Archivio tag | Christian Greco

Torino. La Compagnia di San Paolo lancia il concorso internazionale di progettazione “Museo Egizio 2024” per ampliamento e rinnovamento della corte interna del Palazzo del Collegio dei Nobili in vista delle celebrazioni del bicentenario del Museo Egizio nel 2024

torino_egizio_corte-interna-palazzo-dei-nobili_concorso_foto-museo-egizioPubblicato sulla piattaforma Concorrimi dell’Ordine degli Architetti di Milano il concorso internazionale di progettazione “Museo Egizio 2024”. E il cronoprogramma è strettissimo: il 26 settembre 2022, è il termine ultimo per la ricezione delle proposte di candidatura; il 14 ottobre 2022, il termine per la pubblicazione dei nominativi dei Concorrenti finalisti ammessi alla seconda Fase del Concorso; il 12 dicembre 2022, il termine ultimo per la ricezione delle proposte progettuali (Progetti di Fattibilità Tecnica ed Economica e altri elaborati); il 20 gennaio 2023, il termine ultimo indicativo per la proclamazione del vincitore. La Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito della pluriennale collaborazione istituzionale con la Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, indice un concorso per acquisire prestazioni progettuali integrate per consentire l’ampliamento e il rinnovamento della corte interna del Palazzo del Collegio dei Nobili e la conseguente riorganizzazione degli spazi in vista delle celebrazioni del bicentenario del Museo Egizio nel 2024.

torino_egizio_pannello-collezione_foto-museo-egizioCon oltre 10mila mq di percorso espositivo e 11mila reperti esposti nelle sue sale, il Museo Egizio è la seconda collezione di antichità egizie nel mondo nonché la più importante al di fuori dell’Egitto. Il Museo fu fondato nel 1824 dal re Carlo Felice con l’acquisizione di una collezione di 5628 reperti egizi riunita da Bernardino Drovetti, console di Francia in Egitto. La sede del Museo è da allora nel palazzo che nel XVII secolo l’architetto Garove aveva costruito come scuola dei Gesuiti, noto come “Collegio dei Nobili”, e che nel XVIII secolo era diventato sede dell’Accademia delle Scienze. Il percorso museale, dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico, si articola in quattro piani coprendo un arco temporale che va dal 4000 a.C. al 700 d.C. Il Museo è tra i luoghi della cultura italiani più visitati a livello nazionale e internazionale.

torino_egizio_galleria-dei-re_statua-seti-II_foto-graziano-tavan

La colossale statua di Seti II domina la Galleria dei Re del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Connubio tra architettura barocca e contemporanea, il progetto contribuirà a rinnovare l’immagine del Museo Egizio e di Torino mostrando la possibilità di integrare tradizione e innovazione. La realizzazione della copertura consentirà di trasferire nella corte i servizi al pubblico, quali bookshop, caffetteria e biglietteria, creando così uno spazio di aggregazione polifunzionale. Dalla nuova corte, inoltre, sarà possibile accedere liberamente al Tempio di Ellesija, donato dall’ Egitto allo stato italiano come ringraziamento per la sua partecipazione alla missione UNESCO nel salvataggio dei templi nubiani. Inoltre, la copertura del cortile interno valorizzerà ulteriormente il Giardino Egizio, all’interno della corte, creando così un ottimo connubio tra natura, verde e spazi ibridi e polifunzionali. Nel suo complesso, il progetto consentirà alla città di fruire di un’agorà, ideata concettualmente come una piazza coperta, a pochi passi dalla vicina piazza Carignano, accessibile da cittadini e turisti, compatibilmente agli orari di apertura del Museo. Il piano ipogeo potrà essere destinato a un nuovo e significativo ampliamento del percorso museale, offrendo così al pubblico ulteriori possibilità di fruizione della collezione museale. Il progetto è di straordinaria rilevanza non solo per il Museo e le sue collezioni, ma per l’intera Torino, che riconosce nell’Egizio un presidio di cultura e conoscenza aperto e inclusivo per i cittadini e per i tanti visitatori. La Compagnia di San Paolo e la Fondazione Museo delle Antichità Egizie guardano al progetto come a un’opportunità straordinaria per favorire la rigenerazione culturale della città e offrire un nuovo segno architettonico incastonato nel cuore barocco di Torino.

torino_egizio_christian-greco_-600x400 1_foto-museo-egizio

Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio)

“La Fondazione Compagnia ha individuato nella progettazione della realizzazione della copertura della corte interna e della riqualificazione del piano ipogeo l’intervento che più valorizza il proprio ruolo rispetto alle celebrazioni del 2024”, dichiara Alberto Anfossi, segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo. “Pertanto, la nostra Fondazione sarà il soggetto che procederà attraverso una rigorosa procedura concorsuale di ambito internazionale alla selezione di un progetto da offrire con spirito di mecenatismo al Museo”. E la presidente e il direttore del Museo Egizio, Evelina Christillin e Christian Greco: “Siamo molto grati alla Compagnia di San Paolo per gli strumenti e la metodologia innovativa messi a disposizione del Museo Egizio, con l’obiettivo di accompagnarlo e sostenerlo in un nuovo percorso di trasformazione. Consapevoli che per offrire al pubblico e agli studiosi una visione più moderna del Museo e dell’archeologia, serva attrarre i migliori talenti internazionali l’Egizio si pone obiettivi sempre più alti nel campo della ricerca, dell’accessibilità e dell’inclusione. E proprio in questa direzione va il progetto della copertura della corte barocca, che si trasformerà in una nuova agorà accessibile gratuitamente a tutti. Con un progetto a cavallo tra archeologia, botanica e digitalizzazione, porteremo il paesaggio del Nilo nel centro di Torino, nella corte e poi nell’ipogeo del Museo dove i visitatori grazie alle moderne tecnologie digitali si ritroveranno letteralmente immersi nell’antichità e nella storia”.

DCIM100MEDIADJI_0049.JPG

La corte interna del Palazzo del Collegio dei Nobili sarà ristrutturata per il progetto “Museo Egizio 2024” (foto museo egizio)

“Da molti anni”, spiega Maria Cristina Milanese, presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino, “gli Ordini degli Architetti utilizzano e promuovono i concorsi di architettura come gli strumenti più efficienti per garantire qualità del progetto e la scelta dei progettisti. Avere un partner come la Fondazione Compagnia di San Paolo, che riconosce nella qualità del progetto, una procedura concorsuale da attuare, così come è stato anche per il concorso della Cavallerizza, ed essere parti integranti di un processo internazionale di miglioramento di un luogo straordinario come il Museo Egizio, vanto per la nostra città e riconosciuto in tutto il mondo, non può che essere fonte di soddisfazione del lavoro svolto in questi anni e di crescita da parte della committenza. Il concorso, inoltre, essendo lo strumento che garantisce qualità e trasparenza, restituisce la centralità al progetto”. Gli ambienti del piano terra riguardano una superficie di circa 925 mq ed introdurranno i visitatori al percorso espositivo assolvendo ad alcune funzioni, al momento distribuite in diversi ambienti e piani del Palazzo quali bookshop, lounge, info point, caffetteria, spazio conferenze oltre alla biglietteria, desk per visite guidate, audioguide e guardaroba. È prevista inoltre la progettazione della riqualificazione dell’atrio ipogeo di 1355 mq circa, che diventerà l’inizio del percorso museale.

Torino. Al museo Egizio per il ciclo “Incontri con gli autori” Christina Riggs dialoga con Christian Greco sul suo nuovo libro “Vedo cose meravigliose. Come la Tomba di Tutankhamon ha plasmato cento anni di storia”

torino_egizio_conferenza-vedo-cose-meravigliose_christina-riggs_locandinaQuando fu scoperta nel 1922 – in un Egitto appena diventato indipendente dall’Impero Britannico – la tomba di Tutankhamon, vecchia di 3300 anni, produsse un’enorme onda d’urto in tutto il mondo. Da un giorno all’altro il nome del “faraone bambino” divenne familiare, dando vita a un’ossessione internazionale che dura ancora oggi. Dalla cultura pop alla politica, dal turismo all’economia della cultura, è impossibile immaginare gli ultimi cento anni senza Tutankhamon. Eppure gran parte della storia del ritrovamento della tomba e delle molte vicende che seguirono rimane sconosciuta. Martedì 12 luglio 2022, alle 18, in presenza nella sala Conferenze del museo Egizio (ingresso libero fino ad esaurimento posti: si entra in sala dalle 17.40), e on line in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo Egizio e sulla pagina Facebook de IlLibraio.it, nuovo appuntamento del ciclo “Incontri con gli autori”: Christina Riggs in dialogo con il direttore Christian Greco ci parlerà del suo nuovo libro, edito da Bollati Boringhieri, “Vedo cose meravigliose. Come la Tomba di Tutankhamon ha plasmato cento anni di storia”. La conferenza è in lingua italiana.

Tutankhamon

La maschera funeraria di Tutankhamon: uno dei tesori trovati da Carter e Carnarvon nella tomba del giovane faraone

egitto_carter-carnarvon-scoprono-tomba-tutankhamon_novembre-1922

Howard Carter e Lord Carnarvon davanti all’ingresso della Tomba di Tutankhamon (KV62) nella Valle dei Re a Tebe Ovest

Chi si ricorda che Jacqueline Kennedy fu la prima ad accogliere il giovane faraone in America? Che un revival di Tutankhamon negli anni Sessanta ha contribuito a salvare gli antichi templi della Nubia egizia? O che la grande mostra di Tutankhamon al British Museum, nel 1972, rimane il maggior successo di sempre del museo? Ma non tutto ciò che riguarda il “Re Tut” luccica: le esposizioni dei suoi tesori negli anni Settanta andavano mano nella mano con gli eccessi del capitalismo e la politica della guerra fredda; i suoi resti sono stati sfruttati in nome della scienza e il racconto della scoperta della sua tomba ha escluso gli archeologi egiziani – che pure ne sono stati protagonisti. Christina Riggs intreccia le avvincenti analisi storiche con i racconti delle vite toccate o, come la sua, cambiate per sempre dall’incontro con Tutankhamon. La storia del giovane faraone che ne emerge è nuova e audace, e ha tanto da dirci sul nostro mondo quanto sul suo. Perché l’archeologia, nello stesso modo di molte altre discipline, non è affatto un sapere neutrale: si alimenta invece delle convinzioni e degli interessi della cultura che l’ha prodotta. La storia del rinvenimento e della notorietà della tomba di Tutankhamon riflette gli squilibri di potere fra gli Stati coinvolti e le tante contraddizioni che ne derivano: ipocrisie e infingimenti, cupidigia e ambizione, nazionalismi e velleità neoimperiali. L’ombra scura celata dietro l’ammaliante splendore della maschera del faraone bambino.

libro_vedo-cose-meraviglioese_christina-riggs_copertina

Copertina del libro “Vedo cose meravigliose. Come la tomba di Tutankhamon ha plasmato cento anni di storia” di Christina Riggs

christina-riggs

Christina Riggs

Christina Riggs insegna History of Visual Culture all’università di Durham ed è una specialista di storia dell’archeologia e dell’arte, in particolare dell’antico Egitto. Tra le sue pubblicazioni: Ancient Egyptian Magic. A Hands-on Guide (2020), Photographing Tutankhamun. Archaeology, Ancient Egypt, and the Archive (2019), e Egypt (2017).

Torino. Apre: “Cortile aperto: flora dell’antico Egitto”. Così il cortile interno del museo Egizio ripropone un giardino del Nuovo Regno con le essenze, i colori e i profumi di 3500 anni fa. Primo passo nel processo di trasformazione del museo in vista del bicentenario del 2024

torino_egizio_cortile-aperto_locandinaC’è il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all’alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto. Un giardino speciale con la flora dell’Antico Egitto nel cuore di Torino: al museo Egizio. “Natura, cultura e bellezza”, ci ricordano gli egittologi, “si intrecciano nei rigogliosi giardini egizi, che sono tra le testimonianze più antiche di spazi verdi creati dall’uomo”. Ispirandosi proprio alle famose raffigurazioni rivenute nelle tombe dell’alta società egizia e con il supporto di studi archeobotanici, il museo Egizio presenta “Cortile aperto: Flora dell’antico Egitto”, uno spazio verde nel cortile del Collegio dei Nobili e aperto a tutti dal 29 giugno 2022. Da punto di passaggio verso la biglietteria e l’inizio del percorso espositivo, questo luogo si trasforma così in un giardino, aperto gratuitamente e che dal 30 giugno 2022 sarà anche animato da uno spettacolo serale di videomapping.

torino_egizio_cortile-aperto_1_foto-museo-egizio

Il giardino con essenze dell’antico Egitto ricreato nel cortile interno del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Si tratta del primo tassello di un percorso di trasformazione dell’Egizio, con cinque progetti di ricerca, alta tecnologia e restituzione alla Città. Il Museo, infatti, in vista delle celebrazioni del bicentenario nel 2024, cambierà volto a partire dalla corte interna del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte.

torino_egizio_cortile-aperto_4_foto-museo-egizio

L’ampia pannellistica permette di apprezzare la flora dell’antico Egitto nel cortile interno del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Ma non c’è solo il fior di loto o il papiro. Queste, infatti, sono solo alcune tra le piante protagoniste di “Cortile Aperto”, un omaggio alla civiltà dell’antico Egitto, che fu tra le prime a sviluppare una cultura del giardino e a conferire significati simbolici a piante e fiori, come testimoniano le raffigurazioni di giardini rivenute nelle tombe dell’alta società egizia. “Cortile aperto” si ispira ai giardini del Nuovo Regno (1539-1076 a.C.). A curare il nuovo progetto a cavallo tra archeologia e botanica è stato un team internazionale di egittologi del Museo, composto da Johannes Auenmüller, Divina Centore e Cédric Gobeil.

torino_egizio_cortile-aperto_3_foto-museo-egizio

Il grande cortile del Collegio dei Nobili diventa un nuovo punto di incontro per la città (foto museo egizio)

“È un primo passo, un intervento strutturale e creativo, che ci proietta verso il bicentenario che celebreremo nel 2024 e verso progetti ancora più ambiziosi di trasformazione del Museo Egizio”, dichiarato Evelina Christillin, presidente del museo Egizio. “L’auspicio”, continua Christian Greco, direttore del museo Egizio, “è che questo giardino, una volta ultimato, diventi un luogo importantissimo nella nuova agorà, la corte coperta, che sarà un punto di incontro nel centro storico della città. Si tratta, inoltre, di un tentativo di restituzione del paesaggio. Abbiamo cercato di riportare le piante, i colori ed i profumi dei giardini di piacere del Nuovo Regno. Un piccolo angolo d’Egitto che accoglierà i visitatori”.

torino_egizio_cortile-aperto-di-sera_foto-museo-egizio

Alla sera il cortile interno del museo Egizio diventa un luogo di intrattenimento culturale (foto museo egizio)

Inoltre, dal 30 giugno al 30 luglio 2022, dal giovedì al sabato, dalle 22 alle 24, una delle facciate del cortile interno del Museo si trasforma in uno schermo dinamico. Attraverso la tecnica del video mapping si schiuderanno fiori e piante dell’antico Egitto, tre alberi racconteranno una lirica amorosa e, infine, al ritmo di una incalzante melodia, la fauna dell’antico Egitto popolerà il giardino. L’ingresso per la proiezione è gratuito, fino ad esaurimento posti. Sono previste 4 proiezioni all’ora, dalla durata di circa 8 minuti.

Torino. Al museo Egizio per “Incontro con gli autori”, in presenza e on line, presentazione del libro “Cleopatra” di Livia Capponi. Introduce il direttore Greco

torino_egizio_conferenza-libro-cleopatra_livia-capponi_locandinaUn nuovo appuntamento del ciclo “incontri con gli autori” al museo Egizio di Torino. La prof.ssa Livia Capponi ci guiderà alla scoperta della figura di Cleopatra presentando il suo libro “Cleopatra” (Editori Laterza) martedì 28 giugno 2022, alle 18, nella Sala Conferenze del museo Egizio, ingresso libero fino ad esaurimento posti. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

libro_cleopatra_copertina

La copertina del libro “Cleopatra” di Livia Capponi

Cleopatra. Avida, sanguinaria, assetata di potere, ma insieme intelligentissima, seducente e colta. Chi era davvero Cleopatra? L’incontro restituirà la verità storica alla straordinaria figura dell’ultima e più famosa regina della dinastia tolemaica. La vita di Cleopatra ci parla dei rapporti tra Roma e l’Egitto; ci porta a ripercorrere le storie d’amore e di politica intrecciate con Giulio Cesare e con Antonio. Rappresenta, infine, un punto di vista privilegiato per ripercorrere i principali eventi accaduti nel I secolo a.C. su tutti i paesi affacciati sul Mediterraneo, e in parte dell’Asia. La reputazione di Cleopatra è stata deformata dalla propaganda di Augusto, che ha consegnato alla posterità un’immagine della regina totalmente negativa, preda sessuale e insieme nemica pubblica dell’Italia, nonché principale responsabile della guerra civile che decretò la fine della repubblica. Visione che è stata rilanciata dalla storiografia moderna, di stampo prevalentemente eurocentrico e maschilista, e da teatro e cinema, dove la regina è stata presentata come l’antesignana della vamp o della donna in carriera e senza scrupoli. Cleopatra fu invece soprattutto una consapevole erede dei faraoni, che si impegnò per tutta la vita a trasformare l’Egitto nel fulcro di un nuovo ordine mondiale in una auspicata età dell’oro.

livia-capponi_unipv

Livia Capponi (unipv)

Livia Capponi (Brescia 1975) dopo circa quindici anni di studio e lavoro alle Università di Oxford e Newcastle upon Tyne, è tornata all’università di Pavia come professoressa associata di storia romana. Tra i suoi interessi, l’Egitto greco e romano, la storia degli Ebrei, la papirologia. Ha pubblicato “Il ritorno della Fenice. Intellettuali e potere nell’Egitto romano” (ETS 2017); “Il mistero del Tempio. La rivolta ebraica sotto Traiano” (Salerno 2018); “Cleopatra” (Laterza 2021).

Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, la conferenza di Stefano de Martino (università di Torino) su “La principessa ittita andata in sposa al faraone Ramesses II” che chiude il ciclo “Regine e principesse dell’antichità”

Venerdì 3 giugno 2022, alle 12, nella sala delle Conferenze il museo Egizio di Torino ospiterà la conferenza “La principessa ittita andata in sposa al faraone Ramesses II”. Stefano de Martino (università di Torino) e il direttore Christian Greco dialogheranno sulla principessa ittita che, sposando il faraone Ramses II, rese possibile la pace tra il suo popolo e gli Egizi. L’incontro chiude il ciclo di conferenze “Regine e Principesse dell’antichità. Protagoniste e vittime nello scacchiere politico del loro tempo” nell’ambito della mostra “Aida, figlia di due mondi” e all’interno del cartellone di “UniVerso – Un osservatorio permanente sulla contemporaneità”. Il programma, curato da Stefano de Martino e Gianluca Cuniberti, prevede un ciclo di incontri dedicato a quattro personaggi femminili della storia entrati nell’immaginario condiviso anche grazie alle narrazioni che la musica, la letteratura e le arti ne hanno fatto. Ingresso libero fino a esaurimento posti. È consigliata la prenotazione compilando il form: UniVerso per Aida – Regine e principesse dell’antichità. Protagoniste e vittime nello scacchiere politico del loro tempo (google.com).
Per l’accesso è necessario indossare la mascherina FFP2. L’evento sarà trasmesso anche in streaming sui canali Facebook e YouTube del Museo.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Luigi Prada (università di Uppsala) su “Il guardiano dei coccodrilli: alla scoperta delle origini antico-egizie di una “leggenda” plurimillenaria”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-il-guardiano-dei-coccodrilli_prada_locandinaNel secondo libro delle sue Storie, dedicato all’Egitto, Erodoto racconta non solo della storia antica del paese, ma anche della sua natura. Tra i passi più famosi è quello che descrive la peculiare simbiosi fra il coccodrillo del Nilo e un piccolo uccello, chiamato trochilo. A detta dello storico greco, questo volatile, anche noto come il “guardiano dei coccodrilli”, si ciba dei parassiti che infestano la bocca del coccodrillo, il quale, beneficiandone, gli permette di entrare e uscire illeso dalle sue fauci. Il “guardiano dei coccodrilli” è il tema del nuovo appuntamento con le conferenze organizzate al museo Egizio di Torino con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Martedì 31 maggio 2022, alle 18, in presenza nella Sala Conferenze del museo Egizio, ingresso libero fino ad esaurimento posti (è gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it: i posti saranno riservati fino alle 18; per l’accesso è necessario indossare la mascherina FFP2) e on line in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo, l’egittologo Luigi Prada dell’università di Uppsala parlerà de “Il guardiano dei coccodrilli: alla scoperta delle origini antico-egizie di una “leggenda” plurimillenaria”. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’aneddoto del trochilo è sempre stato ritenuto un’invenzione di Erodoto, senza autentica base nella cultura egizia. Al contrario, la conferenza di Luigi Prada (università di Uppsala) dimostrerà come la storia abbia le sue origini in genuine tradizioni egizie, come rivelato da recenti scoperte papirologiche. L’intera tradizione del trochilo, che godette di immensa fortuna dall’antichità classica al presente, fra racconti scritti e arti visive, sia nelle tradizioni occidentali che nelle culture islamica ed ebraica, deve alfine le sue origini all’attenzione che gli antichi Egizi sempre ebbero per la natura che li circondava.

luigi-prada

L’egittologo Luigi Prada

Luigi Prada è egittologo specializzato nello studio della lingua, religione, e letteratura antico-egizia, con focus particolare sul Periodo Tardo e Greco-Romano. Formatosi all’estero, è stato membro dei dipartimenti di Egittologia alle università di Oxford, Heidelberg, e Copenhagen, ed è ora Assistant Professor in egittologia all’università di Uppsala e Research Associate in quella di Oxford. Vice-direttore della missione egittologica di Oxford e Uppsala ad Elkab, nell’Alto Egitto, partecipa anche a spedizioni nel Deserto Sudanese. Come presidente di ACME, collabora da anni con il museo Egizio. Uno dei suoi progetti attuali concerne lo studio del multilinguismo e scambio culturale fra gli Egizi e i Greci nell’Egitto di Epoca Tolemaico-Romana e Tardo-Antica.

Torino. Al museo Egizio conferenza in presenza e on line con Sara Demichelis e Elisa Fiore Marochetti su “Il Libro dei Morti di Baki e la tradizione funeraria di Deir el Medina”

torino_egizio_conferenza-libro-dei-morti-di-baki_demichelis-marochetti_locandinaPer circa due secoli i frammenti del Libro dei Morti di Baki sono rimasti custoditi nei depositi del museo Egizio di Torino, ora dopo una lunga e complessa opera di restauro e ricomposizione, iniziata nel 2014, più della metà del papiro è stata riportata a nuova vita. E ora è visibile al pubblico nella nuova mostra del Museo Egizio nell’ambito del ciclo espositivo “Nel laboratorio dello studioso”. L’opera di restauro  è avvenuta sotto la direzione di Sara Demichelis e Elisa Fiore Marochetti della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Torino,  in collaborazione con il museo Egizio, l’Archivio di Stato di Torino e l’Istituto di Archeologia orientale del Cairo. Proprio Sara Maria Demichelis e Elisa Fiore Marochetti ne parlano mercoledì 25 maggio 2022, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio, nella conferenza “Il Libro dei Morti di Baki e la tradizione funeraria di Deir el Medina”. Introducono la conferenza Christian Greco, direttore del museo Egizio, e Luisa Papotti, dirigente soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino. Durante l’evento verrà anche presentata la collana “Studi del Museo Egizio”, la serie di pubblicazioni di argomento scientifico pubblicata da Franco Cosimo Panini Editore insieme al museo Egizio, il cui ultimo volume è dedicato al Libro dei Morti di Baki. L’ingresso alla sala conferenze è libero fino ad esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una e-mail a comunicazione@museoegizio.it. Il posto in sala verrà riservato fino alle 18. Per accedere alla sala è necessario indossare una mascherina FFP2. La conferenza verrà anche trasmessa live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

torino_egizio_mostra-Il-Libro-dei-Morti-di-Baki_frammenti_foto-museo-egizio

Frammenti del Libro dei Morti di Baki sotto la lente di ingrandimento nella mostra “Il Libro dei Morti di Baki. Lo Scriba del Signore delle Due Terre” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Un manoscritto frantumato in migliaia di pezzi, ricostruito grazie alla sinergia tra egittologi e restauratori, rivela aspetti inediti della tradizione funeraria di Deir el-Medina agli albori dell’età ramesside. Questo Libro dei Morti, realizzato per lo scriba Baki, direttore dei lavori di costruzione della tomba di Seti I nella Valle dei re, anticipa elementi testuali e iconografici che ispireranno le opere degli artisti locali e raggiungeranno la loro massima espressione nella decorazione della tomba della regina Nefertari, sposa di Ramses II. Sara Maria Demichelis è funzionaria della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio della città metropolitana di Torino. Dottore di ricerca in Egittologia è specialista di papiri ieratici e geroglifici, con una particolare vocazione per la ricostruzione di manoscritti frammentari.  Elisa Fiore Marochetti è funzionaria della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio della città metropolitana di Torino e dottore di ricerca in Egittologia. Le sue ricerche si indirizzano in particolare sull’archeologia di Gebelein e Qau el-Kebir nell’Antico e Medio Regno e di Deir el Medina.

Torino. Al museo Egizio per “Incontro con gli autori” presentazione in presenza e on line del libro di Mariarosaria Barbera “Donne romane in esilio a Ventotene”

torino_egizio_conferenza_donne-romane-in-esilio-a-ventotene_barbera_locandinaNuovo appuntamento con l’autore al museo Egizio di Torino. Lunedì 9 maggio, alle 18, incontro con la prof.ssa Mariarosaria Barbera, già direttore del parco archeologico di Ostia antica, che presenterà il suo libro “Donne romane in esilio a Ventotene” (Ultima Spiaggia editore) in dialogo con il direttore del museo, Christian Greco. L’incontro è in presenza nella sala Conferenze del museo Egizio. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it. Il posto in sala verrà riservato fino alle 18. Per l’accesso è necessario indossare la mascherina FFP2. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo (https://www.youtube.com/watch?v=qT_AWAO6Yjs).

Barbera-Mariarosaria

Mariarosaria Barbera

Costruita a Ventotene per lo svago della famiglia imperiale, la Villa di Punta Eolo, lussuosa ma battuta dai venti, divenne presto la prigione a cui gli imperatori, da Augusto a Domiziano, destinarono le donne scomode della loro famiglia. Alle figlie, mogli, nipoti, prive di diritti politici in quanto donne e condannate a un esilio in più casi seguito dalla morte, si preferì imputare accuse di natura sessuale, a copertura di attività politiche e comportamenti che risultavano ostili al potere. Sullo sfondo di Ventotene e della sua Villa, prendono vita in questo libro le storie di donne come Giulia, figlia di Augusto, di sua figlia Agrippina Maggiore, di Ottavia moglie di Nerone e di altre che, come loro, tentarono di opporsi a un potere sempre più invasivo al quale il Senato e il popolo romano finirono con l’asservirsi totalmente. Insieme con esse, sfilano i ritratti degli uomini che le condannarono, a partire da Augusto fino a Nerone e Domiziano.

Torino. Al museo Egizio (aperture speciali a Pasqua e Pasquetta) la mostra “Aida, figlia di due mondi” racconta l’avventura creativa di “Aida” e il clima culturale e politico in cui nacque l’opera di Giuseppe Verdi

Le note della Marcia trionfale risuonano al terzo piano del museo Egizio di Torino, dove sono previste aperture speciali a Pasqua 2022 (ore 9-21), Pasquetta (ore 9-18.30) e 25 aprile 2022 (ore 9-21) . È quello forse uno dei brani più iconici di una delle opere liriche più famose al mondo: Aida. Ambientata nell’antico Egitto, racconta la storia travagliata e piena di passione della giovane principessa etiope Aida, prigioniera degli egizi, e del condottiero Radamès. Amore, passione, fedeltà, tradimento, tragedia, magnificenza si mescolano nel libretto dell’opera verdiana che voleva celebrare la grande storia dell’Antico Egitto. Ma come nasce Aida? cosa si nasconde dietro quest’opera eterna? Fino al 5 giugno 2022 la mostra “Aida, figlia di due mondi”, con cui il museo Egizio celebra il 150mo anniversario del debutto di “Aida”, avvenuto al Cairo il 24 dicembre 1871 e alla Scala di Milano l’8 febbraio 1872, anni in cui il dialogo e lo scambio culturale tra Europa ed Egitto erano intensi, racconta l’avventura creativa di “Aida” e il clima culturale e politico in cui nacque l’opera di Giuseppe Verdi.

torino_egizio_mostra-aida_locandina

Locandina della mostra “AIDA. Figlia di due mondi” al museo Egizio di Torino dal 17 marzo al 5 giugno 2022

enrico-ferraris

L’egittologo Enrico Ferraris, curatore al museo Egizio di Torino

La mostra è curata da Enrico Ferraris, egittologo del museo Egizio e ideatore di un progetto transmediale che travalica i confini dell’Egizio e coinvolge diverse istituzioni culturali, in un percorso che spazia tra opera, teatro, egittologia, storia, letteratura e cinema, frutto di un progetto scientifico firmato a quattro mani dal direttore del museo Egizio, Christian Greco e dal curatore, Enrico Ferraris. Main partner dell’esposizione è l’Archivio Storico Ricordi, mentre l’Istituto nazionale di Studi Verdiani e il Teatro Regio di Torino sono i partner scientifici. L’università di Torino, insieme al museo nazionale del Cinema, all’Aiace, al Teatro Regio di Torino e al Conservatorio, ha curato un palinsesto trimestrale di incontri, approfondimenti e rassegne cinematografiche, dedicati ad “Aida” e all’Egitto antico e contemporaneo, nell’ambito del progetto UniVerso. Al Circolo dei lettori poi è previsto un Gruppo di lettura dedicato, a partire da fine marzo e ad aprile un incontro col giallista Giancarlo De Cataldo, che propone una riflessione sul melodramma come teatro di tutti i sentimenti umani. Dallo scenario originale di “Aida” ai bozzetti di costumi, scenografie e gioielli, usciti dalla matita dell’egittologo Auguste Mariette, artefice del primo museo di antichità Egizie al Cairo, fino alle diverse stesure del libretto e degli spartiti di Giuseppe Verdi: la mostra ripercorre la genesi dell’opera, attraverso documenti, memorabilia, reperti, lettere e spartiti provenienti da 27 tra archivi e musei di tutta Europa, dal Louvre all’Archivio di Stato di Parma. Ricostruzioni filologiche di scene e costumi del debutto di “Aida”, realizzate dal Teatro Regio di Torino, ma anche podcast, videogame, pillole video, incontri e rassegne cinematografiche accompagnano il visitatore in un periodo storico che va dagli anni Quaranta agli anni Settanta dell’Ottocento.

torino_egizio_mostra-aida-figlia-di-due-mondi_giuseppe-verdi_foto-museo-egizio

Il musicista Giuseppe Verdi: la sua “Aida” debuttò alla Scala di Milano l’8 febbraio 1872: 150 anni fa (foto museo egizio)

È l’inizio di giugno del 1870, quando Giuseppe Verdi, dopo una lunga trattativa, accetta dal viceré d’Egitto, Ismail Pascià, un compenso senza precedenti per comporre “Aida”, un’opera lirica, in lingua italiana, ambientata al tempo dei faraoni. L’Egitto punta sulla lirica per rispolverare il proprio passato glorioso e allo stesso tempo portare alla ribalta internazionale il proprio desiderio di modernità ed emancipazione dall’Impero Ottomano. E se l’Egitto nell’Ottocento guarda all’Europa come modello di modernità, nel Vecchio Continente già a partire dal 1809 la pubblicazione della “Déscription de l’Egypte” accende la passione per faraoni, papiri e reperti antichi. Esattamente 200 anni fa, nel 1822, con la decifrazione dei geroglifici, ad opera di Jean François Champollion, nasce l’Egittologia e due anni dopo, nel 1824 a Torino vede la luce il primo museo al mondo dedicato interamente alle antichità egizie, primo nucleo dell’attuale Museo Egizio. Due mondi, l’Egitto e l’Europa, che nel 1800 si intersecano e si intrecciano a più riprese. Ed è proprio questo intreccio di culture che la mostra “Aida, figlia di due mondi” vuole indagare. 

Ismail_Pacha

Il viceré d’Egitto, Ismail Pascià: fu lui a commissionare “Aida” a Giuseppe Verdi

Il percorso espositivo si divide in due sezioni. La prima è dedicata al committente e all’ideatore di “Aida”, rispettivamente il viceré d’Egitto, Ismail Pascià, e il suo funzionario, l’egittologo e direttore degli scavi in Egitto, Auguste Mariette. Dalla nascita del Museo di Boulaq (1863), primo nucleo del Museo delle Antichità Egizie del Cairo, cui diede i natali lo stesso Mariette, all’Esposizione Internazionale di Parigi (1867), dove l’Egitto debuttò con i suoi imponenti padiglioni, tra cui il “Tempio di Hathor”, una ricostruzione scenografica di diversi templi e reperti egizi, ideata sempre da Mariette, fino all’inaugurazione del Canale di Suez e del nuovo Teatro Khediviale del Cairo (1869): sono le tappe del progetto di modernizzazione sostenuto dal viceré d’Egitto, Ismail Pascià. È proprio all’Esposizione Universale di Parigi che Ismail Pascià rimane colpito dal “Don Carlos” di Verdi. E due anni dopo, per dare lustro al nuovo Teatro Khediviale del Cairo, il viceré d’Egitto pensa proprio al maestro di Busseto. Un clima che per Mariette sarà decisivo per dare i natali ad “Aida” e, più in generale, per raccontare al mondo il passato glorioso dell’Egitto e codificarne una nuova immagine internazionale. 

torino_egizio_mostra-aida-figlia-di-due-mondi_modellino-opera-del-cairo-per-prima-aida_foto-museo-egizio

Per la mostra “Aida” i Laboratori artistici del Regio hanno realizzato un modellino in legno del Teatro dell’Opera del Cairo dove andò in scena l’opera verdiana (foto museo egizio)

Al centro della seconda sezione la genesi vera e propria dell’opera, da quando cioè il nome di Aida compare per la prima volta, in una lettera datata 27 aprile 1870, fino alla sua prima rappresentazione al Cairo e poi a Milano. Per volere di Ismail Pascià, Mariette scrive, infatti, di suo pugno al librettista del “Don Carlos”, Camille Du Locle, svelandogli una storia dal “titolo curioso, Aida”. È l’inizio di un carteggio tra il Cairo, Parigi e Busseto, che in parte è possibile ammirare in mostra a Torino, grazie ai prestiti dell’Archivio Storico Ricordi. I bozzetti originali di Mariette, conservati alla Bibliotèque National de France, hanno preso vita grazie al Teatro Regio. Per questa mostra i Laboratori artistici del Regio hanno realizzato appositamente un modellino in legno del Teatro dell’Opera del Cairo dove andò in scena l’opera verdiana.

Torino. Al museo Egizio Jennifer Cromwell (Manchester Metropolitan University) su “Western Thebes in the Early Islamic Period: archaeology and coptic texts”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_western-thebes-in-early-islamic-period_jennifer-cromwell_locandinaUn ostrakon copto, proveniente da Tebe occidentale e conservato al museo Egizio di Torino, contiene un breve testo sui suoi due lati. Nonostante l’apparente modestia di questo oggetto, il testo rappresenta un unicum. Registra infatti l’unica menzione databile di un’eclissi solare in tutta la storia egiziana precedente il periodo islamico. Parte da questo reperto la conferenza di Jennifer Cromwell “Western Thebes in the Early Islamic Period: archaeology and coptic texts”, organizzata dal museo Egizio di Torino con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. Appuntamento martedì 5 aprile 2022, alle 18, nella sala conferenze. Ingresso libero fino ad esaurimento posti, è gradita la prenotazione scrivendo a comunicazione@museogizio.it. È necessario presentare in Super Green Pass e indossare una mascherina FFP2. La conferenza, in lingua inglese, sarà anche trasmessa live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

torino_egizio_ostrakon-copto_con-citazione-di-eclissi_foto-museo-egizio

L’ostrakon copto, conservato al museo Egizio di Torino, che ricorda l’eclisse del 10 marzo 601 d.C. (foto museo egizio)

“Il 14° giorno di Phamenoth del quarto anno di indizione, il sole si oscurò alla quarta ora del giorno – e nell’anno in cui Petros figlio di Palou era capo del villaggio Djeme”. Non solo questa eclissi può essere datata al 10 marzo 601 d.C., ma la sua data fa anche di questo ostrakon il più antico testo copto databile proveniente da Tebe occidentale. Durante la conferenza, la dr.ssa Jennifer Cromwell riesaminerà questo importante testo, suggerendo una nuova interpretazione del suo contesto di provenienza, compreso il villaggio che menziona, Djeme (costruito nel tempio mortuario di Ramses III, Medinet Habu, e nei suoi dintorni), e le comunità monastiche vicine. La conferenza presenterà anche le ricche testimonianze che sopravvivono in questa regione tra il VII e l’VIII secolo, un periodo di grandi cambiamenti politici e sociali.

jennifer-cromwell

La professoressa Jennifer Cromwell

Jennifer Cromwell è docente senior di Storia Antica alla Manchester Metropolitan University, di cui è entrata a far parte nel 2018. I suoi interessi di ricerca riguardano la storia sociale ed economica dell’Egitto, in particolare durante il VI-VIII secolo d.C., e lo studio dei documenti copti. Il suo progetto attuale, Ancient History, Contemporary Belonging, affronta le questioni di appartenenza nella società contemporanea e la migrazione forzata sia di persone che di manufatti storici.