Archivio tag | Maurizio Battisti

Rovereto. In tv (History Lab Live) e su YouTube la nuova stagione di SGUARDI: in quattro puntate si raccontano le quattro sezioni del RAM film festival con i protagonisti e i film più rappresentativi

rovereto_RAM_sguardi-rassegna_logoAl via la nuova stagione di SGUARDI, il programma in cui si racconta il RAM film festival, la più longeva rassegna di film dedicati all’archeologia e al patrimonio culturale ma anche uno spazio di incontri, mostre e appuntamenti nella città di Rovereto, che quest’anno ha avuto come focus gli “Sguardi al femminile”: non solo tutte le declinazioni – anche nuovissime – del vero ruolo delle donne nella storia, finora fortemente sottovalutato, ma anche il particolare punto di vista di registe e autrici del mondo del documentario. La serie – in quattro puntate – andrà in onda sul canale 12 del digitale terrestre nello spazio History Lab Live, ospitato da Telepace Trento emittente comunitaria, tutti i lunedì alle 21 e alle 22.30 e in replica la domenica alle 21. Si inizia lunedì 21 novembre 2022. Le quattro puntate saranno dedicate ciascuna a una sezione del Festival (L’Italia si racconta, Cinema archeologico, Cultura animata e  Sguardi dal mondo) per conoscere ospiti e registi dell’edizione 2022, scoprire il dietro le quinte e approfondire temi e nuove tendenze del cinema documentario. Gli episodi saranno inoltre visibili anche sul canale YouTube della Fondazione Museo storico del Trentino (youtube.com/museostorico). SGUARDI è un programma a cura di Matteo Gentilini, Alice Manfredi e Sara Zanatta in collaborazione con Claudia Beretta e Valentina Poli. Una realizzazione Motion Studio con la partecipazione di Graziano Galvagni. Una produzione Fondazione Museo storico del Trentino e RAM film festival – Fondazione Museo Civico di Rovereto. A partire da gennaio 2023 poi il RAM Film Festival tornerà nello spazio History Lab Live in onda sul canale 12 del digitale terrestre nello (ospitato da Telepace Trento) con quattro documentari selezionati tra quelli che hanno partecipato all’ultima edizione.

Nella prima puntata (in onda lunedì 21 novembre 2022, alle 21 e 22.30) si entra nell’atmosfera del festival con Alessandra Cattoi, direttore della Fondazione Museo Civico di Rovereto, e si conoscono i film in concorso nella sezione dedicata al cosiddetto “patrimonio immateriale”, ovvero le opere italiane in cui si raccontano i riti, le tradizioni, le comunità specifiche e le identità del nostro paese. Ospiti di puntata sono la regista Miriam Cossu con il film “Pupus” e il regista Nicola Pittarello, vincitore della sezione con “L’oro di Venezia”. Infine, un volto televisivo noto e amato Serena Dandini: prima protagonista del focus “Sguardi al femminile”.

Nella seconda puntata (in onda lunedì 28 novembre 2022, alle 21 e 22.30) l’archeologia è assoluta protagonista, attraverso film, libri e incontri. A parlarne l’archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto Maurizio Battisti, insieme ai registi Olivier Bourgeois, vincitore della sezione con “The Oath of Cyriac”, e Gianmarco D’Agostino intervistato con l’attrice Laila Bouamama, del film “Portraits and Secrets of Roman Women”. Infine la storia di Sahraa Karimi, regista e produttrice afghana, oggi rifugiata in Italia e visiting professor del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ispiratrice del focus tematico “Sguardi al femminile”. 

La terza puntata (in onda lunedì 5 dicembre 2022, alle 21 e 22.30) è dedicata alla cultura animata. Racconta questa sezione del Festival il fumettista Andrea Artusi, membro del comitato scientifico del festival e della giuria, autore per Bonelli di numerosi albi di Martin Mystère. Si incontrano due giovani registe, Mia Incantalupo e Samantha Moore, che hanno rispettivamente firmato “Nobody” e “Treasure”, e un’archeologa blogger Antonia Falcone che studia come sta cambiando l’archeologia sul web e quali sono le sue buone pratiche.

Nell’ultima puntata (in onda lunedì 12 dicembre 2022, alle 21 e 22.30) si racconta la sezione più internazionale. Claudia Beretta, coordinatrice del Festival, ripercorre le tendenze dei film in concorso, tra i quali è stato scelto di raccontare “Saffron-based Lifestyle” e “Jurassic Cash”. Chiude la riflessione sugli “Sguardi al femminile” l’archeologa Enza Elena Spinapolice, autrice di due libri dal titolo parlante: “Lady Sapiens” e “La preistoria è donna”.

Rovereto (Tn). Tavola rotonda in presenza e in streaming su “La Sicilia di Paolo Orsi. Diario degli scavi e riflessioni storiche e topografiche dell’archeologo roveretano nei volumi dei Taccuini pubblicati dall’Accademia nazionale dei Lincei” promossa dall’Accademia roveretana degli Agiati

rovereto_agiati_incontro-la-sicilia-di-paolo-orsi_ritratto_foto-agiati

L’archeologo roveretano Paolo Orsi i cui Taccuini coprono un arco temporale di quasi mezzo secolo, dal 1888 al 1934 (foto agiati)

“La Sicilia di Paolo Orsi. Diario degli scavi e riflessioni storiche e topografiche dell’archeologo roveretano nei volumi dei Taccuini pubblicati dall’Accademia nazionale dei Lincei”. È il titolo della tavola rotonda promosso dall’Accademia roveretana degli Agiati venerdì 11 novembre 2022 alle 16, in presenza nella sala conferenze della Fondazione Caritro di Rovereto in piazza Rosmini 5 a Rovereto (TN), e in modalità webinar, registrandosi al link: https://us06web.zoom.us/…/reg…/WN__OInQkhTRMKBiKMQLdCQCQ (dopo la registrazione verrà inviato un link personale per accedere all’incontro). La partecipazione è libera e gratuita. L’incontro sarà registrato e successivamente pubblicato sul canale YouTube Accademia Roveretana degli Agiati.

rovereto_agiati_incontro-la-sicilia-di-paolo-orsi_locandinaI partecipanti alla Tavola rotonda ripercorreranno le vicende tormentate dei Taccuini che l’Accademia dei Lincei si è impegnata a pubblicare integralmente per restituire appieno i caratteri e il metodo di lavoro di chi ha contribuito in modo determinante alla moderna ricerca archeologica. Dopo i saluti delle autorità, Franco Nicolis (Ufficio Beni archeologici della Provincia di Trento) modera e introduce su “Nato per scavare: Paolo Orsi prima dei taccuini”. Quindi gli interventi: Paola Pelagatti (Accademia nazionale dei Lincei | Sezione Monumenti antichi) su “Perché è importante che i Taccuini di P. Orsi siano resi noti nella loro interezza? Vicende e prospettive”; Gioconda Lamagna (già direttore del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa) su “Il ruolo del museo “Paolo Orsi” dall’acquisizione dei Taccuini all’avvio della pubblicazione”; Giuseppina Monterosso (parco archeologico di Siracusa – museo Archeologico regionale “Paolo Orsi”) su “L’edizione dei primi due volumi dei Taccuini di Orsi”; Barbara Maurina (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “Appunti sulla vicenda della compravendita dei Taccuini Orsi”; Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “L’archivio Paolo Orsi conservato al Museo Civico di Rovereto: l’epistolario e i primi taccuini”.

rovereto_paolo-orsi_foto-fmcr

L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

I 150 taccuini lasciati da Orsi coprono un arco temporale di quasi mezzo secolo, dal 1888 al 1934, quando si interrompono in coincidenza con il collocamento a riposo del loro autore. Essi comprendono relazioni di visite e sopralluoghi, ispezioni nel territorio soprattutto della Sicilia orientale e della Calabria, veri e propri giornali di scavo, note e riflessioni personali. Oggetto di interesse da parte di privati e varie istituzioni, finalmente nel 1964 furono acquisiti dallo Stato italiano e destinati al Museo di Siracusa, per tanti anni diretto dall’archeologo roveretano. La seconda parte del primo volume registra i primi contatti con l’ambiente siciliano, in particolare è descritto il primo approccio a Megara Hyblaea, che poi diventerà luogo straordinario di scavi e riflessioni storico-topografiche. Sono inoltre redatte molte schede epigrafiche del Museo di Siracusa. Questi volumi permettono di entrare nel ‘laboratorio’ di un grande archeologo, che ha innovato metodi e ricerche, aprendo il campo a quell’archeologia della Sicilia e della Magna Grecia che conoscerà poi sviluppi straordinari nei decenni successivi alla sua scomparsa. Paolo Orsi si rivela un pioniere di una ricerca che pone al centro la dimensione paesaggistica, il rapporto città-territorio, una documentazione capillare con particolare attenzione alla cultura materiale. Il tutto accompagnato dal prodigioso riordino topografico e cronologico del Museo di Siracusa.

La Fondazione museo civico di Rovereto pubblica il programma dell’edizione 2022 del film festival RAM – Rovereto – Archeologia – Memorie, dedicato al patrimonio culturale materiale e immateriale, con il focus “Sguardi al femminile”: 62 film in concorso per 4 premi tecnici più quello del pubblico, e due film fuori concorso. E poi incontri al bistrot e al circolo ed eventi speciali a teatro

rovereto_rassegna-RAM_locandina-2022Con la pubblicazione del programma la Fondazione museo civico di Rovereto inizia a scoprire le carte dell’edizione 2022 del film festival RAM – Rovereto – Archeologia – Memorie, dedicato al patrimonio culturale materiale e immateriale, a Rovereto dal 28 settembre al 2 ottobre 2022, con il focus “Sguardi al femminile”: un riflettore puntato sul ruolo delle donne nella storia, su parità di genere e opportunità attraverso testimonianze di registe, archeologhe, scrittrici, anche da zone di crisi e da quei paesi in cui cultura e formazione non sono scontate, soprattutto per le donne. La formula del Festival prevede proiezioni, incontri, corsi di formazione, visite alla scoperta del territorio. Il Teatro Zandonai, gioiello settecentesco della città, ospita le proiezioni dei film, gli eventi speciali e gli archeobook brunch. Ma la settimana del festival è anche occasione per scoprire il centro storico e il territorio attraverso gli appuntamenti del festival diffuso.

rovereto_rassegna-RAM_immagine-web-locandinaI film. Il programma dei film si articola in cinque giornate di proiezioni. In calendario 62 film (9 dei quali per il focus Sguardi al femminile) suddivisi nelle quattro sezioni che concorrono ad altrettanti premi assegnati da giurie composte da professionisti che operano nel campo del cinema, della cultura e della tutela del patrimonio. : 16 in concorso per il premio CINEMA ARCHEOLOGICO e la menzione speciale Archeoblogger, con tre prime nazionali; 17 in concorso per il premio CULTURA ANIMATA con 4 prime nazionali, 1 europea e 1 assoluta; 16 in concorso per il premio SGUARDI DAL MONDO e la menzione speciale CinemA.Mo.Re con 2 prime nazionali e 2 assolute; 13 in concorso per il premio L’ITALIA SI RACCONTA con 1 prima nazionale e 2 assolute. Tutti i film concorrono al premio “RAM film festival”, decretato dal pubblico in sala tramite votazione. Le mattinate di mercoledì, giovedì e venerdì sono dedicate alle scuole che hanno partecipato al progetto CINEMaSCUOLA. Due momenti sono dedicati in particolare al cinema d’animazione, venerdì pomeriggio e sabato mattina.

film_POWER OF ROME_di-giovanni-troilo

Frame del film “Power of Rome” di Giovanni Troilo con Edoardo Leo

Gli eventi. Due serate speciali la sera: venerdì 30 settembre 2022, alle 20.30, al teatro Zandonai, proiezione del film fuori concorso “Power of Rome” di Giovanni Troilo (Italia, 2022, 83′). Saranno presenti il regista Giovanni Troilo e gli autori Luca Lancise e Donato Dallavalle. Il film è stato ideato per il compleanno di Roma del 2022 e interpretato da Edoardo Leo in cui si intreccia fiction e documentario. Sabato 1° ottobre 2022, alle 20.30, al teatro Zandonai, “Donne valorose”: Serena Dandini accompagna il pubblico alla scoperta delle molte donne esempi di forza, di valore, di straordinario contributo all’umanità, partendo dal suo libro “Il catalogo delle donne valorose”.

libro_archeosocial-2.0_di-antonia-falcone

Copertina del libro “Archeosocial 2.0” di Antonia Falcone

Durante la settimana, incontri informali con ospiti d’eccezione, per una chiacchierata davanti a un aperitivo o per un brunch. Per “Incontri al bistrot” di Alfio Ghezzi al Mart, mercoledì 28 settembre 2022, alle 17.30, “Patrimonio in ostaggio” con Lorenzo Pella, comandante del Nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine, e con Giuseppe Guastella, giornalista di cronaca giudiziaria del Corriere della Sera. Modera Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Venerdì 30 settembre 2022, alle 17.30, “Donne che minacciano il potere” con Mariarosaria Barbera, archeologa e autrice di libri sulle donne nell’antichità. Modera Marco Perinelli, archeologo e giornalista. Per “Incontri al circolo”, giovedì 29 settembre 2022, alle 17.30, nello storico locale del Circolo operaio nel quartiere di Santa Maria, “La legge della spada” con Andrea Rossini, esperto di scherma storica. Modera Maurizio Battisti, archeologo Fondazione Museo Civico di Rovereto. Per “Archeobook brunch”, sabato 1° ottobre 2022, alle 12, un momento informale immersi tra archeologia e libri nella sala bar del teatro Zandonai, “L’archeologia che riscrive il web” con Antonia Falcone, archeologa e autrice di “Archeosocial 2.0” (2018). Domenica 2 ottobre 2022, alle 12, nella sala bar del teatro Zandonai, “L’uomo preistorico era anche una donna” con Enza Elena Spinapolice, archeologa, insegna Preistoria e protostoria del Mediterraneo e Archeologia e culture del Paleolitico all’università di Roma La Sapienza.

pakhet_copertina-finale

La copertina del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte)

A chiudere il programma degli incontri, domenica 2 ottobre 2022, al pomeriggio, l’appuntamento con Maurizio Zulian e Graziano Tavan, autori del volume sull’Egitto fresco di stampa “Nella terra di Pakhet”. Alle 17.30, al teatro Zandonai, Graziano Tavan intervista Maurizio Zulian sui viaggi compiuti per realizzare il volume “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” (Marsilio, 2022), con particolare attenzione alla zona di Amarna.

parigi_musee-guimet_sezione-AFGHANISTAN_alberto-castellani_foto-media-venice

Il regista Alberto Castellani al Museo Guimet di Parigi per le riprese del film “Afghanistan” (foto media venice)

Ma non è finita, al teatro Zandonai c’è un’ultima chicca nel programma del RAM 2022. Dopo la premiazione del film vincitore del premio del pubblico (i film premiati dalle giurie tecniche erano stati invece annunciati alle 10.30 nella sala bar del teatro Zandonai), anteprima assoluta fuori concorso del film “Afghanistan. Tracce di una cultura sfregiata” di Alberto Castellani (Italia, 2022, 52′), consulenza scientifica: Massimo Vidale, Anna Filigenzi, Luca Maria Olivieri, Mohammed Fahim Rahmi (vedi “Afghanistan: tracce di una cultura sfregiata”: il regista veneziano Alberto Castellani svela in anteprima il suo nuovo film che racconta di un Paese martoriato, un popolo umiliato, una cultura millenaria e un patrimonio archeologico ricchissimo a rischio; con il contributo dei massimi esperti in materia | archeologiavocidalpassato).

Calabria. Il terzo appuntamento di “Fuori Campo. Il cinema abbraccia la storia” fa tappa al parco archeologico di Sibari a Cassano allo Ionio (Cs) con “Sybaris, Thurii, Copiae. Storie di Distruzioni e Rinascite”. Inizia la collaborazione con il RAM film festival di Rovereto

sibari_rassegna-fuori-campo_locandinaIl terzo appuntamento di “Fuori Campo. Il Cinema abbraccia la Storia” sabato 6 agosto 2022 fa tappa al parco archeologico di Sibari a Cassano allo Ionio (Cs) con “Sybaris, Thurii, Copiae. Storie di Distruzioni e Rinascite”: modera Ernesto Orrico. “Una giornata ricca”, commentano a Rete Cinema Calabria, “per la qualità degli interventi che si avvalgono delle conversazioni e delle visioni di giovani professionisti, che senza alcun dubbio possiamo iscrivere nella nuova generazione di archeologi, e per la proiezione del cortometraggio a cura del Calabria Movie Short Film Festival. Inoltre con questa tappa inizia la collaborazione che abbiamo intrapreso, per questa terza edizione FC, con un Festival Internazionale molto importante nell’ambito del cinema archeologico, il RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie, che ha fornito i film documentari da proiettare a partire da questa tappa in avanti”. Si parte nel pomeriggio, alle 16, con la visita al museo Archeologico nazionale della Sibaritide con Michele Abastante. Alle 17, video-racconto sul parco archeologico di Sibari a cura di Ivana Russo e Fabrizio Nucci (Rete Cinema Calabria), e i saluti di Filippo Demma, direttore del parco archeologico di Sibari. Alle 17.15, “Abitare in Magna Grecia”, conversazione con la giovanissima dott.ssa Serena Guidone, fresca di nuova pubblicazione e autrice del volume “Architettura privata in Magna Grecia e Sicilia fra il IV e il I secolo a.C. Modelli abitativi strutture sociali e forme culturali”. Alle 17.40, proiezione del corto “W.gr.” (UK, 2019, 6’) di Stelios Koupetoris a cura di Calabria Movie Short Film Festival. Alle 17.45, saluti dello staff del RAM film festival di Rovereto. Presentazione a cura di Maurizio Battisti (Fondazione MCR) del documentario del 2019, prodotto dalla stessa Fondazione Museo Civico di Rovereto “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura di Andrea Andreotti”. Alle 18.40, “Il documentario archeologico e la sua evoluzione. Nuovi linguaggi tra ricerca e divulgazione”: workshop a cura di Maurizio Battisti (Fondazione MCR). Alle 19.10, finale di serata, visita speciale nell’area archeologica di parco del Cavallo, in compagnia di Michele Abastante.

Rovereto. La Fondazione museo Civico dedica un episodio della rubrica “Science Break” al ritrovamento della spada di bronzo di Avio a cura dell’archeologo Maurizio Battisti

Era intervenuto nell’incontro a più voci ad Avio per illustrare la grande scoperta archeologica: la spada di bronzo (vedi Avio, “La preistoria e la montagna”. La soprintendenza presenta all’auditorium la spada dell’età del Bronzo rinvenuta casualmente nel 2021 sul monte Baldo a circa 1360 metri di altitudine da un escursionista veronese. Il prezioso e raro reperto andrà ad arricchire la collezione permanente dell’Antiquarium al Palazzo del Vicariato | archeologiavocidalpassato). A distanza di poche settimane, Maurizio Battisti, archeologo della Fondazione museo civico di Rovereto, torna sull’argomento dedicando al ritrovamento eccezionale di un’antica spada dell’età del Bronzo nel territorio di Avio un appuntamento con “Science Break”, la rubrica promossa dalla Fondazione che si legge il tempo di un caffè ristretto, tre minuti.

Il centro di Avio (Tn) nel cui comune, a 1360 metri di quota, è stata trovata una spada dell’Età del Bronzo (foto fmcr)

“Come Andúril, la leggendaria spada di Aragorn nel Signore degli Anelli, anche l’antica spada in bronzo rinvenuta nel comune di Avio fu spezzata e poi ricostruita”, spiega Battisti: “spezzata oltre 3000 anni fa, forse durante un rituale, e ricomposta al giorno d’oggi dai restauratori della Soprintendenza di Trento. Rinvenuta a circa 1360 m di quota sulle alture sopra l’abitato di Avio, la spada è stata in principio affidata per errore alla Soprintendenza di Verona, che poi la riconsegnò alla Provincia di Trento, poiché da lì di fatto risultò provenire, anche se solo per pochi metri. Si tratta di un manufatto in buono stato di conservazione attribuibile alla tipologia delle spade a lingua da presa e databile fra il XIV e l’XI secolo a.C., alla fine dell’età del Bronzo. Non è l’unico reperto trovato in regione che testimonia la nascita del ruolo di un’élite guerriera e la sua importanza all’interno della società del tempo”.

La spada di bronzo di 3mila anni fa ritrovata nel territorio di Avio (foto fmcr)

“Difficile stabilire – continua – se l’arma fu spezzata durante l’uso oppure all’interno di un rituale propiziatorio. Esistono infatti numerose prove che rivelano come fosse diffusa l’usanza di “defunzionalizzare” manufatti di prestigio a scopo cultuale forse all’interno di cerimonie funebri. Non è ancora ben chiaro infatti se questi venissero rotti per accompagnare nell’aldilà i cari estinti oppure se il tutto si svolgesse all’interno di un rituale votivo dedicato a una divinità”.

Il coltello di bronzo con manico a giorno, coevo della spada di Avio, ritrovato sempre sul monte Baldo e conservato nel museo di Rovereto (foto fmcr)

“Dalle pendici del Monte Baldo, a poca distanza dalla spada, provengono altri due manufatti in bronzo databili alla stessa fase: si tratta di un coltello con manico a giorno e di una punta di lancia con immanicatura a cannone, entrambi in custodia al museo civico di Rovereto. Entrambi i reperti potrebbero essere legati al nuovo ritrovamento: la punta di lancia in quanto riferibile ad attività belliche o comunque alla “panoplia” di un guerriero; il coltello in quanto piegato e “defunzionalizzato” nello stesso punto della spada, ossia tra l’immanicatura e la lama”. E conclude: “La spada, che sarà poi esposta nell’Antiquarium di Avio, verrà ora analizzata minuziosamente per comprendere diversi aspetti funzionali e inerenti alla sua fabbricazione. Altre ricerche saranno invece condotte attorno al luogo del ritrovamento”.

Rovereto. Al teatro di Marco l’archeologo Maurizio Battisti “svela” la nave fantasma, di ben 17 metri, incisa sui pendii rocciosi della frana di Lavini, la “ruina” dantesca

rovereto_nave ai Lavini di marco_foto da drone_fmcr

La grande incisione della nave “fantasma” vista col drone sulle lastre della grande frana di Lavini di Marco vicino a Rovereto (Tn) (foto fmcr)

“Pochi lo sanno – racconta Maurizio Battisti – ma una delle più grandi incisioni rupestri del mondo si trova a Rovereto e precisamente sui pendii rocciosi sopra l’abitato di Marco, piani di scivolamento della famosa e immane frana dei Lavini, la “ruina” dantesca. Si tratta di una gigantesca nave “fantasma” che compare in tutta la sua mole e in tutti i suoi particolari soprattutto in determinate condizioni atmosferiche e di luminosità”. L’incisione è stata studiata e pubblicata proprio da Battisti: “La nave era nota però da sempre a molti anziani del paese che ne spiegavano l’esistenza con molte storie tramandate oralmente, alcune delle quali, ho potuto appurare, con qualche riscontro reale”. La grande frana dei Lavini di Marco custodisce quindi altri tesori oltre alle ben più note orme di dinosauro del Giurassico. Con i suoi 17 metri, la “nave” non si distingue nella sua interezza da vicino, ma solo dall’alto o in lontananza in determinate condizioni di luce in località Lasta dei Cavai, appena sopra l’abitato di Marco. Ma cosa rappresenta questa spettacolare raffigurazione scolpita nella roccia, che è uno dei più grandi petroglifi conosciuti al mondo? A quando risale, e chi ne sarà stato l’autore? L’archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto Maurizio Battisti svelerà i segreti di quest’opera d’arte rupestre eccezionale e finora sottovalutata venerdì 10 giugno 2022, alle 20.30, al Teatro dell’Oratorio di Marco (Tn) in una serata organizzata dal Museo di Rovereto in collaborazione con l’Associazione Oratorio MarcoNoi.

Avio, “La preistoria e la montagna”. La soprintendenza presenta all’auditorium la spada dell’età del Bronzo rinvenuta casualmente nel 2021 sul monte Baldo a circa 1360 metri di altitudine da un escursionista veronese. Il prezioso e raro reperto andrà ad arricchire la collezione permanente dell’Antiquarium al Palazzo del Vicariato

avio_auditorium_la-montagna-e-la-preistoria_la-spada-dal-monte-baldo_locandinaProviene dal monte Baldo e risale a oltre 3300 anni fa: si tratta di una spada dell’età del Bronzo, rinvenuta casualmente nel 2021 in prossimità del crinale del monte Baldo a circa 1360 metri di altitudine da un escursionista veronese. Per questo, la spada era stata consegnato alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona ma poi, grazie alla collaborazione degli archeologi veronesi, una volta appurato che proveniva dal Trentino, in particolare dal territorio del Comune di Avio, è stata recapitata all’Ufficio beni archeologici provinciale. Nel caso di fortuiti ritrovamenti, come accaduto sul Monte Baldo, gli oggetti vanno consegnati alla Provincia, a tutti gli effetti proprietaria del materiale rinvenuto, come previsto dalla legge in materia. “Dei rinvenimenti di spade in Trentino”, spiegano all’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, “non si conoscono quasi mai le esatte condizioni del deposito originario, trattandosi di scoperte casuali. Tuttavia, sembra sempre trattarsi di luoghi di culto legati all’acqua e/o connessi alla frequentazione non occasionale di zone montane come le spade dal fiume Leno, presso Rovereto, dal letto del Sarca, presso Arco, o quella dalla torbiera dell’antico lago Pudro, presso Pergine Valsugana. Un esempio più simile a quello di Avio è quello delle due spade rinvenute presso il passo Vezzena, sugli altipiani di Lavarone e Luserna”. Venerdì 6 maggio 2022, alle 17, all’Auditorium di Palazzo Brasavola di Avio, la soprintendenza per i Beni culturali di Trento ha organizzato l’incontro “La montagna e la preistoria. La spada della tarda età del Bronzo da Avio – Monte Baldo” per presentare l’eccezionale reperto al pubblico. Con un obiettivo: sensibilizzare la popolazione alla valorizzazione del patrimonio culturale e restituire alla cittadinanza un bene archeologico che contribuisce a gettare nuova luce sulla storia antica del territorio. La spada andrà infatti ad arricchire la collezione permanente dell’Antiquarium di Avio, allestito a Palazzo del Vicariato. Dopo i saluti di Ivano Fracchetti sindaco di Avio, Mirko Bisesti assessore all’Istruzione Università e Cultura della Provincia autonoma di Trento, di Paola Salzani per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, e di Franco Marzatico soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, la presentazione prevede brevi interventi sull’archeologia locale introdotti e moderati da Paolo Bellintani archeologo della soprintendenza: Franco Nicolis, direttore dell’Ufficio beni archeologici, su “La cazzuola tra le nuvole. Tutela archeologica alle alte quote”; Marco Avanzini, del Muse, su “Il Monte Baldo trentino: le prime tracce dell’uomo”; Mara Migliavacca, dell’università di Verona, su “Armi e pastori: la frequentazione protostorica degli Alti Lessini”; Maurizio Battisti, della Fondazione Museo Civico Rovereto, su “La protostoria del territorio di Ala-Avio e della Vallagarina”; Franco Marzatico su “Nel segno della spada: guerrieri, capi, eroi dell’età del Bronzo”.

avio_antiquarium_Spada-di-bronzo_foto-archivio-Ufficio-beni-archeologici-Provincia-autonoma-trento

La spada dell’età del Bronzo (3300 anni fa) scoperta sul monte Baldo, in quota (foto archivio ufficio beni archeologici provincia autonoma trento)

Datato alla tarda età del Bronzo (1350 – 1000 a.C. ca) e realizzato in lega di rame e stagno, il reperto è sostanzialmente integro, salvo la perdita degli elementi mobili dell’immanicatura (forse in materiale deperibile), di cui però rimangono i ribattini per il fissaggio. La spada risulta piegata giusto all’altezza dell’attacco dell’immanicatura. “Le caratteristiche della spada di Avio”, spiegano all’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, “rimandano alle cosiddette spade a lingua da presa (forma “Naue II”) peculiari dell’Italia del Nord e dell’Europa centro-orientale. La lingua da presa, ossia la parte del manico fusa assieme alla lama, è un’innovazione tecnologica che consente una presa di precisione e un miglior controllo dello strumento sia come arma da punta che da fendente. Rinvenimenti di questo tipo, ossia provenienti da luoghi isolati in prossimità di percorsi, valichi o picchi montani, vengono in genere interpretati come testimonianza non solo della frequentazione delle alte quote (per il pascolo estivo) ma anche di pratiche di culto che richiamano l’uso delle offerte votive nei santuari pagani e poi della tradizione cristiana. Nel caso della spada di Avio – continuano -, in mancanza di precisi dati sulle condizioni di giacitura originaria, il fatto che risulti intenzionalmente piegata all’attacco dell’immanicatura, ossia che sia stata resa inutilizzabile, potrebbe indicarne la destinazione come offerta votiva. Questa ipotesi può essere avanzata anche nel caso di un rinvenimento molto vicino al punto di scoperta della stessa spada e ad essa grossomodo contemporaneo: un coltello in bronzo da Malga Artilone, anch’esso intenzionalmente piegato. L’origine della spada, strumento da combattimento per eccellenza, risale a più di 5000 anni fa, quando fa la sua prima comparsa nel nord della Mesopotamia, ma si diffonde nel mondo mediterraneo e in Europa oltre mille anni più tardi. Nella provincia di Trento sono note circa una decina di spade dell’età del Bronzo (4300-3000 anni fa) le più antiche delle quali risalgono alla sua fase media (3650-3350 anni fa). Le ricerche archeologiche – concludono – hanno appurato che le spade dell’età del Bronzo erano strumenti con funzionalità molto specifica, destinati ad una élite guerriera e dalla forte connotazione simbolica e sacrale”.

Rovereto. Sta per avere un volto il bambino di 10 anni morto più di 4mila anni fa nelle grotte di castel Corno (Tn) e trovato nella campagna di scavo del museo civico di Rovereto nel 1998. Presto una pubblicazione sul sito preistorico delle grotte di Castel Corno

Cranio di bambino di 10 anni dal sito preistorico delle grotte di Castel Corno (Tn) conservato al museo civico di Rovereto (foto fmcr)

Sta prendendo forma il volto del bambino di Castel Corno di più di quattromila anni fa. Nel 1998 il museo civico di Rovereto ha realizzato uno scavo nelle grotte di Castel Corno, a circa 800 metri di altitudine tra i paesi di Patone e Lenzima, nel comune di Isera (Trento), dove è stata rinvenuta una necropoli del Bronzo Antico le cui prime sepolture risalgono addirittura all’Età del Rame. Sono stati trovati anche i resti di un bambino sepolto all’età di 10 anni.

Una fase degli scavi archeologici all’interno delle grotte di Castel Corno (Tn) (foto fmcr)

Nelle immediate vicinanze del castello medievale di Castel Corno un intricato labirinto di grotte formate da una frana fu infatti utilizzato nell’età del Bronzo antico (2200-1650 a.C.) a scopo cultuale e funerario. Il sito è stato oggetto di numerose campagne di scavo dal 1960 ad oggi; le ultime ricerche, condotte nel 1998-‘99 da parte del museo civico di Rovereto, hanno messo in luce numerosi reperti (vasellame, strumenti in pietra e in osso, resti di ossa umane e animali ed elementi d’ornamento, fra cui un “brassard” in pietra verde), oggi conservati ed esposti nelle sale museali.

Viviana Conti impegnata nella ricostruzione del volto del bambino di Castel Corno (foto fmcr)

Viviana Conti, che sta seguendo un progetto di WeScup – il servizio civile trentino al museo di Rovereto nell’area Archeologia, sta ricostruendo il volto di questo bambino grazie all’esperienza acquisita con la Laurea Magistrale in Arti Forensi in Gran Bretagna. Partendo dal teschio ritrovato ne è stata fatta una riproduzione digitale e una prima ricostruzione del volto in 2 dimensioni con Photoshop. Poi il modello di teschio è stato stampato con una stampante 3D e ricoperto prima ricostruendo i muscoli e poi con una finta pelle, fatta di un materiale utilizzato anche per le protesi cinematografiche che renderà l’effetto finale molto realistico anche al tatto.

Una pagina dei Diari di scavo che riporta le caratteristiche del teschio trovato nelle grotte di Castel Corno (Tn) (foto fmcr)
rovereto_castel-corno_Sezione-delle-grotte-e-localizzazione-dei-sondaggi-eseguiti-rielaborata-da-Regola_foto-fmcr

Sezione delle grotte di Castel Corno e localizzazione dei sondaggi eseguiti, rielaborata da Regola (foto fmcr)

È in fase di preparazione una pubblicazione sul sito preistorico delle grotte di Castel Corno a cura di Maurizio Battisti della Fondazione museo civico di Rovereto e Umberto Tecchiati dell’università di Milano che comprende anche questo interessante progetto. Ma a breve verrà pubblicato anche un approfondimento sul sito del museo. “Le sepolture, purtroppo depredate da scavi abusivi”, scrivono Battisti e Tecchiati, “sono databili tra la fine dell’Età del Rame e la prima Età del Bronzo. Quasi tutte le ossa provengono dalla Grotta 3. Le ossa e i denti, in numero di 190, rinvenuti in questa grotta, sono di almeno 1 feto, 3 subadulti rispettivamente di circa 8 anni e 2 di circa 11 anni, e 2 adulti di sesso indeterminato. L’unico reperto scoperto nella Grotta 1 è una vertebra di un adulto. Solo un radio e un’ulna retti, e il loro controlaterale, sono stati trovati in connessione e così tante ossa rimangono non attribuite. Sono presenti ipoplasia dello smalto e cribra orbitali, carie, tartaro e abrasione dentale. In generale, la situazione dentale mostra molte anomalie di crescita, magari di carattere ereditario o di aspetto endemico della popolazione. Inoltre, le ossa mostrano un ritardo di crescita per quanto riguarda l’invecchiamento dentale. L’unico teschio e il frammento di fibula mostrano aree carbonizzate probabilmente dovute ad eventi tafonomici (fossilizzazione) o a rituali post-deposizionali”.

Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”: ultima visita guidata al museo della Città di Rovereto per il quarto episodio della mostra “Sette storie per un Museo” per i 170 anni del Museo civico: un capitello cretese dalla storia straordinaria, due grandi archeologi e un podcast

Barbara Maurina davanti al capitello cretese in una visita guidata al museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Lo si può vedere in una vetrina del Museo della Città di Rovereto: è un capitello decorativo cretese, finemente scolpito con foglie d’Acanto spinoso, in marmo proconnesio (una varietà proveniente dall’Isola di Proconneso nel Mar di Marmara). Ma cosa ci fa un capitello cretese al Museo della Città di Rovereto? Ne parlerà di sicuro Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto domenica 24 ottobre 2021 alle 16.30, nell’ultima visita guidata a Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”, quarto appuntamento di “Sette storie per un Museo”, la mostra a tappe dedicata ai 170 anni del Museo cittadino, nel quale sono protagonisti due grandi archeologi roveretani, Federico Halbherr e Paolo Orsi, che, pur avendo svolto gran parte della loro attività al di fuori della regione, questi grandi uomini non dimenticarono mai la loro terra natale, che conserva e valorizza documenti e reperti straordinari da loro donati o a loro legati.

Il capitello cretese esposto in una vetrina del museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Il capitello cretese di una lesena è legato proprio ai due archeologi roveretani di fama mondiale, ma anche grandi amici, Paolo Orsi e Federico Halbherr, in onore del quale arriva in dono il capitello, dagli scavi della stele di Gortyna, l’eccezionale scoperta di Halbherr a Creta. Alla morte di Halbherr, come si evince dallo studio sull’inedito epistolario di Paolo Orsi, a cura di Barbara Maurina e Maurizio Battisti, fu proprio Orsi che si adoperò presso le autorità greche perché il monumento funebre di Halbherr fosse impreziosito con un reperto originale da Creta. In realtà Orsi avrebbe chiesto una statua, ma le autorità greche optarono per un capitello che, comunque, non finì mai a far parte del monumento funebre di Halbherr e approdò grazie a Orsi a Rovereto, dove ora fa parte delle collezioni della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Di questo e molto altro parla il nuovo episodio del podcast “Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese” narrato dall’attore Nicola Sordo, con le voci degli archeologi Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia del Museo e Maurizio Battisti, che da tempo studia l’epistolario Orsi. Il podcast si potrà ascoltare sulle principali piattaforme come Spreaker, Spotify, Google Podcasts, Apple Podcasts, Podcast Addict, oppure dal sito web del museo.

“Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”: a Rovereto una giornata di studi con i massimi esperti sulle orme del grande archeologo dal Trentino alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia. Convegno in presenza al museo civico (con Green Pass) e on line

L’archeologo roveretano Paolo Orsi “protagonista” della giornata di studi al museo civico di Rovereto
rovereto_venerdi-dell-archeologia_2021_locandina

Locandina de “I venerdì dell’archeologia” 2021 a Rovereto

Da Rovereto alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia, sulle orme di Paolo Orsi. Rovereto dedica una giornata di studi per scoprire il grande archeologo roveretano Paolo Orsi, un convegno aperto al pubblico insieme ai massimi esperti da tutta Italia. Appuntamento venerdì 22 ottobre 2021, dalle 9 alle 18.30, in sala convegni F. Zeni del museo di Scienze e Archeologia in Borgo Santa Caterina 41 a Rovereto, con “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”, giornata di studi per il ciclo di incontri “I venerdì dell’archeologia” a cura di Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto. La partecipazione al convegno è libera e gratuita, senza prenotazione. Green Pass obbligatorio. L’attività è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione vale inoltre come credito formativo per studenti della scuola secondaria di secondo grado. Sarà possibile anche seguire l’evento in diretta online sul canale YouTube della Fondazione MCR. 

rovereto_paolo-orsi_foto-fmcr

L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

L’archeologo Paolo Orsi è uno dei personaggi della cultura roveretana più grandi e forse meno celebrati in terra trentina. Dopo gli studi a Vienna, Padova e Roma e gli anni giovanili in cui ha scavato siti preistorici nella terra d’origine, la Busa dell’Adamo sopra a Lizzana o il Colombo di Mori, ha svolto praticamente tutta la sua entusiasmante carriera fatta di studi e di scoperte eccezionali nelle regioni della Magna Grecia, in Calabria e in Sicilia dove è stato Soprintendente ai beni archeologici, regioni che ha battuto palmo a palmo con un metodo innovativo che gli derivava anche dalla sua antica passione per le passeggiate e le esplorazioni sul territorio (era socio della SAT), e che è diventato un’ispirazione per i futuri archeologi di tutto il mondo.  

L’archeologo Paolo Orsi raccoglie appunti seduto su un capitello del tempio di Apollo Aleo, appena scoperto a Punta Alice nel Crotonese (foto fmcr)
rovereto_museo scienze e archeologia_sede_foto-fmcr

La sede del museo civico di Rovereto – museo di Scienze e Archeologia (foto fmcr)

Organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto a cura di Barbara Maurina, conservatrice della sezione di archeologia del Museo, la giornata di studi pone il focus su alcuni aspetti inediti o poco esplorati del suo lavoro sul campo, dei suoi metodi di ricerca, delle sue idee e dell’eredità che il suo lavoro rappresenta per noi oggi. Durante il convegno Barbara Maurina e Maurizio Battisti, archeologi del Museo, illustreranno le scoperte e le novità emerse dallo studio delle lettere di Paolo Orsi, ben 7843 documenti, acquisiti dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto nel 2013 e ora inventariati, schedati e liberamente consultabili online, lavoro condotto con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Saranno presenti a Rovereto per esplorare queste tematiche i principali studiosi italiani di Paolo Orsi in rappresentanza delle Istituzioni che hanno conosciuto maggiormente da vicino il lavoro dell’archeologo roveretano. Tra questi Franco Nicolis e Franco Marzatico della soprintendenza per i Beni culturali – Provincia Autonoma di Trento. Per la Sicilia, Anita Crispino e Giuseppina Monterosso del parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, e Maria Concetta Parello del parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Concludono la giornata gli interventi di Carmelo Malacrino del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e Maurizio Paoletti dell’università della Calabria.

Locandina della giornata di studi “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee” a Rovereto

Il programma. Alle 9, saluti istituzionali e apertura dei lavori; 10, Franco Marzatico (soprintendenza per i Beni Culturali Provincia autonoma di Trento), su “Paolo Orsi e le radici identitarie”; 10.30, Franco Nicolis (soprintendenza Provincia di Trento) su “Nato per scavare: Paolo Orsi e le ricerche giovanili in Trentino”; 11.15, Barbara Maurina e Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “Pagine inedite di storia. l’epistolario orsi della Fondazione Museo Civico Di Rovereto”; 12, discussione; 12.30, pausa pranzo; 14.30, Annaluisa Pedrotti (università di Trento) su “Il “neolitico” di Paolo Orsi”; 15, Anita Crispino (parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai) su “Dal naufragio della mia corrispondenza”: l’epistolario di Paolo Orsi conservato al museo di Siracusa e il suo riordino”; 15.30, Giuseppina Monterosso (parco archeologico di Siracusa) su “Paolo Orsi e la “Repubblica Di Catania”; 16, Maria Concetta Parello (parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento) su “L’archeologia a Girgenti negli anni di Paolo Orsi”; 17, Maurizio Paoletti (università della Calabria) su “Paolo Orsi e la Calabria: tra ricerca e tutela”; 17.30, Carmelo Malacrino (museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria) su “Scavi e scoperte a Reggio Calabria nei taccuini di Paolo Orsi”; 18, discussione e chiusura dei lavori. Al termine del convegno, per chi lo desidera, è prevista una breve visita alla Sala Paolo Orsi con l’artista Osvaldo Maffei.