Reggio Calabria. Dopo la tappa al museo dell’Acropoli di Atene approda al museo Archeologico nazionale la mostra “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca”, seconda tappa della mostra promossa dal ministero della Cultura, nell’ambito delle attività del Piano Olivetti per la cultura

Dopo la tappa al museo dell’Acropoli di Atene, dal 22 ottobre al 31 dicembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ospiterà “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca”, la grande mostra internazionale dedicata alle trasformazioni dell’arte greca nel Mediterraneo promossa dal ministero della Cultura nell’ambito delle attività del Piano Olivetti per la cultura. Una collaborazione istituzionale nel solco delle eccellenti relazioni culturali fra Italia e Grecia, rafforzate a seguito della visita istituzionale del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ad Atene nel giugno 2025. Il progetto è elaborato dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, tramite l’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale, in collaborazione con il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. La mostra è curata da Alfonsina Russo, Nikolaos Stampolidis, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro e Fabrizio Sudano. L’esposizione a Reggio Calabria, l’antica Rhegion, tra i principali centri della Magna Grecia, valorizza il legame storico e culturale tra Grecia e Italia, costruito nel corso dei secoli attraverso scambi, mobilità e reciproche influenze che hanno attraversato il Mediterraneo. In questo contesto, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, con le sue collezioni provenienti dai principali centri della Magna Grecia e i celebri Bronzi di Riace, rappresenta un luogo di particolare rilievo per approfondire la conoscenza di questa storia condivisa.

LA TAPPA A REGGIO CALABRIA E IL PIANO OLIVETTI PER LA CULTURA. La mostra rientra nelle attività strategiche del Piano Olivetti per la cultura, che promuove quest’ultima come motore di crescita civile, coesione sociale e sviluppo locale. In tale prospettiva, l’appuntamento reggino pone il patrimonio archeologico al centro della relazione tra identità storica e comunità, creando occasioni di conoscenza e confronto volte a generare un concreto impatto collettivo. Realizzato in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, il percorso espositivo nasce dalla stretta intesa tra il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale e il Piano Olivetti per la cultura. Il progetto sarà arricchito da un articolato programma pubblico rivolto a cittadini, studiosi, scuole e turisti, con iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione museale e alla valorizzazione dell’area. A Reggio Calabria, il dialogo tra reperti di straordinario pregio e un contesto profondamente segnato dalla memoria della civiltà greca aggiunge all’esperienza una dimensione ulteriore: la riscoperta delle origini e la riappropriazione di un’appartenenza, a pieno sostegno dei processi di rigenerazione promossi dal Piano Olivetti.

IL PERCORSO ESPOSITIVO. “Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca” esplora il significato storico e artistico assunto dall’arte greca in Italia attraverso una selezione di capolavori conservati nei musei italiani, raccontandone la lunga eredità culturale e le continue trasformazioni nel corso dei secoli. Il progetto non presenta le opere come oggetti isolati, ma ne ricostruisce le “biografie”, seguendone la circolazione, i trasferimenti, i riusi e i nuovi significati assunti nei diversi contesti storici. L’esposizione è articolata in sette sezioni. Attraverso una selezione di capolavori provenienti dai più importanti musei italiani, racconta le molteplici forme di presenza, trasformazione e reinterpretazione dell’arte greca nella Penisola, dalla tarda età del Ferro fino al Novecento. Le opere sono ricollocate nel proprio orizzonte storico e diventano documenti “parlanti”, capaci di raccontare storie di circolazione, scelte, riusi e trasformazioni culturali che nei secoli hanno legato le due sponde del Mediterraneo: attraverso il loro linguaggio iconografico e formale, raccontano i valori di un’arte fondativa per l’identità occidentale e per la cultura europea contemporanea.

Il visitatore è accompagnato dalle prime forme di presenza dell’arte greca nella Penisola, anteriori alla conquista romana, fino alla nascita del collezionismo moderno e della moderna storia dell’arte antica. Dalla circolazione degli oggetti greci come strumenti di prestigio e veicoli di modelli culturali si passa ai fenomeni di appropriazione e trasferimento delle opere, fino ai processi di reinterpretazione e riuso in età romana, moderna e contemporanea. La mostra si conclude con una riflessione sulla ricezione dell’arte greca tra XVIII e XX secolo, con un focus su Antonio Canova e con alcuni artisti del Novecento italiano. Tra le opere esposte figurano una splendida statua femminile proveniente dall’Acropoli di Atene, il Trono Ludovisi, la Fanciulla di Anzio, le celebri teste bronzee dal relitto di Porticello e importanti testimonianze del collezionismo e della ricezione moderna dell’arte greca.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, omaggio alla canzone romana con il concerto “RomaEterna. Festival di musica contemporanea. La poesia romana in musica” a cura dell’associazione Castellum

Sabato 17 ottobre 2026, alle 17.30, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, omaggio alla canzone romana con il concerto “RomaEterna. Festival di musica contemporanea. La poesia romana in musica” a cura dell’Associazione Castellum: progetto culturale che unisce musica contemporanea, poesia e memoria della città, finanziato dal ministero della Cultura (MiC). L’iniziativa rientra tra i Progetti Speciali dell’ambito Musica per l’anno 2026. Romaeterna è un viaggio che attraversa poesie di Trilussa, Belli, Zanazzo e Pascarella, musicate per la prima volta, in stile cameristico contemporaneo, e eseguite da Andrea Libero Cito al violino, Maria Sofia Rinaldi al violoncello, Pino Pecorelli al contrabbasso, Fabio Greco alla chitarra e cantate da Agnese Valle. Il focus principale è la valorizzazione della tradizione poetica romanesca come patrimonio culturale immateriale, riletta e trasformata in un’esperienza contemporanea attraverso il dialogo con nuove composizioni e sonorità musicali. Ingresso con biglietto giardini al costo di 4 euro. Prenotazione all’indirizzo: info@castellum.it.
Milano. Apre alla Fondazione Luigi Rovati la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” che prosegue e completa il progetto avviato a Palazzo Ducale a Venezia, con un nuovo allestimento, i disegni di Mauro Ceolin e un confronto con la civiltà nuragica, grazie ai bronzetti e alle ceramiche votive dal museo Archeologico nazionale di Cagliari


Il conto alla rovescia è finito. Mercoledì 14 ottobre 2026 alla Fondazione Luigi Rovati, in corso Venezia 52 a Milano, apre la nuova mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”. Un viaggio nell’Italia preromana, tra sorgenti sacre, porti, luoghi di culto e offerte votive, alla scoperta di due civiltà e del loro rapporto con il divino. “Nuova” perché, anche se è la seconda tappa del progetto realizzato in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e con il patrocinio del ministero della Cultura e dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici, la mostra, a cura di Giovanna Gambacurta, Laura Maria Michetti, Giulio Paolucci, Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, non sarà la stessa, non un semplice trasferimento da Venezia a Milano. Fino al 10 gennaio 2027 troveremo un percorso unico che prosegue e completa il progetto avviato a Palazzo Ducale a Venezia. Prima con un dialogo fra due civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, tra grandi santuari, ex voto in bronzo e terracotta. Poi con un confronto con la civiltà nuragica, grazie ai bronzetti e alle ceramiche votive dal museo Archeologico nazionale di Cagliari. Il tutto arricchito da incursioni contemporanee: l’artista Mauro Ceolin, ha infatti utilizzato il disegno per rendere più accessibili i contenuti e favorire la comprensione degli oggetti esposti.

La mostra propone un confronto inedito e peculiare sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e nello sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, nel corso del I millennio a.C. Mari, fiumi, sorgenti salutifere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino: spazi di guarigione spesso legati al mito e abitati da divinità, ma anche luoghi per la crescita della collettività, per il transito e per lo scambio culturale. Nella mostra emergono le affinità e differenze tra Etruschi e Veneti: convergenze nelle scelte materiche, soprattutto terracotta e bronzo, e nelle pratiche votive, come le deposizioni in acqua e l’uso di oggetti miniaturistici o defunzionalizzati; divergenze nelle dimensioni monumentali e nei ricchi apparati decorativi fittili dei grandi santuari etruschi. In alcuni punti, reperti etruschi e veneti dialogano direttamente, rendendo queste relazioni visivamente evidenti.


Il progetto espositivo si articola intorno ai principali contesti archeologici legati all’acqua, senza separare nettamente i due ambiti culturali. La sezione Sacri approdi approfondisce siti come il porto-santuario fluviale di Este, dove il legame tra la dea Reitia, la scrittura e le attività femminili di filatura e tessitura è centrale, Pyrgi, grande porto mediterraneo caratterizzato da profondi intrecci tra culto, navigazione e potere politico, e Altino, aperto alle rotte adriatiche ed endolagunari. La sezione Acque miracolose, articolata nelle tre cupole del Piano Ipogeo, approfondisce il tema delle sorgenti curative, con testimonianze provenienti dall’Etruria con Vulci, Chianciano, Chiusi, Marzabotto e dal Veneto con Montegrotto e Lagole di Calalzo. Di particolare importanza i reperti provenienti da San Casciano dei Bagni: otto bronzi che testimoniano pratiche mediche avanzate e riti complessi legati all’acqua, alla divinazione e alla salute del corpo. La mostra è accompagnata da un evocativo intervento dell’artista Mauro Ceolin, che ha utilizzato il disegno come strumento per rendere più accessibili i contenuti e favorire la comprensione degli oggetti esposti.

Il percorso si amplia con un ulteriore confronto “Acque sarde”: un nucleo di bronzetti nuragici e ceramiche votive dal museo Archeologico nazionale di Cagliari porta in mostra la Sardegna nuragica, dove, tra la fine dell’età del Bronzo e la prima età del Ferro, l’acqua diventa il centro di nuovi luoghi di culto: pozzi e fonti sacre, spesso inseriti in santuari capaci di riunire comunità diverse. Anche qui il rito ruota attorno all’offerta: bronzetti di offerenti, arcieri e pugilatori, miniature di nuraghi e navicelle, armi e parti del vestiario. In una società in profondo mutamento, questi luoghi offrono a individui e gruppi emergenti nuove forme di affermazione e autorappresentazione, confermando il legame tra acqua, sacro e potere.

Il catalogo, a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, riunisce contributi di studiosi ed esperti di primo piano che illustrano il valore sacrale dell’acqua per gli Etruschi e per i Veneti, si addentrano nell’analisi sia dei principali luoghi di culto e santuari che delle più importanti fonti sananti, e approfondiscono gli aspetti votivi e dedicatori così come le criticità legate alla valorizzazione di questi beni archeologici. Testi di Alberta Facchi, Alessandro Asta, Alessandro Conti, Angela Ruta Serafini, Anna Marinetti, Benedetta Prosdocimi, Carla Pirazzini, Chiara Squarcina, Daniele F. Maras, Elisa Biancifiori, Elisabetta Govi, Federica Timossi, Giovanna Gambacurta, Giulio Paolucci, Giuseppe Sassatelli, Heinz-Werner Dämmer, Jacopo Tabolli, Laura M. Michetti, Loredana Capuis, Maddalena Bassani, Margherita Tirelli, Rossella Zaccagnini, Silvia Paltineri, Simona Carosi, Tiziano Trocchi.
Roma. Dal 15 ottobre “Da Vulci a Villa Giulia. La via degli Eroi”: il nuovo biglietto integrato per rafforzare il legame tra il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e il parco archeologico naturalistico di Vulci
Si chiama “Da Vulci a Villa Giulia. La via degli Eroi”: è il nuovo progetto di valorizzazione integrata, capace di mettere in relazione luoghi, collezioni e testimonianze diverse ma profondamente connesse, offrendo al pubblico una nuova chiave di lettura della storia etrusca e del rapporto tra Vulci e Roma. Dal 15 ottobre 2026 sarà disponibile il biglietto integrato che offrirà ai visitatori l’opportunità di conoscere il patrimonio di Vulci e di Villa Giulia attraverso un unico percorso, riscoprendo e riallacciando il legame storico tra l’antica città etrusca e Roma. Il costo è di 15 euro, e potrà essere acquistato attraverso la piattaforma e l’app Musei Italiani e sul sito di Coopculture. Avrà validità di un anno dalla data del primo utilizzo e consentirà un ingresso in ciascuno dei due siti. È previsto inoltre un biglietto Young, dedicato ai cittadini europei tra i 18 e i 25 anni, al costo di 6 euro. Il progetto rafforza il legame tra il parco archeologico naturalistico di Vulci, compreso nei territori dei Comuni di Canino e Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, custode dei più importanti capolavori dell’arte etrusca a livello mondiale. La Fondazione Vulci, ente gestore del parco naturalistico archeologico di Vulci, è costituita dai Comuni di Montalto di Castro e Ischia di Castro e dalla Regione Lazio. Il Parco occupa una superficie di 200 ettari, tra i comuni di Montalto di Castro e di Canino e offre ai suoi visitatori una rete di percorsi segnalati dell’antica città etrusco-romana di Vulci e le necropoli vulcenti, oltre alle bellezze naturali dell’area.

Il nuovo biglietto integrato fra il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e il parco archeologico naturalistico di Vulci è stato presentato al ministero della Cultura. All’incontro sono intervenuti Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale (DiVA); Roberto Vannata, direttore del Servizio II – sistema museale nazionale della direzione generale Musei; Luana Toniolo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; i rappresentanti della Fondazione Vulci, con la presidente Laura Allegrini e il direttore scientifico Carlo Casi; i sindaci delle amministrazioni comunali di Montalto di Castro, Emanuela Socciarelli e di Canino, Giuseppe Cesetti, il dirigente dell’Area Valorizzazione del patrimonio culturale e programmazione della direzione Cultura, Politiche giovanili e della Famiglia, Pari opportunità, Servizio civile della Regione Lazio, Miriam Cipriani; il direttore marketing, comunicazione e sviluppo territoriale di Coopculture, Laura Aversa.

C’è un legame storico tra Vulci e il museo di Villa Giulia che trova oggi un nuovo elemento di continuità nella recente acquisizione da parte dello Stato italiano degli affreschi della Tomba François, realizzata tra il 340 e il 320 a.C. e universalmente considerata una delle testimonianze più straordinarie della civiltà etrusca e del patrimonio figurativo del Mediterraneo antico (vedi Roma. Il MIC per 15 milioni acquisisce dagli eredi dei Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani la Tomba François di Vulci, uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e della pittura antica. Dal 25 giugno sarà esposta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con eccezionali prestiti da Parigi, Londra, Bruxelles, Losanna, Vaticano, Roma – archeologiavocidalpassato). Scoperta il 1° maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nella necropoli di Ponte Rotto, a Vulci, la tomba fu distaccata nel 1863 e trasferita a Roma, nella collezione Torlonia. Le pitture, realizzate per la nobile famiglia etrusca dei Saties, intrecciano mito greco, storia locale, propaganda politica e rappresentazione del potere, configurandosi come un bene di eccezionale valore storico, artistico e identitario.
#domenicalmuseo: il 4 ottobre ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Domenica 4 ottobre 2026 torna l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali.
Taranto. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “L’Atleta di Taranto: il genoma di un antico campione” col prof. Beniamino Trombetta della Sapienza Università di Roma che presenterà i risultati delle analisi sul DNA dell’Atleta di Taranto

A qualche mese dalla stipula di un accordo di collaborazione tra la direzione generale Musei del ministero della Cultura, il dipartimento di Biologia e Biotecnologie “C. Darwin” della Sapienza Università di Roma, che ha dato vita ad un progetto dal titolo “L’eredità genetica della Magna Grecia nel Sud Italia”, per la mappatura del processo di colonizzazione di buona parte dell’Italia meridionale grazie all’equipe di biologi e biotecnologici guidati dal prof. Beniamino Trombetta, che hanno preso in considerazione circa 300 reperti osteologici, in 13 siti distribuiti lungo l’arco ionico, arrivano i primi risultati. Venerdì 18 settembre 2026, alle 17, nella Sala Lippolis del museo Archeologico nazionale di Taranto la conferenza “L’Atleta di Taranto: il genoma di un antico campione” col prof. Beniamino Trombetta della Sapienza Università di Roma che presenterà i risultati delle analisi sul DNA dell’Atleta di Taranto, offrendo nuove chiavi di lettura su una delle figure più affascinanti della Taranto antica. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Ischia (Na). Al complesso museale di Villa Arbusto di Lacco Ameno la conferenza “Pithekoussai e Cuma: storie e intrecci all’alba della Magna Grecia” con Valentino Nizzo, Matteo D’Acunto e Teresa Cinquantaquattro, settimo appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio” a cura di Mariangela Catuogno

Giovedì 17 settembre 2026, alle 19.30, al complesso museale di Villa Arbusto di Lacco Ameno, sull’isola d’Ischia (Na), in collaborazione del Comune di Lacco Ameno, l’incontro “Pithekoussai e Cuma: storie e intrecci all’alba della Magna Grecia” con Valentino Nizzo, Matteo D’Acunto e Teresa Cinquantaquattro, settimo appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio” a cura di Mariangela Catuogno, il ciclo di conferenze annuale promosso dalla Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, che con un approccio interdisciplinare propone una riflessione sullo straordinario patrimonio culturale italiano e internazionale. Quest’anno, in cui ricorre il Centenario della nascita di Lady Walton e si celebra la sua opera di creatrice di un luogo straordinario come i Giardini La Mortella, il Progetto Kepos rende omaggio alla sua memoria e al costante sostegno che dedicò ai giovani talenti musicali con un appuntamento dedicato alla storia della musica. Dopo i saluti della presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, Alessandra Vinciguerra, interverrà Valentino Nizzo, professore di Etruscologia all’università di Napoli “L’Orientale”, con la relazione “Prima dell’alba della Magna Grecia: archeologia e storie di archeologi da Cuma preellenica a Pithekoussai”. Seguirà Matteo D’Acunto, professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli “L’Orientale”, con la relazione “Storie dalla terra: Cuma dalla fase pre-ellenica alle prime fasi della colonizzazione”. Concluderà gli interventi Teresa E. Cinquantaquattro, MiC, dirigente del Servizio II – Scavi e Tutela del Patrimonio Archeologico, con la relazione “Pithekoussai: dinamiche interculturali tra mondo greco coloniale e comunità indigene”. A moderare gli interventi sarà Mariangela Catuogno, direttore scientifico del Progetto Kepos.
Aquileia (Ud) apre la mostra “IL VANGELO DI MARCO. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo”. Per la prima volta insieme, dopo sette secoli, i tre frammenti originali del Vangelo di Marco: espositivo il Codex Forojuliensis, conservato a Cividale del Friuli, e i preziosi frammenti del Vangelo marciano provenienti da Praga e Venezia. Previsti itinerari nei luoghi della vicenda marciana, dalla cripta degli affreschi della Basilica di Aquileia, a Grado e a San Canzian d’Isonzo

Per la prima volta dopo sette secoli, le tre parti originali del Vangelo di Marco, oggi conservate a Cividale del Friuli, Venezia e Praga, vengono presentate ad Aquileia, luogo in cui la loro storia ebbe origine. Il racconto del manoscritto è ricomposto in una prospettiva d’insieme. Sabato 12 settembre 2026, alle 17, nella Basilica di Aquileia (Ud) si inaugura la mostra “IL VANGELO DI MARCO. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo”, ospitata a Palazzo Meizlik fino al 25 aprile 2027, che narra un capitolo significativo della storia religiosa e politica dell’Europa attraverso le vicissitudini di un manoscritto che la tradizione riteneva vergato di suo pugno dall’Evangelista. Attorno a ciò che resta dell’antico codice si ricostruiscono le vicende legate alla sua fortuna attraverso i secoli e si approfondiscono la figura di Marco, la tradizione marciana e il ruolo centrale di Aquileia nel periodo tardoantico e nel medioevo. Il progetto è accompagnato da un catalogo in quattro lingue (italiano, ceco, tedesco e inglese) pubblicato da Gaspari Editore e si completa con un sistema di itinerari nei luoghi della vicenda marciana, dalla cripta degli affreschi della Basilica di Aquileia, a Grado e a San Canzian d’Isonzo.
Curata da Martina Dlabajová, Cristiano Tiussi e Luca Villa, promossa e organizzata da Fondazione Aquileia l’esposizione è il punto d’arrivo di un intenso lavoro di diplomazia culturale intrapreso dalla Fondazione, che ha messo in dialogo istituzioni civili, religiose e museali italiane e ceche attraverso una collaborazione scientifica, istituzionale e diplomatica. Il risultato è un’operazione senza precedenti. La mostra è resa possibile grazie alla collaborazione con il Comune di Aquileia, la Basilica di Aquileia, l’Arcidiocesi di Gorizia, il museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli afferente al Museo storico e Parco del Castello di Miramare – Direzione regionale Musei nazionali del Friuli Venezia Giulia, la Procuratoria di San Marco di Venezia, il Capitolo Metropolitano di San Vito di Praga, l’Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria della Presidenza della Repubblica Ceca e l’Arcidiocesi di Praga, istituzioni strettamente legate alla storia e alla vicenda del Vangelo di Marco. Per il suo alto prestigio la mostra “IL VANGELO DI MARCO. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo” ha ottenuto la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana e il patrocinio del Presidente della Repubblica Ceca ed è stata realizzata con il sostegno del ministero della Cultura, della Regione Friuli Venezia Giulia e di PromoTurismo FVG.

L’iniziativa promossa da Fondazione Aquileia ha come scopo di ricomporre, dopo sette secoli e per il tempo di una mostra, una delle pagine fondative del continente europeo. Roberto Corciulo, presidente di Fondazione Aquileia: “Una mostra come questa non nasce da un’intuizione isolata, ma dalla capacità di tenere insieme per anni istituzioni distanti per storia, lingua e giurisdizione: intese internazionali costruite nel tempo, prestiti negoziati con enti che rispondono a ordinamenti giuridici diversi, un comitato scientifico chiamato a far dialogare competenze lontane fra loro. È il compito che la Fondazione Aquileia ha scelto di assumere: non soltanto custodire un patrimonio, ma metterlo in relazione. Aquileia è stata, nei secoli, uno dei luoghi in cui si è costruita l’idea di un’Europa fatta di rapporti tra popoli e territori, prima ancora che di confini. Che i Presidenti Sergio Mattarella e Petr Pavel abbiano voluto riconoscere questo progetto non è un atto formale: è il segno che due Stati vi leggono un valore che oltrepassa i confini nazionali”. Emanuele Zorino, sindaco di Aquileia: “Aquileia è una città dell’anima e della memoria: porto e soglia sull’Adriatico, ha intrecciato per secoli rotte di arte, fedi e idee tra Mediterraneo, Europa e Oriente. Oggi, Patrimonio UNESCO, riconferma la sua vocazione di luogo d’incontro: la mostra riunisce dopo quasi un millennio le tre parti originali dell’Evangeliario di San Marco, ricomponendo una storia che attraversa Friuli, Venezia, Praga, il mondo slavo. Non è solo una riunione di pagine, ma il ritorno di un messaggio: Aquileia torna ponte vivo dove il passato dialoga con il presente. Un’idea radicata ma latente nella nostra identità. Ringraziamo la Fondazione Aquileia per averla tramutata in realtà”.

Martina Dlabajová, curatrice della mostra: “I tre frammenti del manoscritto di san Marco sono stati separati dalla storia, ma non hanno mai smesso di appartenere allo stesso racconto. Riunirli oggi ad Aquileia, dopo sette secoli, è un momento storico e per me motivo di grande orgoglio. Non siamo soltanto osservatori del passato, ma diventiamo l’anello presente di una lunga catena di trasmissione. In questo ritrovo anche l’essenza dell’Europa: identità diverse che, messe in relazione, acquistano un significato nuovo e più profondo”. Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia, curatore: “Non esponiamo soltanto una reliquia celebre: raccontiamo come un libro abbia costruito identità e legittimato poteri, da Aquileia a Venezia a Praga. Le ricerche confluite nel catalogo, dall’origine ravennate del codice alla probabile identificazione di San Canzian d’Isonzo come suo luogo di custodia altomedievale, restituiscono a questo manoscritto tutta la sua densità storica, oltre il mito dell’autografo”. Luca Villa, curatore della mostra: “Il Liber vitae vergato ai margini dell’Evangeliario è un unicum: oltre millecinquecento nomi che fotografano l’Europa carolingia in movimento, dai sovrani franchi ai principi slavi. La mostra restituisce anche il paesaggio di questa storia, da San Canzian d’Isonzo alla laguna, attraverso itinerari che proseguono oltre le sale espositive”.

Conosciuta come Splendida civitas in epoca romana, in seguito all’introduzione della libertà di culto a partire dal 313, Aquileia divenne un importante centro di diffusione del Cristianesimo in Europa centrale e nei Balcani. La Basilica di Aquileia ne conserva ancora oggi la testimonianza. Tra i monumenti più celebri e più ricchi d’arte dell’Occidente cristiano e non solo, dal 1998 la Basilica è entrata a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Il Codex Forojuliensis, o Evangeliario Forogiuliese, oggi conservato al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli, contiene i Vangeli di Matteo, Luca e Giovanni: in origine comprendeva anche quello di Marco. Risalente al VI secolo, il codice giunse ad Aquileia verso la metà del IX secolo, probabilmente all’epoca del patriarca Teodemaro (851-872), che vi appose la propria firma. Da allora fu uno dei più importanti libri liturgici della Chiesa aquileiese, e resta ancora oggi una delle opere fondamentali per comprendere la storia e la spiritualità del Patriarcato. Fu probabilmente tra il XII e il XIII secolo che il Libro di Marco venne estratto dall’Evangeliario Forogiuliese, di cui restano oggi in quella posizione soltanto le pagine di apertura e di chiusura, per cominciare una vita autonoma. Venerato come autografo dell’Evangelista, il libro rafforzava una tradizione antichissima: quella che riconosceva in san Marco, discepolo di Pietro, il primo evangelizzatore della regione nord-adriatica.

Fu proprio la sua natura di reliquia a determinare un ulteriore smembramento del Vangelo di Marco. La fama leggendaria del Libro marciano si era ormai diffusa in tutto l’Occidente latino: nel 1354 il re Carlo IV di Boemia, di passaggio in Friuli durante il viaggio verso Roma per ricevere la corona imperiale, chiese al fratellastro Nicolò di Lussemburgo, allora patriarca di Aquileia, alcune pagine del Vangelo per la Cattedrale di Praga. Lo attestano i documenti di accompagnamento esposti in mostra. La richiesta era insieme il riconoscimento del prestigio che circondava il manoscritto e un segno tangibile del suo peso spirituale e politico: un valore che lo Stato patriarcale aveva saputo sfruttare, anche in chiave di rivendicazione, nei contenziosi con le altre sedi, in particolare con Grado e Venezia. Un aspetto che a Venezia, l’altro luogo marciano per antonomasia, era ben chiaro. All’indomani della conquista del Patriarcato, la Serenissima prese possesso di quanto restava del Vangelo di Marco e il 24 giugno 1420 lo fece trasferire nella Basilica di San Marco. Con quell’atto simbolico si sanciva la sottomissione di Aquileia a Venezia e si preparava la nascita della funzione metropolitica veneziana, che sarebbe stata istituita in seguito alla soppressione del patriarcato di Grado, nel 1451. La mostra mette in luce anche un altro aspetto del codice. Tra la seconda metà del IX e gli inizi del X secolo, prima dello smembramento, l’Evangeliario aveva assunto la funzione di Liber Vitae, o Libro dei Viventi: sulle sue pagine sono vergati centinaia di nomi di persone (più di millecinquecento) giunte da un’area vastissima e dalle regioni più lontane, dall’Alemagna alla Baviera, dalla Carantania alla Pannonia, dalla Moravia alla Croazia, dalla Bulgaria a Bisanzio. Questi straordinari documenti, collegati alle vicende della Chiesa di Aquileia, costituiscono un elemento fondamentale per comprendere la sua sfera d’influenza nell’area dell’Alpe-Adria e dell’Europa orientale. Il Patriarcato di Aquileia fu una delle istituzioni ecclesiastiche più vaste e influenti dell’Europa medievale. Svolse a lungo una funzione di mediazione con il mondo slavo e, più in generale, con l’Europa orientale e balcanica, fino all’affermarsi della Repubblica di Venezia. La città stessa è sempre stata sospesa tra Occidente e Oriente, tra l’Italia, i Balcani e il resto d’Europa: crocevia e luogo d’incontro tra culture e popoli. Prima come città romana, poi come sede metropolitana cristiana e capitale del suo Patriarcato, Aquileia ha occupato una posizione centrale nelle dinamiche di evoluzione del continente.

Per tutti questi motivi, il Codex Forojuliensis e il Vangelo di Marco costituiscono una delle testimonianze più vive delle complesse vicende e relazioni che hanno contribuito a costruire una tradizione comune e un profondo legame tra i popoli d’Europa. Riunire ad Aquileia, per la prima volta dopo circa sette secoli, le tre parti superstiti del Vangelo di Marco, tutte in originale, costituisce un evento unico. Significa rendere nuovamente visibile un legame che la storia ha interrotto, ma non cancellato.

Attorno ai due frammenti del Vangelo di Marco e all’Evangeliario di Cividale, il percorso di Palazzo Meizlik accosta opere di eccezionale rilievo: otto formelle della Cattedra eburnea di San Marco di Grado, capolavoro del VII secolo in prestito dal Castello Sforzesco di Milano, presentate con una ricostruzione virtuale; l’architrave della pergula realizzata dal patriarca Giovanni II (tra l’806 e il 810) per la Cappella di san Marco in Sant’Eufemia, la più antica iscrizione occidentale nota con il nome di san Marco, Roma esclusa; la capsella reliquiario dei martiri Canziani; i documenti originali praghesi del 1354 con i sigilli del patriarca Nicolò e la firma di Carlo IV; le pale d’altare di Giovanni Antonio Guardi e Augusto Tominz. Un’installazione interattiva consente di “sfogliare” virtualmente i codici, mentre una sala immersiva ricostruisce l’evoluzione millenaria del complesso basilicale di Aquileia. I fogli in pergamena del Vangelo di Marco e dell’Evangeliario di Cividale sono materiali estremamente fragili, che l’esposizione prolungata alla luce e ai raggi ultravioletti può danneggiare in modo irreversibile. Per ragioni di tutela e nel rispetto delle condizioni stabilite dagli enti prestatori, gli originali di Praga e di Cividale saranno esposti nelle prime sei settimane di apertura della mostra, per poi cedere il posto a riproduzioni digitali ad alta risoluzione; la teca-reliquiario veneziana resterà invece visibile per l’intera durata dell’esposizione.
#domenicalmuseo: il 6 settembre ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Domenica 6 settembre 2026 torna l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali.


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