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Ispica (Rg). Portato alla luce l’antico relitto greco al largo di Santa Maria del Focallo a sei metri di profondità, databile tra il VI e il V secolo a.C., al termine della sesta campagna di archeologia subacquea condotta dal dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale dell’università di Udine e dalla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Ecco i risultati

Kaukana Project: scavo subacqueo del relitto greco di Ispica nella campagna 2025 dell’università di Udine e soprintendenza del Mare (foto M Capulli, D. Innocenti, L. Maghet / uniud)

Portato alla luce l’antico relitto greco di Ispica al largo di Santa Maria del Focallo (Rg). Un altro importante tassello della storia del Mediterraneo riaffiora dai fondali della Sicilia. Al largo di Santa Maria del Focallo, nel territorio di Ispica nel Ragusano, è stato quasi del tutto portato alla luce un relitto greco che si trova a sei metri di profondità, databile tra il VI e il V secolo a.C.  Il risultato arriva al termine della sesta campagna di archeologia subacquea condotta dal dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale dell’università di Udine e dalla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Le ricerche rientrano nel più ampio progetto di collaborazione scientifica denominato Kaukana Project, voluto nel 2017 dal compianto Sebastiano Tusa e da Massimo Capulli, per la ricostruzione diacronica del paesaggio sommerso e costiero della provincia di Ragusa.

Kaukana Project: il team dell’università di Udine e soprintendenza del Mare (foto M Capulli, D. Innocenti, L. Maghet / uniud)

Si tratta infatti di un programma organico di ricerca e studio delle testimonianze storico-archeologiche conservate lungo il litorale tra le antiche città di Ispica, Kaukana e Kamarina, regolato da una Convenzione di Collaborazione Scientifica tra il DIUM e la Soprintendenza del Mare. Le attività a mare, oltre a Massimo Capulli e Fabrizio Sgroi, hanno visti impegnati Dario Innocenti e Lucrezia Maghet per l’università di Udine, Salvo Emma per la soprintendenza del Mare, Lisa Briggs e Peter Campbell per la Sunk Costs Productions. Le ricerche si sono avvalse inoltre della collaborazione della Capitaneria di Porto di Pozzallo e del supporto logistico della “3PSUB” di Paolo Ciacera che ha fornito i mezzi nautici.

Dopo una prima breve indagine nel settembre 2024, le nuove operazioni sono state realizzate nell’arco di cinque settimane tra maggio e giugno 2025, consentendo di mettere in luce ampia parte del relitto, oggetto sia di documentazione diretta, che di riprese fotogrammetriche finalizzate a ottenere un modello tridimensionale. Le indagini del 2025 sono state sponsorizzate dalla Sunk Costs Productions, che insieme alla Sikelia Productions di Martin Scorsese sta lavorando al progetto cinematografico “Shipwreck of Sicily”. Alle attività scientifiche sono state quindi alternate fasi di riprese video, che serviranno alla realizzazione di questo docufilm co-prodotto dal celebre regista americano.

Kaukana Project: scavo subacqueo del relitto greco di Ispica nella campagna 2025 dell’università di Udine e soprintendenza del Mare (foto M Capulli, D. Innocenti, L. Maghet / uniud)

La campagna di scavo del 2025, diretta da Massimo Capulli in stretto coordinamento con Fabrizio Sgroi della Soprintendenza del Mare, ha permesso la quasi completa messa in luce dei resti della nave, che si trova a circa 6 metri di profondità coperta da uno strato frammisto di sabbia, ciottoli e massi. Grazie all’utilizzo della sorbona ad acqua si è infatti potuto liberare buona parte dell’ossatura della nave, tra cui il paramezzale e una delle due ruote, nonché di individuare l’albero dell’imbarcazione con il suo piede.

Kaukana Project: pezzo di cima scoperto nello scavo subacqueo del relitto greco di Ispica nella campagna 2025 dell’università di Udine e soprintendenza del Mare (foto M Capulli, D. Innocenti, L. Maghet / uniud)

Inoltre, durante lo scavo è emerso un pezzo di cima in ottimo stato di conservazione, frammenti di ceramiche a figure nere e un piccolo unguentario con inciso in lettere greche “NAU” (nave). Dal punto di vista della costruzione navale, il relitto fa parte della tipologia “su guscio portante”, ossia quelle navi in cui le tavole del fasciame venivano rese solidali tra loro grazie a una serie di incastri detti a mortasa e tenone: ciò consentiva di ottenere una struttura (guscio) autoportante, mentre solo successivamente venivano messe in opera le ordinate, ovvero le costole della nave, con funzione solo di rinforzo.

Kaukana Project: uso della sorbona nello scavo subacqueo del relitto greco di Ispica nella campagna 2025 dell’università di Udine e soprintendenza del Mare (foto M Capulli, D. Innocenti, L. Maghet / uniud)

La nuova campagna ha permesso, grazie all’utilizzo di una sorbona ad acqua, di avanzare di circa due metri allargando la trincea di scavo fino al totale esaurimento del deposito. Sono stati inoltre documentati i resti, attraverso rilievi diretti e riprese fotogrammetriche, che hanno permesso di generare un modello tridimensionale. Sono state condotte una serie di verifiche nello stesso areale, su altri potenziali siti, utili non solo alla comprensione e tutela di questo tratto di mare, ma anche per programmare le future ricerche. Questi siti erano stati indicati alla Soprintendenza del Mare da un pescatore subacqueo locale, Antonino Giunta, che già in precedenza aveva segnalato importanti relitti.

Monfalcone (Go). In Biblioteca con la mostra “Monfalcone tra terra e mare. Dalla barca romana del Lisert al Mu.Ca.”, conferenza di apertura “I musei navali in Italia: realtà e prospettive” con il prof. Luigi Fozzati, e di chiusura “Dal relitto di Monfalcone a quello di Grado 6: cinquant’anni di scoperte nello spazio marittimo aquileiese” col prof. Massimo Capulli

Per il ciclo di incontri “Parliamone in Biblioteca” alla Biblioteca comunale di Monfalcone (Go) in via Ceriani 10, giovedì 24 aprile 2025, alle 18, in sala conferenze della biblioteca comunale di Monfalcone, la conferenza “I musei navali in Italia: realtà e prospettive” del prof. Luigi Fozzati, già soprintendente archeologo del Friuli Venezia Giulia in occasione della vernice della mostra “Monfalcone tra terra e mare. Dalla barca romana del Lisert al Mu.Ca.” aperta in biblioteca con ingresso libero fino al 30 aprile 2025, quando, alle 18, ci sarà la conferenza di chiusura “Dal relitto di Monfalcone a quello di Grado 6: cinquant’anni di scoperte nello spazio marittimo aquileiese” del prof. Massimo Capulli, docente di archeologia subacquea all’università di Udine.

Monfalcone tra terra e mare. Dalla barca romana del Lisert al Mu.Ca. Sin da quando nel 1972 vennero alla luce i resti di un’imbarcazione di epoca romana a Monfalcone, vi era la forte e lucida la consapevolezza che si trattasse della prima e vera testimonianza di quello che doveva essere lo spazio marittimo di Aquileia, l’antica città che doveva la sua fortuna alla propria posizione a guisa di cerniera tra le rotte trasmarine e i percorsi terrestri verso l’Europa nord-orientale. Negli anni a venire la moderna ricerca archeologica, estesa anche all’ambiente subacqueo, ha permesso di scoprire numerosi altri relitti, che hanno gettato nuova luce sulla navigazione antica quanto sui commerci, nonché sulla costruzione navale. In Adriatico convivevano, infatti, sia la tecnica a mortase e tenoni, comune al resto del Mediterraneo, sia quella cosiddetta cucita, e nelle acque aquileiesi queste sono rappresentate parimenti e con resti navali che coprono un ampio arco cronologico che va dalla fine del III secolo a.C. agli inizi del IV secolo d.C. La presentazione sarà una panoramica su cinquant’anni di scoperte di resti navali nello spazio marittimo aquileiese che, per quanto disomogenee per natura e ambiente di giacitura, forniscono un interessante quadro della presenza romana nelle acque dell’alto Adriatico.

Aquileia (Ud). Due convegni per celebrare i 26 anni di Aquileia sito UNESCO e i 90 anni dall’apertura dell’area archeologica del porto fluviale e della “via Sacra”: il secondo appuntamento è “Porti, approdi e rotte antiche. Vie di comunicazione e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale nel Mediterraneo” che porta all’attenzione i risultati delle ultime indagini in corso e le prospettive di valorizzazione

aquileia_fondazione_convegno-porti-approdi-e-rotte-antiche_locandinaIl 5 e 6 dicembre 2024 Aquileia celebra i 26 anni dal riconoscimento Unesco e i 90 anni dall’apertura dell’area archeologica del porto fluviale e della “via Sacra” con due convegni che si terranno negli spazi della cantina Ca’ Tullio (via Beligna 41, Aquileia) aperti al pubblico e agli operatori. E dopo il convegno “Aquileia meta sostenibile” di giovedì 5 dicembre 2024 (vedi Aquileia (Ud). Due convegni per celebrare i 26 anni di Aquileia sito UNESCO e i 90 anni dall’apertura dell’area archeologica del porto fluviale e della “via Sacra”: si comincia con “Aquileia meta sostenibile”, ospite Luca Mercalli | archeologiavocidalpassato), Si prosegue poi venerdì 6 dicembre 2024 con il convegno “Porti approdi e rotte antiche. Vie di comunicazione e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale nel Mediterraneo”, a cura di La Rotta dei Fenici – Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa, in collaborazione con la Fondazione Aquileia e la Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura. L’evento è organizzato in occasione del 90° Anniversario dell’apertura dell’area archeologica del porto fluviale di Aquileia e del 20° Anniversario della costituzione dell’Associazione Internazionale Rotta dei Fenici.

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Veduta panoramica dell’antico porto fluviale di Aquileia (foto nicola oleotto)

La prima parte di questo convegno approfondirà il tema del sistema portuale di Aquileia nell’antichità e quello della navigazione antica nell’Adriatico, portando all’attenzione i risultati delle ultime indagini in corso e le prospettive di valorizzazione. “Sarà questa l’occasione”, dice il direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi, “per celebrare i 90 anni dall’apertura, avvenuta il 4 giungo 1934, dell’area archeologica del porto fluviale e della suggestiva passeggiata della via Sacra, una delle più note e frequentate di Aquileia. I grandiosi lavori di sterro eseguiti tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta sotto la guida di Giovanni Brusin consentirono di mettere in luce uno dei complessi portuali meglio conservati della romanità. Qui tuttavia continuano le indagini archeologiche condotte dalla Fondazione, dalla Soprintendenza e dalle Università, grazie alle quali emergono preziose testimonianze dell’assetto complessivo del sistema portuale e del suo funzionamento. Parallelamente la Fondazione sta elaborando un grande progetto di restauro e valorizzazione dell’area archeologica, che punta anche a risolvere la questione delle acque stagnanti sui resti antichi, garantendone nuovamente il deflusso”. Chiuderà la mattinata una riflessione sul tema dei “saper fare” del mare, delle antiche tecniche di carpenteria navale, nate proprio in epoca fenicia e ancora oggi utilizzate in molte località del Mediterraneo, possano rappresentare non solo uno strumento di dialogo interculturale tra le comunità coinvolte, ma anche un volano per la valorizzazione di queste tradizioni quali patrimonio culturale materiale e immateriale. Nella seconda parte del convegno si analizzerà il tema della navigazione antica, delle interazioni culturali e degli scambi commerciali nel resto del bacino del Mediterraneo, a partire dall’epoca fenicio-punica, passando per l’epoca greca fino ad arrivare a quella romana. Verranno anche raccontati alcuni casi di eccellenza nel campo dell’esposizione del patrimonio archeologico subacqueo, in Italia, in Spagna e a Cipro.

Programma 6 dicembre 2024. Alle 9, registrazione partecipanti e saluti istituzionali. Sessione 1: 1934-2024. Novant’anni fa l’apertura dell’area archeologica del Porto Fluviale e della “Via Sacra”. La scoperta, le ricerche recenti, le prospettive di valorizzazione. Moderatore: Luigi Fozzati, già soprintendente Archeologia del Friuli Venezia Giulia: alle 9.30, Luca Villa, Associazione Nazionale per Aquileia, “Noi s’era qui di fronte a un impianto portuale romano di tempi ottimi…”. La scoperta e la sistemazione del Porto Fluviale e della via Sacra (1926-1934); 9.50, Marie-Brigitte Carre, École française de Rome; Claudio Zaccaria, università di Trieste, “Gli scavi del Porto fluviale (1991-2003)”; 10.10, Cristiano Tiussi, Fondazione Aquileia; Paola Maggi, università di Trieste; Luca Villa, Associazione Nazionale per Aquileia, “Lo scavo archeologico nel porto fluviale (2017-2018). Risultati e prospettive di ricerca”; 10.30, Serena Di Tonto, Paola Ventura, Soprintendenza ABAP per il FVG, “Recenti ricerche archeologiche della Soprintendenza nell’area del porto e nelle sue adiacenze”; 10.50, Daniela Cottica e Andrea Cipolato, università Ca’ Foscari Venezia, “Nuove indagini lungo la sponda orientale, progetti di didattica ed inclusione”; 11.10, coffee break; 11.30, Maria Bosco e Nicola Delbarba, università di Verona, “Primi dati sugli apprestamenti fluviali nel settore meridionale di Aquileia: gli scavi nell’ex fondo Pasqualis”; 11.50, Cristiano Tiussi, Fondazione Aquileia, “L’area archeologica del porto fluviale. I progetti di restauro, sistemazione e valorizzazione”; 12.10, Alessio Re, Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, “Scenari di dialogo e cooperazione sul boat-making”; 12.30, light lunch. Sessione 2: Vie d’acqua mediterranee. Storia dei traffici, musealizzazione e valorizzazione degli antichi saperi. Moderatore: Marie-Brigitte Carre, École française de Rome. Alle 14, Massimo Capulli, università di Udine, “Aquileia Waterscape. Navi, rotte e portualità della metropoli nord-adriatica”; 14.20, Rita Auriemma, università del Salento Lecce, “L’Adriatico dei paesaggi invisibili: i relitti raccontano le vie del mare”; 14.40, Tatiana Pedrazzi, CNR, “Interazioni culturali e scambi commerciali in epoca fenicio-punica nel Mediterraneo”; 15, Marta Novello, museo Archeologico nazionale di Aquileia, “Aquileia. Porta del Mediterraneo. Percorsi museali tra ricerca e comunicazione”; 15.20, Kostantinos Tziampasis, archeologo, “Le rotte nel Mediterraneo Orientale, tra protostoria e storia”; 15.40, Jusèp Boya, Museu d’Arqueologia de Catalunya, “Naufragi. Storia sommersa”, un percorso espositivo per raccontare la ricchezza e la diversità del patrimonio archeologico subacqueo della Catalogna e del resto del Mediterraneo; 16, Iosif Hadjikyriakos, CMMI – Cyprus Marine and Maritime Institute, “Valorizzazione e comunicazione dell’antico porto di Kition”; 16.30, discussione.

Roma. All’Istituto Archeologico Germanico il progetto di studio delle università di Regensburg e Padova in corso a Bibione sulla Villa romana di Mutteron dei Frati protagonista del convegno “Coastal Villas and Lagoon Landscapes from Roman Times to Late Antiquity” sul paesaggio delle ville costiere e lagunari d’età romana nell’Adriatico settentrionale

roma_germanico_convegno-coastal-villas-and.lagoon-landscapes-from-roman-times-and-late-antiquity_locandinaIl 17 e 18 ottobre 2024 si tiene a Roma, all’’Istituto Archeologico Germanico, il convegno “Coastal Villas and Lagoon Landscapes from Roman Times to Late Antiquity” che ha come focus il paesaggio delle ville costiere e lagunari d’età romana nell’Adriatico settentrionale. Insieme alle università di Regensburg e Padova, anche la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso vi prenderà parte con un intervento di Alessandro Asta, funzionario archeologo di questa soprintendenza, centrato sulla nascita del progetto di studio attualmente in corso a Bibione sulla Villa romana di Mutteron dei Frati. Il progetto di ricerca, condotto in collaborazione tra le università di Regensburg e Padova, su concessione del ministero della Cultura e supervisione della Soprintendenza competente, è un ideale caso di studio e riflessione sulle prospettive della tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e del paesaggio nell’ambito costiero nord-adriatico. L’interazione e cooperazione fra enti pubblici, soggetti privati e portatori di interessi della comunità locale, nell’ottica di un serrato confronto fra esigenze e competenze non sempre convergenti, ha condotto questo progetto ben oltre i limiti della comfort-zone degli archeologi, risultando una sfida più ampia e, potenzialmente, un’occasione di formazione per i professionisti della cultura del prossimo decennio.

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Foto satellitare da Google Earth con l’ubicazione della villa romana al Mutteron dei Frati (foto catalogo beni culturali / mic)

PROGRAMMA 17 OTTOBRE 2024. Alle 9.15, Words of welcome (prof. dr. Ortwin Dally, director DAI); Dirk Steuernagel, Universität Regensburg); 9.30, Conference Introduction: Alessandro Asta, “La villa romana del Mutteron dei Frati a Bibione (VE). Un progetto culturale tra tutela, ricerca e valorizzazione”; 10, The project “Roman Villa of Bibione and the surrounding area” (part 1): Alessandro Fontana (with Mattia Azzalin, Timme Donders, Wouter Gerats), “Evoluzione geomorfologica del sistema costiero di Bibione e aspetti geoarcheologici del sito del Mutteron dei Frati”; Maria Stella Busana, Alice Vacilotto (with Francesca Pandolfo), “Il territorio circostante la villa romana di Mutteron dei Frati: gli insediamenti nella fascia costiera dell’agro di Iulia Concordia tra dati pregressi e nuove ricerche di superficie”; 11.50, The project “Roman Villa of Bibione and the surrounding area” (part 2): Dirk Steuernagel, Lorenzo Cigaina. Alice Vacilotto, “I nuovi scavi della villa romana di Mutteron dei Frati: primi risultati”; Francesca Pandolfo, “I materiali ceramici dai livelli di costruzione, abbandono e spoliazione della villa romana di Mutteron dei Frati”; Chiara Girotto (with Ekaterina Sokolova, Caterina Previato, Michele Secco, Simone Dilaria, Lara Maritan), “L’analisi archeometrica dei materiali da costruzione della villa romana di Bibione: primi dati”; 14.45, Case Studies of the Adriatic (part 1): Caterina Previato (with Giovanna Falezza, Jacopo Bonetto, Eliana Bridi, Chiara Girotto, Vito Prillo, Stefania Mazzocchin, Jacopo Turchetto), “Vivere sul Delta del Po in età romana: la “villa” di San Basilio tra terra, fiume e mare”; Rita Auriemma (with Paola Maggi, Dario Gaddi), “Alle porte del mare: le ‘ville’ nelle lagune di Grado e Marano”; Paola Maggi (with Tiziana Cividini), “Ville della fascia perilagunare nel territorio sudoccidentale di Aquileia. Aspetti topografici e socio-economici”; Massimo Capulli, “Aquileia Waterscape: ricerche di archeologia subacquea tra Alto Adriatico e laguna di Grado”; Daniela Cottica (with Diego Calaon, Margherita Balan, Andrea Cipolato, Martina Bergamo, Marco Marchesini, Silvia Marvelli, Jacopo Paiano), “Uomo e ambiente lagunare: il caso del sito di Lio Piccolo sul litorale altinate”; 18, Overarching topics (part 1): Annalisa Marzano (with Lee A. Graña Nicolaou), “The Exploitation of Lagoonal Environments in the Roman World”.

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Campagna di scavo 2024 nella villa romana del Sale a Lio Piccolo diretta da Diego Calaon di Ca’ Foscari (foto unive)

PROGRAMMA 18 OTTOBRE 2024. 9.30, Overarching topics (part 2): Umberto Vincenti, “Per la composizione dello statuto giuridico delle ville marittime. Indicazioni di metodo”; Robert Matijašić, “Le ville, la costa, l’economia dell’Alto Adriatico in epoca romana”; 11.10, Case Studies of the Adriatic (part 2): Alexandra Bivolaru (with Christophe Morhange, Daniela Cottica, Diego Calaon), “Diachronic perspectives on human-environment interactions in Northern Venice lagoon”; Michele Abballe (with Federica Boschi, Marco Cavalazzi, Paolo Maranzana), “Lagoons, Marshes, and Swamps in the Roman and Late Antique Ravenna Greater Region: Settlement Patterns and Environmental Transformations”; Corinne Rousse (with Gaetano Benčić), “Loron – Santa Marina: una villa costiera e il suo fundus sul territorio settentrionale della colonia di Parentium in Istria – Croazia”; Ana Konestra (with Fabian Welc), “Roman villae in the landscapes of the Kvarner region (NE Adriatic) – insular case studies”; Emmanuel Botte (with Kristina Jelinćič), “Ricerche sulle ville romane di Dalmazia centrale”; 14.45, Case studies in the Tyrrhenian area: Michele Stefanile, “Villae maritimae nel Lazio meridionale. Ricerche tra terra e mare nel sinus Formianus e a Sperlonga”; Peter Attema, “The Roman coastal villae of the Pontine region (South Lazio) in their landscape archaeological context”; 16.10, Overarching topics (part 3): Isabella Baldini, Marina Pizzi, “Ville costiere di età tardoantica in Italia”; Federico Lizzani, “Abitare il confine tra terra e mare. Il riflesso frastagliato delle ville lagunari nelle fonti tardoantiche”

Torbole (Tn). Per gli “aperitivi scientifici” del parco naturale del Monte Baldo, incontro con il prof. Massimo Capulli (università di Udine) su “L’impresa delle “galeas per montes” (galee tra le montagne) e il relitto di Lazise”

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Il relitto della galea veneziana sui fondali del lago di Garda davanti a Lazise (foto fmcr)

La memorabile impresa delle Galeas per montes, la risalita delle navi della Repubblica di Venezia attraverso i monti trentini, ha superato non solo i valichi montani ma anche le nebbie della storia. Nel 1439, durante un’operazione bellica, venne compiuta un’impresa straordinaria. Una piccola flotta, che comprendeva anche delle vere e proprie galee da guerra veneziane, percorse un tratto montano che vide la risalita dell’Adige e l’attraversamento della Valle del Lago di Loppio fino a Torbole. Ma che relazione c’è tra questo evento storico e il relitto trovato sul fondo del lago di Garda nella zona di Lazise? Per scoprirlo, il parco naturale del Monte Baldo offre un incontro con aperitivo scientifico. Appuntamento venerdì 26 luglio 2024, alle 18, al Parco degli Ulivi a Torbole (Tn) con il prof. Massimo Capulli, esperto di Archeologia subacquea dell’università di Udine, su “L’impresa delle “galeas per montes” (galee tra le montagne) e il relitto di Lazise”. Modera l’incontro l’archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto Maurizio Battisti. L’accoglienza sarà organizzata dall’associazione Galeando. La partecipazione è gratuita, su prenotazione entro giovedì alle 17 >>>QUI.

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Il programma estivo del Parco proseguirà nelle prossime settimane con proposte esperienze da non perdere tra avventura, relax e convivialità per vivere e scoprire il fascino unico di un angolo di Natura incontaminato, una perla del territorio trentino. Le attività fanno parte del progetto di gestione e valorizzazione avviato con il nuovo Protocollo d’Intesa tra il Comune di Brentonico e la Fondazione Museo Civico di Rovereto. Il parco naturale locale Monte Baldo si trova sul territorio dei Comuni di Brentonico (ente capofila), Mori, Nago Torbole, Ala e Avio con una convenzione sottoscritta anche dalla Provincia Autonoma di Trento, dalla Comunità̀ Alto Garda e Ledro, dalla Comunità̀ della Vallagarina, dal Consorzio dei Comuni del B.I.M. Sarca – Mincio – Garda e dal Consorzio dei Comuni del B.I.M. dell’Adige. Tutte le attività sono a partecipazione gratuita, con prenotazione obbligatoria. Le attività all’aperto richiedono abbigliamento e calzature appropriate e possono essere annullate in caso di maltempo.

Rovereto. Al museo di Scienze e Archeologia per “I giovedì dell’archeologia”, Massimo Capulli dell’università di Udine parla di “Strade d’acqua: navi e navigazione interna in epoca antica” partendo dalle ricerche archeologiche subacquee nel fiume Stella

rovereto_civico_i-giovedì-dell-archeologia_strade-d-acqua_locandinaI fiumi sono le grandi vie di comunicazione del presente ma ancor più del passato, testimoni del sorgere e del fiorire delle civiltà. Ma anche fili rossi che intrecciano le storie dei popoli, e che ne conservano le tracce. Se ne parla, giovedì 11 aprile 2024, nel primo dei due appuntamenti de “I giovedì dell’archeologia”, i tradizionali incontri con gli esperti per gli appassionati dell’antico, alle 18, a ingresso gratuito al museo di Scienze e Archeologia di Rovereto. Massimo Capulli, dell’università di Udine, intratterrà il pubblico su “Strade d’acqua: navi e navigazione interna in epoca antica”. Il ciclo è organizzato dalla Società Museo Civico di Rovereto, con la Fondazione Museo Civico e la Fondazione Alvise Comel, e con il sostegno del Comune di Rovereto, della Comunità della Vallagarina e della Provincia autonoma di Trento. La partecipazione è libera e gratuita. L’attività è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento per gli insegnanti e del credito formativo per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado.

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Massimo Capulli (università di Udine)

La quasi totalità delle grandi civiltà del nostro passato è sorta lungo i fiumi o lungo coste che ben erano interconnesse all’entroterra tramite corsi d’acqua: una su tutte Roma. I fiumi sono il sistema vascolare del nostro pianeta e all’uomo hanno sempre fornito acqua per bere, cucinare o irrigare, quando ne ha avuto la tecnologia, anche energia da sfruttare. Ma i fiumi sono anche strade che non necessitano di disboscamenti e di essere lastricate: come possono quindi non conservare tracce importanti del passato? Oltre 10 anni di ricerche archeologiche subacquee nel fiume Stella, in Friuli, hanno dimostrato come molte pagine di storia possano ancora essere scritte, non solo sulle attività che l’uomo ha promosso lungo i diversi corsi d’acqua, ma soprattutto sui tanti territori che hanno attraversato.

Il secondo appuntamento giovedì 18 aprile 2024 sarà con Paolo Bellintani su “Frattesina e le vie dell’ambra nella Protostoria europea”, sempre alle 18.00, in sala conferenze “Fortunato Zeni” del museo civico di Rovereto. Ingresso libero.

Firenze. A Spazio Libri di TourismA 2024 presentato il libro “Per aquam ad astra. Studi di archeologia delle acque in onore di Luigi Fozzati” (Sap libri) a cura di Alessandro Asta e Massimo Capulli

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Tourisma 2024: “Spazio Libri”, la nuova sezione curata da Massimo Cultraro (cnr-ispc) (foto AV

TourismA 2024 ha ospitato una nuova sezione, “Spazio libri”, dove sono state illustrate, alla presenza degli autori, le ultimissime novità editoriali riguardanti la comunicazione del passato e le grandi personalità che hanno fatto la storia, in un dialogo-confronto con il curatore della sezione, Massimo Cultraro, archeologo, dirigente di ricerca al Cnr-Ispc di Catania; docente di Archeologia egea e Preistoria del Mediterraneo nelle università di Palermo, Messina e Salerno; visiting professor alla Brown University di Providence (USA). Sabato 24 febbraio 2024, Massimo Cultraro con Massimo Capulli, docente di Metodologia della ricerca archeologica all’università di Udine, co-autore insieme ad Alessandro Asta, funzionario archeologo della soprintendenza Abap di Venezia, il libro “Per aquam ad astra. Studi di archeologia delle acque in onore di Luigi Fozzati” (Sap libri).

Per aquam ad astra”, sintetizza Massimo Capulli per archeologiavocidalpassato.com, “si inserisce nella lunga tradizione di libri che vengono fatti in onore di grandi studiosi da parte degli allievi. Io e Alessandro Asta, che è funzionario della soprintendenza a Venezia, mentre io insegno a Udine, siamo forse tra i primi allievi di Luigi Fozzati. Io sono stato il suo primo laureato quando insegnava a contratto a Venezia, e Alessandro Asta ha preso il suo posto in soprintendenza.

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Copertina del libro “Per aquam ad astra. Studi di archeologia delle acque in onore di Luigi Fozzati” a cura di Alessandro Asta e Massimo Capulli (Sap libri)

“E così – continua – abbiamo deciso di dedicargli un volume andando a collezionare i contributi di colleghi e amici che hanno incrociato la sua lunghissima carriera all’interno del ministero. È stato un lavoro complesso perché significava andare a ritrovare persone con cui noi non abbiamo avuto a che fare direttamente, persone che hanno lavorato con lui in soprintendenza quando era in Piemonte, persone che hanno lavorato con lui quando ancora prima di entrare nel ministero era cultore della materia all’università di Roma, all’istituto Orientale di Preistoria. Molte persone sono andate in pensione, e quindi bisognava cercare le e-mail: cose anche un po’ pratiche. Però alla fine siamo riusciti a mettere insieme ben 61 contributi che si condensano in 540 pagine. Quindi un volume assolutamente corposo che riflette un po’ quelle che sono le anime di Luigi Fozzati. Quindi, al di là di una introduzione di tipo biografico curata dall’ex direttore generale Luigi Malnati e dal fratello di Fozzati, Giorgio Fozzati, c’è tutta una parte dove lui ha lavorato a lungo: quindi Venezia e laguna, dove è stato direttore di Nausicaa; la regione Friuli-Venezia Giulia, dove ha finito la sua carriera come soprintendente; e poi ci sono altre aree tematiche che sono l’archeologia costiera del Mediterraneo, l’archeologia umida e lacustre, studi di carattere generale, e ultimi ma non ultimi – conclude – anche i contributi di colleghi stranieri che hanno voluto scrivere in onore di Luigi: grandissimi studiosi come Xavier Nieto, Katerina Dalla Porta, Eric Rieth, insomma persone che hanno segnato pagine molto importanti dell’archeologia subacquea mondiale”.

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Luigi Fozzati uno dei curatori della mostra “Thalassa” al Mann (foto graziano tavan)

Luigi Fozzati (Ivrea, 21 giugno 1951) archeologo subacqueo, antropologo del mare e delle acque. Laureatosi nel 1973 all’università di Torino, dopo un breve periodo come assistente all’università La Sapienza di Roma (1976-‘79), nel 1979 entra a far parte della soprintendenza per i Beni archeologici del Piemonte, prima come ispettore archeologo e poi archeologo direttore, ruolo che ricoprirà successivamente anche alla soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto (1993-2008), dove darà vita al Nucleo Archeologia Umida Subacquea Italia Centro Alto Adriatico (NAUSICAA), e infine sarà soprintendente per i Beni archeologici del Friuli Venezia Giulia (2008-2016). Parallelamente come archeologo subacqueo farà parte del Servizio Tecnico per l’Archeologia Subacquea del ministero per i Beni e le Attività culturali (Roma, 1987-2016) e terrà anche l’insegnamento di Archeologia subacquea all’università Ca’ Foscari di Venezia (1994-2011). Già presidente nazionale dell’Associazione Italiana Archeologi Subacquei-AIASub (2003-2009) e socio fondatore dell’Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale, è attualmente membro dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee e socio fondatore dell’Istituto Italiano di Archeologia Subacquea.

Aquileia. Al via “Suggestioni archeologiche” al museo Archeologico nazionale sul tema “Da Aquileia a Grado: archeologia tra città, laguna e mare”. Si inizia con le nuove scoperte di relitti nella laguna di Grado

aquileia_fondazione_suggestioni-archeologiche-estive_2023_locandinaAd Aquileia è tutto pronto per le “Suggestioni Archeologiche” 2023. Comincia giovedì 6 luglio 2023, alle 17.15, la tradizionale rassegna estiva di conferenze a tema archeologico organizzate dal museo Archeologico nazionale di Aquileia in collaborazione con l’Associazione nazionale per Aquileia. Il tema approfondito nel corso degli incontri di quest’anno sarà “Da Aquileia a Grado: archeologia tra città laguna e mare” e vedrà anche la partecipazione della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del FVG, che ha la direzione scientifica degli scavi, e della Fondazione Aquileia. Gli interventi degli esperti coinvolti consentiranno di esplorare la storia dell’antico scalo portuale di Grado nei suoi rapporti con la città di Aquileia e con il complesso sistema di approdi ad essa connesso. Sarà un’occasione per aggiornare il pubblico sulle scoperte archeologiche degli ultimi anni, che stanno arricchendo il quadro della laguna di nuovi dettagli sulla frequentazione di tutta l’area e sulla fitta rete di vie di acqua e di terra che costituivano uno degli empori più vivaci del mondo antico: Aquileia porta del Mediterraneo resta una delle sezioni espositive più significative del rinnovato percorso museale. Tutte le conferenze, a ingresso gratuito, si terranno al museo Archeologico e saranno seguite da un momento conviviale con degustazione di sapori del territorio offerto dal Comune di Aquileia con l’Associazione Imprenditori di Aquileia “Aquileia te salutat”. Per partecipare è consigliata la prenotazione scrivendo a bookshopmanaquileia@gmail.com  o telefonando al numero 0431 91016 (da martedì a domenica dalle 10 alle 18).

aquileia_fondazione_suggestioni-archeologiche-estive_2023_incontro-6-luglio_locandinaIL PROGRAMMA Si inizia giovedì 6 luglio 2023, alle 17.15, con “Aquileia e il mare: nuovi relitti e spunti di ricerca”: Giorgia Musina, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del FVG, e Massimo Capulli, dell’università di Udine, faranno esplorare i fondali della laguna di Grado svelandoci le novità delle ultime scoperte archeologiche. Ci sarà tempo anche per un brindisi all’ombra del cedro, offerto da Aquileia te Salutat e Comune di Aquileia. Gli appuntamenti continueranno nei successivi giovedì di luglio, sempre alle 17.15: GIOVEDI’ 13 LUGLIO, Giorgia Musina (SABAP FVG) e Dario Gaddi (Archeotest s.r.l.) su “Aquileia e Grado: nuovi scavi nel castrum”; GIOVEDI’ 20 LUGLIO, Cristiano Tiussi (Fondazione Aquileia) su “Gli scavi della Fondazione Aquileia nel porto fluviale: le nuove scoperte”; GIOVEDI’ 27 LUGLIO, Luca Villa (Associazione Nazionale per Aquileia) su “Splendidae Ecclesiae. Monumenti cristiani di Aquileia e Grado (Nova Aquileia)”.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale, in presenza e on line, il convegno “I Bronzi di Riace. 50 anni di studi e ricerche”. Ecco tutto il programma: oltre trenta tra i massimi studiosi italiani e stranieri insieme per tre giorni di confronto, proposte e nuove ricerche. L’archeologia subacquea incontra l’arte antica, il restauro e la valorizzazione del territorio nel Cinquantesimo del ritrovamento dei Bronzi

Cinquant’anni. Tanti ne sono passati da quel 16 agosto 1972 quando il sub Stefano Mariottini scoprì i Bronzi di Riace, due magnifiche statue in bronzo risalenti alla metà del V secolo a.C. Cinquant’anni in cui questi due eroi venuti dal mare sono diventati tra le sculture antiche più celebri al mondo, capaci di attrarre folle estasiate di ammiratori, vere icone di un intero territorio, la Calabria. Una regione che quest’anno ha voluto festeggiarli con un programma diffuso di eventi, per far scoprire tanti aspetti della sua cultura millenaria: arte e paesaggio, borghi e identità enogastronomiche, minoranze linguistiche e tradizioni artigianali.

reggio-calabria_archeologico_convegno-bronzi-di-riace-50-anni-di-studi-e-ricerche_locandina-invitoRientra in questo ricco calendario il convegno internazionale “I Bronzi di Riace. 50 anni di studi e ricerche” in programma dal 10 al 12 novembre 2022 al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: oltre trenta tra ricercatori e studiosi che dal 16 agosto del 1972 ad oggi si sono occupati dei Bronzi di Riace si ritrovano sulla terrazza del MArRC per il convegno internazionale a cura del Segretariato Regionale del Ministero della Cultura per la Calabria: tre giorni di presentazioni, approfondimenti, nuovi rilevamenti e proposte intorno ai due guerrieri di bronzo dei quali da luglio 2022 si celebra l’anno del ritrovamento. Per accedere al Convegno, causa posti limitati, è necessario registrarsi, al link prenotazione@bbpromoservice.it. Il Convegno verrà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook del Segretariato regionale del MiC per la Calabria https://www.facebook.com/beniculturalicalabria.

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Panorama sul mare dal parco di Capo Colonna (Crotone) (foto federico neri)

L’archeologia subacquea incontra così l’arte antica, il restauro e la valorizzazione del territorio con quattro sezioni dedicate di approfondimento che vedranno alternarsi al tavolo grandi studiosi, archeologi, e non solo, italiani e stranieri. I Bronzi di Riace non rappresentano solo due statue, ma un intero ecosistema culturale, quello della Magna Grecia, quello del cuore del Mediterraneo. Nei tre giorni di incontri si svilupperanno diversi temi.

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Il mare davanti alle spiagge di Riace: qui vennero ritrovati i due Bronzi (foto roberto papalia)

Nella sezione archeologia subacquea del convegno sono presentate le campagne di ricerca che hanno interessato l’area del ritrovamento dei Bronzi fino al 29 ottobre 2022. Tra gli appuntamenti, i diretti protagonisti delle indagini di ricerca archeologica sui fondali antistanti Riace Marina presentano al pubblico i risultati delle attività di ricerca con focus su uno scavo archeologico “inverso”, a partire dal giorno di rinvenimento fino alla più recente campagna di indagine condotta dal Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Calabria con il proprio funzionario archeologo subacqueo d’intesa con i reparti di specialità dell’Arma dei Carabinieri – Nucleo Carabinieri subacquei di Messina, Centro addestramento Carabinieri subacquei di Genova e Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza.

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Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: il volto del bronzo A (foto MArRC)


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Il volto del guerriero B, uno dei due Bronzi di Riace esposti nel museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

La sezione Storia dell’Arte Antica del convegno propone gli studi che fin dalla scoperta sono stati elaborati e che non accennano a pause, testimonianza dell’importanza del rinvenimento delle due statue nel mare di Riace e della loro attualità. “I Bronzi di Riace: 50 anni di studi e ricerche” presenta gli ultimi risultati, tra i quali l’importante contributo di recentissime ricerche in Grecia con l’individuazione dell’area dove vennero fuse le due statue. Una nuova serie di studi rivela anche l’importanza della ricostruzione delle rotte mediterranee nell’antichità, supportate da sempre più numerosi rinvenimenti di relitti con relativo carico. Due relazioni affronteranno questa problematica giungendo a conclusioni importanti per l’archeologia subacquea.

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Nuccio Schepis durante i restauri dei Bronzi di Riace

Per la sezione del restauro il convegno internazionale pone a confronto studi interdisciplinari per la prevenzione e protezione dei Bronzi di Riace. La storia dei Bronzi di Riace non termina con la loro scoperta e recupero: la conservazione delle due statue costituisce di fatto una serie di capitoli che si aggiungono a quanto già finora detto e illustrato. Le relazioni del Convegno aprono nuovi scenari, dove si percorrono strade nuove circa la manutenzione ordinaria e straordinaria dei due capolavori, sottoposti a impatti nuovi e continui da affrontare in tempi rapidi e con cognizione di causa. In questo senso, i Bronzi di Riace diventano di fatto dei veri apripista per nuove tecniche e metodi di restauro per quanto il Mediterraneo ha conservato nei suoi fondali, oggi interessati da inquinamenti che danno vita a nuove sfide anche per l’archeologia subacquea.

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Visitatori nella sala che ospita i Bronzi di Riace nel museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto federico neri)

La quarta sezione insiste sulle nuove vie della valorizzazione. Nell’ultimo quarto del XX secolo il mondo è radicalmente cambiato con l’affermazione di internet e di nuove tecniche di comunicazione. La globalizzazione ha trasformato il modo di percepire la realtà, anche quella che fino a pochi anni fa era rappresentata dai musei di archeologia. La trasformazione in atto riguarda anche i Bronzi di Riace e tutta l’archeologia subacquea del Mediterraneo: dalle tecniche antisismiche per la conservazione dei reperti alle luci, dalla temperatura al grado di umidità determinato dal numero di visitatori presenti. Nuova e determinante importanza viene inoltre conferita all’ambiente che ha custodito nel tempo i siti archeologici sommersi: l’acqua del Mediterraneo, che diventa co-protagonista insieme ai Bronzi di Riace.

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Riace: il recupero del Bronzo A nel 1972 (foto per gentile concessione del Comune di Riace)

IL PROGRAMMA. GIOVEDÌ 10 NOVEMBRE 2022. Alle 9.30, i saluti istituzionali introdotti da Fabrizio Sudano. Alle 11, relazioni introduttive: modera Fabrizio Sudano. Daniele Castrizio su “Lo studio dei Bronzi di Riace. Interpretazione e ipotesi. La figura di Paolo Moreno (1934-2021)”; Luigi Fozzati, Andrea Camilli su “Il Mediterraneo e il rinvenimento di reperti bronzei: dal caso alla necessità”. Dopo la pausa pranzo, alle 15 inizia la Sezione Archeologia subacquea (dalle 15 alle 19): moderano Elena Calandra e Luigi Fozzati. Pier Giovanni Guzzo su “La scoperta dei Bronzi 50 anni dopo”, Fabrizio Sudano su “I Bronzi e la Soprintendenza Archeologica della Calabria”, Daniela Gandolfi su “La campagna archeologica subacquea di Nino Lamboglia”, Alice Freschi su “La ricerca di archeologia subacquea della Soprintendenza archeologica della Calabria negli anni 1980-1981 nelle acque di Riace”. Dopo il coffee break, si riprende alla 16.50: Luigi Fozzati, Alessandra Ghelli su “Le prospezioni subacquee del 2004”, Giusi Grimaudo, Massimo Capulli su “Il progetto Archeomar a Riace”, Alessandra Ghelli su “Recenti attività di ricerca archeologica”, Lorenzo E. Baumer su “Statue dal mare: aspetti archeologici”, Marco Anzidei, Giuseppe Mastronuzzi, Giovanni Scicchitano su “Variazioni del livello marino lungo le coste della Calabria in epoca storica”. Chiude il dibattito.

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La copia in bronzo della testa del Guerriero A dei Bronzi di Riace con i colori originali (foto mic)

IL PROGRAMMA. VENERDÌ 11 NOVEMBRE 2022. Alle 9.30 inizia la Sezione Storia dell’arte antica (dalle 9.30 alle 12.50): moderano Daniele Castrizio e Fausto Zevi. Ludovico Rebaudo su “Archeometria, anatomia, tradizione. Dati sull’aspetto originale dei Guerrieri di Riace”, Maurizio Paoletti su “I restauri antichi del Bronzo di Riace B”, Vincenzo Franciosi su “ἐπί δόρυ, dalla parte della lancia; ἐπ᾽ἀσπίδα, dalla parte dello scudo”, Konstantinos Tziampasis su “Le origini dei Bronzi di Riace da Argos. Una nuova lettura dei vecchi dati e una probabile soluzione di un enigma archeologico”. Dopo il coffee break, si riprende alle 11.20: Koichi Hada su “Da Argos a Roma: Storia di colore dei Bronzi di Riace”, Vinzenz Brinkmann, Ulrike Koch-Brinkmann su “Una sperimentazione archeologica del Liebieghaus Polychromy Research Project sui bronzi di Riace”, Antonio Corso su “Le statue da Riace, il torso Valentini e l’Atleta di Stefano nel contesto della nostalgia per l’età eroica dello stile severo”.

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I tecnici, dopo i lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono estremamente fragili

Dopo la pausa pranzo, alle 15 inizia la Sezione Restauro (dalle 15 alle 19): modera Alessandra Marino. Giovanna De Palma su “Il Restauro dei Bronzi dal 2005 al 2015”, Francesca Angelo su “I bronzi recuperati dal mare: problematiche e tecniche di restauro”, Nuccio Schepis, Paola Donati su “I Bronzi di Riace: storia, ricerca e problematicità del restauro del bronzo archeologico”. Roberto Ciabattoni su “Protezione e Prevenzione: le soluzioni impiegate per la protezione e la sicurezza dei bronzi nel corso degli anni. Manipolazioni, esposizioni e monitoraggi”, Mario Micheli, Massimo Vidale su “I procedimenti costruttivi dei Bronzi di Riace nel dibattito critico degli ultimi decenni”. Dopo il coffee break, si riprende alle 17: Gerardo De Canio su “Progettazione e istallazione al museo di Reggio Calabria dei basamenti con isolamento sismico per i Bronzi di Riace”, Marialuisa Mongelli su “Modellazione e analisi numeriche dei Bronzi di Riace”, Ivan Roselli su “Sperimentazione in laboratorio dell’efficacia antisismica dei basamenti isolati per i Bronzi di Riace”, Vincenzo Fioriti su “Elaborazioni video innovative a supporto di una corretta progettazione dei basamenti con isolamento sismico per statue”. Chiude il dibattito.

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Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, alla presentazione di “Notti d’estate 2022” (foto MArRC)

IL PROGRAMMA. SABATO 12 NOVEMBRE 2022. Alle 9.30 inizia la Sezione Valorizzazione (dalle 9.30 alle 13): modera Filippo Demma. Carmelo Malacrino su “I Bronzi di Riace e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria”, Davide Bennato, Andrea Gennaro su “Promozione e comunicazione: libri, riviste, filmati e pubblicità”, Paolo Giulierini su “Il Mediterraneo in una stanza. Valorizzazione e contesto”, S. Rinaldi Tufi su “Non solo Mediterraneo. Viaggi e commerci a lunga percorrenza oltre il mare nostrum”, Pippo Cappellano su “Storia e vicende del primo documentario sui Bronzi di Riace”. Alle 11.10, il dibattito. Alle 11.30, le conclusioni con Barbara Davidde. Alle 12, proposta di candidatura dei Bronzi di Riace a Patrimonio UNESCO. Comunicazione della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Udine. All’università e in streaming su Teams il seminario conclusivo del progetto “BENĀCUS – Ricerche storico-archeologiche e prospezioni geofisiche integrate per una mappatura del patrimonio culturale sommerso del lago di Garda” per il recupero di fonti archeologiche inedite da affiancare a quelle storico-archivistiche nella ricostruzione delle vicende della flotta veneziana tra XV e XVI secolo

Locandina del seminario sul progetto “Banacus” dell’università di Udine, anche in streaming
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Prospezioni archeologiche subacquee nelle acque del lago di Garda, lungo la sponda veronese (foto uniud)

Martedì 19 ottobre 2021 seminario conclusivo del Progetto di Ricerca Dipartimentale (PRID) “BENĀCUS – Ricerche storico-archeologiche e prospezioni geofisiche integrate per una mappatura del patrimonio culturale sommerso del lago di Garda”. L’evento verrà offerto in modalità ibrida: studenti e personale interno dell’università di Udine potranno assistere in presenza previa prenotazione, mentre il pubblico esterno potrà seguire la diretta trasmessa su Teams. Nato dalla collaborazione tra il dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale dell’università di Udine e il dipartimento di Matematica e Scienze della Terra dell’università di Trieste, e forte dell’accordo con la soprintendenze locali, il progetto PRID “Benacus” ha portato avanti un’analisi autoptica della sponda veronese del lago di Garda per il recupero di fonti archeologiche inedite da affiancare a quelle storico-archivistiche nella ricostruzione delle vicende della flotta veneziana tra XV e XVI secolo. A conclusione delle ricerche, il DIUM organizza il seminario “BENĀCUS – Ricerche storico-archeologiche e prospezioni geofisiche integrate per una mappatura del patrimonio sommerso del lago di Garda”, curato da Massimo Capulli (responsabile scientifico del progetto) e dal prof. Andrea Zannini, in programma per il pomeriggio di martedì 19 ottobre 2021, alle 16, a Palazzo Antonini-Cernazai, Aula 13 (ex 14), in via Petracco 8 a Udine. Interverranno anche Giovanni Falezza e Alessandro Asta in rappresentanza delle soprintendenze Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo, Vicenza e per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso.

Relitto di una galea veneziana sui fondali della sponda veronese del lago di Garda (foto uniud)

“BENĀCUS – Ricerche storico-archeologiche e prospezioni geofisiche integrate per una mappatura del patrimonio culturale sommerso del lago di Garda” è un progetto del dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’università di Udine in collaborazione con il dipartimento di Matematica e Scienze dell’università di Trieste (referente prof. Michele Pipan) e il dipartimento di Ingegneria industriale dell’università di Firenze (referente prof. Benedetto Allotta), ed in accordo con la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. L’obiettivo principale è di condurre una ricerca interdisciplinare che abbia per oggetto la sponda veronese del lago di Garda, finalizzata in primis alla ricostruzione storico-archeologica delle vicende connesse alla flotta della Serenissima nel periodo compreso tra la guerra veneto-viscontea e quella di Cambrai. La ricerca e la mappatura si avvalgono di una metodica interdisciplinare che prevede la raccolta e analisi delle fonti storico-archivistiche, lo spoglio dell’inedito archeologico disponibile presso gli uffici della Soprintendenza e l’organizzazione di campagne di prospezione strumentale. Queste ultime si basano sull’uso combinato di AUV (Autonomous Underwater Vehicle) e sistemi acustici, quali il Side Scan Sonar e il Sub Bottom Profiler, elettrici ERT (Electrical Resistivity Tomography) ed elettromagnetici GPR (Ground Penetrating Radar). La validazione finale del carattere archeologico delle segnalazioni/anomalie esito delle campagne di prospezione strumentale è affidata ad analisi autoptica da parte di archeologi subacquei fino ad una profondità massima di 50 metri, mentre per i siti più profondi ci si avvarrà di ROV, in questo caso dotati di fotocamere professionali e manipolatori che consentono in remoto di produrre una prima documentazione e prelevare eventuali campioni. Quest’attività farà sì che per ogni zona oggetto di indagine saranno disponibili le seguenti informazioni: coordinate precise di ciascun sito; documentazione video–fotografica; dimensioni e possibile datazione.