Firenze. Al museo Archeologico nazionale apre la sezione “Una tecnologia sostenibile” della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”

Locandina della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima” al museo Archeologico nazionale di Firenze dal 24 ottobre 2024 al 12 gennaio 2025
Mostra-evento per celebrare i “primi Toscani” e i 70 anni dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria a Firenze. Da giovedì 24 ottobre 2024 al 12 gennaio 2025 il museo Archeologico nazionale di Firenze ospita la sezione “Una tecnologia sostenibile” della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”, compresa nel costo del biglietto d’ingresso al museo. L’inaugurazione alle 18 al museo di Antropologia e Etnologia, che ospita l’altra sezione della mostra dal titolo “Ambiente e risorse”. La mostra è organizzata dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, che celebra così il suo 70° anniversario, in collaborazione con il Sistema Museale di Ateneo, università di Firenze e con il museo Archeologico nazionale di Firenze, in accordo con la direzione regionale Musei nazionali Toscana, e con il contributo di Regione Toscana e Fondazione CR Firenze.
L’esposizione, curata da Bianca Maria Aranguren, Silvia Florindi, Daniele Federico Maras, Daniela Puzio e Anna Revedin, è dedicata al sito preistorico di Poggetti Vecchi (Gr), che costituisce un laboratorio eccezionale per lo studio dei cambiamenti ambientali e per l’adattamento delle comunità umane in periodi di crisi climatica. Fra i reperti eccezionali restituiti dal sito si ricordano i resti ossei riferibili a un’intera famiglia di elefanti antichi e soprattutto un gruppo di straordinari reperti di legno appartenuti a un gruppo di Neanderthal, miracolosamente conservati per oltre 170.000 anni, grazie a condizioni ambientali stabili e in assenza di ossigeno, ed esposti per la prima volta al MAF in anteprima mondiale.
Tarquinia (Vt). Al museo Archeologico nazionale “Deliciae Fictiles VI. Nuove scoperte, riletture critiche e rassegne dei rinvenimenti”: VI Conferenza Internazionale sulle terrecotte architettoniche e sui sistemi decorativi dei tetti in Italia promossa dal parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia

Dal 17 al 19 ottobre 2024 Palazzo Vitelleschi, sede del museo Archeologico nazionale di Tarquinia, ospiterà “Deliciae Fictiles VI. Nuove scoperte riletture critiche e rassegne dei rinvenimenti”, la VI Conferenza Internazionale sulle terrecotte architettoniche e sui sistemi decorativi dei tetti in Italia, promossa dal parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia e patrocinata dal ministero della Cultura e dalla direzione generale Musei. Negli anni trascorsi tra l’ultima edizione dei convegni del Parco e la successiva pubblicazione degli atti (2018, 2019), la ricerca archeologica, ordinata o frutto di casuali interventi sul territorio, ha prodotto nuove testimonianze, scoperte minime o significative che hanno ampliato il corpus e le conoscenze sulle terrecotte architettoniche dell’Italia antica. Riprendendo una soluzione consueta per le prime edizioni dei convegni, la nuova edizione è organizzata su base topografica ed integralmente incentrata su scoperte e riletture. L’incontro si svolge in due giorni: alle relazioni oggetto di discussione si accompagna l’edizione di notizie online, suddivise per temi topografici. Il terzo giorno è dedicato, come di consueto, a un sopralluogo al sito archeologico di Gravisca. Durante la giornata, i partecipanti avranno l’opportunità di discutere e analizzare gruppi selezionati di materiali provenienti da Gravisca e dalla Civita, esposti per l’occasione all’interno dei depositi Bruschi. A fine lavori, tutte le comunicazioni saranno pubblicate senza distinzione di spazio editoriale in un volume sottoposto a referaggio che si inserirà nella collana degli Atti.

Operazione Symes: alcuni dei reperti recuoerati dai carabinieri del TPC (foto emanuele antonio minerva / mic)
Si spazia dagli inediti vulcenti, presentati giovedì 17 da Simona Carosi, funzionaria archeologa referente di zona per la soprintendenza per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, e da Carlo Regoli di Fondazione Vulci, databili dall’età etrusca a quella romana; al frammento di acroterio con amazzone a cavallo del tempio di Vigna Marini Vitalini a Cerveteri, di cui nello stesso pomeriggio del 17 parla la funzionaria archeologa territorialmente competente, Rossella Zaccagnini, insieme a Leonardo Bochicchio, già funzionario della Soprintendenza e oggi direttore dei parchi archeologici della Maremma. Zaccagnini e Bochicchio relazioneranno poi anche su altri frammenti di terrecotte architettoniche, parte dei materiali recuperati grazie all’operazione di sequestro del 2026, denominata Symes. Ciò offre spunto anche per ragionare in tema di tutela del patrimonio culturale e archeologico e di contrasto al traffico illecito e di danni al patrimonio stesso ad opera dei cosiddetti tombaroli. Beni trafugati e recuperati, restituiti al luogo di provenienza. E proprio l’operazione Symes ne è un esempio. Prende il nome dal noto trafficante internazionale d’arte Robert Symes e ha permesso di riportare in Italia ben 600 reperti provenienti da furti o prede dei tombaroli e localizzati molti anni dopo in musei, gallerie e collezioni private. E questi reperti sono vere e proprie deliciae: opere d’arte che richiamano tanto il significato intrinseco nella parola latina di vizi, gioie, piaceri. Capolavori per la loro bellezza, anche nel senso del termine di raffinatezze di stile e dei motivi ornamentali e iconografici. Un vocabolo che racchiude in sé la plurima anima di queste terrecotte; per la valenza artistica, architettonica, funzionale, estetica, ma anche storica e archeologica di fonte di memoria e cultura. Da qui il loro fascino.

Antefissa a testa femminile nimbata (fine VI secolo a.C.) dal santuario di Fondo Patturelli di Curti (Ce) (foto mic)
Il convegno tarquiniese, inoltre, è anche l’occasione per Daniele Federico Maras, già funzionario della soprintendenza dell’Etruria meridionale e oggi direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, per presentare nuove riflessioni su un gruppo di lastrine architettoniche dipinte di provenienza ceretana, appartenenti al cospicuo nucleo di materiali recuperati nel 2016 dai Carabinieri TPC e dalla diplomazia culturale, a suo tempo oggetto di una sezione della grande mostra del 2019 alla Centrale Montemartini. L’attività di tutela della Soprintendenza non si esaurisce con la protezione e conservazione, ma continua con studi e approfondimenti e con la diffusione dei risultati della ricerca.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale al via la ristrutturazione con chiusura parziale delle collezioni. Riapre il vecchio ingresso, e prestiti per mostre del territorio
“Il Museo si addormenta”. Con questo slogan il museo Archeologico nazionale di Firenze segnala l’apertura del cantiere che obbliga il ritorno al vecchio ingresso al museo da via della Colonna 38. Iniziano infatti in questi giorni i lavori di rinnovamento del Maf, che inevitabilmente comportano l’inaccessibilità di alcune sezioni. “Ma il Museo non chiuderà mai interamente al pubblico”, assicura il direttore Daniele Federico Maras che ha preso un impegno con i fiorentini e con i visitatori. “Anzi, per compensare la parziale chiusura, il calendario delle attività del Museo sarà più ricco e intenso, per offrire al nostro pubblico esposizioni temporanee, occasioni ed eventi culturali”.
La prima di queste iniziative è già in cantiere: infatti dal 24 ottobre 2024 una sala del secondo piano ospiterà la sezione “Una tecnologia sostenibile” della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”, organizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e con l’università di Firenze, nonché in accordo con la direzione regionale Musei nazionali Toscana. Per l’occasione saranno esposti in anteprima mondiale alcuni straordinari reperti di legno appartenuti a un gruppo di Neanderthal, mai esposti prima al pubblico a causa della loro fragilità. Sono il documento del primo utilizzo del fuoco come strumento per la lavorazione del legno: una tecnologia primordiale che colpì l’immaginazione umana fino a ritrovarsi nel mito e nei simboli di popolazioni assai più vicine a noi, come viene raccontato nel percorso espositivo.

Locandina della mostra “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” al museo civico Archeologico di Vetulonia dall’11 agosto 2024 al 2 febbraio 2025
Inoltre, approfittando del disallestimento parziale delle collezioni, il Museo si apre al territorio, esponendo una parte degli oggetti nei musei vicini ai luoghi da cui provengono, come a Vetulonia con la mostra “Il ritorno del condottiero” e a Bibbona con la mostra “Bronzi etruschi”, e come accadrà a breve per la Chimera, che parteciperà alle celebrazioni vasariane ad Arezzo. Al suo ritorno, la celeberrima statua etrusca troverà ad attenderla la sua sala completamente rinnovata per dare il giusto posto d’onore al simbolo stesso del MAF, contrassegnata con il numero 1 nell’inventario generale delle collezioni.
Campagnano di Roma. Per GEP 2024 al museo Archeologico del Pellegrino presentazione del libro “Le vie cave in Etruria meridionale” (Antiqua Res Edizioni, 2024) curato da Francesca Ceci, Elena Foddai, Stefano Francocci e Stephan Steingräber
In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2024, con il tema “Patrimonio in cammino”, il museo Archeologico del Pellegrino di Campagnano di Roma presenta la prima opera interamente dedicata alle antiche vie scavate nel tufo della Tuscia. Domenica 29 settembre 2024, alle 17, al MAP, dopo gli interventi Alessio Nisi, sindaco di Campagnano di Roma; Vincenzo Girolami, sindaco di Castel Sant’Elia; e Gianfranco Piergentili, sindaco di Corchiano, presentazione del libro “Le vie cave in Etruria meridionale” (Antiqua Res Edizioni, 2024) curato da Francesca Ceci, Elena Foddai, Stefano Francocci e Stephan Steingräber. Daniele Federico Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, dialoga con gli autori. Modera Michele Damiani, museo Archeologico del Pellegrino. Il libro raccoglie contributi di studiosi sul paesaggio e la viabilità rupestre della Tuscia, ed è la pubblicazione degli atti del convegno internazionale tenutosi a Castel Sant’Elia e Corchiano nel 2022. L’evento si tiene al museo Archeologico del Pellegrino (MAP), il museo civico di Campagnano dedicato al tema del viaggio nell’antichità, in perfetta sintonia con il tema proposto dalle Giornate Europee del Patrimonio, promosse dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea, coordinate in Italia dal ministero della Cultura. I presenti potranno acquistare il volume a prezzo speciale fino a esaurimento copie o su prenotazione. L’evento sarà arricchito da una rievocazione storica della figura del Viaggiatore Etrusco, a cura di Suodales APS.
Roma. Al museo nazionale di Villa Giulia “Falerii Veteres e Vulci: vecchi scavi e nuove prospettive di ricerca”: pomeriggio in memoria di Giulio di Giorgio con la presentazione di due libri: “Falerii Veteres tra la tarda età arcaica e l’età ellenistica alla luce delle testimonianze funerarie: la necropoli della Penna (Sidera, 3)” di Manuela Bonadies, e “Gli scavi Ferraguti-Mengarelli (1929-1931) nella necropoli settentrionale di Vulci. 1. L’area sacra di Carraccio dell’Osteria (Quaderni vulcenti, 3)” di Alessandro Conti
“Falerii Veteres e Vulci: vecchi scavi e nuove prospettive di ricerca”: venerdì 27 settembre 2024, alle 17.30, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita un pomeriggio in memoria di Giulio di Giorgio con la presentazione dei libri: Manuela Bonadies, “Falerii Veteres tra la tarda età arcaica e l’età ellenistica alla luce delle testimonianze funerarie: la necropoli della Penna (Sidera, 3)”, Roma, Edizioni Quasar 2023; e Alessandro Conti, “Gli scavi Ferraguti-Mengarelli (1929-1931) nella necropoli settentrionale di Vulci. 1. L’area sacra di Carraccio dell’Osteria (Quaderni vulcenti, 3)”, Acquapendente, Ed. AntiquaRes 2024. Ingresso gratuito in sala Fortuna. Info e prenotazioni all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Introducono Luana Toniolo, direttrice museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Rossella Zaccagnini, funzionaria archeologa soprintendenza ABAP provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. Dialogano con gli autori Simona Carosi, funzionaria archeologa soprintendenza ABAP provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale; Daniele F. Maras, direttore museo Archeologico nazionale di Firenze. Interviene Massimo Osanna, direttore generale Musei del MiC. Seguirà visita guidata alle sezioni di Vulci e Falerii.

Copertina del libro “Falerii Veteres tra la tarda età arcaica e l’età ellenistica alla luce delle testimonianze funerarie: la necropoli della Penna”
Falerii Veteres tra la tarda età arcaica e l’età ellenistica alla luce delle testimonianze funerarie: la necropoli della Penna. Se si escludono brevi commenti ai corredi funerari all’interno di alcuni importanti corpora, e accenni ad alcuni materiali esposti nelle sale del museo Archeologico dell’Agro Falisco e di Villa Giulia, i numerosi contesti provenienti dalle necropoli di Civita Castellana risultano privi di un’edizione sistematica e sono conosciuti, nel loro insieme, solo per l’edizione postuma della documentazione prodotta per l’edizione della Carta Archeologica, confluita nella Serie II della Forma Italiae edita del 1981. L’ingente materiale archeologico, attinente alla fase cronologica in esame, ha imposto la selezione di un primo campione di indagine costituito dai contesti funerari della necropoli della Penna, posta a sud-ovest del pianoro principale, integralmente presentati e commentati in questa sede. Per avere un quadro più omogeneo del record archeologico funerario della città, sono stati censiti e quantificati la maggior parte dei materiali provenienti dai restanti sepolcreti, aggiungendo al computo anche i materiali non acquisiti dallo Stato di cui si ha nota negli elenchi redatti contestualmente allo scavo dalla Guardia delle Antichità Giuseppe Magliulo. Sono noti, infatti, i limiti del record archeologico di Falerii, lontano dal costituire un campione di indagine ideale a causa dell’utilizzo prolungato delle camere funerarie nell’arco di più generazioni, delle numerose manomissioni avvenute fin dall’antico e dalle parziali acquisizioni del materiale archeologico effettuate contestualmente alle indagini. Il tentativo di “ricostruzione” dei contesti e della realtà funeraria di Falerii, proposto in questa sede, si avvale di un’importante base metodologica formalizzata da Giovanni Ligabue per l’edizione integrale della più antica necropoli di Montarano e di un’ampia e solida rassegna bibliografica, sia archeologica sia archivistica, che ha conosciuto negli ultimi anni un significativo incremento.

Copertina del libro “Gli scavi Ferraguti-Mengarelli nella necropoli settentrionale di Vulci (1929-1931). Vol. 1: L’ area sacra di Carraccio dell’Osteria”
Gli scavi Ferraguti-Mengarelli nella necropoli settentrionale di Vulci (1929-1931). Vol. 1: L’ area sacra di Carraccio dell’Osteria. Con questo volume si avvia, a distanza di oltre novant’anni, l’edizione sistematica delle ricerche condotte tra il 1929 e il 1931, nell’immediato suburbio settentrionale dell’antica città di Vulci, da Ugo Ferraguti, regio ispettore onorario e finanziatore degli scavi, sotto il controllo e la supervisione di Raniero Mengarelli, funzionario (diremmo oggi) dell’allora soprintendenza agli Scavi di Roma e Provincia, competente per territorio: una campagna di indagini che, nonostante i risultati notevoli – numerosi complessi funerari databili dall’età orientalizzante a quella ellenistica e i resti di un’area sacra –, non era mai giunta, per diverse ragioni, ad una compiuta edizione. Dopo un primo capitolo dedicato alla presentazione delle attività svolte a Vulci dai due protagonisti, vengono illustrate le complesse vicende che hanno determinato la mancata pubblicazione delle indagini e riassunti i punti salienti del lavoro di revisione che, in parte ancora in atto per ciò che concerne i complessi funerari, ha consentito di riordinare l’intera documentazione prodotta ai tempi degli scavi o negli anni immediatamente successivi; nel terzo capitolo viene affrontata la presentazione di uno dei contesti indagati dal “mecenate” e dall’“ingegnere”: l’area sacra di Carraccio dell’Osteria, già oggetto di fondamentali considerazioni da parte di Francesco Buranelli nel volume del 1994 dedicato alla presentazione delle fotografie del “Fondo Ferraguti”. Seguono alcune osservazioni conclusive che si spera possano costituire la base per ulteriori, auspicabili ricerche e approfondimenti.
Firenze. Per la Festa della Rificolona il museo Archeologico nazionale aperto anche la sera con laboratorio didattico e visite guidate. Il direttore Maras svela i segreti della Chimera e dell’Arringatore
In occasione della Festa della Rificolona, sabato 7 settembre 2024, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze sarà aperto eccezionalmente dalle 18 alle 22, con ultimo ingresso alle 21.15, con una serata ricca di eventi per grandi e piccini. Troverete un laboratorio didattico e visite guidate per tutti i gusti. Tutte le attività sono comprese nel costo del biglietto di ingresso al museo ed è possibile farle anche tutte. Info e prenotazioni: claudia.noferi@cultura.gov.it.
“Sulle tracce di Maria Maddalena de’ Medici”, alle 18. Laboratorio didattico dedicato a tutti i bambini dai 5 agli 11 anni, a cura dei Servizi educativi del MAF. Non solo archeologia: nel laboratorio didattico della durata di 75 minuti circa, scopriremo insieme la storia di Maria Maddalena de’ Medici, un tempo vissuta nel Palazzo della Crocetta, ora sede del museo, e attraverseremo il suo passaggio segreto che la conduceva proprio sull’affaccio all’interno della Basilica della SS. Annunziata. E soprattutto costruiremo una Rificolona speciale da sfoggiare durante la processione, come gli storici contadini, e alla Festa che si terrà proprio su piazza SS. Annunziata, dove affaccia il museo. Il laboratorio è è compreso nel biglietto d’ingresso al museo e la prenotazione è obbligatoria. È opportuno che i genitori portino lo smartphone perché servirà.

Il Coretto di Maria Maddalena a Firenze (foto maf)
Visita guidata al “Corridore” di Maria Maddalena e al “Coretto”, della durata di 30 minuti circa, alle 18.30, 19.30 e 21.15, con la curatrice Claudia Noferi. Apertura straordinaria del Coretto di Maria Maddalena de’ Medici con l’affaccio sulla Basilica della SS. Annunziata. Il corridoio delle gemme porterà i partecipanti in uno degli angoli più intimi e suggestivi del Palazzo della Crocetta alla scoperta della vita di una dama seicentesca della famiglia de’ Medici. La visita è compresa nel biglietto d’ingresso al museo e la prenotazione è obbligatoria.

Daniele Federico Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, tra due capolavori del Maf, la Chimera e l’Arringatore (foto maf)
“Al Museo con il direttore. Parliamo di capolavori: la Chimera e l’Arringatore”, alle 18.15 e 20.45, con il direttore Daniele Federico Maras. Se qualcuno pensa di conoscere tutto sui due spettacolari grandi bronzi del MAF, si dovrà ricredere ascoltando il direttore che farà scoprire tutti gli intrighi e i segreti che si nascondono nei secoli successivi alla scoperta di questi grandi capolavori etruschi. La visita è compresa nel biglietto di ingresso al museo e non è necessaria la prenotazione.

I sarcofagi conservato al museo Egizio di Firenze (foto unifi / maf)
“I signori della vita. Alla scoperta dei sarcofagi del Museo Egizio”, alle 19 e 20.30, con la curatrice Anna Consonni. Nel programma non potevano mancare delle visite guidate alla sezione “Museo Egizio”, tanto amato. Viene proposto un viaggio alla scoperta degli straordinari sarcofagi che arricchiscono la sezione “Museo Egizio”, tra usi e costumi del rituale funerario di questo affascinante popolo. La visita è compresa nel biglietto di ingresso al museo e non è necessaria la prenotazione.

La Testa di cavallo Medici-Riccardi conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
“Il restauro dei grandi bronzi del Museo: il caso della Testa di cavallo Medici-Riccardi e della Minerva”, alle 19.30 e 20.45, con la restauratrice Giulia Basilissi. Una visita che condurrà i partecipanti nei secoli, attraverso la storia dei restauri di due grandi capolavori del MAF, per scoprire come questa sublime arte, possa ancora rivelare sorprese inaspettate. La visita è compresa nel biglietto di ingresso al museo e non è necessaria la prenotazione.
Vetulonia. Il principe etrusco Raku Kakanas torna a casa: apre la mostra “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” (con passeggiata alla Tomba del Duce), con il ricco corredo scoperto nella tomba a circolo nel 1886 da Isidoro Falchi. È la prima iniziativa dell’accordo tra Maf e Muvet

L’arca d’argento del principe condottiero Raku Kakanas proveniente dalla Tomba del Duce di Vetulonia e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
Il principe etrusco Raku Kakanas torna a casa. A Vetulonia. Le sue spoglie erano state trovate il 6 di aprile 1886 da Isidoro Falchi sulla parte più elevata di Poggio al Bello di Vetulonia nella tomba di famiglia, la cosiddetta Tomba del Duce, tomba a Circolo del periodo Orientalizzante (terzo quarto del VII secolo a.C.), definita, all’epoca della scoperta, “la tomba più ricca tra tutte quelle finora scoperte nella necropoli vetuloniese”. Domenica 11 agosto 2024, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, a venti anni di distanza dalla prima esposizione dal titolo “Io sono di Rachu Kakanas. La Tomba etrusca del Duce di Vetulonia” e a dieci anni dalla rimessa in luce, nel folto della macchia mediterranea, della tomba che, sotto le spoglie di un bellissimo “Circolo di pietre bianche”, racchiudeva le deposizioni dei membri emergenti di un nucleo familiare gentilizio che doveva ricoprire un ruolo di spicco nella società vetuloniese della prima metà del VII sec. a.C., si inaugura la mostra evento 2024 “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” che riporta nuovamente a casa Raku Kakanas e il suo splendido corredo funerario.

Locandina della mostra “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” al museo civico Archeologico di Vetulonia dall’11 agosto 2024 al 2 febbraio 2025
Il programma è ricco. Alle 19, passeggiata alla Tomba del Duce a cura dell’associazione culturale archeologica “Isidoro Falchi”. I partecipanti verranno accompagnati nei pressi della collina di Poggio al Bello, dove la Tomba del Duce fu scavata da Isidoro Falchi e nuovamente individuata nel folto della macchia e riportata alla luce dalla stessa associazione culturale nell’aprile del 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario dalla morte dello scopritore. Ritrovo in piazza Vetluna, all’ingresso del museo. Si consiglia abbigliamento comodo, acqua e scarpe da ginnastica. Per informazioni e prenotazione gradita: MuVet: 0564 948058; museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it. Alle 21.30, in piazza Vetluna, cerimonia inaugurale della mostra evento 2024 “Il ritorno del condottiero. Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia” (11 agosto 2024 – 2 febbraio 2025). Intervengono Elena Nappi, sindaco del Comune di Castiglione della Pescaia (Gr); Daniele Federico Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze; Simona Rafanelli, direttore scientifico del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Apertura straordinaria serale del museo con visite guidate alla mostra temporanea.

Dettaglio dell’arca d’argento del principe condottiero Raku Kakanas proveniente dalla Tomba del Duce di Vetulonia e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
Grazie alla collaborazione con il MAF – museo Archeologico nazionale di Firenze, le sale del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia tornano dunque ad affollarsi di capolavori che saranno protagonisti della nuova straordinaria mostra-evento “Il ritorno del condottiero: Principi etruschi nella Tomba del Duce di Vetulonia”, che si inaugura domenica 11 agosto e rimarrà aperta fino a febbraio 2025. «Questa amministrazione”, dichiara il sindaco Elena Nappi, “con la nuova mostra-evento, che arriva a conclusione della manifestazione regionale Notti dell’Archeologia in Toscana, conferma una rinnovata collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze nella certezza di accogliere a Vetulonia un’ampia e variegata tipologia di visitatori. Ogni anno cerchiamo di esplorare ambiti tematici differenti che testimoniano la cultura etrusca di Vetulonia, nel tentativo di coinvolgere e correlare, intrecciandoli, i percorsi culturali compiuti dalle diverse civiltà sviluppatesi nei nostri territori e in quelli a noi vicini. È per questo motivo che abbiamo deciso di mantenere l’esposizione per l’intera durata delle festività natalizie, fino al mese di febbraio 2025. Questa nuova mostra si pone in suggestiva prosecuzione con quella che ha segnato l’apertura della stagione espositiva del MuVet nella primavera 2024, organizzata in collaborazione con la soprintendenza per l’Etruria Meridionale e dedicata ad un nucleo significativo di lastre dipinte ceretane recuperate dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Roma (vedi Vetulonia (Gr). Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” apre la mostra “Quadri etruschi raccontano. Le figure del mito e del rito a Vetulonia”, presentata in anteprima a TourismA 2024: quattro lastre etrusche in terracotta dipinta provenienti da scavi clandestini presso Cerveteri, e recuperate nel 2019 dalla Guardia di Finanza | archeologiavocidalpassato). Voglio personalmente ringraziare il nuovo direttore del museo Archeologico di Firenze, Daniele Maras, per questo importante prestito che va ad impreziosire la lunga lista delle eccellenze ospitate al MuVet nel corso di oltre 20 anni e che conferma l’alta valenza del museo di Vetulonia”.

Incensiere, parte del corredo proveniente dalla Tomba del Duce di Vetulonia e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
L’esposizione “Il ritorno del condottiero” è l’esito dunque di un’iniziativa del museo fiorentino, da pochi mesi divenuto autonomo, che proprio in questi giorni ha avviato una grande campagna di lavori di ammodernamento e riallestimento (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/08/09/firenze-il-museo-archeologico-nazionale-chiude-parzialmente-a-rotazione-per-la-piu-grande-operazione-di-ammodernamento-e-restyling-dallalluvione-del-1966-il-direttore-maras-appunt/). “Le gallerie della sezione topografica etrusca sono state svuotate”, annuncia Daniele F. Maras, direttore del MAF, “e,

Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
piuttosto che chiudere tutto il materiale archeologico in deposito, di comune accordo con il direttore regionale Musei nazionali Toscana Stefano Casciu, abbiamo deciso di riportare a Vetulonia i corredi della Tomba del Duce, per un periodo di tempo adeguato a rinsaldare il rapporto tra il nostro patrimonio e le comunità dei residenti e dei turisti, nel pieno spirito della Convenzione di Faro del 2005. La nuova mostra consente al museo di proiettarsi all’esterno per raggiungere uno dei luoghi in cui si svolse la parabola storica della civiltà etrusca e di seguire la sua vocazione originaria come punto di riferimento della ricerca archeologica etrusca. A questa iniziativa – continua – ne seguiranno altre simili: questo è l’obiettivo del Museo in tutto l’antico territorio etrusco, laddove si troveranno Amministrazioni locali così tenacemente disponibili a impegnarsi per la promozione della cultura come nel caso di Castiglione della Pescaia”. L’evento segna quindi una tappa fondamentale nel rapporto privilegiato di collaborazione tra i due musei, accomunati dall’interesse per il patrimonio archeologico etrusco vetuloniese. Mostre come questa riportano al centro dell’attenzione sul legame profondo e indissolubile tra gli oggetti che compongono il patrimonio stesso e il loro peculiare contesto territoriale, fruibili entrambi e, in maniera quasi inedita, correlati.

Navicella sarda in bronzo, parte del corredo proveniente dalla Tomba del Duce di Vetulonia e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
L’esposizione al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia presenta i corredi della Tomba del Duce in una nuova luce e con un allestimento aggiornato alle novità della ricerca archeologica. “Nella mostra-evento che andiamo ad inaugurare”, aggiunge il direttore del MuVet Simona Rafanelli, “ci sono opere di grande pregio concesse in prestito temporaneo dal museo Archeologico nazionale di Firenze, tutti pezzi di estremo valore e interesse storico ed artistico. Dall’Arca d’argento del Principe condottiero Raku Kakanas, che rivestiva la cassetta in legno e bronzo custode delle sue spoglie mortali dopo il rito di cremazione del corpo del defunto, alla navicella sarda in bronzo della Tomba del Duce rinvenuta da Falchi insieme agli oggetti riservati al corredo della sepoltura del Principe ceretano, una delle cinque navicelle di produzione nuragica rinvenute in tre sepolture “a circolo” di Vetulonia, alle armi e agli arredi e vasi in bronzo e ceramica da banchetto appartenenti ai corredi dei due Principi che rappresentano il concetto di base su cui è costruita l’esposizione”.
Firenze. Il museo Archeologico nazionale chiude parzialmente a rotazione per la più grande operazione di ammodernamento e restyling dall’alluvione del 1966. Il direttore Maras: “Appuntamento al 2026 proprio per il 60° della piena dell’Arno”

La Chimera di Arezzo, scultura etrusca del IV sec. a.C., uno dei simboli del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
“Il museo Archeologico nazionale di Firenze cambia pelle. Si addormenta così come la celebre Arianna per potersi svegliare completamente rinnovato”: comincia con questa immagine poetica che rimanda a uno dei reperti iconici del Maf l’annuncio della più grande operazione di ammodernamento e restyling del museo fiorentino dalla grande alluvione. “L’appuntamento è nel 2026”, assicura il direttore Daniele Maras, “in tempo per il 60° anniversario dell’alluvione del ’66, che all’epoca colpì duramente e senza pietà l’edificio e le sue collezioni. Per allora il Museo ritornerà a splendere tra i gioielli della corona di Firenze, con l’auspicio di restituire alla città il suo ruolo di Capitale etrusca d’Italia”.

Il ministro Gennaro Sangiuliano a maggio 2024 ha dato il benvenuto ai 49 nuovi dirigenti tecnici immessi nei ruoli del ministero della Cultura (foto mic)
Proprio il conferimento dell’autonomia speciale al Museo nell’ambito della riforma del ministero della Cultura e la nomina del primo direttore dirigenziale, Daniele F. Maras (dal 16 maggio 2024), hanno inaugurato una nuova fase di vita dell’importante istituto della cultura fiorentino, a coronamento di decenni di lavoro appassionato di soprintendenti, direttori regionali, direttori museali, funzionari e di tutto lo staff che hanno dedicato quotidianamente la propria attività a questo progetto. In coincidenza con questo nuovo inizio, è giunta a compimento, dopo un intenso e lungo lavoro condotto negli anni recenti dalla direzione regionale Musei, la fase preparatoria di una serie di imponenti lavori intesi ad aggiornare e rimodernare la struttura e a rilanciare l’immagine del museo, coordinati e integrati in un grande progetto generale a cura del prestigioso studio di architettura fiorentino Guicciardini & Magni, con la supervisione scientifica di Mario Iozzo.

4 novembre 1966, l’alluvione di Firenze: i danni al Museo e alla Soprintendenza (foto maf)
Nessuno ha dimenticato la notte del 4 novembre 1966 quando anche il museo Archeologico fu travolto dalla disastrosa furia di acqua e fango che si abbatté sulla città di Firenze: in particolare, i danni maggiori si riscontrarono al pianterreno, dove allora si trovava il museo Topografico dell’Etruria. Sommerse per oltre due metri di altezza, le sale vennero completamente devastate, molti reperti si frantumarono e quasi tutti i cartellini inventariali si staccarono e andarono perduti, in poche ore era stato cancellato il meticoloso lavoro di quasi un secolo compiuto dagli archeologi. Da allora numerosi interventi di recupero, ripristino e riallestimento coordinati e diretti negli anni da soprintendenze e direzioni ministeriali hanno dato al museo la forma che fino a oggi conoscevamo.

Lavori al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
Una parte rilevante dei lavori, finanziata con fondi del PNRR, riguarderà l’efficientamento energetico dell’edificio e il Piano di eliminazione delle barriere architettoniche e cognitive (PEBA). A questi si affiancano operazioni di revisione dei percorsi e dell’accessibilità, la ristrutturazione totale della sezione di entrata all’angolo di piazza della SS. Annunziata (già parte del complesso degli Innocenti) e, grazie a un finanziamento internazionale dei coniugi Laura e Jack Winchester, veicolato tramite la King Baudouin Foundation USA (oggi Myriad), il rifacimento della sezione delle sculture etrusche, a partire dalla sala della Chimera. Si tratta di una grande operazione di ammodernamento e di restyling, che richiederà lo sforzo congiunto del personale del museo e della direzione regionale Musei nazionali Toscana, diretta da Stefano Casciu, oltre che la paziente collaborazione dei visitatori e degli studiosi che frequentano le collezioni.

Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
Sarà infatti inevitabile che a turno alcune sale rimangano chiuse al pubblico per consentire i lavori: la prima tappa ha previsto, già nel corso del mese di luglio 2024, lo svuotamento della manica lunga che collega il Palazzo della Crocetta con il Palazzo degli Innocenti che ospita il museo topografico etrusco. “Ma abbiamo preso l’impegno di non chiudere mai del tutto l’esposizione”, sottolinea con enfasi il nuovo direttore Maras, “e di organizzare nel tempo eventi e mostre temporanee, con l’intento di coinvolgere il pubblico in questa stagione di rinnovamento, che ha fra l’altro il compito di rafforzare il rapporto tra il Museo e i cittadini di Firenze”. “Il nuovo allestimento del Museo”, afferma Stefano Casciu, “prende ora il via dopo un lungo percorso tecnico ed amministrativo di preparazione che ha visto Mario Iozzo e gli altri funzionari del Museo, e in generale la Direzione regionale Musei nazionali Toscana, impegnati ad immaginare e a progettare una nuova veste museografica per una collezione di primaria importanza nel panorama dei musei archeologici italiani. Con questo allestimento il Museo archeologico di Firenze potrà dirsi pienamente risorto dopo i gravissimi danni risalenti all’alluvione di Firenze del 1966”.

La famosissima “Arianna addormentata”, statua marmorea romana del II secolo d.C. (foto maf)
Simbolo del museo in questa fase di chiusura parziale è la famosissima Arianna addormentata: la statua marmorea romana del II secolo d.C., inserita tra i pezzi più iconici del Museo sin dalla fine dell’Ottocento. Nel mito greco l’eroina cretese, che aveva aiutato Teseo nell’impresa del labirinto, fu poi abbandonata nel sonno dall’eroe sull’isola di Nasso – da cui il detto popolare “piantare in asso” – per essere infine salvata da Dioniso, che ne fece la sua sposa e la elevò al rango di divinità. Allo stesso modo il museo oggi si addormenta, riducendo gradualmente le parti dell’esposizione aperte al pubblico, per preparare l’inaugurazione di un nuovo grandioso allestimento, che alla fine lo restituirà rinnovato ai cittadini, sollevandolo, per così dire, nell’Olimpo degli istituti ad autonomia speciale.
Per le Giornate europee del patrimonio 2024 sabato 28 settembre 2024 apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze dalle 15 alle 22; ultimo ingresso ore 21.15. Il giardino monumentale aprirà al pubblico solo su prenotazione con la visita guidata Il giardino del MAF: un viaggio tra Firenze e l’Etruria a cura di Claudia Noferi e dei Servizi Educativi, per tutti alle 15.15, e per piccoli esploratori e famiglie alle 17. Dalle 15 alle 19 si effettua regolare bigliettazione, con riduzioni e gratuità previste per i musei statali; dalle 19 in poi il biglietto sarà al costo simbolico di 1 euro. Per le prenotazioni delle visite al giardino scrivere a 
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