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“Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno”: alle Scuderie del Quirinale di Roma per la prima volta insieme, le vestigia dei due siti archeologici, Akrotiri e Pompei, entrambi sepolti da un’eruzione vulcanica. Più di 300 oggetti – fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri – dove i preziosi reperti provenienti dalla Grecia, datati a più di quattromila anni fa e mai esposti all’estero, dialogano con le straordinarie antichità pompeiane

Brocca a becco mammillata decorata con motivi di colore rosso (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo Thera preistorica Santorini)

Orecchini d’oro a campanella da Pompei (foto parco archeologico Pompei)

1613 a.C.: Akrotiri, fiorente capitale dell’isola di Thera, oggi conosciuta come Santorini, sepolta da un’eruzione e riportata alla luce nella seconda metà del Novecento. 79 d.C.: Pompei è investita dalla furia del Vesuvio e riscoperta nella prima metà del Settecento. Sin dall’antichità le catastrofi vulcaniche hanno scandito lo scorrere della storia. Ma nel caso di Akrotiri e Pompei i cataclismi non hanno inghiottito solo le due città, ma un intero sistema di pensiero che è riaffiorato tramite le indagini archeologiche. I risultati di queste ricerche le troviamo, fino al 6 gennaio 2020, a Roma, alle Scuderie del Quirinale, nella mostra “Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno”, dove possiamo ammirare, per la prima volta insieme, le vestigia dei due siti archeologici, tra i più importanti e meglio conservati al mondo. Curata da Massimo Osanna, direttore del parco archeologico di Pompei e da Demetrios Athanasoulis, direttore dell’Eforia delle Antichità delle Cicladi, con Luigi Gallo e Luana Toniolo, l’esposizione è frutto di una collaborazione istituzionale e propone un confronto inedito attraverso innovative ricostruzioni e la selezione di preziosi reperti, in molti casi mai esposti al pubblico. “Nelle città sepolte le spettacolari eruzioni hanno d’improvviso bloccato la storia, che riemerge dalle ceneri velatamente presente”, interviene Mario De Simoni, presidente Ales-Scuderie del Quirinale. “L’indagine archeologica ha permesso di conoscere e interpretare l’organizzazione sociale di due centri del Mediterraneo antico, restituendone il complesso patrimonio artistico e culturale. Mondi lontanissimi da noi ritrovano forme, figure, colori, sapori, profumi, ritualità e attitudini nell’evocazione di fasti mai interamente dissolti. Nelle sale monumentali delle Scuderie del Quirinale, trasfigurate da un allestimento immersivo che esalta più di 300 oggetti – fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri – i preziosi reperti provenienti dalla Grecia, datati a più di quattromila anni fa e mai esposti all’estero, dialogano con le straordinarie antichità pompeiane e con opere moderne e contemporanee, selezionate per il loro potere evocativo, evidenziando la persistenza dell’antico nell’immaginario artistico e la complessa riflessione dell’arte contemporanea sul tema della catastrofe”.

Bracciali a semisfere in oro (I sec. d.C.) dalla Casa della Venere in bikini di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Ninfeo con affigurazione di giardini (I sec. d.C.) dal triclinio estivo della Casa del Bracciale d’oro di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

“Crocevia di popoli, tradizioni e religioni diverse, luogo unico per la sua storia, segnata da stratificazioni millenarie”, scrive Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, “il Mediterraneo rivendica un’indiscussa centralità nella cultura occidentale. Sulle sponde del Mare Nostrum sono sorte alcune tra le più grandi civiltà del passato che hanno segnato indelebilmente il corso del Tempo. Il loro sovrapporsi, ibridarsi, avvicendarsi è il soggetto principale dell’indagine archeologica, capace di offrire l’interpretazione contestuale di oggetti, spazi, pratiche e fenomeni di tipo sociale, economico e religioso. Le diverse identità culturali che compongono l’elaborato mosaico del Mediterraneo antico – continua -, trovano ad Akrotiri, sull’isola di Santorini, e Pompei due casi emblematici. Investite da eruzioni simili, distanti più di 1700 anni l’una dall’altra, le città restituiscono edifici, affreschi, manufatti perfettamente conservati che permettono di resuscitare due civiltà ricche e complesse, evocando allo stesso modo la catastrofe che ha messo fine alla loro storia. La riscoperta delle città sepolte, inoltre, ha nutrito l’immaginario artistico, offrendosi al contempo come soggetto iconografico e spunto di riflessione per l’evocazione delle catastrofi naturali”.

Affresco detto dei “Giovani pescatori” (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo di Thera Preistorica Santorini)

Culla della cultura protocicladica, cuore dell’Atene classica, nucleo vitale dell’Impero bizantino, l’arcipelago delle Cicladi è disseminato di inestimabili tesori archeologici – dalla Preistoria al Medioevo – incastonati nella bellezza di un paesaggio straordinario. “L’Eforato delle Antichità delle Cicladi ha deciso di mettere in atto una politica espositiva rivolta verso l’esterno, con mostre in Grecia e all’estero che hanno l’obiettivo di promuovere il patrimonio monumentale delle Cicladi e di rendere l’antichità una fonte di cultura e sapere, ma anche di piacere e intrattenimento di qualità”, spiega il direttore Demetris Athanasoulis. “La mostra “Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno” alle Scuderie del Quirinale a Roma è espressione di questa visione e si avvale di una novità assoluta: la collaborazione tra l’Eforato delle Antichità delle Cicladi e il Parco Archeologico di Pompei nel campo della ricerca e della promozione del patrimonio archeologico. I materiali provenienti dalla città preistorica di Akrotiri sull’isola di Thera (oggi Santorini), esposti per la prima volta al di fuori della Grecia, restituiscono il volto della “Pompei” dell’Egeo preistorico: una città sepolta dall’esplosione del vulcano Santorini nel 1613 a.C. La cenere ha preservato i celebri affreschi preistorici, cicli unici e straordinariamente completi di grandi dipinti, insieme a numerosi altri reperti di cui possono godere i romani e i visitatori della Città Eterna”.

Fregio miniaturistico con un paesaggio subtropicale (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo Thera Preistorica Santorini)

Affresco con la rappresentazione di un giardino lussureggiante dalla Casa del Bracciale d’Oro (I sec. d.C.) (foto parco archeologico pompei)

La mostra è concepita come un viaggio nel tempo alla scoperta delle due antiche città, accomunate da un’identica fine e preservate nei millenni dalle ceneri vulcaniche. Più di 300 oggetti, fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri, ripercorrono un arco temporale di 3500 anni che va dall’età del Bronzo ai nostri giorni. “Davanti alla ricchezza e alla varietà delle opere antiche e moderne presenti nelle sale delle Scuderie del Quirinale”, sottolinea Osanna, “non possiamo esimerci da un ragionamento sui valori trasmessi dall’arte: l’appartenenza a una cultura più antica, il futuro che ci unisce tutti nell’eredità trasmessa dalla storia”. I temi esaminati trattano diverse problematiche archeologiche, come la disamina dei contesti, l’uso dei calchi in gesso, l’analisi delle abitudini sociali e della ritualità, lo studio della connettività economica e culturale nel Mediterraneo antico. Il percorso espositivo è punteggiato da opere di artisti moderni e contemporanei (Micco Spadaro, Turner, Valenciennes, Filippo Palizzi, Arturo Martini, Renato Guttuso, Andy Warhol, Alberto Burri, Richard Long, Antony Gormley, Giuseppe Penone, Francesco Jodice, Damien Hirst, James P Graham, Hans Op de Beeck, Francesco Simeti), che indicano quanto la riscoperta delle città sepolte abbia nutrito l’immaginario collettivo, accompagnando i visitatori in un viaggio fra passato e presente.

Brocca sferica monoansata, decorata con piante d’orzo e di veccia (tarda età del Bronzo) da Akrotiri (foto museo Thera preistorica Santorini)

La mostra (che qui vediamo nel video di Positanonews TV) rievoca quindi una storia fatta di repentine catastrofi naturali e affascinanti riscoperte archeologiche per raccontare le origini e gli sviluppi della nostra storia, della nostra cultura. Eventi speciali e laboratori contribuiscono ad arricchire e approfondire i contenuti di una mostra già di così ampio respiro: gli studenti delle scuole, possono a esempio mettersi alla prova con laboratori sul mestiere dell’archeologo dove vengono coinvolti a riconoscere i reperti di uno scavo. I più grandi invece possono avventurarsi in una visita letteraria della mostra accompagnati dalle parole di scrittori e filosofi dall’antichità fino al Novecento. Oltre ai laboratori e agli incontri ospitati all’interno delle Scuderie del Quirinale la mostra propone una serie di appuntamenti al Teatro Argentina a Roma condotti da archeologi, storici dell’arte, intellettuali e giornalisti per indagare il fenomeno eruttivo dal punto di vista scientifico, geologico e sociale oltre a proporre una sorta di passeggiata virtuale all’interno delle sale della mostra.

“Dei Uomini Eroi”: al museo Ermitage di San Pietroburgo la più grande mostra su Pompei mai realizzata in Russia con 200 opere dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei

L’arco trionfale fulcro della mostra “DEI, UOMINI, EROI. Dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei” al museo Ermitage di San Pietroburgo (foto Paolo Soriani)

I firmatari del protocollo di San Pietroburgo: da sinistra, Massimo Osanna (Pompei), Paolo Giulierini (Mann), Michail Piotrovskij (Ermitage)

Dei Homines Heroes: la scritta in caratteri cubitali latini campeggia sul grande arco trionfale rosso pompeiano, colore che avvolge tutto l’ambiente circostante. Attraversare quell’arco significa fare un viaggio indietro nel tempo di duemila anni e approdare in una città romana particolare, speciale: Pompei. Siamo a San Pietroburgo, al museo statale dell’Ermitage, per la precisione nelle ampie sale del Manege del Piccolo Ermitage (un palazzo a due piani eretto tra il Palazzo d’Inverno, antica residenza imperiale dei Romanov, e il Nuovo Ermitage, il primo palazzo in Russia a venire espressamente costruito per ospitare le collezioni del Museo). È qui che, ancora per pochi giorni – fino al 23 giugno 2019 -, si potrà attraversare quell’arco trionfale, fulcro della mostra “DEI, UOMINI, EROI. Dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei”, e immergersi nell’atmosfera dell’antica Pompei. La fine improvvisa di Pompei – avvenuta tra il 24 agosto o, come suggerirebbero anche le più recenti scoperte, in ottobre (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/10/16/pompei-la-scoperta-di-uniscrizione-a-carboncino-nella-casa-con-giardino-sposterebbe-la-datazione-delleruzione-del-vesuvio-del-79-d-c-da-agosto-a-ottobre-lannuncio-durante/) – ha in molti casi cristallizzato scene, situazioni e persone, colte di sorpresa in quel tragico momento, nelle attività consuete. Una città intera, con le sue case, gli edifici pubblici, le vie, i negozi, le fabbriche, i templi e i mercati, con i suoi abitanti ma anche con i tanti oggetti in uso nei diversi ambienti, è stata riportata in luce a partire dal 1748 e continua tuttora a rivelare nuovi siti e nuove opere. Poi, a fine giugno, le quasi 200 opere, tra affreschi, statue, mosaici, bronzi e preziosi vetri, torneranno a Napoli e Pompei.

Il rosso pompeiano domina nell’allestimento della mostra “Dei, uomini, eroi” all’Ermitage di San Pietroburgo (foto Paolo Soriani)

La locandina della mostra “Dei, uomini, eroi” all’Ermitage di San Pietroburgo

A 185 anni dalla prima mostra su Pompei in Russia – era il 1834 -, sempre a San Pietroburgo, mostra che, nonostante fosse esposto un solo dipinto “L’ultimo giorno di Pompei” di Karl Brjullov, fu un successo clamoroso, fortemente ispiratore e in merito al quale scrissero anche Puskin e Gogol, l’esposizione “DEI, UOMINI, EROI. Dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei” verrà ricordata in Russia come la più importante mai realizzata su Pompei e sulle città vesuviane, grazie ai capolavori che i due partner Italiani – il Mann, vero forziere di testimonianze delle città sepolte dal Vesuvio nel 79 a.C., e il parco archeologico di Pompei – hanno concesso alla luce dell’importante accordo di collaborazione sottoscritto nel 2015 con il museo statale Ermitage. “Dei, uomini, eroi”, organizzata dal Dipartimento di Antichità Classiche dell’Ermitage, guidato da Anna Trofimova, è curata per la parte italiana da Paola Rubino De Ritis, Valeria Sanpaolo e Luana Toniolo, con la direzione scientifica di Paolo Giulierini, direttore del Mann, e Massimo Osanna, professore ordinario all’università di Napoli “Federico II” e Alfonsina Russo, direttrice ad interim del parco archeologico di Pompei; per il museo Ermitage è curata dalla stessa Anna Trofimova e Andrey Zuznecov. L’esposizione si avvale del supporto organizzativo di Villaggio Globale International, della collaborazione di Ermitage Italia, dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo, ed è accompagnata nel nostro Paese da catalogo Electa, con contributi di Luigi Gallo, Massimo Osanna, Federica Rossi, Valeria Sanpaolo, Luana Toniolo e Anna Trofimova.

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, alla mostra su Pompei all’Ermitage (foto Paolo Soriani)

“Siamo orgogliosi di aver portato per la prima volta una mostra epocale su Pompei all’Ermitage”, commenta Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Si tratta in fondo di quei tesori che determinarono la rinascita del gusto per l’antico, il Neoclassicismo, di cui la mostra di Canova in corso al Mann, promossa con il museo Ermitage, dà conto. In questo quadro europeo si deve cogliere pertanto l’operazione culturale che lega Napoli e San Pietroburgo, intimamente connesse anche dalla musica e dall’architettura settecentesca, con sviluppi futuri che vanno ben oltre le esposizioni”. E Alfonsina Russo, al momento dell’inaugurazione della mostra (aprile 2019), direttrice ad interim di Pompei: “Come all’epoca degli Zar, infervorati dalle suggestioni dei ritrovamenti e delle decorazioni delle case pompeiane, anche oggi l’interesse per Pompei travalica i confini nazionali. Oggi, senz’altro, con una prospettiva scientifica e grazie alla stretta sinergia tra grandi Istituzioni, quali quelle coinvolte per questa grande mostra che dimostrano di essere capaci di diffondere il senso profondo della cultura e della storia italiana e di saper valorizzare gli aspetti più artistici, a volte quelli meno conosciuti, di una civiltà che ci ha rappresentato e condotto al presente. Dei, Uomini, Eroi sintetizza già dal titolo, e dunque attraverso i reperti e gli affreschi esposti, quelli che erano i protagonisti attorno ai quali ruotava la vita dei pompeiani. Dai cittadini, impegnati nelle attività di tutti i giorni, di cui Pompei ci ha lasciato testimonianze uniche, agli Dei e agli Eroi da cui traevano ispirazione e che per questo erano presenti nelle raffinate decorazioni parietali, e non solo della domus, pompeiane”.

L’affresco con Dioniso e Arianna dalla Casa del Bracciale d’Oro di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

L’imponente erma di Mercurio dal tempio di Apollo a Pompei, conservata al Mann (foto Mann)

La statua della Vittoria dalla villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico di Pompei)

Vediamo di scoprire un po’ meglio i tesori che da Napoli e Pompei sono giunti sulle rive della Neva, a San Pietroburgo. Dunque gli “Dei” e gli “Eroi” innanzitutto: non solo quelli presenti nei decori e nelle opere di edifici pubblici come l’imponente “Erma di Mercurio” dal Tempio di Apollo o il Busto di Giove dal Capitolium, dedicato a Giove, Giunone e Minerva – entrambi in prestito dal Mann – ma anche e soprattutto all’interno della mura domestiche, nei Larari, nelle cucine e negli Atri. Gli splendidi affreschi con “Zeus in trono” dalla Casa dei Dioscuri e “Achille e Briseide” dalla Casa del Poeta Tragico (Mann), il “Dioniso e Arianna” e “Alessandro e Rossane” dalla Casa del Bracciale d’Oro e “Eracle e Deianira” e “Giunone ed Ebe” dalle ville di Stabia del parco archeologico di Pompei e ancora l’eccezionale tarsia in marmo con “Scena dionisiaca” riemersa dalla Casa dei Capitelli colorati, conservata nelle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli, raccontano le gesta di divinità e eroi, rappresentandoli secondo l’uso del tempo da soli o con gli attributi che ne rendono immediata l’identificazione. L’usanza di ornare i giardini con raffigurazioni di divinità è testimoniata da statue come quelle provenienti dalla Villa A di Oplontis – la piccola e raffinata Venere realizzata verso la fine del I secolo a. C., che ancora conserva labili tracce di colore, o la statua di Nike – mentre i rilievi neoattici in mostra, inseriti a Pompei lungo le pareti delle abitazioni, ricordano la moda del tempo e l’interesse dei proprietari per le opere della Grecia.

La bellissima cassaforte in ferro e bronzo da Pompei, conservata al Mann (foto Mann)

Il cratere in bronzo di Giulio Polibio da Pompei, conservato al Mann (foto Mann)

Tuttavia il grande merito degli scavi vesuviani, promossi negli ultimi due decenni della prima metà del XVIII secolo da Carlo III di Borbone nelle città di Pompei, Ercolano e Stabiae, è stato quello di regalarci un inedito spaccato della vita quotidiana degli antichi romani, fino a quel momento pressoché sconosciuta; è in questo senso che la sezione della mostra dedicata agli “Uomini”, ricca anche delle rappresentazioni scultoree e pittoriche delle élites cittadine, assume particolare rilevanza. Dell’impressionante mole di oggetti d’uso comune riemersi a Pompei – crateri in bronzo, suppellettili in vetro e ceramica, pentole e padelle – sono stati selezionati per la mostra di San Pietroburgo esemplari di grande interesse, suddivisi per tipologia e materiali, che consentono di ricostruire le usanze, i commerci, le attività artigianali e quelle quotidiane: dall’educazione alla tavola. Un braciere dalla terme Stabiane ormai in disuso, uno scaldaliquidi in bronzo dalla Villa di Arianna di Stabia, con rubinetto a testa di leone e tre cigni ad ali spiegate sul bordo del fornello, alti candelabri per illuminare i triclini o un cratere come quello di Giulio Polibio ageminato con effetti policromi; così come la bellissima cassaforte in ferro e bronzo con complessi e ingegneristici sistemi di chiusura, posta solitamente nell’atrio, lì dove il padrone di casa presentava se stesso, e – ancora – tavoli di marmo riccamente decorati (bellissimo quello prestato dal parco archeologico di Pompei con due animali fantastici) illustrano tanti aspetti degli usi pompeiani.

Il rilievo da Pompei del capomastro (structor) Diogenes mostra gli strumenti utilizzati per le attività edili (foto parco archeologico di Pompei)

Il famoso Vaso Blu da Pompei conservato al Mann (foto Mann)

Lastra in vetro cammeo con Bacco e Arianna da Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Il rilievo del capomastro (structor) Diogenes mostra gli strumenti utilizzati per le attività edili – un filo a piombo, una cazzuola, una mazza a taglio ortogonale, uno scalpello e un archipendolo – e i 4 affreschi dai praedia della ricca pompeiana Giulia Felice, offrono uno sguardo emozionante sui piccoli, grandi fatti che si svolgevano nel foro, in una giornata di mercato (le nundinae): “Vendita di vasellame”, “Vendita di tessuti” “Lettura di editto”, “Punizione dello scolaro”. Quindi, da Napoli, oggetti di grande raffinatezza e prestiti eccezionali, come l’assoluto unicum del “Vaso blu”, capolavoro in vetro blu e cammeo che costituisce una delle opere iconiche del Mann (scoperto dai Borbone nella necropoli di Pompei nel 1837) e le lastre in vetro cammeo di “Arianna” e “Dioniso e Arianna” dal parco archeologico di Pompei.

Elmo di trace in bronzo da Pompei, conservato al Mann (foto Mann)

Non si potevano dimenticare il teatro e i giochi gladiatori. Ricchi arredi in marmo per i giardini delle case pompeiane recanti a rilievo raffigurazioni teatrali, così come le matrici in gesso di maschere selezionate per l’occasione testimoniano la passione degli abitanti di Pompei per il teatro, mentre affreschi, elmi e schinieri in bronzo, decorati con scene mitologiche che raccontano a loro volta di Dei ed Eroi – riaffiorati dalle ceneri del tempo – ricordano ai visitatori dell’Ermitage l’importanza e la diffusione nel mondo romano dei giochi gladiatori, tanto amati dal popolo, e fanno sognare le meraviglie conservate in Italia nelle due prestigiose sedi campane. “Dei, Uomini, Eroi” è dunque un evento di assoluto rilievo per Napoli e per il museo russo. È nota del resto la passione degli Zar e delle classi aristocratiche russe per Pompei, testimoniata anche dalla presenza di un nucleo di antichità pompeiane all’Ermitage e dal travolgente gusto “alla pompeiana” diffuso nelle decorazioni di palazzi, suppellettili e nella letteratura della Grande Madre Russia. Così come è noto l’interesse che il mondo e la cultura russi hanno sempre dimostrato per le città vesuviane, la costiera amalfitana e le isole campane, specialmente Capri, a partire dai vedutisti che hanno immortalato nelle opere i paesaggi italici. Un amore evidente anche ai tempi di Caterina la Grande, quando le musiche di Cimarosa e Paisiello allietavano i teatri e la corte di San Pietroburgo.

Il corridoio sopraelevato della sala del Maneggio con l’esposizione di documenti storici (foto Paolo Soriani)

Ma non è finita. Nel corridoio sopraelevato sono esposti per l’occasione documenti storici – foto ottocentesche, stampe antiche, volumi e acquarelli – su Pompei e gli scavi in corso a quel tempo e, vera chicca, una selezione di circa 70 opere di proprietà dell’Ermitage, in gran parte mai esposte prima d’ora e conservate nei depositi, provenienti dalle antiche città vesuviane. Si tratta per lo più di doni, come nel caso della statua di “Bambino con un uccellino” (un marmo alto 65 cm) o della “Bilancia a stadera con un busto di Caligola” rinvenuti a Pompei nel 1845 e nel 1846 alla presenza di Nicola I e regalati allo Zar dal re di Napoli Ferdinando II. Una testimonianza concreta dei rapporti e dell’amicizia che ha sempre legato Napoli alla Russia.

A Pompei nella mostra “Tesori sotto i lapilli” gli arredi, gli affreschi e i gioielli dall’Insula Occidentalis, grandioso complesso di ville urbane, tra cui la casa del Bracciale d’Oro, attualmente chiusa per un articolato progetto di restauro

Lucerna in bronzo con sigillo di Fabio Rufo: uno dei “tesori” esposti all’Antiquarium di Pompei

Disegni del progetto per il nuovo percorso all’interno dell’Insula occidentalis, planimetria generale e alzati

Il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna

L’Insula Occidentalis è un grandioso complesso di ville urbane (casa della Biblioteca, casa del Bracciale d’oro, casa di Fabio Rufo, casa di Castricio) è situato all’estremità occidentale della città antica di Pompei, disposta su quattro terrazze panoramiche digradanti scenograficamente verso il mare, offrendo al visitatore una testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore. Affreschi, mosaici, arredi costruiscono uno spazio dove si poteva sperimentare il piacere del vivere, immersi in una raffinata bellezza fatta di pitture con colti richiami letterari o che ritraggono lussureggianti giardini che si aprono su spazi verdi in un’ideale continuità, di mosaici pavimentali con marmi colorati da tutte le regioni dell’impero e spettacolari giochi d’acqua. L’Insula Occidentalis è attualmente oggetto di un articolato intervento nell’ambito del progetto GPP 27 che mira non solo a mettere in sicurezza e a restaurare queste ricche ville urbane ma anche a valorizzarle attraverso percorsi di visita che restituiscano al pubblico questi edifici chiusi da tempo. L’intervento di restauro prevede la demolizione delle strutture in cemento armato danneggiate e la costruzione di nuove coperture secondo le più aggiornate metodologie di intervento. È di grande rilevanza, inoltre, la sistemazione della scarpata sottostante la casa della Biblioteca, oggi a rischio di frana, che verrà adeguatamente consolidata. Queste case torneranno quindi ad essere parte integrante della visita della città antica con apprestamenti che faciliteranno i percorsi interni. Inoltre, nell’area a sud-ovest della casa di Fabio Rufo verrà realizzato un giardino progettato in modo tale da riproporre l’organizzazione degli spazi verdi antichi. Quest’area permetterà di migliorare la fruizione del complesso mettendo a disposizione dei visitatori delle zone di aggregazione e di sosta in uno dei punti più suggestivi del sito in quanto spazio di mezzo, indefinito, tra il dentro e il fuori della città antica.

L’archeologa Luana Toniolo, curatrice della mostra “Tesori sotto i lapilli”

Il manifesto della mostra all’Antiquarium di Pompei

L’affresco delle “Nozze di Alessandro e Rossane” dalla Casa del Bracciale d’Oro

In attesa dell’ultimazione dei lavori, il piacere di vivere, la raffinata bellezza delle pitture pompeiane, fatta di colti richiami letterari, immagini trompe-l’oeil di lussureggianti giardini, mosaici colorati, arredi e oggetti preziosi provenienti dall’Insula Occidentalis di Pompei, ma anche l’immagine devastante della morte, congelata nella forma dei calchi, che ne interrompe l’incanto, si possono rivivere nella mostra “Tesori sotto i lapilli. Arredi, affreschi e gioielli dall’Insula Occidentalis” aperta fino al 31 maggio all’Antiquarium degli scavi di Pompei. La mostra, presentata dal soprintendente Massimo Osanna e dalla curatrice, l’archeologa Luana Toniolo, offre al pubblico la possibilità di ammirare alcuni dei ricchi arredi e delle pitture parietali di una delle case più note del grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis, la Casa del Bracciale d’Oro, chiusa da decenni al pubblico e oggi non visitabile per gli interventi di restauro e valorizzazione in atto che, come detto, restituiranno l’intero complesso alla fruizione.

Il bracciale d’oro, il prezioso reperto che ha dato il nome alla domus nell’Insula Occidentalis di Pompei

I calchi delle vittime trovate nella Casa de Bracciale d’Oro a Pompei

La Casa del Bracciale d’Oro deve il suo nome a un grande bracciale in oro dal peso di 610 gr. indossato da una delle vittime che tentava di fuggire. Il bracciale, in esposizione, è caratterizzato nella parte terminale da due teste di serpente affrontate che reggono tra le fauci un disco con il busto della dea Selene (Luna). La dea è una fanciulla con il capo coronato da una mezzaluna circondata da sette stelle e solleva le braccia per trattenere un velo rigonfio. Un altro fuggiasco portava invece con sé una cassettina in legno e bronzo con 40 monete d’oro e 175 in argento, anch’essa esposta. Al momento dell’eruzione nel 79 d.C. due adulti e un bambino cercarono riparo nel sottoscala di uno degli ambienti di servizio della lussuosa Casa del Bracciale d’oro. Quelli esposti sono i calchi degli abitanti che in questo ambiente trovarono la morte. La casa presentava un grande triclinio con raffinati affreschi come quello delle Nozze di Alessandro e Rossane e di Arianna e Dioniso a Nasso (esposti in mostra), che alludono al tema delle unioni matrimoniali felici. Durante la stagione estiva i banchetti si svolgevano al piano inferiore in un lussuoso triclinio aperto su un grande spazio verde rinfrescato dalle acque di un monumentale ninfeo, visibile in mostra, rivestito da mosaici policromi in pasta vitrea, conchiglie e schiuma di lava per suggerire l’idea di una grotta secondo la moda dell’epoca.

Progetto dei nuovi percorsi di accesso alle Terme e alle ville suburbane

L’Insula Occidentalis è anche oggetto di un’altra ricerca in corso, “Per una fruizione ampliata dell’area suburbana di Pompei”, condotta nell’ambito dell’Accordo-quadro tra l’università di Napoli Federico II e il Parco Archeologico di Pompei. Lo studio ha consentito di progettare nuove opportunità di visita, alternative a quelle al momento maggiormente frequentate che, attraverso percorsi accessibili a tutti, permetteranno la fruizione in comfort e sicurezza di manufatti antichi oggi non valorizzati nelle loro potenzialità o addirittura non visitabili. Il percorso di visita dell’Insula Occidentalis, articolato per tratti all’interno di un percorso di circa due ore, si sviluppa attraverso punti che risolvono le criticità attualmente presenti e favoriscono l’accessibilità a strutture quali la Villa di Diomede, gli edifici lungo Via dei Sepolcri e le Terme Suburbane. Per queste ultime è previsto un nuovo accesso dall’attuale parcheggio che consentirà a tutti, anche alle persone con disabilità motorie o percettive, di fruire del manufatto termale per il quale si prevede, nel rispetto del percorso di visita interno originario, un nuovo sistema di attraversamento accessibile a tutti. L’approccio multidisciplinare, che vede il coinvolgimento di cinque dipartimenti dell’ateneo fridericiano con il coordinamento del dipartimento di Architettura e della prof.ssa Renata Picone, costituisce un virtuoso esempio di collaborazione istituzionale che ha visto l’università mettere le proprie competenze al servizio del territorio e di un luogo simbolo della memoria collettiva.