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Rotzo (Vi). Al Bostel di Castelletto la due giorni di Raetica 2025, il Festival dell’Archeologia: un viaggio nel tempo con esperienze di realtà immersiva e aumentata, spettacoli di ricostruzione storica e laboratori di archeologia sperimentale. Ecco il ricco programma

Il 26 e 27 luglio 2025 al Bostel di Castelletto di Rotzo (Vi) sull’altopiano dei Sette Comuni, torna Raetica, l’atteso Festival dell’Archeologia appuntamento ormai fisso per immergersi in un viaggio nel tempo con esperienze di realtà immersiva e aumentata, spettacoli di ricostruzione storica e laboratori di archeologia sperimentale.

PROGRAMMA DI SABATO 26 LUGLIO. Alle 10, apertura del museo Archeologico Sette Comuni; alle 12, apertura del Parco Archeologico, del Villaggio, dei Campi Storici, della Taverna, de Chioschi e del Mercatino; dalle 14 alle 18, Didattiche, vita quotidiana, artigianato e laboratori a rotazione (al Villaggio e ai Campi Storici)

Visite guidate all’area archeologica a cura degli archeologi delle università Ca’ Foscari Venezia, Progetto Stempa, Università Pegaso e Nea Archeologia. Partenza dall’info-point ogni 30 minuti, sabato dalle 14 alle 18, domenica dalle 10 alle 11 e dalle 14 alle 18, previo acquisto di un braccialetto valido entrambi i giorni, presso l’info point.

Alle 15, saluti delle autorità e presentazione ufficiale di Raetica 2025.

Alle 17, nell’area conferenze, la conferenza “L’arte delle Situle attraverso l’Archeologia Sperimentale” a cura di Stefano Buson, restauratore per i musei nazionali del Veneto. L’arte delle situle, con le sue scene figurate incise su bronzo, può essere meglio compresa attraverso l’archeologia sperimentale. Questa disciplina, che si occupa di riprodurre antichi manufatti per studiarne le tecniche di fabbricazione, permette di analizzare i processi di progettazione, costruzione e narrazione che stanno dietro alla creazione di questi reperti. Attraverso la riproduzione sperimentale, è possibile comprendere come venivano realizzati i disegni, come veniva inciso il metallo e come venivano ottenuti gli effetti decorativi. L’archeologia sperimentale non solo aiuta a capire il “come” dei manufatti, ma anche il “perché”. Ad esempio, lo studio delle tecniche di incisione può rivelare informazioni sulla complessità del lavoro artigianale e sull’abilità degli artigiani. Le ricostruzioni di situle, come quelle presentate nell’evento al Bostel di Rotzo, permettono di toccare con mano la maestria degli antichi e di apprezzare l’arte delle situle da una prospettiva più concreta, immergendosi nelle tecniche e nei processi che hanno portato alla loro creazione. Al termine della conferenza verrà proiettato un filmato che illustrerà le varie fasi di fabbricazione di una situla.

Alle 18.30, in area palco, Gesti di Antica Memoria: spettacolo di Danze Antiche; e alle 19.30, Mitici Animali e Uomini Divini: epiche leggende e racconti bardici: momenti di grandi emozioni tra Danze Antiche ricostruite, epiche leggende celtiche e racconti bardici mentre assaporate i cibi e le bevande della Taverna Retica. A cura di Teuta Nertobacos.

In area palco, IRON AGE FASHION SHOW: durante l’orario cena del sabato si potrà assistere ad una vera e propria “sfilata di moda dell’Età del Ferro” dove i ricostruttori storici sfoggeranno i loro abiti migliori, i gioielli più belli e le armi più peculiari in base alla cultura e l’epoca storica rappresentata.

Alle 21.30, SITULAE: dai campi della luce alla riva delle tenebre, il grande spettacolo di ricostruzione storica. Come ogni anno, il Bostel diviene lo scenario per la rappresentazione di uno spettacolo emozionante, veicolo della divulgazione storica e scientifica attraverso le emozioni di narrazioni, musiche e rievocatori. Il palcoscenico del Bostel vede sabato sera la rappresentazione di una “situla vivente” che narra i fasti di una vita e la gloria dopo la morte, per terminare con il fuoco sempre caro a tutti noi. Uno spettacolo storico, un teatro, un film… frutto di studio, ricerca e ipotesi. Ma che sa portare indietro nel tempo, emozionare, coinvolgere e ricordare ancora una volta le genti di un passato lontano. A seguire festa, musica e taverna aperta fino a mezzanotte.

PROGRAMMA DI DOMENICA 27 LUGLIO. Alle 10, apertura del parco archeologico, del museo, del villaggio, dei campi storici, dei chioschi e del mercatino; dalle 10 alle 12, didattiche, vita quotidiana, artigianato e laboratori a rotazione (al Villaggio e ai Campi Storici); visite guidate all’area archeologica con gli archeologi delle università che coordinano gli scavi (partenza area info point ogni 30 min.); alle 11, Gesti di Antica Memoria: spettacolo di Danze Antiche (area palco), a seguire Mitici Animali e Uomini Divini: epiche leggende e racconti mitici (area palco); alle 12, apertura della Taverna; dalle 14 alle 18, didattiche, vita quotidiana, artigianato e laboratori a rotazione (al Villaggio e ai Campi Storici); visite guidate all’area archeologica con gli archeologi delle università e di NEA Archeologia (partenza area info point ogni 30 min).

Alle 15, in area conferenze, la conferenza “Simbolismo folk e pratiche del passato nelle comunità contemporanee” a cura di Elena De Dominicis, antropologa e giornalista. Il Bostel nel modello nordico dei musei all’aria aperta. L’ambiente nelle rappresentazioni storiche partecipate dal vivo e online. Dalle pratiche folk alla musica: Heilung, Wardruna, folk metal, modern vikings nelle tradizioni e nel problema dell’autenticità. Rune, navi, tamburi, archetipi. Lo studio è vincitore del premio nazionale Goi Comunità Bresciana dell’università di Brescia 2024 ed è stato presentato a Marsiglia alla conferenza internazionale di Netnografia Netnocon2025.

Alle 16, in area spettacoli, il Pugilato delle Situle: il bronzo delle Situle ci racconta di competizioni sportive di Pugilato con i manubri, di campioni, di trofei e di astanti. Siete pronti a scegliere il vostro campione e a fare il tifo per lui? A cura di Insubria Gaesata.

Alle 17, al villaggio, apertura della fornace ceramica; alle 18, apertura della Taverna. A seguire chiusura della manifestazione ed arrivederci a RAETICA 2026.

Ariano nel Polesine (Ro). Al centro turistico culturale di San Basilio per “Incontri di archeologia” la conferenza “Novità dallo scavo etrusco” con la professoressa Giovanna Gambacurta, direttrice dello scavo dell’abitato etrusco, a conclusione della campagna 2025 dell’università Ca’ Foscari

Venerdì 27 giugno 2025, ultimo giorno di campagna di scavo 2025 dell’università Ca’ Foscari nell’abitato etrusco di San Basilio, ad Ariano nel Polesine (Ro). E al pomeriggio per “Incontri di archeologia” gran finale al centro turistico culturale San Basilio, alle 18.30, con “Novità dallo scavo etrusco”, terza conferenza nell’ambito del progetto San Basilio, sostenuto dalla fondazione Cariparo. La professoressa Giovanna Gambacurta, direttrice dello scavo, illustrerà le novità emerse dallo scavo etrusco. Per info e prenotazioni: + 39 392-9259875

Ariano nel Polesine (Ro). “Scavi aperti” a San Basilio con visita al cantiere archeologico dell’abitato etrusco condotto dall’università Ca’ Foscari di Venezia

L’abitato etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) svela i suoi segreti. Sabato 21 giugno 2025 alle 10 ci sarà “Scavi aperti”, la terza giornata dedicata alla visita del cantiere archeologico, dove sarà possibile visitare lo scavo dell’abitato etrusco diretto da Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia nell’ambito del progetto San Basilio sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ritrovo presso il Centro Turistico San Basilio alle 9.45. Info e prenotazioni: +39 392 9259875

Bologna. A Palazzo Marescalchi, sede Sabap, presentazione del libro “Racconti dalla città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana. I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina” a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi, ottavo volume dei Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna

Venerdì 20 giugno 2025, alle 16, nella sede SABAP-BO di Palazzo Marescalchi, in via IV Novembre 5 a Bologna, presentazione del libro “Racconti dalla città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana. I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina” a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi (BUP, Bologna, 2024), volume n. 8 della collana monografica ‘Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna, Nuova Serie’. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Dopo i saluti di Francesca Tomba, soprintendente ABAP di Bologna, introduce Sara Campagnari, responsabile area funzionale Patrimonio archeologico soprintendenza ABAP di Bologna. Intervengono Giovanna Gambacurta, professoressa associata dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia; Luigi Malnati, già direttore generale MiBAC. Saranno presenti i curatori Jacopo Ortalli, già professore associato dipartimento di Studi umanistici, sez. di Storia e Scienze dell’Antichità, università di Ferrara; Renata Curina, già funzionaria archeologa soprintendenza ABAP di Bologna; Tiziano Trocchi, Musei nazionali di Bologna, direzione regionale Musei nazionali Emilia Romagna – Musei nazionali di Ferrara. direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara.

Copertina del libro “Racconti dalla città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana. I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina” a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi

Racconti dalla città. Frutto di un progetto scientifico finalizzato allo studio dei dati scaturiti dalle indagini archeologiche eseguite nell’ultimo quarantennio dalla soprintendenza ABAP di Bologna e realizzato grazie a un finanziamento del MiC, il libro a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina e Tiziano Trocchi intende offrire un aggiornamento sui principali risultati di alcune delle più recenti e significative attività di scavo su contesti abitativi dell’insediamento etrusco di Felsina, con particolare riferimento alle fasi più antiche. In particolare vengono riportati i dati emersi dagli interventi archeologici effettuati soprattutto nel comparto settentrionale del moderno centro urbano, cui si aggiunge un’analisi di alcuni contesti distribuiti in un settore cittadino più centrale e nell’immediato suburbio. Gli ambiti di interesse non si limitano alla più tradizionale documentazione archeologica con l’analisi di siti o classi di materiali, ma comprendono anche sintesi di più ampio orizzonte storico, sociale e ambientale per rappresentare l’evoluzione della città felsinea, le trasformazioni in essa verificatesi e il rapporto con il territorio circostante tra VIII e VI sec. a.C.

Asiago. Al museo Le Carceri ultimi giorni per visitare la mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” a cura di Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero, che mostra come la lana abbia segnato la storia del territorio, dal periodo preromano alla rivoluzione industriale, occasione unica per riscoprire il ruolo della lana nella storia del Veneto e per riflettere sulla sua importanza nell’economia contemporanea

Le settimane sono passate e non avete trovato il tempo per andare ad Asiago, sull’altopiano dei Sette Comuni (Vi), e visitare la mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” al museo “Le Carceri”? Rimangono ancora pochi giorni. Il prossimo weekend (sabato 21 e domenica 22 giugno 2025) si terrà il finissage della mostra “Lanam Fecit”, con l’ultima opportunità di visitarne contenuti archeologici e fonti storiche attraverso un attento lavoro di ricerca e curatela scientifica che ha evidenziato le dinamiche produttive e commerciali che, per secoli, hanno legato la montagna alla pianura. Un rigoroso percorso di analisi storica e archeologica in un evento accessibile, coinvolgente e di eccellente spessore storico – culturale da rendere fruibile. La mostra, In occasione dell’anniversario del primo trattato di alleanza tra i Veneti e Roma del 225 a.C., nasce da una proposta di due amici e colleghi altopianesi – Flavio Rodeghiero, non specialista del settore ma grande conoscitore di questo territorio, e Michela Maria Rodeghiero, specialista in storia romana e dei Sette Comuni, per 10 anni delegata alla Cultura del Comune di Asiago, lanciata al dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, e precisamente alla prof.ssa Francesca Ghedini e alla prof.ssa Maria Stella Busana, che hanno aderito con entusiasmo.

Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero curatrici della mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” al museo “Le Carceri” di Asiago (foto museo le carceri)

Grazie a un allestimento innovativo, che coniuga tradizione e tecnologia, il percorso espositivo mostrerà come la lana abbia segnato la storia del territorio, dal periodo preromano alla rivoluzione industriale. Il visitatore potrà scoprire il ciclo della lana, dalla pastorizia alla lavorazione tessile, immergendosi in un’esperienza sensoriale attraverso light box, installazioni tattili e sezioni multimediali. La mostra, curata dalla prof.ssa Maria Stella Busana e dalla dott.ssa Michela Maria Rodeghiero, è il risultato di un ampio lavoro di ricerca promosso dal Comune di Asiago in collaborazione con il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, con il contributo di studiosi, istituzioni culturali ed enti afferenti al ministero della Cultura. La mostra rappresenta un’occasione unica per riscoprire il ruolo della lana nella storia del Veneto e per riflettere sulla sua importanza nell’economia contemporanea. L’evento è reso possibile grazie alla collaborazione tra enti pubblici, associazioni culturali e privati, che hanno contribuito alla realizzazione di un progetto scientifico e divulgativo di grande valore.

Pesi da telaio troncopiramidali, rocchetti decorati e fusi in osso da contesti dei Veneti antichi (foto unipd)

Perché questa mostra? “Questa mostra – spiega Maria Stella Busana – è il frutto di un percorso di ricerca che, per molti dei curatori, è iniziato tanti anni fa, da più di 5 lustri, con la volontà di indagare caratteristiche e sviluppo dell’allevamento ovino e della produzione tessile nel Veneto antico, che le fonti scritte celebrano come fonte di ricchezza per il territorio, soprattutto per Padova, e nell’età medievale e moderna, fino alla nascita della vera e propria industria tessile. Penso agli studi sui percorsi dei percorsi della transumanza di Jacopo Bonetto della fine degli anni ’90 e alle prime tesi sui pesi da telaio di Stefania Mattioli. Penso al grande convegno del 2001 La lana: prodotti e mercati organizzato dal prof. Luigi Fontana dedicato all’economia della lana tra XIII e XX secolo. Penso all’importante scoperta nel 2005 nella Tenuta di Ca’ Tron presso Altino (Ve) del centro specializzato per l’allevamento delle pecore, la cui lana bianca e morbida è celebrata nelle fonti dal I e al IV secolo, commercializzata nel mondo romano e pagata moltissimo.

Lato A del Tintinnabulo in bronzo trovato nella cosiddetta ‘Tomba degli Ori’ (ca. 630-620 a.C.) della necropoli dell’Arsenale Militare di Bologna, conservato al museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Planimetria della casa-laboratorio di Altino in località Fornasotti, interpretato come textrinum e fullonica per la produzione, lavaggio e follatura dei tessuti (fine I secolo a.C.-inizi I secolo d.C.) (foto unipd)

“Da allora – continua Busana – sono state avviate sistematiche ricerche sugli strumenti tessili antichi, gli indicatori che più sopravvivono a testimoniare questa attività, che hanno portato alla formazione di un affiatato gruppo di lavoro, formato da studiose afferenti alle tre università del Veneto (Padova, Verona e Venezia – Ca’ Foscari) e all’allora soprintendenza Archeologica del Veneto, con diverse competenze (Angela Ruta Serafini, Giovanna Gambacurta, Mariolina Gamba, specialiste della cultura veneta, Patrizia Basso, Anna Rosa Tricomi, io stessa per l’età romana), gruppo che è stato arricchito da Margarita Gleba, esperta di tessuti preromani, che aveva svolto le sue ricerche prima a Copenaghen e nel Regno Unito, e che ora è professore all’università di Padova. Il convegno organizzato a Padova nel 2011 La lana nella Cisalpina romana ha fatto un primo punto delle conoscenze sul tema nel Veneto preromano e romano e stimolato la prosecuzione delle ricerche, sempre affrontate in un’ottica diacronica per cogliere origini, continuità e trasformazioni del fenomeno. E voglio sottolineare che il percorso ha coinvolto molti studenti e studentesse con tesi di laurea, specializzazione e dottorato, diventando una palestra anche per la formazione. Parallelamente sono proseguite le ricerche sui documenti, come la pubblicazione dei Privilegi dei Sette Comuni e le ricerche sulla saga dei Rossi di Schio.

Allestimento della mostra “Lanam fecit” al museo Le Carceri di Asiago (foto unipd)

“Metodi e risultati di queste ricerche – sottolinea Busana – vengono ora raccontati per la prima volta in una mostra, che intende evidenziare, grazie a fonti storiche, archeologiche, archivistiche e di archeologia industriale, l’importanza dell’economia della lana tra antichità ed età moderna e le sinergie createsi nel corso dei secoli tra l’Altopiano di Asiago, l’area pedecollinare e i centri di pianura, in primis la città di Padova. Per questo si è scelto di organizzare l’esposizione in uno dei due poli principali della “via della lana”, appunto la città di Asiago, con l’intenzione poi di trasferirla a Padova, che indubbiamente svolse un ruolo strategico come centro manifatturiero, passando poi il testimone al territorio vicentino, in particolare a Schio, al momento della nascita dell’industria moderna”.

Una delle sale della mostra “Lanam fecit” al museo Le Carceri di Asiago (foto unipd)

La mostra è articolata in 10 sezioni. Le prime 6 sezioni, che si svolgono al piano terra, sono dedicate a temi generali e all’età preromana e romana; le ultime 4 sezioni, poste al primo piano, sono dedicate all’età medievale e moderna.

Pesi da telaio troncopiramidali decorati in terracotta (IV-II sec. a.C. ) dal santuario di Reitia nel Fondo Baratella, conservati al museo nazionale Atestino di Este (Pd) (foto museo le carceri)

Skyphos attico del Pittore di Penelope con la rappresentazione della scena di Penelope e Telemaco davanti a un telaio a pesi (460-450 a.C.) conservato al museo nazionale Etrusco di Chiusi (Si) (foto museo le carceri)

Laminetta con donna, santuario di Caldevigo (Este, Pd) (V secolo a.C.) conservata al museo nazionale Atestino di Este (foto unipd)

Nella prima, curata dal prof. Jacopo Bonetto, dottor Mirko Fecchio e dalla prof. Margarita Gleba, si parla del territorio e del rapporto tra pianura e pascoli d’altura uniti dai percorsi della transumanza, delle diverse caratteristiche degli ovini nel tempo, ottenute attraverso selezione, e, di conseguenza, dei cambiamenti della fibra di lana. Nella seconda, curata sempre dalla prof. Margarita Gleba, viene spiegato tutto il ciclo di lavorazione dalla fibra ai tessuti e come questi si conservano. La terza, a cui hanno lavorato soprattutto le dottoresse Angela Ruta Serafini, Alessandra Didonè e Francesca Pandolfo, illustra come venivano utilizzati i tessuti nell’abbigliamento e nell’arredo, sottolineando il ruolo del riciclo con straordinarie testimonianze dal relitto di Valle Ponti a Comacchio. Nella quarta e quinta sala, curate rispettivamente dalla dottoressa Mariolina Gamba e dalla prof.ssa Maria Stella Busana, ci immergiamo nell’attività tessile delle donne venete e romane, prevalentemente domestica, ma certamente non solo per l’autoconsumo, mentre il prof. Alfredo Buonopane illustra attraverso le testimonianze epigrafiche il ruolo degli artigiani nella produzione e nel commercio di lana e tessuti. Infine, nella sesta sezione, la prof. Giovanna Gambacurta, la dott. Angela Ruta Serafini e la dott.ssa Cecilia Rossi evidenziano, attraverso le testimonianze di strumenti tessili deposti nei santuari e nelle sepolture, i significati simbolici che l’attività tessile ha assunto in età preromana e romana, mentre la prof. Francesca Ghedini evoca il ruolo della donna che tesse nell’immaginario mitico e storico del passato.

Statuto dell’arte della Lana di Padova (secolo XIV (1384) – XVI Codice membranaceo, conservato nella Biblioteca Civica di Padova (foto unipd)

Pannello sulla “pecora Foza” nella mostra “Lanam fecit” (foto unipd)

Lanificio Rossi di Schio: scuola di tessitura con il telaio Jacquard (foto museo le carceri)

Il pastore altopianese Francesco Guzzo con il suo gregge sull’Altopiano dei Sette Comuni negli anni ‘60 del Novecento (foto unipd)

La storia della lana continua nel Medioevo e in età moderna. La prof.ssa Maria Stella Busana, la dottoressa Francesca Fantini d’Onofrio, la studiosa Gianna Francesca Rodeghiero e il professor Luigi Fontana hanno voluto dare uno spaccato di quanto l’economia della produzione e del ciclo della Lana abbia influito, senza soluzione di continuità, fino ai giorni nostri in tutto il territorio veneto e nella storia dei Sette Comuni nello specifico. Ecco dunque nascere la sezione dedicata da Francesca Fantini d’Onofrio specificatamente alla Padova medievale nel cui territorio vi erano le poste adibite al pascolo invernale delle pecore montane e dove sorse la corporazione dell’Università della Lana, che ebbe forte impulso sotto la dominazione carrarese nel ‘300, con produzione di Statuti e costruzioni di edifici dedicati. Segue la sezione dedicata ai privilegi relativi alla lana goduti dalla Reggenza dei Sette Comuni, in continua lotta con Vicenza, il polo urbano più vicino, che voleva assumere una sorta di monopolio di tale attività. E ancora il focus di Francesca Rodeghiero con descrizione della difficile vita del pastore nelle terre alte e della lavorazione domestica della lana, attività che caratterizzò la quotidianità di generazioni intere di donne e famiglie fino al secolo scorso. Tra i pastori scesi dall’Altopiano, il professor Giovanni Fontana, racconta la saga dei i membri della dinastia industriale dei Rossi di Schio, che riuscì a divenire prima intermediaria nei traffici delle lane e poi grandi imprenditori, creando la più importante impresa laniera italiana e uno dei principali poli tessili europei, con importanti e durevoli ricadute su tutto il territorio vicentino. Nell’ottica di dare anche uno spaccato sulla lavorazione contemporanea della lana sono state portate in mostra le produzioni degli arazzi di Renata Bonfanti e Cristina Busnelli, che hanno il merito di aver elevato l’attività tradizionale a esempio d’arte e cultura.

Il catalogo della mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” a cura di Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero edito da Ronzani (foto museo le carceri)

“La mostra, così come il volume edito da Ronzani che l’accompagna – conclude Maria Stella Busana -, si pone dunque l’ambizioso obiettivo di coinvolgere visitatori e lettori in un tema certo specialistico, ma che fu essenziale nella vita quotidiana e nell’economia delle comunità venete, ripercorrendo la via della lana e cogliendo così il valore di un’attività che è stata per millenni pilastro socio-economico delle nostre terre venete ed emblema del contributo della donna nella vita familiare e collettiva”.

Venezia. Al via il seminario online “Bridging Time and Technology” a cura di Lorenzo Calvelli, Franz Fischer, Elisa Corrò e Sabrina Pesce, nell’ambito di Digitalia, un progetto europeo all’avanguardia coordinato dall’università di Istanbul (Turchia) con la partecipazione dell’università Ca’ Foscari. Ecco il programma dei quattro incontri e come partecipare

Come possiamo proteggere il patrimonio culturale dai rischi ambientali, dalle catastrofi naturali e dal trascorrere del tempo? In che modo possiamo trasformare siti archeologici, iscrizioni antiche e monumenti storici in dati digitali funzionali alla ricerca, alla conservazione e alla comunicazione? A questi e ad altri interrogativi cerca di rispondere Digitalia, un progetto europeo all’avanguardia che, sotto il coordinamento dell’Università di Istanbul (Turchia) e grazie alla partecipazione dell’università Ca’ Foscari Venezia, propone soluzioni digitali innovative per una gestione dei beni culturali sostenibile e capace di affrontare le criticità del presente. Dal cuore pulsante della ricerca veneziana prende il via “Bridging Time and Technology”, un ciclo di seminari online che si svolgerà al mattino, dalle 10 alle 12, dei giorni 11, 12, 19 e 20 giugno 2025, aperto a studenti, ricercatori, professionisti del patrimonio culturale, nonché a chiunque sia interessato ad acquisire competenze nel campo delle tecnologie applicate alla conservazione dei beni culturali. Chi desidera partecipare agli incontri può iscriversi inviando una mail all’indirizzo vedph@unive.it. L’iniziativa si colloca all’interno del progetto DIGITALIA: Digital Solutions for Sustainable and Disaster Resilient Heritage Management, finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea (2024-1-TR01-KA220-VET-000251597) ed è curata da Lorenzo Calvelli, Franz Fischer, Elisa Corrò e Sabrina Pesce. Oltre a Istanbul e a Ca’ Foscari, il progetto prevede anche il coinvolgimento di diversi partner internazionali: la direzione provinciale Cultura e Turismo di Antalya (Turchia), l’università Complutense di Madrid (Spagna) e il ministero della Cultura (Italia).

L’obiettivo del progetto Digitalia è ambizioso: formare una nuova generazione di esperti in grado di applicare strumenti digitali avanzati alla tutela del patrimonio culturale materiale. Negli ultimi anni, in contesti particolarmente soggetti a rischi ambientali e catastrofi, quali la Turchia, l’Italia e la Spagna, si è reso necessario potenziare la capacità di risposta e adattamento attraverso programmi di formazione mirata, al fine di affrontare due delle principali sfide contemporanee: la transizione digitale e l’aumento del rischio connesso ai disastri naturali, promuovendo l’integrazione delle tecnologie digitali nei processi di gestione e tutela del patrimonio culturale. In un contesto in cui la digitalizzazione ha trasformato il modo in cui viviamo, lavoriamo e interagiamo, anche il settore dei beni culturali è chiamato a evolversi. La pandemia di Covid-19 ha accelerato l’adozione di soluzioni digitali, mettendo in evidenza l’importanza di disporre di competenze specifiche per la gestione del patrimonio attraverso strumenti tecnologici avanzati. Tuttavia, la carenza di professionisti specializzati rappresenta un ostacolo significativo alla piena attuazione delle strategie europee: la Commissione Europea, attraverso la Raccomandazione (UE) 2021/1970 del 10 novembre 2021, ha fissato l’obiettivo di guidare la trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030. Per rendere concretamente raggiungibile questo traguardo è fondamentale investire nella formazione di coordinatori, specialisti ed educatori che siano dotati di una visione ampia e di competenze adeguate. Digitalia interviene proprio in questo scenario, offrendo percorsi di formazione concreti, interdisciplinari e orientati al mercato del lavoro, rivolti sia a studenti universitari, che a professionisti. “Attraverso interviste e questionari somministrati a professionisti del settore”, afferma Lorenzo Calvelli, coordinatore del team dell’università Ca’ Foscari, “sono emerse necessità specifiche che hanno guidato la definizione dei contenuti di un ciclo di incontro di Virtual Training concepiti dal nostro Ateneo per rispondere direttamente alle competenze richieste dagli intervistati. Questo approccio partecipativo garantisce che i workshops rispondano in modo concreto alle esigenze del comparto culturale, offrendo strumenti e conoscenze immediatamente applicabili”. Quattro incontri, otto ore complessive di formazione, un team interdisciplinare.

Si comincia mercoledì 11 giugno 2025 con una sessione tutta veneziana: Elisa CorròSabrina PescePaola Peratello e Tatiana Tommasi, studiose afferenti all’università Ca’ Foscari, che guideranno i partecipanti attraverso le sfide e le potenzialità della digitalizzazione di manufatti archeologici ed epigrafici. Come si trasforma un’iscrizione romana in un oggetto 3D? Quali sono le tecnologie più efficaci per conservare e condividere i risultati? Combinando aspetti teorici e pratici, il seminario offrirà risposte pratiche attraverso l’analisi di casi reali.

Giovedì 12 giugno 2025 sarà la volta di Nevio Danelon (Sapienza Università di Roma), che affronterà un tema centrale per la gestione del territorio: l’uso dei Sistemi Informativi Geografici (GIS) nel contesto dei beni culturali. I GIS consentono di mappare, monitorare e correlare dati spaziali con estrema precisione, aprendo nuove possibilità per la ricerca, la valorizzazione e la prevenzione dei danni. Si tratta di una tecnologia che ha rivoluzionato la gestione del patrimonio, rendendo possibile la pianificazione di interventi mirati e sostenibili.

Il terzo incontro, previsto per giovedì 19 giugno 2025, ospiterà Chiara Tomaini, dell’Istituto Veneto per i Beni Culturali. Il tema è quanto mai attuale: la gestione del rischio e la prevenzione dei disastri applicata ai beni culturali. Che cosa succede quando un terremoto colpisce un’area archeologica? Il seminario affronta le emergenze causate da fenomeni naturali e attività antropiche attraverso un approccio concreto, basato sull’analisi di scenari reali.

Infine, venerdì 20 giugno 2025, Eleonora Delpozzo (università Ca’ Foscari) chiuderà il ciclo con un focus sul Building Information Modeling (BIM), una tecnologia che nasce nell’ambito dell’ingegneria e dell’architettura, ma che trova ora nuove applicazioni nei contesti archeologici. Grazie al BIM, è possibile creare modelli digitali tridimensionali altamente dettagliati e interattivi, rivoluzionando la conservazione e la valorizzazione dei reperti.

Ariano nel Polesine (Ro). Per “Progetto San Basilio” la conferenza di Jacopo Bonetto (unipd) e Giovanna Falezza (sabap-vr) apre gli “Incontri di archeologia” legati allo scavo dell’abitato romano e di quello etrusco di San Basilio. Ecco il programma delle conferenze e delle visite sui cantieri di scavo

Con la conferenza di giovedì 22 maggio 2025, primo degli “Incontri di archeologia”, torna l’archeologia a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). Grazie alla collaborazione dell’università Ca’ Foscari di Venezia e all’università di Padova, impegnate nelle diverse attività di scavo archeologico, sono in cantiere numerose iniziative nell’ambito del Progetto San Basilio per andare alla riscoperta della ricchissima storia antica del sito di San Basilio. Appuntamento dunque il 22 maggio 2025, alle 18.30, al Centro Turistico Culturale San Basilio, per la prima conferenza sul “Progetto San Basilio”, tenuta da Jacopo Bonetto del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e da Giovanna Falezza, direttrice del museo Archeologico nazionale di Verona e ispettrice della soprintendenza ABAP di Verona. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.

Come si diceva, la conferenza del 22 maggio è la prima degli “Incontri di archeologia” che si tengono sempre al Centro Turistico Culturale San Basilio, alle 18.30. Gli “Incontri” continuano il 6 giugno 2025 con Caterina Previato (università di Padova); il 27 giugno 2025 con Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari); l’11 settembre 2025 con Silvia Paltineri (università di Padova); il 7 novembre 2025 con Jacopo Turchetto (università di Padova). Affiancano gli “Incontri di archeologia” le visite al cantiere “Scavi aperti”, in programma il sabato mattina alle 10, con ritrovo al Centro Turistico Culturale San Basilio alle 9.45. Si inizia il 24 maggio 2025 con la visita all’abitato romano a cura dell’università di Padova che promuove anche la successiva del 7 giugno 2025. Invece il 21 giugno 2025 la visita a cura dell’università Ca’ Foscari è all’abitato etrusco, come quella del 12 settembre 2025, ma quest’ultima a cura dell’università di Padova.

Mira (Ve). A Villa dei Leoni la conferenza “Il monastero dei Santi Ilario e Benedetto: dall’indagine archeologica alla valorizzazione di un luogo identitario” con Sauro Gelichi, Alessandro A. Rucco, Elisa Corrò (unive), Cecilia Rossi (sabap-ve), Vicenza Ferrara (uniroma)

L’antico monastero di Sant’Ilario e San Benedetto a Dogaletto di Mira (ve) rappresenta un sito di notevole importanza storica e archeologica nella laguna di Venezia. Le recenti campagne di scavo, come quella del 2024, hanno contribuito in modo significativo a ricostruire la storia di questo insediamento monastico, rivelando tracce di vita religiosa risalenti almeno all’Alto Medioevo. La conferenza “Il monastero dei Santi Ilario e Benedetto: dall’indagine archeologica alla valorizzazione di un luogo identitario” in programma venerdì 16 maggio 2025, alle 18, in Villa dei Leoni a Mira (Ve), offre un’occasione per approfondire ulteriormente le recenti scoperte e fare il punto sullo stato attuale delle conoscenze relative a questo affascinante sito. Intervengono Sauro Gelichi (direttore scientifico dello scavo, università Ca’ Foscari Venezia), Alessandro Alessio Rucco (direttore tecnico dello scavo, università Ca’ Foscari Venezia), Elisa Corrò (responsabile del progetto di scavo e valorizzazione, università Ca’ Foscari Venezia), Cecilia Rossi (funzionario  archeologo soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna), Vincenza Ferrara (già direttrice del laboratorio di Arte e Medical Humanities di Sapienza Università di Roma) 

Venezia. Al museo di Storia naturale la mostra “Un ostriarium romano nella laguna di Venezia” a cura di Carlo Beltrame ed Elisa Costa: il racconto e la restituzione di una scoperta unica in Italia, un antico ostriarium, annesso a una villa del I secolo d.C. in località Lio Piccolo, destinato al mantenimento in vita di ostriche e molluschi prima del loro consumo

“Gusci di ostriche di duemila anni fa a un metro e mezzo di profondità nella laguna di Venezia, in una vasca che probabilmente serviva per conservare i prelibati molluschi prima di essere degustati. Siamo nel sito lagunare di Lio Piccolo, nel comune di Cavallino Treporti, scoperto quasi venti anni fa dall’archeologo amatore Ernesto Canal. E l’ipotesi preliminare su cui sta lavorando il team interdisciplinare impegnato nei giorni scorsi nella seconda campagna di scavo archeologico subacqueo è che la struttura detta “Villa romana di Lio Piccolo” era dotata di piscine per l’acquacoltura, in particolare di ostriche. Le indagini sono state dirette da Carlo Beltrame, professore associato di archeologia marittima del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna”: così scrivevamo poco meno di tre anni fa – era l’estate 2022 – (vedi Archeologia subacquea in laguna di Venezia. Il team di Ca’ Foscari ha scoperto a Lio Piccolo, nel sito della villa romana, una vasca per l’acquacoltura dei molluschi con le ostriche di duemila anni fa eccezionalmente conservate | archeologiavocidalpassato): quell’ipotesi iniziale è diventata il progetto di ricerca che si concretizza nella mostra “Un ostriarium romano nella laguna di Venezia” a cura di Carlo Beltrame ed Elisa Costa, dal 16 aprile al 2 novembre 2025. È il racconto e la restituzione, di una scoperta unica in Italia: un vivarium probabilmente annesso a una villa del I secolo d.C. in località Lio Piccolo, Cavallino-Treporti ed un nuovo elemento per leggere la storia della laguna “prima di Venezia” in epoca imperiale romana. È proprio a Lio Piccolo che indagini stratigrafiche subacquee avviate nel 2021 hanno portato alla luce una vasca in mattoni e tavole di legno contenente circa 300 gusci di ostriche: una struttura databile al I secolo d.C. e interpretata come un antico ostriarium: uno spazio destinato al mantenimento in vita di questi molluschi prima del loro consumo. Ad oggi, una scoperta unica in Italia, che trova un solo confronto noto nella laguna di Narbonne, in Francia.

Le ostriche di duemila anni fa ritrovate sul fondo della vasca in mattoni per l’acquacoltura nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Una parte di questi significativi rinvenimenti, reperti, immagini, video delle operazioni di scavo subacqueo e delle attività di ricerca, nonché un modello tridimensionale del sito archeologico lagunare saranno dunque esposti al museo di Storia naturale dal 16 aprile al 2 novembre 2025 (inaugurazione martedì 15 aprile 2025): un allestimento che restituisce i primi risultati di questo progetto di ricerca, fornendo ulteriori informazioni sugli abitanti della Laguna in epoca imperiale romana e che, non  ultimo, mette in luce l’importanza di un lavoro di ricerca scientifica interdisciplinare che ha coinvolto archeologi, geologi, biologi, per restituire al pubblico i risultati di questa indagine e invitare alla scoperta e conoscenza della ricchezza della Laguna. Alla presentazione della mostra, martedì 15 aprile 2025, interverranno Luigi Sperti, vicedirettore del dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari; Luca Mizzan, responsabile museo di Storia naturale di Venezia; Carlo Beltrame, professore di Archeologia marittima università Ca’ Foscari; Elisa Costa, ricercatrice università Ca’ Foscari. “È con grande piacere che voglio presentare questa piccola esposizione”, spiega Carlo Beltrame, curatore della mostra e docente di Metodologie della ricerca archeologica, “che ha lo scopo di dare conto, al di fuori delle sedi accademiche, dei primi risultati delle attività condotte dal gruppo di ricerca in archeologia marittima, da me diretto, del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari, sul più significativo dei contesti archeologici sommersi di età romana in corso di indagine nella laguna di Venezia, ossia il sito sommerso di Lio Piccolo, nel Comune di Cavallino Treporti”. Il progetto di ricerca dell’università Ca’ Foscari di Venezia – dipartimento di Studi umanistici è reso possibile grazie a finanziamenti dell’ateneo, del Comune di Cavallino Treporti, del progetto CHANGES PNRR e di un progetto PRIN PNRR, in collaborazione con il dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova (prof. Paolo Mozzi) e il dipartimento di Scienze della Terra dell’università di Firenze (prof.ssa Adele Bertini). Le ricerche sono condotte in regime di concessione del ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna.

Le ostriche di duemila anni fa ritrovate sul fondo della vasca in mattoni per l’acquacoltura nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Una scoperta per la storia della laguna di Venezia. Il sito archeologico di Lio Piccolo, segnalato nel 1988 da Ernesto Canal che, per primo, aveva ipotizzato di vedervi i resti di una villa romana, si trova lungo la riva meridionale di Canale Rigà. Sul fondo della vasca sono stati rinvenuti circa 300 gusci di ostrica comune (Ostrea edulis), specie gradualmente scomparsa dalla Laguna nella seconda metà dell’Ottocento, ed alcuni gusci di altri bivalvi, come i canestrelli. Le paratie, come avveniva nelle peschiere a mare di età romana, permettevano probabilmente l’isolamento tra le diverse specie. Le analisi dendrocronologiche e la datazione al Carbonio 14 delle parti in legno portano a datare la costruzione della struttura nella metà del 1° secolo d.C. A contatto con il vivarium si trovano delle fondazioni in mattoni sorrette da una selva di pali in quercia che dovevano appartenere a un edificio piuttosto importante costruito nello stesso periodo. Centinaia di frammenti di affresco, tessere di mosaico e alcune lastrine di marmi pregiati fanno interpretare l’edificio come una possibile villa di lusso, forse proprio una di quelle ville marittime che Marziale, alla fine del I secolo d.C., colloca nei lidi di Altino. Tra i rinvenimenti più importanti, anche una gemma preziosa che doveva ornare la montatura di un anello di una persona molto agiata frequentatrice dell’ostriarium.

Gemma di agata, incisa con una figura mitologica, scoperta dal team di Ca’ Foscari nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Dalla ricerca alla divulgazione: un patrimonio per tutti. Il Museo, che conserva importantissime collezioni scientifiche dei più grandi scienziati e naturalisti locali, continua ancora oggi a studiare la Laguna, per comprendere il rapporto così unico che lega la città al suo territorio e garantire la continua documentazione fisica dell’ambiente e delle sue trasformazioni. Una missione che può realizzarsi solo collaborando con le altre realtà istituzionali che lavorano e studiano la Laguna nei suoi più diversi ambiti ed aspetti. In quest’ottica nasce la collaborazione con il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari, per valorizzare un progetto di ricerca che ci offre inedite informazioni sulle attività ittiche in Laguna ai tempi della Roma Imperiale.

Montebelluna (Tv). Al museo civico “Ciak si gira! I veneti antichi vanno in scena”, visita guidata interattiva alla mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” che le archeologhe protagoniste descrivono per aecheologiavocidalpassato.com

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“Ciak si gira! I veneti antichi vanno in scena”, visita guidata interattiva alla mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” (foto mcsnam)

Siete pronti a trasformarvi in veri attori? Domenica 19 gennaio 2025 va in scena “Ciak si gira! I veneti antichi vanno in scena”, visita guidata interattiva alla mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” con conclusione ad effetto scenico in cui tutti troveranno la loro “parte”. Attività a pagamento, su prenotazione. Visite guidate in partenza alle 15, 16, 17. Per tutti, dai 6 anni. Per info e prenotazioni: info@museomontebelluna.it, tel. 0423617479. Fino al 31 agosto 2025 le due situle figurate, scoperte una nel 2002 e l’altra nel 2012 nella necropoli preromana di via Cima Mandria di Posmon di Montebelluna (Tv), dopo un lungo e impegnativo restauro, sono le protagoniste della mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi”, frutto della sinergia interistituzionale tra Comune di Montebelluna, con il suo museo civico, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, e direzione regionale Musei nazionali Veneto a cui fa capo il museo nazionale Atestino. A realizzarla non un curatore ma un intero comitato scientifico interdisciplinare dove ognuno degli esperti ha portato le proprie competenze (vedi Montebelluna (Tv). Aperta al museo di Storia naturale e Archeologia la mostra “Fabulae. Le situle raccontano i Veneti antichi”, con protagoniste le due situle figurate scoperte a Posmon che tornano a casa. Gli interventi ufficiali all’inaugurazione | archeologiavocidalpassato).

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Mostra “Fabulae” al museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv): la sala delle situle (foto graziano tavan)

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La mostra “Fabulae” è articolata in 6 sezioni. 1, Tracce: Gli scavi archeologici. Il terreno sotto di noi conserva tracce che ci consentono di ripercorrere momenti della nostra storia, antica e recente. Lo scavo archeologico stratigrafico recupera queste tracce e ne conserva le relazioni cronologiche, concettuali e funzionali. 2, Suoni: I battiti del tempo. Un progetto di sound design per allestire la sezione con un suono che diventa spazio e tempo. Un invito all’ascolto, alla scoperta dell’antico mondo delle due situle attraverso suoni evocati dalle loro immagini straordinarie. 3, Situle. Le situle in bronzo sono “secchi” di lusso utilizzati dagli antichi Veneti per contenere bevande di pregio (probabilmente vino), ma alla fine del loro utilizzo venivano impiegati come vasi-ossuario. La mostra presenta la “vita” di questi oggetti straordinari. 4, Fabulae: L’Arte delle situle. Le fabulae rappresentate sulle due situle sfruttano il potere delle immagini per raccontare la splendida vita degli antichi signori Veneti, mettendone in risalto il sistema di valori: discendenza, ricchezza, potere, forza, generale considerazione. 5, Ombre: Il mondo dei morti. Con la morte, la luminosa vita delle situle svanisce nel regno delle ombre. Il fuoco del rogo funebre segna il distacco definitivo tra i vivi e i morti, accompagnato da un rituale con regole ben codificate dalla società degli antichi Veneti. 6, Archeolab: L’archeologia oggi. L’archeologia oggi serve per dare valore al passato, farlo vivere nel presente e creare nei cittadini senso di appartenenza, di cura e prospettiva sul futuro. In questo spazio dinamico chiunque troverà tanto da fare tra legalità, partecipazione e creatività. E allora conosciamo meglio la mostra attraverso la voce delle protagoniste per archeologiavocidalpassato.com.

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La baracca-cantiere della ditta Malvestio che ha realizzato gli scavi a Posmon ricostruita nella mostra “Fabulae” al museo civico di Montebelluna (foto graziano tavan)

“La mostra Fabulae: le situle raccontano i Veneti antichi”, spiega Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna, “in realtà non si limita alle sole situle che sono un po’ la punta dell’iceberg di una realtà archeologica importantissima qui a Montebelluna che è quella della necropoli di Posmon e che ha restituito tantissimi materiali e che è stata presa in mano e studiata proprio grazie alla mostra. Questo è un po’ l’obiettivo e quindi le due situle hanno come contesto una selezione di materiali trovati nella necropoli che viene descritta, raccontata anche in maniera molto concreta per gli scavi che sono stati effettuati, e con uno stile allestitivo molto contemporaneo. Abbiamo ricostruito una baracca-cantiere della ditta Malvestio che ha realizzato gli scavi negli anni 2000-2002 e poi anche nel 2012, che sono quelli in cui sono state trovate le due situle. Il percorso si snoda nel racconto di questa necropoli, poi l’attenzione si focalizza sulle situle, ma alla fine c’è uno spazio molto ampio che abbiamo chiamato Archeolab dove ognuno praticamente può ritrovare se stesso, i suoi interessi e collegare tutto quello che ha visto con la propria realtà quotidiana, e dove c’è uno spazio per l’arte, uno spazio per la partecipazione attiva per la tutela del territorio, e spazio poi per una riflessione sulla cultura della legalità, che è un po’ l’obiettivo di tutto il lavoro nostro del museo”.

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L’area della necropoli di Posmon con la localizzazione delle tombe che hanno restituito le due situle in mostra al museo civico di Montebelluna (foto graziano tavan)

“Questa mostra è importante per Montebelluna”, assicura Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno, Padova e Treviso, “perché restituisce finalmente alla cittadinanza alcuni reperti straordinari. Vengono esposte le due situle di bronzo figurate trovate nel 2002 e mel 2012 nel corso degli scavi con il loro contesto e con il corredo di un nucleo di tombe omogeneo che proviene dalla località Posmon”.

“La mostra è stata organizzata dal museo di Montebelluna insieme alla soprintendenza competente per territorio e alla direzione regionale Musei nazionali del Veneto”, interviene Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino. “Nel mio caso, rappresento il museo nazionale Atestino che ha prestato alcuni reperti e ha collaborato anche facendo una sorta di anteprima di questa mostra ad Este tra il marzo e l’agosto 2024. La mostra è molto importante perché è un modo per far conoscere ai cittadini di Montebelluna e naturalmente anche a quanti vorranno venire fino a qui non solo le due splendide situle ma anche il contesto da cui queste provengono, cioè la necropoli di Posmon, una delle necropoli protostoriche del centro di Montebelluna. La mostra è stata anche un’occasione per riprendere in mano lo studio di tutti questi contesti e cercare confronti anche con il resto del mondo Veneto, cercare paralleli ed eventuali differenze, specificità locali nel contesto del mondo veneto e dell’arte delle situle in generale. Ed è per questo che si è scelto di portare qui anche alcuni reperti da Este e un pezzo dal museo di Lubiana”.

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La situla di Montebelluna scoperta nel 2002 nella tomba 244 della necropoli di Posmon e conservata al museo civico di Montebelluna (foto sabap-ve-met)

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Grafica dalla situla della Tomba 244 con due donne, una di fronte all’altra: entrambe hanno la conocchia con fusaiola, e una è incinta (foto graziano tavan)

“La prima situla esposta in questa mostra”, sottolinea Angela Ruta, già direttrice del museo nazionale Atestino, “è stata ritrovata nel 2002 e fa parte di una tomba – la 244 – della necropoli di Posmon. La situla purtroppo è molto corrosa e quindi non è facile ricostruire la storia che vi è raccontata. Rispetto all’altra situla, quella della tomba 5, ha una caratteristica: la situla della tomba 5 rappresenta il conflitto territoriale, mentre questa della 244 rappresenta la festa, il matrimonio, l’unione, perché il racconto inizia con un corteo di carri con dei signori seduti, e subito abbiamo due particolarità. La prima è che dietro un carro c’è un prigioniero legato, l’altra è che su una biga compare una coppia. Ed è la prima volta che la donna è ritratta a fianco del personaggio maschile. Poi nella fascia mediana c’è tutta una serie di scene di festa con una scena musicale, una scena di libagione, e – qui viene il bello – una scena di accoppiamento amoroso molto realistica, come è usanza però sull’arte delle situle. Ma la sorpresa, la novità, è la scena successiva, perché dopo l’accoppiamento sul materasso ondulato si vedono due donne, una di fronte all’altra, entrambe impugnano una grande conocchia e dalla conocchia pende il fuso con la fusaiola, e già questa è una novità per l’arte delle situle del Veneto, della Slovenia, etc. Ma cosa sorprendente una delle due donne è in attesa, nel senso che ha il ventre prominente e la cintura bassa. Ecco sicuramente si pensa subito per associazione di idee alla situla dell’Alpago dove alle scene amorose – anche un po’ trasgressive alcune – segue invece il parto. Qui non abbiamo il parto abbiamo la gravidanza rappresentata. E anche questa è una novità stupefacente. Non avevamo niente del genere. Poi nella fascia inferiore invece sono scene di ambientazione: la caccia, la natura più consueta”.

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La situla proveniente dalla tomba 5 della necropoli di Posmon scoperta nel 2012 ed esposta al museo civico di Montebelluna (foto graziano tavan)

“La mostra racconta due storie incentrate su due situle decorate rinvenute entrambe a Montebelluna”, spiega Giovanna Gambacurta, professore associato di Etruscologia ed Antichità italiche all’università Ca’ Foscari di Venezia: “una con una storia più legata forse alla storia della famiglia, alla generazione di queste famiglie “aristocratiche”; l’altra legata invece a una storia molto territoriale, forse anche una sorta di avventura sul territorio o di forma di controllo del territorio. In particolare questa seconda situla (scoperta nel 2012 nella tomba 5 della necropoli di Posmon) ha una figurazione “guerriera”, molto maschile. Non ci sono figure femminili nella situla. È una delle poche situle in cui non compaiono figure femminili. La decorazione è divisa in tre registri. Nel registro più alto compare una cerimonia, una sfilata di carattere civile: si capisce che è avvenuto qualcosa di importante che va celebrato. Nel secondo c’è una sfilata di armati. Nel terzo c’è una scena di caccia che potrebbe alludere anche a forme di scontro sul territorio proprio lungo i confini per la proprietà, il possesso, il controllo dei territori di caccia”.