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“Fate presto”: il grido simbolo del terremoto dell’Irpinia del 1980. Nel quarantennale ecco l’anteprima della mostra fotografica “19.34/ Quaranta anni dopo/La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo”, l’introduzione del direttore Giulierini, e il documentario sul sisma al Mann

Terremoto dell’Irpinia 1980: soccorsi tra le macerie (foto Antonietta De Lillo)

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Il manifesto della mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” al museo Archeologico nazionale di Napoli, rinviata al 2021 causa Covid-19


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Irpinia 1980: il sisma in presa diretta nelle foto di Antonietta De Lillo (archivio marechiarofilm)

23 novembre 1980. Alle 19:34 la terra trema per 90 secondi. Dall’epicentro a Conza della Campania l’onda si propaga per 17mila chilometri quadrati, radendo al suolo 126 paesi, lasciando senza casa 300mila persone. 8.848 i feriti, 2.914 i morti. FATE PRESTO! è il grido rimasto nella storia del quotidiano Il Mattino quando il 26 novembre ancora non arrivano i soccorsi, in quello che è a tutt’oggi il terremoto più devastante che ha colpito l’Italia nell’ultimo secolo. Nel quarantennale del terremoto sul sito di marechiarofilm anteprima  di 10 scatti inediti della fotografa e regista napoletana Antonietta De Lillo della mostra “19.34/ Quaranta anni dopo/La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo”, che il museo Archeologico nazionale di Napoli ospiterà nel 2021 dopo il rinvio forzato per l’emergenza Covid. Le immagini sono il reportage sensibile di una delle ferite ancora aperte della nostra storia recente. Senza mai perdere una giusta distanza dalla realtà che osserva, l’occhio dell’autrice riesce a restituirci l’umanità che si cela dietro la cronaca, sempre in bilico tra la presa diretta della realtà e la ricerca di ciò che è invisibile. La gallery, online fino al 2 dicembre 2020, è anteprima della mostra “19:34 quarant’anni dopo / La storia in presa diretta” che sarà realizzata al Mann nel 2021, dove sarà possibile vedere l’intero complesso delle fotografie di Antonietta De Lillo sul terremoto del 1980. La mostra è l’occasione di rivivere pagine della nostra storia recente e capire come queste possono riflettersi sull’oggi e aprire importanti riflessioni sul nostro presente.

Vasi a terra in frantumi nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli per il terremoto del 1980 (foto Archivio Mann)

23 novembre 1980: cosa successe al museo Archeologico nazionale di Napoli? Ce lo raccontano alcuni scatti dell’Archivio Fotografico del Mann: le conseguenze del terremoto furono pesanti, anche se non si ebbero effetti ancora più devastanti grazie al consolidamento dell’edificio, iniziato proprio nel 1975. Tra i danni più consistenti, si annoverano 165 terrecotte, 122 vasi esposti e 195 nei depositi, includendo essenzialmente reperti corinzi, attici, apuli (Raccolta Cumana, Collezioni Spinelli, Santangelo e Vivenzio).

23 novembre: per ricordare e costruire il futuro, partendo dal passato. La giornata è iniziata con il videomessaggio del direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Oggi 23 novembre, abbiamo deciso di lanciare on line la mostra “19.34”, l’ora relativa alla scossa del terremoto dell’Irpinia, e lo abbiamo fatto nell’ambito di una serie di mostre dedicate al “Mann e la memoria”, la prima delle quali è stata la mostra dedicata alle Quattro giornate di Napoli. Non possiamo non iniziare questa mostra partendo dal mondo antico, in quanto già le vicende delle terre vesuviane all’epoca dell’eruzione del Vesuvio e alla distruzione di Pompei ed Ercolano ci insegnano quanto sia vicino, intimo, il rapporto tra vita dell’uomo e catastrofe naturale. D’altra parte poi la mostra non si ferma qui, ma ha un importante focus dedicato a fotografie eccezionali, uniche, di reportage dei primi momenti relativi alla scossa in Irpinia, e poi passiamo a quello che rappresentò il terremoto a livello di danni nel nostro istituto. Furono persi tantissimi vasi. Ci furono danni strutturali al palazzo. Ma vorremmo anche ripercorrere un’idea di rinascita attraverso l’ultima parte che si occupa di quello che il museo sta facendo insieme all’università “Federico II” per realizzare un palazzo che sia in sicurezza e con un allestimento a prova di sisma. Perché il museo si occupa di terremoto?  Perché analogamente ad oggi, che siamo in una situazione simile per via del Covid, un istituto culturale non può stare lontano dalle vicende che in qualche modo si ripercuotono sulla società civile, la segnano, e quindi deve ricordare, ha l’obbligo di recuperare la memoria e lanciare messaggi positivi per un rilancio come fu quello degli anni Ottanta che dal sisma si generò ad esempio nell’ambito dei beni culturali una generazione di giovani che parteciparono al recupero di tutte quelle opere che erano andate distrutte. Quei giovani degli anni Ottanta adesso sono persone prossime alla pensione, ma lasceranno i testimoni a nuove generazioni che sapranno sicuramente tutelare al meglio quell’immenso patrimonio che rischiò di essere perso per sempre”.

All’indomani del 23 novembre 1980, un gruppo di archeologi si ritrovò nell’Atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli per verificare i danni provocati dal violento sisma. Tra i giovani esperti, vi era il prof. Antonio De Simone, che racconta in questo breve documentario le emozioni dei “ragazzi del 1980”: insieme per far rivivere la bellezza.

Paestum. Ritrovato documento degli anni ’30: è l’invito alla conferenza di Amedeo Maiuri sui nuovi scavi di Paestum. Come allora, gli scavi archeologici continuano al parco archeologico e si raccontano on-line

Il documento del 1931 ritrovato: è l’invito del prefetto alla presentazione dei nuovi scavi di Paestum di Amedeo Maiuri (foto pa-paeve)

Giugno 1931. Il prefetto di Salerno invita gli amministratori della provincia salernitana alla conferenza sui “Nuovi scavi di Paestum” tenuta dall’allora soprintendente, Amedeo Maiuri. È quello che si legge nel documento custodito con cura dalla famiglia Soprani da circa 90 anni e che la figlia Enrica ha voluto condividere con il direttore del Parco Archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel. “Durante il periodo di lockdown, tra marzo e maggio, io e mio fratello Leopoldo abbiamo deciso di fare ordine in un deposito dove da anni accumuliamo cose”, racconta la giornalista, Enrica Soprani. “In una cassa metallica ben chiusa, abbiamo trovato alcuni documenti degli anni ’30 e ’40 conservati dal nostro papà Antonio, classe 1909, nato a Ravenna e giunto al Sud nel 1949 per lavoro, ma trasferitosi definitivamente a Salerno per amore di nostra madre. Con estremo piacere ho pensato di consegnare al direttore di Paestum l’originale dell’invito del Prefetto per l’incontro con il prof. Maiuri nella certezza che avrebbe saputo valorizzare un ricordo di famiglia per noi così importante”. L’invito – ingiallito dal tempo – ha aperto una finestra temporale sulla prima stagione degli scavi archeologici a Paestum quando, in piena età fascista, si scavava per riscoprire le gloriose vestigia della romanità. Le testimonianze del periodo greco interessavano meno all’epoca, ma la più grande scoperta dei primi anni Trenta riguardò proprio la grecità con il rinvenimento del Santuario di Hera alla foce del Sele e delle sue spettacolari metope ad opera degli archeologi Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco. Alcuni anni dopo, iniziò la progettazione del nuovo museo di Paestum, interrotta dallo scoppio del secondo conflitto mondiale.

Il tempio di Nettuno a Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Oggi continuano gli scavi al parco archeologico di Paestum e Velia, mentre il sito resta per ora chiuso al pubblico per il contenimento dei contagi da COVID-19. A Paestum, i lavori si stanno concentrando presso l’altare e le fondazioni del tempio c.d. di Nettuno la cui storia si sta rilevando molto complessa. A Velia, sono in programma gli scavi presso l’acropoli della città antica. La storia del Parco viene raccontata sui canali social e sul sito-web con contenuti digitali creati ad hoc per il pubblico on-line. L’intento è coinvolgere tutti i visitatori in un progetto culturale di più ampio respiro, in cui ognuno è protagonista.

23 novembre: nel quarantennale del terremoto dell’Irpinia del 1980, il museo Archeologico nazionale di Napoli propone un’anteprima digitale della mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” (rinviata al 2021 per il Covid) e un mini-documentario sul Museo nel 1980

Il manifesto della mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” al museo Archeologico nazionale di Napoli, rinviata al 2021 causa Covid-19

23 novembre 1980, ore 19.34: la terra trema nel cuore della Campania, l’Irpinia. Magnitudo 6.9 della scala Richter, X della scala Mercalli. Il bilancio finale parla di quasi 3mila morti. L’onda sismica colpisce anche il museo Archeologico nazionale di Napoli: negli storici depositi, il famoso Sing Sing, i segni più evidenti: vasi caduti dagli scaffali, cocci dappertutto, una coltre di polvere e calcinacci. Antonietta De Lillo all’epoca era una stimata fotogiornalista agli esordi della carriera. È lei che realizza un reportage su quei primi momenti drammatici. E oggi i suoi scatti diventano una mostra: “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” che il museo Archeologico nazionale di Napoli ospiterà nel 2021 dopo il rinvio forzato per l’emergenza Covid-19. Lunedì 23 novembre 2020, quarantennale del terremoto del 1980, ricorrenza simbolica da celebrare con le nuove tecnologie, la mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” sarà presentata in anteprima digitale sui canali Facebook ed Instagram del Mann; i contenuti sono disponibili sul sito di marechiarofilm srl, titolare dell’archivio che concede le immagini inedite di Antonietta De Lillo. 

Vasi a terra in frantumi nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli per il terremoto del 1980 (foto Archivio Mann)

In occasione dunque del quarantennale del terremoto, che devastò la Campania con particolare violenza nelle aree dell’Avellinese, il Mann riscopre pagine indimenticabili della storia regionale:  partendo dall’archivio fotografico inedito della regista Antonietta De Lillo, che agli esordi di carriera è stata fotogiornalista per importanti quotidiani e settimanali, i fan delle piattaforme social del Mann avranno un’anteprima degli oltre cento scatti, che saranno esposti al Museo nel prossimo anno. Fil rouge della campagna virtuale sarà il claim “Il MANN e la memoria”, che connette la programmazione di importanti attività culturali alla volontà di riscoprire luoghi e momenti topici della storia: in una drammatica fase di pandemia, che ha costretto a posticipare la mostra al 2021, ricordare una fase di crisi (e di successiva ricostruzione) assume un valore particolare. Esattamente alle 19.34 di lunedì 23 novembre 2020, così, gli internauti potranno sfogliare, su Facebook, una slide show di anteprima dell’exhibit: le fotografie selezionate rappresenteranno un viaggio a ritroso nel tempo per conoscere cronaca e vita della Campania (e dell’Italia). Le immagini, che saranno fruibili per dieci giorni sul portale di marechiarofilm, rappresenteranno quasi un ingresso virtuale e metaforico nelle sale della mostra: si partirà, dunque, dai primi scatti in bianco e nero, realizzati da De Lillo all’indomani del terremoto a Sant’Angelo dei Lombardi, Laviano ed in altri centri dell’Irpinia. “Recuperare parte del mio archivio fotografico è stata una grande emozione, è stato come guardarmi attraverso un binocolo girato al contrario”, confessa la regista Antonietta De Lillo. “Queste immagini mi hanno riportata esattamente alle emozioni che mi hanno spinto a muovermi attraverso la Campania e i borghi dell’Irpinia distrutti dal terremoto. Ricordo perfettamente cosa ho provato nel trovarmi lì a fotografare interi paesi ridotti a un cumulo di macerie, con gli uomini che scendevano dalle montagne portando con sé lenzuola e coperte che avvolgevano cadaveri. Ho dovuto per un attimo spostare la macchina fotografica dalla mia faccia per sentire quell’umanità dolente e poi ho guardato di nuovo nell’obiettivo e ho scattato. Vedendo queste fotografie oggi mi sembra che questa ricerca di contatto umano sia riuscita a entrare dentro le immagini o almeno lo spero”.

Gli effetti del terremoto del 1980 nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Archivio Mann)

“Il Mann e la memoria è una delle direttrici principali della nostra ricerca”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini.  “Ci è sembrato importante che il Museo di una città,  intimamente connessa alla sua storia archeologica e più in generale culturale e sociale, dedicasse  una mostra  ai 40 anni del terremoto del 1980. Lo facciamo nella giornata del 23  novembre,  anche se in maniera solo digitale, dandovi  appuntamento alla futura esposizione.  Trasmettere la memoria viva di ciò che è accaduto 40 anni fa  è oggi, in piena emergenza Covid,  ancora più significativo. Insieme al ricordo della tragedia vogliamo comunicare  alle giovani generazioni anche e soprattutto la capacità di rinascita e di solidarietà, che trasmettono le immagini  di questa mostra, il coraggio, le opportunità, l’impegno.  Gli inediti scatti in presa diretta  di Antonietta De Lillo – continua Giulierini – ci fanno riflettere su una umanità  sicuramente non differente da quella che soffrì  per simili eventi nell’antichità, aspetto questo che sarà indagato in mostra nel dialogo con i nostri  straordinari reperti, a cominciare  da un iconico calco umano di Pompei. Una terra abituata a tremare quella del Sud. E basti pensare al terribile terremoto del 62 d.C. che colpì proprio Pompei ed Ercolano e ai lavori di ristrutturazione mai ultimati, le cui testimonianze sono state  conservate dall’eruzione del 79 d.C. Un altro aspetto è fondamentale, per la storia del Mann, è  l’apporto che diedero i giovani a quella rinascita post terremoto: dallo sviluppo del nostro laboratorio di restauro,  alla definizione di una vera e propria  coscienza archeologica della città,  aspetti spiegati nel contributo video del prof. Antonio de Simone che di quei giorni  fu protagonista.  Da questa storia nasce il  nostro grande impegno sugli studi per l’antisismica, che stiamo conducendo  insieme all’università  “Federico II” e  in rete con i musei della California e del Giappone. Perché le grandi crisi, ieri come oggi,  devono indicarci la strada per un  futuro migliore”.

Ritrovando idealmente i temi della mostra, e senza anticipare le caratteristiche dell’allestimento, che sarà ospitato nelle sale 91-93 limitrofe alla Meridiana, la giornata di lunedì 23 novembre 2020 avrà diversi post preparatori della slide show delle 19.34: si partirà al mattino con alcuni scatti dei danni subiti dal Museo con il sisma del 1980; le fotografie, provenienti dall’Archivio Fotografico del Mann, racconteranno le conseguenze del terremoto, che non ebbe effetti ancora più devastanti grazie al consolidamento dell’edificio, iniziato proprio nel 1975: tra i danni più consistenti, si annoverano quelli a 165 terrecotte, 122 vasi esposti e 195 nei depositi, includendo essenzialmente reperti corinzi, attici, apuli (Raccolta Cumana, Collezioni Spinelli, Santangelo e Vivenzio). Dalle immagini in bianco e nero al video-racconto: sulla pagina Facebook del Mann sarà postato anche un mini-documentario, che sarà presente in mostra, in cui l’archeologo prof. Antonio De Simone ripercorrerà le emozioni del 24 novembre, quando un gruppo di esperti si ritrovò nell’Atrio del Museo per fare la stima dei danni causati dalla scossa della sera precedente.

Alla Reggia di Caserta la collezione “Terrae Motus” (foto Reggia di Caserta)

Per completare la giornata social di ricordo del quarantennale del terremoto, condivisione congiunta di post con la Reggia di Caserta: alle 13, il Mann proporrà alcune immagini del nuovo allestimento di “Terrae Motus”, mentre la Reggia, allo stesso orario, presenterà gli scatti dell’Archivio Fotografico del Museo. Sensibilità, culto della storia e valore della memoria sono valori che rappresentano un terreno comune di cooperazione interistituzionale: previste nuove forme di collaborazione, tra l’Archeologico e la Reggia, in occasione della mostra “19.34”.

Paestum. Aspettando la XXIII edizione della Borsa mediterranea del Turismo archeologico 8-11 aprile 2021: nel giorno della prevista apertura cancellata, i “Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo” on line e i saluti dei partner e degli enti promotori

La locandina dei “Dialoghi sull’archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo” dedicati a Catastrofi, distruzioni, storia”

paestum_BMTA21-logo19 novembre 2020: per Paestum doveva essere un giorno importante, atteso da mesi: l’apertura della XXIII edizione della Borsa mediterranea del Turismo archeologico. Ma, come sappiamo, l’edizione – mantenendo lo stesso ricco programma – è stata spostata all’8 aprile 2021. In questo modo la XXIII edizione, assicurando a tutti i protagonisti soprattutto sicurezza ma anche soddisfazione di risultati, consentirà ai tanti visitatori e addetti ai lavori di vivere Paestum e la bellezza del Parco Archeologico, sito Unesco, con i colori della primavera che, auspichiamo, sancirà la definitiva ripartenza del nostro Bel Paese e del turismo in chiave più esperienziale, sostenibile e rivolto alla domanda di prossimità, tematiche tutte a cui la Borsa si è ispirata in questa edizione. La data comunque non è passata in silenzio. All’insegna di aspettando la XXIII edizione della Borsa 8-11 aprile 2021, i prestigiosi partner della Bmta (Unesco, Unwto, Mibact) e gli enti promotori (Comune di Capaccio Paestum, parco archeologico di Paestum e Velia, Regione Campania) hanno portato il loro saluto nella giornata di apertura inizialmente prevista, giovedì 19 novembre, in occasione dei “Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo”, che la Fondazione Paestum, presieduta dal prof. Emanuele Greco già direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, ha confermato online dal titolo “Catastrofi, distruzioni, storia”.

 

Ernesto Ottone Ramirez, vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco

Per l’occasione hanno portato il loro saluto, come avviene nella giornata di apertura di ogni edizione, i prestigiosi partner, quali le organizzazioni della cultura e del turismo dell’Onu, Unesco e Unwto, che da sempre patrocinano e sostengono la Borsa, unitamente al ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, nelle persone del vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco Ernesto Ottone Ramirez, del direttore Regione Europa dell’Unwto Alessandra Priante, del sottosegretario al Turismo Lorenza Bonaccorsi. “È un piacere unirmi a voi oggi, in quella che avrebbe dovuto essere l’apertura della XXIII BMTA”, ha esordito Ramirez. “Questo evento di lunga durata è unico tra le fiere dedicate al turismo di tutto il mondo e gode del supporto dell’Unesco da molti anni. Alcuni dei più iconici Siti nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità sono siti archeologici e la loro salvaguardia va al cuore della missione dell’Unesco. A causa della pandemia da Covid-19 questo evento, come molti altri compreso il World Heritage Committee (Comitato per il Patrimonio Mondiale), è stato posticipato. La crisi ha visto il turismo decrescere rapidamente nella maggior parte dei Paesi, influenzando la capacità di molti Siti Unesco di funzionare in modo corretto per l’immediato futuro. Nuove misure e approcci sono messi alla prova per far ripartire il turismo e alcune tendenze stanno già emergendo: la principale di esse è la crescente importanza della tecnologia digitale, che plasmerà il futuro del patrimonio e del turismo. Durante la pandemia, l’accesso digitale alla cultura ha fornito istruzione, intrattenimento e conforto a milioni di persone confinate nelle proprie case in tutto il mondo. Abbiamo assistito ad una richiesta senza precedenti di accesso online alla cultura, con alcuni Siti Unesco che hanno riscontrato un incremento del 30% del traffico sui loro siti internet e dell’engagement dei loro account sui social media rispetto all’anno precedente. Per supportare l’urgente necessità di rendere la cultura accessibile a tutti, l’Unesco ha lanciato quest’anno le sue campagne Share Culture e Share Our Heritage e abbiamo messo in campo una serie di iniziative che puntano alla digitalizzazione del patrimonio. Molti siti archeologici stanno implementando e esplorando l’innovazione digitale, ed è incoraggiante vedere così tante risposte creative che promuovono l’accesso alla cultura. La vostra mostra digitale ArcheoVirtual è un esempio eccellente. Anche il numero attuale del World Heritage Review ha come tema l’interpretazione del patrimonio culturale e il Covid-19, e fornisce gli ultimi strumenti digitali a supporto dell’accesso al patrimonio culturale, dalle visite virtuali e le mostre online agli inventari di catalogazione di manufatti del patrimonio culturale. Un altro trend emergente è lo spostamento dai mercati internazionali verso la riconnessione con le comunità locali e l’incoraggiarle al coinvolgimento con e alla riscoperta del loro patrimonio culturale. Tuttavia, le comunità locali avranno bisogno di maggior supporto sia per la ripresa dalla crisi in corso che per fronteggiare e adattarsi alle future sfide regionali e globali, dalle pandemie al cambiamento climatico, disastri naturali o conflitti. La pandemia ha dato slancio al ripensamento dei modelli esistenti e all’indirizzamento degli sforzi post Covid-19 verso un turismo culturale basato sulla natura in linea con i valori Unesco, rispettoso del patrimonio e benefico per le comunità. In risposta, l’Unesco ha istituito una task force sul turismo culturale e resiliente, con autorità consultive della Convenzione Unesco per affrontare temi chiave legati al turismo e per promuovere nuovi approcci che sfruttano i valori del patrimonio e contribuiscono allo sviluppo sostenibile durante e oltre la crisi del Covid-19. Guardando avanti, l’aumento del coordinamento, il rafforzamento delle capacità di formazione nell’innovazione digitale e lo scambio di buone pratiche saranno fattori cruciali. Questo sarà il focus del nostro lavoro andando avanti e la vostra collaborazione è benvenuta”.

Alessandra Priante, direttore Regione Europa dell’Unwto

E Alessandra Priante: “L’anno scorso proprio di questi tempi ero alla BMTA e ho avuto il grandissimo piacere di parteciparvi per la prima volta e farlo nel mio nuovo ruolo di Direttore Regione Europa dell’Unwto per dimostrare ancora una volta che le Nazioni Unite sono da sempre accanto a questa manifestazione e che l’Italia può giocare un grande ruolo di eccellenza proprio con eventi di questo tipo, perché con la Borsa si realizza qualcosa di unico nel mondo, non solo per la location dove si svolge ma anche per il modo estremamente professionale con cui si gestiscono il salone espositivo e il programma scientifico. Colgo l’occasione per darci appuntamento ad aprile 2021, sperando che questa situazione così triste per tutti noi abbia trovato una modalità di gestione che ci consenta di portare avanti le nostre attività prioritarie, che in questo caso sono appunto del turismo, e di rifocalizzare la nostra azione verso obiettivi maggiormente sostenibili, innovativi ma soprattutto accessibili e responsabili”.

Lorenza Bonaccorsi, sottosegretario al Turismo

“La BMTA è un appuntamento riconosciuto e apprezzato da tutti i grandi esperti del settore per la grande capacità di coinvolgere gli attori di questo specifico comparto, in cui l’Italia può dire la propria, e per l’originalità della manifestazione”, ha sottolineato Lorenza Bonaccorsi: “Sono certa che poterla svolgere in primavera, nella straordinaria cornice del Parco Archeologico, rappresenterà un ulteriore valore aggiunto all’iniziativa. La fase molto complessa che stiamo vivendo ci impone di ripensare a ciò che sarà il turismo di domani, infatti questa crisi ha accelerato dei fenomeni già in movimento e alcuni di questi riguardano da vicino anche il turismo archeologico: pensiamo al rapporto tra i territori e il turismo di massa, alla gestione dei grandi volumi, agli amministratori che talvolta devono gestire o supportare i nostri siti, alla fragilità stessa di molte nostre ricchezze (beni culturali, archeologici, storici) che vanno tutelate e allo stesso tempo valorizzate, rispettate, fatte conoscere e visitate. Vi sono, dunque, numerosi temi che una manifestazione come la BMTA sarà in grado di approfondire con esperti e operatori. Cito in ultimo anche l’enorme supporto che può arrivare dalla piena digitalizzazione dei nostri servizi nei siti archeologici così come nei musei, un aspetto su cui il MiBACT è particolarmente attento nel sostegno delle tante realtà del Paese, come ovviamente quella di Paestum”.

Mounir Bouchenaki, presidente onorario della Borsa mediterranea del Turismo archeologico
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La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

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Gabriel Zuchtriegl, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia

Hanno aperto i lavori per gli enti promotori l’assessore al Turismo della Regione Campania Felice Casucci (“Voglio sottolineare l’importanza, in questo periodo così complesso, dello svolgimento online degli eventi culturali: per questo esprimo il mio apprezzamento all’iniziativa di questi giorni e per coloro che la rendono possibile. La BMTA è un grande evento, unico al mondo, che si avvale di importanti partner; inoltre, vorrei ricordarne l’esemplarità sotto il profilo economico, ancora di più in questo momento storico, legato alla destagionalizzazione e per quanto riguarda la tutela del patrimonio culturale, essenziale alla vita dei territori”), il sindaco di Capaccio Paestum Franco Alfieri (“Conoscendo la tenacia del prof. Emanuele Greco non mi sono meravigliato che abbia voluto non tener conto della pandemia e portare avanti, seppur online, i lavori dei Dialoghi sull’Archeologia. Purtroppo, la situazione che stiamo vivendo ci costringe a una partecipazione virtuale ma non ho voluto far mancare il saluto della Città di Capaccio Paestum e il mio personale, in attesa di rivederci ad aprile in occasione della XXIII BMTA”) e il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia Gabriel Zuchtriegel (“Colgo l’occasione per salutare tutti da un luogo, in cui mi sarebbe piaciuto portarvi per discuterne, ovvero la trincea scavata alla base delle fondazioni del Tempio di Nettuno: i dati mostrano una stratigrafia abbastanza intatta e anche delle strutture che sono molto interessanti per i risultati dello scavo in atto”) e a seguire il rettore dell’università di Salerno Vincenzo Loia ((“L’università di Salerno è partner di riferimento per la BMTA e per i “Dialoghi sull’Archeologia”. L’appuntamento della Fondazione Paestum è, infatti, promosso dalla nostra Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale: tre giorni molto intensi, dove confrontare i nostri risultati di ricerca. Un apprezzamento va alla partecipazione di molti giovani provenienti da diverse Università e Istituti”), il presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello Alfonso Andria (“Oggi avrebbe avuto inizio la XXIII BMTA: non è stato così, ma lo sarà ad aprile perché l’edizione è semplicemente differita di qualche mese. Possiamo già anticipare alcuni momenti che caratterizzeranno la prossima Borsa: l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il Premio alla scoperta archeologica dell’anno e il Premio in memoria di “Sebastiano Tusa”, alla prima edizione, assegnato a personalità impegnate a favore del turismo archeologico subacqueo. Questo tempo “sospeso” che stiamo vivendo deve essere utile per progettare la ripresa e per dare contenuti e la Borsa non è solo incontro tra domanda e offerta, ma è anche contenuti, progettualità, costruzione di reti e relazioni, confronto di esperienze e buone pratiche”), il presidente onorario della Borsa Mounir Bouchenaki (“In questi giorni, in occasione della XXIII Borsa, avremmo dovuto riunirci a Paestum, bellissima città con i suoi meravigliosi templi risalenti alla Magna Grecia e proprio da oggi si svolgono i Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo del collega e amico Emanuele Greco. Tutti noi, che abbiamo partecipato tanti anni alla Borsa, aspettiamo con gioia il momento in cui sarà finita l’emergenza sanitaria e potremo ritrovarci insieme sia nel Parco Archeologico, sia nelle sale in occasione delle Conferenze sull’archeologia moderna e sulle scoperte che portano avanti la conoscenza del nostro passato, soprattutto nel Mediterraneo”). Il fondatore e direttore della Borsa Ugo Picarelli ha sottolineato il prestigioso apporto delle Istituzioni, che sostengono la Borsa quali Unesco, Unwto, MiBACT che non hanno voluto far mancare la loro vicinanza in questo particolare momento e il rinnovato impegno da parte degli enti promotori Regione Campania, Città di Capaccio Paestum, Parco Archeologico di Paestum e Velia. 

Archeologia in lutto. È morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, una lunga carriera di ricerca e dirigenziale, con centinaia di pubblicazioni. Era direttore del Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, a un passo dalla pensione. Il cordoglio del ministro e dei colleghi

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È morto Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, che accorpa il museo Pigorini, il museo Tucci, il museo dell’Alto Medioevo e il museo delle Arti e tradizioni popolari

Archeologia in lutto: è morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, 66 anni: era ricoverato da ottobre all’istituto nazionale di malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma. “Siamo enormemente addolorati nell’annunciarvi che il nostro direttore è venuto a mancare nel pomeriggio di oggi, 19 novembre 2020. Una grave perdita per il Museo delle Civiltà e il suo personale per l’estremo impegno che il Direttore ha profuso nel costruire un “nuovo” museo e nel portare avanti ambiziosi progetti di condivisione culturale e sociale”.  Ad annunciare la scomparsa di Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, esperto di Celti, è stato proprio il Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, che raccoglie le collezioni del museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, del museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”, del museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”, del museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”, del museo italo africano “Ilaria Alpi” (ex Museo Coloniale), di cui era direttore dal 2017. Nato a Milano nel 1954, laurea in Lettere Classiche con specializzazione in Archeologia, la sua carriera comincia presto, a 25 anni, come archeologo preistorico presso la Soprintendenza Archeologica del Piemonte a Torino, con direzione di numerosi scavi e interventi sul territorio piemontese. Cura la progettazione scientifica di allestimenti e mostre in ambito preistorico. È stato soprintendente per i Beni Archeologici della Liguria, dell’Emilia Romagna, e della Lombardia; direttore ad interim del Parco archeologico di Ercolano; direttore del Segretariato Regionale per la Sardegna. Aveva al suo attivo centinaia di pubblicazioni in materia di Preistoria e Protostoria, arte rupestre ed epigrafia preromana. Dalla primavera del 2017 direttore del Museo delle Civiltà di cui ha una visione ben precisa: “In un mondo che si è ormai globalizzato, noi siamo abituati a mettere in confronto realtà molto distanti sul piano economico, sul piano politico ma poco sul piano culturale. Un Museo come il nostro nasce proprio per stimolare la possibilità di comprendere i rapporti fra le culture e di imparare a rapportarsi con culture diverse”.

Turismo: Franceschini, Expo opportunità anche per Europa

Il ministro per i Beni e le Attività culturali Dario Franceschini

Era a un passo dalla pensione. Non ha fatto in tempo. Il Covid gliela ha negata. Grande il cordoglio tra quanti nei Beni culturali hanno avuto la possibilità di conoscerlo e apprezzarlo. “Mi stringo ai familiari di Filippo Maria Gambari il direttore del Museo delle Civiltà di Roma che ci ha lasciati questo pomeriggio”, ha scritto il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini. “Un raffinato studioso e un ottimo direttore di uno dei musei autonomi del ministero. Una lunga carriera, rigorosa e ricca di incarichi di grande responsabilità. Ci mancherà”. E l’ex direttore della Dg Musei del Mibact, Antonio Lampis: “Uno dei più bravi direttori dei musei statali, che meritava di andare in pensione in pace e invece è morto di Covid. Una persona indimenticabile, cui ho voluto bene”. Alessandro D’Alessio, direttore del Parco archeologico di Ostia Antica e il personale tutto “si uniscono al cordoglio per la prematura scomparsa di Filippo Maria Gambari, direttore del Muciv e direttore supplente del Parco archeologico di Ostia antica fino a poche settimane fa. Nei quattro mesi in cui ha diretto l’ufficio, tutti hanno potuto apprezzarne le doti scientifiche, professionali e umane, l’esperienza e la competenza unite a una rara disponibilità all’ascolto. Lascia nella comunità scientifica e negli uffici del Ministero un vuoto che sarà difficile colmare”. “Un eccelso e rigoroso studioso”, lo ricorda Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, “figura di riferimento nell’ambito museale. Mancheranno la sua profonda Cultura, la sua grande Umanità, le sue doti di saggezza, generosità e capacità di visione”.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

Cordoglio anche dal direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano: “Oggi ci ha lasciato Filippo Maria Gambari stimatissimo archeologo e dirigente MiBACT,  direttore del parco archeologico di Ercolano da settembre 2016 ad aprile 2017 e membro del Consiglio di Amministrazione di questo Parco. Non ho parole da esprimere, sono stato colpito troppo nel profondo per questo ulteriore accadimento. Filippo aveva avviato i primi passi amministrativi del Parco e potere contare sulla sua incredibile esperienza e sulle sue conoscenze profonde tanto nell’archeologia quanto nella gestione dei beni culturali, infondeva entusiasmo e fiducia in tutti. Il tratto umano e il rigore professionale formavano un tutt’uno che ti facevano rispettare ed amare Filippo. Ho lavorato con Filippo braccio a braccio nel Consiglio di Amministrazione ed ho condiviso con lui sempre un’unione di intenti e di progetti. Una persona rara,  di eccezionale levatura. Un collega e amico generoso. Perdiamo un punto di riferimento fondamentale. Sono sconvolto dalla notizia ma sin d’ora tutti sappiamo quanto peserà la sua dipartita. In questo momento provo un senso di smarrimento e un profondo dolore che sono certo condividono tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di lavorare con lui”. E Jane Thompson, manager dell’Herculaneum Conservation Project: “Lo abbiamo conosciuto e ammirato nella complessa fase di avvio del Parco quando si divideva tra la Sardegna ed Ercolano con puntualità e costanza. Un vero esempio di pubblico servizio”. Il cordiglio di tutti i dipendenti del Parco, dei membri del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Scientifico e del team HCP alla famiglia e ai suoi affetti.

Pavia. Con la coop Oltre Confine tour virtuale in più puntate alla riscoperta della Pavia Romana, la Ticinum fondata nell’89 a.C. L’approfondimento su Zoom con iscrizione obbligatoria

Con la coop Oltre Confine tour virtuale on line alla scoperta di Ticinum, la Pavia Romana

È possibile conoscere Pavia romana in tempi di Covid-19? Ci prova la Cooperativa Oltre Confine Onlus con un approfondimento culturale online tramite piattaforma Zoom. Un “viaggio” alla riscoperta, in più puntate, di una Pavia a tratti impercettibile, Ma reale: Ticinum (il nome della città in epoca romana). Sarà l’occasione per iniziare a riscoprire la storia di una città antica, fondata dai Romani nel lontano 89 a.C. Si inizia sabato 21 novembre 2020, alle 15, con “Pavia romana (parte prima). La prenotazione è obbligatoria.  Informazioni e Prenotazioni: visiteguidate@vieniapavia.it / 3755709240. Contributo a offerta libera tramite bonifico Oltre Confine S.C.S Onlus – via Traversi 13 –27039 Sannazzaro dé Burgondi (PV) – C.F.-P.IVA.02457720189 N. Iscr. Albo Nazionale Cooperative Sociali A226402 – N. Iscr. Albo Regionali Cooperative Sociali sez. B n.907 Tel. 0382/995461 Fax. 0382/901277 – mail@vieniapavia.it Ai fini dell’erogazione di regolare ricevuta fiscale, all’atto della prenotazione, vanno segnalati: Nome, Cognome, CF e indirizzo di residenza della persona a cui intestare la ricevuta.

Tracce del ponte romano accanto al famoso Ponte coperto o Ponte vecchio di Pavia sul fiume Ticino (foto Oltre Confine)

L’approfondimento sarà tenuto dall’archeologo Simone Ardizzi che mostrerà un ricco repertorio iconografico. L’iniziativa, che si svolgerà in streaming e avrà una durata di 1 ora circa, consentirà di reinterpretare Pavia e la sua storia bimillenaria sotto una nuova luce, focalizzando l’attenzione dei partecipanti sulle “tracce” che ancora permangono in città della memoria romana, dopo più di duemila anni. Ebbene sì, Pavia venne fondata proprio dai Romani nel I sec. a.C. con il nome di Ticinum. Fu la città a prendere il nome dal fiume Ticinus, e non viceversa, a conferma dell’importanza strategica che le vie fluviali ricoprivano in epoca antica. Ticinum venne infatti edificata non in una località qualsiasi del Nord Italia, ma su un deposito alluvionale e a pochi chilometri di distanza dalla confluenza del Ticino nel Po. Ticinum era così collegata ai grandi centri abitati dell’area padana sorti lungo il Po e i suoi numerosi affluenti. Questo primo appuntamento sarà dunque incentrato su una contestualizzazione territoriale di Pavia romana e sul suo centro abitato, parlando dell’impianto urbanistico originario, delle sue strade, delle fognature romane, del foro e del ponte vecchio. Di altri monumenti e aspetti specifici della città romana si parlerà nelle puntate successive. L’idea di “spazzare” in più puntate la trattazione di Pavia romana nasce proprio dalla volontà di offrire un ampio spaccato di Ticinum, per nulla compresso.

Napoli. “Sette statue per sette giorni” al museo Archeologico nazionale di Napoli: si inizia con il cosiddetto Germanico

La statua maschile del cosiddetto Germanico (I sec. d.C.) apre il tour virtuale anteprima della Sezione Campania Romana (foto Luigi Spina)

Sette statue per sette giorni: il museo Archeologico nazionale di Napoli anticipa un suggestivo tour virtuale della Sezione Campania Romana, che sarà nuovamente fruibile al pubblico da giugno 2021. Il viaggio online è iniziato simbolicamente sabato 14 novembre 2020, alle 20: era prevista la Notte dei Musei, con aperture straordinarie che, a causa dell’emergenza Covid, sono oggi trasformate in appuntamenti virtuali. A guidare gli internauti in un itinerario di scoperta sono sette splendide immagini di Luigi Spina: i capolavori scelti per questa preziosa e raffinata campagna digitale sono alcuni marmi che, provenienti per lo più dai depositi del Mann, arricchiranno le sale del piano terra nell’ala occidentale del Museo. Per iniziare, il museo Archeologico nazionale di Napoli presenta la statua maschile del cd. Germanico: proviene dal Macellum di Pompei, risale ai primi decenni del I sec. d.C. ed è uno dei tesori dischiusi dai depositi del Mann.

Parco archeologico di Ercolano, dopo il boom di visitatori sui canali social nel lockdown, la nuova chiusura è colta come una nuova sfida: cresce l’offerta digitale

Nuova chiusura dei musei per contrastare la diffusione del COVID-19 e il Parco Archeologico di Ercolano, reduce da un semestre di esplosione social si cala nella nuova circostanza con un ulteriore arricchimento dell’offerta digitale. La seconda chiusura viene colta come una nuova sfida ad interpretare il patrimonio culturale secondo ulteriori modi di leggerlo ed interpretarlo, e propone una spinta graduale verso una maggiore interattività da parte della community facilitando l’emergere di pulsioni che sono state già via via captate e valorizzate nel tempo: negli anni infatti il Parco ha ascoltato le richieste del proprio pubblico, coinvolgendolo nella co-creazione dei propri contenuti e nella programmazione delle azioni, come è stato il caso della trasformazione di “Splendori”, la mostra sugli ori all’Antiquarium, da esposizione temporanea a mostra permanente, nell’aggiunta di serate alla programmazione serale estiva su input degli utenti, nella continuazione del programma “Lapilli” anche dopo il lockdown con l’ideazione di una nuova serie. Dalle domus ai reperti, dalle mostre ai cantieri con i lavori di restauro e manutenzione al Parco, tutto il patrimonio si fa racconto e arriva direttamente nelle case e sugli schermi degli utenti. “Nel limite della mancanza della visita fisica abbiamo voluto vederci una opportunità di potenziamento della presenza digitale”, interviene il direttore Francesco Sirano, “per consolidare una visione delle pagine social del Parco non solo come luogo di fruizione e condivisione di contenuti culturali ma come luogo digitale di rinascita dello spirito che animava i decumani e le aree pubbliche dell’antica Ercolano, una piazza virtuale dove si ritrovano persone accomunate dagli stessi valori identitari, dove si potrà interagire, con un continuo gioco di sollecitazioni, curiosità e interessi, per proseguire un dialogo avviato in presenza o per avviare nuovi legami. E voglio sottolineare che pur dolorosamente a distanza, il nostro pubblico ci ha premiati nel riconoscere lo sforzo di trasferire ogni contenuto possibile sulle piattaforme digitali, i dati che ci restituiscono le partecipazioni ai canali del Parco sono infatti davvero lusinghieri”.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, vicino ai fornici dell’antica spiaggia di Ercolano dove sono stati trovati i resti dei fuggiaschi (foto Paerco)

Nata nel maggio 2017, la pagina Facebook del Parco ad oggi raggiunge quasi i 26000 follower e si aggira sulla media delle 300mila persone raggiunte mensilmente. La pagina ha più che raddoppiato i suoi follower in un anno, ma dal momento che la strategia di apertura e libera fruizione dei propri contenuti social anche a coloro che non sono iscritti a Facebook rende necessario integrare questo dato con quello delle visualizzazioni dei contenuti per avere una fotografia più realistica del grado di espansione raggiunta. Nel 2020 la percentuale di crescita rilevata sulle impression dei video, comparando l’ultimo trimestre con lo stesso trimestre del 2019, sfiora il 3000%, e se questo ci dà un’idea numerica dell’espansione, significativo è anche il dato sul gradimento che cattura invece l’aspetto qualitativo e di percezione da parte della community: la percentuale di crescita rilevata sul gradimento medio nello stesso arco temporale è del 564%. Fortunatissima la serie de “I Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano”; clip più vista della serie è quella dei fornici con quasi 250mila impression e del programma successivo de “I Lapilli sotto la cenere”, quella dedicata ai legni con quasi 300mila, con un tasso di crescita del numero complessivo di impression dei video che è del 127% solo nell’ultimo trimestre e un numero di impression complessivo per tutta la serie che è di quasi due milioni e mezzo.

La magia del sito archeologico di Ercolano dominato dal Vesuvio (foto Paerco)

Ugualmente significativi i tassi di crescita della pagina Instagram del Parco, anch’essa con follower più che raddoppiati in un anno e con una crescita che è continuata anche dopo la riapertura al pubblico. Con una rilevazione effettuata comparando i dati di luglio/settembre 2020 si osserva come il Parco si attesti al quarto posto in italia per tasso di espansione, dietro la galleria nazionale delle Marche, la galleria dell’Accademia di Firenze e il parco archeologico del Colosseo. “L’interesse della community per i contenuti video del Parco – conclude Sirano – ha spinto il Parco ad organizzare una nuova modalità di fruizione dei contenuti video, attraverso la predisposizione di percorsi tematici sul proprio canale YouTube: l’invito ai nostri visitatori, dunque, nella fase di questa seconda chiusura, è di iscriversi al nostro canale YouTube: una vera e propria biblioteca virtuale nel ricordo di quella della Villa dei Papiri”.

Napoli. Il museo Archeologico nazionale propone “Sette statue per sette giorni”: anteprima virtuale della Sezione Campania Romana che aprirà nel giugno 2021 con sette scatti di Luigi Spina. Si inizia con la Notte dei Musei (solo virtuale)

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Le sale, ancora vuote, del Mann che ospiteranno la Sezione Campania Romana dal giugno 2021 (foto Mann)

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Rendering della nuova sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Al piano terra dell’ala occidentale del museo Archeologico nazionale di Napoli alcune sale, oggi vuote, ospiteranno nel giugno 2021 i capolavori della Campania Romana: la Sezione raccoglierà circa duecento reperti, provenienti dalle principali città romane della regione (non solo i grandi centri vesuviani come Pompei ed Ercolano, ma anche Cuma, Baia, Pozzuoli e Santa Maria Capua Vetere) e databili a partire dalla prima età imperiale. Nell’attesa il museo Archeologico nazionale di Napoli anticipa un suggestivo tour virtuale della Sezione Campania Romana: “Sette statue per sette giorni”, con sette post su Facebook ed Instagram.

L’Atlante Farnese uno dei simboli del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Luigi Spina)

Il viaggio online inizia su Facebook, simbolicamente il 14 novembre 2020 alle 20: per quella data e quello specifico orario era prevista la Notte dei Musei, con aperture straordinarie che, a causa dell’emergenza Covid, sono oggi trasformate in appuntamenti virtuali. Da sabato 14 novembre così, i fan e follower potranno trovare, nella rete, uno spazio per ammirare sculture quasi sconosciute: i capolavori scelti per questa preziosa e raffinata campagna digitale non saranno il Doriforo di Policileto, il Cavallo Mazzocchi o l’Afrodite di Capua, opere che pure figureranno nel riallestimento della Campania Romana, ma alcuni marmi che, provenienti per lo più dai depositi del Mann, arricchiranno le sale del piano terra nell’ala occidentale del Museo. A guidare gli internauti in un itinerario di scoperta, da vivere per ora con like, commenti e condivisioni, saranno sette splendide immagini di Luigi Spina: il fotografo ha ripreso a studiare la statuaria del Mann, con un impegno di ricerca pari a quello profuso per la Collezione Farnese. Se l’illuminazione e l’inquadratura saranno i primi strumenti per “interpretare” l’opera, facendone emergere il valore simbolico, culturale e sociale, la vera scommessa della campagna di Spina sarà conciliare le esigenze scientifiche della documentazione con il forte senso estetico espresso da marmi e bronzi: un approccio allo stesso tempo divulgativo e rigoroso, che non soltanto “premierà” gli appassionati di archeologia, ma anche i cultori di una ricerca evocativa ed emozionale sull’immagine.

La statua maschile del cosiddetto Germanico (I sec. d.C.) apre il tour virtuale anteprima della Sezione Campania Romana (foto Luigi Spina)

Primo post sabato 14 novembre 2020, dunque, con la statua maschile del cd. Germanico: proviene dal Macellum di Pompei, risale ai primi decenni del I sec. d.C. ed è uno dei tesori dischiusi dai nostri depositi. Quasi sconosciuta anche la testa di Apollo tipo Omphalos, che sarà postata la domenica: in ossequio alla dimensione “multicentrica” che connoterà la Sezione della Campania Romana, l’opera proviene da Cuma ed è copia romana (II sec. d.C.) di un originale di età severa. Per iniziare la settimana online, enigma e magnetismo nell’immagine della protome di Giunone, anch’essa svelata dai depositi: la testa, che per le sue dimensioni particolari (sessanta centimetri circa) probabilmente è parte di una statua di culto del Tempio di Giove a Pompei ed è databile al I sec. d.C. Ancora dai depositi, l’elegante figura femminile panneggiata (dal Foro di Ercolano, I sec. d.C.), così come non esposta da tempo la scultura di Olconio Rufo (I sec. d.C.), che proviene dal quadrivio di via Stabiana a Pompei. Completeranno l’anteprima social la statua femminile della Concordia Augusta (da Pompei, edificio di Eumachia, I sec. d.C.) ed il Busto di Plotina (dal settore cd. Mercurio del Palatium di Baia, 117-138 d.C., anch’esso custodito da molti anni nei depositi).

Protome di Giunone (I sec. d.C.) forse parte di una statua di culto del tempio di Giove a Pompei: sarò nella Sezione Campania Romana del Mann (foto Luigi Spina)

“Il lavoro sulla Campania Romana è da considerarsi una delle più significative ricerche fotografiche al museo di Napoli degli ultimi dieci anni”, commenta Luigi Spina. “Tutto questo si esplica in un’azione quotidiana di riprese che richiedono tempi precisi e giuste riflessioni per individuare l’unicità di ogni opera”. La campagna fotografica di Luigi Spina rientra nella prassi di valorizzazione del patrimonio museale, da divulgare e condividere in rete: nella recente rilevazione, realizzata dal Politecnico di Milano per la Direzione Generale Musei del Mibact, il Mann è risultato il museo italiano più attivo su Facebook, in termini di numero di post pubblicati (122)  nel settembre scorso. Così, nella compagine più complessiva e variegata dei dati inerenti alla “propensione social” degli istituti culturali, con particolare riferimento alla specifica attività su Facebook, il Mann conferma la cura nell’applicazione delle opportunità comunicative offerte dalla piattaforma: in questi tempi difficili, una risorsa indispensabile per mantenere vivo il dialogo con il pubblico.

Roma. Nella quarta puntata di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, la band romana dei Måneskin protagonista in una passeggiata a ritmo di musica tra i palazzi imperiali del Palatino

I Måneskin protagonisti della quarta puntata di Star Walks . Quando il PArCo incontra la musica (foto PArCo)

Di gioventù, potere, Vent’anni, Palatino e Måneskin. La band romana invade i palazzi un tempo abitati dagli imperatori. Ad accompagnarli ci sono lo speaker di Rai Radio2 Massimo Cervelli e l’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli, in una passeggiata a ritmo di musica tra i palazzi imperiali del Palatino, riflettendo sul rapporto tra giovinezza, potere e successo. Il peristilio della Domus Flavia, sede dell’imperatore Domiziano, accoglie il set della loro esibizione live. Dopo The Zen Circus, Clavdio e Silvestri, sono stati i Måneskin i protagonisti della quarta puntata della web-serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, sempre assieme all’importante media partnership di RAI Radio2, che si conferma il format della passeggiata a ritmo di musica insieme a un talent di Rai Radio2 lungo percorsi inediti, in un gioco di specchi, emozioni e rimandi di volta in volta diversi. La puntata registrata nel rispetto delle norme di sicurezza anti Covid-19. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; Media-Partner: Rai Radio2; social-media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo),  Annalisa Vacca (Rai Radio2).

“Grazie a tutti i fan del gruppo per aver accolto questa puntata di Star Walks con grande entusiasmo!”, commentano al Parco archeologico del Colosseo. “E se vi è venuta un po’ voglia di vedere dal vivo i palazzi imperiali del Palatino protagonisti dell’episodio insieme ai Måneskin, abbiamo una notizia speciale, che purtroppo sarà valida solo quando sarà riaperto il parco dopo l’emergenza Covid: sotto i 18 anni l’ingresso è gratuito, mentre per i visitatori tra i 18 e i 25 anni il biglietto d’ingresso costa 2 euro, al PArCo come negli altri musei italiani e luoghi della cultura Mibact”.