#domenicalmuseo: il 3 maggio ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali
Domenica 3 maggio 2026 si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata o obbligatoria, dove richiesta.
Tivoli (Roma). Nel Santuario di Ercole Vincitore scoperta un’iscrizione monumentale che identifica la basilica citata da Svetonio. Il ministro Giuli: “Il rinvenimento di questa iscrizione ha una straordinaria importanza scientifica”

L’iscrizione monumentale, che conserva le lettere chiaramente leggibili [BA]SILICAM DE[—], scoperta nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli (Roma) (foto mic)
Un ritrovamento di straordinaria rilevanza è emerso nel corso delle indagini archeologiche nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli (Roma), uno dei complessi monumentali più spettacolari dell’Italia romana. Nell’ambito delle nuove ricerche, avviate dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este con il finanziamento del ministero della Cultura – direzione generale Musei e in collaborazione con il dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza università di Roma, è stato rinvenuto un blocco di architrave in travertino intonacato con parte di un’iscrizione monumentale, che conserva le lettere chiaramente leggibili [BA]SILICAM DE[—]. L’iscrizione, databile all’epoca dell’imperatore Augusto (fine I secolo a.C. – inizi I secolo d.C.), costituisce una prova decisiva: conferma che l’edificio individuato oltre trent’anni fa alle spalle del tempio era effettivamente una basilica, cioè un grande spazio pubblico coperto destinato a più funzioni, tra cui attività amministrative e giudiziarie. Alla luce di questo rinvenimento, un passo dello storico antico Svetonio acquista ora nuova luce. In De vita Caesarum (Divus Augustus 72) Svetonio ricorda infatti come Augusto “fra i luoghi di ritiro, frequentò soprattutto le località di mare e le isole della Campania o le città vicine a Roma, Lanuvio, Preneste e Tivoli, dove spesso amministrò la giustizia nei portici del tempio di Ercole” (“Ex secessibus praecipue frequentavit maritima insulasque Campaniae aut proxima urbi oppida, Lanuvium, Praeneste, Tibur, ubi etiam in porticibus Herculis templi persaepe ius dixit“).

L’area di scavo nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli con l’iscrizione monumentale scoperta (foto mic)
“Il rinvenimento di questa iscrizione ha una straordinaria importanza scientifica”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli: “consente infatti di identificare con certezza la basilica del Santuario di Ercole Vincitore, uno degli spazi pubblici più significativi del complesso, restituendo nuova chiarezza alla sua articolazione monumentale e alla sua funzione. Inoltre, la scoperta offre un riscontro concreto a quanto tramandato dalle fonti antiche: il passo di Svetonio, che ricorda Augusto mentre amministra la giustizia a Tivoli, trova qui una corrispondenza tangibile. Grazie a questo ritrovamento, dunque, possiamo immaginare e percepire una dimensione inedita di questi luoghi, accrescendo così la nostra consapevolezza storica”.
La scoperta si inserisce in un contesto di scavo eccezionalmente ben conservato. Circa tre metri sotto l’attuale piano di calpestio sono emersi estesi livelli di crollo, probabilmente causati da un terremoto avvenuto in età tardoantica. Questi strati, rimasti sigillati per secoli, hanno restituito un insieme straordinariamente ricco e integro di materiali: ceramiche, elementi architettonici in terracotta, iscrizioni su lastre di marmo, oggetti in metallo, rilievi scultorei e numerosi frammenti di intonaco dipinto. Di particolare rilievo il rinvenimento di un anello in bronzo con iscrizioni incise. Le pitture conservate sui muri crollati, riconducibili al secondo e al terzo stile pompeiano, indicano che l’edificio era riccamente decorato già nella prima età imperiale, restituendo l’immagine di uno spazio di rappresentanza di particolare prestigio. Tra i materiali rinvenuti figurano inoltre bolli impressi sui mattoni con i nomi dei produttori C. Naevius Asc(lepiades?) e P. Decumius, attivi tra la tarda età repubblicana e l’inizio dell’età imperiale, oltre a diversi frammenti di lastre Campana – decorazioni architettoniche in terracotta – con la scena della contesa per il tripode di Delfi tra Apollo ed Eracle, confrontabili con esemplari provenienti dalla cosiddetta Casa di Augusto sul Palatino. Gli strati successivi al crollo hanno restituito abbondante ceramica databile tra V e VI secolo d.C., tra cui sigillata africana, lucerne e anfore da trasporto. Questi materiali attestano la persistenza di attività e traffici nell’area anche in epoca tarda e rafforzano l’ipotesi di un riutilizzo del santuario in funzione difensiva durante le guerre greco-gotiche, combattute nel VI secolo d.C. tra Bizantini e Ostrogoti.

Dettaglio dell’iscrizione monumentale scoperta nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli (foto mic)
L’edificio di cui oggi si può confermare l’identificazione come basilica era stato individuato – ma non scavato – nel 1992 alle spalle del tempio, addossato alla parete di fondo del triportico, un ampio spazio porticato articolato su tre lati attorno a un’area centrale scoperta. Di questa struttura fu messa in luce la facciata monumentale, articolata in nove ingressi. Le dimensioni, superiori agli 800 metri quadrati, e l’organizzazione architettonica avevano portato a ipotizzare la presenza di una grande aula centrale circondata da un corridoio coperto. Il rinvenimento dell’iscrizione consente finalmente di identificare con certezza questo edificio come la basilica del Santuario di Ercole Vincitore, restituendo pieno significato a uno degli spazi più rappresentativi del complesso. Gli scavi proseguiranno nei prossimi mesi e potranno offrire nuove informazioni sulla struttura dell’edificio, sulle sue decorazioni e sulle modalità di frequentazione del santuario nel corso della sua lunga storia.
Torino. Prorogata di trent’anni la convenzione del museo Egizio con il ministero della Cultura: ora scade nel 2064

Museo Egizio di Torino: Il direttore Christian Greco e la presidente Evelina Christillin (foto unito)
Prorogata di trent’anni la convenzione del museo Egizio di Torino con il ministero della Cultura. Lo ha deliberato il 30 aprile 2026, all’unanimità, il Collegio dei Fondatori del museo Egizio determinando la data di scadenza della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino all’anno 2064. In data 10 ottobre 2004, con l’atto costitutivo della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, la scadenza della convenzione era stata prevista per il 2034, con durata trentennale. “Questa nuova disposizione – commentano alla fondazione -, ottenuta grazie alla lungimiranza e alla fiducia del ministero della Cultura, del ministro Giuli in particolare, che ha preso direttamente a cuore la vicenda, oltre a quella degli altri Soci Fondatori, testimonia la loro convinzione nel buon operato del modello Egizio, rendendo al contempo più agevole la programmazione scientifica e finanziaria dell’Ente per il prossimo futuro”.
Ponte di Pasqua e Pasquetta (con #domenicalmuseo): 750mila ingressi in musei, parchi archeologici e altri luoghi della cultura statali (+9% rispetto al 2025). Sul podio della classifica assoluta al primo posto il Colosseo (con 81.841 ingressi), seguito dal Foro Romano e Palatino (68.136 ingressi) e dall’area archeologica di Pompei (52.812 ingressi)
Sono stati circa 750mila gli ingressi registrati nei musei, nei parchi archeologici e negli altri luoghi della cultura statali nel fine settimana di Pasqua e Pasquetta 2026. Nei tre giorni di aperture – sabato 4, domenica 5 e lunedì 6 aprile 2026 – si contano 57mila visitatori in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un incremento complessivo di circa il 9%. Nella classifica assoluta al primo posto il Colosseo (con 81.841 ingressi), seguito dal Foro Romano e Palatino (68.136 ingressi) e dall’area archeologica di Pompei (52.812 ingressi) che torna sul podio.
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 81.841; Foro Romano e Palatino 68.136; area archeologica di Pompei 52.812; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 49.393; parco archeologico di Ercolano 8.479; museo e area archeologica di Paestum 7.987; museo Archeologico nazionale di Napoli 7.928; Terme di Caracalla 7.028; Grotte di Catullo e Museo archeologico di Sirmione 6.651; Villa Adriana 6.253; area archeologica di Ostia antica 4.995; museo Archeologico di Venezia 4.419; Terme di Diocleziano 3.305; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 3.042; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 3.026; Palazzo Massimo 1.928; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 1.711; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” e Castello svevo di Melfi 1.579; museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” e parco archeologico di Venosa 1.572; Palazzo Altemps 1.547; anfiteatro e teatro romano di Lecce 1.454; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 1.284; museo d’Arte Orientale Venezia 1.283; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e villa di Tiberio 1.271; museo Archeologico nazionale di Aquileia 1.262; Castello Scaligero di Sirmione 1.120; musei nazionali di Cagliari 1.105; museo di Palazzo Grimani 1.097; Basilica di Sant’Apollinare in Classe 1.044; Castello Giulio II 1.041; Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 1.036.
Cabras (Or). Pasqua tra i Giganti: al museo “Marongiu” per la prima volta riuniti in un’unica esposizione le 25 statue scoperte a Mont’e Prama insieme a 15 modelli di nuraghe e un betile. Muroni: “Oggi Cabras riabbraccia la sua storia”. Le anticipazioni (riunione Giganti e mostra Etruschi e Nuragici, due civiltà in dialogo/confronto) ad “archeologiavocidalpassato.com” del presidente Fondazione Mont’e Prama

I Giuganti di Mont’e Prama riuniti nel percorso provvisorio al museo civico Archeologico “Giovanni Marongiu” di Cabras (foto nicola castangia / fond. mont’e prama)
Pasqua tra i Giganti a Cabras. Per la comunità scientifica e per tutti i residenti, che hanno avuto la possibilità di vederli in anteprima il 3 e 4 aprile 2026: per la prima volta tutti i Giganti di Mont’e Prama riuniti in un’unica esposizione al museo civico Archeologico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or): l’intero complesso scultoreo dei Giganti di Mont’e Prama, precedentemente diviso tra laboratori di restauro e il museo Archeologico nazionale di Cagliari. il percorso espositivo è stato ufficialmente aperto al pubblico domenica 5 aprile 2026. Venticinque le statue, a cui si aggiungono quindici modelli di nuraghe e un betile, per un totale di quaranta reperti. Un evento atteso, reso possibile grazie alla collaborazione tra diverse Istituzioni. E da maggio i Giganti di Mont’e Prama saranno in dialogo con i principi etruschi in una grande mostra.

tourismA 2026: da sinistra, Piero Pruneti, Anthony Muroni, Paolo Giulierini, Ilaria Portas, Giorgio Murru, Nicola Castangia (foto graziano tavan)
È stato proprio il presidente della Fondazione Mont’e Prama, incontrato a Firenze, in occasione di tourismA 2026, dove è intervenuto su “Ricerca e valorizzazione nel Parco archeologico naturale del Sinis (Cabras – Or)” con Paolo Giulierini archeologo, Giorgio Murru archeologo, il fotografo Nicola Castangia e l’assessore regionale ai Beni culturali della Regione Sardegna Ilaria Portas, ad anticipare ad archeologiavocidalpassato.com le novità che avrebbero interessato il museo di Cabras nella primavera 2026.
“Nell’ultimo anno – spiega Muroni ad archeologiavocidalpassato.com – il museo di Cabras è passato da 500 mq dedicato alle esposizioni a 1500 mq. Dunque triplicati gli spazi. Questo ci consente di fare tutta una serie di attività nuove. La prima, riunire finalmente il complesso statuario monumentale di Mont’e Prama a Cabras. Era una promessa che il ministero aveva fatto nel 2021 con l’istituzione della Fondazione Mont’e Prama. Va riconosciuto al ministero, alla soprintendenza, al museo Archeologico nazionale di Cagliari di aver mantenuto l’impegno assunto. E in queste ore le statue sono già tutte a casa. Ora si deve studiare un allestimento temporaneo che sarà pronto nei giorni precedenti la Pasqua e avremo finalmente questa novità. L’avere così tanti spazi ci consente anche di fare mostre temporanee. La prima tra queste, un bellissimo dialogo tra i principi etruschi e nuragici. Un dialogo tra due civiltà che sono state unite più che divise dal mar Mediterraneo. Ci sono stati tanti scambi, tanti spazi che hanno condiviso, e nella mostra che sarà curata dal direttore scientifico Paolo Giulierini e ospitata a Cabras dal mese di maggio al mese di ottobre, avremo veramente la possibilità su un’esposizione di 500 mq di scoprire davvero tante analogie, tange possibilità di studio e di dialogo”.
Scoperti per caso nel 1974 a Mont’e Prama, i Giganti rappresentano la più imponente testimonianza della statuaria antropomorfa del Mediterraneo antico che, grazie ad un lavoro certosino di restauro, si presenta al pubblico nella forma di pugilatori, arcieri e guerrieri. Colossi di pietra, alti oltre due metri, che hanno riscritto la protostoria della Sardegna e del Mediterraneo, portando la civiltà nuragica al centro del dibattito archeologico globale. Oggi, queste figure monumentali non sono solo reperti, ma simboli identitari della Sardegna nel mondo. Questa nuova esposizione traccia un percorso inedito, ripensato da zero, che offrirà ai visitatori una esperienza di visita nuova. I Giganti si potranno ammirare temporaneamente nell’attuale Sala del Paesaggio, tra giochi di luci e ombre sorteggiate da albe e tramonti, in attesa di essere trasferiti definitivamente, nel corso del prossimo anno, nell’ala del Museo progettata appositamente per accoglierli.

Anthony Muroni al centro del gruppo della Fondazione Mont’e Prama davanti ai Giganti riuniti al museo di Cabras (foto nicola castangia / fond. mont’e prama)

Pasqua 2026: tutti in fila per ammirare i Giganti riuniti al museo di Cabras (foto fond. mont’e prama)
“Oggi Cabras riabbraccia la sua storia”, afferma Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama. “Per la prima volta, i Giganti di Mont’e Prama sono esposti tutti insieme in un unico, suggestivo spazio espositivo. Si tratta di una veste temporanea, senza apparato iconografico, in attesa che la mostra, nella sua versione definitiva, prenda casa nella Sala dei Giganti, il prossimo anno La nuova Sala del Paesaggio, fresca di un intervento infrastrutturale che ne ha permesso il raddoppio in tempi record, si affaccia sulla laguna che porta sulla collina di Mont’e Prama. Una scelta voluta e dovuta alla volontà di mantenere saldo il legame tra il complesso monumentale e il luogo in cui tutto ebbe inizio, con la scoperta del 1974. La riunificazione è il frutto di una sinergia istituzionale senza precedenti che ha visto collaborare il ministero della Cultura, la Regione Sardegna, la soprintendenza, il Comune di Cabras e i musei nazionali di Cagliari. Questa operazione non è solo un atto museale, ma la restituzione di un’identità collettiva ad un territorio che vede, nei suoi Giganti, gli ambasciatori della cultura nel mondo”.

Museo civico di Cabras: la luce del tramonto accarezza i Giganti di Mont’e Prama riuniti (foto nicola castangia / fond. mont’e prama)
“La riunificazione di tutti i Giganti di Mont’e Prama al museo di Cabras”, sostiene Andrea Abis, sindaco di Cabras, “è il compimento di un percorso lungo e complesso di rivendicazione culturale, legittimità scientifica e attenzione all’interesse economico territoriale Sono stati anni difficili, carichi di momenti in cui questo traguardo appariva lontano, complicato, persino irraggiungibile, eppure oggi possiamo dire tutti insieme di avercela finalmente fatta. Restituiamo al suo luogo di origine, Cabras e il Sinis, ma in fondo a tutta la Sardegna, un patrimonio identitario unico, simbolo di un’eredità che ci appartiene e che abbiamo il dovere di custodire”.

L’assessore regionale Ilaria Portas davanti ai Giganti riuniti al museo di Cabras (foto da FB – profilo ilaria portas)
“Oggi è una giornata che resterà scolpita nella storia della nostra Isola”, commenta Ilaria Portas, assessore regionale ai Beni culturali. “Per la prima volta dal loro ritrovamento nel 1974, i Giganti di Mont’e Prama sono finalmente riuniti tutti insieme, in un’unica sala, nel cuore del Museo Giovanni Marongiu di Cabras. Vedere queste 25 statue monumentali, accompagnate dai modelli di nuraghe e un betile, occupare finalmente lo stesso spazio è un’emozione che tocca nel profondo la nostra identità. Non è solo un’esposizione archeologica, è il ritorno a casa di un popolo. Come assessora, voglio sottolineare con forza che questo risultato straordinario è il frutto di cooperazione. Se oggi possiamo ammirare questo complesso scultoreo unico nel Mediterraneo tutto insieme, è merito di una sinergia senza precedenti tra la Regione autonoma della Sardegna, il ministero della Cultura, il Comune di Cabras, la Fondazione Mont’e Prama, la Soprintendenza e i Musei Nazionali di Cagliari museo Archeologico nazionale di Cagliari. Ognuno ha contribuito in modo giusto e generoso, dimostrando che quando le istituzioni remano nella stessa direzione, la Sardegna vince. Questo è il segnale chiaro di come vogliamo continuare a investire: con una visione che mette al centro il nostro inestimabile patrimonio archeologico come motore di sviluppo e di orgoglio per tutto il territorio. I Giganti, le statue più antiche d’Europa e del Mediterraneo occidentale – conclude -, tornano a guardarsi negli occhi e a dialogare con noi, e come ha affermato oggi Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama Oggi Cabras riabbraccia la sua storia“.
Pasqua e Pasquetta all’insegna dell’arte e della cultura: il 5 aprile, “#domenicalmuseo”, ingresso gratuito; il Lunedì dell’Angelo apertura straordinaria
Pasqua e Pasquetta all’insegna dell’arte e della cultura. Nei giorni delle festività, infatti, musei, gallerie, aree e parchi archeologici, ville, giardini, abbazie e complessi monumentali statali resteranno aperti per consentire a tutti di godere delle bellezze artistiche, paesaggistiche e culturali italiane. Il 5 aprile 2026, giorno di Pasqua, coincide quest’anno con l’iniziativa “#domenicalmuseo”. Musei, gallerie, aree e parchi archeologici statali saranno aperti al pubblico gratuitamente. Un’opportunità unica per scoprire o riscoprire le meraviglie artistiche e culturali del nostro Paese. La precedente edizione di #domenicalmuseo del 1° marzo 2026 ha registrato 280.724 ingressi.
Il 6 aprile 2026, giorno di Pasquetta, molti musei in tutta Italia posticipano la consueta chiusura del lunedì per garantire l’apertura straordinaria. Le visite si svolgeranno secondo le modalità previste dai singoli istituti, con accesso su prenotazione ove richiesto. Si consiglia di pianificare la visita consultando i siti ufficiali dei musei oppure l’app “Musei Italiani”, che consente anche l’acquisto dei biglietti.
Codigoro (Fe). Pomposa guarda al futuro: arrivano i totem digitali per l’ingresso all’abbazia e al museo. Dal 1° aprile biglietteria elettronica e nuovi servizi per una visita più semplice, accessibile e autonoma
L’innovazione digitale entra in uno dei luoghi simbolo del patrimonio culturale emiliano. A partire dal 1° aprile 2026, l’Abbazia di Pomposa e il Museo Pomposiano adottano un nuovo sistema di biglietteria elettronica, introducendo servizi pensati per rendere l’esperienza di visita più accessibile, inclusiva e in linea con le esigenze del pubblico contemporaneo. L’iniziativa si inserisce nella strategia nazionale del ministero della Cultura per la creazione di un ecosistema digitale integrato per i musei statali. Il complesso di Pomposa, afferente ai Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, si conferma così protagonista di un processo di rinnovamento che semplifica l’accesso e valorizza il patrimonio culturale. Dal 1° aprile 2026 l’ingresso all’Abbazia e al Museo sarà gestito interamente tramite sistemi di pagamento elettronico. I visitatori potranno acquistare il biglietto in modo autonomo attraverso due canali: i totem, multilingua: italiano, inglese, francese e spagnolo, installati in loco presso la biglietteria del museo oppure la piattaforma digitale dedicata “Musei Italiani”, accessibile anche tramite app gratuita disponibile su Google Play e Apple Store.
“L’introduzione dei totem digitali rappresenta un passaggio importante nel percorso di innovazione dell’Abbazia di Pomposa”, sottolinea la direttrice Serena Ciliani. “Vogliamo offrire ai visitatori strumenti semplici ed efficaci che rendano la visita più autonoma e accessibile, senza rinunciare alla qualità dell’accoglienza. L’Abbazia di Pomposa sarà il primo sito, tra quelli della direzione musei regionale, a sperimentare l’utilizzo di questi totem. I visitatori potranno effettuare in autonomia i pagamenti che potranno avvenire solo tramite bancomat e carta di credito. È un modo concreto per avvicinare nuovi pubblici e migliorare l’esperienza di chi sceglie di scoprire questo luogo straordinario”. Le nuove postazioni digitali, collocate all’ingresso del complesso, consentiranno non solo l’acquisto immediato dei biglietti tramite POS, ma offriranno anche informazioni aggiornate sull’intero sistema dei musei statali italiani, contribuendo a orientare e arricchire l’esperienza del visitatore, al contempo lo staff museale in servizio presso la biglietteria faciliterà le operazioni di acquisto biglietti e darà indicazioni sul complesso abbaziale. La nuova infrastruttura digitale si affianca all’impegno costante per garantire tariffe accessibili e una gestione efficiente del sito, con l’obiettivo di coniugare innovazione e valorizzazione.

L’Abbazia di Pomposa e il suo iconico campanile (foto francesca marchini / gfc gruppo fotoamatori codigoro)
L’Abbazia di Pomposa, con il suo iconico campanile e gli straordinari cicli di affreschi medievali, rappresenta uno dei complessi monastici più rilevanti del patrimonio statale. Le sue origini risalgono ai secoli VI-VII, quando sorse un insediamento benedettino sull’antica Insula Pomposia, un territorio boscoso circondato da rami fluviali e protetto dal mare. Dopo l’anno Mille visse la sua stagione di massimo splendore, affermandosi come centro monastico di primaria importanza sotto la guida dell’abate San Guido. Tra le figure illustri che vi soggiornarono spicca Guido d’Arezzo, il monaco cui si deve l’introduzione del sistema musicale basato sulle sette note. Insieme al Museo Pomposiano, l’abbazia è oggi parte dei Musei nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna.
Sepino (Cb). Nel parco archeologico scoperta una domus di età imperiale caratterizzata da un ingresso monumentale affacciato sul decumano e interessata da numerose trasformazioni nel corso del tempo. Osanna: “Restituiti aspetti concreti della vita quotidiana e delle trasformazioni del paesaggio urbano nei secoli”
Scoperta una domus imperiale nel parco di Sepino in Molise. Le indagini condotte tra il 2023 e il 2025 stanno portando alla luce nuovi contesti urbanistici e monumentali, fondamentali per ricostruire la storia e l’evoluzione della città nel corso dei secoli, restituendo un’immagine più articolata e dinamica dell’antica Saepinum, l’area situata nella località di Altilia in provincia di Campobasso, tra i più suggestivi parchi del Sistema museale nazionale. Gli scavi, effettuati grazie sia ai fondi di Sviluppo e Coesione, sia ai finanziamenti del ministero della Cultura, tramite la direzione generale Musei, si sono concentrati innanzi tutto nel settore urbano di Porta Bojano, dove a metà degli anni Cinquanta il soprintendente Valerio Cianfarani aveva condotto le prime indagini sistematiche. Le nuove ricerche hanno permesso di riprendere lo studio di questo settore della città, riportando alla luce una domus di eccezionale rilievo, caratterizzata da un ingresso monumentale affacciato sul decumano – una delle principali strade della città romana, orientata in direzione est-ovest – e interessata da numerose trasformazioni nel corso del tempo.
L’edificio restituisce un articolato palinsesto architettonico che documenta una lunga continuità di vita, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C., ampliando in modo significativo le prospettive di ricerca sulla città. I limiti della struttura si estendono oltre l’attuale area di scavo, confermando le dimensioni monumentali già suggerite dalle indagini geofisiche. Proprio per questo il settore sarà oggetto di ulteriori indagini nella prossima campagna di scavo, con l’obiettivo di definire con maggiore precisione l’estensione della dimora e la sua organizzazione. La dimora testimonia l’adozione di modelli abitativi di alto livello, analoghi a quelli documentati nelle principali città romane dell’Italia centrale. Le fasi più antiche del complesso sono documentate da antefisse architettoniche e ceramiche di età augustea e tiberiana, che indicano l’alto livello della residenza nel I secolo d.C. Nella piena età imperiale e fino al III secolo d.C. prevalgono invece ceramiche comuni e sigillate africane d’importazione, a conferma dell’inserimento di Saepinum nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Nella tarda antichità, tra IV e VI secolo d.C., i materiali segnalano un cambiamento nell’uso degli ambienti, destinati ora ad attività produttive o di stoccaggio.
Massimo Osanna, direttore generale Musei, commenta: “I risultati delle ricerche a Saepinum confermano l’importanza della ricerca archeologica come strumento fondamentale di conoscenza. Le nuove evidenze consentono non solo di acquisire dati inediti sulla storia della città, ma anche di restituire aspetti concreti della vita quotidiana e delle trasformazioni del paesaggio urbano nel corso dei secoli. Interventi come questo sono resi possibili anche grazie ai finanziamenti destinati alle campagne di scavo archeologico sul territorio nazionale, che permettono di sostenere in modo continuativo la ricerca e di ampliare le conoscenze sul nostro patrimonio. Questo avanzamento degli studi offre basi più solide per rafforzare i percorsi di valorizzazione del sito e per rendere sempre più consapevole e articolato il racconto di uno dei luoghi più significativi dell’archeologia italiana”. Per Enrico Rinaldi, direttore del Parco archeologico di Sepino: “Le recenti campagne di scavo stanno restituendo risultati di grande rilievo scientifico, permettendo di approfondire la conoscenza della città antica e delle sue trasformazioni nel lungo periodo. Le nuove scoperte confermano il ruolo centrale di Saepinum nella rete urbana dell’Italia romana e aprono nuove prospettive per lo studio e la valorizzazione del sito”.
Grazie ai fondi stanziati dal ministero della Cultura, attraverso la direzione generale Musei, per le campagne di scavo archeologico su tutto il territorio nazionale, sono inoltre ripresi, dopo oltre venti anni, gli scavi nel Foro, nell’area retrostante il cosiddetto Arco dei Nerazi. Le indagini e lo studio tridimensionale dei numerosi elementi architettonici presenti nell’area – circa quattrocento blocchi lapidei – stanno permettendo di approfondire la conoscenza del complesso monumentale di età imperiale e delle strutture più antiche. Le ricerche stanno facendo luce sul passaggio dall’insediamento sannitico di età ellenistica (II-I secolo a.C.) alla progressiva formazione della città romana. Accanto alle canalizzazioni della rete fognaria sono emersi ambienti e vasche riconducibili a un edificio produttivo di età tardo-repubblicana, probabilmente destinato alla lavorazione della lana. Accanto alle monete, il repertorio dei piccoli oggetti restituisce uno spaccato concreto della vita quotidiana: lucerne in terracotta, un raro bruciaprofumi anch’esso in terracotta, piccoli contenitori ceramici e oggetti personali in bronzo, tra cui anelli e una piccola chiave di scrigno.

Parco archeologico di Sepino: rinvenuto un grande contenitore in piombo appartenente a un sofisticato sistema domestico per il riscaldamento dell’acqua (foto mic)
Di particolare rilievo è inoltre il recupero di un grande contenitore in piombo appartenente a un sofisticato sistema domestico per il riscaldamento dell’acqua. Il recipiente, di forma cilindrica, è decorato in rilievo con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone. La scoperta, insieme ai frammenti di tubature e valvole rinvenuti nello scavo, offre una rara testimonianza delle tecnologie idrauliche utilizzate nelle residenze di alto livello del mondo romano.

Frammento di iscrizione onoraria risalente al 139 d.C., durante il regno dell’imperatore Antonino Pio, rinvenuto a Sepino (foot mic)
Il quadro storico si è ulteriormente arricchito durante la campagna del 2025 con il recupero di frammenti architettonici in marmo e di un’importante iscrizione onoraria risalente al 139 d.C., durante il regno dell’imperatore Antonino Pio. L’epigrafe testimonia un intervento della casa imperiale in città, confermando il legame privilegiato tra Saepinum e l’amministrazione centrale dell’Impero.
Ulteriori risultati provengono infine dalle indagini archeologiche condotte nell’ambito dei lavori del PNRR per lo scavo e il ripristino dell’accessibilità del cardo massimo presso Porta Terravecchia. Il cardo era la principale strada della città romana orientata in direzione nord-sud. Le ricerche hanno permesso di ricostruire la sequenza stratigrafica dell’asse viario, documentandone la continuità d’uso anche nelle fasi successive alla fine dell’età antica. Una testimonianza particolarmente significativa è rappresentata dal rinvenimento di un tesoretto di monete databile al V secolo d.C., scoperto in un livello riferibile alla fase di occupazione bizantina della città. Queste nuove scoperte restituiscono un’immagine sempre più articolata della città antica e aprono nuove prospettive di ricerca su uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia centro-meridionale.


















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