Archivio tag | Giovanna Gambacurta

Rovigo. Al museo dei Grandi fiumi al via il ciclo di incontri “Archeologia del sacro: devoti e pellegrini sulle vie del culto” promosso dal Cpssae: quattro incontri per un viaggio attraverso le testimonianze archeologiche legate ai santuari e ai culti, dagli Etruschi al Medioevo

rovigo_grandi-fiumi_incontri-archeologia-del-sacro_programma_locandinaDai santuari etruschi e venti ai pellegrini romei, dai roghi votivi nell’Età del Bronzo al sacro in età romana: dal 26 ottobre al 14 dicembre 2024, il CPSSAE, con Accademia dei Concordi, museo dei Grandi fiumi e il patrocinio del Comune di Rovigo, organizza “Archeologia del sacro: devoti e pellegrini sulle vie del culto”, quattro incontri alle 16 nella Sala Flumina del museo dei Grandi fiumi di Rovigo che offriranno un viaggio attraverso le testimonianze archeologiche legate ai santuari e ai culti che hanno caratterizzato diverse epoche storiche, dal periodo etrusco fino al medioevo. Lo scopo è quello di creare nella cittadinanza una maggiore consapevolezza del patrimonio archeologico locale, anche alla luce degli importanti progetti di ricerca e valorizzazione in corso nel territorio comunale e provinciale. Gli incontri della durata di circa 2 ore, dalle 16 alle 18, si svolgeranno come una sorta di dialogo/intervista tra un socio C.P.S.S.A.E. in continuità con quanto già realizzato nel 2022 – “Dialoghi dal sottosuolo” – e nel 2023 – “Come nasce una città: Rovigo e dintorni dall’età del Bronzo alla modernità” – in collaborazione con il Museo dei Grandi Fiumi e vari studiosi che saranno chiamati ad illustrare ed esplorare il tema del “sacro” attraverso la materialità dell’archeologia in sintonia con forme di devozione, soprattutto popolare.

PROGRAMMA. Sabato 26 ottobre 2024, alle 16: “Santuari e culti tra Etruschi e Veneti” con Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari di Venezia) e Alberta Facchi (direttore museo Archeologico nazionale di Adria), modera Maria Cristina Vallicelli (Sabap Venezia-Belluno-Padova); sabato 9 novembre 2024, alle 16: “Roghi votivi e altri culti dell’area alpina nelle età del Bronzo e del Ferro” con Franco Marzatico (soprintendente Beni culturali Trento), modera Paolo Bellintani (Cpssae); sabato 30 novembre 2024, alle 16: “Attestazioni del sacro in età romana” con Simonetta Bonomi (Sabap Friuli-Venezia Giulia), modera Raffaele Peretto (Cpssae); sabato 14 dicembre 2024, alle 16: “Le vie dei pellegrini romei” con Raffaele Peretto (Cpssae), modera Sandra Bedetti (Cpssae).

Esclusivo. Con la prof.ssa Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari) primo bilancio della campagna 2024 nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): emerge un disegno urbanistico progettuale. Kylikes e skyphoi ritrovati confermano l’importazione del vino e la diffusione della cerimonia del simposio, mentre la ceramica etrusca di imitazione ci riporta al centro di produzione di Adria

DCIM101MEDIADJI_0115.JPG

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): le aree di scavo viste da Nord (foto unive)


ariano-nel-polesine_san-basilio_scavo-etrusco_2024_gambacurta_foto-unive

La prof.ssa Giovanna Gmbacurta (università Ca’ Foscari) direttore dello scavo del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unive)

C’è un disegno urbanistico progettuale nel sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine: è una delle conclusioni giunte dalla campagna di scavo 2024, condotto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi Umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la Soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Un incendio ha provocato l’abbandono delle strutture emerse nella trincea settentrionale, molto danneggiata dalle arature, mentre nella seconda trincea aperta è emerso un piccolo edificio con pavimenti che potrebbe essere una casa ma anche una piccola bottega: tutti dati da verificare l’anno prossimo. Invece la ceramica attica a figure nere di importazione, con kylikes e skyphoi, conferma l’importazione del vino e la diffusione della cerimonia del simposio, mentre la ceramica etrusca di imitazione ci riporta al centro di produzione di Adria. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Giovanna Gambacurta in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

“Quest’anno, 2024, abbiamo ripreso lo scavo nel sito di San Basilio ad Ariano nel Polesine – spiega la prof.ssa Gambacurta – proseguendo un progetto che è cominciato nel 2018 e che conduciamo con l’università di Padova, con il Comune di Ariano nel Polesine, con la Soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza, e con il museo Archeologico nazionale di Adria, progetto finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, cui dobbiamo la collaborazione e anche la possibilità di portare avanti queste ricerche con i nostri studenti di Ca’ Foscari.

ariano-nel-polesine_san-basilio-2024_area-A_lo-scavo-della-struttura-incenciata-intaccata-dalle-arature

San Basilio 2024: area A, lo scavo della struttura incendiata intaccata dalle arature (foto unive)

 

ariano-nel-polesine_san-basilio-2024_area-D-lo-scavo-del-pavimento-di-capanna

San Basilio 2024: area D, lo scavo del pavimento di capanna (foto unive)

“Quest’anno abbiamo riaperto due trincee che riguardano l’insediamento etrusco. Una prima, aperta nel 2023, dove la situazione è un po’ più difficile perché il sito è molto compromesso dalle arature. Qui stiamo cercando di capire a quali strutture ci troviamo di fronte. Nella seconda invece, che si trova in un punto più favorevole, abbiamo cominciato a rinvenire delle strutture più integre, che pensiamo di indagare più a fondo negli anni successivi. Queste due trincee sono dislocate in punti un po’ diversi anche dalle trincee degli anni precedenti, e questo perché stiamo cercando di ricostruire – insieme all’università di Padova – quello che poteva essere un orientamento coerente delle strutture dell’insediamento. E da queste ricerche sta emergendo un aspetto interessante: il sito di San Basilio, che nasce agli inizi del VI sec. a.C. – forse alla fine del VII, ha fin dall’inizio un orientamento coerente, una sorta di disegno progettuale che sembra corrispondere in molti degli insediamenti che popolano la zona del delta del Po, da Adria a quella che poi sarà Spina, con una progettualità molto previsionale che coinvolgeva probabilmente le strade, i canali su cui si affacciavano le abitazioni, e così via”.

“Nella trincea più settentrionale, aperta nel 2023, le strutture che erano parzialmente conservate sono state probabilmente abbandonate in seguito a un episodio di incendio. Troviamo infatti grandi strati di nero e di materiale carbonizzato. Probabilmente questo ha proprio causato un momento di abbandono, di stasi dell’insediamento.

DCIM102MEDIADJI_0364.JPG

San Basilio 2024: area D, al centro pavimento di capanna con buche di palo (foto unive)

“Però queste strutture, dai materiali che troviamo e che poi vedremo un po’ nel dettaglio, si datano bene tra la fine del VI sec. e gli inizi del V sec. a.C., ed è la stessa cronologia che ritroviamo nell’altra trincea dove abbiamo probabilmente una struttura insediativa, una piccola casa in cui abbiano rinvenuto soprattutto gli apparati pavimentali che non sono stati affatto stati interessati da questo incendio che deve essere stato quindi un episodio del tutto localizzato”.

“I materiali rinvenuti a San Basilio hanno una caratteristica: sono purtroppo tutti macinati. Sono tutti frammenti molto piccoli e questo rappresenta naturalmente una difficoltà. Nonostante questo però si possono riconoscere alcuni di questi oggetti, e si può dare un inquadramento cronologico. Soprattutto quei materiali frammentari, che vengono dalle importazioni greche, sono produzioni di ceramica greca, per lo più a figure nere, come un frammento di kylix ci mostra. Si tratta soprattutto di kylikes e skyphoi, cioè le coppe più larghe, più profonde per bere, e quasi tutto questo vasellame è legato all’importazione del vino, e quindi a una cerimonia di simposio, di banchetto, che era una forma sociale collettiva importante in questo periodo di cui le ceramiche sono testimonianza.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_4_fondo-di-skyphos-di-importazione-attica_foto-unive

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): fondo di skyphos di importazione attica (foto unive)

“Tra gli oggetti più significativi e anche un po’ più integri viene un piede frammentario, la parte finale, il fondo, di uno skyphos di produzione attica caratterizzato da lettere incise sotto il fondo. Non è l’unico frammento che presenta delle lettere, ne abbiamo trovati negli anni precedenti. Questo testimonia un uso di quelli che vengono identificati come trademarks, segni probabilmente di commercio, di mercato, perché non sono vere e proprie parole o nomi. Sono perlopiù segni o sillabe o sigle che si possono rifare ai produttori, al contenuto, alle quantità: è molto discusso il significato di questi segni. Ma rappresentano comunque un elemento documentario importante.

ariano-nel-polesine_san-basilio_scavo-etrusco_2024_ceramica-a-figure-nere-di-produzione-locale-etrusca_foto-graziano-tavan

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): frammento di ceramica a figure nere, imitazione locale etrusca della produzione attica (foto graziano tavan)

“L’altro oggetto significativo è un frammento a figure nere su fondo rosso ma a larghe pennellate, quindi con una vernice molto diluita di una qualità decisamente diversa da quella di produzione attica. Esiste quindi un’imitazione locale etrusca della produzione attica che la riproduce senza riuscire ad averne la stessa qualità. La cosa significativa è che simile a questo frammento ci sono degli oggetti – una decina di vasi grandi e piccoli ad Adria – che sono stati identificati da numerosi studiosi forse proprio come una produzione locale adriese che imitava le figure nere. Il frammento trovato a San Basilio sarebbe l’unico fuori di Adria che faceva capo a questa officina di produzione locale”.

ariano-nel-polesine_san-basilio-2024_laboratorio-di-ca'-foscari-studio-e-schedatura-dei-reperti

San Basilio 2024: laboratorio di Ca’ Foscari, studio e schedatura dei reperti (foto unive)

“Dobbiamo pensare bene a quali sono le prospettive future per proseguire questo progetto che ci sta dando tante soddisfazioni e naturalmente speriamo che queste soddisfazioni siano condivise dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che è quella che ci sostiene. Ma abbiamo avuto una buona conferma anche da loro. Cosa faremo? Di sicuro delle due trincee che abbiamo aperto quest’anno, cercheremo di finire il lavoro su una, quella più settentrionale, quella più rovinata dalle arature, dove le situazioni sono meno evidenti, mentre approfondiremmo l’analisi dell’altra dove – come dicevo – emerge in parte una struttura insediativa, il pavimento di una casa, un insediamento domestico. E siccome emerge solo parzialmente probabilmente mireremo ad allargarla per vederne bene i confini e i limiti, e a capire in quale contesto si trovava questa casa, e se aveva delle funzioni specifiche. Ad esempio, se aveva una suddivisione di ambienti all’interno, se questi ambienti erano divisi per destinazione: quindi da quello abitativo a quello magari funzionale.

ariano-nel-polesine_san-basilio-2024_cote-frammentaria_foto-unive

San Basilio 2024: cote frammentaria (foto unive)

“Poteva essere anche una piccola bottega, ci poteva essere un piccolo livello artigianale. Dico questo perché abbiamo trovato anche dei macinelli, cioè dei ciottoli in pietra che potevano essere utilizzati come pestelli e come macine e questo ci fa pensare che lì potesse esserci una produzione di qualche tipo: si potevano macinare dai cereali anche alla ceramica per produrre quegli inclusi che servono poi alle stesse produzioni ceramiche, oppure si potevano macinare le scorie metalliche per la produzione di metallo. Quindi ci sono diversi tipi di attività possibili che dobbiamo cercare di approfondire.

ariano-nel-polesine_san-basilio_scavo-etrusco_2024_gambacurta-con-gli-studenti_foto-unive

La prof.ssa Giovanna Gambacurta si confronta con i suoi studenti sullo scavo del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)

“E sicuramente dovremo approfondire l’orientamento, le dimensioni e l’organizzazione interna di questo edificio e il suo legame con quello che era il contesto naturale. L’edificio è vicino a quello che era un canale che oggi è interrato ma che allora doveva in qualche modo attraversare l’abitato e fornire uno dei punti di approdo e di attracco e quindi economicamente rilevanti per la vita dell’insediamento. Quindi – conclude la prof.ssa Gambacurta – cerchiamo anche di inquadrare l’insediamento in una ricostruzione geomorfologica e ambientale complessiva antica”.

Venezia. Allo scavo archeologico della villa romana di Lio Piccolo terz’ultimo aperitivo archeologico con Giovanna Gambacurta su “Fiumi, delta e lagune: un sistema portuale prima di Roma” e Antonio Padovan su “Dall’archeologia alle parole. Le storie di Lio Piccolo. Documenti e memorie del litorale”

venezia_lio-piccolo_aperitivo-archeologico_2024_27-giugno_locandina“Fiumi, delta e lagune: un sistema portuale prima di Roma” e “Dall’archeologia alle parole. Le storie di Lio Piccolo. Documenti e memorie del litorale”: nuovo “aperitivo archeologico” allo scavo della villa romana di Lio Piccolo a Cavallino-Treporti (Ve). Appuntamento, il terz’ultimo di questa stagione, giovedì 27 giugno 2024, alle 17, con un doppio incontro a bordo scavo: la prof.ssa Giovanna Gambacurta dell’università Ca’ Foscari in dialogo con il team di scavo di Lio Piccolo, e Antonio Padovan. Moderano Diego Calaon, Luigi Magnini, Martina Bergamo e Angelica Della Mora. Segue la visita agli scavi. L’accesso allo scavo è gratuito e avviene attraverso il piazzale dell’agriturismo Le Saline, in via della Sparesera 4 a Lio Piccolo. Ricordiamo che Lio Piccolo è Zona tutelata a rilevanza urbanistica. Non sono ammesse autovetture se non quelle in possesso del pass. È necessaria la prenotazione (vivereacqua@unive.it) che dà diritto al pass. In caso di maltempo l’evento sarà annullato con comunicazione via e-mail e sui social.

 

Ariano nel Polesine (Ro). Per il “Venerdì archeologico” nel giardino delle scuole, Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari di Venezia) tiene la quarta conferenza sulle scoperte della campagna di scavo 2024 a San Basilio: “Ecco quello che abbiamo trovato”. Segue apericena

ariano-nel-polesine_san-basilio_conferenza-21-giugno_gambacurta_locandina

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_san-basilio-2024-team-primo-turno.jpeg_foto-unive

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): il team del primo turno (foto unive)

Per il “Venerdì archeologico” ultimo appuntamento con il ciclo di conferenze legate agli scavi archeologici di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). Venerdì 21 giugno 2024, alle 18.30, nel giardino delle scuole di Ariano nel Polesine quarta conferenza sugli sviluppi della campagna di scavo 2024 tenuta dalla professoressa Giovanna Gambacurta dell’università Ca’ Foscari di Venezia. In caso di maltempo l’incontro si tiene nella vicina sala della Cultura in via Matteotti 42. Al termine della conferenza sarà offerto un’apericena a buffet per tutti i partecipanti. Consigliata la prenotazione: 392.9259875.

DCIM101MEDIADJI_0115.JPG

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): le aree di scavo viste da Nord (foto unive)

DCIM101MEDIADJI_0152.JPG

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): pulizia delle strutture intaccate dalle arature nell’area Nord (foto unive)

“Lo scavo di quest’anno è stato molto proficuo”, anticipa la professoressa Gambacurta. “Abbiamo operato su due fronti: abbiamo proseguito il lavoro nella trincea del 2023, dove la situazione è molto compromessa dalle arature, ma il proseguire dello scavo ci ha consentito di capire meglio alcune caratteristiche ed alcuni orientamenti delle strutture che, anche se molto distrutte, danno comunque una immagine dell’insediamento. È possibile che in quel settore del centro abitato – continua – si sia sviluppato un vasto incendio che ha compromesso gli edifici e quindi i resti che ne abbiamo compaiono in larga parte carbonizzati. Il valore di questo saggio, come di altri che abbiamo fatto negli anni precedenti è anche quello di aiutarci a comprendere cosa si conserva di San Basilio e cosa è invece andato irrimediabilmente perduto in quanto lo spianamento della duna su cui sorgeva il centro nel settore settentrionale ad opera delle attività agricole è ormai chiaro. Si tratta di un dato rilevante a livello topografico e per indirizzare le ricerche future.

DCIM102MEDIADJI_0099.JPG

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): area sud-est dall’alto, Si può vedere la pavmentazione in argilla giallastra (foto unive)

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_san-basilio-2024-team-secondo-turno_foto-unive

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): il team del secondo turno (foto unive)

“Grazie ad una ampia campagna di prospezioni geomagnetiche operata nel progetto dall’università di Padova in collaborazione con l’università di Bamberg – sottolinea l’archeologa -, abbiamo poi individuato un settore in cui abbiamo aperto una seconda trincea. L’ubicazione rispetto alla topografia antica è molto diversa in quanto ci si trova verso il piede della duna fossile, le stratificazioni archeologiche si trovano alla profondità media di 70-80 cm e quindi non sono intaccate dall’aratro. Abbiamo aperto quest’anno una trincea che speriamo di analizzare meglio negli anni a venire perché la situazione antica è sigillata e conservata e promette molto bene. Per ora sembra di cogliere l’assetto di uno o più edifici con le solite tecniche costruttive in legno e terra, quindi molto deperibili. È interessante che l’orientamento dovrebbe essere il medesimo delle strutture rinvenute da Silvia Paltineri di poco a Ovest e anche di quelle che avevo identificato nelle singole trincee di scavo che avevo condotto tra il 2019 e il 2021; sempre di più si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un insediamento ben pianificato.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_4_fondo-di-skyphos-di-importazione-attica_foto-unive

Campagna 2024 dell’università Ca’ Foscari nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro): fondo di skyphos di importazione attica (foto unive)

“I materiali rinvenuti non sono molti per ora – conclude Gambacurta – ma sono omogenei dal punto di vista cronologico e ci consentono di inquadrare i resti rinvenuti in entrambi i saggi di scavo tra la fine del VI e i primi decenni del V secolo a.C.”.

Venezia. Allo scavo archeologico della villa romana di Lio Piccolo un mese intenso di incontri, visite guidate, aperitivi archeologici nel segno dell’archeologia pubblica e dell’archeologia di comunità. Ecco il programma

venezia_lio-piccolo_eventi-giugno-2024_locandinaQuello di giugno 2024 sarà un mese intenso di incontri, visite guidate, aperitivi archeologici, promossi dal dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, con il Comune di Cavallino Treporti e la soprintendenza di Venezia e laguna, nello scavo della Villa Marittima di Lio Piccolo, il più grande scavo archeologico stratigrafico di epoca romana condotto all’interno nella laguna di Venezia: il tutto nel segno dell’archeologia pubblica e dell’archeologia di comunità. E di “patrimonio partecipato” si parlerà proprio nell’incontro del 7 giugno 2024 con Monica Calcagno, Diego Calaon, Cinzia Dal Maso. Archeologi, studenti, amministratori, cittadini costruiscono insieme una storia contemporanea fatta di elementi antichi per immaginare un futuro sostenibile per il turismo e la residenzialità in un ambiente delicato e unico. Gli eventi sono gratuiti. È necessaria la prenotazione a: vivereacqua@unive.it. La prenotazione dà diritto al pass per il passaggio nella ZTRU (Zona Tutelata a Rilevanza Urbanistica) di Lio Piccolo. Per ragioni di tutela ambientale, l’accesso è consentito a 50 persone ad ogni evento. Ad ogni appuntamento sono consentiti gli accessi di 20 autovetture. Al momento della prenotazione si otterrà un voucher che permetterà l’accesso alla zona traffico limitato. L’accesso allo scavo avviene attraverso il piazzale dell’Agriturismo Le Saline (via della Sparesera 4, Lio Piccolo). Non sono ammesse autovetture se non quelle in possesso del pass. In caso di maltempo l’evento sarà annullato con una comunicazione via mail entro le 19 del giorno precedente. Per informazioni vivereacqua@unive.it.

venezia_lio-piccolo_antico-magazzino-del-sale_scavo-archeologico_foto-unive

Veduta da drone dell’antico magazzino per il sale a Lio Piccolo nello scavo della villa romana del progetto Vivere d’acqua (foto unive)

Lo scavo. Un eccezionale conformazione dell’argine lagunare ha permesso di conservare un sito molto particolare: da terra, anche se in mezzo alle acque, è possibile scavare quasi all’asciutto, grazie all’ausilio delle pompe, le profonde strutture di epoca imperiale (a 3 metri sotto il livello di calpestio) di una “azienda” antica per la produzione del sale e per l’allevamento del pesce. La struttura era collocata proprio sulla spiaggia antica, sul lido di epoca romana, e si affacciava su un ampio canale che connetteva il porto della città antica di Altino con il mare, e la sua bocca di porto. Individuata già quasi 25 anni fa ad Ernesto Canal, negli ultimi tre anni la struttura è stata scavata da terra. Le strutture fanno riferimento a una serie di edifici complessi con un’ampia cronologia dal I al VI secolo d.C. Le strutture abitative e produttive hanno cambiato forma nel tempo, e la parte residenziale, di grande pregio, sembra essere stata sostituita presto da aree artigianali e di lavoro dove i lavoratori dell’epoca, gli schiavi, sapevano trarre i frutti migliori dagli spazi salati delle lagune litoranee. Lo scavo di Lio Piccolo ci racconta qualcosa di raro: abitare in quella che è la laguna attuale non significava stare in un luogo marginale e rifugiarsi per scappare dai pericoli. Significava piuttosto scegliere di stare dove le rotte marine incontravano quelle fluviali. Dove la solida terra lascia spazio ad un ambiente molle, umido, solo apparentemente inospitale ma ricco di risorse: sale, pesce, boschi litoranei, legno e avifauna. Significava abitare in un luogo dove la relazione con l’ambiente cangiante è imprescindibile. Studiare e narrare Lio Piccolo significa conoscerci un po’ meglio, conoscere meglio la complessità dell’abitato lagunare antico, conoscere meglio il non sempre facile rapporto tra uomo e natura.

venezia_lio-piccolo_visita-guidata_foto-unive

Una visita guidata allo scavo della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Uno scavo aperto al pubblico. Le strutture archeologiche in corso di scavo sono collocate a una quota molto profonda, e per forza di cose dovranno essere ricoperte dal terreno stesso di scavo qualche settimana dopo la conclusione dei lavori di ricerca: questo è infatti l’unico modo per conservarle. Il team scientifico di Ca’ Foscari e l’amministrazione comunale di Cavallino Treporti, perciò, ha preso la decisione di trasformare il cantiere in un museo a cielo aperto, per permettere alla cittadinanza e ai visitatori di toccare con mano l’antico passato della laguna nord di Venezia, prima di Venezia. Si tratta di un evento unico, per comprendere letteralmente camminando dentro la storia come le donne e gli uomini antichi abbiano costruito, vissuto e prodotto in ambiente incomparabile, fatto quasi solo di acque. Ecco il programma.

Venerdì̀ 7 giugno 2024, alle 17: “Archeologia e Beni Culturali. Nuovi scenari possibili per un Patrimonio Partecipato. Il progetto NextGen Heritage” con Monica Calcagno, Diego Calaon, Cinzia Dal Maso e il team di CREST/CHANGES. Con aperitivo archeologico.

Sabato 8 giugno 2024, alle 17: “Alla ricerca della città Romana. Verso la nuova campagna di scavi dell’università̀ Ca’ Foscari Venezia – Venezia ad Altino” con Luigi Sperti, Eleonora Dalpozzo, Jacopo Paiano. Con aperitivo archeologico.

Domenica 9 giugno 2024, alle 11, apertura dello scavo al pubblico

Giovedì̀ 13 giugno 2024, alle 17: “Questa volta lo scavo lo faccio io!”, i bambini fanno gli archeologi. Visita archeologica “veri” presso l’area dello scavo. Visita archeologica per i genitori. Attività̀ di archeologia per i bambini 6-10 anni. Laboratorio su prenotazione.

Venerdì̀ 14 giugno 2024, alle 17, Giornate Europee dell’Archeologia: “Arrivano Nuove Notizie dalla Città: da Lio Piccolo a Altino” con Marianna Bressan (museo nazionale e area archeologica di Altino). Con aperitivo archeologico.

Sabato 15 giugno 2024, alle 17, Giornate Europee dell’Archeologia: “Tutela nella Laguna nord” con Sara Bini, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Comune di Venezia e la laguna. Con aperitivo archeologico.

Giovedì̀ 20 giugno 2024, alle 17: “Ambiente lagunare: ville e sfruttamento delle risorse economiche in epoca romana: il caso di Lio Piccolo” con Marco Marchesini, Daniela Cottica, Fabio Lambertini. Giornate Europee dell’Archeologia: “Nuove scoperte: Le infrastrutture costiere degli Alberoni” con Cecilia Rossi, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Comune di Venezia e la laguna. Con aperitivo archeologico.

Venerdì 21 giugno 2024, alle 17: “La villa marittima di Mutteron dei Frati a Bibione e il territorio circostante” con Maria Stella Busana, Alice Vacilotto. Con aperitivo archeologico.

Sabato 22 giugno 2024, alle 17: “Dall’archeologia alle Parole. Le storie di Lio Piccolo. Anteprima di Stampa: Abitare la sparesera AD 1689” con Pietro Santostefano, Sandro Bergamo. Con aperitivo archeologico.

Domenica 23 giugno 2024, alle 11: “Dall’archeologia alle Parole. Le storie di Lio Piccolo. Documenti e memorie del litorale” con Antonio Padovan. Con aperitivo archeologico.

Giovedì 27 giugno 2024, alle 17: “Fiumi delta e lagune: un sistema portuale prima di Roma” con Giovanna Gambacurta.

Venerdì 28 giugno 2024, alle 16.30: la “Carta di Altino” in visita a Lio Piccolo. Visita Archeologica Guidata allo scavo. Segue la presentazione del libro di Galatea Vaglio: “Afrodite. La verità della Dea” (Giunti Editore) con Marco Paladini che dialoga con l’autrice. Con aperitivo archeologico.

Sabato 29 giugno 2024, alle 17: “Lo scavo subacqueo del Sito di Lio Piccolo dell’università̀ Ca’ Foscari – Venezia” con Carlo Beltrame, Elisa Costa. A seguire la Festa di chiusura dell’attività̀ del 2024. Intervengono il sindaco del Comune di Cavallino Treporti, l’assessore alla Cultura, il direttore del dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari; la Prorettrice alla Terza Missione. Teatro con I Frullatorio DJ set.

Ariano nel Polesine (Ro). Con gli scavi archeologici a San Basilio riprende anche il “Progetto San Basilio. Alla riscoperta del passato”: si inizia con “Scavi aperti” al sabato, poi “Conferenze. Il venerdì archeologico” e “Laboratori didattici dagli etruschi ai romani”

ariano-nel-polesine_san-basilio_scavi-aperti_2024_sito-etrusco-unipd_locandinaA San Basilio di Ariano nel Polesine sono tornati gli archeologi per la campagna di ricerche 2024 (vedi Padova. Nella giornata di studio “Archeologia in Polesine tra protostoria e romanità” presentati i risultati e le anticipazione della stagione 2024 del progetto “Prima Europa. La protostoria nel Polesine” a Frattesina e Villamarzana, e del progetto “San Basilio”. Ecco le voci dei protagonisti | archeologiavocidalpassato), a cominciare dalla San Basilio preromana con il team dell’università di Padova coordinati da Silvia Paltineri (vedi Esclusivo. A pochi giorni dall’avvio della campagna 2024 al sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) l’archeologa Silvia Paltineri anticipa gli obiettivi delle nuove ricerche e fa il punto sulle scoperte fin qui acquisite nel centro del delta, primo grande approdo dei greci e luogo di incontro con Etruschi padani e Veneti tra VI e V sec. a.C. | archeologiavocidalpassato), e già tornano gli appuntamenti con un ricco programma di incontri con gli archeologi nei mesi di maggio e giugno. “Progetto San Basilio. Alla riscoperta del passato”: grazie al contributo della fondazione Cariparo, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, il museo Archeologico nazionale di Adria e il Comune di Ariano nel Polesine hanno dato vita a un progetto congiunto con le università di Padova e Venezia per la ripresa delle indagini archeologiche volte alla riscoperta del sito dell’antica San Basilio. Un luogo che fu in epoca antica importantissimo crocevia di genti e commerci trovandosi a breve distanza dal fiume Po e dal mare Adriatico.

ariano-nel-polesine_san-basilio_scavi-aperti_2024_locandinaSi comincia con “Scavi aperti”, la giornata dedicata al pubblico sullo scavo dell’antica San Basilio, realizzato in collaborazione tra il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia e il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. Un programma di cinque incontri, al sabato mattina dalle 10 alle 12, aperti al pubblico pensati per mostrare e raccontare le diverse attività di scavo che interessano il sito archeologico. Il primo appuntamento è in programma sabato 4 maggio 2024: sarà possibile accedere allo scavo etrusco condotto dall’università di Padova. L’appuntamento è alle 9.45 in via San Basilio 12, località San Basilio, Ariano nel Polesine (Ro). E per unire l’utile al dilettevole, oltre alla visita sarà offerta una degustazione di degustazione di prodotti tipici del territorio. Per info e prenotazioni contattare la proloco di Ariano del Polesine: cel. 392.9259875, mail presidente.prolocoariano@gmail.com. Gli altri appuntamenti sono: 10 maggio 2024, scavo etrusco condotto dall’università di Padova; 1° giugno 2024, scavo romano dell’università di Padova, scavo etrusco dell’università Ca’ Foscari di Venezia; 8 giugno 2024, scavo romano dell’università di Padova; 22 giugno 2024, scavo etrusco dell’università Ca’ Foscari di Venezia.

ariano-nel-polesine_san-basilio_conferenze-2024_locandina“Conferenze. Il venerdì archeologico”: si potranno ascoltare in prima persona i racconti dei protagonisti dalle 18.30 alle 20, al termine verrà offerto un’apericena organizzato in loco; è consigliata la prenotazione al 392.9259875. Si inizia il 10 maggio 2024 al centro turistico culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine con l’incontro con il prof. Jacopo Turchetto dell’università di Padova. Per le altre conferenze ci si sposta nel giardino delle scuole di Ariano nel Polesine (in caso di maltempo si va nella vicina sala Cultura in via Matteotti 42 ad Ariano nel Polesine): il 17 maggio 2024, incontro con la prof.ssa Silvia Paltineri dell’università di Padova; il 7 giugno 2024, incontro con la prof.ssa Caterina Previato dell’università di Padova; il 21 giugno 2024, incontro con la prof.ssa Giovanna Gambacurta dell’università Ca’ Foscari di Venezia.

ariano-nel-polesine_san-basilio_laboratori-didattici-2024_locandina“Laboratori didattici dagli etruschi ai romani” per toccare con mano l’antica San Basilio. I laboratori didattici sono rivolti ai circoli didattici del territorio e prevedono sia un approccio diretto di manipolazione guidata con reperti originali si attività con riproduzioni di manufatti e contesti archeologici per sperimentare da vicino la storia del territorio.

Este (Pd). Al museo nazionale Atestino “Un pomeriggio con Nerka. Novità e aggiornamenti a 40 anni dalla scoperta”: incontro, nell’ambito degli eventi per il 40mo dalla riapertura del museo, con la presentazione delle ricerche sulla Tomba di Nerka, scoperta nel 1984 nell’area della Casa di Riposo

este_atestino_a-40-anni-dalla-scoperta_un-pomeriggio-con-nerka_novità-e-aggiornamenti_locandina“1984-2024: a 40 anni dalla scoperta. Un pomeriggio con Nerka. Novità e aggiornamenti”: venerdì 3 maggio 2024, alle 15.30, appuntamento al museo nazionale Atestino incontro in collaborazione con l’istituto nazionale di Studi etruschi ed italici – sezione Etruria padana e Italia settentrionale. Verranno presentati i risultati di una serie di studi realizzati di recente, sugli oggetti in ceramica e metallo ma anche sulle ossa animali rinvenute all’interno del contesto, sui resti cremati, sulle tracce di tessuto, con interventi di Benedetta Prosdocimi, Anna Maria Chieco Bianchi, Angela Ruta Serafini, Giovanna Gambacurta, Andrea Gaucci, Stefano Buson. Sarà l’occasione per rivedere finalmente in vetrina i reperti su cui è in corso un intervento di restauro. Ingresso libero.

este_atestino_allestimento-tomba-di-nerka_foto-drm-veneto

L’allestimento del corredo della Tomba di Nerka al museo nazionale Atestino di Este (Pd) (foto drm-veneto)

“1984-2024: il Museo a 40 anni dalla riapertura”: quest’anno ricorrono due importanti anniversari per il museo nazionale Atestino di Este (Pd). Sono infatti trascorsi 40 anni dalla riapertura, il 5 maggio 1984, dopo un lungo periodo di chiusura necessario per il completamento di lavori strutturali, che permise tuttavia anche la realizzazione di un nuovo allestimento, a cura della direttrice di allora, Anna Maria Chieco Bianchi. Inoltre, nel corso degli scavi cominciati l’anno precedente nell’area della Casa di Ricovero, venne ritrovata proprio quell’estate la spettacolare “tomba di Nerka”, così chiamata dal nome della donna che vi era sepolta, inciso sul vaso di bronzo che conteneva l’ossuario in ceramica con le sue ceneri; il ricchissimo corredo funerario, insieme con il grande cassone-contenitore in lastre di pietra, con copertura a doppio spiovente come il tetto di una casa, fu presto esposto ed è diventato nel tempo uno dei principali punti di interesse del museo. Per celebrare questi anniversari e raccontare le attività di studio e ricerca che avvengono solitamente “dietro le quinte”, il museo nazionale Atestino ha organizzato, in collaborazione con l’istituto nazionale di Studi etruschi ed italici – sezione Etruria padana e Italia settentrionale, alcuni appuntamenti rivolti alla cittadinanza e a tutti gli interessati.

Esclusivo. A pochi giorni dall’avvio della campagna 2024 al sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) l’archeologa Silvia Paltineri anticipa gli obiettivi delle nuove ricerche e fa il punto sulle scoperte fin qui acquisite nel centro del delta, primo grande approdo dei greci e luogo di incontro con Etruschi padani e Veneti tra VI e V sec. a.C.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_scavo-1_foto-unipd

Ad Ariano nel Polesine (Ro) è tutto pronto per avviare la campagna di scavo 2024 del’università di Padova nel sito preromano di San Basilio (foto unipd)

Manca pochissimo alla ripartenza degli scavi di San Basilio 2024. Lunedì 29 aprile riapre lo scavo del sito etrusco diretto da Silvia Paltineri dell’università di Padova. È proprio l’archeologa del dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino ad anticipare ad archeologiavocidalpassato.com gli obiettivi della campagna 2024 e a fare il punto sulle indagini fin qui condotte che confermano l’importanza del sito di San Basilio che rappresenta il primo grande approdo a vocazione internazionale frequentato dai navigatori greci, che fra VI e V secolo a.C. trovarono nel Delta del Po e, più in generale, nell’Alto Adriatico, un luogo di incontro ideale con gli Etruschi padani e con i Veneti.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_team-2023_foto-unipd

San Basilio preromana: team della campagna di scavo 2023 (foto unipd)

 

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_team-2022_foto-unipd

San Basilio preromana: team della campagna di scavo 2022 (foto unipd)

 

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_team-2021_foto-unipd

San Basilio preromana: team della campagna di scavo 2021 (foto unipd)

“La campagna del 2024 dell’università di Padova nel sito di San Basilio”, spiega Paltineri, “riguarda in particolare l’insediamento preromano, un insediamento che inizia la sua vita intorno al 600 a.C. che è una data chiave per tutta l’Italia settentrionale perché è un momento nel quale nell’area del delta del Po le comunità locali si aprono ai commerci con il Mediterraneo. E San Basilio rappresenta il primo grande approdo a vocazione internazionale frequentato dai navigatori greci. Nell’area del Delta erano già stanziati gli Etruschi, principalmente di area padana, i quali, data la posizione geografica del Polesine, erano in strettissimo contatto con i vicini Veneti.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_posizione_foto-unipd

La posizione del sito di San Basilio ad Ariano nel Polesine con la linea di costa antica (foto unipd)

Più antico di Adria e di Spina. “Il sito di San Basilio – continua -, un po’ come Adria e come Spina soprattutto, siti più noti ma rispetto ai quali San Basilio rimane comunque importante, proprio perché è il più antico, ha una vocazione internazionale fin dall’inizio della sua storia. Intorno al 600 a.C. questo centro, che si trovava in una zona retro-costiera lungo un cordone di dune, quindi protetto dal mare aperto però affacciato sul mare stesso, diventa un crocevia di scambi, ben testimoniato dagli scavi che stiamo conducendo nell’insediamento preromano a partire dal 2019 con campagne di indagine stratigrafica, precedute da una ricognizione che nel 2018 ho condotto insieme alla collega Giovanna Gambacurta dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Negli anni questo progetto di indagine si è ulteriormente articolato, grazie a una stretta sinergia con il museo Archeologico nazionale di Adria, guidato da Alberta Facchi, alla Soprintendenza competente nella persona di Giovanna Falezza e grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che fin dal 2018 ha creduto in questa progettualità e attualmente ha investito in un ampio progetto culturale che si è allargato alla fase romana del sito di San Basilio, attualmente in corso di scavo da parte dei colleghi del mio dipartimento Jacopo Bonetto e Caterina Previato.

frattesina_villaggio-protostorico_campagna-2023_area-di-scavo_foto-graziano-tavan

Villaggio protostorico di Frattesina (Ro): l’area di scavo interessata dalla campagna 2023 (foto graziano tavan)

villamarzana_sito-protostorico_area-con-strutture-abitative-produttive_foto-graziano-tavan

Una delle aree di scavo della campagna 2023 del sito protostorico di Villamarzana (Ro) (foto graziano tavan)

Ma non solo. “Il Polesine è al momento al centro di importanti indagini archeologiche riguardanti fasi più antiche. Queste ricerche, grazie al finanziamento di Cariparo, sono attive nei siti di Frattesina di Fratta Polesine e di Villamarzana, dove attualmente sono impegnati il CPSSAE, l’università Sapienza di Roma e sempre l’università di Padova con le ricerche condotte da Michele Cupitò.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_scavi-anni-ottanta-novecento_foto-unipd

Il posizionamento delle tre aree di scavo effettuati a San Basilio negli anni 1983-1987 (da Salzani, Vitali, 2002)

Prime indagini della soprintendenza negli anni ’80 del Novecento. “Quando abbiamo scelto di aprire saggi di scavo nell’insediamento preromano – ricorda Paltineri – in un certo senso non lavoravamo al buio, perché nell’area c’erano ricerche pregresse degli anni ’80 del secolo scorso condotte dalla soprintendenza Archeologica del Veneto sotto la direzione di Maurizia De Min prima, e di Luciano Salzani e di Daniele Vitali dell’università di Bologna poi.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_scavi-anni-ottanta-novecento_palificate-lignee_foto-unipd

San Basilio (Ariano nel Polesine): scavi 1983 e 1987-1989, l’insediamento preromano (VI-V secolo a.C.) frequentato da Etruschi, Greci e Veneti, con le palificate lignee eccezionalmente conservate (foto unipd)

E queste indagini avevano già messo in luce un insediamento che presentava alcune evidenze eccezionali, tavolati e pali lignei ben conservati, e materiali di diversa provenienza e connotati culturalmente in maniera diversa, tra cui ceramica di produzione locale, cioè ceramica etrusca di produzione padana, ceramica greca di importazione – corinzia, ionica e soprattutto attica a figure nere -, e poi anche ceramica veneta decorata a fasce rosse e nere. Dunque queste erano un po’ le basi di partenza di un’indagine che attualmente ci vede impegnati e che anche quest’anno ci vedrà tornare sul campo proprio a partire da lunedì 29 aprile 2024. E per un mese saremo a San Basilio per proseguire le nostre ricerche.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_area-scavo-da-drone_foto-unipd

Lo scavo dell’università di Padova nel sito preromano di San Basilio (Ariano nel Polesine) visto da drone. Le frecce indicano l’andamento dell’antico canale ancora ben visibile (foto unipd)

Affacciato su un antico canale. “Cosa abbiamo fatto finora? Abbiamo aperto due trincee di scavo: una più grande di circa 15 x 15 metri, e una più piccola di 10 x 4 metri. In un punto strategico dell’area dell’insediamento preromano, un punto importante in quanto affacciato su un antico canale di cui rimane ancora una traccia evidente se si osservano le foto aeree, sia quelle degli anni Ottanta sia quelle effettuate grazie ai sorvoli con il drone condotti in collaborazione con il mio collega Jacopo Turchetto.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_battuto-pavimentale-in-cocciopesto_foto-unipd

San Basilio (Ariano nel Polesine): Battuto pavimentale in cocciopesto, con canalette basali per sostenere l’alzato in graticcio e buche di palo (foto unipd)

Edificio in graticcio con pavimentazione in cocciopesto. “Le evidenze che abbiamo rintracciato sul terreno – spiega l’archeologa – rispettavano l’orientamento del cordone e del canale. Abbiamo infatti rinvenuto resti di pavimentazioni costituite da uno straordinario battuto di cocciopesto che è stato anche analizzato dal collega Michele Secco, e questo battuto presentava canalette di fondazioni per le travi basali che sostenevano l’alzato e buche di palo, quindi un’edilizia deperibile, in graticcio, analogamente a quello che accade per esempio nel vicino sito di Spina. E l’orientamento di queste strutture asseconda la natura del luogo: quindi è ortogonale rispetto al canale e rispetto all’andamento della pendenza della duna.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_ceramica-greca-da-cucina_foto-unipd

Frammento di ceramica greca da cucina ritrovato nel sito preromano di San Basilio nella campagna di scavo dell’università di Padova (foto unipd)

C’era una comunità di greci. “Orientato NW-SE, questo edificio di cui appunto abbiamo rinvenuto le tracce, restituisce materiali di grande interesse, in parte si tratta di produzioni già note, quindi ceramica etrusca di produzione padana, ceramica greca di importazione, ceramica veneta, però abbiamo avuto anche alcune sorprese. Per esempio abbiamo trovato la ceramica greca da cucina, cosa che accade ad esempio nel vicino sito di Spina. Questo rinvenimento testimonia che a San Basilio i Greci non arrivavano solamente come commercianti, come mercanti, ma con buona probabilità vi era nel sito una presenza greca, dal momento che la ceramica da cucina è un indicatore importante di certe abitudini alimentari.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_applique-in-forma-di-felino_foto-unipd

Applique in bronzo a forma di felino ritrovata nel sito preromano di San Basilio nella campagna di scavo dell’università di Padova (foto unipd)

Applique in bronzo a forma di felino. “E poi tra le altre sorprese – sottolinea Paltineri – vi è il rinvenimento di alcuni bronzetti configurati a forma di felino, a forma di quadrupede, produzioni di pregio che circolavano nel Mediterraneo occidentale in epoca tardo arcaica. Si rinvengono materiali analoghi in tutta l’Etruria ma anche nel Mediterraneo occidentale fino alla penisola iberica. Sono applique che con buona probabilità si trovavano sugli orli di patere bronzee, e che non sono in realtà una novità assoluta in Polesine, perché si conoscono anche esemplari da Adria

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_colino-da-pezzoli-di-ceregnano_foto-unipd

Un vecchio documento che mostra il disegno del colino ritrovato a Pezzoli di Ceregnano (Ro) con un’applique uguale a quella rinvenuta a San Basilio (foto unipd)

e si sa di un vecchissimo rinvenimento, del ‘700 addirittura, da un contesto, di cui i materiali sono perduti, che è quello di Pezzoli di Ceregnano, sito nel quale erano stati rinvenuti materiali di provenienza funeraria tra i quali un infundibulum, cioè un colino, che aveva appunto una di queste applique, identica a quelle che abbiamo trovato noi. Il nostro rinvenimento di bronzetti è da riferire ad attività di rifusione. Quindi quando questi oggetti avevano perso la loro funzione primaria. Però rimane un rinvenimento importante.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_ceramica-di-importazione-e-di-produzione-locale_foto-unipd

Panoramica delle cderamiche di importazione e di produzione locale rinvenute nello scavo nel sito preromano di San Basilio dall’università di Padova (foto unipd)

Dai buccheri alle ceramiche etrusco-padane decorate alla veneta. “Tra gli altri rinvenimenti significativi – continua – va segnalata ceramica meso-corinzia che data l’attivazione del sito almeno intorno al 590 a.C. e poi abbiamo bucchero attestato in notevole quantità, anche con forme che incominciano a comparire nella seconda metà del VII secolo e che poi hanno una evoluzione tipologica fino ai primi decenni del VI. Il fatto di aver trovato queste forme a San Basilio è importante, perché il range di nascita e morte del tipo ci consente di fissare il sicuro avvio del sito intorno al 600. E questo è un dato nuovo perché, rispetto ai rinvenimenti degli anni ’80 del secolo scorso, noi possiamo rialzare di un ventennio-un venticinquennio l’attivazione di San Basilio preromana, appunto a questa data chiave, al 600. Poi abbiamo rilevato altri aspetti molto interessanti nella tipologia dei materiali: per esempio, abbiamo forme che sono tipicamente etrusco-padane ma che presentano la decorazione veneta a fasce rosso nere. E questo è un fenomeno di ibridazione tipologica molto significativo, e che ha sicuramente a che fare con i gusti e le abitudini della committenza locale”.

ariano-nel-polesine_san-basilio_preromana_scavo-2_foto-unipd

Un’attività dell’università di Padova nella campagna di scavo nel sito preromano di San Basilio (foto unipd)

“Queste indagini – conclude Paltineri – sono possibili – e voglio ricordarlo – grazie all’entusiasmo e all’impegno di tutti gli studenti, gli specializzandi e i dottorandi che ogni anno lavorano con noi nel sito”.

Padova. Nella giornata di studio “Archeologia in Polesine tra protostoria e romanità” presentati i risultati e le anticipazione della stagione 2024 del progetto “Prima Europa. La protostoria nel Polesine” a Frattesina e Villamarzana, e del progetto “San Basilio”. Ecco le voci dei protagonisti

padova_palazzo-bo_giornata-di-studi-archeologia-in-polesine-tra-protostoria-e-romanità_partecipanti_foto-graziano-tavan

Professori, funzionari. direttori, dottorandi e specializzandi protagonosti della giornata di studio “Archeologia in Polesine” al Palazzo Bo di Padova (foto graziano tavan)

padova_palazzo-bo_giornata-di-studi-archeologia-in-polesine-tra-protostoria-e-romanità_locandinaCi siamo. Sta per aprirsi la nuova stagione di ricerche archeologiche nel Medio Polesine (Frattesina di Fratta Polesine, Villamarzana: entramni nel progetto “Prima Europa. La protostoria nel Polesine”) e nel Delta del Po (San Basilio di Ariano nel Polesine: progetto “San Basilio”) che impegneranno università (Padova, Venezia, Roma La Sapienza), musei (Fratta Polesine, Adria), soprintendenze (Sabap Verona Rovigo Vicenza), enti locali (Fratta Polesine, Villamarzana, Ariano nel Polesine), sponsor (fondazione Cariparo) in un impegno corale straordinario che sta dando frutti eccezionali tanto che si può dire che il Polesine si stia rivelando un vero laboratorio per conoscere dinamiche culturali, economiche, sociali e potenzialità delle popolazioni protostoriche non solo a livello padano-adriatico ma con implicazioni che coinvolgono territori dal Baltico al Levante. Una importanza sottolineata dalla giornata di studio “Archeologia in Polesine tra protostoria e romanità” promossa dall’università di Padova – dipartimento Beni culturali a Palazzo Bo a Padova (vedi Padova. A Palazzo Bo giornata di studio “Archeologia in Polesine tra protostoria e romanità. Risultati in progress dei progetti Prima Europa e San Basilio”, con la presentazione delle ricerche a Frattesina, Villamarzana e San Basilio | archeologiavocidalpassato). Con alcuni dei protagonisti vediamo come ci offrirà la stagione di ricerca 2024 in Polesine.

Jacopo Bonetto, del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, spiega ad archeologiavocidalpassato.com il senso della giornata patavina: “La giornata di oggi, 17 aprile, vuole essere una giornata di sintesi, di punto di arrivo, ma anche di ripartenza di quelle che sono le numerose e differenziate attività che l’università di Padova insieme all’università di Venezia, alla soprintendenza, al ministero, ai Comuni, agli enti territoriali, stanno conducendo nella vasta area del Polesine. È una giornata di studi che raccoglie i frutti dell’impegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che ha deciso di investire in questo contesto, e investire nelle risorse culturali. È stata messa sul terreno una squadra molto ricca, molto variegata – appunto di universitari, funzionari di soprintendenza, direttori di museo, sindaci, soggetti del parco del Delta del Po -, e tutti assieme abbiamo dato vita a questi tre grandi cantieri di lavoro. Uno presso il sito arcinoto di Frattesina, uno presso il sito meno noto ma comunque di grande potenzialità di Villamarzana, per quanto riguarda la protostoria; e poi il contesto di San Basilio, anche questo noto da tempo, ma anche questo meritevole di approfondimenti. E da due anni e per i prossimi due almeno ci sono squadre di archeologi, formate da docenti, ricercatori, funzionari, ma anche molti studenti, molti dottorandi, che si alternano sul campo alla ricerca. La giornata di oggi presenta appunto i risultati delle campagne 2022-2023 con tutto quello che hanno portato di novità. Quindi grandi novità sulle fasi protostoriche ma anche grandi novità sulla fase di romanizzazione, di età romana, di tardo-antica che il sito di San Basilio sta restituendo. E credo che i risultati già a vedere le prime relazioni o a capire anche solo i titoli degli interventi siano veramente importanti”.

Sulla campagna 2024 a Frattesina dell’università La Sapienza di Roma con il CPSSAE, interviene per archeologiavocdalpassato.com Paolo Bellintani (Cpssae):

frattesina_villaggio-protostorico_campagna-2023_andrea-cardarelli_foto-graziano-tavan

Il professor Andrea Cardarelli (Sapienza università Roma) dirige gli scavi nel sito del villaggio protostorico di Frattesina (Ro) (foto graziano tavan)

“Nella prossima campagna di ricerca Medio Polesine nel progetto Prima Europa per quanto riguarda Frattesina procederemo con una nuova campagna archeologica nel mese di settembre 2024 in particolare dedicata allo scavo della fornace che abbiamo individuato nel 2023, probabilmente dedicata alla produzione di vetro. Mentre tra luglio e ottobre 2024 procederemo al rilievo magnetometrico del sito di Campestrin di Grignano Polesine, nel sito della lavorazione dell’ambra, che ancora ha bisogno di chiarire questi aspetti prima di procedere in una seconda fase del progetto a nuove indagini archeologiche stratigrafiche anche in questo sito”.

Michele Cupitò del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, sintetizza per archeologiavocidalpassato.com le ricerche a Villamarzana 2024:

villamarzana_sito-protostorico_area-con-strutture-abitative-produttive_1_foto-graziano-tavan

Momenti di scavo nell’area con presenza di impianti produttivi nel sito protostorico di Villamarzana (Ro) (foto graziano tavan)

“La campagna di scavo 2024 a Villamarzana inizierà il 9 settembre e ci tratterremo sul sito per un mese, per quattro settimane, nell’ambito delle quali abbiamo intenzione di portare a compimento almeno una parte dello scavo che abbiamo aperto e di ampliare il settore per cercare di comprendere meglio le caratteristiche del tessuto abitativo – la forma delle case, le dimensioni delle case, se sono case, perché potrebbero anche essere strutture diverse. Come al solito il tutto si farà in collaborazione con la soprintendenza e con la direzione regionale Musei, in particolare con il museo di Fratta Polesine, soprintendenza di Verona naturalmente, e parteciperanno studenti, dottorandi, specializzandi, assegnisti: quindi lo “zoccolo duro” dell’università, che è quello che appunto più di tutto ci consente di lavorare. Parallelamente andremo avanti con il laboratorio allestito a Villamarzana per lo studio dei materiali, per gli aspetti archeobotanici e archeozoologici; e naturalmente proseguiremo anche con lo studio parallelo al laboratorio sul campo. L’obiettivo è di chiudere il 2024 – le attività di campo 2024, comprese l’estensione delle prospezioni geofisiche – con una messe di dati sufficiente per poter scrivere una storia – non più lineare, perché sarà complessa – ma un po’ più chiara di questo momento fondamentale della fine, dell’ultimo scorcio del Bronzo Finale nel Medio Polesine e in particolare a Villamarzana”.

Maria Letizia Pulcini, direttore del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, affronta per archeologiavocidalpassato.com il concetto di archeologia pubblica, declinato nelle sue diverse accezioni:

padova_palazzo-bo_giornata-di-studi-archeologia-in-polesine-tra-protostoria-e-romanità_ufficio-stampa-fratta-polesine_foto-graziano-tavan

Maria Letizia Pulcini illustra le attività di ufficio stampa del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine per il progetto “Prima Europa” (foto graziano tavan)

“Nel 2022 la direzione regionale Musei del Veneto, cui afferisce il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, ha stipulato con la soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza un accordo per le attività di valorizzazione e di ricerca che sono la mission del nostro ufficio. E proprio grazie a questa convenzione siamo riusciti ad avere un ruolo attivo all’interno del progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine” con un ruolo di coordinamento proprio per quanto riguarda le attività di valorizzazione e divulgazione e le attività di ricerca, perché comunque all’interno del progetto è prevista anche una fase di studio dei materiali scavati negli anni ’70-’80, in particolar modo, e che sono conservati nel museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine. Quindi noi ci siamo occupati del coordinamento delle varie figure coinvolte negli scavi del 2023 e poi anche dei prossimi scavi del 2024, e anche della progettazione e della realizzazione dell’aspetto comunicativo delle rubriche social, ma abbiamo svolto anche attività di ufficio stampa, ovviamente sempre in collaborazione con tutti gli altri partner coinvolti nel progetto Prima Europa e poi anche nelle attività di divulgazione con l’organizzazione degli open day, le attività per le scuole e anche la conferenza finale che c’è stata a novembre 2023 in cui abbiamo riportato i primi risultati delle indagini di scavo”.

Giovanna Gambacurta, dell’università Ca’ Foscari di Venezia, introduce per archeologiavocidalpassato.com il progetto “San Basilio” 2024 che ha restituito evidenze dagli etruschi ai romani: “Comincia anche quest’anno una campagna di scavi a San Basilio di Ariano nel Polesine.

ariano-polesine_unive_san-basilio_visite-guidate_foto-unive

“Scavi aperti”: visite guidate allo scavo di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)

È una campagna che comincerà con gli studenti dell’università Ca’ Foscari di Venezia il 27 maggio e si concluderà il 22 giugno 2024. Nell’ambito di questa campagna abbiamo anche delle occasioni di visita “scavi aperti”: una il 1° giugno, una il 22 giugno, quindi in fase inziale e in fase finale degli scavi, e pensiamo di andare ad approfondire alcune tematiche che abbiamo cercato di mettere in luce negli anni precedenti, e cioè la problematica della funzione di alcune aree ancora poco sicure nella loro strutturazione. Forse aree di lavorazione all’aperto, aree con dei focolari, aree con accensione di fuochi, e forse di andare ad aprire dei saggi laddove delle indagini geo-magnetiche ci danno indicazioni di possibili evidenze importanti che non abbiamo ancora cominciato a sondare. Quindi è un’idea ancora un po’ in costruzione che stiamo perfezionando in questi giorni per approfondire quello che è la ricerca su San Basilio e che lo sarà anche almeno nei prossimi anni”.

Caterina Previato, del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, per archeologiavocidalpassato.com si sofferma sullo scavo “romano” a San Basilio 2024:

ariano-nel-polesine_san-basilio_nuovo-edificio-scoperto-con-drone-a-sensori- multispettrali_foto-unipd

Nuovo edificio scoperto a San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro) con foto da drone a sensori multispettrali (foto unipd)

“Le ricerche sull’insediamento romano di San Basilio riprenderanno il 13 maggio 2024 per continuare per 5 settimane, quindi fino a circa metà giugno, e nello specifico quest’anno continueremo a indagare la cosiddetta Villa romana, già oggetto di ricerche da due anni, con l’obiettivo di comprenderne meglio la funzione e soprattutto di indagare tutte le sequenze stratigrafiche ancora non toccate dagli scavi del passato. Inoltre si aprirà un nuovo grande saggio di scavo che interesserà un edificio finora del tutto sconosciuto che è stato recentemente individuato grazie a delle prospezioni geofisiche condotte da una collega dell’università di Bamberg Wieke de Neef. E questa sarà probabilmente la scoperta più importanti, l’obiettivo più importante di quest’anno proprio perché è un edificio che finora non si conosceva e che apparentemente dovrebbe essere molto ben conservato”.

Sulla promozione del sistema Delta del Po nel progetto “San Basilio” parla ad archeologiavocidalpassato.com Alberta Facchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Adria:

ariano-nel-polesine_san-basilio_centro-turistico-culturale_sale-espositive-percorso-ad-anello_1_foto-drm-veneto

Il percorso ad anello del Centro turistico culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto drm-veneto)

“Il museo Archeologico nazionale di Adria è promotore del progetto fin dalla sua prima fase, nel 2018, quando quattro amiche – Maria Cristina Vallicelli della soprintendenza, io del museo Archeologico nazionale di Adria, Giovanna Gambacurta dell’università di Venezia, e Silvia Paltineri dell’università di Padova – ebbero così l’idea di ricominciare con gli scavi a San Basilio ma anche affiancare agli scavi una parte di disseminazione, di conoscenza dei risultati in realtà ripercorrendo le tappe di quelle che erano stati i vecchi scavi di San Basilio degli anni ’70 che avevano avuto un rapporto con la comunità molto stretto fin dall’inizio. Quindi in tutti questi anni, ormai si tratta di 6 anni – c’è stata la pausa del lock-down – alla ricerca si sono affiancati incontri, conferenze, e visite allo scavo: il primo anno siamo riusciti a offrire a tappeto a tutte le classi del delle scuole di Ariano nel Polesine e a moltissime delle scuole di Adria proprio la visita agli scavi. E queste attività hanno sempre affiancato la ricerca. Il museo di Adria non è che abbia avuto un ruolo di coordinatore perché i lavori sono sempre andati avanti parallelamente. Però diciamo che è un fratello maggiore e si sta cercando di fare adesso – questa forse è la cosa più importante – è la rete che si è venuta a creare tra il museo di Adria e il centro turistico culturale di San Basilio e l’area archeologica musealizzata di San Basilio. E si sta costituendo come una rete organizzata che potrebbe comprendere anche Loreo. Quindi il sistema di siti da visitare di stampo archeologico nel Delta del Po comincia a essere veramente interessante e articolato.  Importante. E questa giornata ha dimostrato quanto l’archeologia del Delta del Po sia importante”.

Chiude i nostri interventi Giovanna Falezza, della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, illustra ad archeologiavocidalpassato.com la nuova musealizzazione dell’area archeologica di San Basilio:

ariano-polesine_san-basilio_area-archeologica_nuova-illuminazione_foto-drm-veneto

La nuova illuminazione dell’area archeologica di San Basilio (foto drm-veneto)

“Un tassello importante di San Basilio archeologica è l’area archeologica valorizzata: nasce dopo gli scavi degli inizi Duemila e poi migliorata con la creazione della grande copertura a campata unica del 2014. Ma grazie prima a un corposo finanziamento Interreg Value e poi negli ultimi anni con ulteriore supporto della fondazione Cariparo siamo riusciti a terminare la sua valorizzazione. Quindi è stato ultimato il restauro, sistemati alcuni problemi di dilavamento che si erano verificati negli ultimi anni con una completa sistemazione con i ghiaini e parziale ricostruzione delle evidenze, una nuova pannellistica, e da ultimo l’illuminazione che permette una efficace, anche emotivamente coinvolgente, fruizione anche nelle ore serali dell’area archeologica”.

Este (Pd). Al museo nazionale Atestino apre l’anteprima della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi”, con focus sul restauro e sulle tecniche di realizzazione del manufatto, evento prequel del progetto (seconda parte a novembre a Montebelluna) di studio e valorizzazione delle due situle scoperte nella necropoli di Posmon di Montebelluna

este_archeologico_mostra-fabulae-le-situle-raccontano-i-veneti-antichi_anteprima-progetto_locandina

Locandina dell’anteprima della mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi” al museo nazionale Atestino di este dal 28 marzo al 30 giugno 2024

este_archeologico_situla-benvenuti_foto-drm-veneto

La situla Benvenuti conservata al museo nazionale Atestino di Este (foto drm-veneto)

montebelluna_archeologico_situla-tb-244_da-necropoli-di-posmon_foto-sabap-ve-met

La situla di Montebelluna scoperta nel 2002 nella tomba 244 della necropoli di Posmon e conservata al museo civico di Montebelluna (foto sabap-ve-met)

Al museo nazionale Atestino di Este (Pd) giovedì 28 marzo, alle 17.30, si inaugura l’anteprima della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi”, evento prequel – dal 28 marzo al 30 giugno 2024 – della mostra che aprirà il 9 novembre 2024 al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv), con la presentazione in anteprima della situla rinvenuta nel 2012 a Posmon di Montebelluna, con focus sul restauro e sulle tecniche di realizzazione del manufatto: l’esposizione nella sala III del Museo permetterà un confronto diretto con la situla Benvenuti di Este, capolavoro e capostipite di questa forma artistica. Il progetto di mostra temporanea “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” nasce dalla volontà di restituire alla comunità un patrimonio archeologico eccezionale, rinvenuto nel corso di attività di tutela territoriale sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, che a volte sono vissute come un peso dai cittadini: si tratta di due reperti davvero iconici, due vasi in bronzo a forma di secchio (situle), messi in luce rispettivamente nel 2002 e nel 2012 nella necropoli preromana di Posmon a Montebelluna (Treviso), recuperate, restaurate e studiate sotto la direzione scientifica della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso. Le due situle, riccamente decorate, rientrano tra gli esemplari più rappresentativi e più spettacolari della cultura materiale dei Veneti antichi, il popolo vissuto nell’Italia nord orientale tra il IX secolo a.C. e l’arrivo dei Romani.

montebelluna_archeologico_nuova-situla_da-necropoli-di-posmon_foto-sabap-ve-met

La situla scoperta nella necropoli di Posmon di Montebelluna nel 2012 dopo i restauri (foto sabap-ve-met)

este_archeologico_mostra-fabulae-le-situle-raccontano-i-veneti-antichi_anteprima-progetto_situla-montebelluna-in-fase-di-restauro_foto-stefano-buson

Particolare della decorazione della situla di Montebelluna in fase di restauro: cervo con corna ramificate (foto stefano buson)

Il progetto ha preso avvio a conclusione dello studio della situla del 2012, reso possibile grazie al restauro nei laboratori del museo nazionale Atestino (oggi afferente alla direzione regionale Musei Veneto), dove il reperto si trova tuttora in attesa di essere riportato al museo civico di Montebelluna e ricongiunto all’esemplare rinvenuto nel 2002. Per questo, i due musei si sono uniti alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso in un progetto espositivo in due fasi: la prima, quella che apre il 28 marzo 2024 – come detto – a este; la seconda, dal 9 novembre 2024, al museo civico di Montebelluna dove sarà inaugurata la mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi”, in cui le due situle di Montebelluna, per la prima volta riunite, saranno lo spunto per una narrazione sui Veneti antichi. L’allestimento si baserà su innovative soluzioni immersive per far rivivere a tutti il mondo degli antichi Veneti e trasformare in emozioni le informazioni ottenute dai nuovi studi sulla necropoli di Posmon.

este_archeologico_mostra-fabulae-le-situle-raccontano-i-veneti-antichi_anteprima-progetto_situla-montebelluna_ricostruzione-sperimentale_foto-stefano-buson

Una fase della ricostruzione sperimentale della situala di Montebelluna (foto stefano buson)

este_archeologico_mostra-fabulae-le-situle-raccontano-i-veneti-antichi_anteprima-progetto_situla-montebelluna_ricostruzione-sperimentale_dettaglio_foto-stefano-buson

Particolare della ricostruzione della situla di Montebelluna: guerriero che porta un vessillo a forma di tridente (foto di R. Miotto)

I punti di forza del progetto sono dunque: patrimonio archeologico: reperti di notevole rarità e grande impatto; situle venete come strumento d’indagine archeologica e al contempo bacino di informazioni d’interesse storico e antropologico; ricostruzione della complessità culturale degli antichi Veneti, dall’organizzazione sociale alle usanze comunitarie, sulla base dei dati forniti dai reperti; sinergia interdisciplinare tra enti locali e istituzioni nazionali; coinvolgimento della comunità contemporanea attraverso l’attuazione di un progetto di archeologia pubblica e partecipativa; approccio museografico innovativo di tipo esperienziale e immersivo. Il comitato scientifico è costituito da un team interdisciplinare di esperti: Stefano Buson, già funzionario restauratore presso il museo nazionale Atestino; Monica Celi, direttrice del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Giovanna Gambacurta, professore associato di Etruscologia ed Antichità italiche all’università Ca’ Foscari di Venezia; Nicoletta Onisto, esperta in resti cremati, docente incaricato all’università di Ferrara; Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza ABAP VE-MET; Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino; Angela Ruta, già direttrice del museo nazionale Atestino; Luca Zaghetto, archeologo, autore di studi sistematici sui sistemi iconografici dell’arte delle situle. Enti promotori del progetto: soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, direzione regionale Musei Veneto – museo nazionale Atestino, Comune di Montebelluna – Museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna. In collaborazione con università Ca’ Foscari Venezia – dipartimento Beni umanistici. Con il patrocinio di: Comune di Este, istituto nazionale di Studi etruschi e italici-Sezione Etruria padana e Italia settentrionale.