Creta. Bilancio della campagna di ricerca dell’università di Verona nel sito archeologico di Afratì-Arkades dell’Età del ferro, diretta da Diana Dobreva: “Restituiremo nella loro forma originaria i luoghi della terra di Minosse”

Veduta panoramica del sito archeologico dell’età del ferro di Afratì-Arkades, nella parte centro meridionale dell’isola di Creta (foto diana dobreva / univr)

Com’era Creta durante l’età del Ferro? Una nuova campagna di ricerca, condotta dall’università di Verona tra l’8 e il 13 novembre 2021, contribuirà a rispondere a questa domanda grazie all’utilizzo di un drone che ha sorvolato il sito archeologico di Afratì-Arkades, nella Creta centro-meridionale. La campagna di rilievi ha permesso di creare una nuova base cartografica del sito, scoperto da archeologi italiani agli inizi del secolo scorso, ricostruendo dei modelli che restituiscono nella loro forma originaria i luoghi della terra di Minosse. I risultati ottenuti supporteranno il riesame critico delle passate ricerche nella prospettiva di gettare nuova luce su uno dei più rilevanti contesti del periodo geometrico-orientalizzante cretese. Tutto questo grazie alle nuove tecnologie utilizzate in ambito archeologico. Oggi, grazie alla fotogrammetria con drone, il rilievo 3D dalle foto acquisite permette di procedere alla modellazione tridimensionale dei siti all’interno dei quali si trovano i monumenti d’interesse storico-archeologico, sviluppando ogni punto sulla base delle coordinate acquisite.

I dottorandi Giacomo Fadelli e Andrea Zemignani dell’università di Verona con il drone sul sito di Afratì-Arkades a Creta (foto diana dobreva / univr)

Il progetto, guidato da Diana Dobreva ricercatrice d’ateneo veronese in Archeologia classica, con la collaborazione dei dottorandi Giacomo Fadelli e Andrea Zemignani, si è svolto nell’ambito di una collaborazione scientifica tra la Scuola di dottorato in Scienze umanistiche dell’università di Verona e la Scuola archeologica italiana di Atene. Le ricerche sono state condotte con il patrocinio della Scuola archeologica italiana di Atene e in accordo con la Soprintendenza archeologica di Heraklion.

Il colle di Profìtis Ilìas, nel sito archeologico di Afratì-Arkades, a Creta, già studiato all’inizio del Novecento (foto diana dobreva / univr)
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Diana Dobreva dell’università di Verona

“I dati raccolti”, spiega Dobreva, “permetteranno di realizzare la prima pianta archeologica del sito di Arkades localizzato nei pressi del villaggio di Afratì, nella Pediada meridionale. I nuovi rilievi fotogrammetrici, ad esempio, hanno georeferito con precisione le evidenze archeologiche portate alla luce sul colle di Profìtis Ilìas, oltre cent’anni fa. Queste comprendono alcune strutture dell’abitato e della necropoli pertinenti alle fasi di età geometrica e arcaica dell’antico insediamento. La necropoli si distingue in particolare nel coevo panorama cretese per la straordinaria complessità e la ricchezza dei corredi, i quali comprendono un variegato campionario di ceramica locale a decorazione dipinta e numerosi materiali d’importazione, espressioni dell’ampia rete d’interconnessioni culturali mediterranea. I dati acquisiti – prosegue la ricercatrice – contribuiranno alla reinterpretazione del sito di Afratì-Arkades, una delle più interessanti realtà archeologiche della Creta centro-meridionale. Questa, oltre che a supportare il riesame in corso di studio da parte di Giacomo Fadelli delle passate ricerche italiane, potrà essere utile alle autorità greche competenti e alle comunità locali nella prospettiva di futuri progetti di valorizzazione”.

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