Marzabotto (Bo). Riaperto al pubblico il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” dopo un accurato intervento di riallestimento da 800mila euro, “Vivere Kainua”: un modello di musealizzazione completamente rinnovato, capace di far dialogare le testimonianze del passato con la sensibilità contemporanea


Dopo un accurato intervento di riallestimento e una profonda riflessione sul ruolo del museo oggi, lunedì 8 giugno 2026 ha riaperto al pubblico il MNEMA – museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) con un modello di musealizzazione completamente rinnovato, capace di far dialogare le testimonianze del passato con la sensibilità contemporanea. “La riapertura del MNEMA segna un passaggio importante nel percorso di valorizzazione di Kainua e del patrimonio etrusco nazionale”, interviene Luigi Gallo, direttore dei Musei nazionali di Bologna – direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna. Con il nuovo allestimento Vivere Kainua, il MNEMA vuole essere un luogo, accessibile e in continua evoluzione, che fa dell’apertura e dell’inclusività alcuni dei suoi principi guida: un museo in grado di accogliere pubblici diversi e di offrire strumenti nuovi per comprendere il passato attraverso lo sguardo del presente”. Grazie a un finanziamento di 800mila euro, inserito nella programmazione della legge 190/2014, il MNEMA è stato oggetto di una rilettura accurata e complessiva che ha interessato gli spazi interni e che proseguirà nell’area archeologica, che si estende per una superficie di ben 25 ettari. Il progetto, curato da un team multidisciplinare, ha trasformato il museo e il parco in strumenti attivi di mediazione del patrimonio. Dopo la riapertura verranno organizzati alcuni eventi che arricchiranno l’offerta del Museo durante tutto il periodo estivo.

Nel nuovo allestimento, progettato dall’arch. Fabio Fornasari, oggetti e manufatti vengono presentati in un racconto che li contestualizza e ne traccia il percorso nel tempo, dal ritrovamento al significato sociale, presentando il museo come una realtà dinamica. L’esposizione è arricchita dai numerosi nuovi reperti rinvenuti durante le campagne di scavo in concessione condotte dall’università di Bologna – dipartimento di Storia Culture e Civiltà, che hanno consentito di poter mettere in valore ulteriori aspetti della vita della città di Kainua. Nel corso del tempo sarà possibile ospitare approfondimenti o prestiti in collaborazione con altre istituzioni museali, per creare ulteriori confronti e riflessioni sul patrimonio conservato in museo e sulle ricerche in corso. Ne è un esempio l’esposizione temporanea (fino al 29 settembre 2026) dedicata alle terrecotte votive provenienti dal Santuario di Veio e conservate al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. A livello architettonico, è inoltre stata eliminata la barriera che separava fisicamente l’interno e l’esterno, costituita dalla vecchia scalinata, migliorando l’accoglienza e la fruibilità degli spazi anche attraverso la realizzazione di una nuova biglietteria.

“Il progetto di riallestimento e rilettura dell’area archeologica nasce da una riflessione profonda sul ruolo che un museo deve avere oggi: non soltanto luogo di conservazione, ma uno spazio capace di creare connessioni tra ricerca, paesaggio, comunità e visitatori”, dichiara Denise Tamborrino, direttrice del museo nazionale Etrusco. Uno degli obiettivi principali è stato proprio quello di ricucire il rapporto tra il museo e il parco archeologico, concependoli come parti di un unico racconto: da un lato gli oggetti e le testimonianze materiali, dall’altro il paesaggio e il tracciato urbano dell’antica Kainua. Il nuovo allestimento punta sull’accessibilità come metodo di lavoro. Nuove letture hanno portato a ripensare anche i reperti, non più semplici esemplari tipologici ma oggetti portatori di una propria biografia specifica, quindi capaci di raccontare la storia anche attraverso riproduzioni tattili e sonografie che ricostruiscono paesaggi sonori dell’epoca etrusca”.

Il cuore del rinnovamento è racchiuso nel concept “Kainua. Manuale d’uso”, quasi un’idea di manifesto del nuovo museo, elaborato in collaborazione con il prof. Roberto Zancan dell’HEAD di Ginevra. Kainua. Manuale d’uso trae ispirazione da una riflessione più ampia sul significato delle città, intese come luoghi in cui si intrecciano architettura, natura e socialità. Le città non sono mai realtà statiche: nascono, si trasformano, vibrano, vivono e muoiono, mantenendo una loro memoria profonda. Questa visione supera la dicotomia tra museo e parco archeologico, trattandoli invece come un unico organismo narrativo. L’obiettivo è restituire leggibilità all’unica città etrusca ancora percorribile nel suo impianto originario, trasformando la visita in un’esperienza collettiva per riflettere sul nostro modo di abitare il mondo.

La nuova visione del MNEMA trova il suo ideale punto di contatto con la contemporaneità anche attraverso l’arte di oggi, che viene integrata nel sito, anzi diventa strumento per amplificare immaginari e sensibilità. Proprio all’interno della cornice di “Kainua. Manuale d’uso”, si inserisce il progetto Under the Same Sky di Eva Marisaldi. L’archeologia viene indagata dall’artista bolognese come un ponte che unisce tempi diversi in un momento unico. Il progetto di Marisaldi è costituito da tre interventi che vengono presentati per la prima volta e fungono da elementi di mediazione tra il visitatore e il patrimonio archeologico. Attraverso il suo sguardo immaginativo, Eva Marisaldi invita il pubblico a esplorare aspetti ancora poco noti della società etrusca, stimolando una visione personale e nuova della vita quotidiana nell’antica Kainua. Si tratta del primo di una serie di interventi commissionati ad artisti contemporanei che continueranno anche in futuro, con l’obiettivo di rinnovare e ampliare la comprensione e la narrazione intorno a Kainua.
Eventi dell’estate 2026 al MNEMA. Ecco il programma dei primi tre appuntamenti, in occasione delle Giornate europee dell’Archeologia.
12 giugno 2026, alle 21: “Pianoforte Bill” con Lella Costa e Alberto Nosè. Un omaggio a due grandi autori per l’infanzia: il grande scrittore e poeta Gianni Rodari e il meno noto compositore Remo Vinciguerra, prolifico autore di composizioni pianistiche dedicate ai giovani e meno giovani esecutori. Fra un gruppo di brani e l’altro l’attrice Lella Costa leggerà brani poetici e testi in prosa scelti appositamente in funzione delle musiche eseguite e viceversa, in una specie di duetto poetico-musicale “consonante” che rapirà l’attenzione del pubblico. L’evento si svolge nell’ambito della rassegna “Pianofortissimo” ed è realizzato in collaborazione con il Comune di Marzabotto. Costo evento 10 euro, gratuito per i minori di 18 anni, abbonamento 35 euro. Prenotazioni: iat@comune.marzabotto.bo.it. | Info: tel. 051 931026 – 349 7536667.
13 giugno 2026, alle 18: “Acque sacre a Marzabotto (Kainua). Il santuario fontile” con Elisabetta Govi e Federica Timossi. Evento promosso all’interno delle Giornate Europee dell’Archeologia 2026. La città etrusca di Marzabotto, l’antica Kainua, offre una ricca documentazione sulla gestione dell’acqua: le infrastrutture idriche, tra pozzi, canalette e la fonte pubblica, ci rivelano un’attenzione sapiente verso l’elemento naturale che per gli Etruschi è sacro. Nel piccolo ma monumentale santuario per il culto delle acque, costruito attorno ad una sorgente naturale, sono emerse le tracce di una devozione che dura secoli e di un culto salutare. Le acque captate, convogliate, sacralizzate sono al centro di un racconto che si snoda tra passato e presente, riportando in evidenza il delicato rapporto tra uomo e ambiente. Evento gratuito, per chi partecipa al convegno costo di accesso al Museo con tariffa ridotta 2 euro. Gradita prenotazione, posti limitati. Info e prenotazioni: mn-bo.prenotazionikainua@cultura.gov.it | Tel. 349 2834073.
14 giugno 2026, alle 16: visita tematica con accesso alla Necropoli Nord. Evento promosso all’interno delle Giornate Europee dell’Archeologia 2026. La durata della visita è di circa 1h e 30. Le visite sono condotte dallo staff del Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto. Nel contesto della visita tematica sarà possibile visitare la Necropoli Nord parte del Parco Archeologico non accessibile nei normali percorsi di visita. La prenotazione è consigliata, i gruppi verranno chiusi al raggiungimento delle 30 unità. Costo visita 10 euro a persona, gratuita per minori di 10 anni e i titolari Card Cultura. Info e prenotazioni: mn-bo.prenotazionikainua@cultura.gov.it | Tel. 349 2834073.
Roma. Al dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo di Sapienza università l’incontro “I Mestieri dell’Arte – Dirigere i musei: i grandi musei nazionali”, nuovo appuntamento per il ciclo curato dalla prof.ssa Caterina Volpi (SARAS)
Giovedì 30 aprile 2026, alle 16, in aula Venturi del dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo di Sapienza università di Roma, l’incontro “I Mestieri dell’Arte – Dirigere i musei: i grandi musei nazionali”, nuovo appuntamento per il ciclo curato dalla prof.ssa Caterina Volpi (SARAS). Al centro dell’incontro, i grandi musei, la loro storia e la loro organizzazione. Saranno affrontati vari temi come la conservazione, la promozione e la gestione delle risorse economiche. Si scoprirà che, come spesso accade in Italia, il patrimonio storico artistico è costituito non solo dalle opere esposte nei musei, ma dai musei stessi. Ospiti dell’incontro: la direttrice Alessandra Necci (Palazzo Reale di Napoli), il direttore Luigi Gallo (Musei Nazionali di Bologna, Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia Romagna), e il direttore Thomas Clement Salomon (Galleria Nazionale di Arte Antica, Palazzo Barberini e Palazzo Corsini di Roma).
Urbisaglia (Mc). “All’incrocio tra passato e presente”: al parco archeologico di Urbs Salvia si inaugura il nuovo percorso di visita nei quartieri delle strade basolate, aperti per la prima volta al pubblico
Con il titolo “All’incrocio tra passato e presente”, giovedì 19 giugno 2025, alle 17, al parco archeologico di Urbs Salvia di Urbisaglia, in provincia di Macerata, si inaugura il nuovo percorso di visita nei quartieri delle strade basolate, che saranno aperti per la prima volta al pubblico. L’inaugurazione del nuovo percorso, alla presenza del direttore Gallo e di coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, sarà anche l’occasione per condividere con il pubblico i risultati delle ricerche e concluse e di quelle ancora in corso nella stessa area, finalizzate ad ampliare progressivamente i percorsi di visita.
Le ricerche, dirette congiuntamente da Sofia Cingolani, direttrice del Parco, funzionaria archeologa di Palazzo Ducale di Urbino-direzione regionale Musei nazionali delle Marche, e da Roberto Perna, professore di Archeologia classica all’università di Macerata e direttore della missione archeologica Unimc, attiva a Urbs Salvia sin dal 1995, hanno portato a risultati di grande rilievo. È stato infatti possibile chiarire nuovi aspetti dell’organizzazione urbanistica della città e delle fasi edilizie degli edifici adiacenti al complesso del tempio-criptoportico che compongono i quartieri a sud-est del complesso stesso e con esse della vita e della storia di Urbs Salvia. La conclusione dello scavo, il restauro delle strutture e un’accurata pulizia archeologica dell’area hanno permesso la progettazione di un percorso di visita, pensato per accompagnare i visitatori alla scoperta di un nuovo settore dell’abitato romano.
“L’iniziativa”, afferma Luigi Gallo, direttore di Palazzo Ducale di Urbino-direzione regionale Musei nazionali delle Marche, “nasce dalla collaborazione tra Palazzo Ducale di Urbino-direzione regionale Musei nazionali delle Marche e l’università di Macerata che, grazie anche a un finanziamento della direzione generale Musei del ministero della Cultura, ha potuto proseguire le indagini archeologiche in alcuni degli ambienti adiacenti alle strade basolate a sud-est del complesso Tempio-Criptoportico, nel cuore della colonia romana”. Secondo Sofia Cingolani “questo intervento rappresenta un passo fondamentale nella restituzione alla fruizione pubblica di un settore urbano finora inedito, che consente di cogliere con maggiore chiarezza la complessità e la vitalità della città antica”. Dal canto suo Roberto Perna aggiunge che “grazie alla prosecuzione delle indagini è stato possibile non solo ricostruire le fasi costruttive di questa parte della città, ma anche leggere in modo più puntuale i rapporti tra gli edifici e le infrastrutture stradali, elementi chiave per comprendere la forma, la funzione e l’evoluzione dello spazio urbano della colonia”.
Senigallia (An). Alla Rocca Roveresca apre la mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” a cura di Massimo Osanna e Luana Toniolo, oltre 400 reperti di produzioni ornamentali nell’Italia peninsulare e in Sardegna dalla Preistoria all’Alto Medioevo
Dopo il museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari e il museo Archeologico di Santa Maria delle monache di Isernia, la mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica”, a cura di Massimo Osanna (direttore generale dei musei) e di Luana Toniolo (direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma), arriva alla Rocca Roveresca di Senigallia (An), dal 12 giugno all’8 dicembre 2025, con inaugurazione il 12 giugno 2025 alle 11. Allestita nelle sale rinascimentali della fortezza roveresca, la mostra propone una selezione di preziose testimonianze archeologiche provenienti da varie parti d’Italia: si potranno ammirare oltre 400 reperti di produzioni ornamentali nell’Italia peninsulare e in Sardegna dalla Preistoria all’Alto Medioevo. La tappa marchigiana inserisce nell’esposizione due cifre stilistiche perseguite dalla Rocca negli ultimi anni: l’attenzione ad una fruizione accessibile, grazie alla riproduzione di alcuni reperti, e il dialogo con la realtà senigalliese insignita del titolo Città della fotografia, grazie ad una piccola esposizione fotografica in stretto dialogo con i reperti esposti. Il progetto è frutto della collaborazione scientifica tra le ex direzioni regionali Musei di Sardegna, Campania, Calabria, Molise, Marche, Puglia, Basilicata e il parco archeologico di Pompei, in un progetto del Sistema Museale Nazionale, che permette di valorizzare le ricchezze e i tesori di molti musei.
Grazie all’impegno di Luigi Gallo, direttore di Palazzo Ducale di Urbino – direzione regionale Musei nazionali Marche – e del suo staff, la mostra sarà visibile su due piani della Rocca costituendo il primo appuntamento dopo i lavori di adeguamento, implementazione ed efficientamento energetico degli impianti di climatizzazione a servizio delle sale espositive realizzati con i fondi del PNRR, con i quali il monumento del XV secolo è ora adeguato agli attuali standard museali. “La mostra che si apre nell’antica fortezza di Senigallia”, afferma il direttore Gallo, “dimostra innanzi tutto che con il lavoro sinergico di vari istituti, i musei italiani sanno far rete per valorizzare e promuovere il nostro straordinario patrimonio, trasmettendolo alle generazioni future; inoltre l’esposizione certifica una volta di più quanto sia importante che il museo, oltre che luogo privilegiato di esposizione, si affermi anche come ambiente dedito alla ricerca scientifica: spazio vivo e vitale per creare infinite occasioni di conoscenza”.

Gioielli esposti nella mostra “La forma dell’oro” allestita nella rocca di Senigallia (foto drmn-marche)
UNA MOSTRA “PREZIOSA” Il gioiello è da sempre espressione di identità, complemento di seduzione e bellezza, segno di legami, di consuetudini e mode. Lucente, incorruttibile, prezioso, l’oro è materia nobile in cui plasmare elaborati ornamenti. Ma l’arte di adornarsi si compone anche di altri metalli, come bronzo, ferro, argento e, inoltre, di gemme e paste vitree, di composti organici come ambra, conchiglie, ossa e denti di animali, che raccontano una lunga storia di sperimentazioni e conquiste tecnologiche, di gusto estetico, di creatività artigianale. E allo stesso tempo è la storia di vivaci contatti tra le genti del Mediterraneo antico, dove agli scambi di beni si associano ideologie, comportamenti, usanze e riti in un amalgama denso di contaminazioni culturali. La ricca selezione di oggetti di grande valore storico-archeologico, in mostra a Senigallia fino al prossimo 8 dicembre, consente un affascinante viaggio geografico e temporale nell’Italia antica, dalla Preistoria all’alto Medioevo, tra ornamenti e gioielli che portano con sé, non solo bellezza e unicità, ma anche valenze simboliche legate agli ambiti del sacro, della magia, del potere e del prestigio sociale, attribuite in passato a questi oggetti che ancora suscitano attrazione e meraviglia in chi li guarda.
Ancona. Prime visite guidate programmate all’anfiteatro romano, nell’ambito dei progetti di riqualificazione e valorizzazione dell’area, in collegamento con il museo Archeologico nazionale delle Marche. Ecco il programma
Il 15 aprile 2025 apre alle visite guidate l’Anfiteatro romano di Ancona, da pochi mesi entrato a far parte dei Musei italiani come luogo della cultura dell’ente “Palazzo ducale di Urbino-Direzione regionale Musei nazionali Marche”, in capo al ministero della Cultura, che ha avviato un programma di progetti di riqualificazione e valorizzazione dell’area archeologica. Mentre i tecnici sono all’opera per migliorare la fruibilità dell’anfiteatro e per consentire la piena visibilità del valore di questo importante monumento, la Direzione regionale Musei nazionali si è impegnata per predisporre un programma di apertura al pubblico. I primi appuntamenti saranno di martedì – per il momento sono in programma apertura nei giorni 15, 22 e 29 aprile; 6, 13, 20 e 27 maggio 2025 -, con visita guidata all’area dell’anfiteatro e possibilità di visita autonoma al museo Archeologico nazionale delle Marche. Il punto di ritrovo per le visite sarà la biglietteria del MAN Marche (Palazzo Ferretti) alle 10, dalla quale si raggiungerà a piedi l’Anfiteatro romano che dista circa 150 metri.
Il personale della Direzione regionale Musei nazionali accompagnerà i visitatori alla scoperta della lunga storia dell’area dell’Anfiteatro romano, legata a doppio filo con quella della città di Ancona: nel cuore della città romana, sui resti dell’abitato ellenistico, l’area dell’anfiteatro ha visto sorgere strutture conventuali e il carcere di Santa Palazia, subendo le distruzioni della seconda guerra mondiale e del sisma del 1972, in una stratificazione di storie e di edifici concatenati. I posti sono limitati, per cui è consigliabile la prenotazione al centralino del MAN Marche, chiamando il numero telefonico 071-202602.
La visita all’Anfiteatro ha una durata di circa 45 minuti; inoltre prima o dopo la visita sarà possibile visitare in autonomia il MAN Marche e la nuova sezione espositiva dedicata all’età romana nelle Marche. Per queste prime aperture l’accesso all’Anfiteatro sarà compreso nel biglietto ordinario MAN Marche: intero 5 euro, ridotto (18-25 anni) 2 euro, gratuito per minorenni e per le categorie previste dalla legge. In caso di maltempo la visita è rimandata alla settimana successiva, resta visitabile e aperto al pubblico il MAN Marche. Per le scolaresche è possibile verificare le disponibilità e prenotare scrivendo all’indirizzo drm-mar.museoancona@cultura.gov.it
La possibilità di combinare il museo Archeologico nazionale delle Marche e l’Anfiteatro, permetterà al visitatore di immergersi completamente nel fascino del mondo antico, grazie al non proprio consueto “dialogo” tra contenuto e contenitore del luogo di cultura. Obiettivo della Direzione Musei è infatti sviluppare un programma di aperture al pubblico dell’anfiteatro per garantire la possibilità di fruire l’area archeologica più importante del capoluogo di regione non solo in giornate straordinarie, ma durante l’intera stagione turistica. “Nel corso degli ultimi anni”, afferma il direttore Luigi Gallo, “la Direzione regionale Musei nazionali Marche ha posto particolare cura nella valorizzazione delle sedi espositive e delle collezioni in esse contenute, intreccio di vicende e opere che contribuiscono in modo rilevante alla storia del patrimonio e dell’identità regionale. L’Anfiteatro romano è un importante tassello di questo percorso e restituisce ai cittadini e ai visitatori di Ancona lo spaccato di un periodo cruciale della storia della città Dorica; un lavoro che proseguirà nel corso dei prossimi mesi con l’elaborazione di un ampio progetto di restauro e valorizzazione del monumento antico, rendendo accessibili tutte le sue particelle, per offrire una visione quanto più completa e stratificata della città resa ulteriormente possibile dalla prossimità con il museo Archeologico nazionale, dove poco più di un anno fa è tornata visibile una rinnovata sezione museale dedicata all’età romana”.
Urbino. Alla Galleria Nazionale delle Marche presentazione del libro “Che cosa sono i classici” dello storico dell’arte Luca Nannipieri (Skira)

Alla Galleria Nazionale delle Marche ci si interroga sui “classici” dell’arte con lo storico dell’arte toscano Luca Nannipieri che presenta il suo libro “Che cosa sono i classici” (Skira). Appuntamento nel Giardino d’inverno di Palazzo Ducale, a Urbino, martedì 17 settembre 2024, alle 17. Con l’autore del libro interverranno il direttore del museo, Luigi Gallo, e Luigi Bravi, professore ordinario di Filologia classica all’università d’Annunzio di Chieti-Pescara e presidente dell’Accademia Raffaello.

Copertina del libro “Che cosa sono i classici” di Luca Nannipieri (Skira)
Che cosa sono i classici. Usiamo la parola “classici” tutti i giorni: a scuola, nei musei, nei teatri, in cucina, nell’abbigliamento, in televisione, al cinema, spesso nei libri. Ma che cosa sono? Perlustrando vari campi d’espressione, dall’arte alla letteratura, dall’architettura alla moda, dal cibo alla toponomastica, questo libro riflette sulla durevolezza o meno del segno umano. Perché abbiamo bisogno di classici e perché essi, al di là delle apparenze che li mostrano stabili, costantemente mutano? Si pensa che i classici siano opere immortali, ma se guardiamo la storia delle civiltà, ciò che constatiamo è che la caratteristica più inesorabile delle opere umane è proprio la loro mortalità. Ma questa mortalità è per sempre? No, dice la storia, a cominciare da quella specifica sequenza di espressioni che è la storia dell’arte: ogni manufatto può trascorrere secoli di oblio e poi tornare vivo e dopo, nuovamente, andare ancora in ombra. L’impermanenza è proprio il principio vitale che sta alla base delle opere dei popoli.

Luca Nannipieri, scrittore e storico dell’arte
Scrittore e storico dell’arte, Luca Nannipieri ha pubblicato con Rizzoli “Candore immortale” (2022). Tra le sue pubblicazioni, il libro A cosa serve la storia dell’arte (Skira, 2021) è stato tradotto e pubblicato in Francia, nel 2022, da L’Harmattan, nella collana diretta dal professore emerito di Sociologia della Sorbonne di Parigi Pequignot. Ha collaborato e scritto su Panorama, Il Giornale e la dorsale tosco-emiliana del Corriere della Sera. Ha curato e presentato rubriche d’arte in Rai e Mediaset. Ha tenuto conferenze nei principali musei italiani.
Ancona. A 51 anni dal sisma del 1972 riapre la sezione “romana” del museo Archeologico nazionale delle Marche: apertura speciale gratuita il 6 e 7 dicembre

L’allestimento della nuova sezione romana, nell’ala a mare del museo Archeologico nazionale della Marche ad Ancona. In primo piano un mosaico da Pollenza (MC) e un sostegno in marmo a forma di felino, da Falerone (FM) (foto drm-marche)

La facciata di Palazzo Ferretti sede del museo Archeologico nazionale delle Marche ad Ancona (foto drm-marche)

Ritratti di età repubblicana (I sec. a.C.) esposti nella sezione romana del museo Archeologico nazionale delle Marche (foto drm-marche)
A 51 anni dal sisma del 1972 riapre la sezione “romana” del museo Archeologico nazionale delle Marche: appuntamento mercoledì 6 dicembre 2023, alle 16, con la presentazione alle autorità; poi dalle ore 17 l’intero museo di Palazzo Ferretti ad Ancona resterà aperto con ingresso libero fino alle 23.30 e per l’intera giornata di giovedì 7 dicembre 2023. Nell’ambito del delicato intervento di rinnovamento (restauro architettonico e riallestimento) in corso al museo Archeologico nazionale delle Marche, mercoledì 6 dicembre 2023 riapre la sezione dedicata all’archeologia dell’età romana nel territorio marchigiano, chiusa dal 1972 a seguito dell’evento sismico che ha profondamente modificato il volto e la storia della città di Ancona. Il nuovo percorso espositivo proporrà all’attenzione dei visitatori una selezione di reperti che narrano le vicende della regione, dalla romanizzazione fino alla fine dell’Impero Romano. Dalle 17 del 6 dicembre 2023 saranno aperte a tutto il pubblico le porte della nuova sezione romana e per l’occasione il Museo sarà visitabile a ingresso gratuito nelle giornate del 6 (con apertura prolungata fino alle 23.30) e del 7 dicembre 2023, con il consueto 8.30-19.30. I dettagli della riapertura della sezione “romana” del museo Archeologico nazionale delle Marche saranno illustrati mercoledì 6 dicembre 2023, alle 11, al museo Archeologico nazionale delle Marche, a Palazzo Ferretti ad Ancona. Intervengono Luigi Gallo, direttore regionale dei Musei delle Marche; Diego Voltolini, direttore del museo Archeologico nazionale delle Marche; Manuela Faieta, restauratrice e coordinatrice Restauro e conservazione delle collezioni archeologiche; Nicoletta Frapiccini, archeologa e progettista scientifico della sezione museale; Amanda Zanone, archeologa e progettista scientifico della sezione museale.
Roma. Alle Scuderie del Quirinale ultimi giorni per la mostra “ARTE LIBERATA 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra”: oltre cento capolavori salvati durante la Seconda Guerra Mondiale grazie all’azione lungimirante di tanti Soprintendenti e funzionari dell’Amministrazione delle Belle Arti. Incontro a Milano

Il cerbiatto in bronzo dalla Villa dei Papiri di Ercolano, oggi al museo Archeiologico nazionale di Napoli. E, dietro, il cerbiatto con Hitler e Goering (foto scuderie del quirinale)
Camminando nelle sale delle Scuderie del Quirinale fino al 10 aprile 2023 ci si può imbattere in un cerbiatto dalla Villa dei Papiri di Ercolano (oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli), nel Discobolo Lancellotti (a Palazzo Massimo alle Terme a Roma), in vasi in alabastro o in terracotta o ancora in una statuina in calcare (tutti al museo Egizio di Torino); o ancora nel famoso Ermes a riposo (capolavoro al Mann) come l’inconfondibile statua di peplophores/Danzatrice dalla Villa dei Papiri di Ercolano (Mann). E poi l’iscrizione votiva della Vittoria N.I. 8753 dal tempio G di Selinunte (oggi al museo Archeologico regionale Salinas di Palermo), o i ritratti di Tiberio e di Druso minore (conservati alla Sabap di Caserta). Che cos’hanno in comune questi capolavori per vedere i quali si dovrebbe fare il giro dell’Italia? Sono tutti stati salvati dalle bombe e dai saccheggi della Seconda Guerra Mondiale.

Locandina della mostra “Arte liberata 1937-1947” alle Scuderie del Quirinale dal 16 dicembre 2022 al 10 aprile 2023
E appunto fino al 10 aprile 2023, alle Scuderie del Quirinale a Roma, si possono ammirare con un centinaio di opere nella mostra “ARTE LIBERATA 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra”, curata da Luigi Gallo e Raffaella Morselli ed organizzata dalle stesse Scuderie in collaborazione con la Galleria Nazionale delle Marche, l’ICCD – Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione e l’Archivio Luce – Cinecittà. La mostra offre una selezione di oltre cento capolavori salvati durante la Seconda Guerra Mondiale, oltre che un ampio panorama documentario, fotografico e sonoro – riuniti grazie alla collaborazione di ben quaranta Musei ed Istituti – per un racconto avvincente ed emozionante di un momento drammatico per il nostro Paese ma altrettanto lungimirante e fondativo per una nuova coscienza civica. Un omaggio doveroso alle donne e agli uomini che, nella drammatica contingenza bellica, hanno interpretato la propria professione all’insegna di un interesse comune, coscienti dell’universalità del patrimonio da salvare.

Sacchi di sabbia a protezione dei monumenti (foto scuderie del quirinale)
Distruzioni e razzie di monumenti e opere d’arte fanno parte da sempre delle manovre belliche; la Seconda Guerra Mondiale va considerata, tuttavia, come un momento imprescindibile della moderna riflessione sulla tutela dei beni culturali, con un nuovo approccio ai temi del restauro e della museografia che seguì agli esiti drammatici del conflitto. Dall’esperienza di quegli storici dell’arte nacque un nuovo modo di intendere la tutela e la valorizzazione dei Beni Culturali, a partire dalla fondazione dell’attuale Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Non solo, nel secondo dopoguerra, la museografia italiana avviò una delle stagioni più prolifiche per la valorizzazione e la divulgazione del capitale culturale del Paese: i musei italiani divennero il campo di sperimentazione di una didattica permanente rivolta a tutti i cittadini, luoghi della coscienza civica in rapporto con il territorio.

Personale della pubblica amministrazione nel salvataggio delle opere d’arte (foto scuderie del quirinale)
Al centro del progetto espositivo l’azione lungimirante di tanti Soprintendenti e funzionari dell’Amministrazione delle Belle Arti – spesso messi forzatamente a riposo dopo aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò – che, coadiuvati da storici dell’arte e rappresentanti delle gerarchie vaticane, si resero interpreti di una grande impresa di salvaguardia del patrimonio artistico-culturale. Fra questi si annoverano Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Emilio Lavagnino, Vincenzo Moschini, Pasquale Rotondi, Fernanda Wittgens, Noemi Gabrielli, Aldo de Rinaldis, Bruno Molajoli, Francesco Arcangeli, Jole Bovio e Rodolfo Siviero, agente segreto e futuro ministro plenipotenziario incaricato delle restituzioni: persone che, senza armi e con mezzi limitati, presero coscienza della minaccia che incombeva sulle opere d’arte, schierandosi in prima linea per evitarla, consapevoli del valore educativo, identitario e comunitario dell’arte.

Il Discobolo Lancellotti finito in Germania per le mire collezionistiche di Hitler e Goering (foto scuderie del quirinale)
Storie avvincenti, dunque, dall’alto valore civile, che si dipanano in mostra attraverso tre principali filoni narrativi. Il primo – Le esportazioni forzate e il mercato dell’arte – si riferisce all’alterazione subita dal mercato dell’arte all’indomani della stipulazione dell’asse Roma-Berlino (1936); per assecondare le brame collezionistiche di Adolf Hitler ed Hermann Göring, i gerarchi fascisti favorirono il permesso di cessione di importanti opere d’arte, anche sotto vincolo, come il Discobolo Lancellotti (vincolato dal 1909), copia romana del celebre bronzo di Mirone – fra le opere di spicco della rassegna – o i capolavori della collezione Contini Bonacossi di Firenze.

1943, non c’è più tempo: si salva quanto più possibile (foto scuderie del quirinale)
Il racconto afferente al secondo nucleo – Spostamenti e ricoveri – trova principio nel 1939, quando, con l’invasione della Polonia da parte di Hitler, il ministro dell’educazione Giuseppe Bottai mise in atto le operazioni di messa in sicurezza del patrimonio culturale, con la conseguente elaborazione del piano per lo spostamento delle opere d’arte. Da qui si dipanano molte storie: i rapporti tra i sovrintendenti italiani e il Vaticano, l’impegno dei singoli funzionari per inventariare e nascondere i beni culturali nel Lazio, in Toscana, a Napoli, in Emilia e nel Nord Italia, l’impegno fondamentale di curatrici donne, quali Fernanda Wittgens, Palma Bucarelli, Noemi Gabrielli, Jole Bovio ed altre, nonché la razzia della Biblioteca Ebraica di Roma. Tra le figure-chiave di questa sezione figura Pasquale Rotondi, il giovane soprintendente delle Marche che fu incaricato di approntare un deposito nazionale e mise in salvo nei depositi di Sassocorvaro e Carpegna capolavori provenienti da Venezia, Milano, Urbino e Roma, per un totale di circa diecimila opere sotto la sua custodia. Un caso esemplare nella formazione di un’identità professionale degli storici dell’arte italiani.

La danzatrice dalla villa dei Papiri di Ercolano e l’Ermes a riposo, entrambi oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli. Dietro le protezioni adottate al Mann durante la Guerra (foto scuderie del quirinale)
Il terzo ed ultimo filone – La fine del conflitto e le restituzioni – prende in considerazione le missioni per il recupero e la salvaguardia delle opere trafugate al termine della guerra. Ai funzionari italiani si affiancarono gli uomini della “Monuments, Fine Arts, and Archives Program” (MFAA), una task force composta da professionisti dell’arte provenienti da tredici diversi Paesi ed organizzata dagli Alleati durante il secondo conflitto mondiale per proteggere i beni culturali e le opere d’arte nelle zone di guerra. Con la fine della guerra ha inizio l’avventura delle restituzioni dei beni trafugati dai nazisti con oltre seimila opere ritrovate finora.

Allestimento della mostra “Arte liberata 1937-1947. Capolavori salvati dalla guerra” alle Scuderie del Quirinale (foto scuderie del quirinale)
Mercoledì 5 aprile 2023, alla fondazione Luigi Rovati, a Milano, alle 18, incontro dedicato alla mostra “Arte Liberata 1937 – 1947. Capolavori salvati dalla guerra”, in corso alle Scuderie del Quirinale, dedicata ai protagonisti che hanno salvato il patrimonio artistico nazionale durante la Seconda Guerra Mondiale. Ne parleranno il presidente delle Scuderie del Quirinale Mario De Simoni e Anna Mattirolo, insieme a Giovanna Ginex che racconterà, attraverso il tratteggio di alcuni protagonisti, come avvennero le operazioni di salvataggio del patrimonio artistico in quei frangenti bellici che colpirono Milano.














Oltre 100 esperti tra archeologi, architetti, ingegneri, docenti universitari, museologi e museografi si riuniscono il 26 e il 27 febbraio 2024 a Roma, al ministero della Cultura, al Collegio Romano, per il convegno organizzato dalla direzione generale Musei “Allestire l’archeologia. Progetti in corso e nuove proposte per i musei e i parchi archeologici nazionali”. Nel corso delle due giornate verranno illustrati e discussi circa 40 progetti, studiati per realizzare ex novo o per rinnovare gli allestimenti di altrettanti musei e parchi archeologici nazionali di tutta Italia. I lavori si concluderanno con una tavola rotonda, coordinata da alcune tra le personalità attualmente più competenti per animare il dibattito intorno all’intreccio tra ricerca, comunicazione e musei. Diretta sul canale YouTube del Ministero della Cultura ai seguenti link: 26 febbraio 








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