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Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Le perle rosse di Sardegna nei gioielli Castellani a Villa Giulia” di Enrico e Flavio Butini

Giovedì 22 ottobre 2026, alle 17.30, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Le perle rosse di Sardegna nei gioielli Castellani a Villa Giulia” di Enrico e Flavio Butini, edito da L’ERMA di Bretschneider. Introduce Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Gli autori dialogano con Ida Caruso, archeologa, già funzionario della Soprintendenza per l’Etruria meridionale. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
Prenotazioni all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it

Copertina del libro “Le perle rosse di Sardegna nei gioielli Castellani a Villa Giulia” di Enrico e Flavio Butini

Le perle rosse di Sardegna nei gioielli Castellani a Villa Giulia. Nel gennaio del 1919 Alfredo Castellani, ultimo discendente della più importante dinastia di orafi romani dell’Ottocento (Fortunato Pio, Augusto e Alessandro Castellani) donò allo Stato italiano un’eccezionale raccolta di oggetti archeologici e opere ottocentesche. Il lascito, frutto di quasi un secolo di attività della famiglia Castellani, comprendeva numerosi reperti archeologici (5145 pezzi tra marmi, bronzi, ceramiche, avori e vetri) oltre a un consistente nucleo di gioielli di loro produzione (1175 esemplari) e a 92 gemme, tra intagli e scarabei. Per volontà testamentaria, l’intera collezione è oggi esposta nelle sale del prestigioso Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Negli ultimi anni, in questo contesto, l’IGN Roma è stato incaricato di studiare e analizzare tutti i materiali gemmologici montati sui gioielli esposti o conservati nei depositi del museo. Il presente lavoro è dedicato esclusivamente all’indagine gemmologica di un materiale raro e particolare, mai impiegato prima nel settore dell’alta gioielleria: le perle rosse di Pinna nobilis. La ricerca prende in esame non solo gli aspetti gemmologici, ma anche le testimonianze storiche e letterarie, i luoghi di pesca e le antiche rotte commerciali legate a questo prezioso materiale. Oggi ammiriamo le cale e le calette della Sardegna (La Maddalena, Palau, Punta Sardegna con Porto Rafael, Porto Pozzo e Porto Pollo) apprezzandone la straordinaria bellezza paesaggistica, spesso ignari del fatto che un tempo le loro acque cristalline ospitavano rigogliose praterie di posidonia, tra le quali trovavano rifugio le ormai rare “nacchere” (Pinna nobilis). Si auspica, infine, una rigorosa applicazione delle norme poste a tutela di questa specie, purtroppo oggi gravemente minacciata e a rischio di estinzione.

Napoli. Alla Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti l’incontro internazionale di Studi “Comunicare la Cultura Materiale del Mediterraneo Antico”: due giorni dedicati al confronto su approcci, metodi e strumenti per la comunicazione della cultura materiale. Ecco il programma

Il dibattito sul ruolo del patrimonio culturale nello sviluppo socio-culturale, nella qualificazione o riqualificazione del territorio e dell’ambiente sociale ha assunto nel tempo una sempre maggiore importanza nei programmi degli enti per la tutela e la valorizzazione e degli enti di ricerca. Comunicare la cultura materiale costituisce una delle sfide più complesse, rispetto alla quale si sono fatti negli ultimi decenni enormi progressi, con una significativa sensibilizzazione degli addetti ai lavori e grazie alla centralità che il tema ha assunto nell’ambito delle Digital Humanities. Il 14 e 15 ottobre 2026 alla Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli, in via Mezzocannone 8, si terrà l’Incontro Internazionale di Studi “Comunicare la Cultura Materiale del Mediterraneo Antico”, dedicato al confronto su approcci, metodi e strumenti per la comunicazione della cultura materiale. La discussione verterà su casi di studio, esperienze condotte in siti, parchi e musei archeologici, e sulle sperimentazioni sviluppate da enti e gruppi di ricerca, valorizzando la sinergia tra archeologia, comunicazione museale e Digital Humanities.

L’avvicinamento del pubblico e delle comunità locali alla cultura materiale dei centri del Mediterraneo antico è essenziale non solo affinché esse possano conoscere e riappropriarsi del proprio passato, ma anche perché possano garantire il loro contributo alla conservazione e alla trasmissione nel tempo di un patrimonio culturale di cui sono custodi. Ciò può avvenire solo attraverso l’attuazione di strategie comuni per la disseminazione e trasmissione delle conoscenze sulla cultura materiale a tutti i livelli. L’incontro di studi si connette al progetto di ricerca SiDiCumaFleg – sistemi digitali per la conoscenza e la valorizzazione della cultura materiale dei Campi Flegrei in età romana in corso presso il Dipartimento di Studi Umanistici, avente come obiettivo lo sviluppo di un sistema integrato di conoscenze finalizzato alla tutela e alla valorizzazione della cultura materiale dei Campi Flegrei (Na, Campania) e incentrato su quei manufatti che rappresentano la ricchezza culturale di questo territorio e delle sue comunità tra III sec. a.C. e V sec. d.C. I Campi Flegrei costituiscono dunque il punto di partenza di una riflessione che vuole però coinvolgere studiosi ed esperti di comunicazione impegnati nelle diverse aree del Mediterraneo, per confrontarsi su approcci, metodi e strumenti per la comunicazione della cultura materiale.

La discussione si concentrerà sulle strategie della comunicazione e trasmissione di evidenze materiali spesso difficili da raccontare al grande pubblico, attraverso la sinergia tra archeologia, comunicazione museale e Digital Humanities.

PROGRAMMA MERCOLEDÌ 14 OTTOBRE 2026. Napoli, Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli: alle 10.30, saluti: ANDREA MAZZUCCHI, magnifico rettore dell’università di Napoli “Federico II”; EDOARDO MASSIMILLA, componente interno del Consiglio di Amministrazione dell’università di Napoli “Federico II”; GIANLUCA GIANNINI, direttore del dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II”; ROSALBA DI MEGLIO, coordinatrice del CdLM in Archeologia del Mediterraneo dell’università di Napoli “Federico II”. Introduzione ai lavori: CARMELA CAPALDI, università di Napoli “Federico II”, ANTONELLA CIOTOLA, università di Napoli “Federico II”: “SiDiCuMaFleg. Una risorsa digitale per la cultura materiale dei Campi Flegrei”. SEZIONE I – Musei: progetti e orientamenti, presiede EMMANUEL BOTTE, Centre Jean Bérard UAR 3133 CNRS-EFR. Alle 11, LUIGINA TOMAY, direzione regionale Musei nazionali della Campania, “Raccontare la cultura materiale ai visitatori dei musei. Qualche esempio dalla rete dei Musei nazionali della Campania”; 11.30, FRANCESCO SIRANO, museo Archeologico nazionale di Napoli, “Comprendere, partecipare, appartenere. Il MANN accessibile”; 12, MARIA RISPOLI, museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”, “Dal museo al territorio: governance, partecipazione ed educazione al patrimonio nel Museo Archeologico di Stabia”; 12.30, FRANCESCO MUSCOLINO, musei nazionali di Cagliari, “La Sardegna e il Mediterraneo: strategie di comunicazione e nuovi allestimenti nei Musei Nazionali di Cagliari”; 13, Refreshment break. SEZIONE II — Territorio e parchi archeologici: progetti e orientamenti, presiede RAFFAELLA BONAUDO, musei nazionali di Matera. Alle 14, ASTRID D’EREDITÀ, parco archeologico del Colosseo, “Oltre la vetrina. Raccontare la cultura materiale sui social del Parco Archeologico del Colosseo”; 14.30, TIZIANA D’ANGELO, parchi archeologici di Paestum e Velia, “Che chic l’archeologia. Raccontare le storie del Mediterraneo antico ai Parchi archeologici di Paestum e Velia; 15, MARINA CASO, parco archeologico di Ercolano, “La cultura materiale di Herculaneum nella prospettiva futuristica di Amedeo Maiuri”; 15.30, SIMONE MARINO, parco archeologico di Ercolano, “Il patrimonio culturale dell’antica Ercolano nell’orbita di un ecosistema digitale”; 16, LUCA DI FRANCO, GIANCARLO DI MARTINO, ROSARIA GAROFALO, musei e parchi archeologici di Capri, “La cultura materiale dell’antica Capri tra ricerca e valorizzazione museale”; 16.30, MARCO MIANO, MARTA POLLIO, STEFANIA TUCCINARDI, università di Messina, “La villa di Damecuta, 1937-2027: un secolo di ricerche in un GIS”; 17, MARIA LUISA TARDUGNO, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio area metropolitana di Napoli, “I depositi del Rione Terra di Pozzuoli: archeologia nascosta e strategie per comunicare la cultura materiale”.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 15 OTTOBRE 2026. Napoli, Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli. SEZIONE I – Musei: progetti e orientamenti, presiede CARLO RESCIGNO, Scuola Superiore Meridionale. Alle 9, SARA AIRÒ, STELLA FALZONE, AGNESE LOJACONO, AMBRA MORTELLARO, ALESSANDRA VIVACQUA, museo Archeologico nazionale di Taranto, “Raccontare la cultura materiale. Le strategie di comunicazione delle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Taranto – MarTA”; 9.30, LUANA TONIOLO, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e museo delle Civiltà, “La materia della memoria: oggetti e cultura materiale a Villa Giulia”; 10, LAURA PETACCO, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, “Comunicare il tempo di Roma. Il progetto multimediale L’eredità di Cesare e la conquista del tempo come strategia di valorizzazione dei Fasti Capitolini; 10.30, Coffee break. SEZIONE III – Cultura materiale e archeologia urbana, presiede CARLO RESCIGNO, Scuola Superiore Meridionale. Alle 11,  GIULIA BOETTO, Centre Camille Jullian, CNRS, Aix Marseille Université, “Comunicare la cultura marittima: relitti di navi in museo, Italia ed Europa a confronto”; 11.30, GIULIANA BOENZI, DANIELA GIAMPAOLA, STEFANO IAVARONE, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, “Conoscere, documentare, comunicare il paesaggio urbano costiero di Napoli antica”; 12.15, GIOVANNA BALDASARRE, ANNA CAPARRO, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, “Napoli sottosopra: raccontare l’archeologia al grande pubblico. Il progetto di tutela attiva e comunicazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli”; 12.45, ALBERT RIBERA, Institut Català d’Arqueologia Clàssica, “Valentia, la storia di una città romana ricostruita e spiegata attraverso la ceramica”; 13.15, Refreshment break. SEZIONE IV – Studio e comunicazione nell’era del digitale, presiede: LUCA CERCHIAI, università di Salerno. Alle 14.30, MACARENA BUSTAMANTE, Universidad de Granada, “Digital Humanities e ceramica. L’archivio online Corpus Vasorum Hispanorum”; 15, MARIA TERESA D’ALESSIO con ROSY BIANCO, SARA BOSSI, VALERIO BRUNI, Sapienza, Università di Roma, “I paesaggi urbani di Pompei nell’Atlante digitale della città”; 15.30, MACARENA BUSTAMANTE, Universidad de Granada, ANTONELLA CIOTOLA, università di Napoli “Federico II”, ARIANA PÉREZ, Universidad de Cantabria, ALBERT RIBERA, Institut Català d’Arqueologia Clàssica, CHRISTOPH BAIER, FRANCESCO FERRARA, Österreichisches Archäologisches Institut, “Lo studio di un grande contesto ceramico a Pompei, Regio VII insula 4”. Presiede ALESSANDRO MANNI, università di Napoli “Federico II”. Alle 16, GLORIA OLCESE, università di Milano, “Comunicare la cultura materiale di Ischia: approcci digitali per l’accessibilità e la valorizzazione dell’area artigianale di Santa Restituta di Lacco Ameno e dei palmenti rupestri dell’isola”; 16.30, MATTEO D’ACUNTO, CHIARA IMPROTA, CRISTIANA MERLUZZO, FRANCESCO NITTI, università di Napoli L’Orientale, MARCO CAPURRO, Scuola Normale Superiore di Pisa, “Dalla ricerca alla comunicazione della cultura materiale: le esperienze dell’Università di Napoli L’Orientale tra Terza Missione e digitalizzazione a Cuma e Pithekoussai”; 17, LUCA CERCHIAI, università di Salerno, Presentazione delle comunicazioni scritte.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro “Il Sarcofago degli Sposi tra analisi e cura”, terzo appuntamento del ciclo di conferenze “Nel segno del tempo”, ideato dalla direttrice Luana Toniolo

Per il ciclo di conferenze “Nel segno del tempo”, ideato dalla direttrice Luana Toniolo, viaggio dentro i cantieri di Villa Giulia per conoscere da vicino il lavoro che accompagna la conservazione e la valorizzazione del patrimonio, terzo appuntamento sabato 8 ottobre 2026, alle 17, nella sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “Il Sarcofago degli Sposi tra analisi e cura”, dedicato appunto a uno dei capolavori più celebri del Museo: il Sarcofago degli Sposi. Intervengono: Luana Toniolo, direttore Museo ETRU; Miriam Lamonaca, funzionario restauratore ETRU; Elisabeth Huber, funzionario restauratore ICR. Un incontro per raccontare il lungo percorso di studio, analisi e restauro che ha interessato l’opera, grazie alla collaborazione tra il Museo e l’Istituto Centrale per il Restauro. Un’occasione per scoprire ciò che normalmente resta dietro le quinte: le indagini, le scelte conservative, le tecniche e il confronto tra competenze diverse che rendono possibile la tutela di un’opera così fragile e preziosa. Ingresso gratuito. Prenotazione all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it

Roma. Dal 15 ottobre “Da Vulci a Villa Giulia. La via degli Eroi”: il nuovo biglietto integrato per rafforzare il legame tra il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e il parco archeologico naturalistico di Vulci

Si chiama “Da Vulci a Villa Giulia. La via degli Eroi”: è il nuovo progetto di valorizzazione integrata, capace di mettere in relazione luoghi, collezioni e testimonianze diverse ma profondamente connesse, offrendo al pubblico una nuova chiave di lettura della storia etrusca e del rapporto tra Vulci e Roma. Dal 15 ottobre 2026 sarà disponibile il biglietto integrato che offrirà ai visitatori l’opportunità di conoscere il patrimonio di Vulci e di Villa Giulia attraverso un unico percorso, riscoprendo e riallacciando il legame storico tra l’antica città etrusca e Roma. Il costo è di 15 euro, e potrà essere acquistato attraverso la piattaforma e l’app Musei Italiani e sul sito di Coopculture. Avrà validità di un anno dalla data del primo utilizzo e consentirà un ingresso in ciascuno dei due siti. È previsto inoltre un biglietto Young, dedicato ai cittadini europei tra i 18 e i 25 anni, al costo di 6 euro. Il progetto rafforza il legame tra il parco archeologico naturalistico di Vulci, compreso nei territori dei Comuni di Canino e Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, custode dei più importanti capolavori dell’arte etrusca a livello mondiale. La Fondazione Vulci, ente gestore del parco naturalistico archeologico di Vulci, è costituita dai Comuni di Montalto di Castro e Ischia di Castro e dalla Regione Lazio. Il Parco occupa una superficie di 200 ettari, tra i comuni di Montalto di Castro e di Canino e offre ai suoi visitatori una rete di percorsi segnalati dell’antica città etrusco-romana di Vulci e le necropoli vulcenti, oltre alle bellezze naturali dell’area.

Biglietto integrato “Da Vulci a Villa Giulia. La via degli Eroi”: da sinistra, Luana Toniolo, Laura Allegrini, Carlo Casi (foto etru)

Il nuovo biglietto integrato fra il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e il parco archeologico naturalistico di Vulci è stato presentato al ministero della Cultura. All’incontro sono intervenuti Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale (DiVA); Roberto Vannata, direttore del Servizio II – sistema museale nazionale della direzione generale Musei; Luana Toniolo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; i rappresentanti della Fondazione Vulci, con la presidente Laura Allegrini e il direttore scientifico Carlo Casi; i sindaci delle amministrazioni comunali di Montalto di Castro, Emanuela Socciarelli e di Canino, Giuseppe Cesetti, il dirigente dell’Area Valorizzazione del patrimonio culturale e programmazione della direzione Cultura, Politiche giovanili e della Famiglia, Pari opportunità, Servizio civile della Regione Lazio, Miriam Cipriani; il direttore marketing, comunicazione e sviluppo territoriale di Coopculture, Laura Aversa.

Affreschi della Tomba François al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto valentina sensi / hf4 ufficio stampa)

C’è un legame storico tra Vulci e il museo di Villa Giulia che trova oggi un nuovo elemento di continuità nella recente acquisizione da parte dello Stato italiano degli affreschi della Tomba François, realizzata tra il 340 e il 320 a.C. e universalmente considerata una delle testimonianze più straordinarie della civiltà etrusca e del patrimonio figurativo del Mediterraneo antico (vedi Roma. Il MIC per 15 milioni acquisisce dagli eredi dei Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani la Tomba François di Vulci, uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e della pittura antica. Dal 25 giugno sarà esposta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con eccezionali prestiti da Parigi, Londra, Bruxelles, Losanna, Vaticano, Roma – archeologiavocidalpassato). Scoperta il 1° maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nella necropoli di Ponte Rotto, a Vulci, la tomba fu distaccata nel 1863 e trasferita a Roma, nella collezione Torlonia. Le pitture, realizzate per la nobile famiglia etrusca dei Saties, intrecciano mito greco, storia locale, propaganda politica e rappresentazione del potere, configurandosi come un bene di eccezionale valore storico, artistico e identitario.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la giornata di studi “Vulci a Villa Giulia. Rileggere la Tomba François nel suo contesto” a cura di Luana Toniolo, Laura Maria Michetti e Christian Mazet in occasione dell’acquisizione degli affreschi della Tomba François da parte dello Stato Italiano e della loro esposizione all’Etru

In occasione dell’acquisizione degli affreschi della Tomba François da parte dello Stato Italiano e della loro esposizione al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, mercoledì 16 settembre 2026 in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia giornata di studi “Vulci a Villa Giulia. Rileggere la Tomba François nel suo contesto” a cura di Luana Toniolo, Laura Maria Michetti e Christian Mazet. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it

PROGRAMMA. Alle 9.30, saluti Istituzionali: Alfonsina Russo (dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale); Giuseppe Sassatelli (Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici); Luana Toniolo, Christian Mazet, Laura Maria Michetti, “Rileggere la tomba François nel suo contesto”. Alle 10, “Il contesto della Tomba François”: Alessandro Conti (Sapienza università di Roma) “La François e “le altre”. La necropoli di Ponte Rotto: topografia e architettura funeraria”; Giulio Paolucci (Fondazione Luigi Rovati), Lionel Pernet (Musée cantonal d’Archéologie et d’Histoire Lausanne) “Nuovi dati sul corredo della tomba François di Vulci”; Carmine Ampolo (Scuola Normale Superiore di Pisa) “La Tomba François e Roma arcaica, tra storia e mito”. Alle 11.30, pausa/discussione. Alle 12, “Storie di ricezione”: Laurent Haumesser (Musée du Louvre) “La tomba dei destini incrociati: la tomba François e i suoi lettori”; Maurizio Sannibale (Pontificia Accademia Romana di Archeologia) “L’ultima grande impresa di Carlo Ruspi: le copie della tomba François al Museo Gregoriano Etrusco”; Christian Mazet, Aude Mongiatti (British Museum) “Nuovi dati sugli ori della Tomba François: i gioielli Castellani del British Museum”. Alle 13.30, pausa. Alle 15, “Vulci in età ellenistica”: Anna Maria Moretti Sgubini (già soprintendente per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale) “Esperienze di pittura parietale e scultura nelle tombe ellenistiche di Vulci”; Maurizio Harari (IUSS Pavia) “Fenomenologia della parete dipinta nella Tomba François. La grande pittura a parete all’alba dell’età ellenistica”; Enrico Benelli (università Roma Tre) “Scrivere nelle tombe. Note di epigrafia vulcente”; Alfonsina Russo (DiVA), Simona Carosi (SABAP Viterbo-Etruria Meridionale), Carlo Regoli, Carlo Casi (Fondazione Vulci) “Vulci nel IV secolo: nuovi studi e scoperte”. Discussione e conclusioni.

Giardini Naxos (Me). Al Teatro della Nike il premio “Comunicare l’Antico” nato dalla sinergia con il parco archeologico di Naxos e con Archeoclub Giardini Naxos. Ecco i premiati

Sabato 5 settembre 2026, alle 19, nel Teatro della Nike (parco archeologico di Naxos) a Giardini Naxos (Me), consegna del premio “Comunicare l’Antico” nato dalla sinergia con il parco archeologico di Naxos e con Archeoclub Giardini Naxos – Taormina – Valle Alcantara (Me) nell’ambito della XVI edizione di Naxos Legge – Festival delle narrazioni, della lettura e del libro. Il riconoscimento celebra personalità e realtà che custodiscono, studiano e promuovono la cultura classica e il patrimonio del mondo antico. Dopo i saluti di Adriana Pizzino, direttrice del parco archeologico Naxos Taormina; Salvatore Agatino Bosco, sindaco di Giardini Naxos; Fulvia Toscano, direttrice artistica di Naxos Legge; la consegna dei premi. Conduce la serata la giornalista Francesca Russo. Interventi musicali del maestro Puccio Castrogiovanni. I premiati della IX edizione saranno: Theodoros Terzopoulos, regista teatrale, fondatore e direttore artistico dell’Attis Theatre Company, ispiratore delle Olimpiadi Teatrali e Presidente del relativo Comitato Internazionale; Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e direttrice delegata di importanti istituzioni museali nazionali; il Festival dei Popoli Italici, ideato da Federico Fioravanti e dall’Associazione culturale Arché. Ritirerà il premio Letizia Rosati, assessore alla Cultura del Comune di Rieti; Giorgio Ieranò, traduttore teatrale, saggista e docente di Letteratura greca all’università di Trento, dove dirige il laboratorio di ricerca sul teatro antico “Dionysos”; tourismA – Salone Internazionale dell’Archeologia e del Turismo Culturale, manifestazione fiorentina dedicata alla valorizzazione del patrimonio storico-archeologico; Francesco Muscolino, archeologo taorminese e direttore dei musei nazionali di Cagliari; Fabrizio Sudano, archeologo e direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, sede dei celebri Bronzi di Riace.

Roma. Il MIC per 15 milioni acquisisce dagli eredi dei Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani la Tomba François di Vulci, uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e della pittura antica. Dal 25 giugno sarà esposta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con eccezionali prestiti da Parigi, Londra, Bruxelles, Losanna, Vaticano, Roma

Nestore, il leggendario re di Pilo ricordato da Omero: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)
Ministero della Cultura: da sinistra, il ministro Alessandro Giuli, il direttore generale dei Musei Massimo Osanna e la direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

La Tomba François è dello Stato italiano. Con la firma dell’atto di compravendita, avvenuta venerdì 29 maggio 2026 al ministero della Cultura alla presenza del ministro Alessandro Giuli, la celebre Tomba François di Vulci entra ufficialmente a far parte del patrimonio dello Stato italiano, a 169 dalla scoperta e a più di 100 dalla manifestazione di interesse dell’amministrazione statale. Uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e della pittura antica sarà così definitivamente consegnato alla piena fruizione pubblica e dal 25 giugno 2026 troverà collocazione permanente al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. L’acquisizione è stata resa possibile grazie alla collaborazione degli eredi delle famiglie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, proprietari dell’opera e al lavoro congiunto della direzione generale Musei, diretta da Massimo Osanna e del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo. Il ministero della Cultura raggiunge così un risultato di eccezionale rilievo per il patrimonio culturale nazionale, chiudendo un percorso avviato oltre un secolo fa, quando già nel 1921 lo Stato manifestò il proprio interesse per l’acquisizione della Tomba François, e riportando sotto tutela pubblica un monumento fondamentale per la conoscenza della civiltà etrusca e dell’immaginario figurativo del Mediterraneo antico. L’operazione, del valore complessivo di 15 milioni di euro, rappresenta uno dei più importanti investimenti realizzati negli ultimi anni dal ministero della Cultura nel campo delle acquisizioni patrimoniali.

Autorità, tecnici ed esperti intervenuti alla presentazione al MIC dell’acquisizione della Tomba François: al centro il ministro Giuli (foto mic)

“L’acquisizione della Tomba François rappresenta un risultato di straordinario valore per il patrimonio culturale nazionale e testimonia l’impegno del ministero della Cultura nel rafforzare le collezioni pubbliche attraverso la restituzione alla collettività di opere fondamentali della nostra storia”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Con questo atto lo Stato acquisisce uno dei più importanti capolavori della pittura etrusca e dell’arte antica mediterranea, consegnandolo definitivamente alla fruizione pubblica e alla ricerca scientifica. La Tomba François è una testimonianza identitaria della civiltà etrusca e del ruolo centrale che essa ha avuto nella formazione culturale dell’Italia antica. Questa acquisizione conferma la volontà del ministero di investire nella tutela, nella valorizzazione e nell’accessibilità del patrimonio culturale come bene comune e strumento di conoscenza condivisa”.

Eteocle e Polinice: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

Per celebrare questa importante acquisizione, il 25 giugno 2026 sarà inaugurata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia una grande esposizione dedicata alla Tomba François. Grazie alla collaborazione di alcune delle più prestigiose istituzioni museali italiane e internazionali, sarà possibile ricomporre idealmente il contesto originario del monumento. Il Musée du Louvre, il British Museum, il Royal Museum of Art and History di Bruxelles, il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, i Musei Vaticani e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma hanno concesso prestiti eccezionali che permetteranno di riunire reperti, documenti, copie storiche e opere provenienti dal corredo della tomba o connesse alla sua vicenda collezionistica. L’allestimento, concepito secondo i più avanzati criteri di accessibilità fisica e cognitiva, consentirà al pubblico di approfondire la conoscenza del monumento attraverso strumenti innovativi, tavoli tattili e contenuti in Lingua dei Segni Italiana.

Vel Saties, rappresentante della potente famiglia dei Saties, col giovane Arnza (servo o membro della famiglia): dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

La Tomba François. Scoperta il 1° maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci (Vt), la tomba – voluta dalla potente famiglia vulcente dei Saties – è scavata nel tufo e composta da trentasette pannelli dipinti e da due cippi litici rinvenuti nel corridoio di accesso lungo 31,5 metri. Realizzata tra il 340 e il 320 a.C., rappresenta una delle più alte testimonianze della pittura etrusca e, più in generale, della pittura antica giunta fino a noi. La decorazione pittorica della Tomba François, in gran parte staccata nel 1863 e portata nelle proprietà dei Torlonia, costituisce uno straordinario intreccio tra mito greco, memoria storica etrusca e costruzione dell’identità aristocratica di Vulci. Attraverso iscrizioni dipinte accanto ai personaggi, le scene permettono ancora oggi di riconoscere nomi, volti ed episodi che intrecciano storia, leggenda e rappresentazione del potere.

Il grande pannello con il sacrificio dei prigionieri troiani presso la tomba di Patroclo: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)
Prigioniero troiano: dettaglio dei dipinti della Tomba François di Vulci, ora al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto mic)

Tra le immagini più celebri spicca il grande pannello con il sacrificio dei prigionieri troiani presso la tomba di Patroclo: al centro compare Achille, mentre il mito greco viene reinterpretato secondo la sensibilità etrusca attraverso la presenza del demone Charun, dalla pelle bluastra e armato del martello, accompagnato dalla figura alata di Vanth. Sulla parete opposta è invece rappresentata la liberazione di Celio Vibenna da parte del fratello Aulo e di Mastarna, identificato dalla tradizione con il futuro re di Roma Servio Tullio, in una scena di eccezionale importanza storica e politica. A completare il ciclo corre il più lungo fregio animalistico noto dell’antichità, popolato da grifoni, leoni, pantere, cervi, cinghiali e altre creature reali e fantastiche, testimonianza della straordinaria qualità artistica dell’opera.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Il Rinascimento ritrovato. Il cantiere di restauro di Villa Giulia” con Luana Toniolo e Miriam Lamonaca, secondo appuntamento con il ciclo di conferenze “Costruire il futuro: i restauri di Villa Giulia”

Giovedì 14 maggio 2026, alle 17, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Il Rinascimento ritrovato. Il cantiere di restauro di Villa Giulia” con Luana Toniolo, direttrice del Museo, e Miriam Lamonaca, restauratrice e direttore dei lavori, che per il secondo appuntamento con il ciclo di conferenze “Costruire il futuro: i restauri di Villa Giulia” a cura della direttrice Luana Toniolo, portano i partecipanti nel cuore dei restauri di Villa Giulia. La facciata rinascimentale è oggi al centro di un intervento delicato e affascinante: tra puliture, rimozione di vecchie stuccature e recupero dei materiali originari, la superficie torna a respirare, ritrovando equilibrio e autenticità. Dettagli dimenticati riaffiorano, raccontando nuove storie e restituendo al pubblico una bellezza che il tempo aveva nascosto. Questo cantiere è solo l’inizio di una trasformazione più ampia: il Museo si prepara a diventare un rinnovato polo culturale, aperto a nuove visioni e prospettive nel cuore di Roma. Ingresso gratuito. Prenotazione all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it.

Roma. Una cista etrusca con manico di Satiro e Menade del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna a splendere: restaurata ed esposta a Palazzo Dama nell’ambito del progetto “Arte fuori dal Museo”

Cista etrusca della Collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Una cista etrusca con manico di Satiro e Menade torna a splendere: restaurata ed esposta a Palazzo Dama nell’ambito del progetto “Arte fuori dal Museo”. Dal 19 aprile al 10 giugno 2026 è esposta al pubblico una cista di epoca etrusca proveniente dalle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, restaurata ed esposta a Palazzo Dama, nuova tappa del progetto “Arte fuori dal Museo”, promosso dalla direzione generale Musei del ministero della Cultura, da LoveItaly e da Federalberghi Lazio, con l’obiettivo di restituire visibilità a opere custodite nei depositi museali, restaurarle e renderle accessibili al grande pubblico in luoghi inusuali ma sicuri, come gli hotel di valore storico-architettonico.

Palazzo Dama a Roma ospita una tappa del progetto “Arte fuori dal museo” (foto luxury)

Palazzo Dama, raffinata struttura in un palazzo nobiliare, è stato selezionato per la sua rilevanza storica e cura degli spazi, ma anche per l’impegno nella promozione della cultura sul territorio. Alla presentazione, domenica 19 aprile, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, è intervenuta per una visita speciale la direttrice Luana Toniolo. Il progetto, promosso nell’ambito del protocollo d’intesa siglato dalla direzione generale Musei del ministero della Cultura con l’associazione non-profit LoveItaly, si avvale della rete degli hotel aderenti nella regione Lazio al sistema Federalberghi, e ha l’obiettivo di rendere fruibili al pubblico opere archeologiche e storico-artistiche che sono oggi conservate nei depositi dei musei e bisognose di restauro, per esporle negli spazi prestigiosi degli hotel. Si tratta della terza iniziativa espositiva legata a questo importante progetto. Lo scorso giugno sono stati presentati all’Hotel Dom di via Giulia una raffinata cista e un balsamario a testa femminile, risalenti al III secolo a.C. e provenienti da due diverse tombe della necropoli dell’Osteria di Vulci, appartenenti alle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. E nel 2024 all’Hotel Bettoja Mediterraneo è stata esposta una statua di marmo romana del II secolo d.C. raffigurante la Dea Roma o Virtus proveniente dai depositi del museo nazionale Romano.

Un capolavoro ritrovato. La protagonista di questa nuova esposizione a Palazzo Dama è una cista in bronzo datata al IV-III secolo a.C., trovata a Palestrina e appartenente alla Collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Le ciste sono contenitori di oggetti legati al mondo femminile e offerte alle fanciulle come dono di nozze, ornate con scene mitologiche o di genere che richiamano i temi cari alle loro fruitrici. Questa cista, in particolare, colpisce per la ricchezza narrativa delle incisioni, che raccontano la vita e i valori della società etrusca. Sul corpo, infatti, vi è una duplice scena di partenza con personaggi legati al tema dell’esaltazione della virtù guerriera dell’uomo, Inoltre, una scena di bagno femminile allude alla futura unione nuziale. L’oggetto è sostenuto da tre piedi a zampa ferina con capitello ionico e demone alato, sul coperchio appare l’incisione di due Nereidi su ippocampo e drago marino, mentre il manico è decorato con le figure di un Satiro e di una Menade, vestiti di una lunga pelle animale e uniti per le braccia. Il restauro, supervisionato dalla restauratrice Miriam Lamonaca, responsabile del Servizio Conservazione del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ha restituito leggibilità e stabilità al bronzo, segnato da abrasioni, lacune e fratture, riportandolo al suo splendore originario.

 

Salerno. Al Campus universitario di Fisciano l’incontro “Conoscenza restauro e valorizzazione del Parco Archeologico di Veio. Esiti di una ricerca interdisciplinare” nell’ambito del Protocollo di Intesa siglato tra l’università di Salerno e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Ecco il programma

Lunedì 13 aprile 2026, alle 15, nell’aula Ex-Cues dell’edificio E del Campus universitario di Fisciano dell’università di Salerno, l’incontro “Conoscenza, restauro e valorizzazione del Parco Archeologico di Veio. Esiti di una ricerca interdisciplinare” che si inserisce nell’ambito del Protocollo di Intesa siglato tra il dipartimento di Ingegneria civile dell’università di Salerno e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, con l’obiettivo di promuovere attività di ricerca, formazione e terza missione sull’area di Portonaccio, una delle più significative dell’intero insediamento etrusco di Veio. Le attività di ricerca si sono concentrate su possibili scenari volti al miglioramento della fruizione del sito. Saranno illustrate le proposte per il restauro e la valorizzazione del Tempio di Apollo, con particolare attenzione all’intervento realizzato negli anni Noventa da Carlo Ceschi, e della copertura dell’Altare di Minerva. La ricerca rappresenta un virtuoso esempio di collaborazione tra università e ministero della Cultura, fondato su un approccio interdisciplinare che integra competenze nell’ambito dell’ingegneria e dell’architettura ai fini della conservazione e valorizzazione del sito archeologico. L’evento si propone come momento di confronto e condivisione tra studiosi e istituzioni, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra ricerca e tutela.

Programma. Dopo i saluti istituzionali di Luciano Feo, direttore del dipartimento di Ingegneria civile; Federica Ribera, direttrice del master universitario LIVHE-Live Heritage; Salvatore Barba, addetto scientifico all’ambasciata d’Italia a Buenos Aires; Anna Onesti, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino; intervengono Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Mariarosaria Villani, responsabile scientifico del protocollo d’intesa. Contributi di Andrea Di Filippo, Sara Antinozzi, “Rilievo è conoscenza”; Pasquale Cucco, Giulia Neri, “Oltre la rovina. Nuovi scenari per la fruizione del sito”; Felice De Silva, “Limiti e confini. Il nuovo sistema dei percorsi”; Rosa Penna, “Materiali innovativi per un dialogo contemporaneo con la preesistenza di Ceschi per Veio”. Conclusioni di Monica Ferrari e Carla Ferreyra.