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Pompei. Eccezionale scoperta nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli: nella stalla trovato un terzo cavallo di razza da parata con bardature militari. Osanna: “Nel 2019 fondi per esproprio terreni, completare lo scavo e aprire il sito al pubblico”

Nella stalla della lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana scoperto un terzo cavallo di razza con bardature militari (foto parco archeologico di Pompei)

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana

I danni provocati dai tombaroli purtroppo non hanno permesso di realizzarne il calco, ma la scoperta annunciata nella villa suburbana di Civita Giuliana, nella zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei, è di quelle che solleticano l’immaginario collettivo: nella stalla di Civita Giuliana scoperto un terzo cavallo di razza con ricca bardatura militare appartenuto a qualche comandante. La scoperta conferma l’importanza del sito che sta venendo alla luce dopo anni di saccheggi ad opera dei tombaroli. Proprio lo scorso marzo un’operazione congiunta del parco archeologico di Pompei con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata (con il procuratore capo Alessandro Pennasilico e il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli), il Comando gruppo carabinieri di Torre Annunziata e il Nucleo tutela patrimonio culturale di Napoli aveva dato avvio a un importante intervento di scavo allo scopo di arrestare l’attività illecita di tombaroli a danno del patrimonio archeologico dell’area (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/05/11/pompei-osanna-contro-le-fake-news-ecco-la-descrizione-scientifica-delle-eccezionali-scoperte-nella-villa-suburbana-di-civita-giuliana-nel-settore-per-fortuna-non-danneggiato-irrimediabilme/).

Una veduta zenitale della stalla della villa suburbana di Civita Giuliana con i resti dei tre cavalli di razza (foto parco archeologico di Pompei)

La stalla della villa suburbana di Civita Giuliana dove sono stati trovati i resti di tre cavalli di razza (foto parco archeologico di Pompei)

L’intervento a Civita Giuliana aveva portato alla luce una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana conservata in maniera eccezionale, con diversi reperti (anfore, utensili da cucina, parte di un letto in legno di cui è stato possibile realizzare il calco). Tra gli ambienti era stata individuata la stalla della tenuta dove si era potuto realizzare il calco di un cavallo di razza. Nella prima fase di scavo era stata identificata una mangiatoia lignea di cui è stato possibile realizzare un calco, la sagoma integra di un cavallo e le zampe di un secondo animale. Le attuali operazioni di scavo, avviate nel mese di luglio, hanno messo in luce integralmente tale ambiente e hanno individuato la parte restante del secondo cavallo e un terzo equide con i resti di una ricca bardatura di tipo militare. Dei due, l’uno giace riverso sul fianco destro, con il cranio ripiegato sulla zampa anteriore sinistra. Presumibilmente legato alla mangiatoia, non era riuscito a divincolarsi. L’altro giace riverso sul fianco sinistro, e sotto la mandibola conserva il morso in ferro. La realizzazione dei tunnel da parte dei tombaroli e la conseguente cementificazione delle cavità, non hanno permesso di realizzare il calco del terzo cavallo.

Il direttore generale Massimo Osanna tra i resti dei cavalli riemersi a Civita Giuliana (foto di Cesare Abbate, Ansa)

Uno dei finimenti di pregio, parte di una bardatura militare, da un cavallo di Civita Giuliana

“I tre cavalli, come forse il primo rinvenuto ed analizzato, dovevano far parte della razza più nobile, animali di rappresentanza, per la loro imponenza dimensionale, probabilmente frutto di accurate selezioni, e per i finimenti di pregio, in ferro e bronzo”, sottolinea il direttore generale Massimo Osanna. “Lo studio della sella è a cura dell’archeologo Domenico Camardo, mentre le ricerche sul campo sono seguite dall’archeologa Paola Serenella Scala. Questi eccezionali ritrovamenti confermano che si trattava di una tenuta prestigiosa, con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre a un efficiente quartiere di servizio, con l’aia, i magazzini per l’olio e per il vino, e ampi terreni fittamente coltivati, anche stando a le prime indagini di inizio Novecento”. I tre cavalli probabilmente erano pronti per essere montati. Ma sono stati sorpresi dagli effetti nefasti dell’eruzione del Vesuvio. Non si può quindi escludere – un’ipotesi, ma anche una speranza degli archeologi impegnati nelle ricerche – che all’esterno della stalla si possano trovare i resti del carro, forse una biga, per la fuga e, magari, i resti di quanti abitavano quella lussuosa villa e che si apprestavano a scappare per salvarsi. Lo scavo non resterà “ristretto” agli esperti. Lo assicura Osanna: “Nel 2019 saranno stanziati due milioni di euro, dai fondi ordinari del Parco archeologico, per procedere all’esproprio dei terreni che appartengono alla famiglia Russo e per proseguire le indagini di scavo, al termine delle quali sarà possibile l’apertura al pubblico”. E per quel giorno, il sogno del direttore generale è poter ristrutturare il casolare Russo, dove realizzare un centro accoglienza per i visitatori, con un polo didattico per raccontare Pompei dopo l’eruzione, alla luce del rinvenimento della tomba di un pompeiano morto tra fine I e II secolo d.C.”.

Ricostruzione dei finimenti e della sella cosiddetta “a quattro corni” in base ai ritrovamenti nella stalla della villa suburbana di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Reperti in legno di conifera rivestiti di lamina bronzea di forma semilunata: appartenevano a una sella a quattro corni (foto parco archeologico di Pompei)

Ricostruzione delle giunzioni ad anello che collegavano le cinghie di cuoio della sella (foto parco archeologico di Pompei)

Durante la fasi di scavo del corpo sono venuti alla luce anche cinque reperti bronzei. Sulle coste della gabbia toracica, fortemente rimaneggiate, si sono individuati quattro reperti in legno di conifera rivestiti di lamina bronzea di forma semilunata ; un quinto oggetto, sempre in bronzo, è stato recuperato sotto il ventre, in prossimità degli arti anteriori, formato da tre ganci con rivetti collegati da un anello a un disco. La forma di questi elementi e i confronti in letteratura fanno ipotizzare che appartengano a un tipo particolare di sella definita a quattro corni, formata da una struttura di legno rivestita con quattro corni, due anteriori e due posteriori, ricoperta da placche di bronzo che servivano per dare stabilità al cavaliere, in un periodo in cui non erano state inventate le staffe. Selle di questo tipo sono state utilizzate nel mondo romano a partire dal I secolo d.C. ed in particolare in ambito militare. Le giunzioni ad anello erano quattro per ogni bardatura e servivano a collegare diverse cinghie di cuoio per bloccare la sella sul dorso del cavallo . Si tratta sicuramente di bardature militari da parata. Ulteriori elementi riferibili agli “ornamenta” del cavallo sono documentati dietro la schiena, dove tracce di fibre vegetali lasciano ipotizzare la presenza di un drappo/mantello e nello spazio tra le zampe posteriori ed anteriori, in cui un ulteriore calco suggerisce la presenza di una sacca. “È probabile che parte dei mancanti finimenti siano stati trafugati dai tombaroli”.