Pechino. Aperte al museo nazionale della Cina le mostre “Pompei. Un’eterna scoperta” (con 88 reperti dal Mann) e “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” a conclusione delle celebrazioni per il 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina. Gli interventi di Giuli e Sirano

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli inaugura al museo nazionale di Pechino la doppia mostra “Pompei Palladio” (foto mic)

Rilievo votivo attico, originale greco degli inizi del IV sec. a.C., da Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Ottantotto reperti dai depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli sono in mostra al National Museum di Pechino: il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha infatti inaugurato il 4 febbraio 2026 le mostre “Pompei. Un’eterna scoperta” e “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo”, ospitate eccezionalmente in contemporanea al museo nazionale della Cina in programma sino ad ottobre 2026, a conclusione delle celebrazioni per il 55° anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, e rappresentano uno dei principali progetti di cooperazione culturale tra i due Paesi. “Queste due mostre sono la brillante affermazione della condivisione della conoscenza e rappresentano uno splendido esempio di diplomazia culturale”, ha affermato il ministro Giuli durante la cerimonia inaugurale, alla presenza del ministro della Cultura e del Turismo cinese, Sun Yeli, e del direttore del museo nazionale, Luo Wenli. “Pur nella loro diversità, le esposizioni dialogano tra loro come due capitoli di un unico grande racconto: quello della civiltà italiana nel suo continuo confronto con il mondo. Il racconto degli scavi di Pompei e il genio di Andrea Palladio sono tasselli del grande mosaico dell’identità culturale italiana. Siamo orgogliosi di presentarli in questo prestigioso museo al pubblico di Pechino e della Cina”.

Coppa profonda da vino (Kantharus) con centauro e amorino, dalla Casa dell’Argenteria, conservata al museo Archeologico naziomale di Napoli (foto mann)
La mostra “Pompei. Un’eterna scoperta” (4 febbraio – 10 ottobre 2026) ricostruisce la storia degli scavi della città vesuviana dal 1748 alle più recenti campagne archeologiche. Promossa dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei, è organizzata in collaborazione con l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e il museo nazionale della Cina, con il supporto dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino. “Il Mann promuove questa esposizione non soltanto prestando numerosi reperti, ma anche cooperando, dal punto di vista scientifico, a un percorso suggestivo sulla perenne attualità del mito di Pompei ed Ercolano”, commenta il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Francesco Sirano. “Il viaggio culturale intrapreso non finisce qui: è allo studio un nuovo progetto espositivo che, presso il nostro Museo, sarà ancora una volta dedicato ai rapporti culturali tra Oriente e Occidente”. L’esposizione propone una selezione significativa di opere provenienti da Pompei ed Ercolano, con particolare attenzione alle più recenti scoperte archeologiche e ai risultati degli studi condotti negli ultimi anni. Attraverso affreschi, sculture, elementi decorativi e materiali della vita quotidiana, la mostra offre una lettura articolata del mondo romano, soffermandosi sull’organizzazione degli spazi urbani e sulle dinamiche sociali, economiche e culturali delle città vesuviane.

Guido Beltramini (Palladio Museum Vicenza) illustra la mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” al museo nazionale di Pechino (foto mic)
La mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” (4 febbraio – 16 maggio 2026) presenta per la prima volta al pubblico asiatico un progetto unitario dedicato ad Andrea Palladio, raccontando la diffusione dell’architettura palladiana, in dialogo con l’architettura cinese. Con la curatela congiunta italiana – del Centro Internazionale di Studi Andrea Palladio – e cinese, è realizzata dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, in collaborazione con il museo nazionale della Cina, il Palladio Museum di Vicenza e Treccani.
Palestrina (Rm). Al Palazzo dell’ex Seminario Vescovile al Foro di Praeneste la mostra “Gabii: le origini”, a cura di Martina Almonte, Marco Fabbri e Federica Zabotti, che racconta la nascita di Gabii
Dal 31 gennaio al 31 ottobre 2026 il Palazzo dell’ex Seminario Vescovile al Foro di Praeneste, a Palestrina (RM) ospita la mostra “Gabii: le origini”, a cura di Martina Almonte, Marco Fabbri e Federica Zabotti, che racconta la nascita di Gabii, una delle più antiche città del Lazio preromano a partire dal paesaggio alle prime comunità, dalle residenze d’élite alle necropoli; il percorso espositivo si focalizza sulle prime testimonianze di scrittura che resero Gabii un centro culturale di primaria importanza nell’antico Lazio (Latium Vetus). Articolata in due sezioni, “Gabii: le origini” riunisce in un unico luogo, reperti provenienti da altri Istituti del ministero della Cultura, come il museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano, il museo nazionale etrusco di Villa Giulia – Villa Poniatowski e il museo delle Civiltà – MUCIV, assieme a manufatti inediti e in corso di studio venuti alla luce da recenti campagne di scavo presso il sito.
Gallipoli (Le). Scoperto 7 mesi fa, nel mar Ionio, ma tenuto segreto per evitare saccheggi, il relitto di una nave oneraria romana di epoca imperiale perfettamente conservato con il suo carico di anfore per il trasporto del garum: ora 780mila euro dal Mic per studiare e tutelare il relitto

Recupero di due anfore dal relitto di una nave oneraria romana scoperta sui fondali al largo di Gallipoli (foto mic)

Team tecnico-scientifico impegnato nel recupero di alcune anfore dal relitto del mar Ionio (foto mic)
Sui fondali al largo di Gallipoli, nel mar Ionio, scoperto il relitto di una nave oneraria romana di epoca imperiale. L’eccezionale scoperta risale al giugno 2025, ma fino a oggi è stata mantenuta strettamente riservata per proteggere il sito da possibili saccheggi e preservarne l’enorme valore scientifico. L’area è stata costantemente monitorata dalla Guardia di Finanza, in coordinamento con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi Lecce e Taranto. Si tratta del relitto di una grande nave oneraria di età romana, che risalirebbe al IV-V secolo d.C., lunga alcune decine di metri, perfettamente conservato sul fondale, con il suo carico di anfore destinate al trasporto di garum, una delle merci più preziose dell’antichità. Di grande valore storico il carico di garum che restituisce una testimonianza diretta dei traffici commerciali nel Mediterraneo romano e apre nuove prospettive di ricerca sull’economia e sulla vita quotidiana dell’età imperiale. Un patrimonio sommerso che torna a raccontare la storia. Si comincerà il col rilievo, la mappatura, lo scavo stratigrafico. Poi si valuterà se procedere al prelievo del relitto e al suo restauro. Interventi per cui la soprintendenza ha ricevuto un finanziamento di 780mila euro dal ministero della Cultura.
#domenicalmuseo. Nella prima domenica di febbraio Roma conquista tutto il podio della classifica assoluta: al primo posto il Colosseo (14.120 ingressi), al secondo il Pantheon (12.423 ingressi) e al terzo Foro Romano e Palatino (12.409 ingressi)
Sono stati 220mila gli ingressi domenica 1° febbraio 2026, giornata di apertura gratuita in occasione della #domenicalmuseo di febbraio, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’accesso libero nei luoghi della cultura statali nella prima domenica del mese. A febbraio il podio della classifica è monopolizzato da Roma: al primo posto il Colosseo con 14.120 ingressi; al secondo posto troviamo il Pantheon (12.423 ingressi), e al terzo Foro Romano e Palatino (12.409 ingressi).
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 14.120 ingressi; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 12.423; Foro Romano e Palatino 12.409; Area archeologica di Pompei 8.177; Terme di Diocleziano 3.651; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.600; Terme di Caracalla 3.007; Palazzo Massimo 2.204; Villa Adriana 1.825; museo e area archeologica di Paestum 1.724; museo nazionale etrusco di Villa Giulia 1.682; museo Archeologico nazionale di Aquileia 1.504; parco archeologico di Ercolano 1.470; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.052; museo Archeologico nazionale di Taranto 917; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 860; museo nazionale di Archeologia subacquea dell’Alto Adriatico Grado 732; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 594; museo Archeologico nazionale di Firenze 592; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 551; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 547; parco archeologico di Cuma 541; Anfiteatro campano – Santa Maria Capua Vetere 450.
#domenicalmuseo: il 1° febbraio ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali
Domenica 1° febbraio 2026 si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata o obbligatoria, dove richiesta. La scorsa #domenicalmuseo, 4 gennaio 2026, ha registrato 223.018 ingressi.
Grotte di Pertosa-Auletta (Sa). Al via la nuova campagna di scavi archeologici: focus sulla palafitta protostorica e su evidenze ellenistico-romane
Al via nei prossimi giorni una nuova campagna di scavi archeologici nelle Grotte di Pertosa-Auletta in provincia di Salerno, dopo le importanti scoperte emerse nel corso delle indagini condotte a novembre 2025. Le ricerche si svolgeranno lungo l’alveo del fiume sotterraneo che attraversa la cavità e riemerge all’esterno confluendo nel fiume Tanagro.
Le operazioni di scavo sono rese possibili dallo svuotamento temporaneo di un bacino idrico artificiale posto in prossimità dell’ingresso della grotta, condizione che consente agli archeologi di operare in un contesto normalmente sommerso. Le ricerche sono svolte in regime di concessione ministeriale e sono affidate dal ministero della Cultura alla Fondazione MIdA – Musei Integrati dell’Ambiente (2025–2027), in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. Al progetto scientifico collaborano il Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici” e l’Istituto Centrale per l’Archeologia – MIC. Le indagini godono inoltre del sostegno economico e tecnico del Gruppo IREN, l’azienda che gestisce gli impianti idroelettrici a valle delle grotte.
L’obiettivo della nuova campagna è proseguire l’esplorazione del deposito archeologico situato a circa 40 metri dall’imbocco della cavità, un’area che conserva preziose testimonianze di diverse fasi di frequentazione umana. I dati finora raccolti indicano una presenza che si articola in più periodi, in particolare dall’età del Bronzo medio-finale fino all’epoca ellenistico-romana. L’area oggetto di indagine è di particolare interesse perché concentra il maggior numero di palificazioni verticali legate alla palafitta protostorica, scoperta già alla fine dell’Ottocento. Questo straordinario insediamento rappresenta, allo stato attuale delle conoscenze, un unicum a livello europeo, sia per la sua collocazione in ambiente sotterraneo sia per la capacità delle comunità preistoriche di bonificare un’area umida soggetta a periodiche inondazioni.
Oltre alle strutture palafitticole, gli archeologi stanno indagando anche evidenze di età ellenistico-romana, probabilmente riconducibili a pratiche cultuali legate alle divinità venerate nella grotta e alle acque che scorrono nel sottosuolo.
Pozzuoli (Na). Alla Necropoli tardoantica paleocristiana di San Vito di Pozzuoli (Na) ospita il convegno nazionale di studi “Le prime tracce del cristianesimo a Pozzuoli: la necropoli tardoantica paleocristiana di San Vito. Scoperte recenti” promosso da Villaggio Letterario e soprintendenza di Napoli
Mercoledì 28 gennaio 2026 la Necropoli tardoantica paleocristiana di San Vito di Pozzuoli (Na) ospita il convegno nazionale di studi “Le prime tracce del cristianesimo a Pozzuoli: la necropoli tardoantica paleocristiana di San Vito”, promosso da Villaggio Letterario in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, con il contributo del ministero della Cultura. Appuntamento alle 10 a Villa Elvira, in via San Vito 9 a Pozzuoli. Il convegno, curato da Maria Luisa Tardugno e Anna Russolillo, è dedicato alla presentazione e alla discussione delle ricerche condotte nel sito, uno dei contesti più significativi dell’area flegrea per lo studio delle prime attestazioni del cristianesimo. Dopo l’introduzione del giornalista Gianni Ambrosino, sono previsti i saluti di S. E. mons. Carlo Villano, vescovo delle diocesi di Pozzuoli e Ischia; di S. E. mons. Gennaro Pascarella, vescovo emerito delle diocesi di Pozzuoli e Ischia; del sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni e della soprintendente Paola Ricciardi. La mattina sarà dedicata alle origini del cristianesimo a Pozzuoli, alle pratiche funerarie tardoantiche e all’analisi dei materiali archeologici, con interventi di studiosi delle università di Napoli Federico II, Napoli L’Orientale, Roma Tre e dell’università del Molise. Nel pomeriggio si parlerà dei reperti postclassici e delle attività di scavo e valorizzazione del sito, con contributi di Iolanda Donnarumma e Maria Luisa Tardugno. È inoltre prevista la presentazione dei poster di Robert H. Tykot, Anna Russolillo, Anna Abbate e Franco Foresta Martin, dedicati alle analisi isotopiche sulla dieta degli individui sepolti nella necropoli. Il convegno si concluderà con una visita guidata all’ipogeo della Necropoli di San Vito.
Roma. Al via, in presenza e on line, il convegno internazionale “ArcheoSite. Il presente dell’archeologia. Tutela, gestione e valorizzazione dei siti archeologici tra Europa e Mediterraneo”, organizzato dal parco archeologico del Colosseo e dal DiVa del ministero della Cultura. Per tre giorni istituzioni, studiosi, direttori di parchi archeologici e professionisti del settore si confrontano sulle principali sfide dell’archeologia contemporanea
Dal 21 al 23 gennaio 2026 è in programma a Roma, in presenza e on line, il convegno internazionale “ArcheoSite. Il presente dell’archeologia. Tutela, gestione e valorizzazione dei siti archeologici tra Europa e Mediterraneo”, organizzato dal parco archeologico del Colosseo e dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale del ministero della Cultura, che riunisce istituzioni, studiosi, direttori di parchi archeologici e professionisti del settore per un confronto internazionale sulle principali sfide dell’archeologia contemporanea. In un contesto segnato da profonde trasformazioni sociali, ambientali ed economiche, il convegno, a cura di Alfonsina Russo (capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale), Simone Quilici (direttore del parco archeologico del Colosseo), Francesca Boldrighini e Astrid D’Eredità (funzionarie archeologhe del parco archeologico del Colosseo), intende riflettere sul ruolo attuale dei siti archeologici come luoghi di ricerca, tutela e memoria, ma anche come spazi vivi, capaci di dialogare con le comunità e di contribuire allo sviluppo culturale e sostenibile dei territori. Attraverso casi studio provenienti dall’Italia, dall’Europa e dall’area mediterranea, si propone un’analisi articolata delle pratiche di protezione, restauro e monitoraggio, dei modelli di gestione e governance, delle strategie di bigliettazione e fundraising, fino ai temi della comunicazione, del public engagement e dell’audience development.
Il programma (vedi Programma-ArcheoSite-21-23-gennaio-2025.pdf), articolato in tre giornate e diverse sessioni tematiche, alterna keynote speech, interventi specialistici, momenti di discussione e visite speciali (al cantiere della Crypta Balbi – museo nazionale Romano e alla nuova stazione Metro C Colosseo – Fori Imperiali), offrendo una panoramica ampia e aggiornata sulle politiche e sugli strumenti messi in campo per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio archeologico. Particolare attenzione è dedicata al dialogo tra esperienze consolidate e approcci innovativi, nonché al confronto tra contesti diversi per scala, storia e complessità gestionale. La prima giornata (21 gennaio 2026) si tiene nella Sala Spadolini del complesso del Collegio Romano, sede del ministero della Cultura. La seconda e la terza giornata (22 e 23 gennaio 2026) sono in programma nella Curia Iulia nel Foro Romano, parco archeologico del Colosseo. Il convegno è trasmesso in diretta sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/parcocolosseo e sul canale YouTube https://www.youtube.com/parcocolosseo.
Accanto alle sessioni plenarie e tematiche, il convegno “ArcheoSite” dedica uno spazio specifico alla sessione poster, pensata come luogo di confronto aperto e dinamico tra esperienze di ricerca, progetti in corso e buone pratiche nel campo dell’archeologia, della tutela e della valorizzazione del patrimonio. I poster offrono una panoramica ampia e articolata di studi, interventi e sperimentazioni, favorendo il dialogo tra istituzioni, università, professionisti e giovani ricercatori. La sezione poster, curata da Giulia Giovanetti, funzionaria archeologa del parco archeologico del Colosseo, costituisce un’importante occasione di visibilità e condivisione, ampliando il dibattito del convegno e rafforzandone la dimensione partecipativa e interdisciplinare.
Fano (PU). A tre anni dai primi ritrovamenti durante i lavori per piazza Costa, identificata con certezza la Basilica di Vitruvio descritta nel “De Architectura”. Il soprintendente Pessina: “Straordinaria scoperta”
“Una scoperta destinata a entrare nei libri di storia: a Fano è stata identificata con certezza la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura, l’unico edificio attribuibile senza dubbi al grande architetto romano”: inizia così la comunicazione del ministero della Cultura all’indomani dell’annuncio ufficiale alla Mediateca Montanari, alla presenza del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli; del sindaco di Fano, Luca Serfilippi; del soprintendente, Andrea Pessina e con il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto in collegamento. Un momento che segna un vero spartiacque per l’archeologia e per la storia dell’architettura occidentale, concretizzando quella che è stata l’ipotesi formulata ancora tre anni fa, quando nel marzo 2023, in occasione di alcuni lavori edili in via Vitruvio, vennero alla luce dei resti relativi a un edificio pubblico, di epoca romana, collocato in affaccio al foro cittadino. Il pensiero corse subito alla Basilica di Vitruvio, ma in quell’occasione proprio la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro Urbino, in primis l’archeologa Ilaria Venanzoni che seguiva lo scavo, rimase molto prudente. Per avere la certezza che si trattasse della famosa Basilica sarebbero stati necessari ulteriori approfondimenti. A cominciare dalla cronologia e dalla funzione del complesso (vedi Fano (PU). In un cantiere edile in centro scoperto un imponente edificio pubblico, di epoca romana, decorato da marmi preziosi. È la famosa Basilica di Vitruvio, cercata da almeno 500 anni? La Sabap: “È presto per dirlo. Servono ulteriori approfondimenti” | archeologiavocidalpassato).
I risultati raggiunti in questi anni, presentati il 19 gennaio 2026 dal soprintendente Andrea Pessina, sono l’esito di una attenta attività preventiva di assistenza e di scavo archeologico avviati dalla Sabap AN-PU, nell’ambito del progetto PNRR del Comune di Fano dedicato alla riqualificazione di piazza Andrea Costa. Le ricerche comunque non sono finite: sotto la direzione lavori della responsabile di zona, la funzionaria archeologa Ilaria Rossetti, sono in corso indagini che permetteranno di approfondire altri aspetti irrisolti.

Il ritrovamento della quinta colonna d’angolo ha confermato l’identoficazione della basilica di Vitruvio a Fano (foto sabap-an-pu)
La scoperta archeologica. Durante gli scavi legati alla riqualificazione di piazza Andrea Costa, è stata identificata con certezza la basilica romana descritta da Vitruvio, con pianta rettangolare e colonnato perimetrale: otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi. La conferma definitiva è arrivata con un ultimo sondaggio, che ha restituito la quinta colonna d’angolo, confermando la posizione e l’orientamento dell’edificio tra le due piazze. Le colonne, di circa cinque piedi romani di diametro (147–150 cm) e alte circa 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti a sostegno di un piano superiore. La ricostruzione planimetrica, basata sulla descrizione vitruviana, ha trovato una corrispondenza al centimetro. Il riconoscimento si inserisce in un percorso di ricerca avviato da anni: già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti strutture murarie e pavimentazioni in marmi pregiati aveva evidenziato la presenza di edifici pubblici di alto livello. Le verifiche proseguiranno nel cantiere finanziato con fondi PNRR.
“A Fano oggi è stata ritrovata una tessera fondamentale del mosaico che custodisce l’identità più profonda del nostro Paese”, ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli. “La storia dell’archeologia e della ricerca, con gli attuali strumenti a disposizione, viene divisa in un prima e un dopo: prima della scoperta e dopo la scoperta della Basilica di Vitruvio. I libri di storia, e non solo le cronache giornalistiche, storicizzeranno questa giornata e tutto ciò che nei prossimi anni verrà studiato e scritto attorno a questa scoperta eccezionale. Il valore scientifico è di caratura assoluta, gli elementi rinvenuti dimostrano in modo plastico che Fano è stata ed è il cuore della più antica sapienza architettonica della civiltà occidentale, dall’antichità fino a oggi”,

A Fano identificati i resti della basilica di Vitruvio durante i lavori per piazza Costa (foto sabap-an-pu)
“La straordinaria scoperta che oggi presentiamo rappresenta qualcosa di davvero unico”, ha affermato il presidente Francesco Acquaroli. “Cambia la percezione della città di Fano, della nostra regione e, più in generale, del patrimonio culturale e architettonico italiano. È il risultato di decenni di lavoro, di studi e ricerche approfondite e di scelte che hanno permesso di arrivare fino a qui. Arricchisce enormemente il patrimonio che già conoscevamo e, da oggi, vive sotto una luce diversa. In un certo senso, riscrive anche parte della storia di Fano. Dovremo essere bravi, tutti insieme, a trasformare questa scoperta in un motore di sviluppo per la città e per l’intera Regione Marche. Noi ci siamo, e c’è piena consapevolezza del valore che questo patrimonio può portare, non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto turistico e culturale. Il coinvolgimento del Ministero e del Governo sarà fondamentale per accompagnare questo percorso e ringrazio il Ministro Alessandro Giuli per aver condiviso questa straordinaria soddisfazione. Questa non è soltanto una grande scoperta archeologica, racconta lo straordinario passato della nostra terra e guarda al futuro solidificando il ruolo delle Marche nelle dinamiche culturali internazionali”.
“Si tratta di un evento straordinario per la città di Fano”, ha aggiunto il sindaco di Fano, Luca Serfilippi. “La scoperta della Basilica vitruviana nel cuore del nostro centro urbano restituisce alla comunità un frammento di identità storica e culturale di valore universale. Dopo secoli di attese e studi, ciò che per lungo tempo è stato tramandato solo attraverso la parola scritta si è trasformato in una realtà concreta, tangibile e condivisibile”.
“Le scoperte di oggi, con l’identificazione certa della posizione della Basilica Vitruviana”, ha concluso il soprintendente Andrea Pessina, Archeologia Belle arti e Paesaggio di Ancona e Pesaro-Urbino, “sono di un’importanza straordinaria: non solo per la storia degli studi e per la comunità scientifica, ma anche perché aprono nuove e concrete prospettive sul patrimonio archeologico della città di Fano. Un patrimonio considerevole, che da tempo attende di essere indagato e valorizzato. E oggi, finalmente, abbiamo una chiave di lettura decisiva anche per interpretare evidenze note da anni, come l’edificio sotto Sant’Agostino, e per mettere in relazione in modo più chiaro tracce, strutture e testimonianze del nostro passato. È l’inizio di una nuova stagione di ricerca: più consapevole, più precisa, più ambiziosa. E Fano, da oggi, ha uno strumento in più per raccontare al mondo la propria storia”.















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