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Aquileia. Nuove scoperte nell’area del mercato tardoantico nella campagna di scavo 2021 nel fondo ex Pasqualis dell’università di Verona diretta da Patrizia Basso

Un momento dell’open day del 25 settembre 2021 nell’area del mercato tardoantico nel Fondo ex Pasqualis ad Aquileia (foto univr)

Nuove scoperte nell’area del mercato dell’Aquileia tardoantica. Un’équipe dell’università di Verona – dipartimento Culture e Civiltà, sotto la direzione di Patrizia Basso, coadiuvata da Diana Dobreva, ha da pochi giorni concluso una nuova campagna di scavo nell’area del Fondo ex Pasqualis, posta all’estremità sud-occidentale di Aquileia. I lavori sono condotti su concessione ministeriale, in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia-Giulia e con la collaborazione e il sostegno economico della Fondazione Aquileia. Lo scavo è sempre rimasto aperto al pubblico, che ogni giorno veniva coinvolto in visite guidate da parte degli studenti veronesi. Di particolare interesse fra le attività di comunicazione e racconto dei dati raccolti con le indagini, i due open day organizzati il 19 giugno e il 25 settembre 2021 dalla Fondazione Aquileia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio del Friuli Venezia-Giulia.

I vari livelli di pavimentazione della strada a Nord del complesso commerciale tardoantico nel Fondo ex Pasqualis ad Aquileia emersi dagli scavi dell’università di Verona (foto univr)

Lo scavo 2021 si è concentrato sul nuovo edificio del mercato tardoantico della città, portato alla luce nel 2020: dell’edificio si è in particolare messo in luce il possente muro di limite settentrionale, ampiamente spoliato e impostato su una struttura precedente, che in questa fase dei lavori (ma si attendono i risultati dell’analisi dei materiali) sembra inquadrabile in età altoimperiale. Fra il muro e la piazza si è individuato un duplice accesso porticato, probabilmente destinato rispettivamente ai carri (di cui restano tracce dei solchi prodotti dalle ruote nella pavimentazione in cocciopesto) e ai pedoni. Tale accesso era in diretto collegamento con la strada che si è portata alla luce immediatamente a nord del muro e che costituiva uno dei cardini della città, oggi riproposto dalla via Patriarchi: l’indagine di scavo ne ha messo in luce vari livelli di preparazione pavimentale sovrapposti, a partire probabilmente da età altoimperiale fino all’odierna. Per quanto il lavoro sia ancora in progress, le indagini fin qui condotte evidenziano con sempre maggiori dettagli l’assoluto interesse di questo articolato complesso commerciale, costituito da almeno quattro edifici paralleli affiancati fra loro, ognuno caratterizzato da una piazza attorniata da portici e botteghe: si tratta infatti di un complesso davvero straordinario per monumentalità e differenziazione delle aree di vendita, che non trova confronti nell’Impero e attesta con particolare evidenza la vitalità come centro di scambi e commerci dell’Aquileia tardoantica.

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Il team dell’università di Verona impegnata nella campagna di scavo ad Aquileia nel 2019 (foto univr)

Al mercato, come si è detto, si accedeva da Nord e quindi dall’area della basilica, ma anche dal fiume, come hanno dimostrato le aperture sul più esterno dei due muri di cinta urbani portati alla luce a Sud delle stesse piazze e le rampe correlate a queste aperture individuate con gli scavi dell’università di Verona nel 2018-19. Il fiume, infatti, per quanto ridimensionato nell’alveo, doveva costituire ancora nel tardoantico una via di comunicazione importante e, anzi, è probabile che proprio qui a meridione della città si fossero venute a creare in quell’epoca nuove aree di attracco, in sostituzione del porto fluviale più antico, a quel tempo ormai in disuso. Scale di discesa verso il fiume erano in effetti già emerse nel corso di scavi della soprintendenza nella braida Pasqualis condotti negli anni Novanta del Novecento.

Strutture di una fase di frequentazione dell’areale precedente alla costruzione del mercato tardoantico ad Aquileia; in sezione sotto le lastre di una delle piazze sono visibili gli spessi strati di sabbia di riporto funzionali a tale costruzione (foto univr)

Al di sotto dei livelli di costruzione del complesso commerciale, formati da cospicui riporti sabbiosi, probabilmente funzionali a rialzare la quota d’uso per isolarla dall’umidità del terreno, si sono individuate, oltre al muro già citato, altre strutture pertinenti a fasi di vita precedenti dell’areale e attribuibili con buona probabilità a un grande edificio pubblico, la cui funzione allo stato attuale della ricerca non è determinabile. Lo scavo 2021 ha anche permesso di capire che la costruzione del mercato avvenne in un momento unitario, per quanto poi i portici e le botteghe laterali abbiano conosciuto nel tempo almeno due importanti rifacimenti, in particolari evidenziati da diversi livelli pavimentali.

Scavo della tomba a inumazione emersa nel 2021 nell’area del mercato tardoantico ad Aquileia (foto univr)

Va ricordato, infine, che nell’area si sono portate alla luce tracce delle fasi posteriori alla defunzionalizzazione del complesso, caratterizzate in particolare da attività artigianali, di cui restano scorie di lavorazione e un rozzo basamento forse da incudine, e da un’ulteriore tomba a inumazione, oltre alle due rinvenute l’anno scorso.

Verona. Produzione e consumo di cibo e vino dall’età del Ferro al Medioevo al centro del progetto di ricerca “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona” dell’università di Verona con la soprintendenza di Verona e il museo di Storia Naturale, il supporto della Fondazione Fioroni e l’accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, e il finanziamento di Fondazione Cariverona

“In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, progetto di ricerca dell’università di Verona

Cosa cucinavano gli antichi? Come servivano e gustavano cibo e vino? Ci sono usanze che sono rimaste invariate nel tempo? Sono alcuni dei quesiti alla base di “In Veronensium mensa. Food and Wine in ancient Verona”, progetto di ricerca scientifica di eccellenza finanziato da Fondazione Cariverona, realizzato dal dipartimento Culture e civiltà dell’università di Verona e guidato da Patrizia Basso, docente di Archeologia classica assieme ad altri colleghi di Storia antica e archeologia (Alfredo Buonopane, Diana Dobreva, Attilio Mastrocinque, Mara Migliavacca, Fabio Saggioro) e Diana Bellin del Dipartimento di Biotecnologie. Archeologi, storici antichi, medievisti e biotecnologi universitari cercheranno di dissotterrare le radici storiche di un mercato agroalimentare ancora oggi ricco e attivo, cercando di cogliere le continuità e le innovazioni alimentari che si sono succedute nel corso dei secoli. La ricerca si concentrerà sulle fasi preromane, della romanizzazione, della fine dell’Impero e quella medioevale in quanto decisivi passaggi economici, sociali e culturali per il centro scaligero e il territorio circostante. Punto di partenza del progetto sono i reperti archeologici e paleobotanici editi ed inediti (manufatti ceramici, vitrei, lapidei ma anche vinaccioli, semi, carboni, ossa umane ecc.), provenienti dai più significativi scavi archeologici condotti nel territorio veronese, messi a disposizione dalla Soprintendenza, che insieme al dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona e al museo di Storia naturale sarà protagonista dell’elaborazione dei dati scientifici e dell’organizzazione delle attività di divulgazione/comunicazione previste. Per la fase divulgativa dei risultati (convegni, seminari, mostre a tema) partner del progetto sarà anche l’accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona.

Ciotole e vasi da ambienti palafitticoli dal museo di Storia naturale di Verona: contenevano tracce di cibo degli antenati preistorici (foto univr)

Partner del progetto. Dopo una sosta forzata a causa dell’emergenza sanitaria, gli studi riprendono con la collaborazione della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza, partner del progetto stesso. Contribuiranno anche il museo di Storia Naturale di Verona, che metterà a disposizione le competenze scientifiche del personale della sezione di Preistoria, in particolare per quel che riguarda la conoscenza delle ricerche condotte dal Museo nel territorio veronese a partire dall’Ottocento e l’accesso agli archivi e alle collezioni archeologiche nei depositi archeologici. A supportare il progetto anche la Fondazione Fioroni di Legnago con cui il dipartimento scaligero ha siglato un apposito accordo di programma. Il tema, di grande interesse scientifico e insieme aderente agli interessi economici e culturali della Verona odierna, vede dunque coinvolti tanti enti che operano nel territorio urbano con fini istituzionali diversi, ma con l’obiettivo comune di coniugare la ricerca sul passato della città con la sua promozione nel presente.

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Patrizia Basso dell’università di Verona

“In una città come questa”, spiega la professoressa Basso, “ancor oggi vivace mercato agroalimentare, particolarmente celebre nel mondo per la qualità dei suoi vini, sembra di grande interesse ricercare le radici storiche della produzione e del consumo di cibo e vino, per cogliere da un lato le continuità e quindi le tradizioni, dall’altro le innovazioni nelle diete degli abitanti nel corso dei secoli e in particolare nelle fasi preromane, della romanizzazione, della fine dell’Impero e dell’affermarsi del Medioevo che segnarono decisivi passaggi economici, sociali e culturali nella storia del centro urbano e del suo territorio”. L’occasione alimenta il valore scientifico, economico e culturale del centro scaligero che “in collaborazione con i diversi enti coinvolti – conclude la docente –  mantiene attivo l’interesse per la ricerca sul passato e la sua promozione nel presente”.

Da tutta Europa al museo Archeologico nazionale di Aquileia per studiare le ceramiche di età tardo-ellenistica e romana prodotte e commercializzate nell’Adriatico dal II secolo a.C. al VI-VII secolo d.C.

I corsisti impegnati ad Aquileia nello studio sulla ceramica di età romana

Il volantino della Summer School al Man di Aquileia

Una settimana per perfezionare le conoscenze sulla ceramica di età romana: è la Summer School Internazionale sulla ceramica romana, che si è tenuta dal 22 al 26 ottobre 2018 ad Aquileia, organizzata dall’università di Verona in collaborazione con il Polo museale del Friuli Venezia Giulia – museo Archeologico nazionale di Aquileia, la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, l’università di Innsbruck e il Römisch-Germanisches Zentralmuseum Mainz e sotto il patrocinio della Fondazione Aquileia. Al corso intensivo di formazione e apprendimento sulle più aggiornate metodologie di studio delle ceramiche di età tardo-ellenistica e romana prodotte e commercializzate nell’Adriatico dal II secolo a.C. al VI/VII secolo d.C. hanno partecipato oltre cinquanta persone, tra studenti ed esperti del settore provenienti dall’Italia, dalla Germania, dall’Austria, dalla Spagna, dalla Francia, dalla Croazia, dalla Repubblica Ceca e dalla Slovenia. Tramite le lezioni teoriche e un confronto diretto svolto durante le esercitazioni pratiche con le più innovative esperienze di ricerca nazionali ed internazionali, la Scuola è diventata momento di acquisizione di informazioni e luogo ideale di scambio e discussione sui più recenti strumenti di conoscenza delle produzioni artigianali e dell’economia antica del mondo ellenistico e romano.

Un’anfora di età romana conservata al museo Archeologico nazionale di Aquileia

Corsisti con reperti ceramici di età romana conservati al Man di Aquileia

Aquileia è stata scelta dagli organizzatori Diana Dobreva e Florian Schimmer proprio per lo straordinario patrimonio di reperti ceramici custoditi nei depositi del museo Archeologico nazionale, che riflettono la vivacità economica della metropoli altoadriatica durante tutto il periodo romano. Aquileia fu infatti un punto cardine dei traffici che connettevano il Mediterraneo ai confini nord-orientali dell’Impero. Non è un caso quindi che in città circolassero manufatti provenienti dalla Grecia, dall’Africa, dalla penisola iberica e dalle coste siro-palestinesi. Contemporaneamente le numerose officine collocate intorno al centro abitato e nel territorio circostante producevano vasellame da mensa e da cucina, lucerne e anfore. Ed è proprio a questa vivacità economica fatta di scambi e produzioni che il nuovo percorso espositivo del museo Archeologico nazionale dà grande risalto, in un allestimento che vuole raccontare attraverso i reperti i traffici commerciali su breve e lunga distanza e le attività produttive che caratterizzavano il territorio. “Le ceramiche – ricordano gli archeologi – sono importantissimi documenti storici, indicatori archeologici particolarmente significativi per ricostruire le dinamiche commerciali antiche: si tratta infatti di manufatti che resistono al tempo, a differenza delle derrate alimentari, e che, variando con le mode e gli stili di vita, suggeriscono agli archeologi informazioni preziose per ricostruire l’evoluzione dell’economia e dei contatti tra i popoli nel corso dei secoli”.

Una dimostrazione di archeologia sperimentale al Man di Aquileia

Marta Novello, direttrice del Man di Aquileia

Il programma del corso ha previsto, accanto alle più tradizionali lezioni, anche dimostrazioni di archeologia sperimentale e visite guidate ai depositi e al nuovo percorso espositivo del museo. “Per il museo Archeologico nazionale di Aquileia”, sottolinea la direttrice Marta Novello, “è molto importante poter ospitare attività di formazione come questa; la ricerca rappresenta infatti uno degli elementi cardine dell’attività museale ed è grazie a essa e ai suoi risultati che il museo può continuare a essere un organismo vivo, in grado di rinnovarsi e di acquisire gli strumenti per presentarsi al pubblico in forme continuamente aggiornate”.