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Calabria. Il secondo appuntamento di “Fuori Campo. Il cinema abbraccia la storia” fa tappa al museo e parco archeologico nazionale di Scolacium (Cz) con “Minerva Nervia Augusta Scolacium. L’eco degli eroi e le tracce degli Imperatori”

Il secondo appuntamento di “Fuori Campo. Il Cinema abbraccia la Storia” domenica 24 luglio 2022 fa tappa al museo e parco archeologico nazionale di Scolacium a Roccelletta di Borgia (Cz) con “Minerva Nervia Augusta Scolacium. L’eco degli eroi e le tracce degli Imperatori”: modera Ernesto Orrico. “Vi aspettiamo per vivere assieme una giornata in cui si accorceranno le distanze con un luogo che ci proietta in uno spazio e in un tempo apparentemente lontano, ma che ci ricorda o ci fa immaginare l’importante funzione che si dava alla cultura nell’antichità, testimoniata ancora oggi dalla presenza di anfiteatri e teatri rinvenibili nei siti archeologici”, spiegano gli organizzatori. Si parte nel pomeriggio con gli incontri nel Parco che prevedono una serie di iniziative. Alle 16, visita guidata nel sito a cura di Linda Verre; alle 17, proiezione del video racconto sul parco archeologico di Scolacium realizzato da Barbara Rosanò di Rete Cinema Calabria. Alle 17.15, i saluti di Elisa Nisticò, direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Scolacium; segue, alle 17.30, la conversazione sull’archeologia con Chiara Raimondo dal titolo “Scolacium, le sfide di una città in divenire tra realtà e propaganda”. L’archeologia servirà a smontare o confermare ciò che la propaganda, attraverso il mito o l’enfasi dei testi scritti, affermava a scopo politico. Alle 18, proiezione del pluripremiato cortometraggio “U Scantu” di Daniele Suraci a cura di Calabria Movie Short Film Festival. A concludere il pomeriggio, alle 18.20, l’attesa masterclass tenuta dall’attore Francesco Di Leva vincitore del Nastro D’Argento 2022, come attore non protagonista, per la sua interpretazione nel film “Nostalgia” di Mario Martone. L’attore, che avevamo avuto modo di apprezzare sin dai tempi di “Pater Familias” e “Il Sindaco del Rione Sanità” e che gli valse le candidature per il David di Donatello e per il Nastro D’argento come attore protagonista, ha una ricca e importante esperienza sia in teatro che al cinema. A Scolacium parlerà del suo percorso artistico e del rapporto che ha mantenuto con il territorio di appartenenza a San Giovanni a Teduccio a Napoli, dove porta avanti dal 2017 l’interessante esperienza con il Nest, dove la “militanza culturale” attraverso la recitazione diventa strumento sociale. Fuori Campo si sposterà in serata nella città di Catanzaro dove, alle 20.30, nella sala del Nuovo Supercinema si potrà assistere gratuitamente alla proiezione del film “Nostalgia” di Mario Martone, alla presenza dello stesso Francesco Di Leva.

Monasterace Marina (Rc). Dopo un anno chiusura per lavori, al museo Archeologico nazionale dell’Antica Kaulon riapre la Sala dei draghi, dei delfini e dell’ippocampo

kaulon_museo_riapetura-sala-draghi-delfini_locandinaL’attesa è finita. “È stato l’anno della pazienza per noi”, ammettono al museo e parco archeologico dell’antica Kaulon, nel territorio di Monasterace Marina, “con il Museo chiuso per lavori (necessari per la messa in sicurezza dell’edificio), ma domenica riapre ai visitatori la Sala dei draghi, dei delfini e dell’ippocampo al museo”. Appuntamento domenica 10 luglio 2022, alle 18: alla cerimonia di riapertura interverranno, tra gli altri, il direttore ad interim della Direzione regionale musei Calabria, Filippo Demma, e il direttore del sito museale e archeologico, Elisa Nisticò. Seguirà, alle 18.30, una narrazione ed evocazione a due voci, con Maria Teresa Iannelli e Francesco Cuteri. I mosaici delle Terme di Nannon dovevano essere uno spettacolo unico per i frequentatori delle terme del tempo: il IV sec. a.C. “Possiamo immaginare il movimento delle acque che riflette questo sommerso e colorato spettacolo marino costellato da una flora luminosa. Draghi, delfini, ippocampi, che rimandano ai miti marini, ai culti apollinei e dionisiaci. Creature immaginifiche e immense a protezione dell’umanità, che non ci hanno mai abbandonato”.

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Il celebre mosaico pavimentale del drago proveniente dall’antica Kaulon (foto drm-Calabria)

Il mosaico della cosiddetta Sala dei Draghi e dei Delfini, realizzato con tessere policrome, di particolare interesse scientifico per la sua fattura, per la ricercatezza del tema figurativo e per le dimensioni, è da considerarsi tra le testimonianze più significative riconducibili al centro magno-greco di Kaulonía, identificato dall’archeologo Paolo Orsi agli inizi del Novecento e localizzato nell’odierna cittadina di Monasterace Marina. Testimonianze oggi conservate nell’area del parco archeologico dedicato allo stesso centro e situato in contrada Runci, lungo la Strada Statale 106, nel comune di Monasterace ai piedi della suggestiva Collina del Faro. Dopo la scoperta, a cura della soprintendenza Archeologica della Calabria, nel 2012, nell’ambito delle attività di ricerca condotte nel sito di Kaulonia, il mosaico è ad oggi ricordato come uno dei più importanti e dei più antichi ritrovati in Magna Grecia.

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La scoperta della sala dei draghi e dei delfini nell’antica Kaulon (foto drm-Calabria)

Il mosaico, di circa 30 mq, databile tra fine IV – inizio III secolo a.C., costituisce il piano pavimentale centrale di un lungo vano con piscina per il bagno caldo di un edificio termale, eretto su un edificio pubblico già esistente, munito di ambienti di rappresentanza e di servizio. Colpisce la particolare ricchezza dei motivi e dei soggetti decorativi scelti – delfini, draghi, ippocampi – e la loro composizione armoniosa con particolari tecnici quali l’uso di lamine in piombo per delineare i profili dei delfini. Lo schema compositivo del mosaico – realizzato con tessere policrome in pietra naturale, ceramica e terracotta di varie forme e dimensioni – pone al centro sei medaglioni con motivi floreali, delimitati da più listelli colorati, la cui particolare composizione dà luogo a una visione prospettica, mentre sul lato occidentale e meridionale sono disposti stretti e lunghi pannelli con figure di animali marini (draghi, delfini e ippocampo) affrontati per coppie. Un particolare decorativo è costituito inoltre, in prossimità dell’accesso alla sala, da una rosetta circolare a 12 petali.

I musei archeologici del Polo museale della Calabria celebrano il Dantedì presentando i collegamenti che ci sono tra alcuni reperti delle collezioni e la Divina Commedia

Che c’azzecca Dante con i musei e i parchi archeologici? La risposta viene dal Polo museale della Calabria che in occasione del Dantedì, giornata celebrativa dedicata al sommo poeta Dante Alighieri, istituita per il 25 marzo 2020 dal Consiglio dei Ministri, su proposta del ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo. “Molte sedi della cultura statali, afferenti al Polo museale della Calabria, guidato da Antonella Cucciniello”, spiegano, “hanno richiami, similitudini con il mondo dantesco”. Ecco qualche esempio.

Il soggetto della sirena in alcuni reperti conservati al museo archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia (foto pm-cal)

All’interno del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, diretto da Adele Bonofiglio, sono custoditi alcuni reperti che rappresentano delle sirene, figure mitologiche dal corpo metà uccello e metà donna. Le Sirene compaiono nel XII libro dell’Odissea, nel quale si racconta di Ulisse che dopo aver lasciato la maga Circe riprende il suo viaggio. Giunto presso un gruppo di scogli a Sud della penisola di Sorrento, al largo delle isole Sirenuse, incontra le Sirene che con il loro canto cercano di trattenere i naviganti. Le sirene sono note per il loro canto ammaliatore, affascinante ma molto pericoloso per i naviganti, che promette di svelare tutto ciò che accade o è accaduto sulla terra. Il loro canto dunque si mostra come una promessa: se Ulisse si fermerà presso di loro, se ne andrà sapendo più cose; ma cedere alla tentazione della conoscenza porta a rompere i legami famigliari e a morire. Ulisse però, grazie ai consigli di Circe, riesce ad oltrepassare il pericolo. Ulisse e Dante. L’Ulisse dantesco è simile a quello classico, dotato di insaziabile curiosità e abilità di linguaggio e compare nel XXVI canto dell’Inferno, sottoforma di fiamma. Egli racconta le peripezie del suo viaggio di ritorno da Troia e come, spinto dalla sete di conoscenza, cerca di convincere i suoi compagni a proseguire il viaggio pronunciando la famosissima frase: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Sete di conoscenza che lo porterà alla rovina.

La sede del museo Archeologico nazionale di Locri

Il museo Archeologico nazionale di Locri, diretto da Rossella Agostino, in sintonia con il museo di Vibo Valentia che per il Dantedì ricorda Ulisse, il canto delle Sirene, e il suo incontro con Dante, con l’intento di creare un fil rouge tra i musei calabresi e il loro ricco e sfaccettato patrimonio, vuole testimoniare la presenza di manufatti raffiguranti le Sirene esposti lungo il suo percorso espositivo. Una produzione degli artigiani locresi che lavoravano ed abitavano nel quartiere di Centocamere, oggi visitabile nell’area del parco archeologico di Locri: balsamari in terracotta di diverse dimensioni, conformati a sirena caratterizzata da una lunga capigliatura a trecce e orecchini discoidali con funzione di ex voto dedicati a Persefone regina degli Inferi, agli specchi in bronzo il cui manico riproduce le fattezze di questa suggestiva figura che con il suo canto irretiva gli uomini. Produzioni che tra VI e V secolo a.C. costituiscono una delle espressioni più caratteristiche dell’artigianato locrese.

Una sala espositiva del museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme (foto pm-cal)

Il museo archeologico Lametino di Lamezia Terme, diretto da Gregorio Aversa, sposta in rete tutte le iniziative organizzate per il primo “Dantedì”, giornata celebrativa dedicata dal MiBACT al sommo poeta Dante Alighieri, prevista per il 25 marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della “Divina Commedia”. Sulla pagina FB (https://www.facebook.com/museoarcheologicolametino/) del museo l’appuntamento si raddoppia. Si inizia martedì 24 marzo 2020 con il pre-evento “Aspettando il #Dantedì”, durante il quale Laura Montuoro, socio della “Società Dante Alighieri – Comitato locale Soverato”, citando alcune terzine del XV Canto del “Paradiso”, invita i follower a partecipare attivamente alle celebrazioni. Per l’appuntamento nazionale fissato dal MiBACT per le 12 di mercoledì 25, il Museo ha, invece, organizzato l’iniziativa “#IoleggoDante, ma in calabrese”. È prevista una lettura in streaming a cura di Domenico Benedetto D’Agostino, curatore del Progetto “PoesiaInCostruzione, di alcune terzine del XXVI Canto dell’“Inferno” tratte da “‘U Mpiernu, ‘U Prigatoriu, ‘U Paravisu” di Salvatore Scervini (Acri 1847-1925). Si tratta della trasposizione in calabrese dell’opera dantesca, seconda traduzione integrale in Italia e prima nel Meridione, considerata una delle versioni più riuscite per completezza, qualità letteraria, lingua e stile. Completeranno il programma numerosi post con approfondimenti e curiosità, tra cui: un’esposizione inedita sulla nostra bacheca virtuale di un’edizione unica al mondo della “Divina Commedia” (ed. Manzani, Firenze 1595), messa a disposizione da Giovanna Adamo, presidente dell’associazione artistico-culturale “Arte & Antichità Passato Prossimo” di Lamezia Terme; un omaggio da parte dell’illustratrice lametina Felicia Villella; la partecipazione al flash mob della “Società Dante Alighieri” previsto per le 18 del 25 marzo con l’intervento di Samuele Anastasio, speaker di Radio Soveria, che aprendo la finestra della sua casa declamerà, come richiesto, le due terzine del canto dantesco in cui Paolo e Francesca dimostrano che l’amore vince tutto. L’iniziativa è a cura di Rosanna Calabrese, funzionario archeologo del Polo museale della Calabria.

All’interno del museo Archeologico nazionale di Mètauros a Gioia Tauro, diretto da Simona Bruni, sono custoditi moltissimi reperti provenienti dai corredi tombali della necropoli ritrovata in contrada Due Pompe – fase magnogreca della città. I corredi tombali esposti a Mètauros rappresentano le suggestioni legate alla cultura dell’oltretomba e agli usi della deposizione che attraverso il corredo dava forma all’immateriale legame tra la vita terrena del deposto e la sua vita nell’aldilà. Collegamento culturale diviene Caronte e la sua figura di traghettatore delle anime nel loro percorso di vita ultraterrena attraverso la presentazione di due litografie di Gustave Dorè, Divina Commedia illustrata dell’Ottocento (Gustave Dorè, Divina Commedia Illustrata 1861) che rappresentano l’incontro di Dante e Virgilio nell’oltretomba con Caronte; correlazione con le collezioni esposte nel Museo – i corredi funebri – legati alla cultura della deposizione e dell’oltretomba. Inoltre grazie alla collaborazione dell’architetto e scenografo Lorenzo Pio Massimo Martino sarà pubblicato il video “L’incontro infernale tra il Sommo e il traghettatore delle anime perdute” (Commedia narrata a cura di Lorenzo Pio Massimo Martino). Seguirà nel pomeriggio per #ioleggoDante un tag sul fumetto di Mètauros realizzato da Federico Manzone (nato nell’ambito dell’iniziativa Fumetti nei Musei 2020) reso visibile on-line per la giornata del 25 marzo su issuu.com/coconinopress. Lo storyboard realizzato dal nostro fumettista riprende le figure mitologiche e legate all’oltretomba in virtù delle collezioni che denotano il museo come “museo delle necropoli”.

La basilica normanna conservata all’interno del parco archeologico di Scolacium

Il museo e parco archeologico nazionale di Scolacium, diretto da Elisa Nisticò, celebra Dante Alighieri nella giornata a lui dedicata con un contributo sui suoi canali social basato sul pensiero trinitario di Gioacchino da Fiore nella Divina Commedia, con radici lontane in Cassiodoro, nativo di Scolacium. La Commedia ha uno schema triadico, secondo le tre età del padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Anche Cassiodoro trova nei Salmi la dottrina della Trinità. Troviamo dunque una linea di pensiero che attraversa i secoli e supera le distanze spaziali.

Al museo Archeologico nazionale di Scolacium l’iniziativa “Carnem levare – Semel in anno licet insanire…”

La locandina dell’inizitiva “Carnem levare – Semel in anno licet insanire…” al museo Archeologico nazionale di Scolacium

Elisa Nisticò, archeologa del museo di Scolacium

Carnevale al museo e parco archeologico nazionale di Scolacium a Roccelletta di Borgia – Borgia (Catanzaro). “Domenica 23 febbraio 2020”, spiega Elisa Nisticò, funzionario archeologo del museo di Scolacium, “sarà proposta l’iniziativa Carnem levare – Semel in anno licet insanire… A Carnevale è lecito essere chi desideriamo: divinità, imperatori, eroi, guerrieri o semplici cittadini romani. È l’occasione per divertirsi insieme e imparare. Il museo si trasforma in un luogo che vi permetterà, grazie alla fantasia e al vostro intuito, di superare le barriere del tempo e diventare un vero romano de Scolacium. Il laboratorio è aperto a famiglie, bambini e adulti. Vi aspettano giochi a tema e tanto divertimento. Venite in maschera e stupiteci, in fondo a Carnevale tutto vale!”. Una proposta, quindi, certamente suggestiva e affascinante che darà la possibilità di dare sfogo alla creatività dei tanti visitatori che parteciperanno all’atteso evento.

“Fuga dal museo”. Al museo Archeologico nazionale di Scolacium (Cz) gioco a tema mitologico “quando halloween non era ancora di moda”: enigmi, indovinelli e incontri magici

La locandina di “Fuga dal museo” al museo Archeologico nazionale di Scolacium (Cz)

Elisa Nisticò del Polo museale della Calabria

“Fuga dal museo” è il gioco a tema mitologico di notevole interesse didattico proposto il 2 novembre 2019, un sabato speciale, dal museo e parco archeologico nazionale di Scolacium a Roccelletta di Borgia (Catanzaro). Lo ha predisposto Elisa Nisticò, funzionario in forza al Polo museale della Calabria che lo spiega così: “Gioco a tema… mitologico! Il Museo si trasformerà per l’occasione in un mondo fantastico e pieno di insidie. Vieni a trascorrere questo giorno di festa in compagnia di personaggi mitici, ma bada, non saranno benevoli anzi, ti metteranno alla prova per testare le tue capacità. Troverai enigmi, indovinelli e incontri magici che dovrai superare per poter ritornare nel presente! Varcata la soglia la porta si chiuderà alle tue spalle e sarai catapultato migliaia di anni nel passato. Sarai in grado di superare gli ostacoli e uscire indenne dal Museo? Tieni d’occhio questi orari, saranno fondamentali per iniziare a giocare: 10; 12 e 14.30”.

Al parco e museo Archeologico nazionale di Scolacium (Cz) la Giornata nazionale della cultura del vino e dell’olio con un convegno e visite guidate al museo, al parco e al frantoio

Il teatro romano di Scolacium all’interno del parco archeologico

La locandina della giornata nazionale della cultura del vino e dell’olio a Scolacium

Visita guidata all’area archeologica del parco archeologico nazionale di Scolacium (Roccelletta di Borgia, Cz), al museo e al frantoio; e un convegno sul tema “Il turismo enogastronomico” con esperti del settore: è l’ambizioso programma della Giornata nazionale della cultura del vino e dell’olio, organizzata dall’associazione nazionale sommelier Calabria sabato 11 maggio 2019, ospitata appunto nel museo e parco Archeologico nazionale di Scolacium, in cui porteranno i saluti Elisa Nisticò, referente museo e parco Archeologico Nazionale di Scolacium; e Maria Rosaria Romano, presidente italiana sommelier Calabria.

Lo statuario romano del museo Archeologico di Scolacium

La basilica normanna conservata all’interno del parco archeologico di Scolacium

Il museo e parco Archeologico nazionale di Scolacium, che ricade nel Polo museale della Calabria guidato da Antonella Cucciniello, illustra, con dovizia di informazioni e approfondimenti, i vari aspetti che vedono la città romana di Minervia Scolacium svilupparsi tra I secolo a.C. e VII secolo d.C. Rifondata nel corso del I secolo d.C. sotto l’imperatore Nerva col nome di Colonia Minervia Nervia Augusta Scolacium, essa acquisì un ruolo centrale nel panorama della presenza romana in Calabria. Il nome di questa città si legò nel VI secolo d.C. ad una delle figure più significative della tarda romanità, Cassiodoro, che al termine di un’importante carriera politica sotto il governo del re ostrogoto Teodorico il Grande, diede vita nella sua città natale al Vivarium, il primo esempio in Occidente di un complesso nel quale praticare in forma sistematica copiatura, conservazione e studio di testi classici e della patristica occidentale. Dopo di allora, Scolacium fu progressivamente abbandonata a causa delle continue scorrerie da parte degli Arabi nel corso del VII secolo d.C., che costrinsero gli abitanti alla fuga verso l’interno. Il museo Archeologico nazionale di Scolacium descrive tutto questo, presentando ceramiche, vetri e oggetti d’uso comune, ma anche i ricchi apparati decorativi dei principali monumenti pubblici trovati nel corso di più di trent’anni di scavi.