Parco archeologico dell’Appia Antica. Per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” presentazione del libro “Ladri di antichità” a cura di Simona Modeo e Serena Raffiotta, e visita guidata speciale ai nuovi scavi della Villa degli Anicii e nella Basilica di S. Stefano
Tornano gli “Incontri di Archeologia” alle Tombe della Via Latina, occasioni uniche promosse dal parco archeologico dell’Appia antica per incontrare professionisti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valeri. Appuntamento sabato 9 marzo 2024, alle 10, in via dell’Arco di Travertino 151. Attività gratuita su prenotazione scrivendo a pa-appia.tombelatine@cultura.gov.it. Questa volta si affronterà il tema del traffico illegale del patrimonio culturale con la presentazione del libro “Ladri di antichità” a cura di Simona Modeo e Serena Raffiotta (ed. Lussografica, 2020). Dopo i saluti del direttore Simone Quilici e del responsabile del sito Santino Alessandro Cugno, interverranno le curatrici, Simona Modeo e Serena Raffiotta, in dialogo con Fabio Isman, giornalista e scrittore, e Serena Epifani, archeologa e giornalista. A seguire, i partecipanti potranno effettuare una visita guidata speciale ai nuovi scavi della Villa degli Anicii e nella Basilica di S. Stefano.

Copertina del libro “Ladri di antichità” a cura di Simona Modeo e Serena Raffiotta
Ladri di antichità. Il volume raccoglie i contributi di archeologi, studiosi, giornalisti e rappresentanti delle Istituzioni che, a vario titolo, in passato e di recente, hanno operato al fine di contrastare il traffico clandestino di testimonianze culturali, rubate o scavate illecitamente per arricchire musei e collezioni private di tutto il mondo. In questo contesto, si vuole focalizzare l’attenzione sui danni gravi e irreparabili causati dall’azione devastante dei tombaroli e dei trafficanti di antichità. Contrastare questo fenomeno, che da secoli danneggia la nostra ricchissima terra, equivale a salvaguardare in eterno la nostra storia e le nostre radici.
Roma. Simposio “La prospettiva italiana. Stato dell’Arte” promosso da The Journal of Cultural Heritage Crime, l’università di Roma “La Sapienza” e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia in occasione della Giornata internazionale contro il traffico illecito di beni culturali

Il 14 novembre è la Giornata internazionale contro il traffico illecito di beni culturali, istituita dall’UNESCO nel 2020, in ricordo della firma della Convenzione di Parigi del 1970, quale primo strumento di diritto internazionale per la protezione dei beni culturali in tempo di pace. La Convenzione all’Art. 2 recita: “Gli Stati parti della presente Convenzione riconoscono che l’importazione, l’esportazione e il trasferimento illeciti di proprietà di beni culturali costituiscono una delle cause principali di impoverimento del patrimonio culturale dei paesi d’origine di questi beni e che una collaborazione internazionale costituisce uno dei mezzi più efficaci per proteggere i rispettivi beni culturali contro tutti i pericoli che ne sono le conseguenze. A tale scopo, gli Stati partecipanti s’impegnano a combattere tali pratiche con i mezzi di cui dispongono, in particolare sopprimendo le cause, interrompendo il loro svolgersi e aiutando ad effettuare le necessarie riparazioni”. The Journal of Cultural Heritage Crime, l’università di Roma “La Sapienza” e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia promuovono il 14 novembre 2023, dalle 9.30 a Roma, la prima edizione di un Simposio, che in questa occasione verterà su “La prospettiva italiana. Stato dell’Arte” e che è inteso come un momento di incontro e confronto di pratiche e competenze tra esperti di settore, ricercatori e docenti universitari. L’evento nasce con l’ambizione di diventare l’appuntamento annuale di riferimento per fare il punto sulla tutela del patrimonio culturale e la cooperazione internazionale.

Il punto di vista accademico, prescelto per questa prima edizione, sarà al centro dei lavori del Simposio: la dissertazione di una serie di casi studio, risolti e irrisolti, offrirà una panoramica delle esperienze nazionali di studio, e lascerà altresì spazio alle questioni ancora aperte più che alle soluzioni. I contributi istituzionali sono a cura della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio – Ufficio Circolazione, dell’Avvocatura dello Stato, del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, di Interpol e Unidroit. L’evento si svolgerà in presenza al mattino nella Sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (ingresso libero fino a esaurimento posti; prenotazione obbligatoria al link https://forms.gle/wvMEizKjJusMuZiR9), per poi proseguire all’Odeion del museo dell’Arte classica – università “La Sapienza” (Ingresso libero fino a esaurimento posti). In entrambe le sedi è organizzata una speciale visita guidata alle mostre in corso. In contemporanea ai lavori del Simposio sono previsti due momenti dedicati alle scuole. Il Liceo Classico “Augusto” di Roma, nell’ambito del progetto di istituto “Incontri con l’esperto”, ospiterà l’incontro con Fabio Isman, giornalista e autore de I predatori dell’arte perduta (Skira, 2009), L’Italia dell’arte venduta (il Mulino, 2017), Quando l’arte va a ruba (Giunti, 2021). A Villa Rendano (CS), nell’ambito del progetto “Musei. Presidio di legalità” ideato da Anna Cipparrone, direttore del museo Consentia Itinera, e dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, saranno presentati gli elaborati creativi, grafici o video, prodotti dalle studentesse e dagli studenti di Cosenza del Liceo Classico “B. Telesio”, dell’IC “Spirito Santo” e dell’IC “Fausto Gullo”, e del Liceo Classico “G. Garibaldi” di Castrovillari. Sostengono l’iniziativa: l’associazione APS Art Crime Project, Legambiente, la Monuments Men and Women Foundation, l’associazione nazionale Carabinieri – Tutela Patrimonio Culturale, il museo Consentia Itinera, la fondazione ETS Attilio e Elena Giuliani, la fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, il progetto MemO – università di Padova, il CAMNES – Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies, l’Istituto per l’Arte e il Restauro – Palazzo Spinelli, Art-Test- Firenze e il liceo classico “Augusto” di Roma.
PROGRAMMA. Sala della Fortuna, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Alle 9.30, indirizzi di saluto: Valentino Nizzo, direttore ETRU; Claudia Carlucci, Laura Michetti, dip. Scienze antichità università di Roma “La Sapienza”; Serena Epifani, università di Roma “Tor Vergata”; JCHC. PRIMA SESSIONE: 10, “Il contributo italiano al rafforzamento della convenzione UNESCO 1970 e la legislazione europea in materia di importazioni” con Stefania Bisaglia e Lia Montereale, direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, Ufficio Circolazione, ministero della Cultura; 10.20, Lorenzo D’Ascia, Avvocatura dello Stato; 10.40, “Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale” con ten. col. Paolo Salvatori, comandante sezione Archeologia, comando Carabinieri TPC Comando TPC; 11, INTERPOL, “Il contrasto al traffico illecito di beni culturali” con Tiziano Coiro, coordinatore della Works of Art Unit di INTERPOL; 11.20, “L’Italia e la Convenzione UNIDROIT del 1995” con Marina Schneider, UNIDROIT; 11.40, pausa. 11.50, “Il caso studio del bronzo di atleta da Fano: il valore del nome per un ritorno possibile” con Rachele Dubbini, università di Ferrara; 12.10, Arianna Traviglia, Centre for Cultural Heritage Technology – Istituto Italiano di Tecnologia; 12.30, “La rete del mercato di antichità. Vecchi problemi, nuove prospettive” con Riccardo Giovanelli, università Ca’ Foscari, Art Crime Project Association; 12.50, “Patrimonio culturale a rischio: stato dell’arte e strategie” con Luca Zamparo, università di Padova; 13.10, discussione. A seguire, visita guidata alla mostra “Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo”.
PROGRAMMA. Odeion museo dell’Arte classica, musei Sapienza. Alle 12.45, conferenza stampa mostra “Caere. Storie di dispersione e di recuperi”, museo di Etruscologia e Archeologia italica. Alle 17, visita guidata alla mostra “Caere. Storie di dispersione e di recuperi”. SECONDA SESSIONE. Alle 18, “Il patrimonio archeologico etrusco tra dispersione, recuperi e fruizione digitale. Un progetto del Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza” con Claudia Carlucci, Laura Michetti, università di Roma “La Sapienza”; 18.20, “Attività per il monitoraggio dei siti archeologici a rischio scavi clandestini e tipologie di danni al patrimonio” (MiC-Comando Carabinieri TPC-CNR- UniSalento). “Il caso dei grandi abitati della Puglia Settentrionale” con Marcello Guaitoli, università del Salento; 18.40, “Le urne del sepolcro dei Cacni a Perugia: recupero, restauro e valorizzazione” con Gabriele Cifani, università di Roma “Tor Vergata”; 19, “Traffico illecito di reperti archeologici. Due casi-studio ancora irrisolti” con Daniela Rizzo, già funzionario MIBAC, Ufficio Sequestri; 19.20, discussione.
Bologna. Per “Stasera parlo io all’Archiginnasio” alla storica biblioteca Fabio Isman presenta il suo nuovo libro “La Roma che non sai. Viaggio nei segreti della città eterna” (il Mulino, 2023) in dialogo con la direttrice Eva Degl’Innocenti
Nell’ambito della rassegna estiva “Stasera parlo io all’Archiginnasio”, mercoledì 19 luglio 2023, alle 21, nel cortile della Biblioteca dell’Archiginnasio, in piazza Galvani 1 a Bologna, Fabio Isman presenta il suo nuovo libro “La Roma che non sai. Viaggio nei segreti della città eterna” (il Mulino, 2023) in dialogo con Eva Degl’Innocenti, direttrice del Settore Musei Civici di Bologna. L’ingresso è gratuito, fino a esaurimento posti disponibili. “Stasera parlo io” è la rassegna letteraria organizzata da Librerie.Coop che anima il meraviglioso cortile della storica biblioteca cittadina, nell’ambito di Bologna Estate 2023, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena. Gli incontri sono organizzati con il contributo di Bper Banca, in collaborazione con il Settore Biblioteche e Welfare culturale del Comune di Bologna e con Coop Alleanza 3.0. Tutti gli incontri iniziano alle 21. Ingresso libero senza prenotazione da 30 minuti prima, fino a esaurimento dei posti disponibili. Una volta raggiunta la capienza massima consentita non sarà possibile entrare e sostare in piedi. In caso di maltempo l’evento sarà annullato.

Copertina del libro “La Roma che non sai” di Fabio Isman (Il Mulino)
La Roma che non sai. Viaggio nei segreti della Città eterna. Sette piccoli capolavori da non mancare. Sette luoghi da non perdere. Sette personaggi dimenticati. Sette date da tenere in memoria. Sette perdite dolorose che hanno amputato la capitale d’Italia. “Roma, non basta una vita”, come si sa, ma proprio per questo offre ancora l’ebbrezza di scovare curiosità sconosciute. Per uscire dagli itinerari consueti e provare il gusto della scoperta, il piacere dell’insolito o dell’ignoto, l’autore ci svela tanti piccoli e reconditi angoli della città: percorsi inediti per passeggiate curiose che ci possiamo regalare in qualche giornata romana. Dall’ultima e mirabile fontana di Gian Lorenzo Bernini, ignorata da tutti, al chiusino stradale sull’Aventino, dove ci si può calare nell’abitazione privata dell’imperatore Traiano, ancora totalmente affrescata; da una chiesa di Borromini, rimasta incompiuta, che custodisce una copia della Sindone e ora è un albergo di lusso ai piedi del Gianicolo, al Grand hotel di via Veneto dove nella sala da ballo fanno capolino, dipinti in grandezza naturale, 78 personaggi del bel mondo degli anni Venti.
Fabio Isman. Giornalista e scrittore, è stato per molti anni inviato del Messaggero. Con il Mulino ha pubblicato “Andare per le città ideali” (2016), “L’Italia dell’arte venduta” (2017), “1938, l’Italia razzista” (2018), “Andare per l’Italia degli intrighi” (2020).
Eva Degl’Innocenti. Da gennaio 2023 ha assunto la direzione del Settore Musei Civici di Bologna.
Ha diretto per sette anni (2015-22) il museo Archeologico nazionale di Taranto (MArTA), museo ad autonomia speciale. È stata direttrice dello spazio espositivo “Coriosolis” e del Servizio dei Beni Culturali dell’ente Plancoët-Plélan in Francia e ricercatrice e project manager del museo nazionale del Medioevo di Parigi. È Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. È autrice di numerose pubblicazioni e ha insegnato in diverse università italiane e francesi.
Viterbo. In Sala Regia il primo convegno “Tutela penale e crimini contro il patrimonio culturale” promosso dalla SAG del Centro studi criminologici con magistrati, avvocati, giornalisti, Sabap e Nucleo TPC

“Tutela penale e crimini contro il patrimonio culturale” è il tema del primo convegno organizzato dalla Scuola biennale di Alta formazione in Archeologia giudiziaria (SAG) del Centro Studi Criminologici (CSC) che approfondirà le delicate tematiche legate alla tutela del patrimonio culturale. Appuntamento il 24 febbraio 2023, alle 15.30, nella Sala Regia del Comune di Viterbo con al tavolo dei relatori tra i massimi esperti in materia di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, quali magistrati, avvocati, giornalisti, soprintendente ABAP per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, il Comandante del Nucleo TPC di Roma – Comando Carabinieri Tutela Patrimonio. Dopo la pandemia che ha costretto ad un rallentamento delle attività in presenza, il CSC Viterbo è il primo ente di Alta formazione a organizzare nella provincia di Viterbo un evento ufficiale che gode del patrocinio di Consiglio della Regione Lazio, Comune di Viterbo, Provincia di Viterbo e Prefettura di Viterbo. L’occasione nasce dalla pubblicazione del libro “Lineamenti di tutale penale dei beni culturali. La transizione dal Codice Urbani alla Legge 22/2022”, scritto da Riccardo Nodari, avvocato penalista Patrocinante in Cassazione, docente in materia di Diritto penale applicato ai Beni culturali, editore CSC Viterbo.

La Sala Regia al Palazzo dei Priori di Viterbo ospita il convegno del Centro studi criminologici (foto artinvisitaguideviterbo.com)
PROGRAMMA. L’evento è presentato dal giornalista Gaetano Alaimo e moderato da Andrea Natali, esperto in conservazione e valorizzazione dei beni culturali e co-direttore SAG del CSC di Viterbo. Dopo i saluti istituzionali della sindaca di Viterbo Chiara Frontini, e di Fabrizio Ballarini presidente del comitato scientifico SAG, e di altre autorità presenti, alle 16 apre i lavori Riccardo Nodari sulla tutela penale dei beni culturali, alla luce della transizione dal Codice Urbani alla Legge 22/2022. Lo scopo è, citando la sua opera, “quello di offrire al lettore, anche non giurista, un valido strumento per meglio comprendere gli istituti trattati e apprezzare l’evoluzione normativa della tutela penale dei beni culturali dal Codice Urbani alla legge Franceschini-Orlando”. Seguono Margherita Eichberg, soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, su “Il ruolo della soprintendenza nella tutela del patrimonio culturale nazionale”, e Alessandra Conforti, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale della Spezia, su “Il ruolo della Magistratura nella tutela del patrimonio culturale”. Alle 17 su “La comunicazione e la divulgazione nella lotta a traffico illecito di beni culturali” interviene Fabio Isman, giornalista e scrittore, e, infine, è la volta del Magg. Francesco Nicolò Pirronti, comandante del Nucleo TPC di Roma – Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che illustrerà l’attività del Comando Tutela Patrimonio Culturale svolta nell’ambito della salvaguardia e repressione dei reati ai danni del patrimonio storico-artistico nazionale. Alle 17.40, la tavola rotonda con i relatori e le eventuali domande degli intervenuti fino alle 19, giungendo così alla conclusione del Convegno.
Roma. Alla Libreria delle Scuderie del Quirinale presentazione del libro “Raffaello tra gli sterpi. Le rovine di Roma e le origini della tutela” di Salvatore Settis e Giulia Ammannati: nuova analisi della celebre “Lettera a Leone X” in cui si individua l’origine della moderna tutela del patrimonio culturale

La copertina del libro “Raffaello tra gli sterpi. Le rovine di Roma e le origini della tutela” di Salvatore Settis e Giulia Ammannati (SKIRA)
Della famosa Lettera a papa Leone X non esiste “il” testo in forma compiuta, ma varie stesure successive: “Raffaello tra gli sterpi. Le rovine di Roma e le origini della tutela” di Salvatore Settis e Giulia Ammannati (SKIRA), un libro fresco di stampa (giugno 2022), ne propone una nuova edizione fondata su un attentissimo esame paleografico e filologico. Il libro è presentato martedì 21 giugno 2022, alle 18.30, alla Libreria delle Scuderie del Quirinale, via XXIV Maggio 16, a Roma. Con gli autori intervengono Marzia Faietti, storica dell’arte e docente all’università di Bologna e Claudio Parisi Presicce, direttore dei Musei Capitolini. Modera Fabio Isman, giornalista e autore. Ingresso libero. Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, ha diretto a Los Angeles il Getty Research Institute (1994-99) e a Pisa la Scuola Normale Superiore (1999-2010). Giulia Ammannati insegna Paleografia latina alla Scuola Normale Superiore di Pisa; si è occupata di Giotto, del Duomo e della Torre di Pisa, del testo di Apuleio.

Papa Leone X ritratto da Raffaello con i cardinali cardinali-Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi: il quadro è conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze (foto da Skira)

Lettera a Leone X: il principale manoscritto è conservato all’Archivio di Stato di Mantova (foto da Skira)
Rinnovando il testo e l’analisi della celebre Lettera a Leone X, questo libro individua in essa l’origine della moderna tutela del patrimonio culturale. La Lettera a Leone X (1519-1520) non fu mai completata né mai raggiunse il destinatario, eppure continua a sollevare interrogativi e dubbi. Chi ne fu l’autore? Il principale manoscritto (a Mantova) è interamente di mano di Baldassarre Castiglione, ma chi si rivolge al Papa dicendo “io” è sempre e solo Raffaello, che studiava le rovine “per molti lochi pieni de sterpi inculti e quasi inaxessibili”. La morte precoce del grandissimo artista (6 aprile 1520), del cui lavoro sul testo resta traccia in un manoscritto di Monaco, spiega perché uno scritto così impegnativo rimase incompiuto.

Baldassarre Castiglione ritratto da Raffaello: l’opera è conservata al Louvre di Parigi (foto da Skira)
Ma quale fu la parte di Raffaello e quale il ruolo del Castiglione? Perché tante correzioni e varianti nei manoscritti? Si può identificare il gioco delle parti fra i due co-autori? A chi spetta l’idea di ricostruire in disegno Roma antica e di tutelarne i monumenti? Al Papa, a Raffaello o a Castiglione? Della Lettera non esiste “il” testo in forma compiuta, ma varie stesure successive: Raffaello tra gli sterpi ne propone una nuova edizione fondata su un attentissimo esame paleografico e filologico. Il lettore troverà in questo libro non solo il testo critico dei due principali manoscritti ma anche un confronto sinottico e genetico, che evidenzia la stratificazione di bozze, correzioni, versioni alternative, individuando in parallelo sia la stesura del Castiglione sia la forma testuale su cui Raffaello lavorò negli ultimi mesi di vita. Il saggio di apertura affronta questi temi alla luce di un’accurata ponderazione delle circostanze documentarie e della storia culturale e istituzionale: le rovine, le raccolte di antichità, i provvedimenti di salvaguardia (prima e dopo il 1519-20) dei Papi e del Comune. Ne riusciranno illuminati lo scenario culturale della Roma di Leone X, lo sguardo di Raffaello su Roma antica, il suo rapporto con Castiglione, l’audace progetto che prese forma negli ultimi mesi di vita dell’artista, e infine l’eredità intellettuale che questa lettera non spedita lasciò alle generazioni successive, e fino a noi.
Roma. La presentazione del libro di Luigi Malnati “La passione e la polvere” apre il ciclo di conferenze “The Clash. Libri e discussioni sul Patrimonio Culturale” dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte (INASA) in presenza con Green Pass e on line su Zoom

È stato intitolato “The Clash. Libri e discussioni sul Patrimonio Culturale”, è il nuovo ciclo di conferenze proposto dall’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte (INASA) a Roma, fondato da Corrado Ricci insieme a Benedetto Croce, che opera dal 1918 per il progresso degli studi nel campo dell’archeologia e della storia dell’arte e per la promozione della tutela del patrimonio storico e artistico. Il primo incontro è in programma martedì 9 novembre 2021, alle 16.30, in presenza (con Green Pass e mascherina obbligatoria) nella sede di piazza San Marco 49 (II piano, Sala Conferenze) a Roma, oppure on line sulla piattaforma Zoom (https://us02web.zoom.us/j/87886004049?pwd=eWRXNDEzdll5MnFhd2tBQXRDVWdmQT09 ID riunione: 878 8600 4049, Passcode: 294424). Protagonista è l’archeologo Luigi Malnati che presenta il suo libro “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai giorni nostri” (La Nave di Teseo). Intervengono l’archeologa Stefania Quilici Gigli, già dirigente di ricerca del Cnr; l’archeologo Pietro Giovanni Guzzo accademico dei Lincei; il giornalista Fabio Isman, esperto in beni culturali; la scrittrice Angela Vecchione, finalista al premio Strega. Moderano l’archeologo Alessio De Cristofaro della soprintendenza speciale di Roma e l’archeologo Massimo Pomponi di Inasa.

La copertina del libro “La passione e la polvere” di Luigi Malnati (edizioni La Nave di Teseo)
La passione e la polvere. L’archeologia è fango, polvere, cemento, baracche prefabbricate in lamiera, bagni mobili, panini consumati in fretta. E l’emozione della scoperta. In una parola: l’archeologia. Declinata attraverso il suo sviluppo e la sua evoluzione in 250 anni di scavi in Italia, e l’esperienza personale di 40 anni di attività in prima linea dell’archeologo Luigi Malnati, autore di “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai nostri giorni”, edito da La Nave di Teseo, con l’introduzione di Vittorio Sgarbi (vedi Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai nostri giorni” di Luigi Malnati, per 40 anni in prima linea come archeologo e soprintendente: è il racconto di un mondo tanto affascinante quanto ancora poco conosciuto, con le parole di un testimone diretto | archeologiavocidalpassato).
VIII rassegna del documentario e della comunicazione archeologica. Nella serata finale, un susseguirsi di emozioni, assegnato il premio Archeovisiva per il miglior film a “Pastori nella grotta” di Anthony Grieco. A Isman il premio “Antonino Di Vita”; e “Il mito del labirinto” il film più gradito al pubblico
Emozioni. Un susseguirsi di emozioni ha caratterizzato la serata finale dell’VIII rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct). Prima nel rivedere Piero Angela che nel 1987 introduce il film fuori concorso di Lucio Rosa (il regista, presente in sala è stato a lungo applaudito) “Babinga, piccoli uomini della foresta” che a trent’anni di distanza dalla sua presentazione diventa un documento-testimonianza eccezionale di una popolazione, i pigmei, in estinzione. Poi nell’immedesimarsi nei personaggi del film “La voce del corpo” di Luca Vullo, docu-fiction del 2012 ispirata alla leggenda del re straniero che si interrogava sulle capacità dei siciliani nel cimentarsi in lunghi discorsi, senza proferire parola: un caleidoscopio di gesti, situazioni, atteggiamenti che diventano una carrellata di involontarie gag talora esilaranti. E infine nel seguire i protagonisti della breve ma intensa cerimonia di premiazione, con la consegna dei tre riconoscimenti in concorso.

Il documentarista Jay Cavallaro consegna il premio Archeovisiva per il miglior film a Donato Laborante, testimonial del film “Pastori nella grotta” (Foto Graziano Tavan)
Miglior film della rassegna è stato “Shepherds in the cave / Pastori nella grotta” di Anthony Grieco (Canada, 2016; 84’) che si è aggiudicato il premio “Archeovisiva” per il miglior film, novità dell’edizione 2018, selezionato dalla giuria internazionale di qualità, rappresentata in sala dal documentarista e fotografo Jay Cavallaro. Il regista con un videomessaggio da Vancouver (Canada) ha ringraziato per il gradito premio a un film che per la prima volta è stato presentato a un festival. A ritirare il premio, visibilmente emozionato, Donato Laborante, poeta-cantastorie, testimonial del film. “In questo film”, si legge nella motivazione della giuria internazionale, “i protagonisti sono loro, gli abitanti nuovi e vecchi di questo territorio. Pastori, allevatori, migranti giunti da lontano; ma anche restauratori, archeologi e antropologi, intenzionati a recuperare e valorizzare i segni tangibili di questa memoria, dando vita ad una collaborazione sinergica che non ha confini di luogo, né di ruolo. Nel raccontare il progetto portato avanti con passione da Tonio Creanza, Anthony Grieco, regista canadese dalle origini italiane, si rivela un raffinato direttore d’orchestra, in grado di calibrare con efficacia e sensibilità le tante diverse voci che animano la sua opera”.

La consegna del premio Archeoclub: da sinistra, Alessandra Cilio, Concetta Caruso, Giacomo Caruso, Lorenzo Daniele (Foto Graziano Tavan)
Il premio Archeoclub d’Italia assegnato al film più votato dal pubblico nei quattro giorni di proiezioni è andato a “Le mythe du Labyrinth / Il mito del Labirinto” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia (Francia, 2018; 26’). Tra il 1400 e il 1300 a.C., fiorì a Creta la raffinata civiltà minoica. I Minoici furono i primi, nella cultura europea, ad adoperare la lingua scritta. Hanno dato prova del loro alto livello artistico attraverso raffinati affreschi e sculture. Hanno costruito edifici sontuosi, la cui complessità ha a lungo affascinato gli archeologi. Oggi, grazie agli scavi condotti a Cnosso, Festo e Sissi, combinati alla ricerca matematica, gli archeologi hanno sviluppato nuovi metodi per comprendere l’architettura di questi edifici. I risultati mettono in discussione il nostro sapere relativo a una civiltà che pensavamo di conoscere bene. A consegnare il premio, alla presenza di Giacomo Caruso, presidente dell’Archeoclub di Licodia Eubea, è stata la giovane archeologa Concetta Caruso, tirocinante dell’università di Catania alla rassegna, e presidente dell’Archeoclub di Palazzolo Acreide, rinato solo un anno fa, nel 2017, di cui ha illustrato l’intensa attività dei primi dodici mesi di vita.

La consegna del premio Antonino Di Vita: da sinistra, Alessandra Cilio, Fabio Isman, Maria Antonietta Rizzo Di Vita, Santo Paolo Guccione, Lorenzo Daniele, Giacomo Caruso (foto Graziano Tavan)
Il premio “Antonino Di Vita”, un scultura realizzata dall’artista Santo Paolo Guccione, è stato conferito al giornalista e scrittore Fabio Isman, per il suo impegno professionale nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico, da Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e Antichità Italiche all’università di Macerata. “Impegnato da oltre trent’anni come giornalista d’inchiesta, prima in ambito politico, con importanti lavori sulle figure del terrorismo”, ha spiegato Maria Antonietta Rizzo Di Vita, “Fabio Isman a partire dagli anni Novanta si dedica attivamente alle tematiche relative al patrimonio culturale, ed in particolare alle inchieste sul trafugamento, smembramento e dispersione nel mondo delle opere storico-artistiche e archeologiche italiane. L’accuratezza del suo metodo di ricerca ha dato vita a numerose pubblicazioni di importanza fondamentale per la lotta alle archeomafie e ai fenomeni di commercio illegale di opere d’arte nel mondo. La sua opera punta a informare e sensibilizzare le più diverse tipologie di pubblico. Di più, forse: a scuoterne le coscienze. Lo fa con acume e precisione, nonché con un’ironia sferzante che trasforma le sue inchieste in racconti di immediata efficacia”.
Al via a Licodia Eubea (Ct) l’VIII Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica: 24 film; incontri con archeologi, divulgatori, registi; due mostre; un seminario-workshop sulla comunicazione archeologica. La memoria è il leitmotiv dell’edizione 2018

La locandina dell’VIII rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct)
L’attesa è finita. Licodia Eubea (Ct) è pronta ad aprire al “cinema dell’Antico” con l’VIII edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica, organizzata dal 18 al 21 ottobre 2018 dall’associazione culturale ArcheoVisiva in collaborazione con Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto”. Ben 24 film in programma, di cui 20 in concorso: lavori di recente produzione, di respiro internazionale: Italia, Francia, Portogallo, Polonia, Spagna, Croazia, Turchia, Libia, Nuova Zelanda, Canada. “È un pezzo di mondo, quello che viene raccontato attraverso i documentari”, sintetizzano i direttori artistici, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele: “ciascuno racconta, con rigore scientifico e grande personalità, il modo in cui l’uomo decide di ricordare o dimenticare il suo passato e le rovine che lo rappresentano, ma anche gli uomini e le donne che hanno contribuito a rivelarlo, a volte celebrati come Sir Arthur Evans, scopritore del mitico palazzo di Minosse a Knosso, altre volte precipitati in un pesante oblio, come l’archeologa preistorica trentina Pia Laviosa Zambotti, morta suicida negli anni Sessanta”.
La memoria è il leitmotiv dell’VIII edizione della Rassegna: “Un tema complesso e attuale”, spiegano Cilio e Daniele, “a caratterizzare tanto le opere in concorso quanto gli incontri, le mostre e tutti gli eventi collaterali in programma. Memoria dell’Antico, ma anche memoria di chi l’Antico lo ha indagato e che, per ragioni storiche o sociali, è stato a lungo dimenticato. Memoria di luoghi, fatti e tradizioni: memoria come identità di una comunità. Ma anche negazione di memoria, laddove il patrimonio culturale venga violato, infranto, distrutto. E responsabili non sono solo coloro che alimentano i grandi conflitti mondiali, ma anche quanti semplicemente dimenticano, in un’epoca proiettata al domani, che fagocita e non assimila. Seguendo questo filo rosso, abbiamo selezionato 24 documentari italiani e stranieri: ciascuno affronta, con grande personalità e altrettanto rigore scientifico, questa vasta tematica. Ancora una volta il cinema si rivela specchio del nostro tempo e mezzo privilegiato per leggere i temi, le speranze, le tensioni che animano la nostra società. Le opere abbracciano epoche comprese tra la Preistoria e l’età contemporanea; narrano un caleidoscopio di storie ambientate in diverse parti del mondo, dalla Murgia al Veneto, dalla Polonia al Portogallo, dalla Turchia al Kurdistan, dall’Africa subsahariana alla Nuova Zelanda”.
Anche quest’anno il pubblico ha la possibilità di confrontarsi direttamente con i protagonisti della ricerca archeologica, i divulgatori, i registi e gli sceneggiatori che si spendono nel campo della comunicazione del mondo antico. E quest’anno, i nomi degli ospiti sono di tutto rispetto. A conversare con il pubblico del festival, nel pomeriggio di venerdì 19 ottobre, ci sarà l’archeologa Serena Raffiotta, con un intervento dal titolo: “Heritage: Patrimonio è Eredità. Tutelare il patrimonio culturale per salvare un’identità”. Il pomeriggio di sabato 20 ottobre, invece, sarà dedicato a uno dei giornalisti più impegnati a livello internazionale nella lotta al saccheggio del patrimonio storico-artistico, Fabio Isman, che presenterà (per la prima volta in Sicilia) il recente volume “L’Italia dell’arte venduta. Collezioni disperse, capolavori fuggiti”.
Ma le novità di questa nuova edizione del festival non finiscono qui. Oltre al consueto appuntamento dedicato alla didattica e ai cartoon per giovanissimi all’interno della sessione “Ragazzi e Archeologia” e alla “Finestra sul documentario siciliano”, la manifestazione si arricchisce di un workshop dedicato alla comunicazione del patrimonio culturale attraverso i media di ultima generazione. Il workshop “Scava, scarriola, comunica! Quando l’archeologia (si) racconta”, tenuto dall’archeo-blogger Antonia Falcone e dal giornalista Graziano Tavan, in programma la mattina del 20 ottobre, punta ad essere una “palestra formativa” aperta a studenti universitari, giornalisti e operatori museali, per i quali la padronanza di strumenti e strategie comunicative nell’ambito dei beni culturali rappresenta oggi un requisito fondamentale. Il workshop è gratuito e aperto a tutti; registrarsi è possibile, attraverso la piattaforma Eventbrite.it.
A far da cornice al festival, ben due mostre fotografiche: la prima, “Libia. Antiche Architetture Berbere” del fotografo e regista veneziano Lucio Rosa, dedicata ad un frammento d’Africa sempre più fragile e sgretolato; la seconda, “1915-1918. Licodia Eubea e i suoi figli nella Grande Guerra”, organizzata e allestita dall’infaticabile sezione locale dell’Archeoclub d’Italia. Durante i giorni del Festival, la mostra di Lucio Rosa sarà visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, con la proiezione, a ciclo continuo, dei film “Il segno sulla pietra”, “Libia is near”, “Fabrizio Mori, un ricordo”. “Libia. Antiche Architetture Berbere”. E poi, a far da intermezzo tra il pomeriggio e la sera, gli aperitivi con visita guidata alle sale espositive del museo archeologico “Antonino Di Vita” e di quello etnografico “P. Angelo Matteo Coniglione”, a base di prodotti tipici della tradizione enogastronomica licodiana. E le escursioni alla scoperta del centro storico e dell’hinterland di Licodia Eubea, location di questo festival ma, al tempo stesso, scrigno ricco di autentici gioielli architettonici e storico-artistici.
A chiudere l’edizione 2018 della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica sarà la premiazione del film più votato dal pubblico (Premio “Archeoclub d’Italia”) e del film ritenuto migliore da una giuria internazionale di qualità (Premio “ArcheoVisiva”: una delle novità di quest’anno), assieme al Premio “Antonino Di Vita”, conferito a chi abbia speso la propria carriera nella promozione della conoscenza del patrimonio culturale. “Ancora una volta, dunque, aggiungiamo tessere al mosaico, per incrementare la qualità dell’offerta culturale di questa manifestazione – conclude la Cilio –. Lo facciamo perché continuiamo a credere nel progetto, il cui obiettivo non è solo svelare la bellezza del cinema archeologico, ma anche di fare sistema, coinvolgendo autori, produttori, festival, pubblico e istituzioni. E, un anno dopo, siamo felici di constatare che a crederci siamo sempre di più”.

Il film “Mésopotamie, une civilisation oubliée / Mesopotamia, una civiltà dimenticata” di Yann Coquart
Il programma. Giovedì 18 ottobre 2018. L’apertura del festival alle 17, all’interno della suggestiva chiesa sconsacrata di S. Benedetto e S. Chiara, presso piazza Stefania Noce, in pieno centro storico, con gli interventi di Giacomo Caruso, presidente Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea; Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici del Festival; Giovanni Verga, sindaco di Licodia Eubea; Rosalba Panvini, soprintendente BB.CC.AA. di Catania. Alle 17.30, per “Cinema e archeologia” i film “Az, Branko pridivkom Fučić / Nome Branko, cognome Fučić” di Bernardin Modrić (Croazia, 2016, 36’); “L’antico teatro di Herculaneum” di Raffaele Gentiluomo (Italia, 2014, 8’); “Mésopotamie, une civilisation oubliée / Mesopotamia. Una civiltà dimenticata” di Yann Coquart, Luis Miranda (Francia, 2017, 52’); “Le mythe du Labyrinth / Il mito del Labirinto” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia (Francia, 2018, 26’). Alle 19.30, per “Incontri di archeologia”, inaugurazione della mostra fotografica “Libia. Antiche Architetture Berbere”. Interviene: Lucio Rosa, regista e fotografo. Alle 19.45, per “Aperitivo al museo”, visita guidata all’interno del museo etnoantropologico “P. Angelo Matteo Coniglione”, con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21, per “Cinema ed etnoantropologia”, il film “C’era una volta la terra” di Ilaria Jovine e Roberto Mariotti (Italia, 2018, 73’).
Venerdì 19 ottobre 2018. Si comincia al mattino, alle 10.30, con “Ragazzi e archeologia”, sezione dedicata a film d’animazione, docufiction e attività didattiche pensate per il pubblico più giovane, condotte dall’archeologa Elena Piccolo. Alle 17.30, apre la sezione “Cinema e archeologia” con i film “Fortificaciones, poblados y pizarras. La Raya en los inicios del Medievo / Fortificazioni, palizzate e ardesia. La Raya all’inizio del Medioevo” di Pablo Moreno Hernández (Spagna, 2018, 11’); “Bajo la duna / Sotto la sabbia” di Domingo Mancheño Sagrario (Spagna, 2016, 50’). Alle 18.30, per “Incontri di archeologia”, interviene l’archeologa Serena Raffiotta su “Heritage: Patrimonio è Eredità. Tutelare il patrimonio culturale per salvaguardare un‘identità”. Segue il film “Pia Laviosa Zambotti. Storia di un’archeologa ritrovata” di Elena Negriolli (Italia, 2017, 42’). Alle 19.45, per “Aperitivo al museo”, visita guidata all’interno del museo etnoantropologico “P. Angelo Matteo Coniglione”, con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21, per “Cinema ed etnoantropologia” i film “Di cu semu. Reportage su rituali e sopravvivenze popolari” di Salvatore Russo, Giuppy Uccello (Italia, 2018, 24’); “Maria vola via” di Michele Sammarco (Italia, 2017, 16’).
Sabato 20 ottobre 2018. Si comincia al mattino alle 11. Per “Archeologia e comunicazione” il seminario e workshop “Scava, scarriola, comunica! Quando l’archeologia (si) racconta” sulla comunicazione dell’Antico attraverso media tradizionali e di ultima generazione. Intervengono: Antonia Falcone, archeologa e blogger, e Graziano Tavan, giornalista e blogger. Alle 17, per “Cinema e archeologia” i film “W poszukiwaniu średniowiecza / Alla ricerca dei secoli bui” di Jakub Stępnik (Polonia, 2017, 8’); “Shepherds in the cave / Pastori nella grotta” di Anthony Grieco (Canada-Italia, 2016, 84’). Alle 18.30, per “Incontri di archeologia”, interviene il giornalista e scrittore Fabio Isman su “L‘Italia dell‘Arte venduta”. Segue il film “Artquake” di Andrea Calderone (Italia, 2017, 60’). Alle 20, per “Aperitivo al museo” visita guidata all’interno del museo Civico “Antonino Di Vita” con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21.30, per “Cinema e archeologia” i film “Living Amid the Ruins / Vivere tra le rovine” di Işılay Gürsu (Turchia, 2017, 13’); “Peau d’Ame / Pelle d’anima” di Pierre-Oscar Lévy (Francia, 2017, 100’).

La consegna del premio “Antonino Di Vita” 2017: da sinistra, i direttori artistici Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, e Francesca Spatafora con Maria Antonietta Rizzo
Domenica 21 ottobre 2018. Si inizia alle 17, per “Cinema e archeologia” i film “Il viaggiatore del Nord” di Alessandro Stevanon (Italia, 2016, 8’); “Meet Peter / Incontriamo Peter” di Gemma Duncan (Zuona Zelanda, 2017, 14’); “Bobadela Romana. Splendidissima Civitas” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2017, 20’); fuori concorso “Babinga, piccoli uomini della foresta” di Lucio Rosa (Italia, 1987, 26’). Alle 18.30, per “Finestra sul documentario siciliano” interviene il critico di Filmstudio Renato Scatà su “Quattro strani casi di cinema in Sicilia” con il film fuori concorso “La voce del corpo” di Luca Vullo (Italia, 2012, 30’). Alle 20, cerimonia di premiazione. Concetta Caruso, presidente Archeoclub d’Italia di Palazzolo Acreide, consegna il premio Archeoclub d’Italia al film più votato dal pubblico; Jay Cavallaro, documentarista e fotografo, a nome della giuria di qualità consegna il premio ArcheoVisiva al miglior film selezionato; Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e antichità italiche all’università di Macerata, consegna il premio Antonino Di Vita -un’opera dell’artista Santo Paolo Guccione, a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico.
Sabato 29 ottobre 2022 è il Barnabei Day. Per un’intera giornata il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma sarà a ingresso eccezionalmente gratuito con un ricco programma di iniziative dedicate a Felice Barnabei nel giorno del centenario della sua morte. Sono infatti trascorsi 100 anni dalla scomparsa di Felice Barnabei. Non è solo il fondatore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ma un pezzo di storia del nostro Paese, testimone e protagonista della piena affermazione dell’archeologia come disciplina storica, un pioniere del concetto di valorizzazione e uno dei più strenui propugnatori e difensori dei principi giuridici che ancora oggi tutelano il patrimonio culturale in Italia e sono diventati un modello a livello internazionale.
Il BARNABEI Day sarà animato da un ricco programma di iniziative culturali come visite guidate e laboratori didattici, presentazioni, proiezioni, dibattiti e, per concludere, un’apertura serale straordinaria fino alle 23, tutto ad ingresso gratuito. Rendiamo omaggio al fondatore con un video-racconto dedicato alla sua memoria che sarà proiettato alle 9 in Sala Fortuna, con visite guidate tematiche (alle 11, 12, 20.30, 21.30) a cura delle archeologhe del Museo e l’intervento delle restauratrici che racconteranno le tecniche utilizzate durante il restauro del tempio di Alatri. Spazio ai bambini con il laboratorio didattico delle 16 “Etruschi in vetrina: allestiamo insieme una ETRUteca” per ricordare il ruolo di Barnabei nel recupero dei manufatti e nel primo allestimento del Museo.














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