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Roma. 14 settembre: passano dalla Domus Aurea le celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Gli allievi di due prestigiose scuole di recitazione interpretano dalla reggia di Nerone il I canto dell’Inferno

Passano dalla Domus Aurea le celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, che spirò a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 Settembre 1321. Il ministero della Cultura e la RAI ricordano il Sommo Poeta con una speciale lettura del I Canto dell’Inferno dagli ambienti sul Colle Oppio dello splendido palazzo di Nerone. Gli allievi del Centro sperimentale di Cinematografia e dell’Accademia nazionale d’Arte drammatica “Silvio d’Amico” interpreteranno i versi del canto proemiale della Divina Commedia in prima visione su Rai Storia a partire dalle 22.30 del 14 settembre 2021. Visione disponibile su Rai Play e sul canale 51 del digitale terrestre.

Così Beniamino Presutti (allievo CSC) interpreta i versi 1-9 dal III canto dell’Inferno. “Nel mezzo del cammin”, un viaggio nella Divina Commedia, ha scandito i giorni fino al 14 settembre, data del 700° anniversario della morte di Dante Alighieri. Gli allievi del Centro sperimentale di Cinematografia e dell’Accademia nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” hanno letto e interpretato terzine tratte e scelte dalla Commedia in quattordici “pillole”, realizzate da Rai Cultura in collaborazione con il ministero della Cultura, andate in onda tutti i giorni alle 19.50 su Rai Storia e riproposte all’interno del palinsesto della rete. “Nel mezzo del cammin” ha anticipato la lettura integrale del I canto dell’Inferno che gli attori di domani, gli allievi delle due prestigiose scuole di recitazione, reciteranno coralmente negli spazi della Domus Aurea del parco archeologico del Colosseo, alle 22.30 su Rai Storia il 14 settembre 2021, giorno della scomparsa di Dante nel 1321.

Roma. Dopo quasi duemila anni, è tornata a scorrere l’acqua nella Fontana delle Pelte, nel cortile inferiore della Domus Augustana, sul Palatino, nel rispetto del monumento antico e dell’impegno green del PArCo. Quattro statue aniconiche in metallo ricordano le copie anticamente presenti dell’Amazzone ferita di Fidia. Ai loro piedi ora si sprigionano nuvole profumate con fragranze

L’acqua è tornata a scorrere nella Fontana delle Pelte della Domus Augustana sul Palatino (foto PACo)

Dopo quasi duemila anni, da mercoledì 8 settembre 2021  l’acqua è tornata scorrere nella Fontana delle Pelte ubicata nel cortile inferiore della Domus Augustana, il settore privato dell’immenso palazzo imperiale voluto dall’imperatore Domiziano sul Palatino. Il progetto “Instar aquae tempus – Il tempo scorre incessantemente come l’acqua”, nel segno dell’impegno green del parco archeologico del Colosseo, curato dall’architetto paesaggista Gabriella Strano e attuato nel pieno rispetto del valore e dell’importanza dell’acqua e della necessità di operare strategie di adattamento alle nuove realtà climatiche, è stato presentato dal cortile inferiore della Domus Augustana con il direttore del PArCo Alfonsina Russo e il geologo e divulgatore Mario Tozzi. Il cortile del palazzo, un tempo porticato, viene nuovamente arricchito del rumore e dello scorrere dell’acqua all’interno della monumentale fontana decorata dal motivo delle quattro pelte contrapposte (scudi ellittici troncati in alto), il cui nome richiama la forma degli scudi indossati dalle Amazzoni. Per l’occasione sono stati rivisti tutti gli elementi architettonici del complesso: “Qui si deve immaginare”, spiega Alfonsina Russo, “un grande peristilio a due piani, quindi la maestosità di questi ambienti, e dietro ci sono delle sale ottagone che riprendono quelle geometrie dei Flavi,  nella Domus Aurea la reggia di Nerone”.

Frammenti di colonna ricordano la presenza in antico del peristilio attorno alla Fontana delle Pelte nella Domus Augustana sul Palatino (foto PArCo)
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La grande Fontana delle Pelte nella Domus Augustana sul Palatino rifunzionalizzata con un progetto green (foto PArCo)

Dopo anni di chiusura, il cortile del palazzo, un tempo porticato, viene dunque nuovamente arricchito del rumore e dello scorrere dell’acqua all’interno della monumentale Fontana decorata dal motivo delle quattro pelte contrapposte, il cui nome richiama la forma degli scudi indossati dalle Amazzoni. L’intervento, che si configura come una vera installazione cui è stato associato il motto latino “Instar aquae tempus – Il tempo scorre incessantemente come l’acqua”, è stato curato dall’arch. paesaggista Gabriella Strano (“Il progetto – conferma – nasce proprio dalla necessità di far risentire proprio il rumore dell’acqua là dove l’acqua c’è sempre stata e creava non solo suggestione ma anche refrigerio) ed è stato attuato nel pieno rispetto del valore e dell’importanza dell’acqua e della necessità di operare strategie di adattamento alle nuove realtà climatiche.

La vasca in acciaio della Fontana delle Pelte con, in primo piano, l’elemento aniconico in metallo (foto PArCo)

Proseguendo nel progetto di rifunzionalizzazione di tutte le fontane antiche e moderne del Parco archeologico del Colosseo, avviato nel giugno del 2019 con il ripristino del Ninfeo degli Specchi e della Fontana dei papiri all’interno degli Horti Farnesiani, ora è toccato alla Fontana che in età romana allietava le passeggiate della corte imperiale tra lo Stadio Palatino e le stanze private affacciate sull’immensa valle del Circo Massimo. “L’impianto che abbiamo realizzato – spiega Strano – per rifunzionalizzare la fontana rispetta totalmente il manufatto antico, senza operare alcun tipo di alterazione nella struttura del monumento. La vasca in acciaio, totalmente removibile, è adagiata su tessuto non tessuto e malta magra di sacrificio, ed è stata brunita con acqua acida come quella piovana”. A seguito di un antico crollo di dissesto nella struttura centrale è stata riscontrata un’apertura che ha messo in luce un canale ipogeo (“dove si può cogliere la grande capacità idraulica dei romani nel creare l’impianto idraulico che permetteva il funzionamento della fontana), accanto al quale è stato possibile alloggiare tutto l’impianto idraulico per il funzionamento della nuova fontana, completamente a ricircolo dell’acqua.

Studio per l’elemento aniconico della Fontana delle Pelte del Palatino ispirato alla copia della Amazzone ferita di Fidia conservata ai Musei Capitolini di Roma (foto PArCo)

“Gli elementi che ora si vedono”, continua Strano, “rappresentano solo la parte di superficie di questo progetto, suggeriti proprio dagli elementi antichi presenti, come le quattro state aniconiche agli angoli della fontana, che abbiamo proposto come elemento che quindi suggerisce la presenza archeologica antica”. Le statue aniconiche, in metallo, situate ai quattro angoli della fontana, si ispirano alla copia romana dell’originale statua in bronzo dell’Amazzone ferita realizzata in occasione di una gara indetta dal Santuario di Artemide di Efeso, intorno al 435 a.C. con la competizione, tra gli altri, di Policleto e Fidia e raffigurata proprio con la pelta (ovvero l’antico scudo) ai piedi. Da qui si sprigionano nuvole profumate con fragranze che si alterneranno secondo ritmi stagionali o legate ad arcaiche festività: in questo momento di rose. Ma avrà nel tempo, a seconda delle stagioni, profumi diversi: melograno, gelsomino, cannella, anticamente impiegate per usi religiosi o cosmetici.

Attenzione. Tivoli (Rm): rinviato a febbraio 2022 per problemi organizzativi il convegno “Nerone e Adriano. Le arti al potere”, che intende esplorare le affinità tra i due imperatori, la loro capacità di saper interrogare le possibilità offerte dall’arte, dall’architettura, dal teatro e dalla letteratura per l’elaborazione di nuovi linguaggi visivi

Convegno a Tivoli, già previsto il 23 e 24 settembre 2021, rinviato al 24-25 febbraio 2022

Nerone e Adriano: due imperatori accomunati dalla passione per le arti; entrambi riformatori sia in ambito artistico e, in particolare, architettonico, sia in quello amministrativo. Due personaggi, molto discusso il primo, assai meno il secondo, dei quali la critica più recente traccia ritratti innovativi e pionieristici almeno da un punto di vista squisitamente culturale. La passione per le arti costituisce un argomento esplorato, ma raramente con riferimento a entrambi: eppure, solo a valutare le realizzazioni più note, la Domus Aurea e Villa Adriana a Tivoli, si percepiscono fondamentali indizi di continuità. L’istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este – Villae, in collaborazione con il dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura, Facoltà di Architettura – Sapienza Università di Roma, organizza un convegno sul tema “Nerone e Adriano. Le arti al potere” a Villa d’Este e Villa Adriana a Tivoli in programma il 24 e 25 febbraio 2022, a cura di Andrea Bruciati e Alessandro Viscogliosi. Comitato scientifico: Andrea Bruciati, Alessandro Viscogliosi, Benedetta Adembri, Giuseppina Enrica Cinque, Alessandro Galimberti, Eugenio La Rocca, Giorgio Ortolani, Mariagrazia Picozzi. Comitato organizzativo: Viviana Carbonara, Lucilla D’Alessandro, Sergio Del Ferro, Antonella Mastronardi. Originariamente previsto per il 23 e 24 settembre 2021, è stato rinviato a seguito della chiusura di istituti e luoghi di ricerca e delle limitazioni di accesso alle biblioteche imposte dalle norme emanate in emergenza sanitaria, che hanno comportato inevitabili ripercussioni sulle attività di studio.

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Busto di Nerone conservato ai musei Capitolini di Roma

 

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Il busto di Adriano, conservato ai musei Capitolini di Roma

Il convegno intende esplorare le affinità tra i due imperatori e in particolare la loro capacità di saper interrogare le possibilità offerte dall’arte, dall’architettura, dal teatro e dalla letteratura per l’elaborazione di nuovi linguaggi visivi, consolidando quell’intreccio tra cultura e politica che diverrà distintivo nell’immaginario del potere fino ai giorni nostri. Il ruolo chiave avuto dalle donne nell’ascesa al potere, la passione per gli spettacoli e la creazione di complessi residenziali smisurati quanto audaci, quali la Domus Aurea e Villa Adriana, sono solo alcuni degli aspetti che legano le due figure storiche. I progetti urbanistici e architettonici di Nerone e Adriano, per quanto a volte divergenti, come nel caso della scelta del luogo di residenza, sono comunque emblematici della volontà dei due imperatori di trasmettere precise scelte politiche, filosofiche e ideologiche. Le Villae intendono anche porre l’attenzione sulle ricerche riguardanti la politica dei due imperatori sul territorio. Il convegno è aperto a ricercatori e studiosi, italiani e stranieri, che potranno partecipare con contributi legati ai temi della storia, dell’arte, dell’archeologia, dell’architettura, del teatro e della cinematografia, ma anche con studi di carattere antropologico e psicologico, per un’indagine multidisciplinare ampliata e diversificata delle personalità dei due imperatori e dei loro lasciti materiali e immateriali.

Alcuni dei principali monumenti del complesso di Villa Adriana a Tivoli (foto villae)

“Il grande interesse di Adriano per l’architettura e il desiderio di sperimentare forme e soluzioni strutturali nuove”, spiegano i promotori, “trovò piena applicazione nel complesso residenziale di Villa Adriana grazie al forte sviluppo delle tecniche costruttive impresso dalle precedenti esperienze di età imperiale, come quella della Domus Aurea. In analogia con la residenza neroniana, in cui gli edifici si alternavano a sontuosi giardini con vasche, piscine, ninfei e fontane, anche a Villa Adriana, sebbene in un contesto territoriale e paesaggistico lontano dalla dimensione urbana, gli spazi costruiti si intercalavano al verde, nelle sue molteplici declinazioni, e a giochi d’acqua; i diversi settori rispondevano a precise logiche di destinazioni d’uso, fondendo elementi pubblici e ufficiali a elementi di carattere privato e intimo. Guardando agli apparati decorativi, la Domus Aurea rappresentò un salto enorme rispetto al passato, con una quantità e qualità di pitture e rivestimenti in marmo impensabile nelle epoche precedenti. Seguendo l’esempio neroniano anche a Villa Adriana stucchi, pitture e marmi, accanto ad altri materiali rari e esotici, come gemme e metalli preziosi, erano dosati in base al rango degli ambienti perseguendo effetti di ricercata eleganza e stupore, così come gli elementi degli apparati scultorei in cui trovavano posto statue originali dell’arte greca accanto a opere commissionate appositamente per decorare i nuovi spazi e veicolare il messaggio del potere e della magnificenza imperiale. La Domus Aurea e Villa Adriana sono esempi emblematici della volontà dei due imperatori di trasmettere precise scelte politiche, filosofiche e ideologiche”.

Il cantiere di restauro del Tempio di Venere e Roma al Foro Romano visto dal Colosseo (foto PArCo)

“A Roma”, spiegano gli archeologi delle Villae, “gli interventi costruttivi di Adriano si intrecciarono materialmente con le preesistenze neroniane, come nella residenza imperiale del Palatino o nel tempio di Venere e Roma sulla Velia, dove il vestibolo della Domus Aurea fu funzionale alla costruzione dell’edificio cultuale, comportando lo straordinario spostamento del colosso di Nerone nella piazza dell’Anfiteatro Flavio. Una propensione per la spettacolarizzazione nell’uso degli spazi urbani che trovò un terreno ideale in Campo Marzio, scenario delle feste acquatiche dell’imperatore giulio-claudio e al contempo fonte di ispirazione per le ambientazioni egittizzanti di Villa Adriana, nonché luogo deputato alla creazione di grandiosi progetti edilizi, come le Terme di Nerone e il Pantheon. Le tracce storiche e materiali che legano le vicende dei due imperatori si spingono ben oltre l’Urbe, come nel caso della villa imperiale di Anzio: lo scenografico complesso costruito sul litorale laziale, per quanto indissolubilmente legato alla memoria di Nerone, conserva cospicue tracce materiali a cui si affiancano le testimonianze letterarie che rimandano ai soggiorni anziati di Adriano. Così come è noto l’interesse dei due imperatori per l’area dei Campi Flegrei, dettato non solo dalla salubrità della zona e dalla bellezza del contesto paesaggistico, ma anche dall’importanza strategica dei centri di Cuma, Baia, Pozzuoli e Miseno per gli interessi economici e militari dell’impero. Le suggestioni dell’ellenismo”, concludono i promotori, “traspaiono per entrambi gli imperatori in tutte le manifestazioni del potere imperiale, sia pubbliche che private, nonché nei progetti architettonici nutriti di evocazioni e citazioni della raffinata cultura delle province orientali”.

Roma. Alla Domus Aurea l’attore Marton Csokas legge le poesie di Gabriele Tinti e fa rivivere l’arte un tempo presente nella reggia di Nerone

Nello straordinario contesto della Domus Aurea dove secoli di storia si sono incontrati e hanno dialogato, è ripartito il ciclo di #CantidiPietra, promosso e organizzato dal Parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con Anantara Palazzo Naiadi e curato dallo scrittore e poeta Gabriele Tinti. In questo nuovo inizio è toccato all’attore neozelandese Marton Csokas, noto per la partecipazione a produzioni internazionali tra le quali la trilogia del Signore degli Anelli, far rivivere l’arte un tempo presente nell’eccezionale Reggia di Nerone. Dopo la collaborazione con attori come Alessandro Haber, Michele Placido, James Cosmo, Stephen Fry e Robert Davi che nel corso del 2020 hanno prestato la loro arte per celebrare le antiche divinità del Pantheon romano e alcuni dei più celebri monumenti del Foro Romano e del Palatino, è stata la volta di Marton Csokas. Per “Canti di pietra alla Domus Aurea” Marton Csokas legge “Rovine”, poesie dello scrittore e poeta Gabriele Tinti ispirate alle opere d’arte presenti nella residenza di Nerone. Le composizioni poetiche evocano gli affreschi di Fabullo e la statuaria che, grazie a Plinio il Vecchio, sappiamo essere stata vanto della collezione dell’imperatore. È noto infatti che Nerone utilizzò un grande numero di statue, portate a Roma dalla Grecia e dall’Asia minore, per decorare la sua residenza.

Roma. Il ministro Franceschini ha aperto ufficialmente la Domus Aurea e la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. L’intervento dei curatori. Via libera al pubblico dal 23 giugno

Dal 23 giugno 2021 la Domus Aurea riapre al pubblico (foto PArCo)

roma_domus-aurea_nuova-locandina_apertura-23-giugnoIl giorno tanto atteso è arrivato: mercoledì 23 giugno 2021, alle 9, riapre la Domus Aurea, la reggia di Nerone, con un percorso di visita ricco di novità e con una mostra dedicata a Raffaello e alla straordinaria storia della scoperta delle sue superfici affrescate. Il Parco archeologico del Colosseo ha potenziato nel periodo di chiusura i lavori di restauro e di ripristino di spazi in precedenza ingombri da ponteggi che lasciano adesso vedere affreschi prima non visibili. Inoltre è stato creato un nuovo ingresso che dal parco del colle Oppio immette direttamente nella Sala Ottagona, sede della mostra, e lungo il percorso di visita del padiglione della reggia neroniana è stato completamente rinnovato l’impianto di illuminazione. Allo stesso tempo, sono state allestite sculture fino ad oggi conservate nei depositi del monumento, contribuendo a celebrare lo sfarzo della residenza di Nerone. Ingresso dal lunedì al giovedì: visita limitata alla sala Ottagona e alle sale limitrofe, comprensiva della mostra immersiva, con accompagnamento obbligatorio; 9.18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Dal venerdì alla domenica: visita guidata obbligatoria, estesa a tutto il monumento, compresa la mostra nella sala Ottagona e sale limitrofe; 9-18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Le capienze e i turni saranno soggetti a modifiche e revisioni in base alle norme vigenti sulle misure di contenimento della diffusione della pandemia. Biglietti: visita accompagnata dal lunedì al giovedì, intero: 12 euro; ridotto: 9 euro, visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic. Visita guidata dal venerdì alla domenica: intero: 18 euro; ridotto: 15 euro, visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic.

L’anteprima della mostra “Raffaello e la Domus Aurea” con il ministro Dario Franceschini, l’architetto Stefano Boeri, e i curatori Alfonsina Russo e Vicenzo Farinella (foto PArCo)

L’anteprima con il ministro. Lunedì 21 giugno 2021, anteprima alla presenza del ministro Dario Franceschini con inaugurazione della mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (23 giugno 2021 – 7 gennaio 2022), la mostra dagli straordinari apparati interattivi e multimediali allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti. La mostra è a cura di Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio. Produzione, organizzazione, promozione e catalogo Electa editore. Allestimento e interaction design dotdotdot.it. Nuova passerella di ingresso Stefano Boeri Architetti. Nuovo progetto di illuminazione Erco.

Aperti nella Domus Aurea nuovi ambienti con il posizionamento di sculture dai depositi (foto PArCo)

Il saluto del direttore del PArCo, Alfonsina Russo. “Dopo oltre un anno di chiusura”, ha ricordato Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, e co-curatrice della mostra, “apriamo oggi la Domus Aurea e insieme la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” che avremmo dovuto inaugurare l’anno scorso in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Raffaello. La mostra è stata curata per le soluzioni multimediali da dotdotdot.it. In questa occasione inauguriamo anche un nuovo ingresso realizzato dall’architetto Stefano Boeri che consente di entrare direttamente nel cuore della Domus Aurea, nella Sala Ottagona dove è attualmente la mostra, da colle Oppio. Il percorso è arricchito da una alcune novità, un percorso ampliato con una serie di ambienti prima non visibili perché ingombri da ponteggi, e lungo questo percorso si dispiegano degli elementi scultorei rinvenuti nei depositi, come le Muse e alcuni elementi architettonici. E vera novità è l’illuminazione, l’elemento clou che ripropone quelli che erano gli espedienti degli architetti neroniani di catturare la luce attraverso delle finestre poste in alto le quali riuscivano in qualche modo a far filtrare la luce verso gli ambienti più bui. Devo ringraziare per questo Elisabetta Segala, e anche Francesca Guarneri l’attuale responsabile della Domus Aurea. E anche l’architetto Stefano Borghini che ha realizzato degli apprestamenti molto suggestivi. Infine devo ringraziare per il Giardino ecosostenibile il ministro Franceschini che ci ha dato con decreto una serie di fondi per riuscire a superare la criticità rappresentata dall’acqua che filtra attraverso le volte, e Gabriella Strano. La mostra è stata organizzata da Electa. E il parco archeologico del Colosseo ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il British Museum che attualmente ha in corso una mostra su “Nerone” per dare nuova luce alla figura di questo imperatore, che non è stato un imperatore solo con una serie di aspetti negativi ma ha avuto anche una serie di attività positive, come l’urbanistica, l’architettura, le arti”.

La nuova passerella pedonale che porta nel cuore della Domus Aurea (foto PArCo)

Il nuovo ingresso da colle Oppio. “Abbiamo realizzato questo ingresso all’interno di una delle gallerie che l’imperatore Traiano fece costruire”, ha spiegato l’architetto Stefano Boeri, “quando si decise sostanzialmente di riempire di terra tutti gli spazi della Domus Aurea per costruire sopra il grande impianto termale di Traiano. Riaprire, rendere visitabili una di queste gallerie, vuol dire fare i conti prima di tutto con un tema delicato: il nuovo rapporto della Sala Ottagona con l’esterno, cioè con il colle Oppio. Poi superare una pendenza molto importante, tra le due quote. Così questo viaggio nello spazio è anche un viaggio nel tempo. Percorrendo la gallerie si vedono infatti i resti degli impianti termali che Traiano fece costruire sopra la Domus Aurea. La galleria entra con un orientamento diverso da quello della Domus Aurea – ha continuato Boeri – e questo spiega il diverso orientamento dei due impianti: l’impianto di Traiano che è NW-SE, e l’impianto originario della Domus Aurea che è rigorosamente N-S. e questo è stato uno dei temi su cui abbiamo lavorato di più perché si leggesse questa differenza. Il progetto è fatto di tre parti: un inizio che è un vestibolo, un ingresso in cui abbiamo dovuto anche fare i conti con un problema termico (cioè non fare entrare il clima esterno all’interno della Domus Aurea); le rampe che non sono appoggiate sulle volte e arrivano fino al portale della Sala Ottagona; e infine l’approdo alla Sala Ottagona che è schermato da una parete che ha le dimensioni del portale storico per evitare che ci fosse un rapporto troppo diretto, come non c’è mai stato, tra interno e esterno”.

L’Atlante Farnese al centro della Sala Ottagona per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

Storia e descrizione della mostra. “Questa mostra è nata in collegamento con la grande mostra di Raffello che l’anno scorso si è tenuta alle scuderie del Quirinale, che era molto centrare su Roma e sul rapporto con l’artista”, è intervenuto il prof. Vincenzo Farinella co-curatore della mostra. “In quella mostra non si parlava delle grottesche, della scoperta delle grottesche, dell’invenzione delle grottesche, perché quel tema era in qualche modo lasciato alla Domus Aurea. Poi gli eventi hanno reso impossibile inaugurare la mostra, ed è slittata di un anno. Ma ora fortunatamente ci siamo riusciti. È una mostra frutto di un lavoro collegiale che ha dato vita a un progetto originale. L’obiettivo di questa mostra era raccontare una storia che inizia alla fine degli anni Settanta del Quattrocento, quando i primi artisti (Pinturicchio, Signorelli, e altri) scendono sottoterra da sopra, dal colle Oppio, calandosi per cunicoli, per grotte, come gli speleologi, con le torce, e scoprono questo mondo dimenticato, sepolto, senza neanche rendersi conto che era la Domus Aurea di Nerone. Ma rimasero abbagliati da questi affreschi che all’epoca dovevano essere molto ben conservati, che vengono immediatamente chiamati grottesche, dalle grotte in cui erano stati riscoperti. La storia si diceva inizia alla fine degli anni Settanta del Quattrocento. E poi perché Raffaello? Raffaello intorno al 1515, grazie anche allo stimolo datogli da questa sua collaborazione con Giovanni da Udine, scende anche lui nella Domus Aurea, scopre anche lui le grottesche, e in modo geniale le reinventa completamente, creando i primi veri e propri ambienti all’antica, organicamente all’antica: come la Stufetta del card. Bibbiena in Vaticano, 1516, che abbiamo ricostruito in mostra, in uno degli ambienti radiali della Sala Ottagona. E poi l’ambizione – ha sottolineato lo storico dell’arte – era anche quella di estendere il discorso sia andando indietro nel tempo, e quindi rievocando per il visitatore, almeno in parte, l’effetto straordinario che doveva essere entrare nella Domus Aurea ai tempi di Nerone, quando la Domus Aurea era una delle meraviglie assolute del mondo. E infatti nella Sala Ottagona si vede la proiezione, l’effetto rotante della cupola, che vuole in qualche modo rievocare quella notizia di Svetonio che scrive che nella Domus Aurea c’era una sala da pranzo, una coenatio, rotonda che ruotava continuamente. E poi andare più avanti, ossia raccontare la storia delle grottesche da Raffaello in poi, mostrando quindi lo sviluppo delle grottesche e la diffusione in Italia e poi in Europa e poi nell’intero mondo di questo linguaggio ornamentale senza dimenticare il fatto che le grottesche non muoiono mai sostanzialmente, ma hanno anzi un ulteriore momento di rinascita novecentesca, e forse una delle sorprese maggiori sarà la quinta stanza dove viene evocato in qualche modo il tema della fortuna novecentesca delle grottesche. È una storia complicata, lunga, articolata che la mostra riesce a raccontare in modo non solo chiaro ma anche molto suggestivo”.

Un bell’esempio di “grottesca” da una parete della Domus Aurea (foto PArCo)
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La Sala Ottagona come si presenta per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

L’ultima parola al ministro Dario Franceschini. “Questa bellissima mostra arricchisce ancora di più questo luogo straordinario, magico, unico, che lascia sbalorditi, a bocca aperta tutti i visitatori che entrano, perché percepiscono la grandezza di Roma, la maestosità dell’intervento, percepiscono la magia di questi buchi nel soffitto da cui si calavano Pinturicchio e altri pittori del Rinascimento. Veramente un luogo magico. Io non dimentico – ha raccontato il ministro – l’ammirazione e lo stupore negli occhi del presidente Macron, che abbiamo accompagnato qui qualche anno fa con l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Questo luogo viene arricchito oggi con un intervento di architettura contemporanea, grazie a Stefano Boeri, dimostrazione di come si possano fare interventi contemporanei di qualità che svolgono una funzione ma che si conciliano perfettamente con la conservazione, la tutela dei luoghi più prestigiosi del nostro Paese. È questa un’altra grande occasione di arricchimento del nostro patrimonio culturale in un luogo simbolo per tutta Italia e tutto il mondo. Fra poco più di un mese, il 29 luglio, si aprirà il G20 dei ministri della Cultura all’interno del Colosseo: insomma un modo per dimostrare che l’Italia investe sul futuro anche sulla base della grandiosità di quello che hanno fatto le generazioni prima di noi. È un luogo stupendo. Ora dobbiamo rendere stupendo anche fuori – ha dichiarato Franceschini – con l’intervento per il Giardino sostenibile, per evitare le infiltrazioni d’acqua che hanno rovinato purtroppo nel tempo gli affreschi della Domus Aurea. C’è un problema che si chiama parco di colle Oppio. Il Ministero ha offerto collaborazione al Comune. Vedremo dopo le elezioni amministrative. Ma come Parco archeologico del Colosseo siamo pronti a prenderci in gestione il parco di colle Oppio all’interno del PArCo perché sarebbe un modo per renderlo, come è giusto che sia, uno dei luoghi più collegati al Colosseo in tutto il suo splendore e non in un degrado come è oggi, veramente imbarazzante, che mal si concilia con lo splendore della Domus Aurea e del Colosseo”.

Roma. L’attesa mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” apre, con la Domus Aurea, il 23 giugno. Lo annunciano in contemporanea il Parco archeologico del Colosseo ed Electa

Il manifesto della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” alla Domus Aurea dal 23 giugno 2021

Domus Aurea, stavolta ci siamo: riaprirà il 23 giugno 2021 con la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Programmata per l’8 marzo 2020, in occasione della celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520); bloccata e rinviata a data da destinarsi per lo scoppio della pandemia; più volte annunciata con date via via sempre aggiornate, questa sembrerebbe la volta buona: lo confermerebbero la comunicazione ufficiale – quasi in contemporanea – sulle newsletter rispettivamente di Electa e del Parco archeologico del Colosseo (vedi: Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato). “È tutto pronto negli ambienti della Domus Aurea”, confermano al PArCo, “per l’apertura al pubblico della mostra dedicata a Raffaello Sanzio e al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali. Il progetto, promosso dal PArCo e prodotto da Electa, narra l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” della Domus Aurea di Nerone”. Ora si attendono informazioni tempestive sull’apertura e le modalità di visita.

Mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: render Sala Ottagona. Allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

Pensata per il cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio che cadeva il 6 aprile del 2020, il Parco archeologico del Colosseo per la riapertura al pubblico della Domus Aurea ha mantenuto nella sua programmazione “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (al momento programmata dal 23 giugno al 31 dicembre 2021), allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti. Raffaello (Urbino, 1483 – Roma, 1520) fu il primo artista rinascimentale a comprendere a fondo la logica dei sistemi decorativi della residenza neroniana, riproponendoli organicamente, grazie alle sue profonde competenze antiquarie, in numerosi capolavori ricordati in questa esposizione curata da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio. Allestimento e interaction design sono progettati da Dotdotdot.

Il nuovo accesso pedonale alla Domus Aurea è stato disegnato da Stefano Boeri Architetti (foto PArCo)

Per questa prima grande mostra realizzata all’interno della Domus Aurea è stato progettato un ingresso dedicato (vedi Roma. Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea, con un percorso che suggerisce un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre nella volta della Sala Ottagona. Il progetto propedeutico all’apertura della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” | archeologiavocidalpassato). In una delle gallerie originata dalle sostruzioni delle Terme di Traiano che cancellarono la memoria di questo padiglione della Domus Aurea, lo Studio Stefano Boeri Architetti ha progettato una passerella pedonale che – dal parco di Colle Oppio – si insinua, sfiorandole, tra le rovine fino ad approdare nella Sala Ottagona. Una linea guida che accompagna il visitatore direttamente verso il fulcro dell’edificio neroniano.

Per celebrare il Natale di Roma maratona da cinque cantieri di restauro con Alfonsina Russo, direttrice del Parco archeologico del Colosseo: gli stucchi del Colosseo, l’Arco di Costantino, l’area del Tempio di Vesta, la Basilica Emilia, e l’Arco di Settimio Severo. E un arrivederci alla vicina riapertura del PArCo

Panorama del Foro Romano (foto PArCo)

Maratona tra i cantieri di restauro nel cuore di Roma antica: è quanto proposto dal Parco archeologico del Colosseo per celebrare il Natale di Roma. Cinque dirette curate dalla direttrice Alfonsina Russo che di volta in volta ha dialogo con i restauratori impegnati sul monumento specifico. Per la responsabile del PArCo è stata anche l’occasione per anticipare qualche evento, come il convegno on line il 9 giugno sui restauri al Tempio di Vesta nel Foro romano o il riallestimento della Casa delle Vestali per il 21 giugno, o per sottolineare la linea green negli interventi di restauro, ribandendo che nel PArCo i prodotti chimici sono banditi. Ma soprattutto è stata l’occasione per dare un arrivederci a prestissimo, al 26 aprile 2021, quando il parco archeologico del Colosseo sarà riaperto al pubblico.

Prima tappa: i restauri degli stucchi del fornice Nord del Colosseo. Per la prima volta si sale sui ponteggi per avvicinarci a quel che resta degli stucchi che decoravano le superfici voltate e quelle della lunetta di questo angolo dell’anfiteatro. Tra il 1500 e il 1600 i grandi artisti, che da poco avevano scoperto le “grottesche” della Domus Aurea (tra tutti uno dei più brillanti allievi di Raffaello, Giovanni da Udine), riprodussero su disegni e altri supporti anche gli stucchi del Colosseo, consegnando a noi un patrimonio inestimabile di informazioni, altrimenti perdute. “Proprio grazie ai disegni di Giovanni da Udine, allievo di Raffaello, che nel ‘500 aveva visitato il Colosseo e aveva disegnato gli stucchi”, spiega Alfonsina Russo, “possiamo ricostruire anche quali erano i temi: temi legati a Dioniso, la divinità protettrice dei teatri e degli spettacoli”. Il restauro è appena iniziato. “Si procede innanzitutto con la pulizia”, spiega la restauratrice, “per conoscere meglio le modalità meno invasive per gli stucchi e capire il livello di degrado, dovuta anche alla vicinanza esterna con un’area particolarmente trafficata e a un punto del monumento in cui si incanalano diverse correnti che  trasportano molti inquinanti, e a materiali sovrapposti dovuti a interventi precedenti”. Di questi stucchi, anticipa Russo, “faremo anche le analisi proprio per capire se sono della stessa tipologia di materiale degli stucchi del passaggio di Commodo, nell’ingresso a Sud. E anche per inquadrarli meglio cronologicamente. Gli stucchi dovevano già esserci all’inizio, quando il monumento venne inaugurato nell’80 d.C.. E quindi dobbiamo immaginare che quest’area doveva essere completamente ricoperta da stucchi. Successivamente, nell’importante restauro che fecero i Severi tra la fine del II e l’inizio del III sec. d.C., vennero restaurate anche queste decorazioni con elementi cassettonati, un motivo che influenzò molto la scuola di Raffaello. Al centro della volta c’è un grande riquadro dove probabilmente era raffigurato Dioniso, e una serie di riquadri laterali con le Menadi e i Satiri. Da quello che è rimasto, possiamo immaginare una decorazione di grande raffinatezza. Del resto – non dimentichiamolo mai – questo era l’anfiteatro imperiale, il Colosseo era l’anfiteatro dell’imperatore, perciò tutto ciò che veniva realizzato – compresa la decorazione – era di altissimo livello”. Il cantiere andrà avanti per un mese. E poi si sposterà sui fornici laterali che pure presentano una decorazione a stucco.

Seconda tappa: i restauri dell’Arco di Costantino. Si sale al settimo piano dei ponteggi. Con le restauratrici diamo un’occhiata ai diversi tipi di malta e ai loro utilizzi. “Oggi analizziamo le tecniche di restauro e in particolare le stuccature”, sottolinea Alfonsina Russo. “Il cantiere è in una fase abbastanza avanzata del lavoro. I restauratori hanno ripulito i rilievi dallo sporco, e ora stanno passando alla fase della stuccatura. Si procede con diversi tipi di malte con colori diversi, calda chiara, fredda, calda scura e rossa, a seconda del colore del marmo. Si mescolano i colori fino a trovare una tonalità che si armonizzi con i marmi. Quindi è un lavoro molto importante e molto delicato che darà proprio l’aspetto finale del restauro dell’arco”. Queste malte sono realizzate con calce idraulica, molto resistente all’acqua. “Le malte”, spiegano le restauratrici, “le mischiamo con delle cariche inerti, polveri di marmo di diversi colori, e le setacciamo per avere una granulometria che si adatti alla superficie del marmo e a una tonalità. Nello stendere le malte cerchiamo di fare in modo che non ci siano ristagni d’acqua e favoriamo gli scoli, per evitare attacchi biologici, sigillando tutte le crepe”. Il restauro dell’arco di Costantino è alle fasi finali. “Lo seguiamo da febbraio (vedi Roma. Prime tre dirette dal cantiere di restauro dell’Arco di Costantino con le archeologhe Francesca Rinaldi ed Elisa Cella del Parco archeologico del Colosseo: la topografia del monumento e l’apparato figurativo dall’attico ai tondi adrianei al fregio costantiniano | archeologiavocidalpassato). L’arco di Costantino è uno dei monumenti più importanti del nostro parco archeologico, connesso alla via Trionfale che collega poi l’arco di Tito e l’arco di Settimio Severo”.

Terza tappa: area del Tempio di Vesta. Il direttore Alfonsina Russo mostra i restauri degli elementi architettonici del tempio e rivela alcune anticipazioni sul convegno dedicato all’Aedes Vestae e sul prossimo 21 giugno 2021. Siamo nel cuore di Roma, siamo nell’area della Casa delle Vestali, e dietro c’è il Tempio di Vesta. “In questo cantiere”, mostra Alfonsina Russo, “si stanno ripulendo i pezzi che fanno parte del tempio. Dopo aver partecipato virtualmente al cantiere del Tempio di Vesta (vedi Roma. Archeologi e restauratori del parco archeologico del Colosseo raccontano il cantiere di restauro del Tempio di Vesta nel Foro romano. E a primavera giornata di studi internazionali sull’Aedes Vestae | archeologiavocidalpassato), ora seguiamo questo nuovo cantiere allestito per pulire altri pezzi, frammenti di marmo, che facevano parte sempre del Tempio, e che nell’anastilosi realizzata tra il 1929 e il 1930 non sono stati utilizzati. Intanto vi segnalo che il 9 giugno 2021, proprio in occasione delle Vestalia, organizzeremo un convegno proprio sui lavori che stiamo portando avanti sul Tempio di Vesta e questo nuovo cantiere. In quell’occasione il convegno sarà on line e quindi tutti potranno seguire i vari interventi. E speriamo poi che il 21 giugno 2021, in occasione del Solstizio d’estate, di poter inaugurare la Casa delle Vestali con un nuovo allestimento: sarà una sorpresa”.  I frammenti di marmo sono trattati con il biocida. “Qui è tutto eco-compatibile”, spiega la restauratrice, “perché i prodotti chimici nel PArCo non si possono utilizzare. Questo biocida si spruzza tre o quattro volte. In qualche caso interveniamo con il micro trapano dove ci sono dei residui. E non si fa nient’altro”.

Quarta tappa: la Basilica Emilia. Stavolta scopriamo insieme il progetto di restauro ecosostenibile portato avanti con gli enzimi e condotto con Enea e piccole imprese. La Basilica Emilia è la più antica Basilica, fondata nel 179 a.C. da Marco Fulvio Nobiliore e Marco Emilio Lepido. Qui è aperto un cantiere di pulitura di un fregio che risale alla fase augustea. “Questo progetto utilizza degli enzimi, tutto eco-sostenibile, tutto naturale”, fa presente Alfonsina Russo. “È un progetto speciale che coinvolge anche micro imprese proprio per sostenerle in questo momento molto difficile dal punto di vista economico”.  Il restauro prevede interventi guidati dalla eco-sostenibilità, per il monumento con materiali originali dell’opera, per l’ambiente e per operatori e restauratori. “Il progetto ha avuto una piccola battuta di arresto dovuta alla pandemia”, ricorda la restauratrice, “ma ora è potuto ripartire grazie alla collaborazione delle piccole imprese e delle istituzioni. Abbiamo così potuto utilizzare un prodotto di nuova generazione a base di enzimi stabilizzati in una matrice di nanoparticelle. E vediamo che nelle prove effettuate la carica batterica si è completamente abbattuta. Questi interventi sono stati veramente di successo. E grazie alla collaborazione con Enea abbiamo la possibilità di testare un additivo tratto dalla pianta del fico d’India che conferisce solidità e compattezza alle malte di restauro. E ancora grazie alla collaborazione con una piccola impresa siciliana possiamo testare un compost riformulato a base di oli essenziali che ci consentirà di rimuovere le patine che nel PArCo  sono molto presenti e avrà un’azione deterrente nella formazione di nuove patine. Nella sua globalità il progetto vuole incoraggiare questi interventi per arrivare a una pratica di questo tipo di interventi fornendo strumenti tecnici e scientifici ma anche amministrativi perché un’istituzione come il PArCo possa pensare a una gestione sostenibile degli interventi di restauro e a una loro esecuzione anche con procedure di appalto”.

Quinta e ultima tappa: per la prima volta in diretta dal cantiere di restauro dell’Arco di Settimio Severo. Si sale sui ponteggi per guardare da vicino i rilievi sul fronte nord-occidentale del monumento che sarà oggetto di importanti lavori per i prossimi 7 mesi. “Siamo in un luogo unico, straordinario: siamo al quinto piano del ponteggio di restauro dell’Arco di Settimio Severo, fronte verso il Campidoglio”, interviene Alfonsina Russo. “Qui ci sono i grandi pannelli che narrano le Guerre partiche per le quali venne realizzato l’arco che narrava le gesta appunto di Settimio Severo nel 203 d.C. Il cantiere è iniziato da circa un mese e ne durerà altri sette, quindi fino all’autunno inoltrato. E perciò avremo modo di seguire più volte i lavori. Questo monumento non si restaurava da moltissimi anni e non eravamo mai potuto essere così vicini ai rilievi per vedere il loro stato di conservazione. Purtroppo i rilievi sono molto deteriorati, però si possono ancora riconoscere i vari particolari. Queste erano come delle grandi pitture che venivano portate durante i trionfi per raccontare le gesta dell’imperatore in guerra. E sono state poi riprodotte in scultura sugli archi. Raccontano nei minimi dettagli le varie tappe della guerra contro i Parti”. Il cantiere è ancora in una fase di studio. “Stiamo testando varie tipologie di pulitura per alleggerire le croste nere”, spiega il restauratore, “e l’utilizzo di strumentazioni laser per la pulitura molto delicata. Inoltre abbiamo testato due prodotti biocida per vedere quale dà una risposta migliore. Possiamo notare anche dei restauri antichi, come le cerchiature in bronzo poste nell’Ottocento, o integrazioni in cemento di inizi Novecento. Sulla base delle colonne verrà sperimentato il bio-consolidamento con enzimi: l’intervento durerà circa due mesi”.

Roma. Piccola anticipazione dell’allestimento della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: così il pubblico rivivrà l’emozione della scoperta vissuta dagli artisti che nel Rinascimento si calarono nelle “grotte”

La data è cambiata un’altra volta. Il valzer dei colori delle Regioni, con una pandemia che non dà ancora segnali di cedimento, la programmazione degli eventi culturali diventa particolarmente difficile. Ciò vale anche per l’attesa (dall’anno scorso!) mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, ora prevista dal 28 marzo al 21 novembre 2021 alla Domus Aurea. Vediamo se sarà questa la data giusta. Intanto, dopo averci mostrato il nuovo ingresso alla Domus Aurea con la passerella pedonale realizzata dallo Studio Stefano Boeri Architetti che, con un sapiente gioco di luci, accompagnerà il visitatore fino alla Sala Ottagona, cuore della mostra “Raffello e la Domus Aurea”, il Parco archeologico del Colosseo ci anticipa un altro dettaglio in un viaggio per immagini all’interno del cantiere (vedi Roma. Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea, con un percorso che suggerisce un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre nella volta della Sala Ottagona. Il progetto propedeutico all’apertura della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” | archeologiavocidalpassato).

Ecco una piccola anticipazione del concept che sta alla base del progetto allestitivo multimediale ed esperienza multisensoriale ideato dai dotdotdot.it: “Per rievocare l’emozione della scoperta che i primi artisti nel Rinascimento provarono nel calarsi all’interno della domus neroniana, illuminando la volta decorata con la luce delle loro torce”, spiegano gli esperti del PArCO, “così il pubblico sarà chiamato a svelare le decorazioni a parete interagendo attivamente con gli elementi multimediali del percorso di visita, i quali “prenderanno vita” grazie ad una serie di animazioni immersive in grado di restituire parte delle stesse decorazioni scoperte e studiate da Raffaello stesso e riprese dai grandi artisti nel corso dei secoli, in alcuni casi non più leggibili”.

Roma. Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea, con un percorso che suggerisce un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre nella volta della Sala Ottagona. Il progetto propedeutico all’apertura della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”

La nuova passerella pedonale che porta nel cuore della Domus Aurea (foto PArCo)

Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea. E a poco più di tre settimane dall’inaugurazione (11 marzo 2021, speriamo sia la volta  buona) della grande mostra-evento “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, evento espositivo dedicato al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali, questo era un passaggio cruciale per consentire un accesso in sicurezza in tempi di coronavirus (vedi Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato).

Mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: render Sala Ottagona. Allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot
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Il nuovo accesso pedonale alla Domus Aurea è stato disegnato da Stefano Boeri Architetti (foto PArCo)

“Il progetto del nuovo ingresso alla Domus Aurea e della passerella pedonale di accesso alla Sala Ottagona disegnato da Stefano Boeri Architetti, è un’occasione straordinaria”, spiegano al parco archeologico del Colosseo che l’ha promossa, e in Electa editore che l’ha prodotta, “per restituire alla città una delle realtà più suggestive della storia romana, permettendo ad ogni visitatore di scendere nel cuore del palazzo neroniano. La galleria, in cui la passerella pedonale si inserisce, è concepita come uno spazio scuro e contenuto, in cui il progetto disegna una direttrice di luce che accompagna il visitatore attraverso un racconto storico delle rovine, suggerendo la suggestiva idea di un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre, con un grande oculo, nella volta della Sala Ottagona, meta conclusiva dell’itinerario. Il percorso, a seguito del portale d’ingresso, si suddivide in tre ambienti – denominati Vestibolo, Via Lattea e Approdo – che rendono possibile il collegamento tra il parco di Colle Oppio e l’antico piano di calpestio della Sala Ottagona, quasi sei metri più in basso”.

Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione

L’avviso mette in guardia gli interessati: per l’emergenza sanitaria mondiale le date della mostra sono in corso di aggiornamento. Ma finalmente c’è un’indicazione: 11 marzo 2021 – 30 ottobre 2021. E questo potrebbe essere l’eredità che si porta in dote il nuove anno: la grande mostra-evento “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” che quindi verrebbe aperta nella Domus Aurea esattamente un anno dopo la prevista programmazione. L’8 marzo 2020, pochi giorni dopo la vernice della grande mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale, per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520), doveva aprire a Roma negli spazi della Domus Aurea (sala Ottagona e ambienti limitrofi), un evento espositivo dedicato al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali. Ma lo scoppio della pandemia e il conseguente lockdown hanno cancellato la mostra prima ancora di aprire. Si era poi parlato di agosto 2020, quando si ipotizzava che la situazione sanitaria potesse essere migliorata. E ora finalmente una data. Sarà la volta buona?

Mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: render Sala Ottagona. Allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot
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La sala Ottagona della Domus Aurea di Nerone (foto PArCo)

Il progetto, curato dal professor Vincenzo Farinella con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, promosso da Parco archeologico del Colosseo e prodotto da Electa, intende narrare l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea di Nerone. Una storia che comincia intorno al 1480, quando alcuni pittori, tra i primi Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli, si calano nelle cavità del colle Oppio – definite appunto grotte – per recarsi, a lume di torce, ad ammirare le decorazioni pittoriche di antichi ambienti romani. La mostra si svilupperà nella Sala Ottagona, vero e proprio capolavoro dell’architettura romana imperiale, e nei cinque ambienti limitrofi, oltre alle Stanze di Achille a Sciro e di Ettore e Andromaca ancora preziosamente affrescate e dove si possono ammirare tracce delle cosiddette “grottesche”.

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)

Il linguaggio multimediale si alterna tra videomapping immersivi che ricostruiscono opere di Raffaello, animazioni, scenografie digitali che raccontano aneddoti sugli artisti del ‘500, arte generativa e morphing, archivi e collage digitali di elementi decorativi grotteschi e d’ispirazione surrealista. Il progetto dell’allestimento interattivo e multimediale è curato dallo studio milanese di Interaction e Exhibit Design Dotdotdot. Alla mostra si accompagna il catalogo edito da Electa, che ripercorre la riscoperta della Domus Aurea e l’invenzione delle grottesche grazie allo straordinario impulso di Raffaello.