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Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale apre CIPÌ Soroptimist Baby Point – Spazio dedicato all’allattamento, realizzato in collaborazione con il Soroptimist International d’Italia

Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, giovedì 22 gennaio 2026, alle 18, apre CIPÌ Soroptimist Baby Point – Spazio dedicato all’allattamento, realizzato in collaborazione con il Soroptimist International d’Italia – Club Reggio Calabria. Dopo i saluti di Fabrizio Sudano, direttore del MArRC e Natalina Galizia, ex presidente Soroptimist I. Club Reggio Calabria, intervengono Franca Brandolino, referente progetto Cipì Soroptimist Baby Point; Sabrina Prestipino, architetto progettista e curatrice del progetto; Elena Nicolò, funzionario architetto Ufficio Tecnico MArRC. L’incontro rappresenta un momento significativo di attenzione ai servizi dedicati alle famiglie e ai visitatori, con particolare sensibilità verso le esigenze delle mamme e dei più piccoli.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica (IX–III sec. a.C.)” di Fabrizio Mollo

Giovedì 15 gennaio 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, nella sala conferenze del MArRC, presentazione del libro “Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica (IX–III sec. a.C.)” di Fabrizio Mollo. All’incontro partecipano il direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria Fabrizio Sudano, l’autore Fabrizio Mollo (università di Messina), Daniela Costanzo (MArRC) e Massimo Cultraro (Ispc-Cnr). Per informazioni: mar-rc.comunicazione@cultura.gov.it. Il libro affronta il complesso sistema di relazioni tra Greci e popolazioni indigene e italiche nella Calabria antica, mettendo al centro gli “Altri”: comunità spesso marginalizzate dalla narrazione storica tradizionale. Attraverso fonti letterarie, origini mitiche e documentazione archeologica, il volume ricostruisce un quadro articolato che va dalla colonizzazione greca alla crisi delle poleis, dalla fine di Sibari all’arrivo di Lucani e Brettii, fino alla guerra annibalica e all’affermazione di Roma.

Locri (RC). Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Paesaggi Epizefirii: appunti illustrati di propagazioni mediterranee”, personale di Salvatore Greco: i paesaggi ionici dell’antica polis nella loro consistenza attuale

Sabato 20 dicembre 2025, alle 18.30, al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, vernissage della mostra “Paesaggi Epizefirii: appunti illustrati di propagazioni mediterranee”, personale di Salvatore Greco, a cura di Elena Trunfio, allestimento di Salvatore Greco e Beatrice Bruzzì, promossa dal museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri con l’Ordine degli architetti PPC di Reggio Calabria e il patrocinio di Comune di Locri, ADI sez. Calabria, 500X100, la biennale dello Stretto, Fondazione le Città del Futuro. Dopo i saluti di Fabrizio Sudano, direttore regionale Musei della Calabria; Elena Trunfio, direttore del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri; Santina Dattola, presidente Ordine degli Architetti di RC; Giuseppe Fontana, sindaco di Locri; Domenica Bumbaca, assessore alla Cultura di Locri; intervengono Salvatore Greco, Beatrice Bruzzì ed Elena Trunfio. E Michelangelo Pugliese su “Appunti di paesaggio”. Segue un percorso guidato alla mostra. La mostra, che sarà visitabile fino al 31 gennaio 2026, ripercorre i paesaggi ionici situati entro i confini dell’antica polis di Locri Epizefiri, per mostrarli nella loro consistenza attuale. Vi è nelle opere una tensione costante tra osservazione e interpretazione. L’artista traduce il paesaggio in una grammatica personale fatta di geometrie essenziali, vibrazioni cromatiche e piccole dissonanze formali. Attraverso il gesto del disegno, quasi naturale per un architetto, Salvatore Greco dimostra di riuscire a restituire dignità ai dettagli minimi, di saper illuminare gli interstizi della realtà, di trasformare un territorio spesso narrato attraverso stereotipi in un paesaggio complesso, per certi versi così fragile ma così sorprendentemente contemporaneo.

Elena Trunfio direttrice dei musei e dei parchi archeologici di Locri Epizefiri e Bova Marina (foto drm-calabria)

“La mostra di Salvatore Greco si inserisce nel percorso di promozione dell’arte contemporanea e della cultura del che da anni portiamo avanti a Locri Epizefiri. Sono doppiamente lieta di offrire ai visitatori questa esposizione che ho curato personalmente, grazie ad uno scambio continuo con l’autore. Diverse sono le suggestioni che si possono cogliere da queste opere: disegnano una geografia emotiva che tiene insieme ciò che è reale e ciò che si ricorda, ciò che si vede e ciò che si immagina”, commenta Elena Trunfio, direttrice del museo e curatrice della mostra. “Devo ringraziare Salvatore Greco per la disponibilità, Beatrice Bruzzì per il pieno supporto e l’Ordine degli architetti PPC della provincia di RC, nella persona della sua presidente arch. Santina Dattola, per avere sostenuto la produzione della mostra, oltre che gli altri partner che l’hanno condivisa”. “Per l’Ordine degli architetti PPC di Reggio Calabria questo è un viaggio iniziato già da tempo, con diverse mostre itineranti, e che sulla strada tracciata, continua a raccogliere analisi, esperienze, riflessioni come pratica transdisciplinare fra arte, architettura e paesaggio”, interviene la presidente dell’Ordine, Santina Dattola. “Azioni queste che mirano ad accrescere le qualità, tecnico-ambientale e estetico-percettiva del nostro territorio e per creare quelle nuove centralità di cui ha bisogno la contemporaneità”.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale mostra “Gianni Versace. Terra Mater. Magna Graecia Roots Tribute”, omaggio allo stilista calabrese ad ottant’anni dalla sua nascita: oltre 400 pezzi, fra abiti, accessori, complementi di arredo in dialogo con i reperti della Magna Grecia e della Calabria dalla preistoria ai bizantini

La mostra “Gianni Versace. Terra Mater. Magna Graecia Roots Tribute” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Moda, arte e archeologia intrecciate in un dialogo tra il linguaggio creativo del fondatore della Maison Versace con le radici della Magna Grecia, nella mostra “Gianni Versace. Terra Mater. Magna Graecia Roots Tribute”, curata da Sabina Albano e Fabrizio Sudano e promossa dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, diretto da Fabrizio Sudano, in occasione degli ottant’anni dalla nascita di Gianni Versace, in programma al MarRC dal 19 dicembre 2025 al 19 aprile 2026. La mostra è patrocinata dalla Regione Calabria, dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria e dalla Calabria Film Commission.

La mostra “Gianni Versace. Terra Mater. Magna Graecia Roots Tribute” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Attraverso una selezione di oltre 400 pezzi, fra abiti, accessori, complementi di arredo appartenenti alla Home Collection e materiali d’archivio, provenienti da collezioni private, la mostra ricostruisce l’estetica di Gianni Versace, la sua costante ispirazione al mondo greco-romano, dai motivi a Meandro alla figura della Medusa, icona della Maison e simbolo di potente bellezza apotropaica. In dialogo con i reperti archeologici della Magna Grecia e della Calabria protostorica, romana, tardo antica e bizantina, l’allestimento crea un percorso immersivo che mette in scena la continuità tra mito e modernità, tra classicità e linguaggio contemporaneo. La mostra si configura come un omaggio alla forza simbolica e all’immaginario classico che hanno attraversato l’opera dello stilista restituendo il legame profondo tra la sua visione creativa e la cultura antica della sua terra natìa. Il percorso espositivo si sviluppa nel piano mostre del Museo e si articola in diverse sezioni tematiche, tra cui Città Madre, Visioni del Sud, Codice Versace, una ricostruzione del suo studio e un nucleo dedicato ai bozzetti per il costume e il balletto, testimonianza delle collaborazioni con Maurice Béjart, John Cox e Roland Petit.

La lastra in stucco proveniente dalla chiesa di Santa Maria Theotokos di Terreti (RC), risalente al XI secolo d.C. (foto marrc)

Nell’esposizione, i capi e gli accessori realizzati dallo stilista reggino sono affiancati da una selezione di reperti archeologici, in un intreccio di suggestioni visive che ne disvelano i richiami all’antico; ornamenti in bronzo e in argento, ceramiche figurate, affreschi, decorazioni architettoniche e sculture offrono un piccolo ma significativo spaccato sul complesso linguaggio culturale del mondo antico, con particolare riferimento proprio a quelle tipologie di oggetti e iconografie che ispirarono le creazioni di Gianni Versace.

Antefissa col volto di Medusa dal museo Archeologico nazionale della Siritide (foto marrc)

Tra i reperti più significativi, la lastra in stucco proveniente dalla chiesa di Santa Maria Theotokos di Terreti (RC), risalente al XI secolo d.C. che torna ad essere esposta dopo più di 15 anni, i frammenti di affresco con figure di pesci dalle Terme Romane di Reggio Calabria, del I-II secolo d.C., nuovamente visibili dopo un accurato intervento di restauro e una statuetta femminile in terracotta, con lunga veste e mantello, proveniente da Rosarno (RC). L’allestimento è arricchito da reperti provenienti dal museo Archeologico nazionale della Siritide di Policoro (Mt), tra cui un’antefissa con volto di Medusa e una Pelike (vaso per contenere liquidi) a figure rosse, entrambe di IV secolo a.C., eccezionalmente esposti a Reggio Calabria come frutto di una sinergica collaborazione tra luoghi e istituti della cultura.

La mostra “Gianni Versace. Terra Mater. Magna Graecia Roots Tribute” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

“Con questa mostra abbiamo voluto riportare Gianni Versace alle sue radici, restituendo il dialogo profondo che la sua visione creativa ha sempre intrattenuto con la storia e con l’identità culturale della Calabria”, dichiara Fabrizio Sudano, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e curatore. “Il MArRC ha realizzato questo progetto come un ponte simbolico tra antico e contemporaneo: da un lato le collezioni del Museo reggino, che ospita i Bronzi di Riace e numerose testimonianze figurative della Magna Grecia; dall’altro l’immaginario di uno stilista che ha saputo trasformare quei riferimenti in un linguaggio estetico riconosciuto in tutto il mondo. La forza di questa esposizione risiede nel mostrare come la classicità non sia un patrimonio immobile, bensì una riserva inesauribile di significati che continua a ispirare l’arte e la creatività contemporanea. Siamo orgogliosi di presentare un percorso che intreccia memoria, identità e innovazione, offrendo alla comunità e ai visitatori uno sguardo nuovo sul legame tra il nostro territorio e uno dei suoi figli più illustri”.

La mostra “Gianni Versace. Terra Mater. Magna Graecia Roots Tribute” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

La maggior parte dei capi appartiene alla Private Collection di Antonio Caravano, così come tutta la Home Collection – dalle sedute ai cuscini, dalle lampade ai piatti decorati – e alla Fashion Archive di Franco Jacassi, fra cui la splendida serie di bottoni, oltre alla collezione di Tonino Serranò. “La mostra nasce con l’intento di restituire Gianni Versace nel contesto culturale che ne ha profondamente orientato la visione creativa, evidenziando il rapporto strutturale e non episodico che la sua opera ha intrattenuto con l’eredità dell’Antico”, afferma Sabina Albano, curatrice: “Il dialogo tra il repertorio dello stilista e le collezioni del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria consente di rendere esplicita la complessità del suo linguaggio iconografico, fondato su una conoscenza attenta e consapevole delle forme, dei simboli e dei miti della Magna Grecia. Realizzare questo progetto espositivo all’interno del Museo significa ricondurre Versace al luogo della sua memoria e delle sue radici più profonde, dove l’osservazione diretta dei reperti archeologici ha contribuito alla formazione di un immaginario capace di tradurre la classicità in un codice espressivo contemporaneo”.

Antefissa con testa di Gorgone dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Dettaglio di un tessuto di Versace in mostra al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

“La mostra è un tributo straordinario a due simboli potentissimi sui quali si fondano l’identità e la storia della nostra città di Reggio Calabria”, evidenzia Giuseppe Falcomatà, Sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria. “La bellezza eterna, che attraversa i secoli, dei Bronzi di Riace, e delle altre meraviglie custodite nel museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, che s’intrecciano con l’eleganza e la creatività di un mito della moda italiana nel mondo come Gianni Versace. Un connubio di eccellenze che trasforma la nostra città in una capitale dell’arte e della moda, restituendo e rinsaldando il legame tra queste due icone e le loro radici reggine e magnogreche. Siamo felici di poter sostenere questo progetto di altissima qualità che si fonda sul binomio tra arte antica e contemporanea, celebrando le meraviglie di questa terra e proiettandole al centro della scena culturale internazionale”. E Anton Giulio Grande, presidente della Calabria Film Commission, dichiara: “Plaudo all’iniziativa che si tiene in un luogo di cultura internazionale qual è il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Per di più nella città natale di Gianni Versace, sua sublime fonte ispirazione, con la Medusa simbolo della maison; così attraverso il suo genio creativo Gianni Versace l’ha portata nel mondo rendendola eterna”.

La mostra “Gianni Versace. Terra Mater. Magna Graecia Roots Tribute” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Il percorso è inoltre arricchito da materiali provenienti dall’Archivio di Stato di Reggio Calabria, diretto da Angela Puleio, che ha prestato i registri anagrafici riguardanti la famiglia Versace, ma anche da documenti inediti quali libri, bozzetti, manifesti, cataloghi, appunti, polaroid e interviste, che documentano la costruzione del linguaggio creativo del designer e permettono di approfondire la genesi del suo progetto estetico. Contribuiscono alla lettura dell’opera di Versace le testimonianze dei suoi principali collaboratori: Bruno Gianesi, capo Ufficio Stile e autore di numerosi costumi per il balletto, e Manuela Brambatti, disegnatrice impegnata anche nella Home Collection. Tra gli elementi centrali dell’allestimento figurano una scultura lignea del maestro Marcos Marin, appartenente alla serie “Paraphrase Project” e caratterizzata da tagli di ispirazione OpArt, collocata nella Piazza Orsi, sita all’interno del Museo e un’opera del maestro di origine reggina Natino Chirico, che ha voluto contribuire esponendo una tela dedicata all’amico d’infanzia Gianni Versace, appositamente creata per l’occasione.

“Gianni Versace”, foto opera di Natino Chirico in mostra al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Completano l’esposizione le fotografie di Roberto Orlandi, che raccontano gli inizi, le collaborazioni, le copertine e le modelle di spicco degli anni ’90 vestite da Versace, insieme a una selezione di ritratti più intimi che offrono nuove prospettive sulla sua figura. E ancora, due ritratti emblematici e complementari dello stilista, firmati da Helmut Newton e da Alice Springs. L’esposizione si articola, quindi, come un racconto che restituisce Gianni Versace quale interprete colto e innovatore, capace di trasformare la cultura del passato in un alfabeto visivo moderno e universale. Il progetto espositivo, accompagnato da un catalogo edito da Rubbettino, di prossima pubblicazione, rafforza e valorizza il ruolo del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria come polo di dialogo tra arte antica e creatività contemporanea, stringendo ancor di più il proprio legame con il territorio.

Un cratere, un’hydria, un’oinochoe, una lekythos, un askòs… A Venezia soprintendenza e carabinieri del TPC presentano i reperti magnogreci sequestrati in laguna e destinati al museo Archeologico di Vibo Valentia per l’esposizione e la valorizzazione

Dettaglio del “cratere a mascheroni” in ceramica apula a figure rosse, con sovra-dipinture in bianco e in giallo, risalente al IV secolo a. C., sequestrato dai carabinieri del TPC e restituito allo Stato per l’esposizione al museo Archeologico di Vibo Valentia (foto mic)

“Il ritorno a casa: reperti archeologici riconsegnati allo Stato”: mercoledì 17 dicembre 2025, a Venezia, al Salone del Piovego di Palazzo Ducale, sede Sabap, l’incontro dedicato alla consegna di un gruppo di reperti archeologici di eccezionale pregio, recuperati dalla Soprintendenza di Venezia in collaborazione con il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio e la Procura della Repubblica. I dodici beni, provenienti da scavi clandestini, sono stati destinati al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, dove saranno valorizzati e resi fruibili al pubblico. I reperti sono stati recuperati dai carabinieri in una casa e in un importante palazzo di Venezia e presso un antiquario di Torino. Tra i beni restituiti figura un “cratere a mascheroni” in ceramica apula a figure rosse, con sovra-dipinture in bianco e in giallo, risalente al IV secolo a. C. La raccolta comprende, inoltre, un’hydria a figure rosse, una kylix a figure nere, un’oinochoe a figure rosse, una lekythos a figure nere, una testina fittile, una “tanagrina”, un askòs a forma umana in terracotta e uno in bronzo, una piccola kore in bronzo, uno specchio in osso con decorazione a sbalzo e un balsamario in vetro verde chiaro.

Il castello medievale di Vibo Valentia ospita il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” (foto drm-cal)

“La consegna di questi importanti reperti al museo di Vibo”, sottolinea il direttore della direzione regionale Musei nazionali Calabria, Fabrizio Sudano, “è il frutto di una collaborazione virtuosa tra il Nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Venezia, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, la nostra e altre istituzioni del ministero della Cultura, che desidero ringraziare per la professionalità e la dedizione dimostrate in ogni fase del procedimento. Il lavoro costante del Nucleo Tpc nel recupero dei beni culturali, unito al supporto tecnico-scientifico delle realtà preposte, permette di restituire allo Stato manufatti di straordinario valore storico e identitario, assicurando che tornino a essere patrimonio condiviso della collettività. Tale operazione, tra l’altro, rappresenta l’ulteriore conferma che la tutela diventa davvero efficace quando le istituzioni collaborano in modo continuo e integrato tra loro”.  “L’arrivo di questi reperti”, afferma il direttore del “Capialbi”, Michele Mazza, “rappresenta un’ulteriore opportunità per il percorso di valorizzazione che stiamo sviluppando nell’ambito del Grande progetto Beni Culturali, dove sarà possibile prevedere una sala appositamente dedicata ai reperti confiscati e restituiti allo Stato. Si tratterà di uno spazio pensato per raccontare non solo il valore storico e artistico dei manufatti, ma anche l’impegno quotidiano delle istituzioni nella lotta al traffico illecito e nella difesa del patrimonio culturale. L’assegnazione al nostro Museo conferma il ruolo che esso riveste come presidio di tutela, ricerca e memoria”.

Giornata nazionale delle Famiglie al Museo: ecco le proposte della direzione regionale Musei nazionali della Calabria a Cosenza, Vibo Valentia, Mileto, Lametia Terme, Scolacium

Ritorna l’annuale Giornata nazionale delle Famiglie al Museo. La rassegna, giunta alla sua dodicesima edizione, è in programma in tutta Italia domenica 12 ottobre 2025. Al riguardo sono diverse le iniziative proposte dalla direzione regionale Musei nazionali Calabria, guidata da Fabrizio Sudano, in sintonia con gli obiettivi di trasformare i musei in spazi appropriati per i più piccoli e le loro famiglie, attraverso attività di laboratorio e di gioco e percorsi tesi a stimolare la curiosità e la partecipazione attiva. La mission, nello specifico, è di promuovere e facilitare l’incontro tra le famiglie e i luoghi della cultura che arricchiscono il territorio italiano. In questa edizione 2025 sono cinque le realtà afferenti alla DrMn Cal che aderiscono alle F@Mu con eventi mirati: la Galleria nazionale di Cosenza, il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, il museo nazionale di Mileto, il museo Archeologico Lametino e il museo e parco archeologico nazionale di Scolacium.

Alla Galleria nazionale di Cosenza l’evento “S-passo per il Museo” inizierà alle 11 con la visita guidata “Tutti a bordo! Viaggio tra le meraviglie della GnC”. Dalla stessa ora e fino alle 18 alle famiglie aderenti all’iniziativa sarà proposta l’attività creativa “Lascia il segno!, caratterizzata da un tappeto di carta disteso, pronto ad accogliere colori, tracce e pensieri dei visitatori.

All’Archeologico “Vito Capialbi” di Vibo Valentia le attività prenderanno il via alle 10.30 con “Letture ad alta voce”, laboratori creativi per grandi e piccini a cura delle volontarie della locale sezione dell’associazione Nati per Leggere-Calabria. La giornata F@Mu proseguirà in serata, alle 17.30, con un laboratorio di archeologia che porterà i partecipanti alla scoperta dell’architettura di Hipponion e del territorio locrese, realizzando un viaggio attraverso immagini, video e testi.

Per quanto riguarda il museo nazionale di Mileto, invece, l’appuntamento è con l’attività seminariale “Andar per Castelli”, a cura dell’archeologo Gianluca Sapio e in programma a partire dalle 10.30. Il laboratorio storico-didattico tratterà il tema “Fortificazioni di Mileto e del suo circondario”, ovvero la testimonianza della successione delle diverse strategie di fortificazione nei secoli, uno dei fenomeni più affascinanti e complessi da indagare nelle vicende della Calabria medievale e moderna.

Il museo Archeologico Lametino domenica 12 proporrà, dalle 17 alle 18.30, “Vita dei bambini nell’Antica Grecia”, attività a cura dei servizi educativi della struttura, liberamente ispirata all’omonimo volume di Strathie Chae e Morea Marisa. Si tratterà di una sorta di viaggio nella vita quotidiana dei bambini dell’antica colonia di Terina, teso a scoprire, in modo giocoso e interattivo, le differenze e le somiglianze tra il mondo classico e quello di oggi.

Per quanto riguarda il museo e parco archeologico nazionale di Scolacium, infine, a partire dalle 10 al suo interno sarà organizzato il laboratorio didattico “Scolacium, tra miti e leggende”, racconto animato che si concluderà con un’attività creativa dedicata alle famiglie.

Reggio Calabria. 16 agosto 1972-2025, nell’anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace, riflessione del direttore del MArRC Fabrizio Sudano: “Opere tanto importanti quanto fragili e sempre bisognose di attenzioni costanti per la loro conservazione”

16 agosto 1972: una giornata indimenticabile. Per la Calabria, per l’Italia, per il mondo. Per l’archeologia. Quel giorno, dalle acque di Riace affioravano due capolavori destinati a cambiare la storia culturale del nostro Paese: i Bronzi di Riace. Il ritrovamento dei Bronzi di Riace è un evento fondativo: ha segnato una generazione, acceso l’immaginario collettivo, ridefinito il legame tra passato e identità. Oggi, 16 agosto 2025, nell’anniversario della scoperta, una riflessione del direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, Fabrizio Sudano.

Una fase del Check Up Bronzi al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Oltre cinquant’anni dopo, i Bronzi continuano a incantare, generare conoscenza, ispirare — anche grazie al lavoro costante di conservazione portato avanti dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, in collaborazione con l’Istituto centrale per il Restauro e l’università di Genova, nell’ambito del progetto #CheckUpBronzi (vedi Reggio Calabria. Progetto check up Bronzi: al museo Archeologico nazionale al via la campagna di manutenzione programmata sui Bronzi di Riace, grazie a un accordo con l’Istituto Centrale per il Restauro. L’ultimo intervento risale al 2009-2013 | archeologiavocidalpassato).

La sala dei Bronzi di Riace allestita nel 2016 al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Una fase del Check Up Bronzi al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

“La Sala dei Bronzi è sicuramente il luogo più iconico del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e contiene le opere più preziose e importanti dell’intera collezione”, interviene Fabrizio Sudano, direttore del MArRC. “Tanto importanti quanto fragili e sempre bisognose di attenzioni costanti per la loro conservazione. Nel 2024 il nostro Museo, l’Istituto centrale per il Restauro e l’università di Genova, hanno condiviso un programma di verifiche, strumentali e visive, dello stato di conservazione dei reperti custoditi in Sala Bronzi, che abbiamo voluto chiamare Check Up Bronzi. E nel marzo 2025 sono state riportate al MArRC le terre di fusione dei Bronzi con l’obiettivo di favorirne lo studio, e ulteriori analisi, dando nuovo slancio al progetto di conservazione e divulgazione dell’inestimabile valore dei Bronzi di Riace”.

Reggio Calabria. Dal 1° agosto è disponibile CalabriaCulturaPass, il nuovo biglietto integrato che collega il museo Archeologico nazionale a 12 musei e parchi calabresi attraverso nove itinerari: dai Bronzi di Riace alle colonie magnogreche, dalla Magna Grecia al Medioevo, fino alla scoperta dei paesaggi archeologici attraversati dall’Autostrada del Mediterraneo e dalla Statale 106

Si chiama CalabriaCulturaPass, è il nuovo biglietto integrato del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e di 12 musei nazionali calabresi. Un unico titolo di accesso per nove itinerari culturali alla scoperta del patrimonio archeologico e artistico della Calabria. Il biglietto integrato del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, realizzato in collaborazione con la direzione regionale Musei nazionali Calabria, è stato presentato e attivato il 1° agosto 2025 e permette la visita di numerosi musei e parchi archeologici del territorio regionale, sotto l’egida della direzione generale Musei del ministero della Cultura. Il biglietto integrato si fonda su una proposta elaborata dal MArRC, diretto da Fabrizio Sudano, con l’obiettivo di costruire un sistema culturale territoriale sempre più accessibile, articolato e interconnesso. Il biglietto, nominativo, avrà validità di sei mesi a partire dal primo accesso e potrà essere acquistato online sull’app MUSEI ITALIANI, sui portali www.museiitaliani.it e www.coopculture.it e on site alla biglietteria del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Nove gli itinerari proposti, pensati per valorizzare le relazioni storiche, geografiche e culturali tra i luoghi della cultura afferenti alla rete museale regionale. Dai Bronzi di Riace alle colonie magnogreche, dalla Magna Grecia al Medioevo, fino alla scoperta dei paesaggi archeologici attraversati dall’Autostrada del Mediterraneo e dalla Statale 106: il biglietto integrato consente al visitatore di costruire il proprio percorso in libertà, con un unico titolo d’ingresso e uno sconto del 20% rispetto alle tariffe ordinarie.

“Questa iniziativa rappresenta un ulteriore passo nella valorizzazione e fruizione dello straordinario patrimonio culturale della Calabria”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale Musei. “Una regione che, con i suoi tesori storici e archeologici, merita di essere sempre più conosciuta e apprezzata a livello nazionale e internazionale. Come direzione generale Musei, siamo impegnati a promuovere un sistema museale integrato, che consenta a cittadini e visitatori di esplorare il patrimonio culturale in modo semplice e partecipato. La proposta elaborata dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, in collaborazione con la direzione regionale Musei Calabria, risponde pienamente a questa sfida”.

Fabrizio Sudano, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, alla presentazione del biglietto unico integrato CalabriaCulturaPass (foto marrc)

“Il biglietto integrato CalabriaCulturaPass”, dichiara Fabrizio Sudano, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e direttore delegato della direzione regionale Musei nazionali Calabria, “rappresenta uno strumento strategico per la promozione culturale dell’intero comparto territoriale calabrese e la pietra angolare per la costruzione di una rete museale sempre più solida, capace di offrire al pubblico esperienze articolate e coerenti. Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria rafforza così il proprio ruolo di polo propulsore della cultura in Calabria, consolidando il legame con il territorio e con le comunità locali, in un’ottica di apertura, partecipazione e accessibilità allargata. Gli itinerari proposti, ideati per il grande flusso turistico estivo ma anche per studiosi e appassionati, sono pensati come una macchia d’olio che dal grande attrattore quale è il Museo di Reggio Calabria si diffonde verso i musei e i siti meno conosciuti ma altrettanto importanti e ognuno unico nel suo genere”.

ECCO I MUSEI VISITABILI CON IL CALABRIACULTURAPASS

I Bronzi di Riace, simbolo del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ha sede in Palazzo Piacentini, tra i primi in Italia ad essere progettato al fine esclusivo dell’esposizione museale. Collocato nel cuore della città, il Museo è un elemento importante del paesaggio e della vita dei reggini, con un affaccio sul lungomare Italo Falcomatà ed una splendida vista sullo Stretto. Il nuovo allestimento permanente, inaugurato nel 2016 dopo i lavori di riqualificazione, conta 220 vetrine e si sviluppa su quattro livelli, che raccontano la storia del popolamento umano in Calabria dalla preistoria alla romanizzazione, secondo un criterio cronologico/tematico. La visita inizia al secondo piano (livello A – Preistoria e protostoria; età dei metalli), continua al primo piano (livello B – Città e santuari della Magna Grecia), al mezzanino (livello C – Necropoli e vita quotidiana della Magna Grecia: Sibari, Crotone, Hipponion, Kaulonia, Cirò e Laos; lucani e brettii) e si conclude al piano terreno (livello D – Reggio), dove è collocata la sala dei Bronzi di Riace e di Porticello, in un ambiente dotato di una idonea climatizzazione e di un sistema antisismico, al quale si accede dopo una breve sosta nell’area filtro anti-inquinamento. Il piano seminterrato (livello E) è riservato alle esposizioni temporanee; vi si trovano anche il lapidario e una piccola area archeologica relativa a un lembo della necropoli rinvenuta nel 1932, durante lo scavo per le fondazioni dell’edificio.

Una sala della Galleria nazionale di Cosenza (foto drm-cal)

La Galleria Nazionale di Cosenza ha sede in Palazzo Arnone, maestoso edificio sorto nel Cinquecento nel centro storico della città. Nei suoi spazi espositivi si snoda un percorso che mostra momenti significativi dell’arte dal XVI al XIX secolo con opere di pittori nati in Calabria, come Pietro Negroni, Marco Cardisco, Francesco Cozza e di artisti napoletani che hanno influenzato la pittura locale. Di grande interesse è il nucleo costituito dalle opere di due protagonisti del Seicento: il calabrese Mattia Preti e il napoletano Luca Giordano.  La sezione di opere grafiche di Umberto Boccioni documenta l’attività dell’artista dal 1906 al 1915, dagli anni della formazione fino alla piena affermazione futurista; di particolare interesse gli studi che rivelano la genesi de “La risata”, esposta nel Museum of Modern Art di New York.Grazie a donazioni e acquisti, la raccolta del museo include sculture di Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Emilio Greco, Antonietta Raphaël, Pietro Consagra, Mimmo Rotella, Bizhan Bassiri. Il museo espone, in comodato d’uso, la collezione Intesa Sanpaolo, che dalla piccola tavola raffigurante “Cristo al Calvario e il Cireneo”, attribuita a Lazzaro Bastiani al pastello “Gisella” di Umberto Boccioni ripercorre le maggiori correnti artistiche dal Quattrocento al Novecento. Le espressioni artistiche contemporanee del territorio sono documentate dalle opere di Cesare Berlingeri, Giulio Telarico, Alfredo Pirri.

La chiesa di San Francesco d’Assisi a Gerace (RC) (foto drm-cal)

La chiesa di San Francesco d’Assisi a Gerace (RC) rappresenta uno dei più importanti monumenti della storia monastica calabrese e uno dei più antichi edifici dell’Ordine Francescano del Sud Italia. Collocato all’estremità nord-ovest della rupe di Gerace, a metà strada tra il mar Ionio e le montagne del Parco Nazionale dell’Aspromonte, il complesso architettonico è stato eretto tra la fine del XIII secolo e i primi anni del XIV secolo. Fa parte dei molti luoghi di culto che valsero al borgo di Gerace, iscritto dal 2015 tra i Borghi più Belli d’Italia, il soprannome di “Città delle cento chiese”. Il complesso architettonico si presenta come un insieme di strutture distinte: tra queste emerge la Chiesa, cui si affiancano la torre campanaria, il chiostro con il pozzo, il portico e la cripta. Al suo interno sono conservati magnifici esempi del Barocco calabrese: l’arco trionfale e l’altare maggiore del XVII secolo a tarsie marmoree, con formelle che riproducono elementi decorativi vegetali e animali e suggestivi elementi paesaggistici.

Il museo Archeologico Lametino a Lamezia Terme (foto drm-cal)

Il museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme (Cz) raccoglie reperti da ricognizioni di superficie, frutto di campagne di scavo effettuate nella piana di Lamezia, con lo scopo di ricostruire la millenaria storia di quella che era una zona strategica sulla via dell’istmo tra Ionio e Tirreno. Il Museo è ospitato dal 2010 al primo piano del Complesso di San Domenico a Nicastro, ex convento fondato tra il 1506 e il 1521, ove anche il famoso filosofo Tommaso Campanella approfondì i suoi studi teologici. Il Museo si articola in tre sezioni: la sezione preistorica dove sono esposti strumenti in pietra, frammenti ceramici e resti ossei databili tra il Paleolitico inferiore e l’età del Bronzo medio. Nella sala è allestito anche un laboratorio didattico di archeologia sperimentale con la ricostruzione a grandezza naturale di una fornace per la cottura di vasi neolitici. La sezione classica dove sono esposti documenti sulla più antica frequentazione greca del comprensorio lametino e sulla successiva fondazione di Terina, colonia di Crotone, che gli studiosi localizzano nell’area di Sant’Eufemia Vetere, con materiali di epoca ellenistica e reperti di età romana. Di notevole interesse sono i tesoretti di monete magno-greche e i documenti epigrafici su laminette bronzee. La sezione medievale dove è esposto il materiale postclassico, databile dall’età bizantina fino al XVIII secolo, proveniente dagli scavi della chiesetta dei SS. Quaranta Martiri, dell’Abbazia benedettina di S. Maria di S. Eufemia.

L’interno del museo Archeologico di Métauros a Gioia Tauro (foto drm-cal)

Museo Archeologico di Métauros a Gioia Tauro (RC). Ubicato temporaneamente in Palazzo Maurogoffe “Le Cisterne” illustra la storia di Métauros (oggi Gioia Tauro), centro fondato dagli abitanti di Zancle (odierna Messina) per motivi espansionistico-commerciali e passato sotto l’influenza della colonia di Locri nel VI secolo a.C. L’intensa urbanizzazione del terrazzo naturale di Piano delle Fosse, sede dell’abitato antico, non ha permesso indagini approfondite; è stato, invece, possibile scavare in estensione la fascia litoranea che ha restituito la grande necropoli del VII-V secolo a.C. I ricchi corredi attestano gli stretti legami di Métauros con i centri di Mylae, Zancle e Rhegion e con siti del Tirreno meridionale, oltre a documentare i commerci con l’area mediterranea. Il percorso museale propone in prevalenza materiali provenienti dall’area della necropoli scavata nel secolo scorso e che ha restituito anche significative testimonianze di presenze indigene del VII sec. a.C. Tra i manufatti esposti aryballoi, alabastra di produzione insulare, vasellame attico a vernice e figure nere, anfore da trasporto tipo SOS. Uno spazio è riservato ai rinvenimenti funerari di età romana (II-III secolo d.C.) quando la città ricomincia a essere abitata, dopo l’abbandono in età classica ed ellenistica. Tra il vasellame esposto si distinguono vasi in vetro molto raffinati, decorati con motivi applicati, inquadrabili come importazioni dall’area mediterranea, a conferma della vocazione commerciale di Métauros anche in età romana.

Il castello medievale di Vibo Valentia ospita il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” (foto drm-cal)

Il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia ha sede nel castello medievale di Vibo Valentia, voluto dall’Imperatore Federico II di Svevia nel XIII secolo a difesa della città. Con la sua mole maestosa e austera, dalla sommità della collina su cui è costruito, domina incontrastato il paesaggio circostante, offrendo panorami mozzafiato sul Mar Tirreno, le Serre Vibonesi e l’Aspromonte, fino alla Sicilia e alle Isole Eolie. Al suo interno è conservata una delle collezioni archeologiche più ricche e importanti della Calabria, che racconta ai visitatori la millenaria storia antica della città e del suo territorio, dall’età greca (Hipponion) a quella romana (Vibona Valentia) e medievale (Monsleonis). Al piano superiore è esposta la collezione Capialbi, con le sue preziose ceramiche e il ricco monetiere. La grande sala al primo piano è occupata dalle offerte votive dei santuari di età greca, soprattutto quello di località Scrimbia, con la collezione di ceramiche e le pregiate armi in bronzo. Dalla torre Sud si accede al piano inferiore, dedicato alla necropoli greca, dove spicca il corredo della tomba 19 degli inizi del IV secolo a.C.; proprio al suo interno fu rinvenuta la preziosissima laminetta aurea con testo orfico, una delle testimonianze epigrafiche più importanti di tutta la Magna Grecia. L’ultima sezione è dedicata alla città romana, con una ricca collezione statuaria

Pavimento musivo all’antiquarium di Bova Marina (RC) (fto drm-cal)

Il parco archeologico e antiquarium di Bova Marina (RC) è stato inaugurato nel luglio del 2010 e sorge intorno ai resti riconducibili a una sinagoga ebraica portata in luce negli anni Ottanta del secolo scorso, durante i lavori per la realizzazione della strada statale Ionica 106, che rappresenta il rinvenimento più importante del sito. In uso tra IV e VI secolo d.C., costituisce l’unica testimonianza architettonica della presenza ebraica nella regione per questa epoca; è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica e il suo ritrovamento ha aperto nuovi scenari sulla storia delle comunità ebraiche nella Calabria meridionale. Gli scavi hanno evidenziato due nuclei principali dell’edificio costituiti da più ambienti ed un terzo che probabilmente costituiva l’accesso alla stessa sinagoga. Di grande interesse è la scoperta dell’Aula della Preghiera il cui pavimento musivo riproduce il tradizionale candelabro a sette bracci, menorah, contornato da un ramo di palma, da un cedro e dallo shofar, il corno di montone utilizzato come strumento musicale per alcune cerimonie religiose ebraiche. Nell’aula è stata identificata una nicchia destinata a contenere tradizionalmente la Torah, ovvero i due Rotoli della Legge. Il Museo è stato allestito a pochi passi dall’area archeologica e la collezione comprende reperti che documentano un arco temporale che va dall’età protostorica fino al Medioevo, rinvenuti nel territorio della Bovesìa.

Il parco archeologico di Medma a Rosarno (foto drm-cal)

Il museo e parco archeologico di Medma – Rosarno (RC) espone una gran parte degli oggetti rinvenuti nei lunghi anni di ricerche che la soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria ha effettuato a Rosarno già a partire da P. Orsi e fino ai nostri giorni. L’esposizione inizia con la ricostruzione della necropoli: tombe alla cappuccina, a cassa di embrici, a vasca, ricche di oggetti. Splendidi esemplari della coroplastica medmea – statuette di varie dimensioni e fogge, busti, grandi maschere, criofori (portatori di ariete) – vasi ed armi in ferro rinvenuti nell’area sacra di Calderazzo, sono presentati ai lati di una virtuale via sacra che si arresta davanti ad un altare in terracotta (arula) di grandi dimensioni, con in rilievo i personaggi della tragedia di Sofocle che rappresenta la vicenda di Tyrò, giovane donna, figlia del re Salmoneo ritratta con i figli Pelia e Neleo che per vendicare la madre hanno appena ucciso la matrigna Sidero che giace esamine ai piedi di un altare, mentre il vecchio re Salmoneo fugge disperato davanti a tanto orrore. L’esposizione si conclude con i materiali provenienti dall’abitato tra i quali si segnala un modello di fontana rituale in terracotta. Sono presentati anche oggetti provenienti dalla collezione privata Giovanni Gangemi, donata allo Stato, che è costituita da pregevoli vasi sia a figure nere che a figure rosse tra cui un’anfora con scene della lotta per la conquista delle armi di Achille.

Il parco archeologico di Locri (foto drm-cal)

Al museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri (RC) afferiscono il museo Archeologico nazionale, il Complesso museale del Casino Macrì e il museo del territorio di Palazzo di Nieddu. La storia del Parco affonda le sue radici nell’archeologia di inizio ‘900 e deve la prima costituzione della collezione all’opera dell’archeologo Paolo Orsi. Diversi sono i contesti documentati nel Museo archeologico nazionale della polis greca, quali quelli sacri del Thesmophorion, del Persephoneion, dell’area di Zeus Saettante e della Casa dei Leoni, nonché tutta la produzione relativa alla vita quotidiana del quartiere Centocamere. Da segnalare il corpus locrese dei Pinakes e gli specchi bronzei rinvenuti nelle necropoli di contrada Lucifero. La collezione del Complesso museale del Casino Macrì documenta la fase del Municipium con la celebre statua-ritratto in marmo del “Togato” di contrada Petrara. Infine, il Museo del territorio di Palazzo Nieddu del Rio accoglie la documentazione del territorio della Locride in età protostorica, con reperti che documentano la fase di frequentazione del sito dall’età del Bronzo fino all’arrivo dei coloni greci.

Sculture e rilievi al museo nazionale di Mileto (foto frm-cal)

Il museo nazionale di Mileto (VV) è ospitato all’interno del palazzo vescovile di Mileto, costruito a partire dalla fine del ‘700 e portato a termine intorno al 1860 sotto la reggenza del vescovo Filippo Mincione. È adiacente alla Cattedrale neo romanica di Santa Maria Assunta, basilica pontificia minore dal 2016.La collezione si compone di preziosi marmi antichi riutilizzati da Ruggero I il Normanno per decorare l’abbazia della SS. Trinità, uno dei più grandi e importanti monasteri del Medioevo italiano e di notevoli cicli scultorei di età angioina, ceramiche, arredi sacri e dipinti, che illustrano le caratteristiche del Medioevo calabrese e raccontano la storia della città vecchia di Mileto, distrutta e abbandonata in conseguenza del terremoto che colpì la Calabria meridionale nel 1783. Il percorso museale abbraccia un vasto arco temporale che va dall’età bizantina al XIX secolo ed è suddiviso su due piani. Nel primo sono conservati i pregiati marmi romani riutilizzati dal Gran Conte Ruggero per decorare l’abbazia della SS. Trinità. Al secondo gli splendidi sarcofagi trecenteschi di Ruggero Sanseverino e Giovanna d’Aquino, feudatari di Mileto durante il regno angioino, i ricchi arredi sacri dell’antica cattedrale, le preziose immagini di culto e tra queste l’ineguagliabile crocefisso in avorio attribuito ad Alessandro Algardi.

Il parco archeologico di Scolacium a Roccelletta (Cz) (foto drm-cal)

Il museo e il parco archeologico nazionale di Scolacium (Roccelleta, CZ) raccontano tante storie che si sviluppano attorno ad un’area di vitale importanza sulla costa ionica, posta lungo la rotta dell’istmo e a presidio del Golfo di Squillace e strategica per il controllo dei percorsi terrestri e fluviali e per i commerci con tutto il bacino del Mediterraneo. Il sito è immerso in un uliveto secolare che costituisce il polmone verde della provincia di Catanzaro e rappresenta un importante polo attrattivo culturale per le sue valenze paesaggistiche e le presenze archeologiche ed architettoniche, testimonianze di un passato millenario. Il Parco custodisce le tracce della greca Skylletion (VII-III sec. a.C.), della colonia romana Scolacium e le testimonianze della città proto-bizantina Scylaceum (II sec. a. C.- metà del VII sec. d.C.), e i ruderi imponenti della chiesa abbaziale normanna di S. Maria della Roccella. È possibile visitare il Foro, con la sua singolare pavimentazione in laterizio, che non ha eguali in tutto il mondo romano; il teatro, adagiato, alla maniera greca, su una collina naturale, che poteva ospitare fino a 3.500 spettatori, e i resti dell’unico anfiteatro romano scavato in Calabria. All’interno del Parco, il Museo archeologico, illustra la storia della città attraverso numerosi ed interessanti reperti esponendo un importante ciclo statuario e di ritrattistica romana. A fine percorso è possibile visitare anche il Museo del Frantoio, esempio di archeologia industriale.

Il parco archeologico dell’antica Kaulonia a Monasterace (RC) (foto drm-cal)

Museo e parco archeologico dell’antica Kaulonìa a Monasterace (RC). Il parco archeologico è sito presso il promontorio di Punta Stilo e conserva le tracce del centro coloniale di Kaulonìa, fondato dagli achei crotoniati. Le ricerche archeologiche hanno reso possibile la conoscenza delle prime fasi di vita della colonia (seconda metà VII secolo a. C.) e l’organizzazione urbanistica, definita da un impianto regolare con strade ortogonali e isolati stretti e lunghi, tutti di uguale dimensione, di età ellenistica. Tra le abitazioni si distingue la cosiddetta “Casa del Drago” dall’immagine raffigurata sul mosaico pavimentale, oggi esposto nel museo, originariamente posto sulla soglia di una stanza per banchetto. Monumentali i resti del tempio dorico periptero (470-460 a.C.) in blocchi di arenaria, parte di un’ampia area sacra frequentata dagli inizi del VII secolo a.C. e successivamente adibita ad area produttiva per attività metallurgiche. Di grande interesse l’edificio trasformato nel IV secolo a.C. in complesso termale, cui è riconducibile il mosaico pavimentale policromo con draghi, delfini e ippocampo. Nella seconda metà del III sec. a.C. la costruzione fu adibita a luogo di culto, forse a carattere pubblico. Nel Museo si conservano reperti di notevole importanza: si segnalano gli splendidi elementi di armature, ex voto provenienti dal tempio dorico, la tabula bronzea iscritta, Tabula Cauloniensis, con dedica a Zeus in alfabeto acheo (470-460 a.C.) e le anfore piene di pece, rinvenimento poco frequente.

Panoramica delal Cattolica di Stilo (foto drm-cal)

La Cattolica di Stilo (RC). La Cattolica è una piccola chiesa bizantina a pianta centrale di forma quadrata, e si trova alle falde del monte Consolino a Stilo in provincia di Reggio Calabria. La Cattolica di Stilo, è un’architettura bizantina, assimilabile alla tipologia della chiesa a croce greca inscritta in un quadrato, tipica del periodo medio-bizantino. All’interno quattro colonne dividono lo spazio in nove parti, all’incirca di pari dimensioni. Il quadrato centrale e quelli angolari sono coperti da cupole su delle colonne di pari diametro, la cupola centrale è leggermente più alta ed ha un diametro maggiore. Su un lato sono presenti tre absidi. La decorazione interna è affidata all’intensità dei colori degli affreschi di cui i muri della chiesa erano interamente ricoperti. La loro scoperta si deve nel 1927 a Paolo Orsi che ne iniziò lo studio. Oggi, è possibile individuare una serie di figure, tra le quali spiccano per l’intensa forza di suggestione: la ‘Dormitio Virginis’ che risale all’ultimo ciclo, coperta da un mantello azzurro con gigli gialli su un fondo bianco a rozzi fiorami e ‘L’ascensione’ con Cristo benedicente raffigurato in una mandorla portata al volo da quattro angeli, con le ali aperte. Nella parete a destra della chiesa sono rappresentati i Santi Vescovi, San Nicola, San Basilio e San Giovanni Crisostomo.

Reggio Calabria. Sulla terrazza del museo Archeologico nazionale presentazione del biglietto integrato e, per Museo in Fest, la stand-up comedy di Gennaro Calabrese

Venerdì 1° agosto 2025 speciale al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Alle 20.30, sulla terrazza del MArRC, presentazione del nuovo biglietto integrato, promosso dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria in collaborazione con la direzione regionale Musei Calabria e con il patrocinio della direzione generale Musei del ministero della Cultura. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare e rendere maggiormente accessibile l’offerta culturale del territorio, attraverso un unico titolo di accesso a una selezione di musei e parchi archeologici della Calabria. Un progetto che intende promuovere una fruizione più integrata e connessa del patrimonio culturale regionale. Nel corso dell’incontro saranno illustrati i contenuti del progetto e le modalità di attivazione del nuovo strumento. A seguire lo spettacolo di stand-up comedy di Gennaro Calabrese, per una serata fuori dagli schemi,

Alle 21, per Museo in Fest, la terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si trasforma in un palcoscenico sotto le stelle con lo spettacolo di stand-up comedy di Gennaro Calabrese: ironia tagliente, attualità e tanto divertimento per una serata fuori dagli schemi. Dalle 20 alle 24 apertura straordinaria delle sale, per ammirare le collezioni in notturna.

Vibo Valentia. Nel castello normanno, sede del museo Archeologico nazionale, la settimana del “Mito tra arte e memoria collettiva” apre col laboratorio “Attualizzare il mito” e continua con lo spettacolo teatrale “ILIOS. La città brucia”, protagonista sempre Angelica Artemisia Pedatella

Per la settimana del “Mito tra arte e memoria collettiva” nel castello normanno di Vibo Valentia, sede del museo Archeologico nazionale, diretto da Michele Mazza, sono due gli appuntamenti culturali programmati nell’arco di pochi giorni, dedicati alla riscoperta dei racconti arcaici e delle loro risonanze nel presente. Si inizia domenica 20 luglio 2025, alle 18, con il Laboratorio esperienziale “Attualizzare il mito” proposto da Angelica Artemisia Pedatella. Un momento di arte e memoria collettiva, aperto al pubblico, in cui parola, gesto e memoria dialogheranno con gli spazi del museo, in un percorso partecipativo e creativo volto a rielaborare i temi fondanti del mito antico alla luce della sensibilità contemporanea. Ingresso libero.

La Settimana del Mito al museo di Vibo Valentia, afferente alla Direzione regionale Musei nazionali Calabria, guidata da Fabrizio Sudano, prosegue venerdì 25 luglio 2025 con lo spettacolo teatrale all’aperto “ILIOS. La città brucia”, in programma alle 21.30. Protagonista, in questo caso, sarà anche Claudio Cavaliere. L’opera, di forte impatto visivo ed emotivo, offrirà una rilettura inedita e contemporanea del celebre poema omerico. Lo spettacolo, scritto e diretto dalla stessa Pedatella, porterà in scena le passioni, i turbamenti interiori e le guerre dell’anima degli eroi e delle donne di Troia. ILIOS non è solo il racconto della guerra, ma l’esplorazione profonda dei sentimenti che animano figure immortali come Achille, Ettore, Priamo, Andromaca, Cassandra e Briseide. Attraverso intensi monologhi e una narrazione serrata, lo spettacolo restituisce al pubblico tutta l’umanità dei personaggi omerici, offrendo uno specchio drammatico e moderno dei dilemmi esistenziali che ancora oggi ci interrogano. Ad arricchire la rappresentazione, la colonna sonora originale di Daniele Fabio, eseguita dal vivo, le coreografie di Giada Guzzo, gli inserti in lingua grecanica di Calabria e un affascinante impianto scenico che prevede anche l’uso del fuoco dal vivo negli spettacoli all’aperto. Anche questo appuntamento è a ingresso libero e fino a esaurimento dei posti. Ulteriori informazioni si potranno richiedere al numero telefonico: 0963 43350 e alla e-mail: drm cal.capialbi@cultura.gov.it.