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Pompei. Per le GEA 2026 il parco archeologico apre i cantieri per raccontare “in diretta” il lavoro degli archeologi: Casa di Giulio Polibio, Tombe di Porta Stabia, Insula Occidentalis, Insula Meridionalis, Granai del Foro, e i depositi del museo Archeologico di Stabia “D’Orsi”

Raccontare “in diretta” il lavoro sul campo di archeologi, restauratori, architetti e ingegneri, aprendo al pubblico cantieri di restauro e depositi di reperti con l’obiettivo di rendere i luoghi dell’archeologia e della ricerca spazi di confronto con i visitatori, in una dimensione inclusiva e accessibile. Così il parco archeologico di Pompei aderisce anche quest’anno alle Giornate Europee dell’Archeologia (GEA), in programma in tutta Europa nei giorni venerdì 12, sabato 13 e domenica 14 giugno 2026. Il tema di questa edizione è “Archeologia in corso / Archaeology in the Making”. Al centro c’è il processo della ricerca archeologica, la valorizzazione del “dietro le quinte” del lavoro – cantieri, magazzini, depositi, laboratori, archivi, biblioteche – come spazi di conoscenza, racconto e partecipazione, attraverso l’apertura dei contesti operativi al pubblico. In piena aderenza al tema centrale delle Giornate, il Parco Archeologico di Pompei propone visite a cantieri di scavo e di restauro ma anche a depositi di reperti. Le visite ai cantieri del sito di Pompei, a cura dei funzionari del Parco, dureranno circa 45 minuti nella fascia oraria indicata, per un numero massimo di 30 persone per volta. Accesso fino ad esaurimento posti, prenotazione non necessaria.

Il fronte dell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Venerdì 12 giugno 2026 a Pompei sono previsti tre appuntamenti. Dalle 9 alle 13 sarà possibile visitare i cantieri di restauro dell’Insula Meridionalis e della Casa di Giulio Polibio, mentre dalle 13 alle 17 è prevista la visita ai depositi dei Granai del Foro. L’intervento di messa in sicurezza, consolidamento e restauro dell’Insula Meridionalis di Pompei, uno più articolati quartieri del sito archeologico – visibile lungo il viale delle Ginestre di ingresso al sito – un tempo affacciato scenograficamente sul Golfo di Napoli e sulla vallata del Sarno, rappresenta un esempio di cantiere estremamente complesso a causa della morfologia dell’area e della tipologia degli edifici oggetto dei lavori. Visite a cura dell’archeologo Antonino Russo. La Casa di Giulio Polibio, una tra le domus più significative della città antica, è nota per le sue decorazioni pittoriche e per l’importanza storica del proprietario. Attualmente è oggetto di un articolato intervento di restauro finalizzato alla sua riapertura al pubblico e alla conservazione a lungo termine. Visite a cura dell’architetto Annamaria Mauro. Nel pomeriggio, invece, sarà possibile vedere i depositi dei Granai del Foro con visite a cura dell’archeologo Alessandro Russo. Sarà illustrato il progetto di allestimento dei Granai del Foro, il cui obiettivo è riqualificare e rifunzionalizzare gli spazi per consentire sia lo studio che l’esposizione dei reperti, migliorando la comprensione della vita quotidiana a Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C.

Necropoli di Porta Stabia a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Sabato 13 giugno 2026 l’appuntamento (dalle 9 alle 13) è con la visita ad altri due cantieri. I visitatori potranno accedere al cantiere di scavo e restauro delle Tombe di Porta Stabia e al cantiere di restauro dell’Insula Occidentalis. L’area della necropoli di Porta Stabia si trova all’esterno del perimetro urbano della città antica. È caratterizzata da ricche sepolture, tra cui due tombe a schola di personaggi illustri e altre tombe monumentali, tra cui quella di G.A. Alleius Nigidius Maius. Il progetto mira alla conservazione del bene culturale attraverso attività di prevenzione, manutenzione e restauro. Visite a cura dell’architetto Raffaele Martinelli. Il cantiere di messa in sicurezza, restauro e fruizione dell’Insula Occidentalis di Pompei, ha l’obiettivo di restituire al pubblico le straordinarie ville urbane di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio, della Casa del Bracciale d’Oro e della Biblioteca, affacciate sul Golfo di Napoli e finora non accessibili. Il grandioso complesso della Regio VI è situato ai margini della città antica, non distante dal Foro. Quattro terrazze panoramiche, digradanti scenograficamente verso il mare, offrono al visitatore un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore dove il paesaggio costituisce uno degli elementi predominanti della stessa composizione architettonica. Visite a cura della restauratrice Teresa Argento.

I depositi del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

Domenica 14 giugno 2026, infine, è in programma l’apertura straordinaria, dalle 9 alle 13, dei depositi archeologici del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” presso la Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia, con visite a cura dell’archeologa Maria Rispoli, secondo due turni di visita alle 10 e alle 12 per gruppi di massimo 30 persone. Prenotazione non necessaria. I depositi sono visitabili anche in autonomia. I visitatori avranno la possibilità di immergersi nella “filiera archeologica” e di conoscere il lavoro di tutela, restauro e ricerca che solitamente si svolge dietro le quinte. L’accesso è compreso nel costo del biglietto di ingresso al museo Archeologico di Stabia.

Ministero della Cultura. Annunciata la pubblicazione di un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di prima fascia e 11 di seconda fascia: incarichi per enti scoperti per accorpamento, nuova istituzione, aggiornamento della fascia; o per fine mandato. Per 4 direttori il ministro Giuli non rinnova l’incarico

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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (foto quirinale / wp)

Il museo Archeologico nazionale di Napoli – promosso dalla seconda alla prima fascia – è senza direttore ormai da un anno, Ma l’attesa potrebbe stavolta essere agli sgoccioli per il Mann e non solo (e ciò significa che tra pubblicazione del bando, selezioni, nomina ed entrata in servizio si arriverà a primavera). Il ministero della Cultura si appresta infatti a pubblicare un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a Direttore per cinque istituti di livello dirigenziale generale (cioè di prima fascia) giunti a scadenza del proprio mandato o di nuova istituzione: musei Reali di Torino (dal 1° dicembre 2023 direttore ad interim Mario Turetta dopo il pensionamento di Enrica Pagella); Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello (dal 31 maggio 2024, in seguito all’accorpamento dei due musei, e in attesa della nomina del direttore unico, è direttore avocante il DG Musei Massimo Osanna); parco archeologico del Colosseo (dal 18 dicembre 2017 è direttore Alfonsina Russo, ad interim da luglio 2024 quando è stata nominata alla guida del DIVA – dipartimento per la valorizzazione del patrimonio  culturale del MIC); museo nazionale Romano (Stéphane Verger, direttore dal 2 novembre 2020: il ministro Alessandro Giuli non gli ha rinnovato il mandato per il secondo quadriennio); museo Archeologico nazionale di Napoli (il 30 settembre 2023 è scaduto il secondo mandato – prorogato al 14 novembre 2024 – di Paolo Giulierini, che era stato nominato direttore del Mann il 1° ottobre 2015. Nel frattempo il museo è passato dalla seconda alla prima fascia. E dal 15 novembre 2024 è direttore ad interim Massimo Osanna). A selezionare i candidati, i cui requisiti saranno precisati nel bando stesso, sarà una commissione di esperti di altissimo profilo attraverso una serie di prove in grado di evidenziare le necessarie competenze culturali e manageriali.

Successivamente il ministero della Cultura procederà a pubblicare il bando per la nomina dei direttori di 11 istituti autonomi di seconda fascia: complesso monumentale della Pilotta (dal 15 gennaio 2024  direttore ad interim Stefano L’Occaso, perché il direttore Simone Verde è passato a dirigere la Galleria degli Uffizi); musei nazionali di Ferrara (nell’autunno 2023 i musei ferraresi sono diventati autonomi, e attendono il direttore; sono stati staccati da Modena con la quale prima Ferrara era insieme sotto l’insegna delle Gallerie Estensi); musei nazionali di Lucca (dal 2022 è direttrice Luisa Berretti); Ville monumentali della Tuscia (è l’ente nato nell’estate 2023 con l’accorpamento di Villa Lante e Palazzo Farnese); Palazzo Reale di Napoli (il ministro Alessandro Giuli non ha rinnovato l’incarico a Mario Epifani, il cui primo mandato è scaduto il 2 novembre 2024); musei nazionali del Vomero – Napoli (è il nuovo polo creato nel 2023 e comprende il museo di San Martino, Castel Sant’Elmo e la Villa Floridiana); musei e parchi archeologici di Capri (è il nuovo polo autonomo creato nell’estate 2023); Castello Svevo di Bari (dal 10 luglio 2020 è stata direttore Alessandra Mongelli, con durata triennale. Nel 2023 è diventato museo autonomo); musei nazionali di Matera (l’8 novembre 2024 si conclude il mandato di Annamaria Mauro alla direzione dell’ente ora divenuto autonomo); musei nazionali di Bologna (il ministro Alessandro Giuli non ha rinnovato il mandato a Maria Luisa Pacelli, direttore dal 2020); Pantheon e Castel Sant’Angelo (sono stati accorpati con la Direzione Musei nazionali della città di Roma, di cui è direttore Mariastella Margozzi dal 4 novembre 2020).

Novità editoriali. Dopo due anni di ricerca pubblicato il libro “Figure rosse. La pittura vascolare dal Museo Ridola di Matera” fotografie di Luigi Spina, con testi di Annamaria Mauro, Claude Pouzadoux, Adriana Sciacovelli, Luigi Spina (5 Continents Editions)

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Copertina del libro “Figure rosse. La pittura vascolare dal Museo Ridola di Matera” fotografie di Luigi Spina (5 Continents editions)

Dopo due anni di ricerca al museo Ridola di Matera è stato pubblicato per 5 Continents Editions il libro “Figure rosse. La pittura vascolare dal Museo Ridola di Matera” fotografie di Luigi Spina, con testi di Annamaria Mauro, Claude Pouzadoux, Adriana Sciacovelli, Luigi Spina.  I vasi italioti a figure rosse della Magna Grecia e della Collezione Rizzon, conservati nei musei nazionali di Matera, nella sede del Museo Ridola, offrono l’occasione per percepire il mondo antico con occhi nuovi e per scoprire i suoi significati più reconditi, grazie alla fotografia di Luigi Spina. Testimonianza significativa della pittura vascolare tra il V e il IV secolo a.C., i manufatti del museo risalgono in gran parte alle scoperte di Domenico Ridola (1841-1932) e fanno parte di elaborati corredi funerari, di grande valore estetico e storico, grazie ai quali la vita quotidiana si riflette nei miti. Nel libro, il colore nero è il protagonista: esalta le figure rosse e mette in risalto lo sguardo attento del fotografo Luigi Spina. Dettagli anatomici, drappeggi e motivi decorativi emergono con tutta la loro forza senza il filtro delle teche museali, mentre i tocchi di bianco arricchiscono la bicromia dei vasi. Fotografare un’opera d’arte significa coglierne il significato profondo per comunicarlo al mondo. Lontano dall’idea di catalogo museale, il volume può essere piuttosto inteso come un atlante figurativo dell’antichità.

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Il fotografo Luigi Spina autografa il suo libro “Interno Pompeiano” (foto dms-roma)

Luigi Spina, fotografo, con 5 Continents Editions ha pubblicato The Buchner Boxes (2014), Hemba (2017) e Diario Mitico (2017). Sempre per la medesima casa editrice ha creato, insieme a Valeria Sampaolo, la collana “Oggetti rari e preziosi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, e la serie “Tesori Nascosti” che comprende i titoli: Tazza FarneseMosaico di AlessandroSan Domenico di Niccolò dell’Arca e Bronzi di Riace (2022); il progetto Canova. Quattro tempi (2020-2024) e il grande progetto fotografico Interno pompeiano (2023).

Paestum. Partiti i lavori per il restauro e il riallestimento del museo del Santuario di Santa Venera, dell’ex stabilimento Cirio e della nuova porta di accesso al parco e al museo Archeologico

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L’ex stabilimento Cirio a Paestum (foto pa-paeve)

Al via i lavori per il restauro e il riallestimento del museo del Santuario di Santa Venera, dell’ex stabilimento Cirio e della nuova porta di accesso al parco e al museo Archeologico di Paestum. L’ambizioso progetto apre un nuovo capitolo nella storia del patrimonio culturale pestano e si concentra intorno a un’icona della città capaccese. L’ex fabbrica di pomodori “Cirio” fu costruita nel 1907 in parte sugli antichi resti di un santuario dedicato ad Afrodite la cui presenza è ancora oggi ricordata nel toponimo della zona “Santa Venere”. I lavori appena iniziati si pongono come obiettivo prioritario il ripristino dello stato di conservazione dell’edificio purtroppo in condizioni molto precarie con corpi di fabbrica pericolanti o crollati e la pulizia dell’area esterna da rovi infestanti e vegetazione spontanea. Dopo la necessaria operazione di bonifica da eventuali ordigni bellici è in programma la messa in sicurezza e l’allestimento del cantiere in tutto il lotto, l’avvio dei lavori di preparazione delle murature storiche da restaurare, lo smantellamento dei piccoli corpi di fabbrica, la demolizione dei manufatti ammalorati e delle coperture pericolanti. Seguirà l’avvio del restauro vero e proprio.

paestum_parco_avvio-restauro-e-riqualificazione-ex-stabilimento-cirio_locandinaI primi risultati dei lavori e la programmazione degli interventi futuri saranno presentati nei prossimi giorni nella sala Cella del museo Archeologico nazionale di Paestum dove interverranno il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; il sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri; il direttore del museo nazionale di Matera e responsabile unico del Procedimento, arch. Annamaria Mauro; il direttore dei lavori, arch. Luigi Di Muccio; i progettisti dello Studio Guicciardini & Magni Architetti e l’impresa Consorzio CONPAT S.c.a.r.l. aggiudicatrice dei lavori.

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Partiti i lavori all’ex stabilimento Cirio di Paestum (foto pa-paeve)

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Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, nel Tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

“L’avvio dei lavori all’ex stabilimento Cirio”, dichiara Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, “segna l’impegno concreto ad ampliare e ridefinire il complesso del Parco archeologico di Paestum e Velia e a potenziare il suo rapporto con il territorio. A pochi passi dalla cinta muraria, il Santuario di Santa Venera torna a essere accessibile e soprattutto offre l’opportunità unica di legare armoniosamente il passato più recente e quello antico della città per creare una realtà dinamica, una vera e propria fabbrica in cui costruire nuovi progetti culturali”. E il direttore generale Musei, Massimo Osanna: “I lavori in programma porteranno alla creazione di un nuovo luogo della cultura, spazio di conoscenza, apprendimento e ispirazione per le comunità del territorio e per i pubblici provenienti da tutto il mondo. Un progetto virtuoso capace di creare valore partendo dalla riqualificazione di un edificio industriale e di un’area archeologica segnata dalla presenza dell’importante Santuario extraurbano dedicato ad Afrodite, scavato e studiato a partire dagli anni ’80 dal grande maestro Mario Torelli insieme all’Università del Michigan”.

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Il santuario di Afrodite nella zona di Santa Venera a pochi passi dalla cinta muraria di Paestum (foto pa-paeve)

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei: “È una grande opportunità per il territorio che lega uno dei santuari più importanti dell‘antica Poseidonia, quello di Afrodite, alle spalle del complesso e di una forma rara ma non senza confronti, come ha mostrato il compianto Mario Torelli evidenziandone le similitudini con il cosiddetto Heroon di Olimpia, alla Paestum medievale, all‘archeologia industriale, all’arte contemporanea e alla dieta mediterranea. Una factory culturale in grado di esprimere tutta la ricchezza dell’eredità della Magna Grecia”. Gli fa eco il sindaco della Città di Capaccio Paestum, Franco Alfieri: “I lavori che, tra le altre cose, porteranno al restauro e alla riqualificazione dell’ex stabilimento Cirio si inseriscono nella stagione di rinascita che la Città di Capaccio Paestum sta vivendo negli ultimi anni. Congratulazioni al direttore D’Angelo per questo importante risultato conseguito”.

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Il cantiere aperto all’ex stabilimento Cirio a Paestum (foto pa-paeve)

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L’architetto Annamaria Mauro del parco archeologico di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

“Il binomio archeologia classica e archeologia industriale”, interviene Annamaria Mauro, responsabile unico del Procedimento, “si sposa in questo cantiere unico e straordinario. Restaurare, valorizzare e aprire al pubblico l’area dell’ex stabilimento Cirio costituisce l’obiettivo primario dell’intervento. L’articolato cantiere mette a sistema, dopo  un’approfondita analisi storica e tipologica che ci ha portati a delle scelte mirate di restauro critico, e quindi a tutelare e valorizzare soprattutto ciò che è rimasto del primo nucleo storico della fabbrica del 1910 e dell’ampliamento del 1950, sia a livello spaziale che materico, la realizzazione di un polo culturale strettamente connesso all’area archeologica e al Museo che sarà centro di informazione e di accoglienza per i visitatori e che ospiterà eventi di arte contemporanea, mostre e manifestazioni, depositi visitabili, un auditorium, un centro di studi e ricerca e diversi approfondimenti sul patrimonio immateriale, sulle tradizioni locali e sul paesaggio”. Chiude Luigi Di Muccio, direttore dei lavori: “Alla base della trasformazione di questa ex fabbrica c’è la volontà di creare un centro pulsante di conoscenza, ispirazione ed educazione. Un luogo in cui la storia parla, dove le generazioni possono imparare dalle sfide e dalle vittorie del passato. Un luogo in cui l’identità di Santa Venera è celebrata e condivisa. Questi sono i temi e i valori che hanno indirizzato i progettisti e che animano i lavori appena iniziati”.

Napoli. Al Complesso Monumentale dei SS. Marcellino e Festo il convegno internazionale “Magna Grecia nel secondo dopoguerra tra scoperte e tutela: politiche culturali e protagonisti. Omaggio a Juliette de La Genière”, in presenza e on line: due giorni di confronto sulle politiche culturali riguardanti il patrimonio archeologico della Magna Grecia nel corso della seconda metà del Novecento

napoli_complesso-san-marcellino_convegno-internazionale-magna-grecia-nel-secondo-dopoguerra_locandina“Magna Grecia nel secondo dopoguerra tra scoperte e tutela: politiche culturali e protagonisti. Omaggio a Juliette de La Genière” è il titolo del convegno internazionale, organizzato dal Dipartimento federiciano di Studi umanistici (con la responsabilità scientifica di Bianca Ferrara) e in collaborazione con il Centre Jean Bèrard di Napoli, in programma il 27 e 28 novembre 2023 nel Complesso di San Marcellino di Napoli, a partire dalle 9.30. Teams diretta streaming ID riunione: 311 312 168 060 Passcode: ruWHxv. L’evento richiama l’attenzione sulle politiche culturali riguardanti il patrimonio archeologico della Magna Grecia nel corso della seconda metà del Novecento. Si tratta di anni che hanno visto profonde trasformazioni sia nel campo della ricerca sia nel campo delle idee e delle pratiche relative alla gestione e alla valorizzazione dei beni culturali dell’Italia meridionale e della Sicilia.

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L’archeologa Juliette de La Genière (1927-2022) (foto Centre Jean Bérard)

L’incontro è dedicato alla memoria di Juliette de La Genière, che è stata una protagonista della ricerca archeologica in Magna Grecia durante questi stessi anni. Ricordarla diventa occasione per riflettere sulla storia degli studi nella prospettiva di un confronto con le più recenti tendenze di analisi e tutela di un patrimonio di interesse mondiale. Il convegno riunisce sia storici e archeologi, specialisti della Magna Grecia, di ambito nazionale e internazionale, sia rappresentanti istituzionali dei beni culturali dell’Italia meridionale e della Sicilia, proprio per discutere insieme sullo stato degli studi nello scenario culturale e politico della vita contemporanea, dove si tratta di distinguere ma non separare ricerca, tutela e promozione del territorio.

PROGRAMMA LUNEDÌ 27 NOVEMBRE 2023 Chiesa del Complesso Monumentale dei SS. Marcellino e Festo, largo San Marcellino 10, Napoli. Alle 9.30, saluti di apertura: Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli; Matteo Lorito, magnifico rettore dell’università di Napoli “Federico II”; Arturo De Vivo, professore emerito dell’università di Napoli “Federico II”; Andrea Mazzucchi, direttore del dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II”; Massimo Osanna, direttore generale Musei del MiC, università di Napoli “Federico II”; Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del Mic; Teresa Elena Cinquantaquattro, segretario regionale del MiC per la Campania; Alessandro Naso, direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’università di Napoli “Federico II”; Giampaolo D’Andrea, presidente dell’associazione nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia (ANIMI). Alle 11, Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”), Introduzione. Presidente: Giovanna Greco (università di Napoli “Federico II”); 11.15, Gianfranco Maddoli (ANIMI) “Memoria del mio primo incontro con le problematiche della Magna Grecia”; 11.45, Mario Lombardo (università del Salento) “I convegni di Taranto e il loro contributo alla ricerca sulla storia dell’archeologia della Magna Grecia: qualche osservazione”; 12.15, Massimo Osanna (direttore generale Musei del MiC, università di Napoli “Federico II”) “Gli organi di tutela nella seconda metà del Novecento”; 12.45, discussione. Dopo la pausa pranzo, presidente: Carmela Capaldi (università di Napoli “Federico II”). Alle 14.30, Rosalba Panvini (università di Catania) “L’attività di tutela in Sicilia tra storia e nuova organizzazione dell’amministrazione”; 15, Alfonsina Russo (parco archeologico del Colosseo) “I Parchi archeologici e le prospettive future: il caso del Parco archeologico del Colosseo”; 15.30, Fabio Pagano (parco archeologico dei Campi Flegrei) “La modernità ripensata. Presupposti e determinazioni nella nascita di un Parco archeologico”; 16, Francesco Sirano (parco archeologico di Ercolano) “Ercolano. I molti futuri di una città. Scoperte, tutela, valorizzazione e interazione con il territorio”; Dopo la pausa caffè, alle 17, Tiziana D’Angelo (parco archeologico di Paestum e Velia) “Nuove antichità pestane: storie e progetti di un Parco archeologico in trasformazione”; 17.30, Filippo Demma (parco archeologico di Sibari) “Proporre, progettare, realizzare. Sperimentazione e nuovi modelli di gestione dai Parchi archeologici della Calabria”; 18, Francesca Spatafora (archeologa, dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana) “I parchi archeologici siciliani: variazioni sul tema”; 18.30, discussione.

PROGRAMMA MARTEDÌ 28 NOVEMBRE 2023 Chiesa del Complesso Monumentale dei SS. Marcellino e Festo, largo San Marcellino 10, Napoli. Presidente: Luigi Cicala (università di Napoli “Federico II”). Alle 9.30, Maria Concetta Parello (parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi) “Dalla frana di Agrigento al Parco della Valle dei Templi: tutela, ricerca e valorizzazione di Akragas/Agrigentum”; 10, Luigi Maria Gattuso (parco archeologico di Gela) “Parco archeologico di Gela: tutela e valorizzazione”; 10.30, Brigitte Marin (École française de Rome), Valérie Huet (Centre Jean Bérard), Claude Pouzadoux (Université Paris Nanterre), Priscilla Munzi (Centre Jean Bérard) “Dal secondo dopoguerra agli anni ‘80, 40 anni di collaborazione italo-francese per la conoscenza della Magna Grecia e della Sicilia: attori, spazi e strategie della ricerca archeologica”; dopo la pausa caffè, presidente: Priscilla Munzi (Centre Jean Bérard): alle 11.30, Tiziana D’Angelo (parco archeologico di Paestum e Velia), Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”) “Heraion alla foce del Sele: questi ultimi trent’anni di ricerca”; 12, Raffaella Bonaudo (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino), Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”) “Roscigno – Monte Pruno tra valorizzazione e tutela. I progetti della Soprintendenza Archeologica e dell’Università degli Studi di Napoli”; 12.30, Rosalba Panvini (università di Catania), Marina Congiu (archeologa, soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Caltanissetta), Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”) “Gela: una lunga collaborazione tra Università e Soprintendenza”; 13, discussione. Dopo la pausa pranzo, tavola rotonda “Omaggio a Juliette de La Genière: tra didattica, scavi e ricerche”, 15.30, introduce: Giovanna Greco “Didattica e ricerca tra Lille e Parigi”: Nathalie De Chaisemertin, Françoise Gaultier, Michel Gras, Stéphane Verger. Scavi E Ricerche A Paestum: Giuliana Tocco, Marina Cipriani, Bianca Ferrara, Antonella Tomeo; a Sala Consilina: Luigi Cicala, Maria Luisa Tardugno; in Basilicata: Annamaria Mauro, Carmelo Colelli; in Calabria: Elena Lattanzi, Raffaella Pierobon Benoit, Claudio Sabbione, Roberto Spadea; in Sicilia: Rosalba Panvini. Alle 18.30, Massimo Osanna (direttore generale Musei del MiC, università di Napoli “Federico II”) conclusioni.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale giornata di studi “Multisensorialità e tecnologia per l’accessibilità e l’inclusione: esperienze a confronto” in presenza all’auditorium e in streaming

napoli_mann_giornata.studi_multisensorialità-e-tecnologia_locandinaInsieme per l’accessibilità: mercoledì 28 settembre 2022, dalle 9.30, all’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli giornata di studi “Multisensorialità e tecnologia per l’accessibilità e l’inclusione: esperienze a confronto”, in diretta Facebook sulla pagina istituzionale del Mann, interpretariato in LIS. Ecco il programma della mattinata. Alle 9.30, registrazione partecipanti; 9.45, introduzione e saluti di Paolo Giulierini, direttore del Mann. Esperienze a confronto: Tiziana D’Angelo, parco archeologico di Paestum; Eva Degl’Innocenti, MArTA-museo Archeologico nazionale di Taranto; Filippo Demma, parco archeologico di Sibari; Antonio Ernesto Denunzio, Gallerie d’Italia; Carmelo Malacrino e Claudia Ventura, MArRC -museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria; Annamaria Mauro, museo nazionale di Matera; Fabio Pagano, parco archeologico dei Campi Flegrei; Paolo Giulierini e Annamaria Di Noia, museo Archeologico nazionale di Napoli. Il racconto di un progetto: Stefania Mancuso, Omniarch sas; Elena Console, TEA srl: Luciana Loprete, IRIFOR Catanzaro. Conclusioni: Aldo Grassini, museo Tattile statale Omero di Ancona; Elisabetta Borgia, Ministero della Cultura – Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali.

Matera. Il museo nazionale ha inaugurato il nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale ‘Domenico Ridola’ col percorso multisensoriale “Tiresia, il mito tra le tue mani” e con la riorganizzazione della Collezione Rizzon

matera_archeologico_nuovo-percorso-espositivo_locandinaIl museo nazionale di Matera sperimenta nuove forme di valorizzazione e comunicazione del patrimonio archeologico. Nasce così il nuovo percorso espositivo permanente: in collaborazione con l’università della Basilicata – Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo per l’allestimento di “Tiresia. Il mito tra le tue mani” (che propone un percorso multisensoriale per scoprire i reperti legati ai racconti mitologici), e con il Centro Jean Berard di Napoli per quello della “Collezione Rizzon” (un patrimonio immenso di forme, iconografie, composizioni e tecniche di fabbricazione), si arricchisce di un nuovo percorso espositivo permanente che, attraverso uno straordinario patrimonio iconografico, mette in luce le diverse sfumature della società, potenziando il ruolo inclusivo e partecipativo dei luoghi della cultura.

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Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, all’inaugurazione del nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale ‘Domenico Ridola’ di Matera (foto museo nazionale matera)

Il nuovo allestimento è stato inaugurato venerdì 29 luglio 2022 al museo Archeologico nazionale ‘Domenico Ridola’, alla presenza della direttrice del museo nazionale di Matera, Annamaria Mauro; del direttore generale Musei, prof. Massimo Osanna; della direttrice dell’Istituto Centrale per il Restauro, arch. Alessandra Marino; e dei curatori Marcella Leone, archeologa del Centre Jean Bérard, Dimitris Roubis, docente al Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo dell’università della Basilicata.

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Il percorso multisensoriale al museo Archeologico nazionale di Matera (foto museo nazionale matera)

La voce di Tiresia, indovino cieco della mitologia greca, guiderà i visitatori in un percorso multisensoriale, alla scoperta di reperti legati ai racconti mitologici. A tale scopo alcuni vasi magno greci sono stati riprodotti per essere esplorati con le mani e con l’olfatto. Il percorso prosegue con un nuovo allestimento della collezione Rizzon: le scene figurate dei vasi raccontano le principali tematiche della società antica e della vita degli uomini, dal rapporto tra uomo e donna, alla convivialità, all’aldilà.

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Il nuovo allestimento della Collezione Rizzon del museo Archeologico nazionale di Matera (foto nazionale matera)

Il nuovo allestimento è finanziato dall’Istituto Centrale per il Restauro nell’ambito dell’intervento PON “Cultura e Sviluppo” 2014-2020, cofinanziato da fondi europei (FESR), denominato “Capolavori in 100 km. Un viaggio reale e virtuale nella cultura della Basilicata per conoscere, conservare, valorizzare”. L’allestimento è interattivo e coinvolgente, con video in linguaggio LIS e tavoli interattivi dedicati ai più piccoli. Il progetto e l’allestimento multimediale sono stati realizzati da ETT Solution.

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Il logo della app Tiresia del museo nazionale di Matera

Fruizione interattiva del patrimonio. Basterà scaricare l’app appositamente ideata e lasciarsi guidare nel percorso di visita scandito da QR Code che permetteranno di accedere a interessanti e curiosi approfondimenti sui reperti esposti. Le novità non finiscono qua: acquistando la guida breve si possono portare a casa i miti raccontati dai reperti e avere la possibilità di rivivere le emozioni della mostra e di approfondirne ulteriori aspetti. Basterà inquadrare alcune immagini per entrare in contatto con una nuova modalità di visita basata sulla realtà aumentata. Un modo di fruire il patrimonio tutto da esplorare e da scoprire. Scaricate l’app iPhone: https://apps.apple.com/…/museo-nazionale…/id1632055579 Android: https://play.google.com/store/apps/details…

Al museo Archeologico nazionale “Domenico Ridola” di Matera apre la mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza” per raccontare il gusto estetico e il ruolo della donna nel mondo antico in epoche e contesti differenti

Locandina della mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza” al museo Archeologico nazionale di Matera dal 18 novembre 2021 al 30 giugno 2022

Un viaggio nella bellezza tra Pompei e la Basilicata per raccontare il ruolo della donna nel mondo antico, attraverso ornamenti e gioielli, espressione del gusto estetico di epoche e contesti differenti, ma anche simbolo di uno status sociale. Appuntamento al museo Archeologico nazionale “Domenico Ridola” di Matera dove dal 18​ novembre 2021 al 30 giugno 2022 si può visitare la mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza” a cura di Annamaria Mauro, Massimo Osanna, Gabriel Zuchtriegel, frutto della collaborazione tra il museo nazionale di Matera e il parco archeologico di Pompei e il ministero della Cultura, che mette a confronto e unisce due contesti archeologici molto diversi tra di loro e lontani nello spazio e nel tempo: da un lato la Basilicata antica, influenzata dai costumi e dalle mode del mondo greco coloniale, dall’altro Pompei e l’area vesuviana, dove nel I secolo d.C. sono ben documentati lo stile e il gusto romano. Giovedì 18 novembre 2021, alle 12, la mostra sarà inaugurata dai curatori Annamaria Mauro, direttrice del museo nazionale di Matera; Massimo Osanna, direttore generale Musei; e Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei.

Pompei. “Su il sipario! Cantiere in Scena”: in scena i restauri in corso e i recenti studi sulla Villa di Diomede lungo via dei Sepolcri. Apertura del cantiere al pubblico e presentazione del libro “The Villa of Diomedes: The making of a Roman villa in Pompeii”

“Su il sipario! Cantiere in Scena”: in scena i restauri in corso e i recenti studi sulla Villa di Diomede a Pompei. Venerdì 2 luglio 2021 si alza il sipario sul cantiere di restauro della Villa di Diomede, lo scenografico complesso residenziale posto lungo la via dei Sepolcri, presso la necropoli di Porta Ercolano, con due appuntamenti: dalle 10.30 alle 15.30, apertura del cantiere al pubblico; alle 16.30, presentazione del libro “The Villa of Diomedes: The making of a Roman villa in Pompeii”.

Restauratrici al lavoro nella Villa di Diomede a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“L’evento dal titolo Su il sipario! Cantiere in Scena“, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, “si inserisce in un filone di iniziative ispirate al concetto di Archeologia Pubblica promosse dal PAP in collaborazione con gli operatori economici, nel caso specifico la De Marco Srl di Bari e Lithos Srl di Venezia, che avevano proposto la loro partecipazione in sede di gara come miglioria. Una buona pratica che può rappresentare un modello per i futuri cantieri del Parco così come di ogni sito archeologico. Pompei è un luogo vivo anche grazie alle ricerche e ai lavori di restauro che continuano ed è nostro obiettivo rendere il pubblico sempre più partecipe di queste attività, proseguendo così l’approccio inclusivo alla fruizione sviluppato nell’ambito del Grande Progetto Pompei sotto la direzione di Massimo Osanna, che ringraziamo per la presenza a questo evento.”

La Villa di Diomede a Pompei in un acquerello del Settecento

Tra i primissimi edifici scavati nel sito di Pompei, tra il 1771 e il 1775, è uno dei monumenti più descritti e rappresentati dai viaggiatori del Grand Tour. Oggetto di un lungo e articolato progetto di ricerca, il complesso, attualmente in fase di restauro, il 2 luglio 2021 sarà aperto al pubblico, che potrà visitarne gli ambienti più rappresentativi e assistere agli interventi in corso. Dalle 10.30 alle 15.30 i visitatori potranno accedere per la visita al cantiere, accompagnati dai tecnici e restauratori. La durata della visita, per massimo 5 visitatori alla volta, sarà di circa 15 minuti. Non è necessaria prenotazione. Ingresso: via dei Sepolcri. I lavori e i restauri in corso rientrano nell’Intervento Grande Progetto Pompei I – Restauro dell’area della necropoli di porta Ercolano e sono diretti dall’arch. Annamaria Mauro; il Responsabile Unico del Procedimento è l’ing. Armando Santamaria. Le imprese esecutrici sono la De Marco Srl di Bari e la Lithos Srl di Venezia.

La copertina del libro “The Villa of Diomedes: The making of a Roman villa in Pompeii”

Alle 16.30 sarà presentato, in anteprima, il libro “The Villa of Diomedes: The making of a Roman villa in Pompeii”, in cui confluiscono i dati dei recenti studi e ricerche condotti da un team internazionale e multidisciplinare, coordinato da Hélène Dessales (École normale supérieure, AOROC, UMR 8546, PSL Research University). Interverranno: Massimo Osanna, direttore generale dei Musei; Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei; Annamaria Mauro, direttore dei lavori; Claude Pouzadoux, direttrice del Centre Jean Bérard; Priscilla Munzi, direttrice aggiunta del Centre Jean Bérard; Hélène Dessales, coordinatrice del progetto di ricerca (ENS, AOROC) e curatrice del libro; Elvira Boglione e Pasquale de Marco, rappresentanti delle imprese esecutrici.

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L’archeologa francese Hélène Dessales

Curatrice del volume, Hélène Dessales è docente di archeologia all’École normale supérieure (Parigi). Il suo lavoro si concentra sull’architettura e le tecniche di costruzione nel periodo romano, in particolare sul sito di Pompei. Il libro riunisce i contributi di altri ventisette specialisti francesi e italiani: Clotilde Boust, Mathilde Carrive, Julien Cavero, Guilhem Chapelin, Arnaud Coutelas, Rita Deiana, Marco Di Ludovico, Giuseppina De Martino, Julien Dubouloz, Ambre d’Harcourt, Éloïse Letellier-Taillefer, Filippo Lorenzoni, Anne Maigret, Gaetano Manfredi, Frédérique Marchand-Beaulieu, Annamaria Mauro, Andrea Milanese, Claudio Modena, Florence Monier, Alban-Brice Pimpaud, Jean Ponce, Andrea Prota, Enzo Rizzo, Amedeo Rossi, Alfonso Santoriello, Agnès Tricoche e Maria Rosa Valluzzi. Con la prefazione di Claude Pouzadoux, Massimo Osanna e Stéphane Verger. Coordinamento editoriale di Magali Cullin-Mingaud. Il libro è una coedizione del laboratorio AOROC e del Centre Jean Bérard presso l’editore Hermann, Parigi.

Modello 3D della villa di Diomede a Pompei realizzato dal team di studio multidisciplinare coordinato da Hélène Dessales (foto parco archeologico di pompei)

Avviato nel 2012, il programma di studi multidisciplinare ha ripercorso l’evoluzione dell’edificio, dalla materiale costruzione della villa romana agli interventi di età moderna e contemporanea. I vari cantieri antichi che ne hanno scandito la vita fino all’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. sono stati individuati e modellati, così come i restauri che l’hanno trasformata dalla fine del XVIII secolo ai nostri giorni. Nell’ambito di tale ricerca, diverse competenze sono state integrate: storia degli scavi e dei restauri, archeologia della costruzione, database, sistema informativo geografico, geofisica, ingegneria strutturale, informatica e modellazione 3D. I trentatré contributi riuniti riflettono i vari punti di vista incrociati sull’intera costruzione di questa villa singolare.

Alla riapertura del parco archeologico di Pompei i visitatori troveranno finalmente integre e restaurate le colonne dell’atrio secondario della Casa del Fauno: bombardate, poi ricostruite nel dopoguerra, ancora fratturate dal terremoto, e puntellate. Osanna: “Un intervento atteso da anni”

Alla riapertura del parco archeologico di Pompei, quando cioè l’emergenza sanitaria lo consentirà, i visitatori troveranno una gradita sorpresa: dopo anni di travagliate vicende, le colonne dell’atrio secondario della Casa del Fauno, bombardate, poi ricostruite nel dopoguerra, ancora fratturate dal terremoto, e puntellate, finalmente tornano integre al termine del recente e complesso intervento di restauro. “Si tratta di un importante intervento, atteso da anni”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale ad interim del Parco archeologico, “che consente di restituire alla pubblica fruizione un altro ambiente di questa prestigiosa dimora, che reca in sé la testimonianza di un capitolo drammatico di Pompei, quello del bombardamento. Come testimoniato anche dai resti degli ordigni conservati, allo scopo, nell’atrio. Un intervento complesso di consolidamento, che ha inteso risolvere in maniera radicale il restauro delle colonne per lunghi anni lasciate in condizioni conservative precarie. Ma anche una operazione di riqualificazione e di recupero estetico, realizzata uniformando e integrando i materiali di restauro”.

Casa del Fauno: i frammenti delle bombe sganciate su Pompei nel 1943 (foto parco archeologico di Pompei)

La casa del Fauno, una delle più sontuose dimore pompeiane, estesa su un intero isolato per circa 3mila metri quadrati (è da qui che proviene il famoso mosaico pavimentale della Battaglia di Isso, con Alessandro Magno e Dario III, oggetto a sua volta in questi mesi di restauro da parte del museo Archeologico nazionale di Napoli che lo ospita), fu oggetto, come molti edifici di Pompei, del tragico bombardamento della seconda guerra mondiale. Nel settembre del 1943 due bombe precipitarono sulla abitazione, e una di queste piombò sull’atrio tetrastilo (a 4 colonne) che costituiva l’accesso alla zona privata della casa, radendo al suolo tre delle quattro colonne corinzie in tufo, decorate in stucco. Rimaneva integra solo la colonna esposta a Nord.

L’atrio tetrastilo della Casa del Fauno a Pompei senza più sostegno artificiali, dopo i restauri del 2020 (foto parco archeologico di Pompei)
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La situazione di degrado su un capitello dell’atrio secondario della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Le colonne furono immediatamente ricostruite nel 1946 secondo i metodi in uso all’epoca, utilizzando diverse aggrappature in ferro o in lamine zincate e malte cementizie, rivelatesi poi poco idonee ai fini della conservazione. Successivamente anche al terremoto del 1980, le stesse furono sottoposte ad altri interventi conservativi, che tuttavia hanno innescato dei processi di fratturazione e frammentazione importanti. Prima del recente restauro una delle colonne si presentava presidiata e puntellata con tubi, giunti metallici, e palanche in legno per sostenere e conservarne tutte le parti frammentate, parzialmente sollevate o completamente staccate, mentre le altre presentavano problemi di degrado in stato piuttosto avanzato.

Rocchi di colonna “a terra” per i restauri dell’atrio secondario della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
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Una fase dei restauri dell’atrio secondario della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

L’intervento attuale è stato particolarmente complesso, allo scopo di intervenire in maniera integrale. In particolare, si è proceduto smontando e   movimentando da cima a terra, mediante argano, i componenti singoli di due delle colonne che presentavano gravi problemi di stabilità e uno stato fortemente frammentario – quella puntellata e quella esposta a Sud – per poi condurre il restauro ‘a terra’ dei blocchi. Sono dunque stati rimossi tutti quegli elementi non più idonei e che anzi nel tempo avrebbero causato ulteriori danni alla conservazione (elementi metallici, stuccature cementizie e  malte di restauro non più capaci  di sostenere le varie parti) per sostituirli con nuovi materiali di restauro più stabili e duraturi.

La restauratrice Elena Gravina, direttore dei lavori all’atrio tetrastilo della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
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L’area del cantiere di restauro dell’atrio tetrastilo della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Una volta consolidati e ricostruiti a terra i vari blocchi, li si è ricollocati nel loro alloggiamento originario, seguendo il rilievo tracciato in precedenza. Su tutte le colonne, infine, per salvaguardare i materiali originali in pietra, stucco ed intonaco (già consumati dal vento e dalle piogge) sono state eseguite operazioni di pulitura, trattamento biocida, stuccatura, consolidamento, protezione. Responsabile unico dell’intervento di restauro: ing. Vincenzo Calvanese; direttore dei lavori: Elena Gravina, funzionario restauratore; direttore operativo archeologo: Marialaura Iadanza; direttore operativo architetto: Annamaria Mauro; direttore operativo restauratore: Giuseppe Zolfo; ispettore di cantiere: Vincenzo Pagano; impresa esecutrice: R.W.S. srl