeologico nazionale (foto drm-em-rom)
Palazzo Costabili e museo Archeologico nazionale: visite guidate all’edificio e alla Sala del Tesoro, alle 15.30 e 16.30, a cura di Benedetta Caglioti e Marcello Toffanello. Durata delle visite guidate circa 30 minuti. Palazzo Costabili (1496-1517) deriva parte del suo fascino dal carattere incompiuto della sua monumentale architettura in cui si trovano congiunti caratteri del Rinascimento fiorentino, lombardo e ferrarese. L’edificio fu fatto costruire da Antonio Costabili, ambasciatore estense a Milano, che divenne tanto intimo di Ludovico il Moro da alimentare la leggenda che il palazzo fosse stato realizzato per lo Sforza. Nell’ultimo decennio del Quattrocento i rapporti fra il ducato estense e quello lombardo furono infatti strettissimi e rinsaldati da matrimoni incrociati e frequenti scambi culturali fra le due corti. A principio del Cinquecento il pittore ferrarese Benvenuto Tisi detto il Garofalo, affrescò la volta della Sala del Tesoro al piano terra dell’edificio, raffigurandovi personaggi maschili e femminili che si sporgono da una finta balaustra contro lo sfondo di un cielo azzurro che sembra sfondare la superficie muraria: un esercizio di abilità illusiva che chiaramente deriva dal celebre soffitto della Camera degli Sposi dipinta da Mantegna nel castello di San Giorgio a Mantova. Dal 1935 il palazzo è sede del Museo Archeologico Nazionale, in cui sono esposti i reperti provenienti dagli scavi della città etrusca di Spina.

Sala del museo Casa dei Romei a Ferrara (foto drm-em-rom)
Museo di Casa Romei (Fe). Sabato 28 settembre 2024, Salone d’Onore di Casa Romei, alle 17.30, conferenza di Carmelo Occhipinti (università di Roma “Tor Vergata”) su “Il cardinale Ippolito II d’Este e gli artisti, tra Italia e Francia. Nel corso della sua attività politica e diplomatica, il cardinale Ippolito II d’Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia, coltivò profondi interessi per le arti figurative, per l’architettura e la pittura moderna come per la statuaria antica, già prima che, giovanissimo, nel 1536, partisse per la corte di Francesco I di Valois. Carmelo Occhipinti ripercorrerà alcuni aspetti del mecenatismo e del collezionismo artistico di Ippolito II a partire dagli anni di Fontainebleau (quando il prelato ferrarese entrò in contatto con Benvenuto Cellini, Sebastiano Serlio e Francesco Primaticcio), fino alla grandiosa impresa dei giardini di Tivoli (alla quale collaborarono tra gli altri Pirro Ligorio, Girolamo Muziano, Federico Zuccari). Ingresso gratuito per la sola conferenza dalle 17. Carmelo Occhipinti, docente di Museologia e storia del collezionismo e Storia della critica d’arte all’Università di Roma Tor Vergata, è direttore della rivista Horti Hesperidum. Studi di storia del collezionismo e della storiografia artistica e delle relative collane editoriali. Fra i suoi numerosi libri si ricordano: Giardino delle Esperidi. Le tradizioni del mito e la storia di Villa d’Este a Tivoli (Roma 2009), L’arte in Italia e in Europa nel secondo Cinquecento (Torino 2012), Cloni di Leonardo. Scritti su arte, umanesimo e tecnologia (Roma 2020). Apertura serale straordinaria, 19.30 – 22.30: visita guidata alle 21, “Un viaggio nella notte di San Michele alla scoperta del patrimonio della Chiesa di Sant’Andrea”. Il 28 settembre 2024, l’ultimo giorno della quaresima di San Michele, il Museo di Casa Romei propone un itinerario tematico ispirato all’Arcangelo, magnificamente raffigurato nell’opera di Andrea Ferreri che in origine arricchiva la chiesa di Sant’Andrea. Altri affreschi, lapidi e sculture provenienti dall’antico monastero ormai ridotto a rovina e oggi conservati in museo verranno presentati al pubblico attraverso un viaggio nei secoli all’interno della domus magna di Giovanni Romei. Visita guidata a cura di Marcello Goberti. Ingresso a prezzo simbolico di 1 euro.
Novità editoriali. “SP87: una nuova strada per l’archeologia della pianura bolognese 1. L’età del Ferro” a cura di Tiziano Trocchi e Melissa Della Casa (All’Insegna del Giglio)

Copertina del libro “SP87: una nuova strada per l’archeologia della pianura bolognese 1. L’età del Ferro” a cura di Tiziano Trocchi e Melissa Della Casa (All’Insegna del Giglio)
Tiziano Trocchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara, che ne ha curato l’edizione con Melissa Della Casa, archeologa alla Phoenix Archeologia Srl, lo ha definito “Il compimento di un percorso ricco di soddisfazioni dallo scavo alla pubblicazione, grazie al lavoro di molti”. Il libro, edizioni All’Insegna del Giglio, è “SP87: una nuova strada per l’archeologia della pianura bolognese 1. L’età del Ferro”. Questo primo volume, parte della collana “Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna”, dedicato alle ricerche archeologiche attuate in collegamento alle opere previste dal progetto per la “Variante alla Strada Provinciale n. 4 – Galliera” (ora SP87 “Nuova Galliera”) si concentra sui ritrovamenti – e sugli scavi archeologici – relativi all’età etrusca, compresa tra i secoli VIII e VI a.C. I ritrovamenti preromani hanno riguardato sostanzialmente l’area del nuovo sottopasso di Funo (tra la via di Funo e la SP3), dove in effetti il progetto edile prevedeva di raggiungere profondità considerevoli, che hanno permesso di toccare i piani e i paesaggi sepolti di età antica, coperti da alcuni metri di sedimenti alluvionali. Si tratta di un insediamento rurale contraddistinto dalla presenza di opere di chiusura, palizzate, che dovevano circondare settori coltivati e compound abitativi al tempo stesso, il tutto collegato a un’ingente e ricca necropoli in grado di far luce sul popolamento dell’età del Ferro a nord di Bologna.
Ferrara. Per GEA 2024 il museo Archeologico nazionale propone la mostra “Che Delizia Belfiore! Un progetto di archeologia partecipata per Ferrara: work in progress” su uno scavo in corso a Ferrara sulle tracce della Delizia estense di Belfiore

Lo scavo archeologico della Delizia estense di Belfiore a Ferrara (foto sabap-fe)
Al museo Archeologico nazionale dei Ferrara, per le Giornate europee dell’archeologia, sabato 15 e domenica 16 giugno 2024, viene aperta una piccola esposizione ospitata nella settecentesca Sala degli Stucchi dal titolo “Che Delizia Belfiore! Un progetto di archeologia partecipata per Ferrara: work in progress”. La mostra espone i risultati di uno scavo archeologico attualmente in corso a Ferrara grazie ad un progetto triennale di archeologia partecipata e pubblica, ideato e diretto dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Bologna Modena Reggio Emilia e Ferrara e realizzato a cura del Gruppo archeologico ferrarese, con l’apporto degli studenti del liceo Scientifico “A. Roiti” e del liceo Classico “L. Ariosto” di Ferrara, con il supporto della Provincia di Ferrara, del Consorzio di Bonifica di Ferrara e finanziato dal Comune di Ferrara. Il progetto si popone di riscoprire la storia dell’antico Palazzo Belfiore costruito da Alberto d’Este attorno al 1388 e andato in rovina nei secoli successivi; coinvolgere studenti e cittadinanza sull’importanza della conoscenza e della conservazione dei propri beni culturali ed infine valorizzare un’area verde dalle grandi potenzialità e restituirla alla cittadinanza.
Notte dei Musei 2024. Ingresso serale a 1 euro. Ecco alcune proposte a Torino, Sirmione, Desenzano, Verona, Este, Fratta Polesine, Adria, Altino, Cividale, Aquileia, Ferrara, Bologna, Villanova, Marzabotto
Sabato 18 maggio 2024 torna la Notte Europea dei Musei, l’iniziativa promossa dal ministero della Cultura francese e patrocinata dall’UNESCO, dal Consiglio d’Europa e dall’ICOM, che si svolge in contemporanea in tutta Europa con l’obiettivo di incentivare e promuovere la conoscenza del patrimonio e dell’identità culturale nazionale ed europea. Il ministero della Cultura anche quest’anno partecipa alla manifestazione, giunta alla ventesima edizione, con l’apertura serale dei musei e dei luoghi della cultura statali al costo simbolico di 1 euro (eccetto le gratuità previste per legge). Le aperture straordinarie saranno arricchite da eventi e iniziative organizzati in collaborazione con enti e associazioni, per far conoscere le attività degli Istituti e promuovere la conoscenza del patrimonio culturale in un’atmosfera particolarmente suggestiva.
ECCO ALCUNE IDEE NELLE REGIONI DEL NORD ITALIA.
Museo Egizio di Torino. In occasione della Notte Europea dei Musei, il 18 maggio 2024 il Museo Egizio sarà aperto dalle 20 alle 24 a tariffa ridotta. Prenota il tuo biglietto https://egizio.museitorino.it/eventi/notte-dei-ricercatori/.
Grotte di Catullo (Sirmione, BS). In occasione della Giornata internazionale dei Musei di Icom international, sabato 18 maggio 2024, le Grotte di Catullo accolgono i volontari di protezione civile nell’ambito di “IO NON RISCHIO”, la campagna di comunicazione pubblica sulle buone pratiche con cui ciascuno di noi può contribuire a ridurre i rischi naturali e causati da attività umana. Partecipazione inclusa nel biglietto di ingresso del Museo.
Villa romana e Antiquarium di Desenzano del Garda (Bs). Tornano a risuonare le voci di alcuni tra i principali poeti contemporanei nei musei della Direzione regionale Musei della Lombardia, grazie alla collaborazione con la Casa della Poesia di Baronissi (SA). Il primo appuntamento è alla Villa Romana di Desenzano del Garda il 18 maggio 2024, alle 21, per la Notte dei Musei, con “Le stelle a chi lavora”, reading del grande poeta spagnolo Juan Carlos Mestre accompagnato dal fisarmonicista Cuco Pérez. Juan Carlos Mestre (Villafranca del Bierzo,1957), poeta e artista visuale, è una voce fondamentale del panorama poetico contemporaneo spagnolo. Cantastorie visionario, crea immagini nelle quali realtà e invenzione si intrecciano in atmosfere incantate. Cuco Pérez (Segovia, 1959) è un fisarmonicista, compositore e spagnolo noto per aver collaborato con numerosi gruppi e artisti della scena musicale spagnola, tra i primi a introdurre la fisarmonica nel flamenco. Prenotazione consigliata al link: https://bit.ly/4drownF. In occasione della Notte Europea dei Musei il biglietto di ingresso sarà di 1 euro.
Museo archeologico nazionale di Verona. È sold out l’evento proposto per la Notte europea dei Musei: è stato raggiunto il numero massimo di partecipanti. L’apertura serale straordinaria è dalle 19.30 alle 22.30, con ingresso al prezzo simbolico di 1 euro. Alle 20 e alle 21.15 lo Staff del Museo accompagnerà i visitatori in una visita guidata insolita, al buio, seguendo la luce di poche torce a led. I reperti archeologici della preistoria, illuminati singolarmente, riemergeranno dal lontano passato in cui sono stati realizzati, per essere visti con gli occhi moderni, riportandoci indietro nel tempo quando, di notte, le tenebre avvolgevano ogni cosa.

Museo nazionale Atestino di Este (Pd). Il museo nazionale Atestino sarà straordinariamente aperto anche di sera, dalle 19.30 alle 22.30 (ultimo ingresso alle ore 22.00): a partire dalle 19.00 il biglietto avrà il costo simbolico di 1 euro. Alle 20.30 e 21.30 c’è la possibilità di visitare la mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi” accompagnati da una guida d’eccezione, la direttrice del museo Benedetta Prosdocimi (visita compresa nel biglietto d’ingresso).
Museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro). In occasione della Notte Europea dei Musei 2024, sabato 18 maggio 2024, il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine rimarrà aperto oltre il consueto orario, anche dalle 19.30 alle 22.30 assieme alla palladiana Villa Badoer, patrimonio Unesco. I due enti daranno, inoltre, vita alle 21 ad una visita guidata congiunta delle strutture per una notte dedicata alle stelle tra arte ed archeologia a cura di Maria Letizia Pulcini, direttrice del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, e di Elisa Garavello di AquaLab. Un percorso tra mito e firmamento attraverso i reperti, le divinità e le decorazioni del museo Archeologico nazionale e dei saloni di Villa Badoer, all’insegna di una serata assolutamente…stellare. Costi di ingresso: 1 euro Villa Badoer + 1 euro museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine. Prenotazioni obbligatorie visita guidata: +39 366 3240 619 oppure info@villabadoer.it, https://www.beniculturali.it/…/museo-di-fratta-polesine….
Museo Archeologico nazionale di Altino (Ve). Sabato 18 maggio anche ad Altino torna la Notte europea dei Musei: dalle 19 alle 22 si possono visitare il Museo e la mostra “Antenati altinati” al costo simbolico di 1 euro; alle 20.30 il personale del Museo accoglierà i visitatori con la visita guidata “Destinazione: Altino!”, nella quale i reperti diventeranno protagonisti di un racconto dedicato alle contaminazioni e ai dialoghi fra culture differenti presenti nel territorio altinate dal VI secolo a.C. fino all’età romana. La visita è gratuita e su prenotazione: 0422789443, drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it. Orari di accesso: le aree archeologiche saranno visitabili fino al tramonto; la chiusura della biglietteria è prevista alle 21.30. Si può acquistare il biglietto anche online al link bit.ly/bigliettimuseoaltino.
Museo Archeologico nazionale di Cividale (Ud). Sabato 18 maggio 2024, in occasione della Notte europea dei Musei, il museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli propone, alle 18.30 e alle 20.30, una visita guidata per famiglie e laboratorio creativo miniMAN “MANi in Pasta: creazione di fibule longobarde”. Durante il laboratorio verranno realizzate fibule a sbalzo “alla longobarda” su lamina anodizzata rame. Durata attività: 1h e 30 circa. Età consigliata: 9-13 anni. Attività gratuita con prenotazione obbligatoria. Per informazioni e prenotazioni: Tel. 0432 700700. mail: museoarcheocividale.biglietteria@cultura.gov.it.
Musei di Aquileia (Ud). Sabato 18 maggio 2024, in occasione della Notte Europea dei Musei 2024, si può accedere ai musei di Aquileia in un orario inconsueto. Il museo Archeologico nazionale di Aquileia resterà aperto dalle 10 del mattino fino alle 22. La biglietteria e il bookshop chiuderanno alle 21. Dalle 19 l’ingresso scenderà a 1 euro. Il Museo Paleocristiano sarà aperto al mattino, con il consueto orario 8.30-13.30, e poi di nuovo la sera, dalle 19 alle 22. L’ingresso come sempre sarà gratuito. Per maggiori informazioni: 0431 91016 / museoaquileiaeventi@cultura.gov.it.
Museo Archeologico nazionale di Ferrara. Il 18 maggio 2024 si festeggia insieme la Notte europea dei Musei con l’apertura straordinaria dalle 17 alle 20 (ultimo ingresso alle 19.30). Ingresso 1 euro.
Musei civico Archeologico di Bologna. In occasione della Giornata Internazionale dei Musei e Notte Europea dei Musei il museo civico Archeologico prolungherà il suo orario di apertura fino alle 24. Dalle 20 alle 24 sarà possibile visitare il museo acquistando il biglietto ad 1 euro. Con il biglietto del museo sarà possibile partecipare gratuitamente alle visite guidate a cura delle archeologhe di ASTER e usufruire del servizio di mediazione nelle sale. Le iniziative rientrano nel programma 2024 della Notte Europea dei Musei e della Giornata Internazionale dei Musei coordinato da Città metropolitana di Bologna e Settore Musei Civici Bologna. Gli eventi fanno parte di Bologna Portici Festival 2024, progetto promosso e coordinato dal Settore Cultura e Creatività del Comune di Bologna. VISITE GUIDATE. Alle 20.30: “Sulle tracce degli antichi etruschi fra nuove e antiche scoperte” a cura di Anna Serra. Altro che musei polverosi e immobili! Vieni con noi a scoprire le più recenti novità su Bologna etrusca. Esploreremo insieme le novità emerse negli scavi archeologici degli ultimi anni e le ricerche in corso per comprendere quanto ancora ci sia da indagare nel passato della città che attraversiamo quotidianamente. Alle 22: “La collezione egiziana del Museo tra collezionismo e ricerca” a cura di Serena Nicolini. La visita è l’occasione per esplorare la storia della collezione egiziana, che celebra i 30 anni dell’attuale allestimento, dalle prime acquisizioni alla pratica del collezionismo ottocentesco. Attraverso una selezione di reperti, sarà possibile illustrare come le metodologie di studio, di analisi e di restauro siano cambiate nei secoli fino ad arrivare a descrivere le ricerche più recenti svolte all’interno della collezione e che coinvolgono gli oggetti esposti. MEDIAZIONE: dalle 20 alle 23 i visitatori potranno usufruire di un servizio di mediazione museale secondo due diverse modalità: 1. CHIEDI ALL’ARCHEOLOG*. Un mediatore sarà a disposizione del pubblico per indirizzare nella visita e rispondere alle libere domande e curiosità sulle collezioni del Museo. Per “aprire tutti gli scrigni” del museo, la postazione del mediatore si sposterà fra le sale secondo uno schema che verrà consegnato con il biglietto. 2. TUTTI AL MUSEO ARCHEOLOGICO (fino ad esaurimento posti, max 10 persone per turno). Nei medesimi orari sarà poi possibile fare un’esperienza al Museo accompagnati da una mediatrice del progetto Musei Innovativi e Aperti che ha l’obiettivo di avvicinare al patrimonio culturale pubblici differenti per età e provenienza, favorire l’inclusione sociale e promuovere la partecipazione attiva alla vita culturale cittadina. Ad ogni ora sarà possibile seguire alternativamente una delle seguenti attività, secondo uno schema che verrà consegnato con il biglietto: “Toccare” l’Antico Egitto | Esplorando anche con le dita, grazie alle copie di alcuni importanti reperti, sarà possibile seguire un percorso di approccio alla ricca collezione egizia del museo, la terza per importanza in Italia. Sperimentazioni | A partire dal racconto di reperti importanti esposti nella Collezione Greca e nella Sezione dedicata a Bologna etrusca, si offre un percorso speciale che riflette sul concetto di sperimentazione e incontro.
MUV – Museo della civiltà Villanoviana a Castenaso (Bo). “Una notte nel villaggio villanoviano”: in occasione della Notte Europea dei Musei il MUV apre le sue porte dalle 20 alle 23 per una serata eccezionale, completamente gratuita. Il giardino ospiterà un accampamento Villanoviano notturno con dimostrazione di antichi mestieri. Mentre in Museo si terranno laboratori di ceramica, scrittura etrusca e tessitura in collaborazione con l’associazione Legiones in Agro Boiorum e con la Comunità ellenica dell’Emilia Romagna. Da non perdere poi le visite guidate con l’archeologa. Le ricostruzioni storiche sono a cura dell’associazione di rievocazione storica Legiones in Agro Boiorum. Stand gastronomico di cucina greca a cura della Comunità Ellenica dell’Emilia Romagna dalle 19. Ingresso gratuito. Prenotazione: 051780021 oppure muv@comune.castenaso.bo.it
Museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo). Sabato 18 maggio 2024, alle 16, in occasione della giornata internazionale dei Musei dedicata al tema 𝑀𝑢𝑠𝑒𝑖, 𝑖𝑛𝑛𝑜𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎, il museo nazionale Etrusco di Marzabotto vi invita a un talk sul tema “Kainua e l’alluvione. Idraulica etrusca e sostenibilità ambientale”. A un anno dall’alluvione che ha colpito il territorio di Marzabotto nel maggio 2023, Patrizia Cirino, Elisabetta Govi e Denise Tamborrino condurranno i partecipanti in una riflessione sui temi della sostenibilità ambientale a partire dal rapporto uomo/paesaggio e dalle osservazioni condotte sui resti archeologici di Kainua. L’acqua è l’elemento sacro per gli Etruschi. Acque captate, canalizzate, deviate, sacralizzate definiscono un ricco dossier di interventi che l’archeologia riesce a documentare, a testimonianza di una sapiente gestione delle risorse naturali da parte degli Etruschi nella città di Marzabotto e nel territorio dell’Etruria padana. Come passato e presente possono essere interconnessi e fornire chiavi di lettura e insegnamenti per affrontare le sfide del cambiamento climatico? Intervengono Patrizia Cirino, responsabile area Educazione e Mediazione culturale, direzione regionale Musei Emilia-Romagna; Elisabetta Govi, professoressa ordinaria di Etruscologia, dipartimento Storia Culture Civiltà, università di Bologna; Denise Tamborrino, direttrice del museo nazionale Etrusco di Marzabotto. Evento a cura del museo nazionale Etrusco di Marzabotto e del dipartimento Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna. Partecipazione gratuita.
Ferrara. Al museo Archeologico nazionale si replica “Thesaurus Musicae”: visita guidata nella sala del Tesoro e concerto di musica rinascimentale
Al museo Archeologico nazionale di Ferrara si replica “Thesaurus Musicae”. Appuntamento domenica 14 aprile 2024 nella sala del Tesoro alle 14.30 e alle 15.30. Verranno organizzati, su prenotazione, due piccoli gruppi da 15 persone, che assisteranno ad una spiegazione, a cura dell’università di Ferrara, delle opere presenti nella sala del Tesoro e a seguire un concerto di musica rinascimentale dal vivo a cura degli studenti dell’area antica del Conservatorio G. Frescobaldi. Musiche di John Dowland (1563- 1626) con Maryfe Singy, soprano, e Alessio Zaccaria, liuto. Ingresso con biglietto del museo. Prenotazione obbligatoria al numero 0532 66299 o per mail: drm-ero.archeologico-fe@cultura.gov.it.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia Alessandra Leonardi e Simone Lucciola ci portano “Sulla rotta di Spina”, ultimo appuntamento con gli itinerari guidati alla mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo” che chiude il 7 aprile

Cratere a figure rosse con l’indovino Fineo perseguitato dalle Arpie, proveniente dalla tomba 44C di Valle Pega e conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-er)
Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra “Spina Etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo” è giunta al capolinea: chiude domenica 7 aprile 2024. E con essa anche le speciali visite guidate del ciclo “Sulla rotta di Spina”. Ne rimane ancora una, l’ultima, sabato 6 aprile 2024, alle 11.30: Alessandra Leonardi e Simone Lucciola porteranno i visitatori alla scoperta di molti miti legati alla città etrusca di Spina scoperta nel 1922 nelle Valli di Comacchio. Tra questi miti ce n’è uno raffigurato in un cratere a figure rosse, proveniente dalla tomba 44C di Valle Pega e conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara, un mito affascinante: in esso è raffigurato l’indovino Fineo, seduto su una roccia, mentre viene perseguitato dalle Arpie che gli rubano il cibo. Visita guidata compresa nel costo del biglietto su prenotazione all’indirizzo: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi all’accoglienza salvo disponibilità.
Roma. Il museo nazionale Etrusco pubblica on line “Rasna. Una serie etrusca”, un video-racconto in 19 puntate, di e con Valentino Nizzo, a corollario della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”. Ecco altri tre episodi: il 4. sui Giganti, il 5. sul cratere dei Sette contro Tebe, e il 6. sulla scoperta di Spina


Locandina della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia dal 10 novembre 2023 al 7 aprile 2024
Quante volte ci siamo interrogati sul significato delle scene rappresentate sui vasi conservati nelle collezioni dei Musei? Un patrimonio di storie figurate tramandate fino a noi: paesaggi in fermo immagine, personaggi in movimento, miti perduti o metafore di storie contemporanee. Tutto questo traspare dalla lettura delle opere riemerse dalle sabbie di Spina, oltre cento anni fa, quando la sorpresa e la meraviglia colse gli operai impegnati nei lavori di bonifica delle valli Trebba e Pega. Attraverso quelle raffigurazioni possiamo conoscere molto dell’immaginario collettivo nel mondo antico, possiamo rileggere il mito e anche riprodurre la realtà, con gli occhi dei Greci. Comincia così l’introduzione al quarto episodio del video-racconto in 19 puntate “Rasna. Una serie etrusca”, a cura e con Valentino Nizzo, fino a dicembre 2023 direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, prodotto dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, approfondimento della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”. Dopo aver conosciuto i primi tre episodi – 1. la Grande Etruria, 2. Ulisse ed Eracle, 3. Caere/Pyrgi e Delfi – (vedi Roma. Il museo nazionale Etrusco pubblica on line “Rasna. Una serie etrusca”, un video-racconto in 19 puntate, di e con Valentino Nizzo, per capire attraverso gli Etruschi e gli altri popoli con i quali hanno dialogato, in primis i Greci e poi i Romani, a corollario della mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”. Ecco i primi tre episodi: la Grande Etruria, Ulisse ed Eracle, Caere/Pyrgi e Delfi | archeologiavocidalpassato) ecco altri tre video-racconti: il 4, 5 e 6.

Cratere a calice a figure rosse attribuito al Pittore dei Satiri Villosi, con gigantomachia, conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-er)
“I Greci avevano una parola precisa per designare condotte che si allontanavano dalla loro idea di morale o del vivere civile: hybris”, spiega Valentino Nizzo. “In italiano la rendiamo solitamente con un termine un po’ desueto, tracotanza, che tuttavia sarebbe assai opportuno ancora per descrivere molte situazioni che affliggono il nostro quotidiano. La hybris per eccellenza negli scenari del mito era quella dei Giganti, esseri divini dalla forza iperbolica, nati dalla terra e dunque a partire dall’ellenismo – ma io ritengo anche prima – rappresentati con la parte inferiore del corpo anguipede, cioè terminante con dei serpenti. Una delle loro rappresentazioni più efficaci è quella dei rilievi dell’altare di Pergamo, oggi a Berlino. Nel V secolo, tuttavia, la loro immagine non differisce da quella degli Dei con i quale avevano intrapreso una drammatica lotta per il controllo dell’Olimpo, come possiamo vedere nei due splendidi vasi con gigantomachia del museo Archeologico nazionale di Ferrara protagonisti del quarto video di “Rasna. Una serie etrusca”. L’unica differenza, tuttavia essenziale, riguarda le modalità di combattimento che li vede agire unicamente lanciando pietre colossali, grandi spesso come isole, al punto che i Greci riconducevano alla loro azione alcuni dei loro arcipelaghi. Si trattava dunque di un modo barbaro e incivile di lottare, al quale gli Dei dell’Olimpo contrapponevano le loro molteplici abilità, chi col fulmine, chi con il tridente, chi con forse meno efficaci kantharoi o fiaccole. Se, tuttavia, non avessero avuto l’aiuto di un mortale gli Dei non sarebbero mai riusciti a prevalere. Ma non un mortale qualunque. Eracle che con questa impresa, più che con le dodici fatiche, aveva meritato la sua apoteosi sull’Olimpo. Ma cosa c’entrano con tutto questo gli Etruschi? – si chiede Nizzo -. La loro tracotanza era proverbiale, sempre agli occhi dei Greci e la loro presunta discendenza da un popolo semidivino e immerso nel mito come i Pelasgi aveva forse favorito la loro assimilazione ai figli della terra, abili con le pietre così come si riteneva lo fossero i proverbiali costruttori delle mura cosiddette pelasgiche. Ma a questa analogia si aggiungevano forse anche degli elementi storici legati alla prima battaglia di Cuma nella quale Aristodemo nel 524 a.C. aveva sconfitto una temibile armata guidata dai Tirreni del golfo Ionio, quelli dell’area Padana dove contemporaneamente nasceva Spina”.
“4. ETRUSCHI E GIGANTI”. “Tra le più grandi perdite del mondo antico figura senza dubbio la scomparsa di gran parte e degli affreschi in cui i Greci eccellevano”, spiega Nizzo. “Li conosciamo attraverso racconti indiretti, testimonianze frammentarie come quelle di Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia o di Pausania o di Strabone. Fanno rabbrividire rispetto a quello che possiamo immaginare sia andato perso per sempre. I pittori greci erano in grado di ingannare addirittura con effetti 3D. Ci sono racconti che descrivono uccelli che provano ad afferrare i grappoli d’uva dipinti così realisticamente da ingannare anche la natura. Tutta quest’arte, al di là delle descrizioni delle poche fonti superstiti, la conosciamo indirettamente attraverso testimonianze figurate che sono grandi opere, ma dell’artigianato, non della grande arte.

Ceramiche esposte nella mostra “Spina etrusca: un grande porto del Mediterraneo” al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-emilia-romagna)
“Il museo Archeologico nazionale di Ferrara – continua Nizzo – custodisce uno degli scrigni più importanti anche da questo punto di vista, grazie alle migliaia di vasi attivi integri o in frammenti e di dimensioni cospicue come questi grandi crateri che per le loro dimensioni consentono di avere una lontana idea di quello che dovevano essere le grandi pitture perse per sempre. Chiaramente i colori sono quelli piatti della ceramica attica, quella più antica a figure nere, quella più recente a figure rosse. Non potremo mai recuperare la policromia o dettagli e sfumature. Polignoto all’inizio del V secolo era riuscito a imprimere nei suoi personaggi il pathos, a fargli dischiudere la bocca mostrando addirittura i denti, un particolare che viene notato dai critici del tempo, a infondere naturalezza, a creare dei paesaggi, delle sovrapposizioni tra i personaggi. Un altro aspetto interessante di questo discorso è legato al linguaggio che queste pitture consentivano di esprimere, che non è mai un linguaggio soltanto per intrattenere il pubblico che le osservava. Come nelle grandi cattedrali, si volevano raccontare storie a un pubblico prevalentemente analfabeta ed erano storie collegate al mito, al patrimonio mitico e all’immaginario dei greci, ma anche alla storia contemporanea reinterpretata attraverso il mito. La saga dei “Sette contro Tebe” è tra le realtà maggiormente evocate all’inizio del V secolo per richiamare lo scontro fratricida che divideva i Greci e che gli unì contro i Persiani. Lo scontro fratricida di Eteocle contro Polinice che è una sorta di metafora delle contese che separavano le città greche del tempo, unite finalmente contro il barbaro persiano.

Cratere a calice a figure rosse attribuito al Pittore dei Niobidi con raffigurata una Gigantomachia, proveniente dalla Tomba 313 della necropoli di Valle Trebba di Spina, e conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-er)
“Un altro mito che evocava lo stesso orizzonte della libertà riconquistata – approfondisce Nizzo – è quello della gigantomachia. I Greci percepiscono se stessi come gli dei dell’Olimpo che, con l’aiuto di un uomo diventato semidio, Eracle, riescono a contrastare i Giganti che volevano conquistare l’Olimpo. I figli di Gea, che combattevano soltanto con delle pietre colossali, ambiscono per la loro forza, le loro dimensioni sovrumane, a contendere il potere agli dei dell’Olimpo di un’altra generazione. E qui vediamo una delle diverse gigantomachie che sono state restituite dalle sabbie di Spina. Risale al 460-450 a.C. ed è attribuita al Pittore dei Niobidi o alla sua cerchia. È stata rinvenuta in una delle migliaia di tombe della necropoli di Valle Trebba e qui, sul suo lato principale, vediamo raffigurato l’unico essere umano che partecipa a questa contesa: Eracle. Un oracolo aveva detto che gli dei dell’Olimpo avrebbero potuto sconfiggere i Giganti solo grazie all’aiuto di un uomo e quest’uomo era Eracle che meritò, non solo per le sue dodici fatiche, ma per l’aiuto dato agli dei dell’Olimpo, quell’unione con loro, tra gli dei, la vita eterna, la giovinezza eterna, e la compagnia della giovinetta Ebe, un premio dopo tutte le fatiche che avevano caratterizzato la sua esistenza. Qui è con il suo celebre arco che sta scagliando una freccia contro forse il capo dei giganti Porfirion, qui ormai atterrato, aggredito anche da Atena, la dea che protegge e segue in tutte le peripezie di Eracle, che lo sta anch’essa trafiggendo. I serpenti della sua egida lo mordono e dal cielo cade uno dei fulmini scagliati da Zeus. E così lungo il seguito del vaso ognuno degli altri dei dell’Olimpo contrasta un gigante. Abbiano Ares, Efesto, Ecate, Hera. Insomma non ne manca nessuno. Nemmeno Dioniso, Apollo e Artemide si sottraggono a questo scontro.

Dettaglio con la falce di luna: cratere a calice a figure rosse attribuito al Pittore dei Satiri Villosi, con gigantomachia, da Spina, conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-er)
“Ma in un altro vaso lo vediamo raccontato con un linguaggio leggermente diverso. Sono passati tra i dieci e i venti anni, siamo intorno al 440-430 a.C. Questo cratere a calice è attribuito al Pittore di Polignoto o a un gruppo a lui vicino, al Pittore dei Satiri Villosi. Rappresenta la stessa scena, ma occupando tutta l’ampiezza del corpo del cratere, creando quindi una sovrapposizione tra i personaggi, proprio nello stile dell’arte e delle megalografie dell’inizio del secolo. Siamo in un cratere recuperato sempre a Spina, ma purtroppo senza il contesto. È un recupero della Guardia di Finanza. E tuttavia siamo di fronte a un’opera integra come poche altre. E qui quello che colpisce, e colpì l’attenzione dei primi interpreti, è in questo spicchio di luna che appare nel cielo accanto alla quadriga guidata da Nike, la dea della vittoria, quella che coronerà di successo l’impresa degli dei dell’Olimpo e di Eracle. Sembra che sia un riferimento al mito che voleva che la Luna e il Sole fossero stati eclissati per impedire a Gea, alla dea della Terra, madre dei Giganti, di aiutarli con un farmaco. Questa oscurità impedisce quindi di aiutare i Giganti che soccombono grazie appunto anche all’aiuto di Eracle. È il loro trionfo, e quello dell’uomo che diventerà dio grazie a questa impresa, il protagonista di questi vasi. Qui il tutto viene raccontato tramite ispirazione diretta alle raffigurazioni di questo mito fatte da Fidia nel Partenone, sullo scudo della grande Atena cui probabilmente si ispira quest’opera. E da cui ricaviamo la cronologia di questo vaso.

Mappa dall’Egeo al Tirreno: segnati il monte Olimpo e i Campi Flegrei (foto etru)
“Cosa c’è dietro questi miti? L’ho già detto, c’è la volontà di richiamare la capacità degli uomini di primeggiare sulla brutalità dei Giganti – sottolinea Nizzo -. C’è un rifermento agli eventi della storia contemporanea, in particolare a quelli che riguardano i Persiani, ma questo mito è stato utilizzato probabilmente anche come metafora di altri barbari, gli Etruschi, che alla pari dei Persiani, dovevano essere sembrati ai Greci dei giganti da sconfiggere e questo, secondo alcuni, giustifica lo spostamento del luogo della battaglia tra gli dei dell’Olimpo con i Giganti dall’area ai piedi del monte Olimpo, la piana di Flegra, ai Campi Flegrei in Campania, caratterizzati da acque sulfuree che dovevano ricordare i Giganti fulminati da appunto il fulmine di Zeus. Sono i fenomeni tellurici che caratterizzano i Campi Flegrei e che lasciano l’idea di Giganti imprigionati al di sotto della terra, ma forse anche un’allusione a quella grande battaglia che a Cuma si svolge nel 524 a.C. e che vede primeggiare, quasi fosse un dio, Aristodemo, destinato a divenire tiranno come Eracle. L’uso ideologico della Gigantomachia potrebbe quindi avere avuto una localizzazione in Occidente ed essere stato applicato non solo a barbari come i Giganti e i Persiani, ma anche a dei giganti come gli Etruschi, o almeno agli occhi dei Greci così dovevano apparire, forse anche in virtù di quella discendenza presunta dai Pelasgi che, per la loro capacità di costruire grandi murature in opera poligonali, avevano assunto quasi la parvenza di esseri più simili agli dei che agli uomini, esseri divini. E i Tirreni, essendo i discendenti dei Giganti, potevano favorire nel mito e nell’ideologia questa assimilazione. Questo e molte altre cose vasi come questi ce lo raccontano, imprimendo in questo piccolo spazio la grande arte, altrimenti destinata a scomparire, e raccontando la grande storia, ricordando sempre che qui dentro si miscelava l’acqua con il vino per servirlo durante il simposio e durante il simposio questi racconti dovevano essere cantati accompagnati da fiati, da una bella musica e dai piaceri dello stare insieme.

Dettaglio del cratere con i Sette contro Tebe da Spina, conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto etru)
“Il cratere dei Sette contro Tebe è certamente la raffigurazione più completa del ciclo dei Sette contro Tebe sopravvissuta nella ceramica attica del V secolo quella del cratere della tomba 579 di Valle Trebba a Spina. Risale probabilmente all’epoca di Cimone, l’età d’oro della talassocrazia ateniese. “Siamo dunque intorno al 460-450 a.C. e gli Ateniesi celebrano le proprie glorie piegando le immagini del mito alle proprie ambizioni e ideologie”, spiega Valentino Nizzo. “La gigantomachia, di cui abbiamo parlato nel precedente episodio, e i Sette contro Tebe sono i due più fulgidi esempi di tale approccio. Sia l’uno che l’altro alludevano infatti al trionfo sui temibili Persiani di pochi anni prima. Tracotanti come i Giganti. Agli usurpatori d’oriente si erano colpevolmente alleati i Tebani, tradendo i loro connazionali e, dunque, divenendo meritevoli della condanna e della punizione divina che aveva colpito la stirpe del re di Tebe, Edipo, culminata con lo scontro dei suoi due figli, Eteocle e Polinice, morti l’uno per mano dell’altro nella contesa fratricida per il trono paterno. Il cratere di Spina mostra sia lo scontro dei Sette che quello risolutivo dei loro figli, gli epigoni. Una associazione rarissima e carica di significati che sarebbe stata magnificamente immortalata in quegli stessi anni da Eschilo.

Frontone del Tempio A di Pyrgi conservato al museo nazionale di Villa Giulia a Roma (foto etru)
“Ma anche gli Etruschi adottarono questo mito per i propri scopi ideologici in uno dei loro capolavori più importanti, l’altorilievo di Pyrgi realizzato anch’esso intorno al 460 a.C. In occasione della mostra Spina Etrusca a Villa Giulia ho voluto collocare per la prima volta il cratere e l’altorilievo l’uno accanto all’altro. Una occasione unica per osservare e comprendere un messaggio che non ha tempo e che dall’antichità ad oggi continua a rappresentare un monito contro ogni forma di barbarie e inciviltà. Come ho provato a raccontare in meno di 10 minuti con questo 5° video di “Rasna. Una serie etrusca”.
“5. IL CRATERE DEI SETTE CONTRO TEBE”. “Sono davanti a uno dei capolavori della ceramografia attica”, precisa Valentino Nizzo. “È un’emozione vedere così da vicino una delle più importanti raffigurazioni del mito dei Sette contro Tebe, una delle leggende più importanti dell’antichità greca, carica di significati ideologici, particolarmente cara al mondo greco del V sec. a.C. Questo cratere è stato rinvenuto nel 1926 nella Tomba 579 di Valle Trebba. Non era comune trovare quasi integralmente conservato un monumento come questo, fragile ma così comunicativo, ancora oggi, dopo più di 2500 anni. È attribuito al Pittore di Bologna 279. Il nome non rende l’idea della capacità di questo ceramografo che si è confrontato con un tema che era andato alla ribalta all’indomani della vittoria dei Greci contro i Persiani nelle guerre persiane, quelle descritte da Erodoto. Una vittoria che aveva visto trionfare i Greci contro il barbaro invasore orientale. Non tutti i Greci però erano stati uniti in questa battaglia. Alcuni si erano schierati dalla parte sbagliata. I Tebani si erano collocati a favore dei Persiani e tutto questo sarà rappresentato nelle pitture realizzate all’interno del tempio di Atena Arèia a Platea, dove si voleva comunicare l’idea del fratricidio che i Tebani avevano commesso a danno degli altri Greci, evocando quella che è stata la guerra fratricida per eccellenza, quella tra Eteocle e Polinice che, in presenza di Edipo, lo vediamo qui, si contendono il regno di Tebe lasciato dal padre, perché Eteocle non aveva voluto cedere il trono, allo scadere dell’anno che gli era destinato come regno, al fratello Polinice, il quale si reca ad Argo dal re Adrasto chiedendo di mettere su una schiera di guerrieri, un esercito per riconquistare il suo trono. I due fratelli si scontreranno di fronte alle mura di Tebe. Tutti e due soccomberanno, l’uno contro l’altro, armati. Di fronte agli occhi della madre, Giocasta, e del padre Edipo, figlio di quella madre Giocasta, che aveva dato alla luce questi due figli maledetti. Gli altri guerrieri sono qui rappresentati nell’atto di combattere, distinguibile solo uno di loro, Anfiarao, alla base del vaso. L’indovino, prossimo a un destino divino per la sua capacità di pronosticare il futuro, era venerato quasi come un dio nel V secolo a.C. e qui lo vediamo nel momento in cui sprofonda nel ventre della terra, lui che aveva previsto il destino funesto di questa battaglia. Si vedono i quattro cavalli e colui che li guidava nel mentre che scompare. Gli altri guerrieri non sono facilmente riconoscibili. Vi era sicuramente Tideo, Capaneo.

Particolare di Zeus che fulmina Capaneo dall’altorilievo del Tempio A di Pyrgi, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
“Li conosciamo attraverso una straordinaria raffigurazione in ambito etrusco, quello dell’altorilievo di Pyrgi che mostra il terribile atto crudele e barbaro di Tideo che in punto di morte divora il cervello attraverso il cranio di Melanippo, venendo destinato alla morte per colpa di questo atto scellerato. Atena doveva dargli l’immortalità, era pronta a fargli bere attraverso un’ampolla, ma lo scopre in un atto brutale da cui si ritrae disgustata e la sua immortalità passerà al figlio Diomede. Capaneo, l’altro eroe, sta per superare le mura di Tebe, bestemmia, appare Zeus e lo fulmina. Diomede è tra coloro i quali beneficiano della sorte funesta di Tideo. Conseguendo l’immortalità, lui si trasferirà in Occidente, sarà venerato lungo l’Adriatico e considerato addirittura il fondatore di Spina e probabilmente è da riconoscere tra questi personaggi. Secondo le interpretazioni più recenti accreditate di questo vaso, su quest’altro lato ci troviamo di fronte agli Epigoni, i figli dei Sette che riusciranno a conquistare finalmente Tebe, ricevendo il premio a distanza di una generazione. Diomede, fuggito in Occidente, fonderà Spina e altre città secondo la tradizione. Qui li vediamo un attimo prima però del loro trionfo. Vanno da Atena e hanno uno scopo, quello di dare giusta e onorata sepoltura ai loro padri, cosa che avverrà sul suolo sacro di Eleusi per l’intercessione del re di Atene Teseo, che è riconoscibile qui in questo guerriero con lo scudo che rappresenta un’amazzonomachia. Atene troneggia in questo messaggio ideologico che è un inno alla civiltà contro la barbarie. È un appello a non essere fratricidi – conclude Nizzo – e a rispettare le norme della giustizia e del vivere civile. Alla fine gli Epigoni trionfano e sono celebrati in tante opere della tragediografia, tra le quali l’Eschilo dei “Sette contro Tebe”, rappresentati dieci anni prima di questo capolavoro. Dieci anni circa. Che si data alla metà del V secolo a.C. ed è ancora pulsante delle sue innumerevoli storie”.

La sala delle Carte geografiche al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-er)
La sesta puntata di “Rasna. Una serie etrusca” è ospitata nel Salone delle Carte Geografiche del museo Archeologico nazionale di Ferrara. Cornice del racconto che ripercorre le fasi cruciali della eccezionale scoperta della città di Spina. Ricca, potente, importante: non c’erano più dubbi sulla grandezza di questa città. Oltre 1200 corredi straordinari emergevano dal fango e offrivano una testimonianza senza precedenti della peculiarità di questo contesto. Il museo Archeologico nazionale di Ferrara nasceva nel 1935 come Regio Museo di Spina, sede naturale per accogliere i tesori delle campagne di scavo che dal 1922 al 1936 si susseguono senza sosta per restituire alla cittadinanza gli oggetti materiali di un glorioso passato. Se volete scoprire la città perduta di Spina, venite ad ammirare i capolavori in mostra. Sono oltre 700, legati fra loro da una storia comune, testimonianze di altissima qualità artistica, simboli della maestria di un popolo, ma anche oggetti parlanti che ancora oggi ci raccontano la fama e l’importanza del porto di Spina in tutto il Mediterraneo.
“6. LA SCOPERTA DI SPINA”. “Il 20 ottobre 1935 – ricorda Valentino Nizzo – un pubblico a festa gremiva questa sala, la Sala delle Carte geografiche del museo Archeologico nazionale di Ferrara. Era il giorno di inaugurazione del regio museo di Spina. Erano passati pochi anni dal 3 aprile 2022 quando l’ingegner Aldo Mattei aveva comunicato alla soprintendenza Archeologica di Bologna una scoperta straordinaria che avrebbe cambiato la conoscenza dell’archeologia della pianura Padana, ma in generale dell’archeologia dell’Italia preromana e degli Etruschi, soprattutto. Era stata finalmente identificata una delle città sulle quali maggiormente si erano soffermate le fonti letterarie antiche, quella Spina che aveva avuto il privilegio con Cerveteri di possedere un thesauros a Delfi. Era stata una città ricca, potente, importante, grazie alla sua ardita collocazione geografica alla foce del Po e al controllo di quel mare Adriatico che costitutiva una via privilegiata di contatto con il mondo greco e in particolare con quello ateniese, almeno quanto il Po, con i suoi affluenti, costituiva una fondamentale via di penetrazione verso le Alpi, verso il centro e nord Europa. E poi fino a Spina arrivavano materie prime importanti dal Baltico, l’ambra, e dall’Etruria mineraria materie prime come il ferro, il rame. Insomma un epicentro economico che giustifica la ricchezza degli oltre 1200 corredi che vennero alla luce in una serie ininterrotta di campagne di scavo che dal 1922 al 1936 consentirono di completare l’esplorazione della necropoli di Valle Trebba. Quella che è evidenziata su una delle più importanti carte geografiche presenti in questa sala, la carta che mostra quello che era l’assetto delle opere di bonifica che portarono alla scoperta della necropoli di Spina, qui delimitata in azzurro. La Sala delle Carte geografiche celebra attraverso questa peculiare forma di comunicazione quanto dicevo prima in merito all’importanza strategica ed economica della collocazione di Spina. Lo fa ricostruendo quello che il protagonista di questo racconto, il Po, nella sua evoluzione attraverso il tempo, così come poteva essere ricostruita sulla base delle cartografie antiche, qui riprodotte in dimensioni monumentali, e delle conoscenze che si avevano appunto intorno agli anni ’30 del Novecento. Un’immagine della Tabula Peutingeriana evoca quello che è stato l’impero romano, erede chiaramente di quello etrusco, così come due grandi carte geografiche, di fronte a me, riproducono la massima espansione raggiunta dall’Etruria e quella che è stata la divisione in regioni voluta da Augusto, che recuperava molte delle tradizioni etniche dell’età preromana.

L’ultima parte dell’Ode a Ferrara di Giosuè Carducci nella Sala delle Carte geografiche del museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-er)
“In cima a queste piante – indica Nizzo – l’Ode a Ferrara di Giosuè Carducci evoca la tensione e l’attesa di quella Spina che in quel momento era ancora ignota, almeno rispetto alla sua localizzazione. E lo fa evocando le tante fonti che richiamavano l’importanza di questa città. Diomede, ritenuto il fondatore di Spina in alcune fonti, è all’inizio di questa citazione: “Diomede avea di delfic’oro e argivo onor vestita d’Adria reina Spina pelasga. Ahi nome vano or suona. Sparì, del vespro visione, in faccia alla sorgente con in man la croce ferrea Ferrara”. In questo parallelepipedo il taglio della poesia racchiude quella che è concettualmente la volontà di Ferrara di sentirsi erede di Spina. Questo ha spinto gli archeologi e gli uomini politici del tempo a individuare in questo luogo la sede più adatta del regio museo di Spina, in uno dei palazzi rinascimentali più importanti della nostra penisola e di questa città. Opera mirabile, anche se incompiuta, di Biagio Rossetti. Palazzo Costabili, detto di Ludovico il Moro, dalla tradizione che collegava Costabili a Ludovico il Moro, in quanto suo ambasciatore. Siamo nella Ferrara estense nel suo momento di massima floridezza. E questo palazzo, appena acquisito al Demanio dello Stato, fu oggetto di un complesso lavoro di restauro per trasformarlo in un museo archeologico. E fu certamente audace la volontà di arricchire con affreschi moderni, lo ricordo, degli anni ’30 del Novecento, quanto rimaneva di pareti spoglie delle originali decorazioni. Un modo per rendere idealmente questa sala, un tempo destinata a balli e feste, quella che oggi definiremmo una sala didattica ante litteram. È straordinario tutto questo. Dà l’idea della percezione dell’importanza di ciò che era stati scoperto in un’Italia che era l’Italia fascista e che a Ferrara aveva in un gerarca come Italo Balbo uno dei più entusiasti promotori di questo progetto con la Cassa di Risparmio e il Comune, ricordati in quelle lapidi dipinte alle mie spalle. Insomma un’opera collettiva che per una volta non celebrava la grandezza dell’impero, al quale il fascismo di ispirava, ma la grandezza di quel passato etrusco che aveva a sua volta reso grande Roma.

In azzurro l’area della necropoli di Valle Trebba dipinta nella Sala delle Carte geografiche del museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-er)
“Per me è emozionante raccontare tutto questo tenendo in mano un testimone di queste imprese, uno dei giornali di scavo redatti dall’assistente Francesco Proni, con una cura, un’attenzione per i dettagli, una capacità di disegno davvero straordinarie. È incredibile per l’epoca la cura nella registrazione di dettagli minutissimi riguardanti la disposizione degli oggetti di corredo rispetto al cadavere, oggi indispensabile per l’interpretazione ideologica del significato di quegli oggetti, e per la ricostruzione della storia di quelle persone che li possedevano e che i loro familiari avevano voluto che li accompagnassero nell’ultima sepoltura. Francesco Proni era un modesto assistente di scavo diretto all’inizio dall’archeologo Nigrioli e poi dal soprintendente Salvatore Aurigemma. Ma ci ha lasciato davvero qualcosa di unico di cui oggi siamo tutti quanti debitori. Il 3 aprile 1922 l’ingegnere Mattei compie un gesto importante: segnalare la scoperta di una città che avrebbe restituito migliaia di tombe, in totale 4000, e poi, decenni dopo, avrebbe portato anche alla scoperta dell’abitato. Lì forse – conclude Nizzo – matura una nuova consapevolezza rispetto anche al metodo di scavo e al modo in cui le informazioni recuperate sul campo possono trasformarsi nella grande storia di città come Spina e nella piccola ma altrettanto importante storia di quegli uomini che hanno fatto grande quella città”.


SINTONIE: dopo tre anni giunge a conclusione il progetto di valorizzazione del patrimonio culturale nato dalla collaborazione pubblico-privato tra direzione regionale Musei nazionali dell’Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara e Legacoop Estense. Due le iniziative in programma: una tavola rotonda al museo Archeologico nazionale di Ferrara il 7 novembre 2024; il finissage della mostra, con visita guidata, al museo di Casa Romei l’8 novembre 2024. Il progetto Sintonie giunge a termine, con la stessa volontà di sperimentare azioni di public engagement che hanno animato l’intero percorso, condiviso con la cittadinanza e volto a instaurare relazioni stabili di ascolto, dialogo e collaborazione tra il mondo dei musei, le imprese cooperative e gli altri interlocutori territoriali. Nato nel 2021 da un accordo di collaborazione pubblico-privato tra direzione regionale Muse nazionali dell’Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara e Legacoop Estense, Sintonie è un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale ferrarese, che ha messo in dialogo opere della Collezione Assicoop Modena&Ferrara con gli ambienti e le testimonianze di due musei statali, il museo Archeologico nazionale di Ferrara e il museo di Casa Romei. Nel corso di un triennio, Sintonie ha permesso di realizzare una serie di momenti espositivi, permanenti e temporanei, e di attività di mediazione del patrimonio, attraverso cui fornire ai cittadini nuove opportunità di conoscenza e valorizzazione della realtà artistica, collezionistica e museale ferrarese.
Giovedì 7 novembre 2024, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Ferrara, la tavola rotonda “Sintonie. Racconto di un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale tra pubblico e privato (2021-2024)”, sarà l’occasione per rendicontare gli impatti sul territorio e confrontarsi sulle buone pratiche di collaborazione tra pubblico privato. Dopo i saluti di apertura di Milo Pacchioni (presidente Assicoop Modena&Ferrara) e Paolo Barbieri (presidente di Legacoop Estense), la tavola rotonda metterà a confronto due ospiti esterni, la responsabile Cultural Heritage e Corporate Collection La Galleria di BPER Banca Sabrina Bianchi e Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, con rappresentanti del gruppo di lavoro di Sintonie: Tiziano Trocchi (già direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara), Andrea Sardo (direttore dei musei nazionali di Ravenna), Emanuela Fiori (presidente Istituto Superiore Industrie Artistiche di Faenza), Patrizia Cirino (responsabile Area educazione e ricerca e dei servizi educativi della direzione regionale Musei nazionali dell’Emilia-Romagna) e Luciano Rivi (curatore della Collezione Assicoop Modena&Ferrara). Concluderà la giornata un brindisi di saluto. A tutti i partecipanti, verrà consegnata una copia del volume, edito da Bacchilega, che racconta e approfondisce il progetto Sintonie.
Venerdì 8 novembre 2024, alle 17.30, al museo di Casa Romei, si svolgerà il finissage della mostra “Sintonie. Tra visioni e racconti”, percorso espositivo triennale che è stato filo conduttore del progetto: 37 opere della Collezione Assicoop Modena&Ferrara hanno arricchito, da dicembre 2021, la proposta espositiva del museo di Casa Romei e del museo Archeologico nazionale di Ferrara. Mentre l’allestimento all’Archeologico sarà visitabile fino a dicembre, il percorso di Casa Romei si conclude in anticipo, per via della chiusura temporanea del museo, prevista dal 18 novembre per lavori di ristrutturazione. Il finissage di venerdì 8 offrirà, pertanto, l’ultima occasione per visitare la mostra assieme al direttore del museo Marcello Toffanello e al curatore della collezione Assicoop Modena&Ferrara Luciano Rivi, che illustreranno le opere, tra gli altri, di Gaetano Previati, Adeodato Malatesta, Alberto Pisa, Gianfranco Goberti, Arrigo Minerbi e Giuseppe Graziosi, poste in dialogo con gli ambienti decorati dell’edificio quattrocentesco e con le opere antiche in esso conservate. Dopo i saluti di Alessandra Necci (direttrice delegata dei musei nazionali di Ferrara) e Milo Pacchioni (presidente di Assicoop Modena&Ferrara), verrà inoltre presentata la visita virtuale, realizzata da TryeCo 2.0, delle cinque sale del museo che hanno accolto la maggior parte delle 22 opere esposte, che permetterà al pubblico di continuare a fruire il percorso di visita sul sito web della Collezione Assicoop. La serata si concluderà con un brindisi offerto da Casa Romei, che sarà un momento di ritrovo e saluto del personale del museo con i suoi frequentatori e i volontari delle associazioni culturali cittadine che con esso hanno collaborato in questi anni, prima della chiusura temporanea della Casa dei Romei dal 18 novembre 2024 per permettere i lavori di riorganizzazione degli spazi destinati alla 𝑏𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑖𝑎, ai 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖, agli 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖 e alla 𝑏𝑖𝑏𝑙𝑖𝑜𝑡𝑒𝑐𝑎.
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