Archivio tag | Angela Borzacconi

Cividale. Al Tempietto Longobardo chiuse le indagini archeologiche della soprintendenza, primo passo di una serie di interventi interdisciplinari di progetti di analisi, restauro e valorizzazione di uno dei monumenti più rilevanti dell’alto medioevo italiano

Il Tempietto Longobardo a Cividale, uno dei monumenti più rilevanti dell’alto medioevo italiano (foto sabap-fvg)

Chiuse le indagini archeologiche all’interno dell’oratorio di Santa Maria in Valle a Cividale del Friuli, meglio noto come Tempietto Longobardo, effettuate dalla Arc-Team srl sotto la direzione scientifica di Angela Borzacconi per conto della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio FVG, primo passo di una serie di interventi, che mirano a verificare e meglio definire le caratteristiche del deposito archeologico esistente. I lavori si inseriscono in un insieme interdisciplinare di progetti di analisi, restauro e valorizzazione di questo bene, che costituisce uno dei monumenti più rilevanti dell’alto medioevo italiano. Si tratta infatti di un edificio legato a una committenza regia e frutto di una fase costruttiva e decorativa unitaria e coerente datata all’VIII secolo, un tempo in cui l’età longobarda conosce la sua maturità mescolando in un’armonia di linguaggi elementi bizantini, orientali e mediterranei. L’insieme si compone di interventi diversificati che vanno dallo scavo archeologico alla messa in sicurezza sismica, al consolidamento strutturale, al restauro degli apparati lapidei, di tutte le superfici dipinte e degli stucchi promossi dall’Amministrazione comunale, dalla soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e dall’Istituto centrale del Restauro del ministero della Cultura. Interventi differenti per tipologia, caratteristiche e obiettivi, ma riuniti dal comune obiettivo di assicurare, attraverso la conoscenza, la corretta conservazione dell’edificio nell’ambito di una pianificazione progettuale più ampia di restauro e valorizzazione dell’intero complesso di Santa Maria in Valle prevista dal Piano di Gestione del 2010 World Heritage List – Italia Langobardorum. I Longobardi in Italia – I luoghi del potere (568-774 d.C.).

Indagini archeologiche all’interno del Tempietto Longobardo a Cividale (foto sabap-fvg)

Gli scavi hanno interessato l’intera aula del Tempietto e parte della zona absidale, evidenziando una situazione estremamente compromessa da ripetute escavazioni condotte in passato che hanno intaccato la stratigrafia originaria: interventi che, dall’epoca medievale in poi, hanno caratterizzato tutte le fasi di utilizzo dell’edificio, con ripetuti abbassamenti della quota di calpestio, fino alle numerose esplorazioni archeologiche susseguitesi dalla fine dell’Ottocento agli anni Settanta del secolo scorso. Dunque uno scavo molto difficile per la presenza di rilevanti rimaneggiamenti, necessario tuttavia per registrare ogni evidenza e leggerla alla luce dei dati scientifici attualmente disponibili, anche in relazione agli esiti delle recenti indagini svolte nell’area del Monastero, nella prospettiva di elaborare nuovi dati di conoscenza.

Indagini archeologiche nell’abside del Tempietto Longobardo a Cividale (foto sabap-fvg)

Utilizzando un rigoroso metodo di scavo manuale stratigrafico di grande dettaglio, unito a una documentazione tecnologica qualitativamente efficace, è stato possibile individuare residui di stratigrafia ancora conservata che, unitamente ad una serie di datazioni al carbonio (attualmente in corso) e allo studio dei materiali archeologici rinvenuti, potranno supportare sia la cronologia delle fasi edilizie legate all’edificio che le dinamiche insediative precedenti alla costruzione del Tempietto. Di grande interesse è infatti il riconoscimento di alcune murature relative ad un edificio preesistente al Tempietto, già note da precedenti scavi ma mai documentate e comprese correttamente. Si tratta di strutture che definiscono spazi articolati di una certa ampiezza, pavimentati con preparazioni di malta spessa e tenace che parrebbe presupporre l’utilizzo di lastre di pietra pesanti (forse le stesse utilizzate poi per il piano pavimentale del Tempietto, oggi ancora visibili). Elementi di pregio che, abbinati all’opus sectile, si prestavano al frequente reimpiego in relazione al progressivo innalzamento di piani pavimentali utilizzati durante le fasi di vita dell’oratorio.

Le indagini archeologiche sotto l’altare del Tempietto Longobardo a Cividale (foto sabap-fvg)

Non sappiamo a cosa si riferisca questa preesistenza, che sembra avere una certa evidenza monumentale, ma pare ragionevole collegarla all’antica Gastaldaga, sede della classe dirigente longobarda. Parte di tale contesto dovette essere poi obliterato dalla costruzione di quello straordinario edificio di culto utilizzato come cappella palatina eretta nella matura età longobarda, forse in concomitanza con una generale monumentalizzazione del complesso di potere, successivamente inglobato nel monastero menzionato dalle fonti a partire dal IX secolo. Tradizione vuole che quest’ultimo fosse stato fondato da Piltrude, badessa del monastero di Salt di Povoletto, i cui resti furono messi in relazione con le reliquie individuate nel XIII secolo durante alcuni lavori di sistemazione del presbiterio dell’oratorio di Santa Maria. Scoperta che, per le forti connotazioni ideologiche assunte in quella fase di rinnovamento duecentesca, consolidò sensibilmente il legame di Piltrude con la tradizione di fondazione.

La cassetta di legno con resti umani trovata sotto l’altare del Tempietto Longobardo a Cividale (foto sabap-fvg)

La ricognizione sotto l’altare, effettuata nel dicembre scorso a conclusione delle indagini nell’aula del Tempietto, ha portato alla luce una cassetta di legno contenente resti umani, già noti da varie ricognizioni (ultima delle quali avvenuta nel 1968) e tradizionalmente attribuiti proprio a Piltrude. Tali resti, in origine sistemati in un sarcofago assemblato in età medievale reimpiegando pezzi scultorei di epoca longobarda databili all’VIII secolo, furono traslati sotto l’altare in tempi recenti. Si tratta di una selezione di resti scheletrici pertinenti a diversi individui, attualmente in corso di studio.

Cividale. Al museo Archeologico nazionale si presenta il libro “Mirabilia – 151 opere fortificate a Nord-Est e dintorni” di Gianni Virgilio

La locandina dell’incontro con Gianni Virgilio al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli

La guida narra le vicende e svela il mistero che avvolge questi tesori, auspicando un continuo sforzo di riscoperta e di recupero: parliamo di “Mirabilia – 151 opere fortificate a Nord-Est e dintorni” di Gianni Virgilio (Andrea Moro Editore), un viaggio tra i castelli e le opere fortificate di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Tirolo austriaco, Carinzia, Slovenia e penisola d’Istria. Il libro sarà presentato sabato 17 luglio 2021, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli. Dialogheranno con l’autore Gilberto Ganzer, Diego Navarria, Angela Borzacconi. ​Prenotazione obbligatoria (MAN Cividale tel. 0432 700700). “Mirabilia” raggruppa in una unica edizione il meglio delle opere fortificate dei territori del Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige, Carinzia, Slovenia e Istria. I siti scelti rappresentano per la regione considerata qualcosa di particolare dal punto di vista storico, e/o strutturale-architettonico e/o di inserimento nel paesaggio.

Cividale. Per la Notte europea dei Musei al museo Archeologico nazionale visita guidata alla collezione longobarda. In mostra l’Historia Langobardorum di Paolo Diacono, esposta per l’ultima volta prima del periodo di conservazione

In occasione della Notte europea dei Musei, nuova opportunità per una visita guidata alla collezione longobarda del museo Archeologico nazionale di Cividale che aderisce sabato 3 luglio 2021 alla Notte dei musei con un’apertura straordinaria serale, dalle 20 alle 23. Il biglietto avrà il costo simbolico di 1 euro. Visita guidata alla collezione longobarda alle 20.30, a cura della direttrice del Museo, Angela Borzacconi. Per l’occasione sarà riesposta l’Historia Langobardorum, di Paolo Diacono, un manoscritto del IX secolo copiato pochi decenni dopo la sua morte e dunque di grande pregio “perché porta ancora con sé “l’odore” del Regno dei Longobardi”. Chi vuole ammirare questo straordinario best seller dell’antichità, che contiene la storia, la saga e i miti di un popolo, si segni sull’agenda questo appuntamento di sabato 3 luglio 2021. Poi per un po’ di tempo non lo si rivedrà in quanto, come si sa, la sovraesposizione danneggia tutti, anche i manoscritti.

A Tourisma 2019 protagonisti i Longobardi con il progetto “Longobardi in vetrina” dell’associazione Italia Langobardorum, 15 mostre a creare la prima grande mostra diffusa per valorizzare i siti Unesco e le realtà museali con tesori longobardi

Fibula aurea a disco, tipica della produzione artistica dei longobardi

Il logo del progetto “Longobardi in vetrina”

I Longobardi protagonisti della seconda giornata di Tourisma 2019, il salone di archeologia e turismo culturale in programma al Centro congressi di Firenze dal 22 al 24 febbraio 2019. Sabato 23 febbraio, in sala Verde, dalle 9 alle 13.30, l’associazione Italia Langobardorum presenta il progetto “Longobardi in vetrina. 15 Mostre per conoscere un popolo”, un progetto ambizioso ideato e coordinato da Francesca Morandini (Brescia), Maria Stovali (Spoleto), Arianna Petricone (associazione Italia Langobardorum), che gode del patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività culturali e ha ottenuto il contributo del Mibac. “Longobardi in vetrina” propone la diffusione della conoscenza della cultura longobarda attraverso la valorizzazione delle realtà museali presenti nei sette singoli complessi monumentali, parte integrante del sito UNESCO, ma anche di quelli espressione dei territori coinvolti dal passaggio dei Longobardi. La collaborazione e la sinergia tra i musei sono favorite da scambi temporanei di reperti, articolati in esposizioni tematiche, tra musei della rete e luoghi del sito Unesco (museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli, l’antiquarium di Castelseprio, il museo di Santa Giulia di Brescia, il museo nazionale del Ducato di Spoleto, il tempietto di Campello sul Clitunno, il museo Diocesano di Benevento, i musei Tecum di Monte Sant’Angelo) ed altri sette musei presenti sul territorio nazionale.

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Il logo dell’associazione Italia Langobardorum

Tourisma 2019. I lavori, moderati da Cinzia Dal Maso, direttore di Archeostorie, aprono alle 9 con i saluti di Laura Castelletti, presidente di Italia Langobardorum; alle 9.10, introduzione di Angela Maria Ferroni, funzionario archeologo Ufficio Unesco MiBAC; alle 9.25, Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà di Roma, parla de “Il valore della rete”. Chiudono, alle 9.40, questo primo blocco di contributi, Francesca Morandini, Maria Stovali, Arianna Petricone, responsabili progetti Associazione Italia Langobardorum, con “Longobardi in vetrina: genesi e realizzazione di un progetto nazionale”. Alla narrazione di Maria Angela Galatea Vaglio è affidata la suggestione dei temi emersi dalle singole mostre, accompagnate ciascuna da una tavola illustrata di Tommaso Levente Tani. Gli scambi tra i musei, le mostre temporanee e le attività culturali di supporto sono potenziate anche da una mostra virtuale online realizzata con MOVIO (www.longobardinvetrina.it) e da un catalogo unico, caratterizzando questo progetto come la prima mostra diffusa a livello nazionale, intesa come insieme di mostre sulla cultura Longobarda; la più grande per estensione territoriale e coinvolgimento di istituzioni e di patrimonio storico-archeologico.

Il castrum nell’area archeologica di Castelseprio

La tomba 43 con il cavallo dalla necropoli di San Mauro, conservata al museo Archeologico nazionale di Cividale

Il presbiterio della basilica di San Salvatore a Spoleto

Quindici mostre per conoscere i Longobardi. Ben 15 sono le mostre realizzate contemporaneamente e 7 i temi trattati con il progetto “Longobardi in vetrina”: a Tourisma vengono presentate a blocchi seguendo questi sette approfondimenti. Alle 10, Angela Borzacconi del museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli presenta “Animali totemici dell’immaginario longobardo”, sviluppato in tre sedi: Cividale del Friuli (Ud) con la sepoltura di cavallo e cavaliere (necropoli di San Mauro, T43), Povegliano Veronese (Vr) con la sepoltura di cavallo acefalo e cani (necropoli dell’Ortaia, T s.n.), Spilamberto (Mo) con le sepolture di cavalli acefali (necropoli di Ponte del Rio, T 63, 66, 67). Alle 10.15, Sara Masseroli, direttore del parco archeologico di Castelseprio, e Anna Provenzali, conservatore del civico museo Archeologico di Milano, presentano “Flavia Sebrio. Castelseprio longobarda, presidio militare e città regia” a Castelseprio (Va) col castrum, e a Milano con le monete della zecca sepriese. Alle 10.30, Paola Mercurelli Salari, direttore Rocca Albornoz, museo nazionale del Ducato di Spoleto e Tempietto di Campello sul Clitunno, presenta “Reimpiego e recupero dell’antico in area spoletina in età longobarda” col recupero tardoantico del Tempietto a Campello sul Clitunno (Pg) e della basilica di San Salvatore a Spoleto (Pg). Alle 10.45, ancora Paola Mercurelli Salari e Francesca Manuela Anzelmo, storica dell’arte museo delle Civiltà di Roma, illustrano “L’intelligenza nelle mani: produzione artigianale e tecniche di lavorazione in età longobarda” allestita a Spoleto (Pg) e a Roma con oggetti in metallo provenienti dalle necropoli di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap), realizzati utilizzando tecniche diverse: fusione a stampo, cloisonné, punzonatura, filigrana, agemina, e niello.

Ricostruzione dell’equipaggiamento di un guerriero longobardo (ass. Italia Langobardorum)

Armi longobarde esposte al museo di Santa Giulia di Brescia

Prezioso corredo da una tomba femminile dalla necropoli gota-longobarda di Collegno, esposta al museo delle Antichità di Torino (foto soprintendenza Archeologia del Piemonte e delle Antichità Egizie)

Dopo la pausa, “Longobardi in vetrina” riprende sempre in sala Verde. Alle 11.50, mons. Mario Iadanza, direttore biblioteca Capitolare e museo Diocesano di Benevento, e Pasquale Palmieri, architetto del Comune di Benevento, illustrano “Scritture in-colte: testimonianze di mezzi e strumenti per la comunicazione” a Benevento tra museo e biblioteca. Alle 12.05, Immacolata Aulisa dell’università di Bari “Aldo Moro”, Marilina Azzarone per i musei TECUM Santuario di San Michele Arcangelo, e Gabriella Pantò direttore museo di Antichità dei Musei Reali di Torino, presentano “Le armi e il potere”, a Monte Sant’Angelo (Fg) con la riproduzione delle iscrizioni nel santuario di Monte Sant’Angelo, e a Torino con un corredo della necropoli di Collegno. Alle 12.20, Francesca Morandini archeologo della Fondazione Brescia Musei, e Ilenia Bove storica dell’arte Museo delle Civiltà di Roma, presentano “L’ideale guerriero” a Brescia con le molte necropoli scoperte in più di un secolo, e a Roma con i sepolcreti di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap). Alle 12.35, Caterina Giostra dell’università Cattolica del Sacro Cuore (Mi) si sofferma su “Le origini dei Longobardi: migrazioni, clan, culture attraverso il Dna”. Chiude l’intensa mattinata, alle 12.50, la scrittrice Galatea Vaglio con “Raccontare i Longobardi”: “Quella dei Longobardi – scrive – è più che una storia, è una parabola. Scesi dall’oscuro Nord in cerca di terre migliori e di bottino, sono i più barbari dei barbari: un marasma indefinito di tribù e di uomini, tenuti insieme solo dal bisogno o dall’ambizione. Entrano nel giardino dell’impero come chi vuole prendere, ma alla fine ne sono presi. I Goti in Italia erano rimasti Goti, i Franchi un giorno scenderanno, ma restando sempre Franchi. I Longobardi no. Loro si trasformano, si adattano, si mimetizzano, si definiscono come popolo, e come comunità, tanto che al crollo del loro regno non sarà più possibile distinguerli se non per i nomi”.

Cividale, scoperta una nuova necropoli longobarda in piazza San Giovanni in Xenodochio: sepolture di individui locali, senza corredo. Cividale sarà protagonista nella grande mostra che apre a Pavia “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”

Il sepolcreto longobardo venuto alla luce in piazza San Giovanni in Xenodochio a Cividale del Friuli

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” che apre a Pavia il 1° settembre 2017

A pochi giorni dall’inaugurazione della grande mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” (Castello visconteo di Pavia, 1° settembre 2017: vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/08/23/pavia-e-pronta-a-tornare-capitale-del-regnum-langobardorum-apre-al-castello-visconteo-la-mostra-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-un-grande-evento-in-cui-per-la-prima-volt/ ) Cividale del Friuli, sito Unesco proprio per il suo patrimonio longobardo, ricorda non solo che sarà presente con significativi reperti alla kermesse di Pavia, ma che proprio la capitale del primo ducato longobardo ha restituito un nuovo sepolcreto del “popolo dalle lunghe barbe”. Uno scavo, diretto da Angela Borzacconi, programmato dalla soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia in piazza San Giovanni in Xenodochio a ridosso delle mura, sul lato nord-est della città, nell’ambito dei lavori di riqualificazione della piazza avviati dall’amministrazione comunale, ha infatti scoperto parte di una necropoli di età longobarda (databile tra il VI e il VIII secolo), con sepolture di individui locali, quindi non di cultura germanica e quindi sepolti senza corredo.

Gli scavi archeologici in piazza San Giovanni in Xenodochio a Cividale

La necropoli insiste su un’area precedentemente occupata da un focolare interrato di età tardo romana e da probabili apprestamenti lignei sistemati in prossimità di una struttura, forse di terrazzamento, legata alla presenza delle mura urbiche. Un contesto che consente agli archeologi di immaginare un paesaggio antico caratterizzato dalla presenza di un’area aperta adibita a cimitero, verosimilmente formatosi in relazione all’impianto più antico della chiesa, con annesso xenodochio (nel Medioevo, ospizio gratuito per forestieri e pellegrini, spesso posizionata presso le porte urbiche) di fondazione longobarda, attestato già nell’VIII secolo su terreni fiscali di proprietà del duca longobardo Rodoaldo.