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Trapani. Al museo regionale “Agostino Pepoli” presentazione del libro “Trapani, la città e il territorio dalla Preistoria alla tarda antichità” a cura di Antonino Filippi e Luigi Biondo: atti della giornata di studi tenutasi al Pepoli il 4 maggio 2019

trapani_pepoli_libro-trapani-la-città-e-il-territorio_presentazione_locandinaLa storia di Trapani antica racchiusa in un libro. Appuntamento giovedì 30 giugno 2022, alle 17.30, al museo regionale “Agostino Pepoli” di Trapani per la presentazione del libro “Trapani, la città e il territorio dalla Preistoria alla tarda antichità” a cura di Antonino Filippi e Luigi Biondo: atti della giornata di studi tenutasi al Pepoli il 4 maggio 2019. Dopo i saluti di Anna Maria Parrinello, direttore del museo regionale “A. Pepoli”; Giacomo Tranchida, sindaco di Trapani; Alberto Scuderi, direttore regionale gruppi archeologici d’Italia; Maria Antonina Altese, direttore gruppo archeologico Drepanon; interviene Oscar Belvedere, università di Palermo. Saranno presenti i curatori. Ingresso libero. Si raccomanda l’uso della mascherina.

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Copertina del libro “Trapani, la città e il territorio dalla Preistoria alla tarda antichità”

I contributi raccolti nel volume tracciano un lungo percorso storico e archeologico nella Sicilia nord-occidentale che partendo dal lontano Paleolitico giunge fino alla Tarda antichità, attraverso vicende che coinvolsero popolazioni di tradizioni culturali assai diverse: Elimi, Fenici, Greci, Romani, Ebrei, Bizantini e Arabi. Dalla seconda metà del XIX secolo i primi pionieri della preistoria siciliana, da Heinrich Schliemann a Raymond Vaufrey, intrapresero le loro ricerche nel territorio trapanese. In seguito, qui furono trovate fra le più antiche testimonianze della presenza dell’uomo in Sicilia: ciottoli scheggiati che raccontano una storia lunga centinaia di migliaia di anni; ma anche monumenti di pietra, legati a culti solari, il cui studio sta aprendo la strada a nuove e intriganti conoscenze sulla tarda preistoria siciliana. Il territorio trapanese è stato anche la culla degli Elimi, fondatori di importanti centri, come Erice e Segesta, ma anche luogo di primo approdo dei Fenici in Sicilia, sull’isola di Mozia.

Segesta. La missione archeologica nell’𝑎𝑔𝑜𝑟𝑎, condotta dal Laboratorio SAET della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha messo in luce la “sala dei giovani efebi”

Segesta: l’ambiente dei giovani efebi, con indicazione della base iscritta e dell’intonaco con i graffiti (foto saet pisa)

Si è chiusa in questi giorni la campagna 2022 della missione archeologica nell’𝑎𝑔𝑜𝑟𝑎 di Segesta, condotta dal Laboratorio SAET della Scuola Normale Superiore di Pisa sotto la direzione di Anna Magnetto, in collaborazione con il parco archeologico di Segesta, diretto da Rossella Giglio fino al 30 aprile 2022 e successivamente da Luigi Biondo. Le attività sul campo sono state dirette da Maria Cecilia Parra; lo studio e l’edizione dei testi epigrafici è curato da Carmine Ampolo. Anche quest’anno sono emersi nuovi risultati archeologici e storici, che accrescono le nostre conoscenze sulla città in età ellenistica e romana. L’ambiente destinato a “sala dei giovani efebi” (𝑒𝑝ℎ𝑒𝑏𝑖𝑘𝑜𝑛, corrispondente all’𝑒𝑝ℎ𝑒𝑏𝑒𝑢𝑚 di Vitruvio) – individuato durante la campagna di Segesta 2021 grazie a un’importante base con iscrizione greca posta in asse con l’ingresso monumentale – è stato messo interamente in luce, per uno sviluppo complessivo di circa 16 metri di lunghezza per 5 di larghezza. Una parte dell’intonaco parietale conserva ancora i graffiti tracciati dai frequentatori, interessante testimonianza della vita e della storia della città in età ellenistica e romana, che con altre si aggiunge a quelle riportate in luce sia in questa che nelle campagne di scavo precedenti.

Sicilia. “Mater Gea: i culti femminili del Mediterraneo da Iside e Afrodite”. Si chiude ad Agrigento, dopo Brolo, nel Messinese, la mostra itinerante dal Tirreno allo Stretto alla Valle dei Templi con i due capolavori del museo archeologico di Marsala: Venere Callipigia e Iside. Polemiche sul loro spostamento

La Venere Callipigia di Marsala, copia romana del II sec. d.C., uno dei reperti più famosi del museo di Marsala

La Venere Callipigia di Marsala, copia romana del II sec. d.C., uno dei reperti più famosi del museo di Marsala

Luigi Biondo, neo direttore del Polo museale di Trapani-Marsala

Luigi Biondo, neo direttore del Polo museale di Trapani-Marsala

Marsala-Brolo-Agrigento: da Capo Lilibeo alla Valle dei Templi passando per lo Stretto, un viaggio che non è solo un “coast to coast” siciliano dal Tirreno allo Ionio fino al Mediterraneo, ma anche un viaggio nel tempo alla ricerca dei miti fondanti della nostra cultura, il mito della Grande Madre, di una divinità femminile primordiale, presente in quasi tutte le mitologie, che rappresenta la terra, la fertilità, il femminile come mediatore tra l’umano e il divino. Nasce così “Splendida Sicilia Solidale – MATER GEA i culti femminili del Mediterraneo da Iside ad Afrodite”, una mostra itinerante che dal 12 agosto 2016 (e fino alla fine del mese) affronta l’ultima tappa, ad Agrigento, appunto, presentando la Venere Callipigia e l’Iside, due gioielli conservati nel museo archeologico Baglio Anselmi di Marsala, che oggi più propriamente dovremmo chiamare museo Lilibeo di Marsala, che somma in sé il Baglio Anselmi con l’annesso parco archeologico, alla cui guida è stato chiamato Luigi Biondo, nuovo direttore del Polo Museale che comprende anche il museo Pepoli di Trapani. Proprio Biondo, che a Marsala è coadiuvato da Annamaria Parrinello, ha dovuto affrontare non poche polemiche all’annuncio dello spostamento delle due statue dal museo di Marsala, attualmente parzialmente chiuso. Ci sono in corso infatti dei lavori di restauro e di ammodernamento su progetto dell’architetto Nuzzo. Il direttore dei lavori è Enrico Caruso, l’ex direttore del Baglio Anselmi che ha lasciato il posto a Biondo per andare a dirigere il parco archeologico di Selinunte. I lavori finiranno in autunno. “Sarà un museo europeo, moderno, fruibile per tutti”, assicura Biondo, che si è battuto anche per il mantenimento della nave punica al Lilibeo “perché a Marsala – diversamente da Trapani – c’è un progetto, una programmazione”.

La sala del museo archeologico Baglio Anselmi di Marsala che ospita la nave punica

La sala del museo archeologico Baglio Anselmi di Marsala che ospita la nave punica

La Venere Callipigia imballata pronta per affrontare il tour

La Venere Callipigia imballata pronta per affrontare il tour

Ma che Venere e Iside si mettessero in viaggio proprio non è andato giù ad Antonella Milazzo , parlamentare regionale del Pd. “Svuotare il museo Archeologico Baglio Anselmi di due delle sue opere più prestigiose è una decisione illogica, che penalizza la città di Marsala e la priva di una fonte di attrazione turistica proprio nel periodo estivo”, sentenzia. “Oltretutto si tratta di un tour rischioso per opere fragilissime, come la statua di Iside e la Venere Callipigia, che rappresentano il fiore all’occhiello per il museo marsalese nel mezzo di una importante ristrutturazione che lo vede parzialmente fruibile. Evidentemente l’assessore Vermiglio conosce poco Marsala e le ricadute negative che questa scelta avrebbe per la città: pare invece che nel suo assessorato conoscano molto bene la città di Brolo, al punto da decidere un prestito di opere che appare incoerente e penalizzante verso un museo che, anzi, avrebbe bisogno di essere supportato in questa fase di rilancio”. Ma per il neo-direttore questo tour è importante proprio per la valorizzazione del patrimonio del Baglio Anselmi: “A Brolo è stato organizzato un evento internazionale legato all’archeologia. Per questo abbiamo esposto le statue di Iside e della Venere Callipigia. È una cosa importante: è la prima volta che la Sicilia si accorge di Marsala, ed è un primo passo per dimostrare che qui c’è un polo di livello”. E conclude: “Mi piacerebbe fare rete con le altre realtà”, pensando ad esempio alla possibilità di organizzare visite sotterranee a Marsala, negli ipogei di corso Gramsci.

Il suggestivo allestimento a Brolo per l'esposizione della Venere Callipigia e di Iside da Marsala (foto Maurizio Forzano)

Il suggestivo allestimento a Brolo per l’esposizione della Venere Callipigia e di Iside da Marsala (foto Maurizio Forzano)

Il manifesto della mostra "Splendida Sicilia Solidale. Mater Gea"

Il manifesto della mostra “Splendida Sicilia Solidale. Mater Gea”

E così Venere Callipigia e Iside sono partite prima alla volta di Brolo, nel Messinese, dove (dal 30 luglio al 7 agosto 2016) sono state collocate al centro della sala espositiva multimediale Rita Atria, appositamente allestita, e poi di Agrigento, dove il 12 agosto, alle 18, nella Casa Barbadoro, nella splendida Valle dei Templi, un baglio recentemente restaurato come aula polifunzionale per allestimenti museali, immerso nella campagna akragantina tra mandorli e ulivi. L’esposizione delle due statue di Iside e Venere Callipigia, dedicata ai culti femminili del Mediterraneo, sfrutta una nuova formula che sperimenta le tecnologie innovative applicate ai Beni Culturali e consente ai visitatori di conoscere le fasi di rinvenimento dei reperti, con immagini, descrizioni e musiche suggestive, in un contesto espositivo di efficace semplicità ed eleganza. Un contenitore di arte, cultura per promuovere e diffondere i beni artistici del nostro immenso patrimonio rendendoli fruibili e itineranti. La mostra, di particolare effetto per la fascinosa bellezza promanata dai due reperti, racconta la storia della Sicilia antica. “L’esposizione”, sottolinea il soprintendente del Mare, Sebastiano Tusa, curatore della mostra, “è dedicata alle testimonianze archeologiche sulla spiritualità femminile del Mediterraneo attraverso immagini in forma scultorea di divinità potenti provenienti dai musei siciliani corrispondenti alle sedi di culto di fondamentale importanza nel mondo antico: il museo Lilibeo di Marsala (che ospita le statue marmoree di Venere Callipigia e di Iside), città collegata con l’antico santuario di Erice e con il mare”. “Figure umane reali – spiegano gli studiosi -, divenute statue armoniche che raffigurano il culto di Iside, delle grandi Dee Madri, che insegnano alle donne mediterranee, in un intersecarsi di religioni, culti, momenti storici che diventano millenni, l’arte della progenie, del matriarcato, del femmineo, del potere. Figure che poi divennero regine, sacerdotesse, artigiane, membre anziane del clan – la società era di carattere egualitario e più tardi nell’epoca medievale tutto ciò sarà simboleggiato nel vaso femminile. Un potere, quindi, non terreno ma spirituale che si estrinseca non solo nella conoscenza e nella saggezza, ma soprattutto nella verità, nell’amore, nella giustizia”.

14 gennaio 2005: negli scavi di capo Boeo viene trovata la statua di Venere Callipigia

14 gennaio 2005: negli scavi di capo Boeo viene trovata la statua di Venere Callipigia

La statua di iside trovata nel 2008 (Foto Maurizio Forzano)

La statua di iside trovata nel 2008 (Foto Maurizio Forzano)

La Venere Callipigia è stata ritrovata il 14 gennaio 2005, durante i lavori di scavo archeologico nell’area di pertinenza della chiesa di San Giovanni Battista a Capo Boeo di Marsala, eseguito dalla soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Trapani. La statua è copia romana del II secolo d.C. di un originale greco la cui tipologia di Venere Pudica si fa risalire a Prassitele e incarna l’ideale umano della dea della bellezza e della forza rigeneratrice dell’amore attraverso i gesti quotidiani del bagno. Scolpita in marmo bianco di probabile provenienza greca, è acefala e mutila della metà del braccio destro, che copriva pudicamente il seno, di più della metà del braccio sinistro, che reggeva il mantello (l’himation), di metà circa della gamba destra e di parte della gamba sinistra. La statua di Iside, identificata grazie alla posizione della mano posata sul petto, sempre di produzione romana, è stata ritrovata a Marsala l’estate di tre anni dopo (2008), durante i lavori di realizzazione del parco archeologico di Lilibeo, nelle fasi di scavo attigue alla Villa Romana. Rappresenta a grandezza naturale l’antichissima divinità di origine egizia, adottata in età imperiale nel Pantheon romano, anch’essa acefala e in marmo bianco. Iside, oltre ad assumere la prerogativa di protettrice dei naviganti, anche nella religiosità popolare romana fu introdotta a Roma attraverso i sovrani greci dell’Egitto, i Tolomei in epoca tardo ellenistica, conoscendo subito una ampia diffusione. “Due statue senza sguardo”, concludono gli organizzatori, “che aprono nuove visioni sullo sviluppo del turismo culturale in Sicilia”.