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Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Omero, Iliade. Le opere del MANN tra le pagine di Alessandro Baricco” che intreccia la rappresentazione iconografica di quindici reperti (databili tra VI e IV sec. a.C.) alla riscrittura del celebre autore torinese

L’invito alla presentazione della mostra “Omero. Iliade. Le opere del MANN tra le pagine di Alessandro Baricco”

Nelle sale della Farnesina al museo Archeologico nazionale di Napoli apre la mostra “Omero, Iliade. Le opere del MANN tra le pagine di Alessandro Baricco”, in programma dal 9 settembre 2021 al 10 gennaio 2022. Il percorso, presentato nelle sale della Farnesina, intreccia la rappresentazione iconografica di quindici reperti (databili tra VI e IV sec. a.C.) alla riscrittura del celebre autore torinese. La mostra, curata da Marialucia Giacco (funzionario archeologo del MANN/ Responsabile Ufficio Mostre Italia-Estero), è inserita nel progetto universitario “Obvia- Out of bondaries, viral art dissemination” e rientra in un più ampio quadro di collaborazione culturale con Regione Campania, Comune di Procida e Procida Capitale della Cultura-2022.

I poemi omerici ebbero grande fortuna sulla pittura vascolare antica (foto valentina cosentino)

Cinque le sezioni per definire il suggestivo dialogo tra diverse forme d’arte: 1. Omero, Iliade: un’epopea umana; 2. il racconto della guerra; 3. le donne di Omero; 4. la morte di Patroclo e il ritorno di Achille in battaglia; 5. l’ultima notte di Troia. Nelle sale della Farnesina, nei giorni scorsi allestitori e archeologi sono stati a lavoro per presentare al pubblico gli antichi manufatti che, spesso poco noti, rappresentano un interessante spaccato sulla fortuna dei poemi omerici nella decorazione vascolare antica.

Il busto di Omero in marmo pentelico della Collezione Farnese del MANN (foto Valentina Cosentino

Apre l’allestimento l’opera simbolo della mostra il busto di Omero in marmo pentelico (Collezione Farnese, II sec. d.C.) che, nei primi giorni di programmazione della mostra (9-11 settembre), compie un “viaggio simbolico” per essere esposto nella Cappelletta di Terra Murata a Procida in occasione della rassegna MARetica: un trait d’union per valorizzare cultura e patrimonio del Mediterraneo, in un ideale avvicinamento a “Procida Capitale della Cultura- 2022”.

Barumini. La mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” racconta i legami tra Sardegna e Campania. La vernice nell’ambito del 7° Expo del Turismo Culturale in Sardegna con le eccellenze culturali, l’artigianato artistico e l’enogastronomia nell’area archeologica Su Nuraxi, laboratori e incontri nel centro “G. Lilliu”

Una fase dell’allestimento della mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” (foto fondazione barumini / mann)
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La locandina della mostra La mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei”, dal 2 luglio 2021 al 10 gennaio 2022, al Centro “Giovanni Lilliu” a Barumini

La mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei”, dal 2 luglio 2021 al 10  gennaio 2022, al Centro di Comunicazione e Promozione del Patrimonio Culturale “G.Lilliu” a Barumini vicino all’area archeologica “Su-Nuraxi”, racconta i legami tra Sardegna e Campania. La Fondazione Barumini Sistema Cultura e il Comune di Barumini, nonostante il momento di grave difficoltà per i noti fatti che hanno colpito l’Italia e il Mondo, decidono comunque di mantenere viva la propria offerta culturale, e di contribuire alla ripartenza con una mostra di grande prestigio scientifico. Un sforzo importante per mettere a disposizione dei turisti, ma soprattutto, di tutti gli studenti della Sardegna, contenuti che danno riscontro di traiettorie che hanno caratterizzato la Storia della civiltà mediterranea. E in questo contesto, la Fondazione rinnova il profilo delle sue attività non soltanto riguardo alla gestione di “Su Nuraxi”, sito archeologico Patrimonio Unesco e meta di migliaia di turisti l’anno, ma anche per quanto riguarda il Centro di Promozione G. Lilliu, su cui verranno concentrate sempre più iniziative che ne rinforzeranno il ruolo di promozione della divulgazione scientifica e di offerta culturale secondo una programmazione costante e attenta alle esigenze dei cittadini della Sardegna soprattutto, ma sempre in un’ ottica di rilancio dell’identità a livello nazionale. Fondamentale è il contributo del museo Archeologico nazionale di Napoli. Il direttore Paolo Giulierini ha sposato con entusiasmo la proposta di collaborazione della Fondazione, dimostrando così flessibilità e visione che ne sanciscono il riconosciuto successo, e riuscendo in pochi mesi a programmare un prestito di reperti di altissimo livello scientifico.

L’allestimento della mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” (foto fondazione barumini / mann)

La mostra, a cura di Andreina Ghiani e Marialucia Giacco con la collaborazione scientifica di Antonio M. Corda (università di Cagliari), Caterina Lilliu (Fondazione Barumini Sistema Cultura), Gianfranca Salis (soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna), si apre con una sezione dedicata alla Sardegna con reperti databili tra la seconda metà del ferro e l’età imperiale romana. Si rappresenta il processo di trasformazione e l’incontro delle culture indigene che hanno animato la storia della Sardegna fino all’incontro con il mondo romano. Frammenti e vasi punici, testimonianze della frequentazione di Su Nuraxi fino all’ esempio emblematico del tempio di Antas, un luogo sacro dedicato al dio Sardus Pater Babai,   o Sid Addir per i cartaginesi, figlio di Melkart identificato con Ercole, e ancora abilitato a culto fino a Caracalla. L’incontro fra i popoli dunque, come ci mostrano le iscrizioni che arrivano direttamente dalla Campania in osco e in volsco e che ci raccontano di un territorio, quello delle città vesuviane, frequentato prima dell’arrivo dei romani da popolazioni che hanno scritto la storia del Mediterraneo.

Bronzi romani alla mostra “Humanum. La Sardegna e la Campania da Su Nuraxi a Pompei” (foto mann)

Ci si addentra poi nel cuore della mostra, per arrivare a Pompei tra scene di vita quotidiana: Pompei nella ricostruzione del suo splendore e rappresentata in tutta la sua umanità conservata intatta nel momento in cui il grande gigante decise di suggellare con la sua colata lavica una storia. Per gentile concessione del parco archeologico di Pompei e del direttore Gabriel Zuchtriegel sarà esposto al pubblico la copia di un calco di vittima dell’eruzione del 79 d.C.

La locandina del 7° Expo del Turismo culturale in Sardegna a Barumini

La mostra “Humanum” apre all’interno della due giorni del 7° Expo a Barumini. Dopo un anno di stop a causa della pandemia da Covid 19, torna a Barumini l’Expo del Turismo Culturale in Sardegna, uno degli eventi più importanti per la promozione del turismo culturale in Sardegna e per la commercializzazione dell’offerta turistica sarda in Italia e all’estero. Giunta alla sua settima edizione, la manifestazione si propone come occasione di scambio tra gli operatori culturali e gli altri settori e comparti produttivi della Sardegna legati al turismo, ponendo le basi per la costruzione di una valida e reale alternativa al modello di turismo balneare, fortemente localizzata e stagionale, a favore del turismo nelle zone interne, fruibile durante tutto l’anno. Il 2 e 3 luglio 2021 nella suggestiva cornice dell’area archeologica SU NURAXI saranno in mostra le eccellenze dei beni culturali, all’artigianato artistico e all’enogastronomia della Sardegna e al Centro GIOVANNI LILLIU si terranno importanti convegni e laboratori. Per info e prenotazioni: 070 9368128, amministrazione@fondazionebarumini.it, expo@fondazionebarumini.it.

Il nuraghe Su Nuraxi a Barumini (foto mae-mic)
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Il Centro di Comunicazione e Promozione del Patrimonio Culturale “Giovanni Lilliu” a Barumini (foto fondazione Barumini)

Il programma di venerdì 2 luglio 2021. Alle 10, apertura degli stand espositivi nell’area archeologica Su Nuraxi. Sempre alle 10, al Centro “G. Lilliu”, laboratori didattici a cura della Fondazione Barumini Sistema Cultura, e la tavola rotonda “Musei e luoghi della cultura a confronto. I nuovi strumenti di comunicazione”. Francesco Muscolino, direttore della Direzione regionale Musei Sardegna e direttore del museo Archeologico nazionale di Cagliari; Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Valentino Nizzo, direttore museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; e Maura Picciau, soprintendente per l’Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e sud Sardegna, si confronteranno sul tema  “identità culturale e gli scambi” fra i popoli e le civiltà che hanno animato la storia dell’Italia più antica, in un approfondimento del progetto scientifico della mostra. Ma quali sono le aspettative e i cambiamenti nei Beni Culturali nel campo della valorizzazione e della digitalizzazione verso soprattutto il nuovo pubblico? Ne parleranno due prestigiosi professionisti nonché autori di best seller del settore. Il prof. Ludovico Solima, autore di saggi di economia e professore ordinario di Economia e gestione delle imprese , titolare della cattedra di Management delle imprese culturali all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, insegna anche Management dei musei all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli; ed Elisa Bonacini, autrice di saggi e Courtesy Visiting Adjunct Professor Institute for Digital Exploration (IDEx), Department of History, University of South Florida – Board of Fellows IEMEST – Euro-Mediterranean Institute of Science and Technology, Palermo. Pomeriggio al centro “G. Lilliu”: alle 16, laboratorio del gusto “Colori, sapori e valori delle erbe officinali e aromatiche della Sardegna” a cura di Slow Food Sardegna; alle 18, inaugurazione della mostra archeologica “Humanum. Sardegna e Campania da Su Nuraxi a Pompei” in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, con il patrocinio del Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali dell’università di Cagliari; alle 18, laboratorio del gusto “Profumi e colori dei mieli della Sardegna” a cura di Slow Food Sardegna; alle 19, presentazione del nuovo impianto di illuminazione notturna nel sito Unesco Su Nuraxi a cura della Direzione Regionale Musei Sardegna. La giornata si conclude alle 21.30, nell’area archeologica Su Nuraxi, concerto Nuragika con Gavino Murgia trio (Gavino Murgia – Marcello Peghin – Alessandro Garau) e la partecipazione di Luigi Lai -Marcello Floris – Tenore Gòine di Nuoro.

Una sala del Centro di Comunicazione e Promozione del Patrimonio Culturale “Giovanni Lilliu” (foto fondazione barumini)
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Il nuraghe Su Nuraxi di Barumini è sito Unesco dal 1997

Programma di sabato 3 luglio 2021. Alle 10, all’area archeologica Su Nuraxi, apertura degli stand espositivi; alle 10, ma al centro “G. Lilliu”, laboratori didattici a cura della Fondazione Barumini Sistema Cultura; alle 10.30, webinar sui valori Unesco: Management del patrimonio mondiale per lo sviluppo turistico-culturale a cura dell’UNINT; alle 12.30, laboratori didattici a cura della Fondazione Barumini Sistema Cultura; alle 17, animazione per bambini a cura di Kecco Spettacoli; alle 17.30, presentazione del catalogo della mostra “Mario Cesare. Dalla tela dipinta alla forma scolpita” a cura dell’associazione Mario Cesare. Infine, all’area archeologica Su Nuraxi, alle 19.30, Photowalk al tramonto; alle 19.30, Wine Festival, con intrattenimento musical; alle 21, inaugurazione e apertura al pubblico delle visite guidate notturne nel sito Unesco Su Nuraxi.

Sotto l’albero di Natale del museo Archeologico nazionale di Napoli un regalo per i ragazzi: il volume “Missione Magna Grecia” che racconta ai giovani visitatori la bellezza della Collezione Magna Grecia. È la prima delle guide a fumetti, edite da Electa, dedicate al patrimonio del Mann

La copertina della guida a fumetti “Missione Magna Grecia (Electa Editore) del museo Archeologico nazionale di Napoli

Sotto l’albero di Natale del museo Archeologico nazionale di Napoli, anche in queste festività chiuso per l’emergenza sanitaria, un regalo per i ragazzi, presentato sui canali social del museo proprio la vigilia di Natale: è il volume “Missione Magna Grecia” (Electa Editore) che il Mann ha realizzato in rete con la Scuola Italiana di Comix per raccontare ai giovani visitatori la bellezza della Collezione Magna Grecia riaperta nel luglio del 2019. “Missione Magna Grecia” nasce proprio dalla rinnovata collaborazione dei Servizi Educativi del Museo con la Scuola Italiana di Comix: l’iniziativa è promossa nell’ambito del progetto Obvia- Out of Boundaries Viral Art Dissemination, che mira alla valorizzazione del brand museale tramite i diversi linguaggi della creatività. Il volume, edito da Electa editore ed acquistabile online, mette a sistema alcuni capisaldi della programmazione culturale dell’Istituto: la vera e propria “traduzione” dei temi archeologici in un codice comunicativo destinato al pubblico più giovane e inserito nell’offerta “MANN for kids”; il ricorso al fumetto come strategia per promuovere la conoscenza del patrimonio culturale; l’abbinamento, per ogni sezione, di un itinerario costruito appositamente per i piccoli visitatori.

La sala rotonda della Collezione Magna Grecia al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Giorgio Albano)
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Una tavola della guida a fumetti “Missione Magna Grecia” (Electa) del Mann

Il libro include un percorso di scoperta, un tour per immagini e parole, un racconto rivolto a bambini, ragazzi e adulti. Due le “anime” di questo interessante lavoro per ragazzi ed appassionati del fumetto: la guida kids, infatti, comprende un colorato ed avventuroso excursus storico, per delineare le antichissime radici magno-greche dell’Italia meridionale; il culto del simposio, la religione, l’osmosi artistica tra aree interne e costiere del Sud della nostra penisola sono i temi ripercorsi dalla voce narrante della protagonista, Medusa. A conclusione del tour, spazio al linguaggio creativo del fumetto, interpretato con lo stile inconfondibile della Scuola Italiana di Comix: Linda ed il gatto Cesare viaggiano in un simbolico “Metamondo”, per strappare all’oblio, in un messaggio da trasmettere alle nuove generazioni, la consapevolezza dell’importanza delle nostre tradizioni culturali.

Nell’impossibilità di effettuare un evento in presenza per descrivere temi e contenuti del lavoro, il Mann ha scelto di proporre un breve tour digitale in collezione, con la “guida” simbolica dei protagonisti e dei personaggi delle nostre storie per bambini. Il video, girato nelle sale della collezione del Mann con la regia di Ars Invicta, metterà in dialogo le pagine del libro con i capolavori che ne costituiscono fonte d’ispirazione: alla presentazione online interverranno Paolo Giulierini (direttore del Museo), Lucia Emilio (responsabile Servizi Educativi del Museo), Daniela Savy (docente universitaria all’Ateneo Federiciano e referente del progetto Obvia), Mario Punzo (direttore della Scuola Italiana di Comix), Rosa Tiziana Bruno (autrice dei testi della guida, scrittrice e formatrice), Chiara Macor (sceneggiatrice/ Scuola Italiana di Comix), Carmelo Zagaria (disegnatore del fumetto) e Raffaella Martino (archeologa e curatrice della sezione game che completa il testo). Il coordinamento scientifico della pubblicazione è di Marialucia Giacco. Anche nella presentazione digitale, un focus sarà dedicato alle modalità per imparare divertendosi: nell’appendice del volume, giochi e schede di approfondimento hanno la finalità di fissare i contenuti appresi con la lettura.

#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Napoli porta on line gli “Incontri di Archeologia”: le meraviglie della collezione Magna Grecia e un cold-case nella collezione Egizia. Per il Politecnico di Milano, con il lockdown, il Mann è stato il Museo d’Italia più attivo su Fb

La locandina dell’iniziativa del museo Archeologico nazioanale di Napoli “Incontri di archeologia”

Un abbraccio reale, e non virtuale, dopo una carrellata di eventi, conferenze, squarci suggestivi sulle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli: si conclude con un’istantanea del direttore Paolo Giulierini e di una parte della squadra del Mann il videospot degli “Incontri di Archeologia”, la storica rassegna, giunta alla XXV edizione ed organizzata dai Servizi Educativi dell’Istituto, che da giovedì 30 aprile 2020 avrà nuovi appuntamenti online sulla pagina Facebook del Museo. Dopo essere stato riconosciuto il Museo d’Italia più attivo su Facebook secondo la rilevazione del Politecnico di Milano per il periodo di lockdown (sono stati 188, infatti, i post realizzati nel solo mese di marzo 2020), il Mann intensifica la propria offerta online. Primo appuntamento con la lezione di Marialucia Giacco sulla collezione Magna Grecia; il 7 maggio, sarà la volta della Sezione Egizia con l’intervento di Rita di Maria. Le sorprese non si fermeranno qui: da metà maggio, infatti, la Mann Tv presenterà, in postproduzione, tutti gli Incontri di Archeologia presentati nella programmazione culturale 2019/2020 del Museo. L’appuntamento? Sempre il giovedì, alle 16, sulla pagina Facebook del Mann.

Il cratere di Altamura, uno dei capolavori della collezione Magna Grecia del Mann (foto Graziano Tavan)

Il direttore del Mann Paolo Giulierini con Marialucia Giacco, curatrice della collezione Magna Grecia (foto Graziano Tavan)

Primo appuntamento degli “Incontri di Archeologia” online (giovedì 30 aprile, ore 16) con Marialucia Giacco, responsabile scientifico della Collezione Magna Grecia del MANN: la funzionaria traccerà un percorso suggestivo fra le oltre 400 opere che testimoniano le caratteristiche insediative, le strutture sociopolitiche, il retroterra religioso ed artistico nella Campania di epoca preromana. Meraviglia nelle meraviglie, da ammirare anche con le nuove tecnologie digitali, le quattordici sale del Museo in cui è ospitata la Collezione: gli ambienti sono caratterizzati da pregiati sectilia a motivi geometrici e mosaici di età romana, sottoposti in questi anni ad un intervento di manutenzione e pulizia, che ha restituito alle superfici la vivacità dei colori delle diverse qualità di marmo.

La collezione Egizia del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Giovedì 7 maggio 2020, ancora, si potrà seguire, sempre su Facebook, la conferenza di Rita Di Maria su “Un cold case: il collezionismo egittologico di Giuseppe Picchianti e Angelica Drosso”: in simultanea (ore 16), l’intervento sarà condiviso sui canali social di Mann, Archivio di Stato di Napoli, Archivio di Stato di Livorno ed Archivio del Museo Galileo-Istituto e Museo di Storia della Scienza (ARMU) di Firenze. Una rete virtuale che, ai tempi del Coronavirus, permetterà al mondo della cultura di fare squadra: i tre istituti, infatti, hanno concesso in prestito, autorizzandone la divulgazione online, i documenti utili per la ricerca scientifica del Mann.

Il cosiddetto Naoforo farnese apre la sezione Egizia del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

La Sezione Egizia del museo Archeologico nazionale di Napoli consta di un importante nucleo di reperti provenienti da collezioni private, come quella Picchianti: nel 2016, in occasione del nuovo allestimento della Collezione, una definitiva verifica presso l’Archivio di Stato di Napoli ha dato una imprevedibile svolta alla “sfida”, rimasta aperta per ben 34 anni, con i Picchianti; il fascicolo ritenuto distrutto dal fuoco nel 1943, infatti, era miracolosamente riapparso dalle sue ceneri e, con esso, pochi, ma fondamentali frammenti dell’avventura egiziana dei due collezionisti. I nuovi dati emersi dalle ricerche nell’Archivio di Stato napoletano hanno consentito di aprire nuove piste di studio, prima presso l’Archivio di Stato di Livorno, i cui documenti hanno fornito le date di arrivo a Livorno della Collezione e della permanenza dei Picchianti nel lazzaretto di S. Leopoldo, e poi presso l’Archivio del Museo Galileo-Istituto e Museo di Storia della Scienza (ARMU) di Firenze, che ha rivelato un aspetto inedito della sedicente contessa Angelica Drosso Picchianti quale venditrice di animali esotici vivi.

“Mann on the moon”: il museo Archeologico di Napoli celebra i cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna con una mostra tra archeologia e scienza

“Selene ed Endimione” in un affresco proveniente dalla Casa dei Dioscuri di Pompei, e oggi conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

20 luglio 1969: l’uomo mette il piede sulla Luna. È passato mezzo secolo, un anniversario troppo importante perché passasse inosservato anche a un’istituzione come il museo Archeologico nazionale di Napoli, apparentemente lontana anni luce dall’evento. Il Mann ha deciso di celebrare i cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna con il raffinato percorso espositivo “MANN on the moon”, tra archeologia e scienza per declinare un mito senza tempo, in programma nell’Atrio del Museo da giovedì 18 luglio 2019 (presentazione alle 17, in occasione dell’apertura al pubblico del MANNCaffé) al prossimo 30 settembre. Sempre giovedì 18 luglio 2019, dalle 20 alle 21, la prof. Alessandra Pagliano risponderà, per il ciclo “Curatori in mostra”, alle curiosità dei visitatori; alle 21, sempre nell’ambito della rassegna “Le sere del MANN”, Dj Arnold legherà le sue scelte musicali alla Luna, cui sono state dedicate le canzoni di tutti i tempi. L’esposizione “MANN on the moon” è inserita nelle attività di valorizzazione promosse anche nell’ambito del progetto universitario Obvia- Out of boundaries viral art dissemination.

Il Menologium Rusticum Colotianum della collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto da archipendolo.wordpress.com)

“Anche al Mann è tempo di Luna!”, dichiara il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini. “Con questa originale e ingegnosa mostra non solo celebriamo insieme a tutto il mondo l’anniversario di una tappa importante nel cammino dell’umanità. Con la valorizzazione di pezzi unici del nostro patrimonio, come il Menologium rusticum della collezione Farnese, vogliamo fornire, infatti, anche una piccola e preziosa anticipazione della costituenda sezione tecnologica. Ideale prosecuzione de Le ore del Sole, il percorso scientificamente rigoroso di “Mann on the Moon” è arricchito di stimoli e suggestioni per incantare tutti i visitatori, naturalmente nel segno di Selene”. I Menologia rustica (almanacchi agricoli) erano un tipo di calendario romano che forniva su base mensile informazioni sulle condizioni e sulle attività agricole. Quello conservato al Mann è il cosiddetto Menologium Rusticum Colotianum dal nome del possessore, il vescovo umanista Angelo Colocci, segretario pontificio nella Roma rinascimentale, che lo aveva nella sua collezione di antichità latine. Il Colatianum è articolato sui quattro lati di una base d’altare in marmo, iscritto in dodici colonne (una per mese). Ogni colonna contiene: un segno zodiacale; il nome del mese; il numero di giorni in tale mese; la data in cui cadevano le nonae (il quinto o il settimo giorno a seconda del mese); il numero di ore di luce e di oscurità nei giorni di quel mese; la casa astrologica attraversata dal Sole; la divinità tutelare del mese; le attività da svolgere in agricoltura; le festività religiose che un agricoltore era tenuto ad osservare.

L’invito al vernissage della mostra “Mann on the moon” al museo Archeologico nazionale di Napoli

All’inaugurazione sarà presente il console generale Usa, Mary Ellen Countryman, che anticipa: “Lo sbarco sulla Luna ha rappresentato la più importante conquista aerospaziale del secolo scorso e ha riscritto la storia millenaria del genere umano. La mostra “MANN on the Moon” celebra un anniversario molto speciale per gli Stati Uniti e per il Consolato, che segue con grande attenzione le tematiche scientifiche e tecnologiche, e sostiene con orgoglio eventi e iniziative in questi settori”. E Marcella Marconi, direttrice dell’INAF- Osservatorio Astronomico di Capodimonte, pure presente al vernissage, aggiunge: “Un’iniziativa di grande rilievo per ricordare un evento che ha segnato la storia dell’uomo e ha posto le basi delle future esplorazioni spaziali. La Luna sarà l’obiettivo di nuove missioni, trampolino di lancio per arrivare oltre, probabilmente su Marte nel giro di pochi decenni; la Luna rappresenta anche un oggetto di grande suggestione, capace di attrarre l’attenzione non solo di chi studia il cielo, ma anche di artisti, letterati e musicisti”.

Selene in una scultura in marmo al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

La mostra, a cura di Laura Forte e Maria Lucia Giacco, funzionari archeologi del Mann, e di Alessandra Pagliano (docente Diarc-Dipartimento di Architettura dell’Ateneo federiciano), parte dal racconto dell’iconografia lunare nell’antichità classica: venti reperti, in molti casi provenienti dai ricchi depositi del Mann, ripercorrono, in un iter colto e suggestivo, le diverse raffigurazioni di Artemide e Selene. Risaltano, nell’allestimento, un imponente sarcofago, un cratere apulo a mascheroni, alcune statuette d’argento da larario, i marmi raffiguranti Artemide e Selene, le lucerne di terracotta e gli affreschi dedicati ad Endimione e Selene. In dialogo con i reperti antichi, vi sono anche preziosi acquerelli e tempere di Giuseppe Abbate e Giuseppe Marsigli: queste opere ottocentesche, appartenenti all’Archivio Disegni del Mann, ripropongono l’iconografia degli affreschi pompeiani inseriti nella mostra. Nel mondo antico la Luna era anche uno strumento naturale per misurare il trascorrere del tempo; così, in “MANN on the moon”, i visitatori potranno ammirare due straordinari esemplari di antichi calendari in marmo: il Menologium rusticum, un particolarissimo parallelepipedo del I sec. d.C. (appartenente alla Collezione Farnese), che riportava, per ogni mese, il numero dei giorni, definendo la durata delle ore di luce e della notte, le fasi lunari, l’elenco delle divinità celebrate, le feste religiose; ancora, l’Index Nundinarius, tavola in cui erano fornite le date di svolgimento delle nundinae, i mercati cittadini.

Tali reperti sono accompagnati da un ricco apparato esplicativo, che viene approfondito anche dai video in mostra: se, nel percorso multimediale “Il cielo sopra il MANN”, realizzato da Alessandra Pagliano con il suo staff di ricerca, è riprodotto il susseguirsi delle fasi lunari, un altro filmato illustra, anche grazie alle suggestioni delle musiche originali di Antonio Fresa, come scienza e leggenda si siano intrecciate, nel corso della storia, per rappresentare la natura polisemantica ed inafferrabile della Luna. L’incursione nella storia contemporanea e nella straordinaria impresa di Collins, Armstrong ed Aldrin conclude questo viaggio fra terra e cielo: le foto ed i filmati originali dell’Archivio NASA, la storica trasmissione della RAI con il commento di Tito Stagno e le foto dell’Archivio Riccardo Carbone scandiscono le tappe di un racconto che viene calato anche nella realtà napoletana. A scorrere, naturalmente, sono le immagini del lancio del Saturn V, delle prime impronte umane e della bandiera americana sulla superficie lunare.

Napoli, le sere del MANN: al via i giovedì del Museo, tra dischi e drink. Sperimentazioni musicali del dj Arnold ed aperitivi al MANNcafé. Focus sulle esposizioni temporanee con i curatori in mostra. Si apre con l’apertura della collezione Magna Grecia

Dall’11 luglio al 1° agosto 2019 “Le sere al Mann”

Un cocktail di divertimento e cultura, un modo diverso per vivere la città durante la stagione estiva: al via l’edizione 2019 de “Le sere del Mann”, rassegna che proporrà, tutti i giovedì dall’11 luglio al 1° agosto 2019, un ricco calendario di eventi al museo Archeologico nazionale di Napoli. In occasione delle aperture del giovedì (dalle 20 alle 23, con ticket acquistabile sino alle 22 in biglietteria al prezzo di 2 euro), il pubblico di napoletani e turisti non soltanto potrà ammirare collezioni permanenti ed esposizioni in calendario, ma anche vivere il Museo come luogo di incontro: così il Giardino delle Fontane, a partire dalle 21, diverrà la cornice ideale per ascoltare musica di qualità, degustando gli aperitivi preparati dal MANNcafé (le consumazioni non saranno incluse nel ticket d’ingresso al Museo). La rassegna, organizzata dai Servizi Educativi dell’Archeologico (ideazione e coordinamento: Lucia Emilio ed Angela Vocciante), si concentrerà su due punti di forza: la presenza dei “Curatori in mostra” (ogni giovedì, dalle 20 alle 21) per rispondere alle curiosità dei visitatori sulle peculiarità dei diversi percorsi espositivi; la programmazione (alle 21) del ciclo musicale a tema intitolato “L’archeologia del vinile”, a cura del dj Arnold.

L’invito per l’anteprima della collezione Magna Grecia al museo Archeologico nazionale di Napoli

Evento inaugurale, l’11 luglio 2019 alle 17, è, naturalmente, l’apertura al pubblico della collezione “Magna Grecia” che ripresenterà, dopo oltre venti anni, più di quattrocento reperti provenienti dai grandi centri culturali dell’Italia meridionale magno greca. Chiusa dal 1996, la collezione, per ricchezza ed antichità del patrimonio archeologico (i reperti, dal Settecento ai primi decenni del Novecento, furono convogliati nell’allora Real Museo Borbonico tramite acquisti e donazioni) rappresenta un unicum nel panorama museale internazionale: oltre 400 opere, infatti, testimoniano le caratteristiche insediative, le strutture sociopolitiche, il retroterra religioso ed artistico nella Campania di epoca preromana. Diversi nuclei tematici, dunque, con un significativo filo conduttore: la complessità della coesistenza tra le comunità radicate nel Sud della penisola. Il progetto di nuova apertura della collezione Magna Grecia è accompagnato da una guida-catalogo (edita da Electa), a cura di Paolo Giulierini e Marialucia Giacco.

Il dj Arnold protagonista delle “Sere al Mann”

A seguire (alle 21) primo appuntamento con “Dj Arnold e l’archeologia del vinile” sulla black music dalle work song al pop. Ospite di festival di rilievo internazionale, Dj Arnold ha iniziato la propria carriera concentrandosi su tutto ciò che di groove esista nelle sonorità black e tropicali; fra i maggiori collezionisti di vinili al mondo, Arnold, attualmente curatore artistico per la radio dell’etichetta Blind Faith Records di Luca Sapio, è un crate digger, appassionato dei vecchi dischi che rappresentano, con l’avvento del digitale, quasi dei reperti “archeologici musical”: il MANN, così, presenterà una ricerca melodica raffinata, che troverà, nell’attitudine colta ed orgogliosamente retrò di Arnold, la propria cifra distintiva.

Cinquant’anni fa l’uomo è sceso sulla Luna

Per giovedì 18 luglio 2019, ancora tanti eventi al Museo: dalle 17, apertura al pubblico del MANNcafé; alle 19, vernissage dell’esposizione “MANN on the moon. È tempo di luna: 1969-2019”; dalle 20 alle 21 “Curatori in mostra” (Simonetta Graziani racconterà “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, Alina di Comicon entrerà nel mondo di “Corto Maltese. Un viaggio straordinario”, Alessandra Pagliano svelerà il fascino di “MANN on the Moon”). Conclusione dell’intensa giornata nel Giardino delle Fontane, dove Dj Arnold effettuerà un omaggio musicale tra terra e cielo, dedicando le selezioni musicali allo sbarco sulla luna del 1969.

Vaso attico a figure nere (VI sec. a.C.) con soggetto sportivo nella mostra “Paideia” al Mann (foto Mann)

Un nuovo focus sulle esposizioni estive del MANN sarà in calendario giovedì 25 luglio 2019: alle 19, Michele Iodice converserà con il pubblico, soffermandosi sulla sperimentazione creativa di Juliana Cerqueira Leite, autrice della personale “Orogenesi”, in programma al MANN sino al 23 settembre; dalle 20 alle 21 “Curatori in mostra” (saranno presenti Rita Di Maria per “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, Luciano e Marco Pedicini per il percorso fotografico “Sotto mentite spoglie”, ispirato a Canova, Maria Lucia Giacco per “Paideia. Giovani e sport nell’antichità”). Alle 21, Dj Arnold dedicherà la sua perfomance alle contaminationes ritmiche ed ai “generi musicali oltre i confini”.

Il ritratto di Saffo da Pompei visto in versione subacquea da Blub

Ultima serata giovedì 1° agosto 2019: alle 19, visita guidata, con Maria Lucia Giacco, alla collezione “Magna Grecia”; dalle 20 alle 21, “Curatori in mostra” (Marta Iommelli per “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” e Maria Paternostro per lo street artist Blub); alle 21, DJ Arnold attenderà il pubblico per un suggestivo viaggio nella musica partenopea, dalle origini alla contemporaneità. L’11 luglio e il 1° agosto, date di inizio e conclusione della rassegna “Le sere del MANN”, nella Sala dei Tirannici, dalle 20 alle 22, i visitatori saranno accolti dai suoni ancestrali delle campane tibetane.

Napoli. Dopo più di vent’anni al museo Archeologico nazionale riapre, con un nuovo allestimento, la collezione Magna Grecia, con oltre 400 reperti una delle più antiche e ricche raccolte al mondo di antichità

L’invito per l’anteprima della collezione Magna Grecia al museo Archeologico nazionale di Napoli

La copertina del catalogo Electa sulla Collezione Magna Grecia al Mann

Ci siamo. Dopo molti annunci, e qualche rinvio tecnico, stavolta la notizia è ufficiale: giovedì 11 luglio 2019 al museo Archeologico nazionale aprirà la sezione con la collezione Magna Grecia. Chiusa da più di vent’anni – il suo ultimo allestimento risale al 1996 -, la collezione Magna Grecia rappresenta uno dei nuclei storici del museo Archeologico nazionale di Napoli, e una delle più antiche e ricche raccolte al mondo di antichità della Magna Grecia, che a partire dalla fine del Settecento – e almeno fino ai primi decenni del Novecento – cominciarono a confluire tramite acquisti e donazioni nell’allora Real Museo Borbonico. Il nuovo percorso espositivo, progettato dall’archeologo Enzo Lippolis, scomparso prematuramente l’anno scorso, cui è dedicata la prima sala della nuova sezione del museo, sarà incentrato sul tema delle culture, per spiegare la complessità delle coesistenza e dei sistemi di relazioni tra le diverse comunità dell’Italia meridionale prima della Romanizzazione. La raccolta conta oltre 400 reperti, preziose testimonianze delle forme di popolamento, delle strutture sociopolitiche, dei sistemi di relazioni tra le comunità e del patrimonio religioso, artistico e culturale dell’Italia meridionale e della Campania in epoca preromana. Tra i maggiori nuclei esposti risalta la presenza del materiale votivo da Locri, in particolare quello proveniente dal santuario in contrada Parapezza, dedicato a Demetra. Questo complesso votivo permette di rappresentare in maniera esemplare l’importanza del rituale religioso nell’organizzazione sociale e politica delle società magno greche. Così, nell’originaria sede espositiva, i visitatori potranno ripercorrere il “mondo” della Magna Grecia attraverso alcuni grandi itinerari tematici (ad esempio, la religione, l’architettura, la pratica del banchetto e le forme di interrelazione tra le diverse popolazioni dell’Italia meridionale dal VI alla fine del III sec. a.C.). Il progetto di nuova apertura della collezione Magna Grecia è accompagnato da una guida-catalogo, a cura di Paolo Giulierini e Marialucia Giacco, edita da Electa.

Centenario della Grande Guerra. Vittorio Veneto apre gli otto mesi del programma di eventi “1918. Quando scoppia la pace” con la mostra archeologica “Pax Romana”: reperti proposti dal Mann per raccontare quel periodo durato ben due secoli, di concordia, sviluppo e pace, reso possibile dalla politica di Augusto

Manifesto delle mostre collaterali a Vittorio Veneto nel programma “Quando scoppia la pace – Ospiti in Pinacoteca”

Una mostra archeologica apre a Vittorio Veneto il ricco programma, riassunto nel titolo “1918. Quando scoppia la pace”, nell’ambito del centenario della Grande Guerra, con l’obiettivo di commemorare l’atto finale del conflitto: quello della battaglia conclusiva e vittoriosa, nota al mondo come la “Battaglia di Vittorio Veneto”. Un momento cruciale della nostra storia di cui si vuole mettere in luce il significato più profondo, riflettendo e ricordando a più livelli e sotto differenti aspetti, il momento della fine dei combattimenti, lo sguardo al futuro e alla speranza e la pacificazione; il momento della ricostruzione da un lato e del compianto dall’altro. Il programma, che animerà la città per i prossimi otto mesi fino alla solenne giornata del 4 novembre – con musica, arte, cinema, sport, convegni, conferenze, raduni d’associazioni d’arma ecc. –  si è aperto il 20 e il 21 aprile 2018 con due appuntamenti culturali di particolare rilievo. Il 20 sera, al teatro Da Ponte, l’imperdibile esecuzione di un‘opera dal titolo “Eroi sono quelli che costruiscono la pace” – esempio di come la musica sappia parlare, come non mai, dei sentimenti e delle emozioni di guerra e di pace – eseguita una sola volta dalla sua ideazione, nel 2015 al teatro La Fenice di Venezia.

La statua della Concordia Augusta (I sec. d.C,), oggi al Mann, proveniente dall’edificio di Eumachia, sacerdotessa di Venere, fatto costruire da Augusto a sue spese nel foro di Pompei

Il giorno successivo invece, il 21 aprile, riflettori puntati sul primo appuntamento del progetto “Quando scoppia la pace – Ospiti in Pinacoteca” che propone tre omaggi d’arte a Vittorio Veneto, ciascuno con il significativo prestito di un’opera d’arte iconica o di un nucleo sceltissimo di opere, da parte di un importante museo italiano, intorno al tema guerra/pace, ovvero al passaggio a quella nuova condizione emotiva e sociale determinata dalla fine di un conflitto. Il progetto vuole indagare i risvolti che la tematica ha assunto, dall’antichità ai tempi più moderni, nelle sue diverse manifestazioni storico-artistiche. L’arte diventa dunque un ulteriore veicolo di riflessione sul tema della pacificazione, della fine dei conflitti e del rapporto tra Guerra e Pace. Il primo omaggio – più che mai evocativo, dedicato alla “Pax Romana” – è quello del Mann, il museo Archeologico nazionale di Napoli, autentico “tempio” dell’arte classica tra i più ammirati e importanti al mondo, custode tra l’altro dell’eccezionale Collezione Farnese e dei numerosi ritrovamenti di Pompei ed Ercolano. Il lungo periodo di pace e di concordia universale che caratterizza i primi due secoli dell’Impero, tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., è accompagnato dal programma di rinnovamento politico, culturale e religioso di Augusto testimoniato anche dall’arte. A Vittorio Veneto l’eccezionale esposizione di 4 reperti romani di grande valenza storico-culturale, tra cui spicca la grande statua di culto, personificazione della Concordia Augusta, databile agli inizi del I secolo d.C., che si trovava nell’edificio di Eumachia, sacerdotessa di Venere e patrona dei fullones (tintori), fatto costruire da Augusto a sue spese nel foro di Pompei.

Puteale in marmo (inizio I secolo d.C.) con tralci di vite che si rifanno alle decorazioni dell’Ara Pacis, conservato al Mann

L’Ara Pacis Augustae, a Roma, monumento simbolo dell’età augustea

La mostra “Pax Romana. Omaggio dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, aperta fino all’8 luglio 2018, alla galleria civica di Arte medievale, moderna e contemporanea “Vittorio Emanuele II” a Vittorio Veneto, con il supporto di Marialucia Giacco, funzionario archeologo del Mann, presenta dunque quattro opere altamente evocative di quella che Seneca definì la Pax romana, ovvero quel periodo durato ben due secoli, di concordia, sviluppo e pace, reso possibile dalla politica di Augusto. La Pax Augustea era intesa, innanzitutto, come securitas che viene a coincidere con la fine delle guerre civili: un senso di sicurezza generalizzato e la certezza del diritto al benessere e alla prosperità economica. Era l’avvio della cosiddetta Età dell’oro (Aurea Aetas), emblematicamente rappresentata dal monumento simbolo dell’età augustea, l’Ara Pacis Augustae, i cui motivi decorativi si diffonderanno rapidamente ben oltre Roma, anche come segno di adesione e omaggio nei confronti del princeps e del nuovo regime politico da lui instaurato.

Lastra campana in terracotta: Perseo-Ottaviano offre la testa di Medusa-Cleopatra alla dea Atena, evocando la pacificazione universale dopo la battaglia di Azio del 31 a.C.

Medaglione in argento da Pompei (50-79 d.C.), oggi al Mann, con la dea Fortuna/Concordia/Abbondanza

Esposti a Vittorio Veneto ci sono dunque quattro reperti: un Puteale in marmo (bacino per la raccolta dell’acqua), degli inizi del I secolo d.C. con tralci di vite: un motivo che connota l’abbondanza e il benessere, derivante dal fregio posto sul lato anteriore dell’Ara Pacis Augustae, l’altare che – com’è noto – Augusto dedicò nel 9 a.C. proprio alla Pace. Quindi si può ammirare una bella  Lastra campana in terracotta  dal forte significato politico: Perseo – al centro della scena – identifica Ottaviano, Medusa è Cleopatra, l’ultima regina d’Egitto, mentre l’offerta della testa di Medusa ad Atena evoca la pacificazione universale garantita dalla battaglia di Azio del 31 a.C. A partire dall’età augustea la dea Fortuna inizia a essere raffigurata con patera e cornucopia, attributi che la caratterizzano quale dea della Concordia o Abbondanza. In tal modo appare nel medaglione in argento proveniente da Pompei e databile tra il 50 e il 79 d.C., altro prestito prestigioso del Mann. La Fortuna è una divinità spesso associata alla figura di Augusto e la patera e i frutti della terra raccolti nel corno sono i simboli della pace e della ricchezza dei tempi. Infine, imponente nei suoi due metri di altezza, eccola la statua della Concordia in marmo (inizi del I secolo d.C.) figura che in età romana simboleggiò la fedeltà di tutto l’esercito verso l’imperatore. Questo esemplare proviene dall’edificio di Eumachia a Pompei e anche in questo caso la cornucopia è simbolo di abbondanza che richiama i tempi di pace e dell’età augustea.