Roma. Una cista etrusca con manico di Satiro e Menade del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia torna a splendere: restaurata ed esposta a Palazzo Dama nell’ambito del progetto “Arte fuori dal Museo”
Una cista etrusca con manico di Satiro e Menade torna a splendere: restaurata ed esposta a Palazzo Dama nell’ambito del progetto “Arte fuori dal Museo”. Dal 19 aprile al 10 giugno 2026 è esposta al pubblico una cista di epoca etrusca proveniente dalle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, restaurata ed esposta a Palazzo Dama, nuova tappa del progetto “Arte fuori dal Museo”, promosso dalla direzione generale Musei del ministero della Cultura, da LoveItaly e da Federalberghi Lazio, con l’obiettivo di restituire visibilità a opere custodite nei depositi museali, restaurarle e renderle accessibili al grande pubblico in luoghi inusuali ma sicuri, come gli hotel di valore storico-architettonico.
Palazzo Dama, raffinata struttura in un palazzo nobiliare, è stato selezionato per la sua rilevanza storica e cura degli spazi, ma anche per l’impegno nella promozione della cultura sul territorio. Alla presentazione, domenica 19 aprile, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, è intervenuta per una visita speciale la direttrice Luana Toniolo. Il progetto, promosso nell’ambito del protocollo d’intesa siglato dalla direzione generale Musei del ministero della Cultura con l’associazione non-profit LoveItaly, si avvale della rete degli hotel aderenti nella regione Lazio al sistema Federalberghi, e ha l’obiettivo di rendere fruibili al pubblico opere archeologiche e storico-artistiche che sono oggi conservate nei depositi dei musei e bisognose di restauro, per esporle negli spazi prestigiosi degli hotel. Si tratta della terza iniziativa espositiva legata a questo importante progetto. Lo scorso giugno sono stati presentati all’Hotel Dom di via Giulia una raffinata cista e un balsamario a testa femminile, risalenti al III secolo a.C. e provenienti da due diverse tombe della necropoli dell’Osteria di Vulci, appartenenti alle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. E nel 2024 all’Hotel Bettoja Mediterraneo è stata esposta una statua di marmo romana del II secolo d.C. raffigurante la Dea Roma o Virtus proveniente dai depositi del museo nazionale Romano.
Un capolavoro ritrovato. La protagonista di questa nuova esposizione a Palazzo Dama è una cista in bronzo datata al IV-III secolo a.C., trovata a Palestrina e appartenente alla Collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Le ciste sono contenitori di oggetti legati al mondo femminile e offerte alle fanciulle come dono di nozze, ornate con scene mitologiche o di genere che richiamano i temi cari alle loro fruitrici. Questa cista, in particolare, colpisce per la ricchezza narrativa delle incisioni, che raccontano la vita e i valori della società etrusca. Sul corpo, infatti, vi è una duplice scena di partenza con personaggi legati al tema dell’esaltazione della virtù guerriera dell’uomo, Inoltre, una scena di bagno femminile allude alla futura unione nuziale. L’oggetto è sostenuto da tre piedi a zampa ferina con capitello ionico e demone alato, sul coperchio appare l’incisione di due Nereidi su ippocampo e drago marino, mentre il manico è decorato con le figure di un Satiro e di una Menade, vestiti di una lunga pelle animale e uniti per le braccia. Il restauro, supervisionato dalla restauratrice Miriam Lamonaca, responsabile del Servizio Conservazione del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ha restituito leggibilità e stabilità al bronzo, segnato da abrasioni, lacune e fratture, riportandolo al suo splendore originario.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro “Il Museo Etrusco cresce: il progetto di riqualificazione delle Concerie Riganti”, il primo di sei appuntamenti mensili del giovedì del ciclo di conferenze “Costruire il futuro: i cantieri di Villa Giulia”, a cura della direttrice Luana Toniolo. Ecco il programma
Con l’incontro “Il Museo Etrusco cresce: il progetto di riqualificazione delle Concerie Riganti”, giovedì 9 aprile 2026, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, inizia un ciclo di conferenze a cura della direttrice Luana Toniolo che racconta i grandi progetti in corso di realizzazione nelle sedi di Villa Giulia e Villa Poniatowski: un cantiere in corso può trasformarsi in una straordinaria occasione di conoscenza, in un laboratorio di ricerca e di scoperta che anticipa cambiamenti, sfide e prospettive future. Dal cantiere delle ex Concerie Riganti presso Villa Poniatowski, ai monumentali restauri di Villa Giulia, dai nuovi allestimenti museali, dove la narrazione delle collezioni incontrerà innovative forme di lettura, fino alla straordinaria raccolta di Ori Castellani, al memorabile restauro del sarcofago degli Sposi, per concludere con la riqualificazione di Villa Poniatowski. “Raccontare al pubblico cosa si svolge dentro il museo e i lavori in corso è un nostro dovere come istituzione”, afferma la direttrice del Museo, Luana Toniolo. “È una responsabilità verso tutti, in quanto custodiamo un patrimonio culturale che appartiene ad ognuno di noi. Vogliamo condividere in totale trasparenza le azioni che abbiamo intrapreso e queste conferenze racconteranno dalla viva voce di chi lavora quotidianamente nei cantieri, dal Progettista al direttore dei lavori, il perché di questi interventi, che sono parte della visione di un museo che cresce sempre di più, arricchendosi anche di edifici mai aperti al pubblico prima”.
Sei incontri, un giovedì al mese, in collaborazione con i progettisti e i direttori dei lavori, per raccontare i progetti in corso e la Villa Giulia del prossimo anno. Da questa stagione di grandi interventi il Museo è proiettato verso un futuro di trasformazioni: non si tratta solo di cambiamenti strutturali, ma di una nuova visione culturale del Museo che si prepara a diventare il centro di nuovi spazi culturali nel cuore della città di Roma. Ingresso gratuito in sala fortuna, prenotazione all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Ecco il calendario delle conferenze in sala della Fortuna, alle 17: 9 aprile: Il Museo Etrusco cresce: il progetto di riqualificazione delle Concerie Riganti; 14 maggio: Il Rinascimento ritrovato. Il cantiere di restauro di Villa Giulia; 4 giugno: Ripensare il Museo. Il nuovo racconto di Villa Giulia; 17 settembre: Oreficeria Archeologica Italiana: il nuovo allestimento della collezione Castellani; 8 ottobre: Nel segno del tempo: il sarcofago degli sposi fra analisi e cura; 12 novembre: Dall’Egitto all’India: progetti per il recupero e la rifunzionalizzazione di Villa Poniatowski.
Giovedì 9 aprile 2026, in sala della Fortuna, alle 17, “Il Museo Etrusco cresce: il progetto di riqualificazione delle Concerie Riganti”, primo incontro del ciclo di conferenze “Costruire il futuro: i cantieri di Villa Giulia”, a cura della direttrice Luana Toniolo. Intervengono: Luana Toniolo, direttore del Museo; arch. Arianna Spinosa, direttore dei lavori. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione all’indirizzo: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Un’area eccezionale mai aperta al pubblico e ora finalmente al centro di uno straordinario recupero. Il cantiere in corso trasformerà in modo significativo l’immagine di Villa Giulia e il suo rapporto con la città: da questo intervento nascerà una nuova area espositiva di 1000 metri quadrati che consentirà finalmente di valorizzare e rendere accessibili al pubblico i materiali oggi conservati nei depositi e che non trovano spazio nella sede espositiva centrale del Museo. Oltre a questo verrà realizzato un auditorium, un ristorante, una terrazza panoramica, un’area dedicata alle mostre temporanee, spazi pensati come luoghi di incontro, di dialogo e di vita culturale.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia inaugurata la mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri, curata da Tiziano M. Todi: 10 opere scultoree elegantemente collocate sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia

Tiziano M. Todi, curatore della mostra “Il sorriso della Sfinge” con Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Inaugurata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri, curata da Tiziano M. Todi e in collaborazione con Galleria Vittoria, aperta al pubblico dal 27 marzo al 3 maggio 2026: 10 opere scultoree elegantemente collocate sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia e selezionate per costruire un percorso concentrato e coerente. Le opere, realizzate con materiali di grande pregio come bronzo, argento, innesti lapidei e dettagli preziosi, non cercano mai l’effetto ornamentale. Al contrario, costruiscono presenze dense, figure seducenti e perturbanti, capaci di oscillare tra grazia e dolore, luce e tenebra, attrazione e inquietudine. Nel lavoro di Zuccheri il mito non è una citazione né un rifugio nostalgico, ma uno strumento per riattivare domande sul presente. Le sculture di Federica Zuccheri trattano temi legati al desiderio, alla metamorfosi, alla vulnerabilità, alla seduzione e al potere, e li trasformano in immagini che non si esauriscono nella prima visione. La forma elegante, raffinata e spesso luminosa, non attenua mai la tensione interna dell’opera, ma la rende ancora più evidente. Proprio in questa coesistenza tra bellezza e inquietudine si riconosce uno dei tratti più autentici della sua ricerca. “Accogliere una mostra di arte contemporanea negli spazi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia significa assumersi una responsabilità e, insieme, riaffermare una visione, quella di un museo che non si limita alla conservazione, ma si riconosce come spazio dinamico di confronto tra epoche, linguaggi e sensibilità”, dichiara Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, e continua: “Il sorriso della Sfinge di Federica Zuccheri si inserisce in questa prospettiva non come intervento episodico, né come semplice innesto formale, ma come occasione per interrogare il rapporto profondo tra l’antico e il contemporaneo”.

La mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri nell’emiciclo di Villa Giulia a Roma (foto etru)
Allestita sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia, uno degli ambienti più suggestivi del complesso rinascimentale costruito per volere di papa Giulio III fra il 1551 e il 1553, su progetto di Jacopo Barozzi detto il Vignola, Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati, la mostra restituisce il carattere preciso della ricerca di Federica Zuccheri, in cui la scultura si afferma come linguaggio complesso, narrativo e simbolico. In questo contesto, l’emiciclo affrescato non si limita a fare da cornice, ma partecipa attivamente alla costruzione dell’esperienza visiva. La sua architettura avvolgente, insieme ai pergolati, alle grottesche e alla costruzione illusionistica dello spazio, genera una vera macchina dello sguardo, un luogo in cui l’arte contemporanea può inserirsi non per sovrapposizione ma per risonanza. La “selva” degli affreschi entra in dialogo con l’universo figurativo di Zuccheri, creando una continuità inattesa tra memoria decorativa e immaginazione contemporanea. Le sculture non si mimetizzano nello spazio, lo attraversano. Lo abitano come presenze vigili, capaci di instaurare con l’architettura e con il visitatore un rapporto diretto, mai pacificato.

La mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri nell’emiciclo di Villa Giulia a Roma (foto etru)
Le opere sono sostenute da basi cromatiche blu, pensate come elemento di lettura e orientamento visivo, una scelta che dichiara con chiarezza la presenza del contemporaneo e rende più leggibile il confronto tra epoche, materiali e sistemi simbolici differenti. Il progetto espositivo è firmato da Francesca Borelli, il coordinamento è affidato a Flavia Borelli, in un lavoro che ha tradotto la visione curatoriale in una configurazione spaziale capace di valorizzare l’identità delle sculture e, insieme, la complessità dell’emiciclo. “Il sorriso della Sfinge è una forma di conoscenza che non si consegna subito”, dichiara il curatore Tiziano M. Todi. “Non è un invito rassicurante, ma una soglia. In un luogo come l’emiciclo del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, progettato per costruire una relazione attiva con lo sguardo, le opere di Federica Zuccheri non cercano un’ambientazione, ma un confronto reale con l’architettura, con la memoria iconografica del luogo e soprattutto con chi guarda. La bellezza, qui, non addolcisce l’enigma, lo rende più netto, invitando il visitatore a sostare in quella zona in cui il visibile non coincide ancora con il dicibile”.

La mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri nell’emiciclo di Villa Giulia a Roma (foto etru)
Le opere di Zuccheri si distinguono anche per l’attenzione alla materia e alla superficie. Il bronzo e l’argento, insieme agli innesti e ai dettagli preziosi, partecipano pienamente alla costruzione del senso, trasformando la luce in presenza e facendo emergere una qualità mobile e cangiante della visione. La produzione delle opere vede la collaborazione della Bottega Mortet, storica attività romana, in un dialogo tra competenza artigianale e progettualità contemporanea che restituisce alle sculture una qualità tecnica e materica di straordinaria intensità. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da TWM Edizioni, concepito come un volume di pregio e come estensione naturale del progetto curatoriale. Attraverso testi e immagini, il volume restituisce la qualità delle opere, la ricchezza dei materiali e la specificità del dialogo instaurato con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, offrendo uno strumento di approfondimento capace di accompagnare e prolungare l’esperienza della mostra. Il progetto nasce da un dialogo condiviso tra ricerca artistica, visione curatoriale e realizzazione espositiva, ed è realizzato da Galleria Vittoria di Roma, realtà che da anni accompagna il percorso dell’artista e contribuisce a dare continuità a una riflessione sul rapporto tra linguaggio classico e sensibilità contemporanea.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentato il libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi

Copertina del libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi
Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è stato presentato il libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi (Tipheret editore). Dopo l’introduzione di Luana Toniolo, direttrice museo ETRU, l’autore ha dialogato con Paolo Ricci, semiologo, e Pier Giorgio Dionisi, musicista, professore di Storia e Filosofia. Per rinvenire ciò che da tempo è rimasto nascosto del Don Giovanni di Mozart è essenziale andare oltre. Un percorso insicuro e non facile, tra ordine e disordine, tra libertà e negazione, tra Eros e Thanatos, tra sacro e profano, tra sublime bellezza e oscenità. Ma il mito ci è compagno con Dioniso l’immortale. Conoscerlo, quando afferrati da un rischioso processo di conoscenza, egli ci mostra un (nostro) rimosso pezzo del Sé. Rispetto alle altre opere non è azzardato definire il Don Giovanni come la più misteriosa tra le opere di Mozart. Proprio per quella sua peculiare dimensione altra, posta sulla soglia della metacognizione, espressione dell’archetipo coperto come tale, che si manifesta a tratti nell’Opera tra le evidenti apparenze comico-drammatiche. Il libro narra di una ribollente vitalità, in parte provocatoria ma solidamente fondata su significati tradizionali che disvelano dimensioni meno note riguardanti sicuramente più il mito e il numinoso, la massoneria e gli Illuminati di Baviera, che non delle avventure di un play boy di campagna della fine del XVIII secolo. Qui Praga: rappresentazione dell’Opera 1787 appena venti mesi dalla Rivoluzione francese, dove con audace incoscienza si anticipa il trinomio: Libertà, Uguaglianza, Fraternità. Viva la Libertà.
Appia antica (Roma). Al Complesso di Capo di Bove il convegno “EByRome. L’epigrafia di Roma ‘bizantina’: le iscrizioni greche e medievali di Roma e del Lazio (sec. VI–XV)”: presentazione del progetto dedicato al censimento e allo studio delle epigrafi greche medievali, conservate o perdute, di Roma e del Lazio
Sabato 7 febbraio 2026, alle 10, nella sala conferenze del Complesso di Capo di Bove, in via Appia Antica 222 a Roma, il parco archeologico dell’Appia Antica ospita il convegno “EByRome. L’epigrafia di Roma ‘bizantina’: le iscrizioni greche e medievali di Roma e del Lazio (sec. VI–XV)”. L’incontro propone una presentazione generale del progetto di ricerca PRIN 2022 EByRome, dedicato all’epigrafia bizantina di Roma e del Lazio e finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca (MUR). Il progetto, coordinato dal prof. Francesco D’Aiuto, nasce dalla collaborazione tra l’università di Roma Tor Vergata e Sapienza università di Roma e si propone il censimento e lo studio delle epigrafi greche medievali, conservate o perdute, di Roma e del Lazio (secoli VI–XV). Si tratta di un patrimonio di grande rilevanza storica e culturale, mai finora raccolto e analizzato in modo unitario, che testimonia il ruolo centrale di Roma nel dialogo continuo con il mondo bizantino ed ellenofono nel corso del Medioevo. Il convegno è rivolto a un pubblico ampio e intende offrire un quadro introduttivo sull’epigrafia bizantina di Roma e del Lazio, attraverso la presentazione di alcuni casi di particolare interesse. Intervengono Francesco D’Aiuto, Paolo De Rossi, Alessandra Giuliano, Andrea Luzzi, Francesca Potenza, Mariafrancesca Sgandurra. Modera Lorenzo Bianchi.
PROGRAMMA. Salle 10, Saluti istituzionali: Luana TONIOLO (direttrice del parco archeologico dell’Appia Antica, delegata del direttore generale Musei Massimo Osanna); 10.30, Francesco D’AIUTO – Andrea LUZZI, “Un progetto di ricerca sull’epigrafia bizantina di Roma, e il centenario della Rivista di studi bizantini e neoellenici”; 10.50, Francesca POTENZA, “Parole scolpite, incise, dipinte: la varietà delle iscrizioni greche medievali dell’Urbe”; 11.10, Maria Francesca SGANDURRA, “Lost and found: le sillogi manoscritte come ponte tra perdita materiale e conservazione della memoria epigrafica”; 11.30, Paolo DE ROSSI – Alessandra GIULIANO, “Il greco nelle iscrizioni quattrocentesche: un aspetto insondato dell’Umanesimo romano”; 11.50, Discussione.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Oltre Apollo. Il santuario di Portonaccio a Veio tra vecchi e nuovi scavi” con Laura Maria Michetti (Sapienza università), primo incontro del ciclo “Chi (ri)cerca trova” che apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico
Venerdì 23 gennaio 2026, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, la conferenza “Oltre Apollo. Il santuario di Portonaccio a Veio tra vecchi e nuovi scavi” con Laura Maria Michetti, primo incontro 2026 con “Chi (Ri)cerca Trova”, il ciclo di conferenze che presenta la ricerca scientifica e i progetti di studio che coinvolgono il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, a cura dei Servizi Educativi del Museo. Appuntamento alle 16 in sala della Fortuna. Ingresso gratuito. Prenotazioni all’indirizzo mail: mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Tra i grandi santuari dell’Italia preromana, quello di Portonaccio a Veio rappresenta un caso particolarmente rilevante per la straordinaria decorazione del tempio tuscanico sul cui tetto – caso unico in Etruria – “gli dei camminano”. Ma volendo guardare “oltre Apollo”, che costituisce una delle opere iconiche del Museo di Villa Giulia e dell’arte etrusca in generale, le caratteristiche di eccezionalità del contesto emergono per molti altri aspetti: l’antichità del culto e la continuità di frequentazione dell’area, il ricchissimo corpus di iscrizioni di dono, la quantità e qualità del materiale votivo. Nonostante i grandi ritrovamenti, ancora c’è molto da lavorare… È a questo scopo che nel 2025, nel quadro di un progetto condiviso tra Museo e dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza e grazie a un finanziamento del MiC, si è svolta una nuova campagna di scavo con la direzione scientifica di Luana Toniolo e Laura M. Michetti. Dei primi risultati di questi scavi, delle ricerche in corso e delle prospettive future si darà voce in questa conferenza.
Laura M. Michetti è professoressa ordinaria di Etruscologia e Antichità italiche alla Sapienza università di Roma, coordinatrice del curriculum di Etruscologia del Dottorato in Archeologia e direttrice del museo delle Antichità etrusche e italiche. Membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici, dal 2016 dirige la missione di scavo presso il porto e il santuario etrusco di Pyrgi. La sua attività di ricerca è incentrata sull’archeologia del sacro, sul rapporto tra città e territorio in Etruria, sulle produzioni artigianali e i rituali funerari nell’Italia preromana.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia apre la mostra “Il tesoro ricamato delle Regine. Una prospettiva fotografica contemporanea”, un progetto di Dana & Stéphane Maitec su uno dei patrimoni più raffinati e simbolici dell’identità culturale romena: i costumi tradizionali appartenuti alle Regine della Romania
Dal 16 gennaio al 28 febbraio 2026, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita la mostra “Il tesoro ricamato delle Regine. Una prospettiva fotografica contemporanea”, un progetto di Dana & Stéphane Maitec che porta a Roma uno dei patrimoni più raffinati e simbolici dell’identità culturale romena: i costumi tradizionali appartenuti alle Regine della Romania, oggi conservati nella collezione della Famiglia Reale Romena. La mostra si svolge nel contesto dell’Anno Culturale Romania – Italia 2026, programma strategico bilaterale svolto sotto l’alto patrocinio del Presidente della Romania, S.E. Nicușor Dan, e del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, e propone uno sguardo inedito su questi abiti storici attraverso la fotografia contemporanea di Dana & Stéphane Maitec. “Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è lieto di ospitare questo progetto espositivo che si inserisce in un programma di cooperazione culturale di alto profilo, volto a valorizzare e intrecciare storia, arte e identità culturale in un dialogo profondo tra Romania e Italia”, afferma la direttrice del Museo, Luana Toniolo. “Siamo certi che questa proposta culturale inviterà il pubblico a riscoprire il valore universale del patrimonio tessile e artigianale attraverso lo sguardo contemporaneo della fotografia e rinnovando la vocazione del Museo come luogo di incontro tra civiltà e linguaggi artistici, ben oltre i confini geografici e temporali”. E l’Ambasciatrice di Romania in Italia, Gabriela Dancau: “Le camicie delle Regine ci narrano un momento essenziale della storia della Romania moderna, in cui l’abito tradizionale è stato elevato al rango di simbolo di Stato, di strumento diplomatico e di espressione di un’identità preservata con dignità e lucidità. Il fatto che questa mostra venga presentata nella programmazione dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, in un museo dedicato a una delle più antiche civiltà d’Europa, conferisce all’iniziativa un ulteriore significato: quello di un incontro simbolico tra strati di storia e forme diverse di memoria culturale, accomunati dalla medesima aspirazione alla durata, al senso e alla bellezza. Riaffermiamo in questo modo l’impegno comune della Romania e dell’Italia a porre la cultura al centro della relazione bilaterale, quale strumento di diplomazia, spazio di riflessione e fondamento del nostro futuro europeo condiviso”. La mostra è compresa nel biglietto di ingresso al Museo
Le fotografie attraversano una pluralità di capi e frammenti – camicie ricamate (ii), fote, catrințe, oprege, brâuri – restituendo la complessità di un sistema tessile in cui ogni motivo possiede una forte valenza simbolica. Rombi, croci stilizzate, segni vegetali e geometrie parlano di fertilità, protezione, ciclicità e relazione con il cosmo, rivelando la ricchezza semantica dell’ornamento tradizionale. Accanto alle immagini fotografiche, la mostra include installazioni tridimensionali – un arco di trionfo, una colonna, un paravento – che traducono il linguaggio del ricamo in forme spaziali, sottolineandone la dimensione scultorea e architettonica. Il filo diventa struttura, il punto cucito si fa ritmo, e l’ornamento si trasforma in spazio attraversabile. Il tesoro ricamato delle Regine non propone una lettura nostalgica della tradizione, ma una sua riattivazione contemporanea. Attraverso la monumentalizzazione del dettaglio, Dana & Stéphane Maitec restituiscono al ricamo la sua forza originaria, trasformandolo in un linguaggio visivo autonomo, capace di dialogare con il presente e con un pubblico internazionale, nel cuore di Roma.
Lontani da un approccio documentario tradizionale, gli artisti rileggono i costumi reali mediante la fotografia di dettaglio, isolando e ingrandendo ricami, trame e motivi ornamentali fino a trasformarli in vere e proprie architetture visive. Il dettaglio, normalmente percepito come elemento decorativo marginale, diventa protagonista assoluto: superficie, materia e spazio si fondono in un’esperienza visiva immersiva che invita il visitatore a un’osservazione lenta e contemplativa. Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, le Regine e le Principesse della Romania hanno svolto un ruolo decisivo nella valorizzazione del costume popolare, trasformandolo da abito contadino in elemento centrale del guardaroba reale. La Regina Elisabetta (1843 – 1916) fu la prima a riconoscerne il valore identitario, mentre con la Regina Maria (1875 – 1938) il costume tradizionale divenne un autentico linguaggio politico e culturale, simbolo della Romania moderna e strumento di rappresentanza internazionale. In questo dialogo tra mondo rurale e spazio monarchico prende forma uno stile reale romeno, colto e profondamente radicato nella tradizione.
Senigallia (An). Tutti gli eventi che portano al finissage della mostra La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” alla Rocca Roveresca, a cura di Massimo Osanna e di Luana Toniolo
Con il laboratorio “Crea il tuo gioiello”, attività per famiglie, il 30 dicembre 2025, alle 11, con replica il 2 gennaio 2026, alle 11 e alle 16; e il 31 dicembre 2025, alle 11, con l’ultima visita guidata dell’anno, iniziano gli eventi di avvicinamento al finissage della mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica”, allestita negli spazi della Rocca Roveresca di Senigallia (An), a cura di Massimo Osanna (direttore generale dei musei) e di Luana Toniolo (direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma), prorogata fino a domenica 11 gennaio 2026. Per quanto riguarda il finissage della mostra sono previsti quattro giorni di appuntamenti. Si comincia giovedì 8 gennaio 2026, alle 11, con la conference call con i musei prestatori; alle 13, il brindisi e alle 15.30 la visita guidata; infine alle 17 è prevista la conferenza “Il gioiello tra passato e presente” di Anna Tomassoni, esperta di storia dell’arte orafa. Venerdì 9 gennaio 2026, alle 15.30, ancora una visita guidata e alle 17 “Forme di protezione. Amuleti, magia e materia nell’antico Egitto”, conference call Martina Terzoli, curatrice del museo Egizio di Torino. Sabato 10 gennaio 2026, alle 11, ancora una visita guidata, quindi alle 15.30 “InventAmuleto, attività per famiglie con laboratorio e poi alle 17.30 “Gli ori della Magna Grecia”, conferenza dell’archeologa Maria Pia Giansanti. Infine domenica 11 gennaio 2026, ultimo giorno di mostra, alle 11 e alle 17.30 sono previste visite guidate, mentre alle 16 la conferenza “Animali preziosi. Presenze zoomorfe negli ornamenti antichi”, di Amanda Zanone, curatrice della tappa senigalliese della mostra.

Uno dei preziosi gioielli esposti nella mostra “La forma dell’oro” alla Rocca Roveresca di Senigallia (foto claudio ripati)
Una mostra unica. Allestita nelle sale rinascimentali della fortezza roveresca, la mostra propone una selezione di preziose testimonianze archeologiche provenienti da varie parti d’Italia: si ammirano infatti oltre 400 reperti di produzioni ornamentali nell’Italia peninsulare e in Sardegna dalla Preistoria all’Alto Medioevo. La ricca selezione di oggetti di grande valore storico-archeologico consente un affascinante viaggio geografico e temporale nell’Italia antica, dalla Preistoria all’alto Medioevo, tra ornamenti e gioielli che portano con sé, non solo bellezza e unicità, ma anche valenze simboliche legate agli ambiti del sacro, della magia, del potere e del prestigio sociale, attribuite in passato a questi oggetti che ancora suscitano attrazione e meraviglia in chi li guarda.













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