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Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”: ultima visita guidata al museo della Città di Rovereto per il quarto episodio della mostra “Sette storie per un Museo” per i 170 anni del Museo civico: un capitello cretese dalla storia straordinaria, due grandi archeologi e un podcast

Barbara Maurina davanti al capitello cretese in una visita guidata al museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Lo si può vedere in una vetrina del Museo della Città di Rovereto: è un capitello decorativo cretese, finemente scolpito con foglie d’Acanto spinoso, in marmo proconnesio (una varietà proveniente dall’Isola di Proconneso nel Mar di Marmara). Ma cosa ci fa un capitello cretese al Museo della Città di Rovereto? Ne parlerà di sicuro Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto domenica 24 ottobre 2021 alle 16.30, nell’ultima visita guidata a Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”, quarto appuntamento di “Sette storie per un Museo”, la mostra a tappe dedicata ai 170 anni del Museo cittadino, nel quale sono protagonisti due grandi archeologi roveretani, Federico Halbherr e Paolo Orsi, che, pur avendo svolto gran parte della loro attività al di fuori della regione, questi grandi uomini non dimenticarono mai la loro terra natale, che conserva e valorizza documenti e reperti straordinari da loro donati o a loro legati.

Il capitello cretese esposto in una vetrina del museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Il capitello cretese di una lesena è legato proprio ai due archeologi roveretani di fama mondiale, ma anche grandi amici, Paolo Orsi e Federico Halbherr, in onore del quale arriva in dono il capitello, dagli scavi della stele di Gortyna, l’eccezionale scoperta di Halbherr a Creta. Alla morte di Halbherr, come si evince dallo studio sull’inedito epistolario di Paolo Orsi, a cura di Barbara Maurina e Maurizio Battisti, fu proprio Orsi che si adoperò presso le autorità greche perché il monumento funebre di Halbherr fosse impreziosito con un reperto originale da Creta. In realtà Orsi avrebbe chiesto una statua, ma le autorità greche optarono per un capitello che, comunque, non finì mai a far parte del monumento funebre di Halbherr e approdò grazie a Orsi a Rovereto, dove ora fa parte delle collezioni della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Di questo e molto altro parla il nuovo episodio del podcast “Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese” narrato dall’attore Nicola Sordo, con le voci degli archeologi Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia del Museo e Maurizio Battisti, che da tempo studia l’epistolario Orsi. Il podcast si potrà ascoltare sulle principali piattaforme come Spreaker, Spotify, Google Podcasts, Apple Podcasts, Podcast Addict, oppure dal sito web del museo.

“Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”: a Rovereto una giornata di studi con i massimi esperti sulle orme del grande archeologo dal Trentino alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia. Convegno in presenza al museo civico (con Green Pass) e on line

L’archeologo roveretano Paolo Orsi “protagonista” della giornata di studi al museo civico di Rovereto
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Locandina de “I venerdì dell’archeologia” 2021 a Rovereto

Da Rovereto alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia, sulle orme di Paolo Orsi. Rovereto dedica una giornata di studi per scoprire il grande archeologo roveretano Paolo Orsi, un convegno aperto al pubblico insieme ai massimi esperti da tutta Italia. Appuntamento venerdì 22 ottobre 2021, dalle 9 alle 18.30, in sala convegni F. Zeni del museo di Scienze e Archeologia in Borgo Santa Caterina 41 a Rovereto, con “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”, giornata di studi per il ciclo di incontri “I venerdì dell’archeologia” a cura di Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto. La partecipazione al convegno è libera e gratuita, senza prenotazione. Green Pass obbligatorio. L’attività è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione vale inoltre come credito formativo per studenti della scuola secondaria di secondo grado. Sarà possibile anche seguire l’evento in diretta online sul canale YouTube della Fondazione MCR. 

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

L’archeologo Paolo Orsi è uno dei personaggi della cultura roveretana più grandi e forse meno celebrati in terra trentina. Dopo gli studi a Vienna, Padova e Roma e gli anni giovanili in cui ha scavato siti preistorici nella terra d’origine, la Busa dell’Adamo sopra a Lizzana o il Colombo di Mori, ha svolto praticamente tutta la sua entusiasmante carriera fatta di studi e di scoperte eccezionali nelle regioni della Magna Grecia, in Calabria e in Sicilia dove è stato Soprintendente ai beni archeologici, regioni che ha battuto palmo a palmo con un metodo innovativo che gli derivava anche dalla sua antica passione per le passeggiate e le esplorazioni sul territorio (era socio della SAT), e che è diventato un’ispirazione per i futuri archeologi di tutto il mondo.  

L’archeologo Paolo Orsi raccoglie appunti seduto su un capitello del tempio di Apollo Aleo, appena scoperto a Punta Alice nel Crotonese (foto fmcr)
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La sede del museo civico di Rovereto – museo di Scienze e Archeologia (foto fmcr)

Organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto a cura di Barbara Maurina, conservatrice della sezione di archeologia del Museo, la giornata di studi pone il focus su alcuni aspetti inediti o poco esplorati del suo lavoro sul campo, dei suoi metodi di ricerca, delle sue idee e dell’eredità che il suo lavoro rappresenta per noi oggi. Durante il convegno Barbara Maurina e Maurizio Battisti, archeologi del Museo, illustreranno le scoperte e le novità emerse dallo studio delle lettere di Paolo Orsi, ben 7843 documenti, acquisiti dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto nel 2013 e ora inventariati, schedati e liberamente consultabili online, lavoro condotto con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Saranno presenti a Rovereto per esplorare queste tematiche i principali studiosi italiani di Paolo Orsi in rappresentanza delle Istituzioni che hanno conosciuto maggiormente da vicino il lavoro dell’archeologo roveretano. Tra questi Franco Nicolis e Franco Marzatico della soprintendenza per i Beni culturali – Provincia Autonoma di Trento. Per la Sicilia, Anita Crispino e Giuseppina Monterosso del parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, e Maria Concetta Parello del parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Concludono la giornata gli interventi di Carmelo Malacrino del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e Maurizio Paoletti dell’università della Calabria.

Locandina della giornata di studi “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee” a Rovereto

Il programma. Alle 9, saluti istituzionali e apertura dei lavori; 10, Franco Marzatico (soprintendenza per i Beni Culturali Provincia autonoma di Trento), su “Paolo Orsi e le radici identitarie”; 10.30, Franco Nicolis (soprintendenza Provincia di Trento) su “Nato per scavare: Paolo Orsi e le ricerche giovanili in Trentino”; 11.15, Barbara Maurina e Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “Pagine inedite di storia. l’epistolario orsi della Fondazione Museo Civico Di Rovereto”; 12, discussione; 12.30, pausa pranzo; 14.30, Annaluisa Pedrotti (università di Trento) su “Il “neolitico” di Paolo Orsi”; 15, Anita Crispino (parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai) su “Dal naufragio della mia corrispondenza”: l’epistolario di Paolo Orsi conservato al museo di Siracusa e il suo riordino”; 15.30, Giuseppina Monterosso (parco archeologico di Siracusa) su “Paolo Orsi e la “Repubblica Di Catania”; 16, Maria Concetta Parello (parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento) su “L’archeologia a Girgenti negli anni di Paolo Orsi”; 17, Maurizio Paoletti (università della Calabria) su “Paolo Orsi e la Calabria: tra ricerca e tutela”; 17.30, Carmelo Malacrino (museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria) su “Scavi e scoperte a Reggio Calabria nei taccuini di Paolo Orsi”; 18, discussione e chiusura dei lavori. Al termine del convegno, per chi lo desidera, è prevista una breve visita alla Sala Paolo Orsi con l’artista Osvaldo Maffei.

Isera (Tn). Al via il ciclo di conferenze “Passati remoti” promosso dall’associazione Lagarina di Storia Antica. Tre giovedì con l’archeologia: dalla Rovereto preistorica al ricordo del fondatore Rigotti nel trentennale del sodalizio passando per la misteriosa gigantesca nave incisa sulle rocce della frana di Lavini (la ruina dantesca)

Locandina del ciclo di conferenze “Passati remoti” promosso a Isera (Tn) dall’associazione Lagarina di Storia Antica

Si intitola “Passati remoti”. È il ciclo di incontri a tema archeologico, promosso nel Comune di Isera, sopra Rovereto (Tn), in Vallagarina, dall’associazione Lagarina di Storia Antica. Nato nel 2014, è ora giunto alla settima edizione, con tre appuntamenti per l 2021, sempre di giovedì, sempre alle 20.45, nella sala della Cooperazione: 23 e 30 settembre, e 7 ottobre. Ingresso con Green Pass solo su prenotazione. Info e prenotazioni: ass.lagarina.storia@gmail.com, tel. 0464423371 (il venerdì, 15-18). “Per sette anni non abbiamo mai avuto problemi a trovare argomenti e relatori nell’ambito dell’archeologia di questo tratto della valle dell’Adige”, spiega il presidente Maurizio Battisti. “Le nostre conferenze hanno sempre un alto valore scientifico e valgono anche come aggiornamento per gli insegnanti”.

L’area archeologica della villa romana di Isera (foto di Maura Medri da “La villa romana di Isera”, De Vos M. e Maurina B., 2011)

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Modello assonometrico della villa romana di Isera (Tn) (foto fmcr)


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Sezione N-S di un’ala della villa romana di Isera (foto di Maura Medri da “La villa romana di Isera”, De Vos M. e Maurina B., 2011)

L’associazione Lagarina di Storia Antica è stata fondata nel 1990 da Adriano Rigotti, uno studioso di storia locale autodidatta legato a numerosi appassionati di archeologia fin dagli anni ’60. L’associazione nasce in seguito agli scavi condotti presso la Villa Romana di Isera, attualmente in fase di ristrutturazione, e quindi non visibile al pubblico, che sorge a pochi metri dalla sede dell’associazione. “Ci occupiamo essenzialmente di divulgazione storico-archeologica”, continua Battisti, “mirata soprattutto all’ambito geografico ristretto della Vallagarina e zone limitrofe (basso Trentino). Ma stimoliamo e incentiviamo anche la ricerca mettendo a disposizione la nostra ricchissima biblioteca di settore presso la nostra sede e bandendo ogni due anni un premio in denaro per neolaureati dedicato proprio ad Adriano Rigotti. L’anno scorso avremmo voluto festeggiare il nostro trentennale ma non ci siamo riusciti e per la prima volta abbiamo dovuto rimandare tutte le nostre iniziative. Quest’anno ci riproviamo. Oltre al ciclo di conferenze organizziamo anche cicli di proiezione di documentari archeologici, passeggiate fra storia e natura sul territorio e collaboriamo occasionalmente con altre associazioni alla realizzazione di eventi a sfondo storico/culturale”.

Veduta di Dosso Alto di Borgo Sacco lungo il fiume Adige (foto ass. lagarina)
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Reperti ritrovati nel sito archeologico di Dosso Alto (Isera) di quattromila anni fa (foto ass. lagarina)

Giovedì 23 settembre 2021: “Dosso alto di Borgo Sacco. Un insediamento millenario sulle sponde del fiume Adige” con Virginia Trinco, che si è laureata con tesi proprio su questo sito archeologico molto importante grazie al quale riusciamo a scorgere uno spaccato di vita della “Rovereto preistorica”. Quattromila anni fa sulle rive dell’Adige sorgeva un villaggio che controllava l’attraversamento del fiume e il traffico di imbarcazioni che portavano beni dal centro Europa in Italia e viceversa, sfruttando l’idrovia atesina.

Veduta panoramica sulla Vallagarina dalla frana di Lavini di Marco con le lastre di rocca incise (foto fmcr)
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La localizzazione dell’incisione della grande nave sulla Lasta dei Cavai alla frana di Lavini di Marco (foto fmcr)

Giovedì 30 settembre 2021: “Una nave fantasma ai Lavini di Marco. Le incisioni rupestri della Lasta dei Cavai” con Maurizio Battisti.  “Nessuno lo sa – racconta – ma una delle più grandi incisioni rupestri del mondo si trova a Rovereto e precisamente sui pendii rocciosi sopra l’abitato di Marco, piani di scivolamento della famosa e immane frana dei Lavini, la “ruina” dantesca. Si tratta di una gigantesca nave “fantasma” che compare in tutta la sua mole e in tutti i suoi particolari soprattutto in determinate condizioni atmosferiche e di luminosità”. Di quale imbarcazione si tratta? Qui l’anticipazione si ferma, lasciando un po’ di suspense per chi avrà modo di seguire l’incontro. L’incisione è stata studiata e pubblicata da poco proprio da Battisti: “La nave era nota però da sempre a molti anziani del paese che ne spiegavano l’esistenza con molte storie tramandate oralmente, alcune delle quali, ho potuto appurare, con qualche riscontro reale”.

Disegno tratteggiato di Adriano Rigotti (foto ass. lagarina)

isera_associazione-lagarina-di-storia-antica_logoGiovedì 7 ottobre 2021: “Adriano Rigotti. Ricordo del fondatore in occasione del trentennale dell’associazione Lagarina di Storia Antica” con Barbara Maurina (archeologa e conservatrice della Fondazione Museo Civico di Rovereto), Carlo Andrea Postinger (Medievista e successore alla presidenza dell’associazione dopo Adriano Rigotti) e Maurizio Battisti (attuale presidente dell’associazione e archeologo presso la Fondazione Museo Civivo di Rovereto). “Nel terzo incontro festeggeremo il nostro trentennale dedicandolo al nostro fondatore, Adriano Rigotti”, anticipa Battisti. “Ne verrà descritta l’attività di studioso e ricercatore di antichità lagarine mettendo a fuoco alcune delle sue scoperte”.

Al via al Tempio di Giunone nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento la XVII edizione del Festival del Cinema Archeologico ad Agrigento, in collaborazione con la Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto: tre serate con sei film e un incontro sui patrimoni da tutelare in tempi di lockdown

La locandina della XVII edizione del Festival del cinema archeologico di Agrigento

Avete segnato le date in calendario del Festival del cinema archeologico? Il 15 luglio si comincia! Dal 15 al 17 luglio 2021 il Festival del Cinema Archeologico ad Agrigento, giunto alla XVII edizione, ritorna nella suggestiva location del Tempio di Giunone. L’importante rassegna, organizzata dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, è realizzata con la collaborazione della Rassegna Internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, e propone quest’anno una tematica che, partendo dalla grandi civiltà del mondo, arriva fino in Italia nell’antica Roma, a Pompei e sulle orme di un archeologo a cavallo tra le Alpi e il mare siciliano. Ogni sera due proiezioni al Tempio di Giunone alle 21 e sabato 17 luglio 2021 uno speciale incontro per parlare di “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown” alle 20. Come ogni anno a due delle proiezioni in programma verranno assegnati due premi, quello della giuria e quello per il film più gradito dal pubblico, che potrà votare con le schede apposite durante la partecipazione al Festival. L’ingresso va prenotato chiamando il Box Office Agrigento 092220500 o inviando una mail a cinemaarcheologico@gmail.com.

La location del Festival del Cinema archeologico di Agrigento presso il tempio di Giunone nella Valle dei Templi (foto parco valle dei templi)

I documentari provengono dall’Archivio cinematografico della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto. L’organizzazione del festival è del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, diretto da Roberto Sciarratta, col coordinamento scientifico a cura di Maria Concetta Parello. Selezione film e programma a cura di Barbara Maurina (Fondazione Museo Civico di Rovereto); presentazione a cura di Alessandra Cattoi e Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto). Coordinamento edizioni italiane e traduzioni a cura di Claudia Beretta (Fondazione Museo Civico di Rovereto). Edizioni video Sirio Film Trento.

Frame del film “Le peuple des Dunes – Il popolo delle dune” di David Geoffroy

Prima giornata giovedì 15 luglio, ore 21, dedicata alle Grandi civiltà. Apre il film “Le peuple des Dunes – Il popolo delle dune” di David Geoffroy (Francia, 2018, 52’). Su una spiaggia normanna è stata fatta una scoperta sorprendente: le ricerche portano alla luce le tracce di un popolo celtico che sembra diverso da quello del resto della Gallia. Tante sono le domande a cui si cerca una risposta nel film di David Geoffrey. Lottando contro l’inevitabile progressivo deterioramento delle labili testimonianze del passato, gli archeologi cercano di ricostruire la vita di un antico popolo normanno e i suoi stretti legami con il territorio dell’attuale Inghilterra.

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Frame del film “First civilizations: Cities – Prime civiltà: le città” di Robin Dashwood

Segue il film “First civilizations: Cities – Prime civiltà: le città” di Robin Dashwood (Regno Unito, 2018, 52’). Il Medioriente, sito dei primi villaggi e delle prime città del mondo, dalle colline della Turchia alle pianure dell’Iraq. Questi luoghi furono crogioli di invenzione e innovazione, che hanno messo il turbo al ritmo del progresso. La seconda proiezione ci porta alla scoperta della culla della civiltà.

Frame del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti

Seconda giornata venerdì 16 luglio, ore 21, dedicata all’Archeologia italiana ieri e oggi. Apre il film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti (Italia, 2019, 67’). La proiezione ci porta alla scoperta di Paolo Orsi, uno dei principali protagonisti dell’archeologia italiana nel Mediterraneo a cavallo fra XIX e XX secolo. Attraverso un’intervista impossibile tra passato e presente, il film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” indaga il contesto in cui questa grande personalità di archeologo prese forma e ripercorre le principali tappe della sua straordinaria avventura di ricerche e scoperte fra le montagne del Trentino prima, nei territori della Sicilia e della Magna Grecia poi.

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Frame del film “Pecunia non olet – L’odore dei soldi nell’antica Pompei” di Nicola Barile

Segue il film “Pecunia non olet – L’odore dei soldi nell’antica Pompei” di Nicola Barile (Italia, 2018, 40’). Le attività produttive nell’antica Pompei generavano odori ormai perduti. Può il lavoro degli archeologi restituirci i profumi, gradevoli e sgradevoli, che i profumieri, i conciatori, i panettieri e i produttori di garum producevano ogni giorno? Il film di Nicola Barile è un viaggio nell’archeologia moderna e nelle strade di Pompei.

Federica Rinaldi e Roberta Sciarratta protagonisti del dialogo su “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown”

Terza giornata sabato 17 luglio, ore 20, “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown”: dialogo tra Federica Rinaldi, funzionario archeologo del Parco Archeologico del Colosseo e responsabile dell’Anfiteatro Flavio, e Roberto Sciarratta, direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Presenta Maurizio Battisti, archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Non solo film al Festival del Cinema Archeologico. Prima delle due proiezioni finali, ci sarà un incontro con due ospiti d’eccezione per parlare delle difficoltà lavorative incontrate in questo ultimo anno e mezzo da chi i patrimoni archeologici italiani li vive ogni giorno.

Terza giornata sabato 17 luglio, ore 21, dedicata all’Antica Roma. Apre il film “Reopening Colosseum – Il Colosseo in Quarantena” di Luca Lancise e Davide Morabito (Italia, 2020, 51’). Nei grandi spazi del Colosseo, inaccessibile per l’emergenza Covid-19, una piccola grande famiglia di uomini e donne continua a prendersi cura di un gigante fragile, che per loro è una seconda casa. Insieme affrontano la sfida più difficile, costruire un nuovo modo di visitare uno dei monumenti più celebri al mondo, per riaprirlo al pubblico e garantire il suo futuro.

Chiude il festival il film “Mare Nostrum – Storie dal mare di Roma” di Guido Fuganti (Italia, 2020, 21’). Il thermopolium di Ostia Antica e la Fossa di Traiano furono dei posti chiave nel commercio trasmarino all’inizio del II secolo d.C. Questi luoghi ci consentono di scoprire le dinamiche che regolavano il commercio marittimo nel Mediterraneo e di conoscere tecniche costruttive, armamenti navali e infrastrutture portuali del mondo romano. Il film di Guido Fuganti è un racconto storico in cui personaggi e ambientazioni realistiche si alternano a ricostruzioni e animazioni tridimensionali.

Rovereto Cinema Estate 2020: ecco “Paolo Orsi. La straordinaria avventura”, docufiction dedicata all’archeologo roveretano più illustre, ideatore nelle ricerche in Magna Grecia del “metodo Orsi”

La 30.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto è stata dedicata all’archeologo roveretano nel 160.mo dalla nascita. Premiere del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”

Nel programma di Rovereto Cinema Estate 2020, per la prima volta nella città della quercia dopo la premiere dello scorso ottobre, la Fondazione Museo Civico in collaborazione con il Comune di Rovereto e il Cordinamento Teatrale Trentino presenta “Paolo Orsi. La straordinaria avventura”, docufiction dedicata all’archeologo roveretano più illustre, uno dei grandi studiosi che hanno contribuito alla crescita del Museo cittadino. Appuntamento martedì 18 agosto, alle 21, a Cinema Estate 2020 nel Parco delle sculture del Mart, in corso Bettini 43 a Rovereto. Il documentario, prodotto dalla Filmwork di Trento, è della Fondazione Museo Civico di Rovereto, in collaborazione con SAT (Società Alpinisti Tridentini) e Fondazione Museo Storico del Trentino e con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Provincia di Trento. Con il contributo di Fondazione Caritro, ITAS Mutua, Cassa Centrale Banca, Comunità della Vallagarina, Comune di Rovereto.

L’archeologo Carlo Andrea Postinger interpreta l’illustre collega Paolo Orsi: straordinaria somiglianza

“Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” non è un tradizionale documentario biografico, ma un film fatto di molte voci che ne perfezionano i dettagli, mostrando anche il lato umano del grande archeologo. L’escamotage narrativo è quello di far dialogare il presente con il passato, attraverso un’intervista impossibile con Paolo Orsi in persona, interpretato per l’occasione dall’archeologo Carlo Andrea Postinger, che stupisce per somiglianza e capacità interpretativa, e che consente di rendere il personaggio particolarmente attuale. La docufiction si concentra sugli anni giovanili di Paolo Orsi, la sua formazione, il suo rapporto con la città natale, con il Regno d’Italia e asburgico. E poi il lavoro in Calabria e Sicilia, con le straordinarie scoperte conquistate in anni di lavoro puntuale, rigoroso, instancabile, grazie a quel “metodo Orsi” che trova le sue premesse proprio nel territorio montano trentino.

Dal docufilm “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”: straordinarie le scoperte in Magna Grecia di Paolo Orsi

Diverse le altre voci che si intrecciano nella narrazione con interviste a Barbara Maurina, conservatrice per l’archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto e Maurizio Battisti, archeologo del Museo, Armando Tomasi, presidente della Commissione Cultura della SAT e di MIrko Saltori, storico della Fondazione Museo Storico del Trentino, che firmano anche la consulenza scientifica del documentario, e allo storico Fabrizio Rasera, a Franco Marzatico Soprintendente per i Beni Culturali della Provincia autonoma di Trento e  a Franco Nicolis, direttore Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento. La sceneggiatura del film è stata in parte realizzata attingendo ai documenti dell’Epistolario Paolo Orsi – Archivio Fondazione Museo Civico di Rovereto, e il documentario diventa occasione per valorizzare il ricco patrimonio di lettere e scritti personali recentemente acquisito dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto dagli eredi Orsi, archivio che gli archeologi del Museo stanno studiando e che è tuttora in parte inedito, e che sarà pubblicato nella sua interezza grazie a un progetto sostenuto dalla Fondazione Caritro.

Fondazione museo civico di Rovereto: in #apertipercultura dedicati a Paolo Orsi un documentario di Osvaldo Maffei (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza di Barbara Maurina (“Paolo Orsi, le lettere”)

La Fondazione Museo Civico di Rovereto, in questo lungo periodo di lockdown, si è aperta virtualmente, ponendosi al servizio della comunità, anche a distanza, per continuare a offrire appuntamenti scientifici e culturali. Sul sito del museo è stato attivato un piccolo portale #apertipercultura, simboleggiato proprio da una porta di casa che si apre sul mondo della scienza, sulle sezioni, sui reperti, sui siti, sulla storia, sul territorio, su temi interessanti, che si approfondiscono anche a distanza attraverso la voce di esperti, scienziati, ricercatori “amici” del Museo, con pillole di scienza, conferenze, video, articoli, a portata di clic e adatti davvero a tutti. Cinque le sezioni previste: “Succede al Civico – Talk”, “Pillole di scienza”, “Conferenze”, “Documentari”, “Approfondimenti”. Sul grande archeologo roveretano Paolo Orsi la Fondazione Museo Civico di Rovereto in #apertipercultura ha dedicato un documentario (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza (“Paolo Orsi, le lettere”).

Nel documentario “Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità” l’artista Osvaldo Maffei racconta la genesi della sua installazione di arte contemporanea realizzata nell’ottobre 2018 in occasione della XXIX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto al teatro Zandonai di Rovereto e della mostra “Margherita Sarfatti. Il Novecento italiano nel mondo” al Mart di Rovereto. L’installazione di Maffei raccorda i due personaggi, l’archeologo roveretano Paolo Orsi (1859-1935) e la scrittrice e critica d’arte veneziana Margherita Sarfatti (1880-1961), e i due eventi culturali roveretani, la Rassegna internazionale del cinema archeologico e la mostra sulla Sarfatti al Mart. Il documentario è realizzato con il contributo di Franco Nicolis, direttore ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento; Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Patrizia Regorda, Archivi Storici del Mart. “Paolo Orsi – racconta Maffei – nel 1930 dona a questa gentildonna di grande potere un piccolo omaggio che ha una grandissima valenza culturale e rimanda a un vissuto di tipo arcaico”. Si tratta di una serie di 70 calchi in gesso di monete antiche siracusane, oggi in un cofanetto conservato nel fondo archivistico “Margherita Sarfatti” al Mart-Archivio del Novecento, dove è arrivato nel 2009. Come rappresentare in forma artistica il dono? “È la domanda che mi sono fatto”, continua Maffei. “E ho pensato subito a che cosa significa, per esempio, portare delle rose a una signora o magari dei dolcetti, dei cioccolatini. La prima cosa che si fa, si cerca di infiocchettarli, di renderli più attraenti, più piacevoli, con delle carte, delle veline, dei fiocchi. L’idea di scambiare, di giocare sull’equivoco, di scambiare questi piccoli calchi in gesso con delle mentine, con dei piccoli dolcetti di pan di zucchero mi è sembrata un’idea molto divertente, ed è stato l’unico approccio che mi permettesse di lavorare senza entrare in concorrenza, senza diventare un piccolo scienziato inadeguato, ma lavorare per solleticare l’intelligenza e la curiosità degli spettatori del festival e della mostra della Sarfatti che si teneva al Mart in quel periodo”.

“Paolo Orsi. Le lettere”. In questa “pillola di scienza” Barbara Maurina, conservatrice e responsabile della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico, racconta dell’archeologo Paolo Orsi e delle straordinarie lettere arrivate fino a noi da una soffitta di un palazzo di Ala. “Da alcuni anni – spiega Maurina – stiamo conducendo uno studio sistematico su una serie di documenti di archivio di grande importanza conservati dalla Fondazione del museo civico di Rovereto. Ma il museo civico di Rovereto fin dalla sua nascita alla metà dell’Ottocento si è sempre occupato di raccogliere e studiare non soltanto reperti ma anche dati archeologici e naturalistici”. Tra i padri fondatori del museo c’è anche Paolo Orsi, che entrò nell’istituzione a 16 anni nel 1875. E alla sua morte nel 1935 lasciò al museo la sua preziosa collezione, un importantissimo patrimonio archeologico e archivistico. “Dal 2010 – continua – è partito un progetto per riordinare, studiare e poi pubblicare sull’archivio on line del museo gli archivi sui grandi protagonisti dell’archeologia a cavallo del Novecento, tra cui i due roveretani Federico Halbherr e Paolo Orsi. Seguo questo lavoro con il collega Maurizio Battisti. I dati raccolti vengono inseriti su un sito on line che viene continuamente implementato”. Dal 2013 nel progetto si è inserito un tassello molto importante: un archivio di 8mila lettere scoperto in una soffitta di un palazzo di Ala in provincia di Trento di proprietà degli eredi di Paolo Orsi. L’archivio era stato suddiviso in 57 faldoni dallo stesso Orsi che definiva questo documenti, come ha scritto lui stesso, “dal naufragio della mia corrispondenza”: lettere sopravvissute alla dispersione. “In realtà questo enorme patrimonio epistolare lo credevamo ormai perduto. Grande è stata quindi la sorpresa al suo ritrovamento. La Fondazione Museo Civico di Rovereto già nel 2013 ha acquisito questo archivio e ha deciso di renderlo subito pubblico con un lavoro di studio, analisi, acquisizione digitale, catalogazione, schedatura e inventariazione. Questo lavoro viene progressivamente pubblicato on line e divulgato attraverso conferenze, convegni, articoli scientifici. Contiamo di portarlo a termine per la primavera del 2021”.

Agrigento. Nello scenario del tempio di Giunone della Valle dei Templi al via XVI edizione del Festival del cinema archeologico. Novità il premio Giunone dedicato ai film sull’archeologia in pericolo. Quattro serate a tema: dalla preistoria europea alle città del mondo antico fino al Medioevo europeo

Il tempio di Giunone, nella Valle dei Templi di Agrigento, scenario del Festival del cinema archeologico

Il logo della XVI edizione del festival del cinema archeologico di Agrigento

Barbara Maurina, conservatore archeologo del museo civico di Rovereto

Ci siamo. Tutto è pronto per la XVI edizione del festival del Cinema archeologico nella suggestiva e imponente location che ha come scenario il Tempio di Giunone nella Valle dei Templi di Agrigento, organizzato dal Parco archeologico e paesaggistico Valle dei templi di Agrigento dal 17 al 20 luglio 2019 con la collaborazione della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. I documentari, provenienti dall’archivio della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, sono stati selezionati da Barbara Maurina, conservatore per l’Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Coordinamento edizioni italiane e traduzioni a cura di Claudia Beretta della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Ogni sera, con inizio alle 21, a ingresso libero, si affronta una tematica diversa che, partendo dalla pre – protostoria europea, analizza le splendide città del mondo antico, fino al Medioevo europeo. Protagoniste saranno le città di Pompei, Creta, Petra, Nimes, la città perduta dei Tairona, l’Isola di Pasqua, l’Islanda e Mont Saint Michel. Ogni film sarà presentato da Barbara Maurina e Maurizio Battisti della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Alla fine verranno assegnati il “Premio Valle dei Templi” e quello “Città di Agrigento”. Ma la XVI edizione del Festival del Cinema archeologico porta una novità: il Premio Giunone, aperto a un vasto pubblico costituito da registi, artisti e studiosi amanti di antiche vestigia, siti storici e reperti, che da quest’anno potranno proporre filmati che siano aderenti a un tema preciso: quello scelto per questa prima edizione è quello dell’archeologia in pericolo, ovvero il racconto di quei siti minacciati da guerre, dal degrado, dall’ abbandono e lasciati all’incuria del tempo ma anche il racconto di siti sottratti al pericolo della loro scomparsa. Vediamo il ricco programma.

Frame del film “La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling

Mercoledì 17 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Alla scoperta della pre-protostoria europea”. Si inizia con il film “La Pompei britannique de l’âge du Bronze / La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling (Francia, 2016; 69′). Il film segue un gruppo multidisciplinare di scienziati che conducono scavi a Must Farm, nella contea di Cambridgeshire in Inghilterra, alla scoperta di un villaggio dell’Età del Bronzo, ribattezzato “la Pompei britannica”. Grazie all’eccezionale conservazione delle strutture sepolte da millenni, gli archeologi hanno scoperto case circolari con tutto il loro contenuto, dalla più antica ruota britannica alle ciotole ancora piene di zuppa, dagli utensili alle armi, rivelando i molteplici rapporti che legavano anticamente i popoli europei. Abbiamo così l’impressione di tornare indietro di 3000 anni per stringere la mano ai nostri antenati. Segue il film “Crète, le mythe du labyrinthe / Creta, il mito del labirinto” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26′). L’archeologo Peter Eeckhout, nella fortunata serie francese «Inchieste archeologiche», si cala nel vivo dell’attualità archeologica a livello mondiale. In questo film accompagna gli spettatori al centro del Mediterraneo, a Creta, l’isola che tra il 3000 e il 1400 a.C. fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco, la civiltà Minoica. Varcheremo così i cancelli dei cantieri di scavo, alla scoperta dei più recenti risultati delle ricerche, di nuove tecnologie di indagine e dei segreti del mestiere degli archeologi.

Il film “Petra. Perduta cittò di pietra” di Gary Glassman

Giovedì 18 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Splendide città del mondo antico”. Il primo film è “Petra, Lost city of stone / Petra, perduta città di pietra” di Gary Glassman (Francia e USA, 2015; 52′). Perduta al confine fra tre grandi deserti e ricca di monumenti tra i più spettacolari e più misteriosi del mondo antico, Petra rappresenta ancora oggi un formidabile enigma. Ma negli ultimi anni gli studi internazionali avviati da oltre un ventennio incominciano a dare frutti sorprendenti: dalle sabbie e dalle leggende che l’avvolgono emerge una vera e propria capitale del deserto. L’altro film è “Nîmes, la Rome francaise / Nîmes, la Roma francese” di Laurent Marmol e Fèdèric Lossignol (Francia, 2014; 52′). Nimes, l’antica colonia fondata da Augusto, ha conservato un eccezionale insieme di monumenti di età romana: l’anfiteatro, il tempio detto “Maison Carrée”, il santuario della Fonte, la cinta muraria con le sue porte e la Torre Magna. Combinando fiction, riprese aeree e panorami spettacolari, il film racconta 150 anni di storia e la trasformazione di un piccolo villaggio in una magnifica città gallo-romana.

Venerdì 19 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Uno sguardo oltre l’Oceano”. Si inizia con il film “La cité perdue des Taironas / La città perduta dei Tairona” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26′). L’archeologo Peter Eeckhout, per la serie “Inchieste archeologiche”, accompagna il pubblico nella Colombia nordorientale, dove la foresta tropicale ha inghiottito una delle più grandi città precolombiane, Ciudad Perdida, la Città Perduta. Un tempo famosa per la sua ricchezza, la città dei Tairona è rimasta nascosta per secoli, fino alla riscoperta negli anni Settanta. Segue il film “Île de Pâques, l’heure des vérités / Isola di Pasqua, l’ora della verità” di Thibaud Marchand (Francia, 2017; 90′). I Rapa Nui sono davvero responsabili della distruzione della loro isola e della loro antica civiltà? Si sono veramente uccisi l’un l’altro? Per più di venti anni i più eminenti specialisti del mondo hanno lavorato su questi temi per ristabilire finalmente la verità sulla storia dell’Isola di Pasqua e le nuove scoperte oggi ci rivelano una realtà inattesa e sorprendente.

Il film “Mont Saint Michel, labirinto dell’arcangelo” di Marc Jampolsky

Sabato 20 luglio 2019, si inizia alle 20 con “Raccontare l’archeologia: la sfida, dai media tradizionali al digitale”: incontro con Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo, e Antonia Falcone, archeologa e blogger; presenta Barbara Maurina, conservatore per l’Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Quindi, alle 21, la quarta serata di proiezioni dedicata al “Medioevo europeo”. Apre il film “Wiking women, Sigrun’s wrath and the discovery of Iceland / Donne vichinghe, l’ira di Sigrun e la scoperta dell’Islanda” di Kai Christiansen (Germania, 2017; 52′). Sigrun potrebbe essere una donna felice, ma sul suo matrimonio pesa un segreto: il marito l’ha rapita dal suo villaggio quando era una ragazzina, uccidendone il padre e il fratello. L’occasione del riscatto giunge con la notizia di un’isola recentemente scoperta a Ovest: Sigrun raduna un gruppo di fedeli e a bordo di una nave programma una fuga verso lidi lontani. Chiude il film “Mont Saint Michel, Labyrinthe de l’archange / Mont Saint Michel, labirinto dell’arcangelo” di Marc Jampolsky (Francia, 2017; 52′). Mont Saint Michel: in quello che è uno dei siti monumentali più famosi e spettacolari al mondo, un puzzle architettonico formatosi nel corso di quindici secoli si svela a poco a poco. Santuario, abbazia, fortezza e prigione, questo edificio labirintico che il documentario esplora con immagini spettacolari viene oggi studiato con approcci innovativi che aiuteranno a scoprirne i misteri. Quindi ci sarà l’assegnazione dei premi “Valle dei Templi”, “Città di Agrigento”, e “Concorso Giunone”. La giuria tecnica è presieduta da Antonio Barone, a capo anche dell’ associazione “John Belushi” ed esperto di cinema; ed è composta da Manuele Paradisi, appassionata di cinema; Caterina Trombi, archeologa; Alessandra Maganuco, studentessa di Archeologia, e Salvatore Indelicato, funzionario del Parco e scrittore.

La Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto porta i film in Sicilia nella prima edizione di “Percorsi nel Cinema archeologico” di Castellammare del Golfo (Tp) dal titolo “La Sicilia dai Fenici ai Greci ai Romani”

A Castellammare del Golfo (Tp) la prima edizione di “Percorsi nel Cinema archeologico”

Il tema scelto per la prima edizione della rassegna siciliana “Percorsi nel Cinema archeologico” a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, è ambizioso e intrigante: “La Sicilia dai Fenici ai Greci ai Romani. Storia e identità di un’isola nel cuore del mediterraneo”. La manifestazione, organizzata dall’associazione SiciliAntica, rientra nel programma di promozione del film archeologico curata dalla Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. Il team della Rassegna roveretana in queste settimane è in piena attività per la selezione dei documentari più interessanti e nuovi da inserire nel programma che sarà proposto al pubblico dal 2 al 6 ottobre 2018. Moltissime le iscrizioni arrivate da tutto il mondo per partecipare al concorso. Ma in questo periodo di lavoro “dietro le quinte”, l’opera di divulgazione e di valorizzazione del patrimonio culturale attraverso il cinema prosegue con una serie di istituzioni illustri che ne richiedono la collaborazione. I film proposti nei programmi sono selezionati dallo staff della Fondazione attingendo al ricco archivio (oltre 4000 film) dell’Istituzione.

L’archeologo roveretano Paolo Orsi “protagonista” della prima edizione di “Percorsi nel cinema archeologico” a Castellammare del Golfo

Dopo gli appuntamenti di Belgrado dal 22 al 29 marzo 2018 con la XIX Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Belgrado, realizzata in collaborazione con il museo nazionale e l’Istituto italiano di Cultura della capitale serba; e di Torino il 29 maggio 2018 con i XVII Incontri con il Cinema archeologico 2018 su “Le Grandi Civiltà del Mediterraneo”, organizzati dall’associazione Amici del Museo di Antichità di Torino (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/05/27/alle-grandi-civilta-del-mediterraneo-e-dedicata-la-17-ma-edizione-degli-incontri-con-il-cinema-archeologico-con-otto-film-selezionati-dalla-rassegna-internazionale/). La Rassegna roveretana, l’8 e il 9 giugno 2018, sbarca in Sicilia, a Castellammare del Golfo (Tp) per la prima edizione della manifestazione “Percorsi nel Cinema Archeologico”. “Oltre a un’occasione di valorizzazione del proprio patrimonio cinematografico”, spiegano alla fondazione Museo civico di Rovereto, “tali eventi sono significativi perché testimoniano una solida rete di collaborazioni in Italia e all’estero, elementi che contraddistinguono una delle manifestazioni di punta promosse dal Museo Civico, non solo per la città di Rovereto ma anche per pubblici ed esperti a livello nazionale”.

Il castello arabo-normanno di Castellammare del Golfo sede dei Percorsi nel Cinema archeologico

Appuntamento dunque venerdì 8 e sabato 9 giugno 2018 al castello arabo-normanno di Castellammare del Golfo. Si inizia venerdì 8 alle 16.30 con i saluti delle autorità. Intervengono Gianfranco Turano, presidente della sezione di Castellammare dell’associazione SiciliAntica; Simona Modeo, presidente regionale di SiciliAntica; Giovanni Laezza, presidente della fondazione Museo civico di Rovereto; Alessandra Cattoi, direttore della fondazione Mcr. Seguirà la presentazione dei filmati in programma a cura di Maurizio Battisti della fondazione Mcr. I filmati, tutti dell’archivio della fondazione Mcr, sono stati selezionati da Barbara Maurina. Il coordinamento delle edizioni italiane e delle traduzioni è a cura di Claudia Beretta, mentre le edizioni video sono della Sirio Film. Nel pomeriggio di venerdì 8 sono in cartellone tre film: “Paolo Orsi, una vita per l’archeologia” di C. Pacher (1990), “Siracusa 3D reborn” di F. Gabellone (2013), e “Agrigentum, storia e archeologia della città romana” di M. Corrieri e GC. Sanfilippo (2015). Le proiezioni riprendono sabato 9 giugno, sempre alle 16.30. In programma: “Oltre Selinunte” di S. Cuccia (2006), “Alla ricerca di Segesta” di S. Scerrino (1996), “Mozia Terra Fenicia” di A. Lesi (2010).

Parte da Trento il progetto “Cavo, cavi, cava… caves: spazi oscuri da riempire di sapere” a cura della Fondazione museo civico di Rovereto e della Sat: fessure, voragini, abissi, buchi, grotte, caverne, anfratti, depressioni, fori, incavi, lacune, crateri, pori, orifizi, gole, intercapedini, fenditure, inghiottitoi, ripari, nicchie, forre, crateri… attraverso le fonti storiche, archeologiche e naturalistiche, senza trascurare arte, letteratura, mito e leggenda

Esplorazioni della Società degli Alpinisti Tridentini tra i monti Cimone e Caviojo tra Veneto e Trentino

Chi, almeno da bambino, non è stato intimorito ma allo stesso tempo incuriosito dagli spazi bui e tenebrosi? Irraggiungibili buchi neri, inghiottitoi, trappole, pozzi, grotte come ambienti protetti per l’evoluzione di organismi bizzarri, e ripari sotto roccia che hanno offerto rifugio all’uomo e agli animali in ogni tempo. Fessure, voragini, abissi, buchi, grotte, caverne, anfratti, depressioni, fori, incavi, lacune, crateri, pori, orifizi, gole, intercapedini,fenditure, inghiottitoi, ripari, nicchie, forre, crateri… grandi o piccoli che siano. Dal macroscopico al microscopico, dall’artificiale al naturale, dal sotterraneo all’extraterrestre, un mondo nascosto e poco conosciuto che serba un tesoro tutto da scoprire. Ecco il progetto “Cavo, cavi, cava…caves: spazi oscuri da riempire di sapere”, a cura di Fondazione Museo Civico di Rovereto e Società degli Alpinisti Tridentini, col sostegno di Fondazione Caritro. Fmcr e Sat hanno deciso di mettere in campo le competenze dei loro esperti e di studiosi di fama per una serie di eventi che esplorano tutti gli aspetti di una tematica affascinante. Una tematica che se trattata con il rigore della scienza e la documentazione delle fonti storiche, archeologiche e naturalistiche, senza trascurare arte, letteratura, mito e leggenda, può diventare un argomento di grande interesse per un pubblico di qualsiasi età e livello di preparazione: dal “turista per caso” allo studioso appassionato di buchi neri. Dall’evento inaugurale del 24 novembre 2017 a Trento fino all’evento finale a dicembre 2018, che avrà luogo a Rovereto, oltre 50 eventi, suddivisi in sessioni bimestrali che coinvolgono le diverse aree del territorio con la collaborazione delle Biblioteche provinciali di Arco, Cles, Fiera di Primiero, Pergine e Valle delle Giudicarie esteriori. Attraverso conferenze, proiezioni, mostre, concorsi fotografici, concerti, spettacoli, si alimenta e si soddisfa la curiosità verso l’ignoto e il diverso mettendo in luce l’importanza di questi ambienti da vari punti di vista: naturalistico, storico-archeologico, artistico. “Preziosissime le collaborazioni con numerose associazioni del territorio”, spiegano i promotori. “Scopo di questa iniziativa poliedrica è quello di accrescere la conoscenza della cultura e della natura del Trentino attraverso una tematica fuori dagli, schemi classici, vivace e polimorfa capace di solleticare l’interesse di un vasto pubblico”.

Lo straordinario scenario della Grotta dei Cristalli in Messico esplorata dagli speleologi de La Venta di Treviso

A Trento la mostra “Cavo, cava…. caves”

La prima sessione si svolge a Trento. Appuntamento venerdì 24 novembre 2017 alle 18 nella sede della Sat, in via Manci a Trento, quando sarà inaugurata la mostra “Cavo, Cava… Caves” che si propone di alimentare e soddisfare la curiosità verso l’ignoto e il diverso mettendo in luce l’importanza di questi ambienti, descritti con il rigore della scienza e la documentazione delle fonti storiche, archeologiche e naturalistiche, senza trascurare arte, letteratura, mito e leggenda. Segue alle 20.30, nella sede di Caritro, in via Garibaldi a Trento, l’evento inaugurale: presentazione del progetto “Cavo, cavi, cava…caves. Spazi oscuri da riempire di sapere” e del calendario delle attività. Intervengono Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto, e Claudio Bassetti, presidente della SAT, che nel corso della serata lanceranno il concorso fotografico e presenteranno il gruppo di lavoro (Fondazione MCR e SAT) e dei rappresentanti delle altre realtà partecipanti. Segue la proiezione del film, in collaborazione con l’associazione La Venta, “La Grotta dei Cristalli, la scoperta del tesoro di Naica”. Nel gennaio 2006 il team dell’associazione culturale esplorazioni geografiche “La Venta” di Treviso insieme a “Speleoresearch & Films” ha iniziato una campagna di esplorazioni triennale per documentare la più grande meraviglia sotterranea della Terra nelle profondità della miniera di Naica nello Stato di Chihuahua, in Messico. Una vera e propria avventura alla scoperta di un fantastico scrigno del tesoro che, a 300 metri di profondità, racchiude una quantità impressionante di giganteschi cristalli di purissimo gesso, i più grandi mai visti. Il tutto è conservato in un ambiente lunare, a una temperatura di circa 48° C e in un’atmosfera satura di umidità che gli argonauti de “La Venta” affrontano con speciali tute e respiratori che consentono un’autentica immersione nell’incredibile e luccicante foresta sotterranea dei Cristalli. “Sembra di entrare in un forno”, racconta Antonio De Vido, speleologo de La Venta. “Quel che ti accoglie è un muro di caldo e umido, inimmaginabile, che si incolla alla pelle. Entri forzando contro la tentazione di tornare indietro, mentre il corpo suda alla disperata ricerca di refrigerio. Attraversi foreste di cristalli, come fossero alberi inclinati e abbattuti su cui passare leggero. Bianchi e traslucidi paiono concrezioni di ghiaccio. La vista ti mozza il fiato, coadiuvata dall’aria bollente che sei costretto a far entrare nei polmoni. Sei dentro a un gigantesco geode, ma devi fare in fretta. L’ambiente ti concede solo pochi minuti, non puoi permetterti di indugiare a lungo…”.

Le magiche atmosfere delle grotte di Castel Tesino

Ricco il calendario degli appuntamenti previsti a Trento per la prima sessione del progetto “Cavo, cavi, cava… caves”. Allo Spazio Alpino Sat di Trento, si terranno gli incontri. Venerdì 1° dicembre 2017, “Antri, ripari e caverne del Trentino fra archeologia e leggenda” con Maurizio Battisti. Giovedì 7 dicembre  2017, proiezione cinematografica del film “Il regno dagli occhi chiusi” sulle ricerche del 1952 nella Grotta di Castel Tesino. Introduzione di Stefano Marconi. Giovedì 14 dicembre 2017, “La grotta nell’arte” con Paola Pizzamano. Venerdì 12 gennaio 2018, “Storia della speleologia trentina” con Marco Ischia. Venerdì 19 gennaio 2018, “Speleologia: il mondo delle grotte e la storia che racconta” con Mauro Zambotto. Venerdì 26 gennaio 2018, “L’esplorazione speleologica in età moderna” con Francesco Luzzini. In programma anche alcune scite sul campo: il 25 novembre 2017 a Lamar e alla grotta Abisso di Lamar a cura del gruppo grotte Vigolo Vattaro e Commissione Speleologica SAT; il 13 gennaio 2018 a el Bus de la Spia a Sporminore a cura del Gruppo grotte Vigolo Vattaro e Commissione Speleologica SAT.