I Bronzi di Riace non sono più soli. Dopo dieci anni di lavori, aperto il nuovo museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (MarRC): 4 piani, 200 vetrine con tesori dal paleolitico all’età romana. Viaggio nell’affascinante storia dell’archeologia calabrese

Il taglio del nastro del nuovo museo archeologico nazionale di Reggio Calabria alla presenza del premier Matteo Renzi
I Bronzi di Riace non sono più soli. A due anni e mezzo dal loro ritorno a Palazzo Piacentini (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2013/12/21/oggi-riapre-a-reggio-calabria-il-museo-archeologico-della-magna-grecia-la-casa-dei-bronzi-di-riace/), il 30 aprile 2016 è stato finalmente inaugurato il nuovo museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, il MarRC (secondo la nuova moda di chiamare con una sigla le nostre eccellenze culturali), già noto come museo archeologico nazionale della Magna Grecia. Il progetto di ristrutturazione del museo nazionale e di restauro della sede reggina, un edificio progettato, fra i primi in Italia, ai soli fini dell’esposizione museale, sulla centrale piazza De Nava, opera di Marcello Piacentini, uno dei massimi architetti del periodo fascista, che lo concepì in chiave moderna dopo aver visitato i principali musei di Europa, era stato avviato dieci anni fa dall’allora ministro ai Beni culturali Francesco Rutelli nel secondo governo Prodi. Non è dunque fuori luogo che la data del 30 aprile 2016 sia da considerarsi storica, come hanno sottolineato con la loro presenza il premier Matteo Renzi e il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini. “Un giorno di festa”, ribadisce Nicola Irto, presidente del consiglio regionale della Calabria. “Il più importante museo della nostra regione viene restituito alla piena fruizione del pubblico. Nel lungo periodo in cui è rimasto aperto solo in minima parte, il Marc è riuscito a diventare il primo del Mezzogiorno d’Italia per numero di visitatori, attratti dalla straordinaria bellezza dei Bronzi di Riace e da altre testimonianze di inestimabile valore dell’arte magnogreca”. E aggiunge: “Il fatto di averlo atteso così a lungo, probabilmente, ha fatto comprendere a tutti noi quanto sia prezioso per Reggio Palazzo Piacentini, i cui lavori di ristrutturazione rientravano nell’ambito delle opere programmate per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Adesso il museo, sotto la guida del direttore Carmelo Malacrino, può tornare a essere l’elemento qualificante dell’offerta turistica e culturale della Città metropolitana e di tutta la regione”.

Palazzo Piacentini sede del MarRC, realizzato negli anni Trenta de Novecento dall’architetto Piacentini per ospitare le ricche collezioni magnogreche
“Il museo nazionale di Reggio Calabria è il più grande attrattore culturale calabrese, uno dei principali musei italiani, la cui valenza è stata sancita anche dalla recente riforma ministeriale”, gli fa eco il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio. “La sua riapertura, con il rinnovato allestimento dell’intero percorso espositivo, rende fruibile una raccolta di reperti di inestimabile valore, che costituisce la testimonianza più completa del retaggio della Magna Grecia. Un museo che custodisce i Bronzi di Riace, simbolo della Calabria e dell’arte antica a livello planetario ma che non sono gli unici protagonisti dell’immenso repertorio visitabile. Migliaia di manufatti, provenienti da tutta la regione, a volte di dimensioni monumentali, compongono un patrimonio archeologico unico, che il mondo ci invidia. Per tutti i calabresi è un motivo di vanto. Per questo abbiamo fortemente sostenuto la tanto attesa riapertura dell’intero museo, possibile anche grazie all’allestimento finanziato dalla Regione Calabria, che riporta questa prestigiosa collezione al centro dell’attenzione internazionale. Abbiamo programmato ingenti risorse sulla tutela e la valorizzazione dei beni culturali – continua-, anche per offrire opportunità di lavoro nella salvaguardia dei siti e degli istituti di cultura calabresi. Stiamo completando la definizione delle aree di rilevanza strategica culturale per spendere oculatamente i fondi delle risorse comunitarie della nuova programmazione 2014-2020, appena partita con i primi bandi. Nel Pon Cultura abbiamo puntato, assieme al ministero sul circuito archeologico della Magna Grecia, per valorizzare al meglio siti di grande rilevanza, in un’ottica finalmente di sistema. Le possibilità tracciate anche nei contenuti del Patto della Calabria rappresentano una occasione imperdibile per sostenere il tessuto economico e sociale calabrese, anche in ottica di promozione turistica. Per tutto questo, il 30 di aprile costituisce, certamente, per la Calabria una data molto importante”.
“Nel progetto di restauro del nuovo museo archeologico di Reggio Calabria siamo riusciti fondere insieme l’archeologia, il paesaggio, la tecnologia più avanzata. Una ricchezza di temi e una complessità di programmi che rende davvero unico questo progetto”, interviene Paolo Desideri, architetto e fondatore dello studio ABDR (Arlotti, Beccu, Desideri, Raimondo),che ha curato il restauro del MarRC. “Un concentrato di primati e di sorprese che ha caratterizzato ogni scelta di noi progettisti. Dal nuovo allestimento museale che accompagna la narrazione espositiva, alla nuova lobby che funziona come grande polmone bioclimatico dell’edificio, alla sorprendente tensegrity che supporta la copertura vetrata del cortile interno, alla nuova caffetteria che apre alla spettacolare vista dello stretto, al sofisticato impianto di filtrazione dell’aria della sala bronzi, il museo è oggi in grado di riprendersi la scena che gli compete nel circuito dei grandi musei internazionali, e addirittura di primeggiare grazie ai suoi tesori”.
Il museo di Reggio Calabria si presenta con 4 livelli di esposizione permanente (il piano terra era stato inaugurato dall’ex ministro Bray, con il trasferimento dei Bronzi di Riace dalla sede del Consiglio Regionale della Calabria, al museo nel 2013) e circa 200 vetrine, i cui reperti spaziano dal Paleolitico alla tarda età romana. Il direttore, Carmelo Malacrino, che ha assunto le funzioni dal primo ottobre 2015, ha deciso di arricchire l’offerta anche con un grande mosaico con scena di palestra, del II-III secolo a.C., ritrovato sotto Palazzo Guarna, sul lungomare di Reggio Calabria, e rimasto fino ad oggi nei depositi del museo. I costi dell’ingresso sono di 8 euro per l’intero, 5 euro il ridotto. Ogni mercoledì, invece, in promo, i biglietti costeranno di meno, 6 euro l’intero e 4 euro il ridotto. Rete ferroviaria italiana ha poi dedicato un nuovo look alla stazione Lido di Reggio Calabria, arricchita da una cartellonistica efficace per indirizzare i visitatori a Palazzo Piacentini. “È una nuova immagine del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria”, spiega il direttore Carmelo Malacrino, “quella che offriamo dal 30 aprile. Un museo che si apre all’area dello Stretto, nel cuore del Mediterraneo, storico crocevia di culture e tradizioni. Al MArRC l’archeologia si traduce in curiosità e suggestioni, accompagnando i visitatori nell’affascinante storia dell’antichità calabrese. Con uno sguardo al futuro e ad eventi e mostre di livello internazionale. Un luogo vitale e inclusivo, in cui tutti i calabresi possano ritrovare le loro radici identitarie. L’auspicio è di dare inizio a una nuova avventura da vivere insieme per conoscere, raccontare e trasmettere una grande storia”.
25 Aprile: festa della Liberazione all’insegna della cultura. Aperti siti, parchi e musei archeologici statali in tutta Italia. Ecco l’elenco
“Il 25 aprile musei, monumenti e siti archeologici statali saranno aperti per una Festa della Liberazione all’insegna della cultura”. Così il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, nell’annunciare per lunedì 25 aprile 2016, giorno consueto di chiusura, l’apertura straordinaria di oltre 320 luoghi della cultura statali. Dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia agli Uffizi di Firenze, dal Museo Egizio di Torino agli Scavi di Pompei, dalla Galleria Borghese di Roma al Museo di Capodimonte a Napoli, dal Colosseo alla Reggia di Caserta molti saranno i siti che cittadini e turisti potranno visitare in occasione del 25 aprile. Ecco l’elenco completo delle aperture straordinarie con gli orari di siti, parchi e musei archeologici in tutta Italia.
ABRUZZO
Museo Archeologico nazionale d’Abruzzo – Villa Frigerj (CHIETI): 9-20; area archeologica di Iuvanum (MONTENERODOMO, Ch): 8-14; sito archeologico di Forcona (CIVITA DI BAGNO, Aq): 8:30-13:30 e 14:30-19:30; area archeologica Teatro ed Anfiteatro di Amiternum (L’AQUILA): 8:30-19:30; area archeologica di Alba Fucens (MASSA D’ALBE, Aq): 8-14; museo Archeologico nazionale di Campli (CAMPLI, Te): 9-20
BASILICATA
Parco e museo dell’area archeologica di Metaponto (BERNALDA, Mt): 9-mezz’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale “Domenico Ridola” (MATERA): 9-20; parco archeologico di Herakleia e museo nazionale della Siritide (POLICORO, Mt): 9-mezz’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale e teatro romano dell’Alta Val d’Agri (GRUMENTO NOVA, Pz): 9-mezz’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” (MELFI, Pz): 9-20; museo Archeologico nazionale (MURO LUCANO, Pz): 10:30-12:30 e 17:30-20; museo Archeologico nazionale della Basilicata “Dinu Ademesteanu” (POTENZA): 9-20; catacombe Ebraiche di Venosa (VENOSA, Pz): 9-14; area archeologica di Venosa (VENOSA, Pz): 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale (VENOSA, Pz): 9-20.
CALABRIA
Museo e parco Archeologico nazionale di Scolacium (ROCCELLETTA DI BORGIA, Cz): museo, 9-13; parco, 8:30-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale di Amendolara (AMENDOLARA, Cs): 9-13:30; museo Archeologico nazionale della Sibaritide (CASSANO ALL’IONIO, Cs): 9-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico di Scalea (SCALEA, Cs): 9-19:30; museo Archeologico nazionale di Crotone (CROTONE): 9-19:30; museo e parco Archeologico nazionale di Capo Colonna (CROTONE): museo, 9-13 e 15-19; parco, 8:30-un’ora prima del tramonto; museo e parco Archeologico nazionale (LOCRI, Rc): 9-19:30; museo e parco Archeologico dell’Antica Caulonia (MONASTERACE, Rc): museo chiuso; parco, 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale (REGGIO DI CALABRIA): 9-20; museo Archeologico di Rosarno (ROSARNO, Rc): 9-19; museo statale (MILETO, Vv): 10-18; museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” (VIBO VALENTIA): 9-20 (chiusura biglietteria 19:30)
CAMPANIA
Museo del Palazzo della Dogana dei Grani (ATRIPALDA, Av): 9-13 e 16-20; area archeologica dell’Anfiteatro (AVELLA, Av): 9:30-13 e 14-19; parco archeologico dell’antica Aeclanum (MIRABELLA ECLANO, Av): 9-14; sezione paleontologica all’ex convento San Felice (BENEVENTO): 9-13 e 15-19; area archeologica del teatro Romano di Benevento (BENEVENTO): 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale del Sannio Caudino (MONTESARCHIO, Bn): 9-19:30 (ultimo ingresso 19); museo Archeologico nazionale dell’Antica Allifae (ALIFE, Ce): 8:30-19:30; antiquarium del Castello Ducale, teatro e criptoportico di Sessa Aurunca (SESSA AURUNCA, Ce): 10-13 e 16-19; museo Archeologico di Calatia (MADDALONI, Ce): 9-20 (ultimo ingresso 19:30); anfiteatro Campano e museo dei Gladiatori (S. MARIA CAPUA VETERE, Ce): 9-un’ora prima del tramonto (ultimo ingresso 17:50); museo Archeologico statale dell’Antica Capua e Mitreo (S. MARIA CAPUA VETERE, Ce): museo, 9- 19:30 (ultimo ingresso 18:30); mitreo, 9-un’ora prima del tramonto (ultimo ingresso 17:50); museo Archeologico dell’Agro Atellano (SUCCIVO, Ce): 8:30-19:30; museo Archeologico di Teanum Sidicinum (TEANO, Ce): 8:30-19:30; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia (BACOLI, Na): 9-14:20 (ultimo ingresso 13); parco archeologico di Baia (BACOLI, Na): 9-19:20 (ultimo ingresso 18:20); antiquarium di Boscoreale (BOSCOREALE, Na): 8:30-9:30 (chiusura biglietteria 18); scavi di Ercolano (ERCOLANO, Na): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 18); parco archeologico del Pausilypon e grotta di Seiano (NAPOLI): solo visite guidate, 10, 11 e 12; parco e tomba di Virgilio (NAPOLI): 9-19; museo Storico Archeologico (NOLA, Na): 9-14; scavi di Pompei (POMPEI, Na): 9-19:30; anfiteatro Flavio (POZZUOLI, Na): 9-18; parco archeologico di Cuma (POZZUOLI, Na): 9-19:20 (ultimo ingresso 18:20); Villa di Poppea – Oplontis (TORRE ANNUNZIATA, Na): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 18); parco archeologico di Elea – Velia (ASCEA, Sa): 9-un’ora prima del tramonto; area archeologica di Paestum (CAPACCIO, Sa): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:50); museo Archeologico nazionale di Paestum (CAPACCIO, Sa): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:50); museo Archeologico di Eboli e della Media Valle del Sele (EBOLI, Sa): 8:30-13:30; antiquarium e villa romana di Minori (MINORI, Sa): 8-19; museo Archeologico nazionale di Pontecagnano (PONTECAGNANO FAIANO, Sa): 9-19 (ultimo ingresso 18:30); ipogeo del complesso monumentale di San Pietro a Corte (SALERNO): 10-19; museo Archeologico nazionale della Valle del Sarno (SARNO, Sa): 9-19.
EMILIA ROMAGNA
Museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica (MARZABOTTO, BO): museo, 9-18:30; area archeologica, 8-19; museo Archeologico nazionale di Ferrara (FERRARA): 9:30-17; museo Archeologico nazionale di Sarsina (SARSINA, Fc): 8:30-13:30; area archeologica e antiquarium di Veleia (LUGAGNANO VAL D’ARDA, Pc): 9-19; museo nazionale di Ravenna (RAVENNA): 8:30-19:30; villa romana di Russi (RUSSI, Ra): 9-19 (ultimo ingresso 18:30).
FRIULI-VENEZIA GIULIA
Aree archeologiche, foro romano e porto fluviale (AQUILEIA, Ud): 8:30-19; museo Archeologico nazionale di Aquileia (AUILEIA, Ud): 14-19:30; museo Paleocristiano di Monastero (AQUILEIA, Ud): 8:30-13:30; museo Archeologico nazionale (CIVIDALE DEL FRIULI, Ud): 9-14 (chiusura biglietteria 13:30)
LAZIO
Museo archeologico nazionale “G. Carettoni” e area archeologica di Casinum (CASSINO, Fr): 9-un’ora prima del tramonto; museo Archeologico nazionale di Formia (FORMIA, Lt): 8:30-19:30; comprensorio archeologico e antiquarium di Minturnae (MINTURNO, Lt): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Villa di Tiberio (SPERLONGA, Lt): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30); area archeologica di Lucus Feroniae (CAPENA, Rm): 8-un’ora prima del tramonto; museo nazionale Archeologico Cerite (CERVETERI, Rm): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30); necropoli della Banditaccia (CERVETERI, Rm): 8:30-17:30; museo Archeologico nazionale (CIVITAVECCHIA): 8:30-19:30; terme Taurine o di Traiano (CIVITAVECCHIA): 9-13; area archeologica Villa di Orazio (LICENZA, Rm): 7:30-19:30; museo delle Navi Romane (NEMI, Rm): 9-19 (ultimo ingresso 18); museo Archeologico nazionale di Palestrina (PALESTRINA, Rm): 9-20 (ultimo ingresso 19); santuario della Fortuna Primigenia (PALESTRINA, Rm): 9-18 (ultimo ingresso 17); area archeologica di Veio – santuario etrusco dell’Apollo (ROMA): 8-14; circuito archeologico “Colosseo, Foro Romano e Palatino” (ROMA): 8:30-19:15 (ultimo ingresso 18:15); complesso archeologico di Malborghetto (ROMA): 9-13 e 14:30-17 (ultimo ingresso 16:30); museo nazionale Romano – Crypta Balbi (ROMA): 9-19:45 (ultimo ingresso 18:45); museo della via Ostiense (ROMA): 9:30-13:30 (ultimo ingresso 13); museo nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” (ROMA): 9-19:30 (ultimo ingresso 19); museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (ROMA): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30); museo nazionale Preistorico ed Etnografico “L. Pigorini” (ROMA): 9-18 (ultimo ingresso 17:30); museo nazionale Romano – Palazzo Massimo alle Terme (ROMA): 9-19:45 (ultimo ingresso 18:45); museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano (ROMA): 9-19:30 (ultimo ingresso 18:45); museo nazionale Romano – Palazzo Altemps (ROMA): 9-19:45 (ultimo ingresso 18:45); Pantheon (ROMA): 9-13; scavi di Ostia Antica e museo (ROMA): 8:30-19:15 (ultimo ingresso 18); Terme di Caracalla (ROMA): 9-19:15 (ultimo ingresso 18:30); mausoleo di Cecilia Metella (ROMA); 9-19:30 (ultimo ingresso 18); area archeologica di Capo di Bove (ROMA): 9-18:30 (ultimo ingresso 18); Villa dei Quintili (ROMA): 9-19:30 (ultimo ingresso 18:30); Antiquarium di Pyrgi e area archeologica (SANTA MARINELLA, Rm): 8:30-19; area archeologica di Villa Adriana (TIVOLI, Rm): 9-19; area del Foro e Domus Privatae della Città Romana di Volsinii (BOLSENA, Vt): 8:30-13:30; Tomba Francois (CANINO, Vt): 9-18; museo Archeologico dell’Agro Falisco e Forte Sangallo (CIVITA CASTELLANA, Vt): 8-19 (ultimo ingresso 18); anfiteatro romano (SUTRI, Vt): 9-18; museo Archeologico nazionale (TARQUINIA, Vt): 8:30-19:30; necropoli dei Monterozzi, area del Calvario (TARQUINIA, Vt): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale (TUSCANIA, Vt): 8:30-19:30; necropoli “Madonna dell’Olivo” (TUSCANIA, Vt): 9:30-12:30 e 15-17; visite guidate: 10:30 e 15:30; area archeologica Antica Città di Ferento (VITERBO): 10-19; museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz (VITERBO): 8:30-19:30 (ultimo ingresso 18:30)
LOMBARDIA
Museo nazionale della Preistoria della Valle Camonica (CAPO DI PONTE, Bs): 14-18; parco archeologico nazionale dei Massi di Cemmo (CAPO DI PONTE, Bs): 8:30-13:30; parco nazionale delle Incisioni Rupestri (CAPO DI PONTE, Bs): 8:30-13:30 (chiusura biglietteria 13); museo Archeologico nazionale della Val Camonica (CIVIDATE CAMUNO, Bs): 8:30-13:30; villa romana e antiquarium (DESENZANO DEL GARDA, Bs): 8:30-19:30; Grotte di Catullo di Sirmione (SIRMIONE, Bs): 8:30-14 (chiusura biglietteria 13:30); museo Archeologico nazionale di Mantova (MANTOVA): 8:30-13:30; parco archeologico e antiquarium (CASTELSEPRIO, Va): 9:45-18 (chiusura biglietteria 19)
MARCHE
Museo Archeologico nazionale delle Marche (ANCONA): 8:30-19:30; museo Archeologico statale (ARCEVIA, An): 8:30-13:30; antiquarium statale (NUMANA, An): 8:15-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico statale (ASCOLI PICENO): 8:30-19:30; museo Archeologico statale (CINGOLI, Mc): 8:15-13:15; museo Archeologico statale (URBISAGLIA, Mc): 8-14.
MOLISE
Museo Sannitico (CAMPOBASSO): 8:30-14:30 e 15-17:30; anfiteatro romano (LARINO, Cb): 8-13; area archeologica di Sepino (SEPINO, Cb): 9:30-15 e 15:30-17:30; museo nazionale del Paleolitico di Isernia (ISERNIA): 8:30-19:30; area archeologica del Santuario Italico e Teatro Sannitico (PIETRABBONDANTE, Is): 10-19; museo Archeologico di Venafro (VENAFRO, Is): 8-19.
PIEMONTE
Area archeologica di Libarna (SERRAVALLE SCRIVIA, Al): 10-16; area archeologica di Bene Vagienna (BENE VAGIENNA, Cn): 9-19; area archeologica di Industria (MONTEU DA PO, TO): 13-19; Anfiteatro di Segusio e area archeologica (SUSA, TO): 10-18; museo delle Antichità Egizie (TORINO): 8:30-19:30.
PUGLIA
Museo nazionale Archeologico (ALTAMURA, Ba): 8-19:45; museo Archeologico nazionale e Castello (GIOIA DEL COLLE, Ba): 8:30-19:30; parco archeologico di Monte Sannace (GIOIA DEL COLLE, Ba): 8:30-15; museo nazionale Archeologico di Jatta (RUVO DI PUGLIA, Ba): 8:30-13:30; museo Archeologico nazionale e zona archeologica di Egnazia (FASANO, Br): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale (TARANTO): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19)
SARDEGNA
Area archeologica di Nora (PULA, Ca): 9-20; museo Archeologico nazionale (CAGLIARI): 9-20 (ultimo ingresso 19:15); sepolcro “Grotta della Vipera” (CAGLIARI): 9-19:30; area archeologica “Su Nuraxi” (MEDIO CAMPIDANO – BARUMINI): 9-13 e 14-19; complesso archeologico di Tamuli e necropoli ipogeica di Filigosa (MACOMER, Nu): 10-19:30; area archeologica “Nuraghe Losa” (ABBASANTA, Or): 9-19:30: area archeologica di “Tharros” (CABRAS, Or): 9-19:30; ipogeo di San Salvatore di SINIS (CABRAS, Or): 9:30-18; museo Archeologico ed Etnografico “G.A. Sanna” (PERFUGAS, Ss): 9-14 (ultimo ingresso 13.30); museo Archeologico e Paleobotanico (PERFUGAS, Ss): 9-13 e 15-19; museo civico Archeologico (OZIERI, Ss): 9-13 e 15-19; complesso archeologico di Nuraghe Santu Antine (TORRALBA, Ss): 9-un’ora prima del tramonto
TOSCANA
Museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” (AREZZO): 13:30-19:30 (ultimo ingresso 19); area archeologica del Sodo e Tomba di Camucia (CORTONA, Ar): 8-14 (ultimo ingresso 13:15); museo Archeologico nazionale di Firenze (FIRENZE): 8:30-14 (ultimo ingresso 13:15); museo Archeologico nazionale di Cosa (ANSEDONIA, Gr): 10:15-18:30 (ultimo ingresso 18); area archeologica di Vetulonia (CASTIGLIONE DELLA PESCAIA, Gr): 10-19 0 (ultimo ingresso 18:30); area archeologica di Roselle (GROSSETO): 10:15-18:45 (ultimo ingresso 17:45); museo Archeologico nazionale di Castiglioncello (ROSIGNANO MARITTIMA, Li): 10:30-12:30; museo Archeologico nazionale di Chiusi (CHIUSI, Si): 9-20 (ultimo ingresso 19:30); museo Archeologico di Siena (SIENA): 10:30-16:30
UMBRIA
Tempietto sul Clitunno (CAMPELLO SUL CLITUNNO, Pg): 8:30-19:30; teatro romano e antiquarium (GUBBIO, Pg): 10-19:30; ipogeo dei Volumni e necropoli del Palazzone (PERUGIA): 9-18:30; museo Archeologico nazionale (PERUGIA): 8:30-19:30; museo Archeologico nazionale e teatro romano (SPOLETO, Pg): 8:30-19:30; necropoli etrusca “Crocifisso del Tufo” (ORVIETO, Tr): 10-19; museo Archeologico nazionale (ORVIETO, Tr): 8:30-19:30: area archeologica di Carsulae (TERNI): 8:30-19:30
VENETO
Museo nazionale Atestino (ESTE, Pd): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico nazionale di Adria (ADRIA, Ro): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico nazionale (barchessa di Villa Badoer) (FRATTA POLESINE, Ro): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); basilica paleocristiana di Concordia Sagittaria (CONCORDIA SAGITTARIA, Ve): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); area archeologica del Ponte Romano Terme delle Mura e Domus dei Signini (CONCORDIA SAGITTARIA, Ve): 10-13 e 15-18 (solo su prenotazione); museo Archeologico nazionale Concordiese (PORTOGRUARO, Ve): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); museo Archeologico di Quarto d’Altino (QUARTO D’ALTINO, Ve): 8:30-19:30 (chiusura biglietteria 19); area archeologica della Porta-Approdo di Strada e Domus (QUARTO D’ALTINO, Ve): 10-13 e 15-18 (solo su prenotazione); museo Archeologico di Venezia (VENEZIA): 8:15-19:15; area archeologica del criptoportico capitolino (VERONA): 15-17; area archeologica del criptoportico (VICENZA): 10-12 e 15-18; area archeologica della Cattedrale (VICENZA): visite guidate 10, 15:30 e 16.30
Sarà a Palmira in Siria la prima missione del contingente italiano dei caschi blu della cultura. Corso di addestramento preparatorio
La prima missione dei “caschi blu della cultura”, una task force voluta e promossa dall’Italia, sarà a Palmira, “la sposa del deserto” siriano violentata dai miliziani dell’Isis. Ma per essere inviati in Siria, dove opereranno in un’area di estremo pericolo per la loro sicurezza, devono ricevere una formazione adeguata su come agire in zone ad alto rischio e come minimizzare il pericolo di incorrere in imboscate o di essere coinvolti in incidenti. Così questo primo contingente di “caschi blu della cultura” è stato chiamato a seguire un corso sulla sicurezza personale, della durata di cinque giorni, organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dal Reggimento Tuscania dei Carabinieri. Il corso si suddivide in lezioni teoriche e in una serie di esercitazioni pratiche, che includono situazioni tipiche nelle quali possono essere coinvolti gli operatori delle emergenze. La parte pratica del corso si sofferma su scenari come: quali azioni intraprendere in caso di improvviso attacco, come reagire in presenza di ‘cecchini’, come avvicinarsi a un posto di controllo illegale, come pianificare attività all’interno di un’area pericolosa. “La task force dei caschi blu della cultura”, spiegano Andrea de Guttry della Scuola Superiore Sant’Anna, in qualità di direttore del corso, insieme al colonnello Antonio Frassinetto, comandante del Reggimento Tuscania, “rappresenta un contributo fondamentale del governo italiano per la salvaguardia del patrimonio culturale in tutto il mondo”.
“Le distruzioni operate dall’Isis a Palmira hanno sconvolto tutti e richiedono interventi coraggiosi, delicati e urgenti allo stesso tempo, per non compromettere un patrimonio dell’umanità”, aggiunge il professore Andrea de Guttry. “Il compito che spetta ai caschi blu della cultura è importantissimo e la Scuola Superiore Sant’Anna può dirsi orgogliosa di essere stata richiesta di fornire, insieme ai Carabinieri, la formazione necessaria per consentire di svolgere il ruolo loro affidato in sicurezza”. La task force dei “caschi blu per la cultura”, composta per intero da italiani, con sede a Torino, è nata ufficialmente dall’intesa siglata nel febbraio scorso tra il governo italiano e l’Unesco nell’ambito della coalizione globale “Unesco Unite4Heritage” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/02/19/istituiti-i-caschi-blu-della-cultura-sotto-legida-dellunesco-la-prima-task-force-united4heritage-e-italiana-con-tecnici-specializzati-e-carabini/). L’accordo, firmato alla presenza dei ministri Gentiloni, Franceschini, Pinotti, Giannini e della direttrice generale Unesco, Irina Bokova, ha dato vita a un contingente costituito da carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio culturale, da storici dell’arte, da studiosi e da restauratori dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, dell’Opificio delle pietre dure di Firenze, dell’Istituto centrale per la conservazione e il restauro del patrimonio archivistico e librario, dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione.

La Unite4Heritage è una task force composta da 60 unità pronte a intervenire su chiamata degli Stati
Il compito della task force, oggi composta da circa 60 unità che potranno essere incrementate in futuro, sotto la supervisione del ministero per i Beni culturali, sarà di intervenire su richiesta di uno Stato che sta affrontando una crisi o una catastrofe naturale per stimare i danni sul patrimonio culturale, per pianificare azioni di salvaguardia, per fornire supervisione tecnica e formazione per il personale locale, per facilitare il trasporto in sicurezza di beni culturali mobili e anche per contrastare attività criminali ai danni del patrimonio culturale. La formazione di “caschi blu della cultura”, addestrati a operare in situazioni di pericolo, aveva già ricevuto un primo impulso in ottobre 2015 con l’approvazione per acclamazione della risoluzione italiana da parte del Consiglio esecutivo dell’Unesco e si inserisce in una serie di recenti iniziative promosse dall’Onu per contrastare il danneggiamento e il traffico illecito di beni culturali, come la Dichiarazione di Bonn sulla protezione del patrimonio culturale, adottata dall’Unesco nel giugno 2015, e la “Risoluzione 2199” del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, a febbraio 2015, che condanna la distruzione del patrimonio culturale in Iraq e in Siria e adotta misure vincolanti per colpire il traffico illecito di beni culturali. Anche l’Assemblea Generale dell’Onu nella Risoluzione del dicembre 2015 sulla restituzione dei beni culturali ai Paesi d’origine e il Parlamento Europeo nella Risoluzione del 30 aprile 2015 sulla distruzione dei siti culturali da parte di Isis/Daesh condannano le attività criminali e terroristiche che prendono di mira il patrimonio artistico ed esprimono sostegno alla campagna “Unesco Unite4Heritage”.
Come i grandi musei internazionali, anche il museo Egizio di Torino pensa a una sede distaccata: a Catania, nell’ex convento dei Crociferi, per sviluppare i rapporti tra la Sicilia e l’Egitto nell’età ellenistica
All’estero per i grandi musei non è una novità avere una sede distaccata. Il Louvre ne ha aperta una a Lens, l’ex cittadina mineraria nella regione francese nord-orientale del Pas de Calais. E un’altra la stanno realizzando sull’isola sabbiosa di Saadyat di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, allo Zayed National Museum dove l’anno prossimo aprirà anche una dependance del newyorkese museo Guggenheim, che da tempo vanta altre due prestigiose sedi, una sul Canal Grande a Venezia e l’altra a Bilbao. L’Ermitage di San Pietroburgo ha aperto sedi in Russia (Kazan, Vyborg, Mosca, e l’elenco è destinato ad allungarsi) e in Europa (prima Ferrara, poi Venezia; e da anni a Amsterdam).
Ora anche un grande museo italiano, l’Egizio di Torino, progetta di aprire una sede distaccata. A Catania. La sede potrebbe essere già stata individuata nell’ex monastero dei Crociferi, ma non ci sarebbero ancora progetto scientifico e piano finanziario. “L’apertura di una seconda sede del Museo Egizio a Catania è un progetto in nuce, per ora un pensiero”, ammette il direttore del Museo Egizio Christian Greco. “C’è stato un avvicinamento ma il progetto scientifico e il piano finanziario non sono stati ancora definiti. Se si riuscisse a realizzare questo progetto desidererei molto che si mettesse in luce il materiale dell’età ellenistica facendolo dialogare con il materiale archeologico presente nell’isola. Il rapporto che si ebbe nell’età ellenistica tra la Sicilia e l’Egitto fu intensissimo. Ricrearlo e rimettere in connessione la Sicilia con la sponda Sud del Mediterraneo è un progetto di diplomazia culturale molto importante. Le aree del Mediterraneo e la Sicilia, che viene invasa, lo dico in termini positivi, da tutti questi immigrati, possono trovare in questa collezione il loro motivo di identificazione culturale”.

L’ex convento dei Crociferi a Catania indicato come possibile sede distaccata del museo Egizio di Torino
Il primo incontro per il progetto di una sede distaccata a Catania del Museo Egizio si è tenuto al ministero dei Beni culturali e del turismo, tra il ministro Dario Franceschini, la presidente dell’Egizio Evelina Christillin, il direttore Christian Greco e il sindaco di Catania Enzo Bianco, che esprime ottimismo: “A Catania stiamo finendo di restaurare un bellissimo monastero, il convento dei Crociferi. Il primo piano sarebbe disponibile ad ospitare una parte delle collezioni del museo Egizio, naturalmente sotto la supervisione dello stesso museo Egizio. Sarebbe una vera e propria sezione staccata. Completeremo il convento entro la fine dell’anno e se ci saranno le condizioni questo progetto potrebbe già essere maturo”.
Egitto, passione antica. Da Torino a Pompei a Napoli: tre sedi per un grande progetto espositivo “Egitto Pompei” grazie alla collaborazione inedita tra enti diversi, l’Egizio, Pompei, il Mann. E tre inaugurazioni: a Torino lo spazio mostre temporanee; a Pompei la Grande Palestra; a Napoli la collezione egizia

Il Nilo a Pompei: affresco dalla Casa del Bracciale d’Oro, esposto nella mostra al museo Egizio di Torino
Tre sedi diverse (Torino, Pompei, Napoli) e tre enti diversi (Museo Egizio, soprintendenza speciale di Pompei, museo Archeologico nazionale-Mann) per un unico grande progetto espositivo (Egitto Pompei) con un unico comun denominatore: l’Antico Egitto. È questo il tema di una prestigiosa mostra, articolata in tre luoghi e quattro tempi, che racconta influssi e innesti spirituali, sociali, politici e artistici originati da culti ed elementi di stile nati o transitati per la terra del Nilo, che si inserisce in una più ampia riflessione di approfondimento sulle relazioni di Pompei con le grandi civiltà affacciate sul Mediterraneo. E con due novità strutturali favorite dal progetto: al museo Egizio di Torino l’inaugurazione al primo piano del nuovo spazio di 600 mq dedicato alle mostre temporanee, e al museo Archeologico nazionale di Napoli la riapertura della collezione egizia, chiusa da anni.
Il progetto-mostra “Egitto Pompei” parte il 5 marzo dal museo Egizio di Torino, con “Il Nilo a Pompei. Visioni d’Egitto nel mondo romano”: 330 reperti, dai delicati affreschi di Pompei a tre intere tombe ricostruite con i loro corredi, che racconteranno l’amore, la moda e in qualche caso le manie del mondo classico affascinato dalla cultura del vicino Egitto. Mentre a Pompei, dal 16 aprile, gli ambienti appena riaperti della Palestra Grande si popoleranno di statue egizie e nuovi percorsi condurranno il visitatore alla scoperta del tempio di Iside e delle tante domus, come quella di Loreio Tiburtino, dove il lusso si esprimeva proprio con decorazioni “egittizzanti”. Il terzo capitolo della mostra, quello legato a Napoli, comincerà il 28 giugno nel museo Archeologico nazionale della città partenopea: con “Egitto Napoli. Culti orientali in Campania” sarà inaugurata una nuova sezione del percorso di visita delle collezioni permanenti. L’obiettivo è quello di focalizzare l’attenzione su tutti i culti che, nati in Oriente o arrivati in Occidente attraverso l’Egitto, hanno trovato in Campania terreno fertile di ricezione e diffusione. Il progetto partenopeo si concluderà l’8 ottobre con la riapertura della collezione egizia del museo di Napoli. “Siamo di fronte a un grande progetto”, interviene Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali e del Turismo. “Più volte ho espresso qualche valutazione critica su un eccessivo numero di mostre che si fanno in Italia: più volte mi è capitato di vedere negli anni passati mostre originate da ragioni commerciali e non supportate invece da un disegno scientifico. Qui siamo di fronte alla prova che tre istituzioni diverse tra di loro, ma collegate dalla proprietà pubblica delle collezioni, possono davvero costruire un grande progetto d’interesse internazionale che avrà una grande capacità attrattiva per tutti e tre i luoghi”. Un progetto che, secondo il ministro, “sta dentro un grande disegno scientifico e in una linea sulla quale vogliamo lavorare sapendo che i punti di partenza sono differenziati. La mostra è la prova di come si può fare sistema in modo intelligente e produttivo facendo un lavoro di importanza scientifica e costruendo potenzialità di attrazione turistica”. E il direttore dell’Egizio, Christian Greco: “Solo il primo passo di un grande percorso per raccontare negli anni quale è stata la relazione dell’Italia con l’Egitto”. E anche “inizio di una collaborazione tra enti culturali diversi che ci piacerebbe proseguire”, auspica la presidente della Fondazione Egizio Evelina Christillin.

Egitto-Pompei: skyphos di ossidiana da Stabiae con scene di culto egiziano in mostra al museo Archeologico di Napoli
Il museo Egizio si presenta rinnovato a questo appuntamento: “Dal 1° aprile ad oggi, da quando il museo è stato riaperto”, sottolinea Christillin, “abbiamo raggiunto 880mila visitatori e puntiamo a raggiungere un milione di visitatori entro il 1° aprile di quest’anno”. E Greco: “La mostra si inserisce in un contesto di ricerca e l’apertura del primo aprile non è stato un punto di arrivo ma di partenza”. Sul progetto Egitto Pompei il museo Egizio ha investito complessivamente 800mila euro: 136mila dalla Società Serenissima, circa 700mila da propri fondi. Infine il soprintendente di Pompei, Massimo Osanna: “Per la mostra inaugureremo un’altra parte della Palestra Grande. Riusciremo ad aprire l’altro braccio, dopo quello già aperto l’anno scorso, che sarà destinato a esposizioni temporanee. La mostra fa capire come, nel Mediterraneo, i contatti di culture e migrazioni siano stati al centro della nostra cultura”.
Istituiti i “caschi blu della cultura” sotto l’egida dell’Unesco. La prima task force “Unite4Heritage” è italiana, con tecnici specializzati e carabinieri del nucleo tutela, a disposizione della comunità internazionale. Centro di formazione a Torino
Sono i “monuments men” del Terzo millennio. E sono italiani. Sono i “caschi blu della cultura”. L’idea era stata proprio l’Italia a lanciarla all’Onu all’indomani dello scempio di Palmira da parte dell’Isis. Idea che fu subito approvata dall’Unesco. E la prima task force “Unite4Heritage” sarà composta da esperti italiani al servizio dell’Unesco per la tutela e la ricostruzione di siti culturali danneggiati da guerre e terrorismo, ma anche per il contrasto del traffico di opere d’arte, coordinati dal ministero dei Beni culturali, con la partecipazione dei ministeri degli Esteri, della Difesa e dell’Istruzione, oltre al Comando dei carabinieri per la Tutela del patrimonio Culturale. “Siamo il primo Paese che mette in pratica la risoluzione approvata dall’Unesco”, ha detto il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, alla cerimonia alle Terme di Diocleziano della firma dell’accordo con il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, alla quale hanno partecipato i titolari della Difesa, Roberta Pinotti, dell’Istruzione, Stefania Giannini, e degli Esteri Paolo Gentiloni, oltre al Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette e al sindaco di Torino, Piero Fassino con il quale è stato sottoscritto un protocollo per l’istituzione nel capoluogo piemontese di un centro per la formazione sulla tutela dei Beni culturali. La task force, ha spiegato Franceschini, “sarà a disposizione della comunità internazionale e non si muoverà su iniziativa di un singolo Stato ma su richiesta dell’Unesco per situazioni in cui è richiesto l’intervento”.
Il gruppo di pronto intervento, composto da personale specializzato civile e carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, avrà diversi compiti: valutare i rischi e quantificare i danni al patrimonio culturale, ideare piani d’azione, formare personale nazionale locale, fornire assistenza al trasferimento di oggetti in rifugi di sicurezza e rafforzare la lotta contro il saccheggio e il traffico illecito di reperti. “L’Italia esercita il suo naturale ruolo di leadership nella tutela del patrimonio culturale mondiale con oltre 170 missioni archeologiche in tutto il mondo”, ha aggiunto Franceschini. E il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: “La task force italiana, la prima in assoluto, rappresenta un pezzo molto italiano della lotta al terrorismo. “Colpire un monumento è un crimine di guerra”, ha sottolineato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, aggiungendo che il compito della task force sarà anche quello di ridisegnare una nuova “topografia della bellezza” nelle aree violate dai terroristi. Un’operazione che rappresenta un “salto di qualità non solo culturale ma anche politico”. Il ministro della Difesa Pinotti ha posto l’accento sul successo delle missioni italiane di peacekeeping, che è fondato sul “rispetto delle popolazioni locali” e ha ricordato il ruolo dei Carabinieri con “specificità che non si trovano altrove”. Il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette ha citato ad esempio il recupero di “oltre un milione e centomila reperti rubati”. L’iniziativa italiana ha riscosso “l’entusiasmo e la gratitudine” del direttore generale dell’Unesco Irina Bokova, che ha evidenziato come si sia aperto “un nuovo capitolo della lotta al terrorismo, che ha paura della storia e dei simboli”.
Ci siamo. Non più solo i Bronzi di Riace, il 30 aprile apre il museo Archeologico nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria con tutte le collezioni: dalla preistoria all’età romana, fino ai Bronzi di Porticello
I Bronzi di Riace non saranno più soli. Sono passati quasi due anni e mezzo da quando si sono “riappropiati” di Palazzo Piacentini, troneggiando nella sala appositamente attrezzata per ospitarli nel museo archeologico nazionale della Magna Grecia. Era il 21 dicembre 2013. A più di 40 anni dalla loro scoperta sui fondali del mare prospiciente Riace; a 33 dalla loro prima esposizione a Firenze – dopo il primo lungo delicato restauro a cura dell’Opificio delle Pietre Dure -; a 4 dal loro trasferimento a Palazzo Campanella sede del Consiglio regionale della Calabria dove, come chiusi in un acquario, sotto gli occhi degli occasionali visitatori sono stati distesi e sottoposti a un nuovo ancora più delicato restauro conservativo; a meno di due settimane dal loro ritorno a casa a Palazzo Piacentini, era di nuovo possibile ammirare in posizione eretta le due statue bronzee simbolo dell’arte greca (o magno-greca) del V sec. a.C. in tutto il loro splendore. E di lì a poco avrebbe dovuto seguire l’apertura completa di tutto il museo, con un percorso rinnovato e arricchito delle più recenti scoperte (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2013/12/21/oggi-riapre-a-reggio-calabria-il-museo-archeologico-della-magna-grecia-la-casa-dei-bronzi-di-riace/).
Non è stato così. Ma stavolta ci siamo. Ne è sicuro il nuovo direttore Carmelo Malacrino che ha fatto l’annuncio ufficiale. “Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria riaprirà nella sua veste definitiva, dopo gli interventi di ristrutturazione, il prossimo 30 aprile alla presenza del ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini. Vorrei salutare questo evento, così atteso da più parti, come una festa della città di Reggio Calabria. Voglio ringraziare quanti mi hanno preceduto e quanti stanno lavorando con me dal giorno del mio insediamento, lo scorso 1° ottobre e che, ne sono certo, continueranno alacremente in vista dell’apertura e anche nel prossimo futuro. Davanti abbiamo infatti poco più di due mesi di grande lavoro, più di quanto non ne sia stato fatto finora, ma lo affronteremo con grande tenacia perché crediamo nelle potenzialità del museo e della città. Siamo pronti a raccogliere questa sfida, consapevoli che solo così potremo essere protagonisti di un reale cambiamento”.

I Bronzi di Porticello: la testa di Basilea e la testa del Filosofo, al museo Archeologico di Reggio Calabria
Sarà finalmente offerto ai visitatori l’intero percorso dell’esposizione permanente, che affiancherà gli spazi per le mostre temporanee. Tra le tante vetrine, contenenti alcuni dei più importanti reperti della regione, si potrà attraversare l’intera storia dell’antichità calabrese, dalla preistoria sino all’età romana. Una narrazione che si concluderà con la grande sala dei Bronzi di Riace e dei Bronzi di Porticello, dal nome dell’insenatura presso Villa San Giovanni affacciata sullo stretto di Messina dove nel 1970 è stato portato alla luce un relitto, parzialmente saccheggiato l’anno precedente: una nave da 20 metri e con una stazza di circa 30 tonnellate che avrebbe fatto naufragio tra la fine del V e gli inizi del IV sec. a.C., trasportando beni saccheggiati dai cartaginesi a città siceliote: anfore e frammenti di statue in bronzo. E anche due teste in bronzo oggi note come i Bronzi di Porticello, quella del cosiddetto “filosofo” e l’altra “di Basilea”, sulla cui datazione non tutti i pareri sono ancora concordi. Per la testa del “filosofo”, che ripropone la tipologia dell’intellettuale nell’arte greca, è stata proposta una datazione attorno al 460/50-440/30 a.C., che ne farebbe uno dei primissimi esempi di ritratto nell’arte greca; altri studiosi abbassano la cronologia tra la fine IV ed i primi decenni del III sec. a.C., attribuendo la testa ad un relitto diverso, sovrappostosi a quello che ha restituito il carico commerciale di un secolo precedente. L’altra testa, nota come “testa di Basilea” per essere stata acquisita dal museo di quella città ma restituita negli anni ’90 al governo italiano in quanto risultata oggetto di un trafugamento illegale da parte di clandestini all’epoca della scoperta del relitto, è stata datata intorno alla metà del V sec. a.C. per i richiami allo stile di Fidia.
“L’obiettivo”, conclude Malacrino, “ora è quello di aprire le porte del museo alla città, alle sue forze vitali e alle energie positive, che ci sono, per contribuire a realizzare un evento straordinario. Nella consapevolezza che l’apertura di Palazzo Piacentini potrà comportare anche il consolidamento e la crescita del tessuto sociale, economico e produttivo di Reggio Calabria”. Un appello alle istituzioni, Regione, Provincia e Comune, ma anche un invito alle Università e alle scuole a fare rete per una struttura che è restituita alla città dopo gli interventi di ristrutturazione.
L’Iran e le statue coperte ai musei Capitolini. Franceschini: “Un tragico errore”. Il parere di archeologi orientalisti. Il rapporto degli iraniani con l’arte, tra limitazioni e censure. Il rispetto dell’arte antica

La Venere Capitolina (nel riquadro) inscatolata ai Musei Capitolini di Roma per la visita del presidente Rohani
Coprire o non coprire i capolavori dei musei Capitolini di Roma agli occhi del presidente della repubblica Islamica dell’Iran Hassan Rohani in visita ufficiale in Italia? “Qualsiasi persona di buonsenso capisce che è stato un errore tragico”, sentenzia il ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, che ricorda l’importanza di essere ospitali ma anche che sarebbe bastato “scegliere un’altra sala, un altro museo o percorso. È stato uno sbaglio”. Al di là delle valutazioni e delle speculazioni politiche, come è stato “letto” il fatto da archeologi e addetti ai lavori che hanno lavorato nel Vicino Oriente e conoscono la realtà, la cultura e la mentalità del popolo iraniano?
“Una scelta infelice quella di coprire con sarcofaghi bianchi dei capolavori del mondo antico”: ne è convinto l’archeologo Paolo Matthiae, noto per aver scoperto la città di Ebla in Siria, che dice di non comprendere come mai Rohani non sia stato accolto in un luogo che permettesse “il dovuto rispetto per un ospite straniero” e non compromettesse “il nostro modo di considerare le opere artistiche in piena libertà. I musei Capitolini non sono una sede della presidenza del Consiglio o del ministero degli Esteri. Alternative ce n’erano: penso al Palazzo Senatorio al Campidoglio o a Villa Madama”. E l’archeologo Giuseppe Proietti, che è stato a lungo segretario generale del Mibact, per il quale ha avuto tra i tantissimi incarichi la responsabilità del Progetto italo-iraniano per il restauro della Fortezza di Bam in Iran: “Gli iraniani sono di cultura aniconica, per loro è proibito raffigurare immagini, anche la loro cultura figurativa è senza immagini, perché per loro è peccato riprodurre l’immagine dell’uomo e di Dio. Infatti non è tanto una questione di senso del pudore, quanto un precetto religioso, perché l’arte islamica è per dettame religioso un’arte aniconica, senza immagini umane. Però tante volte a Roma abbiamo avuto in visita alti esponenti dei governi di Teheran e mai ci si è preoccupati di coprire le nostre statue. Ricordo ad esempio la visita del ministro degli esteri del primo governo cosiddetto riformatore, quello di Khatami. Venne al museo di Arte orientale dove si inaugurava una mostra di opere provenienti dall’Iran, ma dentro quel museo c’erano anche tante altre opere figurative, indiane, che non furono coperte”.

La statua colossale di Ercole nudo scolpita sulla roccia nel sito archeologico di Bisotun (Iran occidentale)
E gli iraniani che vivono in Italia? come è il loro rapporto con l’arte? “Noi abbiamo certamente molte limitazioni e la censura”, ammettono, “ma non si ricorda di aver mai sentito di statue o opere d’arte coperte in modo plateale. Crediamo se mai, che le più scandalose siano state rimosse, ma altre sono visibili. Direi che da noi in Iran c’è pragmatismo, censura religiosa ma non fobia del nudo nell’arte antica”. D’altra parte basta fare un viaggio in Iran per scoprire come il Paese conservi ancora tutte le testimonianze culturali dell’antica Persia. I siti archeologici, non solo quelli famosissimi di Persepoli e Pasargade, sono ben conservati. “Nel museo archeologico di Teheran ci sono immagini di nudo femminile esposte. Talora vengono coperte le parti più intime, mentre molte altre rimangono negli scantinati: certo non ci sarà mai una sala affollata di nudi”. L’Iran ha anche una letteratura in cui si annoverano grandi cantori dell’amore come Rumi, Hafez, Kayyam. “Rime a tratti erotiche ancora vive nell’immaginario collettivo”, spiega Antonello Sacchetti, scrittore, esperto di società persiana. Le quartine di Kayyam ad esempio sono dedicate soprattutto all’esaltazione del vino: “Bevi vino, ché vita eterna è questa vita mortale – recitano alcuni versi – E questo è tutto quello ch’hai della tua giovinezza; Ed or che c’è vino, e fiori ci sono, e amici lieti d’ebbrezza”. Versi che contrastano con la realtà: bere alcolici in Iran è vietato. Alcune minoranze, come i cristiani, possono però usarlo nelle cerimonie. La censura è invece molto forte nei libri, in tv e al cinema. “Ad esempio studiare arte in Iran è complesso”, spiega Tannaz Lahiji, artista iraniana e docente di Disegno a Firenze, “basti pensare alla difficoltà di imparare l’anatomia senza nudi, o a confezionare abiti senza modelle. Però nei confronti della storia antica, di cui l’iraniano è molto orgoglioso, non si percepisce un tabù. Esempi significativi sono la statua di Ercole a Bisotun scolpita in tutta la sua virile nudità; gli affreschi della cattedrale armena di Vank a Isfahan, con il turbinio di corpi nudi nelle pene dell’inferno del Giudizio Universale, o i dipinti di Borujerdi House, a Kashan, dove fa capolino qualche donnina discinta. E l’elenco potrebbe continuare”.
Amara la conclusione di Alessandro Goppion, ceo dell’omonima azienda molto conosciuta nel settore della progettazione di impianti d’esposizione museale: “La decisione di coprire con dei pannelli bianchi le statue in occasione della visita del presidente dell’Iran Rohani in Campidoglio non è un segno di rispetto nei confronti della cultura iraniana, ma un intervento che, negando le espressioni artistiche della civiltà occidentale, finisce involontariamente per legittimare gli attacchi di chi queste opere le vuole distruggere, come l’Isis. Attraverso il meccanismo della censura non si fa che accettare l’idea di offendere una cultura quando potevano essere trovati altri modi per non infastidire la sensibilità del presidente iraniano. Così ad essere censurata è solo la nostra storia”.


















































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