Archivio tag | basilica di Aquileia

“Archeologia ferita”: dalla moschea di Giona distrutta dall’Isis a Mosul al mosaico di Giona. La Fondazione Aquileia presenta il libro “La storia di Giona. Nei mosaici della Basilica di Aquileia”

Dettaglio del mosaico con gli episodi della storia biblica di Giona nella basilica di Aquileia

Antonio Zanardi Landi,
presidente della Fondazione Aquileia

La campata orientale del mosaico teodoriano dell’aula sud della basilica di Aquileia è interamente occupata dagli episodi della storia biblica di Giona. All’interno di un contesto marino, popolato da pesci (polpi, delfini, seppie, ecc.) e da altri animali (anatre) e ravvivato da scene di pesca, si stagliano i tre momenti principali della saga dell’Antico Testamento. Verso Nord, il profeta è gettato in mare da una barca, sulla quale compare una strana figura di ornate, e inghiottito da un mostro marino; verso Sud, dopo il tondo con l’iscrizione celebrativa di Teodoro, Giona è rigettato dopo tre giorni dal mostro e, nella scena successiva, è colto in riposo sotto una pianta di cucurbitacee. L’intero racconto è un’allegoria della resurrezione di Cristo, e più in generale, del destino ultraterreno che attende coloro che sono stati battezzati. Proprio al mosaico di Giona è dedicato l’incontro di venerdì 1° marzo 2019 alle 18 in sala Ajace a Udine, dove verrà presentato il libro “La storia di Giona. Nei mosaici della Basilica di Aquileia” in un evento voluto da Fondazione Aquileia, università di Udine e Comune di Udine. Il volume, edito da Allemandi, ideato dalla Fondazione Aquileia, è arricchito delle magnifiche fotografie di Elio Ciol che, appesosi alle capriate altissime della Basilica, fotografò dall’alto i mosaici da poco puliti e restaurati. Ne uscì una serie di 12/14 immagini di singolarissima nitidezza e che rendono ogni sfumatura ed ogni dettaglio della Storia di Giona. L’opera, dedicata allo splendido ciclo musivo della storia di Giona nella Basilica di Aquileia, si ricollega al programma “Archeologia Ferita” con cui dal 2015 la Fondazione Aquileia si propone di portare al museo Archeologico nazionale di Aquileia reperti e opere provenienti da musei e siti devastati dal terrorismo fondamentalista. La prima distruzione da parte di Isis di un edificio di culto a Mosul si è verificata proprio a danno della moschea di Giona (Yunus) e della Tomba del Profeta. Ne parleranno, moderati da Omar Monestier, direttore del Messaggero Veneto, Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, Pietro Fontanini, sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, rettore dell’università di Udine, Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia del Vicino Oriente all’università di Udine e Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

La distruzione della moschea di Giona a Mosul

Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia del Vicino Oriente all’università di Udine, parlerà di distruzione del patrimonio culturale: il primo grande edificio di culto distrutto dall’Isis a Mossul fu la Moschea di Giona (Yunus in arabo) insieme alla Tomba di Giona nel luglio del 2014 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/03/01/larte-violata-della-mesopotamia-grido-di-dolore-lanciato-dal-prof-brusasco-dalla-platea-di-tourisma-2017-le-immagini-e-le-cronache-delle-distruzioni/).

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia, nel suo saggio racconta come avvenne la scoperta del mosaico: “I problemi di umidità di risalita lungo i muri perimetrali della basilica avevano reso necessario, infatti, un progetto integrale di risanamento, che fu affidato dalla Imperial-Regia Commissione Centrale per lo Studio e la Conservazione dei Monumenti (K. K. Zentral-Kommission für Erforschung und Erhaltung der Kunst- und Historischen Denkmale) all’ingegnere superiore Rudolf Machnitsch (alias Rodolfo Machini, 1863-1938). I lavori furono seguiti dalla neonata (1906) Società per la Conservazione della Basilica. Inaspettatamente, lo scavo effettuato a ridosso dei muri per verificare quali fossero le condizioni delle fondazioni mise in luce un pavimento musivo, e questo orientò l’indagine in una direzione completamente diversa. Asportato il pavimento della basilica, per tagli trasversali fu effettuato lo sterro delle navate centrale e meridionale, mirando a seguire il mosaico e ad accertarne la reale estensione, senza fare troppa attenzione alle pur interessanti testimonianze di fasi successive. Ad agosto 1909, lo scavo raggiunse e inglobò nei due mesi successivi la zona del saggio eseguito da Niemann e Swoboda. E fu allora che emerse in tutto il loro splendore il ciclo di Giona, l’unica partizione musiva campita su tutta la larghezza dell’edificio, e venne definitivamente confermato il carattere cristiano dei mosaici”.

Speciale focus sulla distruzione del patrimonio culturale in Siria e Iraq all’8^ edizione dell’Aquileia Film Festival: sei documentari, incontri con Matthiae, Volpe, Angela. Prima nazionale del film “Destruction of Memory” presente il regista Tim Slade e l’archeologo Daniele Morandi Bonacossi

Dal 26 luglio al 29 luglio 2017 l’ottava edizione dell’Aquileia Film Festival

Alberto Angela con Piero Pruneti, qui a Firenze

La Siria e la distruzione del patrimonio culturale, ma anche grandi scoperte archeologiche in Egitto e il fascino dei tesori dell’Estremo Oriente: sono alcuni temi affrontati dai film, selezionati da Dario Di Blasi, Gianluca Baronchelli tra i capolavori della produzione internazionale a tema archeologico, storico, etnologico, e dalle conversazioni con Paolo Matthiae (26/7), Giuliano Volpe (27/7), Alberto Angela (28/7), Tim Slade e Daniele Morandi Bonacossi (29/7), a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, dell’ottava edizione di Aquileia Film Festival, rassegna del cinema archeologico in programma dal 26 al 29 luglio 2017, alle 21, in piazza Capitolo, davanti alla maestosa basilica dei Patriarchi di Aquileia. Ancora una volta il pubblico sarà l’unico giudice dei film in concorso, tutti doppiati in italiano, e decreterà con il proprio voto il vincitore del Premio Aquileia, un pregiato mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli. L’ingresso alla manifestazione è gratuito e, in caso di pioggia, le proiezioni si svolgeranno nella Sala Romana affacciata su piazza Capitolo (capienza 240 persone: assegnazione posti con ritiro del numero a partire dalle 19 all’ingresso della Sala Romana).

Il manifesto della mostra “Volti di Palmira ad Aquileia” al museo Archeologico nazionale di Aquileia

L’Aquileia Film Festival apre dunque mercoledì 26 luglio 2017 alle 21, realizzato dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva con un’edizione che si lega a filo doppio alla mostra “Volti di Palmira ad Aquileia” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/07/01/archeologia-ferita-ad-aquileia-gli-eventi-collaterali-alla-mostra-volti-di-palmira-ad-aquileia-apre-morandi-bonacossi-sulla-distruzione-della-memoria-in-iraq-e-si/) e vuole esplorare da diverse prospettive, attraverso film e interviste con esperti, il tema del patrimonio culturale e dell’archeologia ferita. I film in concorso per l’ottava edizione affrontano temi diversi: il commercio di antichi tesori d’arte come fonte di finanziamento di guerre e un commovente omaggio a Khaled al-Asaad, responsabile del sito di Palmira, trucidato dai miliziani dell’Isis; un viaggio in Egitto alla scoperta del tempio di Amenhophis III, la storia ultramillenaria della grandiosa Moschea di Jamé a Esfahan e la ricerca dell’antica Mahendraparvata, alle origini di Angkor. E sabato 29 luglio una serata evento straordinaria con l’anteprima italiana del film di produzione statunitense “Destruction of Memory” del regista australiano Tim Slade dedicato alla distruzione del patrimonio culturale nel mondo e la conversazione-intervista di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e Tim Slade, regista del film e il professor Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia del Vicino oriente all’Università di Udine e direttore della missione archeologica a Ninive in Iraq. Per il terzo anno, in collaborazione con Arbor Sapientiae, casa editrice e di distribuzione editoriale specializzata del settore storico-archeologico, verrà allestito in piazza Capitolo un bookshop che proporrà un’ampia scelta di titoli per appassionati e studiosi. Ecco il programma completo.

L’archeologo Khaled Asaad, per decenni “custode” di Palmira, assassinato dai miliziani dell’Isis

MERCOLEDÌ 26 LUGLIO, ore 21: il film “Des trésors contre des armes/ Tesori in cambio di armi” (51’, Germania/Belgio, 2014) di Tristan Chytroschek. Il commercio di antichi tesori d’arte finanzia la guerra e la violenza, secondo quanto riferito da Interpol e FBI. La documentazione dimostra come i profitti derivanti dal mercato dell’antiquariato finanzino la fornitura di armi a gruppi terroristici. Ma da dove vengono questi tesori? Mentre in Afghanistan vengono depredate alcune tombe in un tempio buddista, la città siriana di Palmira viene sistematicamente saccheggiata. Segue la conversazione con Paolo Matthiae, decano degli archeologi assiriologi, scopritore di Ebla, su “L’utopia possibile: ricostruire il Vicino Oriente” Cosa rimane, cosa rimarrà – purtroppo le distruzioni sono ancora in corso – dell’immensa ricchezza archeologica e monumentale di Siria e Iraq? Dei luoghi dove tutto ha avuto inizio? Della madre della nostra civiltà? La risposta, affidata a Matthiae, è difficilissima, ma possibile sotto il profilo politico e tecnico e si inserisce nell’eterna lotta dell’uomo per salvare se stesso insieme alla propria memoria. Chiude la prima serata l’omaggio al martire di Palmira con il film di Alberto Castellani “Khaled al-Asaad. Quel Giorno a Palmira” (23’, Italia, 2015). Una ricerca d’archivio ha portato il regista a recuperare la lunga intervista concessagli dal famoso archeologo siriano, responsabile del sito di Palmira, trucidato barbaramente dai miliziani dell’Isis, per aver tentato di difendere quell’inestimabile patrimonio di una delle più preziose aree archeologiche del mondo. L’intervista risale a una decina di anni fa, al tempo in cui Castellani era impegnato in un programma dedicato alla regina Zenobia. Il recupero dell’intervista vuole offrire una sorta di viaggio della memoria per tener vivo il ricordo di un autentico eroe e meditare non solo sulle macerie ma anche sul dramma umano che la Siria sta oggi vivendo.

I Colossi di Memnone i resti più significativi del tempio funerario di Amenofi III a Tebe Ovest

GIOVEDÌ 27 LUGLIO, ore 21: apre il film “A la dècouverte du temple d’Amenhophis III / Alla scoperta del tempio di Amenhophis III” (54’, Francia, 2016) di Antoine Chènè. Solo i colossi di Memnone, a Luxor, indicavano fino a pochi anni fa il luogo dove sorgeva il più grande tempio mai costruito da un faraone. Le grandi tappe di una campagna internazionale condotta dall’egittologa Hourig Sourouzian sono rivissute attraverso i filmati girati a partire dal 2004, che documentano le spettacolari scoperte che hanno coronato le ricerche. Segue la conversazione con Giuliano Volpe, professore ordinario di archeologia all’Università di Foggia e presidente del Consiglio Superiore ‘Beni culturali e paesaggistici’ del MiBACT, su “Un patrimonio protagonista”. Negli ultimi due anni si è discusso di patrimonio culturale più che negli ultimi venti. Dopo un lungo periodo di disinteresse, il patrimonio culturale è diventato di grande attualità, riceve attenzione sui giornali, in televisione, sui social. Insomma il patrimonio culturale è tornato fra gli italiani. E in Europa: l’unica risposta davvero vincente in un continente in crisi può venire dalle “armi” della formazione e della cultura. Chiude la serata il film “Die Freitagsmoschee von Isfahan. Tausend Jahre Islamische Kunst / La moschea del Venerdì di Esfahan. Mille anni di cultura islamica” (15’, Iran, 2015) di Rüdiger Lorenz¨ Faranak Djalali. La storia ultramillenaria della grandiosa Moschea di Jamé, comunemente nota come Moschea del Venerdì di Esfahan. Un viaggio tra le varie epoche e culture che si sono intrecciate nei secoli alla vita di questo straordinario monumento nel cuore della città iraniana.

Alla Rassegna di Aquileia i segreti della città di Angkor, uno dei siti archeologici più importanti della Cambogia

VENERDÌ 28 LUGLIO, ore 21: apre la terza serrata il film “Aux sources d’Angkor / Alle origini di Angkor” (52’, Francia, 2015) di Olivier Horn. La pianura di Angkor è sovrastata da un altopiano fitto di boschi nei quali un’antica città medioevale giaceva sepolta. Alla ricerca di un insediamento più antico di Angkor, l’archeologo francese Jean-Baptiste Chevance e i suoi colleghi cambogiani, avvalendosi della tecnologia degli aerolaser, scoprono interi quartieri di una città, forse l’antica Mahendraparvata. Segue la conversazione con Alberto Angela, paleontologo, divulgatore scientifico, scrittore. Chiude la serata l’assegnazione del Premio Aquileia al film più votato dal pubblico.

“Destruction of memory”, film di Tim Slade

SABATO 29 LUGLIO, ore 21: serata speciale con l’anteprima italiana del film “Destruction of Memory / La distruzione della memoria” (fuori concorso, 80’, Usa, 2015) di Tim Slade. La guerra contro la cultura ha portato a esiti catastrofici nel secolo passato e non è finita, sta crescendo velocemente. In Siria e Iraq sono stati distrutti millenni di storia, singoli uomini hanno perso la vita per proteggere non solo altri esseri umani ma la nostra identità culturale, per proteggere la memoria delle nostre radici. Basato sul libro “The Destruction of Memory ” di Robert Bevan, il film non racconta solo le azioni di Daesh ma contiene interviste al Direttore generale dell’Unesco, al procuratore della Corte Internazionale per i Crimini di Guerra e a molti esperti internazionali e cerca di capire come siamo arrivati a questo punto. Segue la conversazione con il regista del film Tim Slade, e con Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia del Vicino Oriente all’università di Udine e direttore della missione archeologica a Ninive in Iraq.

“Aquileia crocevia dell’Impero”: arriva a Dublino la mostra itinerante tredicesima tappa di un viaggio che dal 2009 racconta una Aquileia inedita, dalla fondazione alla Basilica di Popone, al centro di traffici dal Baltico al Mediterraneo orientale

Apre a Dublino la mostra "Aquileia, crocevia dell'impero romano"

Apre a Dublino la mostra “Aquileia, crocevia dell’impero romano”

L’associazione culturale Mitteleuropa pianta in Europa un’altra bandierina per la promozione di Aquileia. Il 23 agosto 2016 sbarca infatti a Dublino la mostra “Aquileia crocevia dell’impero”, tredicesima tappa del progetto di promozione turistica lanciato nel 2009 dall’associazione presieduta da Paolo Petiziol e che da allora, dopo Budapest, Cracovia, Varsavia, Bratislava, Bruxelles, Lubiana, Zagabria, Novi Sad, Praga, Vienna, Ostrava e Pilsen, viaggiando appunto per il Vecchio Continente, racconta la storia e il ruolo della città durante l’impero romano. Aquileia, lo ricordiamo, venne fondata nel 181 a.C., terminale della via Postumia e dei collegamenti con il Nord-Europa (dal Baltico arrivava l’ambra) e dall’Oriente attraverso l’Adriatico, con funzioni dunque sia militari, che economiche e commerciali. La posizione felice, un porto fluviale attrezzato, e questi rapporti commerciali e culturali consolidati nel tempo con il Mediterraneo orientale e il Nord-Europa, la portarono a essere all’inizio della nostra era la quarta città per grandezza e importanza d’Italia e la nona in tutto l’Impero romano. La scelta di Dublino, come nuova tappa del progetto, è nata da una richiesta del locale Fogolar Furlan, sostenuta dall’Ente Friuli nel Mondo, sulla falsariga della collaborazione con l’esposizione di Marbella (Spagna).

I mosaici di Aquileia, un unicum che lega il mondo romano con l'alto Medioevo

I mosaici di Aquileia, un unicum che lega il mondo romano con l’alto Medioevo

La mostra intende presentare una Aquileia inedita, una grande capitale del centro-est Europa, con funzioni e compiti che oggi si ripropongono in tutta la loro moderna opportunità. L’allestimento «racconta» la storia della città scandita per temi, dalla fondazione alla Basilica del Patriarca Popone. Costantemente aggiornata, anche nei testi in inglese, per seguire i risultati degli scavi che vengono condotti, la mostra esalta la strategica funzione aquileiese nei rapporti tra il Baltico, la Pannonia e il Mediterraneo. Aquileia era il terminale della Via dell’Ambra, dove i fossili del Baltico divenivano gioielli e opere d’arte.

Archbishop_Charles_J_Brown_Apostolic_Nuncio_to_Ireland_CNA_Vatican_Catholic

Mons. Charles John Brown, nunzio apostolico a Dublino e arcivescovo titolare di Aquileia

La tappa nella Capitale d’Irlanda si delinea già un appuntamento particolarmente atteso. Alla serata inaugurale, il 23 agosto 2016, nella sede dell’Istituto italiano di Cultura a Dublino, dove resterà per un mese (fino al 23 settembre 2106) hanno aderito numerose autorità e istituzioni del mondo dell’arte, della cultura e dei media. Ci saranno S.E. Mons. Charles John Brown, nunzio apostolico a Dublino e arcivescovo titolare di Aquileia; l’ambasciatore d’Italia, Giovanni Adorni Braccesi Chiassi; la direttrice dell’Istituto italiano di Cultura Renata Sperandio; la vice-presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, De Luca Anna Pia; il presidente del Fogolar Furlan, Davide Gessi, oltre naturalmente al presidente di Mitteleuropa Paolo Petiziol, che promuove l’evento in collaborazione con Fogolar Furlan d’Irlanda e l’Istituto italiano, e la partecipazione di Ente Friuli nel Mondo, provincia di Udine, regione autonoma Friuli Venezia Giulia e Turismo Friuli Venezia Giulia.