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L’università di Macerata lancia “PAST – L’Umanesimo che sa comunicare: Professioni per la comunicazione dell’Antico”, master annuale di II Livello per laureati in discipline umanistiche interessati agli aspetti relativi alla comunicazione e alla divulgazione del passato delle civiltà mediterranee. Bando a luglio. Ecco il comitato scientifico

Si chiama PAST – L’Umanesimo che sa comunicare: professioni per la comunicazione dell’Antico. È il Master annuale di II Livello, promosso dall’università di Macerata, indirizzato a laureati in discipline umanistiche, in possesso di Laurea magistrale presso una Università italiana o straniera riconosciuta, interessati agli aspetti relativi alla comunicazione e alla divulgazione del passato delle civiltà mediterranee. Il bando per la prima edizione di PAST per l’anno accademico 2021-2022 sarà pubblicato a luglio 2021. Il Master promuove la partecipazione – in qualità di docenti – di studiosi ed esperti del settore provenienti dall’Accademia e di professionisti del mondo dell’editoria e dell’imprenditoria. A integrazione della didattica frontale sono previste esercitazioni e attività laboratoriali, seminari e Masterclass di approfondimento. Il tratto distintivo del Master è la forte interazione tra il mondo universitario e della ricerca e il mondo del lavoro, che prevede, tra l’altro, un periodo di stage obbligatorio presso aziende leader del settore. A conclusione del Master lo studente sarà seguito nell’ideazione di un project work in uno degli ambiti definiti nell’offerta formativa (scrittura, audiovisivo, edutainment). Il Master è rivolto sia a giovani che desiderino completare la loro formazione con una declinazione professionalizzante, sia a professionisti che già operano nei settori dei Beni culturali che desiderino maturare e approfondire competenze specifiche nell’ambito della comunicazione e dei Social Media.

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Scorcio del teatro romano di Sabratha in Libia (foto unimc)

Presentazione. Storia e archeologia del Mediterraneo antico sono il focus di questo master che l’università di Macerata dedica a laureati di formazione umanistica e a professionisti del settore dei Beni culturali per farne dei Comunicatori dell’antico. Il Master intende formare figure professionali, altamente qualificate, spendibili negli ambiti del giornalismo scientifico e divulgativo, nella documentaristica storica e nel cinema archeologico, nell’editoria anche digitale e con particolare riferimento all’infanzia, nell’edutainment, nella comunicazione e didattica museale. I profili in uscita potranno mettere a frutto le conoscenze solidamente maturate nell’ambito della storia e dell’archeologia del Mediterraneo antico, al fine di realizzare prodotti culturali a contenuto storico di alta divulgazione scientifica: libri, blog, piattaforme digitali, podcast, fumetti, videogames, film, serie tv, programmi televisivi, documentari, progetti culturali museali.

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Dettaglio dell’arco di Settimio Severo a Leptis Magna in Libia (foto unimc)

Obiettivi. Unire la formazione storica, artistica e archeologica di base con le competenze tecniche e specifiche nella comunicazione dei contenuti di settore a un pubblico eterogeneo è l’obiettivo del master PAST. Il pubblico della comunicazione dell’antico può essere composto da specialisti così come da professionisti di diversa formazione appartenenti a generazioni differenti o con profili socio-culturali variegati. Il percorso di studi del master mira dunque da un lato a rafforzare la conoscenza metodologica e storiografica del passato, attraverso la selezione e l’utilizzo delle fonti, dall’altro a sviluppare la capacità creativa del saper raccontare in maniera efficace utilizzando media e forme espressive diversi. Sono figure professionali altamente qualificate e spendibili in diversi ambiti quelle formate da questo master. Dal giornalismo scientifico e divulgativo alla documentaristica storica e del cinema archeologico, passando per l’editoria (anche digitale) riferita all’infanzia, all’edutainment, alla comunicazione e alla didattica museale. I profili in uscita potranno mettere a frutto le conoscenze solidamente maturate nell’ambito della storia e dell’archeologia del Mediterraneo antico.

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La prof.ssa Simona Antolini (foto unimc)

Vediamo i componenti del comitato scientifico. Simona Antolini (direttore del consiglio direttivo): professore associato all’università di Macerata, è un’epigrafista dell’età romana. È responsabile dello studio delle iscrizioni greche e latine nell’ambito di diverse missioni archeologiche. I suoi principali campi di indagine sono: l’epigrafia municipale dell’Italia medio-adriatica, l’epigrafia rupestre, l’epigrafia in lingua greca e latina della Cirenaica, dell’Illiria meridionale e dell’Epiro, di Creta.

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L’archeologa Giorgia Cappelletti (foto unimc)

Giorgia Cappelletti: laureata in Archeologia e culture del mondo antico a Bologna, ha lavorato come archeologa nella sezione di Preistoria del Muse – Museo delle Scienze di Trento. Oggi scrive testi ed esercizi per le antologie scolastiche Mondadori, svolge laboratori didattici nelle scuole elementari e pubblica libri per bambini con l’editore Erickson. Dal 2019 collabora con il Centro studi Archeostorie®.

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La giornalista archeologa Cinzia Dal Maso (foto unimc)

Cinzia Dal Maso: cammina e scrive di archeologia, comunicazione dei beni culturali, uso contemporaneo del passato, turismo culturale, ecoturismo. Collabora con Repubblica, Il Sole 24 ore e dirige Archeostorie Magazine (www.archeostorie.it), osservatorio sulle forme di comunicazione dei beni culturali e della storia. Con il Centro studi Archeostorie® aiuta musei, istituzioni culturali e imprese a raccontare il proprio patrimonio in modo preciso, coinvolgente, distintivo.

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L’illustratore Andrea Dentuto (foto unimc)

Andrea Dentuto: illustratore per libri, insegnante di disegno, animatore e fumettista, ha iniziato a pubblicare poco dopo aver compiuto 20 anni su riviste a diffusione nazionale, ha realizzato illustrazioni per agenzie pubblicitarie, filmati animati come regista, trasferendosi poi in Giappone per 10 anni, dove ha pubblicato per editori come Mainichi Shinbun e Futabasha.

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Il direttore artistico Dario Di Blasi (foto unimc)

Dario Di Blasi: direttore artistico del Firenze Archeofilm Festival dal 2018, ha guidato dal 1990 al 2017 la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico a Rovereto e, più di recente, l’Archeo Cine Mann del Museo Archeologico di Napoli. Collabora nell’organizzazione di decine di manifestazioni che coniugano cinema e archeologia in Italia e all’estero.

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Il regista Eugenio Farioli Vecchioli (foto unimc)

Eugenio Farioli Vecchioli: autore e regista televisivo. Si è specializzato in comunicazione della scienza alla SISSA di Trieste. Lavora in TV dal 1998. Dal 2010 la sua attività si è concentrata sulla produzione di documentari dedicati al patrimonio archeologico e storico-artistico. Attualmente è il responsabile editoriale dei programmi di Rai Cultura dedicati al patrimonio culturale e realizzati in collaborazione con il ministero della Cultura.

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Il comunicatore Sandro Garrubbo (foto unimc)

Sandro Garrubbo: museante, docente, autore. Nei beni culturali dal 1987, ha studiato Scienze della Comunicazione. Da 27 anni in servizio al museo Archeologico “Antonino Salinas” di Palermo, è dal 2014 Social Media Strategist dello stesso museo. Insegna “Lab. Professionale di Comunicazione delle Istituzioni Culturali” all’università di Palermo. Coautore di saggi e articoli sulla comunicazione dei beni culturali.

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Il professor Sauro Gelichi (foto unimc)

Sauro Gelichi: professore ordinario di Archeologia Medievale all’università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa di storia dell’insediamento e della “cultura materiale” nel medioevo. È direttore del CeSAV (Centro Studi di Archeologia Venezia), della SAAME (Centro Interuniversitario per la storia e l’archeologia dell’alto medioevo). È direttore responsabile delle riviste “Archeologia Medievale” e “Rivista di Archeologia”.

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Il professor Anton Giulio Mancino (foto unimc)

Anton Giulio Mancino: professore associato di Storia del cinema all’università di Macerata, collabora con le riviste “Bianco e Nero”, “Cinecritica”, “Cineforum”, “8½”, “Fata Morgana”, il programma di Rai Radiotre “Wikiradio” e il quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Ha redatto numerose voci dell’Enciclopedia del Cinema Treccani e del Dizionario biografico degli italiani e per Einaudi del Dizionario dei registi del cinema mondiale.

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La professoressa Silvia Maria Marengo (foto unimc)

Silvia Maria Marengo: professore ordinario di Storia romana all’università di Macerata, fa parte della XVI commissione dell’Unione Accademica Nazionale per i supplementi ai corpora delle iscrizioni greche e latine. È responsabile del progetto di collaborazione fra l’università di Macerata e l’università di Zagabria per lo studio delle iscrizioni di Salona. La sua attività di ricerca riguarda principalmente la storia romana delle Marche e l’epigrafia della Cirenaica.

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Il professor Emanuele Papi (foto unimc)

Emanuele Papi: professore ordinario di Archeologia classica all’università di Siena, è direttore della Scuola Archeologica italiana di Atene dal 2016. Ha condotto scavi e ricerche a Roma sul Palatino, a Hephaestia (Lemnos) in Grecia, a Dionysias in Egitto, a Thamusida, Lixus, Sala, Zilil e Volubilis in Marocco. Si occupa di Mediterraneo antico, società e città, economia dell’impero romano, storia delle rovine. È autore di diverse monografie.

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Il professor Roberto Perna (foto unimc)

Roberto Perna: professore associato in Archeologia classica all’università di Macerata. Dal 1996 al 2007 incaricato dalla Provincia di Macerata per la consulenza in materia di Beni Culturali: archeologici, storico-artistici ed architettonici. Si occupa di topografia antica e di gestione del patrimonio archeologico e culturale. Ha elaborato e realizzato progetti finalizzati alla tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale in Italia e in Albania.

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Il professor Luca Peyronel (foto unimc)

Luca Peyronel: professore ordinario di Archeologia e Storia dell’arte del Vicino Oriente Antico all’università di Milano, dirige scavi e progetti di ricerca in Turchia, Siria ed Iraq e si occupa soprattutto di economia antica, artigianato, commerci e interazioni culturali del mediterraneo orientale e Asia occidentale durante l’età del bronzo. Ha fondato e coordinato il laboratorio Archeoframe di comunicazione e valorizzazione dei beni culturali dell’università Iulm di Milano.

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La professoressa Jessica Piccinini (foto unimc)

Jessica Piccinini: ha lavorato come Wissenschaftliche Mitarbeiterin all’università di Vienna e ha svolto attività di ricerca in numerose università e istituti, come il Center of Hellenic Studies dell’università di Harvard a Washington DC, la Scuola Archeologica Italiana di Atene. Dal 2018 insegna Storia greca all’università di Macerata. Si interessa di storia politica e religiosa della Grecia Nord-occidentale e dell’Adriatico dall’età arcaica a quella ellenistico-romana.

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Il radiofonico Sebastian Paolo Righi (foto unimc)

Sebastian Paolo Righi: ama ascoltare e raccontare storie, davanti a un microfono o dietro a un mixer. Soprattutto se parlano di arte, sperimentazione, innovazione sociale e culturale. Fondatore e Station Manager di NWRadio e Podcast Producer per NWFactory, ha curato regia e produzione di Branded Podcast e serie narrative di successo quali La Bestia Feroce, La Nube – Disastro a Bophal e Bistory – Storie dalla storia.

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La professoressa Maria Antonietta Rizzo (foto unimc)

Maria Antonietta Rizzo: professore associato di Etruscologia e antichità italiche prima nell’università Carlo Bo di Urbino, poi in quella di Macerata. Ha condotto scavi, restauri e ricerche in Etruria (Cerveteri), in Grecia (Gortina di Creta, Rodi) ed è direttore delle missioni dell’università di Macerata in Libia (Leptis Magna e Sabratha). Direttore della rivista “Libya Antiqua”, ha curato allestimenti di musei, e organizzato mostre e convegni nazionali ed internazionali.

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Il professor Ignazio Tantillo (foto unimc)

Ignazio Tantillo: professore ordinario all’università di Napoli L’Orientale, è uno storico dell’età romana e della tarda antichità. Si interessa di storia politica e culturale dal III al VI secolo, dell’Africa romana e della sua amministrazione civile e militare, di Cassiodoro e dell’Italia Ostrogota,  della città di Leptis Magna e della Tripolitania, della provincia di Creta e di Gortina nel IV secolo d.C., dello statue habit tra II e VI secolo d.C., dell’epigrafia dell’Italia e delle province, latine ed ellenofone.

Roma. Presentato in Curia Iulia da Emanuele Papi e Paola Quaranta il nuovo libro di Andrea Carandini e Paolo Carafa “Dal mostro al principe. Alle origini di Roma”, un racconto mitico, sacrale, rituale e storico che svela il significato più profondo del luogo dove Roma è stata fondata

Il plastico delle capanne del Germalus realizzato nel 1950 dall’architetto Alberto Davico, e conservato al museo Palatino (foto PArCo)

Un racconto mitico, sacrale, rituale e storico che svela il significato più profondo del luogo dove Roma è stata fondata. Ecco il nuovissimo libro di Andrea Carandini e Paolo Carafa “Dal mostro al principe. Alle origini di Roma” (Laterza, 2021) presentato giovedì 11 marzo 2021 in Curia Iulia nel Foro Romano nell’ambito dei “Dialoghi in Curia” promossi dal Parco archeologico del Colosseo. Il volume indaga l’essenza mitica e storico-archeologica del monte Germalus sul Palatino, con una ricerca nuova e sistematica: dal ritrovamento dell’altare e del penetrale di Pales ai nuovi studi sui templi di altri culti femminili e sulle capanne prima dei capi locali, poi del primo re; dal riesame del palazzo di Augusto alla riconsiderazione delle diverse fondazioni dell’abitato sul Tevere. Sono intervenuti Emanuele Papi direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, e Paola Quaranta funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo, responsabile dell’area del Palatino. Sulle pagine social del PArCo il resoconto dell’interessante incontro.

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La copertina del libro di Andrea Carandini e Paolo Carafa “Dal mostro al principe. Alle origini di Roma” (Laterza, 2021)

I misteri delle origini di Roma si annidano nei 31 ettari del Palatino che si affacciano sul Tevere, lì dove un tempo si ergeva il monte Germalus: prima villaggio dei Velienses, poi centro ‘proto-urbano’ del Septimontium e infine urbs Roma. Tre abitati forse tutti fondati tra il 1050 e il 750 a.C., nel giorno di un capodanno pastorale anteriore alla città fissato al 21 aprile. Metà di questo monte è rimasta un luogo di culti e di memorie, l’unico risparmiato dai palazzi dei principi; l’altra metà è stata occupata dal primo palazzo di Augusto, che ha rifondato la città nella casa-santuario da cui governava l’impero come principe e pontefice massimo. “Dal mostro al principe. Alle origini di Roma” indaga l’essenza mitica e storico-archeologica del monte Germalus, con una ricerca nuova e sistematica: dal ritrovamento dell’altare e del penetrale di Pales ai nuovi studi sui templi di altri culti femminili e sulle capanne prima dei capi locali, poi del primo re; dal riesame del palazzo di Augusto, che ne propone una ricostruzione nuova sotto numerosi aspetti, alla riconsiderazione delle diverse fondazioni dell’abitato sul Tevere.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Emanuele Papi, direttore della Scuola archeologica italiana di Atena, su “Le copie dei monumenti antichi”

La copia della testa di Eracle al centro del foyer del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
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La locandina dell’incontro del prof. Papi su “Le copie dei monumenti antichi” per i “Mercoledì al MArTA”

La copia della testa di Eracle che nel nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Taranto accoglie i visitatori nel foyer del MArTA, ma ancor più la copia fedele della Dea in trono conservata in originale all’Altes Museum di Berlino, sono la versione “moderna” di un bisogno documentato dalla storia e che svolge una sua funzione. È il riconoscimento del bello ma anche di una identità culturale che da sempre è in grado di condizionare con la sua influenza anche il presente. A crederci fermamente è uno dei più grandi studiosi di archeologia del mondo, il prof. Emanuele Papi, ordinario di Archeologia classica all’università di Siena e direttore della Scuola archeologica italiana di Atene (Saia), una scuola con oltre 111 anni di storia. Sarà lui infatti il protagonista dell’appuntamento di mercoledì 17 febbraio 2021 nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”: il prof Emanuele Papi, introdotto dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, ci parlerà de ‘’Le copie dei monumenti antichi’’. Appuntamento alle 18 live sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del MArTA.

La copia dal vero del Partenone di Atene realizzata a Nashville negli Stati Uniti (foto MArTA)

“Parlerò di copie dei monumenti antichi, partendo da quelle a noi contemporanee, come il Partenone di Nashville negli Stati Uniti (replica delle stesse dimensioni del Partenone di Atene in Grecia, costruito nel 1897 per l’Esposizione del Tennessee) e risalendo nel tempo per scoprire quando, e per quali ragioni, è iniziata la prassi di copiare sistematicamente i monumenti antichi, soprattutto greci”, spiega il prof. Papi. “Questo è avvenuto tra fine XVIII-inizi XIX sec., a partire dal 1762, quando James Stuart e Nicholas Revett pubblicano a Londra The Antiquities of Athens (Le antichità di Atene). L’opera rese replicabili i monumenti che vi erano perfettamente misurati e disegnati. In precedenza, già a partire dal Quattro-Cinquecento, l’osservazione e l’ammirazione dell’antichità non avevano prodotto delle vere e proprie copie dei monumenti, ma solo citazioni”. E la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti: “L’ammirazione per la cultura greca è da sempre una caratteristica che contraddistingue i viaggiatori moderni, quelli del passato con i “grand tour”, o andando indietro nel tempo le famiglie aristocratiche di epoca romana. Questa ammirazione spingeva molti anche verso le più famose città della Grecia o l’ex colonie greche dell’Italia meridionale, come Taranto. Un modo di replicare quegli stilemi che oggi ad esempio abbiamo attualizzato creando il primo FabLab museale che consente di replicare i reperti, ma anche attualizzarne messaggio e stile”.

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Emanuele Papi, direttore della Scuola archeologica italiana di Atene

Emanuele Papi (Siena 1959) è direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, professore ordinario di Archeologia classica all’università di Siena e di Archeologia romana alla Scuola Archeologica Italiana di Atene. Ha diretto il Dottorato di Ricerca internazionale Preistoria e protostoria, storia e archeologia del mondo antico e coordina il Centro interuniversitario di studi sulle antiche società del Nord Africa, del Sahara e dell’Oriente mediterraneo insieme a B. Barich e M. de Vos Raaijmakers. Ha svolto ricerche archeologiche a Roma con A. Carandini (pendici settentrionali del Palatino), Siena (Spedale di S. Maria della Scala) e Bomarzo con J. Th. Peña e in collaborazione con l’American Academy in Rome. Ha fatto parte del comitato scientifico del Lexicon Topographicum Urbis Romae curato da E. M. Steinby ed è membro del comitato editoriale delle riviste Workshop di Archeologia Classica, Facta, Annali della Facoltà di Lettere dell’università di Siena. Svolge attualmente missioni archeologiche in Grecia, Marocco ed Egitto.

Parco archeologico del Colosseo: ai “Giovedì del ParCo” si presenta il libro di Carandini e Papi “Adriano. Roma e Atene”, l’imperatore che proprio tra le due città ha lasciato il segno del suo instancabile moto progettuale e costruttivo

La locandina dei “Giovedì del ParCo” per la presentazione del libro “Adriano. Roma e Atene” di Carandini e Papi

“Roma e Atene sono le città simbolo delle culture che questo principe ha per sempre ricongiunto, come dimostra la nostra stessa idea di classicità. È nell’impero di Adriano che la civiltà europea ha riconosciuto lo strato più nutriente per le sue più profonde radici”. Così scrivono Andrea Carandini e Emanuele Papi autori del libro “Adriano. Roma e Atene” (edizioni Utet) che sarà protagonista giovedì 16 maggio 2019 al parco archeologico del Colosseo a Roma, ottavo incontro della rassegna “I giovedì del PArCo”: il ciclo di conferenze previste i giovedì pomeriggio nella splendida sede della Curia Iulia nel Foro Romano. Andrea Augenti presenterà alle 16.30 il volume “Adriano. Roma e Atene” (ed. Utet) scritto da Andrea Carandini ed Emanuele Papi. Ripercorrendo le pagine del libro, verrà illustrata la figura dell’imperatore Adriano – appassionato di musica e poesia, filosofo, mecenate e perfino astrologo – che tra Roma e Atene ha lasciato il segno del suo instancabile moto progettuale e costruttivo destinato a imprimere segni profondissimi sulla fisionomia del mondo romano. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Electa.

Il Sepulcrum di Adriano a Roma, trasformato nei secoli in Castel Sant’Angelo

L’Arco di Adriano ad Atene

Nel pantheon degli imperatori romani che la storiografia antica ci ha tramandato – si legge nella descrizione del libro -, Adriano è una figura eccezionale, così esuberante e poliedrica da ispirare i romanzieri e sfidare gli studiosi, anche a distanza di quasi due millenni. Di origine ispanica, pupillo di Traiano, secondo Andrea Carandini ed Emanuele Papi Adriano fu soprattutto un imperatore “architetto”: un princeps illuminato e smisuratamente ambizioso. Se la vita di Adriano fu un viaggio continuo da un confine all’altro dell’impero, due città ne costituiscono però i sicuri capisaldi: in nessun altro luogo la sua opera trasformatrice è riconoscibile come a Roma e ad Atene. In questo libro Carandini e Papi, tra i massimi conoscitori della storia antica di queste due città, mettono finalmente a disposizione del lettore un’inedita, duplice mappa della monumentale eredità che questo imperatore ci ha lasciato. Dal Pantheon all’Hadrianeum, dal Sepulcrum – trasformato nei secoli in Castel Sant’Angelo – al sarcofago imperiale riadattato in fonte battesimale barocco, passando per templi e biblioteche, archi trionfali e basiliche, terme e anfiteatri: ciascun sito archeologico è indagato alla luce delle scoperte più innovative e ricostruito nel dettaglio con l’aiuto di minuziose tavole grafiche. Nel racconto, storia e architettura si fondono per rievocare anche la vita e i personaggi che hanno abitato quei luoghi: la poco amata moglie di Adriano, Vibia Sabina, e l’amato Antinoo, e alcune figure finora rimaste in ombra come Plotina – la moglie di Traiano che fece adottare il futuro principe dal marito già morto, garantendogli così una discussa successione – o la suocera Augusta Salonina Matidia.