Piemonte in zona arancione. Da oggi il museo Egizio è chiuso al pubblico, ma l’attività non si ferma. Disponibile un nuovo virtual tour (gratuito) al cuore della collezione: è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Da lunedì 1° marzo 2021 la Regione Piemonte passa in zona arancione. Ciò significa che il museo Egizio di Torino, come le altre istituzioni culturali della regione, è costretto a chiudere di nuovo le porte al proprio pubblico. “Ma il museo non si ferma”, assicura il direttore Christian Greco. “La ricerca continua, anzi non si è mai fermata; come continua il dialogo con il nostro pubblico attraverso il sito web e i canali social”. È il museo digitale (rinnovato sito web, piattaforma dei papiri, le schede di 3500 reperti già disponibili, gli incontri on line) che si affianca al museo fisico: “E questo non lo dobbiamo vedere come una situazione contingente, ma rappresenta il futuro: il museo integrato, dove ricerca e comunicazione concorrono a rafforzare la conoscenza delle collezioni e l’approfondimento delle tematiche dell’antico, della conservazione, della promozione, della valorizzazione, del coinvolgimento del territorio”. In questa filosofia si inserisce la proposta del museo Egizio di Torino di implementazione degli strumenti digitali a disposizione del suo pubblico, che non significa solo appassionati ma anche studiosi e studenti: da oggi è infatti disponibile un nuovo virtual tour (all’indirizzo https://virtualtour.museoegizio.it/ ), assolutamente gratuito, che permette di visitare da remoto le sale che costituiscono il vero fiore all’occhiello della collezione torinese, quelle dedicate al villaggio di Deir el-Medina e alla tomba di Kha, che custodiscono reperti preziosissimi frutto degli scavi novecenteschi della Missione Archeologica Italiana. A partire da una serie di foto panoramiche a 360 gradi in alta definizione, il tour virtuale ricostruisce gli ambienti dedicati ai reperti provenienti dalla tomba intatta dell’architetto Kha e di sua moglie Merit, e dal villaggio degli artigiani e degli operai di Deir el-Medina.

Il virtual tour è il frutto di quasi un anno di lavoro curato da Federico Taverni e Nicola Dell’Aquila, responsabili del patrimonio fotografico dell’Egizio, che durante il lockdown hanno riflettuto su come comunicare al meglio le collezioni. Oltre a potersi muovere tra le vetrine, l’utente ha a disposizione molteplici strumenti che ampliano l’esperienza di visita: a partire da una serie di modelli 3D (circa dieci) degli oggetti esposti, realizzati attraverso la tecnica della fotogrammetria e che offrono la possibilità di osservare i reperti con una precisione e un dettaglio inediti. “Il famoso papiro di Kha, lungo 14 metri”, ricordano ad esempio i due curatori, “è stato scansionato con 45 fotografie, che permettono di ingrandire ogni particolare: uno strumento utile per rispondere a ogni curiosità, ma anche agli interessi degli esperti”.

Tra i reperti disponibili vale la pena di citare la cappella di Maia, nella quale è possibile “entrare” per la prima volta, per osservare da vicino le variopinte pitture. Posizionando il cursore lungo il percorso è inoltre possibile accedere a ben 18 video di approfondimento, per scoprire le sale e i reperti più importanti guidati dalle parole e dalla voce dei curatori del Dipartimento Collezione e Ricerca. Il virtual tour permette inoltre di visualizzare alcune fotografie storiche e di accedere ad ulteriori contenuti tramite i database del Museo. I contenuti video sono disponibili in italiano, inglese, francese e tedesco, così come la navigazione, disponibile anche in arabo.

“Questo nuovo strumento è un ulteriore passo nello sviluppo delle nostre attività online, ed è il primo a mettere in dialogo più piattaforme: navigando tra le vetrine è infatti possibile accedere a una molteplicità di risorse del museo, compresi il database della collezione quello della collezione papiri”, dichiara il direttore Greco. “Il virtual tour rappresenta inoltre un tassello di una strategia più ampia volta a sviluppare e accrescere i progetti di digitalizzazione delle collezioni del Museo, assicurando sempre l’accesso a un pubblico il più ampio possibile: perché il patrimonio che custodiamo sia davvero patrimonio della collettività”. E la presidente Evelina Christillin: “In questa fase lo sviluppo di contenuti fruibili online è fondamentale per continuare a raggiungere i nostri pubblici, da quello accademico, fortemente internazionale, a quello costituito dalle tante famiglie e dagli appassionati che ci seguono sui nostri canali digitali. Un obiettivo rientra a pieno nelle finalità di questo virtual tour, che ha inoltre il merito di essere stato sviluppato interamente dal nostro staff, con una qualità fotografica di altissimo livello”.
Torino. Al museo Egizio il prof. Morales, direttore del Middle Kingdom Theban Project, illustra i lavori recenti della spedizione dell’università di Alcalá a Deir el-Bahari. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Negli ultimi quattro anni, la missione archeologica dell’Università di Alcalá e il “Middle Kingdom Theban Project”, coordinato dalla stessa università, hanno istituito un team multidisciplinare di esperti che hanno condotto scavi archeologici, lavori epigrafici e di conservazione in diverse tombe nell’area di Deir el-Bahari, con l’obiettivo principale di migliorare la nostra conoscenza della storia dell’ultima parte dell’undicesima dinastia e dell’inizio del cosiddetto “periodo classico”. Martedì 9 febbraio 2021, alle 18, ne parlerà il professor Antonio J. Morales, direttore del “Middle Kingdom Theban Project” nella conferenza “Early Middle Kingdom elite officials and royal strategies at Thebes: recent works by the University of Alcalá Expedition at Deir el-Bahari” (“Funzionari d’élite del Primo Medio Regno e strategie reali a Tebe: lavori recenti della spedizione dell’Università di Alcalá a Deir el-Bahari”) promossa dal museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME. La conferenza si terrà in lingua inglese e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Nei primi due anni di lavoro (2015-2016) il team ha iniziato a scavare la parte superiore dei cortili nei complessi del nobile Henenu (TT 313 / MMA 510) e del visir Ipi (TT 315 / MMA 516). Nei due anni successivi la spedizione ha registrato un aumento significativo nel numero di monumenti indagati: si sono infatti aggiunti i complessi funerari del supervisore dell’harem Djari (TT 366 / MMA 820) e del visir Dagi (TT 103 / MMA 807) ad Asasif, nonchè l’intero settore orientale nelle colline settentrionali di Deir el-Bahari, dove si trovano la tomba di Neferhotep (TT 316 / MMA 518), due tombe “non finite” (MMA 519- 520) e un grande complesso (MMA 521) il cui scavo è stato lasciato incompleto da Winlock e che devono ancora essere documentate e studiate. Nel corso della conferenza verranno dunque illustrati gli obiettivi principali del progetto e le strategie messe in atto per la documentazione, lo studio e la pubblicazione delle scoperte relative a questi monumenti di Deir el-Bahari e Asasif.

L’egittologo Antonio J. Morales
Antonio J. Morales è assistant professor di Egittologia al dipartimento di Storia antica dell’università di Alcalá. In precedenza è stato docente di Egittologia e ricercatore associato alla Freie Universität di Berlino, ricercatore di post-dottorato all’università di Heidelberg e assistente ricercatore all’università di Mainz. Morales ha inoltre partecipato a diverse spedizioni in Egitto ed è attualmente il direttore del “The Middle Kingdom Theban Project”, che si svolge nelle necropoli di Deir el -Bahari e Asasif a Tebe (oggi Luxor). Autore di numerosi articoli su riviste scientifiche, ha curato un volume sulla birra nel mondo antico (Siviglia 2001), co-curato un volume sulla regalità divina (Philadelphia 2011), e realizzato una monografia sui testi delle piramidi dedicati alla dea Nut (Amburgo 2017); la sua ultima pubblicazione, che apparirà negli Harvard Egyptological Studies, è sull’archeologia del Medio Regno.
Torino. Al museo Egizio nuova audioguida multimediale sul proprio smartphone con i Qr Code. Dall’8 al 12 febbraio ingressi a prezzi promozionali. Prenotazioni on line


Al museo Egizio audioguida multimediale con i Qr Code
A guidare i visitatori tra le sale del museo Egizio di Torino sarà anche lo stesso direttore Christian Greco, in voce. Da lunedì 8 febbraio 2021 parte un nuovo servizio: l’audioguida direttamente sullo smartphone personale, con la voce del direttore e dei curatori dell’Egizio, grazie ai nuovi Qr Code che saranno collocati lungo il percorso. Basterà infatti inquadrarli con lo smartphone per ascoltare con i propri auricolari una introduzione generale all’inizio di ogni sala e approfondimenti speciali in corrispondenza di molti oggetti: descrizioni, storie e curiosità grazie ai quali il pubblico avrà a disposizione una audioguida multimediale, da fruire in autonomia e in tutta sicurezza.

Nuova promozione per gli ingressi dall’8 al 12 febbraio 2021. Già aperte le prenotazioni online. Gli orari di apertura restano invariati (lunedì 9-14, dal martedì al venerdì 9-18.30, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura), mentre entra in vigore un nuovo tariffario promozionale. Il prezzo d’ingresso è stato fissato a 12 euro, con biglietto ridotto a 10 euro; il ridotto studenti (15-18 anni e universitari) resta a 2 euro, così come il Ridotto Junior a 1 euro per la fascia 6-14 anni. Le nuove tariffe, ancora scontate rispetto a quelle in vigore prima della pandemia da Covid-19, intendono offrire un incentivo al pubblico che per molti mesi ha dovuto rinunciare ai musei. A grande richiesta viene inoltre mantenuto il Family Ticket, dedicato ai nuclei composti da due adulti e due minorenni, al costo di 24 euro. In osservanza delle prescrizioni di sicurezza le visite guidate di gruppo saranno limitate alla partecipazione di un massimo di 15 persone con due possibili opzioni di tour: uno di 50 minuti a 40 euro e l’altro di 90 minuti a 70 euro, sempre acquistabili online. Tra i servizi più apprezzati, il Museum Shop e la caffetteria situata al primo piano, saranno regolarmente attivi.
Piemonte in zona “gialla”: lunedì 1° febbraio riapre il museo Egizio dopo quasi tre mesi di chiusura. E per cinque giorni l’ingresso sarà gratuito

Il Piemonte passa in zona “gialla” a basso rischio contagio. E il museo Egizio di Torino è già pronto a riaprire le porte ai visitatori lunedì 1° febbraio 2021 dopo quasi tre mesi di chiusura. E lo fa con un’iniziativa speciale: dal 1° al 5 febbraio, infatti, la visita del museo sarà gratuita con obbligo di prenotazione online. L’orario di apertura osservato sarà quello ordinario: il lunedì dalle 9 alle 14 e dal martedì al venerdì dalle 9 alle 18.30, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. A partire da sabato 30 gennaio 2021, sull’apposita sezione del sito (https://museoegizio.it/tickets-shop) sarà possibile prenotare l’ingresso: i visitatori potranno scegliere la fascia oraria preferita e dovranno presentarsi all’ingresso con il biglietto elettronico. Un modo per accogliere il pubblico e per ritornare a fornire un servizio davvero inclusivo e per tutti: questa la scelta del direttore Christian Greco e della presidente Evelina Christillin che, insieme a tutta la squadra del Museo, vogliono celebrare così un primo passo verso un ritorno alla normalità, con un richiamo all’articolo 9 della Costituzione Italiana, che pone la ricerca e la cura del patrimonio culturale fra i compiti fondamentali della Repubblica. Per quanto riguarda le prescrizioni di sicurezza necessarie per entrare al museo Egizio, permangono quelle adottate nei mesi passati: sarà in vigore la misurazione della temperatura e obbligo di indossare la propria mascherina. Lungo il percorso saranno disponibili dispenser di gel igienizzante, mentre le sale avranno una capienza contingentata nel rispetto della distanza fisica prevista per la sicurezza dei visitatori.

Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)
“Tornare a offrire un servizio così importante come quello di visita delle nostre collezioni è per noi un passaggio importantissimo e un motivo di grande contentezza, che ci auguriamo di poter svolgere con continuità e sempre all’insegna della sicurezza”, afferma il direttore Christian Greco. “Con il medesimo spirito di servizio che caratterizza tutto il nostro lavoro abbiamo inoltre deciso di aprire gratuitamente per tutta la prima settimana: per vivere insieme al nostro pubblico il graduale ritorno alla normalità, e far sì che questo sia anche all’insegna della cultura. Perché un museo non è un luogo sospeso, avulso dal contesto sociale di cui è invece parte integrante, e noi vogliamo porci al fianco della comunità, in particolare in questo momento”.

Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)
“Il Museo Egizio non si è mai fermato”, aggiunge la presidente, Evelina Christillin, “ma ora siamo davvero pronti a ripartire a pieno regime e siamo felici di accogliere di nuovo i visitatori nelle nostre sale, ritenendo che i musei rappresentino un servizio pubblico essenziale. In questi mesi di grande complessità abbiamo consolidato nuove modalità di lavoro e di contatto con il pubblico ma senza rinunciare ai progetti propri di un museo, ossia, oltre alla ricerca, le mostre e il rinnovamento degli spazi espositivi: a questo proposito abbiamo in cantiere nuovi progetti, che vedranno la luce nelle prossime settimane e nei prossimi mesi e che stanno richiedendo un grande sforzo da parte di tutta la Fondazione. Per questo vorrei ringraziare non solo tutto il personale, ma allo stesso modo anche i nostri soci fondatori, che non ci hanno mai fatto mancare la loro disponibilità e il loro sostegno”.
Usa. Nonostante il contesto internazionale condizionato dalla pandemia, terza tappa nordamericana della mostra “Le Regine del Nilo” con 250 reperti del museo Egizio di Torino. Al Kimbell Art Museum di Fort Worth (Texas) proposto un nuovo allestimento dal titolo “Queen Nefertari’s Egypt”. Il direttore Greco: “Seguite tutte le operazioni di allestimento da remoto”
Il museo Egizio di Torino è chiuso in rispetto delle norme sanitarie, ma il viaggio della regina Nefertari non si ferma. Nuova tappa del tour nordamericano dei reperti del museo Egizio, protagonisti della mostra itinerante “Regine del Nilo” che, nonostante il complesso contesto internazionale fortemente condizionato dalla pandemia di Covid-19, è approdata con un nuovo allestimento al Kimbell Art Museum di Fort Worth (Texas), dove potrà essere visitata dal pubblico statunitense fino al 14 marzo 2021. L’esposizione, dopo le tappe di Washington e Kansas City si presenta nella nuova sede col titolo “Queen Nefertari’s Egypt” proponendo un focus dedicato proprio alla regina moglie del faraone Ramses II (1279 – 1213 a. C.).


Il manifesto della mostra “Queen Nefertari’s Egypt” al Kimbell Art Mueum di Fort Worth (Texas)
L’attuale scenario internazionale, condizionato dalla pandemia, ha richiesto un impegno particolare al personale del museo Egizio per l’allestimento della mostra: “Vista l’impossibilità di recarci negli Stati Uniti per seguire il disallestimento della mostra a Kansas City e la preparazione di quella al Kimbell Art Museum”, spiega il direttore del museo Egizio, Christian Greco, “per la prima volta il nostro ufficio Collection Management ha seguito tutte le operazioni da remoto, con un grandissimo impegno e un lavoro durato complessivamente oltre due mesi, svolto fianco a fianco con i colleghi della Soprintendenza, che ringrazio per la proficua e costante collaborazione. Gli importanti sforzi fatti e l’inaugurazione di questa nuova tappa della mostra itinerante dedicata alla regina Nefertari testimoniano ancora una volta la forza della cultura materiale e degli oggetti che abbiamo l’onore e l’onere di custodire: i reperti del museo si confermano un patrimonio dell’umanità, capace di trasmettere delle storie universali e di sensibilizzare il pubblico internazionale circa l’importanza del passato, chiave di lettura fondamentale per capire noi stessi e il tempo presente”.

“Siamo davvero soddisfatti e orgogliosi di poter proseguire il percorso di internazionalizzazione e di diffusione della cultura egizia che il Museo sta conducendo da anni”, dichiara Evelina Christillin, presidente del museo Egizio, “un’attività che continua a vederci in prima linea in piena sintonia con i nostri partner locali, il ministero dei Beni culturali e la soprintendenza torinese, e nell’ambito della quale hanno pari priorità tanto la valorizzazione quanto la sicurezza dei reperti. L’apertura al pubblico di questa mostra è per noi un segnale estremamente positivo e dimostra il grande dinamismo del nostro Museo: anche se in questo momento siamo chiusi al pubblico la nostra attività non si è fermata e anzi abbiamo continuato a lavorare sulla conservazione, la ricerca e per proporre sempre nuovi contenuti digitali, come dimostrano alcune recenti iniziative tra cui la trasmissione radio ‘Quello che gli Egizi non dicono’ e il calendario di conferenze egittologiche online avviato a novembre”.
Il percorso espositivo (nel video Jennifer Casler Price, curatrice del museo texano, ci conduce in un tour attraverso la mostra “Queen Nefertari’s Egypt”) si snoda attraverso circa 250 reperti del museo Egizio di Torino che comprendono, insieme a statue e oggetti di vita quotidiana, il corredo funerario e il coperchio del sarcofago di Nefertari, portati alla luce dalla Missione Archeologica Italiana guidata da Ernesto Schiaparelli e al lavoro nella Valle delle Regine tra il 1903 e il 1905. L’esposizione racconta inoltre ai visitatori la storia delle mogli dei faraoni durante il Nuovo Regno nel periodo che va dal 1500 al 1000 a.C., quando regine come Ahmose Nefertari, Hatshepsut, Tiye, Nefertiti, e in particolare Nefertari, erano donne influenti che non ricoprivano soltanto il ruolo di mogli ma gestivano anche il palazzo del faraone esercitando un potere politico significativo.
In occasione dell’apertura al pubblico, il direttore Christian Greco ha tenuto una conferenza inaugurale per il Kimbell Art Museum, introdotta dal direttore Eric Lee, trasmessa sui canali social del museo di Fort Worth, che qui riproponiamo, dal titolo “Le collezioni del museo Egizio e le ricerche in corso”.
Torino. La scoperta a Saqqara di un atelier dell’imbalsamatore del periodo saitico-persiano apre a una nuova ricerca, “l’archeologia della mummificazione”: ne parla Ramadan Badry Hussein nella conferenza on line del museo Egizio

Il “Saqqara Saite Tombs Project” riguarda un ciclo di documentazione e scavo delle tombe situate a sud e a est della piramide del re Unas, a Saqqara. Durante la mappatura del sito le attività di bonifica hanno portato alla luce un complesso di strutture per la mummificazione di grandissimo valore, risalenti al periodo saitico-persiano. Martedì 26 gennaio 2021, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con Acme ospita la conferenza egittologica online “The Archaeology of Mummification: A Saite-Persian Mummification Complex at Saqqara” tenuta dal professor Ramadan Badry Hussein. La conferenza si terrà in lingua inglese e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Questo “atelier” dell’imbalsamatore è significativo per il suo variegato assemblaggio di ceramiche e per il gran numero di vasi su cui sono inscritte le istruzioni per l’imbalsamazione e i nomi delle sostanze: un laboratorio di mummificazione che rappresenta davvero una scoperta senza precedenti nell’archeologia egizia. Nel suo insieme questo complesso di mummificazione apre una nuova strada per la ricerca su quella che lo stesso Hussein definisce “archeologia della mummificazione” nell’antico Egitto.

L’egittologo Ramadan Badry Hussein
Ramadan Badry Hussein è attualmente il direttore del “Saqqara Saite Tombs Project” all’istituto di studi sul Vicino Oriente della Eberhard Karls Universität a Tübingen. Ha studiato egittologia all’università del Cairo, lavorando in seguito come ispettore delle antichità a Giza e Saqqara per sette anni. Durante questo periodo ha ricevuto una formazione sui metodi archeologici e ha partecipato agli scavi del ministero delle Antichità Egiziane a Giza, Saqqara e nell’oasi di Baharyya. È stato ammesso al programma di dottorato in Egittologia alla Brown University nel 2001: qui la sua ricerca si è concentrata sulla lingua dell’antico Egitto e sui testi religiosi. Dal 2003 al 2006 ha aderito al progetto di scavo della Brown University e dell’università del Cairo presso il cimitero di Abu Bakr a Giza. Tornato in Egitto al ministero delle Antichità nel giugno 2009 è stato assegnato al Centro di documentazione e studio delle antichità egizie. È stato poi nominato direttore del Dipartimento delle pubblicazioni e infine Capo del personale del ministero delle Antichità nell’aprile 2011. Per la sua attività di ricerca ha ricevuto borse di ricerca e premi internazionali, come l’Alexander von Humboldt Research Fellowship.
Torino. Al museo Egizio presentazione on line del libro “Dignitari di corte del Medio Regno” di Wolfram Grajetzki in dialogo con la curatrice Moser e il direttore Greco

Per gli “Incontri con gli autori”, martedì 19 gennaio 2021, alle18, il museo Egizio di Torino ospita la presentazione del volume “Dignitari di corte del Medio Regno” (ed. Kemet) attraverso un dialogo tra l’autore Wolfram Grajetzki, la curatrice dell’edizione italiana Susanna Moser e il direttore del museo Egizio, Christian Greco. La conferenza sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul profilo YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio.

La copertina del libro “Dignitari di corte nel Medio Regno” di Wolfram Grajetzki (ed. Kemet)
Basandosi sulle ultime ricerche, Wolfram Grajetzki esamina in dettaglio il contesto dei dignitari di corte che circondavano il sovrano nel Medio Regno dell’antico Egitto, tra la XI e la XIII dinastia, comprendendo anche il Secondo Periodo Intermedio (2040-1550 a.C.). Descrivendo la storia dei principali dignitari, l’autore prende in considerazione le iscrizioni, i monumenti e le poche tombe rimaste per ricostruire la carriera di alcuni di loro. I titolari di questi uffici erano gli uomini scelti dal re come suoi intimi consiglieri. Essi hanno ricevuto sequenze di titoli importanti e i loro monumenti sono tra le più belle opere d’arte e di architettura del tempo. Al di sopra di tutti gli altri funzionari e secondo solo al re c’era il visir, mentre accanto a lui, e di uno status solo leggermente inferiore, il tesoriere era responsabile delle risorse del paese. Dalle testimonianze delle attività di questi uomini emerge un’immagine nuova e più precisa dell’antica civiltà egizia, sia nelle sue monumentali realizzazioni che nella sua gestione quotidiana. Il volume è una testo essenziale per tutti gli studiosi del periodo, e questa ediziona italiana riporta tutti gli aggiornamenti che l’autore ha raccolto dalla sua prima pubblicazione ad oggi.

Wolfram Grajetzki, egittologo
Wolfram Grajetzki è un egittologo tedesco. Ha studiato alla Freie Universität di Berlino e ha conseguito il dottorato in filosofia presso la Humboldt-Universität. Ha eseguito scavi in Egitto e in Pakistan. È autore di diversi articoli e libri sul Medio Regno egiziano: le sue ultime pubblicazioni sono “Burial Customs in Ancient Egypt” e “The Middle Kingdom of Ancient Egypt”, che sarà prossimamente pubblicato in lingua italiana.

Susanna Moser, egittologa
Susanna Moser, laureata in Archeologia con una tesi in Egittologia, è presidente del comitato organizzatore e membro del comitato scientifico del ECE IX – Ninth European Conference of Egyptologists, Trieste 2019-2021; dal 2010 è collaboratrice del civico museo d’Antichità “J.J. Winckelmann” per le collezioni egizia e preistorica e, nel triennio 2011-13, è stata consulente scientifica presso il Centro Produzioni Televisive della Regione FVG per la produzione del documentario su Trieste in età romana “La città invisibile. Frammenti di Tergeste romana”.

Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)
Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, che ha portato alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda (Rijksmuseum van Oudheden, Leiden; Kunsthal, Rotterdam; Teylers Museum, Haarlem), Giappone (per i musei di Okinawa, Fukushima, Takasaki, Okayama), Finlandia (Vapriikki Museum, Tampere), Spagna (La Caixa Foundation) e Scozia (National Museum of Scotland, Edimburgh). Alla direzione del Museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’Università di Torino e di Pavia, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, della New York University di Abu Dhabi e della Scuola IUSS di Pavia con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come keynote speaker.
Torino. Conferenza egittologica con Enrico Ferraris curatore del museo Egizio su “Ritorni celesti nel firmamento d’Egitto: i due orologi stellari del museo Egizio” con la presentazione di un nuovo frammento inedito di tavola stellare diagonale

L’osservazione del moto apparente del firmamento ha dato forma, in Egitto, ad una peculiare concezione circolare del tempo che permea la tradizione religiosa e funeraria egizia. Se ne parla giovedì 14 gennaio 2021, alle 18, al museo Egizio che ospita la conferenza egittologica online “Ritorni celesti nel firmamento d’Egitto: i due orologi stellari del Museo Egizio” tenuta dal curatore Enrico Ferraris. Nel corso della conferenza saranno analizzate due tavole stellari diagonali presenti nella collezione del museo Egizio (Mereru e Iqer) e sarà presentato un nuovo frammento inedito che porta così a 28 il numero complessivo dei documenti, interi o frammentari, esistenti al mondo. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

L’osservazione del moto apparente del firmamento ha dato forma, in Egitto, a una peculiare concezione circolare del tempo che permea la tradizione religiosa e funeraria egizia. La prima chiara evidenza di un processo di registrazione e traduzione grafica dei moti delle stelle è documentata dalle cosiddette tavole stellari diagonali che decorano i coperchi di sarcofagi datati tra la fine del Primo Periodo Intermedio e l’inizio del Medio Regno (ca. 2000 a.C.) e provenienti principalmente dalla necropoli di Assiut. Una tavola stellare diagonale ha l’aspetto di una griglia nella quale trovano posto i nomi di 36 stelle appositamente selezionate per scandire, con il loro sorgere, le dodici ore della notte nel corso dell’anno; la loro sequenza, si rinnova così idealmente con la levata di Sirio che, a fine luglio, annunciava l’arrivo della piena del Nilo, l’avvio del nuovo anno agricolo e la promessa di rinascita per gli spiriti dei defunti.

L’egittologo Enrico Ferraris, curatore del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Enrico Ferraris si è laureato in Egittologia all’università di Torino e poi ha conseguito il dottorato di ricerca a Pisa con una tesi intitolata: “Oggetti celesti e culti stellari nella documentazione figurativa e testuale egiziana”. Ha lavorato per la missione di scavo dell’università di Torino ad Alessandria d’Egitto (2001-2007) e per il ministero degli Affari Esteri italiano al museo Egizio del Cairo nell’ambito del progetto “GEM – Grand Egyptian Museum” (2004). Dal 2013 è curatore al museo Egizio di Torino ed è responsabile del programma di analisi archeometriche dei reperti della tomba intatta di Kha e Merit, denominato TT8 Project (2018-2023). Ha curato la mostra temporanea “Archeologia Invisibile” (attualmente in corso).
Torino. “Lettera aperta” della restauratrice Sara Aicardi sulla campagna “Prenditi cura di ME” per sostenere la ricerca, lo studio e il racconto dei reperti del museo Egizio: “Con il mio lavoro conservo e tramando la storia. Puoi farlo anche tu”

Si chiama “Prenditi cura di ME”, dove il ME sta per Museo Egizio: è la campagna lanciata durante le Festività dal direttore Christian Greco con una lettera aperta ad appassionati, a potenziali visitatori, o semplicemente a persone sensibili per sostenere il museo Egizio. “In questo anno così complesso per tutti, abbiamo dovuto affrontare nuove sfide e darci nuovi obiettivi. La ricerca non si è interrotta neppure un giorno e continuiamo a prenderci cura delle collezioni custodite nelle sale per raccontarvi le vicende di un passato che ci guida nel futuro. Per far proseguire il viaggio di questa astronave del tempo che è il Museo Egizio, ti invitiamo a salire a bordo: DONA ORA”. Questa volta la lettera aperta la spedisce Sara Aicardi, restauratrice del museo Egizio. Sempre accompagnata con un video. Per qualunque informazione su come sostenere il museo Egizio, basta scrivere all’indirizzo: sostieni@museoegizio.it

Sara Aicardi, restauratrice del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Ciotola con semi, noci e pesci essiccati, prodotti tipici dell’alimentazione Egizia, parte del corredo della Tomba di Kha al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)
“Mi interrogo spesso su cosa spinga le persone a venire al museo Egizio”, scrive Sara Aicardi. “La risposta che mi do è che in questo museo si parla della nostra umanità, e non c’è nulla di più umano degli oggetti custoditi in queste sale, così simili a quelli che utilizziamo noi tutti i giorni ma così lontani nel tempo. Ogni reperto cela una storia, e io sono orgogliosa di contribuire alla salvaguardia di questa incredibile collezione. Mi chiamo Sara, sono una restauratrice specializzata in ceramica, vetro e metalli. Ho deciso di intraprendere questa strada in terza media, quando ho incontrato il mio professore di educazione artistica. È stato lui a farmi innamorare dell’arte, da lì ho capito che la mia vocazione era prendermene cura. Oggi, lavoro al museo Egizio nell’ufficio preposto alla conservazione e alla diagnostica. I reperti sono i protagonisti delle mie giornate. Sono custode del loro riposo e, quando necessario, li risveglio dal loro sonno durato millenni. Essere una restauratrice mi consente di vedere da vicino il materiale, andando oltre l’estetica dell’oggetto per arrivare a capire la sua vera natura. La simbiosi che si viene a creare tra me e il reperto è tale da permettermi di comprendere i suoi mutamenti o alterazioni. Passeggiando tra le sale museali è possibile vedere centinaia di oggetti in ceramica, possono sembrare tutti uguali ma ognuno è un frammento di vita. Un semplice vaso o una ciotola riescono a raccontare storie millenarie. E a volte, perfettamente conservati al loro interno, troviamo anche pane, frutta, verdure e granaglie, giunti fino a noi dopo aver attraversato i secoli. Questa ciotola ad esempio contiene semi, noci e pesci essiccati, prodotti tipici dell’alimentazione Egizia. Non è così diversa da quella che potremmo portare noi in tavola oggi, vero? Il senso di quotidianità e condivisione che emana sopravvivono allo scorrere del tempo attraverso gli occhi di chi ammira questo reperto, e riconosce in esso un breve fotogramma della sua vita. Garantire la trasmissione di una memoria che appartiene a tutta l’umanità è una grandissima e meravigliosa responsabilità, che a mio avviso è un poco di tutti noi. Con il mio lavoro conservo e tramando la storia. Puoi farlo anche tu: con una donazione puoi, insieme a me, preservare questi fragili reperti e dar loro voce, così che possano continuare a parlare alle generazioni che verranno. Grazie, di cuore”.



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