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Giornate europee dell’Archeologia. Al museo delle Civiltà a Roma-Eur si presenta live il numero 100 del BPI – Bullettino di Paletnologia Italiana in tre tomi con gli Atti del Convegno di Studi dedicato al bicentenario della nascita di Gaetano Chierici tenutosi a Reggio Emilia (19-21 settembre 2019). E sui canali social interventi sull’archeologia in Iran, Siria, India, Yemen, Tajikistan

Le copertine dei tre tomi del numero 100 del Bullettino di Paletnologia con gli Atti del convegno per il bicentenario di Gaetano Chierici (foto muciv)
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La locandina che promuove le iniziative per il bicentenario della nascita di Gaetano Chierici

In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia il museo delle Civiltà a Roma-Eur presenta al pubblico le attività del mondo archeologico delle diverse sezioni del MuCiv. Venerdì 18 giugno 2021, alle 11, viene presentato il numero 100 del BPI – Bullettino di Paletnologia Italiana, prestigiosa rivista dedicata agli studi di preistoria ed etnografia fondata nel 1875 da Gaetano Chierici, Luigi Pigorini e Pellegrino Strobel. Nei tre tomi, a cura di Mauro Cremaschi, Roberto Macellari e Giuseppe Adriano Rossi, sono raccolti gli Atti del Convegno di Studi dedicato al bicentenario della nascita di Gaetano Chierici tenutosi a Reggio Emilia (19-21 settembre 2019). Numerosi studiosi hanno contribuito ad approfondire la complessa figura di Gaetano Chierici (1819-1886), “scienziato” che ha tracciato il solco per la successiva ricerca preistorica in Italia, inserito a pieno titolo nel dibattito culturale del suo tempo. Studioso dalla mente aperta, convinto della correttezza di un approccio multidisciplinare, Gaetano Chierici può e deve ancora ispirarci; i suoi studi non lo separarono mai dall’impegno civile e politico, era insegnante, sacerdote e convinto sostenitore della nascita del nuovo stato. Evento in diretta sul canale YouTube https://youtu.be/Y9u-QEbJVzE. Interverranno: Maria Antonietta Fugazzola Delpino (già direttrice del Bullettino di Paletnologia Italiana), Roberto Macellari (coordinatore del Comitato Scientifico del Convegno), Giuseppe Adriano Rossi (coordinatore del Comitato Promotore delle Celebrazioni, presidente della Deputazione Reggiana), Monica Miari (presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria), Paolo Boccuccia (coordinatore della redazione tecnico-scientifica della rivista).

Vaso in terracotta dipinto: esempio di arte iranica dell’Età del Bronzo (foto muciv)

‍Social e web. Sul canale YouTube del Muciv, disponibili dalle 9 del 18 giugno 2021: Paola D’Amore su “Scavi italiani a Tell Afis/Hazrek (Siria settentrionale)” (https://youtu.be/QGEyd-x8Ix4); Michael Jung su “L’architettura islamica dello Yemen: gli studi della Missione Archeologica Italiana 1983-1989 e il nuovo progetto di ricerca” (https://youtu.be/UcLSST1_MMU); Paola Piacentini su “Arte iranica dall’Età del Bronzo ai Sasanidi” (https://youtu.be/zxSBve7NnRU).

Architettura rupestre brahmanica dell’India occidentale (foto muciv)

Nella sezione “Ultime dal Muvic” (https://museocivilta.beniculturali.it/category/ultime-dal-muciv/) disponibili dalle 9 del 18 giugno 2021: “Pitture murali della grotta 17 di Ajanta” di Laura Giuliano; “Architettura rupestre brahmanica dell’India occidentale” di Laura Giuliano; “Il progetto di ricerca archeologica in Tajikistan” di Giovanni Lombardo; “Shahr-i Sokhta, la città bruciata” di Giovanna Lombardo.

Roma. Seconda tappa verso la nuova sede del museo nazionale di Arte Orientale. All’Eur, il Muciv apre due mostre: una con i reperti delle missioni archeologiche italiane dell’Ismeo in Libia, l’altra con i reperti dagli scavi in Pakistan, Iran e Afghanistan

Il museo Pigorini si affaccia su piazza Marconi all’Eur ospita la prima selezione di oggetti delle collezioni del Mnao

A dicembre 2017 più di 650 preziosi reperti provenienti dalla Spagna moresca alla Birmania, dall’Iran all’area himalayana, dall’India alla Corea, esposti in oltre 60 vetrine allestite al museo nazionale Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini” all’Eur di Roma. Ora due nuove importanti mostre temporanee: “Impressioni d’Africa” e “Città, palazzi e monasteri. Le avventure archeologiche dell’IsMEO/IsIAO in Asia”: il work in progress “Aperti per lavori” procede come da programma che, per la fine del 2019, vedrà l’apertura del museo nazionale di Arte Orientale “Giuseppe Tucci” nella nuova sede in piazza Marconi all’Eur, con oltre 10mila mq di nuovi percorsi espositivi e spazi per servizi aggiuntivi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/20/roma-a-50-giorni-dalla-chiusura-di-palazzo-brancaccio-al-pigorini-delleur-apre-la-mostra-aperti-per-lavori-con-la-prima-selezione-di-650-oggetti-delle-collezioni-del-museo/). L’appuntamento venerdì 2 febbraio 2018 alle 16.30 al museo delle Civiltà, negli spazi del museo delle Arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria” all’Eur, per l’inaugurazione di due importanti mostre temporanee: “Impressioni d’Africa” e “Città, palazzi e monasteri. Le avventure archeologiche dell’IsMEO/IsIAO in Asia”, a coronamento dell’allestimento provvisorio delle collezioni d’arte orientale, trasportate dalla precedente sede di Palazzo Brancaccio in via Merulana. Le mostre sono state realizzate nel quadro delle molteplici attività di valorizzazione e promozione del prestigioso patrimonio acquisito dal Museo delle Civiltà che ha accorpato in sé, in base alla Riforma Franceschini, quattro importanti musei romani: museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, del museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”, del museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”, del museo dell’arte orientale “Giuseppe Tucci”.

L’arco dell’imperatore Marco Aurelio a Tripoli in un’immagine dei primi del Novecento

La mostra “Impressioni d’Africa” è aperta al museo delle Arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria” all’Eur

La prima mostra, allestita in sala Loria, “Impressioni d’Africa”, a cura di Egidio Cossa, Mariastella Margozzi e Margherita Bedello, ci porta alle collezioni di quello che fu il museo Italo-africano di Roma: racconta, attraverso dipinti, sculture e oggetti d’artigianato, le peculiarità di una collezione ricca e particolare, sulla quale le vicende storiche e culturali seguite alla seconda guerra mondiale e alla fine del colonialismo, hanno calato un progressivo e prudente sipario. Si tratta di un numero assai elevato di oggetti, tra cui diverse migliaia di carattere etnografico e centinaia di carattere militare ed economico, testimonianze della storia italiana in Africa, delle conquiste, dei rapporti con le popolazioni locali, delle produzioni agricole e artigianali preesistenti alle conquiste coloniali e poi inglobate nell’economia nazionale. I materiali scelti per la mostra vengono presentati per la prima volta al pubblico dopo l’acquisizione dal museo delle Civiltà della collezione che fino a qualche anno fa apparteneva all’IsMEO – Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente. Il contesto e l’allestimento in cui oggi essa viene proposta al pubblico è certo quello più adatto a farne scoprire e comprendere pienamente l’interesse artistico e tutta la valenza storica e antropologica. In Africa settentrionale, infatti, sono state portate avanti importanti campagne di scavo archeologico italiane: non è un caso che parte cospicua della mostra sia dedicata alla documentazione delle rovine di Leptis Magna, presentate attraverso il prezioso plastico realizzato all’inizio degli anni Trenta direttamente sul sito archeologico libico e accompagnate da fotografie d’epoca, incisioni e dipinti che raccontano le vicende relative allo scavo e la grande suggestione che scaturì dalla scoperta dell’antica città romana. Ognuna delle opere esposte costituisce una documentazione insostituibile di un’epoca e di un pensiero sull’Africa che, nonostante il tempo trascorso, riesce a restituire il fascino di un’esperienza condivisa da moltissimi artisti tra ‘800 e ‘900, dagli ottocentisti orientalisti come Pompeo Mariani, Augusto Valli, Giorgio Oprandi, Giuseppe Valeri ai più realistici pittori di Colonia, animati dal desiderio di raccontare il quotidiano di quelle terre e di quei popoli senza il velo poetico dei primi, come Eduardo Ximenes, Teodoro Wolf Ferrari, Mario Ridola, Giuseppe Rondini, Milo Corso Malverna.

Un rilievo dell’arte di Gandhara esposto nella mostra “Città, palazzi, monasteri. Le avventure archeologiche dell’IsMEO/IsIAO in Asia”

La seconda mostra, in sala Dossier, “Città, palazzi, monasteri. Le avventure archeologiche dell’IsMEO/IsIAO in Asia”, a cura di Gabriella Di Flumeri, Laura Giuliano, Michael Jung e Giovanna Lombardo, ci fa rivivere le missioni in Pakistan nella Valle dello Swat, in Afghanistan nella regione di Ghaznì e in Iran, nella regione orientale del Sistan. Le ricerche archeologiche furono condotte dall’IsMEO (Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente) fondato nel 1933 da Giovanni Gentile e dall’insigne tibetologo Giuseppe Tucci, che già a partire dal 1929 aveva intrapreso una serie di viaggi di studio e di scoperte nella regione himalayana e che nel 1947 assunse la carica di presidente dell’Istituto, dando nuovo impulso alle ricerche archeologiche in Asia. Tra il 1950 e il 1955 vengono condotte diverse spedizioni in Nepal, in particolare nell’area del Karakorum, e della seconda metà degli anni cinquanta solo le felici campagne archeologiche in Pakistan, Afghanistan e in Iran. L’attività della Missione Archeologica Italiana dell’IsMEO/IsIAO in Pakistan, iniziata nel 1956 è proseguita fino a oggi. I primi scavi sistematici vennero condotti nell’abitato di epoca storica di Udegram e nell’area sacra buddhistica di Butkara I, ove furono rinvenuti numerosissimi rilievi in scisto appartenenti all’Arte del Gandhara aventi come soggetto la vita del Buddha storico.

Il primo scavo sistematico di Shahr-e Sokhta fu diretto da Maurizio Tosi (Ismeo) dal 1967

Il sito Shahr-e Sokhta la “città bruciata”, in Iran, è fondamentale per lo studio dello sviluppo culturale nell’Altopiano iranico; la città, infatti, fu importante per la lavorazione e il commercio a lunga distanza delle pietre semipreziose. I materiali di questo sito, ceramiche, ami, punte di lancia, sigilli, documentano lo sviluppo di un centro urbano proprio nel momento della nascita e della diffusione dell’urbanizzazione nel Vicino Oriente. Infine, sono esposti i reperti provenienti da Ghazni, in Afghanistan, tra questi meritano particolare attenzione soprattutto i marmi dal palazzo, scavato dalla Missione Archeologica Italiana tra il 1958 e il 1966 e datato all’XI secolo; oltre ad essere una rara testimonianza dell’architettura palaziale medioevale, il palazzo costituisce, con la sua lunga iscrizione in versi persiani, un esempio di come l’eredità iranica pre-islamica sia stata recuperata all’interno della comunità musulmana.

A Roma la mostra “Simboli vivi”: per la prima volta esposte in Italia le ceramiche dipinte preistoriche del Baluchistan pakistano

Al museo nazionale di Arte Orientale di Roma è aperta la mostra di ceramiche preistoriche dal Baluchistan pakistano

Al museo nazionale di Arte Orientale di Roma è aperta la mostra di ceramiche preistoriche dal Baluchistan pakistano

Il manifesto della mostra "Simboli vivi"

Il manifesto della mostra “Simboli vivi”

Ci sono la foglia dell’albero di pipal, il pesce, lo zebù, lo stambecco, la tigre, l’unicorno, alcuni motivi geometrici, come la croce o la scala: sono simboli religiosi e sociali elaborati nel mondo delle prime città della Valle dell’Indo, quando lo richiese la costruzione di un nuovo tipo di società. Sono simboli difficili da decifrare ma affascinanti, che si sono perpetuati nei millenni, mantenendo parte dei significati originali e assumendone di nuovi, in un cangiante gioco di specchi nel quale possiamo ricercare frammenti della nostra stessa identità.  Ora questi “simboli” sono diventati protagonisti della mostra “Simboli Vivi / Living Symbols” al museo nazionale d’Arte Orientale di Roma (MNAO) organizzata dal MNAO e dall’Ambasciata della Repubblica Islamica del Pakistan, in collaborazione con il Dipartimento per i Beni Culturali: Archeologia, Storia dell’Arte, della Musica e del Cinema dell’Università degli Studi di Padova (dBC). Curata da Giovanna Lombardo del MNAO e Massimo Vidale del dBC, insegnamento di Archeologia Orientale, la mostra presenta per la prima volta in Italia 80 ceramiche preistoriche del Baluchistan (Pakistan) – vasi e figurine animali in terracotta – che vengono da un sequestro operato nel 2005 dal nucleo di Monza del comando Carabinieri per la Tutela dei Beni Culturali. Tutti gli oggetti, scavati illegalmente e contrabbandati in Italia, sono stati ufficialmente restituiti due anni più tardi alla Repubblica Islamica del Pakistan, in virtù del comune impegno nella lotta al commercio clandestino dei beni culturali, e in Pakistan torneranno al termine della rassegna. La mostra e il catalogo a colori (fotografie di Edoardo Loliva, ISCR) sono bilingui (italiano / inglese).

Un vaso dipinto a motivi geometrici proveniente dal Baluchistan ed esposto a Roma

Un vaso dipinto a motivi geometrici proveniente dal Baluchistan ed esposto a Roma

Le ceramiche preistoriche esposte alla mostra "Simboli vivi" provengono da un sequestro operato dai carabinieri su reperti trafugati illegalmente dal Pakistan

Le ceramiche preistoriche esposte alla mostra “Simboli vivi” provengono da un sequestro operato dai carabinieri su reperti trafugati illegalmente dal Pakistan

simboli_vivi2simboli_vivi4Filo conduttore è la proposizione e la lettura di una serie di importanti simboli profondamente radicati nell’iconografia e nell’immaginario del Subcontinente Indo-pakistano: un primo passo per far capire in Italia la bellezza dell’archeologia del Pakistan pre-protostorico. I motivi decorativi, animali e vegetali, geometrici, dipinti sulla superficie dei vasi illustrano una simbologia di ambito centro-asiatico e del sub-continente indiano, estranea alla nostra cultura occidentale, sebbene alcuni elementi simbolici, come suggerito dal percorso della mostra, si siano radicati anche nella nostra cultura. Raffinate civiltà si sono infatti qui susseguite a partire dal V/IV millennio a.C.: da una relativa uniformità culturale alla fine del Neolitico, il Pakistan passa, tra la metà del IV e il III millennio a.C., ad una differenziazione regionale che è rivelata soprattutto dai diversi stili della ceramica dipinta e che documenta lo sviluppo di culture preurbane e poi urbane, come quelle, dette di Nal e di Kulli dal nome dei siti dove sono state ritrovate, rappresentate dal gruppo di vasi esposti nella mostra, e come la più nota Civiltà della Valle dell’Indo (2600-1900 a.C. ca). Alle ceramiche saranno affiancati oggetti di vita quotidiana in metallo, terracotta e pietra e fili di perle in pietre semipreziose, conservati nel Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ e appartenenti allo stesso ambito culturale e cronologico.