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Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato (UniPd) primo bilancio della campagna 2026 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, un pozzo “alla veneziana” ma realizzato mille anni prima all’esterno della villa romana di cui si è definita la stratigrafia di cinque secoli di frequentazione. Tra i reperti – ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete – una maniglia in bronzo, spilloni in osso, un vago di collana in pasta vitrea

La prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova nella campagna di scavo 2026 del sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

Da uno sguardo veloce lo definiresti un tipico “pozzo alla veneziana”. In effetti la tecnica dell’utilizzo della sabbia come filtro dell’acqua è proprio quella dei costruttori veneziani, ma quel pozzo è di più di mille anni più antico: è romano. Ed è stato scoperto poco lontano dalla darsena del complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, l’odierna San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). È forse la scoperta più eclatante della campagna di scavo 2026, condotto dalla prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Ecco un primo bilancio provvisorio delle cinque settimane di scavo a San Basilio nel resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

“Quest’anno come Università di Padova – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo ripreso lo scavo dell’insediamento romano di San Basilio, in regime di concessione autorizzata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e grazie al sostegno della Fondazione Cariparo, nell’area dove già negli anni ’70 venne individuata una villa romana, o meglio, un complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, con la quale si identifica l’attuale San Basilio.

Uno dei due gruppi di studenti a vario titolo dell’università di Padova che hanno partecipato all acampagna 2026 sul sito romano di San Basilio (foto unipd)
Uno dei due gruppi di studenti a vario titolo dell’università di Padova che hanno partecipato all acampagna 2026 sul sito romano di San Basilio (foto unipd)

“Nello specifico, la campagna di quest’anno si è svolta nei mesi di maggio e giugno per una durata complessiva di 5 settimane, e ha visto il coinvolgimento di circa 25 studenti a vari livelli dell’università di Padova. La campagna era finalizzata a completare o, meglio, a procedere con lo scavo dei settori già in corso di indagine dagli anni precedenti. Due di questi settori riguardano l’edificio della cosiddetta villa, mentre il terzo settore riguarda un nuovo edificio che è stato individuato poco più ad Ovest grazie alle prospezioni geofisiche, ignoto prima dell’avvio di questo progetto di ricerca.

“La campagna di scavo si è rivelata molto interessante – assicura Previato -. Nel primo saggio abbiamo potuto indagare le diverse fasi edilizie della villa. Avevamo già iniziato lo scavo di un ambiente negli anni passati e quest’anno lo abbiamo completato fino ad arrivare ad un livello che ipotizziamo essere il suolo sterile, su cui si imposta la costruzione della villa. Le indagini condotte quest’anno e lo studio dei reperti rinvenuti ci permetteranno ora di ricostruire la storia dell’edificio dal momento della sua costruzione al momento del suo abbandono.

“Il secondo settore di scavo che abbiamo indagato è quello dove ci troviamo in questo momento, il cosiddetto saggio 2, anche questo in corso di scavo dal 2023, che si colloca in corrispondenza dell’ipotetico limite nord della villa, che pensiamo ormai di aver intercettato. Proprio qui si collocava una darsena, ovvero una rampa in leggera pendenza rivolta verso un bacino d’acqua, forse un piccolo canale, funzionale alla rimessa delle barche, che ci conferma che ci troviamo in una zona scoperta, esterna alla villa.

Il grande pozzo in laterizi di età romana scoperto vicino alla darsena della cd villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Poco lontano dalla darsena, proprio quest’anno – continua Previato -, abbiamo individuato una struttura eccezionale per dimensioni e stato di conservazione, ovvero un pozzo costruito interamente in laterizi con una struttura molto solida e caratterizzato da un diametro eccezionale, pari a quasi 2 metri. Il pozzo è particolare anche per un’altra sua caratteristica, ovvero per la presenza, intorno alla camicia, su almeno due lati, di un potente livello di sabbia depurata, che è stato probabilmente collocato in questa posizione per agire come filtro, secondo la tecnica dei cosiddetti pozzi alla veneziana, che utilizzavano proprio la sabbia come sistema di filtraggio dell’acqua per renderla più idonea ai diversi usi che se ne potevano fare. Intorno al pozzo c’è poi tutta una serie di buche e strutture che ipotizziamo essere gli alloggiamenti di pali lignei, di cui abbiamo trovato anche alcune porzioni, funzionali probabilmente ad estrarre l’acqua dall’interno del pozzo.

La prof.ssa Previato mostra l’area del Saggio 3, il grande edificio a Ovest della villa romana, a San Basilio di Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Infine, il terzo settore in cui abbiamo lavorato nella campagna 2026 è quello dell’edificio ad Ovest della villa, che avevamo già riportato in luce lo scorso anno nella sua interezza. Quest’anno ci siamo approfonditi all’interno di uno degli ambienti dell’edificio, rimuovendo i livelli più superficiali legati all’abbandono e allo smantellamento dell’edificio stesso, e nell’area del portico, dove siamo riusciti a intercettare almeno due fasi edilizie che confermano la lunga continuità di vita di questo edificio. L’anno scorso, infatti, avevamo già identificato una struttura di sottofondazione sotto il perimetrale del complesso architettonico, costituita di pali di legno disposti in orizzontale, che abbiamo studiato e analizzato col metodo del radiocarbonio e che ci permette di ipotizzare che l’edificio sia stato costruito nella seconda metà del I sec. d.C. All’interno dell’area del portico abbiamo invece intercettato una fase edilizia ben più recente, riferibile al V sec. d.C., che sembra impostarsi su una fase più antica e che ci dimostra l’esistenza di più eventi di ristrutturazione che coinvolsero questo complesso architettonico”.

“Qui ci troviamo in un settore di scavo che abbiamo aperto nel 2022 – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -. Ci troviamo nella zona della cosiddetta villa, all’interno di un ambiente che non era mai stato indagato prima e che abbiamo iniziato a scavare appunto nel 2022 e dove quest’anno ci siamo approfonditi fino a una quota piuttosto bassa, che ci sembra corrispondere al livello sterile su cui si imposta la costruzione della villa stessa. Nella stratigrafia che abbiamo rimosso nel corso di questi anni si concentra dunque tutta la storia edilizia di questo grande edificio che si sviluppa dal I sec. d.C. fino almeno al V sec. d.C., conservata proprio in tutti questi livelli sovrapposti che corrispondono alle progressive ristrutturazioni dell’edificio e in particolare di quest’ambiente, che subì progressive modifiche nei suoi limiti e nelle sue pavimentazioni, ma continuò a vivere ininterrottamente nel corso dei secoli”.

“Anche nella campagna 2026 – anticipa la prof.ssa Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo trovato un consistente numero di reperti di vario genere, tra cui ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete, e anche quest’anno degli oggetti molto particolari che ci raccontano della vita che si svolgeva a San Basilio, all’interno dei suoi edifici.

Cassettine di frammenti di vasi e laterizi recuperati nella campagna 2026 sul sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Qui, per esempio, abbiamo una maniglia in bronzo – forse di un piccolo armadietto, uno scrigno – che proviene dall’edificio situato ad Ovest della villa. Abbiamo anche dalla stessa zona un chiodo in bronzo, che dobbiamo immaginare utilizzato in un mobile o comunque in un elemento di arredo della villa stessa. Abbiamo anche numerosissimi chiodi in ferro che rimandano invece ai materiali edilizi in uso nella villa, in particolare alle travi di copertura degli edifici.

“Abbiamo poi anche oggetti di uso quotidiano, di cui alcuni legati alle attività che si svolgevano all’interno del sito. Questo, per esempio, è un peso da rete in piombo che, unito a numerosi altri ritrovamenti dello stesso tipo, ci dimostra come la pesca fosse una delle attività più diffuse in questi territori.

“Oltre a questo abbiamo anche numerosi oggetti che rimandano al mondo femminile che abbiamo ritrovato soprattutto nell’area del saggio 2, quindi nella zona del pozzo e del settore Nord della villa, da cui provengono numerosissimi spilloni in osso lavorato che erano utilizzati dalle donne per le acconciature, ma in realtà avevano anche numerose altre funzioni: potevano servire ad esempio anche per chiudere le vesti. Qui ne vediamo due esemplari.

“Tra i ritrovamenti sempre di questo settore inoltre ce n’è uno particolarmente bello: si tratta di un elemento in pasta vitrea che costituisce sicuramente un vago di collana, a dimostrazione delle possibilità economiche di chi viveva e frequentava San Basilio in età romana”.

“Questa quinta campagna di scavo a San Basilio nell’insediamento romano è la prima di una nuova serie di ricerche che proseguiranno anche nei prossimi due anni grazie ad un finanziamento della Fondazione Cariparo, e che ci permetteranno di raccogliere nuove importanti informazioni sulla storia di San Basilio, in particolare in relazione all’età romana. Le ricerche – conclude la prof.ssa Caterina Previato – si concentreranno sugli edifici già noti, ma proseguiranno anche in tutto il contesto limitrofo, attraverso indagini non invasive, quali le prospezioni geofisiche, o micro-invasive, come i carotaggi, non solo per individuare eventuali nuove strutture ed edifici facenti parte del sito di San Basilio di età romana, ma anche per comprendere il suo rapporto con il paesaggio antico. Già dai dati raccolti negli scorsi anni infatti appare evidente come San Basilio fosse appunto un insediamento caratterizzato da edifici e strutture di vario genere, ma anche da una fitta rete di vie d’acqua interne che scorrevano a lato degli edifici e che permettevano un collegamento diretto non solo tra gli edifici, ma anche con l’entroterra”.

Pula (Ca). Apre al pubblico la necropoli fenicia di Nora grazie al lavoro di valorizzazione del team di archeologi del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. E dal 31 agosto la campagna di scavo 2026

La necropoli di Nora apre al pubblico! Un’area finora inaccessibile entra per la prima volta, dal 1936, nei percorsi di visita del parco archeologico di Nora (Pula, Ca) in Sardegna, offrendo l’opportunità di scoprire uno dei più importanti contesti funerari fenici e punici del Mediterraneo occidentale. Lo annuncia il dipartimento dei Beni culturali con un video realizzato dal Dipartimento grazie al tecnico di laboratorio dott. Alessandro Mazzariol e al prof. Jacopo Bonetto. Dietro a questo straordinario traguardo di valorizzazione c’è il lavoro del team di archeologi del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova che, dal 2013, conduce le ricerche sotto il coordinamento del prof. Jacopo Bonetto, della Fondazione Pula Cultura diffusa, del Comune di Pula e della Soprintendenza di Cagliari.

Veduta da drone della necropoli fenicia di Nora (Pula, Ca) scavata dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova (foto unipd)

È l’unica necropoli fenicia dell’isola rinvenuta in perfetto stato di conservazione e studiata con moderne metodologie. Le analisi antropologiche stanno svelando le origini e la mobilità degli antichi abitanti. Sette secoli di evoluzione: dalle prime tombe a incinerazione in piccoli pozzetti (fine IX secolo a.C.) fino alle grandi camere funerarie ipogee dell’età punica.

Raffinato balsamario orientale in faïence a forma di babbuino (fine VII sec. a.C.) proveniente dalla necropoli fenicia di Nora e conservato al museo civico “Giovanni Patroni” di Pula (foto unipd)

Gli scavi hanno restituito corredi intatti (ceramiche, metalli e vetri). Il pezzo più celebre e prestigioso è un raffinato balsamario orientale in faïence a forma di babbuino (fine VII sec. a.C.) che regge un vaso egizio sormontato da una ranocchia. I reperti dello scavo sono oggi custoditi ed esposti presso il museo civico “Giovanni Patroni” di Pula.

Tombe scavate nella necropoli fenicia di Nora (Pula, Ca) (foto unipd)

La ricerca diventa accessibile: il progetto. Questo traguardo è parte integrante del progetto “Nora4All” (Bando Unipd Unimpresa 2022) con cui il @dbc.unipd, in sinergia con il Comune di Pula, punta a trasferire la conoscenza archeologica al pubblico attraverso la futura apertura di nuovi settori di età romana e l’uso di tecnologie innovative (ricostruzioni 3D e realtà virtuale su dispositivi mobili) per offrire ai circa 80mila visitatori annuali: un’esperienza di visita immersiva e ad alto valore scientifico.

Ricercatori e studenti del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova impegnati nello scavo a Nora (foto unipd)

Il lavoro continua: dal 31 agosto al 9 ottobre 2026 i ricercatori e studenti dell’università di Padova torneranno sul campo per continuare a ricostruire la complessa rete di relazioni e commerci che univa Nora al resto del Mediterraneo.

Ariano nel Polesine (Ro). A San Basilio week end con gli archeologi dell’università di Padova: venerdì conferenza “San Basilio etrusca” con la prof.ssa Silvia Paltineri (UniPd), sabato “Scavo aperti”

A San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro) week end con gli archeologi dell’università di Padova che studiano il sito etrusco. Venerdì 26 giugno 2026, alle 17.30, al Centro turistico culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio etrusca: novità dallo scavo dell’università di Padova”. La prof.ssa Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova illustrerà tutte le novità emerse dallo scavo etrusco. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.

Sabato 27 giugno 2026, dalle 10 alle 12, “Scavi Aperti!”: sarà possibile visitare il cantiere di scavo etrusco condotto dalla prof.ssa Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. Ritrovo al Centro Turistico Culturale San Basilio alle 9.45. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.

Padova. A Palazzo Liviano workshop internazionale “From Field to Heritage. Strengthening Italian-Algerian Cooperation in the Archaeology of the Roman Limes”, in presenza e on line, con la presentazione e la discussione dei primi risultati della campagna 2026 condotta in Algeria

Lunedì 22 giugno 2026, dalle 9.30 alle 16, nell’aula Diano di Palazzo Liviano in piazza Capitaniato 7 a Padova, workshop internazionale “From Field to Heritage. Strengthening Italian-Algerian Cooperation in the Archaeology of the Roman Limes”, in presenza e in diretta streaming su Zoom: https://unipd.zoom.us/j/3833008118. L’incontro, organizzato nell’ambito del Limes Numidicus Survey Project e del progetto UniPd Shaping a World-Class University, sarà dedicato alla presentazione e discussione dei primi risultati della campagna 2026 condotta in Algeria dall’università di Padova, con particolare attenzione alle ricerche archeologiche nel territorio di El Hassai e, più in generale, allo studio dei paesaggi di frontiera della Numidia romana.

Programma. La prima sessione sarà dedicata alle attività del progetto LiNuS, con interventi su remote sensing, mobilità e assetti viari, materiali ceramici, evidenze numismatiche e documentazione digitale dei siti archeologici. La seconda sessione raccoglierà contributi registrati di studiosi e studiose provenienti da istituzioni algerine e tunisine, dedicati al limes, alla documentazione dei paesaggi archeologici, alla tutela del patrimonio, all’architettura romana nordafricana e alle forme di valorizzazione e museificazione digitale. Il workshop si inserisce in un percorso di cooperazione internazionale volto a rafforzare il dialogo scientifico tra l’Università di Padova e le istituzioni partner algerine, in particolare le Università di Biskra e Constantine 2. In linea con gli obiettivi del progetto From Field to Heritage, l’iniziativa intende integrare ricerca, formazione e valorizzazione del patrimonio culturale, promuovendo attività condivise di documentazione, interpretazione e disseminazione dei risultati archeologici.

Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale per “Incontri di Archeologia” la conferenza “Il contributo della moneta alla storia di San Basilio” di Andrea Stella (UniPd), quarto appuntamento del “Progetto San Basilio”

Venerdì 19 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), per “Incontri di Archeologia”, quarta conferenza del “Progetto San Basilio”, nell’ambito delle attività di Archeologia Pubblica nel sito di San Basilio di Ariano nel Polesine e al museo Archeologico nazionale di Adria. Andrea Stella del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, nella conferenza “Il contributo della moneta alla storia di San Basilio” parlerà dell’importanza della moneta per la ricostruzione della storia di San Basilio. Ingresso libero all’incontro. Info e prenotazioni: +39 392 9259875, drm-ven.museoadria@cultura.gov.it.

Altino (Ve). Al parco archeologico per #ScaviAperti visita guidata allo scavo nell’area della Porta-Approdo a cura degli archeologi dell’università di Padova sulle ultime novità

Scavi archeologici a cura dell’università di Padova nell’area di Porta-approdo al parco archeologico di Altino (Ve) (foto parco archeologico altino)

Martedì 16 giugno 2026, alle 15.30, al parco archeologico di Altino (Ve) torna #ScaviAperti con l’università di Padova: gli archeologi del dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino accompagneranno visitatrici e visitatori agli scavi in corso nell’area della Porta-approdo per illustrare le ultime novità della ricerca. Visita gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri, su prenotazione. Per info e prenotazioni: info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422 789443.

Adria (Ro). Per le GEA 2026 al museo Archeologico nazionale dalla conferenza sul sito romano di san Basilio alle monete del Polesine antico

Per le Giornate europee dell’Archeologia 2026, il museo Archeologico nazionale di Adria propone venerdì 12 giugno 2026 alla 17, la conferenza “Lo sfruttamento delle risorse ambientali nel sito romano di San Basilio: dati preliminari”, a cura di Noemi Ruberti (università di Padova)  e Vito Prillo  (università di Siena), nell’ambito degli “Incontri di Archeologia” del “progetto San Basilio”, con attività di Archeologia Pubblica nel sito di San Basilio di Ariano nel Polesine e presso il museo Archeologico nazionale di Adria. Prenotazione: drm-ven.museoadria@cultura.gov.it; 392 9259875. Noemi Ruberti e Vito Prillo presenteranno i dati preliminari emersi dalle più recenti indagini archeologiche, con un focus sullo sfruttamento delle risorse ambientali nel sito romano di San Basilio.

Sabato 13 giugno 2026, dalle 9.30 alle 12.30. “La storia in tasca. Le monete raccontano. Percorsi a tema, letture animate e laboratori per scoprire l’affascinante mondo delle monete antiche”, iniziativa gratuita per bambini/e e ragazzi/e da 6 ai 14 anni. A cura dell’università di Padova con il sostegno della Fondazione CARIPARO. Info e prenotazioni: 3294161935 (Stefania); 3345340301 (Camilla).

Sabato 13 giugno 2026, alle 17. Conferenza con esposizione guidata di reperti numismatici: “Piccoli tesori, grandi storie. Le monete raccontano la storia del Polesine antico” a cura di Andrea Stella (UniPd), con il sostegno della Fondazione CARIPARO. Al termine “aperitivo con l’esperto” offerto dal progetto. Prenotazione obbligatoria: drm-ven.museoadria@cultura.gov.it; 0426 21612.

Ariano nel Polesine (Ro). Apre la campagna di scavo 2026 nel sito etrusco di San Basilio diretta da Silvia Paltineri (UniPd) che in esclusiva per “archeologiavocidalpassato.com” traccia un primo bilancio della campagna 2025, con uno sguardo al futuro: dalle tecniche edilizie alle strutture accessorie, dalla valutazione degli animali presenti alla ricostruzione dell’ambiente particolare tra terra e mare

La prof.ssa Silvia Paltineri del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, sullo scavo che dirige del sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Dall’8 giugno al 4 luglio 2026 riprende la missione archeologica diretta da Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova nel sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). “È mia intenzione”, spiega la professoressa Silvia Paltineri, “riprendere da dove avevamo lasciato nel 2025 e aprire una nuova area di scavo in corrispondenza del limite dell’insediamento: vedremo quali sorprese ci riserverà il terreno”. Per conoscere le novità e le scoperte l’appuntamento è per tutti gli interessati e appassionati per la conferenza di Silvia Paltineri del 26 giugno 2026 al Centro turistico culturale San Basilio, e il giorno dopo, 27 giugno 2026, per un’esperienza a tu per tu con gli archeologi in “Scavi aperti”. Intanto, riprendiamo le fila del discorso ripercorrendo i risultati raggiunti dalla campagna 2025 in queste interviste in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com con la professoressa Silvia Paltineri direttamente sullo scavo del sito etrusco di San Basilio alla fine della missione nel settembre 2025.

“La nostra ultima di scavo si è svolta dal 1° al 26 settembre 2025”, spiega Silvia Paltineri ad archeologiavocidalpassato.com. “Alla missione archeologica che conduciamo nel sito etrusco di San Basilio prendono parte gli studenti della triennale, della magistrale e della scuola di specializzazione e anche della scuola di dottorato.

Campagna di scavo 2025 al sito etrusco di San Basilio: un gruppo di studenti con la prof.ssa Silvia Paltineri (foto graziano tavan)

Quindi abbiamo diversi livelli di formazione dei partecipanti e in genere si affida ai più esperti la responsabilità di un’area di scavo oppure – per esempio – della gestione della topografia o della documentazione. Il nostro punto d partenza era un dato noto sin dal 2019, ovvero il rinvenimento di un esteso piano pavimentale che abbiamo anche fatto studiare da un collega archeometra: era fatto in cocciopesto e aveva un andamento particolare, nordovest-sudest e che incominciava nell’area ancora aperta anche se coperta. Questo piano pavimentale – dicevo – aveva questo orientamento ed era interessato anche dalla presenza di buche di palo e da alcune canalette strutturali che erano le canalette che ospitavano quelle che in archeologia si chiamano le “travi dormienti” su cui si impostava l’alzato in materiale deperibile. Questo piano è stato asportato in buona parte dell’area scavata negli anni scorsi, ma non avevamo ancora individuato il suo perimetro complessivo. In pratica finiva in corrispondenza del limite della nostra vecchia trincea. Allora nel 2025 ci siamo allargati e abbiamo aperto un’area nuova, abbastanza estesa, con la speranza di capire l’estensione di questo piano: ma non l’abbiamo trovata neppure con l’allargamento, perché evidentemente l’edificio era ancora più esteso. Questo in un certo senso è il preludio al futuro, alla campagna 2026, perché i limiti effettivi di questa grande casa, appunto, non sono ancora stati identificati.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: strato di mattonelle cotte intenzionalmente e disposte in maniera ordinata a scopo di impermeabilizzazione (foto unipd)

“Nelle ultime campagne abbiamo approfondito le conoscenze della tecnica edilizia: il piano pavimentale era stato steso al di sopra di una preparazione che consisteva in due strati di sabbia e un sottostante livello di blocchetti, di mattonelle cotte intenzionalmente e disposte in maniera ordinata a scopo di impermeabilizzazione e di creazione di una superficie al riparo dall’umidità. Si tratta di una tecnica costruttiva molto avanzata. Possiamo parlare davvero di una tecnica carpentieristica del Delta che in qualche modo richiama anche quello che sappiamo dagli autori antichi sugli Etruschi, abili nella gestione delle acque, che qui nel Delta avevano sicuramente anche sperimentato diverse modalità di costruzione. Il sito etrusco di San Basilio, a quanto se ne sa, è un sito che utilizza unicamente l’edilizia leggera, quindi legno, paglia, argilla. Però ci sono altri siti vicini, scavati molti anni fa, che addirittura avevano le fondazioni in blocchi litici e quindi sostenevano una copertura pesante con un tetto in tegole. Quindi qui gli Etruschi del Delta nel corso del VI secolo e poi ancora nel V hanno perfezionato tecniche che probabilmente affondano le loro radici in una “sapienza” edilizia che aveva caratterizzato anche nei secoli precedenti, sin dall’Età del Bronzo, tutta la Pianura Padana.    

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: il battuto pavimentale della trincea di scavo (foto unipd)

“Un primo aspetto su cui stiamo lavorando, e su cui lavoreremo ancora, è quello dell’assetto interno del sito, delle tecniche edilizie, e anche dei suoi caratteri urbanistici. Infatti, le strutture che troviamo hanno tutte il medesimo orientamento. Il piano pavimentale che stiamo portando alla luce potrebbe essere pertinente a un unico grande edificio, oppure relativo a un complesso costituito da due case indipendenti. E questo è un tema che sicuramente approfondiremo. Poi ci sono la coerenza negli andamenti, nel modo in cui viene stesa la preparazione in blocchetti, negli allineamenti delle buche di palo, delle canalette strutturali, in altre evidenze ambientali. Noi sappiamo che poco più a Ovest rispetto al nostro scavo correva, sempre con un andamento nordovest-sudest, un canale antico. E quindi sicuramente l’insediamento assecondava anche caratteristiche del paesaggio”.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: rivestimento della canaletta di scolo con tavola di legno (foto unipd)

“Non è solamente la tecnica edilizia con cui si costruivano le case a interessarci”, spiega Silvia Paltineri, “ma anche per esempio il tema di eventuali strutture accessorie. Tra queste sicuramente ci dovevano essere delle canalette interne di deflusso delle acque. Ne abbiamo individuata una che rispetta gli orientamenti già visti per il piano pavimentale e si allinea con l’andamento del canale. Questa canaletta, di sui si sta scavando il riempimento, era una canaletta che aveva un rivestimento, un contenimento di legno. E qui a San Basilio, anche grazie all’abbondante risalita della falda, il legno si conserva. E quindi abbiamo proprio queste tavole di legno, che si vedono bene su questa sponda, e che intendiamo ovviamente campionare per le datazioni. Ma se riusciamo, prima di chiudere la campagna, vorremmo tentare di portarle a casa, e quindi di incassonarle, per ternare di fare un microscavo, cioè uno scavo molto più accurato in laboratorio, per vedere se ci sono delle particolarità nella tecnica costruttiva”.

“I materiali che abbiamo trovato quest’anno (2025, ndr) non sono abbondanti”, sottolinea Silvia Paltineri, “anche perché abbiamo lavorato su determinate aree, quindi su un edificio che era già stato spogliato nell’antichità, e in una posizione di prossimità rispetto a una canaletta interna. Quindi non abbiamo abbondanti materiali, però quelli che abbiamo di fatto confermano il quadro che conoscevamo già. Abbiamo trovato dei frammenti di ceramica attica, come sempre, abbiamo trovato la ceramica etrusco-padana. E poi c’è un po’ una curiosità. Dall’area in cui si conserva ancora parte del pavimento, abbiamo trovato un mattone crudo. Il rinvenimento del mattone crudo è particolare perché finora sapevamo che l’edilizia di San Basilio era un’edilizia deperibile. L’impiego del mattone crudo apre alla possibilità di ulteriori tecniche e questo sarà sicuramente un dato da approfondire in futuro, magari scavando un po’ più in estensione. Altre particolarità: abbiamo trovato dei frammenti di anfore da trasporto che venivano dalla Grecia e abbiamo trovato della ceramica di importazione dalla Grecia un pochino più antica rispetto alla ceramica attica, cioè la ceramica corinzia, che è un’altra ceramica che era già attestata fin dagli anni scorsi all’interno del sito. Infine, abbiamo in corso lo studio dei macroresti, sia dei resti vegetali sia della fauna. Ma non posso anticipare niente perché sono ancora in corso di studio. Noi portiamo all’archeobotanico e all’archeozoologo i campioni di sedimento. Quindi ogni strato che togliamo viene in buona parte conservato e poi processato. Però è un’attività che facciamo in laboratorio. E quindi per quello che riguarda l’ambiente e lo sfruttamento delle risorse, ancora non sono in grado di dare un quadro. Forse lo sapremo nei mesi invernali, quando questi dati saranno stati studiati ed elaborati”.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: campionamento per lo studio archeozoologico (foto unipd)

“Sull’ambiente e sugli animali presenti nel sito abbiamo dei dati preliminari che derivano da studi precedenti”, ricorda Silvia Paltineri. “Studi fatti, tra l’altro, dal dottor Vito Prillo che ha da poco concluso il suo dottorato di ricerca dedicato non solamente al sito di San Basilio ma anche ad altri siti dell’Italia settentrionale. Qui troviamo ovini, bovini, caprovini, il cervo, però è ben rappresentato il suino. Quindi in questo senso il sito di San Basilio si allinea con i siti etruschi dell’area padana. Ci sono poi alcuni molluschi e, tra le particolarità, la presenza nel sito dello storione, che si trova raramente, e quindi è un dato un po’ curioso che apre ad alcuni ragionamenti sull’ambiente. È raro trovarlo in un sito: non mi risulta che in siti dell’età del Bronzo sia mai stato trovato, e anche nell’età del Ferro è relativamente raro. Poi, per esempio, abbiamo resti del germano reale. Quindi questa zona, anche nell’età del Ferro, presentava un quadro ambientale molto variegato proprio per la posizione tra terra e mare, tra acqua salata e acqua dolce. Perciò da questo punto di vista il quadro delle specie rappresentate è piuttosto interessante. Dalle campagne degli anni scorsi abbiamo ormai tanti dati”.

“Ho raccontato tante cose del passato, però volendo guardare un po’ anche avanti è chiaro che abbiamo delle prospettive per il futuro. Quest’area in cui mi trovo oggi non sarà più scavata. Per tante ragioni. Siamo già andati abbastanza in profondità e le condizioni di risalita della falda non consentono di indagare in maniera estensiva quello che si trova al di sotto di questa stesura delle mattonelle e del piano di calpestio che vediamo accanto alle mattonelle. Quindi qui si chiuderà. Resterà aperta quell’area e vorrei anche allargare le indagini perché è evidentissimo che quella porzione di edificio è solo una parte: non abbiamo raggiunto i limiti della struttura. È necessario allargarsi e creare una trincea che sarà il doppio di quella attualmente aperta.

Campagna di scavo 2025 al sito etrusco di San Basilio: veduta generale dell’area di scavo (foto graziano tavan)

Perciò nel 2026 vorrei fare un allargamento delle indagini 2025. E poi mi piacerebbe molto lavorare in un’area più a Nord rispetto a dove siamo oggi perché in quell’area le prospezioni hanno evidenziato quello che sembra il limite del sito. Forse un argine. E quindi mi piacerebbe lavorare anche in una zona che doveva essere periferica dal punto di vista urbanistico, perché mi interessa anche il tema delle opere difensive e del rapporto tra le strutture e l’ambiente, come la presenza di un argine, di un fossato. Poi in prossimità di questo argine le prospezioni hanno messo in luce altre strutture che probabilmente sono simili a quella che stiamo scavando. Sarebbe bello lavorare su due aree distinte dell’insediamento”, conclude Silvia Paltineri, “anche per vedere se, dal punto di vista funzionale, un’area che probabilmente era più centrale rispetto a un’area periferica aveva caratteri diversi. Ovviamente tutto quello che abbiamo fatto è stato possibile grazie a diversi finanziamenti che abbiamo avuto in questi anni. L’università di Padova sostiene con un “fondo scavi” le nostre attività, però il finanziamento più consistente che ha permesso ogni anno di svolgere missioni di scavo di un mese con 10 studenti è stato il finanziamento della Fondazione Cariparo – Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Noi naturalmente ci auguriamo che i nostri sponsor vorranno sostenerci anche in futuro, perché le campagne di scavo sono costose. E con i fondi a disposizione solo dall’ateneo non si riesce a fare una campagna lunga e che si sviluppa anche in estensione. Si vedrà nel 2026 cosa succederà”.

Ariano nel Polesine (Ro). “Scavi Aperti!” all’abitato romano di San Basilio: visita allo scavo diretto dalla professoressa Caterina Previato (UniPd)

Sabato 6 giugno 2026, dalle 10 alle 12, “Scavi Aperti!”, seconda giornata dedicata alla visita dello scavo all’abitato romano condotto dalla professoressa Caterina Previato, del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, nell’ambito del progetto San Basilio. Ritrovo al Centro Turistico San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). Info e prenotazioni: +39 392 9259875

Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro turistico culturale San Basilio per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi” con Caterina Previato (UniPd), secondo appuntamento del “Progetto San Basilio”

Venerdì 5 giugno 2026, alle 18.30, al Centro turistico culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi”, secondo appuntamento del “Progetto San Basilio”. La prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova illustrerà tutte le novità del nuovo scavo romano e le relative prospettive di indagine e ricerca. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.