Altino (Ve). Al parco archeologico il convegno “Infrastrutture, archeologia e paesaggio” a cura di Annalisa Colombino, Martina Frank, Myriam Pilutti Namer dedicato al patrimonio archeologico e alla viabilità del Veneto preromano, romano e medievale, al paesaggio antico e alle sue intersezioni con l’età moderna e contemporanea e alla presentazione di casi di studio

Giovedì 29 ottobre 2026, dalle 10 alle 17, al parco archeologico di Altino (Ve) il convegno “Infrastrutture, archeologia e paesaggio” a cura di Annalisa Colombino, Martina Frank, Myriam Pilutti Namer dedicato al patrimonio archeologico e alla viabilità del Veneto preromano, romano e medievale, al paesaggio antico e alle sue intersezioni con l’età moderna e contemporanea e alla presentazione di casi di studio. Per accedere al convegno è necessario ritirare il biglietto gratuito in biglietteria. La giornata si articolerà sui seguenti temi: conoscenza del patrimonio archeologico del Veneto preromano, romano e medievale nella sua diversità, con particolare riferimento alla viabilità antica; metodi di analisi archeologica della stratificazione del paesaggio antico nelle intersezioni con l’età moderna e contemporanea, con particolare attenzione all’interazione tra uomini, risorse naturali e animali; presentazione di casi di studio operativi da diversi territori del Veneto, caratterizzati da aspetti di interazione tra evidenze archeologiche ed esigenze contemporanee. Interverranno docenti delle università di Padova, Ca’ Foscari Venezia e Verona e funzionari delle Soprintendenze di Padova, Treviso e Belluno; Venezia e città metropolitana; Verona, Rovigo e Vicenza. La preiscrizione all’evento non è necessaria. Per informazioni rivolgersi alla dott.ssa Myriam Pilutti Namer: myriam.piluttinamer@unive.it.
PROGRAMMA. Alle 9.30, accoglienza e caffè di benvenuto; 9.45, Marianna Bressan (direttrice MAN VE-LAG) “Il Parco archeologico di Altino tra archeologia, paesaggio e infrastrutture”; 10, saluti istituzionali. Moderano: Martina Frank e Myriam Pilutti Namer (università Ca’ Foscari Venezia); 10.15, Fabio Saggioro (università di Verona) “Archeologia del paesaggio: metodi, strumenti, casi di studio”; 11, Claudia Antonetti (università Ca’ Foscari Venezia) “Adriatico anellenico vs grecità adriatica: il problema storico”; 11.45, Jacopo Bonetto (università di Padova) “Il Veneto romano: insediamenti, vie di comunicazione, paesaggi”; 12.30, discussione; 13, pranzo; 14, casi di studio presentati da funzionari delle soprintendenze Archeologia Belle arti e Paesaggio di: Padova, Treviso e Belluno; Venezia e città metropolitana; Verona, Rovigo e Vicenza. Modera: Annalisa Colombino (università Ca’ Foscari Venezia): Alessandro Asta (SABAP PD-TV-BL) “Infrastrutture, paesaggio costiero, patrimonio culturale subacqueo. Un rapporto in evoluzione”; Maria Cristina Vallicelli (SABAP PD TV-BL) “Il rapporto tra antico e contemporaneo nel paesaggio urbano: il caso opitergino”; Cecilia Rossi, Fabio Spagiari (SABAP VE) “Archeologia preventiva e infrastrutture nel paesaggio della provincia centro-orientale di Venezia”; Brunella Bruno, Silvia Dandria, Giulia Pelucchini (SABAP VR-RO-VI) “Il progetto infrastrutturale di via XX Settembre a Verona: nuove ricerche su strade, necropoli, architettura e paesaggio lungo la via de Medio”; 16, discussione; 16.30, conclusioni; 16.45, visita guidata al museo (opzionale) a cura di Anna Fantin (università di Udine).
Verona. All’università presentazione del libro “Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone” di Giuliano Volpe: l’autore dialoga con Patrizia Basso e Fabio Saggioro

Lunedì 26 ottobre 2026, alle 11.50, in aula Megalizzi dell’università di Verona, nell’ambito degli Insegnamenti “Introduzione alle discipline archeologiche” e “Archeologia e storia dell’arte greca e romana”, presentazione del libro “Archeologia. Storia e metodi, paesaggi e persone” di Giuliano Volpe (Laterza): nell’ultimo mezzo secolo l’archeologia ha molto modificato e arricchito il proprio bagaglio metodologico e ampliato i propri campi d’azione a livello temporale, spaziale e tematico. Questo libro offre un punto di vista aggiornato sull’evoluzione della disciplina, valorizzandone le molteplici opportunità. Giuliano Volpe dialoga con Patrizia Basso e Fabio Saggioro.
Verona. Al museo di Storia naturale la conferenza “Alle origini del Museo Lapidario Maffeiano” con Alfredo Buonopane (UniVr) apre le “Conversazioni di archeologia, arte e scienza 2026-2027”. Ecco il programma ottobre-dicembre

Dopo una stagione con 19 conferenze, 1 concerto, 32 relatori e circa 900 partecipanti, ripartono le conversazioni di archeologia, arte e scienza dei musei civici di Verona: dal 6 ottobre 2026, con la conferenza del prof. Alfredo Buonopane (università di Verona) prende il via il nuovo ciclo di conferenze sottotitolato “Conversazioni di archeologia, arte e scienza”, coordinato da Francesca Morandini e Massimo Saracino. Il progetto prosegue una tradizione cinquantennale di dialogo tra ricerca, patrimonio e cittadinanza, proponendo approfondimenti tematici, presentazioni di volumi e condivisione di progetti espositivi e di ricerca. Anche quest’anno gli incontri si svolgeranno nelle sale conferenze di tre sedi museali: sala Scacchi alla Galleria d’Arte moderna “Achille Forti”, sala Galtarossa al museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” e sala “Sandro Ruffo” al museo di Storia naturale. Il programma, che prende avvio nell’autunno 2026 con un primo ciclo di appuntamenti in calendario tra ottobre e dicembre, intende aprire le porte del patrimonio archeologico, artistico e naturalistico a un pubblico ampio, stimolando riflessioni sul rapporto tra passato e presente. Il programma proseguirà nei mesi successivi con nuovi appuntamenti fino alla primavera 2027.

Il ciclo 2026-2027 comincia dunque martedì 6 ottobre 2026, alle 17, al museo di Storia naturale, con Alfredo Buonopane (dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona) e la conferenza “Alle origini del Museo Lapidario Maffeiano”. L’appuntamento, che gode del supporto del dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona e degli Amici dei Civici Musei di Verona, è dedicato alle origini di una delle più importanti raccolte epigrafiche e archeologiche veronesi e alla figura di Scipione Maffei, in un percorso che intreccia storia del collezionismo, cultura antiquaria e valore pubblico delle istituzioni museali. L’Ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili: non è necessaria la prenotazione.
Il nuovo programma conferma la volontà dei musei civici di Verona di proporre occasioni di incontro tra studiosi e pubblico, valorizzando il patrimonio conservato nelle proprie sedi e mettendo in evidenza il lavoro di ricerca che ne permette la conoscenza, la tutela e la valorizzazione. L’organizzazione degli incontri si avvale, come da tradizione, del supporto degli Amici dei Civici Musei di Verona e della collaborazione del dipartimento di Cultura e Civiltà dell’università di Verona. Ecco il programma autunnale.

Giovedì 22 ottobre 2026, alle 17, nella sala Scacchi della Galleria d’Arte moderna “Achille Forti”, torna invece l’appuntamento dei “Giovedì a Palazzo”, con l’incontro “Dal collezionismo al patrimonio pubblico: il bozzetto di Mario Salazzari per il Ponte della Vittoria”. Patrizia Nuzzo, Camilla Bertoni, Gabriella Bologna, Isabella Brezigar dei Musei Civici di Verona – Galleria d’Arte moderna “Achille Forti” accompagneranno il pubblico alla scoperta della storia di un’opera e del percorso che conduce dal collezionismo alla formazione del patrimonio pubblico.
Martedì 3 novembre 2026, alle 17, nella sala Galtarossa del museo degli Affreschi alla Tomba di Giulietta, il programma proseguirà con la conferenza “Armonie dipinte: la pittura nello spazio sonoro del Rinascimento”, affidata a Laura Moretti, della School of Art History della University of St Andrews, nel Regno Unito. L’incontro esplorerà il rapporto tra immagine, musica e spazio nella cultura figurativa del Rinascimento, proponendo una lettura interdisciplinare del patrimonio artistico.
Martedì 17 novembre 2026, alle 17, sempre in sala Galtarossa, Alessandro Martoni del museo civico di Palazzo Chiericati di Vicenza presenterà l’ultimo numero di “Verona Illustrata. Rivista del Museo di Castelvecchio” proponendo un viaggio tra nuove ricerche, scoperte e riletture dedicate alla storia, all’arte e al patrimonio culturale di Verona e del suo territorio.
Martedì 22 dicembre 2026, alle 17, nella sala “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale, il calendario degli appuntamenti si chiuderà con la conferenza “Quinzano 1: analisi e interpretazione di un antico resto umano”, con Irene Dori e Tommaso Mori dell’università di Firenze. L’incontro sarà dedicato allo studio di un importante resto fossile umano proveniente dal territorio comunale, affrontato attraverso le più recenti metodologie di analisi e interpretazione di tipo morfometrico.

Giovedì 10 e venerdì 11 dicembre 2026, al museo di Storia naturale particolarmente significativo sarà l’appuntamento con il convegno “150 anni dall’Esposizione Preistorica Veronese: dal passato al futuro della paletnologia”. L’iniziativa, organizzata in occasione dei 150 anni dall’Esposizione Preistorica Veronese, rappresenta uno dei momenti centrali del programma e propone una riflessione sulla storia della ricerca preistorica a Verona e sul ruolo che il patrimonio archeologico e paletnologico può svolgere oggi, tra ricerca scientifica, conservazione, valorizzazione e divulgazione. Il convegno offrirà inoltre l’occasione per mettere in dialogo la lunga tradizione degli studi preistorici veronesi con le prospettive e gli strumenti della ricerca contemporanea.
Legnago (Vr). Al via la campagna di scavo nel villaggio protostorico (frequentato dalla tarda età del Bronzo al V sec. a.C.) di Terranegra, diretto da Mara Migliavacca (UniVr) con Fondazione Fioroni e Silvia Bandera (Caa). Con “Scavo in prima fila” indagini in diretta per gli appassionati. E programma di incontri

Prende il via il 21 settembre 2026 e proseguirà fino al 16 ottobre 2026 la nuova campagna di scavi archeologici a Terranegra di Legnago (Vr). Le indagini saranno condotte in regime di concessione ministeriale della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, sotto la direzione scientifica della prof.ssa Mara Migliavacca dell’università di Verona, in collaborazione con la Fondazione Fioroni di Legnago e con Silvia Bandera, conservatrice del Centro Ambientale Archeologico di Legnago. L’iniziativa è frutto di un notevole sforzo organizzativo che ha permesso a Fondazione Fioroni di creare negli anni un gruppo qualificato di istituzioni sensibili alla storia del territorio e alla sua valorizzazione. I lavori, infatti, coinvolgono, oltre a Fondazione Fioroni e al Centro Ambientale Archeologico, il dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, l’amministrazione comunale di Legnago, ESU Verona e il Consorzio di Bonifica Veronese.

E quest’anno con “Scavo in prima fila” gli appassionati avranno un posto in prima fila nelle indagini archeologiche a Terranegra di Legnago, in via Fusinato. Dal 22 settembre al 15 ottobre 2026 (dal lunedì al venerdì), dalle 8 alle 12 e dalle 13 alle 17, sarà possibile osservare gli archeologi al lavoro, scoprire passo dopo passo cosa emerge dal terreno, fare domande e ascoltare le spiegazioni degli esperti, entrando così nel vivo della ricerca archeologica. In caso di pioggia non si scava.

Il sito di Terranegra, già indagato a partire dagli anni Novanta del Novecento, ha restituito importanti testimonianze relative ad un abitato protostorico. Dopo una prima occupazione nella tarda età del Bronzo, tra il 1300 e il 1150 a.C., con l’installazione di un villaggio arginato, l’area fu nuovamente abitata durante la prima età del Ferro, dall’VIII al V secolo a.C., nell’ambito della cultura dei Veneti antichi. Le recenti campagne di scavo hanno portato alla luce numerosi reperti e strutture riferibili alla fase più recente dell’insediamento, tra il VI e il V secolo a.C. In particolare, lo scorso anno sono state individuate due abitazioni di circa 10 per 5 metri, separate da canalette per il drenaggio delle acque e lo smaltimento dei rifiuti. Le strutture, realizzate in legno e frasche, conservano i fori di alloggiamento dei pali; all’interno di una delle capanne sono stati rinvenuti anche un focolare con piattaforma in argilla scottata e un grande vaso interrato utilizzato come silos per la conservazione delle derrate alimentari.

Accanto alle importanti attività di ricerca che testimoniano il ruolo cruciale di Fondazione Fioroni nello sviluppo della conoscenza del territorio, verranno organizzate alcune iniziative di divulgazione gratuite, rivolte alle scuole e alla cittadinanza. Visite e approfondimenti verranno curati dagli archeologi impegnati sul campo. Gli scavi saranno inoltre raccontati attraverso i canali social del Centro Ambientale Archeologico. Ecco gli appuntamenti già in programma:

Domenica 27 settembre 2026: alle 10.30, saranno inaugurati i pannelli esplicativi realizzati in collaborazione con il liceo Cotta di Legnago. L’iniziativa, organizzata con il liceo Cotta di Legnago, l’associazione Terranegra Viva APS, prevede la visita allo scavo e laboratori per bambini e ragazzi, con dimostrazioni di archeologia sperimentale a cura dell’associazione Suliis as Torc.
Martedì 29 settembre 2026: alle 10.30, cerimonia di intitolazione del parco che ospita lo scavo. Il nome scelto, “Parco dei Paleoveneti. L’antichità sotto i piedi”, è nato grazie ad un lavoro condiviso con gli studenti dell’Istituto Comprensivo Legnago 01, plesso di Terranegra.
Mercoledì 14 ottobre 2026: alle 20.30, al Centro Ambientale Archeologico, il prof. Umberto Tecchiati, università Statale di Milano, presenterà il libro “Ecologia preistorica. Ambiente società e cultura nella preistoria d’Italia” (Utet 2025). L’incontro sarà dedicato al rapporto tra le società preistoriche e protostoriche e il loro ambiente, dal X al I millennio a.C., con particolare attenzione all’impatto delle attività umane nella costruzione del paesaggio culturale e nello sfruttamento delle risorse naturali delle Valli Grandi Veronesi.
Dicembre 2026 (data ancora da definire): è prevista una conferenza divulgativa per presentare al pubblico i risultati della campagna di scavi.
Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Veneti in Egitto. Tra Faraoni e l’Unesco” di Silvana A. Bianchi e Giamberto Bochese per il ciclo “La Biblioteca di Nemo: dialoghi di storia e di scienza al museo di Storia naturale”

Giovedì 17 settembre 2026, alle 17, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, riprendono gli appuntamenti con “La Biblioteca di Nemo 2026: dialoghi di storia e di scienza al museo di Storia naturale”, l’iniziativa realizzata dai Musei civici di Verona – museo di Storia naturale di Verona e Servizio Biblioteche Specialistiche e Archivi Storici dei Musei, in collaborazione con il dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona e con il patrocinio della Società italiana di Storia della Scienza. In programma la presentazione del libro “Veneti in Egitto. Tra Faraoni e l’Unesco di Silvana A. Bianchi e Giamberto Bochese (2023), che ricostruisce le vicende di uomini e imprese locali impegnati fra 1960 e 1980 nel salvataggio dei due importanti siti archeologici egiziani di Abu Simbel e File minacciati dalle acque della Grande Diga di Aswan. Dialogano con gli autori Andrea Tenca, storico della scienza e bibliotecario al museo di Storia naturale, e la professoressa Simonetta Ponchia, dell’università di Verona. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili: info e programma completo della rassegna sul nostro sito http://tiny.cc/nf62101.
Verona. Al museo degli Affreschi ultimo incontro delle conferenze 2025-2026 su “Lo scavo della chiesa di San Martino in Aquaro” con Cristina Lonardi (Musei Civici di Verona), Fabio Saggioro ed Elisa Lerco (università di Verona) e Filippo Bricolo (Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova) sui i risultati delle più recenti campagne e le prospettive future di ricerca e valorizzazione, in un dialogo tra archeologia, storia dell’architettura e valorizzazione del patrimonio


Martedì 23 giugno 2026, alle 17, nella Sala Galtarossa del museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” a Verona, ultimo appuntamento della stagione 2025-2026 con le conferenze dei Musei Civici di Verona. Tema dell’incontro “Lo scavo della chiesa di San Martino in Aquaro”, che nel mese di maggio 2026 ha visto l’avvio di una nuova campagna di scavi grazie al rinnovo della convenzione tra i Musei Civici di Verona e l’università di Verona – dipartimento Culture e Civiltà. Intervengono Cristina Lonardi dei Musei Civici di Verona, Fabio Saggioro ed Elisa Lerco dell’università degli Studi di Verona e Filippo Bricolo del Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova. La conferenza presenta i nuovi risultati delle campagne di scavo condotte dall’università di Verona, in collaborazione con i Musei Civici, nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona, alla ricerca della chiesa di San Martino in Aquaro. Le indagini, coordinate da Fabio Saggioro dell’università di Verona e da Luca Fabbri dei Musei Civici nell’ambito di un progetto triennale – prorogato nel 2026 per un ulteriore biennio – hanno portato alla luce una complessa sequenza stratigrafica che getta nuova luce sulla storia di quest’area della città. Durante l’incontro i funzionari dei Musei Civici, i ricercatori dell’università di Verona impegnati sul cantiere e l’architetto Filippo Bricolo del Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano illustrano i risultati delle più recenti campagne e le prospettive future di ricerca e valorizzazione, in un dialogo tra archeologia, storia dell’architettura e valorizzazione del patrimonio. Ingresso libero.
Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Ecologia preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati (UTET Università), secondo incontro del 2026 del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona”, a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca
Giovedì 30 aprile 2026, al museo civico di Storia naturale di Verona, secondo incontro del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona”, a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca: sette appuntamenti, distribuiti da marzo a dicembre, grazie ai quali conoscere testi di recente pubblicazione scritti e curati da specialiste e specialisti i cui interessi di ricerca intrecciano i terreni di indagine del Museo di Storia Naturale, con un occhio di particolare riguardo per il taglio comunicativo, interdisciplinare e storicizzato del sapere scientifico. Appuntamento, alle 17, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale, presentazione del libro “Ecologia preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati (UTET Università) che affronta lo studio del passato preistorico con una prospettiva nuova, ambientale e aperta a intrecci multidisciplinari. L’incontro è realizzato dai Musei civici di Verona – museo di Storia naturale di Verona e Servizio Biblioteche Specialistiche e Archivi Storici dei Musei, in collaborazione con il dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona e con il patrocinio della Società italiana di Storia della Scienza. L’autore dialogherà con Massimo Saracino, della Sezione di Preistoria del museo di Storia naturale di Verona, e Mara Migliavacca, dell’università di Verona. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Copertina del “Ecologia preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati
Ecologia preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia. Oggetto di questo manuale-trattato è la relazione delle società preistoriche e protostoriche italiane con il loro ambiente tra il X e il I millennio a.C. con riferimento all’impatto che queste ebbero su di esso nella costruzione del paesaggio culturale e nello sfruttamento delle risorse naturali. All’inizio dell’Olocene, comunità piccole e mobili, che basavano la propria sussistenza su caccia e raccolta, esercitavano un debole impatto sull’ambiente, ma, a partire dal VI millennio a.C., l’agricoltura comportò un uso più intenso e continuativo delle risorse del suolo in territori circoscritti. Vi si aggiunse, dal IV millennio a.C., la coltivazione di miniere di rame e attività metallurgiche. La ricostruzione della storia di questa lunga relazione, basata su evidenze archeologiche e bioarcheologiche, riflette l’evoluzione di strumenti metodologici appropriati e di approcci estesi a numerosi ambiti naturalistici. Sussistenza, deforestazione, sistemi irrigui, connettività, tecniche, stili alimentari, mobilità, estrazione mineraria, edilizia, artigianato, scambi e conflitti sono analizzati alla luce dei reperti, mostrando una preistoria e protostoria vive e attuali, non cristallizzate in un’astratta “antichità”.
Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Ghiacciai del Trentino. Ecosistemi di alta quota tra storia e ricerca” a cura di Alberto Carton e Cristian Ferrari, primo incontro del 2026 del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona”, a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca. Ecco il programma
Giovedì 19 marzo 2026, alle 17, nella Sala Conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia Naturale di Verona, ripartono gli incontri del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona”, a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca: sette appuntamenti, distribuiti da marzo a dicembre, grazie ai quali conoscere testi di recente pubblicazione scritti e curati da specialiste e specialisti i cui interessi di ricerca intrecciano i terreni di indagine del Museo di Storia Naturale, con un occhio di particolare riguardo per il taglio comunicativo, interdisciplinare e storicizzato del sapere scientifico. Gli incontri si svolgono il giovedì pomeriggio, tra le 17 e le 18.30. Ogni intervento, della durata di un’ora e mezza, è strutturato in maniera seminariale e discorsiva, con una breve presentazione dell’opera, un dialogo con uno o più discussants e uno spazio finale dedicato alle domande del pubblico. L’iniziativa è realizzata dai Musei Civici di Verona – Museo di Storia Naturale di Verona e Servizio Biblioteche Specialistiche e Archivi Storici dei Musei, in collaborazione con il Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona e con il patrocinio della Società Italiana di Storia della Scienza. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
Il programma. 19 marzo 2026, ore 17, “Ghiacciai del Trentino. Ecosistemi di alta quota tra storia e ricerca” a cura di Alberto Carton e Cristian Ferrari (Cierre, 2025). Discutono con con i curatori Leonardo Latella (Musei Civici di Verona) e Antonio Guerreschi, già presidente del Comitato Scientifico Centrale del CAI. 30 aprile 2026, ore 17, “Ecologia preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati (UTET, 2025). Discutono con l’autore Massimo Saracino (Musei Civici di Verona) e Mara Migliavacca (Università di Verona). 14 maggio 2026, ore 17, “Morituri. La vera storia dei gladiatori” di Luca Fezzi e Marco Rocco (Garzanti, 2024). Discutono con Luca Fezzi, uno degli autori, Francesca Morandini (Musei Civici di Verona) e Patrizia Basso (Università di Verona). 17 settembre 2026, ore 17, “Veneti in Egitto.
Tra i Faraoni e l’Unesco” di Silvana A. Bianchi e Giamberto Bochese (Cierre, 2023). Discutono con gli autori Andrea Tenca (Musei Civici di Verona) e Simonetta Ponchia (Università di Verona). 8 ottobre 2026, ore 17, “Il tempo profondo dell’umanità. Prospettive transdisciplinari per lo studio della preistoria” a cura di Luca Ciancio, Massimo Cultraro, Fedra Alessandra Pizzato (Carocci, 2025). Dialogo tra curatori e autori del volume. 19 novembre 2026, ore 17, “Prima delle STEM. L’educazione scientifica nella storia d’Italia” di Chiara Martinelli (Junior, 2025). Discutono con l’autrice Fedra Alessandra Pizzato (Università di Verona) e Roberta Silva (Università di Verona). 17 dicembre 2026, ore 17: “Una scomoda eredità. L’africano negli studi antropologici fra Otto e Novecento” di Paola Zagatti (CLUEB, 2024). Discutono con l’autrice Monica Ghidoni (Musei Civici di Verona) e Anna Maria Paini (Università di Verona).

Copertina del libro “Ghiacciai del Trentino. Ecosistemi di alta quota tra storia e ricerca” a cura di Alberto Carton e Cristian Ferrari (Cierre Edizioni)
Si inizia dunque giovedì 19 marzo 2026, alle 17, nella Sala Conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia Naturale di Verona, con la presentazione del libro “Ghiacciai del Trentino. Ecosistemi di alta quota tra storia e ricerca” a cura di Alberto Carton e Cristian Ferrari (Cierre Edizioni). I curatori dialogheranno assieme a Leonardo Latella, responsabile delle collezioni scientifiche del museo di Storia naturale di Verona, e Antonio Guerreschi, già presidente del Comitato Scientifico Centrale del CAI. Il libro esplora il mondo del ghiaccio e dei ghiacciai in Trentino considerandoli come ampi ecosistemi di alta quota e analizzando la loro evoluzione nel tempo. Utilizzando come filo conduttore i ghiacciai e le loro forme più nascoste, anche celate nel sottosuolo, l’opera racconta la storia di questi ambienti unici e fragili, seguendo l’evoluzione nel tempo della loro morfologia e di quella delle zone circostanti. La narrazione scientifica, arricchita da mappe storiche, da rilievi cartografici recenti e da pregevoli confronti fotografici, si intreccia con il racconto delle prime esplorazioni alpinistiche e con storie di uomini e donne che sui ghiacciai hanno vissuto e combattuto. Il testo pone l’attenzione sulle dinamiche di questi ecosistemi e su come la loro fragilità porti a interrogarsi sulle implicazioni ecologiche legate agli effetti dei cambiamenti climatici, con la formazione di nuovi ambienti e la perdita di biodiversità. Un viaggio che, attraverso le mutazioni della natura, invita a riflettere sulla relazione tra il nostro futuro e il destino delle montagne. La presentazione del libro accompagna la mostra “Ghiacciai Nascosti”, visibile al Museo di Storia Naturale fino al 12 aprile 2026.
Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il sito della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, caso unico in Italia in cui due cantine hanno messo a disposizione i propri terreni vitati per lo scavo di una villa tardo romana che il MIC valorizzerà con un parco archeologico. Ne ha parlato Vincenzo Tinè (SABAP) e poi Simone Benedetti e Giulio Franchini (cantine)

Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)
Tra i vigneti pregiati della Valpolicella (Vr) c’è un caso unico di mecenatismo imprenditoriale dove il vino sostiene l’archeologia e l’archeologia promuove il vino.

Schema dell’accordo pubblico-privato alla Villa dei Mosaici di Negrar: connubio di archeologia e vino (foto sabap-vr)
È la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella individuata tra i vigneti pregiati dell’Amarone, una villa romana della tarda romanità il cui scavo curato dalla soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza con l’università di Verona è stato possibile grazie al mecenatismo e alla lungimiranza imprenditoriale di due aziende vitivinicole, La Villa dei fratelli Benedetti e Franchini Agricola, che hanno concesso romana la parte del proprio vigneto e di procedere a portare alla luce la villa, lanciando al contempo una linea dei propri vini con etichette particolari che riproducevano i preziosi mosaici emersi dallo scavo. Il ministero, dopo questo accordo pubblico-privato, ha deciso di valorizzare questo sito unico che dimostra, e non è un elemento secondario, che qui il vino pregiato era prodotto fin dall’antichità senza soluzione di continuità.

Coperture e allestimento dell’istituendo parco archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicelal (foto sabap-vr)
Qui entro pochi anni (due nell’ipotesi migliore) nascerà il parco archeologico della Villa dei Mosaici con un finanziamento straordinario del Mic di 3 milioni di euro in un connubio perfetto di archeologia e vino. E a realizzarlo è l’architetto Ottavio Di Blasi che, prima del suo trasferimento a Milano dove ha aperto il suo studio con Paolo Simonetti e Daniela Tortello, è stato uno dei più stretti collaboratori di Renzo Piano.

Il soprintendente Vincenzo Tinè presenta la Villa dei Mosaici di Negrar al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)
Proprio “il caso Negrar” un anno fa aveva convinto il prof. Giuliano Volpe a mettere in rete siti archeologici e aziende vitivinicole collegate. Di qui il progetto archeoVINUM, presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno organizzato dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, e la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/07/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-il-vigneto-di-vigna-barberini-sul-colle-palatino-nel-cuore-antico-di-roma-ne-ha-parlato-simone-quilici-direttore-del-parco-archeologico-del-colosseo/) il viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia ci porta proprio nel cuore della Valpolicella (Vr) alla Villa dei Mosaici di Negrar. E sabato 28 febbraio 2026 ne hanno parlato prima Vincenzo Tinè, già soprintendente ABAP di Verona e ancora direttore dello scavo di Negrar, per conto della Soprintendenza (Andrea Rosignoli) e dell’Università (Patrizia Basso), poi Simone Benedetti e Giulio Franchini in rappresentanza delle due cantine coinvolte nel progetto. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato il soprintendente Vincenzo Tinè e i produttori Simone Benedetti e Giulio Franchini.
“Su invito del prof. Volpe che ha creato questa occasione di confronto a Firenze”, spiega Vincenzo Tinè, direttore dello scavo di Negrar, ad archeologiavocidalpassato.com, “non poteva mancare anche la corrispondenza da parte della soprintendenza di Verona, il soprintendente Andrea Rosignoli, e dell’università di Verona, la prof. Patrizia Basso, per comunicare questo importate progetto che riteniamo sia esemplare a livello nazionale per le connessioni veramente sinergiche tra ricerca, ministeriale e universitaria, e cantine. A Negrar, credo per la prima volta in Italia, le cantine proprietarie dei fondi – e stiamo parlando di fondi di uve di altissimo pregio con costi esorbitanti sul mercato – hanno spontaneamente, volontariamente, ceduto la disponibilità dei terreni per lo scavo archeologico, uno scavo archeologico esteso all’intera villa per oltre 4mila metri quadrati, che sta dando luogo a una valorizzazione nel senso di un parco archeologico e di un contributo importante del ministero della Cultura di 3 milioni di euro che dovrebbe condurre, nell’arco di un paio d’anni, a poter fruire di questo nuovo straordinario sito che ben illustra l’importanza alla fine dell’epoca romana della produzione enologica della Valpolicella con una produzione propriamente industriale, grandi strutture di torchiatura, di stoccaggio del vino, che prendeva le strade dell’impero: il vino Acinaticum che è il precursore del Recioto e dell’Amarone”.
“Grazie a tourismA”, spiega Giulio Franchini con Simone Benedetti ad archeologiavocidalpassato.com, “questo evento che oggi ci ha portato a Firenze, dalla Valpolicella siamo arrivati in Toscana con una realtà che connubia sia il privato che il pubblico in Valpolicella; terra ricca di vini, la terra dell’Amarone e del Recioto, due cantine che si sono messe a collaborare con lo scopo di aiutare la comunità in questo progetto archeologico non facile che ha coinvolto uno scavo estensivo, da cui sono nati alla fine anche vini – per la cantina Franchini e la cantina Benedetti – con delle immagini che riportano proprio i mosaici ritrovati all’interno del campo. Una realtà, come in varie altre parti d’Italia, che ha portato una notevole storicità alla Valpolicella che già ne vanta, ma con questo progetto viene rilanciata”.
Venezia. A Ca’ Foscari il convegno internazionale “SPOLIA. Il reimpiego di scultura e architettura dallo scavo al museo” a cura di Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (UniVe). Due giorni di confronto: ecco il programma
Il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia promuove il convegno internazionale “SPOLIA. Il reimpiego di scultura e architettura dallo scavo al museo” a cura di Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (università̀ Ca’ Foscari Venezia). Appuntamento il 25 e il 26 febbraio 2026 nell’aula Baratto, Ca’ Foscari, Dorsoduro 3246 a Venezia.
PROGRAMMA DEL 25 FEBBRAIO 2026. Alle 15, saluti delle autorità. Modera Margherita Ferri (università Ca’ Foscari Venezia). Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (università Ca’ Foscari Venezia), “Spolia dallo scavo al museo: stato dell’arte, metodi e strumenti, prospettive future”; Silvia Cipriano (direttrice dei lavori sul campo, progetto Alla ricerca di Altinum, università Ca’ Foscari Venezia) ed Emanuele Morezzi (Politecnico di Torino) presentano il libro di Chiara Tomaini (Istituto Veneto per i Beni Culturali), “Pro memoria. Intonaci e stucchi da Altinum Località Campo Rialto. Note dal cantiere di restauro”, Il Prato Edizioni, Padova, 2025; Margherita Bolla (già musei civici di Verona; università di Verona), Luigi Sperti (università Ca’ Foscari Venezia), “Episodi di reimpiego a Verona: ricognizione e sculture romane reimpiegate”; mostra virtuale degli intonaci e degli stucchi da Altino, Campo Rialto, a cura di Chiara Tomaini e Margherita Cimarosti (Istituto Veneto per i Beni Culturali).
PROGRAMMA DEL 26 FEBBRAIO 2026. Alle 9.30, inizio lavori. Modera Lorenzo Lazzarini (già università IUAV di Venezia), Stefano Maggi (già università di Pavia), “Il reimpiego in architettura: il caso degli anfiteatri romani della Cisalpina”; Maddalena Bassani (università IUAV di Venezia), “Fortune e sfortune di un mosaico dal contesto nemorense”; Leonardo Fuduli (Universidade de São Paulo), “Il reimpiego di scultura architettonica nel Mediterraneo: casi di studio” a partire dal volume “Ancient Marbles and Stones in Venice. Architecture-Sculpture-Reuse from Antiquity to the Baroque”, di Lorenzo Lazzarini, Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, Venezia, 2024); da remoto Roberto Santamaria (università per Stranieri di Siena), “L’utilizzo di marmi antichi policromi nella scultura decorativa genovese di età moderna”. Conclusioni a cura di Myriam Pilutti Namer e Luigi Sperti (università Ca’ Foscari Venezia).




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