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Sassari. Riapre il museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna”, chiuso dal 3 dicembre 2018 per lavori di riallestimento, ristrutturazione e restauro. Ecco tutte le novità

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L’ingresso del nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” a Sassari (foto drm-sardegna)

Poco più di un anno fa, era il 19 giugno 2021, al museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari, chiuso dal 3 dicembre 2018 per lavori di riallestimento, ristrutturazione e restauro, riapriva la sezione Etnografica nel Padiglione Clemente con la mostra-evento “Sulle tracce di Clemente”, ideata e realizzata da Antonio Marras. La mostra, aperta per oltre un anno fino al 30 settembre 2022, avrebbe accompagnato il pubblico alla riapertura del museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari che rappresenta la più importante istituzione museale della Sardegna settentrionale. E ora siamo arrivati al momento tanto atteso.

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Una fase dell’allestimento del museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari (foto drm-sardegna)

Mercoledì 3 agosto 2022 il museo Sanna riapre ai visitatori. Il giardino del Museo ospiterà l’inaugurazione del nuovo allestimento, realizzato in seguito ai lavori che hanno interessato diversi ambienti della struttura museale. Dopo l’inaugurazione sarà possibile visitare il Museo dalle 20 alle 23. La direttrice della Direzione regionale Musei Sardegna, Luana Toniolo, la direttrice del museo, Elisabetta Grassi, e il segretario regionale, Patricia Olivo, illustreranno il progetto del nuovo allestimento e le future attività. Interverrà il direttore della Direzione generale Musei, prof. Massimo Osanna. Le attività di recupero e riallestimento degli ultimi anni sono state portate avanti da diversi Uffici del ministero della Cultura: il Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Sardegna con un progetto di riqualificazione del museo e l’allestimento della sala centrale del Padiglione Castoldi, a cura dell’archeologa Gabriella Gasperetti e dell’architetta Francesca Condò;  e la Direzione regionale Musei Sardegna, che negli ultimi mesi ha avviato un piano di lavoro per l’allestimento temporaneo dell’intero complesso museale, restituendo alla città i reperti più importanti del Museo Sanna. Una nuova veste, moderna e funzionale, riqualifica gli spazi e i percorsi di visita e da forma ad un museo sempre più partecipato ed inclusivo: la “casa” della città. Spazi e percorsi di visita sono stati progettati con l’obiettivo di realizzare un museo partecipato ed inclusivo.

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Vasi esposti nelle vetrine del museo nazionale Archeologico ed Etnografico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari (foto drm-sardegna)

Ecco le principali novità. MUSEO La sala centrale del museo storico, sotto una veste completamente nuova, è dedicata all’archeologo Vincenzo Dessì, studioso, esperto di numismatica e appassionato collezionista, con l’allestimento della sua collezione di beni archeologici. SALA CONFERENZE Una nuova sala conferenze, prima interna alle sale espositive, è stata realizzata in un’ala adiacente al museo per dare più spazio alle ricche collezioni. LUCE Nuove vetrate daranno più respiro alle sale espositive, insieme ad un nuovo impianto di illuminazione. GIARDINO Anche nel giardino si potranno apprezzare i nuovi percorsi di visita tematici.

Pompei. Aperta nella palestra grande la mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”. Gli interventi dei protagonisti. Come nasce e cosa si prefigge di raggiungere questa esposizione, che introduce al sito su un tema che è presente in tutta Pompei

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La locandina della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” alla Palestra grande di Pompei dal 21 aprile 2022 al 15 gennaio 2023

Per il direttore Zuchtriegel “la mostra introduce al sito su un tema che è presente in tutta Pompei”. Per la professoressa Canoni “è una mostra di incontri tra il linguaggio dell’arte e il tema della sensualità, tra la cultura romana e quella greca, tra il mondo della ricerca e quello della scuola”. Per il procuratore Fragliasso “è il risultato del primo caso di archeologia giudiziaria”. Per l’archeologa Toniolo “è il frutto della politica del Parco che ha voluto fare ricerca in prima persona con convenzioni e funzionari”. Per il direttore generale Osanna “ci insegna quanto sia importante lavorare insieme”. Con queste premesse il 21 aprile 2022 si è aperta nella palestra grande di Pompei la mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”, organizzata dal parco archeologico di Pompei (la prima realizzata in house dall’ufficio mostre del Parco), visitabile fino al 15 gennaio 2023. A cura del direttore Gabriel Zuchtriegel e dell’archeologa Maria Luisa Catoni, professoressa all’IMT Alti Studi Lucca, la mostra si propone di essere una “chiave di lettura” che aiuti il pubblico a comprendere meglio la diffusione di immagini sensuali ed erotiche molto diffuse nel sito. Il progetto della mostra prevede, infatti, oltre all’esposizione alla Palestra grande un itinerario alla scoperta di vari edifici del sito caratterizzati da affreschi e riferimenti al tema, raggiungibili con il supporto dell’App My Pompeii, che include una sezione dedicata. La mostra è sponsorizzata da American Express e da Hotel Caruso A Belmond, Hotel Amalfi Coast di Ravello.

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L’Ermafrodito dormiente, marmo del I sec. d.C., dalla Casa di Loreio Tiburtino a Pompei (foto graziano tavan)

Stupore, curiosità, imbarazzo sono tra le emozioni che archeologi e visitatori hanno provato dinnanzi a pitture e sculture da Pompei e da altri siti vesuviani sin dalle prime scoperte nel ‘700. Con l’avanzamento degli scavi diventava sempre più evidente che immagini dal contenuto sensuale ed erotico, spesso distanti da una visione classicista del mondo antico, caratterizzavano praticamente tutti gli spazi della città, dalle case private alle terme, da osterie e bettole oscure, agli spazi pubblici della collettività. Tra le ultime scoperte, che hanno suscitato molto interesse, la casa di Leda e il cigno e il carro cerimoniale con decorazioni erotiche di Civita Giuliana. Con un pubblico molto eterogeneo, proveniente da tutto il mondo, che in questi mesi sta tornando a Pompei, la domanda di come spiegare l’onnipresenza della sensualità nell’immaginario di Pompei è più attuale che mai. 

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto graziano tavan)

“In questi tempi di emergenza pandemica e di guerra, la mostra vuole essere un inno alla resilienza del bello”, dichiara il direttore Zuchtriegel, “ma lo vuole essere in una prospettiva storica, che ci aiuta a comprendere che anche in passato arte e immaginazione fossero intrecciate con relazioni e gerarchie sociali, culturali e politiche. Che oggi possiamo ammirare a Pompei una città antica con affreschi, statue e arredi trovati nella posizione in cui furono seppelliti durante l’eruzione del 79 d.C., è un dono meraviglioso della storia che dobbiamo preservare e trasmettere alle future generazioni. La mostra, che è quasi una specie di introduzione alla visita del sito, vuole contribuire a questo, valorizzando anche molte opere in deposito che in alcuni casi sono state restaurate e sottoposte a nuovi studi per essere esposte”.

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L’archeologa Maria Luisa Catoni, professoressa all’IMT Alti Studi Lucca (foto graziano tavan)

“Questa mostra appartiene alla tipologia delle mostre di ricerca, tesa valorizzare sì il bene e il sito ma anche le relazioni multiple, la collaborazione fra diverse metodologie di ricerca e le funzioni della tutela e della gestione”, aggiunge Maria Luisa Catoni. “Permette al visitatore di stabilire un rapporto fisico fra ciò che è in mostra e altri oggetti e luoghi nel sito, incluse alcune nuove scoperte venute alla luce. Il visitatore entra così in una mostra nella quale può non solo vedere oggetti di grande interesse e bellezza ma anche utilizzarli come  altrettanti “puntatori” a diversi contesti: il contesto di Pompei e del sito archeologico, il contesto delle Ville, per esempio di Stabiae e Oplontis, il contesto dello scambio fra cultura greca e cultura romana nel corso del I secolo dopo Cristo, il contesto della codificazione e tradizione di immagini erotiche e sensuali, il contesto delle funzioni e usi di quelle immagini negli spazi che decoravano e così via. In pochi altri luoghi al mondo è possibile proporre al visitatore una viaggio così ramificato e interattivo. E a Pompei questo è possibile anche per lo straordinario impegno che il sito persegue da alcuni anni nella ricerca e nella comunicazione della ricerca, come anche nell’apertura ai ricercatori di tutto il mondo”.

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Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura (foto graziano tavan)

“L’obiettivo di una mostra è quello di raccontare, attraverso un filo conduttore, aspetti particolari di un’epoca, di un contesto storico, o individuare collegamenti tra più contesti. Ma devono nascere soprattutto da una ricerca scientifica e multidisciplinare in grado di condurre il visitatore alla conoscenza del passato”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale dei Musei. “In questo caso, la mostra Arte e sensualità nelle case di Pompei consente di aggiungere al racconto, un pezzo inedito di storia del sito, frutto di recenti indagini e scoperte, che per la prima volta vengono mostrate al pubblico e in un ambito tematico dedicato. E in più recano in se la storia di un complesso lavoro che ha visto coinvolte molteplici professionalità del Parco, ma anche Istituzioni e forze dell’ordine in un’attività di comuni intenti, come nel caso del carro di Civita Giuliana, in un’area oggetto di depredamento ad opera dei tombaroli;  mentre in altre situazioni,  come per la ricostruzione del soffitto rinvenuto in crollo della casa di Leda e il cigno sono la testimonianza del delicatissimo e spesso poco noto lavoro di ricomposizione dei frammenti ad opera dei restauratori”.

Tra le 70 opere in mostra, tutte provenienti dai depositi del parco archeologico di Pompei, anche i due medaglioni in bronzo con scene erotiche del carro cerimoniale da Civita Giuliana e il raffinato soffitto del cubiculum (stanza da letto) rinvenuto in crollo sul pavimento, poi ricomposto e restaurato, della Casa di Leda ed il cigno, e le 3 pareti del cubicolo della Villa di Gragnano in località Carmiano, ricostruito dopo il recente restauro. La mostra valorizza così anche le recenti scoperte nell’ambito del Grande Progetto Pompei e delle nuove indagini condotte sotto la direzione di Massimo Osanna. Il nucleo centrale della mostra ospita opere da Oplontis – Ermafrodito e Satiro e due coppie di Centauri – in un allestimento-installazione che cerca di ricostruire la dimensione esperienziale, quasi cinematografica, che evoca il contesto e l’immaginario antico. Inoltre, una guida per bambini, I Centauri di Pompei a firma del direttore con disegni di Daniela Pergreffi, si prefigge di spiegare un tema “difficile” ai più piccoli, seguendo le tracce del centauro Mares alla ricerca di una centauressa. Oltre a godersi il percorso di mostra, lungo il racconto, piccoli e grandi lettori incontreranno una serie di figure centrali del mito antico, da Narciso a Dioniso e Arianna. 

Pompei. Apre nella Palestra grande la mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”: 70 opere provenienti dai depositi del parco archeologico di Pompei e dalle recenti scoperte, come il carro cerimoniale di Civita Giuliana o il soffitto del cubicolo della Casa di Leda e il Cigno

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La locandina della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” alla Palestra grande di Pompei dal 21 aprile 2022 al 15 gennaio 2023

La diffusione di immagini sensuali ed erotiche a Pompei ha stupito archeologi e visitatori sin dalle prime scoperte nel 1748. Immagini dal contenuto erotico si ritrovano in tutti gli spazi della città antica: terme, santuari e ambienti di case. Ma come spiegarne il ruolo così centrale nella vita quotidiana di Pompei? La mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”, che apre il 21 aprile 2022 nella Palestra grande degli scavi fino al 15 gennaio 2023, ha l’intento di illustrare e raccontare l’onnipresenza e il significato di soggetti sensuali ed erotici nelle domus e nella quotidianità dei pompeiani. Alla vernice saranno presenti i curatori Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Maria Luisa Catoni, professore di Storia e Archeologia dell’Arte antica alla Scuola IMT Alti Studi Lucca. Le conclusioni saranno affidate a Massimo Osanna, direttore generale Musei e autore, con Luana Toniolo, del saggio “Il mondo nascosto di Pompei. Il carro della sposa la stanza, degli schiavi e le ultime scoperte” edito da Rizzoli.

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Uno dei medaglioni con scene a sfondo erotico nella decorazione del carro da parata di Civita Giuliana (foto Luigi Spina)

Tra le 70 opere in esposizione, tutte provenienti dai depositi del parco archeologico di Pompei, anche reperti dalle recenti scoperte, come i due medaglioni in bronzo con scene erotiche del carro cerimoniale da Civita Giuliana, e il raffinato soffitto del cubiculum (stanza da letto) rinvenuto in crollo sul pavimento, poi ricomposto e restaurato, della Casa di Leda e il Cigno; e di recente restauro, le 3 pareti del cubicolo ricostruito della Villa di Gragnano in località Carmiano. Il percorso si completa con un itinerario alla scoperta di edifici all’interno del sito caratterizzati da affreschi e riferimenti al tema, con il supporto di una app, mentre una guida per bambini aiuterà i più piccoli a visitare la mostra e a conoscere una serie di figure centrali del mito antico.

Oggi, mercoledì 20 aprile 2022, ultimi lavori per l’allestimento della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”. E il parco archeologico di Pompei ci regala queste straordinarie immagini esclusive della sistemazione del soffitto della stanza da letto della casa di Leda e il cigno: dai frammenti rinvenuti in crollo alla esposizione alla palestra grande, dopo la delicata ricostruzione. Sarà una prima volta assoluta per il grande pubblico.

Cosa ci porta il nuovo anno? Il restauro e la valorizzazione del cavallo scoperto da Maiuri nel 1938: nuovo allestimento nello stabulum a sud di via dell’Abbondanza, inclusivo e accessibile anche a ipovedenti. Parla la responsabile Luana Toniolo

Lo scheletro del cavallo scoperto nel 1938 da Maiuri è nel laboratorio di restauro di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Cosa ci porta il nuovo anno? Questa volta non parliamo di una grande mostra o di nuovi musei, ma di un reperto che grazie al restauro e a nuovi studi verrà valorizzato e presentato al pubblico in sicurezza: è il cosiddetto Cavallo di Maiuri. Lo scheletro del cavallo rinvenuto nel 1938 da Amedeo Maiuri in un ambiente della antica città di Pompei è oggetto infatti di un progetto di restauro e valorizzazione a cura del Parco archeologico di Pompei, finalizzato al recupero e alla tutela del reperto. Una volta restaurato e consolidato grazie al rilievo laser scanner dello scheletro, sarà realizzato un modello in 3d per ipovedenti in vista di un nuovo allestimento in situ accessibile e inclusivo. “Si tratta di un intervento multidisciplinare”, sottolinea il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, “che vede all’opera i restauratori in primis e gli archeologi, costantemente affiancati in ogni fase degli interventi da un archeozoologo al fine di condurre un adeguato studio scientifico del cavallo, non affrontato all’epoca del Maiuri, che sarà in grado di fornire ulteriori e importanti informazioni sul tipo di animali che venivano utilizzati a Pompei e sulle loro caratteristiche. Il progetto di valorizzazione del reperto nel suo nuovo allestimento lo renderà, inoltre, fruibile a tutti i visitatori, nell’ottica della massima accessibilità e inclusività, anche relativamente alla conoscenza delle attività di restauro del Parco”. Il gruppo lavoro è composta da Luana Toniolo, responsabile del progetto; Stefania Giudice, direttore dei lavori; Paola Sabbatucci, direttore operativo restauratore; Arianna Spinosa, direttore operativo architetto; Armando Santamaria, direttore operativo ingegnere; Amedeo Mercogliano, supporto contabile Ales; Natascia Pizzano, archeozoologo; DF14 – Restauro Beni Culturali di Debora Fagiani; SineCera Studio – sinecerastudio.it.

A raccontarci della storia di questo reperto e del suo restauro e valorizzazione è la stessa responsabile, Luana Toniolo, archeologa del parco archeologico di Pompei. “Nel 1938 Maiuri mentre scavava questo settore della città a sud di via dell’Abbondanza – ricorda Luana Toniolo – identificò una struttura quadrata in muratura che poteva essere una mangiatoia. E proprio a pochi centimetri da questa struttura, dai lapilli cominciò a emergere il cranio di un cavallo. Emerse il cranio, emerse il collo e parte della colonna vertebrale. Continuando con lo scavo si vide che era un vero e proprio cavallo e che ci trovavamo in uno stabulum, in una stalla. Vicino infatti al cavallo e alla mangiatoia si rinvennero infatti anche dei resti organici, paglia. Maiuri decise quindi di applicare anche qui quella strategia di musealizzazione che stava applicando in tutto il sito, cioè un vero e proprio museo diffuso, lasciando i reperti in situ là dove li trovava, come fece ad esempio nella Casa del Menandro, alla Villa de Misteri, attuando quindi una strategia che era già stata sperimentata nei decenni precedenti da Spinazzola. Ad esempio, nel famoso allestimento del Thermopolium di Asellina”.

Lo scheletro del cavallo come appariva nel suo allestimento allo stabulum nel 1941-1942 in una foto dell’archivio fotografico del Parco archeologico di Pompei

“In questo stabulum, quindi, coperto da una tettoia – continua l’archeologa -, rimise in piedi il cavallo. Un cavallo alto 1 metro e 34 al garrese, utilizzato per il trasporto delle merci, per il traino. Dobbiamo infatti ricordare che a Pompei oltre ai suoi abitanti in città c’erano anche gli animali: pensiamo ai cani, di cui c’è il famoso calco della Casa di Vesonius Primus. Ma c’erano anche i cavalli che servivano per quei carri che sono attestati a Pompei, come ad esempio, nella Casa del Menandro”.

Restauratori all’opera sul “Cavallo di Maiuri” nei laboratori di Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Con il passare dei decenni però questo cavallo venne in parte dimenticato e abbandonato, e soggetto a un progressivo degrado. Abbiamo quindi deciso di procedere finalmente al suo restauro. E a un nuovo allestimento che permetta appunto di valorizzarlo. Abbiamo quindi iniziato questo intervento che è un vero e proprio intervento multidisciplinare – spiega Luana Toniolo – perché, oltre al lavoro dei restauratori in primis e degli archeologi, tutto il lavoro è seguito costantemente da un archeozoologo sia per permettere uno studio finalmente veramente scientifico di questo cavallo, che quindi può darci delle informazioni importantissime sul tipo di animali che venivano utilizzati a Pompei, sia per progettare un nuovo allestimento rispettoso dell’originario allestimento di Maiuri ma che permetterà quindi a breve tempo al visitatore di rivedere questo cavallo”.

Ma si tratterà di un allestimento che vuole anche essere inclusivo e accessibile, anche dal punto di vista cognitivo. Perché ora per gli ipovedenti abbiamo predisposto anche un modellino 3D di questo cavallo, che quindi può essere toccato, un modellino tattile, anche con una differenziazione tra le parti effettivamente conservate e quelle che ricostruiremo, per capire insieme a una spiegazione in braille la storia di questo cavallo.

Rilievo con laser scanner del Cavallo di Maiuri (foto parco archeologico pompei)

“La nostra metodologia di lavoro – sottolinea la responsabile del progetto – ha previsto innanzitutto un rilievo con laser scanner del cavallo, che ha permesso di realizzare un vero e proprio modello 3D. Una volta realizzato questo modello 3D, abbiamo iniziato a smontare il cavallo che, infatti era in posizione verticale grazie a un’armatura metallica, ancora quella dei tempi di Maiuri, con dei restauri e interventi successivi, ma che l’aveva in parte danneggiato con fenomeni di ossidazione che hanno intaccato anche il colore delle ossa. Abbiano quindi provveduto a staccare questo filo metallico, a smontare il cavallo e a portarlo in laboratorio”.

Interventi di restauro, pulizia e consolidamento sul Cavallo di Maiuri (foto parco archeologico pompei)

“Ora il cavallo è sottoposto a un processo di restauro, di pulizia, di consolidamento. E con la collaborazione dell’archeozoologo stiamo valutando quali parti sarà opportuno ristampare mediante una scansione 3D. Rispetto infatti a quello che ci raccontano le foto d’epoca, il cavallo ha perso molte delle sue ossa: molte costole della gabbia toracica, alcune vertebre, parte della coda. Valuteremo quindi quello che è opportuno integrare e poi lo rimonteremo in una posizione che sia scientificamente più corretta, perché nel corso del tempo ha perso la sua postura originale. Lo rimonteremo – conclude – con una struttura e con materiali nuovi che siano adatti al microclima e che quindi rispettino anche le necessarie condizioni di tutela del cavallo”.

Parco archeologico del Castello di Lettere. Si presenta “Il Castello di Lettere. La rocca il villaggio la cattedrale”, la prima guida archeologica  del sito medievale, frutto della collaborazione tra il parco archeologico di Pompei e dell’amministrazione comunale

Copertina della guida archeologica “Il Castello di Lettere. La rocca il villaggio la cattedrale” (Eidos edizioni)

Il castello medioevale di Lettere rientra tra i siti di competenza scientifica del Parco archeologico di Pompei.  Ubicato sulla collina di Lettere il Castello fu edificato dal Ducato Amalfitano nel corso del X secolo per difendere i suoi confini settentrionali ed era parte di una rete di fortificazioni che assicurava agli amalfitani il controllo dei due versanti dei monti Lattari. Venerdì 15 ottobre 2021, alle 12, il parco archeologico di Lettere presenta “Il Castello di Lettere. La rocca il villaggio la cattedrale”, la prima guida archeologica  del sito medievale, a firma di Domenico Camardo, Paola Marzullo e Mario Notomista pubblicato da Eidos. Alla presentazione interverranno il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; il consulente archeologo del parco archeologico del Castello di Lettere, Domenico Camardo; il funzionario responsabile del parco archeologico di Pompei, Luana Toniolo. Porteranno il loro saluto Sebastiano Giordano (sindaco di Lettere); Anna Lauriello (assessore alla Cultura Comune di Lettere); Francesco Mosca (dirigente Comune di Lettere); Pasquale D’Avino (dirigente scolastico I.C. Pellico); Paola Marzullo (direttore parco archeologico del Castello di Lettere). La pubblicazione della Guida è parte integrante di un processo di valorizzazione intrapreso sin dalla costituzione del Parco Archeologico del Castello di Lettere e frutto del protocollo d’intesa tra l’amministrazione comunale e il Parco archeologico di Pompei nell’ottobre del 2018.

La splendida posizione panoramica del Castello di Lettere a dominare il golfo di Napoli (foto parco archeologico di pompei)

Il sito è tuttora in una splendida posizione panoramica che permetteva di controllare l’area dal porto di Castellammare fino alla foce del Sarno e tutto il golfo di Napoli, ma anche la Valle del Sarno dominata dal Vesuvio e dai monti di Sarno fino a Pagani. Durante i numerosi scavi condotti presso il castello e il suo villaggio è stato rinvenuto vasellame, ossa animali, che ci consentono di ricostruire l’alimentazione degli abitanti del villaggio nel XII sec., oltre a reperti in ferro, tra cui alcune punte di lance utilizzate nel castello. I reperti sono oggi esposti in un percorso museale, che racconta la vita nel castello in età medievale. L’allestimento delle sale consistente nella ricostruzione storica del 1528, con reperti riprodotti di epoca cinquecentesca è stata realizzata dal Comune di Lettere, con la supervisione scientifica del Parco archeologico di Pompei.​​ “Il Castello di Lettere, tra i siti posti sotto la competenza scientifica del Parco,”, interviene Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “è con il suo percorso museale esempio di come le Istituzioni siano in grado di portare avanti progetti di valorizzazione e fruizione attraverso una stretta collaborazione, nell’ambito delle rispettive competenze. La guida completa questo processo di valorizzazione, fornendo informazioni storico scientifiche e immagini che ne esaltano le caratteristiche paesaggistiche e architettoniche”.

L’allestimento museale all’interno del Castello di Lettere (foto parco archeologico di Pompei)

“La consapevolezza dell’attrattività territoriale e culturale, e della conseguente intrinseca potenzialità che il sito medievale riveste nel territorio”, dichiara Paola Marzullo, direttore del parco archeologico del Castello di Lettere, “ha innescato una significativa attenzione verso la necessità di realizzare piani strategici di sviluppo e promozione mediante interventi che favoriscano l’incremento di un turismo di qualità. Sin dall’inizio dell’istituzione del parco archeologico del Castello di Lettere, ogni iniziativa intrapresa è stata finalizzata non solo alla tutela e alla valorizzazione del sito, ma soprattutto alla divulgazione del ruolo sociale e aggregativo che esso riveste per le popolazioni locali. Ogni sforzo intrapreso in questi anni ha avuto l’obiettivo di implementare ed evidenziare tale peculiarità, ricostruendo e riscoprendo il rapporto tra il Castello ed il territorio, vero punto di riferimento, di aggregazione e di appartenenza per un’intera collettività, che supera i confini locali, e guarda con rinnovato interesse all’intera valle del Sarno sino a tutto il bacino del Mediterraneo”.

Il castello e le aree archeologiche del castello di Lettere (foto parco archeologico di Lettere)

“Sin dal 2014, con il progetto di adeguamento funzionale del sito monumentale, l’amministrazione comunale ha investito in maniera significativa e prioritaria risorse economiche ed umane nel rilancio di quello che è diventato Parco Archeologico del Castello di Lettere”, ricorda il sindaco di Lettere, Sebastiano Giordano. “Il rapporto istaurato tra il parco archeologico di Pompei e il Comune di Lettere ha favorito la nascita di un’intensa collaborazione tecnico-scientifica finalizzata all’attuazione di una politica comune di fruizione e valorizzazione del sito monumentale, ripercorrendone la vocazione storica di riferimento territoriale e urbano avuto sin dall’origine della sua edificazione. La pubblicazione della Guida del Castello di Lettere rappresenta la sintesi delle attività di promozione e valorizzazione sin qui intraprese dall’amministrazione comunale di Lettere, il più importante strumento di divulgazione delle tradizioni e degli usi e costumi del territorio”. 

Pompei. Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini, svela ai più piccoli i segreti del mestiere degli archeologi, intervistando un’archeologa e una restauratrice del parco archeologico di Pompei

Geronimo Stilton, il topo giornalista direttore dell’Eco del Roditore, tra l’archeologa Luana Toniolo e la restauratrice Elena Gravina (foto parco archeologico di pompei)

Nuovo viaggio di Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, alla scoperta dei segreti del mondo archeologico, dal sito di Pompei. Geronimo, dopo aver raccontato in alcuni video le bellezze dei siti vesuviani, ci svela questa volta i segreti del mestiere degli archeologi, intervistando direttamente chi opera sul campo a stretto contatto con le meraviglie emerse dalla cenere e dai lapilli del Vesuvio che coprirono l’antica città di Pompei 2000 anni fa, e approfondendo il lavoro dei restauratori che intervengono in situ o in laboratorio sui reperti, gli oggetti e gli affreschi ritrovati durante gli scavi. Il progetto educativo è realizzato in collaborazione con Atlantyca Entertainment, l’azienda milanese che del personaggio Geronimo Stilton, nato da un’idea di Elisabetta Dami, gestisce i diritti editoriali internazionali nonché quelli di animazione e di licensing per tutto il mondo. La serie di libri di Geronimo Stilton, pubblicata in Italia da Edizioni PIEMME, è diventata un fenomeno globale con 170 milioni di libri venduti in tutto il mondo e 3 serie animate coprodotte con Rai Fiction e distribuite in oltre 130 paesi.

Un video con duplice intervista a un’archeologa, Luana Toniolo, e una restauratrice, Elena Gravina, del parco archeologico di Pompei a cui Geronimo Stilton, direttore dell’Eco del Roditore, rivolge le domande per i più piccoli, per comprendere il grande lavoro affidato ai professionisti dell’archeologia. Dallo scavo vero e proprio, con la rimozione dei singoli strati di terra, come “sfogliare una cipolla in cucina”, al rinvenimento dei reperti, al loro studio e contestualizzazione che aiutano a comprenderne la storia, l’attività e la vita quotidiana di una certa epoca, fino all’inventario  e alla conservazione degli oggetti rinvenuti. E poi il successivo delicato intervento dei cosiddetti “dottori delle opere d’arte” che con grande pazienza devono rimettere assieme frammenti preziosi, restaurarli e riportarli al loro originario splendore.

Massimo Osanna e Francesco Sirano in posa con Geronimo Stilton (foto parco archeologico di pompei)

Geronimo Stilton, protagonista di tanti libri apprezzati dai giovani lettori, è già stato testimonial d’eccezione di un progetto per il sito Unesco “Pompei, Ercolano, Torre Annunziata” rivolto ai giovani cittadini del territorio, in collaborazione con l’Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco, che ha avuto come obiettivo quello di aumentare la consapevolezza e la sensibilità dei più giovani nei confronti del patrimonio culturale mondiale. Nell’ambito di questo progetto sono state realizzate una mappa del sito di Pompei e Oplontis e una guida consultabili sul sito www.pompeiisites.org.

Pompei. Restaurato il grande affresco del giardino della Casa dei Ceii: tornano al loro splendore le scene di caccia, i paesaggi egittizzanti con i Pigmei e la fauna del Delta

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Affresco del giardino della Casa dei Ceii a Pompei: dettaglio dei Pigmei (foto parco archeologico di Pompei)

Torna a splendere nei suoi intensi colori, il grande affresco del giardino della Casa dei Ceii a Pompei al termine di un importante restauro sugli apparati decorativi, diretto da Stefania Giudice, con Luana Toniolo direttore operativo archeologo, e Raffaella Guarino direttore operativo restauratore, e curato dalla RWS di Padova. Come una pellicola sbiadita dal tempo e restaurata, così riprende vita, in tutto il suo fulgore e  vividezza, la grande pittura  che orna la parete di fondo del giardino di questa casa, con la scena di caccia con animali selvatici, assieme alle scene di paesaggi egittizzanti popolati di Pigmei e animali del Delta del Nilo raffigurati sulle pareti laterali. L’intervento è stato realizzato con fondi ordinari del parco archeologico di Pompei.

Interno della Casa dei Ceii a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

La Casa dei Ceii, scavata tra il 1913 e il 1914, rappresenta uno dei rari esempi di dimora antica di età tardo-sannitica (II sec. a.C.). La proprietà della domus è stata attribuita al magistrato Lucius Ceius Secundus, sulla base di un’iscrizione elettorale dipinta sul prospetto esterno della casa. La facciata della domus, con il suo rivestimento a riquadri in stucco bianco e l’alto portale coronato da capitelli cubici, è esemplificativa dell’aspetto severo che doveva avere una casa di livello medio d’età tardo sannitica (II sec. a.C.). Al centro dell’atrio tetrastilo peculiare è la vasca dell’impluvio, realizzata con frammenti di anfore posti di taglio, secondo una tecnica diffusa in Grecia ma che Pompei trova solo un altro confronto nella Casa della Caccia Antica (vedi Pompei. Dal 1° novembre aprono al pubblico la Casa dei Ceii e i Praedia di Giulia Felice, che si aggiungono alle altre importanti dimore che si possono visitare tutti i giorni | archeologiavocidalpassato).

Affresco del giardino della Casa dei Ceii di Pompei prima del restauro (foto parco archeologico di Pompei)
Affresco del giardino della Casa dei Ceii di Pompei dopo il restauro (foto parco archeologico di Pompei)
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Nel nuovo allestimento della Casa dei Ceii anche il calco del mobilio (foto parco archeologico di Pompei)

La domus era stata oggetto negli anni passati, nell’ambito del Grande progetto Pompei, di interventi di  riqualificazione, regimentazione delle acque meteoriche e manutenzione delle coperture, resisi necessari a causa di una progressiva perdita di funzionalità delle stesse, che negli anni stava esponendo ad un serio rischio degrado gli ambienti sottostanti, caratterizzati da intonaci decorati e pavimenti di grande pregio. Nella casa era stato riproposto parte dell’allestimento originario della dimora, con la ricollocazione del tavolo in marmo e della vera di pozzo nell’atrio, dove è anche visibile il calco di un armadio e il calco della porta di accesso della casa. Mentre nella cucina è visibile una piccola macina domestica.

Affresco del giardino della Casa dei Ceii di Pompei: dettaglio della caccia (foto Luigi Spina)

Apparati decorativi. Si trattava di soggetti spesso ricorrenti  nella decorazione dei muri perimetrali dei giardini pompeiani, al fine di ampliare illusionisticamente le dimensioni di tali spazi ed evocare all’interno degli stessi un’atmosfera idilliaca e suggestiva. In questo caso, con ogni probabilità, il tema delle pitture testimoniava anche un legame e un interesse specifico che il proprietario della domus aveva per il mondo egizio e per il culto di Iside, particolarmente diffuso a Pompei negli ultimi anni di vita della città.

“Negli anni a causa della mancanza di una adeguata manutenzione e all’utilizzo di pratiche di restauro non idonee”, spiega Stefania Giudice, “si è assistito a un progressivo degrado dei dipinti e al danneggiamento degli affreschi, soprattutto nelle parti basse dove maggiormente influisce l’umidità. Grazie ad un intervento, molto complesso, si è potuti addivenire ad una pulitura della pellicola pittorica anche mediante l’utilizzo del laser, che ha permesso di ripulire porzioni importanti del dipinto, soprattutto nella parte relativa alla decorazione botanica dell’affresco. Le parti abrase del dipinto sono state recuperate attraverso un ritocco pittorico puntuale. Tutto l’ambiente è stato chiuso per evitare, per il futuro, infiltrazioni di acqua piovana e preservarne adeguatamente l’area”.

“In questo momento sto effettuando il ritocco pittorico sulle parti abrase dell’affresco”, spiega Paola Zoroaster, restauratrice RW, “e lo sto facendo in modo puntuale; dove invece abbiamo fatto una stuccatura di dimensioni maggiori rispetto alle abrasioni, realizzata con una malta naturale composta da calce e parti di pietra, andiamo a fare una ricostruzione cromatica sempre puntinata in modo che la superficie stuccata sia comunque uniforme al resto dell’affresco che, essendo stato precedentemente oggetto di vari interventi e avendo una certa età, è già molto mosso e abraso”.

Pompei. Il 25 gennaio viene inaugurato il “nuovo” Antiquarium con sale dedicate all’esposizione permanente di reperti che illustrano la storia di Pompei, seguendo la concezione museale data da Amedeo Maiuri

L’ingresso monumentale dell’Antiquarium di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
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Il manifesto che annuncia la mostra “Alla scoperta di Stabia” all’antiquarium di Pompei (foto Graziano Tavan)

Non ci sarà il pubblico delle grandi occasioni, ma anche in questa fase difficile di pandemia, che ha permesso la riapertura di musei e parchi archeologici ai visitatori al massimo dalla regione, quando il rischio contagio è definito moderato (fascia gialla), non ha impedito al parco archeologico di Pompei di presentare l’Antiquarium che lunedì 25 gennaio 2021 verrà inaugurato nella sua nuova veste museale. Era stato riaperto al pubblico nel 2016, dopo trentasei anni, come visitor center e spazio per mostre temporanee. Ricordiamo, ad esempio, “Alla ricerca di Stabia”, nel secondo semestre del 2018 (vedi “Alla ricerca di Stabia”: all’Antiquarium di Pompei una mostra sulla necropoli di Madonna delle Grazie e del santuario dei Privati anticipa il progetto multidisciplinare per lo studio, la riscoperta e la valorizzazione dell’antica Stabiae. Con l’antiquarium stabiano chiuso da anni, il nuovo museo di Stabia sarà nella reggia borbonica di Quisisana | archeologiavocidalpassato), che è stato il primo passo verso l’apertura del museo Archeologico di Stabiae nella Reggia Quisisana a Castellammare di Stabia, inaugurato nel settembre 2020 dal ministro Franceschini (vedi Castellammare di Stabia (Na). Il ministro Franceschini inaugura nell’ex reggia borbonica Quisisana il nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi” | archeologiavocidalpassato), e che è stato riaperto al pubblico – come Pompei Scavi – il 18 gennaio 2021.

L’allestimento dell’Antiquarium in una immagine del 1914 (foto parco archeologico di Pompei)

L’Antiquarium di Pompei fu realizzato da Giuseppe Fiorelli tra il 1873 e il 1874 negli spazi sottostanti la terrazza del Tempio di Venere, con affaccio su Porta Marina. Fu sede espositiva di una selezione di reperti provenienti da Pompei ed esemplificativi della vita  quotidiana dell’antica città, oltre che dei calchi delle vittime dell’eruzione. Nel 1926 venne ampliato da Amedeo Maiuri, che oltre ad aggiungere grandi mappe con gli sviluppi aggiornati degli scavi dal 1748 in poi e inserire nuovi reperti provenienti dalla Villa Pisanella di Boscoreale nonché dai più recenti scavi di via dell’Abbondanza, impostò un percorso che guidava il visitatore nella storia di Pompei dalle origini fino all’eruzione.

L’Antiquarium di Pompei in un’immagine del 1948 (foto parco archeologico di Pompei)

L’edificio fu gravemente danneggiato dalle bombe della II guerra mondiale nel settembre 1943. “Eppure Pompei ha oggi, più che mai, bisogno del suo Antiquarium”, diceva Amedeo Maiuri nel 1947. “L’estensione graduale degli scavi, la preziosità e la singolarità di alcune scoperte, il dovere, ineluttabile dovere, di difendere dagli agenti atmosferici e dalle insidie, se non dal malvolere degli uomini, tutto ciò che non si può custodire all’aperto, l’utilità infine di presentare raggruppati e classificati i materiali che non si trovano nelle case …”. E fu proprio grazie all’intervento di restauro del Maiuri, che il 13 giugno del 1948 riaprì ai visitatori in occasione della celebrazione del 2° centenario degli scavi di Pompei. Nuovamente danneggiato, stavolta dal terremoto del 1980, da allora è rimasto chiuso al pubblico fino – come si diceva – al 2016.

Nell’anno 2020, l’anno della pandemia, il parco archeologico di Pompei ha riorganizzato le sale dell’Antiquarium: l’architetto Cremascoli, fondatore nel 2001 ad Oporto (Portogallo) con Edison Okamura e Marta Rodrigues lo studio CORarquitectos, e l’architetto freelance Flavia Chiavaroli nel video del parco archeologico di Pompei ci fanno conoscere in anteprima il nuovo concept dell’allestimento delle sale dell’Antiquarium di Pompei.

Il nuovo allestimento dell’Antiquarium di Pompei (foto Francesco Squeglia)

E lunedì 25 gennaio 2021 ecco finalmente l’apertura al pubblico delle porte dell’Antiquarium di Pompei, con il nuovo allestimento. “È diventato uno spazio museale dedicato all’esposizione permanente di reperti che illustrano la storia di Pompei”, spiega Luana Toniolo, funzionario responsabile. “Lo spazio, completamente rinnovato, rimanda a quella che fu la concezione museale di Amedeo Maiuri e attraverso i reperti più rilevanti è ripercorsa  la storia di Pompei dall’età sannitica (IV secolo a.C.) fino alla tragica eruzione del 79 d.C. Oltre a celebri testimonianze dell’immenso patrimonio pompeiano, come gli affreschi della Casa del Bracciale d’oro, gli argenti di Moregine o il triclinio della Casa del Menandro, sono qui esposti anche i rinvenimenti dei più recenti scavi condotti dal Parco Archeologico: dai frammenti di stucco in I stile delle fauces della Casa di Orione al tesoro di amuleti della Casa con Giardino, agli ultimi calchi delle vittime dalla villa di Civita Giuliana. La visita all’Antiquarium è inoltre accompagnata da due supporti digitali, un web-bot, un assistente digitale in grado di fornire informazioni di servizio semplici e chiare, e una narrazione audio che dal percorso espositivo accompagna il visitatore alla scoperta di alcuni punti di interesse del Parco Archeologico di Pompei”.

La curiosità. Nel nuovo Antiquarium sarà esposto un tronco di cipresso ritrovato intorno agli anni ’90 sulle sponde del fiume Sarno. Paola Sabbatucci, funzionaria restauratrice del parco archeologico di Pompei, ci descrive il lavoro di restauro al tronco di cipresso che “all’epoca fu conservato in deposito e che solo di recente è stato prelevato dal deposito per onorarlo di un’esposizione permanente”, spiega Sabbatucci. “Con le mie colleghe restauratrici, abbiamo provveduto alla manutenzione straordinaria del reperto che si presentava comunque in buone condizioni di conservazione avendo mantenuto nella sua storia conservativa delle condizioni stabili sia di luce che di umidità che di temperatura. Di conseguenza abbiamo provveduto innanzitutto a una pulitura approfondita del reperto, un minimo intervento consistente in incollaggi di piccole parti staccate o in procinto di staccarsi, un consolidamento superficiale, una protezione finale e soprattutto un trattamento biocida che ha permesso di proteggerlo dalle eventuali muffe, funghi o comunque attacchi biotici cui poteva essere sottoposto”.

“Pompei. La città viva”: è il primo podcast prodotto per il parco archeologico di Pompei con la collaborazione di Electa. Sei episodi da ascoltare raccontano la storia e l’evoluzione di una delle più grandi ricchezze del patrimonio italiano

La copertina di “Pompei. La città viva”, il primo podcast prodotto da Piano P per il parco archeologico di Pompei con la collaborazione di Electa

“Vivere” Pompei ascoltando. Dall’8 gennaio 2021 si potrà ascoltare “Pompei. La città viva”, il primo podcast prodotto da Piano P, piattaforma italiana dei podcast giornalistici, per il Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con Electa, in occasione della prossima riapertura al pubblico dell’Antiquarium di Pompei. “Pompei è la città morta più viva che mai…”, “Pompei è un pilastro della nostra cultura e della nostra memoria…”, “Pompei è un mondo ed è anche il mio mondo…”, “Pompei continua a stupirci e lo farà sempre…” sono solo alcune delle dichiarazioni che si possono ascoltare nel trailer di presentazione del podcast (Trailer. Dall’8 gennaio 2021 il primo podcast su Pompei – Pompei. La città viva | Podcast on Spotify). Autori dei testi: Carlo Annese, Enrico Racca, Lucia Stipari; speaker: Matteo Alì, Arianna Granata; illustrazione della cover: Joey Guidone; musiche originali: Nicola Scardicchio, Michele Bozzi, flauto; Antonella Pecoraro, arpa; montaggio e post-produzione: Giacomo Qualcuno; Editing: Giulia Pacchiarini.

Il direttore generale del Parco archeologico di Pompei Massimo Osanna nella cucina ricostruita alla Fullonica di Stephanus (foto parco archeologico Pompei)

La serie prevede 6 episodi, con uscita settimanale il venerdì dall’8 gennaio 2021. Gli episodi saranno disponibili all’ascolto su Spotify, Spreaker, Apple Podcast e su tutte le principali app gratuite per l’ascolto dei Podcast. Sei episodi, condotti da Carlo Annese, nei quali ventisei tra accademici, archeologi, artisti e scrittori, insieme al direttore Massimo Osanna, raccontano la storia e l’evoluzione di una delle più grandi ricchezze del patrimonio italiano: dalla tragica eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. fece scomparire una città intera sotto una coltre di cenere e lapilli alla scoperta casuale che diede inizio agli scavi nel 1748, fino all’ultimo straordinario rilancio del Parco archeologico. Da alcuni anni, infatti, Pompei è una delle mete più richieste del turismo mondiale e non smette di rivelare sempre nuove, sorprendenti testimonianze del suo passato.

Il corto “Pompei. Eternal emotion” di Pappi Corsicato rientra in un progetto di valorizzazione dell’area pompeiana

Valeria Parrella, Pappi Corsicato, Catharine Edwards, Maurizio De Giovanni, Andrea Marcolongo e molti altri contribuiscono a ricostruire la vita quotidiana, le arti e i costumi della città antica – dal cibo all’erotismo, dall’architettura delle domus ai giardini – mettendoli in relazione con i nostri tempi. Insieme a Cesare De Seta e Anna Ottani Cavina analizzano l’influenza che Pompei ha esercitato sulla cultura degli ultimi tre secoli, dal pensiero illuminista sulla catastrofe alla fascinazione dei viaggiatori romantici del Grand Tour fino ai best-seller sugli ultimi giorni prima della tragedia. E con Maria Pace Ottieri scoprono innumerevoli punti di contatto con la realtà di oggi, a cominciare dal rischio che corrono i 700mila abitanti dei sette Comuni dell’area vesuviana. “Quelle rovine ci dicono che siamo sostanzialmente gli stessi”, dice il popolare scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. “Quella città, con i suoi mercati e le sue case, con la sua divisione tra una borghesia commerciale e i suburbi popolari, ricalca nella stessa identica maniera quella che sarebbe oggi la città, se la si fotografasse in una situazione simile. E speriamo che non avvenga mai”.

Il Grande Progetto Pompei, quinquennale, è stato avviato nel 2014

Episodio 1. Il museo vivente. La città più antica del mondo vive nel presente e parla al futuro. Il clamoroso “effetto Pompei”, che ha portato il Parco archeologico quasi a raddoppiare i visitatori nel giro di pochi anni sfiorando i 4 milioni nel 2019, è il frutto di uno dei più ambiziosi interventi mai visti in Italia. Il Grande Progetto Pompei, avviato nel 2014 dopo decenni di incuria e cattiva gestione, coincide con l’ennesima rinascita della città, un patrimonio unico al mondo che il direttore Massimo Osanna ha trasformato in un brand internazionale e in un luogo che non smette di rivelare sempre nuove, straordinarie tracce della sua storia. Intervengono: Maurizio De Giovanni, scrittore; Catharine Edwards, docente di Classici e Storia Antica al Birkbeck College di Londra; Antonia Falcone, archeoblogger; Francesco Jodice, artista visuale; Andrea Marcolongo, giornalista e scrittrice; Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei e direttore generale dei musei italiani; Luana Toniolo, funzionario archeologo; Andrea Viliani, responsabile del Centro di Ricerca del Castello di Rivoli.

L’altro lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)

Episodio 2. Vivere a Pompei: dall’arte allo street food. Pompei, museo a cielo aperto, è la maggiore fonte di informazioni sulla vita quotidiana degli antichi romani. E ogni nuovo ritrovamento, come in un puzzle, compone un’immagine in perenne mutamento e regala infinite sorprese. Seguendo idealmente due uomini nel loro ultimo giorno, prima dell’eruzione del Vesuvio, passeggeremo tra le strade traboccanti di vita e scopriremo la Pompei delle botteghe e la Pompei città d’arte, le taverne e le domus affrescate, simbolo di status sociale. Assaggeremo il vino che si è ripreso a produrre da alcuni anni e osserveremo gli edifici ancora intatti che all’inizio del ‘900 offrirono a Le Corbusier le basi per la sua idea di architettura. Intervengono: Giuseppe Di Napoli, docente di Disegno e Colore allo IED di Milano; Massimo Montanari, docente di Storia dell’Alimentazione all’università di Bologna; Fabrizio Pesando, docente di Archeologia e Storia dell’Arte romana all’università Orientale di Napoli; Carlo Rescigno, docente di Archeologia classica all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Grete Stefani, funzionario archeologo; Marida Talamona, docente di Storia dell’Architettura contemporanea all’università Roma 3; Luana Toniolo, funzionario archeologo.

“L’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.” dipinto di Pierre-Henri de Valenciennes (1813) conservato al musée des Augustins di Tolosa

Episodio 3. Cinquantamila volte Hiroshima. Vivere sotto la minaccia della catastrofe, ieri e oggi. Senza saperlo, come accadde ai pompeiani del primo secolo dopo Cristo, oppure essendone perfettamente consapevoli, com’è oggi per i 700mila abitanti dei sette Comuni della vasta area vesuviana che vivono all’ombra del vulcano. La tragica eruzione che in meno di venti ore, il 24 ottobre dell’anno 79, proiettò in aria dieci miliardi di tonnellate di magma, vapori e gas, seppellendo la città, ha influenzato la scienza, da Plinio il Giovane alla vulcanologia moderna. E ha dato origine a una filosofia del disastro che ha avuto in Rousseau e negli Illuministi i principali interpreti. Intervengono: Francesca Bianco, direttore dell’Osservatorio vesuviano di vulcanologia di Napoli; Luigi Gallo, storico dell’arte e direttore della Galleria nazionale delle Marche di Urbino; Maria Pace Ottieri, giornalista e scrittrice; Valeria Parrella, scrittrice; Andrea Tagliapietra, docente di Storia della Filosofia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

L’archeologo Amedeo Maiuri tra gli scavi di Pompei

Episodio 4. I volti della ricerca. La storia di Pompei è anche la storia epica degli scavi, iniziati nel 1748 sotto Re Carlo di Borbone e tuttora in corso, e con la prospettiva di altri importanti ritrovamenti nei 22 ettari ancora da scoprire. Raccontiamo il romanzo della rinascita della città antica, una saga popolata da uomini e donne che, spesso con colpi di genio, hanno restituito Pompei alla vita: da Giuseppe Fiorelli, l’inventore della celebre tecnica dei calchi, a Vittorio Spinazzola, che ebbe l’intuizione del museo diffuso; da Amedeo Maiuri, il “principe degli archeologi” (come lo definì Guido Piovene), ad Annamaria Ciarallo, che ha ricostruito la flora del tempo, fino a Massimo Osanna, che ha traghettato il Parco Archeologico in una nuova dimensione. Intervengono: Andrea Marcolongo, giornalista e scrittrice; Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei e direttore generale dei musei italiani; Valeria Parrella, scrittrice; Grete Stefani, funzionario archeologo; Luana Toniolo, funzionario archeologo; Andrea Viliani, responsabile del Centro di Ricerca del Castello di Rivoli.

L’affresco con Leda e il Cigno, rinvenuto negli scavi della Regio V alla fine del 2018, è una delle più importanti scoperte recenti a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Episodio 5. La città dell’amore. Uno dei ritrovamenti più recenti è anche il più affascinante: un piccolo, splendido affresco, sulla parete di una ricca domus, che ritrae Leda sedotta da Zeus. Per poterla avvicinare, il dio ha assunto l’aspetto di un cigno e si protende verso di lei quasi a chiederle un bacio. Le immagini a tema erotico sono molto frequenti, e non solo nelle stanze da letto, confermando l’idea, maturata nei secoli, di Pompei città del piacere, dove la vanità veniva alimentata da gioielli, profumi e unguenti. Fra verità e leggenda, entriamo nei luoghi che da sempre colpiscono l’immaginario popolare e degli studiosi: il lupanare, le terme pubbliche, ma anche gli spazi privati dove si svolgeva la prostituzione. Ancora oggi la città trasuda sensualità e ci racconta un’idea di bellezza che rappresenta un punto di riferimento anche per i canoni estetici attuali. Intervengono: Ria Berg, docente di Archeologia e Studi classici all’università di Helsinki; Pappi Corsicato, regista; Catharine Edwards, docente di Classici e Storia antica al Birkbeck College di Londra; Valeria Parrella, scrittrice; Fabrizio Pesando, docente di Archeologia e Storia dell’Arte romana all’università Orientale di Napoli; Danda Santini, direttore di Amica e IoDonna.

Un frame del video “Pink Floyd. Live at Pompeii” girato nell’anfiteatro nel 1971

Episodio 6. Dal Grand Tour a Lonely Planet. La scoperta di Pompei, a metà del Settecento, è una vera rivoluzione, che sposta il baricentro dell’attenzione verso Sud. L’apertura degli scavi fa cambiare le rotte del Grand Tour europeo, e a Pompei arrivano in visita intellettuali e grandi artisti: da Winckelmann a Goethe, da Mozart a Picasso, fino ai… Pink Floyd. Nel frattempo cresce anche l’attrazione per il momento più drammatico per la città antica: l’eruzione del Vesuvio. Gli ultimi giorni di Pompei diventano un best seller nella letteratura, nella lirica e nel cinema, da Edward Bulwer-Lytton a Robert Harris, da Giovanni Pacini a Sergio Leone. Pompei diventa così un generatore di storie, che i nuovi ritrovamenti continuano a rendere praticamente inesauribile. Intervengono: Maurizio De Giovanni, scrittore; Cesare De Seta, professore emerito di Storia dell’Architettura all’università Federico II di Napoli; Luigi Farrauto, autore delle guide Lonely Planet; Luigi Gallo, storico dell’arte e direttore della Galleria nazionale delle Marche di Urbino; Anna Ottani Cavina, docente di Storia dell’Arte alla Johns Hopkins University di Bologna; Paola Villani, docente di Letteratura italiana all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

“Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno”: alle Scuderie del Quirinale di Roma per la prima volta insieme, le vestigia dei due siti archeologici, Akrotiri e Pompei, entrambi sepolti da un’eruzione vulcanica. Più di 300 oggetti – fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri – dove i preziosi reperti provenienti dalla Grecia, datati a più di quattromila anni fa e mai esposti all’estero, dialogano con le straordinarie antichità pompeiane

Brocca a becco mammillata decorata con motivi di colore rosso (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo Thera preistorica Santorini)

Orecchini d’oro a campanella da Pompei (foto parco archeologico Pompei)

1613 a.C.: Akrotiri, fiorente capitale dell’isola di Thera, oggi conosciuta come Santorini, sepolta da un’eruzione e riportata alla luce nella seconda metà del Novecento. 79 d.C.: Pompei è investita dalla furia del Vesuvio e riscoperta nella prima metà del Settecento. Sin dall’antichità le catastrofi vulcaniche hanno scandito lo scorrere della storia. Ma nel caso di Akrotiri e Pompei i cataclismi non hanno inghiottito solo le due città, ma un intero sistema di pensiero che è riaffiorato tramite le indagini archeologiche. I risultati di queste ricerche le troviamo, fino al 6 gennaio 2020, a Roma, alle Scuderie del Quirinale, nella mostra “Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno”, dove possiamo ammirare, per la prima volta insieme, le vestigia dei due siti archeologici, tra i più importanti e meglio conservati al mondo. Curata da Massimo Osanna, direttore del parco archeologico di Pompei e da Demetrios Athanasoulis, direttore dell’Eforia delle Antichità delle Cicladi, con Luigi Gallo e Luana Toniolo, l’esposizione è frutto di una collaborazione istituzionale e propone un confronto inedito attraverso innovative ricostruzioni e la selezione di preziosi reperti, in molti casi mai esposti al pubblico. “Nelle città sepolte le spettacolari eruzioni hanno d’improvviso bloccato la storia, che riemerge dalle ceneri velatamente presente”, interviene Mario De Simoni, presidente Ales-Scuderie del Quirinale. “L’indagine archeologica ha permesso di conoscere e interpretare l’organizzazione sociale di due centri del Mediterraneo antico, restituendone il complesso patrimonio artistico e culturale. Mondi lontanissimi da noi ritrovano forme, figure, colori, sapori, profumi, ritualità e attitudini nell’evocazione di fasti mai interamente dissolti. Nelle sale monumentali delle Scuderie del Quirinale, trasfigurate da un allestimento immersivo che esalta più di 300 oggetti – fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri – i preziosi reperti provenienti dalla Grecia, datati a più di quattromila anni fa e mai esposti all’estero, dialogano con le straordinarie antichità pompeiane e con opere moderne e contemporanee, selezionate per il loro potere evocativo, evidenziando la persistenza dell’antico nell’immaginario artistico e la complessa riflessione dell’arte contemporanea sul tema della catastrofe”.

Bracciali a semisfere in oro (I sec. d.C.) dalla Casa della Venere in bikini di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Ninfeo con affigurazione di giardini (I sec. d.C.) dal triclinio estivo della Casa del Bracciale d’oro di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

“Crocevia di popoli, tradizioni e religioni diverse, luogo unico per la sua storia, segnata da stratificazioni millenarie”, scrive Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, “il Mediterraneo rivendica un’indiscussa centralità nella cultura occidentale. Sulle sponde del Mare Nostrum sono sorte alcune tra le più grandi civiltà del passato che hanno segnato indelebilmente il corso del Tempo. Il loro sovrapporsi, ibridarsi, avvicendarsi è il soggetto principale dell’indagine archeologica, capace di offrire l’interpretazione contestuale di oggetti, spazi, pratiche e fenomeni di tipo sociale, economico e religioso. Le diverse identità culturali che compongono l’elaborato mosaico del Mediterraneo antico – continua -, trovano ad Akrotiri, sull’isola di Santorini, e Pompei due casi emblematici. Investite da eruzioni simili, distanti più di 1700 anni l’una dall’altra, le città restituiscono edifici, affreschi, manufatti perfettamente conservati che permettono di resuscitare due civiltà ricche e complesse, evocando allo stesso modo la catastrofe che ha messo fine alla loro storia. La riscoperta delle città sepolte, inoltre, ha nutrito l’immaginario artistico, offrendosi al contempo come soggetto iconografico e spunto di riflessione per l’evocazione delle catastrofi naturali”.

Affresco detto dei “Giovani pescatori” (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo di Thera Preistorica Santorini)

Culla della cultura protocicladica, cuore dell’Atene classica, nucleo vitale dell’Impero bizantino, l’arcipelago delle Cicladi è disseminato di inestimabili tesori archeologici – dalla Preistoria al Medioevo – incastonati nella bellezza di un paesaggio straordinario. “L’Eforato delle Antichità delle Cicladi ha deciso di mettere in atto una politica espositiva rivolta verso l’esterno, con mostre in Grecia e all’estero che hanno l’obiettivo di promuovere il patrimonio monumentale delle Cicladi e di rendere l’antichità una fonte di cultura e sapere, ma anche di piacere e intrattenimento di qualità”, spiega il direttore Demetris Athanasoulis. “La mostra “Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno” alle Scuderie del Quirinale a Roma è espressione di questa visione e si avvale di una novità assoluta: la collaborazione tra l’Eforato delle Antichità delle Cicladi e il Parco Archeologico di Pompei nel campo della ricerca e della promozione del patrimonio archeologico. I materiali provenienti dalla città preistorica di Akrotiri sull’isola di Thera (oggi Santorini), esposti per la prima volta al di fuori della Grecia, restituiscono il volto della “Pompei” dell’Egeo preistorico: una città sepolta dall’esplosione del vulcano Santorini nel 1613 a.C. La cenere ha preservato i celebri affreschi preistorici, cicli unici e straordinariamente completi di grandi dipinti, insieme a numerosi altri reperti di cui possono godere i romani e i visitatori della Città Eterna”.

Fregio miniaturistico con un paesaggio subtropicale (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo Thera Preistorica Santorini)

Affresco con la rappresentazione di un giardino lussureggiante dalla Casa del Bracciale d’Oro (I sec. d.C.) (foto parco archeologico pompei)

La mostra è concepita come un viaggio nel tempo alla scoperta delle due antiche città, accomunate da un’identica fine e preservate nei millenni dalle ceneri vulcaniche. Più di 300 oggetti, fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri, ripercorrono un arco temporale di 3500 anni che va dall’età del Bronzo ai nostri giorni. “Davanti alla ricchezza e alla varietà delle opere antiche e moderne presenti nelle sale delle Scuderie del Quirinale”, sottolinea Osanna, “non possiamo esimerci da un ragionamento sui valori trasmessi dall’arte: l’appartenenza a una cultura più antica, il futuro che ci unisce tutti nell’eredità trasmessa dalla storia”. I temi esaminati trattano diverse problematiche archeologiche, come la disamina dei contesti, l’uso dei calchi in gesso, l’analisi delle abitudini sociali e della ritualità, lo studio della connettività economica e culturale nel Mediterraneo antico. Il percorso espositivo è punteggiato da opere di artisti moderni e contemporanei (Micco Spadaro, Turner, Valenciennes, Filippo Palizzi, Arturo Martini, Renato Guttuso, Andy Warhol, Alberto Burri, Richard Long, Antony Gormley, Giuseppe Penone, Francesco Jodice, Damien Hirst, James P Graham, Hans Op de Beeck, Francesco Simeti), che indicano quanto la riscoperta delle città sepolte abbia nutrito l’immaginario collettivo, accompagnando i visitatori in un viaggio fra passato e presente.

Brocca sferica monoansata, decorata con piante d’orzo e di veccia (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo Thera preistorica Santorini)

La mostra (che qui vediamo nel video di Positanonews TV) rievoca quindi una storia fatta di repentine catastrofi naturali e affascinanti riscoperte archeologiche per raccontare le origini e gli sviluppi della nostra storia, della nostra cultura. Eventi speciali e laboratori contribuiscono ad arricchire e approfondire i contenuti di una mostra già di così ampio respiro: gli studenti delle scuole, possono a esempio mettersi alla prova con laboratori sul mestiere dell’archeologo dove vengono coinvolti a riconoscere i reperti di uno scavo. I più grandi invece possono avventurarsi in una visita letteraria della mostra accompagnati dalle parole di scrittori e filosofi dall’antichità fino al Novecento. Oltre ai laboratori e agli incontri ospitati all’interno delle Scuderie del Quirinale la mostra propone una serie di appuntamenti al Teatro Argentina a Roma condotti da archeologi, storici dell’arte, intellettuali e giornalisti per indagare il fenomeno eruttivo dal punto di vista scientifico, geologico e sociale oltre a proporre una sorta di passeggiata virtuale all’interno delle sale della mostra.