Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro di studio “Gli Etruschi e i Bronzi di Riace. Archeologia, letteratura, arte”: nel cinquantesimo della scoperta dei Bronzi, una risposta all’ipotesi che ci sia un artista etrusco dietro i due capolavori
Paragoni audaci o solide realtà? La chiave per scoprire l’identità dei Bronzi di Riace è nascosta in uno dei capolavori etruschi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia come ha ipotizzato oltre 20 anni fa Paolo Moreno? Come si interpreta un capolavoro e cosa lo rende tale? Per conoscere le risposte a queste e molte altre domande si può seguire l’incontro di studi “Gli Etruschi e i Bronzi di Riace. Archeologia, letteratura, arte”, giovedì 24 novembre 2022, dalle 9 alle 13.30, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, realizzato in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e l’università di Roma Tre e con la partecipazione del liceo “Ugo Foscolo” di Albano. L’incontro di studi celebra i cinquant’anni della scoperta dei Bronzi di Riace. Ingresso gratuito in sala della Fortuna. Posti limitati. Prenotazioni all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. L’incontro potrà essere seguito in diretta sul canale Yt Etruschannel al link: https://youtu.be/HhPSRcEgyzo.

Una statua in bronzo riemersa dallo scavo del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)
“La recente scoperta di un nucleo di bronzi etrusco-romani rinvenuti intatti nel loro contesto santuariale a San Casciano dei Bagni”, spiegano i promotori, “ha generato nelle scorse settimane un confronto con un ritrovamento altrettanto eccezionale, quello dei Bronzi di Riace, da sempre al centro dell’attenzione internazionale sin dal 1972. L’audace parallelismo ha suscitato commenti, discussioni e critiche in merito all’efficacia qualitativa del paragone o alla sua pertinenza. In pochi sanno, tuttavia, che proprio all’arte e al genio degli Etruschi si deve una delle ipotesi interpretative più convincenti in merito all’identità dei due bronzi, grazie a uno dei loro più importanti capolavori”. Nell’incontro del 24 novembre 2022 si potrà vedere come gli strumenti conoscitivi dell’archeologia, della storia dell’arte antica, della letteratura greca, del restauro, delle indagini diagnostiche, possono farci seguire un paradigma indiziario che dalla Grecia all’Etruria arriva fino a noi, oggi.

Frontone del Tempio A di Pyrgi conservato al museo nazionale di Villa Giulia a Roma (foto etru)

Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: il volto del bronzo A (foto MArRC)
Nell’anno in cui si celebrano i cinquant’anni della scoperta dei Bronzi di Riace, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, giovedì 24 novembre 2022, propone dunque un incontro di studio, animato anche da momenti performativi, che dimostra l’eccezionale importanza di questo popolo dell’Italia antica. La loro adozione di temi e schemi narrativi della cultura greca nell’arte visiva fu tale che proprio nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’ipotesi identificativa dei Bronzi di Riace come due degli eroi protagonisti della saga dei ‘Sette contro Tebe’, Tideo (bronzo A) e Anfiarao (bronzo B), proposta più di vent’anni fa da Paolo Moreno, ha trovato un punto fondamentale di riferimento. Questa ipotesi, che sembra reggere alla prova del tempo in quanto non sono emersi fino ad oggi elementi oggettivi di superamento, nasce da una precedente identificazione di Giovanni Colonna che riconobbe un episodio dei ‘Sette contro Tebe’ nell’altorilievo in terracotta policroma dal frontone del Tempio A di Pyrgi (470-460 a.C.) per la figura di Tideo, con i suoi denti ben visibili mentre morde il cranio di Melanippo. Poiché questo dettaglio connotativo della ferocia del personaggio caratterizza anche il Bronzo A di Riace, mentre non si ritrova mai in altre rappresentazioni antiche con questa stessa enfasi, dobbiamo accettare che la soluzione di un problema interpretativo per un’opera d’arte classica venga dalla decorazione plasmata da un Etrusco, che si era ispirato ai miti greci selezionando una versione del mito che la critica è concorde nel ricondurre all’inventiva del poeta siceliota Stesicoro di Imera, vissuto nel secolo precedente?

Agosto 1972: il ritrovamento dei Bronzi di Riace da parte del sub Stefano Mariottini

I tecnici, dopo i lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono estremamente fragili
Dal 16 agosto 1972, quando le due sculture in bronzo furono recuperate dal mare antistante Riace, in Calabria, sono sorti molti interrogativi. Come e quando sono finiti in fondo al mare in quel tratto di costa, dove era diretta la nave il cui relitto non si è ancora trovato, dove sono finite le armi che li completavano, c’erano altre statue in quel trasporto ignoto? Mentre la datazione, la produzione greca e il fatto che rappresentino due personaggi armati di uno stesso gruppo, mette d’accordo la maggior parte degli studiosi, molte ipotesi sono sorte per tentare di dare un’identità più specifica ai due personaggi raffigurati. Se per Ranuccio Bianchi Bandinelli erano da considerare due opere “di altissimo artigianato”, considerando la diffusione di statue in bronzo negli spazi pubblici – civili e religiosi – del mondo classico, la storia degli studi sui Bronzi di Riace ha fatto scendere in campo i nomi degli artisti più prestigiosi dell’antichità, celebrati anche dai posteri: Mirone, Policleto, Fidia, solo per ricordarne alcuni. Per il soggetto le ipotesi hanno spaziato tra eroi del mito, personaggi storici, atleti, strateghi. Prima di essere caricati sulla nave, dai due Bronzi sono stati tolti tutti gli elementi aggettanti rispetto al volume dei corpi, per evitare che si danneggiassero. Per noi sarebbero stati elementi preziosi per la comprensione dei soggetti, ma questa rimozione, insieme al fatto che sotto i piedi erano visibili i tenoni che li ancoravano alla base (o alle basi) nella collocazione originale, testimonia la cura con la quale le due opere furono trattate. Non si trattava di bronzi strappati dalla loro collocazione e portati via solo per fame di metallo, di materia prima, ma opere a cui evidentemente si riconosceva un valore artistico e forse anche didascalico, per la tipologia dei personaggi rappresentati.

Ipotesi di ricostruzione dell’area santuariale di Pyrgi con i templi A e B (foto sabap vt)

Visitatori nella sala che ospita i Bronzi di Riace nel museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto federico neri)
PROGRAMMA DELLA GIORNATA. Modera Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni del museo. Incontro di studi con momenti performativi con gli studenti del liceo “Ugo Foscolo” di Albano, a cura della prof.ssa Marcella Petrucci. Alle 9, indirizzi di saluto; 9.30, Tebe dalle Sette Porte: il canto (primo momento performativo); 9.45, Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, su “I Bronzi di Riace: dalla scoperta alla musealizzazione”; 10.15, Valentino Nizzo, direttore dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, su “L’altorilievo del tempio A di Pyrgi”; 10.45, Tebe dalle Sette Porte: la hybris (secondo momento performativo); 11.15, Laura Michetti, Sapienza università di Roma, su “I sette a Tebe e Pyrgi: il porto e il grande santuario marittimo della città etrusca di Caere”; 11.45, Alexia Latini, università Roma Tre, su “Pyrgi, Argo, Riace: per un’ipotesi di lettura”; 12.15, Ettore Cingano, università di Venezia Ca’ Foscari, su “Edipo, i 7 a Tebe, gli Epigoni tra mito e iconografia”; 12.45, Adele Teresa Cozzoli, università Roma Tre, su “Il mito dei Sette a Tebe tra Argo e Atene. L’elogio dell’oplita e l’ideologia della città”; 13.15, Tebe dalle Sette Porte: il dramma (terzo e ultimo momento performativo).
Roma. Al museo nazionale Etrusco “Gli ori Castellani si raccontano. I risultati delle indagini scientifiche al museo di Villa Giulia”: tavola rotonda, in presenza e on line, sulle ricerche svolte sui gioielli realizzati dai Castellani, la cosiddetta “oreficeria archeologica italiana”
Per gli “Incontri con la cultura” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma martedì 15 novembre 2022, alle 17, nella tavola rotonda “Gli ori Castellani si raccontano. I risultati delle indagini scientifiche al museo di Villa Giulia” vengono presentati i risultati degli studi svolti al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia dalle ricercatrici Rosarosa Manca (università di Firenze) e Simona Scrivano (università di Siviglia) sui gioielli realizzati dai Castellani, i celebri orafi che nel XIX secolo inventarono la cosiddetta “oreficeria archeologica italiana”. Introduce i lavori Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni del museo. Posti limitati in Sala della Fortuna: è consigliata la prenotazione all’indirizzo castellani15novembre@gmail.com. È possibile assistere alla presentazione in diretta collegandosi al canale Yt Etruschannel al seguente link: https://youtu.be/6sbbMrZ3lQA. La presentazione si concluderà con una visita alle sale degli ori Castellani.

Gli Ori Castellani, i gioielli realizzati dai celebri orafi che nel XIX secolo inventarono la cosiddetta “oreficeria archeologica italiana” (foto da rivista Scientific Reports)
La ricerca, condotta dall’università di Firenze in collaborazione con il Centro Nacional de Aceleradores e l’università di Siviglia, è stata recentemente pubblicata sulla rivista Scientific Reports (https://rdcu.be/cNoLb): “Caratterizzazione dei gioielli in oro del XIX secolo di Castellani mediante spettroscopia micro-XRF in situ”. Queste le conclusioni delle due ricercatrici. “L’utilizzo di un’apparecchiatura portatile micro-XRF ha consentito l’acquisizione del più ampio set di dati compositivi sui gioielli del XIX secolo fino ad oggi disponibili. Sono state personalizzate sia le leghe base che le tecniche di giunzione utilizzate dagli orafi Castellani. Salvo poche eccezioni, i gioielli Castellani di Villa Giulia erano realizzati con leghe di oro e argento ad alta caratura con rame come componente minore, mentre le giunzioni erano realizzate con saldature brasanti di oro e argento, con rame come componente minore e nessun altro metallo. L’utilizzo di un rivelatore con filtro allo zinco ha permesso di escludere senza ambiguità l’utilizzo di saldature contenenti cadmio nei gioielli analizzati. Lo studio delle intensità relative delle righe radiografiche L3, L2 e M dell’oro indica che su molti, ma non tutti, i gioielli Castellani si verifica un arricchimento superficiale in oro, compatibile con l’utilizzo di trattamenti coloranti. Pertanto, il nuovo metodo proposto in questo studio si è rivelato un potente strumento per ottenere informazioni sulla presenza di gradienti compositivi dalla superficie al sottosuolo di un gioiello utilizzando esclusivamente un’analisi superficiale non invasiva. Le analisi presentate in questo contributo hanno fornito nuovi spunti sugli aspetti tecnici dei processi di creazione e imitazione seguiti dagli orafi Castellani e saranno utili in futuri studi di autenticità. Ulteriori ricerche sui materiali utilizzati da altri orafi ottocenteschi, le cui produzioni sono ancora in gran parte inesplorate, nonché sugli standard ufficiali dell’epoca, saranno fondamentali per meglio contestualizzare le pratiche produttive di Castel-Lani. Le informazioni ottenute in questo studio costituiranno, si spera, una solida base per la progettazione di future ricerche sull’argomento”.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro di Sara Pietrantoni “365 giorni a Roma”: guida alternativa alla città eterna, un diario lungo un anno
In un periodo storico in cui diventa sempre più urgente proporre percorsi di scoperta di Roma più lenti e lontani dalle inflazionate rotte turistiche “mordi e fuggi”, ecco che arriva in soccorso “365 giorni a Roma” di Sara Pietrantoni, edito da Tempesta editore. Una guida alternativa alla città eterna, un diario lungo un anno, di luoghi, tradizioni e curiosità più o meno note che vi faranno di nuovo innamorare di Roma e della sua storia. Giovedì 10 novembre 2022, alle 17.30, nella Sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma sarà presentato il libro “365 giorni a Roma”. Introduce Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni del Museo. Interverranno con l’autrice Sara Pietrantoni: Giulia Silvia Ghia, assessore alla Cultura del Primo Municipio di Roma Capitale e Daniela Macri presidente di Verderame Progetto Cultura. Nel book shop sarà possibile acquistare il libro e poi procedere al firmacopie con l’autrice. Per partecipare alla presentazione occorre inviare una mail a info@iltalentodiroma.com.

Copertina del libro “365 giorni a Roma” di Sara Pietrantoni
“365 giorni a Roma”. “Una pillola al giorno tra curiosità, tradizioni, fantasie e reali accadimenti da leggere non necessariamente in sequenza ma che nel loro insieme danno un quadro sul perché Roma sia la città più unica al mondo. Stratificata nei suoi secoli di storia, resi vivi dalle infinite tracce delle quali 365 sono raccolte in questo sapiente libro” scrive nella prefazione Giulia Silvia Ghia. E Daniela Macrì nella postfazione: “Nei giorni raccontati dall’autrice emergono altrettante giornate di studio, letture, approfondimenti, verifiche che offrono nel complesso un panorama puntuale, tracciato con cura, frutto di un’innata capacità di collegare i punti di vicende che messe insieme diventano storie. E fanno la Storia”.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del progetto “Il diritto alla bellezza dell’Arte. Il modellino tattile del Sarcofago degli Sposi”. Il direttore Nizzo: “migliora l’esperienza di visita per non vedenti e ipovedenti”

Dettaglio del famoso Sarcofago degli Sposi, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)
È proprio il caso di dirlo: così sarà un “Etru a portata di mano”. Giovedì 12 maggio 2022, alle 17, nella Sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, sarà presentato al pubblico il progetto “Il diritto alla bellezza dell’Arte. Il modellino tattile del Sarcofago degli Sposi”. Grazie all’associazione di volontariato Museum ODV, presieduta dall’architetto Maria Poscolieri, che lo ha ideato, e al finanziamento dell’otto per Mille della Chiesa Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) è stato possibile realizzare, a cura dello Studio ArchitaLab di Roma, due modellini in 3D che raffigurano fedelmente in scala 1:33 il celebre Sarcofago degli Sposi e, a grandezza naturale, le teste dei due coniugi. Una grande opportunità di fruizione per il pubblico con disabilità visiva che potrà vivere una straordinaria esperienza tattile, riconoscendo forme, profili e materiali di una delle opere etrusche più importanti al mondo. I modelli, realizzati grazie alle scansioni digitali messe a disposizione del Museo, sono resi con un materiale sintetico durevole di alta qualità che al tatto riproduce fedelmente la ceramica. Insieme ai modellini sono state realizzate anche delle brevi didascalie inclusive, con testo in braille e in caratteri adatti al pubblico ipovedente, e un testo divulgativo in braille stampato su un supporto durevole, il cui contenuto potrà essere ascoltato e potrà essere letto dalle persone sorde anche tramite un QR code. Il progetto ha visto il supporto scientifico e tecnico del Museo, nello specifico di Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni museali, e di Vittoria Lecce, responsabile del Servizio Accessibilità culturale. I modellini prodotti saranno esposti in via permanente grazie a due postazioni tattili che saranno posizionate nella sala 12, in prossimità del Sarcofago degli Sposi. L’ufficio tecnico del Museo sta lavorando alla progettazione delle postazioni e all’adeguamento della sala, necessari per ospitare questi nuovi componenti.

Il direttore Valentino Nizzo davanti al sarcofago degli Sposi con un gruppo di studenti in visita al museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)
“L’impegno del Museo verso il miglioramento dell’accessibilità dei pubblici con esigenze speciali è costante”, spiega il direttore Valentino Nizzo, “e si concretizza in diverse iniziative e progettualità che spingono verso il superamento delle barriere fisiche che impediscono una fruizione completa del percorso espositivo e verso l’inclusione di tutte le tipologie di pubblico, soprattutto di quelle con difficoltà motorie e/o cognitive. La fruizione delle persone con disabilità visiva è spesso fortemente limitata dall’impossibilità di toccare con mano i reperti delle collezioni, collocati all’interno delle vetrine o non idonei all’esplorazione tattile per la loro fragilità conservativa. Questo progetto consentirà al Museo di sperimentare un nuovo approccio, più inclusivo e partecipato, e fornirà alle persone con disabilità visiva uno strumento più vicino alle loro reali necessità di fruizione. L’acquisizione dei modellini e la futura realizzazione delle postazioni tattili rappresentano un’importantissima innovazione che permetterà di migliorare significativamente l’esperienza di visita delle persone non vedenti e ipovedenti, così come di tutte le categorie di pubblico, regalando un‘esperienza più inclusiva e interattiva”.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia finissage di “Bastabuste” con performance di teatro, musica e arte per onorare e celebrare Pier Paolo Pasolini, una delle più grandi menti e voci del Novecento, nel centenario della nascita. Pomeriggio col libro “La Roma di Pasolini”. Sempre obbligatori prenotazione e super Green Pass
Il 5 marzo 2022, in occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia diretto da Valentino Nizzo presenta alle 21 uno straordinario evento di finissage della mostra “Bastabuste” di Oreste Baldini, curato da Maria Paola Guidobaldi: una performance di teatro, musica e arte, ideata e diretta dall’Artista per onorare e celebrare una delle più grandi menti e voci del Novecento. L’evento si inserisce nella nutrita serie di iniziative promosse dal progetto “La Roma di Pasolini-rete urbana” di Donne di carta, Italia Nostra, Roma Slow Tour e Nova Delphi editore, il quale attraverso trekking urbani, disegna la mappa dei luoghi umani e artistici che raccontano il legame di Pasolini con Roma, scandendone l’anno del centenario della nascita del poeta e aggregando, in una rete sempre aperta, le diverse proposte culturali di associazioni, enti, istituzioni, studiosi, poeti e artisti dal I al XIV municipio, in una narrazione in progress dal 5 marzo al 2 novembre 2022. Evento gratuito a cura di Maria Paola Guidobaldi. Testi teatrali di Antonella Giannaccaro interpretati da: Ricky Tognazzi (Di quando si parla e di quando non si parla); Ennio Coltorti, Gina Capuzzi, Giulia Santilli, Alessandro Parise (Non più di quattro domande. Piccoli paesaggi post urbani). Musiche originali del maestro Riccardo Cimino, eseguite dal vivo con il maestro Thierry Valentini. Grafica: Enrico Sartini. Posti limitati. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo: quattrodomande@gmail.com entro il 4 marzo, specificando nome e cognome dei prenotati. Obbligo di Super Green Pass e mascherina FFP2. Ingresso all’evento da parte del pubblico prenotato: ore 20:30.
Anteprima pomeridiana all’evento serale nel centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini. Alle 17, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ospita lo storico e critico della letteratura Dario Pontuale, autore del libro “La Roma di Pasolini. Dizionario urbano” (Nova Delphi, 2021), un vero e proprio vademecum per il pasoliniano appassionato, anzi innamorato del grande poeta friulano. A presentare il volume un relatore di tutto riguardo: il professor Angelo Favaro, pasolinista e docente all’università di Roma Tor Vergata, che dialogherà con l’autore sulle persone, le opere, i luoghi cari all’intellettuale dissidente, negli spazi che sorgono nel territorio di Valle Giulia, teatro di pensiero, di scontro e denuncia per Pasolini e gli anni in cui ha vissuto nell’Urbe. Ad aprire la presentazione un’anteprima del cortometraggio “MUSEO PASOLINI” (regia: Franco Diana; fotografia: Alessandro Codina). BASTABUSTE, nella sua denuncia verso i modi attuali di abitare il nostro pianeta, si fa portavoce di un libro dove si tracciano i percorsi di vita di uno dei più grandi uomini di pensiero del nostro tempo. Figlio elettivo di questa “stupenda e misera città”, in lui riecheggia la volontà di tornare a un “territorio salvo dall’industrializzazione, meritevole di essere difeso e rispettato” (da “La Roma di Pasolini. Dizionario urbano”, Torre di Chia). Posti limitati. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo: pasolinipontuale@gmail.com entro il 4 marzo 2022, specificando nome e cognome dei prenotati e recapito telefonico. Ingresso gratuito del pubblico prenotato alle 16.30. Obbligo di Super Green Pass e mascherina FFP2.

L’attore Ricky Tognazzi
Ad aprire la performance serale un ospite d’eccezione: l’attore e regista Ricky Tognazzi, il quale, utilizzando uno straordinario leggio/opera d’arte realizzato da Baldini, reciterà “Di quando si parla e di quando non si parla”, un testo inedito di Antonella Giannaccaro, dedicato alla collaborazione fra il padre, il grande attore Ugo Tognazzi (di cui il 23 marzo ricorre in parallelo il centenario della nascita), e il poeta Pasolini, in occasione del film d’autore Il Porcile, dove viene affrontata la delicata tematica dell’incomunicabilità nel rapporto tra genitori e figli e delle estreme conseguenze che ne derivano. Il testo affidato alla voce di Tognazzi si sviluppa in un dialogo/monologo interiore fra un padre e un figlio incapaci di comunicare, senza che tuttavia questo spenga il desiderio di essere ascoltati, che permane nelle toccanti parole di Tognazzi figlio, in memoria del padre attore e dell’artista friulano.

L’autrice Antonella Giannaccaro
A seguire, la vera e propria performance: “Non più di quattro domande, piccoli paesaggi post urbani”, con testi di Antonella Giannaccaro interpretati da: Ennio Coltorti, una delle più belle voci del panorama teatrale italiano; Gina Capuzzi; Giulia Santilli; Alessandro Parise e accompagnati dalle musiche originali del Maestro Riccardo Cimino, eseguite dal vivo insieme al Maestro Thierry Valentini. Nella memoria dei luoghi cari allo scrittore, fra tensione e pensiero si snoda un testo, una domanda irrisolta che piega la testa e fissa la denuncia dell’uomo verso l’uomo che si snatura, che soffoca nelle vesti all’apparenza immacolate e invece corrotte del moderno in cui siamo bloccati e che Pasolini, in ogni suo sguardo, denuncia con straziante verità. Ogni quartiere, Roma intera a raccontare, con voce rotta da passione e identità da affermare, la lunga strada percorsa a partire da quel 1° novembre del 1975, quando chi sapeva e dichiarava il conflitto dell’esistere nella città eterna, vedeva compiersi la propria morte a suggello della propria lotta. Uno spettacolo potente e immerso nel senso della poetica pasoliniana, omaggiata su più piani. La performance attoriale e musicale di altissimo livello va in scena nelle sale della mostra “Bastabuste” e si serve di elementi di arredo realizzati da Baldini e pensati per la stratificata bellezza dei giardini di Villa Giulia. Una scenografia post urbana che tra ferro e bronzo coniuga il bisogno di dialogo della città nella città e il ricordo di una grande mente offrendo allo spettatore una traccia del pensiero pasoliniano. “Non più di quattro domande, piccoli paesaggi post urbani” si delinea così, in un imperdibile appuntamento la sera del finissage della mostra “Bastabuste”, in memoria di uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Etru di sera” apre la mostra “BASTA BUSTE”, personale di Oreste Baldini, spettacolare ciclo di opere sul tema del Plastic Free. La presentazione del direttore Nizzo e dello stesso autore

Sabato 16 ottobre 2021, in occasione di ETRU DI SERA, l’apertura serale straordinaria del museo nazionale Etrusco “Villa Giulia” di Roma, dalle 20 alle 23, apre al pubblico “BASTA BUSTE”, personale di Oreste Baldini, a cura di Maria Paola Guidobaldi con il patrocinio di Istituto Polacco di Roma, in collaborazione con Frame by Frame. La mostra, allestita nelle Sale dei Sette Colli e di Venere, al piano nobile di Villa Giulia, sarà visitabile fino al 16 gennaio 2022. La mostra è inclusa nel biglietto di ingresso al Museo che, in occasione dell’apertura serale straordinaria, è al costo ridotto di 3 euro. Già sede nell’autunno del 2019 della mostra “Acqua”, nella quale l’artista si era misurato con l’emergenza ambientale, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna a farsi scrigno delle creazioni artistiche di Oreste Baldini: uno spettacolare ciclo di opere sul tema del Plastic Free, suo ulteriore approfondimento intorno a un tema di forte attualità. Fra le opere presenti in mostra, potenti sculture con pesci soffocati dalla plastica si ergono, provocatorie e denuncianti, come monito imponente a ridurre il nostro impatto ambientale e come metafora, più che mai vivida in questo tempo segnato dalla pandemia, delle costrizioni psichiche e fisiche in cui l’Uomo è ingabbiato e fra cui si dimena alla ricerca di una via d’uscita.
Richiamare l’attenzione sulla necessità della salvaguardia ambientale e del patrimonio culturale e paesaggistico, sul rispetto della Terra e della Natura, sentimento per altro profondamente radicato nella cultura etrusca e disseminato in molteplici testimonianze della raccolta museale permanente, è uno dei tanti compiti di un’istituzione culturale che si prende cura del passato per trasmetterlo alle generazioni future. “L’urgenza del messaggio”, scrive Maria Paola Guidobaldi, nel catalogo della mostra (ed. sillabe), “scorre rapida e incisiva nelle sue talentuose mani di pittore e di scultore e l’immagine delle acque avvelenate assume allora forma e concretezza nella materia in cui essa si eterna, il durevole bronzo (quattro “Lische” e otto “Mari”, cui si aggiunge lo splendido mosaico in pietre, marmi e tessere d’oro che incarna l’Oceano Pacifico), mentre le visioni delle correnti marine che disegnano le rotte della plastica si imprimono in sedici struggenti tavole dipinte in tecnica mista con studiate cromie e ci trascinano negli abissi profondi in cui le creature del mare, intrappolate nelle buste di plastica, si dimenano e soccombono”. La mostra segue cronologicamente le iniziative nazionali e internazionali di sensibilizzazione e mobilitazione ai temi del cambiamento climatico come Youth4Climate (28-30 settembre 2021) e il Festival dello Sviluppo sostenibile (28 settembre-14 ottobre), quest’ultima, la più grande iniziativa italiana per il coinvolgimento di cittadini, giovani generazioni, imprese, associazioni e istituzioni sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale e per la diffusione di comportamenti responsabili.
Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per le Giornate europee dell’Archeologia 2021 propone un video di approfondimento sulla phiale con lo sterminio dei Proci proveniente dal santuario meridionale di Pyrgi
In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia 2021, l’iniziativa nata nel 2009 sotto l’egida del ministero della Cultura francese per mezzo dell’Inrap, Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (INRAP), e in seguito estesa ai Paesi europei, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma) presenta un video di approfondimento su un’opera molto importante della collezione museale: la phiale con lo sterminio dei Proci. Un vaso rituale attribuito al Pittore di Brigos e dipinto nella tecnica a figure rosse, offerto in dono alle divinità nel Santuario meridionale di Pyrgi, il porto dell’antica Caere. Il video-racconto, costruito e narrato da Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni e responsabile anche della sezione Cerveteri-Pyrgi del museo, nell’illustrare caratteristiche e significati complessi e profondi dell’opera nel suo specifico e plurisecolare contesto di rinvenimento, pone in evidenza anche quanto articolato, variegato e stratificato sia il lavoro scientifico che è alla base di ogni ricerca archeologica, a conclusione e a valle del quale ogni frammento è in grado di raccontare le piccole e grandi storie in esso racchiuse. Si ringrazia Oreste Baldini per la partecipazione.
“Lapilli sotto la cenere”: nella terza clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Sirano ci porta a scoprire i preziosi legni (mobili e arredi) ritrovati nell’antica Herculaneum e conservati nei depositi-laboratori dove sono studiati e restaurati
Nella terza clip dei “Lapilli sotto la cenere del parco archeologico di Ercolano” il direttore Francesco Sirano ci accompagna eccezionalmente alla scoperta di alcuni reperti che ancora oggi riescono ad emozionare: sono i legni ritrovati nella città antica, una testimonianza importante che ha aiutato gli studiosi a comprendere le diverse tecniche di lavorazione e l’estetica degli ornamenti ebanistici dei complementi di arredo delle domus. “Le modalità di seppellimento della città antica”, spiega Sirano, “hanno fatto conservare il materiale organico il cui aspetto è leggermente mutato, ha preso una forma carbonizzata, ma è perfettamente riconoscibile”. Uno dei reperti più importanti che non manca ancora oggi di emozionare è la culla dalla casa di Graniano. “Fu trovata con i resti di un materassino e adagiato lo scheletro del bambino. Un salto nel tempo che ci riporta direttamente al 79 d.C. e alla tragedia che imperversò Ercolano”. Le case di Ercolano avevano arredi di ogni genere: andiamo dagli sgabelli addirittura con l’impiallacciatura in legno di rosa, a tavolini con le zampe configurate. “Interessantissimo un armadio larario, un mobile composto in due parti: sopra abbiamo un vero e proprio piccolo tabernacolo all’interno del quale c’erano delle statuette di culto di divinità a cui quella famiglia era devota; e nella parte bassa un armadio dove erano deposti degli utensili che servivano per la vita di tutti i giorni. Si può notare in particolare la splendida ricostruzione fatta da Maiuri che poteva contare su degli operai, anche ebanisti, di eccezionale capacità che hanno ricostruito perfettamente questo mobilio. Infatti non ci dimentichiamo che i mobili si trovavano tutti all’interno del flusso piroclastico. Era davvero complicato già solo riconoscerli e poi riuscire a tirarli fuori da questa massa di fango che li inglobava”. Ritrovate anche delle cassapanche o addirittura delle panchine dove ci si poteva sedere, e ben tredici letti. “Uno dei letti meglio conservati ha una spalliera alta tutta decorata, anche questo in legno di rosa con impiallacciatura che fa dei disegni geometrici. La rete è in legno. Su questa veniva adagiato il materasso”. I materiali organici ritrovati sono dei materiali estremamente delicati, hanno bisogno di essere conservati in un ambiente climatizzato e inoltre di continua manutenzione.

Elemento del soffitto in legno del salone delle feste della Casa del Rilievo di Telefo di Ercolano (foto Paerco)
Oltre ai mobili a Ercolano sono stati ritrovati anche complementi di arredo. Eccezionali durante gli scavi effettuati in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project e con il finanziamento della fondazione Packard sono i resti di un soffitto che decorava il salone delle feste della Casa del Rilievo di Telefo. “Il legno in questo caso – continua Sirano – ha mantenuto il suo aspetto di legno vivo perché è stato ritrovato in un ambiente umido. Ma non solo: si può vedere come si sono conservati i colori. E inoltre è stato particolarmente interessante l’aver potuto ricostruire la tecnica degli incastri che venivano utilizzati da questi sapientissimi artigiani che hanno creato un vero e proprio capolavoro nella casa di Marco Nonio Balbo che era uno dei personaggi più importanti di Ercolano antica”. Elisabetta Canna, restauratore del parco archeologico di Ercolano: “Il restauro di questo reperto, come degli altri 75 pezzi del soffitto della Casa del Rilievo di Telefo, è iniziato molti anni fa, perché la fase preliminare all’intervento è stata una fase di studio e ricerca, proprio perché il legno bagnato e ritrovato a Ercolano è di estrema rarità. Conclusa la fase di studio nella quale si è indagata anche la natura del legno, ed è venuto fuori essere un abete bianco, e la natura dei colori delle ocre stese con un legante organico, una proteina, una tempera all’uovo, si è potuto mettere a punto un intervento di conservazione, un consolidamento con degli zuccheri, elementi compatibili con il materiale originale. E poi una seconda fase di restauro estetico della superficie che ha visto l’utilizzo del laser come elemento fondamentale per recuperare le cromie originali dal materiale di scavo che era rimasto incrostato sulle superfici”.

Elementi di mobili in legno con placche in avorio ritrovati nella Villa dei Papiri di Ercolano (foto Paerco)
Tra gli oggetti più sbalorditivi ritrovati nel corso degli scavi alla villa dei Papiri da Maria Paola Guidobaldi ci sono dei mobili di legno. Le analisi hanno rivelato che si tratta di legno di frassino e questi mobili erano rivestiti con placche di avorio in parte lavorate a rilievo. Durante la documentazione preliminare sono stati effettuati una serie di disegni accurati e un modello 3D che ha permesso di recuperare una copia perfettamente uguale all’originale stampata con laser scanner in maniera da poter manipolare facilmente questi pezzi che altrimenti non avremmo potuto toccare data la delicatezza. “In questa maniera si è cercato di ricostruire gli assemblaggi delle varie parti che formavano questo mobile. Si può vedere l’incastro sulla zampa leonina che era la base di un mobile che oggi sappiamo essere identificato con il sostegno di un bacino, un sostegno a treppiedi, un tripode che aveva in alto un coronamento al di sopra del quale dobbiamo immaginare un bacino. Sulla base del numero di frammenti si sono ipotizzati almeno tre tripodi, tre vasi di sostegno che in base alla decorazione dovevano avere un significato anche rituale. Infatti notiamo che tutto gira intorno al mondo di Dioniso: si riconosce il dio e personaggi del suo corteggio. Ed eccezionali sono le scene di sacrificio che avvengono sui pezzi che sostenevano il vero e proprio bacino. Qui infatti abbiamo una scena dove si vedono proprio delle persone che stanno compiendo un sacrificio incruento davanti a una statua del dio Priapo”.
“FELICE BARNABEI…Aspettando la Mostra. Apertura serale straordinaria del Museo”: ultima apertura serale straordinaria del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma per il 2022. Giovedì 15 dicembre 2022 apertura dalle 20 alle 23 con biglietto al costo eccezionale di 3 euro. “Aspettando la mostra” dedicata a Felice Barnabei, si anticipa, attraverso racconti e cimeli inediti, donati o messi a disposizione dai suoi eredi, la figura di un grande personaggio a cui si deve la nascita del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e che, con il suo impegno e la sua passione, pose le basi per la moderna concezione di tutela del patrimonio culturale italiano. Programma: alle 20.30, “Felice Barnabei. Aspettando la mostra”, visita guidata a cura di Maria Paola Guidobaldi. Alle 22, “Felice Barnabei: memorie dagli archivi”, visita guidata a cura di Antonietta Simonelli. Biglietto a partire dalle 19.30, ultimo ingresso alle 22, chiusura sale espositive alle 22.30. Per informazioni: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it






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