Esclusivo. Con la prof.ssa Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari) primo bilancio della campagna 2025 nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): le tracce dell’insediamento sono pertinenti al periodo tra fine VI sec. e inizio V sec. a.C. e confermano l’orientamento delle strutture di tutto il sito; scorie di bronzo e frammenti di macine e macinelli rivelano invece la presenza di officine produttive. Tanti elementi da approfondire nei prossimi anni

La prof.ssa Giovanna Gambacurta (UniVe) osserva la trincea settentrionale dello scavo preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)
Le tracce dell’insediamento preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) sono pertinenti a un periodo cronologico coerente, tra gli ultimi decenni del VI sec. a.C. e i primi del V sec. a.C., dato confermato dalla ceramica di importazione rinvenuta: è una delle conclusioni giunte dalla campagna di scavo 2025, condotto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. La trincea settentrionale, anche se molto compromessa, conferma un orientamento delle strutture coerente con il resto dell’abitato, mentre la trincea meridionale ha restituito una capanna destinata a dare molte informazioni nelle future campagne di scavo. Costante anche la presenza sia di scorie di bronzo che di frammenti di macine e macinelli che ci parlano probabilmente di officine produttive. E poi un nuovo frammento di vaso del Pittore di Adria – congruente con quello ritrovato nel 2024 – impegna gli archeologi a capire la produzione di questa bottega adriese mai trovata prima al di fuori di Adria. Infine le indagini magnetometriche indicano che l’abitato era molto ampio. Ce n’è quindi abbastanza per capire quanto saranno impegnative anche le ricerche dei prossimi anni. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Giovanna Gambacurta in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.
“Nel 2025 abbiamo ripreso gli scavi a San Basilio di Ariano nel Polesine nell’ambito del progetto condotto dalle università di Padova e Venezia”, spiega la prof.ssa Gambacurta ad archeologiavocidalpassato.com. “Noi come università Ca’ Foscari abbiamo aperto due trincee. Avevamo l’idea di proseguire una delle due trincee aperte negli anni passati, quella più settentrionale, e di portarla a termine; e di approfondire invece il lavoro nella trincea più meridionale, aperta l’anno scorso e che sembrava avere delle evidenze piuttosto interessanti.

Studenti di Ca’ Foscari impegnati nello scavo della trincea meridionale del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)
Come al solito sono presenti studenti dei tre gradi di formazione, quindi della triennale, delle magistrali, della specializzazione del dottorato, naturalmente con mansioni diverse. Ci sono circa 12-15 persone che hanno lavorato, per un mese (le quattro settimane di giugno 2025, ndr), alternandosi in turni, e cerchiamo di condurre a termine le operazioni di quest’anno anche per impostare la prosecuzione del progetto negli anni futuri”.
“Come dicevo, abbiamo aperto due trincee. La trincea più settentrionale – continua Gambacurta – è quella che avevamo già in esame da tre anni e qui la situazione – lo sapevamo – era molto compromessa dalle arature e quindi stiamo solo conducendo a termine quello che è possibile ricavare da questa situazione davvero molto molto compromessa e molto frammentaria.

Veduta da drone della trincea settentrionale (A) sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) con strutture incendiate (foto unive)
Situazione ormai molto residua, ma che ci darà delle indicazioni interessanti, almeno per quanto riguarda un orientamento coerente delle poche strutture rimaste con tutte le altre strutture dell’abitato. Quindi, sostanzialmente, per noi sono cose molto evidenti o resti microscopici, ma rientra in un inquadramento generale del sito e dell’insediamento.

Veduta da drone della trincea meridionale (D) sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unive)
Quello che invece ci interessa di più anche per le prospettive future è la trincea più meridionale dove compare una struttura insediativa, una capanna, i resti di una casa con i suoi piani pavimentali, le buche per i pali portanti, le strutture che dovevano reggere l’alzato, anche dei piani focati e dei resti di attività. Le azioni di quest’anno sono state rivolte a mettere in luce con chiarezza questo tipo di organizzazione di questo piccolo segmento dell’abitato per poterlo poi indagare meglio negli anni futuri. Diciamo che quest’anno abbiamo fatto molto lavoro preliminare. Per questo motivo abbiamo pochi materiali e molta documentazione di strati, di livelli e possibilità di ricostruzione”.

I buchi di palo della capanna portata alla luce nelal trincea D del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)
“Diciamo che anche nella diversità dello scavo, anche se abbiamo visto che le due trincee hanno restituito situazioni molto diverse dal punto di vista delle strutture, soprattutto dal punto di vista della loro conservazione, una cosa che si può dire – sottolinea Gambacurta – è che questi piani strutturali, questi resti di insediamento, erano pertinenti tutti a un periodo cronologico coerente, cioè siamo tra gli ultimi decenni del VI sec. a.C. e i primi del V sec. a.C. Lo abbiamo visto soprattutto da alcuni frammenti di ceramica di importazione che sono stati inquadrati, anche con l’ausilio di Simonetta Bonomi che, per tradizione, si occupa della ceramica attica anche di questa zona. Altre due caratteristiche che si possono sottolineare è la presenza sempre costante sia di scorie di bronzo che di frammenti di macine e macinelli che ci parlano probabilmente di officine produttive, forse anche di carattere metallurgico, anche se non abbiamo trovato proprio il focus della fornace, però tanti di questi strumenti, il che è ben comprensibile nell’ambito di un insediamento che era un porto e che quindi aveva bisogno di un artigianato molto efficace.

Frammento di ceramica a figure nere in corso di scavo sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)
Un’altra cosa abbastanza significativa di quest’anno è che abbiamo trovato un altro frammento di un vaso che avevamo trovato l’anno scorso – probabilmente sono frammenti congruenti – un vaso di una produzione specifica adriese, del cosiddetto Pittore di Adria, un vaso figurato, e contiamo di vedere di riuscire a ricostruire almeno qualcosa di questa produzione molto particolare perché fino a oggi questo cosiddetto Pittore di Adria era un’officina, una bottega i cui prodotti erano rinvenuti solo ad Adria, e questo è il primo elemento che troviamo fuori della città, forse frutto di un rapporto tra i due centri”.

Studenti dell’università Ca’ Foscari di Venezia impegnati nel lavaggio dei materiali nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)
“Grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo abbiamo sostanzialmente una buona possibilità di altri 3 anni di lavoro qui a San Basilio in cui continueremo con le nostre ricerche, in cui credo che chiuderò la trincea più settentrionale, quella più compromessa, e approfondirò invece quella più meridionale dove i resti, come dicevo, sono più significativi, e non escludo di cercare di ubicare qualche altro saggio in relazione al fatto che abbiamo un’indagine magnetometrica, cioè abbiamo una ricerca di superficie che ci fa vedere che ci sono evidenze dell’insediamento in un ambito piuttosto ampio e quindi si può provare a fare qualche saggio anche collocato in punti diversi della campagna, sempre della campagna che abbiamo intorno. E naturalmente – conclude Gambacurta – questo tipo di operazioni vanno concordate con gli altri partner di progetto dell’università di Padova in modo tale che conduciamo un progetto che abbia delle linee guida sempre coerenti tra di loro. E nell’ambito di questo progetto abbiamo già sviluppato anche una ricostruzione tridimensionale ipotetica dell’insediamento sulla quale continueremo a lavorare per ulteriori dettagli”.
Ariano nel Polesine (Ro). Al centro turistico culturale di San Basilio per “Incontri di archeologia” la conferenza “Novità dallo scavo etrusco” con la professoressa Giovanna Gambacurta, direttrice dello scavo dell’abitato etrusco, a conclusione della campagna 2025 dell’università Ca’ Foscari
Venerdì 27 giugno 2025, ultimo giorno di campagna di scavo 2025 dell’università Ca’ Foscari nell’abitato etrusco di San Basilio, ad Ariano nel Polesine (Ro). E al pomeriggio per “Incontri di archeologia” gran finale al centro turistico culturale San Basilio, alle 18.30, con “Novità dallo scavo etrusco”, terza conferenza nell’ambito del progetto San Basilio, sostenuto dalla fondazione Cariparo. La professoressa Giovanna Gambacurta, direttrice dello scavo, illustrerà le novità emerse dallo scavo etrusco. Per info e prenotazioni: + 39 392-9259875
Ariano nel Polesine (Ro). “Scavi aperti” a San Basilio con visita al cantiere archeologico dell’abitato etrusco condotto dall’università Ca’ Foscari di Venezia
L’abitato etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) svela i suoi segreti. Sabato 21 giugno 2025 alle 10 ci sarà “Scavi aperti”, la terza giornata dedicata alla visita del cantiere archeologico, dove sarà possibile visitare lo scavo dell’abitato etrusco diretto da Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia nell’ambito del progetto San Basilio sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ritrovo presso il Centro Turistico San Basilio alle 9.45. Info e prenotazioni: +39 392 9259875
Bologna. A Palazzo Marescalchi, sede Sabap, presentazione del libro “Racconti dalla città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana. I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina” a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi, ottavo volume dei Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna
Venerdì 20 giugno 2025, alle 16, nella sede SABAP-BO di Palazzo Marescalchi, in via IV Novembre 5 a Bologna, presentazione del libro “Racconti dalla città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana. I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina” a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi (BUP, Bologna, 2024), volume n. 8 della collana monografica ‘Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna, Nuova Serie’. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Dopo i saluti di Francesca Tomba, soprintendente ABAP di Bologna, introduce Sara Campagnari, responsabile area funzionale Patrimonio archeologico soprintendenza ABAP di Bologna. Intervengono Giovanna Gambacurta, professoressa associata dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia; Luigi Malnati, già direttore generale MiBAC. Saranno presenti i curatori Jacopo Ortalli, già professore associato dipartimento di Studi umanistici, sez. di Storia e Scienze dell’Antichità, università di Ferrara; Renata Curina, già funzionaria archeologa soprintendenza ABAP di Bologna; Tiziano Trocchi, Musei nazionali di Bologna, direzione regionale Musei nazionali Emilia Romagna – Musei nazionali di Ferrara. direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara.

Copertina del libro “Racconti dalla città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana. I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina” a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi
Racconti dalla città. Frutto di un progetto scientifico finalizzato allo studio dei dati scaturiti dalle indagini archeologiche eseguite nell’ultimo quarantennio dalla soprintendenza ABAP di Bologna e realizzato grazie a un finanziamento del MiC, il libro a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina e Tiziano Trocchi intende offrire un aggiornamento sui principali risultati di alcune delle più recenti e significative attività di scavo su contesti abitativi dell’insediamento etrusco di Felsina, con particolare riferimento alle fasi più antiche. In particolare vengono riportati i dati emersi dagli interventi archeologici effettuati soprattutto nel comparto settentrionale del moderno centro urbano, cui si aggiunge un’analisi di alcuni contesti distribuiti in un settore cittadino più centrale e nell’immediato suburbio. Gli ambiti di interesse non si limitano alla più tradizionale documentazione archeologica con l’analisi di siti o classi di materiali, ma comprendono anche sintesi di più ampio orizzonte storico, sociale e ambientale per rappresentare l’evoluzione della città felsinea, le trasformazioni in essa verificatesi e il rapporto con il territorio circostante tra VIII e VI sec. a.C.
Asiago. Al museo Le Carceri ultimi giorni per visitare la mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” a cura di Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero, che mostra come la lana abbia segnato la storia del territorio, dal periodo preromano alla rivoluzione industriale, occasione unica per riscoprire il ruolo della lana nella storia del Veneto e per riflettere sulla sua importanza nell’economia contemporanea
Le settimane sono passate e non avete trovato il tempo per andare ad Asiago, sull’altopiano dei Sette Comuni (Vi), e visitare la mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” al museo “Le Carceri”? Rimangono ancora pochi giorni. Il prossimo weekend (sabato 21 e domenica 22 giugno 2025) si terrà il finissage della mostra “Lanam Fecit”, con l’ultima opportunità di visitarne contenuti archeologici e fonti storiche attraverso un attento lavoro di ricerca e curatela scientifica che ha evidenziato le dinamiche produttive e commerciali che, per secoli, hanno legato la montagna alla pianura. Un rigoroso percorso di analisi storica e archeologica in un evento accessibile, coinvolgente e di eccellente spessore storico – culturale da rendere fruibile. La mostra, In occasione dell’anniversario del primo trattato di alleanza tra i Veneti e Roma del 225 a.C., nasce da una proposta di due amici e colleghi altopianesi – Flavio Rodeghiero, non specialista del settore ma grande conoscitore di questo territorio, e Michela Maria Rodeghiero, specialista in storia romana e dei Sette Comuni, per 10 anni delegata alla Cultura del Comune di Asiago, lanciata al dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, e precisamente alla prof.ssa Francesca Ghedini e alla prof.ssa Maria Stella Busana, che hanno aderito con entusiasmo.

Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero curatrici della mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” al museo “Le Carceri” di Asiago (foto museo le carceri)
Grazie a un allestimento innovativo, che coniuga tradizione e tecnologia, il percorso espositivo mostrerà come la lana abbia segnato la storia del territorio, dal periodo preromano alla rivoluzione industriale. Il visitatore potrà scoprire il ciclo della lana, dalla pastorizia alla lavorazione tessile, immergendosi in un’esperienza sensoriale attraverso light box, installazioni tattili e sezioni multimediali. La mostra, curata dalla prof.ssa Maria Stella Busana e dalla dott.ssa Michela Maria Rodeghiero, è il risultato di un ampio lavoro di ricerca promosso dal Comune di Asiago in collaborazione con il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, con il contributo di studiosi, istituzioni culturali ed enti afferenti al ministero della Cultura. La mostra rappresenta un’occasione unica per riscoprire il ruolo della lana nella storia del Veneto e per riflettere sulla sua importanza nell’economia contemporanea. L’evento è reso possibile grazie alla collaborazione tra enti pubblici, associazioni culturali e privati, che hanno contribuito alla realizzazione di un progetto scientifico e divulgativo di grande valore.

Pesi da telaio troncopiramidali, rocchetti decorati e fusi in osso da contesti dei Veneti antichi (foto unipd)
Perché questa mostra? “Questa mostra – spiega Maria Stella Busana – è il frutto di un percorso di ricerca che, per molti dei curatori, è iniziato tanti anni fa, da più di 5 lustri, con la volontà di indagare caratteristiche e sviluppo dell’allevamento ovino e della produzione tessile nel Veneto antico, che le fonti scritte celebrano come fonte di ricchezza per il territorio, soprattutto per Padova, e nell’età medievale e moderna, fino alla nascita della vera e propria industria tessile. Penso agli studi sui percorsi dei percorsi della transumanza di Jacopo Bonetto della fine degli anni ’90 e alle prime tesi sui pesi da telaio di Stefania Mattioli. Penso al grande convegno del 2001 La lana: prodotti e mercati organizzato dal prof. Luigi Fontana dedicato all’economia della lana tra XIII e XX secolo. Penso all’importante scoperta nel 2005 nella Tenuta di Ca’ Tron presso Altino (Ve) del centro specializzato per l’allevamento delle pecore, la cui lana bianca e morbida è celebrata nelle fonti dal I e al IV secolo, commercializzata nel mondo romano e pagata moltissimo.

Lato A del Tintinnabulo in bronzo trovato nella cosiddetta ‘Tomba degli Ori’ (ca. 630-620 a.C.) della necropoli dell’Arsenale Militare di Bologna, conservato al museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Planimetria della casa-laboratorio di Altino in località Fornasotti, interpretato come textrinum e fullonica per la produzione, lavaggio e follatura dei tessuti (fine I secolo a.C.-inizi I secolo d.C.) (foto unipd)
“Da allora – continua Busana – sono state avviate sistematiche ricerche sugli strumenti tessili antichi, gli indicatori che più sopravvivono a testimoniare questa attività, che hanno portato alla formazione di un affiatato gruppo di lavoro, formato da studiose afferenti alle tre università del Veneto (Padova, Verona e Venezia – Ca’ Foscari) e all’allora soprintendenza Archeologica del Veneto, con diverse competenze (Angela Ruta Serafini, Giovanna Gambacurta, Mariolina Gamba, specialiste della cultura veneta, Patrizia Basso, Anna Rosa Tricomi, io stessa per l’età romana), gruppo che è stato arricchito da Margarita Gleba, esperta di tessuti preromani, che aveva svolto le sue ricerche prima a Copenaghen e nel Regno Unito, e che ora è professore all’università di Padova. Il convegno organizzato a Padova nel 2011 La lana nella Cisalpina romana ha fatto un primo punto delle conoscenze sul tema nel Veneto preromano e romano e stimolato la prosecuzione delle ricerche, sempre affrontate in un’ottica diacronica per cogliere origini, continuità e trasformazioni del fenomeno. E voglio sottolineare che il percorso ha coinvolto molti studenti e studentesse con tesi di laurea, specializzazione e dottorato, diventando una palestra anche per la formazione. Parallelamente sono proseguite le ricerche sui documenti, come la pubblicazione dei Privilegi dei Sette Comuni e le ricerche sulla saga dei Rossi di Schio.
“Metodi e risultati di queste ricerche – sottolinea Busana – vengono ora raccontati per la prima volta in una mostra, che intende evidenziare, grazie a fonti storiche, archeologiche, archivistiche e di archeologia industriale, l’importanza dell’economia della lana tra antichità ed età moderna e le sinergie createsi nel corso dei secoli tra l’Altopiano di Asiago, l’area pedecollinare e i centri di pianura, in primis la città di Padova. Per questo si è scelto di organizzare l’esposizione in uno dei due poli principali della “via della lana”, appunto la città di Asiago, con l’intenzione poi di trasferirla a Padova, che indubbiamente svolse un ruolo strategico come centro manifatturiero, passando poi il testimone al territorio vicentino, in particolare a Schio, al momento della nascita dell’industria moderna”.
La mostra è articolata in 10 sezioni. Le prime 6 sezioni, che si svolgono al piano terra, sono dedicate a temi generali e all’età preromana e romana; le ultime 4 sezioni, poste al primo piano, sono dedicate all’età medievale e moderna.

Pesi da telaio troncopiramidali decorati in terracotta (IV-II sec. a.C. ) dal santuario di Reitia nel Fondo Baratella, conservati al museo nazionale Atestino di Este (Pd) (foto museo le carceri)

Skyphos attico del Pittore di Penelope con la rappresentazione della scena di Penelope e Telemaco davanti a un telaio a pesi (460-450 a.C.) conservato al museo nazionale Etrusco di Chiusi (Si) (foto museo le carceri)

Laminetta con donna, santuario di Caldevigo (Este, Pd) (V secolo a.C.) conservata al museo nazionale Atestino di Este (foto unipd)
Nella prima, curata dal prof. Jacopo Bonetto, dottor Mirko Fecchio e dalla prof. Margarita Gleba, si parla del territorio e del rapporto tra pianura e pascoli d’altura uniti dai percorsi della transumanza, delle diverse caratteristiche degli ovini nel tempo, ottenute attraverso selezione, e, di conseguenza, dei cambiamenti della fibra di lana. Nella seconda, curata sempre dalla prof. Margarita Gleba, viene spiegato tutto il ciclo di lavorazione dalla fibra ai tessuti e come questi si conservano. La terza, a cui hanno lavorato soprattutto le dottoresse Angela Ruta Serafini, Alessandra Didonè e Francesca Pandolfo, illustra come venivano utilizzati i tessuti nell’abbigliamento e nell’arredo, sottolineando il ruolo del riciclo con straordinarie testimonianze dal relitto di Valle Ponti a Comacchio. Nella quarta e quinta sala, curate rispettivamente dalla dottoressa Mariolina Gamba e dalla prof.ssa Maria Stella Busana, ci immergiamo nell’attività tessile delle donne venete e romane, prevalentemente domestica, ma certamente non solo per l’autoconsumo, mentre il prof. Alfredo Buonopane illustra attraverso le testimonianze epigrafiche il ruolo degli artigiani nella produzione e nel commercio di lana e tessuti. Infine, nella sesta sezione, la prof. Giovanna Gambacurta, la dott. Angela Ruta Serafini e la dott.ssa Cecilia Rossi evidenziano, attraverso le testimonianze di strumenti tessili deposti nei santuari e nelle sepolture, i significati simbolici che l’attività tessile ha assunto in età preromana e romana, mentre la prof. Francesca Ghedini evoca il ruolo della donna che tesse nell’immaginario mitico e storico del passato.

Statuto dell’arte della Lana di Padova (secolo XIV (1384) – XVI Codice membranaceo, conservato nella Biblioteca Civica di Padova (foto unipd)

Il pastore altopianese Francesco Guzzo con il suo gregge sull’Altopiano dei Sette Comuni negli anni ‘60 del Novecento (foto unipd)
La storia della lana continua nel Medioevo e in età moderna. La prof.ssa Maria Stella Busana, la dottoressa Francesca Fantini d’Onofrio, la studiosa Gianna Francesca Rodeghiero e il professor Luigi Fontana hanno voluto dare uno spaccato di quanto l’economia della produzione e del ciclo della Lana abbia influito, senza soluzione di continuità, fino ai giorni nostri in tutto il territorio veneto e nella storia dei Sette Comuni nello specifico. Ecco dunque nascere la sezione dedicata da Francesca Fantini d’Onofrio specificatamente alla Padova medievale nel cui territorio vi erano le poste adibite al pascolo invernale delle pecore montane e dove sorse la corporazione dell’Università della Lana, che ebbe forte impulso sotto la dominazione carrarese nel ‘300, con produzione di Statuti e costruzioni di edifici dedicati. Segue la sezione dedicata ai privilegi relativi alla lana goduti dalla Reggenza dei Sette Comuni, in continua lotta con Vicenza, il polo urbano più vicino, che voleva assumere una sorta di monopolio di tale attività. E ancora il focus di Francesca Rodeghiero con descrizione della difficile vita del pastore nelle terre alte e della lavorazione domestica della lana, attività che caratterizzò la quotidianità di generazioni intere di donne e famiglie fino al secolo scorso. Tra i pastori scesi dall’Altopiano, il professor Giovanni Fontana, racconta la saga dei i membri della dinastia industriale dei Rossi di Schio, che riuscì a divenire prima intermediaria nei traffici delle lane e poi grandi imprenditori, creando la più importante impresa laniera italiana e uno dei principali poli tessili europei, con importanti e durevoli ricadute su tutto il territorio vicentino. Nell’ottica di dare anche uno spaccato sulla lavorazione contemporanea della lana sono state portate in mostra le produzioni degli arazzi di Renata Bonfanti e Cristina Busnelli, che hanno il merito di aver elevato l’attività tradizionale a esempio d’arte e cultura.

Il catalogo della mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” a cura di Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero edito da Ronzani (foto museo le carceri)
“La mostra, così come il volume edito da Ronzani che l’accompagna – conclude Maria Stella Busana -, si pone dunque l’ambizioso obiettivo di coinvolgere visitatori e lettori in un tema certo specialistico, ma che fu essenziale nella vita quotidiana e nell’economia delle comunità venete, ripercorrendo la via della lana e cogliendo così il valore di un’attività che è stata per millenni pilastro socio-economico delle nostre terre venete ed emblema del contributo della donna nella vita familiare e collettiva”.
Ariano nel Polesine (Ro). Per “Progetto San Basilio” la conferenza di Jacopo Bonetto (unipd) e Giovanna Falezza (sabap-vr) apre gli “Incontri di archeologia” legati allo scavo dell’abitato romano e di quello etrusco di San Basilio. Ecco il programma delle conferenze e delle visite sui cantieri di scavo
Con la conferenza di giovedì 22 maggio 2025, primo degli “Incontri di archeologia”, torna l’archeologia a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). Grazie alla collaborazione dell’università Ca’ Foscari di Venezia e all’università di Padova, impegnate nelle diverse attività di scavo archeologico, sono in cantiere numerose iniziative nell’ambito del Progetto San Basilio per andare alla riscoperta della ricchissima storia antica del sito di San Basilio. Appuntamento dunque il 22 maggio 2025, alle 18.30, al Centro Turistico Culturale San Basilio, per la prima conferenza sul “Progetto San Basilio”, tenuta da Jacopo Bonetto del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e da Giovanna Falezza, direttrice del museo Archeologico nazionale di Verona e ispettrice della soprintendenza ABAP di Verona. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.
Come si diceva, la conferenza del 22 maggio è la prima degli “Incontri di archeologia” che si tengono sempre al Centro Turistico Culturale San Basilio, alle 18.30. Gli “Incontri” continuano il 6 giugno 2025 con Caterina Previato (università di Padova); il 27 giugno 2025 con Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari); l’11 settembre 2025 con Silvia Paltineri (università di Padova); il 7 novembre 2025 con Jacopo Turchetto (università di Padova). Affiancano gli “Incontri di archeologia” le visite al cantiere “Scavi aperti”, in programma il sabato mattina alle 10, con ritrovo al Centro Turistico Culturale San Basilio alle 9.45. Si inizia il 24 maggio 2025 con la visita all’abitato romano a cura dell’università di Padova che promuove anche la successiva del 7 giugno 2025. Invece il 21 giugno 2025 la visita a cura dell’università Ca’ Foscari è all’abitato etrusco, come quella del 12 settembre 2025, ma quest’ultima a cura dell’università di Padova.
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale l’incontro “Adria, San Basilio, Corte Cavanella. La rete per Una storia antica nella terra più giovane d’Italia” e presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”

Sabato 15 febbraio 2025, alle 10.30, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) l’incontro “Adria, San Basilio, Corte Cavanella. La rete per Una storia antica nella terra più giovane d’Italia” e presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”. Alle 10.30, saluto delle autorità; 11, Alberta Facchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Adria, “Sintesi di 3 anni di attività del progetto di educazione all’archeologia”; 11.20, Giovanna Falezza, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, “Nuove modalità di fruizione del patrimonio archeologico con strumenti e ricostruzioni 3D”; 11.40, Paolo Bellintani, CPSSAE, presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”; 12, Giovanna Gambacurta, università Ca’ Foscari, e Silvia Paltineri, università di Padova, “I risultati della ricognizione nell’area dell’insediamento etrusco”.
Rovigo. A Palazzo Roncale, l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive”: novità sul progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche in provincia di Rovigo sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ecco il programma
Sabato 1° febbraio 2025, alle 9, a Palazzo Roncale a Rovigo, la Fondazione Cariparo ospita l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive” che presenterà risultati e prospettive del progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche di grande rilievo situate in provincia di Rovigo. Un progetto ambizioso, sostenuto dalla Fondazione Cariparo, che vede coinvolti la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, l’università di Padova, l’università Sapienza di Roma, l’università Ca’ Foscari di Venezia, la direzione regionale Musei nazionali Veneto, il CPSSAE di Rovigo e il Comune di Ariano nel Polesine. Un intervento che ha un forte valore scientifico e può contribuire alla valorizzazione culturale e turistica di tutta l’area polesana. L’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti, previa registrazione al seguente link: https://fondazionecariparo.it/…/archeologia-in…/
IL PROGRAMMA. INTRODUZIONE. Alle 9, saluti istituzionali e introduzione alla giornata: Giuseppe Toffoli, vice presidente, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Andrea Rosignoli, soprintendente, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Daniele Ferrara, direttore, direzione regionale Musei nazionali Veneto. PROGETTI IN CORSO PER L’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 9.30, Paolo Bellintani, Andrea Cardarelli, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Frattesina e Grignano Polesine”; 9.50, Michele Cupitò, David Vicenzutto, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Villamarzana”; 10.10, Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: l’abitato etrusco”; 10.30, Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Jacopo Turchetto, Wieke De Neef, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: il vicus romano”; 10.50, pausa caffè. ARCHEOLOGIA PUBBLICA IN POLESINE: RICERCA E DIVULGAZIONE: 11.20, Raffaele Peretto, “Monitorare il territorio: gruppi archeologici attivi nella ricerca e il ruolo del CPSSAE”; 11.40, Enrico Maragno, “Quarant’anni di ricerche e divulgazione del Gruppo Archeologico di Villadose”; 12.10, Alberta Facchi, Marco Bruni, Maria Letizia Pulcini, “I Musei nazionali e locali: Adria, Fratta Polesine, San Basilio”; 12.30, Chiara Vallini, “Il Museo dei Grandi Fiumi oggi: eredità ed evoluzione”. PRESENTE E FUTURO DELL’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 12.50, Giovanna Falezza, Paola Salzani, “Archeologia in Polesine: dal presente al futuro”. Conclusione lavori.
Montebelluna (Tv). Al museo civico “Ciak si gira! I veneti antichi vanno in scena”, visita guidata interattiva alla mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” che le archeologhe protagoniste descrivono per aecheologiavocidalpassato.com

“Ciak si gira! I veneti antichi vanno in scena”, visita guidata interattiva alla mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” (foto mcsnam)
Siete pronti a trasformarvi in veri attori? Domenica 19 gennaio 2025 va in scena “Ciak si gira! I veneti antichi vanno in scena”, visita guidata interattiva alla mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” con conclusione ad effetto scenico in cui tutti troveranno la loro “parte”. Attività a pagamento, su prenotazione. Visite guidate in partenza alle 15, 16, 17. Per tutti, dai 6 anni. Per info e prenotazioni: info@museomontebelluna.it, tel. 0423617479. Fino al 31 agosto 2025 le due situle figurate, scoperte una nel 2002 e l’altra nel 2012 nella necropoli preromana di via Cima Mandria di Posmon di Montebelluna (Tv), dopo un lungo e impegnativo restauro, sono le protagoniste della mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi”, frutto della sinergia interistituzionale tra Comune di Montebelluna, con il suo museo civico, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, e direzione regionale Musei nazionali Veneto a cui fa capo il museo nazionale Atestino. A realizzarla non un curatore ma un intero comitato scientifico interdisciplinare dove ognuno degli esperti ha portato le proprie competenze (vedi Montebelluna (Tv). Aperta al museo di Storia naturale e Archeologia la mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi”, con protagoniste le due situle figurate scoperte a Posmon che tornano a casa. Gli interventi ufficiali all’inaugurazione | archeologiavocidalpassato).

Mostra “Fabulae” al museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv): la sala delle situle (foto graziano tavan)

La mostra “Fabulae” è articolata in 6 sezioni. 1, Tracce: Gli scavi archeologici. Il terreno sotto di noi conserva tracce che ci consentono di ripercorrere momenti della nostra storia, antica e recente. Lo scavo archeologico stratigrafico recupera queste tracce e ne conserva le relazioni cronologiche, concettuali e funzionali. 2, Suoni: I battiti del tempo. Un progetto di sound design per allestire la sezione con un suono che diventa spazio e tempo. Un invito all’ascolto, alla scoperta dell’antico mondo delle due situle attraverso suoni evocati dalle loro immagini straordinarie. 3, Situle. Le situle in bronzo sono “secchi” di lusso utilizzati dagli antichi Veneti per contenere bevande di pregio (probabilmente vino), ma alla fine del loro utilizzo venivano impiegati come vasi-ossuario. La mostra presenta la “vita” di questi oggetti straordinari. 4, Fabulae: L’Arte delle situle. Le fabulae rappresentate sulle due situle sfruttano il potere delle immagini per raccontare la splendida vita degli antichi signori Veneti, mettendone in risalto il sistema di valori: discendenza, ricchezza, potere, forza, generale considerazione. 5, Ombre: Il mondo dei morti. Con la morte, la luminosa vita delle situle svanisce nel regno delle ombre. Il fuoco del rogo funebre segna il distacco definitivo tra i vivi e i morti, accompagnato da un rituale con regole ben codificate dalla società degli antichi Veneti. 6, Archeolab: L’archeologia oggi. L’archeologia oggi serve per dare valore al passato, farlo vivere nel presente e creare nei cittadini senso di appartenenza, di cura e prospettiva sul futuro. In questo spazio dinamico chiunque troverà tanto da fare tra legalità, partecipazione e creatività. E allora conosciamo meglio la mostra attraverso la voce delle protagoniste per archeologiavocidalpassato.com.

La baracca-cantiere della ditta Malvestio che ha realizzato gli scavi a Posmon ricostruita nella mostra “Fabulae” al museo civico di Montebelluna (foto graziano tavan)
“La mostra Fabulae: le situle raccontano i Veneti antichi”, spiega Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna, “in realtà non si limita alle sole situle che sono un po’ la punta dell’iceberg di una realtà archeologica importantissima qui a Montebelluna che è quella della necropoli di Posmon e che ha restituito tantissimi materiali e che è stata presa in mano e studiata proprio grazie alla mostra. Questo è un po’ l’obiettivo e quindi le due situle hanno come contesto una selezione di materiali trovati nella necropoli che viene descritta, raccontata anche in maniera molto concreta per gli scavi che sono stati effettuati, e con uno stile allestitivo molto contemporaneo. Abbiamo ricostruito una baracca-cantiere della ditta Malvestio che ha realizzato gli scavi negli anni 2000-2002 e poi anche nel 2012, che sono quelli in cui sono state trovate le due situle. Il percorso si snoda nel racconto di questa necropoli, poi l’attenzione si focalizza sulle situle, ma alla fine c’è uno spazio molto ampio che abbiamo chiamato Archeolab dove ognuno praticamente può ritrovare se stesso, i suoi interessi e collegare tutto quello che ha visto con la propria realtà quotidiana, e dove c’è uno spazio per l’arte, uno spazio per la partecipazione attiva per la tutela del territorio, e spazio poi per una riflessione sulla cultura della legalità, che è un po’ l’obiettivo di tutto il lavoro nostro del museo”.

L’area della necropoli di Posmon con la localizzazione delle tombe che hanno restituito le due situle in mostra al museo civico di Montebelluna (foto graziano tavan)
“Questa mostra è importante per Montebelluna”, assicura Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno, Padova e Treviso, “perché restituisce finalmente alla cittadinanza alcuni reperti straordinari. Vengono esposte le due situle di bronzo figurate trovate nel 2002 e mel 2012 nel corso degli scavi con il loro contesto e con il corredo di un nucleo di tombe omogeneo che proviene dalla località Posmon”.
“La mostra è stata organizzata dal museo di Montebelluna insieme alla soprintendenza competente per territorio e alla direzione regionale Musei nazionali del Veneto”, interviene Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino. “Nel mio caso, rappresento il museo nazionale Atestino che ha prestato alcuni reperti e ha collaborato anche facendo una sorta di anteprima di questa mostra ad Este tra il marzo e l’agosto 2024. La mostra è molto importante perché è un modo per far conoscere ai cittadini di Montebelluna e naturalmente anche a quanti vorranno venire fino a qui non solo le due splendide situle ma anche il contesto da cui queste provengono, cioè la necropoli di Posmon, una delle necropoli protostoriche del centro di Montebelluna. La mostra è stata anche un’occasione per riprendere in mano lo studio di tutti questi contesti e cercare confronti anche con il resto del mondo Veneto, cercare paralleli ed eventuali differenze, specificità locali nel contesto del mondo veneto e dell’arte delle situle in generale. Ed è per questo che si è scelto di portare qui anche alcuni reperti da Este e un pezzo dal museo di Lubiana”.

La situla di Montebelluna scoperta nel 2002 nella tomba 244 della necropoli di Posmon e conservata al museo civico di Montebelluna (foto sabap-ve-met)

Grafica dalla situla della Tomba 244 con due donne, una di fronte all’altra: entrambe hanno la conocchia con fusaiola, e una è incinta (foto graziano tavan)
“La prima situla esposta in questa mostra”, sottolinea Angela Ruta, già direttrice del museo nazionale Atestino, “è stata ritrovata nel 2002 e fa parte di una tomba – la 244 – della necropoli di Posmon. La situla purtroppo è molto corrosa e quindi non è facile ricostruire la storia che vi è raccontata. Rispetto all’altra situla, quella della tomba 5, ha una caratteristica: la situla della tomba 5 rappresenta il conflitto territoriale, mentre questa della 244 rappresenta la festa, il matrimonio, l’unione, perché il racconto inizia con un corteo di carri con dei signori seduti, e subito abbiamo due particolarità. La prima è che dietro un carro c’è un prigioniero legato, l’altra è che su una biga compare una coppia. Ed è la prima volta che la donna è ritratta a fianco del personaggio maschile. Poi nella fascia mediana c’è tutta una serie di scene di festa con una scena musicale, una scena di libagione, e – qui viene il bello – una scena di accoppiamento amoroso molto realistica, come è usanza però sull’arte delle situle. Ma la sorpresa, la novità, è la scena successiva, perché dopo l’accoppiamento sul materasso ondulato si vedono due donne, una di fronte all’altra, entrambe impugnano una grande conocchia e dalla conocchia pende il fuso con la fusaiola, e già questa è una novità per l’arte delle situle del Veneto, della Slovenia, etc. Ma cosa sorprendente una delle due donne è in attesa, nel senso che ha il ventre prominente e la cintura bassa. Ecco sicuramente si pensa subito per associazione di idee alla situla dell’Alpago dove alle scene amorose – anche un po’ trasgressive alcune – segue invece il parto. Qui non abbiamo il parto abbiamo la gravidanza rappresentata. E anche questa è una novità stupefacente. Non avevamo niente del genere. Poi nella fascia inferiore invece sono scene di ambientazione: la caccia, la natura più consueta”.

La situla proveniente dalla tomba 5 della necropoli di Posmon scoperta nel 2012 ed esposta al museo civico di Montebelluna (foto graziano tavan)
“La mostra racconta due storie incentrate su due situle decorate rinvenute entrambe a Montebelluna”, spiega Giovanna Gambacurta, professore associato di Etruscologia ed Antichità italiche all’università Ca’ Foscari di Venezia: “una con una storia più legata forse alla storia della famiglia, alla generazione di queste famiglie “aristocratiche”; l’altra legata invece a una storia molto territoriale, forse anche una sorta di avventura sul territorio o di forma di controllo del territorio. In particolare questa seconda situla (scoperta nel 2012 nella tomba 5 della necropoli di Posmon) ha una figurazione “guerriera”, molto maschile. Non ci sono figure femminili nella situla. È una delle poche situle in cui non compaiono figure femminili. La decorazione è divisa in tre registri. Nel registro più alto compare una cerimonia, una sfilata di carattere civile: si capisce che è avvenuto qualcosa di importante che va celebrato. Nel secondo c’è una sfilata di armati. Nel terzo c’è una scena di caccia che potrebbe alludere anche a forme di scontro sul territorio proprio lungo i confini per la proprietà, il possesso, il controllo dei territori di caccia”.
Montebelluna (Tv). Al via al museo civico la mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” dedicata all’eccezionale scoperta nella necropoli preromana di Posmon: le due situle in bronzo figurate esposte insieme per la prima volta: reperti da Montebelluna, Este e Lubiana

Fasi di allestimento della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (foto museo civico)
Manca solo un giorno al grande evento e al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv) si stanno ultimando i preparativi di allestimento della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” (17 novembre 2024 – 31 agosto 2025), dedicata ad un patrimonio archeologico eccezionale, recuperato grazie alle attività di tutela sul territorio: le due situle (vasi a forma di secchio) in bronzo figurate portate alla luce nel 2002 e nel 2012 nella necropoli preromana di Posmon a Montebelluna e, ora, esposte insieme per la prima volta. I due vasi, decorati nello stile della cosiddetta Arte delle Situle, sono tra gli esemplari più rappresentativi e più spettacolari della cultura materiale dei Veneti antichi, il popolo vissuto nell’Italia nord orientale tra il IX secolo a.C. e l’arrivo dei Romani.

Appuntamento al museo di Montebelluna sabato 16 novembre 2024 alle 16.30: dopo i saluti istituzionali del Comune di Montebelluna, della soprintendenza ABAP-VE-MET e della direzione regionale Musei nazionali Veneto, la visita è libera alla presenza dei curatori. Sono previste visite guidate animate per bambini. Seguirà un momento conviviale.

La mostra “FABULAE” al museo nazionale Atestino di Este (marzo – giugno 2024)
La mostra è il frutto di una collaborazione istituzionale tra Comune di Montebelluna, con il suo museo civico, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso e direzione regionale Musei nazionali Veneto a cui fa capo il museo nazionale Atestino dove nel marzo scorso, nell’ambito di questo progetto, è stata esposta in anteprima la situla del 2012, con il suo corredo, a seguito del restauro effettuato nel laboratorio del museo (vedi Este (Pd). Al museo nazionale Atestino apre l’anteprima della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi”, con focus sul restauro e sulle tecniche di realizzazione del manufatto, evento prequel del progetto (seconda parte a novembre a Montebelluna) di studio e valorizzazione delle due situle scoperte nella necropoli di Posmon di Montebelluna | archeologiavocidalpassato). Il comitato scientifico è costituito da un team di esperti: Stefano Buson, già funzionario restauratore al museo nazionale Atestino; Monica Celi, direttrice del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Giovanna Gambacurta, professore associato di Etruscologia ed Antichità italiche all’università Ca’ Foscari di Venezia; Nicoletta Onisto, esperta in resti cremati, docente incaricato all’università di Ferrara; Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza ABAP VE-MET; Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino; Angela Ruta, già direttrice del museo nazionale Atestino; Luca Zaghetto, archeologo, autore di studi sistematici sui sistemi iconografici dell’arte delle situle.

La situla di Montebelluna scoperta nel 2002 nella tomba 244 della necropoli di Posmon e conservata al museo civico di Montebelluna (foto sabap-ve-met)
La mostra “FABULAE” nasce dalla volontà di restituire alla comunità questo patrimonio straordinario ed è stata l’occasione per riprendere gli studi sulla necropoli preromana di Montebelluna-Posmon avvalendosi di un gruppo di lavoro interdisciplinare a garanzia della qualità scientifica di un’operazione che unisce la ricerca alla valorizzazione. L’impianto museologico e museografico prevede l’utilizzo di linguaggi diversi che si adattano ai diversi target d’utenza nel pieno rispetto degli stili di apprendimento di ogni persona. All’interno della mostra sono così previsti percorsi paralleli in relazione alle fasce d’età (età prescolare, scolare e adulti). La mostra potrà essere fruita dai visitatori sia singolarmente in piena autonomia, sia in gruppo attraverso visite guidate. Per le scuole di ogni ordine e grado e per gruppi organizzati è prevista un’offerta educativa che prevede percorsi emozionali, visite guidate partecipate, laboratori e animazioni.

La situla scoperta nella necropoli di Posmon di Montebelluna nel 2012 dopo i restauri (foto sabap-ve-met)
Il percorso espositivo. Le “vite” e i “racconti” di questi due capolavori vengono presentati in un percorso dove passato e presente testimoniato si alternano in un dialogo costante. I reperti esposti, datati tra il VII e il I secolo a.C., sono più di 400 tra materiali dello stesso museo civico di Montebelluna e altri in prestito dal museo nazionale Atestino (Este | PD) e dal museo nazionale Sloveno (Lubiana |SLO). L’allestimento prevede soluzioni immersive, postazioni interattive e partecipative per far rivivere, anche in maniera emozionale, il mondo dei Veneti antichi raccontato dalle due situle di Montebelluna nel contesto dei nuovi studi sulla necropoli di Posmon.










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