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La Fondazione museo civico di Rovereto pubblica il programma dell’edizione 2022 del film festival RAM – Rovereto – Archeologia – Memorie, dedicato al patrimonio culturale materiale e immateriale, con il focus “Sguardi al femminile”: 62 film in concorso per 4 premi tecnici più quello del pubblico, e due film fuori concorso. E poi incontri al bistrot e al circolo ed eventi speciali a teatro

rovereto_rassegna-RAM_locandina-2022Con la pubblicazione del programma la Fondazione museo civico di Rovereto inizia a scoprire le carte dell’edizione 2022 del film festival RAM – Rovereto – Archeologia – Memorie, dedicato al patrimonio culturale materiale e immateriale, a Rovereto dal 28 settembre al 2 ottobre 2022, con il focus “Sguardi al femminile”: un riflettore puntato sul ruolo delle donne nella storia, su parità di genere e opportunità attraverso testimonianze di registe, archeologhe, scrittrici, anche da zone di crisi e da quei paesi in cui cultura e formazione non sono scontate, soprattutto per le donne. La formula del Festival prevede proiezioni, incontri, corsi di formazione, visite alla scoperta del territorio. Il Teatro Zandonai, gioiello settecentesco della città, ospita le proiezioni dei film, gli eventi speciali e gli archeobook brunch. Ma la settimana del festival è anche occasione per scoprire il centro storico e il territorio attraverso gli appuntamenti del festival diffuso.

rovereto_rassegna-RAM_immagine-web-locandinaI film. Il programma dei film si articola in cinque giornate di proiezioni. In calendario 62 film (9 dei quali per il focus Sguardi al femminile) suddivisi nelle quattro sezioni che concorrono ad altrettanti premi assegnati da giurie composte da professionisti che operano nel campo del cinema, della cultura e della tutela del patrimonio. : 16 in concorso per il premio CINEMA ARCHEOLOGICO e la menzione speciale Archeoblogger, con tre prime nazionali; 17 in concorso per il premio CULTURA ANIMATA con 4 prime nazionali, 1 europea e 1 assoluta; 16 in concorso per il premio SGUARDI DAL MONDO e la menzione speciale CinemA.Mo.Re con 2 prime nazionali e 2 assolute; 13 in concorso per il premio L’ITALIA SI RACCONTA con 1 prima nazionale e 2 assolute. Tutti i film concorrono al premio “RAM film festival”, decretato dal pubblico in sala tramite votazione. Le mattinate di mercoledì, giovedì e venerdì sono dedicate alle scuole che hanno partecipato al progetto CINEMaSCUOLA. Due momenti sono dedicati in particolare al cinema d’animazione, venerdì pomeriggio e sabato mattina.

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Frame del film “Power of Rome” di Giovanni Troilo con Edoardo Leo

Gli eventi. Due serate speciali la sera: venerdì 30 settembre 2022, alle 20.30, al teatro Zandonai, proiezione del film fuori concorso “Power of Rome” di Giovanni Troilo (Italia, 2022, 83′). Saranno presenti il regista Giovanni Troilo e gli autori Luca Lancise e Donato Dallavalle. Il film è stato ideato per il compleanno di Roma del 2022 e interpretato da Edoardo Leo in cui si intreccia fiction e documentario. Sabato 1° ottobre 2022, alle 20.30, al teatro Zandonai, “Donne valorose”: Serena Dandini accompagna il pubblico alla scoperta delle molte donne esempi di forza, di valore, di straordinario contributo all’umanità, partendo dal suo libro “Il catalogo delle donne valorose”.

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Copertina del libro “Archeosocial 2.0” di Antonia Falcone

Durante la settimana, incontri informali con ospiti d’eccezione, per una chiacchierata davanti a un aperitivo o per un brunch. Per “Incontri al bistrot” di Alfio Ghezzi al Mart, mercoledì 28 settembre 2022, alle 17.30, “Patrimonio in ostaggio” con Lorenzo Pella, comandante del Nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine, e con Giuseppe Guastella, giornalista di cronaca giudiziaria del Corriere della Sera. Modera Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Venerdì 30 settembre 2022, alle 17.30, “Donne che minacciano il potere” con Mariarosaria Barbera, archeologa e autrice di libri sulle donne nell’antichità. Modera Marco Perinelli, archeologo e giornalista. Per “Incontri al circolo”, giovedì 29 settembre 2022, alle 17.30, nello storico locale del Circolo operaio nel quartiere di Santa Maria, “La legge della spada” con Andrea Rossini, esperto di scherma storica. Modera Maurizio Battisti, archeologo Fondazione Museo Civico di Rovereto. Per “Archeobook brunch”, sabato 1° ottobre 2022, alle 12, un momento informale immersi tra archeologia e libri nella sala bar del teatro Zandonai, “L’archeologia che riscrive il web” con Antonia Falcone, archeologa e autrice di “Archeosocial 2.0” (2018). Domenica 2 ottobre 2022, alle 12, nella sala bar del teatro Zandonai, “L’uomo preistorico era anche una donna” con Enza Elena Spinapolice, archeologa, insegna Preistoria e protostoria del Mediterraneo e Archeologia e culture del Paleolitico all’università di Roma La Sapienza.

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La copertina del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte)

A chiudere il programma degli incontri, domenica 2 ottobre 2022, al pomeriggio, l’appuntamento con Maurizio Zulian e Graziano Tavan, autori del volume sull’Egitto fresco di stampa “Nella terra di Pakhet”. Alle 17.30, al teatro Zandonai, Graziano Tavan intervista Maurizio Zulian sui viaggi compiuti per realizzare il volume “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” (Marsilio, 2022), con particolare attenzione alla zona di Amarna.

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Il regista Alberto Castellani al Museo Guimet di Parigi per le riprese del film “Afghanistan” (foto media venice)

Ma non è finita, al teatro Zandonai c’è un’ultima chicca nel programma del RAM 2022. Dopo la premiazione del film vincitore del premio del pubblico (i film premiati dalle giurie tecniche erano stati invece annunciati alle 10.30 nella sala bar del teatro Zandonai), anteprima assoluta fuori concorso del film “Afghanistan. Tracce di una cultura sfregiata” di Alberto Castellani (Italia, 2022, 52′), consulenza scientifica: Massimo Vidale, Anna Filigenzi, Luca Maria Olivieri, Mohammed Fahim Rahmi (vedi “Afghanistan: tracce di una cultura sfregiata”: il regista veneziano Alberto Castellani svela in anteprima il suo nuovo film che racconta di un Paese martoriato, un popolo umiliato, una cultura millenaria e un patrimonio archeologico ricchissimo a rischio; con il contributo dei massimi esperti in materia | archeologiavocidalpassato).

Torino. Al museo Egizio per “Incontro con gli autori” presentazione in presenza e on line del libro di Mariarosaria Barbera “Donne romane in esilio a Ventotene”

torino_egizio_conferenza_donne-romane-in-esilio-a-ventotene_barbera_locandinaNuovo appuntamento con l’autore al museo Egizio di Torino. Lunedì 9 maggio, alle 18, incontro con la prof.ssa Mariarosaria Barbera, già direttore del parco archeologico di Ostia antica, che presenterà il suo libro “Donne romane in esilio a Ventotene” (Ultima Spiaggia editore) in dialogo con il direttore del museo, Christian Greco. L’incontro è in presenza nella sala Conferenze del museo Egizio. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it. Il posto in sala verrà riservato fino alle 18. Per l’accesso è necessario indossare la mascherina FFP2. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo (https://www.youtube.com/watch?v=qT_AWAO6Yjs).

Barbera-Mariarosaria

Mariarosaria Barbera

Costruita a Ventotene per lo svago della famiglia imperiale, la Villa di Punta Eolo, lussuosa ma battuta dai venti, divenne presto la prigione a cui gli imperatori, da Augusto a Domiziano, destinarono le donne scomode della loro famiglia. Alle figlie, mogli, nipoti, prive di diritti politici in quanto donne e condannate a un esilio in più casi seguito dalla morte, si preferì imputare accuse di natura sessuale, a copertura di attività politiche e comportamenti che risultavano ostili al potere. Sullo sfondo di Ventotene e della sua Villa, prendono vita in questo libro le storie di donne come Giulia, figlia di Augusto, di sua figlia Agrippina Maggiore, di Ottavia moglie di Nerone e di altre che, come loro, tentarono di opporsi a un potere sempre più invasivo al quale il Senato e il popolo romano finirono con l’asservirsi totalmente. Insieme con esse, sfilano i ritratti degli uomini che le condannarono, a partire da Augusto fino a Nerone e Domiziano.

“Salviamo l’archeologia italiana”: nuovo appello di 200 tra archeologi, storici dell’arte, architetti, funzionari e docenti universitari per fermare la riforma Franceschini e aprire un confronto

La sede del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo a Roma

La sede del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo a Roma

A fine gennaio l’appello “Salviamo l’archeologia italiana”, lanciato dall’associazione degli archeologi del pubblico impiego – comparto MiBACT (API-MiBACT) all’indomani delle comunicazioni del ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, sullo schema di decreto ministeriale di riforma dell’organizzazione del ministero (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/27/salviamo-larcheologia-italiana-appello-denuncia-degli-archeologi-del-pubblico-impiego-contro-il-decreto-franceschini-che-smantella-le-soprintendenze-archeologiche/). Un mese dopo a Firenze a Tourisma un’assemblea degli archeologi italiani ha ribadito il “no” alla riforma per salvare l’archeologia italiana. Passa un altro mese e nei giorni scorsi siamo a Roma al raduno nazionale “Archeologi (ma non solo) contro una riforma –caos” con un nuovo appello “Stop alla riforma Franceschini. Si discuta insieme”, firmato da 200 tra archeologi, storici dell’arte, architetti, funzionari e docenti universitari. Una giornata di lavori “per denunciare i guasti e il sostanziale caos che le misure adottate dal ministro Dario Franceschini, aggravate dalla legge Madia, stanno producendo in una rete di tutela e ricerca già grandemente indebolita”. Misure, dicono gli operatori, “calate dall’alto senza alcuna discussione né organicità”. Negli interventi – tra i molti, Pietro Giovanni Guzzo, l’ex sottosegretario ai beni culturali Roberto Cecchi – si parla di personale sotto organico, di “una totale latitanza di progetto culturale” e di norme che “legano le mani alla tutela, mentre il consumo del suolo incalza”. La richiesta, si legge nel documento finale, è innanzitutto quella di “una moratoria effettiva all’applicazione della riforma Franceschini per la mancanza di una precisa analisi dei fabbisogni di risorse, economiche e professionali, necessarie al buon funzionamento degli istituti” e “il mancato rispetto degli standard museali nei musei istituiti come autonomi o raccolti nei Poli”. Si auspica un confronto e una “stretta collaborazione Mibact e Miur” nel “rafforzamento della tutela del patrimonio culturale”, dice anche l’ex soprintendente all’archeologia di Roma Mariarosaria Barbera. Ma le critiche degli operatori riguardano anche “la mancanza di un rendiconto sull’attuazione del primo anno della riforma; la creazione dell’Istituto centrale di archeologia senza l’ampia consultazione promessa dal ministro; la separazione tra tutela e valorizzazione; il declassamento della funzione conoscitiva e del riconoscimento delle specializzazioni tecniche a partire da quelle del soprintendente”.

Piramide Cestia: entro dicembre ultimati i restauri pagati da mecenate giapponese. Il ministro: un esempio per le nostre aziende (che ora possono usufruire dell’Art Bonus)

Il magnate giapponese Yuzo Yagi davanti alla Piramide Cestia "incartata" per i restauri

Il magnate giapponese Yuzo Yagi davanti alla Piramide Cestia “incartata” per i restauri

Una veduta aerea della Piramide di Caio Cestio vicino a Porta San Paolo a Roma

Una veduta aerea della Piramide di Caio Cestio vicino a Porta San Paolo a Roma

dicembre sarà ultimato il restauro della Piramide di Caio Cestio a Roma, vicino a Porta San Paolo, nota anche come Piramide Cestia: il cantiere chiuderà in anticipo di cinque mesi per il primo lotto e di tre mesi per il secondo. Un risultato eccezionale che ha stupito prima di tutto il finanziatore dei restauri, Yuzo Yagi, un mecenate nipponico – magnate della moda giapponese – che ha voluto contribuire con una donazione di due milioni di euro alla soprintendenza speciale archeologica di Roma per il recupero della tomba di Caio Cestio, i cui marmi di Carrara stanno tornando agli antichi splendori grazie ai lavori di pulitura, stuccatura e messa in stabilità. “Il restauro sta andando molto bene”, commenta soddisfatto dall’alto dei ponteggi dove si è arrampicato qualche giorno fa nel suo terzo sopralluogo al cantiere accompagnato dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, dalla soprintendente Mariarosaria Barbera e dalla direttrice Rita Paris. “Gli architetti e gli archeologi che stanno lavorando sono molto seri, anche se, con mia sorpresa – aggiunge ridendo – sono italiani”. Una battuta dietro la quale si nasconde in realtà un certo stupore: “Faccio affari con gli italiani da quarant’anni e sono molto creativi, ma non proprio puntuali, ecco. Se fissi la scadenza al 10 settembre, loro in genere consegnano il 10 ottobre”. Evidentemente questa volta la virtù ha superato il vizio e Yagi già pensa all’inaugurazione: “Faremo la cerimonia l’estate prossima, attorno a giugno-luglio, con amici americani ed europei”.

La Piramide fu voluta come tomba da Caio Cestio e realizzata tra il 18 e il 12 a.C.

La Piramide fu voluta come tomba da Caio Cestio e realizzata tra il 18 e il 12 a.C.

La Piramide Cestia è l’unico monumento superstite di una serie presente a Roma nel I sec. a.C., quando l’edilizia funeraria fu interessata dalla moda sorta a Roma dopo la conquista dell’Egitto nel 31 a.C. Caio Cestio, uomo politico romano, membro del collegio sacerdotale degli epuloni, dispose nel testamento che la costruzione del proprio sepolcro, in forma di piramide, avvenisse in 330 giorni. La tomba fu innalzata lungo la Via Ostiense, nel periodo tra il 18 e il 12 a.C., cioè tra l’anno di promulgazione della legge contro l’ostentazione del lusso che impedì di porre all’interno della cella alcuni pregiati arazzi, e quello della morte di Agrippa, genero di Augusto, menzionato tra i beneficiari del testamento. La piramide fu successivamente inglobata nella cinta muraria costruita tra il 272 e il 279 su iniziativa dell’imperatore Aureliano.

La Piramide Cestia è alta 36,40 metri con una base quadrata di 29,50 metri di lato

La Piramide Cestia è alta 36,40 metri con una base quadrata di 29,50 metri di lato

La tomba, nel cuore della piramide, è decorata a fresco: fu violata nel medioevo

La tomba, nel cuore della piramide, è decorata a fresco: fu violata nel medioevo

“La struttura, alta 36,40 metri con una base quadrata di 29,50 m di lato”, spiega la direttrice Rita Paris -, è composta da un nucleo di opera cementizia con cortina di mattoni; il rivestimento esterno è costituito da lastre in marmo lunense. La camera sepolcrale, di circa 23 mq, con volta a botte, fu murata al momento della sepoltura, secondo l’usanza egiziana. Al Medioevo risale probabilmente la prima violazione della tomba, attraverso un cunicolo scavato sul lato settentrionale, che ha determinato la perdita dell’urna cineraria e di porzioni notevoli della decorazione. Le pareti – continua – sono decorate a fresco secondo uno schema decorativo a pannelli, all’interno dei quali si distinguono, su fondo chiaro, figure di ninfe alternate a vasi lustrali. In alto, agli angoli della volta, quattro Vittorie alate recano nelle mani una corona e un nastro; al centro in origine doveva essere una scena di apoteosi raffigurante il titolare del sepolcro”.

Il restauro della Piramide Cestia sarà ultimato entro dicembre con tre mesi di anticipo

Il restauro della Piramide Cestia sarà ultimato entro dicembre con tre mesi di anticipo

Il ministro Franceschini col mecenate Yagi sulle impalcature del cantiere di restauro

Il ministro Franceschini col mecenate Yagi sulle impalcature del cantiere di restauro

Il restauro della cella sepolcrale è stato realizzato dalla soprintendenza Archeologica di Roma nel 2001. E ora si sta procedendo al restauro della struttura della piramide grazie all’aiuto di Yagi. “Siamo qui – dice il ministro nel sopralluogo col mecenate – per testimoniare la nostra gratitudine a Yagi che ha voluto dare una somma così importante, prima 1 milione di euro e poi un altro milione di euro, per restaurare un bene che appartiene all’umanità intera. Questo, infatti, mi ha sottolineato appena arrivato Yagi – racconta – e cioè che questo bene appartiene al mondo, come i siti Unesco appartengono all’umanità. Difficile dire, infatti, che appartengano allo Stato, al Comune o ad un privato che li possiede pro tempore. È davvero importante che ci sia stato un atto di mecenatismo puro che ci consente di recuperare la piramide, con un cantiere in cui si sono incontrate tutte le eccellenze italiane e che è riuscito a finire il primo lotto con cinque mesi di anticipo e che con tutta probabilità terminerà il secondo lotto in anticipo di tre mesi sul cronoprogramma”. Yuzo Yagi è un privato “che guarda con grande amore all’Italia e al suo straordinario patrimonio storico e monumentale. Credo debba servire da esempio per molte imprese italiane che hanno sempre manifestato la volontà di fare donazioni e liberalità per il recupero del nostro patrimonio, lamentando però il fatto che non ci fossero incentivi fiscali. Ora però ce ne sono di formidabili – conclude Franceschini – e valgono per le imprese che hanno sede in Italia. Incentivi del 65% che ci mettono davanti a tutti i Paesi europei. Gli alibi, quindi, sono finiti”. Altre donazioni in vista da parte del magnate della moda giapponese? “Sì, perché no? Non escludo di investire in altri beni italiani in futuro”, risponde Yagi. “Per ora non ho pensato a nulla in particolare. In Italia ci sono molte ‘sleeping beauty’, bellezze dormienti, sepolte sotto la polvere. Non lo escludo”.

 

Scoperto a Tor Vergata di Roma impianto termale all’interno di una lussuosa villa del I sec. d.C. Obiettivo: un parco archeologico con una start up degli studenti dell’università

Studenti dell'università di Tor Vergata hanno scoperto un impianto termale del I sec. d.C.

Studenti dell’università di Tor Vergata hanno scoperto un impianto termale del I sec. d.C.

Lo scavo è didattico, ma i risultati sono assolutamente scientifici, e gli obiettivi ancora più ambiziosi: non solo creare i futuri operatori nella ricerca, valorizzazione e conservazione dei beni archeologici, compresa una fruizione in funzione turistica, ma anche sperimentare quella che potrebbe diventare una start up nella gestione di un parco archeologico pubblico di periferia. Succede a Tor Vergata, nell’agro alla periferia sud di Roma. Qui è stata scoperta una lussuosa villa del I secolo d.C. con un impianto termale di almeno 500 metri quadrati, grazie a un progetto di scavo degli studenti dell’università di Tor Vergata, condotto in convenzione con la soprintendenza di Roma nell’ambito di un’indagine preventiva iniziata nel giugno 2013. Nell’area, originariamente destinata all’edilizia residenziale ma che diventerà zona a verde, sono stati recuperati pregevoli stucchi dipinti ed elementi decorativi.

L'area del cantiere-didattico dove è stato scoperto l'impianto termale annesso a una villa del I sec. d.C.

L’area del cantiere-didattico a Tor Vergata dove è stato scoperto l’impianto termale annesso a una villa del I sec. d.C.

Il cantiere didattico, frutto dunque di una convenzione per attività di scavo archeologico, conservazione, studio, ricerca e valorizzazione, tra la soprintendenza Speciale per i Beni archeologici di Roma e il dipartimento di Scienze Storiche, Filosofico-Sociali, dei Beni culturali e del Territorio dell’università di Roma Tor Vergata, ha coinvolto le cattedre di Archeologia e storia dell’Arte greca e romana, del corso di laurea magistrale in Archeologia, Filologia, Letterature e Storia dell’Antichità e dei tre corsi di laurea triennale in Beni culturali, Scienze dei Beni culturali, Scienza del Turismo e Beni culturali per Operatori del Turismo, per un periodo di 3 anni rinnovabili. Nello scavo si sono avvicendati 37 allievi, tra laureati e iscritti ai corsi di laurea triennale e specialistica in beni culturali e archeologia.

La moneta di età giulio-claudia trovata a Tor Vergata e ancora allo studio

La moneta di età giulio-claudia trovata a Tor Vergata e ancora allo studio

Dal 12 maggio, in sole sei settimane, hanno portato alla luce integralmente due ambienti, uno tetralobato e uno con una abside, riferibile appunto a un complesso termale che presenta già alle prime indagini caratteristiche fuori dal comune. La decorazione era in stucchi rossi e azzurri e parte della pavimentazione, di cui alcuni tratti sono stati portati alla luce, in mosaico. È stata inoltre ritrovata una moneta di età giulio-claudia su cui sono in corso approfondimenti; si cercano ulteriori reperti che possano indicare con esattezza chi era il proprietario del complesso residenziale, certamente un facoltoso romano che aveva scelto per la sua villa la zona lungo la via Tuscolo-Fidene che è ancora visibile, con il suo rivestimento in basolato, a poche decine di metri dallo scavo.

Il grande ambiente con le caratteristiche "suspensurae", tipiche delle zone riscaldate delle terme

Il grande ambiente con le caratteristiche “suspensurae”, tipiche delle zone riscaldate delle terme

I frammenti di intonaci e stucchi colorati recuperati dal cantiere delle terme di Tor Vergata

I frammenti di intonaci e stucchi colorati recuperati dal cantiere delle terme di Tor Vergata

“I nove ambienti che sono stati delimitati”, spiega Roberto Cereghino, direttore scientifico dello scavo, “restituiscono un ricco apparato decorativo, con centinaia di frammenti provenienti da pavimentazioni musive e da stucchi dipinti e affreschi figurati. Tracce della decorazione pittorica si conservano anche sull’alzato a testimonianza di vani adornati dal celeste, dal blu, dal verde acqua, dal giallo, dal rosso e dal nero”. I primi due ambienti indagati sono caratterizzati da piccoli pilastri a base quadrata, le suspensurae, e da un sistema di coibentazione delle pareti mediante tegulae mammatae. “Elementi caratteristici degli ambienti destinati a essere riscaldati – continua –  e dunque costruiti con materiali adatti a diffondere il calore e a limitare la dispersione termica. Più che certa, dunque, la funzione termale del complesso, verosimilmente alimentato da una o più diramazioni di un’ampia cisterna sotterranea a bracci, effettivamente rinvenuta a breve distanza, sotto via Galvano della Volpe”.

Una veduta generale dell'ambiente termale scoperto quest'anno dagli studenti dell'università di Tor Vergata

Una veduta generale dell’ambiente termale scoperto quest’anno dagli studenti dell’università di Tor Vergata

La convenzione è parte di un progetto che, insieme alle attività di scavo, prevede l’avvio di laboratori didattici e di seminari incentrati sullo studio, sul rilievo e sul restauro dei manufatti archeologici (strutture e materiali) portati alla luce. Oggetto di approfondimento anche gli aspetti volti alla ricostruzione del contesto socio-culturale e del paesaggio suburbano antico del quale il complesso faceva parte. Ma il progetto condiviso da Soprintendenza e Università non si ferma ai risultati scientifici e formativi: si sperimenterà, infatti, l’avvio di attività di promozione e valorizzazione a cura degli stessi studenti universitari. “E chissà- osserva il soprintendente Mariarosaria Barbera- che non siano proprio i ragazzi e le ragazze di Tor Vergata a mostrarci un modo nuovo per aprire e tenere aperto un parco archeologico in periferia”. “La scarsità di risorse disponibili – continua- ci costringe sovente a ricoprire gli scavi, una volta completate le indagini. Ma il progetto triennale ci vede puntare, con l’Università di Tor Vergata, su un esperimento che mette studenti e neo laureati in condizione di studiare e di valorizzare un’area archeologica complessa e suggestiva. Se riusciranno bene in tutte le ‘materie’, il quadrante sud-orientale di Roma guadagnerà un parco archeologico e una start-up che non faticherà ad affermarsi anche altrove”. Quanto alle terme venute alla luce nell’area di Tor Vergata, “nel futuro immaginiamo di rendere fruibile al territorio questa scoperta”, conclude il soprintendente: l’idea è appunto quella di un parco archeologico, magari affidato agli studenti della vicina Università di Tor Vergata.