Firenze. Al museo Archeologico nazionale in occasione del restauro dell’urna del Bottarone, straordinaria urna etrusca policroma, due speciali visite guidate a seguire l’intervento conservativo di Daniela Manna

La restauratrice Daniela Manna segue l’intervento conservativo dell’urna del Bottarone al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
Visite guidate al cantiere di restauro dell’urna del Bottarone. Nei locali del museo Archeologico nazionale di Firenze della direzione regionale Musei della Toscana del MiC è iniziato a novembre 2023 il restauro dell’urna del Bottarone, una straordinaria urna etrusca policroma che è parte delle collezioni del museo fiorentino dal 1887. L’intervento conservativo è stato affidato a Daniela Manna, restauratrice di materiali lapidei, con progetto scientifico di Barbara Arbeid e con la direzione tecnica di Giulia Basilissi, entrambe funzionarie della Direzione regionale musei della Toscana del ministero della Cultura. Il pubblico potrà ammirare l’opera in corso di restauro durante speciali visite guidate in programma giovedì 25 gennaio e giovedì 8 febbraio 2024, alle 15.30 comprese nel biglietto di ingresso al museo. Per la sua unicità e per il suo stato di conservazione il prezioso reperto è stato selezionato per il Bando aiuti finanziari per il restauro di beni culturali mobili – accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio Federale svizzero – risultando uno dei progetti vincitori per l’anno 2022.

L’urna del Bottarone, scoperta nel 1864 a Città della Pieve, e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
L’urna è stata scoperta nel 1864 nelle vicinanze di Città della Pieve, in una località denominata il “Butarone” o “Bottarone” e, dopo essere passata sul mercato antiquario, è stata acquistata nel 1887 dal Museo archeologico di Firenze, dove venne esposta, ornata da una collana d’oro con pendente a testa di ariete posta al collo della figura femminile, in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Il 4 novembre 1966, l’urna venne travolta dall’alluvione che devastò il centro di Firenze e venne completamente ricoperta di fango; fu quindi sottoposta a un delicato restauro terminato nel 1969, durante il quale, oltre alle operazioni di pulitura, furono svolte alcune indagini diagnostiche non invasive sulle ampie tracce di policromia. Negli ultimi anni, a causa del suo stato di conservazione, l’opera non è più stata esposta e proprio in vista di un suo futuro allestimento si è deciso di sottoporla ad un nuovo restauro supportato da una vasta campagna di indagini scientifiche.

Dettaglio dell’urna del Bottarone, realizzata in alabastro bianco con venature grigie, conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
L’urna del Bottarone, realizzata in alabastro bianco con venature grigie, è un reperto di straordinaria importanza all’interno del panorama della scultura di area chiusina; è infatti l’unica rappresentazione certa di una coppia di coniugi, giacché tutte le altre a noi note raffigurano il defunto accompagnato da un demone femminile dell’aldilà. Inoltre si tratta di un monumento unico anche per un accento di tenera intimità che lo caratterizza: la coppia di sposi non solo è rappresentata insieme sul coperchio unita in un abbraccio, ma è anche sepolta in due cavità contigue scavate nella base dell’urna. Dallo studio stilistico dell’opera in generale e delle vesti in particolare, che traggono ispirazione da esperienze artistiche greche, è stata ipotizzata una datazione fra il 425 e il 380 a.C.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale in occasione del restauro dell’urna del Bottarone, straordinaria urna etrusca policroma, tre speciali visite guidate a seguire l’intervento conservativo di Daniela Manna

La restauratrice Daniela Manna segue l’intervento conservativo dell’urna del Bottarone al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
Nei locali del museo Archeologico nazionale di Firenze della direzione regionale Musei della Toscana del MiC è iniziato in novembre 2023 il restauro dell’urna del Bottarone, una straordinaria urna etrusca policroma che è parte delle collezioni del museo fiorentino dal 1887. L’intervento conservativo è stato affidato a Daniela Manna, restauratrice di materiali lapidei, con progetto scientifico di Barbara Arbeid e con la direzione tecnica di Giulia Basilissi, entrambe funzionarie della direzione regionale Musei della Toscana del ministero della Cultura. Il pubblico potrà ammirare l’opera in corso di restauro durante speciali visite guidate in programma giovedì 30 novembre, 14 dicembre e 21 dicembre 2023, alle 15.30, comprese nel biglietto di ingresso al museo. Per la sua unicità e per il suo stato di conservazione il prezioso reperto è stato selezionato per il Bando aiuti finanziari per il restauro di Beni culturali mobili – accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio Federale svizzero – risultando uno dei progetti vincitori per l’anno 2022.

L’urna del Bottarone, scoperta nel 1864 a Città della Pieve, e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
L’urna è stata scoperta nel 1864 nelle vicinanze di Città della Pieve, in una località denominata il “Butarone” o “Bottarone” e, dopo essere passata sul mercato antiquario, è stata acquistata nel 1887 dal museo Archeologico di Firenze, dove venne esposta, ornata da una collana d’oro con pendente a testa di ariete posta al collo della figura femminile, in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Il 4 novembre 1966, l’urna venne travolta dall’alluvione che devastò il centro di Firenze e venne completamente ricoperta di fango; fu quindi sottoposta a un delicato restauro terminato nel 1969, durante il quale, oltre alle operazioni di pulitura, furono svolte alcune indagini diagnostiche non invasive sulle ampie tracce di policromia. Negli ultimi anni, a causa del suo stato di conservazione, l’opera non è più stata esposta e proprio in vista di un suo futuro allestimento si è deciso di sottoporla ad un nuovo restauro supportato da una vasta campagna di indagini scientifiche.

Dettaglio dell’urna del Bottarone, realizzata in alabastro bianco con venature grigie, conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
L’urna del Bottarone, realizzata in alabastro bianco con venature grigie, è un reperto di straordinaria importanza all’interno del panorama della scultura di area chiusina; è infatti l’unica rappresentazione certa di una coppia di coniugi, giacché tutte le altre a noi note raffigurano il defunto accompagnato da un demone femminile dell’aldilà. Inoltre si tratta di un monumento unico anche per un accento di tenera intimità che lo caratterizza: la coppia di sposi non solo è rappresentata insieme sul coperchio unita in un abbraccio, ma è anche è sepolta in due cavità contigue scavate nella base dell’urna. Dallo studio stilistico dell’opera in generale e delle vesti in particolare, che traggono ispirazione da esperienze artistiche greche, è stata ipotizzata una datazione fra il 425 e il 380 a.C.
Firenze. “Sguardi femminili sulle donne dell’antichità”: 5 appuntamenti con incontri e visite tematiche promossi al Maf dal museo Archeologico nazionale e dall’Istituto italiano di Preistoria e protostoria nell’ambito del festival “L’eredità delle donne”
Il museo Archeologico nazionale di Firenze e l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, per il calendario OFF del Festival “L’Eredità delle donne” che abbraccia anche la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, presenta venerdì 24 e sabato 25 novembre 2023 “Sguardi femminili sulle donne dell’antichità”: 5 appuntamenti con incontri e visite tematiche condotte dalle curatrici del museo per una riflessione tutta al femminile sul ruolo della donna nella cultura etrusca e nell’antico Egitto e sulle sue influenze sulle attività cultuali, declinando il tema di questa edizione del festival dedicato alle “Madri della patria” e alle donne impegnate nei processi di pace, contro ogni violenza, a cominciare da quella di genere. Si comincia il 24 novembre 2023, dalle 10 alle 13, con visite guidate tenute dalle curatrici del Museo. Si parlerà del ruolo della donna nella cultura etrusca e delle sue divinità al femminile. Si percorreranno inoltre le sale della collezione egizia alla scoperta della figura della “regina-faraone” Hatshepsut. Sarà l’occasione per visitare il museo attraverso percorsi insoliti e sconosciuti. Non è necessaria la prenotazione. L’attività è compresa nel biglietto d’ingresso al museo. Per informazioni rivolgersi a drm-tos.musarchnaz-fi@cultura.gov.it o chiamare il numero 055-23575.
Venerdì 24 novembre 2023, alle 10, Barbara Arbeid presenta “Fuori dagli schemi: la vita delle donne in Etruria”. Secondo Aristotele, le donne etrusche banchettavano insieme ai mariti, sdraiate sotto la stessa coperta: un’abitudine scandalosa, che ad Atene sarebbe stata ammessa solo per le prostitute. Ma davvero le donne etrusche erano più libere di quelle greche e romane? Alle 11, Claudia Noferi nella visita dedicata a “Larthia, Vanth e le altre tra mitologia e realtà” racconterà le divinità femminili etrusche attraversi reperti come l’urna di Chianciano, il sarcofago di Larthia Seianti e quello delle Amazzoni. Alle 12, Anna Consonni illustrerà le imprese di una donna straordinaria “Quando il potere è donna: la regina Hatshepsut”. Alla morte del padre, il faraone Thutmosi I, la principessa Hatshepsut, sposa di Thutmosi II e successivamente tutrice del giovane Thutmosi III, riuscì a installarsi saldamente sul trono divino d’Egitto, regnando lei stessa come faraone.
Le iniziative proseguiranno nel pomeriggio alle 17 con la conferenza “All’ombra dei Direttori: professioniste al lavoro nel museo Archeologico di Firenze (1881-1941)”. La conferenza con Barbara Arbeid e Giulia Basilissi (drm-toscana) intende valorizzare il lavoro delle prime donne in servizio nel museo Archeologico di Firenze, spesso rimasto in ombra rispetto a quello dei colleghi uomini, intrecciandone le vicende con gli eventi della storia contemporanea. Ingresso libero dalle 16.30, fino ad esaurimento posti.
Sabato 25 novembre 2023, alle 11, conferenza “Donne e piante nella preistoria: una storia nascosta” con Silvia Florindi (iipp). Donne e piante hanno giocato insieme un ruolo determinante nella più antica storia dell’umanità, ma sono state finora trascurate dalla ricerca. Trovare le loro tracce richiede un’indagine mirata: le piante sono altamente deperibili e le donne sono state oscurate dalla narrazione dell’uomo cacciatore. Ingresso libero dalle 10.30, fino ad esaurimento posti.
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CHI SIAMO
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)
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