Chieti. Alle Terme romane al via il restauro da un milione e mezzo di euro: nuovi percorsi, maggiore accessibilità e una nuova luce sull’antica Teate

Venerdì 23 ottobre 2026, alle 15, consegna dei lavori di restauro del complesso archeologico, un ulteriore investimento del ministero della Cultura per la tutela e la valorizzazione dei luoghi più significativi dell’antica Teate. Un nuovo passo verso la valorizzazione delle Terme romane di Chieti. Alla cerimonia saranno presenti la soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara Chiara Delpino; la direttrice dei musei Archeologici nazionali di Chieti – direzione regionale Musei nazionali Abruzzo Federica Zalabra; e il sindaco di Chieti Giovanni Legnini, insieme ai professionisti coinvolti nella progettazione e nella direzione dei lavori e all’impresa appaltatrice I.E.S. F.lli Mammarella di Vacri. L’intervento, finanziato dal ministero della Cultura per 1.550.000 euro nell’ambito della programmazione per la tutela e la promozione del patrimonio culturale e storico (art. 1, comma 241, legge 190/2014), punta a coniugare conservazione, sicurezza e accessibilità, restituendo nuova leggibilità e fruibilità a un patrimonio di straordinario valore storico e archeologico.

Il progetto, preceduto da un lungo e complesso lavoro di indagini diagnostiche finalizzate anche alla migliore comprensione del sistema di deflusso delle acque, prevede il consolidamento delle scarpate, il restauro delle murature e delle superfici antiche, la cura e la riqualificazione del verde e interventi per una migliore gestione delle acque meteoriche. Particolare attenzione sarà dedicata all’esperienza dei visitatori: la scala di collegamento tra i due terrazzamenti sarà riqualificata e dotata di un montascale per favorire l’accesso delle persone con ridotta mobilità. Un nuovo percorso di passerelle sospese permetterà inoltre di attraversare gli ambienti termali e di scoprire scorci e porzioni del complesso finora non visibili. Sono previsti anche il recupero strutturale e materico dell’attuale copertura e un nuovo sistema di illuminazione, pensato per valorizzare le architetture antiche e rendere possibile la visita dell’area anche nelle ore serali.

Il cantiere avrà una durata prevista di 210 giorni. La soprintendenza ABAP di Chieti-Pescara, Stazione Appaltante dell’intervento, seguirà l’attuazione del progetto attraverso il proprio personale: il responsabile unico del Progetto è l’arch. Aldo Giorgio Pezzi; la direzione dei lavori è affidata all’arch. Luca Roselli, con il supporto della funzionaria archeologa dott.ssa Francesca Russo. La progettazione e il coordinamento della sicurezza sono stati affidati al RTP Giannantoni Ingegneria, con la consulenza scientifica del prof. Riccardo Dalla Negra. Come per gli altri interventi attualmente condotti dalla soprintendenza a Chieti, anche il restauro delle Terme romane si inserisce in un più ampio percorso di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico cittadino, con l’obiettivo di migliorarne l’accessibilità e la fruizione e di restituire piena leggibilità a luoghi che custodiscono e raccontano la storia dell’antica Teate. Al completamento dell’intervento le Terme romane saranno affidate alla competenza dei MAN di Chieti – DrMn Abruzzo, in attuazione del riassetto organizzativo del ministero della Cultura. Sarà così possibile integrare pienamente l’area nei percorsi culturali e di visita dei luoghi archeologici della città, dei quali le Terme costituiscono uno dei complessi monumentali più rilevanti. La gestione dei musei Archeologici nazionali di Chieti consentirà poi di sviluppare nuove iniziative di ricerca, divulgazione e promozione culturale, favorendo una conoscenza sempre più ampia e approfondita del sito.
“100 opere tornano a casa”. Grazie al progetto del Mic il Gladiatore Giustiniani, conservato al parco archeologico di Ostia antica, è tornato nella sua “casa”: Villa Giustiniani a Bassano Romano (Vt)


L’arrivo a Villa Giustiniani di Bassano Romano (Vt) del “Gladiatore Giustiniani” dal parco archeologico di Ostia antica (foto mic)
Il “Gladiatore Giustiniani” è tornato a casa a Villa Giustiniani di Bassano Romano, in provincia di Viterbo, e dal 22 gennaio 2022 è in esposizione nella Sala di Amore e Psiche nel piano nobile di Villa Giustiniani. L’iniziativa rientra nel progetto “100 opere tornano a casa” presentato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, a dicembre scorso a Palazzo Barberini, per dare visibilità e valorizzare il patrimonio storico artistico e archeologico italiano conservato nei depositi dei luoghi d’arte statali e per promuovere i musei più piccoli, periferici e meno frequentati. Così Il “Gladiatore Giustiniani”, conservato nei depositi del parco archeologico di Ostia antica, è tornato nella sua “casa” di Bassano Romano a Villa Giustiniani, il luogo dal quale proveniva e dove, in passato, decorava la grande vasca del parco. Alla presentazione dell’opera erano presenti: Emanuele Maggi, sindaco di Bassano Romano; Danilo Ottaviani, vicecomandante del Nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturale; Federica Zalabra, direttrice di Villa Giustiniani; Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia Antica.

L’opera è un pastiche tardo rinascimentale, composta da frammenti antichi e moderni riuniti e fatti integrare dal marchese Giustiniani secondo il gusto del tempo: una testa di leone e un antico torso romano. In origine, la parte romana, di cui resta il torso, raffigurava il dio Mitra che uccide il toro. Mitra teneva fermo l’animale poggiandogli sul dorso un ginocchio, con la mano sinistra tirava verso di sé la testa e con la destra era pronto a colpire con un coltello.

Con l’aspetto di un gladiatore che uccide un leone, invece, si presentava nel Seicento. In un gladiatore che uccide un leone, infatti, si era voluto trasformare nel Seicento l’antico torso di Mitra conservato nella collezione del marchese Vincenzo Giustiniani, poi riutilizzato come ornamento per la grande vasca nel parco della villa a Bassano Romano.


Nel corso del Novecento, la statua fu smembrata e i pezzi venduti separatamente sul mercato antiquario. Il torso antico è stato poi recuperato dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale al Getty Museum di Malibù e restituito all’Italia nel 1999, mentre la testa del leone è stata ritrovata nella Villa Capo di Bove, oggi parte del parco archeologico dell’Appia antica (vedi Alla mostra “Archaeology and Me” a Palazzo Massimo a Roma per la prima volta insieme due dei tre pezzi trafugati del “Gladiatore che uccide un leone”, gruppo scultoreo della seicentesca Collezione Giustiniani | archeologiavocidalpassato). Dopo il recupero, entrambe le sculture sono state conservate al parco archeologico di Ostia: qui si trova anche un’altra scultura, raffigurante “Mitra che uccide il toro”, attribuita allo scultore neoattico Kriton, di cui il torso Giustiniani sarebbe una replica.











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