Pompei, 21 dicembre 2020: è nato Pompeii Commitment. Materie archeologiche il portale e centro di ricerca digitale del parco archeologico di Pompei per lo studio e la valorizzazione delle “materie archeologiche” custodite nelle aree di scavo e nei depositi

21 dicembre 2020, ore 14: aperto ufficialmente pompeiicommitment.org, il portale e centro di ricerca digitale di Pompeii Commitment. Materie archeologiche, il primo programma dedicato all’arte contemporanea commissionato dal parco archeologico di Pompei e basato sullo studio e sulla valorizzazione delle “materie archeologiche” custodite nelle aree di scavo e nei depositi di Pompei. Il progetto è stato ideato nel 2017 da Massimo Osanna, direttore generale ad interim del parco archeologico di Pompei, e Andrea Viliani, responsabile e curatore del CRRI-Castello di Rivoli Research Institute, che è il curatore scientifico del progetto, “manutenuto” insieme con Stella Bottai e Laura Mariano. L’individuazione della parola “manutenzione” non è casuale, in quanto si tratta di un progetto in progress che connota il lavoro di ricerca quale responsabilità e impegno (“commitment”) quotidiano, non solo a concepire ma anche, appunto, a manutenere ovvero a preservare e condividere i risultati che saranno progressivamente raggiunti.

Nella sua prima fase, Pompeii Commitment si concentra sulla definizione delle forme di conoscenza che saranno espresse e prodotte dal progetto stesso, attraverso un metodo di ricerca corale, attivato e condiviso su pompeiicommitment.org da dicembre 2020 a dicembre 2021. Anche per questo la piattaforma è concepita come un “portale”, piuttosto che un “sito web”, ovvero come un discrimine e un momento di passaggio in cui possiamo prescindere da ciò che già conosciamo, o crediamo di conoscere, e immaginare invece nuovi saperi. pompeiicommitment.org è stato ideato, quindi, non come uno strumento funzionale o di supporto, ma come l’accesso a un vero e proprio centro di ricerca digitale, in cui pubblicare e diffondere progetti in corso, saggi testuali e visivi, podcast, file audio e video di cui saranno autori oltre cinquanta artisti, curatori, scrittori e attivisti internazionali, invitati a partecipare al progetto con i loro contributi (Commitments), che confluiranno in un catalogo scientifico finale.

Il portale racconta inoltre la storia di come Pompei sia diventata una forma di conoscenza della modernità, prima occidentale e poi globale, come testimoniato da molteplici documenti storici che sono pubblicati settimanalmente (Historiae), e di come Pompei abbia accumulato un sapere transdisciplinare in continua evoluzione, composto da innumerevoli storie sulla fine e sull’inizio di mondi, siano essi reali o fantastici, che formano sul portale una Biblioteca di Archeologia e Futurologia. I professionisti stessi del Parco Archeologico – tra cui archeologi, storici, archivisti, antropologi, archeozoologi, archeobotanici, agronomi, geologi, chimici, architetti, ingegneri, informatici, restauratori, operatori della manutenzione ordinaria – contribuiranno ad approfondire e condividere con il grande pubblico le proprie conoscenze attraverso una serie di testi inediti e interviste che portano in luce e celebrano il loro metodo di lavoro e il loro lavoro quotidiano (Fabulae).

Ma il portale getta anche le basi per una catalogazione tipologica della “materia archeologica” pompeiana conservata nei depositi del Parco e materia di riflessione degli autori invitati, delineando così un museo, per ora solo ipotetico, ad essa dedicato (Inventario). Tutti questi contributi configurano pompeiicommitment.org come una piattaforma editoriale multi-autoriale e polifonica. Evolvendo progressivamente come una costruzione costantemente ridefinita, Pompeii Commitment genera un’ulteriore porta d’ingresso al sito di Pompei – come le porte monumentali attraverso le quali il visitatore accede abitualmente al sito archeologico (Piazza Anfiteatro, Porta Marina Inferiore e Porta Marina Superiore) –, che in questo caso si configura come un accesso malleabile e penetrabile all’episteme di Pompei. Il portale web mira così a definire un’esperienza più estesa e stratificata nel tempo rispetto a quella di una visita fisica a Pompei – ma anche della normale consultazione digitale del suo sito web –, affermando una sensazione di “scoperta” graduale che riflette e approfondisce l’attività permanente di scavo sostenibile condotta ogni giorno in quel museo diffuso e all’aperto che comprende, oltre al sito archeologico di Pompei, anche i siti di Oplontis, Boscoreale, il Real Polverificio Borbonico di Scafati, la Reggia del Quisisana e le ville di Castellamare di Stabia.

La seconda fase di Pompeii Commitment. Materie archeologiche avrà inizio nel corso del 2021 e si articolerà in un programma di commissione, produzione e presentazione di opere che, progressivamente, costituiranno la collezione d’arte contemporanea (Collectio) del parco archeologico di Pompei. Questa seconda fase è ispirata alle linee guida del progetto Italian Council promosso dal MiBACT-Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo. I Commitments sviluppati per il portale – oltre cinquanta – sono pubblicati settimanalmente nell’arco di dodici mesi, da dicembre 2020 a dicembre 2021. Tra i partecipanti i cui contributi saranno pubblicati nel primo semestre del 2021: Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla, Maria Thereza Alves, Marcella Beccaria, Anna Boghiguian, Diana Campbell Betancourt, Cairo Clarke, Cooking Sections, Chiara Costa, Trisha Donnelly, Jimmie Durham, Haris Epaminonda, Eva Fabbris, Milovan Farronato, Simone Fattal, Lara Favaretto, Liam Gillick, Alexandra Daisy Ginsberg, Prem Krishnamurthy, Mierle Laderman Ukeles, Lina Lapelyte, Matteo Lucchetti, Goshka Macuga, Elena Mazzi, Marzia Migliora, Otobong Nkanga, Henrik Olesen, Charlemagne Palestine, Christodoulos Panayiotou, Giulio Paolini, Lucia Pietroiusti, Walid Raad, Michael Rakowitz, Lucy Raven, Tabita Rezaire, Salvatore Settis, Tai Shani, Paul Sietsema, Himali Singh Soin-David Soin Tappeser, Marianna Vecellio, Adrián Villar Rojas, Kandis Williams, Cerith Wyn Evans, Akram Zaatari.

I Commitments inaugurali sono quelli degli artisti Giulio Paolini (autore anche dell’immagine della holding page del portale) e Mierle Laderman Ukeles. Per tracciare l’orizzonte d’inizio di Pompeii Commmitment. Materie archeologiche, Paolini ha immaginato quattro possibili versioni del portale di accesso al progetto: come in quel “quadro che contiene tutti i quadri” – la prima opera dall’artista, Disegno geometrico, 1960 – Paolini squadra la superficie di quattro fogli bianchi per concentrare la sua e la nostra attenzione su di essi e su ciò che sta per accadervi (o è già accaduto?). Laderman Ukeles partecipa invece con la ripubblicazione del suo MANIFESTO FOR MAINTENANCE ART 1969! Proposal for an exhibition “CARE”, che ha fortemente influenzato la visione curatoriale del progetto, nei termini della sua “cura” intesa come “manutenzione”. Autore della prima Fabula è il professor Pierpaolo Forte, membro del consiglio di amministrazione del parco archeologico di Pompei. Nella primavera 2021 verranno anche presentati il volume monografico Gianni Pettena: 1966-2021 (Mousse Publishing, Milano, 2020, co-prodotto, nell’ambito del progetto, con MAXXI-Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Roma; Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; Kunst Meran/Merano Arte) e l’opera di Invernomuto Black Med-POMPEI (2020-2021), vincitrice del bando Italian Council 2019 promosso dalla direzione generale Creatività Contemporanea del MiBACT, su presentazione di Fondazione Morra Greco, Napoli, e donata al parco archeologico di Pompei.

L’ufficio Fundraising del parco archeologico di Pompei ha ideato, a sostegno di Pompeii Commitment, un progetto e un modello di sponsorship, denominato Partners Committee, che sarà sperimentato per la prima volta in questa occasione. Il progetto si presenta come un’opportunità per proporre e valutare nuove modalità di collaborazione pubblico-privato e per interagire con i partner mediante l’attivazione di nuove pratiche dialogiche. Il Partners Committee sarà costituito dal Lead Partner e dai Team Partners. Un ruolo determinante sarà ricoperto dal Lead Partner che curerà la governance della sponsorship, il confronto con i Team Partners e i referenti del Parco Archeologico di Pompei. I Team Partners, a loro volta, potranno suggerire azioni di sostegno al progetto, ma anche nuove modalità di collaborazione e di promozione mediante le stesse organizzazioni coinvolte. L’obiettivo è quello di costituire una squadra di lavoro, dove soggetti pubblici e privati cooperano a sostegno di Pompeii Committment, primo progetto di lungo termine dedicato alle ricerche dell’arte contemporanea a Pompei. Al seguente link l’avviso di sponsorizzazione pubblicato nella sezione amministrazione trasparente del parco di Pompei: http://pompeiisites.org/trasparenza/progetto-pompei-commitment-archaeological-matters-da-parte-del-parco-archeologico-di-pompei/ Il progetto è presente anche sulla piattaforma Art Bonus per consentire a donatori, amici e sostenitori dell’arte di partecipare con erogazioni liberali al sostegno delle creazioni artistiche contemporanee. I nomi dei donatori entreranno a far parte dell’universo progettuale di Pompei, beneficiando degli sgravi fiscali previsti dalle normative Art Bonus. Qui di seguito il link: https://artbonus.gov.it/2267-parco-archeologico-di-pompei.html
Direzione Generale Musei. Massimo Osanna presenta il Sistema museale nazionale, piattaforma che mette in rete i musei italiani, per conoscersi e farsi conoscere

Archeologo operativo, professore stimato, manager di successo, lo abbiamo conosciuto come direttore generale del parco archeologico di Pompei sempre attento a comunicare al grande pubblico ogni intervento e scoperta nell’area archeologica vesuviana più famosa al mondo. Da qualche mese il ministro Dario Franceschini lo ha chiamato alla Direzione Generale Musei del Mibact. Ed è in questa veste che presenta il “Sistema museale nazionale”, progetto iniziato dal suo predecessore Antonio Lampis, e che ora entra nella fase operativa.
“La Direzione Generale Musei ha lavorato negli ultimi anni per creare il Sistema museale nazionale”, spiega Osanna. “È un progetto ambizioso bellissimo che eredito da chi mi ha preceduto, Antonio Lampis, che ha lavorato con grande passione insieme a dirigenti e funzionari di questa amministrazione da Talitha Vassalli ad Annarita Orsini. E ora grazie a questo lavoro siamo in dirittura d’arrivo. La piattaforma è ormai disponibile, comincia il lavoro di accreditamento. Accreditarsi significa essere un museo degno di questo nome, che quindi può accedere non solo ai finanziamenti, a cominciare da quelli regionali oltre ovviamente quelli statali. Significa lavorare anche su una accessibilità globale, e questo è uno dei requisiti fondamentali. I musei devono essere accessibili: perché hanno un linguaggio idoneo, perché non ci sono barriere architettoniche, perché parlano a tutte le categorie anche a quelle svantaggiate. Questo sarà fatto con le Regioni che hanno lavorato moltissimo a un tavolo comune non solo per elaborare i requisiti ma anche per elaborare tutto il sistema museale nazionale. E quindi adesso la sfida dei prossimi mesi, del prossimo anno, sarà proprio quello di rendere riconoscibili i nostri musei, riconoscibili perché hanno uno standard minimo comune. Questo avviene grazie a una piattaforma che è stata varata proprio in questi giorni, una piattaforma informatica che si è realizzata grazie al sostanziale lavoro di AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), questa piattaforma diventa appunto non solo un enorme archivio informatizzato dove i musei accreditati hanno un loro spazio, ma anche un archivio che permette ai musei di entrare in rete. Questo vuol dire portare nel mondo contemporaneo i nostri musei che spesso sono stati percepiti – anche perché, diciamocelo, forse lo era – come dei luoghi polverosi contenitori di oggetti che non parlano, non sanno esprimere, comunicare emozioni e significati. È questo il lavoro che ci aspetta, ci aspetta sia come Direzione Generale Musei sia come singole Regioni che, chi in maniera autonoma perché ha già un programma di accreditamento, chi invece direttamente in connessione con il nostro sistema nazionale elaborato, collaborerà e contribuirà in maniera fattiva a rendere appunto i nostri musei all’altezza di questo nome”.
“Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”: dalla Curia Iulia del Foro Romano presentazione on line del volume che raccoglie gli atti del convegno. Il “metodo Colosseo” diventa modello per altri siti archeologici

Con l’istituzione del Parco archeologico del Colosseo, nel 2018 è stato avviato un articolato progetto di monitoraggio e manutenzione, che nasce dalla volontà di costruire un sistema sostenibile di tutela al servizio della fruizione e della valorizzazione. Il monitoraggio difatti è uno strumento propedeutico ad una efficace attività di manutenzione programmata e quindi di conservazione preventiva. Con questa logica dunque si sta sviluppando il progetto che ha, tra i suoi scopi, quello di mettere a sistema quanto già avviato, sperimentando nuovi metodi di management mediante un approccio tecnologico innovativo, che possa costituire un modello anche per altri siti archeologici. Esperienze e risultati affrontati nel convegno internazionale di studi Roma tenutosi alla Curia Iulia il 20-21 marzo 2019. Ora gli atti sono stati raccolti nel volume “Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”, a cura di Alfonsina Russo e Irma della Giovampaola, edito da L’Erma di Bretschneider, che raccoglie le testimonianze e le buone pratiche nazionali e internazionali sul monitoraggio e sulla manutenzione delle aree archeologiche.

Giovedì 26 novembre 2020, alle 17, il volume “Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”, con gli atti del convegno, sarà presentato online dalla Curia Iulia nel Foro Romano sulla pagina Facebook del PArCo. Interverranno Massimo Osanna, direttore generale dei Musei; Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo; Renata Picone, professore ordinario di Restauro architettonico al dipartimento di Architettura dell’università “Federico II” di Napoli; e Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico, saggista. Seguirà un dibattito sul tema del monitoraggio e della manutenzione nelle aree archeologiche.

“Il convegno internazionale di studi, insignito della medaglia del Presidente della Repubblica, si pone come una pietra miliare nel mondo della tutela del patrimonio culturale”, spiega Alfonsina Russo: “Per la prima volta infatti, ponendo come risorsa fondamentale la multidisciplinarietà, il parco archeologico del Colosseo ha riunito i rappresentanti di istituzioni attive nella sperimentazione di nuove metodologie di conservazione per un confronto sulle sfide del nuovo millennio: la riduzione della vulnerabilità e l’ aumento della resilienza attraverso l’utilizzo di tecnologie a basso impatto. In particolare gli atti illustrano i temi del monitoraggio e della manutenzione programmata nelle aree archeologiche, con il proposito di definire un protocollo che permetta di affrontare e risolvere le conseguenze derivanti dall’ evoluzione e dall’ incremento degli effetti prodotti dai cambiamenti climatici che interessano il nostro pianeta come conseguenza del riscaldamento globale. Attraverso il confronto tra ambiti di ricerca tradizionalmente distanti, i contributi del presente volume delineano quindi nuove metodologie di monitoraggio applicate al patrimonio culturale, senza trascurare l’ ordinaria ma complessa gestione delle aree archeologiche. L’impegno posto dal parco archeologico del Colosseo su questi temi sta dando i primi tangibili risultati: nelle more della pubblicazione di questi atti, infatti, il laboratorio e il sistema web-GIS per il monitoraggio del patrimonio culturale del Parco, curati da Irma Della Giovampaola, sono stati finalmente avviati e prossimi ad una prima effettiva sperimentazione sui monumenti del Foro Romano”.
Eccezionale scoperta a Pompei. Nella villa suburbana di Civita Giuliana ritrovati i corpi integri di due fuggiaschi, il padrone col suo schiavo, vittime dell’eruzione: la tecnica ottocentesca della colatura di gesso restituisce “l’impronta del dolore”, una scena di morte e disperazione

Sono ombre. Che vengono dal passato. Ma il dolore della morte è reale. Guardare questi corpi ancora contorcersi, sorpresi e sopraffatti dall’eruzione del Vesuvio, mette i brividi. E ti sembra sentire le grida di dolore, le disperate richieste di aiuto, i rantoli, mentre il calore vince quei corpi e un buffo di sangue esce dalla bocca, esalando l’ultimo respiro. È una scena di morte e disperazione quella che ci restituisce l’ultima eccezionale scoperta fatta dall’équipe del parco archeologico di Pompei nella villa suburbana di Civita Giuliana, a meno di un chilometro dagli Scavi più famosi: gli scheletri di due uomini – forse il padrone con il suo schiavo- colti dalla furia dell’eruzione, di cui è stato possibile realizzare dei calchi dalla resa straordinaria, individuati in un vano laterale del criptopotico, corridoio di passaggio sottostante la villa, che consentiva l’accesso al piano superiore. La scoperta è stata illustrata sabato 21 novembre 2020 dal direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, e dal ministro per i Beni e le Attività culturali e il Turismo, Dario Franceschini.

La scoperta delle due vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. all’interno della villa suburbana di Civita Giuliana non sorprende. In questa località a circa 700 metri a Nord-Ovest di Pompei, sono in corso scavi nell’area della grande villa suburbana dove già nel 2017 – grazie all’operazione congiunta con i carabinieri e la Procura di Torre Annunziata finalizzata ad arrestare il traffico illecito dei tombaroli – era stata portata in luce la parte servile della villa, la stalla con i resti di tre cavalli bardati, sono stati rinvenuti due scheletri di individui colti dalla furia dell’eruzione (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/05/11/pompei-osanna-contro-le-fake-news-ecco-la-descrizione-scientifica-delle-eccezionali-scoperte-nella-villa-suburbana-di-civita-giuliana-nel-settore-per-fortuna-non-danneggiato-irrimediabilme/). Così come nella prima campagna di scavo fu possibile realizzare i calchi dei cavalli, oggi è stato possibile realizzare quelli delle due vittime rinvenute nei pressi del criptoportico, nella parte nobile della villa oggetto delle nuove indagini.

Pompei. Interno giorno. 25 ottobre 79 d.C., ore 9. Non è la sceneggiatura di un film, ma la storia di una realtà antica che oggi, prorompente, torna viva e contemporanea. Due corpi la racchiudono. Due calchi in gesso che, come un fermo immagine di duemila anni fa, rendono eterni due uomini rimasti uccisi, il padrone e il suo schiavo, che ora rinascono dalle ceneri di Pompei. Sono le vittime di quella che è forse una delle calamità naturali più famose della storia, l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Durante la prima fase eruttiva, quando l’antica città romana venne ricoperta dai lapilli, le prime vittime furono quelle intrappolate negli ambienti, investite dai crolli provocati dal materiale vulcanico depositatosi fino a un’altezza di tre metri. Di queste persone sono rimasti soltanto gli scheletri. Poco dopo, quando la città venne colpita dal flusso piroclastico che riempì gli spazi non ancora invasi dai materiali vulcanici, le persone morirono all’istante per shock termico. I corpi rimasero nella posizione in cui erano stati investiti dal flusso, e il materiale cineritico solidificatosi ne ha conservato l’impronta dopo la decomposizione. Mentre tutto questo accadeva la città era in fermento, i pompeiani stavano cercando di salvarsi la vita, ma, poco prima, erano immersi nelle loro consuete attività, così come dimostrano tutti i ritrovamenti che restituiscono le tracce della vita quotidiana nelle botteghe, per le strade, nelle terme, nelle domus e nelle ville, come quella suburbana del Sauro Bardato (dal ritrovamento di un cavallo con bardature: https://archeologiavocidalpassato.com/2018/12/24/pompei-eccezionale-scoperta-nella-lussuosa-villa-suburbana-di-civita-giuliana-saccheggiata-dai-tombaroli-nella-stalla-trovato-un-terzo-cavallo-di-razza-da-parata-con-bardature-militari-osanna/) a Civita Giuliana, dove uno scavo in corso dal 2017 ha riportato alla luce i resti di una lussuosa abitazione che, con una grande terrazza panoramica, dominava il golfo di Napoli e di Capri. È proprio sotto questa terrazza, nel criptoportico, che sono stati trovati i corpi dei due fuggiaschi, quello di un uomo abbiente, il padrone, e, con molta probabilità, quello del suo schiavo.
“Uno scavo molto importante questo di Civita Giuliana”, dichiara il direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, “perché condotto insieme alla Procura di Torre Annunziata per scongiurare danni enormi al patrimonio. Scavi clandestini stavano attraversando ambienti con tunnel e saccheggiando la villa. Uno scavo importantissimo che restituisce al patrimonio una villa suburbana meravigliosa ma anche uno scavo con scoperte toccanti di grande emotività e impatto. Le due vittime scoperte in questi giorni sono la testimonianza incredibile e straordinaria di quella mattina del 25 ottobre dell’eruzione del 79 d.C. Le vittime probabilmente cercavano rifugio nel criptoportico, in questo vano sotterraneo dove pensavano di essere più protetti. Vengono travolti dalla corrente piroclastica probabilmente alle 9 di mattina quando raggiunge Pompei la nube ardente che distrugge completamente i piani superiori e uccide chiunque ha incontrato sul suo percorso: molti probabilmente per lo shock termico, come mostrano anche gli arti, le mani e i piedi contratti. Ma è questa una morte che per noi è una fonte di conoscenza incredibile. Il dettaglio della tecnica della colatura in gesso restituisce non solo i volti, non solo le membra, ma anche i vestiti. Le vesti con un panneggio straordinario sembrano veramente delle statue. E come ricordava Giuseppe Fiorelli il 13 febbraio 1863, lui che per la prima volta realizzò i calchi dei fuggiaschi, l’archeologia non sarà più studiata nei marmi o nei bronzi, ma sopra i corpi stessi degli antichi, rapiti alla morte, dopo diciotto secoli di oblio”.

L’impronta del dolore. Così scriveva nella “Lettera ai pompeiani” Luigi Settembrini nel 1863 (cioè nell’anno in cui Fiorelli realizzò i primi calchi dei pompeiani vittime dell’eruzione): “Ritorno adesso da Pompei ed ho l’animo pieno di mestizia per uno spettacolo miserando. È impossibile vedere quelle tre sformate figure, e non sentirsi commosso. Sono morti da diciotto secoli, ma sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura… Finora si è scoverto templi, case ed altri oggetti che interessano la curiosità delle persone colte, degli artisti e degli archeologi; ma ora tu, o mio Fiorelli, hai scoverto il dolore umano, e chiunque è uomo lo sente”. Ancora una volta, dunque, con la scoperta di Civita Giuliana prende forma quella che Settembrini definì “il dolore della morte che riacquista corpo e figura”. Dall’Ottocento a oggi, grazie a questa innovativa tecnica, a Pompei sono stati realizzati oltre cento calchi. Sono celebri i numerosi calchi realizzati durante il Novecento, generalmente lasciati a vista sul luogo del rinvenimento in vetrine o protetti da tettoie; tra questi i tredici corpi, ancora oggi in situ, da cui prende nome l’Orto dei Fuggiaschi. I calchi sono anche oggetto di ispirazione per poeti e artisti, tra i quali Primo Levi, con la poesia “La bambina di Pompei”, e Roberto Rossellini, che dedica alla scoperta di alcuni calchi una celebre scena del “Viaggio in Italia”. Col passare del tempo, dalle prime sperimentazioni ad oggi, il metodo della colatura del gesso si è via via perfezionato e il risultato di oggi ne è la sorprendente prova: i nuovi calchi sono talmente ricchi di dettagli da impressionare nella loro capacità di catturare perfettamente le forme e le curve, i lineamenti, le pieghe dei panneggi, le membra, le mani con le vene che sembrano ancora pulsare. La capacità di restituire tutti i dettagli è ben visibile nei due nuovi calchi in gesso.
La scoperta dei due corpi. All’interno dell’ambiente è stata rilevata dapprima la presenza di vuoti nello strato di cenere indurita, al di sotto dei quali sono stati intercettati gli scheletri. Una volta analizzate le ossa – a cura dell’antropologa fisica del Parco che ne ha rimosso la più parte – si è proceduto alla colatura di gesso, secondo la famosa tecnica dei calchi di Giuseppe Fiorelli, che per primo ne fu inventore e sperimentatore. I calchi hanno restituito la forma dei corpi di due vittime in posizione supina. Entrambe erano state sorprese dalla morte durante la cosiddetta seconda corrente piroclastica, che nelle prime ore del mattino del 25 ottobre investì Pompei e il territorio circostante portando alla morte dei superstiti ancora presenti in città e nelle campagne. Questa seconda corrente era stata preceduta da una fase di breve quiete, forse di una mezz’ora, durante la quale i sopravvissuti sia a Pompei che probabilmente a Civita, uscirono dalle abitazioni nel vano tentativo di salvarsi. La corrente che lì investì fu però molto veloce e turbolenta, abbatté i primi piani delle abitazioni e sorprese le vittime mentre fuggivano su pochi centimetri di cenere, portandoli alla morte. Nel nostro caso è probabile che la corrente piroclastica abbia invaso l’ambiente da più punti inglobando e seppellendole nella cenere.
“Questa scoperta straordinaria dimostra che Pompei è importante nel mondo non soltanto per il grandissimo numero di turisti”, dichiara il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, “ma perché è un luogo incredibile di ricerca, di studio, di formazione. Sono ancora più di venti gli ettari da scavare, un grande lavoro per gli archeologici di oggi e del futuro”.

La prima vittima, con il capo reclinato, denti e ossa del cranio visibili, dai primi studi risulta essere un giovane, fra i 18 e i 23/25 anni, alto circa 156 cm. La presenza di una serie di schiacciamenti vertebrali, inusuali per la giovane età dell’individuo, fa ipotizzare anche lo svolgimento di lavori pesanti. Poteva dunque trattarsi di uno schiavo. Indossava una tunica corta, di cui è ben visibile l’impronta del panneggio sulla parte bassa del ventre, con ricche e spesse pieghe, la cui consistenza assieme alle tracce di tessuto pesante, fanno ipotizzare che si trattasse di fibre di lana. Il braccio sinistro è leggermente piegato con la mano, ben delineata, appoggiata sull’addome, mentre il destro è appoggiato sul petto. Le gambe sono nude Accanto al volto sono presenti alcuni frammenti di intonaco bianco, trascinato dalla nube di cenere, e lungo le gambe frammenti della preparazione parietale del vano.

La seconda vittima ha una posizione completamente differente rispetto alla prima ma attestata in altri calchi a Pompei: il volto è riverso nella cinerite, a un livello più basso del corpo, e il gesso ha delineato con precisione il mento, le labbra e il naso, mentre si conservano le ossa del cranio. Le braccia sono ripiegate con le mani sul petto, secondo una posizione attestata in altri calchi, mentre le gambe sono divaricate e con le ginocchia piegate. La robustezza della vittima, soprattutto a livello del torace, suggerisce che anche in questo caso sia un uomo, più anziano però rispetto all’altra vittima, con un’età compresa tra i 30 e i 40 anni e alto circa 162 cm. Questa vittima presenta un abbigliamento più articolato rispetto all’altra, in quanto indossa una tunica e un mantello. Sotto il collo della vittima e in prossimità dello sterno, dove la stoffa crea evidenti e pesanti pieghe, si conservano infatti impronte di tessuto ben visibili relative ad un mantello in lana che era fermato sulla spalla sinistra. In corrispondenza della parte superiore del braccio sinistro si rinviene anche l’impronta di un tessuto diverso pertinente ad una tunica, che sembrerebbe essere lunga fino alla zona pelvica. Vicino al volto della vittima vi sono frammenti di intonaco bianco, probabilmente crollati dal piano superiore. A un metro circa a Est dalla prima vittima e a circa 80 cm a Est della seconda, nel corso dei lavori di scavo si sono rinvenuti altri fori; anche in questo caso si è colato il gesso rivelando la presenza non di vittime bensì di oggetti, forse persi durante la fuga. L’esplorazione manuale di questi “vuoti”, poi la forma rivelata dal gesso hanno mostrato che si tratta di cumuli di stoffa con grosse e pesanti pieghe; in particolare il cumulo vicino alla vittima 1 sembra essere interpretabile come un mantello in lana, evidentemente portato con se nella fuga dal giovane “schiavo”.
Arriva in anteprima esclusiva al cinema “Pompei. Eros e Mito” di Pappi Corsicato, un viaggio indietro nel tempo di duemila anni tra miti e personaggi che hanno reso immortale questo sito archeologico unico al mondo

Arriva in anteprima esclusiva al cinema “Pompei. Eros e Mito” di Pappi Corsicato. Con quattro milioni di visitatori all’anno provenienti da ogni parte del globo, Pompei è il sito archeologico più famoso al mondo, un luogo unico, una città perduta e ritrovata, animata nel corso dei secoli da passioni violente e dotata di un estro e una vitalità straordinari. I giochi di potere, i legami amorosi, l’ambizione smodata e il genio creativo si percepivano per le strade, si respiravano nei templi e si possono ammirare ancora oggi negli affreschi, nelle rovine, nei reperti sopravvissuti alla drammatica eruzione del 79 d.C.

Affresco pompeiano con “Leda e il Cigno” conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)
In uscita al cinema solo il 9, 10, 11 novembre 2020, “Pompei. Eros e Mito” è diretto dal poliedrico Pappi Corsicato, che di recente ha firmato anche il documentario dedicato a Julian Schnabel. Prodotto da Sky, Ballandi e Nexo Digital, in collaborazione e con il contributo scientifico del parco archeologico di Pompei e con la partecipazione del Mann, museo Archeologico nazionale di Napoli, “Pompei. Eros e Mito” è un viaggio che ci guida indietro nel tempo di duemila anni. Vengono messi a nudo i miti e i personaggi che hanno contribuito a rendere immortale questo sito archeologico unico al mondo che l’Unesco ha inserito nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dalla storia d’amore tra Bacco e Arianna nella celebre Villa dei Misteri al rapporto ambiguo tra Leda e il Cigno, dalle lotte gladiatorie sino alla disperata ricerca dell’immortalità di Poppea Sabina (seconda moglie dell’imperatore Nerone), il docu-film metterà in scena e analizzerà anche i lati meno noti e più segreti della città. Gli stessi che nel XVIII secolo portarono la Chiesa Cattolica a nascondere alcuni dei reperti più scandalosi e scabrosi recuperati duranti gli scavi.

A condurci attraverso le strade di Pompei sarà una narratrice d’eccezione: la pluripremiata Isabella Rossellini. La sua presenza e la sua voce accompagneranno gli spettatori in un percorso elegante e serrato che mostrerà come i miti e le opere ritrovate abbiano ammaliato e influenzato artisti come Pablo Picasso e Wolfgang Amadeus Mozart. Arricchiscono il percorso tra storia e arte anche le rievocazioni dei miti in chiave contemporanea ideate da Pappi Corsicato: Bacco, Arianna, Teseo, Leda, solo per citarne alcuni, indossano abiti moderni e sono sospesi in un tempo che appartiene sia al passato che al presente, per mostrare quanto l’eredità di Pompei sia ancor oggi una continua fonte di ispirazione artistica.

La colonna sonora originale del docu-film, in uscita per Nexo Digital/Sony Masterworks dal 6 novembre 2020, è firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino, che ormai da anni si cimenta raccontando in musica l’arte mondiale, tanto da essere stato premiato ai Nastro d’Argento 2019 con una Menzione Speciale per le colonne sonore originali dei film. Tra gli interventi del film quelli di Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Andrew Wallace-Hadrill, professore emerito di Studi classici, università di Cambridge; Catharine Edwards, professore di Studi classici e Storia antica – Birkbeck, università di Londra; Darius Arya, direttore American Institute for Roman Culture; Ellen O’Gorman, professore associato di Studi classici, università di Bristol.

Era il 1748 quando re Carlo III di Borbone promosse i primi scavi ufficiali a Pompei a seguito dei primi ritrovamenti della vicina Ercolano. Fu da quel momento che cominciarono a riemergere con sempre maggior chiarezza i dettagli della catastrofe del 79 d.C., anno in cui il Vesuvio seppellì intere città, tra cui Pompei ed Ercolano, e tutto il territorio circostante. Nel corso degli scavi di Pompei sono stati rinvenuti tesori, statue, affreschi, mosaici, reperti di vita quotidiana, ma anche ville e abitazioni private che ancor oggi ci raccontano la vita di una città vivace, con giardini, fontane e imponenti apparati decorativi. Sarà lungo queste antiche vie e grazie alle opere conservate al Mann – museo Archeologico nazionale di Napoli, che si avrà modo di conoscere la vita degli abitanti di Pompei prima dell’eruzione. Attenzione particolare sarà dedicata al Gabinetto Segreto del Mann, istituito dai Borbone per custodire i reperti più “scandalosi” ed esplicitamente erotici.

Le storie esplorate sono quelle di uomini e donne di cui ci restano tracce concrete perché quando il flusso piroclastico ad altissima temperatura che investì Pompei ne provocò la morte istantanea per shock termico, i corpi delle vittime rimasero nella posizione in cui si trovavano lasciando la propria impronta dopo la decomposizione. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, poco più di un centinaio di calchi sono stati realizzati da queste impronte, ispirando poeti e artisti, tra cui lo stesso Roberto Rossellini, che dedicò alla scoperta di alcuni calchi una celebre scena del “Viaggio in Italia”.
Castellammare di Stabia (Na). Il ministro Franceschini inaugura nell’ex reggia borbonica Quisisana il nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi”

L’invito alla cerimonia di inaugurazione del nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libro Orsi” a Castellammare di Stabia (Na)
Nell’estate 2018 sembrava solo un bel progetto da libro dei sogni: aprire nella reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia un museo dedicato a Stabiae. Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, l’aveva annunciato in occasione dell’inaugurazione della mostra “Alla ricerca di Stabia” all’antiquarium di Pompei: un percorso di conoscenza della storia dell’antica Stabiae attraverso le testimonianze lasciateci dai ritrovamenti nella necropoli di Madonna delle Grazie, con le sue numerose sepolture, e nel santuario extraurbano in località Privati connesso, come rivelano i reperti votivi rinvenuti, al mondo femminile, alla protezione della fertilità e delle nascite (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/08/05/alla-ricerca-di-stabia-allantiquarium-di-pompei-una-mostra-sulla-necropoli-di-s-maria-delle-grazie-e-del-santuario-dei-privati-anticipa-il-progetto-multidisciplinare-per-l/). Quel progetto si è realizzato. Giovedì 24 settembre 2020, alle 11, alla reggia di Quisisana, a Castellammare di Stabia, si inaugura il nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi”. Alla cerimonia interverranno Dario Franceschini, ministro ai Beni culturali, Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, direttore generale ad interim del parco archeologico di Pompei, e Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare di Stabia.

La reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia ospiterà il nuovo museo Archeologico di Stabia

Firma della convenzione tra Gaetano Cimmino (sindaco) e Massimo Osanna (dg Pompei) per allestire il museo Archeologico di Stabia nella Reggia di Quisisana (foto parco archeologico Pompei)
Per arrivare a questo risultato è stato necessario un passaggio intermedio: la concessione d’uso della reggia i cui recenti restauri e la riqualificazione degli spazi hanno permesso di recuperarne il corpo di fabbrica, che si colloca sulle pendici del Monte Faito, restituendo una testimonianza storica destinata a ricevere una fruizione di alto livello culturale e istituzionale. Massimo Osanna, allora direttore generale del parco archeologico di Pompei, e Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare di Stabia, hanno firmato mercoledì 15 ottobre 2019 nella sala convegni del Palazzo Reale di Quisisana la convenzione per l’istituzione del museo Archeologico nelle stanze dell’ex residenza borbonica, una location di prestigio per ospitare i reperti dal territorio stabiano, tra cui gli affreschi romani e gli oggetti provenienti dalle ville di Stabiae in parte già ospitati nell’Antiquarium stabiano, chiuso dal 1997 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/15/la-reggia-di-quisisana-ospitera-il-museo-archeologico-di-castellammare-di-stabia-firmato-laccordo-di-valorizzazione-tra-il-parco-archeologico-di-pompei-e-il-comune-di-castellammare-sara-un/).
A villa Arianna di Stabia la seconda tappa del viaggio nel mito tra “Storie di seduzione e castigo” della rassegna “Scena mitica – incontri con i mondi classici” proposta dal parco archeologico di Pompei: in scena il mito di Arianna con Corrado Bologna e Valentina Carnelutti

L’affresco di Arianna e Teseo che ha dato il nome alla Villa Arianna di Stabia (foto parco archeologico di Pompei)
Da Leda ad Arianna. Venerdì 18 settembre 2020 alle 17.30 (ingresso alle 17) a villa Arianna di Stabia seconda tappa del viaggio nel mito tra “Storie di seduzione e castigo” della rassegna “Scena mitica – incontri con i mondi classici” proposta dal parco archeologico di Pompei in collaborazione con l’associazione A voce alta, per la cura di Massimo Osanna e Gennaro Carillo. Dopo Leda, è dunque il turno di Arianna, del cui mito si parlerà nella villa omonima di Stabiae. Al microfono si alterneranno Corrado Bologna, ordinario di Filologia romanza alla Normale di Pisa, e un’interprete fra le più versatili della scena italiana, Valentina Carnelutti, attrice che spazia dal teatro al cinema, alle serie televisive. Il duo Bologna – Carnelutti proporrà un vertiginoso attraversamento del mito di Arianna, oscillando tra le fonti classiche (tra le quali spicca Ovidio), le riscritture moderne (Borges, con la sua ossessione per il labirinto e il Minotauro) e la musica (Monteverdi e Strauss; quest’ultimo su libretto di von Hofmannsthal). In questione sarà, più che il mistero di Arianna, la variazione pressoché infinita della sua vicenda. Alla domanda chi è Arianna? non si può rispondere in maniera univoca. L’eroina è al tempo stesso colei che cospira contro suo fratello, il Minotauro, colei che abbandona la patria per poi essere abbandonata da Teseo, che l’ha sedotta, ma anche la sposa di Dioniso, alla quale dunque arride un futuro più luminoso di quello tramandatoci dalla poesia tragica. In queste ambivalenze risiede il fascino ancora attivissimo di Arianna.
Valentina Carnelutti è attrice, doppiatrice e regista. Ha lavorato con registi come Marco Tullio Giordana (La meglio gioventù), Theo Angelopulos (La polvere del tempo), Paolo Virzì (Tutta la vita davanti e La pazza gioia, per il quale è stata finalista al Nastro d’Argento e candidata al David di Donatello), Andrea Segre (L’ordine delle cose), Silvio Soldini (Il colore nascosto delle cose) e molti altri. In televisione è stata protagonista di diverse serie tra cui Squadra Antimafia in cui interpreta il ruolo della politica corrotta Veronica Colombo, e I Medici. In teatro ha lavorato con, tra gli altri, Angelo Orlando, Giuseppe Bertolucci, Peter Sellars, Damir Todorovic, oltre a scrivere e dirigere lei stessa diverse pièces. È autrice del cortometraggio Recuiem che ha anche prodotto e diretto (Miglior Film al Festival di Torino 2013 e Finalista ai Nastri d’Argento 2014). Al PAF presenta il reading Ondina se ne va, tratto dal racconto del 1961 della scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann.
Intanto, come annunciato, il parco archeologico di Pompei ha messo on line la lectio di Laura Pepe con lettura scenica di Elena Bucci, protagoniste del primo appuntamento di “Scena Mitica” andato in scena al teatro Grande di Pompei lo scorso 11 settembre e dedicato al mito di “Leda e il cigno”.
Archeologia in lutto. È morto Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Stava preparando una grande mostra su Pompei e Roma

Il prof. Mario Torelli, etruscologo, archeologo, docente di archeologia e storia dell’arte greca e romana, è morto all’età di 83 anni
Archeologia in lutto. All’età di 83 anni il 15 settembre 2020 è morto a Roma, dove era nato nel 1937, Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana all’Università di Cagliari e di Perugia, allievo di Ranuccio Bianchi Bandinelli e di Massimo Pallottino. A dare l’annuncio, Massimo Osanna, da poco passato dalla direzione del parco archeologico di Pompei alla direzione generale dei musei del Mibact: “È con profondo dolore e con sentita gratitudine per il grande contributo apportato alla Cultura, che la Direzione Generale dei Musei, a nome di tutto il comparto museale e archeologico, saluta un grande uomo e un grande Maestro, Mario Torelli, oggi venuto a mancare. Da tempo e nell’ultimo periodo stava lavorando, in qualità di curatore, al progetto di una grande mostra su Pompei e Roma, che a breve avrebbe inaugurato nelle sedi di Pompei e del Colosseo, le cui Istituzioni sono oggi dirette da due suoi allievi e dove vi lavorano diversi suoi ex studenti. Un archeologo dalle importanti scoperte (come Gravisca, porto di Tarquinia) e fondamentali ricerche, grande maestro di intere generazioni di studenti che affascinava e motivava per il suo modo di fare lezione intrecciando arte, artigianato, storia politica, sociale ed economica, e di tanti allievi accompagnati lungo il percorso di prestigiose carriere. Accademico dei Lincei, Premio Balzan, studioso di vastissime conoscenze e di grande capacità critica che gli consentiva di mettere in relazione dati archeologici con fonti letterarie ed epigrafiche secondo un approccio moderno e originale, sempre estremamente rigoroso. Quale professore di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana ha insegnato in diverse Università italiane e straniere -da ultimo, quest’anno presso la Scuola Superiore Meridionale di Napoli – affrontando i principali ambiti della cultura antica, dal mondo greco a quello etrusco e a quello romano, tracciando un percorso unico nella ricerca archeologica, diventando così un punto di riferimento imprescindibile per generazioni di studiosi delle culture antiche”.
Ha diretto gli scavi del santuario etrusco di Minerva e Santa Marinella (1964 – 1966), del santuario etrusco di Porta Cerere di Veio (1966 – 1969), del santuario greco di Gravisca, l’antico porto di Tarquinia (1969 – 1979), del santuario extra-urbano di Afrodite a Paestum (1982 – 1985), del santuario di Demetra e dell’agorà di Heraclea (1985 – 1991) presso Policoro. È stato Visiting Professor presso diverse istituzioni all’estero, tra cui: università del Colorado (1974); università del Michigan (1978); università della California (1979); Scuola Normale Superiore di Parigi (1984); università di Parigi La Sorbona (1985); Collegio di Francia (1986), università di Alberta, Canada (1986); docente a Oxford (1988), università di Bristol (1993). Nel 1982 Torelli diviene membro dell’Insitute for Advanced Study di Princeton (New Jersey) e del Getty Center per la Storia dell’arte e scienze umane a Los Angeles (1990 – 1991). Curatore scientifico del museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona, è membro ordinario dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici a Firenze, è stato socio corrispondente del Mitglieder del Deutsches Archäologisches Institut, dell’Accademia delle Scienze di Torino, dell’Accademia Europea, dell’Accademia nazionale dei Lincei. Ha ricevuto la Laurea honoris causa dalle Università di Tübingen (Germania) e di Jaén (Spagna). Ha curato l’allestimento di numerose mostre archeologiche in Italia e all’estero, tra cui Gli Etruschi a Palazzo Grassi a Venezia (26 novembre 2000 – 1º luglio 2001) e L’Iliade tenutasi a Roma, al Colosseo, nel 2006.
“1528 assedio al castello di Lettere”: inaugurazione dell’allestimento museale in stile realizzato nel Torrione della Rocca al parco archeologico del Castello di Lettere (Na)

Una delle sale riallestite nel Torrione della Rocca del Castello di Lettere (foto parco archeologico di Pompei)
1528, assedio al castello di Lettere: è il titolo evocativo dato all’inaugurazione delle nuove sale museali al Mastio. Appuntamento mercoledì 16 settembre 2020 alle 10 al Parco Archeologico del Castello di Lettere, alla presenza del governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca e di Massimo Osanna, già direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, ora direttore generale dei Musei Italiani, del sindaco del Comune di Lettere Sebastiano Giordano e del direttore del castello, Paola Marzullo. L’allestimento delle sale propone la ricostruzione storica del 1528 con reperti riprodotti di epoca cinquecentesca, realizzata dal Comune di Lettere, con la supervisione scientifica del Parco archeologico di Pompei, a cura di Domenico Camardo e Mario Notomista. L’iniziativa rafforza il progetto ambizioso del sindaco, grazie al supporto del Parco archeologico di Pompei, di inserire il Castello di Lettere in un percorso di valorizzazione e promozione del patrimonio storico-culturale locale in ambito regionale e nazionale. Tale percorso è stato intrapreso già alla fine del 2018 con la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra il Comune di lettere ed il Parco Archeologico di Pompei che ha di fatto trasformato il Castello in luogo di interesse culturale e storico dell’intera Regione.
























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