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Primo premio internazionale per il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo d’Alessandro: il Best Documentary Award al Roshani International Film Festival Aurangabad INDIA

La cerimonia di premiazione del Roshani International Film Festival Aurangabad INDIA (foto asso)

Il premio ottenuto in India dal film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” (foto asso)

Di premio in premio. Il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo d’Alessandro dopo il Firenze Archeofilm (del pubblico e della giuria) e della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana (del pubblico) stavolta il riconoscimento viene dall’estero: dall’India. Prino riconoscimento internazionale. Il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” ha infatti ottenuto il Best Documentary Award al Roshani International Film Festival Aurangabad INDIA, uno dei più importanti festival di cinema indiano che quest’anno ha presentato un programma di ben 1470 produzioni, assegnando numerosi premi. “Grazie a tutti coloro che hanno collaborato a questo importante lavoro”, commenta il regista Massimo D’Alessandro. “E soprattutto alla ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione, principale produttore del documentario insieme all’associazione Campo della Fiera e alla consulenza scientifica, tra gli altri, del prof. Danilo Leone dell’università di Foggia”.

Tarquinia (Vt). Al parco Palombini “Il pozzo delle meraviglie a Campo della Fiera. Dieci secoli di storia: Etruschi Romani Francescani e Templari” con Mario Mazzoli e Massimo D’Alessandro, ultimo incontro della rassegna “Tra Terra e Mare” promossa dalla Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS)

Il sito archeologico di Campo della Fiera a Orvieto, sede del Fanum Voltumnae (foto asso)

Giovedì 7 agosto 2025, alle 21.30, al Parco Palombini in via della Ripa 25 a Tarquinia (Vt), per la rassegna “Tra Terra e Mare” promossa dalla Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS), l’incontro “Il pozzo delle meraviglie a Campo della Fiera. Dieci secoli di storia: Etruschi, Romani, Francescani e Templari”, l’ultimo appuntamento per quest’anno, dedicato ad un altro santuario con culti legati alle acque, anzi il più importante santuario d’Etruria: il Fanum Voltumnae. Saranno ospiti due tecnici della Asso (Archeologia Subacquea, Speleologia, Speleologia), Mario Mazzoli, direttore generale, e Massimo D’Alessandro, regista e filmmaker. Parleranno del contesto e presenteranno il film pluripremiato “Campo della Fiera e il pozzo del tempo”. A fine serata si chiuderà in bellezza quest’ultimo ciclo di conferenze con l’Azienda vitivinicola Terre Giorgini Santa Maria, l’Oleificio Olitar dei fratelli Scibilia, la chef e foodblogger Vittoria Tassoni.

I capienti depositi di Campo della Fiera, sito riconosciuto come sede del Fanum Voltumnae, santuario della confederazione etrusca dove periodicamente di riunivano i rappresentanti della dodecapoli, studiato da più di vent’anni dalla professoressa Simonetta Stopponi, sono stati ulteriormente affollati di reperti provenienti da questo pozzo che si datano dal VI sec. a.C. fino a centinaia di maioliche databili tra il XIII e il XV secolo, con i loro smalti ancora risplendenti, indagate con rigoroso metodo stratigrafico. Un vero e proprio “tesoro” di oggetti e di conoscenze, rinvenuto grazie a un gran lavoro di squadra che, proprio alla fine, ha voluto riservare un’altra grande sorpresa…

Archeologia subacquea. Scoperti nei fondali al largo di Acciaroli, nel comune di Pollica (Sa), due ceppi di ancora, probabilmente di epoca romana. e un’anfora romana, nell’ambito del progetto della Sabap di Salerno della mappatura e recupero di reperti di epoca greco-romana sommersi, col contributo di ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione e il supporto operativo dei Carabinieri del Nucleo Subacqueo di Napoli

Il ceppo di ancora romana recuperata dai fondali al largo della costa di Acciaroli, nel comune di Pollica (Sa) (foto sabap-sa)

Carabinieri del Nucleo Subacqueo di Napoli e ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione coinvolti nelle ricerche subacquee e monitoraggio dei fondali del Cilento (foto asso)

Il 19 giugno 2025, nei fondali al largo di Acciaroli, nel territorio comunale di Pollica (SA), sono stati recuperati due ceppi di ancora, probabilmente di epoca romana. e un’anfora romana. L’individuazione e il successivo recupero dei reperti sono il frutto di uno scrupoloso lavoro di monitoraggio che la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Salerno e Avellino svolge, da anni, lungo il litorale cilentano con il prezioso supporto operativo dei Carabinieri del Nucleo Subacqueo di Napoli. Le ricognizioni di questi giorni, coordinate dalla Soprintendenza, hanno visto anche l’importante contributo di ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione, associazione specializzata nell’individuazione, studio e valorizzazione dei beni culturali e naturalistici sotterranei e sommersi. Proprio il Comune di Pollica ha firmato un protocollo d’intesa con l’associazione A.S.S.O., finalizzato alla promozione di attività di ricerca, formazione e divulgazione nel campo dell’archeologia subacquea. Il passo successivo sarà la valorizzazione di questi reperti per la quale la soprintendenza sta lavorando in accordo e in collaborazione con l’amministrazione comunale di Pollica.

Mappatura dei fondali della costa del Cilento e recupero di reperti archeologici sommersi risalenti all’epoca greco-romana (foto sabap-sa)

L’obiettivo dell’iniziativa è la mappatura e il recupero di reperti archeologici sommersi risalenti all’epoca greco-romana, in un’area notoriamente ricca di tracce della civiltà ellenica, che trova il suo epicentro nell’antica Elea-Velia. Le ricerche, coordinate dalla Soprintendenza, si concentrano in tratti di fondale già oggetto in passato di segnalazioni e studi preliminari. Il merito delle prime segnalazioni, che hanno dato impulso alle attuali ricerche, va ai subacquei Guglielmo Mazziotti, Gabriele Baratta e Stefano Antolini.

Il ceppo di ancora romana recuperata dai fondali al largo della costa di Acciaroli, nel comune di Pollica (Sa) (foto sabap-sa)

Il ceppo di ancora romana recuperata dai fondali al largo della costa di Acciaroli, nel comune di Pollica (Sa) (foto sabap-sa)

I subacquei – come si diceva – hanno riportato alla luce un ceppo d’ancora in piombo del peso stimato di circa 500 chilogrammi. Il reperto, probabilmente di epoca romana, è stato individuato e recuperato nelle acque antistanti “Torre La Punta”, area che il Comune di Pollica intende trasformare in zona marina protetta. Il ceppo è stato trasportato al porto di Acciaroli e sollevato con una gru messa a disposizione dalla Nautica La Greca. Attualmente si trova custodito in un locale comunale per i successivi accertamenti. Alle operazioni ha assistito il sindaco di Pollica, Stefano Pisani, che ha commentato: “Questo recupero dimostra come anche l’archeologia subacquea possa diventare una grande risorsa per il territorio. Il Cilento si conferma custode di un patrimonio storico e culturale straordinario”. Nel pomeriggio, le attività di immersione sono proseguite con il ritrovamento di un secondo ceppo d’ancora, di dimensioni minori ma dotato di contromarra, elemento strutturale funzionale all’ancoraggio. Insieme al ceppo, è stata recuperata anche un’anfora romana, probabilmente utilizzata per il trasporto di vino. L’anfora, in ottimo stato di conservazione, rappresenta un ulteriore indizio della vitalità commerciale e marittima di questa fascia costiera in epoca antica.

Isole Tremiti (Fg). Iniziata sull’isola di San Nicola la campagna di scavi archeologici “Sulle tracce di Giulia Minore” nell’ambito del progetto M.A.R.E.A. (Mediterraneo Archeologia Etnografia Ambiente) condotta dall’università di Foggia con il Comune di Isole Tremiti, università di Bari, soprintendenza ABAP FG-BAT e con il supporto di ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione

È iniziata il 18 maggio e si protrarrà fino al 31 maggio 2025 la campagna di scavi archeologici sull’Isola di San Nicola (Isole Tremiti, Fg) finanziata dall’Unione Europea e condotta dall’università di Foggia in collaborazione con il Comune di Isole Tremiti, università di Bari, soprintendenza ABAP FG-BAT e con il supporto di ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione. Il principale obiettivo è la domus romana, probabile residenza di esilio di Giulia Minore, nipote dell’imperatore Augusto. Ma verranno condotte anche indagini sulle numerose cisterne medioevali presenti nell’isola.

Il team del Progetto MAREA impegnato nelle indagini archeologiche sull’isola di San Nicola nelle tremiti (foto asso)

L’ingresso dell’università di Foggia (foto unifg)

Le indagini archeologiche sull’Isola di San Nicola “Sulle tracce di Giulia Minore” rientrano nel progetto M.A.R.E.A. (Mediterraneo, Archeologia, Etnografia, Ambiente), finanziato dall’Unione Europea (NEXTGENERATIONEU”, progetto “CHANGES“, Spoke 1 Università di Bari), che si occupa dello studio e della valorizzazione dei siti costieri e subacquei. Isole Tremiti, Vieste, Gargano, Siponto, Salapia, Taranto, Porto Cesareo, le Cesine (Vernole), Santa Maria di Leuca-Canale d’Otranto, sono solo alcuni dei siti campione oggetto di ricerche con l’università di Foggia, università del Salento, la Società di Topografia s.r.l.

Testa di Giulia Minore da Velia, conservata a Paestum (foto pa-paeve)

“È la prima volta che un Ateneo conduce ricerche in via ufficiale a San Nicola”, scrive Antonio D’Amico sulla rivista Riserva Marina Isole Tremiti, “e si scaverà nella zona in cui insiste la 𝑑𝑜𝑚𝑢𝑠 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑎 che la tradizione vuole sia stata la dimora di Giulia Minore (Roma 19 a.C. – Isole Tremiti 28 o 29 d.C.), nobildonna romana e nipote dell’imperatore Augusto che ne decise l’esilio e dove pare sia stata anche sepolta. Prima di lasciare Roma, Giulia ebbe una relazione adulterina con Decimo Giunio Silano. Pare che, da quel rapporto, a Tremiti sia poi nato anche un bambino dichiarato “illegittimo” e per volere dell’imperatore, condannato all’𝑒𝑥𝑝𝑜𝑠𝑖𝑡𝑖𝑜, cioè all’abbandono del neonato in un luogo pubblico. Solo l’università di Bologna ha condotto attività di ricerche sull’isola ma in superficie individuando anche i resti della domus“.

Santa Severa (Roma). Al castello conferenza e proiezione del film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro

Venerdì 9 maggio 2025, alle 18, al museo del Mare e della Navigazione antica nel Castello di Santa Severa a Santa Marinella (Roma) proiezione del film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro, Premio del pubblico e Menzione speciale della giuria all’edizione 2025 del Firenze Archeofilm. La proiezione sarà preceduta da una introduzione storica a cura di Mario Mazzoli, general manager A.S.S.O. e Massimo D’Alessandro, autore e regista del documentario. Un viaggio nella storia millenaria di Campo della Fiera e un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di archeologia, storia e avventura. La proiezione è organizzata dal GATC – Gruppo Archeologico del Territorio Cerite e dal Polo Museale Civico del Comune di Santa Marinella e fa parte del programma delle manifestazioni culturali estive organizzate al castello. Ingresso libero senza prenotazione.

IL FILM. Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si trova Campo della Fiera, un luogo straordinario in cui sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni. Identificato come la sede del leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi. Il sito ha poi visto passare le diverse epoche diventando un centro spirituale e amministrativo dei Romani e successivamente un insediamento francescano. Le indagini archeologiche condotte negli ultimi vent’anni hanno portato alla luce manufatti di inestimabile valore: antichi templi, mosaici, ceramiche pregiate e un profondo pozzo mai esplorato, custode di tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni storiche, interviste esclusive e riprese spettacolari, “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” accompagna il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della vita, del declino e della rinascita di questo sito unico. Uno dei reperti rinvenuti nel pozzo, inoltre, apre uno squarcio nel velo di mistero che avvolge i Templari e un possibile intrigo storico. Consulenza scientifica: Marco Cruciani, Danilo Leone, Mario Mazzoli, Silvia Simonetti, Simonetta Stopponi, Vincenzo Valenzano. Una produzione A.S.S.O. ETS in collaborazione con l’associazione Campo della Fiera e il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Foggia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dell’Umbria, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio della Provincia di Viterbo e dell’Etruria Meridionale.

 

Ostia antica (Roma). Scoperto uno straordinario bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh) del IV-VI sec., il primo così antico venuto alla luce fuori dai confini di Israele, che testimonia il carattere multiculturale dell’antica città portuale. Gli interventi di Giuli, Russo, Osanna, Di Segni, Fadlun. Obiettivo: renderlo fruibile al pubblico

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Il bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh) di epoca romana scoperto nel parco archeologico di Ostia antica (foto MIC / emanuele antonio minerva / agnese sbaffi)

Dagli scavi condotti nel parco archeologico di Ostia antica nei mesi di giugno e agosto 2024 è emerso uno straordinario bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh). La campagna di scavo, realizzata nell’ambito del progetto OPS – Ostia Post Scriptum, è stata finanziata dal ministero della Cultura, tramite la direzione generale Musei, con uno stanziamento di fondi dedicato all’esecuzione di ricerche archeologiche nell’anno 2024, dal capitolo 7515 cdr19, per un importo pari a euro 124.190,41.

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Il progetto OPS – Ostia post scriptum: plan 2023

Il progetto OPS – Ostia Post Scriptum nasce nel 2022 da un rapporto di collaborazione fra il parco archeologico di Ostia antica (responsabili il direttore, Alessandro D’Alessio, e Claudia Tempesta), l’università di Catania (prof. Luigi Caliò) e il Politecnico di Bari (prof. Antonello Fino) ed è volto a eseguire indagini in due aree strategiche della città di Ostia, prima colonia romana e importantissimo centro urbano dell’antichità, per comprenderne meglio lo sviluppo nel corso del tempo. Era peraltro da diversi decenni che il Parco, già Soprintendenza Archeologica di Ostia, non eseguiva scavi archeologici propri (da cui appunto la denominazione OPS del progetto), con gli obiettivi primari di promuovere le attività di ricerca, con particolare riferimento a quelle direttamente curate dal Parco, al fine di incrementare le conoscenze su Ostia; implementare la fruizione del sito restituendo continuità al percorso di visita; promuovere la condivisione delle conoscenze attraverso azioni di public archaeology; rinsaldare la collaborazione scientifica con altri enti di ricerca.

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Parco archeologico di Ostia antica: il bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh) in corso di scavo (foto parco ostia antica)

Destinati alle immersioni delle persone (ma anche degli oggetti) a fini di purificazione, i mikva’otsi presentano generalmente come vasche rettangolari, nella maggior parte dei casi coperte, scavate nel terreno e rivestite di intonaco idraulico, con una fila di gradini che ne occupano l’intera larghezza, connesse direttamente o indirettamente a una sorgente, a un pozzo o a una cisterna di raccolta dell’acqua piovana. Come prescritto dalle fonti rabbiniche (in particolare la Mishnah e la Tosefta, entrambe redatte nel corso del III secolo d.C.), requisiti essenziali di un mikveh sono l’alimentazione mediante acqua piovana o sorgiva, in quantità non inferiore a 40 se’ah (circa 500 l), e la profondità, tale da permettere la completa immersione del corpo di un uomo di media statura.

La scoperta è stata presentata ufficialmente il 10 marzo 2025 al parco archeologico di Ostia antica alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli. «La scoperta di un antico bagno rituale ebraico, o mikveh, venuto alla luce nel parco archeologico di Ostia Antica”, dichiara il ministro Giuli, “rafforza la consapevolezza storica di questo luogo quale vero crocevia di convivenza e di scambio di culture, culla di tolleranza tra popoli diversi che nella civiltà romana trovavano la loro unione. Esso rappresenta un unico nell’area mediterranea di età romana al di fuori della Terra di Israele e attesta quanto fosse radicata la presenza ebraica nel cuore della romanità. È proprio a Ostia che Roma accoglie e ospita i culti originari delle altre civiltà mediterranee, nel momento in cui, consolidato il suo potere in Italia, comincia a proiettarsi nel Mare Nostrum. Una miscellanea di etnie e influenze, insieme alle due religioni monoteiste del tempo, che testimonia quanto Roma fosse ecumenica e universale. Siamo orgogliosi che questa scoperta sia il frutto della ripresa delle attività di scavo promosse direttamente dal Parco archeologico di Ostia Antica – grazie a un finanziamento del MiC che continuerà a investire risorse su questa scoperta – che da un lato ha permesso di tornare a promuovere le attività di ricerca e dall’altro di ampliare e rendere più accessibili le aree visitabili dal pubblico”.

 

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La presentazione della scoperta del bagno rituale ebraico, o mikveh, nel parco archeologico di Ostia Antica: da sinistra, Riccardo Di Segni, Alessandro Giuli, Alessandro D’Alessio, Alfonsina Russo, Massimo Osanna (foto parco ostia antica)

“Questa eccezionale scoperta”, dichiara Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, “conferma da un lato l’importanza e la specificità dell’antica città di Ostia, porto e porta di Roma sul Mediterraneo e per tale ragione melting pot etnico, linguistico, religioso e culturale in senso lato e, d’altro canto, le inusitate potenzialità del patrimonio storico-archeologico italiano. In ossequio alla “filiera” ricerca/conoscenza-tutela/conservazione-valorizzazione di questo straordinario patrimonio, il rinvenimento del mikveh ostiense, il primo così antico venuto alla luce fuori dai confini di Israele, non può che renderci orgogliosi e al tempo stesso determinati a che il monumento sia quanto prima fruibile dal pubblico di visitatori che sempre più numeroso frequenta e apprezza i nostri luoghi della cultura”.

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Parco archeologico di Ostia antica: il bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh) in corso di scavo (foto parco ostia antica)

“Grazie ai finanziamenti stanziati dal ministero della Cultura negli ultimi anni”, dichiara il direttore generale Musei Massimo Osanna, “è stato possibile attuare un piano di interventi su scala nazionale, promosso in particolare dalla Direzione generale Musei, volto alla manutenzione programmata, alla promozione della ricerca archeologica e alla valorizzazione degli istituti e luoghi della cultura. In questo contesto, il Parco archeologico di Ostia antica ha svolto un ruolo di primo piano, distinguendosi per l’innovatività degli interventi progettati e l’eccellenza dei suoi progetti di ricerca, come quello che ha portato alla scoperta del mikveh. Un ritrovamento che testimonia il carattere multiculturale dell’antica città portuale e apre nuovi e affascinanti scenari per l’ampliamento delle nostre conoscenze e lo sviluppo di nuove narrazioni”.

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Parco archeologico di Ostia antica: l’area di scavo del bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh) (foto MIC / emanuele antonio minerva / agnese sbaffi)

“Si tratta di una scoperta assolutamente straordinaria”, dichiara Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica, “in quanto non erano precedentemente noti mikva’ot di epoca romana fuori dalla Giudea, Galilea e Idumea antiche, e che non può che confermare l’entità della presenza continuativa, il ruolo e l’importanza della comunità ebraica a Ostia nel corso di tutta l’età imperiale (se non prima): dagli inizi del I secolo (epoca cui risale la più antica iscrizione nota in Italia che menzioni Iudaei, rinvenuta nella vicina necropoli di Pianabella) al V-VI secolo, quando la sinagoga ostiense – la più vetusta del Mediterraneo occidentale (fu costruita infatti a fine II-inizi III secolo) e la sola conservata a Roma – cessò di vivere a seguito del definitivo abbandono della città”.

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Il rabbino Di Segni e il ministro Giuli in visita al bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh) nel parco archeologico di Ostia antica (foto MIC / emanuele antonio minerva / agnese sbaffi)

“La scoperta di questo sito, che ha le caratteristiche di un miqwè”, afferma Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, “è di estremo interesse sotto tanti aspetti, archeologici, storici, rituali. La storia degli ebrei di Roma si arricchisce oggi di un ulteriore, prezioso monumento che testimonia il loro millenario insediamento e la cura nell’osservanza delle tradizioni: l’ambiente scoperto è tra l’altro funzionale ed elegante. Una struttura come quella scoperta non poteva essere isolata dal complesso edilizio in cui si trova ed è probabile che in buona parte, se non tutto, questo fosse un centro di aggregazione ebraica. Mi auguro che gli scavi possano proseguire in attesa di altre sorprese e che presto sia possibile l’accesso ai visitatori che non mancheranno per l’importanza del reperto”. “È fonte di grande emozione la scoperta del probabile miqwè a Ostia, di fatto il più antico rinvenimento del genere nel mondo della Diaspora, successivo soltanto a quelli di Giudea, Galilea e Idumea”, commenta Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma. “Emozione e orgoglio, per la conferma del radicamento millenario degli ebrei a Roma, e del cordone ombelicale che ci lega alla Terra d’Israele. Il miqwè è il segno di una presenza viva, che si è perpetuata nei secoli e porta a noi, oggi. La dimostrazione di una identità che molte generazioni di ebrei sono riuscite a preservare, difendere e valorizzare. Ringrazio quanti hanno dato contributi scientifici e finanziari determinanti per questo importante risultato. E auspico che ne torni lustro e beneficio all’intero territorio”.

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Veduta aerea del bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh) al parco archeologico di Ostia antica (foto parco ostia antica)

Le ricerche hanno potuto concentrarsi in particolar modo nel settore, denominato “Area A”, posto in una zona assolutamente centrale della città, sotto il profilo sia topografico/urbanistico che architettonico, in quanto situato in prossimità dell’antico corso del Tevere e compreso tra l’edificio dei Grandi Horrea a Ovest, il santuario repubblicano dei Quattro Tempietti, il Mitreo delle Sette Sfere e la Domus di Apuleio a Sud, e il Piazzale delle Corporazioni a Est. Sorprendentemente, a dispetto di tale sua centralità, quest’area non era stata mai indagata in precedenza e si presentava pertanto come ideale per le nuove attività di scavo, qualificandosi quale bacino stratigrafico intatto. È così che all’interno di un grande e sontuoso edificio qui scoperto e già ampiamente riportato alla luce è emerso, fra i notevoli resti degli ambienti che lo compongono e di alcuni meravigliosi mosaici pavimentali a tessere bianche e nere, un piccolo vano semi-ipogeo con sottostante pozzo per la risalita o comunque il prelievo dell’acqua di falda, nel quale può con ogni probabilità riconoscersi un mikveh (מִקְוֶה / מקווה‎?, Mikve, “Miqwā”), ovvero un bagno rituale purificatorio ebraico.

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Il bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh) di epoca romana scoperto nel parco archeologico di Ostia antica (foto MIC / emanuele antonio minerva / agnese sbaffi)

L’ambiente semi-ipogeo è un piccolo vano di forma rettangolare, chiuso sul lato Est da un’abside semicircolare, che presenta diverse fasi edilizie. Nell’ultima, esso risulta accessibile dal lato occidentale attraverso una larga soglia in marmo con bordo esterno rialzato ed è occupato quasi per l’intera larghezza da una scala, costituita da tre gradini con notevoli tracce di usura e fiancheggiata da due spallette in muratura rivestite all’interno di intonaco idraulico; il piano pavimentale al termine della scala, realizzato in mattoni bipedali (laterizi quadrati di 60 cm di lato), era posto a una quota inferiore di circa 1 metro rispetto a quella della soglia di ingresso e presentava un incasso della larghezza di circa 3 cm che proseguiva anche sulle pareti laterali, con tutta probabilità funzionale all’alloggiamento di una transenna, forse lignea. Nell’angolo nord-orientale, immediatamente al di sopra della spalletta settentrionale, è presente nella muratura un foro passante, destinato verosimilmente ad alloggiare una conduttura per l’adduzione di acqua.

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Il pozzo all’estremità orientale del bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh) di epoca romana scoperto nel parco archeologico di Ostia antica (foto MIC / emanuele antonio minerva / agnese sbaffi)

All’estremità orientale del pavimento si apre un pozzo circolare del diametro di 1,08 m, realizzato in cementizio e coronato da una ghiera in mattoni probabilmente aggiunta in un secondo momento, certamente destinato alla captazione dell’acqua di falda; in corrispondenza del raccordo con il pavimento, il perimetro del pozzo si allarga a formare una sorta di invito. A una profondità di 1,10 m dall’imboccatura, il pozzo si restringe a un diametro di 1,00 m, formando una risega con tutta probabilità funzionale al posizionamento di una grata o di una pavimentazione lignea rimovibile.

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Lucerna decorata sul disco dall’immagine di una menorah scoperta in fondo al pozzo del bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh) nel parco archeologico di Ostia antica (foto parco ostia antica)

L’ambiente era chiuso su tutti i lati da pareti costruite in opera listata (con blocchetti di tufo alternati a ricorsi di laterizi) prive di aperture; sull’abside di fondo, in posizione elevata, è stata rinvenuta una nicchia, alta 0,60 m e larga 0,45 m, rivestita di intonaco azzurro e conchiglie, inquadrata da una coppia di colonnine rivestite in stucco poggiate su un piano sostenuto da mensole in laterizio. Lo scavo degli strati di abbandono e obliterazione dell’ambiente ha restituito materiali di grande interesse: oltre a numerosi lacerti di intonaco, sono stati rinvenuti lucerne, frammenti marmorei appartenenti a un’epigrafe e a statue di piccole dimensioni. Dallo scavo del pozzo, condotto con il supporto di Davide I. Pellandra e di Mario Mazzoli e Marco Vitelli dell’Associazione Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione (A.S.S.O.) fino alla profondità di 1,5 m, proviene una lucerna decorata sul disco dall’immagine di una menorah (candelabro a sette bracci) e da un lulav (ramo di palma) sul fondo, oltre a un bicchiere in vetro pressoché integro, entrambi databili tra V e VI secolo d.C.

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Reperti recuperati nello scavo del bagno rituale purificatorio ebraico (mikveh) nel parci archeologico di Ostia antica (foto MIC / emanuele antonio minerva / agnese sbaffi)

Le peculiari caratteristiche dell’ambiente – quali i gradini estesi per la sua intera ampiezza, le pareti rivestite di intonaco idraulico, la presenza di un pozzo di captazione dell’acqua di falda, il condotto di comunicazione con l’ambiente adiacente (possibilmente destinato ad alloggiare una tubatura per l’aggiunta di acqua a quella di falda), e ancora il rinvenimento della lucerna con simboli ebraici sul fondo del pozzo – inducono a ipotizzarne una interpretazione come bagno rituale ebraico (mikveh). I mikva’ot erano destinati alle immersioni delle persone (ma anche degli oggetti) a fini di purificazione.

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Veduta dall’alto della sinagoga a Ostia (foto parco archeologico ostia antica)

I più antichi esempi di mikva’ot archeologicamente documentati in Israele risalgono all’età asmonea (fine I secolo a.C. – inizio I secolo d.C.). Capillarmente diffusi in Giudea, Galilea e Idumea in età erodiana, in particolare all’interno di edifici a carattere residenziale, diminuiscono progressivamente nel I secolo fino a scomparire quasi del tutto all’inizio del II, in connessione con la piena romanizzazione della regione a seguito della distruzione del Tempio nell’anno 70 d.C. e della successiva repressione di Bar Kokhba nel 135 d.C. Estremamente scarse sono le attestazioni successive, tra cui emergono i numerosi mikva’ot rinvenuti nella città galilea di Sepphoris. Non sono finora noti mikva’ot di epoca romana o tardo-antica nei luoghi della Diaspora, con l’unica eccezione del mikveh di Palazzo Bianca a Siracusa, probabilmente realizzato nei pressi della locale sinagoga tra VI e VII secolo d.C. A una cronologia di poco anteriore riportano i materiali rinvenuti negli strati di abbandono e di obliterazione del vano individuato a Ostia: tra questi spiccano due lucerne della forma Atlante VIII, decorate sul disco da una menorah eptalicne (cioè appunto a sette bracci) su supporto trifido, una delle quali con lulav sul fondo, databili tra IV e VI secolo d.C.

 

Firenze. Alla VII edizione di Firenze Archeofilm il pubblico premia il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (che prende anche una menzione speciale dall’università di Firenze). Ecco tutti i film che hanno vinto gli altri premi o hanno ricevuto menzioni

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Il regista Massimo D’Alessandro riceve il premio Firenze Archeofilm 2025 da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, per il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” (foto beppe cabras / archeologia viva)

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Le scoperte archeologiche in un pozzo ai piedi di Orvieto, gli ultimi Maasai del Kenya, le storie di “bibliotecari-eroi” e i monumenti preistorici mostrati per la prima volta al cinema sono gli argomenti sviluppati dai film premiati alla VII edizione di Firenze Archeofilm, il festival di Archeologia Arte e Ambiente organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) al Cinema La Compagnia di Firenze dove, dal 5 al 9 marzo 2025, sono stati proposti al pubblico 80 film da tutto il mondo di cui oltre la metà anteprime.  

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Premio “Firenze archeofilm” 2025 al film “Campo della Fiera e il pozzo del temèpo” di Massimo D’Alessandro (foto beppe cabras / archeologia viva)

Il PREMIO “FIRENZE ARCHEOFILM” 2025 al film più votato dal pubblico è stato assegnato a “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2025, 52’). Produzione: A.S.S.O. (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione) ETS. Consulenza scientifica: Marco Cruciani, Danilo Leone, Mario Mazzoli, Silvia Simonetti, Simonetta Stopponi, Vincenzo Valenzano. Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si cela Campo della Fiera, un luogo dove sacralità e storia s’intrecciano da oltre duemila anni. Santuario federale degli Etruschi, poi centro spirituale dei Romani e infine dimora dei Francescani, questo sito è testimone di un’eredità millenaria. Grazie a decenni di scavi archeologici affiorano reperti straordinari: ceramiche pregiate, antichi templi e un pozzo misterioso che racchiude tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni emozionanti, interviste agli archeologi e riprese spettacolari, il documentario svela la vita, il declino e la rinascita di un luogo unico.

PRIMI 15 CLASSIFICATI FIRENZE ARCHEOFILM 2025 (Voto “film più gradito al pubblico” da 1 a 5)

1° Campo della Fiera e il pozzo del tempo (4,41)
Nazione: Italia – Regia: Massimo D’Alessandro
2° Threads of Heritage. Nel Tunnel dei Crimini d’Arte (4,40)
Nazione: Italia – Regia: Brian Parodi
3° Luigi De Gregori. Salvare la creatura (4,37)
Nazione: Italia – Regia: Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi
4° Alhambra, il paradiso perduto / Alhambra, the lost paradise (4,32)
Nazione: Francia – Regia: Marc Jampolsky
5° Libano segreto: i tesori di Byblos / Secret Lebanon: the treasures of Byblos (4,30)
Nazione: Francia – Regia: Philippe Aractingi
6° Viaje a Itaca / Journey to Ithaca (4,29)
Nazione: Spagna – Regia: Juan Prado
7° Vangelo secondo Maria (4,27)
Nazione: Italia – Regia: Paolo Zucca
8° Langobardi – Grimoaldo, il primo re friulano (4,24)
Nazione: Italia – Regia: Sandra Lopez Cabrera
9° L’uomo di Val Rosna (4,234)
Nazione: Italia – Regia: Stefano Zampini
10° Donne di Miniera (4,230)
Nazione: Italia – Regia: Roberto Carta
11° Giordania biblica. Tra presenze remote e splendori nascosti (4,217)
Nazione: Italia – Regia: Alberto Castellani
12° Un altro mondo – L’esilio di Rolando Nannicini a Latronico (4,211)
Nazione: Italia – Regia: Daniela Zottola
13° Huarmis Sachamantas / Le donne del telaio (4,18)
Nazione: Italia – Regia: Federico Ferrario
14° La tomba della Sciamana / Das Grab der Schamanin (4,168)
Nazione: Germania – Regia: Christian Stiefenhofer
15° L’altro mondo dei dinosauri / L’autre monde des dinosaures (4,164)
Nazione: Francia – Regia: Pascal Cuissot

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Il premio “Studenti UniFi” 2025 al film “Luigi De Gregori. Salvare la creatura” di Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi (foto beppe cabras / archeologia viva)

Il PREMIO “STUDENTI UNIFI” per il miglior cortometraggio è stato assegnato dalla giuria di studentesse e studenti dell’Università di Firenze a: “Luigi De Gregori. Salvare la creatura” di Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi (Italia 2024, 18’). Produzione: Luca Pirolo, Tommaso Sestito. Roma, 1936. La Seconda Guerra Mondiale è all’orizzonte. Il governo italiano decide di attuare un piano di protezione antiaerea per salvaguardare il patrimonio artistico e culturale nazionale. La difesa dei materiali librari più preziosi della Capitale è affidata a Luigi De Gregori, bibliotecario di fama internazionale e punto di riferimento per i direttori di biblioteche di tutta Italia. Inizia così la ricerca di nascondigli sicuri.

2° classificato: “Lawrence of Moravia” di Jan Cechl (Repubblica Ceca, Portogallo 2024, 14’). Produzione: Radim Procházka, Irina Calado. 3° classificato: “Sui tetti di chi dorme” di Antonello Pisano Murgia (Italia 2024, 15’). Produzione: Fabio Fanni Marceddu.

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Il Premio “Università di Firenze” 2025 al film “Maasai Eunoto” di Kire Godal (foto beppe cabras / archeologia viva)

Il PREMIO “UNIVERSITÀ DI FIRENZE” è stato assegnato dalla giuria composta da tre docenti dell’università di Firenze: Sara Casoli docente di Cinema, fotografia e televisione, Domenico Lo Vetro docente di Archeologia preistorica, Silvia Pezzoli docente di Sociologia della Comunicazione, a: “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenya 2024, 34’). Produzione: Angela Fisher, Carol Beckwith, Kire Godal. Gli indigeni Masai lottano ancora oggi per mantenere vive le loro tradizioni. Attraverso le voci di guerrieri e anziani durante il loro emotivo rito di passaggio nel 2022, Maasai Eunoto segue il passaggio del guerriero Masai allo stadio di anziano, rivelando il passato e il presente nascosti di una delle cerimonie di iniziazione culturale più importanti dell’Africa.

MOTIVAZIONE: “Maasai Eunoto dipinge con grande forza narrativa e potenza visiva la cultura e le tradizioni del popolo Maasai, raccontando con vividezza e sensibilità il passaggio del guerriero Masai allo stadio di anziano. Le immagini realizzate dalla documentarista Kire Godal, di grande poesia ed eleganza, si amalgamano efficacemente con le voci narranti dei protagonisti, che raccontano in prima persona il significato del rito di passaggio che si accingono a compiere, in una forma di autorappresentazione ancora troppo rara nei documentari etnografici”.

MENZIONE SPECIALE ad “Approdi” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2024, 45’). Produzione: Lorenzo Scaraggi per Omero su Marte. Consulenza scientifica: Nicolò Carnimeo
MOTIVAZIONE: “Approdi è un viaggio “geopoetico” che prende spunto dal Breviario Mediterraneo di Pedrag Matvejevic. Attraverso la metafora del viaggio e gli approdi nei porti pugliesi, lo spettatore viene accompagnato ad approfondire ad ogni tappa temi diversi, aiutato da voci esperte di studiosi, artisti, giornalisti e intellettuali. La narrazione di alta qualità, il linguaggio poetico, la fotografia e la voce fuori campo del regista svelano i legami tra i valori storico-archeologici dei porti e il loro significato contemporaneo”.

MENZIONE SPECIALE a “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2025, 52’). Produzione: A.S.S.O. (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione) ETS. Consulenza scientifica: Marco Cruciani, Danilo Leone, Mario Mazzoli, Silvia Simonetti, Simonetta Stopponi, Vincenzo Valenzano
MOTIVAZIONE: “Una storia secolare riscoperta grazie a 20 anni di ricerche archeologiche condotte al Campo della Fiera sotto la rupe di Orvieto. Con abilità narrativa, e grazie al montaggio sapiente delle immagini e all’uso delle nuove tecnologie, il documentario ripercorre le affascinati vicende di questo luogo della memoria in un filo continuo che dagli etruschi conduce al medioevo. Fulcro della narrazione sono le recenti indagini nel profondo pozzo medievale del convento di San Pietro in Vetere da cui, grazie alla sinergia tra archeologi e speleologi, emergono inaspettate meraviglie”.

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Il premio “Museo e istituto fiorentino di Preistoria” al film “Rondelle: 7000 anni di mistero / Roundels: the 7000 years old mystery” di Krzysztof Paluszyński (foto beppe cabras / archeologia viva)

Il PREMIO “MUSEO E ISTITUTO FIORENTINO DI PREISTORIA” al miglior film di archeologia preistorica è stato assegnato dalla giuria composta da: Massimo Tarassi (storico, dirigente Cultura Provincia di Firenze, membro del CdA del  Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria), Maddalena Chelini (archeologa, responsabile dei Servizi  educativi e comunicazione del Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria), Fabio Martini (archeologo, già docente all’università di Firenze e presidente del museo e istituto fiorentino di Preistoria) a “Rondelle: 7000 anni di mistero / Roundels, the 7,000 years old mystery” di Krzysztof Paluszyński (Polonia 2021, 54’). Produzione: PFS PalFilmStudio – Consulenza scientifica: Lech Czerniak, Jacek Wierzbicki. Il film è un viaggio attraverso il territorio polacco ed europeo che risale a circa 7000 anni fa. Le scene svolte all’aperto, le accurate inquadrature, l’uso di ricostruzioni, rievocatori e animazioni in 3D faranno rivivere quel mondo lontano. Protagoniste sono le rondelle, ancora poco conosciute e studiate, tra i più antichi esempi di architettura monumentale in Europa.

MOTIVAZIONE: “Il filmato ricostruisce con accuratezza e rigore scientifico un fenomeno che ha interessato l’intera Europa nella Preistoria recente, una pionieristica architettura monumentale neolitica della quale sono rimaste tracce importanti per la loro descrizione ed evidenze più labili che vanno interpretate. Il risultato dell’operazione di ricostruzione storica, proposta in chiave accessibile e divulgativa, è di ottimo livello informativo ed educativo. La narrazione è organica e tiene un ritmo molto apprezzabile. La comunicazione si avvale di ricostruzioni, animazioni 3D e rievocazione che utilizzano con rigore e prudenza il dato archeologico”.

MENZIONE SPECIALE a “L’Uomo prima dei Neanderthal / Humans before Neanderthals” di Emma Baus (Francia 2024, 52’). Produzione: Anne Labro / Tangerine Productions. Consulenza scientifica: Amélie Vialet
MOTIVAZIONE: “Il più antico popolamento dell’Europa, a seguito dei processi migratori fuori dall’Africa, viene affrontato sulla base della documentazione archeologica disponibile che viene presentata e interpretata con competenza e rigore scientifico. Il pregio del film, oltre ad una innegabile perizia tecnica, sta nella sensibilità e nella capacità di offrire allo spettatore un quadro storico talora labile nel quale vengono ricostruite le capacità cognitive di quei nostri antichi antenati e alcuni caratteri che ancora oggi definiscono il nostro essere umani”.

Firenze. A Firenze Archeofilm 2025 prima assoluta del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro: ai piedi della rupe di Orvieto sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni

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A pochi giorni dalla presentazione ufficiale a tourismA 2025, di cui archeologiavocidalpassato.com ha dato conto (vedi Firenze. A tourismA 2025 sono stati presentati gli eccezionali risultati dello scavo del pozzo di Campo della Fiera (Orvieto) e del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo”: dal Fanum Voltumnae al falso dei Templari. Ecco le dichiarazioni in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com del regista Massimo D’Alessandro, dell’archeologo Danilo Leone e del direttore di Asso Mario Mazzoli | archeologiavocidalpassato), siamo arrivati al debutto. Sabato 8 marzo 2025, alle 12, nell’ambito di Firenze Archeofilm 2025, al cinema La Compagnia di Firenze, proiezione in prima assoluta del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” (Italia 2024, 52’), diretto da Massimo D’Alessandro e prodotto dalla A.S.S.O. ETS in collaborazione con l’associazione Campo della Fiera e il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Foggia.

Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si trova Campo della Fiera, un luogo straordinario in cui sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni. Identificato come la sede del leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi. Il sito ha poi visto passare le diverse epoche diventando un centro spirituale e amministrativo dei Romani e successivamente un insediamento francescano. Le indagini archeologiche condotte negli ultimi vent’anni hanno portato alla luce manufatti di inestimabile valore: antichi templi, mosaici, ceramiche pregiate e un profondo pozzo mai esplorato, custode di tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni storiche, interviste esclusive e riprese spettacolari, “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” accompagna il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della vita, del declino e della rinascita di questo sito unico. Uno dei reperti rinvenuti nel pozzo, inoltre, apre uno squarcio nel velo di mistero che avvolge i Templari e un possibile intrigo storico.

Firenze. A tourismA 2025 sono stati presentati gli eccezionali risultati dello scavo del pozzo di Campo della Fiera (Orvieto) e del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo”: dal Fanum Voltumnae al falso dei Templari. Ecco le dichiarazioni in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com del regista Massimo D’Alessandro, dell’archeologo Danilo Leone e del direttore di Asso Mario Mazzoli

Sabato 8 marzo 2025, al cinema La Compagnia di Firenze, nella quarta giornata di Firenze Archeofilm 2025, settima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), prima assoluta del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” (Italia, 52’, 2024) di Massimo D’Alessandro, che parla dello scavo archeologico a Campo della Fiera, ai piedi della rupe di Orvieto, dove sacralità e storia s’intrecciano da oltre duemila anni. Santuario federale degli Etruschi, poi centro spirituale dei Romani e infine dimora dei Francescani, questo sito è testimone di un’eredità millenaria.

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TourismA 2025: la presnetazione dello scavo a Campo della Fiera (Orvieto) e del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo”: da sinistra, Piero Pruneti, Mario Mazzoli, Massimo D’Alessandro, Danilo Leone

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Campo della Fiera (Orvieto): gli archeologi-speleologi si calano nel pozzo (foto asso)

Domenica 23 febbraio 2025, a tourismA, nell’auditorium del Palazzo dei Congressi, sono stati presentati gli eccezionali risultati dello scavo del pozzo di Campo della Fiera e il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” per la regia di Massimo D’Alessandro. Ecco quanto hanno dichiarato ad archeologiavocidalpassato.com il regista Massimo D’Alessandro, responsabile comunicazione ASSO ETS; il prof. Danilo Leone, docente di Metodologia della ricerca archeologica all’università di Foggia, e uno dei consulenti scientifici del film; e Mario Mazzoli, direttore generale di ASSO – Archeologia subacquea speleologia organizzazione.

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Alcuni vasi di ceramica medievale rinvenuti nel pozzo di Campo della Fiera a Orvieto (foto

“Campo della Fiera e il pozzo del tempo”, anticipa D’Alessandro, “è il nuovo documentario che abbiamo realizzato con la Asso e racconta questa storia incredibile e lunghissima del sito di Campo della Fiera. Parliamo di una storia che parte dagli Etruschi, passa per i Romani, attraversa il periodo medievale con i Francescani e arriva fino ai giorni nostri. La parte più eccezionale è il rinvenimento di più di 1000 vasi medievali trovati all’interno di un pozzo profondo più di 16 metri. Il documentario verrà proiettato in anteprima assoluta all’Archeofilm di Firenze l’8 marzo (2025)”.

“Siamo a Orvieto, in una piccola valle, il cui toponimo è Campo della Fiera, a 500 metri dalla rupe di Orvieto”, spiega il prof. Leone. “E qui c’è il santuario degli Etruschi, il fanum Voltumnae, il santuario delle 12 città etrusche, dei 12 popoli etruschi che qui si riunivano periodicamente, come ci dicono le fonti. La via di questo luogo, di questo sito è lunghissima, più di 20 secoli, perché il santuario vive fino all’arrivo dei Romani, che ne 264 a.C. lo distruggono, occupano Orvieto, e costruiscono una domus, la domus di un magistrato, il praetor Etruriae duodecim populorum, e quindi si tratta di una domus pubblica, la domus del magistrato che gestisce gli interessi dei Romani a Orvieto, e quindi gestisce il santuario. Nel VI secolo ormai la domus e il santuario sono abbandonati, e si insedia una piccola comunità cristiana: una parte della domus, un ambiente, viene trasformata in chiesa paleocristiana. E tutto intorno, nel corso degli scavi, abbiamo individuato circa 100 tombe della comunità cristiana che qui resta almeno fino agli inizia del Medioevo, quando arrivano i Francescani. I Francescani costruiscono un convento, una chiesa, il convento di San Pietro in Vetere, proprio sulle vestigia del santuario etrusco.

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Campo della Fiera (Orvieto): il team di scavo con i vasi di ceramica rinvenuti nel pozzo (foto asso)

“Negli ultimi due anni – continua Leone – abbiamo indagato il pozzo del convento, ancora oggi completamente colmo di acqua perché intercetta a 5 metri la falda acquifera. E all’interno del pozzo, che è stato scavato interamente, abbiamo trovato più di 1000 brocche, più di 1000 boccali, interamente conservati: sono conservati anche gli smalti grazie alla presenza dell’acqua, che ci permettono di riscostruire la storia del convento, anche del territorio di Orvieto, dal XIII secolo fino al XVII secolo d.C. Molti di questi vasi spesso sono datati con una datazione molto larga perché li conosciamo da collezioni private, invece lo scavo stratigrafico oggi ci consente di ricostruire delle datazioni molto precise per la maiolica arcaica, per la maiolica medievale, e poi per le ultime forme di produzione che sono quelle del XVII secolo.

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Scavo di Campo della Fiera (Orvieto): falso sigillo di Filippo il Bello come salvacondotto per i Templari (foto asso)

“Ultima annotazione: un oggetto straordinario rinvenuto all’interno del pozzo, sul fondo del pozzo. È la matrice di un sigillo in bronzo, di 10 centimetri di diametro, che è rotta volutamente in quattro pezzi. Si tratta di una matrice di Filippo il Bello, re di Francia tra il 1268 e il 1314, matrice occultata forse dopo la morte del sovrano. Dalle nostre ricerche, dai nostri studi – conclude il prof. Leone -, abbiamo scoperto che non si tratta di una matrice originale ma forse è un falso. È una riproduzione di XIII-XIV secolo forse commissionata dai Templari a un orefice artigiano per riprodurre documenti contraffatti. Come sappiamo Filippo il Bello fece arrestare tutti i Templari di Francia, chiese al Papa e agli altri sovrani europei di fare lo stesso. Quindi forse in quei momenti difficili i Templari orvietani potrebbero aver perso di produrre un falso per creare dei salvacondotti, insomma per scappare”.

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Campo della Fiera (Orvieto): gli archeologi-speleologi di Asso recuperano i vasi scavati in fondo al pozzo (foto asso)

“Asso – spiega il direttore Mario Mazzoli – è un’organizzazione no profit che è qualificata come ente del terzo settore, specializzata in ricerche, rilevamenti e scavi in ambienti subacquei e sotterranei: in particolar modo si parla di aree archeologiche, un tempo edificate sotto terra o finite sotto terra per le vicissitudini del territorio che poi, obliterate, vengono riscoperte effettuando degli scavi stratigrafici e aspetti topografici e di rilevamento, sia per capire la tecnica costruttiva di queste strutture, utilizzi e riutilizzi, e anche per il materiale che ci si trova. Diciamo un indicatore che ti consente di analizzare una fotografia nel tempo molto interessante. Grandi collaborazioni con università e con i ricercatori, e quindi un’occasione di tutti, sia di scoperta sia per imparare”.

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Campo della Fiera (Orvieto): i vasi affiorano dal fango in fondo al pozzo (foto asso)

“Il pozzo di Campo della Fiera – continua Mazzoli – è una di queste opportunità che abbiamo avuto grazie all’associazione Amici di Campo della Fiera e all’università di Foggia. È stato necessario effettuare uno scavo dentro l’acqua più che sott’acqua perché il pozzo, costruttivamente perfetto, è ancora attivo. Quindi siamo stati costretti a installare due pompe che tenevano costantemente il livello dell’acqua basso, e quindi poi a superare questo ostacolo con un esame stratigrafico piuttosto complicato sia per la quantità dei reperti sia per il fango che teneva incollato tutto questo materiale. È stata una grande opportunità e la possibilità poi di dare un piccolo aiuto alla riscoperta della cronologia di queste ceramiche e anche un’opportunità per lavorare insieme agli archeologi e agli studiosi del settore e del periodo”.

Tarquinia. Al parco Palombini la conferenza “Le antiche aree sotterranee: ricerca, studio e la sfida tra opportunità e rischi” con Mario Mazzoli apre la rassegna “Tra terra e Mare” dedicata alle ricerche e archeologiche e alle ricognizioni subacquee lungo la costa tirrenica e nel mar Mediterraneo

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La conferenza “Le antiche aree sotterranee: ricerca studio e la sfida tra opportunità e rischi”, giovedì 11 luglio 2024, alle 21.30, con Mario Mazzoli, general manager A.S.S.O., apre il ciclo di incontri “Tra terra e mare” organizzato dalla Società Tarquiniese d’Arte e Storia che si terranno tutti i giovedì – tra luglio e agosto – in uno dei luoghi più suggestivi di Tarquinia, custode dei resti dell’antico terziere del Poggio. “Tra terra e mare” ha il patrocinio del ministero della Cultura (MiC), dell’Assonautica Provinciale Viterbo e dell’Unicoop Tirreno – Sezione Soci Etruria. La rassegna è organizzata in collaborazione con il Centro ricerche “Claudio Mocchegiani Carpano”, Opera Laboratori, Asso – Archeologia subacquea speleologia organizzazione e Ccpas – Centro di coordinamento delle prospezioni archeologiche subacquee di Roma. In caso di maltempo, le conferenze si terranno a palazzo dei Priori, nella sala Sacchetti, al civico 4 di via dell’Archetto.

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Alessandra Sileoni presidente della Società Tarquiniese d’Arte e Storia

Dedicati alle ricerche e archeologiche e alle ricognizioni subacquee lungo la costa tirrenica e nel mar Mediterraneo, gli incontri si terranno ogni giovedì, alle 21.30, dall’11 luglio all’8 agosto nel suggestivo parco Palombini, nel centro storico di Tarquinia, al civico 25 di via della Ripa. ”Tra terra e mare” è un appuntamento che ogni estate coinvolge ispettori delle soprintendenze, docenti universitari e subacquei professionisti per trattare dell’affascinante e variegato mondo dell’archeologia subacquea”, afferma la presidente della Stas Alessandra Sileoni. “Le conferenze saranno ospitate in uno dei luoghi più suggestivi di Tarquinia, custode dei resti dell’antico terziere del Poggio. Uno spazio sospeso tra passato e presente dove, all’alta torre medievale che lo sovrasta, fanno da cornice opere d’arte contemporanea come il “Cosmo-Now” di Sebastian Matta. Ringrazio la famiglia Palombini che, ogni anno, ci apre le porte del meraviglioso del parco”.

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A inaugurare l’edizione 2024 della manifestazione, l’11 luglio 2024, il tecnico di archeologia subacquea, speleologo e speleosubacqueo Mario Mazzoli con un incontro su “Le antiche aree sotterranee: ricerca, studio e la sfida tra opportunità e rischi”. Il 18 luglio, sarà la volta dell’ispettrice onoraria del ministero della Cultura Giuliana Galli che approfondirà il caso della nave romana di età tardo repubblicana dell’isola di Ponza. Il 25 luglio, l’archeologo Luca Mocchegiani Carpano farà il punto della situazione sul cantiere di Vivara e sui sedici anni di attività didattica e ricerche archeologiche in acqua intorno alle isole di Procida e Vivara. Il 1° agosto, il subacqueo professionista Sergio Anelli, che collabora da anni nell’organizzazione delle conferenze in qualità di socio della Stas, farà conoscere il caso dell’ultima missione della Regia Nave Roma. La battaglia, la sorte dei naufraghi, il rinvenimento del relitto”. Il ciclo di conferenze si concluderà l’8 agosto con l’archeologo Alessandro Mandolesi, che approfondirà il tema delle necropoli etrusche, tra Caere e Tarquinia, sulla frontiera marittima del civitavecchiese.