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Calabria. Il quarto appuntamento di “Fuori Campo. Il cinema abbraccia la storia” fa tappa al parco e museo archeologico di Capo Colonna (Kr) con “Heraion Lakinion. Il mare il sacro e il mito”. In presenza e in streaming su Fb. Protagonisti i registi Antonio Martino e Fabio Serpa, l’archeologa Maria Teresa Iannelli e il film sul patrimonio sommerso proposto dal RAM film festival

calabria_rassegna-fuori-campo_parco-capo-colonna_locandinaDopo la pausa di Ferragosto si riprende con gli appuntamenti di “Fuori Campo, il Cinema abbraccia la Storia”. Per il quarto appuntamento, la rassegna fa tappa sabato 20 agosto 2022 in uno dei siti più suggestivi della Calabria, nel parco e museo Archeologico di Capo Colonna (Kr) col tema “Heraion Lakinion. Il mare il sacro e il mito”: modera Ernesto Orrico. L’evento, finanziato dal MiC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e dalla Fondazione Calabria Film Commission attraverso l’Avviso pubblico per il sostegno alla realizzazione di festival e rassegne cinematografiche e audiovisive in Calabria 2022, è realizzato grazie alla collaborazione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei Calabria, RAM Film Festival, Calabria Movie International Short Film Festival e le Direzioni dei Musei e Parchi coinvolti. L’ingresso nel museo e nel parco è gratuito come il resto dell’iniziativa. Per chi non potrà essere presente, può seguire la diretta streaming sulla nostra pagina FB di rete Cinema Calabria. Ad accogliere gli ospiti, alle 18, per la visita al museo e al parco archeologico di capo Colonna sarà lo stesso direttore Gregorio Aversa. Alle 19, nell’anfiteatro del parco, “L’ultima colonna. La terra, il sacro, il mare, la memoria”, video racconto sul parco archeologico di Capo Colonna: un piccolo docufilm a quattro voci realizzato per la tappa da Francesco Cristiano e introdotto, come il resto degli appuntamenti, da Ernesto Orrico, figura fondamentale di moderazione e raccordo, che accompagna il pubblico presente da inizio rassegna in questo percorso di scoperta e conoscenza. Ai saluti, alle 19.20, del direttore Aversa, segue, alle 19.30, sempre nella cornice dell’anfiteatro del parco, l’interessante conversazione sull’archeologia territorio su “L’Heraion del Capo Lacinio. Il mito il culto e il mare” a cura dell’archeologa Maria Teresa Iannelli, Iannelli, responsabile della tutela e della ricerca archeologica nelle subcolonie locresi di Hipponion, di Medma, di Caulonia e di Mèthauros e del relativo. Alle 20, a cura e grazie alla collaborazione di Calabria Movie Short Film Festival, proiezione del cortometraggio di Fabio Serpa “Cracolice” (Italia, 2020; 11’) che narra le vicende di quella che è stata definita la Chernobyl calabrese: questo paesino marittimo del Tirreno è tristemente noto alla cronaca per un evento scoppiato nei primi anni ’90, mai smentito né confermato: a seguito dell’approdo delle famose “navi dei veleni”, la popolazione giovane smise improvvisamente di crescere, creando degli eterni adolescenti. Come questo sia stato possibile, rimane ancora un mistero. Alle 20.15, “Il canto della Sirena: archeologia progresso e tradizione”: workshop su cinema, territorio, archeologia e antropologia, che avrà un particolare taglio politico questa volta, come è nella storia professionale del regista Antonio Martino che da sempre si occupa di documentazioni e reportage di denuncia in ambito internazionale. “Con la riforma agraria, con la forzata industrializzazione del territorio e poi con il boom dell’edilizia abusiva”, ricorda il regista, “iniziarono a venire fuori, seppur involontariamente, reperti archeologici inediti. Molti dei siti archeologici vennero completamente distrutti in nome del progresso. Reperti unici per valenza storica vennero dispersi oppure scavati abusivamente e venduti sul mercato nero, attirando “tombaroli” e ricattatori da tutta Italia. Tra questi, un pezzo unico nel suo genere come l’Askos che testimonia direttamente la presenza di Pitagora a Crotone, trafugato e venduto sul mercato nero e finito nelle vetrine del museo Getty di Malibu”. Per l’occasione parlerà del suo ultimo lavoro in fieri, che sta realizzando proprio nella zona di Crotone e che svela una storia ricca di particolari poco conosciuti ai più. Chiude la giornata, alle 21, a cura del RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie la proiezione del film “Il patrimonio sommerso. Un mistero sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane e prodotto da RAI Cultura (Italia, 2020; 60’) che ci porterà a scoprire il mondo sommerso dei nostri mari, che custodiscono tesori e patrimoni inestimabili: la città di Baia, la nave di Albenga, il satiro danzante di Mazara del Vallo, l’incredibile scoperta dei rostri navali della battaglia delle Egadi.

Il parco archeologico di Ercolano registra un’estate da sold out: grande successo per i Venerdì e grande affluenza a Ferragosto

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Il sito di Ercolano illuminato per le visite serali (foto paerco)

Ercolano sold out: è il segnale dell’alto gradimento del sito archeologico per l’estate 2022. Il parco archeologico di Ercolano si lascia alle spalle infatti un Ferragosto da “tutto esaurito” con 5591 visitatori nel weekend da sabato 13 a lunedì 15 agosto 2022 i quali hanno deciso di visitare l’antica Herculaneum sotto il sole caldo di un agosto inoltrato. Il mese estivo ha dato il benvenuto ai suoi visitatori con la giornata gratuita il 7 agosto; un successo per #DOMENICALMUSEO, iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’ingresso gratuito la prima domenica del mese e che ha consentito al parco archeologico di Ercolano di classificarsi ai primi Top 15 #museitaliani per numero di affluenza. E sono continui i sold out anche per i Venerdì di Ercolano, i percorsi notturni di visite guidate e performance, che per l’edizione di quest’anno propongono il legno come tema centrale.  Le serate si ripeteranno ogni venerdì fino al 9 settembre e si consiglia vivamente l’acquisto con largo anticipo sul sito Ticketone per non perdere la magia delle meravigliose visite notturne nell’antica Herculaneum. “Il parco archeologico di Ercolano registra ingressi più che raddoppiati rispetto allo scorso anno, siamo quasi ai numeri del periodo pre-pandemia”, dichiara soddisfatto il direttore Francesco Sirano. “Ci lasciamo alle spalle un primo semestre di eventi straordinari come il Close up Cantieri, gli Ozi di Ercole, i Venerdì di Ercolano, che hanno consentito di rivivere il Parco in un’atmosfera che mancava da alcuni anni. E non finisce qui. Il Parco si prepara ad accogliere un autunno ricco di novità, tra le quali il nostro fiore all’occhiello: la mostra sui reperti lignei dell’antica città. Ma intanto godiamoci ancora queste ultime settimane d’estate con i Venerdì, che anche quest’anno hanno registrato un enorme successo”.

Mercato illegale. Il Getty Museum di Los Angeles sarebbe pronto a restituire a settembre l’eccezionale gruppo scultoreo “Orfeo e le Sirene”, di provenienza tarantina, richiesto da oltre vent’anni. E il museo Archeologico nazionale di Taranto è pronto ad accoglierle

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“Orfeo e le Sirene”, il gruppo scultoreo magnogreco del IV sec. a.C. esposto nelle sale del Getty Museum di Los Angeles (foto MArTa)

Il museo Archeologico nazionale di Taranto è pronto ad ospitare “Orfeo e le Sirene”, il gruppo scultoreo del IV secolo a.C. conservato al Getty Museum di Los Angeles che, se l’anticipazione di ieri del “Los Angeles Times” è corretta, sta per essere recuperato al patrimonio nazionale e a settembre 2022 dovrebbe essere restituito all’Italia, dove in un primo tempo verranno esposte nel museo dell’Arte Salvata. Il gruppo in terracotta policroma è costituito dal giovane Orfeo, seduto, intento a suonare la cetra, e due Sirene stanti, una delle quali musicante anch’essa: una possibile traduzione della sfida che oppose lo straordinario cantore alle creature mitologiche dal busto umano e corpo d’uccello, che, allocate alle porte dell’Ade, nell’immaginario classico univano il suono dei loro strumenti e il loro canto a quello dei parenti dei defunti, accompagnandone la discesa agli inferi.

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Orfeo che suona la cetra, statua parte del gruppo scultoreo del IV sec. a.C. conservato al Getty Museum di Los Angeles (foto mic)

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Dettaglio del trono su cui siede Orfeo del gruppo scultoreo del IV sec. a.C. conservato al Getty Museum di Los Angeles (foto mic)

Le statue, veri e propri capolavori del IV secolo a.C., costituiscono un gruppo scultoreo di figure in terracotta a grandezza naturale e proverrebbero proprio dall’area tarantina a cui lo stesso Getty aveva già restituito negli anni scorsi antichi manufatti ceramici di produzione apula esposti poi al MArTA nella mostra “Mitomania” nell’aprile del 2019. “Quando un patrimonio di così inestimabile valore torna in patria è una grande conquista civica e morale, non soltanto per l’eredità culturale che rappresenta, ma anche per la vittoria del senso della legalità e del rapporto con i territori come ci insegna la stessa Convenzione di Faro”, commenta così la direttrice del museo Eva Degl’Innocenti che aggiunge: “Sarebbe pertanto auspicabile che Orfeo e le Sirene tornassero a casa e potessero entrare a far parte dell’esposizione permanente del MArTA. Dopo l’esposizione romana, dunque, il MArTA sarebbe pronto ad ospitare il gruppo di figure in terracotta, anche in virtù del progetto in corso di nuovo allestimento espositivo che consentirebbe al gruppo scultoreo di poter recuperare il proprio contesto identitario”.

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Il gruppo scultoreo del IV sec. a.C. di Orfeo e le Sirene dovrebbe rientrare in Italia a settembre 2022 (foto mic)

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Una Sirena del gruppo scultoreo del IV sec. a.C. conservato al Getty Museum di Los Angeles (foto mic)

“A luglio 2020, eccezionalmente (poiché la percentuale di risposta del MiC alle mie interrogazioni è inferiore al 10%)”, ricorda la senatrice Margherita Corrado della commissione Beni culturali, “il ministro Franceschini sostenne che la rivendicazione dei tre manufatti esposti nel J.P. Getty Museum di Los Angeles, asseritamente acquistati nel 1976 (prima, cioè, che gli Stati Uniti ratificassero, nel 1983, la Convenzione UNESCO di Parigi del 1970), era scientemente rallentata in attesa di sciogliere il nodo di altre quattro restituzioni attese dallo stesso museo, al fine di onorare i principi di leale e reciproca collaborazione ai quali gli accordi bi- e multi-laterali si ispirano. Principi che, come commentai allora, sembrano valere solo per gli italiani. In realtà, la provenienza del gruppo scultoreo ‘tarantino’ dal mercato illegale dell’arte è certa, com’è certa la sua esportazione illecita dopo il recupero, anch’esso clandestino, in un sito ignoto della Magna Grecia. Lo attestano le polaroid che un famigerato spoliatore di siti archeologici inserì nel suo catalogo di proposte ai potenziali acquirenti, mostrate al pubblico anche in una puntata memorabile della trasmissione “Petrolio – Ladri di bellezza” andata in onda a dicembre 2018. La richiesta di restituzione di quell’opera di straordinaria fattura ed eccezionale stato di conservazione – continua la senatrice – pende, perciò, da oltre vent’anni: era già parte dei 52 capolavori richiesti al Getty Museum dall’inizio degli anni 2000, poi scesi a 46. Nel 2006 fu deciso il rientro di 26 reperti, mentre alcuni dei 20 rimasti sono tornati in Italia a partire dal 2007 ma il museo californiano ha sempre opposto particolare resistenza a rilasciare il gruppo tarantino, conscio della sua unicità. Ora, finalmente, sembra prossimo il momento in cui il museo statunitense – a settembre, secondo il “Los Angeles Times” – restituirà a Roma il ‘maltolto’, così proseguendo la lenta opera di ripulitura della propria reputazione di museo troppo spesso disattento ai principi etici cui dichiara di ispirarsi. Ma aspettiamo il Getty Museum alla ‘prova’ dell’Atleta di Fano…”.

Ferragosto al museo: lunedì 15 agosto apertura straordinaria dei musei e dei luoghi della cultura

Ferragosto Musei_1 SITO-MIC_2022Ferragosto 2022. Lunedì 15 agosto apertura straordinaria dei musei e dei luoghi della cultura, ivi inclusi i monumenti, le gallerie, le aree e i parchi archeologici, i parchi, le ville e i giardini. Molti dei luoghi d’arte coinvolti saranno animati con eventi, mostre tematiche, percorsi e visite guidate. Un’occasione speciale per trascorrere un Ferragosto all’insegna della cultura e del divertimento: musei, gallerie, monumenti, palazzi, ville, castelli, templi, parchi, giardini, aree e siti archeologici. Si possono scoprire le modalità di accesso dei singoli musei su Ferragostoalmuseo2022 – Ministero della cultura.

Pompei. Nella Domus del Larario (Regio V) scoperti gli arredi abbandonati durante l’eruzione del Vesuvio: piatti, vasi, anfore, oggetti in vetro e terracotta lasciati in bauli e armadi, e ancora un prezioso bruciaprofumi decorato, e sette tavolette cerate. Una fotografia della Pompei del ceto medio

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La stanza arredata scoperta all’interno della Domus del Larario, nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico di pompei)


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Archeologi e restauratori all’opera nella stanza arredata scoperta nella Domus del Larario della Regio V di Pompei (parco archeologico di pompei)

Piatti, vasi, anfore, oggetti in vetro e terracotta lasciati in bauli e armadi, e ancora un prezioso bruciaprofumi decorato, e il gruppo unico di sette tavolette cerate raccolte da un cordino: sono stati abbandonati frettolosamente duemila anni fa, nel 79 d.C., dagli abitanti della Casa del Larario che cercavano di mettersi in salvo da quella pioggia incandescente di cenere e lapilli che il Vesuvio stava riversando su Pompei. La vita sembra essersi fermata, come in uno scatto fotografico: e ora, poco a poco, torna a riaffiorare con gli strumenti degli archeologi moderni nello scavo stratigrafico. È l’ultima scoperta di Pompei nell’area nord nella cosiddetta Regio V, uno dei grandi quartieri della città antica, già interessata da scavi nel 2018, nell’ambito del più ampio intervento di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo lungo il perimetro del l’area non scavata della città, previsto dal Grande Progetto Pompei.

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Un portalucerna rinvenuto nella stanza arredata scoperta all’interno della Domus del Larario, nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“Pompei davvero non finisce di stupire”, commenta il ministro per la Cultura, Dario Franceschini, “ed è una bellissima storia di riscatto, la dimostrazione che quando in Italia si lavora in squadra, si investe sui giovani, sulla ricerca e sull’innovazione si raggiungono risultati straordinari”. “Pompei è una scoperta continua”, sottolinea Massimo Osanna, direttore generale dei Musei. “Ma soprattutto si conferma essere un inesauribile laboratorio di studio e ricerca, che consente di non mettere mai un punto finale alla ricerca, ma al contrario di aggiungere nuovi dati alla storia della città. Il Grande progetto Pompei, con il quale attraverso superiori esigenze di tutela si sono determinati altri scavi, ha consegnato al Parco archeologico un’esperienza e una metodologia che oggi viene perseguita in un regime ordinario, nell’ambito del quale continuano a emergere eccezionali risultati”.

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Serpenti agatodemoni e pavoni popolano il larario scoperto negli scavi della Regio V a Pompei (foto di Ciro Fusco)

Le ricerche nella Regio V. In quest’area, con accesso dal vicolo di Lucrezio Frontone, nel 2018 emerse un lussuoso larario riccamente decorato. Si tratta di un ambiente adibito al culto, che presentava su una parete una nicchia sacra ai “Lari”, numi tutelari della casa e al di sotto due grandi serpenti “agatodemoni” (demone buono), simbolo di prosperità e buon auspicio. E tutt’intorno pareti dipinte con paesaggi idilliaci e una lussureggiante natura con piante e uccelli e su un lato una intera parete con scene di caccia su fondo rosso (vedi Dalla Regio V di Pompei emerge un sontuoso larario popolato di serpenti agatodemoni e pavoni, con decori floreali e scene di caccia: è tra le nuove scoperte che il ministro Bonisoli potrà ammirare nella sua visita ufficiale agli scavi | archeologiavocidalpassato).

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, nella stanza arredata scoperta nella Domus del Larario della Regio V di Pompei (foto Cesare Abbate)

Nel 2021 un progetto di scavo e di restauro del parco archeologico di Pompei, ha previsto l’estensione dell’indagine archeologica degli ambienti superiori al primo livello e quelli del piano terra, posti di fronte al larario, addivenendo alla scoperta di stanze (due sopra e due sotto) che celavano ancora diversi arredi, di cui è stato possibile realizzare i calchi, e di oggetti di uso quotidiano. Gruppo di lavoro è composto da Maria Rispoli, archeologo (rup); Raffaele Martinelli, architetto (direttore dei lavori); Antonino Russo, archeologo (direttore operativo); Vincenzo Calvanese, ingegnere (direttore operativo); Raffaella Guarino (direttore operativo restauri), Paola Sabatucci, restauratrice; Angelo Capasso, geometra; impresa Ingg. Mario e Paolo Cosenza srl; Bruno Baglivo e Francesca Longobardo, collaboratori archeologi; e Roberta Prisco, restauratrice.

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Il calco del baule rinvenuto nella stanza arredata della Domus del Larario nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“Nell’impero romano c’era un’ampia fetta della popolazione che lottava per il proprio status sociale e per cui il ‘pane quotidiano’ era tutt’altro che scontato”, spiega il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “Un ceto vulnerabile durante crisi politiche e carestie, ma anche ambizioso di salire sulla scala sociale. Nella Casa del Larario a Pompei, si riuscì a far adornare il cortile con il larario e con la vasca per la cisterna con pitture eccezionali, ma evidentemente i mezzi non bastavano per decorare le cinque stanze della casa, una delle quali fungeva da deposito. Nelle altre stanze, due al piano superiore e raggiungibili tramite un soppalco, abbiamo trovato un misto di oggetti, alcuni di materiali preziosi come il bronzo e il vetro, altri di uso quotidiano. I mobili di legno di cui è stato possibile eseguire dei calchi sono di estrema semplicità. Non conosciamo gli abitanti della casa ma sicuramente la cultura dell’ozio a cui si ispira la meravigliosa decorazione del cortile per loro era più un futuro che sognavano che una realtà vissuta”.

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Piattini e ampolline rinvenuti nella stanza arredata della Domus del Larario nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Gli ambienti del piano inferiore, interamente arredati. Gli archeologi hanno recuperato l’intero arredo della stanza, in quanto i vuoti creatisi in fase di scavo nella cinerite, hanno consentito l’esecuzione dei calchi del mobilio (la tecnica prevede che il gesso liquido venga versato nei vuoti restituendo le forme degli oggetti o dei corpi, una volta consolidatosi).

La stanza da letto. Una delle stanze presenta un letto, di cui si conservano parti del telaio, nonché il volume del cuscino, di cui è ancora visibile la trama del tessuto. La tipologia del letto è identica a quella dei tre letti scoperti l’anno scorso nella villa di Civita Giuliana nella “Stanza degli schiavi”: si tratta di una brandina estremamente semplice, priva di elementi di decorazione, smontabile e senza materasso; ci si stendeva su una rete di corde, delle quali si conservano tracce nel calco realizzato, e su un tessuto poggiato al di sopra di essa. Accanto ad esso un baule ligneo bipartito, lasciato aperto nel momento della fuga e su cui sono crollati travi e tavole del solaio soprastante. Il baule conservava un piattino in sigillata ed una lucerna a doppio beccuccio con bassorilievo raffigurante la trasformazione di Zeus in aquila. Accanto ad esso, un tavolino circolare a tre piedi con sopra ancora una coppa in ceramica contenente due ampolline in vetro, un piattino in sigillata e un altro piattino in vetro. Ai piedi del tavolino, un’ampolla in vetro e brocchette ed anforette che testimoniano un uso quotidiano della stanza. Il mobilio e le forme ceramiche sono stati trovati nella posizione in cui dovevano essere nel momento della fuga, restituendoci una fotografia di quell’istante.

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L’armadio (visto dall’alto) rinvenuto nella stanza-deposito della Domus del Larario nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Il deposito con l’armadio ligneo. L’altro ambiente scavo sembra essere un locale deposito o magazzino. È l’unico degli ambienti a non avere le pareti intonacate ed anche il piano pavimentale è semplice terreno battuto. È stato possibile realizzare due calchi, di cui uno ha restituito la forma appena percepibile di uno scaffale in cui l’anforame era stipato, mentre il secondo ha restituito un accumulo di fasciame ligneo legati da corde. Assi di legno di essenze diverse, con diverso taglio e rifiniture, probabilmente per usi disparati, dal mobilio a lavori di riparazione su edifici domestici e di servizio.

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Brocchette, anforette e piatti in vetro affiorano sulla mensola superiore dell’armadio ligneo della stanza-deposito della Domus del Larario nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico di pompei)

L’armadio ligneo. Del tutto sorprendente è invece ciò che è stato possibile recuperare all’esterno dell’ambiente, nell’angolo sud del breve disimpegno, di fronte alla cucina. Conservatosi all’interno della cinerite, si è messo in luce un armadio ligneo con almeno quattro ante. La parte superiore del mobile e gli sportelli anteriori sono risultati compromessi dal crollo del solaio soprastante, con tegole, pavimenti ed intonaci che ne hanno sventrato i livelli superiori di cui però sono comunque percepibili le forme sul muro retrostante. Si tratta di un mobile di circa 2 m di altezza, con almeno cinque ripiani. Su quello più in alto sono stati rinvenuti brocchette, anforette e piatti in vetro, mentre è tuttora in corso lo scavo dei livelli inferiori.

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Il bruciaprofumi in forma di culla rinvenuto nelle stanze al piano superiore della Domus del Larario nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico di pompei)


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Calco delle tavolette cerate: gruppo di sette trittici, legati tra essi da un cordino sia in senso orizzontale che verticale (foto parco archeologico di pompei)

Gli ambienti del piano superiore: le tavolette cerate, il bruciaprofumi. Gli ambienti superiori sono stati scavati per prima, tuttavia i materiali rinvenuti sono stati prevalentemente ritrovati in fase di caduta nella volumetria degli ambienti sottostanti. Tra questi di gran valore documentario è il piccolo calco delle tavolette cerate. Un unicum per la tipologia di ritrovamento, che ne ha permesso di realizzare il primo esemplare di calco, che ne consente la perfetta restituzione della volumetria e dei dettagli. Si tratta di un gruppo di sette trittici, legati tra essi da un cordino sia in senso orizzontale che verticale. Il polittico doveva probabilmente essere conservato su qualche scaffale, unitamente ad altri oggetti in ceramica e in bronzo. Contenute all’interno di un grosso armadio, crollato durante l’eruzione, sono inoltre state recuperate diverse forme ceramiche d’uso comune, da cucina e da mensa, ma anche forme in sigillata (tipo di ceramica romana fine da mensa) ed in vetro, molto ben conservate. A queste si affianca un piccolo set di forme in bronzo, tra cui spicca una ben conservata pelvis (bacile) con fondo perlinato ed anse con attacchi a palmette. Con essa anche due brocche bronzee, una delle quali con ansa con applique sormontante a forma di sfinge ed attacco inferiore a testa leonina. Oltre alle forme metalliche, anche il ritrovamento di un bruciaprofumi in forma di culla, in ottimo stato conservativo, con la decorazione pittorica policroma perfettamente conservata che ancora mostra i dettagli di labbra, barba e capigliatura del soggetto maschile e decorazione geometrica sull’esterno.

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L’incannucciata contenuta nel cuore della malta del controsoffitto della stanza alle spalle della Domus del Larario nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico di pompei)

L’ambiente alle spalle della Domus del Larario. Alle spalle della Domus del Larario, infine, è stato indagato un ambiente pertinente ad un’altra unità abitativa., che ha restituito il parziale crollo del controsoffitto in cui, attraverso la tecnica dei calchi in gesso, è stato possibile recuperare il volume dettagliato dell’incannucciata contenuta nel cuore della malta del controsoffitto. Sono visibili i diversi fasci di sottili cannucce, legate tra loro da un sottile cordino e rivestite da una garza che le isolava dalla malta umida. Con la medesima tecnica, è stato successivamente possibile ottenere i calchi di ciò che al momento sembra una boiserie lungo le pareti nord, est e sud della stanza. Alcuni pannelli presentano una decorazione incisa a cassettoni mentre altri restituiscono una decorazione ad intarsio con l’inserimento di piccoli e sottili elementi in osso, alcuni dei quali fortunatamente ancora nella loro collocazione originaria.

Sibari. Al parco archeologico assegnati dal Cipe i 19 milioni, fermi dal 2007, per le opere compensative alla SS 106: campagna di scavo, allestimenti museali, percorsi di visita, digitalizzazione delle collezioni. Il direttore Demma: “Fondi decisivi per il rilancio di Sibari e della Sibaritide”

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Il sito archeologico di Sibari (foto parco archeologico di sibari)

Sarà il parco archeologico di Sibari il nuovo soggetto aggiudicatore delle opere compensative per la realizzazione del tratto della SS 106 che attraversa in parte la zona archeologica: sono quasi 19 milioni di euro, finora completamente inutilizzati, che nel lontano 2007 furono deliberati dal Comitato Interministeriale per la Programmazione economica e lo Sviluppo sostenibile che ora, 2 agosto 2022, ha assegnato al parco di Sibari. La collaborazione con Anas sarà fondamentale anche per la realizzazione delle opere stradali necessarie a migliorare il sistema di accessi al Parco, che impegnerà una parte dei fondi. Ma il grosso del finanziamento verrà utilizzato per la ricerca e la valorizzazione: una nuova campagna di scavi – facilitata dalle recenti acquisizioni di idrovore e inquadrata nel Masterplan per la soluzione dei problemi idrogeologici dell’area – recupero e restauro delle strutture archeologiche e dei reperti; nuovo allestimento dei Musei di Sibari e Amendolara; nuovi percorsi di visita attrezzati nelle aree archeologiche; digitalizzazione e accessibilità totale delle collezioni del Parco; ampliamento dell’offerta culturale con la realizzazione di colture sperimentali accessibili al pubblico; questi sono alcuni dei progetti sui quali la Direzione intende investire.

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Filippo Demma, direttore del parco archeologico di Sibari

“Una enorme soddisfazione per il successo di un lavoro paziente e complicato che è iniziato all’indomani del mio insediamento e che ha portato in poco più di un anno a sbloccare fondi il cui impiego sarà decisivo per il rilancio di Sibari e della Sibaritide tutta”, dichiara il direttore del parco archeologico di Sibari, Filippo Demma. “Ringrazio il ministero della Cultura, ed in particolare la Sottosegretaria di Stato Lucia Borgonzoni, delegata MiC alle relazioni con il CIPESS, per il decisivo appoggio, e la sua Segreteria per il supporto alla nostra richiesta, che ha potuto contare fin dall’inizio anche sulla totale collaborazione di Anas S.p.A., cui pure va la nostra riconoscenza. Un risultato che è stato per altro possibile solo grazie alla concessione al Parco dell’autonomia speciale da parte del ministro Dario Franceschini”. In linea con la politica e con la missione del Parco, tutte le procedure per l’impiego di queste, come di tutte le somme delle quali la struttura risulta beneficiaria, saranno sottoposte a uno stretto controllo disciplinato da uno stringente Protocollo di Legalità, le cui bozze verranno approvate dal CdA del Parco e che il direttore Demma siglerà con la Prefettura di Cosenza nei prossimi giorni.

“Notte con gli dei”: apertura serale straordinaria del Santuario meridionale di Paestum per l’inaugurazione del percorso di visita all’interno del tempio di Nettuno e del tempio c.d. “Basilica” con due visite guidate del direttore Tiziana D’Angelo. Poi i templi di Paestum saranno nuovamente accessibili tutti i giorni

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Il tempio di Nettuno di nuovo accessibile al pubblico (foto pa-paeve)

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Il percorso creato per l’accesso alla cosiddetta Basilica di Paestum (foto pa-paeve)

I templi di Paestum sono nuovamente accessibili. Come non lo sono stati neppure nell’antichità. Succede domenica 17 luglio 2022, quando – alla sera – viene inaugurato nell’area archeologica di Paestum il percorso di visita all’interno del tempio di Nettuno e del tempio di Hera, la cosiddetta “Basilica”, nell’ambito delle aperture straordinarie del parco archeologico di Paestum e Velia promosse dal ministero della Cultura. “Un podio di tre gradini e un’alta soglia innalzano i templi greci dal suolo e separano lo spazio degli uomini da quello degli dei”, spiega il direttore, Tiziana D’Angelo. “In antichità, questi imponenti edifici sacri erano per certi versi inaccessibili agli uomini, ad eccezione di sacerdoti e poche altre persone. Oggi, tutti noi siamo benvenuti nelle dimore degli dei pestani, con la riapertura al pubblico delle visite all’interno dei templi del santuario meridionale”. Poi, dal 18 luglio 2022, sarà possibile entrare all’interno dei due templi tutti i giorni in osservanza degli orari di apertura del Parco e con lo stesso biglietto di ingresso Paestum&Velia.

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Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, nel Tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

Pronti, dunque, per una “NOTTE CON GLI DEI” domenica 17 luglio 2022: apertura straordinaria dalle 20 alle 23 (ultimo ingresso, ore 22.15). Costo del biglietto di ingresso al Santuario meridionale 5 euro. In occasione dell’inaugurazione dei percorsi di visita all’interno del tempio di Nettuno e del tempio c.d. “Basilica”, il direttore, Tiziana D’Angelo, accompagnerà i visitatori in due visite tematiche, alle 20.30 e alle 21.30, all’interno dei due templi dorici del Santuario meridionale di Paestum. “Passeggiare tra le colonne doriche di questi monumenti millenari è un privilegio unico che consente al visitatore di instaurare un rapporto diretto con il passato”, continua il direttore. “È un’esperienza da godere anche con la serena consapevolezza di non star compromettendo in alcun modo la tutela del nostro patrimonio. Dietro a questa riapertura c’è infatti il lavoro di molti professionisti: archeologi, architetti e restauratori hanno collaborato per garantire un perfetto connubio tra esigenze di fruizione e di tutela”.

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Il nuovo accesso per il pubblico alla cosiddetta Basilica a Paestum (foto pa-paeve)

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L’interno del Tempio di Nettuno a Paestum è di nuovo aperto al pubblico (foto pa-paeve)

I due templi erano già stati resi accessibili al pubblico – nel 2017 la cosiddetta “Basilica” e nel 2019 il tempio di Nettuno – grazie alla creazione di percorsi senza barriere promossi dal precedente direttore, Gabriel Zuchtriegel. A causa delle restrizioni imposte alla pandemia di Covid-19, tuttavia, l’accesso fu interdetto dall’inizio di marzo 2020, ma il Parco è ora pronto a ripartire con le visite nei templi. Per l’accesso alla cosiddetta “Basilica”, il tempio più antico, è stato ripristinato l’uso di una passerella lignea reversibile che consente un accesso privo di barriere e connette le parti della pavimentazione del tempio non conservate. Per il tempio di Nettuno, invece, l’accesso all’interno fu preceduto da un intervento di restauro volto a colmare le maggiori lacune della pavimentazione che, ancora adesso, garantiscono un accesso in completa sicurezza al monumento.

Pompei. Nell’anfiteatro “Lezioni di rock” con Gino Castaldo e Ernesto Assante per rivivere la musica unica e rivoluzionaria dei Pink Floyd in quadrifonia nel 50° anniversario del film-concerto “Pink Floyd: Live at Pompeii”. Evento gratuito, prenotazione consigliata

Gino Castaldo e Ernesto Assante nell’anfiteatro di Pompei per “Lezioni di rock” (foto parco archeologico di pompei)
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Locandina di “Lezioni di rock” all’anfiteatro di Pompei

Nel 50° anniversario del film-concerto dei Pink Floyd all’Anfiteatro di Pompei ecco “Lezioni di rock” con Gino Castaldo e Ernesto Assante per rivivere la musica unica e rivoluzionaria dei Pink Floyd in quadrifonia all’anfiteatro di Pompei. Un’esperienza unica, non replicabile altrove, “avvolti” dalla magia della musica dei Pink Floyd riproposta in quadrifonia nello spazio straordinario dell’anfiteatro di Pompei, dove nel 1971 la band registrò lo storico concerto a porte chiuse, divenuto poi un film. Il 18 luglio 2022 a 50 anni del film-concerto “Pink Floyd: Live at Pompeii”, che il parco archeologico di Pompei sta celebrando assieme al Gruppo TIM e Magister Art attraverso una serie di iniziative durante tutto il 2022, Gino Castaldo e Ernesto Assante, critici musicali di fama con le loro “Lezioni di Rock” (una produzione di Elastica) condurranno gli ascoltatori alla riscoperta quadrifonica di “The Dark Side Of The Moon” nell’anfiteatro di Pompei. La partecipazione all’evento è gratuita fino ad esaurimento posti e si inserisce nelle serate di valorizzazione previste dal ministero della Cultura. Si consiglia la prenotazione (attiva da giovedì pomeriggio) sul sito www.ticketone.it  (prevendita on-line 1,50 euro). 

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Un frame del video “Pink Floyd. Live at Pompeii” girato nell’anfiteatro nel 1971

 

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Adrian Maben segue le riprese del docufilm “Reliving at Pompeii” (foto Magister Art)

Nell’anfiteatro di Pompei, luogo straordinario, nel 1971 il regista inglese Adrian Maben realizzava un film-concerto passato alla storia, “Pink Floyd: Live at Pompeii”, con la leggendaria band composta da David Gilmour, Roger Waters, Nick Mason e Rick Wright che si esibiva a porte chiuse, anticipando alcuni brani di quello che sarebbe stato il capolavoro di “Dark side of the moon” poi pubblicato nel 1973. Alcune parti dell’opera erano infatti state inserite dalla band e dal regista Adrian Maben nella parte documentaria di “Pink Floyd a Pompei”. L’album aveva una particolarità: era stato realizzato per l’ascolto in quadrifonia, tecnologia che prevedeva lo spostamento del suono non solo da sinistra a destra, come nella classica stereofonia, ma utilizzando quattro fonti diverse, creando un coinvolgimento particolare dell’ascoltatore, che era letteralmente “avvolto” dal suono della band. Era un esperimento estremamente innovativo per l’epoca. I brani erano riproposti in quadrifonia, dal vivo nei concerti della band inglese, l’ascolto quadrifonico non era un ‘trucco’, un ‘effetto speciale’ da imbonitori, ma parte integrante della musica stessa, elemento centrale della comunicazione. Oggi la quadrifonia, che peraltro ha avuto una scarsa diffusione anche negli anni Settanta, non è più disponibile nelle case.

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Ernesto Assante e Gino Castaldo in “Lezioni di rock” all’anfiteatro di Pompei (foto giacomo maestri / elastica)

La serata, condotta da Ernesto Assante e Gino Castaldo, sarà centrata sulla storia e l’evoluzione musicale della band, una “lezione di rock” con la visione di spezzoni di film e concerti della band, con la quale ricostruire l’avventura del gruppo fino alla creazione di “The Dark side of the moon”. Il cuore della serata sarà l’ascolto in quadrifonia dell’intero album nello spazio dell’Anfiteatro del parco archeologico di Pompei, un’esperienza sensoriale straordinaria, in grado di dare nuova luce ad un album fondamentale della storia della musica.

A cinquant’anni da quello straordinario concerto filmato, lo scorso 28 ottobre 2021 si è dato avvio alle celebrazioni con un evento live in diretta streaming sul canale tv del MiC ITsART.tv: http://pompeiisites.org/comunicati/50-pink-floyd-live-at-pompeii-un-docufilm-evento-per-le-celebrazioni-del-50-anniversario/. Nel corso del 2022 proseguiranno altre iniziative appositamente ideate e prodotte dal parco archeologico di Pompei, il Gruppo TIM e Magister Art che ne curerà la produzione. In particolare, il Gruppo TIM metterà a disposizione la sua capacità di innovazione in molteplici ambiti di applicazione, quali piattaforme di ‘live streaming’ in AR, il 5G, l’IoT e il Cloud, con un approccio da Tech-company integrata, per far rivivere le atmosfere e la straordinarietà di un luogo unico al mondo, qual è Pompei, in una modalità immersiva e digitale, da tutti fruibile. L’evento è realizzato anche grazie al contributo di Milestone, Samsung e Audiovisual.

Vulci. Da giugno a novembre l’area archeologica è interessata da campagne di scavo e ricerca di sei università, italiane e straniere. Ecco il ricco programma

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Veduta da drone di un’area di scavo nel parco archeologico e naturalistico di Vulci (foto sabap etru-mer)

Un’estate a Vulci all’insegna della ricerca archeologica, su concessione del ministero della Cultura: impegnate sei università, italiane e straniere. Si è cominciato già dal mese di giugno 2022 col progetto “Understanding Urban Identities”, a cura del dipartimento di Studi storici dell’università di Göteborg (Svezia), diretto da Kristian Göransson e Serena Sabatini. ‘Conoscere le identità urbane’, è il significato del progetto che, infatti, già dal 2018 (in collaborazione con la British School at Rome, il parco archeologico naturalistico di Vulci e la soprintendenza) ha voluto indagare la conformazione della città. I saggi eseguiti nell’area urbana di Vulci e immediatamente all’esterno della cinta muraria, in zona Porta Ovest, avevano fatto ipotizzare che la zona urbana potesse essere occupata da strutture di tipo non monumentale, forse domestiche e/o produttive.

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Prospezioni geo-fisiche nell’area archeologica del parco di Vulci (foto sabap etru-mer)

Tra giugno e luglio 2022 riprende anche il progetto Vulci 3000, della Duke University (USA), condotto da Maurizio Forte. Sulla spinta delle ricerche iniziate nel 2014, nelle quali si è fatto uso di telerilevamento da drone e del georadar, i veri e propri gli scavi si sono concentrati dal 2016 nell’area Sud rispetto al Grande Tempio e alla Domus del Criptoportico, nell’area del Foro, nel settore in cui era presente un’ampia struttura pubblica.

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Fossa con urna cineraria dalla necropoli settentrionale di Vulci a Poggio delle Urne (foto uni d’annunzio)

A luglio 2022 entreranno nel vivo gli scavi nella necropoli settentrionale di Vulci, nell’area di Poggio delle Urne, a cura dell’università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara, diretti da Vincenzo D’Ercole e Francesco Gennaro. Le campagne lo scorso anno hanno interessato un’area di 100 mq fra Casaletto Mengarelli a Est e il Casale dell’Osteria a Ovest e hanno portato alla luce ben 25 sepolture ad incinerazione, del tipo a pozzetto circolare e a fossa con risega. Purtroppo molte già danneggiate dai ‘tombaroli’ e dalle attività agricole.

vulci_cityscape-2022_locandina-scaviAd agosto 2022 torna Vulci Cityscape, a cura dell’università di Friburgo e Magonza e con la direzione di Mariachiara Franceschini e Paul Pasieka, per proseguire il percorso avviato. Con le prospezioni del 2020 che hanno condotto a una mappatura geomagnetica concernente una grande area sacra, delle strutture residenziali e produttive, il sistema di fortificazioni interno e la rete stradale. E con gli scavi del nuovo tempio del 2021, che hanno portato alla luce le strutture del podio di epoca arcaica, tracce di un precedente utilizzo del pianoro e persino fasi romane di occupazione e uso dell’area.

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Scavo delle sepolture a cremazione villanoviane nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci (foto unina)

Settembre e ottobre 2022 vedranno l’università di Napoli “Federico II” impegnata nel progetto “All’origine di Vulci”. Marco Pacciarelli sarà a capo delle indagini nella necropoli orientale, in località Ponte Rotto; a cui un enorme contributo già è stato dato con le campagne del 2020 e 2021. Sono state analizzate ben 58 sepolture scavate nella roccia di travertino locale di epoche diverse e più di 40 presentano resti della cremazione del defunto deposti in un’urna fittile, spesso ornata con motivi geometrici incisi.

Infine, fra ottobre e novembre 2022, si chiuderà con “Sustainable Vulci” dell’University College London (Londra), sotto la direzione di Corinna Riva, che già aveva voluto approfondire Vulci nel contesto mediterraneo, al centro delle rotte commerciali e degli scambi culturali. Anche facendo ricorso all’archeometria sulla ceramica e alla geo-archeologia.

vulci_work-in-progress_convegno_locandinaLo scorso dicembre un convegno dal titolo “Vulci. Work in progress”, del quale presto saranno pubblicati gli atti, ha per la prima volta riunito coloro che effettuano le ricerche sul campo nella importante metropoli etrusca e ha dato voce alle novità della ricerca archeologica, comprese quelle che provengono dalle aree della necropoli settentrionale in località Poggio Mengarelli e Osteria, indagate direttamente dalla Soprintendenza e da Fondazione Vulci.

Tarquinia. Al via “Tra terra e mare”,  il ciclo di conferenze del giovedì sera dedicato all’archeologia subacquea con ispettori delle soprintendenze, docenti universitari e subacquei professionisti. Apre Luca Moccheggiani Carpano

tarquinia_stas_tra-terra-e-mare_conferenze-archeologia-subacquea_locandinaLe ricerche archeologiche e le ricognizioni subacquee: dai fondali della costa tirrenica e del mar Mediterraneo a quelli dei laghi e dei fiumi italiani. È questo il filo conduttore della nuova edizione del ciclo delle conferenze serali a ingresso libero dedicate all’archeologia subacquea dal titolo “Tra terra e mare”, promosso dalla Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS), con il sostegno del ministero della Cultura (MIC) e in collaborazione con l’Assonautica di Tarquinia “G. Maffei”. Appuntamento a Tarquinia, ogni giovedì, dal 7 luglio al 4 agosto 2022, in Campo Cialdi, Parco Palombini, con ingresso su via della Ripa 25. “Quest’anno le nostre conferenze di archeologia subacquea, a causa dei lavori in corso alla Torre di Dante”, spiega la presidente della STAS Alessandra Sileoni, “si spostano in una location altrettanto prestigiosa nel cuore del centro storico di Tarquinia, in un luogo sospeso tra passato e presente, Campo Cialdi. Ad aprire gli incontri un relatore, Luca Moccheggiani Carpano, il cui cognome in Italia e all’estero è sinonimo di ricerca subacquea. Ispettori delle Soprintendenze, docenti universitari e subacquei professionisti tratteranno di diversi contesti, perché l’archeologia subacquea non è soltanto legata al mare, ma anche a fiumi e laghi”. In caso di maltempo, le conferenze si terranno a palazzo dei Priori, nella sala Sacchetti, al civico 4 di via dell’Archetto. Saranno rispettate le regole in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da covid-19.

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Ricerche nel villaggio perilacustre del Gran Carro di Bolsena (inizio età del Ferro) (foto catalogo beni culturali)

Si inizia dunque giovedì 7 luglio 2022, alle 21,30, con Luca Mocchegiani Carpano (centro ricerche Claudio Moccheggiani Carpano) su “Archeologia a Testaccio: il quartiere e il fiume”: un quadro degli esiti delle ricerche condotte sul porto fluviale sul Tevere a Monte Testaccio a Roma, a partire dall’impegno di suo padre Claudio. Giovedì 14 luglio, alle 21.30, Giovanna Bucci (soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo) su “Le imbarcazioni nell’iconografia musiva pavimentale del Mediterraneo tardoantico”: elementi di tecnica costruttiva e di navigazione antica, partendo dalle fonti iconografiche. Il 21 luglio, alle 21,30, Sergio Anelli (subacqueo professionista, socio della STAS e dell’associazione archeologica Centumcellae di Civitavecchia) su “Peschiere e approdi nell’antico Tirreno”: un quadro delle emergenze archeologiche presenti sulla costa, tra Santa Severa e la località di Pian di Spille (Tarquinia). A lui si affiancherà Marco Marcelli (direttore dell’Istituto di Oceanologia dell’università della Tuscia) su “I mari di Civitavecchia”: i progetti in corso sul litorale di Civitavecchia. Quindi seguiranno due interventi sull’età protostorica: il 26 luglio, alle 21.30, Barbara Barbaro (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale) su “Uomini e dei sotto le acque: le recenti ricerche al Gran Carro di Bolsena”: gli esiti delle recenti campagne di scavo nel villaggio palafitticolo del Gran Carro sul lago di Bolsena. Il 28 luglio, alle 21.30, Anna Depalmas (docente all’università di Sassari) su “La Sardegna protostorica e i territori al di là del mare: i contatti, le navi, le rotte”: focus sui contatti e i commerci da e verso la Sardegna. A chiudere, il Corpo delle Capitanerie di Porto, il 4 agosto, alle 21,30, tratterà della normativa dei rinvenimenti in mare e dell’attività di supporto della Guarda costiera alla Soprintendenza, nell’ambito della ricerca subacquea, portando vari esempi lungo la costa tirrenica e nel Mediterraneo.