Archivio tag | Ernesto Schiaparelli

Il Museo Egizio di Torino dedica la sala di Deir el Medina al giovane ricercatore Giulio Regeni, ucciso in Egitto

La sala n° 6 nel nuovo percorso del museo Egizio di Torino con i reperti provenienti da Deir el Medina

La sala n° 6 nel nuovo percorso del museo Egizio di Torino con i reperti provenienti da Deir el Medina

Nel nuovo percorso del museo Egizio di Torino la sala n° 6 al primo piano è dedicata ai reperti provenienti dal villaggio di Deir el Medina, abitato dagli artigiani che realizzarono le tombe della Valle dei Re, reperti che hanno permesso di ricostruire la vita quotidiana del tempo, e che costituiscono uno dei nuclei più importanti dell’istituzione piemontese. Fu proprio Ernesto Schiaparelli, diventato nel 1887 direttore del museo Egizio di Torino, a organizzare e guidare la Missione archeologica italiana in alcune campagne di scavo a Deir el Medina (1905-1906 e 1909), dove fece alcuni tra i più importanti rinvenimenti, tra cui la tomba del pittore Maia (presente oggi nella sala 6) e la sepoltura intatta dell’architetto Kha e di sua moglie Merit, cui è dedicata tutta la sala 7.

Una vetrina con alcuni preziosi ostraka provenienti da Deir el Medina

Una vetrina con alcuni preziosi ostraka provenienti da Deir el Medina

Il ricercatore Giulio Regeni ucciso al Cairo

Il ricercatore Giulio Regeni ucciso al Cairo

Perché oggi si parla proprio di questa sala del museo Egizio? Perché la Fondazione museo delle Antichità egizie di Torino ha deciso di dedicare la sala storica di Deir el Medina a Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto. Una scelta non casuale dal momento che Regeni in Egitto si occupava in particolare dei sindacati del Paese. Tra i 245 reperti che ospita, testimonianza delle professioni artigiane e operaie nell’Egitto dal XVI al XI a.C., c’è infatti anche il papiro relativo al primo sciopero avvenuto nel 29° anno di regno di Ramses III da parte delle maestranze non pagate del villaggio omonimo. “La memoria di Giulio dovrà essere mantenuta viva attraverso lo studio, la tolleranza e la convinzione che solo attraverso la reciproca comprensione tra fedi, culture e ideali diversi si possa produrre un mondo migliore”, spiegano al museo Egizio di Torino. Che esprime alla famiglia del giovane studioso italiano “le più sincere condoglianze” e “l’affetto di tutti i suoi curatori”, da anni impegnati in “rapporti di studio, collaborazione e scambio culturale coi colleghi egiziani”.

“Stanotte al museo Egizio” di Torino: il 28 maggio su Rai1 in prima serata Alberto Angela porta il telespettatore “in intimità” tra statue di divinità, sarcofagi, monili, utensili della vita quotidiana, papiri, geroglifici quando l’ultimo visitatore ha lasciato le sale

La magica atmosfera dello statuario del museo Egizio di Torino protagonista di "Stanotte al museo Egizio" su Rai1

La magica atmosfera dello statuario del museo Egizio di Torino protagonista di “Stanotte al museo Egizio” su Rai1

Alberto Angela durante le riprese di "Stanotte al museo Egizio" di Torino

Alberto Angela durante le riprese di “Stanotte al museo Egizio” di Torino

Avete mai pensato di trascorrere un’intera notte al museo, con le sale sgombre da turisti e da curiosi, solo in compagnia di faraoni, sfingi e mummie? Giovedì 28 maggio sera sarà possibile grazie a “Stanotte al Museo Egizio”, una serata ‘speciale’ in onda su Rai1, alle 21.15. Custode d’eccezione Alberto Angela, che accompagnerà gli spettatori all’interno del museo Egizio di Torino, dove i capolavori dell’antico Egitto si lasceranno ammirare “in intimità” dal pubblico. “Siamo arrivati al porto di destinazione. È stata una lunga traversata, per vent’anni abbiamo filmato di notte nei più importanti musei del mondo”, afferma Angela. “Il museo cambia volto di notte, nel silenzio ci sei solo tu e l’opera che ti guarda. È una sensazione straordinaria, un’atmosfera molto particolare da regalare a chi sta a casa, il programma si basa su questa formula. Immaginate: uscito l’ultimo visitatore il direttore vi consegna le chiavi del museo che è ‘vostro’ per tutta la notte, fino all’alba. Solo voi e i capolavori della genialità dell’uomo nei secoli”. Le prime scene del programma non possono che richiamare alla memoria “Notte al museo”, il film con Ben Stiller e Robin Williams ambientato al museo di Storia naturale di New York. Solo che il museo in questione è quello Egizio di Torino, “riaperto” lo scorso 1° aprile dopo un totale rifacimento-restauro. Il programma di Alberto Angela è una sorta di cronaca di una visita notturna nelle diverse sale insieme alle testimonianze filmate di alcuni italiani eccellenti che aiuteranno gli spettatori a comprendere meglio la civiltà egizia come il navigatore Giovanni Soldini (che parlerà delle imbarcazioni degli Egizi), il matematico Piergiorgio Odifreddi (che racconterà la nascita della matematica e della geometria), il maestro Riccardo Muti (che racconterà la storia dell’Aida) e l’oncologo Umberto Veronesi che suggerirà come invecchiare nel modo migliore. Tra gli ospiti d’eccezione anche Alessio Boni, nelle vesti di “vigilante speciale” del museo.

La rappresentazione di Aida per la trasmissione "Stanotte al museo Egizio" di Alberto Angela

La rappresentazione di Aida per la trasmissione “Stanotte al museo Egizio” di Alberto Angela

È notte, nelle grandi sale del museo Egizio di Torino non c’è nessun visitatore, tutto è avvolto in un silenzio suggestivo e irreale, e al centro della scena loro: statue di divinità, sarcofagi, monili, utensili della vita quotidiana, papiri, geroglifici. Proprio quando la giornata sembra finita, inizia la magia. Angela ci porterà alla scoperta delle meraviglie di una civiltà antica che ha segnato l’inizio della storia, permettendo al pubblico di compiere un vero e proprio viaggio indietro nel tempo di oltre 3000 anni. Ad accompagnare la notte saranno le note dell’Aida di Giuseppe Verdi, rielaborate per un quintetto di giovani musicisti, che risuoneranno nelle sale del museo risvegliando antiche sonorità, ambienti arcaici, imitando l’opera lirica nelle sue ambientazioni “egizie”. “Il pubblico da casa – spiega Angela – potrà così soffermarsi nella Galleria dei Re, davanti alle imponenti statue dei Faraoni che incutono timore e rispetto, avere modo di vedere nel dettaglio tutto quello che era contenuto nella tomba – una delle poche rimaste intatte – dell’architetto Kha e di sua moglie Merit. Ci faremo un’idea di quella che era la vita quotidiana degli Egizi, dal momento che la morte secondo la loro concezione era soltanto un passaggio a un’altra dimensione e perciò occorreva portarsi appresso nella tomba tutto ciò che poteva servire nell’aldilà”.

L'ostrakon con la danzatrice dipinta, uno dei pezzi più famosi conservati al museo Egizio di Torino

L’ostrakon con la danzatrice dipinta, uno dei pezzi più famosi conservati al museo Egizio di Torino

Alberto Angela col direttore Christian Greco durante le riprese

Alberto Angela col direttore Christian Greco durante le riprese al museo Egizio di Torino

Girato nell’arco di un mese, dalle 21 alle 5 del mattino all’interno del Museo Egizio di Torino, il più importante al mondo dopo quello del Cairo, il programma si annuncia come il primo tassello di un progetto più ampio: “Stanotte al Museo Egizio non resterà un progetto isolato, ma rappresenta il primo passo, l’inizio di una lunga serie, un programma che deve proseguire”, sottolinea Giancarlo Leone, direttore di Rai1. “Abbiamo già delle idee, come i musei Vaticani e la Galleria degli Uffizi, vorremmo renderlo un appuntamento stabile”. Con la complicità del direttore del museo Christian Greco, e un gruppo di ricercatori al lavoro anche di notte, si potranno osservare, in un laboratorio che ricorda quelli della polizia scientifica, particolari inconsueti della vita quotidiana degli Egizi, come le parrucche, le vesti pieghettate, i sandali infradito, il trucco per il viso e per gli occhi e soprattutto gioielli e amuleti. Sarà inoltre possibile leggere i papiri che hanno affascinato Jean François Champollion, di cui i telespettatori vedranno l’ombra nel museo e ascolteranno le impressioni sulle collezioni torinesi. Grazie alla collaborazione del direttore e degli Allievi del Teatro Stabile di Torino, sarà anche possibile incontrare l’archeologo Schiaparelli, la regina Nefertari, e una giovane acrobata che farà rivivere il salto di una danzatrice immortalato su uno dei reperti più famosi del museo Egizio, da un anonimo artista.

Il 1° aprile apre a Torino il Museo Egizio: inaugurazione con ingresso gratuito. Anteprima il 31 marzo per egittologi e autorità. Nuovo logo: un geroglifico simbolo dell’acqua (VIDEO). I progettisti illustrano il nuovo allestimento

Il monumentale ingresso del Museo Egizio in via Accademia delle Scienze a Torino

Il monumentale ingresso del Museo Egizio in via Accademia delle Scienze a Torino

Una versione del nuovo logo del Museo Egizio

Una versione del nuovo logo del Museo Egizio

La gigantesca clessidra, alta 3 metri e mezzo, che dall’autunno scorso troneggia in piazza San Carlo nel cuore di Torino, ha quasi esaurito il suo compito:  dei 400 chili di mais e 200 chili di sabbia è rimasto ben poco, giusto i granelli che scandiranno il tempo che manca fino all’attesa inaugurazione del nuovo Museo Egizio di Torino che da quel momento sarà il Museo Egizio, e basta. Perché non teme confronti né di essere confuso con altre analoghe istituzioni. Il conto alla rovescia è dunque ormai ai colpi finali.  Il 1° aprile 2015 riapre al pubblico il Museo Egizio, e sarà una riapertura speciale. Il pubblico quel giorno entrerà gratis (nella hall ipogea e nelle sale saranno presenti dei box per la raccolta di fondi – l’offerta è libera – da destinare alla Fondazione Piemontese per la ricerca sul cancro, Istituto di Candiolo), per festeggiare il raddoppio del percorso museale e il riallestimento delle collezioni (orario: 9-24, con ultimo ingresso alle 23). Attenzione: per ottimizzare l’aspetto organizzativo gli ingressi saranno suddivisi in fasce orarie, una ogni trenta minuti. Per evitare la formazione di lunghe attese all’ingresso, sarà disponibile un sistema di prenotazione online (sito www.egizio1aprile.it).  E poi l’apertura coinciderà con lo sbarco in grande stile di un nuovo logo, concepito da Ico Migliore e Mara Servetto dello studio Migliore+Servetto Architects: un antico segno geroglifico ritmato e continuo, simbolo dell’acqua, diventa il nuovo logo dell’Egizio. Accanto al simbolo, che disposto in verticale e in orizzontale si trasforma nelle iniziali del museo di via Accademia delle Scienze, una “M” e una “E”, compare il nome, tracciato nello storico carattere Bodoni: ma senza più, accanto, la scritta “Torino”.

 

Il logo del Museo Egizio di Torino

Il logo del Museo Egizio di Torino

Sul trailer promozionale del nuovo logo la lente esplora velocemente i geroglifici. Poi si ferma, ingrandisce il geroglifico scelto, un’unica linea che fluisce, leggibile sia in verticale sia in orizzontale; un segno forte, quasi un graffito: è l’antico simbolo dell’acqua, legato al Nilo in Egitto e al Po a Torino, “due fiumi che si ritrovano” spiega l’architetto Ico Migliore che, insieme a Mara Servetto, ha studiato la nuova immagine del museo. “L’idea era quella di non essere allegorici: la qualità del Museo Egizio sta all’interno del museo stesso, non di un segno. Inoltre, abbiamo puntato su un logo non statico ma in divenire, proprio come il nuovo allestimento”.  Al ritmo della linea poi si aggiunge il carattere Bodoni (disegnato alla fine del Settecento dal piemontese Giambattista Bodoni) per la dicitura del museo che rimanda a sua volta all’insegna storica presente ancora oggi sulla facciata del Museo. La nuova immagine che denota una forte identità e che può essere declinata in mille modi, con una cromia variegata (nero, blu, giallo, verde, rosso e azzurro) che rievoca i colori del paesaggio sul Nilo, è stata concepita – come si diceva – dagli architetti Ico Migliore e Mara Servetto e presentata da Christian Greco direttore del Museo ed Evelina Christillin presidente della Fondazione del Museo per le Antichità Egizie. “Un segno grafico di forte identità – continua Migliore – che racchiude significati e connessioni profonde, sia con la storia egizia sia con Torino e la storia del museo”.

La presentazione del logo del Museo Egizio con il direttore Christian Greco, la presidente Evelina Christillin, e l'ideatore Ico Migliore

La presentazione del logo del Museo Egizio con il direttore Christian Greco, la presidente Evelina Christillin, e l’ideatore Ico Migliore

Tante le novità. Dal giorno dell’inaugurazione, infatti, ogni visitatore riceverà una video guida, inclusa nel prezzo del biglietto (13 euro quello intero, 9 euro il ridotto), che permetterà di accedere a contenuti supplementari. Inoltre, il percorso museale, sviluppato su tre piani, presenterà diversi approfondimenti digitali per illustrare specifiche aree tematiche, con ricostruzioni 3D e mappe indicanti la provenienza dei reperti. “Ringrazio la soprintendenza per i Beni architettonici e culturali del Piemonte – interviene Greco – per quello che stiamo facendo insieme. Il museo racconterà se stesso, racconterà i suoi 200 anni. Non si chiamerà più Museo egizio di Torino, ma semplicemente Museo Egizio. Sarà un brand e non verrà più tradotto in nessuna lingua. Crediamo nella nuova identità”. Ed Evelina Christillin: “Il 31 marzo, cioè il giorno prima dell’inaugurazione ufficiale, il museo sarà visitato da un gruppo di egittologi provenienti da tutto il mondo, oltre a esponenti della comunità culturale museale italiana e a politici e autorità varie. Ci sarà il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ma non solo”. In serata, inoltre, a Torino si giocherà l’amichevole di calcio tra la nazionale italiana e quella inglese: “Ho parlato con Michele Uva, direttore della Federcalcio, e con il commissario tecnico Antonio Conte. Se proprio non si riuscirà a invitare le due squadre al completo, stiamo lavorando per avere due rappresentanze di entrambe le delegazioni”. Tra le sorprese della visita, anche i tre video realizzati con il Cnr che, partendo dalle fotografie storiche delle raccolte del museo, approderanno a ricostruzioni in 3D: “Saranno approfondimenti digitali inseriti nel percorso di visita che aiuteranno a ricostruire la “metastoria” del museo  –  riprende Greco  –  Nel caso della Tomba di Kha, per esempio, si partirà dall’immagine storica di Schiaparelli che nel 1906 scopre quel sito per arrivare alla ricostruzione con tecnologie attuali dei reperti, in tutto 540, che vi ha trovato”. Tra le novità previste dal direttore, anche i testi guida del museo, e l’audio delle guide consegnate all’ingresso (comprese nel prezzo del biglietto) in tre lingue, oltre all’italiano e all’inglese anche l’arabo: “Ci è sembrato un doveroso contributo ai luoghi in cui la civiltà egizia è nata e a Torino, città caratterizzata da tempo da una significativa immigrazione”.

Tavola con il progetto di allestimento del nuovo Museo Egizio a Torino con l'organizzazione degli spazi sui diversi piani

Tavola con il progetto di allestimento del nuovo Museo Egizio a Torino con l’organizzazione degli spazi sui diversi piani

Il progetto del raggruppamento Isolarchitetti (Icis srl, prof. arch. Carlo Aymonimo, prof. arch. Paolo Marconi e dall’arch. Gabriella Barbini), vincitore del bando di gara internazionale pubblicato a giugno 2007, prevede un profondo rinnovamento del Museo: dalla struttura architettonica interna ai servizi al pubblico, dai principi su cui si basa l’allestimento delle sale al numero e alla varietà degli oggetti esposti, per riportare uno dei gioielli dell’offerta culturale italiana in linea con gli standard richiesti a un museo d’avanguardia. Il progetto assegna al nuovo museo oltre 10mila mq di spazi nuovi e restaurati, oltre mille metri lineari di nuove vetrine ad alta tecnologia pronte a ospitare, esporre e valorizzare circa 6500 pezzi scelti tra gli oltre 26mila conservati dal Museo. Il disegno, seguendo le indicazioni della Fondazione, oltre a raddoppiare lo spazio del Museo risolve tutte le questioni fondamentali poste, tra le quali: i collegamenti verticali ed orizzontali;   gli accessi e la sintassi dei flussi; il recupero dell’immagine dell’edificio; la rifunzionalizzazione degli spazi esistenti e l’invenzione di nuove superfici per il Museo; il rapporto con l’Accademia delle Scienze e la Città; l’individuazione delle aree corrispondenti alle diverse e complesse funzioni e all’ottimizzazione delle loro relazioni di uso e gestione; l’impostazione di uno schema di allestimento che preserva e valorizza l’edificio, restituendo dignità, spettacolarità e, ove necessario, senso del sacro alla collezione; l’impiego di tecnologie integrate con l’allestimento per la conservazione dei reperti e la climatizzazione degli ambienti. “Il progetto – spiegano gli architetti – nasce anche dall’intuizione di liberare il piano terra dalle funzioni ad alta frequentazione, portare gli ospiti attraverso la manica Schiaparelli nel ventre del Museo e da lì accompagnarli, con un’esperienza emozionale e culturale, velocemente verso l’alto delle gallerie restaurate”. E continuano: “La gestione dei flussi e degli ingressi è un importante traguardo: ci sarà la possibilità di fare entrare le scolaresche da via Eleonora Duse, mentre i visitatori accederanno al Museo attraversando la spettacolare corte da via Accademia delle Scienze. Già dalla galleria attraverso la corte trasparente saranno anticipate al visitatore prospettive sulla collezione. Una grande sala ricavata all’interno manica Schiaparelli restaurata accoglierà i visitatori nel nuovo ingresso. Da qui con una rampa e con collegamenti verticali i visitatori saranno condotti alla nuova grande sala ipogea progettata sotto la corte. Questo nuovo spazio flessibile conterrà le aree destinate all’accoglienza (informazioni, biglietteria, bookshop, laboratori didattici, servizi). Poi un veloce collegamento verticale (ascensori e scale mobili) permetterà ai visitatori di salire al secondo piano ed entrare nella grande sala a tre livelli lunga sessanta metri dove inizia il percorso”.

Giochi di luci e ombre nell'allestimento del nuovo Museo Egizio a Torino

Giochi di luci e ombre nell’allestimento del nuovo Museo Egizio a Torino

Dagli ultimi piani i visitatori attraverseranno le sale e scenderanno verso il basso seguendo il percorso delle scale storiche dell’edificio, in questo modo si instaurerà un movimento circolare senza incroci di flussi pur conservando la possibilità di personalizzazione della visita. L’allestimento – anticipano i progettisti -, l’architettura e la tecnologia concorrono a rappresentare, mettere in scena, storia, cultura e fascino della civiltà egizia. Il disegno degli spazi è studiato per ottenere un sapiente allontanamento dalla città e dal presente. Il racconto dei reperti, la coralità delle collezioni finalmente esposte per intero, il lavoro di generazioni di archeologi sono accompagnati da profonde suggestioni sensoriali. Lo sguardo del visitatore è accompagnato dalla luce al buio e ancora alla luce in un movimento circolare. Lo spettatore, dagli spazi scuri e misteriosi della corte ipogea, viene portato alla luce che gradualmente cambia ai livelli superiori, e ancora alla penombra delle tombe in un percorso ciclico come la rotazione della notte sul giorno, della vita sulla morte, del silenzio sulla festa. Da sacri luoghi sotterranei alle sale, calde di colori e infinite come i deserti della storia, allo spazio verde dell’oasi di riposo: la scenografia in costante mutamento ci porta a sentire i luoghi per potere, dalla loro storia, trarne vantaggio. “L’allestimento permette, sempre con luce e trasparenza, la percezione del contesto architettonico di cui il museo è ospite, la visione d’insieme delle collezioni nella loro esposizione corale si alterna con la possibilità di uno studio attento e ravvicinato del singolo reperto, un Museo per la città che alla città regala squarci segreti attraverso la corte-piazza che, come fata Morgana, attira l’attenzione verso uno spazio reale e vivo”.

110 anni fa l’archeologo italiano Schiaparelli scoprì la più bella tomba della Valle delle Regine, la tomba di Nefertari, la Grande Sposa di Ramses II. Una mostra al museo Egizio del Cairo ricorda 110 anni di presenza italiana in Egitto

La regina Nefertari, la Grande Sposa di Ramese II, ritratta negli affreschi della sua tomba nella Valle delle Regine

La regina Nefertari, la Grande Sposa di Ramese II, ritratta nella sua tomba nella Valle delle Regine

La pianta della tomba di Nefertari a Tebe Ovest

La pianta della tomba di Nefertari a Tebe Ovest

“È uno dei monumenti più insigni della necropoli di Tebe che se non per ampiezza, certo per l’armonia delle sue parti e la squisitezza dell’arte, gareggia pur anco colle più belle tombe della Valle dei re”, avrebbe commentato la straordinaria scoperta della tomba della regina Nefertari l’archeologo italiano Ernesto Schiaparelli, direttore del museo Egizio di Torino dal 1894 fino alla sua morte nel 1928. Era il 1904. Schiaparelli a capo di una missione archeologica italiana scoprì nella Valle delle Regine, a Tebe Ovest, quella che probabilmente è la tomba più bella d’Egitto: la QV66, ovvero la tomba della celeberrima Nefertari, la Grande Sposa Reale di Ramses II (1279-1212), sovrano egizio della XIX dinastia, la quale – pur non avendo regnato in modo autonomo – fu una delle regine più influenti dell’Antico Egitto, a fianco di nomi come Hatshepsut, Tyi, Nefertiti e Cleopatra VII. Ramses II la innalzò alla condizione di divinità vivente attribuendole appellativi come: “la Divina”, “la più amata”, “la Signora del fascino”, “la dolce in amore”, “Madre e Signora del dio in vita”. Non a caso il nome Nefertari letteralmente significa “la più bella”, nome inoltre quasi sempre seguito dall’attributo Mery-en mut, “amata da Mut”, la divinità tebana, sposa di Ammone. Una volta entrato, Schiaparelli si rese subito conto che l’opera dei saccheggiatori aveva lasciato ben poco del corredo originario, ma la QV66 restava ed è un gioiello per la sua struttura architettonica, paragonabile a quelle che si trovano nella Valle dei Re, e, soprattutto, per il magnifico ciclo pittorico che abbellisce le pareti e il soffitto, uno dei più completi e significativi del nuovo regno.

Il moderno ingresso alla tomba di Nefertari nella Valle delle Regine

Il moderno ingresso alla tomba di Nefertari nella Valle delle Regine

Il manifesto della mostra fotografica "Nefertari 1904 - 2014" al museo Egizio del Cairo

Il manifesto della mostra fotografica “Nefertari 1904 – 2014” al museo Egizio del Cairo

Sono passati 110 anni da quella straordinaria scoperta che parla italiano come la targa che ancora oggi campeggia sopra il cancelletto d’ingresso della tomba in fondo alla breve scala di accesso a ricordare l’opera di Ernesto Schiaparelli. E un anniversario così importante come la scoperta della tomba della regina Nefertari non poteva passare sotto silenzio. Per questo l’ambasciata d’Italia e l’Istituto di Cultura italiano al Cairo, in collaborazione con il ministero delle Antichità egiziano, hanno deciso di promuovere la mostra fotografica “Nefertari 1904 – 2014”, che celebra i 110 anni di presenza italiana in Egitto. L’inaugurazione della mostra, sponsorizzata da Alex Bank, del Gruppo Intesa SanPaolo di Torino, e da Bcube logistica di Coniolo (Al), l’8 dicembre al museo Egizio di piazza Tahrir al Cairo, alla presenza dell’ambasciatore d’Italia, Maurizio Massari, e del ministro egiziano delle Antichità, Mamdouh Eldamaty, e sarà successivamente trasferita ad Alessandria e Luxor. “È uno straordinario esempio dell’impegno e della qualità del lavoro di archeologi e restauratori italiani”, sottolinea l’ambasciatore Massari, “e soprattutto la conferma del grande valore della presenza italiana nel settore archeologico egiziano, presenza ancora oggi rilevante, con 23 missioni attualmente operative in tutto l’Egitto”.

L'interno, completamente affrescato, della tomba di Nefertari, la QV66

L’interno, completamente affrescato, della tomba di Nefertari, la QV66

Una visione assonometrica della tomba di Nefertari scavata nella roccia

Una visione assonometrica della tomba di Nefertari scavata nella roccia nella Valle delle Regine

Questa vasta tomba scoperta nel 1904 dall’egittologo Ernesto Schiaparelli, purtroppo deturpata e saccheggiata al punto da essere priva della mummia (il sarcofago in granito rosa è stato trovato aperto e spezzato), è collocata nel versante settentrionale della Valle delle Regine e presenta una pianta molto articolata. È infatti diversa rispetto alle tombe di altre regine (solitamente più semplici e dotate solo di una camera funeraria), e si ispira piuttosto alle sepolture faraoniche della vicina Valle dei Re. Sulle pareti della seconda scala discendente, la decorazione è anche a rilievo. I dipinti raggiungono apici di qualità nell’ambito dell’arte funeraria egizia soprattutto per la ricchezza di colori (verde, blu egiziano, rosso, ocra gialla, bianco e nero) e di dettagli, mentre i temi e i contenuti rispettano le indicazioni contenute nel Libro dei Morti. Le immagini descrivono il viaggio di Nefertari verso l’Aldilà, durante il quale gioca a senet (gioco da tavolo, considerato uno degli antenati del backgammon), entra nel mondo sotterraneo dove incontra molte divinità tra le quali Osiride e Iside. Al termine del ciclo pittorico, Nefertari trionfa e si tramuta in Osiride (dio dei morti), con il conseguente, auspicato raggiungimento dell’immortalità e della pace eterna. All’interno della tomba furono ritrovati resti del sarcofago in granito rosa e pochi pezzi del corredo funerario: 34 ushabti, un frammento di bracciale d’oro, amuleti, cofanetti di legno dipinti e un paio di sandali in fibra intrecciata.

La regina Nefertari al cospetto di Osiride: affresco della tomba di Nefertari

La regina Nefertari al cospetto di Osiride: affresco della tomba di Nefertari

Il nome di Nefertari, che visse più di 3500 anni fa, sin dalla scoperta della sua tomba, è stato soffuso da un alone di mistero, forse per il grande amore che le portò il suo sposo Ramses II il quale non seppe consolarsi della perdita della sua regina che morì nel 1255 a.C., sulla quarantina. Di lei venne narrata, nelle numerose iscrizioni e raffigurazioni rinvenute, la straordinaria bellezza e grazia, tanto che alcuni studiosi arrivano persino a stabilirne la parentela con un’altra famosa regina – Nefertiti – asserendo che entrambe erano figlie di Ay, il penultimo faraone della XVIII dinastia. Dal momento delle nozze, Nefertari diventò la compagna inseparabile e senza rivali del re; tutte le testimonianze dimostrano che aveva un ruolo estremamente importante nel regno per la sua intelligenza, la determinazione e la volontà che le permisero di mantenere al fianco del faraone il controllo non solo delle faccende interne, ma anche di quelle internazionali e sacre. Il comportamento di Ramses II nei confronti di Nefertari fu veramente eccezionale: egli giunse a dedicarle un tempio ad Abu Simbel, raro privilegio per una regina, e le costruì la più bella tra le tombe della Valle delle Regine sulla riva del Nilo, di fronte a Luxor, riempendola di oggetti preziosi e facendola decorare con dipinti ispirati agli “incantesimi”, o ai testi sacri del “Libro dei Morti”, per garantirle l’accesso all’eternità.

L'egittologo Ernesto Schiaparelli scoprì la tomba di Nefertari nel 1904

L’egittologo Ernesto Schiaparelli scoprì la tomba di Nefertari nel 1904

Nonostante l’impegno profuso da Ramses II per assicurare l’immortalità di Nefertari, la tomba della sposa venne – come detto – saccheggiata già nell’antichità, tanto che al momento della scoperta, non fu rinvenuta la mummia della regina e si trovarono solo pochi degli oggetti del suo corredo funerario. Non solo, ma molte delle pitture murali andarono danneggiate in seguito alla precedente profanazione; e Schiaparelli stesso constatò che il processo di deterioramento era in atto da tempi antichi, degrado che subì un’accelerazione drammatica dopo l’apertura della tomba da parte dell’archeologo italiano.

Il ritratto di Nefertari prima e dopo i restauri curati da un'equipe di esperti italiani diretta da Laura e Paolo Mora

Il ritratto di Nefertari prima e dopo i restauri curati da un’equipe di esperti italiani diretta da Laura e Paolo Mora per conto del Getty Conservation Institute

Un momento dei delicati restauri del ciclo di affreschi della tomba di Nefertari durati per cinque anni

Un momento dei delicati restauri del ciclo di affreschi della tomba di Nefertari durati per cinque anni

Se italiana fu la sua scoperta, italiano è stato anche il salvataggio della preziosa tomba. Schiaparelli intervenne con un ottimo restauro sui dipinti delle pareti, ma nei decenni successivi l’impiego di cemento per nuovi restauri provocò seri danni. Data questa situazione la tomba non venne aperta al pubblico e solo nel 1987 le autorità egiziane decisero di affidarne il restauro al Getty Conservation Institute che chiamò a operare un gruppetto di restauratori italiani guidato da Laura e Paolo Mora (allora direttore dell’Istituto italiano del restauro) e formato da Franco Adamo, Giorgio Capriotti, Lorenza D’ Alessandro, Adriano Luzzi, Giuseppe Giordano e Paolo Pastorello. Un’ équipe di super specialisti tra i migliori del mondo che hanno lavorato cinque anni per stabilizzare lo strato pittorico sull’intonaco e quest’ultimo sulla roccia calcarea delle pareti. Un delicato intervento fatto con bisturi, pennellini e siringhe con cui iniettare consolidanti sotto lo strato pittorico; nessuna integrazione dei dipinti. Durante il restauro sono emersi particolari che hanno fatto “vedere” gli antichi Egizi al lavoro. Sulle pareti sono state infatti trovate annotazioni degli operai che eseguirono lo scavo della roccia (“scavare fin qui!”) e anche le tracce lasciate dalle cordicelle intrise di colore con le quali i pittori “tirarono le righe” per organizzare gli spazi da dipingere. Inoltre, sui dipinti delle pareti sono stati osservati alcuni schizzi di colore blu (il colore del soffitto) e ciò dimostra che il soffitto venne dipinto dopo che erano state eseguite le pitture delle pareti. Un sistema di procedere, questo, che potrebbe sembrare sbagliato ma che trova invece una spiegazione quando si pensa che gli antichi pittori operavano alla luce delle lampade a olio e quindi con poca luce. Per questo preferirono lasciare il soffitto bianco fino alla fine dei lavori in modo che il suo chiarore integrasse la fioca luce delle lampade. Per realizzare la tomba gli antichi egizi estrassero tonnellate di roccia scendendo fino a una profondità di 812 metri e affrescarono una superficie di circa 520 metri quadrati. Uno sforzo immane per creare un luogo degno della regina e che, nella sua stessa disposizione delle camere e nei soggetti dei dipinti, rappresenta l’itinerario rituale che la defunta percorse per unirsi con le forze cosmiche e raggiungere le Stelle Perenni.

L’Antico Egitto a Conegliano. La direttrice Maria Cristina Guidotti svela i tesori di Abido conservati al museo Egizio di Firenze, il secondo in Italia

L'interno della mostra "Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili" a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

L’interno della mostra “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili” a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

Il manifesto della mostra ideata da Paolo Renier

Il manifesto della mostra ideata da Paolo Renier a Conegliano

Il museo Egizio di Firenze e Abido, la città dell’Antico Egitto sacra a Osiride: storie parallele che si intrecciano e si illustrano a vicenda. È questo l’obiettivo della conferenza “Da Abido al museo Egizio di Firenze” con Maria Cristina Guidotti prevista sabato 22 novembre alle 18.30 in municipio a Conegliano, L’incontro con la direttrice della prestigiosa istituzione fiorentina è uno dei più attesi nel cartellone di appuntamenti culturali di approfondimento collaterali alla grande mostra “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili”, aperta a Palazzo Sarcinelli di Conegliano fino al 21 dicembre, promossa e realizzata da Paolo Renier, direttore artistico della mostra frutto di 25 anni di esperienza in Egitto; e Maurizio Sfiotti, presidente dell’Associazione Culturale Osireion di Abido; con il contributo scientifico e la consulenza dell’egittologa Federica Pancin.

Paolo Renier mostra le straordinarie immagini della stanza del sarcofago dell'Osireion di Abido

Paolo Renier mostra le straordinarie immagini della stanza del sarcofago dell’Osireion di Abido

Una delle tante scolaresche in visita alla mostra a Palazzo Sarcinelli

Una delle tante scolaresche in visita alla mostra a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

“Anche se manca ancora più di un mese alla chiusura della mostra”, spiega Paolo Renier, “con la nostra attività didattica per le scuole, ragazzi e bambini, abbiamo già tutte le mattine prenotate per le visite guidate e i laboratori da parte delle elementari, medie e superiori di Conegliano e del Veneto, inoltre il sabato e la domenica, con un po’ di impegno, riusciamo ad accompagnare tutti i numerosi visitatori nella mostra  (siamo vicini alle 4000 presenze)”. Un risultato sottolineato anche dal sindaco di Conegliano, Floriano Zambon,  nell’ultima conferenza, con grande soddisfazione.

Maria Cristina Guidotti, direttrice del museo Egizio di Firenze, parla a Conegliano

Maria Cristina Guidotti, direttrice del museo Egizio di Firenze, parla a Conegliano

Una sala del museo Egizio di Firenze, secondo per importanza solo all'Egizio di Torino

Una sala del museo Egizio di Firenze, secondo per importanza solo all’Egizio di Torino

E oggi, 22 novembre, a Conegliano arriva l’egittologa Maria Cristina Guidotti che anticipa i contenuti della sua conferenza:  “Da Abido al museo Egizio di Firenze presenterà la storia del museo Egizio di Firenze, sottolineandone l’importanza e il fatto che si tratta del secondo museo egizio d’Italia, dopo Torino. Quindi verrà ripercorsa la storia del sito di Abido, facendo di volta in volta riferimento ai reperti del museo Egizio fiorentino che in qualche modo, o per provenienza o per datazione, sono collegati a questa area archeologica”. Il museo Egizio di Firenze è dunque secondo in Italia solo al famoso Museo Egizio di Torino. Un primo nucleo di antichità egiziane era presente a Firenze già nel Settecento nelle collezioni medicee, ma nel corso dell’Ottocento fu ampiamente incrementato. Grande merito in proposito ebbe il Granduca di Toscana Leopoldo II, che, oltre ad acquistare alcune collezioni, finanziò insieme a Carlo X re di Francia, una spedizione scientifica in Egitto negli anni 1828 e 1829. La spedizione era diretta da Jean Francois Champollion, il decifratore dei geroglifici e dal pisano Ippolito Rossellini colui che sarebbe diventato il padre dell’egittologia italiana, amico e discepolo di Champollion. I numerosi oggetti raccolti lungo il viaggio, sia eseguendo scavi archeologici, sia acquistando reperti da mercanti locali, furono equamente suddivisi al ritorno tra il Louvre di Parigi e Firenze. Nel 1855 fu istituito formalmente il museo Egizio di Firenze e nel 1880 l’egittologo piemontese Ernesto Schiaparelli, il futuro direttore del Museo Egizio di Torino, fu incaricato di trasferire e riordinare le antichità egiziane nell’attuale sede insieme al museo Archeologico. Con Schiaparelli le collezioni fiorentine ebbero un nuovo notevolissimo incremento, grazie ai suoi scavi e acquisti effettuati in Egitto prima di trasferirsi a Torino. L’ultimo gruppo di raccolte pervenute al museo Egizio di Firenze consiste in donazioni di privati e di istituzioni scientifiche: in particolare sono da ricordare i reperti donati dall’ Istituto Papirologico Fiorentino, provenienti dagli scavi effettuati in Egitto tra il 1934 e il 1939. Fra questi reperti è la collezione di stoffe di epoca Copta, che è una delle più ricche e importanti del mondo.

Una testina di Ramses II da Abido conservata a Firenze

Una testina di Ramses II da Abido conservata a Firenze

Nelle collezioni del museo Egizio di Firenze sono conservati alcuni reperti archeologici provenienti da Abido che testimoniano il culto e la particolare devozione di cui era oggetto il dio Osiride in ambito funerario: oltre alle immagini dei due faraoni protagonisti dell’attività architettonica del luogo, Sethi I e Ramses II, ci sono stele databili dal Medio Regno fino all’Epoca Romana, come testimonianza della venerazione a Osiride presente nel luogo.