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Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, secondo appuntamento con il progetto FISH. & C.H.I.P.S: presentazione live al museo Archeologico nazionale di Taranto del documentario “Ionio. A Dialogue between two seas” di Lorenzo Scaraggi con Nicolò Carnimeo

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Il video documentario “Ionio. A dialogue between two seas” di Lorenzo Scaraggi (foto MArTa)

Una breve ma intensa narrazione tra solchi delle mani e banchine dei porti, imbarcazioni, lingue e suoni, rimandi storici e memorie dei luoghi. È presentato così il documentario “Ionio. A Dialogue between two seas”, realizzato dallo sceneggiatore e regista Lorenzo Scaraggi e con la cura dello sceneggiatore e protagonista, il prof. Nicolò Carnimeo, nell’ambito della rassegna FISH. & C.H.I.P.S. finanziato dal Programma di Cooperazione Transfontraliera Interreg V-A Grecia-Italia 2014-2020. Il video documentario sarà presentato ufficialmente all’interno del museo Archeologico nazionale di Taranto, il 16 giugno 2021, in una diretta live alle 18 sulle pagine Facebook e YouTube del MArTA. Il docufilm sarà presentato dalla direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, dall’assessore alla Cultura, Tutela e sviluppo delle imprese culturali, Turismo, Sviluppo e Impresa turistica della Regione Puglia Massimo Bray, dall’assessore a Cultura e Sport del Comune di Taranto Fabiano Marti; dal coordinatore del progetto FISH. & C.H.I.P.S. e docente dell’università di Foggia prof. Danilo Leone, dal coordinatore del segretariato congiunto Programma Interreg V-Greece-Italy Gianfranco Gadaleta; dalla prof.ssa Maria Turchiano (università di Foggia), dal prof. Kostas Sbonias (Ionian University) e da Diamanto Rigakou (Ephorate Corfù). “Il docufilm”, spiegano dalla produzione, “nasce con l’obiettivo di far dialogare due mari, due città: Taranto e Corfù. Due punti di attracco che per secoli hanno visto partire e approdare marinai, mercanti, guerrieri, filosofi, artisti e sognatori”. E la direttrice del MArTA Eva Degl’Innocenti: “È un racconto visivo fatto di narrazioni diverse, in lingue diverse che parlano, però, lo stesso linguaggio: quello del mare e della storia”.

Al museo Archeologico nazionale si è parlato di “Taranto e le risorse del mare”, prima conferenza del progetto FISH. & C.H.I.P.S, Il mare come valore identitario ed esperienziale da non perdere

Tutta la storia di Taranto è legata al mare: tema approfondito dal progetto FISH. & C.H.I.P.S. (Fisheries and Cultural Heritage, Identity and Participated Societies) che ha coinvolto anche il museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)

Tutta la storia di Taranto è legata al mare. Dal mare arrivano, nel corso della storia del territorio, cultura, popoli, progresso, invenzioni, biodiversità, pratiche sociali e religiose, sviluppo e il talento di trarre dal mare i propri mezzi di sostentamento. E proprio al mare come valore identitario ed esperienziale da non perdere si è ricolto il progetto FISH. & C.H.I.P.S. (Fisheries and Cultural Heritage Identity and Participated Societies) tra Taranto e Corfù, realizzato nell’ambito del programma Interreg V/A Grecia-Italia 2014-2020 dall’università di Foggia (capofila), dalla Regione Puglia, da Confcommercio Taranto e dal museo Archeologico nazionale di Taranto, in collaborazione con l’Istituto Talassografico CNR, l’associazione Maremosso, il Teatro Le Forche, l’associazione I Cavalieri de le Terre Tarentine e il GAL Luoghi del Mito e delle Gravine, per l’Italia, e dall’università Ionia di Corfù, dall’Eforeia di Corfù (ministero della Cultura) e dalla comunità dei pescatori di Petriti, per la Grecia. Il progetto si è incentrato su uno studio globale e multi-interdisciplinare delle attività produttive legate al mare e/o che gravitavano intorno ad esso, analizzando il ruolo dello sfruttamento del mare nelle economie locali, regionali e mediterranee e la loro struttura sociale e organizzativa nella lunga durata, a partire dall’archeologia, e identificando e valorizzando gli aspetti identitari delle comunità costiere in relazione alla “memoria storica” del territorio (variazioni nel tempo dell’identità sociale dei pescatori). Il progetto ha valorizzato la tradizione e il grande patrimonio di esperienze nell’ambito della pesca e della mitilicoltura, creando intorno alla storia da recuperare nelle due aree del Mediterraneo oggetto del progetto, ovvero Taranto e Corfù, un asse di interventi conservativi e di valorizzazione dei beni culturali materiali e immateriali del patrimonio costiero e marino dell’Adriatico e dello Ionio.

Fin dall’antichità il mare ha rappresentato per Taranto una risorsa (foto MArTA)

“Il progetto FISH. & C.H.I.P.S., concepito nell’ambito Programma Interreg V-A Grecia-Italia 2014-2020 è nato per contribuire a ristabilire un rapporto tra Taranto e il mare, rarefattosi, se non del tutto annullatosi, negli ultimi decenni”, dichiara il prof. Danilo Leone, coordinatore scientifico del progetto. “Con l’aiuto delle comunità di pescatori pugliesi e greche, in questi tre anni abbiamo cercato di dare spessore storico e culturale a una pratica di lunga durata, di recente provata dalla crisi, e di avviare un processo di sviluppo sostenibile dei due territori, valorizzando il patrimonio culturale, materiale e immateriale, costiero e marino, e restituire agli stessi integrità e valore. In questi mesi siamo saliti sulle barche dei pescatori, abbiamo vissuto accanto a loro, registrando le singole azioni, gli strumenti, i racconti, le esperienze. Questa rassegna intende restituire alla comunità il racconto di questi viaggi, le tante storie delle acque di Taranto, storie di resilienza, di resistenza, di lavoro, di viaggio, di commercio”.

La conferenza introduttiva della rassegna FISH. & C.H.I.P.S. che si è tenuta on-line mercoledì 9 giugno 2021 racconta questo percorso. Relatori dell’appuntamento il prof. Danilo Leone, la prof.ssa Maria Turchiano e il prof. Giuliano De Felice, docenti dell’università di Foggia, introdotti dagli interventi della direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, dell’assessore allo sviluppo economico e turismo del Comune di Taranto Fabrizio Manzulli e del direttore del dipartimento di studi umanistici dell’università di Foggia prof. Sebastiano Valerio. Una storia legata in realtà ai due mari, il mar Piccolo e il mar Grande, e alle loro risorse che da sempre, fino a tempi recenti, hanno costituito la base dell’economia e uno degli elementi identitari della città di Taranto. Non è un caso che Aristotele, in un passo della Politica, parli proprio di Taras, insieme a Bisanzio, come esempio di una polis il cui demos era prevalentemente costituito da pescatori. La strategica posizione e la favorevole conformazione geografica di Taranto furono sin dalla Preistoria alla base della fiorente economia del pescato. I porti di età greca e romana, che videro sbarcare le flotte di Silla, Cesare e Ottaviano, hanno lasciato poche tracce, ma sono noti attraverso le descrizioni di Strabone, Plutarco, Procopio di Cesarea e altri autori. Questo storico e imprescindibile rapporto con il mare si era rarefatto negli ultimi decenni, quasi trasformando quella che è sempre stata città di mare, in una città sul mare. Per chi avesse piacere di seguire (o rivedere) la conferenza del 9 giugno, ecco il link della diretta:

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con gli archeologi subacquei Danilo Leone e Maria Turchiano su “Archeologia subacquea in Albania: porti, approdi e rotte commerciali”

La locandina della conferenza di Danilo Leone e Maria Turchiano su “Archeologia subacquea in Albania”

All’archeologia subacquea, uno dei settori di ricerca più importanti per un paese, come l’Italia, circondato dal mare e per l’esame di quelle rotte che videro proprio Taranto e il suo porto tra le mete più interessanti nelle tratte tra Oriente e Occidente, è dedicato il nuovo appuntamento on line dei “Mercoledì del MArTA” promosso dal museo Archeologico Nazionale di Taranto: “Archeologia subacquea in Albania: porti, approdi e rotte commerciali”, focus su un territorio per certi aspetti inesplorato come l’Adriatico della vicina Albania. A parlarne in diretta mercoledì 10 febbraio 2021, alle 18, insieme alla direttrice del museo di Taranto, Eva Degl’Innocenti, saranno i professori dell’università di Foggia Danilo Leone e Maria Turchiano che dal 2007, in qualità di condirettori, seguono il Progetto Internazionale di ricerche archeologiche subacquee Liburna. All’incontro porterà il suo saluto Barbara Davidde, la dirigente di fresca nomina della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo che ha sede proprio a Taranto. La video conferenza sarà trasmessa in diretta sui canali Facebook e YouTube del MArTA.

Ricerche di archeologia subacquea nell’ambito del Progetto Liburna (foto unifg)

Negli ultimi decenni, si è registrato un rinnovato interesse per lo studio dell’Adriatico, analizzato sempre più come sistema complesso, grazie alla convergenza di una serie di ricerche di carattere storico, archeologico, antropologico, economico e politico. L’oggetto storiografico di alcuni di questi studi è il mare a partire dai suoi paesaggi costieri, dalle sue rotte, dalla circolazione di merci, persone e idee, dalle stratificazioni delle sue civiltà. L’archeologia subacquea ha contribuito a rivelare alcuni aspetti di questo mare stretto e lungo, caratterizzato da sempre da traffici molto intensi e solcato sia da navi di grandi dimensioni, sia da imbarcazioni per il medio e piccolo cabotaggio. Ed è proprio in questo scenario che è maturato il progetto di ricerche Liburna sui paesaggi costieri e subacquei dell’Albania, nato dall’esigenza di indagare contesti di straordinaria importanza quasi del tutto inesplorati, e coordinato dall’università di Foggia, promosso dalla Regione Puglia, dal ministero per gli Affari Esteri, dal ministero della Cultura albanese, dall’Istituto nazionale Archeologico dell’Accademia delle Scienze e dall’università di Tirana, e sostenuto dall’Agenzia per il patrimonio culturale Euromediterraneo, dalla Guardia di Finanza, dalla Marina Militare albanese e da Asso Onlus.

Reperti portati in superficie nelle ricerche di archeologia subacquea del Progetto Liburna (foto unifg)
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L’archeologo Danilo Leone dell’università di Foggia

Gli studiosi Danilo Leone e Maria Turchiano spiegano che si tratta di un terreno di esplorazione tutto ancora da svelare perché il divieto delle attività subacquee imposto dall’ex regime comunista aveva impedito lo sviluppo di ricerche sistematiche e di strutture logistiche di supporto a queste attività. Al momento dell’avvio delle indagini si avevano limitate indicazioni su relitti antichi e su siti sommersi, ad eccezione di alcune notizie su rinvenimenti isolati, in particolare anfore e ancore, conservati in vari musei albanesi. Il Progetto Liburna si è sviluppato nel corso di quattro campagne di ricognizione con due principali obiettivi: l’elaborazione di una carta archeologica del litorale albanese, con l’indagine di alcuni siti di particolare interesse, e la realizzazione di attività mirate alla formazione professionale e alla tutela e valorizzazione del patrimonio sommerso.

Trovata a Orvieto la testa del dio degli Etruschi, Voltumna, nel tempio del Fanum Voltumnae il santuario federale della lega delle dodici città etrusche, localizzato dopo secoli di ricerche

La testa del dio degli Etruschi, Voltumna, trovato nello scavo di Fanum Voltumnae a Orvieto

La testa del dio degli Etruschi, Voltumna, trovato nello scavo di Fanum Voltumnae a Orvieto

L'etruscologa Simonetta Stopponi, direttore dello scavo a Campo Fiera

L’etruscologa Simonetta Stopponi, direttore dello scavo a Campo della Fiera a Orvieto

È stato un luogo sacro per eccellenza per quasi duemila anni, dal VI secolo a.C. alla Peste nera della fine del Trecento: del Fanum Voltumnae, il luogo delle riunioni annuali dei rappresentanti della lega delle dodici città etrusche, ne hanno parlato le fonti antiche (lo storico romano Tito Livio ricorda che alle cerimonie religiose si accompagnavano fiere, mercati, spettacoli teatrali e giochi solenni) e quelle medievali, ma la sua localizzazione è sempre rimasta avvolta nel mistero. Stavolta però gli archeologi e gli storici possono gridare “L’abbiamo trovato! Il Fanum Voltumnae è a Orvieto” con un certo margine di sicurezza. La localizzazione a Orvieto del Fanum è supportata anche da un documento epigrafico, il cosiddetto “Rescritto di Spello”, ossia la disposizione con la quale l’imperatore Costantino concedeva agli Umbri di poter celebrare, secondo un’antichissima consuetudine, le annuali cerimonie religiose e i giochi ad esse connessi a Spello, senza doversi più recare “presso Volsinii“. Se la Volsinii cui si fa riferimento può essere riconosciuta nell’attuale Bolsena, va detto che il richiamo a un’antichissima consuetudine e la puntualizzazione topografica (“presso”) conforta nel pensare alla Volsinii etrusca, Orvieto. Alcuni versi di un’elegia del poeta umbro Properzio rivelano inoltre inequivocabilmente l’origine volsiniese di Voltumna, il dio titolare del Fanum. In aggiunta Plinio il Vecchio ricorda che in occasione della conquista di Velzna/Volsinii/Orvieto furono depredate ben duemila statue di bronzo, che indicano l’esistenza di un importante luogo di culto.

L'area dello scavo di Fanum Voltumnae a Campo Fiera copre tre ettari

L’area dello scavo di Fanum Voltumnae a Campo Fiera copre tre ettari

Nella zona di Campo della Fiera, l’area pianeggiante a ovest del pianoro di tufo su cui sorge Orvieto, non solo è stato trovato un grosso tempio, e la via sacra che ad esso conduceva, ma anche una testa maschile che ha tutta l’aria di essere l’immagine di Voltumna, il dio degli Etruschi “titolare” del Fanum Voltumnae, che non era un dio qualsiasi ma la principale divinità dell’antico popolo. A dare l’annuncio nei giorni scorsi l’etruscologa Simonetta Stopponi, ordinario di Etruscologia e Antichità italiche dell’università di Perugia, da tre lustri alla ricerca del santuario federale degli etruschi, nel presentare i risultati della quindicesima campagna di scavo che si è tenuta questa estate.

Giovani impegnati nello scavo archeologico a Campo della Fiera

Giovani impegnati nello scavo a Campo della Fiera

La mappa delle dodici città che formavano la lega etrusca

La mappa delle dodici città che formavano la lega etrusca

Il Fanum Voltumnae si trova dunque in località Campo della Fiera, toponimo che ricorda come la zona fu sede di fiere e mercati periodici per secoli, epoca romana compresa, fino al 1384, l’anno della micidiale peste nera che spopolò città e campagne. Nel 1876 i primi scavi archeologici restituirono resti di strutture murarie in tufo e furono recuperate pregevoli terrecotte architettoniche oggi al Pergamon Museum di Berlino. Nel Duemila le indagini sono riprese anche sulla spinta di studi più recenti secondo i quali il mitico Fanum Voltumnae, massimo santuario del popolo etrusco, doveva trovarsi proprio a Campo della Fiera. Inutilmente cercato fin dal Quattrocento (I tentativi sono stati molteplici ma i risultati non sono stati mai confortati da una prova decisiva. Le ipotesi hanno interessato molte località, da Viterbo a Bolsena, da Montefiascone fino al Voltone, nei pressi di Farnese. In realtà l’unico indizio scritto sulla localizzazione del fanum si trova in un’epigrafe di età imperiale romana, molti secoli dopo la fine dell’indipendenza dell’ultima città etrusca), il Fanum era il luogo delle riunioni annuali dei rappresentanti della lega delle dodici città etrusche. E poiché, come abbiamo visto, Tito Livio ricorda la presenza concomitante di fiere, mercati, spettacoli teatrali e giochi solenni, doveva trattarsi di un’area molto vasta, capace di ospitare tutte le delegazioni e accogliere così tante manifestazioni diverse.

Una splendida statua recuperata a Campo Fiera

Una splendida statua recuperata a Campo Fiera

Il sito, indagato dal 2000 in un’area che supera i tre ettari di superficie, ha restituito ad oggi straordinarie evidenze archeologiche che avvalorano con sempre maggior sicurezza l’identificazione di questo luogo con Fanum Voltumnae, il celebre santuario federale degli Etruschi che qui, come indicano numerosi documenti di carattere epigrafico e letterario, svolgevano le riunioni e le cerimonie religiose della lega. Gli scavi in Campo della Fiera sono a cura dell’Università di Perugia su concessione ministeriale e vengono finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.

Un interessante ex voto di produzione greca trovato a Fanum Voltumnae

Un interessante ex voto di produzione greca trovato a Fanum Voltumnae

L'area sacra del santuario federale etrusco sta restituendo grandi vestigia

L’area sacra del santuario federale etrusco sta restituendo grandi vestigia

Scoperto il tratto di strada etrusca che collegava Orvieto con Bolsena

Scoperto il tratto di strada etrusca che collegava Orvieto con Bolsena

Già nel 2013, nel corso della quattordicesima campagna di scavo, sono state tante le novità emerse. Nella parte meridionale dello scavo erano già stati individuati il basamento di un imponente edificio sacro e la struttura di una fontana di metà del quinto secolo a.C. con gocciolatoio a protome leonina. L’anno scorso, a quota più alta, sono emerse le strutture di canalizzazione che facevano confluire l’acqua verso la fontana e altri edifici segnalati da grandi blocchi in tufo dei quali si intende proseguire l’indagine. Scendendo a valle, in prossimità di una villa moderna, è emerso un altro edificio sacro, significativo per la presenza di una piattaforma in tufo con foro e tappo, funzionale alle offerte liquide rivolte alle divinità sotterranee, le divinità ctonie. All’interno del recinto sacro è stato effettuato il rinvenimento di una testa fittile maschile finemente lavorata e contraddistinta da un’imponente massa di capelli: un ritratto senza confronti noti e che lascia spazio a più che suggestive interpretazioni. Risultati eccezionali anche per la frequentazione di epoca romana del sito, testimoniata da una ben conservata struttura termale, probabilmente pertinente ad una lussuosa villa, dove è stato liberato l’intero percorso balneare. Dalle terme è affiorata una straordinaria spilla che raffigura una delle vicende più note del mito della fondazione di Roma: la Lupa che allatta i gemelli.

Nello scavo è stato riportato alla luce anche l'edificio medievale di San Pietro in vetere

Nello scavo è stato riportato alla luce anche l’edificio medievale di San Pietro in vetere

Nel 2013 è emersa anche la parete frontale della chiesa di San Pietro in vetere di epoca medievale, che ora è completamente visibile nelle sue dimensioni (35 metri x 7 metri). “Una ricerca importantissima”, sottolinea a professoressa Stopponi, “condotta con l’università di Foggia grazie alla preziosa collaborazione del professor Danilo Leone, in quanto si tratta dell’unica chiesa che sorgeva nei pressi del Ponte del Sole ove avvenne l’incontro tra Papa Urbano IV e il Corporale insanguinato portato da Bolsena. Inoltre, sono emersi i resti dell’annesso Convento e le basi delle colonne del chiostro. Da non dimenticare che il completamento delle ricerche della chiesa coincide in questo biennio 2013/2014 con la celebrazione del 750° anniversario del Miracolo Eucaristico, ricordato dal mondo della cristianità con il Giubileo Straordinario”.

Il ritrovamento della testa del dio etrusco Voltumna consolida l'ipotesi che questo è il Fanum Voltumnae

Il ritrovamento della testa del dio etrusco Voltumna consolida l’ipotesi che questo è il Fanum Voltumnae

Tratto della via sacra del Fanum Voltumnae

Tratto della via sacra del Fanum Voltumnae

E con la quindicesima campagna di scavo, nuovi eccezionali ritrovamenti. Dal sito di Campo della Fiera insieme a un tempio di grandi dimensioni, probabilmente il principale del Fanum, è venuta alla luce una splendida testa maschile in terracotta in origine policroma, a grandezza naturale e su base dello stesso materiale, che secondo i primi accertamenti potrebbe identificarsi proprio con Voltumna, divinità suprema del pantheon etrusco. Scoperto inoltre un tratto della via sacra che conduceva al tempio. “La testa – spiega Stopponi – è molto bella e ben conservata. È un ritrovamento importante così come quello del tempio, che misura 12 metri per 18. Finora non sono state rintracciate iscrizioni, ma stiamo ancora scavando e contiamo di trovare presto altro eccellente materiale. Sarà invece problematico far riaffiorare l’intera strada sacra. Sul percorso si trova infatti una villa privata la cui costruzione ha certo compromesso l’integrità della zona”.

Una statua di età imperiale ritrovata a Campo della Fiera

Una statua di età imperiale ritrovata a Campo della Fiera

Le ultime scoperte nell’area archeologica non si limitano tuttavia al periodo etrusco. In queste settimane, ricorda la professoressa Stopponi sono state scoperte le vestigia di un enorme edificio, lungo circa 30 metri, probabilmente il refettorio con relativo chiostro della chiesa medievale di San Pietro in Vetere.