#domenicalmuseo: il 4 gennaio ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali
Domenica 4 gennaio 2026 si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata o obbligatoria, dove richiesta. La scorsa #domenicalmuseo, 7 dicembre 2025, ha registrato 247.108 ingressi.
Capodanno tra templi, mosaici e memorie millenarie riscoprendo la magia dei parchi archeologici di Paestum e Velia
Capodanno nella storia: il 1° gennaio 2026 i parchi archeologici di Paestum e Velia aprono le loro porte per una giornata straordinaria all’insegna della cultura e della bellezza, grazie al Piano di Valorizzazione del ministero della Cultura. Un’occasione unica per iniziare l’anno tra templi, mosaici e memorie millenarie, riscoprendo la magia dei nostri Parchi: https://www.vivaticket.com/it/ticket/parco-archeologico-di-paestum-velia-apertura-straordinaria/292532.
A Paestum, apertura del museo e dell’area archeologica dalle 10 alle 18, con due appuntamenti speciali: alle 11 e alle 15 “Architettura senza barriere”, visite guidate al Tempio di Nettuno e alla Basilica, e alle 12 e alle 16 “Oltre il museo”, un viaggio tra le storie custodite nei depositi.
A Velia, il sito sarà accessibile dalle 10 alle 14, offrendo l’opportunità di esplorare un patrimonio unico tra tracce antiche e panorami suggestivi.
Napoli. Aperture straordinarie del museo Archeologico nazionale il 30 dicembre e il 1° gennaio. Il direttore Francesco Sirano: “Vogliamo un Museo sempre più vivo e permeabile con l’esterno”
Per le festività il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà eccezionalmente aperto il 30 dicembre 2025 dalle 10 alle 18, e anche il 1° gennaio 2026, sempre dalle 10 alle 18, grazie al Piano di Valorizzazione del ministero della Cultura. Due occasioni uniche per godere del più grande museo archeologico del mondo e approfittare della visita per acquistare l’abbonamento Openmann che, a condizioni vantaggiose e adattate alle esigenze di specifici gruppi (appassionati, giovani, famiglie, aziende), permette di frequentare l’Archeologico tutti i giorni.

“Omaggio a New York” opera di Gino Morandis (1953-54): olio su tela esposta nell’atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Durante le festività oltre alle straordinarie collezioni permanenti, i visitatori troveranno nell’Atrio, la mostra “Riccardo Licata Gino Morandis e Tancredi Parmeggiani. Storie d’arte e d’amicizia”, dedicata ai tre pittori moderni spazialisti che, ciascuno con il proprio stile, dialogarono con l’arte antica. Inoltre, sono ancora in corso le retrospettive sul fotografo De Rumine e sul pittore Luigi Bazzani, che nel 1800 tradussero in arte le suggestioni delle scoperte archeologiche nelle città vesuviane (sala del Plastico di Pompei e sala 95) (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2025/09/17/napoli-al-museo-archeologico-nazionale-aprono-due-nuove-mostre-le-fotografie-di-gabriel-ivanovic-de-rumine-e-gli-acquerelli-di-luigi-bazzani-osanna-un-prezioso-lavoro-di-valorizzazione-de/).

Attivita di restauro dei capolavori della Villa dei Papiri nel salone della Meridiana del Mann (foto mann)
“Attendiamo i nostri visitatori al Mann per una festa della cultura: le nostre collezioni offrono un viaggio nel tempo alla scoperta di valori senza tempo”, commenta il direttore del Museo, Francesco Sirano. “La squadra del Mann è già al lavoro per arricchire la propria offerta culturale sin dai primi mesi del 2026 con il riallestimento della collezione della sezione Villa dei Papiri, la riapertura della Numismatica e un ingresso completamente rinnovato con spazi per servizi, accoglienza e mostre temporanee. E a questo proposito guardiamo al nuovo anno nel segno della Sirena Parthenope, cui dedicheremo una grande mostra nella prossima primavera. Vogliamo un Museo sempre più vivo e permeabile con l’esterno, luogo accogliente e ricco di sorprese per vivere l’arte e la storia in modo coinvolgente e innovativo”.
Bolsena (Vt). Completato l’intervento di restauro e valorizzazione dell’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena: ora è un parco archeologico attrezzato, concepito per accogliere sia il pubblico subacqueo sia i visitatori da terra

Rilievi dell’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena (foto sabap-etr-mer)
Si è concluso l’intervento di restauro e valorizzazione dell’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena, realizzato grazie ai finanziamenti del ministero della Cultura e del Ministero del Turismo nell’ambito del PNRR – Caput Mundi. L’obiettivo raggiunto è la creazione di un vero e proprio parco archeologico attrezzato, concepito per accogliere sia il pubblico subacqueo sia i visitatori da terra, grazie anche a un nuovo polo ricettivo dotato di postazioni per la visione 3D del fondale in corrispondenza della palafitta e del tumulo sacro dell’Aiola.

Lo specchio d’acqua del lago di Bolsena dove si trova l’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena (foto sabap-etr-mer)
Il sito, in ottimo stato di conservazione e accessibilità, si trova a una profondità compresa tra i 2 e i 4 metri e a brevissima distanza dalla riva, condizione questa che consente un’esperienza di visita unica anche a chi non pratica attività subacquee. Si tratta di un unicum archeologico e un modello di valorizzazione sostenibile del patrimonio sommerso.

I sub visitano l’insediamento sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena (foto sabap-etr-mer)
I lavori hanno interessato due ambiti: l’area di cantiere continuo dedicata alle attività di scavo subacqueo della Soprintendenza e l’area destinata alla fruizione del pubblico. Tra gli interventi realizzati figurano la messa in sicurezza e il restauro dei reperti lignei e ceramici visibili nel sito; un percorso subacqueo accessibile anche ai non vedenti; un percorso in snorkeling osservabile anche da imbarcazioni a fondo trasparente; l’illuminazione del complesso per le aperture notturne; un plastico in resina dell’intero sito; un rilievo fotogrammetrico completo per la restituzione 3D e un tour virtuale, accessibile da qualsiasi dispositivo digitale, che connette il pubblico con l’esposizione a terra e con il museo Territoriale del Lago di Bolsena.
Buone Feste in museo: aperture di musei e parchi archeologici durante le festività. Chiuso solo a Natale
Buone Feste in museo. Il ministero della Cultura comunica che il 24 e il 26 dicembre 2025, 1° gennaio e il 6 gennaio 2026 i musei, i complessi monumentali e i parchi archeologici statali resteranno aperti su tutto il territorio nazionale. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, su prenotazione dove previsto. Solo il 25 dicembre i musei e i luoghi della cultura statali resteranno chiusi. Il 4 gennaio 2026 è il giorno della #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei, gallerie, aree e parchi archeologici, castelli e complessi monumentali, abbazie, ville e giardini storici statali.
Un cratere, un’hydria, un’oinochoe, una lekythos, un askòs… A Venezia soprintendenza e carabinieri del TPC presentano i reperti magnogreci sequestrati in laguna e destinati al museo Archeologico di Vibo Valentia per l’esposizione e la valorizzazione

Dettaglio del “cratere a mascheroni” in ceramica apula a figure rosse, con sovra-dipinture in bianco e in giallo, risalente al IV secolo a. C., sequestrato dai carabinieri del TPC e restituito allo Stato per l’esposizione al museo Archeologico di Vibo Valentia (foto mic)
“Il ritorno a casa: reperti archeologici riconsegnati allo Stato”: mercoledì 17 dicembre 2025, a Venezia, al Salone del Piovego di Palazzo Ducale, sede Sabap, l’incontro dedicato alla consegna di un gruppo di reperti archeologici di eccezionale pregio, recuperati dalla Soprintendenza di Venezia in collaborazione con il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio e la Procura della Repubblica. I dodici beni, provenienti da scavi clandestini, sono stati destinati al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, dove saranno valorizzati e resi fruibili al pubblico. I reperti sono stati recuperati dai carabinieri in una casa e in un importante palazzo di Venezia e presso un antiquario di Torino. Tra i beni restituiti figura un “cratere a mascheroni” in ceramica apula a figure rosse, con sovra-dipinture in bianco e in giallo, risalente al IV secolo a. C. La raccolta comprende, inoltre, un’hydria a figure rosse, una kylix a figure nere, un’oinochoe a figure rosse, una lekythos a figure nere, una testina fittile, una “tanagrina”, un askòs a forma umana in terracotta e uno in bronzo, una piccola kore in bronzo, uno specchio in osso con decorazione a sbalzo e un balsamario in vetro verde chiaro.

Il castello medievale di Vibo Valentia ospita il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” (foto drm-cal)
“La consegna di questi importanti reperti al museo di Vibo”, sottolinea il direttore della direzione regionale Musei nazionali Calabria, Fabrizio Sudano, “è il frutto di una collaborazione virtuosa tra il Nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Venezia, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, la nostra e altre istituzioni del ministero della Cultura, che desidero ringraziare per la professionalità e la dedizione dimostrate in ogni fase del procedimento. Il lavoro costante del Nucleo Tpc nel recupero dei beni culturali, unito al supporto tecnico-scientifico delle realtà preposte, permette di restituire allo Stato manufatti di straordinario valore storico e identitario, assicurando che tornino a essere patrimonio condiviso della collettività. Tale operazione, tra l’altro, rappresenta l’ulteriore conferma che la tutela diventa davvero efficace quando le istituzioni collaborano in modo continuo e integrato tra loro”. “L’arrivo di questi reperti”, afferma il direttore del “Capialbi”, Michele Mazza, “rappresenta un’ulteriore opportunità per il percorso di valorizzazione che stiamo sviluppando nell’ambito del Grande progetto Beni Culturali, dove sarà possibile prevedere una sala appositamente dedicata ai reperti confiscati e restituiti allo Stato. Si tratterà di uno spazio pensato per raccontare non solo il valore storico e artistico dei manufatti, ma anche l’impegno quotidiano delle istituzioni nella lotta al traffico illecito e nella difesa del patrimonio culturale. L’assegnazione al nostro Museo conferma il ruolo che esso riveste come presidio di tutela, ricerca e memoria”.
Presentata al Mic la testa in marmo greco di una fanciulla (Kore), attribuibile ad un atelier attico di inizi V sec. a.C., scoperta nel sito della città etrusca di Vulci (Montalto di Castro. Vt), raro esempio di statuaria greca rinvenuta in Etruria. Gli interventi di Giuli, Russo, La Rocca, Oliva

Veduta frontale della testa di Kore (atelier attico di inizi V sec. a.C.) scoperta a Vulci e presentata al Mic (foto mic)
La scultura raffigura una giovane donna, con elegante ed elaborata acconciatura, attribuibile ad un atelier attico di inizi V sec. a.C.: raro esempio di statuaria greca rinvenuta in Etruria, che offre nuovi significativi spunti di riflessione sugli intensi scambi culturali tra Grecia e Italia preromana. Parliamo dell’eccezionale testa in marmo greco di una fanciulla (Kore), rinvenuta nel 2024, nel sito della città etrusca di Vulci (Montalto di Castro. Vt), nell’area di un nuovo tempio monumentale individuato nel 2021, La testa di Kore, attualmente in fase di restauro e analisi all’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) di Roma, è oggetto di approfondite indagini scientifiche sui colori originari, i materiali e le tecniche di lavorazione impiegate.

Mariachiara Franceschini dell’università di Friburgo e Paul P. Pasieka dell’università di Magonza (progetto Vulci Cutyscape) con la Kore di Vulci al Mic (foto vulci cityscape)
Questo nuovo e straordinario rinvenimento archeologico a Vulci è stato presentato il 5 dicembre 2025 a Roma, nella Sala della Crociera del ministero della Cultura. La scoperta è avvenuta nel corso degli scavi in concessione ministeriale legati al progetto “Vulci Cityscape”, promosso dalle università di Friburgo e Magonza. Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, il ministro della Cultura Alessandro Giuli; il capo dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale Luigi La Rocca e il capo dipartimento per la Valorizzazione culturale Alfonsina Russo. Tra i relatori: Margherita Eichberg, soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale; Simona Carosi, funzionario archeologo e responsabile del territorio di Vulci; Carlo Casi, direttore scientifico del Parco, Fondazione Vulci; Mariachiara Franceschini dell’università di Friburgo e Paul P. Pasieka dell’università di Magonza; Luigi Oliva, Direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro e Federica Giacomini, funzionaria restauratrice e coordinatrice del gruppo di lavoro ICR.
“Il ritrovamento della testa di Kore di marmo tardo-arcaica a Vulci è un evento di straordinario rilievo sia per il valore artistico sia per le implicazioni che reca con sé”, ha detto il ministro Alessandro Giuli. “Non è stato rinvenuto semplicemente un dono votivo di prestigio, ma una testimonianza concreta dei legami spirituali e dunque politico-civili che univano l’Etruria e il mondo greco. Si tratta di una scoperta archeologica che può modificare la nostra percezione del mondo come accadrebbe con una nuova legge scientifica. Rimodella la nostra rappresentazione della realtà dal punto di vista conoscitivo, simbolico e anche politico”. Non a caso, ha proseguito il ministro, “questo avviene a Vulci, una città aperta ai contatti attraverso il suo porto, recentemente acquisito dal ministero della Cultura, e attraverso l’entroterra dove già dal periodo orientalizzante, dalla fine dell’VIII secolo a.C., tutti gli oggetti, ma soprattutto i rituali, ora ricostruibili grazie a nuovi strumenti diagnostici per l’archeologia, ci confermano un dinamismo, una permeabilità culturale che ancora oggi devono rappresentare e rappresentano i nostri modelli. Già in altre occasioni, ho sottolineato quanto, come governo e come ministero, ci sentiamo parte di una unità mediterranea in grado di gettare ponti e di costruire un dialogo autentico, fondato su una coappartenenza di identità e radici”.

Veduta di profilo della testa di Kore (atelier attico di inizi V sec. a.C.) scoperta a Vulci e presentata al Mic (foto mic)
“Oggi abbiamo presentato un nuovo importante rinvenimento archeologico all’interno del parco archeologico naturalistico di Vulci, un’area straordinaria dove la bellezza del paesaggio e la profondità della storia si intrecciano in un dialogo continuo, capace ancora oggi di restituirci la voce di una civiltà importantissima nel Mediterraneo, quale quella etrusca”, è intervenuta Alfonsina Russo, “e attraverso questo oggetto, questa testa di Kore, sarà possibile promuovere non solo Vulci ma anche il territorio a livello nazionale e internazionale. Un nuovo modo di valorizzare che va in un’unica direzione, che è quella di continuare a fondarsi su una strategia integrata che unisca ricerca archeologica, tutela del paesaggio, innovazione dei linguaggi espositivi, reti internazionali e partecipazione delle comunità locali”. Per Luigi La Rocca: “Siamo in presenza di uno dei rarissimi esemplari di scultura greca in Italia, non solo in Etruria, ma anche in Magna Grecia e in Sicilia. Questo tipo di oggetti sono molto rari, e apre il campo a una serie di considerazioni e di riflessioni storico-archeologiche importanti, in particolare l’intensità e la tipologia dei rapporti fra la Grecia e l’Etruria in età tardo arcaica, ma anche quello sulla presenza di artisti greci in Etruria, come ci ricordano anche le fonti, in relazione anche soprattutto alle sculture e alle decorazioni templari”.

L’elaborata acconciatura della testa di Kore (atelier attico di inizi V sec. a.C.) scoperta a Vulci e presentata al Mic (foto mic)
“L’Istituto Centrale per il Restauro”, ha spiegato Luigi Oliva, “ha accolto con entusiasmo la richiesta della Sabap Viterbo Etruria Meridionale, nel momento in cui, dopo il ritrovamento l’estate del 2024, si è cercato di fare un primo intervento sulla Kore rinvenuta e una campagna di indagini finalizzata poi alla stesura di un progetto di restauro vero e proprio. Questa attività si colloca nell’ambito di una collaborazione che abbiamo da diversi anni con la Sabap. Una collaborazione che vede da un lato le attività di conservazione e di indagine portate al massimo livello e dall’altra un rapporto con gli enti che poi gestiscono la tutela nell’ambito del territorio”.
Esclusivo. Francesco Sirano, nuovo direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, illustra ad “archeologiavocidalpassato.com” come intende organizzare e valorizzare il Mann, tra interventi strutturali, mostre ed eventi: dalle Cavaiole all’America’s Cup, dalla mostra sulla Sirena Partenope alla seconda sede nell’Albergo dei Poveri, dalla Villa dei Papiri al mosaico di Alessandro. Con una linea ben precisa: informarsi, ascoltare, valutare, e decidere. Programmando
Da Ercolano al Mann, da un parco archeologico a uno dei musei archeologici più importanti nel mondo: Francesco Sirano, nominato a metà luglio direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli dal ministro Alessandro Giuli, e insediatosi al Mann il 6 ottobre 2025 (vedi Napoli. Il museo Archeologico nazionale ha il nuovo direttore, a 719 giorni dall’addio di Giulierini: Francesco Sirano si è insediato salutando il personale | archeologiavocidalpassato), mi riceve nel suo ufficio al terzo piano del prestigioso palazzo di Napoli, sorto nel ‘500 con destinazione cavallerizza e poi, tra Seicento e Settecento, come università, che Ferdinando IV di Borbone nel 1777 destinò ad accogliere i due nuclei della Collezione Farnese e della raccolta di reperti vesuviani già esposta nel Museo Ercolanese all’interno della Reggia di Portici. Per archeologiavocidalpassato.com il direttore tratteggia come intende rapportarsi con il Mann del presente e quello futuro, tra interventi strutturali (dai depositi delle Cavaiole alla seconda sede all’Albergo dei Poveri) ed eventi, a cominciare dalla mostra sulla Sirena Partenope nel febbraio 2026. Sirano si muove tra mura così cariche di storia e collezioni uniche per importanza e bellezza come la Farnese e le testimonianze dalle città vesuviane, con una linea ben precisa: informarsi, ascoltare, valutare, e decidere. Programmando. Questo è il Mann come lo vede Francesco Sirano.
“Ercolano è un sito Unesco nel quale ho lavorato per 8 anni – esordisce Sirano -. Da poco più di un mese (6 ottobre 2025, ndr) ho cominciato al museo Archeologico nazionale di Napoli: due luoghi differenti, uno è un museo e l’altro è un parco archeologico. Quindi tutte le problematiche di gestione del patrimonio devono essere declinate in maniera diversa tra Napoli ed Ercolano. Ma la macchina amministrativa, le regole amministrative, sono le stesse, perché entrambi istituti dello Stato, parte del ministero della Cultura. Quindi da questo punto di vista mi sono trovato molto bene, anche perché a Napoli sono ritornato nel luogo dove nel 1999 ho firmato il mio primo contratto da funzionario, quando questa era la sede della soprintendenza di Napoli e Caserta.
LE PRIME AZIONI. “Ora sto completando un giro di orizzonte di tutti i progetti, delle modalità operative del museo, individuando i punti di forza e le criticità nell’aspetto organizzativo, perché dal punto di vista della gestione è fondamentale che questo istituto che è molto importante, molto grande, molto impegnativo, abbia le opportune dotazioni organiche, ma soprattutto abbia un’organizzazione delle attività che renda il più possibile fluido e veloce il passaggio dei vari adempimenti che si devono compiere, perché previsti per legge. Ma per fare questo bisogna prima conoscere bene la situazione e poi avere delle idee che possono essere anche innovative. Io sto facendo tesoro della mia esperienza di Ercolano, dove eravamo partiti sena avere un ufficio. Quindi è stato tutto costruito da zero. Però a metà del mio percorso abbiamo fatto un check up e abbiamo cercato di vedere quali fossero le criticità che si erano palesate nei primi quattro anni. E ora grazie all’esperienza, devo dire che almeno l’età qualcosa di buono porta, ora in tempi molto più rapidi, sto facendo quel percorso che avevo fatto a Ercolano.

Il personale del Mann saluta il nuovo direttore: al centro, Massimo Osanna e Francesco Sirano (foto mann)
ASCOLTARE IL PERSONALE. “Questo al Mann lo sto facendo guardandomi le carte e cercando di compulsare i funzionari, i responsabili dei vari settori organizzativi del museo. E a partire già dalla mia designazione, quindi prima che io firmassi fisicamente il contratto, ho cominciato a incontrare sistematicamente tutto il personale. Qui siamo 150, quindi li sto conoscendo tutti, uno a uno. Ho quasi completato. Perché ho scoperto – può essere banale, ma è una cosa fondamentale di questo istituto come di tutti gli istituti pubblici – che il principale elemento di patrimonio sono gli uomini, le donne, sono coloro che ci lavorano dentro, perché sono persone tutte entusiaste, intelligenti: a ognuno di loro sto chiedendo un consiglio oppure cosa avrebbe fatto al mio posto il primo giorno di lavoro. E veramente sto trovando / ricevendo indicazioni per me molto, molto importanti”.
“Il museo Archeologico nazionale ha una serie di progetti di tipo strutturale e una serie di progetti che sono legati a eventi a mostre.

Museo Archeologico nazionale di Napoli: i depositi delle Cavaiole prima degli interventi (foto graziano tavan)
I DEPOSITI DELLE CAVAIOLE. “Se parliamo degli aspetti strutturali, vale la pena sottolineare l’intervento che si sta facendo sulle Cavaiole, i nostri depositi sotterranei. Lì c’è un grande progetto, partito già da qualche anno e che dovrebbe finire a metà dell’anno prossimo: attraverso questo progetto avremo nelle Cavaiole non solo la riorganizzazione dei depositi, almeno degli spazi dei depositi, perché poi bisognerà allestirli, ma guadagneremo una grande sala espositiva e altri elementi utilissimi al servizio dei visitatori: ancora altri bagni, il nuovo guardaroba, tutte le facilitazioni che servono ai visitatori. Questa sala espositiva sarà grande quanto è l’attuale atrio. Quindi veramente questo è un progetto tra i più importanti strutturali che fa il Mann.
FACCIATE E TETTI. “Non è l’unico progetto. Si stanno affidando o saranno banditi a breve lavori per le facciate della parte retrostante del museo; lavori sui tetti – che sono già stati oggetto di interventi – ma ci sta una parte in cui dobbiamo intervenire.
DALLA SIRENA PARTENOPE ALL’ARTE CONTEMPORANEA. “Per le azioni a breve periodo legate a eventi, a febbraio 2026 inaugureremo una mostra sulla sirena Partenope, nata sulla scia della celebrazione dei 2500 anni della città di Napoli, che si annuncia davvero molto bella, ricca di materiali, spunti: sono veramente molto felice di questa mostra. Avremo anche delle mostre di arte contemporanea a breve, dedicata a dei maestri moderni con i quali cercheremo di creare un confronto tra l’arte contemporanea e l’arte antica, riprendendo un po’ la questione tra organicità e astrazione, negli anni in cui lavorano questi pittori tutti veneziani, la questione si poneva a livello di dibattito e quindi vale la pena riprendere, anche perché alcuni di loro davvero erano grandissimi pittori.
IL MANN, UNA CASA ACCOGLIENTE. “Poi avremo una serie di eventi che saranno il mio tocco originale a partire dall’anno prossimo – di cui non svelo nulla – ma saranno tutte cose che serviranno per cominciare la strada di trasformare questo museo sempre di più in una sorta di casa, un luogo accogliente dove le persone possono venire, ritornare più volte, trovando varie occasioni di lettura di questo incredibile patrimonio: l’Archeologico di Napoli è un museo bellissimo, ricchissimo e pieno di punti dove si può attrarre l’interesse di tantissime persone. Ognuno può trovare un motivo per cui in quel momento sta lì nel Mann. Il compito nostro è facilitargli però questa risposta, e questo è quello che cominceremo a fare dall’anno prossimo.
LA NAVIGAZIONE ANTICA E L’AMERICA’S CUP. “Se spostiamo la linea d’orizzonte un pochino più in avanti, vorrei segnalare tra gi eventi una mostra sulla navigazione antica che faremo in occasione dell’America’s Cup del 2027.
FACILITY MANAGEMENT. “Dal punto di vista strutturale il mio contributo sarà a una gestione più strategica di tutti i servizi del museo, e in particolare quelli relativi alla manutenzione della macchina museo, quindi gli impianti, le pulizie, il verde, gli ascensori, le luci: tutto questo diventerà parte di un unico grande progetto di facility management che aiuterà a razionalizzare la spesa e a razionalizzare anche gli sforzi che l’amministrazione deve compiere per poter seguire una miriade di piccoli contratti quali sono quelli che attualmente sono in essere.
CLIMATIZZAZIONE. “Dovrà essere messa in campo una cosa che già stiamo facendo: tra i progetti strutturali c’è infatti anche quello della climatizzazione. Noi stiamo climatizzando progressivamente tutto il museo. E quindi alcuni progetti di climatizzazione oramai si stanno per realizzare. Per altri abbiamo ottenuto dei fondi e quindi completeremo nei prossimi anni la climatizzazione che è molto importante perché serve a creare delle migliori condizioni non solo per i visitatori, ma anche per i lavoratori. Ma soprattutto contribuirà a mantenere idonee condizioni termo-igrometriche per tutti i materiali più delicati che sono esposti e che possono essere esposti alle polveri sottili e a tutti i problemi di inquinamento – noi d’estate teniamo tutto aperto, perché bisogna pure respirare – e mi riferisco alle pitture, ad esempio, alle pitture murali, agli affreschi presenti nella sezione della Pittura vesuviana, e anche ai bronzi, ai materiali metallici, che pure soffrono molto se le condizioni tremo-igrometriche non sono stabili secondo dei range che sono stati stabiliti attraverso degli studi a livello centrale dal nostro ministero.

Le statue in bronzo degli atleti provenienti dalla Villa dei Papiri, attualmente visibili nel salone della Meridiana al Mann (foto graziano tavan)
NUOVE SALE DELLA VILLA DEI PAPIRI. “Altro intervento strutturale nel breve periodo – penso apriremo all’inizio della primavera 2026 – è il nuovo allestimento della Villa dei Papiri: le nuove sale della Villa dei Papiri saranno davvero un risultato importante. Oggi le sculture della Villa dei Papiri sono esposte nel salone della Meridiana: quindi non sono nascoste alla vista. Però certamente nel nuovo allestimento troveranno una “casa” migliore.
MOSAICO DI ALESSANDRO. “Altro intervento strutturale, e credo che con questo andremo poco prima dell’estate 2026, è la riapertura finalmente delle sale del mosaico di Alessandro. Il restauro del mosaico in sé è finito. Ora stanno facendo tutte le rifiniture. E quindi tra poco passeremo a fare una serie di lavori che riguardano i pavimenti e poi un minimo di riallestimento del resto della sezione Mosaici. E anche questo non vedo l’ora di poterlo ripresentare.

Il museo Archeologico nazionale di Napoli è ospitato in un palazzo borbonico che è stato sede dell’Università fino al 1777 e dal 1816 sede del Real Museo Borbonico
MANUTEZIONE ORDINARIA. “Ritornando alle azioni di più lungo periodo, una delle cose che metteremo in campo – come dicevo – è il facility management per la parte gestionale di tutto ciò che riguarda la macchina del funzionamento, e un altro sarà un progetto di manutenzione ordinaria. Nell’ambito della manutenzione programmata avremo infatti un progetto di manutenzione ordinaria di tutto il patrimonio archeologico e anche quello storico-artistico che riguarda l’edificio, perché non dimentichiamo mai che il Mann si trova in un edificio storico che parte nel ‘500: quindi non è un dettaglio da passare in secondo piano. E invece è molto importante che questa consapevolezza sia in chi visita e in chi ci lavora dentro. Non è un involucro neutro, è un involucro davvero molto importante.

Prospetto dell’Albergo dei Poveri, a Napoli, opera dell’architetto Ferdinando Fuga alla metà del Settecento (foto wikipedia)
ALBERGO DEI POVERI: SECONDA SEDE. “Altro intervento strutturale – e stiamo spostando la lancetta del tempo ancora un po’ più avanti – è quello della nuova sede del museo Archeologico nazionale di Napoli. Il museo avrà una seconda sede, che è stata già assegnata: è l’ala ovest dell’Albergo dei Poveri a piazza Carlo III. Allora lì avremo degli spazi enormi, e veramente ci sarà la possibilità di far diventare sempre più il Mann un elemento vivificatore all’interno del tessuto urbano di Napoli. Ci sarà la possibilità di esporre materiali che altrimenti qui, nella sede storica, non riusciamo a fare. La linea che seguiremo sarà quella di non creare un doppione e di non mettere mai in concorrenza le due sedi. Il nuovo Mann sarà un qualcosa di diverso e di complementare all’allestimento storico, in maniera che chiunque visiti quella sede abbia necessità e voglia, si spera, di visitare anche l’altra sede. Perché il nuovo Mann, siccome è fatto da poco, sarà sicuramente una sede più bella, più tecnologicamente avanzata: e allora qui non ci si viene più e diventa un deposito? Dobbiamo stare molto attenti a non fare questo tipo di errore.
RAPPORTI COL TERRITORIO. “Chiaramente questo farà sì che poi il museo nazionale ancora di più si rivolga sul territorio, perché tra questa sede e la nuova sede ci sono tante realtà culturali: musei, associazioni, edifici di culto, quartieri. Siamo a due passi dalla Sanità dove si è realizzato negli ultimi 10 anni un miracolo, un miracolo però della volontà umana. E poi c’è la realtà del museo nazionale di Capodimonte, che è il nostro museo fratello, perché noi abbiamo la statuaria Farnese loro hanno i quadri Farnese. Rispetto a tutte queste realtà la mia idea di rapporti è quella di valorizzare le connessioni e non gli snodi, perché nessuno è più importante dell’altro. Tutti dovremo condividere: si potranno condividere dei progetti che poi vengono portati avanti ciascuno per le proprie competenze”.












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