Archivio tag | Collegio degli Augustali di Ercolano

L’eccezionale scoperta a Ercolano dei neuroni nel cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione di 2000 anni fa, è raccontata dai protagonisti Sirano e Petrone nella nona clip dei “Lapilli sotto la cenere del Parco archeologico di Ercolano”. E annunciano presto nuove scoperte

Individuati i neuroni del cervello umano in una vittima dell’eruzione del Vesuvio a Ercolano: la notizia della straordinaria scoperta scientifica a Ercolano l’hanno data all’inizio di ottobre 2020 il direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, e l’antropologo forense dell’università “Federico II” di Napoli, Pier Paolo Petrone (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/10/12/nuova-straordinaria-scoperta-scientifica-ad-ercolano-del-team-di-petrone-individuati-i-neuroni-nel-cervello-vetrificato-dello-scheletro-carbonizzato-del-custode-del-collegio-degli-augustali-trovato-d/). Ora con la nona clip dei “Lapilli sotto la cenere del Parco archeologico di Ercolano”, serie di video che permette la visita digitale integrando quella reale ed ampliando ulteriormente la fruizione dei visitatori portandoli anche ad esplorare realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili, sono gli stessi Sirano e Petrone a raccontarci questa nuova eccezionale scoperta ercolanese, a seguito del ritrovamento del cervello vetrificato del giovane custode del Sacello degli Augustali: la preservazione integrale di strutture neuronali di un sistema nervoso centrale di 2000 anni fa.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, vicino ai fornici dell’antica spiaggia di Ercolano dove sono stati trovati i resti dei fuggiaschi (foto Paerco)

“Il parco archeologico di Ercolano vuole essere un laboratorio a cielo aperto”, spiega il direttore Sirano. “A tal fine promuove studi multidisciplinari in ogni campo della scienza. Con l’università “Federico II” di Napoli abbiamo lanciato un programma di antropologia fisica che si annuncia particolarmente promettente. Abbiamo ripreso gli studi sugli scheletri dei fuggiaschi sull’antica spiaggia e stiamo approfondendo quelli riguardanti altri importanti rinvenimenti all’interno della città antica. In particolare, una delle vittime del Vesuvio, il custode del sacello degli Augustali, ci sta rivelando delle informazioni preziosissime. All’altezza del cranio è stata riconosciuta una massa vetrosa che attraverso gli studi condotti da un’equipe multidisciplinare coordinata da Pier Paolo Petrone dell’università Federico II di Napoli hanno rivelato prima l’appartenenza al cervello, e poi la presenza di cellule neuronali”.

Il Collegio degli Augustali di Ercolano dove è conservato lo scheletro del Custode (foto Petrone)

“Questa scoperta – continua Sirano – apre una pagina nuova non solo dal punto di vista degli studi di antropologia ma anche per ricostruire le dinamiche della distruzione della città antica. Infatti si sono create delle condizioni che normalmente si creano in laboratorio al momento in cui il primo flusso piroclastico si è abbattuto sulla città antica. Questo è un dato che noi possiamo combinare con altri dati che conosciamo dal sito: per esempio, il repentino cambio di colore di alcune pareti a fondo giallo che sono diventate di colore rosso, qui come a Pompei, e che evidentemente devono essere studiate in maniera più approfondita per capire come a Ercolano si abbatté l’onda di questi flussi piroclastici sul sito antico. Ma gli studi di antropologia ci servono soprattutto per ricostruire, insieme a dati epigrafici, insieme a dati archeologici, insieme alle analisi paleo-nutrizionali, questa comunità che ci è stata preservata in maniera eccezionale da una tragedia quale quella del Vesuvio. Attraverso questi studi contiamo anche di trarre degli utili insegnamenti per vivere nella maniera sempre più equilibrata possibile all’onda di un vulcano”.

Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)
pier-paolo-petrone_antropologo-forense

Il prof. Pier Paolo Petrone, antropologo forense dell’università Federico II di Napoli

“Ercolano è di nuovo alla ribalta internazionale”, interviene Petrone. “Il nostro gruppo di ricerca, formato da archeologi, antropologi, biologi, matematici, biochimici, vulcanologi, è nuovamente riuscito a raggiungere la notorietà internazionale attraverso una pubblicazione fatta su Plos One che riporta i risultati di ricerche che abbiamo condotto su questo cervello vetrificato, scoperto di recente e pubblicato all’inizio di quest’anno sul New England Journal of Medicine (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/04/07/ercolano-eccezionale-scoperta-per-la-prima-volta-al-mondo-trovati-i-resti-vetrificati-di-cervello-umano-erano-in-una-vittima-delleruzione-del-79-d-c-lo-studio-frutto-della-collaborazion/), all’interno del quale siamo riusciti eccezionalmente a rinvenire un intero sistema nervoso centrale. Quindi una scoperta eccezionale nella scoperta già eccezionale di per sé in quanto fino ad oggi non era mai stato prima rinvenuto un cervello vetrificato. Quindi la vittima, l’ultima delle vittime ancora presenti sullo scavo archeologico di Ercolano, un corpo carbonizzato che si trova all’interno di un letto carbonizzato nella stanzetta dentro il collegio degli Augustali, edificio dedicato al culto di Augusto, e quindi ritenuto il custode di questo edificio: questo individuo, dunque, l’ultimo lasciato per fortuna “musealizzato” da Amedeo Maiuri che lo rinvenne all’inizio degli anni ’60, e decise di lasciarlo così com’era. Per nostra fortuna, perché abbiamo avuto così la possibilità, dopo 60 anni, di poter studiare i resti di questo corpo incredibilmente preservato. Un corpo che, diversamente da quelli rinvenuti sull’antica spiaggia, mostrava effetti del calore particolarmente elevati. Quindi molto più forti rispetto alle vittime rinvenute all’interno dei cosiddetti fornici sull’antica spiaggia di Ercolano”.

I resti del corpo carbonizzato del custode degli Augustali a Ercolano con la posizione dei resti analizzati dal team di Petrone (foto Petrone / Plos One)
ercolano_brain vitrified fragment_1_Petrone copyright 2020

I resti vetrificati di cervello umano studiati dall’università Federico II di Napoli (foto Petrone)

“Durante gli studi condotti in situ su questo corpo per la prima volta”, continua Petrone, “mi accorsi di resti vetrificati che scintillavano all’interno di quanto rimaneva del cranio esploso, quindi all’interno della cenere. Perciò doveva essere il cervello, come poi abbiamo dimostrato perché all’interno del materiale vetroso abbiamo identificato tutta una serie di acidi grassi dei capelli, trigliceridi del cervello umano, e soprattutto sette proteine ampiamente rappresentate in tutti i distretti cerebrali umani. E quindi, nell’approfondimento di studio che è stato fatto in questo frangente, abbiamo visto che queste proteine sono codificate da geni particolarmente interessanti perché sono correlati a tutta una serie di patologie umane, quindi un discorso molto interessante. Questo ulteriore studio, che è soltanto il secondo capitolo di una lunga storia che già sta dando nuovi risultati, e che quindi porterà a ulteriori pubblicazioni, ci dimostra ancora una volta che Ercolano è un sito eccezionale in quanto qui a Ercolano l’eruzione per le particolari condizioni verificatesi, distanza, temperatura, rapido seppellimento dell’intera città,  si sono potute conservare non solo strutture e vittime, ma anche tessuti biologici, in questo caso il cervello con addirittura un intero sistema nervoso centrale”.

Strutture del sistema nervoso centrale individuate dal team di Petrone (foto Petrone / Journal Plos One)

“Quindi è importantissimo capire che questa è una scoperta pazzesca perché mai prima è stato visto un sistema nervoso centrale a così alta risoluzione così perfettamente conservato con neuroni, assoni e strutture che sono evidentissime e che abbiamo analizzato al microscopio elettronico e attraverso tutta una serie di elaborazioni matematiche. Quindi questo gruppo di ricerca molto forte formato dal sottoscritto, dal direttore del parco archeologico di Ercolano Francesco Sirano, dal prof. Guido Giordano dell’università Roma Tre vulcanologo, dal prof. Giuseppe Castaldo del Ceinge – Biotecnologie avanzate alla “Federico II” di Napoli, dal prof. Massimo Niola medico legale, e dalla dottoressa Maria Giuseppina Miano che conduce un laboratorio presso il Cnr a Napoli, e  molti altri ricercatori: insieme hanno permesso uno studio multidisciplinare. Tutte queste forze, tutte queste menti ha permesso di arrivare a tutte queste conclusioni eccezionali. Quindi tutto ciò è fondamentale non solo dal punto di vista archeologico e biologico, ma anche dal punto di vista del rischio vulcanico perché tutte queste evidenze ci stanno dando indicazioni in una certa direzione, che riguardano finalmente al valutazione del rischio vulcanico. Quindi rinviamo alla prossima puntata i risultati che nel frattempo stanno venendo fuori”.

Nuova straordinaria scoperta scientifica ad Ercolano del team di Petrone: individuati i neuroni nel cervello vetrificato dello scheletro carbonizzato del custode del Collegio degli Augustali trovato da Maiuri. La ricerca multidisciplinare utile anche per la valutazione del rischio vulcanico

I resti vetrificati di cervello umano studiati dall’università Federico II di Napoli (foto Petrone)

Straordinaria scoperta dal parco archeologico di Ercolano: trovati neuroni nel cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. Lo scheletro carbonizzato del custode del Collegio degli Augustali di Ercolano, ritrovato negli anni ’60 durante gli scavi condotti dall’allora soprintendente Amedeo Maiuri nella cenere vulcanica, continua a stupire gli studiosi. Ricordate? Era fine gennaio di quest’anno quando veniva annunciato il primo rinvenimento dei resti di cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. nella città di Ercolano. “La conservazione di tessuto cerebrale è un evento estremamente raro in archeologia”, spiegano gli esperti, “ma è la prima volta in assoluto che vengono scoperti resti umani di cervello vetrificati per effetto del calore prodotto da un’eruzione”. Lo studio portato avanti da un team di antropologi e ricercatori guidato da Pier Paolo Petrone dell’università Federico II di Napoli era stato pubblicato dal New England Journal of Medicine, prestigiosa rivista medica leader a livello mondiale (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/04/07/ercolano-eccezionale-scoperta-per-la-prima-volta-al-mondo-trovati-i-resti-vetrificati-di-cervello-umano-erano-in-una-vittima-delleruzione-del-79-d-c-lo-studio-frutto-della-collaborazion/).

I neuroni umani individuati dal team di Petrone nel cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione del Vesuvio a Ercolano (foto Petrone / Paerco)
pier-paolo-petrone_antropologo-forense

Il prof. Pier Paolo Petrone, antropologo forense dell’università Federico II di Napoli

Sono passati pochi mesi. Ed ecco la nuova straordinaria scoperta, neuroni umani, ad opera dello stesso team che ha proseguito le ricerche sul cervello vetrificato proveniente dallo scheletro carbonizzato del custode del Collegio degli Augustali di Ercolano. Lo studio condotto in collaborazione con il parco archeologico di Ercolano dai ricercatori della Federico II, del CEINGE-Biotecnologie Avanzate, delle università Roma Tre e la Statale di Milano e del CNR è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica americana PLOS ONE (l’articolo è stato ricevuto il 5 agosto 2020, accettato il 17 settembre 2020, e pubblicato il 6 ottobre 2020). Lo studio è stato eseguito dal team di ricerca dell’antropologo Pier Paolo Petrone di cui fanno parte il professor Massimo Niola (Medicina Legale della “Federico II” di Napoli), il professor Giuseppe Castaldo (CEINGE-Biotecnologie avanzate di Napoli) e il professor Guido Giordano (università Roma Tre), in collaborazione con il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, insieme ad altri ricercatori del CNR di Napoli e delle università “Federico II” di Napoli, di Roma Tre e della Statale di Milano. La straordinaria scoperta è dunque tutta italiana, frutto del prestigioso lavoro dell’antropologo forense Pier Paolo Petrone, responsabile del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense alla sezione dipartimentale di Medicina Legale dell’università di Napoli “Federico II”, in collaborazione con geologi, archeologi, biologi, medici legali, neurogenetisti e matematici di atenei e centri di ricerca nazionali, che hanno raggiunto risultati eccezionali nonostante le limitazioni imposte dal Covid-19. “Il rinvenimento di tessuto cerebrale in resti umani antichi è un evento insolito”, spiega Petrone, coordinatore del team. “Ma ciò che è estremamente raro è la preservazione integrale di strutture neuronali di un sistema nervoso centrale di 2000 anni fa, nel nostro caso a una risoluzione senza precedenti”.

Le aree di ricerca del team di Petrone sulla vittima dall’eruzione del Vesuvio a Ercolano (foto Petrone / Journal Plos One)

“Rilevare l’ultrastruttura del tessuto cerebrale nei resti archeologici umani – si legge nell’Abstract che introduce la pubblicazione del team italiano su PLOS ONE -, è un evento raro che può offrire approfondimenti unici sulla struttura dell’antico sistema nervoso centrale (SNC). Eppure i cervelli antichi riportati in letteratura mostrano solo una scarsa conservazione delle strutture neuronali. Utilizzando la microscopia elettronica a scansione (SEM) e strumenti avanzati di elaborazione delle immagini, descriviamo la visualizzazione diretta del tessuto neuronale nel cervello vetrificato e nei resti del midollo spinale che abbiamo scoperto in un maschio vittima dell’eruzione del 79 d.C. a Ercolano. Mostriamo neuroni antichi eccezionalmente ben conservati da diverse regioni del sistema nervoso centrale umano con una risoluzione senza precedenti. Questo tessuto è tipicamente costituito da materia organica, come rilevato utilizzando la spettroscopia a raggi X a dispersione di energia. Per mezzo di una rete di elaborazione di immagini neurali auto-sviluppata, mostriamo anche dettagli specifici della nanomorfologia neuronale, come la periodicità tipica della mielina evidenziata negli assoni cerebrali. Il perfetto stato di conservazione di queste strutture è dovuto al singolare processo di vetrificazione avvenuto ad Ercolano. La scoperta di proteine ​​i cui geni sono espressi nella diversa regione del cervello umano adulto concorda ulteriormente con l’origine neuronale dell’insolito ritrovamento archeologico. La conversione del tessuto umano in vetro è il risultato di un’improvvisa esposizione alla cenere vulcanica bruciante e al concomitante calo rapido della temperatura. Il processo di vetrificazione naturale indotto dall’eruzione, che blocca la struttura cellulare del SNC, ci ha permesso di studiare forse l’esempio più noto in archeologia di tessuto neuronale umano straordinariamente ben conservato dal cervello e dal midollo spinale”.

Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)

L’eruzione, che causò la devastazione dell’area vesuviana e la morte di migliaia di abitanti, seppellendo in poche ore la città di Ercolano ha permesso la conservazione di resti biologici, anche umani. “La straordinaria scoperta ha potuto contare sulle tecniche più avanzate e innovative di microscopia elettronica del Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre, un’eccellenza italiana”, spiega Guido Giordano, ordinario di Vulcanologia al Dipartimento di Scienze dell’Ateneo romano, “dove le strutture neuronali perfettamente preservate sono state rese  possibili grazie alla conversione del tessuto umano in vetro, che dà chiare indicazioni del rapido raffreddamento delle ceneri vulcaniche roventi che investirono Ercolano nelle prime fasi dell’eruzione”. E Petrone aggiunge: “I risultati del nostro studio mostrano che il processo di vetrificazione indotto dall’eruzione, unico nel suo genere, ha congelato le strutture cellulari del sistema nervoso centrale di questa vittima, preservandole intatte fino ad oggi”.

Strutture del sistema nervoso centrale individuate dal team di Petrone (foto Petrone / Journal Plos One)

Le indagini sulle vittime dell’eruzione proseguono in sintonia tra i vari ambiti della ricerca. “La fusione delle conoscenze dell’antropologo forense e del medico-legale stanno dando informazioni uniche, altrimenti non ottenibili”, afferma Massimo Niola, ordinario e direttore della U.O.C. di Medicina Legale alla “Federico II”. Lo studio ha anche analizzato i dati di alcune proteine già identificate dai ricercatori in un lavoro pubblicato a gennaio scorso dal New England Journal of Medicine. “Un aspetto di rilievo potrebbe riguardare l’espressione di geni che codificano le proteine isolate dal tessuto cerebrale umano vetrificato”, spiega Giuseppe Castaldo, Principal Investigator del CEINGE e ordinario di Scienze Tecniche di Medicina di Laboratorio della “Federico II”. “Tutte le trascrizioni geniche da noi identificate sono presenti nei vari distretti del cervello quali, ad esempio, la corteccia cerebrale, il cervelletto o l’ipotalamo”, aggiunge Maria Pia Miano, neurogenetista all’Istituto di Genetica e Biofisica del CNR di Napoli.

Veduta generale dell’area archeologica di Ercolano (foto Paerco)
francesco-sirano

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

Le indagini sui resti delle vittime dell’eruzione non si fermano qui. Il Parco Archeologico ha inserito tra i temi di ricerca prioritari le indagini bioantropologiche e vulcanologiche per l’eccezionale interesse che possono avere non solo nello stretto ambito scientifico ma anche nel campo degli studi storici e del rafforzamento della capacità di gestire catastrofi come  l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “Gli straordinari risultati ottenuti”, conclude Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, “dimostrano l’importanza degli studi multidisciplinari condotti dai ricercatori della Federico II e l’unicità di questo sito straordinario, ancora una volta alla ribalta internazionale con il suo patrimonio inestimabile di tesori e scoperte archeologiche”. Le ricerche in corso vanno nella direzione di una ricostruzione a ritroso delle varie fasi dell’eruzione, valutando i tempi di esposizione alle alte temperature e del raffreddamento dei flussi, che hanno importanza non solo per l’archeologia e la bioantropologia, ma anche per il rischio vulcanico. Queste ed altre informazioni che verranno dagli studi in corso potranno offrire importanti parametri per la gestione delle emergenze nell’area vesuviana”.

“Lapilli di Ercolano”: con la 16.ma clip il direttore Sirano ci porta all’interno di uno dei luoghi più rappresentativi della città di Herculaneum: la sede degli Augustali. Qui recentemente è stata fatta una scoperta scientifica di rilevanza internazionale: il ritrovamento di resti del cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione del 79 d.C.

Il parco archeologico di Ercolano è aperto regolarmente al pubblico, dopo il lockdown, ma il suo direttore Francesco Sirano continua a regalarci approfondimenti esplorando i luoghi e le storie di Ercolano. Questa volta, con al 16.ma clip dei “Lapilli del parco archeologico di Ercolano”, ci troviamo all’interno di uno dei luoghi più rappresentativi della città di Herculaneum: la sede degli Augustali. I suoi ambienti sono stati oggetto di una recentissima opera di restauro e di una scoperta scientifica di rilevanza internazionale: il ritrovamento di resti del cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/04/07/ercolano-eccezionale-scoperta-per-la-prima-volta-al-mondo-trovati-i-resti-vetrificati-di-cervello-umano-erano-in-una-vittima-delleruzione-del-79-d-c-lo-studio-frutto-della-collaborazion/).

La sede degli Augustali, nel cuore di Ercolano, ritmata dalle grandi colonne. In primo piano le basi che sorreggevano le statue di Augusto e Cesare (foto Graziano Tavan)

Tra i pochi monumenti pubblici dell’antica Ercolano, uno dei più chiari esempi è rappresentato senz’altro dal sacello degli Augustali. L’Augusteo era un grande edificio porticato, da cui provengono statue, affreschi importantissimi, che si trovava proprio nelle vicinanze del foro. “Appena entrati – spiega Sirano – ci accolgono quattro grandi colonne che ci impressionano per l’altezza e la potenza: esse dividono lo spazio in tre navate e, sull’asse di fronte a noi, un sacello. Questo edificio è stato interpretato come la sede degli Augustali sulla base di un’iscrizione di marmo dell’età di Augusto, una dedica ad Augusto fatta da due liberti, due fratelli, che troviamo qui esposta. Ma oltre questa iscrizione ufficiale, abbiamo anche dei graffiti molto interessanti che si trovano ripetuti su cinque righe su una delle colonne. Alcuni hanno anche al rubricatura, cioè il rosso, per essere più evidenti. Si legge: vi prego, vi invito a votare nella curia augustana. La curia, in latino, è il luogo dove si riuniscono delle persone. Curia augustana fa pensare effettivamente alla sede degli Augustali. Il collegio degli Augustali era formato da liberti, schiavi liberati, che si applicavano al culto imperiale. Non appena entrati su due basi, ancora presenti, si trovavano le statue di Augusto e di Cesare, recuperate all’epoca degli scavi borbonici che parzialmente esplorarono questi ambienti”. Stando al centro dell’edificio si apprezza meglio lo splendido restauro di Maiuri con gli architravi di legno ancora perfettamente conservati e i caratteristici spaccati assonometrici che Maiuri lascia nella parte superiore per far vedere le altre testate di trave originarie ma anche la presenza di un piano superiore che era frequentato e abitato contemporaneamente all’uso di questo edificio.

Il sacello degli Augustali, realizzato dopo il terremoto del 62 d.C. (foto Graziano Tavan)

La cella viene creata in un secondo momento, probabilmente dopo il terremoto del 62 d.C. “Quindi qui era la sede di riunione del collegio degli Augustali – continua Sirano – e, dopo il 62, viene anche realizzato questo piccolo sacello di culto che aveva al centro una base, che oggi vediamo qui spogliata dei suoi marmi, probabilmente sempre per il passaggio degli scavatori borbonici, sulla quale doveva esserci una statua dell’imperatore regnante. Questo ce lo segnala la presenza sull’asse di questa base di una corona che ci ricorda la corona di quercia che si trovava al di fuori della casa degli imperatori sul Palatino. Uno dei migliori esempi di pittura di IV stile pompeiano di Ercolano è rappresentato proprio dal decoro di questo sacello. Ma non solo le pitture. Anche i pavimenti sono di eccezionale rilevanza, oggetto insieme a tutto l’edificio di un recentissimo restauro: i pavimenti in marmi policromi africani, il pavimento di cocciopesto e tutto il resto della struttura fino ai tetti di questo edificio. La zoccolatura delle pareti è formata da marmi africani di grandissimo pregio e sostiene la decorazione dipinta in IV stile pompeiano”.

Sacello degli Augustali: il riquadro con Ercole, Acheloo e Deianira (foto Graziano Tavan)

Le pitture di IV stile pompeiano raffigurano delle architetture fantastiche, candelabri, esili colonne di varia tipologia e al centro grandi quadri mitologici. Quello che si vede su una delle pareti laterali rappresenta Ercole che guarda verso Acheloo, personificazione di un fiume della Grecia, che ha rapito Deianira, la futura sposa di Ercole. “Molto interessante questa rappresentazione perché è stata messa in relazione con il posizionamento topografico di Ercolano, proprio al confine del territorio di Neapolis, la colonia greca Napoli, la quale si chiamava in un primo momento, come tutti sanno, Partenope. Partenope è una delle sirene, figlia di Acheloo. Alcuni studiosi hanno messo in relazione questa raffigurazione con un simbolismo di rivendicazione di rapporti politici, interpretabili in senso positivo e negativo con la vicina Napoli”.

Sacello degli Augustali: apoteosi di Ercole, con Giunone e Minerva (foto Graziano Tavan)

Sulla parete opposta, protagonista è sempre Ercole, un Ercole ormai maturo che è glorificato: la sua apoteosi. Ha la corona di fiori dei beati sulla fronte e si trova comodamente seduto di fronte a Hera-Giunone, la moglie di Giove, e a Minerva. In alto si vede un arcobaleno che raffigura in maniera simbolica il sommo Giove. “L’apoteosi di Ercole è ovviamente qualcosa che ci si aspetta nel sacello degli Augustali”, riprende Sirano. “Ercole è la divinità che come è noto dà il nome alla città. Quindi questa è una città erculea per eccellenza e non ci meravigliamo di ritrovare continui richiami alla mitologia di questo eroe famoso nel mondo romano per la sua forza e la sua capacità di risolvere brillantemente qualsiasi impresa anche quelle che gli esseri umani non riuscivano fino a quel momento a superare”.

Sede degli Augustali: la cameretta del custode (foto Graziano Tavan)

È probabile che tra le trasformazioni di questo edificio, avvenute dopo il terremoto del 62 d.C., ci fosse anche la creazione di una piccola cameretta, a spese di una delle due navate, con un semplice tramezzo di legno che in questa suggestiva ricostruzione ha racchiuso sia le parti ricostruite che alcuni frammenti del legno originario con una finestrella, che si vede ancora ben conservata sotto la teca, e che è stata considerata la cella ostiaria, cioè il posto dove si trovava il custode dell’edificio.

Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)

I resti vetrificati di cervello umano studiati dall’università Federico II di Napoli (foto Petrone)

Superata la porta ci troviamo subito di fronte a quella che è stata una delle scoperte più importanti effettuata da Maiuri durante i suoi scavi: un letto, formato in parte da muratura in parte da tutta una struttura in legno, sul quale fu ritrovato il cadavere di un giovane di circa 27-28 anni, colui che si considera il custode dell’edificio. “È molto interessante che l’archeologo Maiuri abbia scelto di non completare lo scavo di questo scheletro in posizione prona, quindi faccia a terra. E probabilmente egli voleva lasciare alle future generazioni la continuazione della scoperta. Nell’ambito della revisione di tutto il materiale antropologico ritrovato a Ercolano, insieme all’università “Federico II” recentemente abbiamo effettuato alcuni lavori di pulizia. E l’antropologo Pier Paolo Petrone è riuscito a ritrovare alcune strutture cristalline, localizzate proprio nella zona del cranio dello scheletro, che sono state attribuite a materiale organico. Non solo, ma soprattutto a materiale che componeva la massa cerebrale di questo sfortunato abitante di Ercolano. Questo ha aperto un nuovo capitolo nella storia degli studi di antropologia fisica e di archeologia di Ercolano – conclude Sirano – dai quali ci attendiamo grandi novità”.

Ercolano. Eccezionale scoperta: per la prima volta al mondo trovati i resti vetrificati di cervello umano. Erano in una vittima dell’eruzione del 79 d.C.. Lo studio, frutto della collaborazione dell’università Federico II di Napoli e del parco, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Il prof. Petrone, autore della scoperta, racconta la ricerca nei “Lapilli di Ercolano”

I resti vetrificati di cervello umano studiati dall’università Federico II di Napoli (foto Petrone)

A guardarlo sembra uno scarto di lavorazione, un grumo di vetro caduto durante la produzione. E invece rappresenta una delle più grandi scoperte dell’archeologia degli ultimi anni: rinvenuti i resti di cervello di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. nella città di Ercolano. La conservazione di tessuto cerebrale è un evento estremamente raro in archeologia, ma è la prima volta in assoluto che vengono scoperti resti umani di cervello vetrificati per effetto del calore prodotto da un’eruzione. Ancora una volta, l’antica Ercolano si impone al centro dell’attenzione internazionale grazie ad una nuova sensazionale scoperta ad opera di un team di antropologi e ricercatori guidato da Pier Paolo Petrone dell’università Federico II di Napoli, che da anni studia gli effetti delle eruzioni del Vesuvio sul territorio campano e le popolazioni che lo hanno abitato nel passato. Ed è lo stesso prof. Petrone a raccontare questa eccezionale scoperta nella quarta clip dei “Lapilli del parco archeologico di Ercolano”.

Il Collegio degli Augustali di Ercolano dove è conservato lo scheletro del Custode (foto Petrone)

Il prof. Pier Paolo Petrone, antropologo forense dell’università Federico II di Napoli

La notizia della scoperta era stata data alla fine di gennaio 2020, poco prima dell’esplosione dell’emergenza da coronavirus, che ha cambiato l’approccio al patrimonio culturale italiano, chiuso al pubblico per decreto. Infatti proprio al 23 gennaio 2020 il New England Journal of Medicine, prestigiosa rivista medica leader a livello mondiale, aveva pubblicato i risultati di uno studio sui resti di materiale cerebrale rinvenuti in una delle vittime dell’eruzione, il cui scheletro si trova ancora oggi in uno degli ambienti di servizio del Collegio degli Augustali. Allo studio hanno preso parte il direttore del Parco Francesco Sirano, insieme al prof. Piero Pucci del CEINGE – Biotecnologie Avanzate e il prof. Massimo Niola dell’università di Napoli Federico II, insieme a ricercatori dell’università di Cambridge. L’eruzione, che nel 79 d.C. colpì con valanghe di cenere bollente Ercolano e Pompei uccidendo all’istante tutti gli abitanti, in poche ore seppellì l’intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano. Negli anni ’60, durante gli scavi condotti dall’allora soprintendente Amedeo Maiuri, nella cenere vulcanica furono rinvenuti un letto ligneo e i resti carbonizzati di un uomo, che gli archeologi ritengono fosse il custode del Collegio consacrato al culto di Augusto. Nell’ambito di una decennale collaborazione scientifica con Francesco Sirano, recenti indagini sul campo, condotte da Pier Paolo Petrone, hanno portato alla scoperta nel cranio della vittima di materiale vetroso, nel quale sono state identificate diverse proteine ed acidi grassi presenti nei tessuti cerebrali e nei capelli umani. L’ipotesi degli studiosi è che l’elevato calore sia stato letteralmente in grado di bruciare il grasso e i tessuti corporei della vittima, causando la vetrificazione del cervello.

Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)

Il racconto del prof. Pier Paolo Petrone, antropologo forense e direttore del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense, Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate presso l’università di Napoli Federico II. “Ancora una volta – sottolinea – le ricerche condotte in collaborazione con il parco archeologico di Ercolano ci hanno permesso come università di Napoli, in particolate come laboratorio di Antropologia forense presso il dipartimento di Scienze biomediche avanzate della Federico II, di giungere a una scoperta eccezionale, quella dei resti vetrificati di un cervello dallo scheletro del cosiddetto Custode, una vittima dell’eruzione, un giovane uomo, rinvenuto nel 1961 dal direttore dell’epoca, Amedeo Maiuri, all’interno di un letto ligneo completamente carbonizzato e sepolto dalle ceneri. Per fortuna il direttore dell’epoca ha pensato di musealizzare questo reperto e noi, dopo 60 anni, abbiamo scoperto che all’interno del cranio di questa vittima si sono preservati dei resti vitrei, vetrificati, del cervello di questo individuo. Questa è stata una scoperta eccezionale pubblicata il 23 gennaio scorso dal New England Journal of Medicine, la massima rivista di medicina al mondo, che appunto riporta i risultati di questo studio che ci ha permesso, attraverso una serie di analisi, biomolecolari e di proteomica, di rinvenire e di scoprire all’interno di questi resti una serie di acidi grassi, tipici dei trigliceridi del cervello umano, e anche dei capelli umani, ma soprattutto una serie di sette proteine degli enzimi altamente rappresentati in tutti i tessuti cerebrali umani: parliamo di amigdala, cerebrocertex, ipotalamo, e così via”.

Una tavoletta in legno carbonizzato con iscrizione da Ercolano (foto da “Ercolano tre secoli di scoperte”, a cura di M. Borriello, M. P. Guidobaldi, P. G. Guzzo, Napoli 2008)

“Quindi – continua – una scoperta oggettivamente unica al mondo in quanto mai prima d’ora né in campo archeologico né tanto meno in ambito medico-legale o forense è stato mai prima scoperto un residuo del genere. La vetrificazione è nota in archeologia ma riguarda essenzialmente reperti vegetali. Infatti anche noi abbiamo scoperto, sempre nel sito di Ercolano, dei frammenti di legno carbonizzato in parte vetrificati. Quindi questo ancora una volta ci fa sottolineare l’importanza della collaborazione tra l’università di Napoli e il parco archeologico di Ercolano, in particolare nella persona del direttore Francesco Sirano, che da anni ci dà la possibilità di studiare questi reperti fondamentali sia per quanto riguarda lo studio della storia, dell’archeologia, della cultura romana e della popolazione di Ercolano, ma anche soprattutto se vogliamo dal punto di vista del rischio vulcanico cui qui sono esposti oltre 3 milioni di persone oggi a Napoli. Il Vesuvio dista solo sei chilometri da Ercolano e poco più del doppio da Napoli. Questo tipi di studi – conclude – sono fondamentali da vari punti di vista, e così si aggiungono ad altri ancora in corso molto importanti che spero presto potranno portare ulteriori grandi risultati”.

Ercolanesi sorpresi dall’eruzione sull’antica spiaggia di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Le fogne dell’Insula Orientalis II di Ercolano oggetto di scavo archeologico (foto archivio Hcp)

“Sin dalle eccezionali scoperte avvenute all’inizio degli anni ‘80 del 900 presso l’antica spiaggia, il campione antropologico offerto dal sito di Ercolano si è rivelato di estremo interesse”, dichiara il direttore Sirano. “Gli studi di antropologia fisica sono ora supportati da analisi di laboratorio sempre più sofisticate. Stiamo inoltre associando ad esse innovative ricerche sul DNA degenerato che, come sembrano dimostrare lavori di prossima edizione da parte del prof. Petrone, ha ancora racchiuse in sé alcune parti della sequenza del codice in grado di chiarire origine e grado di parentela delle vittime ritrovate nelle rimesse delle barche presso l’antica spiaggia. Questi straordinari dati possono peraltro confrontarsi con quelli derivanti dalle analisi sui materiali organici e sui coproliti rinvenuti nel corso degli scavi nelle fogne sotto il cardo V (scavi condotti in collaborazione con la Fondazione Packard) che hanno chiarito tanti aspetti del regime alimentare e contribuito ad arricchire il quadro delle più frequenti patologie che affliggevano gli abitanti di Herculaneum. Se pensiamo a tutto quanto conosciamo attraverso la variegata documentazione scrittoria antica formata da documenti pubblici e privati (epigrafi su marmo, tavolette cerate, papiri, graffiti) – conclude il direttore – davvero si comprendono l’inestimabile valore e le potenzialità ancora inespresse da questo prezioso sito UNESCO che il Parco Archeologico conserva e valorizza in un’ottica di ricerca aperta e multidisciplinare”.