Baia (Na). Al Castello aragonese, sede del museo Archeologico nazionale dei Campi Flegrei, presentazione del libro “Toccare Terra – Approdi e Conoscenze”, atti del primo convegno di archeologie flegree
Appuntamento il 24 aprile 2024, alle 10.30, nella sala conferenze del Castello di Baia, sede del museo Archeologico dei Campi Flegrei, per la presentazione del libro “Toccare Terra – Approdi e Conoscenze”. Atti del primo convegno di archeologie flegree. Tappa conclusiva del lungo e stimolante percorso del progetto “Terra” promosso all’interno del POC della Regione Campania. Intervengono il prof. Massimo Osanna (direttore generale Musei) e al prof. Luca Cerchiai (università di Salerno).

Copertina del libro “Toccare Terra. Approdi e Conoscenza”
“Toccare Terra. Approdi e Conoscenze” è la pubblicazione degli atti di un convegno svoltosi al museo Archeologico dei Campi Flegrei nel dicembre 2021, tappa conclusiva di un progetto che ha condotto il parco archeologico dei Campi Flegrei a interrogarsi sul concetto di terra. Il convegno nasce dall’esigenza di creare un’opportunità, all’interno della cornice di una istituzione giovane, per rappresentare la complessità della ricerca archeologica condotta negli ultimi decenni nel territorio flegreo. L’incontro di studi ha avuto come primo obiettivo quello di restituire la vivacità del dibattito e la varietà degli attori e per consolidare il ruolo del Parco come vettore di trasmissione tra i protagonisti nella produzione degli studi e le comunità di potenziali interessati. L’approdo (dell’archeologia sul campo) diventa conoscenza, si confronta e si specchia negli approdi che hanno segnato le principali tappe della presenza umana nella terra flegrea, definendo contatti, a volte generando conflitti, plasmando nuovi paesaggi e modi di interpretare il reale.
#domenicaalmuseo. L’area archeologica di Pompei è il sito più visitato nella domenica a ingresso gratuito di aprile, seguita dal Colosseo. Il ministro Sangiuliano: “Cittadini e turisti hanno risposto ancora una volta con entusiasmo alla proposta della gratuità nella prima domenica del mese, affollando musei e parchi archeologici statali”

Grande affluenza di visitatori al Colosseo e al Foro romano (foto graziano tavan)
La Reggia di Caserta con 17182 ingressi scalza dallo scalino più basso del podio il Foro romano, mentre Pompei supera il Colosseo per il gradino più alto per il numero di visitatori di domenica 7 aprile 2024, la prima domenica del mese, quindi con ingresso gratuito. “Cittadini e turisti hanno risposto ancora una volta con entusiasmo alla proposta della gratuità nella prima domenica del mese, affollando musei e parchi archeologici statali”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, commentando i primi dati provvisori dell’appuntamento con la #domenicalmuseo di aprile, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali. “L’abitudine a frequentare i luoghi della cultura consentita dall’accesso libero che ora abbiamo esteso anche importanti ricorrenze nazionali come il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre, aiuta a riscoprire le proprie radici grazie alla contemplazione del patrimonio culturale ereditato dal passato, contribuendo a consolidare la nostra identità e la nostra appartenenza all’Italia. Ringrazio tutto il personale che ha collaborato a questo nuovo, importante successo della #domenicalmuseo”.
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Area archeologica di Pompei 32.870; Colosseo. Anfiteatro Flavio 26.253; Foro Romano e Palatino 12.086; Pantheon 12.000; Area archeologica di Paestum 6.256; museo Archeologico nazionale di Napoli 5.721; Terme di Caracalla 5.694; Villa Adriana 5.416; Parco archeologico di Ercolano 5.164; museo Archeologico di Venezia 2.110; Museo nazionale romano – Terme di Diocleziano 2.032; Grotte di Catullo e Museo Archeologico di Sirmione 1.626; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.566; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.533; Museo nazionale romano – Palazzo Altemps 1.391; Museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.304; parco archeologico di Cuma 1.294; museo archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 1.240; museo Archeologico nazionale di Taranto – MarTA 1.230; parco archeologico delle Terme di Baia 1.030; Museo delle Civiltà 1.027.
Baia (Na). Al Castello aragonese, sede del museo Archeologico nazionale dei Campi Flegrei, l’incontro “Osservatorio sulla bellezza. La rete di monitoraggio del parco archeologico dei Campi Flegrei”
Martedì 12 dicembre 2023, alle 16, nella sala conferenze del Castello aragonese di Baia, sede del museo Archeologico nazionale dei Campi Flegrei, l’incontro “Osservatorio sulla bellezza. La rete di monitoraggio del parco archeologico dei Campi Flegrei”. Saranno raccontate le attività che il Parco ha messo in campo e sta portando avanti per il monitoraggio dello stato conservativo dei propri siti e monumenti. Si parlerà di tecnologie avanzate e di metodologie articolate, lo faranno direttamente i tecnici che supportano il parco in questo ambizioso piano, lo faremo declinando la complessità del tema in un’occasione di divulgazione scientifica per condividere con tutti gli interessati tematiche spesso “confinate” nella discussione degli “addetti ai lavori”.

Una suggestiva panoramica del Castello di Baia al tramonto (foto pa-fleg)
Il programma. Alle 16, Fabio Pagano, Annalisa Manna, Marida Salvatori (parco archeologico dei Campi Flegrei, “Introduzione ai lavori”; 16.15, Daniele Spizzichino, Gabriele Leoni, Francesco Menniti, Federico Ferrigno, Paola Maria Guarino (dipartimento per il servizio geologico di ISPRA – istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale), “ISPRA e Pafleg per la prevenzione dei geo-rischi: dal monitoraggio satellitare a quello in situ”; 16.45, Domenico Calcaterra, Diego Di Martire, Leopoldo Repola (università di Napoli “Federico II”), “Procedure per l’analisi e la tutela delle cavità maggiori del sito archeologico di Cuma”; 17.15, Nuccio Sangiuliano (Sparacio e Partners srl), “Il rischio bradisismico per siti archeologici. Vulnerabilità e proposte di mitigazione”; 18, conclusioni.
Campi Flegrei (Na). Per le GEP 2023 apertura serale del Castello di Baia e visite guidate al parco archeologico di Cuma con le università: il Foro (“Federico II”), l’abitato romano (“L’Orientale”), la necropoli romana (Centre Jean Bérard), l’Acropoli (“Vanvitelli”)

Una suggestiva panoramica del Castello di Baia al tramonto (foto pa-fleg)
Il parco archeologico dei Campi Flegrei aderisce alle Giornate europee del Patrimonio 2023, iniziativa promossa dal ministero della Cultura e dedicata alla partecipazione al patrimonio culturale estesa a tutti i cittadini. Lo slogan scelto per questa edizione è “Patrimonio InVita”. Sabato 23 settembre 2023 il Parco ospiterà passeggiate archeologiche a Cuma e aperture straordinarie serali dalle 20 alle 22.30 al Castello di Baia per la visita del museo Archeologico dei Campi Flegrei al costo di 2 euro. Ultimo ingresso alle 22. Per entrambi gli eventi si accede con regolare biglietto di ingresso al sito. Info e prenotazioni pa-fleg.comunicazione@cultura.gov.it. Ecco il programma per Cuma.
23 settembre 2023, dalle 9.30 alle 17: parco archeologico di Cuma. Il parco archeologico dei Campi Flegrei apre le porte della città bassa di Cuma a quanti vorranno visitare l’area e conoscere le novità e gli aggiornamenti che provengono dalle attività di scavo e ricerca condotte nel sito dall’università di Napoli “Federico II”, dall’università di Napoli L’Orientale” e dal Centre Jean Bérard.
In part

Veduta generale della città bassa di Cuma dove operano alcune università campane (foto pa-fleg)
icolare, l’équipe federiciana, diretta dalla professoressa Carmela Capaldi, illustrerà l’organizzazione del Foro nella sua fase di funzionamento di età imperiale, con un focus sugli edifici di alta rappresentanza che si aprivano sul portico Nord della piazza e di cui prosegue la progressiva messa in luce. Le recenti indagini hanno arricchito di ulteriori dati anche il quadro delle conoscenze che si va componendo circa l’organizzazione che lo spazio del futuro Foro doveva avere nelle fasi di vita più antiche della città, cui riconducono le strutture e le evidenze individuate nell’ampio saggio di approfondimento condotto al di sotto del lastricato di età romana.
Con l’università L’Orientale, sotto la guida del professor Matteo D’Acunto, si potrà invece entrare nel vivo di un cantiere archeologico assistendo in diretta al lavoro dell’équipe e agli interventi di scavo che sono in corso presso l’abitato romano posto a nord del Foro. Si potranno dunque osservare sul campo attività, tecniche e metodologie proprie della ricerca archeologica, con uno spazio di approfondimento dedicato ai materiali di scavo e al loro prezioso corredo informativo.

Scavi archeologici nella città bassa di Cuma condotti dal Centre Jean Bérard (foto pa-fleg)
Il Centre Jean Bérard con la dottoressa Priscilla Munzi accompagnerà il pubblico nella visita della necropoli romana posta all’esterno della cinta muraria, in prossimità della Porta Mediana. Nelle ultime campagne di indagine è proseguito lo scavo sia delle tombe a camera semipogea sia delle sepolture individuali- ad inumazione o ad incinerazione- individuate presso quest’area sepolcrale. Al contempo, le ricerche condotte nel settore prospiciente le fortificazioni settentrionali hanno consentito di intercettare un tratto di una imponente opera di canalizzazione che doveva far parte della “rete di infrastrutture” della città antica. Orari di visita: 9.45, 11, 12.15, 14.15, 15.30.
Il programma della giornata interesserà anche l’Acropoli dove l’équipe dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, diretta dal professor Carlo Rescigno, illustrerà i risultati delle ricerche condotte presso la Rocca Cumana e, in particolare, gli esiti dell’ultima campagna di scavo che ha permesso di mettere compiutamente in luce l’edificio ecclesiale absidato, di probabile fondazione bizantina, già individuato presso l’ampio spazio verde adiacente la terrazza inferiore. Saggi e approfondimenti puntuali sono stati effettuati anche in ulteriori punti della terrazza e nell’area a nord del Santuario inferiore, al fine di recuperare dati utili ad una migliore comprensione sia degli edifici noti sia dell’organizzazione di questo specifico settore dell’Acropoli nelle diverse fasi di vita della città. Orari di visita: 9.30, 11, 12.30, 14, 16.
Campi Flegrei (Na). Al via la terza edizione di “Antro”, il festival del parco archeologico: appuntamenti con l’arte, la musica e la danza al Castello di Baia e al parco archeologico di Cuma
“Il colore delle cose” è il tema scelto per la terza edizione di “Antro”, il festival del parco archeologico dei Campi Flegrei, che, dal 25 agosto al 10 settembre 2023, proporrà appuntamenti con l’arte, la musica e la danza al Castello di Baia e al parco archeologico di Cuma.

Lisa Sastri è Medea: lo spettacolo apre Antro 2023 (foto pa-fleg)
Ad aprire il Festival sarà Lina Sastri con la sua “Medea per me”, di cui è regista e interprete, in programma al Castello di Baia – Piazza d’Armi, venerdì 25 agosto 2023, alle 21. La scena è nuda. Il testo della tragedia di Euripide, ridotto da Lina Sastri, è contaminato e sublimato da inserimenti di melodia classica napoletana. L’azione è sottolineata, a volte, dalle percussioni e dalla batteria che, oltre al pianoforte, scandiscono la colonna sonora dello spettacolo. La danza, rappresentata da Giasone che è corpo d’amore, Eros e Thanatos, amore e morte, che si realizza anche nel tango tra Giasone e Medea, completa la presenza nello spettacolo di parola e musica. In scena con Lina Sastri, che interpreta Medea, ci saranno Raffaele De Martino (Giasone), Federica Aiello (Corifea), Gennaro Monti (Corifeo), Ciro Cascino al pianoforte e Gianluca Mirra, batteria e percussioni.

Fabio Pagano, direttore parco Campi Flegrei (foto pa-fleg)
“Antro, il Festival del Parco archeologico dei Campi Flegrei, giunge, nel 2023, alla sua terza edizione: immutati, anzi potenziati dal successo dei precedenti anni, l’entusiasmo del voler fare e la convinzione che una scommessa si stia trasformando in una radicata tradizione”, scrive nella presentazione Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei. “Cos’è Antro? Antro è sia spazio sia tempo: quelli dell’arte che si incastona tra le bellezze della terra flegrea. I perimetri, quelli del Parco, che ancora una volta si dimostrano flessibili nel saper accogliere forme artistiche diverse da loro e tra loro: ne deriva un luogo dove si intrecciano prospettive – antiche e nuove, dove si sollecita lo spostamento dall’esperienza del visitatore a quella dello spettatore, dove ci si mette in contatto con la dimensione dell’altro, accolto, valorizzato, identificato. È l’arte della Sibilla, in estrema sintesi. Nel Libro delle streghe Joyce Lussu, la ‘Sibilla’ della nostra letteratura del Novecento, scrive che la memoria dei nonni è importante per i bambini, dà loro la dimensione della fluidità del tempo, del continuo scontro-incontro tra passato e futuro: un interstizio dove il passato smette di essere assuefazione a modelli costruiti in precedenza, diventando, al pari del futuro, uno spettro di tonalità e sfumature. Non a caso, il tema scelto per l’edizione 2023 è Il colore delle cose. Ancora una volta ha agito la seduzione della poetica di Virgilio il quale, in un passo delle Bucoliche, scrive Nimium ne crede colori (letteralmente: non fidarti troppo del colore). È questo il punto di partenza per indagare il rapporto tra realtà e apparenza, per interrogarsi sulla qualità e la condizione di ciò che è reale, che esiste in sé o per sé, per guardarsi allo specchio e scoprire se nell’apparenza, nel colore delle cose, si riesce a intravedere l’essenza, il reale. Ancora una volta – conclude Pagano – l’Antro della Sibilla si erge a metafora di una riflessione corale e il suo Festival rappresenta il palcoscenico ideale della sua rappresentazione”.
Il programma di Antro 2023 prosegue con “Voglio vivere così”, un allestimento di Vincenzo Borrino, tratto da “Il treno ha fischiato” e “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello, con Vincenzo Borrino e la partecipazione musicale di Antonio Pignatelli, Carini Produzione ETS (Castello di Baia – Piazza d’Armi – sabato 26 agosto 2023, alle 21): in “Voglio vivere così” dialogano due volti complementari dell’esistenza umana, giocando sui contrasti tra due esperienze umane e accostando la simbologia del bianco e del nero, della risata e del pianto, della parola e del suono solitario della tromba.

“Oscae Personae”, drammaturgia originale di Roberta Sandias, regia di Maurizio Azzurro (foto pa-fleg)
Quindi “Oscae Personae”, drammaturgia originale di Roberta Sandias, regia di Maurizio Azzurro, in scena con Antonio Elia, Giulia Navarra e Marcello Manzella, musiche originali dal vivo di Giovanni D’Ancicco (Castello di Baia – Piazza d’Armi – domenica 27 agosto 2023, alle 21): “Oscae Personae” è un evento legato alla Maschera Teatrale, concepito come oggetto sciamanico che collegava il mondo divino degli inferi con quello umano. Il sacerdote sciamano custode dell’antro utilizzava sicuramente la maschera per officiare i suoi riti propiziatori di divinazione. La maschera oltre ad essere legata all’antro, al sottosuolo ed allo sciamano è legata attraverso il colore del volto del personaggio, ad una serie di simbologie che i colori richiamano: colori che sono vicini alla natura, che si ritrovano nella terra come il rosso e l’ocra, che richiamano il mondo animale e il mondo della flora che sono da tramite tra l’uomo e il divino. Chiude gli appuntamenti di agosto “La modernità malintesa”, conferenza di Giuseppe Lupo (Castello di Baia – mercoledì 30 agosto 2023, alle 18.30): la conferenza si incentra sul tema del lavoro industriale, ponendo particolare attenzione al tipo di interpretazione che ne è stata data, non sempre ottimistica e soprattutto secondo uno sguardo corrosivo, antimoderno, frutto di pregiudizi ideologici.
Venerdì 1° settembre, sabato 2 settembre e domenica 3 settembre 2023 gli appuntamenti diventano due al giorno, tra Castello di Baia e parco archeologico di Cuma, a cura del Festival Internazionale Rotta di Enea. Venerdì 1° settembre, in programma “Minerva e la rotta di Enea: da Castrum Minervae al Capo di Sorrento” con gli interventi di Francesco D’Andria, Luca Di Franco e Carlo Rescigno (parco archeologico di Cuma, alle 17.30) e “Il ballo delle ingrate” a cura dell’associazione culturale Accademia Reale (Castello di Baia, alle 21.30). Sabato 2 settembre, in programma “La ricerca archeologica italiana nel Mediterraneo e la Rotta di Enea: Butrinto e il canale d’Otranto” con gli interventi di Enrico Giorgi, Federica Carbotti e Barbara Davidde (parco archeologico di Cuma, alle 17.30) e “Lampedusa Beach” a cura di I due della Città del Sole (Castello di Baia, alle 21.30). Domenica 3 settembre, in programma “Il cratere di Enea: Napoli e/è il Mediterraneo”, incontro coordinato dall’associazione Rotta di Enea (Castello di Baia, alle 17.30) e il concerto a cura dell’associazione Jazz and Conversation “Le stagioni della vita e le musiche dal mondo”, con Stefano “Cocco” Cantini – sassofono, Jole Canelli – voce e Leonardo Marcucci – chitarra (Castello di Baia, alle 21.30).

Elio Germano in “Così è (o mi pare)” (foto pa-fleg)
Martedì 5 settembre 2023, alle 21, al Castello di Baia in programma “Così è (o mi pare)”, una riscrittura per realtà virtuale di “Così è (se vi pare)” di Luigi Pirandello, adattamento e regia a cura di Elio Germano, in scena con Gaetano Bruno, Serena Barone, Michele Sinisi, Natalia Magni, Caterina Biasiol, Daniele Parisi, Maria Sole Mansutti, Gioia Salvatori, Marco Ripoldi, Fabrizio Careddu, Davide Grillo, Bruno Valente, Lisio Castiglia, Luisa Bosi, Ivo Romagnoli.

“Alice, la Sibilla e la realtà alla rovescia” a cura di Consorzio Coreografi Danza d’Autore (foto pa-fleg)
Mercoledì 6 settembre 2023, doppio appuntamento al Castello di Baia: “I colori della valorizzazione. La strategia partecipata del Parco archeologico dei Campi Flegrei” con il direttore Fabio Pagano, Pasquale Bonasora, Marco d’Isanto e la moderazione di Giuseppe Cosenza (alle 18.30) e “Alice, la Sibilla e la realtà alla rovescia” a cura di Consorzio Coreografi Danza d’Autore (alle 21).

“A-bisso” di Alessandra Asuni a cura dell’associazione culturale Teatri 35 (foto pa-fleg)
Al Castello di Baia, giovedì 7 settembre 2023, alle 19, in programma “I colori del Cosmo”, una conferenza di Giuseppe Longo e, a seguire, osservazione dei corpi celesti a cura dell’associazione PONYS; venerdì 8 settembre 2023, “A-bisso” di Alessandra Asuni a cura dell’associazione culturale Teatri 35 (alle 21, 21.45, e 22.30); sabato 9 settembre 2023, “Policromia. La realtà dell’apparenza”, conferenza di Simone Foresta (alle 18.30) e “Entre chien et loup. Madrigali dal crepuscolo dell’anima” a cura di Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini (alle 21.30).

Gli Avion Travel in concerto al Castello di Baia (foto pa-fleg)
A chiudere il programma del Festival Antro 2023 sarà il concerto degli Avion Travel in programma domenica 10 settembre 2023, alle 21.30, al Castello di Baia.
Informazioni. È possibile partecipare a tutti gli eventi della rassegna con l’abbonamento myfleg card o myfleg special card. Abbonamento myfleg card: costo 20 euro. Consente la partecipazione a tutti gli eventi della rassegna Antro 2023 e l’ingresso illimitato nei 4 siti principali del Parco per 365 giorni dalla data di acquisto. Abbonamento myfleg special card: costo 10 euro. Consente la partecipazione a tutti gli eventi della rassegna Antro 2023 e l’ingresso illimitato nei 4 siti principali del Parco fino al 31 dicembre 2023. Agli spettacoli di Lina Sastri (25 agosto) e Avion Travel (10 settembre) sarà consentito l’accesso esclusivamente tramite myfleg card o myfleg special card. A tutti gli altri eventi si potrà accedere anche con biglietto di ingresso al sito. Intero: 6 euro; ridotto: 3 euro (per i cittadini dell’UE di età compresa tra i 18 e i 25 anni); gratuito minori di 18 anni e altre categorie previste dalla legge. I possessori delle myfleg card e myfleg special card dovranno necessariamente effettuare la prenotazione ai singoli spettacoli (solo la prenotazione dà diritto alla partecipazione all’evento). Le conferenze sono a ingresso gratuito con obbligo di prenotazione. PRENOTAZIONI QUI
Baia. Al Castello presentazione del libro “Il ramo d’oro. Un giallo delle origini” di Jean-Noël Schifano nell’ambito della mostra “Alla ricerca del Ramo d’oro – Immaginaria 2023” a cura del collettivo Opus continuum con il parco archeologico dei Campi Flegrei
“Ricorda Enea, non prima è concesso scendere sotto la terra che si sia colto dall’albero l’auricomo ramo. Questo dono a lei sacro Proserpina bella fissò che le si porti…” Con queste parole la Sibilla cumana esorta l’eroe troiano a cercare nel bosco sacro la chiave d’accesso al mondo infero. Ma cos’è il ramo d’oro, qual è la sua vera natura? Virgilio ci ha lasciato in eredità un enigma da sciogliere. La posta in gioco è alta, spaventosa, forse bizzarra, ma sicuramente necessaria e Jean-Noël Schifano ha raccolto la sfida. Con il suo nuovo libro “Il ramo d’oro. Un giallo delle origini” (ed. Colonnese), il primo scritto direttamente in Italiano, la lingua del padre, Schifano ci accompagna in un appassionante viaggio nelle terre ardenti fino all’estremo limite delle acque avernali, lì dove ci ricorda l’autore è racchiusa, come in una lacrima, tutta la cultura occidentale. Sabato 13 maggio 2023, alle 11, nella suggestiva cornice del Castello di Baia, Schifano dialogherà con l’architetto e scrittore Francesco Escalona, ospite della rassegna “Immaginaria 2023. Alla ricerca del ramo d’oro”, accolto da Selene Salvi del collettivo “Opus Continuum” e dal direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano. È questo il quarto appuntamento del ciclo di conferenze organizzate nell’ambito della mostra “IMMAGINARIA 2023 – Alla ricerca del ramo d’oro” a cura del collettivo Opus continuum in collaborazione con il parco archeologico dei Campi Flegrei. Ingresso gratuito.

Copertina del libro “Il ramo d’oro. Un giallo delle origini” di Jean-Noël Schifano
Il ramo d’oro. Un giallo delle origini (pagg. 72, euro 8) è l’ultimo scritto di Jean-Noël Schifano, che ha arricchito la storica ed elegante collana “Lo Specchio di Silvia” delle edizioni Colonnese, guidate da Francesca Mazzei, che sarà accanto all’autore nei due incontri di presentazione. Virgilio, il grande poeta che amò e fu amato da Napoli, dove si trova la sua tomba, aveva nel suo nome – Publius Vergilius Maro – l’anagramma del “ramo” (Maro-Ramo). Quel ramo che per duemila anni gli studiosi hanno creduto fosse un “ramo di vischio”; le cui foglie crepitavano, leggere, al vento, e dal quale Enea estirpava il ramoscello troppo lento a venire. Parte da questa intuizione, l’appassionato e “ardente” excursus di Schifano sulla storia, la poesia, la letteratura dell’antica terra dei Campi Flegrei, con la scoperta dell’intimo saluto, del pensiero alle origini e all’infanzia che il grande Virgilio volle lasciare tra le righe delle sue opere immortali, sul ciglio dell’Averno.

Lo scrittore Jean-Noël Schifano
Jean-Noël Schifano è autore di una quindicina di libri ispirati dalla civiltà napoletana, tra cui “Il gallo di Renato Caccioppoli”, “Anna Amorosi” e il classico “Cronache napoletane”, editi in Italia da Colonnese. Cittadino onorario di Napoli, dove ha diretto l’Institut Français, è editore presso Gallimard e traduttore di Elsa Morante, Umberto Eco, Alberto Savinio, Italo Svevo, Leonardo Sciascia. Con le sue traduzioni ha fatto conoscere in Francia Anna Maria Ortese, Fabrizia Ramondino, Elena Ferrante. Per Colonnese ha pubblicato inoltre “Il vento nero non vede dove va” e “Amara o Le Opere Pie della Misericordia Corporale”.

Panoramica del Castello di Baia, sede del museo Archeologico nazionale dei Campi Flegrei (foto pa-fleg)
“Alla ricerca del Ramo d’oro – Immaginaria 2023”, mostra a cura del collettivo di artisti Opus Continuum, è visitabile al museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia fino al 21 maggio 2023. Le mostre organizzate dal collettivo di artisti figurativi Opus Continuum si sono sempre distinte per le tematiche legate ai miti e alle leggende del territorio, dove il mito non è semplice rievocazione antiquaria, ma lente per leggere eventi e situazioni della nostra vita e del nostro tempo. Dopo il sepolcro della Sirena Parthenope è affrontato un altro enigma: che cos’è il ramo d’oro, qual è la sua vera natura? Anche su questo tema che riguarda il territorio si è scritto e continua a scrivere tantissimo. Con quel ramo (di vischio, mirto, oppure una spiga di grano come suggerì Giambattista Vico?), dono da fare alla bella Proserpina, Enea discese da vivo agli inferi per scoprire il suo destino. Il mito, o per meglio dire una delle sue tante varianti, racconta che l’ingresso all’Ade sia proprio nei Campi Flegrei. Lì la Sibilla, dalla sua esecrabile dimora, affidava al vento e alle foglie i suoi responsi. Così come è stato per il mitico sepolcro della nostra Sirena, nei secoli schiere di eruditi (ed in seguito di archeologi) hanno letteralmente setacciato l’intero territorio alla ricerca di una grotta, una cavità primordiale che potesse in qualche modo rappresentare quel passaggio agevole tra il “sopra” e “sotto”. Quante cavità artificiali nei Campi Flegrei sono state identificate come sede della Sibilla o come ingresso all’Ade? Ed ecco un esempio della potenza del mito che per alcuni diviene realtà, storia. Gli artisti del collettivo partenopeo, come l’eroe troiano, hanno affrontato quel terribile ed affascinate viaggio. Hanno cercato tra il folto degli alberi il proprio ramo, chiave di accesso al loro personale “sottosuolo”. Questi gli Artisti espositori del collettivo: Sergio Coppola, Renato Criscuolo, Ludovico della Rocca, Fulvio De Marinis, Michele Di Lillo, Loris Lombardo, Carlo Alberto Palumbo, Selene Salvi.
Parco sommerso di Baia. Si ampliano le attività di ricerca nell’area delle Terme del Lacus. Trovato un pavimento tardo-antico in opus sectile. Rilievo Multibeam del Ispc-Cnr tra Punta dell’Epitaffio e la Villa dei Pisoni

Parco sommerso di Baia: colonna in pregiato marmo Portasanta, proveniente dall’isola di Chios, in Grecia, nel suo sgargiante colore rosso-viola (foto pa-fleg)

Parco sommerso di Baia: colonna in pregiato marmo Portasanta (foto pa-fleg)
Si ampliano le attività di ricerca nell’area delle Terme del Lacus al parco sommerso di Baia. Sono in corso di svolgimento i rilievi subacquei nel nuovo e finora inedito settore sommerso dell’antico centro termale romano di Baia, all’interno della zona A del suo Parco sommerso. L’attività è coordinata dal personale del parco archeologico dei Campi Flegrei e svolta dalla società Naumacos, che da anni collabora nelle ricerche e nella documentazione dei resti sommersi di questo abitato inabissatosi a causa del bradisismo. Nell’area tra le Terme del Lacus e il ben noto Ninfeo di Punta dell’Epitaffio è stato individuato un isolato di cui al momento si conosce tutta l’estensione, pari a oltre 80 metri, ma di cui mancavano dettagli dei vari vani. Nell’attività di ricerca avviata, che oltre a documentare i resti visibili sul fondale cerca di recuperare elementi utili alla ricostruzione dei luoghi, sono stati individuati una serie di interessantissimi elementi, come un colonnato in pietra, in parte crollato su sé stesso, e alcune colonne marmoree. Spicca tra queste una colonna in pregiato marmo Portasanta, proveniente dall’isola di Chios, in Grecia, che, seppur spezzata, si mostra in eccellente stato di conservazione.

Il pavimento marmoreo ritrovato, con lastre quadrangolari, ancora in Portasanta, o frammentate in triangoli con alternanza cromatica bianconero (foto pa-fleg)
È anche stato individuato un ampio brano di pavimentazione in opus sectile marmoreo, reso ancora in Portasanta in alternanza cromatica con lastre in marmo bianco o grigio. Questo al momento appare come l’elemento datante più indicativo, essendo la tipologia e la messa in opera riferibili all’età Tardoantica.

La statua di Apollo proveniente dal settore in esame, ricomposta e poggiata sull’innovativo basamento grazie al lavoro dei restauratori dell’Istituto Centrale per il Restauro di Roma (foto pa-fleg)

La statua di Apollo al momento del rinvenimento nel 2013 nel parco sommerso di Baia (foto pa-fleg)
Proprio in quest’area già nel 2013 fu rinvenuta una statua, recentemente riconosciuta come Apollo e consegnata per il restauro all’Istituto Centrale per il Restauro di Roma. Qui la statua è stata ricomposta e rialzata su un particolare basamento in grado di assorbire e attenuare le conseguenze sulla statua stessa di un eventuale terremoto. La statua, non appena completate le ultime operazioni sulle superfici, rientrerà a Baia per essere esposta presso le sale del museo Archeologico dei Campi Flegrei al Castello aragonese.

Il rilievo multibeam realizzato nell’area compresa tra il ninfeo di Punta dell’Epitaffio, la Villa dei Pisoni e le Terme del Lacus, grazie alla collaborazione con ISPC-CNR (foto pa-fleg)
Fondamentale per l’attività in corso è anche il rilievo realizzato grazie alla collaborazione con l’istituto ISPC-CNR di Napoli ed in particolare per le ricerche svolte da Crescenzo Violante. Un innovativo e dettagliatissimo sistema di rilievo Multibeam ha permesso di creare, senza scendere in immersione, mappe molto caratterizzate dell’area sommersa tra Punta dell’Epitaffio e la Villa dei Pisoni, comprendente anche l’isolato in esame. Grazie alla medesima collaborazione, si svolgerà nel mese di maggio una nuova campagna di rilievo Multibeam, per completare il rilievo strumentale di tutto il settore A del Parco sommerso.

Parco sommerso di Baia: le murature romane sommerse, in parte ricoperte, e rese invisibili, dalla posidonia (foto pa-fleg)
Nell’area in corso di indagine è inoltre da evidenziare la presenza di alcune macchie di posidonia, una pianta acquatica tipica del mar Mediterraneo, che sappiamo invece essere sparita negli ultimi anni dalle vicine Terme del Lacus. Pinneggiando tra le concentrazioni maggiori è possibile cogliere il prosieguo delle murature, mentre ben più difficile risulta individuare elementi mobili, occultati tra le foglie o le radici della stessa posidonia. Assumono pertanto particolare significato e utilità gli elementi decorativi, come colonne e pavimenti, messi in luce, gli unici che permettono di avanzare alcuni ipotesi sulla datazione del complesso. È in particolare il pavimento in opus sectile a indirizzarci verso una datazione tra III e IV sec. d.C., su cui le ulteriori ricerche a venire potranno aiutarci nella ricostruzione dell’intera storia di questo settore urbano.
Baia. Al museo Archeologico dei Campi Flegrei al Castello presentazione del libro “Vedute incrociate sull’arredamento antico: omaggi a Nicole Blanc e Hélène Eristov”
Il parco archeologico dei Campi Flegrei promuove la presentazione del libro “Regards croisés sur le décor antique. Hommages à Nicole Blanc et Hélène Eristov”, a cura di A. Dardenay, N. Delferrière, D. Morana Burlot, L. Narès, una raccolta di contribuiti sugli apparati decorativi nel mondo romano, con due nuovi studi dedicati all’antica Baiae: L. Narès, Baïes à l’encre et au crayon: Charles-Louis Clérisseau dans les Champs Phlégréens, e P. Miniero, Le ville romane di Baia: la testimonianza delle fonti letterarie coeve. Appuntamento venerdì 24 febbraio 2023, alle 12, nella sala conferenze del Castello di Baia. Dopo i saluti di Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, e di Pierfrancesco Talamo, funzionario archeologo, intervengono le autrici Léa Narès, curatrice del volume, e Paola Miniero, già direttore del museo Archeologico nazionale dei Campi Flegrei. Ingresso libero senza obbligo di prenotazione.

La volta di Baia in un disegno di Clérisseau conservato al museo dell’Ermitage di San Pietroburgo (foto museo-ermitage-s-pietroburgo)

Rilievo della volta delle Terme di Baia (foto pa-fleg)
Regards croisés sur le décor antique. Hommages à Nicole Blanc et Hélène Eristov / Vedute incrociate sull’arredamento antico: omaggi a Nicole Blanc e Hélène Eristov. Questo libro raccoglie trentasette contributi di ricercatori francesi e stranieri che lavorano sulle decorazioni nel mondo romano. Amici, colleghi e studenti di Nicole Blanc e Hélène Eristov, hanno voluto esprimere la loro gratitudine per la loro disponibilità, la loro benevolenza e per il loro contributo alla storia e all’archeologia di dipinti e stucchi antichi. Nicole Blanc e Hélène Eristov, entrambe membri del laboratorio AOROC (UMR 8546), hanno lavorato insieme e fatto convergere le loro ricerche. Questo volume, articolato attorno a tre assi (la questione dell’iconografia, la contestualizzazione e la ricezione delle decorazioni romane nelle fonti antiche e moderne), riflette la grande diversità di temi e approcci sviluppati nel loro lavoro nonché un reale aggiornamento delle questioni.
Al via la mostra “I Greci prima dei Greci. Alle origini della presenza ellenica nel Golfo di Napoli” articolata in tre sedi: museo civico di Procida, museo Archeologico nazionale di Napoli e parco archeologico dei Campi Flegrei
Il museo Archeologico nazionale di Napoli, il parco archeologico dei Campi Flegrei, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli e il museo civico di Procida “Sebastiano Tusa” partecipano a Procida Capitale Italiana della Cultura 2022 condividendo il progetto della mostra “I Greci prima dei Greci. Alle origini della presenza ellenica nel Golfo di Napoli” (29 settembre – 31 dicembre 2022). La mostra ripercorre le tappe fondamentali della presenza greca nel golfo di Napoli, che tanta parte ebbe nello sviluppo socio-economico e culturale della Campania antica e, più in generale, nella formazione della cultura occidentale. La mostra sarà presentata al pubblico giovedì 29 settembre 2022, alle 12, al Castello di Baia (Bacoli, via Castello n.39), con un secondo momento inaugurale nel pomeriggio, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Napoli.

Una fase dell’allestimento al museo Archeologico nazionale di Napoli della mostra “I Greci prima dei Greci” (foto mann)
Il percorso espositivo si articola in modo complementare nelle sedi coinvolte e prende avvio al museo civico di Procida, dove si presenta il ruolo di Vivara nella media età del Bronzo quale importante snodo commerciale nella rete di traffici marittimi attivi nel bacino del Mar Mediterraneo. Sull’isolotto giunsero dalla Grecia intraprendenti mercanti micenei, alla ricerca di materie prime, soprattutto metalli. Il racconto prosegue con un focus dedicato alla civiltà micenea e alle attestazioni materiali riconducibili a questa cultura nel Golfo di Napoli, con particolare riguardo alle evidenze da Vivara e, nell’entroterra, dal sito di Afragola. Si passa poi a illustrare la ripresa dei contatti tra Egeo e area campana nella prima metà dell’VIII secolo a.C., dopo la cesura riscontrata a partire dallo scorcio del II millennio a.C. Con la nascita di Pithekoussai, infine, si introduce il tema della colonizzazione greca in Occidente. L’itinerario si conclude al parco archeologico dei Campi Flegrei (museo Archeologico dei Campi Flegrei al Castello di Baia e al parco archeologico di Cuma), dove s’illustra la fondazione di Cuma, che rappresenta il definitivo stanziamento sulla terraferma di genti elleniche in Campania. Qui i Greci impiantarono una vera e propria città, leggibile in ogni sua parte (abitato, necropoli, santuari).

Ceramica micenea in situ nello scavo archeologico di Vivara (foto archivio MCP Missione Vivara)
La prima tappa della mostra, al museo civico di Procida, si svilupperà nella sezione “Storia antica dell’isola di Procida” e, in particolare, nella sala III, dedicata al porto-approdo di Vivara, alla vita quotidiana, agli incontri e agli scambi. Nel corso della media età del Bronzo Vivara, grazie alla sua posizione strategica e alla sua particolare conformazione morfologica, divenne uno dei centri più importanti nell’ambito dei traffici marittimi che collegavano la Grecia micenea con il Mediterraneo occidentale. Le imbarcazioni provenienti dall’Egeo approdavano presso l’antico porto-approdo vivarese (oggi sommerso) portando grandi giare adatte all’uso quotidiano ma anche vasi finemente decorati con pittura brillante, caratterizzati da motivi floreali, cerchi concentrici, spirali e bande, oggi testimoniati dal ritrovamento di numerosi frammenti ceramici. A raccontare la presenza greco-micenea sull’isolotto sono anche preziosi oggetti ornamentali, manufatti in bronzo e numerose tracce riconducibili alla lavorazione dei metalli. L’area flegrea ha visto un’intensa frequentazione dei primi naviganti egei fin dalla prima metà del II millennio a.C., frequentazione che sembra interrompersi per poi riprendere con quella che viene definita la prima colonizzazione greca in Occidente, avvenuta nel corso dell’VIII secolo a.C., prima con l’impianto di Pithekoussai e poi nel secondo quarto dell’VIII sec. a.C. con la fondazione di Cuma. Il museo civico di Procida ospiterà alcuni reperti provenienti da una delle tombe più antiche indagate proprio presso l’antica colonia greca di Cuma, i cui approfondimenti saranno affrontati presso le sedi espositive del parco archeologico dei Campi Flegrei.

Oggetti in bronzo da Vivara conservati nella sezione Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto giorgio albano)
Il racconto al Mann si articolerà nelle sezioni permanenti “Preistoria e Protostoria” e “L’isola d’Ischia”, mediante il dialogo tra una selezione di reperti e apparati didattici già in allestimento e oggetti custoditi nei depositi, svelati al pubblico per l’occasione. Il percorso prenderà avvio nella sala CXXIX con un’introduzione dedicata alla civiltà micenea, supportata da un piccolo saggio della sua arte: tre vasi di fattura egea appartenenti al ricchissimo patrimonio “sommerso” del Mann, accompagnati da brevi cenni sulla storia della loro acquisizione. Addentrandosi nella sezione “Preistoria e Protostoria”, la narrazione proseguirà nella sala CXLVII: qui si presenteranno i dati a disposizione sulle interazioni tra i Micenei e l’area del Golfo di Napoli durante l’età del Bronzo, partendo dalle testimonianze di Vivara (Bronzo medio) – in esposizione permanente – e, per l’entroterra, dai materiali archeologici provenienti dal sito di Afragola (Bronzo recente e finale), messi a disposizione dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli. Alcuni manufatti di provenienza egea, appartenenti a corredi funerari dalle necropoli di Capua e Cuma (sala CXXVII), offriranno lo spunto per illustrare la fase dei contatti tra Egeo e Campania nella prima età del Ferro. Nella sala CXXV della sezione “Isola d’Ischia”, infine, si descriverà la nascita di Pithekoussai, primo episodio della colonizzazione greca in Occidente.

Oggetti da Cuma conservati al museo Archeologico dei Campi Flegrei nel castello di Baia (foto di vittorio infante)
Il percorso espositivo del PAFLEG riguarda il tema del consolidamento della presenza greca nel territorio flegreo e coinvolge il parco archeologico di Cuma e il museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia, con l’obiettivo di tracciare un percorso di approfondimento che racconti i luoghi connessi all’arrivo dei Greci a Cuma e le interrelazioni culturali che quest’approdo genera. Tale racconto si declina nel Museo in un’esperienza immersiva che interessa ciò che si suole definire “cultura materiale”, non luoghi ma oggetti, che custodiscono storie, serbano la memoria di viaggi e ripercorrono rotte marittime. In questo percorso tra le sale del Museo della sezione Cuma (in particolare, sale 5-10) sarà possibile scoprire come il “greco” è fatto di aspetti molto diversificati, di tante città che vantano prodotti di eccellenza e che in qualche modo nelle stive di navi si incontrano e approdano a Cuma e nelle isole. Qui, dove ogni cosa parla un linguaggio greco, dalle evidenze strutturali agli oggetti di uso quotidiano, avvengono ancora altri incontri con le genti dell’entroterra e si viene a creare un’eccezionale relazione interculturale, della quale gli oggetti conservano la memoria e registrano la diffusione, ma che di fatto è concepita da uomini.
Roma. Apre a Villa Caffarelli dei Musei Capitolini la grande mostra “Domiziano imperatore. Odio e amore” che in 100 opere da alcuni dei più importanti musei internazionali ed italiani racconta la complessità e i contrasti dell’ultimo imperatore della gens Flavia, amato e odiato in vita così come in morte

Allestimento della mostra “Domiziano imperatore. Odio e amore” a Villa Caffarelli – Musei Capitolini di Roma (foto Monkeys video Lab)
Un percorso articolato in 15 sale per raccontare la storia di Domiziano, complessa figura di principe e tiranno non compresa dai contemporanei e successivamente dai posteri, che hanno basato il loro giudizio sulle fonti storiche e letterarie a lui, sostanzialmente, avverse. Più recentemente, l’analisi delle fonti materiali, in particolare epigrafiche, ha restituito l’immagine di un imperatore attento alla buona amministrazione e al rapporto con l’esercito e con il popolo, devoto agli dei e riformatore della moralità degli uomini. Un imperatore che non pretese e non incoraggiò la formula autocratica “dominus et deus”, ritenuta da molti la motivazione profonda del clima di sospetti, terrore e condanne a morte sfociato nella congiura nella quale egli perse la vita. La violenta damnatio memoriae che, secondo la drammatica testimonianza di Svetonio e Cassio Dione, avrebbe comportato subito dopo la sua morte l’abbattimento delle statue che lo ritraevano e l’erasione del suo nome dalle iscrizioni pubbliche, fu in realtà limitata ad alcuni contesti e non trova conferma nel numero di ritratti giunti fino a noi a Roma e in tutto l’Impero.

L’ingresso della mostra “Domiziano imperatore. Odio e amore” a Villa Caffarelli – Musei Capitolini di Roma (foto Monkeys video Lab)
Dell’ultimo imperatore della gens Flavia, amato e odiato in vita così come in morte, la mostra “Domiziano imperatore. Odio e amore” racconta la complessità e i contrasti di questa figura e del suo impero: aperta al pubblico dal 13 luglio 2022 al 29 gennaio 2023, a Villa Caffarelli, la nuova sede espositiva dei Musei Capitolini a Roma che, dopo l’importante mostra “I marmi Torlonia. Collezionare capolavori” (14 ottobre 2020 – 27 febbraio 2022), torna ad ospitare una grande esposizione di archeologia romana, coprodotta dalla sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dal Rijksmuseum van Oudheden della città olandese di Leiden. Essa è dunque il risultato di un accordo culturale di dimensione internazionale.

Elmo in bronzo dal Rijksmuseum van Oudheden di Leiden (foto Dutch National Museum of Antiquities)
Wim Weijland, Nathalie de Haan, Eric M. Moormann, Aurora Raimondi Cominesi e Claire Stocks hanno ideato e curato l’esposizione “God on Earth. Emperor Domitian”, ospitata a Leiden dal 17 dicembre 2021 al 22 maggio 2022, cui la Sovrintendenza Capitolina ha partecipato con importanti prestiti. Curata da Claudio Parisi Presicce, Maria Paola Del Moro e Massimiliano Munzi, la mostra ai Musei Capitolini è promossa da Roma Culture, sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. L’organizzazione è di Zètema Progetto Cultura. In continuità con la mostra di Leiden e riprendendo parte del progetto scientifico e dei prestiti, la sovrintendenza Capitolina ha elaborato nella nuova mostra una diversa articolazione del racconto e del percorso espositivo anche grazie all’aggiunta di nuove opere. Densa di significato è stata la scelta della sede espositiva, in un luogo fortemente legato all’imperatore e da lui restaurato lussuosamente dopo l’incendio dell’80 d.C.: il Tempio di Giove Capitolino, sulle cui fondamenta è stata costruita Villa Caffarelli.

Ritratto in marmo di Domizia Longina, moglie dell’imperatore Domiziano (foto RMN-Grand Palais – musée du Louvre / Hervé Lewandowski)
Il racconto della vita di Domiziano è affidato alle 58 opere provenienti dalla mostra di Leiden e alle 36 aggiunte per l’edizione romana: ritratti in marmo ed in bronzo di personaggi imperiali e di divinità, elementi di decorazione architettonica in marmi bianchi e colorati e oggetti di piccole dimensioni in oro e bronzo. I musei che hanno collaborato alla mostra con i loro prestiti sono il British Museum di Londra, la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, il Musée du Louvre di Parigi, la Nederlandsche Bank, il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden, il Badisches Landesmuseum di Karlsruhe, la Glyptothek di Monaco, i Musei Vaticani, il museo Archeologico dei Campi Flegrei, il museo Archeologico nazionale di Napoli, il parco archeologico di Ostia e, da Roma, il museo nazionale Romano e il parco archeologico del Colosseo – Antiquarium Palatino. Tra i prestiti, tutti importanti, risaltano l’aureo a nome di Domizia Longina, moglie dell’imperatore, con la rappresentazione del figlioletto divinizzato del British Museum; il ritratto sempre di Domizia Longina del Louvre; il rilievo del Mausoleo degli Haterii dei Musei Vaticani; le teste colossali di Vespasiano e di Tito divinizzati dal museo Archeologico nazionale di Napoli e i frammenti del Dono Hartwig del museo nazionale Romano.

Ritratto femminile di età traianea (la cosiddetta “Dama Fonseca”) conservato ai Musei Capitolini di Roma (foto Roma Capitale / Zeno Colantoni)
L’esposizione è arricchita inoltre da opere della sovrintendenza Capitolina normalmente non esposte al pubblico. Tra i reperti dell’Antiquarium si segnala uno dei pannelli con affreschi della domus romana ricomposti all’inizio degli anni Duemila nella “sala E. Pastorelli” del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di via Genova, reso disponibile per la mostra grazie al rapporto di collaborazione tra le due istituzioni. Tra le sculture in marmo dei depositi capitolini spiccano due opere poco note provenienti dallo stadio di Domiziano: il torso della statua di Ermete che si slaccia un sandalo, visto solo nella mostra Lisippo a Palazzo delle Esposizioni nel 1995, e la testa di giovane satiro ridente coronato di pino. Tra quelle della collezione permanente dei Musei Capitolini ricordiamo il ritratto femminile della “Dama Flavia” (cd. “busto Fonseca”).

La prima sala della mostra “Domiziano imperatore. Odio e amore” dedicata alla caducità della vita (foto Monkeys video Lab)
Prima opera e icona dell’esposizione, a Leiden come a Roma, è il celebre ritratto di Domiziano conservato nei Musei Capitolini. Da esso parte il percorso espositivo, articolato in 15 sale e sviluppato lungo cinque grandi tematiche: Domiziano, imperatore e caro agli dei; l’esaltazione della gens Flavia e la propaganda dinastica; i luoghi privati di Domiziano, dalla casa natale sul Quirinale al palazzo imperiale sul Palatino e alla villa di Albano; l’intensa attività costruttiva a Roma; l’impero protetto dall’esercito e retto dalla buona amministrazione. La statua del Genio di Domiziano è al centro della prima sala, dedicata alla caducità della vita, rappresentata idealmente da ritratti infantili, allusivi all’imperatore e al figlioletto morto prematuramente, e dalla vetrina “del tempo della vita”: sul quadrante di un orologio, soluzione concettuale e visiva per far percepire con immediatezza lo scorrere veloce ed inesorabile del tempo, otto oggetti-simbolo simboleggiano i momenti cruciali della vita dell’imperatore, indicati dal pugnale-lancetta che ucciderà Domiziano. La galleria dei ritratti mostra l’evoluzione dell’iconografia di Domiziano nel tempo. Accompagnano l’imperatore il padre Vespasiano e il fratello Tito, nonché le Auguste Giulia figlia di Tito e Domizia Longina, le cui ricercate acconciature sono emulate dalle dame di età flavia, ma anche la sua familia allargata, composta da liberti e schiavi. Alla damnatio memoriae decretata dal Senato all’indomani del suo assassinio riportano invece due iscrizioni e una moneta, sulle quali il suo ricordo è stato cancellato.

Dettaglio del modellino dell’arco di Tito nella mostra “Domiziano imperatore. Odio e amore” (foto Monkeys video Lab)
Il concetto di continuità dinastica dominò gran parte delle azioni di Domiziano, arrivando all’esaltazione della gens Flavia attraverso l’erezione di archi onorari al fratello divinizzato e, sul luogo in cui sorgeva la casa natale, mediante la costruzione del Templum Gentis Flaviae, monumento di ripresa ma anche di rottura con il luogo e con la tradizione del Mausoleo di Augusto. L’eccezionale testa colossale di Tito divinizzato e i frammenti del Dono Hartwig mostrano la maestosità concettuale e dimensionale del complesso templare dedicato alla famiglia Flavia. La tematica dei luoghi privati dell’imperatore prende avvio dal contesto del Quirinale, il colle sul quale Domiziano nacque, per arrivare alla grandiosità architettonica e decorativa delle ville fuori Roma e, soprattutto, del Palazzo imperiale sul Palatino, opera dell’architetto Rabirio. È questo il luogo dove l’imperatore appariva come dominus e dove l’opulenza e il lusso flavio maggiormente si esprimono, grazie a nuovi linguaggi architettonici e decorativi, che ricorrono al massiccio impiego di marmi colorati.

Lo spazio video immersivo nella mostra “Domiziano imperatore. Odio e amore” (foto Monkeys video Lab)
Il percorso attraverso i luoghi pubblici domizianei illustra l’intensa attività edilizia sviluppata sia nella ricostruzione degli edifici distrutti dall’incendio dell’80 d.C. sia nella realizzazione di nuovi monumenti funzionali alla propaganda imperiale. Tra questi il Foro Transitorio, costruito da Domiziano ma inaugurato dal successore Nerva, e la progettazione di una sistemazione urbanistica dell’area tra Quirinale e Campidoglio attraverso lo sbancamento della sella montuosa che univa i due colli. Sarà possibile avere la percezione di questo intervento attraverso un video immersivo realizzato appositamente per la mostra e destinato a diventare uno dei prodotti della comunicazione del Museo dei Fori Imperiali. Negli edifici per gli spettacoli (Stadio, Odeon, Anfiteatro Flavio) si manifestava maggiormente il consenso popolare; l’impressione e l’atmosfera che essi suscitavano nel pubblico sono evocate dal calco del sepolcro di Quinto Sulpicio Massimo, morto a 11 anni, la cui iscrizione ricorda la brillante partecipazione del bambino prodigio al terzo agone capitolino di poesia greca, e dalla moneta in bronzo con l’effigie del rinoceronte, mai visto a Roma prima dei giochi nell’Anfiteatro voluti da Domiziano. Nella sezione su Domiziano “fuori da Roma, fuori dai confini”, introdotta dalla pianta dell’Impero, sono affrontati il rapporto con l’esercito e l’attività edilizia e monumentale nelle città e nei territori dell’impero, conferma di una coesione non solo militare ma anche sociale.
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