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Aosta. Al Mega Museo, per “Aostae 2025”, RICORDI DI SCAVO, giornata di studio in ricordo degli archeologi che hanno trasformato la loro passione in eredità culturale: Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin, Rosanna Mollo e Franco Mezzena. Ecco il programma

Per la rassegna Aostae 2025, che celebra i 2050 anni della fondazione di Augusta Praetoria, sabato 8 novembre 2025, dalle 9.30 alle 17, al Mega Museo – Area megalitica, RICORDI DI SCAVO, giornata di studio in ricordo degli archeologi che hanno trasformato la loro passione in eredità culturale. Attraverso la presentazione di studi scientifici e ricordi personali, verranno omaggiati Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin, Rosanna Mollo e Franco Mezzena, gli archeologi scomparsi che hanno fatto la storia della soprintendenza regionale e della ricerca archeologica non solo valdostana. I colleghi di una vita, che con loro hanno condiviso scavi, esperienze, studi, fatiche e successi, si riuniranno nel loro ricordo in una giornata di emozioni e memoria.

Quando non c’erano i droni: Franco Mezzena sulla scala per le foto sull’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta all’inizio degli anni Ottanta del Novecento (foto graziano tavan)

Programma. Alle 9.30, caffè di benvenuto; 10, saluti istituzionali; 10.30, L’ARCHEOLOGIA VALDOSTANA TRA PASSATO E FUTURO (sala Civica): tavola rotonda moderata da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Interventi: “Percorrendo la via delle Gallie: gli studi sulla strada e i ponti romani di Bard” di Maria Clara Conti (già università di Torino) e Alessandra Armirotti (soprintendenza Regione Autonoma Valle d’Aosta); “Quattro interpreti dell’archeologia valdostana, tra impegno scientifico e civile” di Andrea Vanni Desideri (università di Firenze); “Une collaboration exemplaire de part et d’autre des Alpes” di François Wiblé (ancien archéologue cantonal du Valais – Suisse); “Incontri ravvicinati: maestri e compagne di viaggio” di Maria Cristina Ronc (già soprintendenza RAVA); “Rosanna Mollo e il grande progetto stratigrafico del foro” di Sandro Caranzano (Centro Studi Archeologici Herakles); “In ricordo di Rosanna Mollo, Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin e Franco Mezzena. I pionieri e i paladini dell’archeologia valdostana” di Gaetano De Gattis (già soprintendenza RAVA); “Dalla pietra all’acqua. Viaggio nella preistoria della Sardegna” di Giorgio Murru (Museo di Laconi – Or); “Un magistero in levare” di Stefano Mammini, (archeologo e giornalista); “Quarant’anni di archeologia, scienza, passione e persone” di Lorenzo Appolonia, (già soprintendenza RAVA); “La fotografia per la promozione della conoscenza dei beni archeologici” di Nicola Castangia (fotografo e libero professionista); “Non citra nec ultra: un’archeologia di frontiera” di Paolo Güll (università del Salento); “Francesco Zorzi e Franco Mezzena tra scavi e scoperte al servizio del Museo di Storia Naturale di Verona” di Massimo Saracino (Musei civici di Verona); 13.30, pausa pranzo; 15, IN RICORDO DEGLI ARCHEOLOGI: dialogo condotto da Alessandra Armirotti, Gianfranco Zidda e Marcello Mezzena. Intervengono i colleghi di una vita: Lorenzo Appolonia, Giorgio Avati, Laura Berriat, Laura Caserta, Elisabetta Corni, Alda Dal Santo, Luciano David, Battista De Gattis, Gaetano De Gattis, Cristina De La Pierre, Roberto Domaine, Nathalie Dufour, Luciano Finessi, Enrichetta Jorioz, Dante Marquet, Francesca Martinet, René Monjoie, Sandra Moschella, Corrado Pedelì, Renato Perinetti, Enrico Peyrot, Sara Pinacoli, Tonino Sergi, Chantal Trèves, Massimo Vantini; 17, momento conviviale.

Archeologia in lutto. È morto a 84 anni l’archeologo veronese Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta. La sua esperienza e umanità narrate nel film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu. Il ricordo delle istituzioni

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L’archeologo Franco Mezzena davanti alla più famosa stele megalitica dell’area di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta (foto graziano tavan)

Un infarto gli ha tolto il sorriso per sempre. È morto nella notte fra sabato 14 e domenica 15 settembre 2024, Franco Mezzena, l’archeologo veronese scopritore dell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta. Aveva 84 anni. I funerali si sono svolto martedì 17 settembre 2024, nella chiesa di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta. Lascia il figlio Marcello. Nato a Verona nel 1940, dopo il diploma di maturità scientifica è diventato assistente al museo di Storia naturale della città scaligera dal 1957 al 1967: ancora oggi il suo nome, nel Veronese, è legato a un riparo a lui intitolato. Ha integrato la sua formazione nelle Scienze naturali nelle università di Padova e Modena. Per un cinquantennio ha eseguito ricerche e scavi nel Veronese, nel Gargano e in Sicilia, con speciale riguardo all’arte preistorica.

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Riparo Mezzena (Avesa, Verona) negli anni Cinquanta del Novecento: Franco Mezzena è il personaggio seduto col cappello bianco (foto musei verona)

Il museo civico di Storia Naturale di Verona, “appresa con tristezza della recente scomparsa di Franco Mezzena, illustre archeologo di fama internazionale, che collaborò anche con il nostro Museo” lo ricorda così: “La sua passione giovanile per la preistoria lo portò a scoprire, negli anni ‘50 del XX secolo, un riparo sotto roccia paleolitico nella valle di Avesa a lui dedicato e indagato dal 1957 da lui stesso, dal direttore Francesco Zorzi e dal geologo Angelo Pasa. Proprio in quegli anni, durante la sua formazione universitaria, iniziò il suo sodalizio col museo di Storia naturale di Verona, durato fino al 1967, nel corso del quale ebbe modo di partecipare alla scoperta e agli scavi di importanti siti nel veronese e nel Gargano. Di lui il direttore Zorzi aveva una grande stima e un affetto quasi paterno. Alla sua famiglia le nostre più sincere condoglianze”.

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L’archeologo Franco Mezzena osserva l’area di Saint-Martin-de-Corleans musealizzata ad Aosta (foto graziano tavan)

Mezzena era arrivato in Valle d’Aosta come sergente alla scuola militare alpina di Aosta e durante quel periodo ritrovò le prime testimonianze riferibili all’Area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans. Nel 1969 fu il primo, insieme alla moglie Rosanna Mollo, anche lei fine archeologa, scomparsa nel 2013, a individuare ad Aosta le prime testimonianze riferibili all’Area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, da lui scavate poi per oltre un ventennio. Contemporaneamente agli scavi promosse e coordinò un’esplorazione sistematica del territorio valdostano che portò a individuare una serie di notevoli insediamenti protostorici dei Salassi, dal fondovalle all’alta montagna.

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L’archeologo Franco Mezzena (foto società valdostana di Preistoria e Archeologia)

“Con profonda tristezza abbiamo appreso che nella notte ci ha lasciati Franco Mezzena, l’archeologo che ha scoperto la straordinaria Area megalitica di Aosta”, scrive la società valdostana di Preistoria e Archeologia. “Tutto ebbe inizio il 10 giugno del 1969, quando un luccichìo in mezzo alla terra sollevata da una benna, attirò l’occhio e l’intuito di questo grande archeologo: era un torques! Da lì, per oltre vent’anni, Mezzena, con il supporto della moglie Rosanna Mollo, anche lei archeologa, e di un’équipe che, nel tempo, si trasformò in una vera e propria scuola di archeologia per decine di giovani archeologi, coordinò le indagini su un sito di importanza scientifica internazionale”.

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1980: area-megalitica di Saint-Martin-de-Corleans: Franco Mezzena con un gruppo di studenti (alla sua destra, Graziano Tavan; in basso, a sinistra, il figlio Marcello) (foto vettorel)

Ho avuto la fortuna e l’onore non solo di conoscerlo, ma di partecipare – come allievo dell’istituto di Archeologia dell’università di Padova – per quattro anni – tra fine anni Settanta e inizio anni Ottanta del secolo scorso alla campagna internazionale di scavo nell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans. Con lui lo scavo non era solo momento di ricerca e di conoscenza, ma anche di incontro, di socializzazione. La sua umanità era pari alla sua professionalità. Ogni giorno era una lezione sul campo. E nel fine settimana, tutti insieme attorno al fuoco per condividere la polenta valdostana nel grande paiolo.

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Franco Mezzena e Graziano Tavan davanti alla chiesetta di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta (foto graziano tavan)

L’ho rivisto nel 2016. L’occasione era speciale: la recente apertura del parco archeologico di Saint-Martin-de-Corléans (vedi Dolmen, tombe megalitiche, stele antropomorfe: apre ad Aosta il parco archeologico di Saint Martin de Corleans, sito megalitico unico in Europa scoperto nel 1969: 6mila anni di storia dell’uomo dall’aratura sacra alle sepolture romane | archeologiavocidalpassato). Tornare dopo più di 35 anni in quell’area megalitica è stata un’emozione forte. Il professore mi ha fatto da guida nel sito musealizzato, condividendo anche la convinzione che il “salvataggio” del dolmen. Delle tombe megalitiche e delle stele antropomorfe ne aveva sicuramente garantito una fruizione pubblica in sicurezza, ma il fascino di quello scavo che con un unico colpo d’occhio ti permetteva di vedere in sequenza dall’aratura sacra alla necropoli romana si era perso per sempre.

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Premio Firenze Archeofilm: Nicola Castangia, Andrea Fenu e Giorgio Murru con Franco Mezzena (foto AV)

L’ultima sua uscita pubblica nel marzo 2024, a Firenze, alla sesta edizione del Firenze Archeofilm festival, in occasione della proiezione del film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso”, regia di Nicola Castangia e Andrea Fenu (consulente scientifico Giorgio Murru). Nel 2023, con grande entusiasmo aveva infatti accolto la proposta di realizzare, nell’ambito del gemellaggio dell’area megalitica aostana con il Menhir museum di Laconi (OR), in Sardegna, il documentario che film ha vinto il primo premio della sesta edizione del Firenze Archeofilm festival. A Franco Mezzena sono stati consegnati due premi: il primo da parte del regista Nicola Castangia, dal presidente della Fondazione Mont’e Prama Anthony Muroni e dal direttore scientifico Giorgio Murru; il secondo da parte di Maddalena Chelini, museo Fiorentino di Preistoria. A ricordare l’uomo è Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva, con cui Mezzena collaborava: “Se n’è andato un intero pezzo di memoria storica aostana e nazionale. Collaboratore di Archeologia Viva, ricordiamo uno dei suoi primi articoli sulla rivista dei primi anni Ottanta. Bravissimo, semplice e, appunto, sempre sorridente. Addio Franco!”.

Il film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” (Italia 2021, 42’). Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint Martin de Corleans ad Aosta, racconta la sua avvenuta nel 1969 e, con il suo sorriso luminoso, ci fa viaggiare tra mito e realtà trascinandoci nel mondo del megalitismo e tra le entusiasmanti avventure degli Argonauti, di Cadmo, di Giasone e della figura di Ercole sollecitando, con maestria e profonde conoscenze, il confronto tra il sito megalitico di Aosta e la Sardegna preistorica.

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L’archeologo Franco Mezzena (foto AV)

Il cordoglio delle istituzioni. L’assessorato regionale dei Beni e Attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali esprime profonda tristezza per la scomparsa dell’archeologo Franco Mezzena, grande conoscitore della Preistoria valdostana, appassionato ricercatore e scopritore dell’Area megalitica di Aosta. “Fu realmente un archeologo iconico – sottolinea l’assessore Jean-Pierre Guichardaz – la cui dedizione e l’instancabile impegno hanno segnato e ispirato decine di giovani ricercatori che ebbero la fortuna di lavorare con lui ad Aosta”. La soprintendente ai Beni e le Attività culturali, Laura Montani aggiunge: “Oggi abbiamo perso un maestro: il suo fine intuito e le sue vastissime conoscenze hanno permesso alla Valle d’Aosta di conoscere più a fondo le proprie radici”.

laconi_incontro-con-franco-mezzena_locandinaAnche il Comune di Laconi piange la scomparsa del professore Franco Mezzena illustre studioso della statuaria preistorica: “Abbiamo avuto modo di apprezzare la sua conoscenza e la grande passione per la statuaria preistorica nella sua ultima visita al Menhir Museum in occasione della sottoscrizione dell’accordo di programma tra Comune di Laconi e la Regione Valle d’Aosta attraverso il Menhir Museum e il sito di Saint Martin. Il mondo della Archeologia perde un grande maestro che lascia comunque una grande eredità di cui anche noi faremo tesoro. Arrivederci professore…”. E il museo civico Cetona: “Con Franco Mezzena, scomparso pochi giorni fa ad Aosta, se ne va una figura di archeologo “romantico e irregolare”, per usare le parole con cui Bianchi Bandinelli definì Umberto Calzoni, che ha unito al rigore della ricerca sul campo una lucida capacità interpretativa e una non convenzionale lettura dei processi storici”.

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L’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta nel 1980 (foto soprintendenza valle d’aosta)

Il museo Archeologico Lomellino di Gambolò (Pv) ricorda con affetto e riconoscenza Franco Mezzena: “Mezzena più volte è stato ospite a Gambolò, al nostro museo, per conferenze, in cui ha avuto anche modo di raccontare la straordinaria area megalitica da lui scoperta. Lo abbiamo anche avuto come guida d’eccezione proprio sul cantiere di scavo di Aosta, ormai una trentina di anni fa e fu un’esperienza unica ed emozionante ascoltare il suo racconto. Siamo stati fra i fortunati che hanno potuto passeggiare con lui in quel sito, molto prima che nascesse il museo aostano. Anzi, ci raccontava Mezzena, allora non si sapeva bene cosa fare, lì avrebbe dovuto sorgere un supermercato, i cui lavori di sbancamento misero in luce il sito. Si pensava a una soluzione tipo un sotterraneo per conservare e musealizzare il sito. Capendone l’importanza, la Regione Valle d’Aosta e i suoi tecnici hanno saputo invece realizzare il museo che oggi valorizza un sito archeologico quasi unico”.

 

Firenze. Il film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu ha vinto il premio Firenze Archeofilm assegnato dal pubblico. Ecco tutti gli altri premi assegnati ai film presentati nell’edizione 2024

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Un momento delle premiazioni della VI edizione di Firenze archeofilm 2024 al cinema La Compagnia (foto AV)

Domenica 10 marzo 2024, ore 18: è arrivato il momento della cerimonia di premiazione che, dopo 5 giorni di programmazione (6-10 marzo 2024) e 88 film da tutto il mondo, chiude la VI edizione di “Firenze Archeofilm”, il festival di Archeologia Arte e Ambiente organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) al Cinema La Compagnia di Firenze e diretto da Giuditta Pruneti.

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Frame del film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di di Nicola Castangia e Andrea Fenu (foto AV)

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Premio Firenze Archeofilm: Nicola Castangia, Andrea Fenu e Giorgio Murru con Franco Mezzena (foto AV)

Vincitore del “Premio Firenze Archeofilm” attribuito dal pubblico, in qualità di giuria popolare, il film di Nicola Castangia e Andrea Fenu (consulente scientifico Giorgio Murru) “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” (Italia 2021, 42’). Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint Martin de Corleans ad Aosta, racconta la sua avvenuta nel 1969 e, con il suo sorriso luminoso, ci fa viaggiare tra mito e realtà trascinandoci nel mondo del megalitismo e tra le entusiasmanti avventure degli Argonauti, di Cadmo, di Giasone e della figura di Ercole sollecitando, con maestria e profonde conoscenze, il confronto tra il sito megalitico di Aosta e la Sardegna preistorica. Il Premio è stato consegnato direttamente nelle mani dei registi e alla presenza dello stesso Franco Mezzena, protagonista del film.

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Frame del film “Askòs. Il canto della Sirena” di Antonio Martino

Ad “Askòs. Il canto della Sirena” di Antonio Martino (Italia 2023, 63’) è stato conferito invece il “Premio Università di Firenze”. Dopo aver fatto il giro del mondo l’Askos delle Murge, un prezioso reperto trafugato nel 1988 e venduto per 10 milioni di lire e una mucca, torna a casa nel museo Archeologico di Crotone. Quattro personaggi raccontano le loro vite trascorse insieme all’archeologia e il loro legame con questo difficile recupero.

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La giuria degli studenti dell’università di Firenze con la rettrice Alessandra Petrucci

La giuria degli studenti dell’università di Firenze, composta da ben 80 studentesse e studenti, ha assegnato il “Premio Studenti UniFi” a “Quell’incosciente di Zeno” del regista Davide Ludovisi (Italia 2023, 29’). Nel 1923 Italo Svevo pubblica “La Coscienza di Zeno”. Che cos’ha di speciale quel romanzo che lo rende ancora attuale? Tre personaggi: uno scrittore (Mauro Covacich), una professoressa di Letteratura contemporanea (Maria Cristina Benussi) e il responsabile del Museo Sveviano (Riccardo Cepach) nella loro Trieste si interrogano con ironia sul perché un romanzo tanto improbabile continui a essere un punto di riferimento nella letteratura italiana e internazionale. Il Premio “Studenti UniFi” è stato consegnato dai ragazzi alla presenza della magnifica rettrice Alessandra Petrucci.

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Frame del film “Sapiens ou la naissance de l’art” di Pascal Goblot

Il miglior film di archeologia preistorica secondo la giuria del Premio “Museo e Istituto fiorentino di Preistoria” è stato infine il film francese “Sapiens ou la naissance de l’art” di Pascal Goblot (Francia 2023, 70’). Per decenni si e creduto che l’inizio dell’arte in Europa risalisse a 20.000 anni fa con Lascaux, poi 36.000 anni fa con Chauvet. Recenti indagini stanno tuttavia mettendo in discussione una serie di certezze. I dipinti più antichi risalirebbero a quasi 45.000 anni fa! E non in Europa ma dall’altra parte del mondo: in Indonesia. Il film va alla ricerca delle origini dell’arte e della nostra stessa.

Cabras (Or). Al via la prima edizione di Sardegna Archeofilm Festival. Non solo film: masterclass, talk e aperitivi archeologici e ospiti di spicco come Paolo Mieli, Nicolò Bongiorno, Franco Mezzena e Francesco Tiboni

cabras_sardegna-archeofilm-festival_2023_locandinaCon il film “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno, al villaggio di San Salvatore a Cabras (Or), martedì 4 luglio 2023, alle 21.15, prende il via la prima edizione di Sardegna Archeofilm Festival, in programma dal 4 al 6 luglio 2023, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm. La rassegna, presentata dalla giornalista Virginia Saba e con ospiti di spicco come Paolo Mieli, Nicolò Bongiorno, Franco Mezzena e Francesco Tiboni, intervistati da Anthony Muroni, Giorgio Murru e Piero Pruneti, si concluderà con il premio assegnato dal pubblico. Ingresso gratuito.

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Frame del film “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno

IL PROGRAMMA DI MARTEDÌ 4 LUGLIO 2023. Alle 10, “Fotografando i giganti”: masterclass in fotografia dei beni archeologici con Nicola Castangia (Call su www.isoladeigiganti.it); 19.30, TALK “La storia della Sardegna raccontata dai sardi” con Mario Giua Marassi, Francesco Cheratzu, Paola Sini. Coordinamento: Anna Maria Cicerchio. Dalle 20.30 alle 21.15, aperitivo cinematografico: proiezione selezione clip a cura della Cineteca Sarda; 21.15: proiezioni a cura di Firenze Archeofilm. Apre il film “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (Italia/Croazia, 76′). Segue l’ncontro/intervista con Nicolò Bongiorno, regista e produttore cinematografico, a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata il film “Ercole Contu e la scoperta della Tomba dei Vasi tetrapodi” di Andrea Fenu (Italia, 19′).

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Frame del film “The Mystery of the Trojan Horse. On the trial of a myth / Il mistero del cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito” di Roland May e Christian Twente

IL PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 5 LUGLIO 2023. Alle 10, “Fotografando i giganti”: masterclass in fotografia dei beni archeologici con Nicola Castangia (Call su www.isoladeigiganti.it); 18.30, Anteprima Festival: “Franco Mezzena, l’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu (Italia, 40’). A seguire Talk con l’archeologo Franco Mezzena e Giorgio Murru. Alle 19.30, TALK “Nuove tecnologie per l’archeologia” con Manuele Trullu (regista), Alessandro Furlan (Altair4Multimedia.it). Coordinamento: Anna Maria Cicerchio. Dalle 20.30 alle 21.30, aperitivo cinematografico: proiezione selezione clip a cura della Cineteca Sarda; 21.30, proiezioni a cura di Firenze Archeofilm. Apre il film “Il mistero del Cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito” di Roland May, Christian Twente (Germania, 52′).  Segue l’incontro/intervista con Francesco Tiboni, archeologo navale e saggista, a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, e Giorgio Murru, direttore Menhir Museum di Laconi. Chiude la serata il film “Choquequirao, la geografia sacra degli Incas” di Agnès Molia, Nathalie Laville (Francia, 26′).

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Frame del film “Jurassic cash” di Xavier Lefebvre

IL PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 6 LUGLIO 2023. Alle 19.30, TALK “Il racconto dell’archeologia in TV” con Nicola Dessì, Simona Scioni. Coordinamento: Anna Maria Cicerchio. Alle 20, proiezione trailer “Piombo – Il piombo di Cabras” di Stefano Quaglia, Tiziana Cipelletti, Carla Del Vais, Ignazio Sanna. Coordinamento: Anna Maria Cicerchio. Dalle 20.30 alle 21.30, aperitivo cinematografico: proiezione selezione clip a cura della Cineteca Sarda; 21.30, proiezioni a cura di Firenze Archeofilm. Apre il film “Jurassic Cash” di Xavier Lefebvre (Francia, 52′). Segue l’incontro/intervista con Paolo Mieli, giornalista, storico, a cura di Piero Pruneti di direttore Archeologia Viva, e Anthony Muroni, giornalista, presidente Fondazione Mont’e Prama. Quindi cerimonia di premiazione: assegnazione del premio del pubblico “Premio Sardegna Archeofilm Festival”. Chiudono la serata e il festival i corti: “Il tesoro” di Samantha Moore (Regno Unito, 8′); “La stele mancante” di Marie-Anne Sorba, Jean-Marc Cazenave (Francia, 8′); “La Dama di Elche: la storia in breve” di Arly Jones, Sami Natsheh (Spagna, 6′).

A Stallavena di Grezzana, laboratori e visite guidate al sito paleolitico del Riparo Tagliente (60mila-10mila anni fa) in occasione della 52.ma campagna di ricerche archeologiche dell’università di Ferrara

Il sito paleolitico dei Riparo Tagliente a Stallavena di Grezzana (Vr) scoperto nel 1958 da Francesco Tagliente (foto unife)

Antonio Guerreschi (università di Ferrara) e Francesco Tagliente al Riparo Tagliente (foto unife)

“Ho seguito un richiamo. È difficile da spiegare. Ma io sentivo che in quegli anfratti dei monti Lessini le prove della presenza dell’uomo preistorico erano lì che aspettavano solo di essere scoperte. E, anche se all’epoca ero solo un appassionato, sentivo che aspettavano me”. Così mi raccontava Francesco Tagliente, che ho avuto la fortuna di avere compagno di corso all’università di Padova dove, lui ormai pensionato, aveva deciso di iscriversi per coronare una vita unica con una laurea. Sì, perché il suo nome sarebbe rimasto indelebile, legato a una delle scoperte preistoriche più importanti del Novecento in Italia, quel riparo che, dalla sua scoperta nel 1958 a Stallavena di Grezzana (Vr) sul fianco destro della Valpantena, alle propaggini occidentali dei monti Lessini, a 250 metri di altezza, è noto appunto come Riparo Tagliente, e che conserva le testimonianze di frequentazioni antropiche del Paleolitico Medio e Superiore (60.000-10.000 anni fa), di gruppi di cacciatori-raccoglitori. Qui vissero uomini dell’epoca del Neanderthal e anche più recenti, da 13.500 a 11.000 anni fa. Oltre a oggetti e manufatti artistici è stata trovata anche una tomba paleolitica.

Dal 1967 al Riparo Tagliente le ricerche archeologche sono condotte dall’università di Ferrara (foto unife)

L’archeologa Federica Fontana

Le ricerche vennero avviate nel 1962 da una équipe di studiosi del museo civico di Storia Naturale di Verona, composta da Francesco Zorzi, Angelo Pasa e Franco Mezzena. Il Museo di Verona rimase protagonista delle ricerche fino al 1964, ed è solo nel 1967, dopo la scomparsa di Zorzi e Pasa, che l’Università di Ferrara assunse la direzione degli scavi. A partire da questa data i lavori furono seguiti dal prof. Piero Leonardi e successivamente dal prof. Alberto Broglio. Ad oggi, responsabile delle ricerche è la dott.ssa Federica Fontana, subentrata dopo il pensionamento del prof. Antonio Guerreschi nel 2009.

Ipotesi di ricostruzione dell’ambiente del Riparo Tagliente popolato dall’uomo di Neanderthal (foto unife)

Visite guidate e laboratori al Riparo Tagliente: la locandina degli appuntamenti 2019

E sarà proprio Federica Fontana che accoglierà anche quest’anno i visitatori che accederanno al sito paleolitico del Riparo Tagliente aperto in questi giorni per la 52.ma campagna di ricerche archeologiche dell’università di Ferrara, dal 30 settembre all’11 ottobre 2019. I partecipanti alla campagna di ricerche svolgono le seguenti attività: documentazione delle evidenze stratigrafiche; lavaggio, vaglio, siglatura e catalogazione dei reperti archeologici; attività didattiche rivolte alle scolaresche e agli adulti, manutenzione del cantiere. Come si vede, quindi, c’è una precisa attenzione al pubblico cui vengono dedicati due pomeriggi. Il primo, venerdì 4 ottobre 2019, è riservato ai più giovani con “Una giornata nella Preistoria”. Nei due turni, alle 15 e alle 16.30, i giovani preistorici saranno impegnati in laboratori di archeologia sperimentale come la scheggiatura della selce. Proprio il Riparo Tagliente ha restituito un’abbondante produzione di industria litica. Ma i ragazzi impareranno anche la lavorazione delle materie vegetali, e quindi a produrre quei colori che poi utilizzeranno per riprodurre le pitture dell’uomo del Paleolitico. E alla fine saranno accompagnati a visitare il sito. La settimana successiva, giovedì 10 ottobre 2019, toccherà agli adulti che, alle 15 e alle 16.30, saranno portati a scoprire i segreti del sito con una visita guidata a tu per tu con l’uomo di Neanderthal.