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Altino (Ve). Riprendono gli incontri “Scavi aperti” nel primo parco archeologico del Veneto: i nuovi resti riportati in luce della città romana del I secolo rivelano tracce di attività metallurgica adiacente alla grande cloaca scavata nel 2022

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Pubblico numeroso agli appuntamenti “Scavi aperti” nel parco archeologico di Altino (foto vlman)

Ritrovamenti dell’assetto urbano di Altino nel I secolo dopo Cristo, un tratto della città romana e materiali residuali di un edificio con tracce di un’attività metallurgica adiacente alla grande cloaca scavata nel 2022. Sono questi i principali ritrovamenti degli scavi in corso nella zona del parco archeologico di Altino, che ora sono visitabili durante gli appuntamenti di “Scavi aperti” (prenotazioni 0422.789443 e drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it). Il prossimo sarà giovedì 21 novembre 2024, alle 15.30. Il parco archeologico sta infatti collaborando con l’università di Padova (e in particolare con la prof. Rita Deiana) che si occupa di fare prospezioni geofisiche mirate all’apertura dei saggi di scavo. “Le prospezioni geofisiche sono indagini che non prevedono scavi (per questo sono dette «non invasive») ma attraverso impulsi elettrici o magnetici inviati nel sottosuolo restituiscono una sorta di radiografia di quello che c’è sotto – spiega la direttrice Marianna Bressan – i dati raccolti vanno interpretati, perché la prospezione rileva tanto il manufatto antico quanto il manufatto moderno, come un semplice tubo del gas, ma permette di capire dove concentrare gli scavi”.

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Quartiere residenziale augusteo di Altino (Ve): il cantiere di scavo nella cloaca (foto drm-veneto)

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Frammento di oggetto in vetro colorato dalla cloaca dell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

La cloaca. La cloaca scoperta nel 2022 è un’infrastruttura sotterranea del quartiere urbano conservato nell’area archeologica del decumano. Questo quartiere fu uno dei primi a essere scoperto dell’Altino romana, negli anni Sessanta; successivamente fu interessato da scavi a più riprese, fino ai primi anni Novanta, senza che ne venissero esaurite le potenzialità archeologiche. Nel 2022, nell’ambito del progetto tutt’ora in corso, si è presentata l’occasione di riprendere a scavare. Da lì le sorprese inaspettate. Durante gli scavi è emerso il corpo di un imponente manufatto funzionale allo smaltimento idrico che ha permesso di raccontare i dettagli della vita quotidiana degli abitanti della zona. “Questo ultimo scavo – chiarisce Marianna Bressan – è avvenuto su un’area mai indagata prima, scelta per il suo potenziale e con un duplice obiettivo: procedere con la risistemazione dell’area già aperta al pubblico, con la speranza, ampiamente ripagata, di trovare qualcosa di nuovo”. E quel qualcosa di nuovo non si è fatto attendere troppo.

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Bottiglie in vetro dalla cloaca romana dell’area archeologica di Altino, esposte nella mostra “Modus vivendi” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto vlman)

altino_archeologico_mostra-modus-vivendi_logoI reperti. I reperti più interessanti ritrovati nella cloaca sono esposti nella mostra “Modus vivendi” inaugurata a maggio 2023 e ancora visibile al museo (La mostra è stata ideata in collaborazione con il MUB – museo della Bonifica di San Donà di Piave e P.ET.R.A. soc. coop con il contributo di Regione del Veneto L.R. 17/2019 “Legge per la cultura”, annualità 2022 e di ministero della cultura Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali). Nella mostra si possono vedere recipienti di vetro di colori vivaci, suppellettili di ceramica decorata che facevano parte dell’arredo della casa ma anche un raro balsamario blu con inserti in foglia d’oro che serviva a contenere profumi o unguenti per la cura del corpo (in tutto l’Impero romano se ne conoscono soltanto nove di simili). Dall’allestimento facevano capolino tre coppette decorate che vivacizzavano la tavola imbandita e le lucerne, piccole lampade portatili ma anche gli oggetti “preziosi”, perle in pasta di quarzo, a forma di melone, che facevano parte di collane di uso quotidiano o l’ago, anch’esso di osso, che era una forcina per capelli.

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Area archeologica di Altino intressata dagli scavi (foto vlman)

altino_parco-archeologico_logo_azzurroGli scavi sono ripresi grazie a un finanziamento ad hoc erogato per la prima volta da parte del ministero della cultura, in particolare della direzione generale Musei, e destinato proprio a campagne di scavo nei parchi archeologici nazionali (svolti oggi ad Altino dalla SAP Società archeologica). Il museo archeologico e l’area archeologica di Altino inoltre sono infatti ufficialmente diventati un Parco archeologico. Con il decreto del ministero della Cultura di marzo scorso (il decreto di istituzione del Parco è il numero 57 del 15 marzo 2024) il percorso cominciato tre anni fa è arrivato a compimento dando la spinta definitiva al nuovo progetto.

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Marianna Bressan, già direttore del museo nazionale e area archeologica di Altino, è ora direttore del musei Archeologici di Venezia e della laguna (foto drm-veneto)

Sarà un “museo all’aperto”, che unirà dunque la parte attualmente contenuta nel museo Archeologico con quella degli scavi, in un unico percorso più fruibile al pubblico che racconterà la storia di un luogo e del suo paesaggio in tutti i suoi aspetti. “Ogni parco archeologico – commenta il direttore generale Musei prof. Massimo Osanna – è espressione di un sistema integrato che vede resti archeologici e paesaggio come elementi inseparabili, un contesto in cui la memoria storica si intreccia con il valore paesaggistico e ambientale, nello spirito della Costituzione. Il parco archeologico di Altino assume così un ruolo chiave nella ricerca, conservazione e valorizzazione di questo peculiare ambito territoriale, in un’ottica di promozione e fruizione sostenibile dei luoghi della cultura, in quella prospettiva di rete che caratterizza il nostro Sistema museale nazionale”. Il parco archeologico di Altino è inoltre stato inserito nel nuovo istituto dotato di autonomia speciale denominato Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, che comprende anche il museo archeologico nazionale di Venezia, il museo di Palazzo Grimani, il futuro museo Archeologico nazionale della laguna di Venezia sull’isola del Lazzaretto vecchio. Il nuovo istituto è diretto da Marianna Bressan.

Veio (Roma). Apertura straordinaria del parco archeologico (col santuario etrusco del Portonaccio) per tre domeniche con visite gratuite grazie ai volontari del Corpo di San Lazzaro

veio_parco_programma-riaperture_locandinaQuella di mercoledì 20 novembre 2024 è l’unica apertura (su prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail: booking@csli-roma.eu) dedicata alle scuole del parco archeologico di Veio, all’interno del programma delle tre domeniche di apertura straordinaria al pubblico, annunciate dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, nell’ambito del protocollo d’intesa stipulato con l’ente regionale Parco di Veio e la collaborazione del Municipio XV di Roma Capitale. Appuntamento dunque per tutti, nelle domeniche del 10, 24 novembre e 8 dicembre, dalle 10 alle 16, per visitare il Parco liberamente con ingresso gratuito e senza prenotazione, grazie ai volontari del Corpo di San Lazzaro – gruppo Roma e Viterbo. Il parco archeologico di Veio, affidato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con l’ultima riforma del ministero della Cultura, è situato ai confini settentrionali della città metropolitana di Roma, all’interno dell’area naturale protetta del parco regionale di Veio. È possibile visitare il Santuario etrusco dell’Apollo (o santuario di Portonaccio, dal nome della località), che sorgeva subito al di fuori della città etrusca e che conobbe una lunga vita, dalla metà del VII secolo a.C. fino alla piena età romana (II secolo a.C.). Si tratta del più antico e del più notevole esempio di tempio tuscanico finora conosciuto, ornato originariamente da una splendida decorazione in terracotta policroma culminante sulla sommità del tetto in una serie di statue, tra le quali il celebre gruppo di Apollo ed Ercole, oggi esposto al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, insieme alle decorazioni architettoniche e a tutte le offerte rinvenute. È un luogo dal connubio perfetto fra natura e cultura, un ambiente paesaggistico ideale per escursioni e passeggiate dove scoprire un contesto archeologico straordinario.

Ministero della Cultura. Annunciati i direttori delegati dei quattro istituti cui Giuli non ha rinnovato il mandato: museo nazionale Romano, Palazzo Reale di Napoli, musei nazionali di Matera, musei nazionali di Bologna

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A pochi giorni dall’annuncio da parte del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, della pubblicazione di un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di prima fascia e 11 di seconda fascia, con il contestuale annuncio che per quattro direttori non ci sarebbe stato il rinnovo del mandato (vedi Ministero della Cultura. Annunciata la pubblicazione di un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di prima fascia e 11 di seconda fascia: incarichi per enti scoperti per accorpamento, nuova istituzione, aggiornamento della fascia; o per fine mandato. Per 4 direttori il ministro Giuli non rinnova l’incarico | archeologiavocidalpassato),il ministero della Cultura ha comunicato che il Capo Dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale, Alfonsina Russo, di concerto con il ministro della Cultura, ha conferito le deleghe di direttore del museo nazionale Romano a Edith Gabrielli, direttrice generale dell’istituto ViVe – Vittoriano e Palazzo Venezia. Il ministero della Cultura ha poi comunicato che la direzione generale Musei ha provveduto a coprire gli altri tre posti rimasti scoperti incaricando altrettanto delegati, “nelle more della pubblicazione e dell’espletamento della procedura di selezione dei nuovi direttori titolari”. A Palazzo Reale di Napoli arriva l’arch. Paola Ricciardi, dirigente MiC; ai musei nazionali di Matera – Direzione regionale Musei nazionali Basilicata il dott. Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari; ai musei nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia Romagna il dott. Costantino D’Orazio, direttore dei musei nazionali di Perugia – direzione regionale Musei nazionali Umbria. I direttori delegati, sulla base degli obiettivi assegnati dal direttore generale Musei, si occuperanno non solo di garantire la continuità amministrativa e la gestione ordinaria, ma anche di assicurare l’efficace realizzazione dei progetti in essere o in programmazione, con particolare riferimento a quelli relativi al PNRR.

Spoleto (Pg). Al teatro Caio Melisso il convegno “Sulle tracce dei Longobardi”, organizzato dall’Associazione Italia Langobardorum; due giorni di riflessione scientifica per condividere con il grande pubblico le nuove scoperte e conoscenze legate alla civiltà dei Longobardi

spoleto_teatro_convegno-sulle-tracce-dei-longobardi_locandina

sito-unesco-longobardi-in-italia_logoMercoledì 13 e giovedì 14 novembre 2024 al teatro Caio Melisso di Spoleto (Pg) il convegno “Sulle tracce dei Longobardi”, organizzato dall’Associazione Italia Langobardorum, ente di gestione del sito seriale UNESCO “I Longobardi in Italia – I luoghi del potere (568-774 d.C.)”. Il convegno, a partecipazione libera e organizzato grazie alle risorse erogate dal ministero della Cultura a valere sulla legge 77/2006 dedicata ai siti UNESCO, rappresenta un importante momento di riflessione scientifica, che si rivolge non solo agli specialisti, ma a una platea ampia ed eterogenea, con l’obiettivo di condividere con il grande pubblico le nuove scoperte e conoscenze legate alla civiltà dei Longobardi. Dopo numerose iniziative di successo sui temi della promozione, della divulgazione conoscitiva e dell’educazione culturale, connessi alla valorizzazione del sito seriale UNESCO, l’Associazione Italia Langobardorum punta nuovamente i riflettori sui temi della ricerca coinvolgendo studiosi di rilevanza internazionale, con interventi che spazieranno dalla geopolitica del VI secolo alle pratiche funerarie, fino all’architettura religiosa longobarda, le forme di insediamento e la presenza dei Longobardi nei musei, presentando anche una serie di case studies focalizzati sui sette gruppi monumentali appartenenti al sito seriale UNESCO.

associazione-italia-langobardorumIl programma e il taglio scientifico del convegno sono stati messi a punto e definiti grazie al comitato scientifico composto da: Immacolata Aulisa (direttrice del Centro Studi Micaelici e Garganici dell’università di Bari Aldo Moro), Gian Pietro Brogiolo (già università di Padova), Angela Maria Ferroni (già ministero della Cultura), Paola Mercurelli Salari (direttrice museo del Ducato e Tempietto sul Clitunno), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva e Tourisma), Marcello Rotili (già università del Sannio), Marco Sannazaro (università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Donatella Scortecci (università di Perugia) e Luca Villa e al coordinamento tecnico scientifico di Francesca Morandini, Fondazione Brescia Musei e responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum; Maria Stovali, Comune di Spoleto e responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum; e Arianna Petricone, responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum.

La prima giornata di studio, incentrata sul tema “I Longobardi in Italia. Un possibile quadro delle conoscenze”, vedrà gli interventi di sei specialisti che si concentreranno su argomenti trasversali della storia longobarda in Italia, tra storiografia, contesti funerari e integrazione etnica, architetture residenziali e religiose, produzioni artistiche, patrimonio museale, con lo scopo di fornire una panoramica completa e dettagliata dello stato della ricerca mantenendo, nel contempo, un taglio divulgativo capace di rendere la trattazione accessibile a un’ampia varietà di pubblico.

La seconda giornata di studio, dal titolo “Le sette componenti del sito seriale UNESCO. Stato delle ricerche e prospettive”, sarà invece impostata sulla trattazione di specifiche case studies riferite ai sette gruppi monumentali del sito seriale UNESCO e ai rispettivi territori, con l’obiettivo di fornire un quadro esaustivo non solo delle ricerche in atto, ma anche della programmazione a medio e lungo termine delle attività scientifiche e divulgative promosse da diversi attori nelle aree di pertinenza.

In occasione di entrambe le giornate di studi, è prevista una sessione di flash talks, con una serie di interventi brevi in grado di ampliare la panoramica storico-archeologica offerta dal convegno anche a contesti e territori non compresi all’interno del sito seriale UNESCO dei Longobardi in Italia.

Oltre alle conferenze, il convegno sarà anche l’occasione per partecipare ad attività collaterali gratuite aperte al pubblico, quali le visite guidate alla mostra “Trame longobarde” (ottobre – dicembre 2024) al museo del Tessuto e del Costume e le attività laboratoriali sulla tessitura. In alcuni ristoranti sarà inoltre possibile gustare “piatti longobardi”, con cui scoprire sapori ispirati alle tradizioni alimentari di questo antico popolo.

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Danilo Chiodetti, presidente dell’Associazione Italia Langobardorum

“Questo convegno”, racconta Danilo Chiodetti, presidente dell’Associazione Italia Langobardorum, “vuole essere una finestra sul passato alla scoperta di una cultura, quella dei Longobardi, che tanto ha dato al nostro territorio e alla nostra società. Grazie agli studiosi e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento, si avrà modo di analizzare in senso trasversale tematiche connesse sia alle sette componenti del sito seriale UNESCO, sia a contesti al di fuori di essi, ma relativi alla presenza longobarda nel nostro Paese. Auspico che questo convegno possa essere un’occasione di condivisione e di arricchimento ed accendere in tutti noi una rinnovata passione per la storia”.

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Angela Maria Ferroni, già ministero della Cultura

“L’archeologia è una disciplina in continua evoluzione perché lo stato delle nostre conoscenze, e le relative interpretazioni, dipendono in buona parte dalla casualità dei rinvenimenti”, spiega Angela Maria Ferroni, P.O. ministero della Cultura. “La candidatura del sito seriale I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-77 d.C.) ricomprese significativi complessi monumentali, su alcuni dei quali le opinioni degli studiosi non erano allora sempre concordi. Una rilettura delle stesse evidenze, a 13 anni dall’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale, e un confronto con i numerosi beni, che negli anni sono stati indagati anche in altre aree dell’Italia longobarda, appare quindi un momento significativo e doveroso, che non potrà che innalzare il livello della conoscenza su queste gentes che rinnovarono l’antichità classica, rafforzando i valori che hanno portato al riconoscimento UNESCO”.

IL PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 13 NOVEMBRE. Alle 9.30, saluti di apertura; 10.30, Inizio lavori, Angela Ferroni, Francesca Morandini, Associazione Italia Langobardorum. “I Longobardi in Italia: un possibile quadro delle conoscenze”: modera Gian Pietro Brogiolo (già università di Padova). 11, Federico Marazzi (università Suor Orsola Benincasa) “Perché i Longobardi entrarono in Italia? Geopolitica del VI secolo fra Europa e Mediterraneo”; 11.30, Caterina Giostra (università Cattolica del Sacro Cuore) “Verso l’al di là: le sepolture longobarde”; 12, Fabio Scirea (università degli Studi di Milano) “Architettura religiosa nella Langobardia: un profilo”. Modera: Marco Sannazaro (università Cattolica del Sacro Cuore). 15, Marco Valenti (università di Siena) “Insediamento in ambito rurale e urbano tra VII secolo e metà VIII secolo”; 15.30, Vasco La Salvia (università di Chieti e Pescara Gabriele d’Annunzio) “La presenza dei Longobardi nei musei”; 16, Marina Righetti (Sapienza Università di Roma) “Antichi e nuovi linguaggi: la sintesi dell’arte longobarda”; 17, Flash Talks: Roberto Farinelli (università di Siena) “I lambardi nei castelli della Toscana meridionale e il loro rapporto con gli arimanni di età longobarda”; Giorgio Postrioti (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dell’Umbria), Gaia Battistini (libera professionista), Lorenzo Bigo (università Ca’ Foscari di Venezia), Jacopo Paiano (libero professionista), Lorenzo Passera (università di Udine), Federico Thaler (libero professionista) “La necropoli in località Cerbara di San Giustino (PG)”; Silvana Rapuano (università della Campania Luigi Vanvitelli) “Nuovi dati su Sant’Ilario a Port’Aurea di Benevento (VII-VIII secolo)”; Elena Stambuco (Sapienza Università di Roma) “Il reimpiego nella chiesa di Salvatore a Spoleto: da ipotetico tempio del culto imperiale a basilica cristiana”; Erika Bergamaschi (università Cattolica del Sacro Cuore) “L’evoluzione delle fibule longobarde tra mondo barbarico e mondo bizantino”.

IL PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE. 9.45, “Le sette componenti del sito seriale UNESCO: stato delle ricerche e prospettive”: modera Piero Pruneti (Archeologia Viva); 10, Luca Villa, Annalisa Giovannini (civico museo Archeologico di Romans d’Isonzo) “Longobardi a Cividale, Romans d’Isonzo e nel ducato friulano”; 10.30, Fabio Saggioro (Università degli Studi di Verona), Andrea Breda (già Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia): Brescia e il suo territorio in età longobarda. Lo stato dell’arte”; 11, Sara Masseroli (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Como Lecco Monza-Brianza Pavia Sondrio e Varese), Stefano Aiello (direzione regionale Musei nazionali Lombardia) “Castelseprio e il suo territorio – Il castrum e il borgo: novità, aggiornamenti e prospettive future”; 11.30, Donatella Scortecci (università di Perugia), Giorgio Flamini, Massimiliano Bassetti (Alma Mater Studiorum università di Bologna), Antonio Ciaralli (università di Perugia) “Riflessioni su un decennio e oltre di studi sul San Salvatore di Spoleto e il Tempietto sul Clitunno (2011-2024)”; 12.10, Paola Mercurelli Salari (museo nazionale del Ducato di Spoleto) “Nuovi percorsi per il Museo nazionale del Ducato di Spoleto”. Modera Marcello Rotili, già università della Campania Luigi Vanvitelli. 15, Simone Foresta (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Caserta e Benevento) “Studi e ricerche recenti su Benevento longobarda”; 15.30, Alessandro Lagioia, Marcello Mignozzi (università di Bari Aldo Moro) “Dalle testimonianze scritte a quelle pittoriche: recenti acquisizioni sul Santuario micaelico”; 16, Flash Talks: Francesca Pandimiglio (liceo Classico e Linguistico “Buratti” VT) “Testimonianze dei luoghi di vita e di morte in età longobarda: il sito rupestre di Santa Cecilia a Soriano nel Cimino e la necropoli di Santa Lucia a Bagnoregio”; Lucina Caramella, Pierluigi Piano (Centro di Studi Preistorici e Archeologici di Varese) “Alcune considerazioni sulla diffusione del culto micaelico nella Diocesi di Milano e il San Michele di Golasecca”; Andrea Santolini (Associazione Longobardia) “L’anima longobarda nell’odierna Europa”; Tetyana Shyshnyak (Associazione culturale internazionale Orbisophia), Matthew Peattie (University of Colorado Boulder) “Il patrimonio sonoro dei longobardi. Vecchi Neumi alle nuove tradizioni. L’antico canto beneventano nel XXI secolo”; Gabriele Zorzi (Associazione La Fara) “Raccontare i Longobardi attraverso la ricostruzione e la didattica immersiva”; 17.30, conclusioni: Danilo Chiodetti, presidente Italia Langobardorum; 18, chiusura lavori.

 

Ministero della Cultura. Annunciata la pubblicazione di un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di prima fascia e 11 di seconda fascia: incarichi per enti scoperti per accorpamento, nuova istituzione, aggiornamento della fascia; o per fine mandato. Per 4 direttori il ministro Giuli non rinnova l’incarico

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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (foto quirinale / wp)

Il museo Archeologico nazionale di Napoli – promosso dalla seconda alla prima fascia – è senza direttore ormai da un anno, Ma l’attesa potrebbe stavolta essere agli sgoccioli per il Mann e non solo (e ciò significa che tra pubblicazione del bando, selezioni, nomina ed entrata in servizio si arriverà a primavera). Il ministero della Cultura si appresta infatti a pubblicare un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di livello dirigenziale generale (cioè di prima fascia) giunti a scadenza del proprio mandato o di nuova istituzione: musei Reali di Torino (dal 1° dicembre 2023 direttore ad interim Mario Turetta dopo il pensionamento di Enrica Pagella); Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello (dal 31 maggio 2024, in seguito all’accorpamento dei due musei, e in attesa della nomina del direttore unico, è direttore avocante il DG Musei Massimo Osanna); parco archeologico del Colosseo (dal 18 dicembre 2017 è direttore Alfonsina Russo, ad interim da luglio 2024 quando è stata nominata alla guida del DIVA – dipartimento per la valorizzazione del patrimonio  culturale del MIC); museo nazionale Romano (Stéphane Verger, direttore dal 2 novembre 2020: il ministro Alessandro Giuli non gli ha rinnovato il mandato per il secondo quadriennio); museo Archeologico nazionale di Napoli (il 30 settembre 2023 è scaduto il secondo mandato – prorogato al 14 novembre 2024 – di Paolo Giulierini, che era stato nominato direttore del Mann il 1° ottobre 2015. Nel frattempo il museo è passato dalla seconda alla prima fascia. E dal 15 novembre 2024 è direttore ad interim Massimo Osanna). A selezionare i candidati, i cui requisiti saranno precisati nel bando stesso, sarà una commissione di esperti di altissimo profilo attraverso una serie di prove in grado di evidenziare le necessarie competenze culturali e manageriali.

Successivamente il ministero della Cultura procederà a pubblicare il bando per la nomina dei direttori di 11 istituti autonomi di seconda fascia: complesso monumentale della Pilotta (dal 15 gennaio 2024  direttore ad interim Stefano L’Occaso, perché il direttore Simone Verde è passato a dirigere la Galleria degli Uffizi); musei nazionali di Ferrara (nell’autunno 2023 i musei ferraresi sono diventati autonomi, e attendono il direttore; sono stati staccati da Modena con la quale prima Ferrara era insieme sotto l’insegna delle Gallerie Estensi); musei nazionali di Lucca (dal 2022 è direttrice Luisa Berretti); Ville monumentali della Tuscia (è l’ente nato nell’estate 2023 con l’accorpamento di Villa Lante e Palazzo Farnese); Palazzo Reale di Napoli (il ministro Alessandro Giuli non ha rinnovato l’incarico a Mario Epifani, il cui primo mandato è scaduto il 2 novembre 2024); musei nazionali del Vomero – Napoli (è il nuovo polo creato nel 2023 e comprende il museo di San Martino, Castel Sant’Elmo e la Villa Floridiana); musei e parchi archeologici di Capri (è il nuovo polo autonomo creato nell’estate 2023); Castello Svevo di Bari (dal 10 luglio 2020 è stata direttore Alessandra Mongelli, con durata triennale. Nel 2023 è diventato museo autonomo); musei nazionali di Matera (l’8 novembre 2024 si conclude il mandato di Annamaria Mauro alla direzione dell’ente ora divenuto autonomo); musei nazionali di Bologna (il ministro Alessandro Giuli non ha rinnovato il mandato a Maria Luisa Pacelli, direttore dal 2020); Pantheon e Castel Sant’Angelo (sono stati accorpati con la Direzione Musei nazionali della città di Roma, di cui è direttore Mariastella Margozzi dal 4 novembre 2020).

#domenicalmuseo: Pompei si conferma il sito più frequentato anche nella domenica a ingresso gratuito di novembre, seguito da Colosseo e Foro-Palatino

ministero_novembre-2024_domeincalmuseo_locandina#domenicalmuseo: per domenica 3 novembre 2024 a ingresso gratuito, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali, si confermano, nello stesso ordine di ottobre 2024, ai primi tre posti della classifica assoluta dei siti visitati Pompei (25.604 ingressi, 10mila in meno di ottobre, ma 7mila in più di settembre), seguita al secondo posto dal Colosseo (16.358) e al terzo dal Foro Romano-Palatino (14.167).

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Casa degli Augustali ad Ercolano: il parco ha registrato 3806 ingressi nella domenica di novembre a ingresso gratuito (foto paerco)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Area archeologica di Pompei 25.604; Colosseo – Anfiteatro Flavio 16.358; Foro Romano e Palatino 14.167; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 13.365; Terme di Caracalla 5.708; Museo e area archeologica di Paestum 5.536; Museo archeologico nazionale di Napoli 5.150; Villa Adriana 3.947; Parco archeologico di Ercolano 3.806; Grotte di Catullo e Museo archeologico di Sirmione 2.950; Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.216;  MAN Mario Torelli, parco archeologico e catacombe ebraiche di Venosa 1.845; Museo nazionale etrusco di Villa Giulia 1.704; Museo di Palazzo Grimani 1.567; Museo nazionale romano – Palazzo Massimo 1.461; Necropoli dei Monterozzi e Museo archeologico nazionale di Tarquinia 1.344; Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.302; Mausoleo di Cecilia Metella e Chiesa di San Nicola 1.121; Necropoli della Banditaccia e Museo nazionale archeologico Cerite a Cerveteri 1.060; Museo archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” 1.050; Museo delle Civiltà 957; Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila 926; Musei Nazionali di Cagliari 875; Parco archeologico dell’Appia antica – Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 7.14; Museo Archeologico Nazionale di Ravenna 560; Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps 558; Villa di Poppea-Oplontis 487; Parco archeologico di Cuma 457; Museo archeologico nazionale Giuseppe Andreassi e Parco archeologico di Egnazia 447; Capo di Bove 440; Le castella 440; MAN e Castello di Manfredonia 434; Parco archeologico delle Terme di Baia 414; Parco archeologico di Siponto 402; MAN di Sperlonga e Villa di Tiberio 349; MAN e teatro romano di Spoleto 336; MAN della Sibaritide 300.

Tivoli (Roma). Scoperto a Villa Adriana un grande complesso di epoca adrianea mai documentato nell’area dell’anfiteatro dalla missione dell’università di Urbino: “Fino a oggi non si conosceva un complesso così esteso e riccamente decorato, voluto da Adriano ma poi distrutto per lasciar spazio a una diversa struttura”

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Il gruppo diretto dal prof. Fabio Giorgio Cavallero impegnato nella prima campagna di scavo dell’università di Urbino nell’area dell’anfiteatro di Villa Adriana (foto uniurb/villae)

A Villa Adriana (Tivoli, Roma) scoperto un grande complesso di epoca adrianea mai documentato. È il risultato della campagna di scavo, diretta dal prof. Fabio Giorgio Cavallero, presso il cosiddetto Anfiteatro di Villa Adriana, intrapresa nel 2024 dal dipartimento di Studi umanistici (DISTUM) dell’università di Urbino, su indicazione del direttore dell’istituto Villae, Andrea Bruciati, e su concessione del ministero della Cultura.

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Il grande complesso di epoca adrianea, mai documentato prima, scoperto dalla missione dell’università di Urbino nell’area dell’anfiteatro di Villa Adriana (foto uniurb/villae)

Ai piedi di Piazza d’Oro si trova infatti una struttura di forma ellittica che fin dal Cinquecento è stata ritenuta una vasca destinata ai bagni o all’allevamento dei pesci. Negli anni Novanta del secolo scorso la pulizia del sito ha però messo in luce alcuni elementi forse riferibili a un anfiteatro. I risultati dell’attuale campagna sono stati sorprendenti: al di sotto di pochi centimetri di terra sono infatti emerse le murature di un grande complesso di epoca adrianea mai documentato finora. Si tratta di un edificio di oltre 25 metri di lunghezza per 15 di larghezza, composto da un’ampia aula rettangolare circondata da otto stanze aperte su un terrazzo sorretto da pilastri che si conservano per oltre tre metri di altezza. Questo edificio venne in parte distrutto per lasciar posto al cd. anfiteatro ma le macerie, invece che essere asportate, furono utilizzate per creare il piano sul quale si realizzò il pavimento della nuova struttura ellittica. Ed è per questo motivo che lo scavo ha permesso di recuperare sia i marmi che rivestivano l’esterno del complesso (compresi i pilastri), sia gli intonaci che ne decoravano le stanze: marmi bianchi, serpentino verde, porfido rosso e intonaci dipinti in giallo, rosso, verde e ornati da nastri intrecciati, acanti e melagrani.

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Frammenti di intonaci decorati del grande complesso di epoca adrianea scoperto dalla missione dell’università di Urbino nell’area dell’anfiteatro di Villa Adriana (foto uniurb/villae)

Fino a oggi, a Villa Adriana, non si conosceva un complesso così esteso e riccamente decorato, voluto da Adriano ma poi distrutto per lasciar spazio a una nuova e differente struttura. “Un dato è fin da ora chiaro”, dichiara Berta Martini, direttrice del DISTUM: “un nuovo grande edificio si deve aggiungere alla complessa articolazione della villa voluta e disegnata da Adriano, un sito Unesco che ancora oggi non smette di regalare, nonostante gli oltre cinquecento anni di scavi e ricerche, scoperte sorprendenti”.

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Elementi strutturali del grande complesso di epoca adrianea scoperto dalla missione dell’università di Urbino nell’area dell’anfiteatro di Villa Adriana (foto uniurb/villae)

“Villa Adriana”, interviene il direttore delle Villae, Andrea Bruciati, “è oggi più che mai un attivo cantiere di studi e una fucina di novità. L’équipe dell’università di Urbino ha rinvenuto un edificio ad oggi sconosciuto, aggiungendo una pagina del tutto inedita alla conoscenza del sito. Illuminato e ambizioso, l’imperatore Adriano si è dedicato a una progettualità costruttiva fatta di grandi e meravigliose opere, da cui è disceso l’insieme straordinario e vario della villa. L’eccezionalità del sito ne fa un palinsesto cangiante e primario al contempo, ispirando nell’Istituto un progetto di gestione e valorizzazione del patrimonio archeologico, monumentale e naturalistico improntato all’interdisciplinarità e alla trasversalità”.

Ministero della Cultura. Ingresso gratuito il 3 novembre con #domenicalmuseo e il 4 novembre, Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate

ministero_novembre-2024_domeincalmuseo_locandinaI musei e i parchi archeologici statali saranno aperti durante il ponte di Ognissanti: il 1° e il 2 novembre 2024 le visite si svolgeranno secondo le consuete modalità di fruizione, quindi a pagamento, mentre il 3-4 novembre saranno ad accesso libero. Il 3 novembre 2024 si rinnova l’appuntamento con #domenicalmuseo, l’iniziativa del Ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali, con accesso su prenotazione dove previsto. Domenica 6 ottobre 2024 l’affluenza registrata è stata di 354.856 persone. L’elenco dei luoghi della cultura convolti è aggiornato in tempo reale sulla pagina dedicata https://cultura.gov.it/domenicalmuseo.

ministero_novembre-2024_4-novembre_locandinaIl 4 novembre 2024, Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate, è la terza data ad accesso gratuito, insieme al 25 aprile e al 2 giugno come previsto sin dal 2023 dal ministro della Cultura in occasione di ricorrenze dall’alto significato storico, che si aggiunge alle 12 l’anno previste dall’iniziativa #domenicalmuseo. Diversi musei hanno differito la consueta chiusura del lunedì al fine di agevolare la visita e permettere ai visitatori di fruire dell’offerta culturale in questa giornata gratuita. Tutte le visite si svolgeranno secondo le modalità di apertura stabilite, con accesso su prenotazione dove previsto. Si consiglia, pertanto, di preparare la visita consultando sempre la app Musei italiani o i siti ufficiali dei singoli musei.

Milano. Alla fondazione Rovati il convegno “Gian Francesco Gamurrini (1835 – 1923). L’Archeologo e la sua eredità a 100 anni dalla morte”, che chiude la serie di iniziative scientifiche per la celebrazione del centenario dalla morte dell’archeologo aretino

milano_fondazione-rovati_convegno-Gian-Francesco-Gamurrini-l-archeologo_locandina“…il Gamurrini non vedeva né voleva barriere davanti a sé: tutto lo interessava, di tutto si occupava e tutto avrebbe voluto conoscere da solo”, Bartolomeo Nogara, direttore generale dei Monumenti, Musei e Gallerie pontifici. Lunedì 21 ottobre 2024 alla Fondazione Luigi Rovati si apre il convegno “Gian Francesco Gamurrini (1835 – 1923). L’Archeologo e la sua eredità a 100 anni dalla morte”, che chiude la serie di iniziative scientifiche per la celebrazione del centenario dalla morte di Gian Francesco Gamurrini (Arezzo 1835-1923). Il convegno, promosso dall’Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze di Arezzo in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, è sostenuto dalla direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del ministero della Cultura e patrocinato dall’istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici, e fa seguito alle giornate di studio organizzate ad Arezzo nel dicembre 2023. Il convegno è gratuito, si consiglia la prenotazione (link Biglietti – Fondazione Luigi Rovati). Il biglietto non include l’accesso al Museo d’arte. Nel convegno a Milano si analizzano il contesto scientifico e politico nazionale e internazionale in cui opera lo studioso e le sue relazioni con le maggiori istituzioni scientifiche del tempo, ma anche il suo ruolo nella costituzione e organizzazione dei Musei dell’Etruria e la realizzazione della Carta Archeologica d’Italia.

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Rilievo di Gamurrini posto ad Arezzo, nei pressi della sua abitazione (foto etru)

Gian Francesco Gamurrini nacque ad Arezzo il 18 maggio 1835, discendente da una famiglia nobile aretina. Studioso ecclettico, dedicò la vita all’archeologia e alla difesa dell’eredità culturale del territorio aretino dalle razzie di speculatori e mercanti d’arte nella fase cruciale della storia risorgimentale. Lo studioso fu anche un appassionato bibliotecario, contribuendo con il suo esempio alla crescita di una coscienza nazionale.

PROGRAMMA LUNEDÌ 21 OTTOBRE 2024. Alle 14, registrazione; 14.30, saluti istituzionali. Il contesto scientifico e politico nazionale e internazionale: 14.45, Laura Ambrosini, Consiglio nazionale delle Ricerche: “G. F. Gamurrini e il grande rinnovamento dell’archeologia italiana tra la seconda metà dell’Ottocento e il primo Novecento”; 15.15, Silvia Paltineri, università di Padova: “Rapporti tra Pigorini e Gamurrini sulla base della documentazione conservata nel Fondo Pigorini dell’Università di Padova”; 15.45, Margherita Gilda Scarpellini, etruscologa: “Gamurrini e gli archeologi tedeschi nel carteggio conservato presso il museo Archeologico nazionale di Arezzo”; 16.15, pausa; 16.30, Valeria Capobianco, Istituto Archeologico Germanico di Roma: “Gian Francesco Gamurrini e l’Instituto di Corrispondenza Archeologica”; 17, Ingrid Edlund-Berry, The University of Texas at Austin, e Cristiana Zaccagnino, Queen’s University: “Gamurrini outside Italy: International contacts with Scholars and Museums” (L’intervento sarà in lingua inglese, senza traduzione). Modera: Ulf R. Hansson, Istituto Svedese di Studi Classici a Roma; 17.30, visita al museo d’Arte.

PROGRAMMA MARTEDÌ 22 OTTOBRE 2024. 9, registrazione; 9.30, Marie-Laurence Haack, Université de Picardie Jules Verne: “Gamurrini e la Francia”. Città e Musei d’Etruria: 10, Luisa Migliorati, Sapienza Università di Roma: “Gian Francesco Gamurrini e la Carta Archeologica d’Italia”; 10.30, Giuseppe M. Della Fina, fondazione per il Museo Claudio Faina: “L’istituzione di un Museo palesa il carattere di un popolo altamente civile. Gian Francesco Gamurrini e la sua idea di museo”; 11, pausa; 11.30, Giulio Paolucci, Fondazione Luigi Rovati: “Gamurrini e le antichità di Orvieto”; 12, Sara de Angelis, direzione regionale Musei nazionali Lazio: “L’Agro Falisco e il museo Archeologico nazionale di Civita Castellana”; 12.30, Filippo Delpino, Pontificia Accademia Romana di Archeologia: “Un fil rouge dal Museo Italico al Museo Falisco di Civita Castellana al Museo di Papa Giulio”. Modera: Giovanna Bagnasco Gianni, università di Milano; 13, pausa; 14.30, Antonella Magagnini, già Sovrintendenza Capitolina: “Gamurrini, Bonghi e il Museo Italico al Collegio Romano: progettare Musei per costruire l’Italia”; 15,  Gabriele Baldelli, istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici: “Gamurrini e le Marche: non solo bagni di mare, ma anche i musei e l’archeologia”; 15.30, Fabrizio Paolucci, Gallerie degli Uffizi: “Gian Francesco Gamurrini: un archeologo agli Uffizi (1867-1875)”; 16, Barbara Arbeid, museo Archeologico nazionale di Firenze: “Gian Francesco Gamurrini e il Museo Etrusco di Firenze, dal Cenacolo del Fuligno al Palazzo della Crocetta”; 16.30, Monica Salvini, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, e Sara Faralli, Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze – Arezzo: “Firenze Capitale e Gian Francesco Gamurrini: grandi opere e rinvenimenti archeologici, continuità tra passato e presente”. Modera: Giuseppe Sassatelli, istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici. 17, discussione generale.

Appia Antica (Roma). Al Complesso di Capo di Bove l’incontro “L’Appia è moderna. Quali prospettive?”, riflessione sul futuro della regina viarum, a celebrazione della proroga della mostra “L’Appia è moderna”, sui progetti e le iniziative architettoniche e artistiche per l’Appia antica nel Novecento

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La mostra “L’Appia è moderna” al Compesso di Capo di Bove nel parco archeologico dell’Appia Antica (foto parco appia antica)

appia-antica_capo-di-bove_mostra-incontro-l-appia-è-moderna_locandinaSabato 19 ottobre 2024, alle 11, nel Complesso di Capo di Bove del parco archeologico dell’Appia Antica si terrà lo speciale evento “L’Appia è moderna. Quali prospettive?” a celebrazione della proroga della mostra “L’Appia è moderna” promossa dal parco archeologico dell’Appia Antica e dalla direzione generale Creatività contemporanea del ministero della Cultura, con l’organizzazione di Electa editore, e curata da Claudia Conforti, Roberto Dulio, Simone Quilici e Ilaria Sgarbozza (aperta al pubblico fino al 17 novembre 2024). L’evento che invita alla riflessione sul futuro della regina viarum prevede interventi di Simone Quilici (curatore e direttore del parco archeologico dell’Appia Antica), Claudia Conforti (curatore e professoressa ordinaria di Storia dell’architettura, università di Roma Tor Vergata e membro dell’accademia nazionale di San Luca), Paolo Liverani (professore ordinario di Topografia Antica, università di Firenze), Maria Vittoria Marina Clarelli (dirigente Servizio III – Architettura contemporanea, periferie e rigenerazione urbana della DGCC, ministero della Cultura). Il dibattito sarà moderato da Orazio Carpenzano, preside della Facoltà di Architettura, “Sapienza” università di Roma.

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La mostra “L’Appia è moderna” al Compesso di Capo di Bove nel parco archeologico dell’Appia Antica (foto parco appia antica)

L’esposizione, promossa dal parco archeologico dell’Appia Antica e dalla direzione generale Creatività Contemporanea del ministero della Cultura, con l’organizzazione di Electa, anche editore del catalogo, punta l’attenzione sui progetti e le iniziative architettoniche e artistiche del Novecento, dimostrando che l’Appia è anche moderna. Senza entrare in contrapposizione con l’antico, disegni, dipinti, fotografie, illustrazioni, manifesti pubblicitari, invenzioni architettoniche e documenti d’archivio restituiscono l’energia di un secolo che ha fortemente disegnato una delle più note vie consolari, rendendola parte vivente e integrante delle dinamiche urbane e sociali di Roma, lontana dal concetto ottocentesco di museo a cielo aperto. Attraverso sei sezioni il racconto presenta i progetti architettonici firmati dai grandi architetti del secolo scorso; la trasformazione del paesaggio botanico ad opera di Antonio Muñoz; i fotogrammi inediti estrapolati da pellicole cinematografiche; le arti figurative – tra verismo, simbolismo e astrazione – nei dipinti di Duilio Cambellotti, Giulio Aristide Sartorio, Francesco Trombadori, Carlo Socrate; le esclusive ville dei divi di Hollywood; nel cinema e infine nei fumetti.