Ariano nel Polesine (Ro). Archeologia protagonista a San Basilio: venerdì per “Incontri di archeologia” conferenza della prof.ssa Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari), e sabato per “Scavi aperti” visita allo scavo etrusco condotto dall’università Ca’ Foscari

Archeologia protagonista in questo week end a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro) col Progetto San Basilio: alla riscoperta del passato.
Venerdì 25 settembre 2025, alle 18.30, al Centro Turistico Culturale San Basilio a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), per Incontri di archeologia, conferenza della prof.ssa Giovanna Gambacurta dell’università Ca’ Foscari di Venezia “San Basilio 2026-2029: nuovo progetto e nuovo scavo”, che illustrerà le novità emerse dallo scavo etrusco e i programmi per gli scavi dei prossimi anni. Per info e prenotazioni: + 39 392-9259875.

Gli altri incontri sono in programma: venerdì 6 ottobre 2026, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) con la conferenza del prof. Jacopo Turchetto (università di Padova) su “Nei dintorni di San Basilio. Cosa raccontano le ricognizioni archeologiche”; e venerdì 6 novembre 2026, al Centro Turistico Culturale San Basilio, con la conferenza della prof.ssa Caterina Previato (università di Padova) su “San Basilio in età romana: novità dai recenti scavi”.

Sabato 26 settembre 2026, dalle 10 alle 12, si terrà l’ultimo incontro di “Scavi aperti” per visitare il cantiere di scavo etrusco condotto dall’università Ca’ Foscari Venezia. Ritrovo presso il Centro Turistico San Basilio alle 9.45. Per la visita al cantiere si raccomanda di indossare scarpe chiuse e pantaloni lunghi. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.
Villamarzana (Ro). Prima giornata di “Scavi aperti” al sito protostorico: visita guidata col prof. Michele Cupitò (UniPd), direttore dello scavo, preceduta dalla visita al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e seguita dalla visita al laboratorio temporaneo

Il 7 settembre 2026, dopo un anno di stop, è ripartita la nuova campagna di scavo al sito protostorico di Villamarzana (Ro), diretta da Michele Cupitò, professore del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova. E sono già fissate le giornate “Scavi aperti”, l’iniziativa che il 17 e il 24 settembre 2026 porta alla scoperta degli scavi di Villamarzana, a visitare il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e a seguire il laboratorio materiali allestito nel centro di Villamarzana. La nuova campagna di ricerca appena ripartita ha l’obiettivo di approfondire la conoscenza di questo grande villaggio, che tra la tarda Età del Bronzo e l’inizio della prima Età del Ferro (XIII-IX sec. a.C.) rappresentò un importante centro di popolamento, produzione e scambio. Attraverso lo scavo archeologico è possibile ricostruire progressivamente non soltanto l’organizzazione degli abitati, ma anche aspetti concreti della vita quotidiana: gli spazi domestici e produttivi, le attività artigianali, le modalità di approvvigionamento e lavorazione delle materie prime, i rapporti commerciali e le relazioni con altri territori. Lo scavo rientra nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine”, nell’ambito del più ampio programma “ArcheoPo. Archeologia in Polesine”, finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Villamarzana.
Primo Open Day dedicato allo scavo di Villamarzana giovedì 17 settembre 2026. Ritrovo alle 14 al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, nella barchessa nord di Villa Badoer in via Giovanni Tasso 1. I partecipanti saranno accompagnati dal prof. Michele Cupitò, dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, direttore dello scavo di Villamarzana. La partecipazione a “Scavi aperti” è gratuita, su prenotazione. Programma: dalle 14 alle 15,30, visita guidata al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine; dalle 15.45 alle 16.45, visita guidata allo scavo del sito di Villamarzana; dalle 17 alle 17.45, visita guidata al laboratorio temporaneo allestito in via Chiesa a Villamarzana. Per maggiori informazioni e prenotazioni è possibile contattare il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine al numero telefonico 0425 668523 o tramite e-mail all’indirizzo drm-ven.museofratta@cultura.gov.it. Biglietto d’ingresso al Museo archeologico nazionale gratuito. In caso di maltempo l’attività prevederà solo la visita al Museo e ai laboratori.
A settembre l’archeologia torna protagonista in Polesine (Ro). Al via tre missioni archeologiche (Villamarzana, Frattesina e San Basilio) e la seconda edizione di Adrikà, la rassegna internazionale di cinema archeologico Adria Delta del Po. Ecco il programma

Polesine, l’archeologia torna protagonista a settembre 2026: archeologia come ricerca, scavo, divulgazione; ma anche come comunicazione dell’Antico attraverso incontri e film. Al via infatti tre missioni archeologiche, una dell’università di Padova, una dell’università Ca’ Foscari di Venezia e una di Sapienza università Roma. Ed è al via la seconda edizione di Adrikà, la rassegna internazionale di cinema archeologico Adria Delta del Po.

VILLAMARZANA (Ro, medio Polesine). Dopo un anno di stop, dal 7 settembre al 2 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo al sito protostorico di Villamarzana diretta dal prof. Michele Cupitò del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova. E sono già state fissate le giornate SCAVI APERTI: saranno il 17 e 24 settembre 2026. Lo scavo rientra nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine” finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Villamarzana

FRATTTESINA (Fratta Polesine, Ro, medio Polesine). Dopo un anno di stop, dal 7 settembre al 9 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo nel villaggio protostorico di Frattesina diretta dal prof. Andrea Cardarelli del dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università di Roma e co-diretto da Paolo Bellintani, presidente del Cpssae di Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, e finanziato dalla fondazione Cariparo in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Fratta Polesine. In programma, oltre alle giornate SCAVI APERTI, per fine settembre una giornata di presentazione al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine dei nuovi video sul villaggio protostorico di Frattesina.

SAN BASIILIO (Ariano nel Polesine, Ro, basso Polesine). Dal 7 settembre al 3 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo nel sito etrusco-preromano di San Basilio diretto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. In programma gli Incontri di Archeologia e le giornate SCAVI APERTI.

ADRIA-LOREO-PORTOVIRO (Ro, basso Polesine). Tra Adria, Loreo e Porto Viro seconda edizione di Adrikà – rassegna internazionale di cinema archeologico Adria e Delta del Po, dal 9 al 13 settembre 2026, promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” diretto da Emanuela Finesso e dal museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele (Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, Ct) e con la direzione scientifica di Alberta Facchi e Sandra Bedetti. Sempre a ingresso gratuito eccetto lo spettacolo “AquaDueO” con biglietto a 20 euro. (vedi Adria (Ro). Presentata la seconda edizione di Adrikà – rassegna internazionale di cinema archeologico Adria e Delta del Po: oltre quaranta appuntamenti tra Adria, Porto Viro e Loreo. Film da tutto il mondo, incontri con archeologi e registi, spettacoli, mostre, visite guidate e una masterclass valida per la formazione continua dei giornalisti | archeologiavocidalpassato). Un tema: l’acqua; e un protagonista: la barca cucita di Corte Cavanella di Loreo, new entry al MAN Adria; 19 film in concorso (da Italia, Egitto, Francia, Grecia, Perù); “Incontri con l’Antico” che portano ad Adria studiosi, archeologi, esperti: Giovanna Gambacurta, Stefano Medas, Raffaella Bortolin, Angela Ruta, Silvia Rosa Brusin, Chiara Mancinelli; e un’escursione alla scoperta del sito di Frattesina con visita allo scavo del sito protostorico e del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro).
Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro Turistico Culturale di San Basilio inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose, l’eccezionale reperto scoperto nel 2023 e restaurato dal Rotary Club. La prof.ssa Caterina Previato (UniPd), direttore dello scavo, anticipa per “archeologiavocidalpassato.com” qualche informazione sulla Stele delle Rose

Sabato 5 settembre 2026, alle 10.30, al Centro Turistico Culturale di San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), si terrà l’inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose, un importante documento epigrafico, restaurato dal Rotary Club Portoviro – Delta Po, che racconta la storia degli antichi Collegia romani. La Stele delle Rose fu rinvenuta nel 2023 nell’ambito delle ricerche archeologiche condotte dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e dalle università di Padova e Venezia e sostenute dalla Fondazione Cariparo. La prof.ssa Caterina Previato, del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, direttore dello scavo del sito romano di San Basilio, anticipa per archeologiavocidalpassato.com qualche informazione sulla Stele delle Rose
“Tra i reperti più eccezionali finora trovati a San Basilio – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com – vi è una stele iscritta su una lastra di marmo, che abbiamo ritrovato nella campagna di scavo 2023 nel settore subito a Nord della villa (saggio 2), in uno strato di riporto legato alla defunzionalizzazione del sito, quindi non nel suo contesto originario. Si tratta di un reperto molto interessante sia per il suo stato di conservazione, sia per il suo contenuto. L’iscrizione infatti è molto estesa: si conservano circa 13 righe del testo originario, che è stato studiato dal collega Alfredo Buonopane. L’iscrizione ricorda l’istituzione di una fondazione funeraria, con cui un privato destinava parte dei suoi beni ad un collegio, incaricato della manutenzione del sepolcro e della celebrazione di riti presso la sepoltura di una donna.

“Su base epigrafica l’iscrizione – continua Previato – si data puntualmente al III secolo d.C., e in origine doveva essere affissa su una tomba. Questo dato è molto interessante perché ci porta a riflettere sulle necropoli romane di San Basilio, ad oggi ancora non individuate, che si dovevano trovare a non grande distanza dagli edifici del sito. Diversamente dalle città infatti, in questo tipo di insediamenti le necropoli potevano anche essere in qualche modo frammiste all’abitato. Considerate le dimensioni della lastra dobbiamo immaginare una necropoli costituita da tombe monumentali. Questa ipotesi è avvalorata anche da alcuni ritrovamenti fatti nel passato, in particolare di un grande sarcofago in marmo, attualmente esposto al Centro Turistico Culturale di San Basilio e ritrovato negli anni ’80 non lontano dal punto di ritrovamento dell’iscrizione.
“L’iscrizione ritrovata nel 2023 – conclude Previato – sarà presto visibile e visitabile da parte del pubblico perché in settembre (dal 5 settembre 2026, ndr) verrà esposta al Centro Turistico Culturale, dopo essere stata restaurata grazie al contributo del Rotary Club Porto Viro”.
PROGRAMMA. Sabato 5 settembre 2026, alle 10.30, al Centro Turistico Culturale di San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), accoglienza degli invitati; 10.45, saluti istituzionali con Luisa Beltrame (sindaco di Ariano nel Polesine), Giovanna Falezza (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza) e Maura Rocchi (presidente Rotary Club Porto Viro – Delta Po). Alle 11, gli interventi di approfondimento a cura della prof.ssa Caterina Previato (università di Padova), del prof. Alfredo Buonopane (università di Verona) e del laboratorio di restauro Ar.Co. Sas. A seguire, aperitivo nella sala eventi della Tenuta Forzello a cura dei Gustabili.
Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato (UniPd) primo bilancio della campagna 2026 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, un pozzo “alla veneziana” ma realizzato mille anni prima all’esterno della villa romana di cui si è definita la stratigrafia di cinque secoli di frequentazione. Tra i reperti – ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete – una maniglia in bronzo, spilloni in osso, un vago di collana in pasta vitrea

Da uno sguardo veloce lo definiresti un tipico “pozzo alla veneziana”. In effetti la tecnica dell’utilizzo della sabbia come filtro dell’acqua è proprio quella dei costruttori veneziani, ma quel pozzo è di più di mille anni più antico: è romano. Ed è stato scoperto poco lontano dalla darsena del complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, l’odierna San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). È forse la scoperta più eclatante della campagna di scavo 2026, condotto dalla prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Ecco un primo bilancio provvisorio delle cinque settimane di scavo a San Basilio nel resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.
“Quest’anno come Università di Padova – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo ripreso lo scavo dell’insediamento romano di San Basilio, in regime di concessione autorizzata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e grazie al sostegno della Fondazione Cariparo, nell’area dove già negli anni ’70 venne individuata una villa romana, o meglio, un complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, con la quale si identifica l’attuale San Basilio.


“Nello specifico, la campagna di quest’anno si è svolta nei mesi di maggio e giugno per una durata complessiva di 5 settimane, e ha visto il coinvolgimento di circa 25 studenti a vari livelli dell’università di Padova. La campagna era finalizzata a completare o, meglio, a procedere con lo scavo dei settori già in corso di indagine dagli anni precedenti. Due di questi settori riguardano l’edificio della cosiddetta villa, mentre il terzo settore riguarda un nuovo edificio che è stato individuato poco più ad Ovest grazie alle prospezioni geofisiche, ignoto prima dell’avvio di questo progetto di ricerca.
“La campagna di scavo si è rivelata molto interessante – assicura Previato -. Nel primo saggio abbiamo potuto indagare le diverse fasi edilizie della villa. Avevamo già iniziato lo scavo di un ambiente negli anni passati e quest’anno lo abbiamo completato fino ad arrivare ad un livello che ipotizziamo essere il suolo sterile, su cui si imposta la costruzione della villa. Le indagini condotte quest’anno e lo studio dei reperti rinvenuti ci permetteranno ora di ricostruire la storia dell’edificio dal momento della sua costruzione al momento del suo abbandono.
“Il secondo settore di scavo che abbiamo indagato è quello dove ci troviamo in questo momento, il cosiddetto saggio 2, anche questo in corso di scavo dal 2023, che si colloca in corrispondenza dell’ipotetico limite nord della villa, che pensiamo ormai di aver intercettato. Proprio qui si collocava una darsena, ovvero una rampa in leggera pendenza rivolta verso un bacino d’acqua, forse un piccolo canale, funzionale alla rimessa delle barche, che ci conferma che ci troviamo in una zona scoperta, esterna alla villa.

“Poco lontano dalla darsena, proprio quest’anno – continua Previato -, abbiamo individuato una struttura eccezionale per dimensioni e stato di conservazione, ovvero un pozzo costruito interamente in laterizi con una struttura molto solida e caratterizzato da un diametro eccezionale, pari a quasi 2 metri. Il pozzo è particolare anche per un’altra sua caratteristica, ovvero per la presenza, intorno alla camicia, su almeno due lati, di un potente livello di sabbia depurata, che è stato probabilmente collocato in questa posizione per agire come filtro, secondo la tecnica dei cosiddetti pozzi alla veneziana, che utilizzavano proprio la sabbia come sistema di filtraggio dell’acqua per renderla più idonea ai diversi usi che se ne potevano fare. Intorno al pozzo c’è poi tutta una serie di buche e strutture che ipotizziamo essere gli alloggiamenti di pali lignei, di cui abbiamo trovato anche alcune porzioni, funzionali probabilmente ad estrarre l’acqua dall’interno del pozzo.

“Infine, il terzo settore in cui abbiamo lavorato nella campagna 2026 è quello dell’edificio ad Ovest della villa, che avevamo già riportato in luce lo scorso anno nella sua interezza. Quest’anno ci siamo approfonditi all’interno di uno degli ambienti dell’edificio, rimuovendo i livelli più superficiali legati all’abbandono e allo smantellamento dell’edificio stesso, e nell’area del portico, dove siamo riusciti a intercettare almeno due fasi edilizie che confermano la lunga continuità di vita di questo edificio. L’anno scorso, infatti, avevamo già identificato una struttura di sottofondazione sotto il perimetrale del complesso architettonico, costituita di pali di legno disposti in orizzontale, che abbiamo studiato e analizzato col metodo del radiocarbonio e che ci permette di ipotizzare che l’edificio sia stato costruito nella seconda metà del I sec. d.C. All’interno dell’area del portico abbiamo invece intercettato una fase edilizia ben più recente, riferibile al V sec. d.C., che sembra impostarsi su una fase più antica e che ci dimostra l’esistenza di più eventi di ristrutturazione che coinvolsero questo complesso architettonico”.
“Qui ci troviamo in un settore di scavo che abbiamo aperto nel 2022 – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -. Ci troviamo nella zona della cosiddetta villa, all’interno di un ambiente che non era mai stato indagato prima e che abbiamo iniziato a scavare appunto nel 2022 e dove quest’anno ci siamo approfonditi fino a una quota piuttosto bassa, che ci sembra corrispondere al livello sterile su cui si imposta la costruzione della villa stessa. Nella stratigrafia che abbiamo rimosso nel corso di questi anni si concentra dunque tutta la storia edilizia di questo grande edificio che si sviluppa dal I sec. d.C. fino almeno al V sec. d.C., conservata proprio in tutti questi livelli sovrapposti che corrispondono alle progressive ristrutturazioni dell’edificio e in particolare di quest’ambiente, che subì progressive modifiche nei suoi limiti e nelle sue pavimentazioni, ma continuò a vivere ininterrottamente nel corso dei secoli”.
“Anche nella campagna 2026 – anticipa la prof.ssa Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo trovato un consistente numero di reperti di vario genere, tra cui ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete, e anche quest’anno degli oggetti molto particolari che ci raccontano della vita che si svolgeva a San Basilio, all’interno dei suoi edifici.

“Qui, per esempio, abbiamo una maniglia in bronzo – forse di un piccolo armadietto, uno scrigno – che proviene dall’edificio situato ad Ovest della villa. Abbiamo anche dalla stessa zona un chiodo in bronzo, che dobbiamo immaginare utilizzato in un mobile o comunque in un elemento di arredo della villa stessa. Abbiamo anche numerosissimi chiodi in ferro che rimandano invece ai materiali edilizi in uso nella villa, in particolare alle travi di copertura degli edifici.
“Abbiamo poi anche oggetti di uso quotidiano, di cui alcuni legati alle attività che si svolgevano all’interno del sito. Questo, per esempio, è un peso da rete in piombo che, unito a numerosi altri ritrovamenti dello stesso tipo, ci dimostra come la pesca fosse una delle attività più diffuse in questi territori.
“Oltre a questo abbiamo anche numerosi oggetti che rimandano al mondo femminile che abbiamo ritrovato soprattutto nell’area del saggio 2, quindi nella zona del pozzo e del settore Nord della villa, da cui provengono numerosissimi spilloni in osso lavorato che erano utilizzati dalle donne per le acconciature, ma in realtà avevano anche numerose altre funzioni: potevano servire ad esempio anche per chiudere le vesti. Qui ne vediamo due esemplari.
“Tra i ritrovamenti sempre di questo settore inoltre ce n’è uno particolarmente bello: si tratta di un elemento in pasta vitrea che costituisce sicuramente un vago di collana, a dimostrazione delle possibilità economiche di chi viveva e frequentava San Basilio in età romana”.
“Questa quinta campagna di scavo a San Basilio nell’insediamento romano è la prima di una nuova serie di ricerche che proseguiranno anche nei prossimi due anni grazie ad un finanziamento della Fondazione Cariparo, e che ci permetteranno di raccogliere nuove importanti informazioni sulla storia di San Basilio, in particolare in relazione all’età romana. Le ricerche – conclude la prof.ssa Caterina Previato – si concentreranno sugli edifici già noti, ma proseguiranno anche in tutto il contesto limitrofo, attraverso indagini non invasive, quali le prospezioni geofisiche, o micro-invasive, come i carotaggi, non solo per individuare eventuali nuove strutture ed edifici facenti parte del sito di San Basilio di età romana, ma anche per comprendere il suo rapporto con il paesaggio antico. Già dai dati raccolti negli scorsi anni infatti appare evidente come San Basilio fosse appunto un insediamento caratterizzato da edifici e strutture di vario genere, ma anche da una fitta rete di vie d’acqua interne che scorrevano a lato degli edifici e che permettevano un collegamento diretto non solo tra gli edifici, ma anche con l’entroterra”.
Pula (Ca). Apre al pubblico la necropoli fenicia di Nora grazie al lavoro di valorizzazione del team di archeologi del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. E dal 31 agosto la campagna di scavo 2026
La necropoli di Nora apre al pubblico! Un’area finora inaccessibile entra per la prima volta, dal 1936, nei percorsi di visita del parco archeologico di Nora (Pula, Ca) in Sardegna, offrendo l’opportunità di scoprire uno dei più importanti contesti funerari fenici e punici del Mediterraneo occidentale. Lo annuncia il dipartimento dei Beni culturali con un video realizzato dal Dipartimento grazie al tecnico di laboratorio dott. Alessandro Mazzariol e al prof. Jacopo Bonetto. Dietro a questo straordinario traguardo di valorizzazione c’è il lavoro del team di archeologi del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova che, dal 2013, conduce le ricerche sotto il coordinamento del prof. Jacopo Bonetto, della Fondazione Pula Cultura diffusa, del Comune di Pula e della Soprintendenza di Cagliari.

È l’unica necropoli fenicia dell’isola rinvenuta in perfetto stato di conservazione e studiata con moderne metodologie. Le analisi antropologiche stanno svelando le origini e la mobilità degli antichi abitanti. Sette secoli di evoluzione: dalle prime tombe a incinerazione in piccoli pozzetti (fine IX secolo a.C.) fino alle grandi camere funerarie ipogee dell’età punica.

Gli scavi hanno restituito corredi intatti (ceramiche, metalli e vetri). Il pezzo più celebre e prestigioso è un raffinato balsamario orientale in faïence a forma di babbuino (fine VII sec. a.C.) che regge un vaso egizio sormontato da una ranocchia. I reperti dello scavo sono oggi custoditi ed esposti presso il museo civico “Giovanni Patroni” di Pula.

La ricerca diventa accessibile: il progetto. Questo traguardo è parte integrante del progetto “Nora4All” (Bando Unipd Unimpresa 2022) con cui il @dbc.unipd, in sinergia con il Comune di Pula, punta a trasferire la conoscenza archeologica al pubblico attraverso la futura apertura di nuovi settori di età romana e l’uso di tecnologie innovative (ricostruzioni 3D e realtà virtuale su dispositivi mobili) per offrire ai circa 80mila visitatori annuali: un’esperienza di visita immersiva e ad alto valore scientifico.

Il lavoro continua: dal 31 agosto al 9 ottobre 2026 i ricercatori e studenti dell’università di Padova torneranno sul campo per continuare a ricostruire la complessa rete di relazioni e commerci che univa Nora al resto del Mediterraneo.
Ariano nel Polesine (Ro). A San Basilio week end con gli archeologi dell’università di Padova: venerdì conferenza “San Basilio etrusca” con la prof.ssa Silvia Paltineri (UniPd), sabato “Scavo aperti”

A San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro) week end con gli archeologi dell’università di Padova che studiano il sito etrusco. Venerdì 26 giugno 2026, alle 17.30, al Centro turistico culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio etrusca: novità dallo scavo dell’università di Padova”. La prof.ssa Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova illustrerà tutte le novità emerse dallo scavo etrusco. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.

Sabato 27 giugno 2026, dalle 10 alle 12, “Scavi Aperti!”: sarà possibile visitare il cantiere di scavo etrusco condotto dalla prof.ssa Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. Ritrovo al Centro Turistico Culturale San Basilio alle 9.45. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.
Padova. A Palazzo Liviano workshop internazionale “From Field to Heritage. Strengthening Italian-Algerian Cooperation in the Archaeology of the Roman Limes”, in presenza e on line, con la presentazione e la discussione dei primi risultati della campagna 2026 condotta in Algeria

Lunedì 22 giugno 2026, dalle 9.30 alle 16, nell’aula Diano di Palazzo Liviano in piazza Capitaniato 7 a Padova, workshop internazionale “From Field to Heritage. Strengthening Italian-Algerian Cooperation in the Archaeology of the Roman Limes”, in presenza e in diretta streaming su Zoom: https://unipd.zoom.us/j/3833008118. L’incontro, organizzato nell’ambito del Limes Numidicus Survey Project e del progetto UniPd Shaping a World-Class University, sarà dedicato alla presentazione e discussione dei primi risultati della campagna 2026 condotta in Algeria dall’università di Padova, con particolare attenzione alle ricerche archeologiche nel territorio di El Hassai e, più in generale, allo studio dei paesaggi di frontiera della Numidia romana.
Programma. La prima sessione sarà dedicata alle attività del progetto LiNuS, con interventi su remote sensing, mobilità e assetti viari, materiali ceramici, evidenze numismatiche e documentazione digitale dei siti archeologici. La seconda sessione raccoglierà contributi registrati di studiosi e studiose provenienti da istituzioni algerine e tunisine, dedicati al limes, alla documentazione dei paesaggi archeologici, alla tutela del patrimonio, all’architettura romana nordafricana e alle forme di valorizzazione e museificazione digitale. Il workshop si inserisce in un percorso di cooperazione internazionale volto a rafforzare il dialogo scientifico tra l’Università di Padova e le istituzioni partner algerine, in particolare le Università di Biskra e Constantine 2. In linea con gli obiettivi del progetto From Field to Heritage, l’iniziativa intende integrare ricerca, formazione e valorizzazione del patrimonio culturale, promuovendo attività condivise di documentazione, interpretazione e disseminazione dei risultati archeologici.
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale per “Incontri di Archeologia” la conferenza “Il contributo della moneta alla storia di San Basilio” di Andrea Stella (UniPd), quarto appuntamento del “Progetto San Basilio”

Venerdì 19 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), per “Incontri di Archeologia”, quarta conferenza del “Progetto San Basilio”, nell’ambito delle attività di Archeologia Pubblica nel sito di San Basilio di Ariano nel Polesine e al museo Archeologico nazionale di Adria. Andrea Stella del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, nella conferenza “Il contributo della moneta alla storia di San Basilio” parlerà dell’importanza della moneta per la ricostruzione della storia di San Basilio. Ingresso libero all’incontro. Info e prenotazioni: +39 392 9259875, drm-ven.museoadria@cultura.gov.it.


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