Archivio tag | Alfonsina Russo

Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, presentazione on line del libro di Marisa Ranieri Panetta “Le donne che fecero l’Impero. Tre secoli di potere all’ombra dei Cesari” con Marco Damilano, Simona Marchini e Alfonsina Russo

roma_PArCo_dialoghi-in-curia_marisa-ranieri-panetta_locandinaPer il quinto appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia”, ciclo promosso dal parco archeologico del Colosseo e dedicato alla presentazione di libri che spaziano dall’archeologia, alle figure femminili che hanno fatto la storia dell’Impero, alle nuove frontiere della comunicazione digitale dopo la pandemia, giovedì 13 maggio 2021 alla Curia Iulia è la volta di “Le donne che fecero l’Impero. Tre secoli di potere all’ombra dei Cesari” (Salerno Editrice). L’archeologa e saggista Marisa Ranieri Panetta sviluppa il tema del potere esercitato da mogli e madri dei Cesari, entrando nella vita pubblica e privata delle donne più influenti nella Roma imperiale. Interverranno il giornalista e saggista Marco Damilano, la gallerista e attrice Simona Marchini e il direttore del PArCo Alfonsina Russo. L’incontro di giovedì 13 maggio 2021 sarà in diretta on line alle 16.30 all’indirizzo https://www.facebook.com/parcocolosseo; la conferenza sarà trasmessa nel primo post disponibile sulla pagina (non è necessario avere un account Facebook). Dopo il 15 maggio 2021 il video sarà disponibile qui: https://parcocolosseo.it/evento/dialoghi-in-curia-marisa-ranieri-panetta-le-donne-che-fecero-impero; dopo il 15 maggio 2021 l’audio sarà disponibile qui: ​https://open.spotify.com/show/3JU094BAQp4eITYs6iAsRC.

Marisa-Ranieri_Panetta

L’archeologa e saggista Marisa Ranieri Panetta

Le donne che fecero l’Impero. Tre secoli di potere all’ombra dei Cesari. Modelli di riferimento per le donne romane, oggetto di critica da parte degli antichi storici, protagoniste nel centro del potere: sono le mogli e le madri che hanno affiancato coniugi e figli sul trono, influenzando scelte politiche, innovazioni sociali e culturali. Sono esistenze attraversate da complotti, guerre, apici di gloria e tragedie familiari – dal I sec. a.C. al III d.C. I profili biografici di Cleopatra, Livia, Agrippina Minore, Plotina, Giulia Domna e le sue nipoti descrivono anche le trasformazioni urbanistiche di Roma, i cambiamenti nell’arte e nelle mode. Gli uomini di cui condivisero il destino furono i detentori del massimo potere fino all’avvento dell’anarchia militare: da Giulio Cesare e Augusto ad Alessandro Severo. Li potremo conoscere meglio attraverso le donne che furono loro accanto, come interpreti di ruoli pubblici e pedine indispensabili per la propaganda e la successione.

Roma. Nella quinta puntata di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, prima di una miniserie dedicata ai giovani di LazioSound, protagonista Claire Audrin in una live session alle pendici Nord-Ovest del colle Palatino

Claire Audrin, cantante romana, protagonista della quinta puntata di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” (foto PArCo)

Dopo The Zen Circus (aprile 2020), Clavdio (maggio 2020), Silvestri (maggio 2020), Måneskin (novembre 2020), in cantiere una mini-serie con giovani artisti per tre nuovi appuntamenti con “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; social-media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo). In un periodo come quello che stiamo vivendo, notoriamente di estrema difficoltà per il mondo della musica e in particolare per lo spettacolo dal vivo, la produzione di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” ha deciso di dedicare le ultime tre puntate della serie a tre giovani realtà, affermatesi di recente nel contest LAZIOSound, iniziativa della Regione Lazio a supporto dei giovani talenti musicali. Prima ospite di questa mini-serie nella serie sarà Claire Audrin, giovane cantante romana vincitrice assoluta di LAZIOSound Scouting 2020 con il singolo D-Dance, brano che verrà eseguito in versione unplugged nella live session alle pendici Nord-Ovest del colle Palatino. Di qui, la passeggiata proseguirà lungo il sentiero meridionale alla base dell’altura, un percorso verde e in piena fioritura primaverile sotteso -in perfetta sequenza cronologica- tra le capanne delle origini alle arcate del III sec. d.C. La puntata andrà in onda sul canale YouTube del PArCo sabato 8 maggio 2021, alle 18, per essere rilanciata sui social @parcocolosseo e sui social di Regione Lazio. Le canzoni suonate nella puntata arricchiranno la playlist “StarWalks” del canale Spotify del PArCo.

La cantante Claire Audrin nella passeggiata alle pendici del Palatino con l’archeologo Andrea Schiappelli e la speaker Carolina Di Domenico (foto PArCo)

Tre nomi in ascesa, quindi, saranno protagonisti di altrettante passeggiate accompagnati come di consueto dall’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli durante le quali, grazie alle interviste condotte in itinere dalla speaker Carolina Di Domenico, avremo modo di apprezzare l’entusiasmo e la qualità artistica dei protagonisti, di cui scopriremo anche esperienze, aneddoti, progetti e sensazioni di volti ancora poco noti al grande pubblico. “L’idea di una mini-serie dedicata al racconto di artisti nuovi e in via di affermazione ci è sembrata perfettamente in linea con lo spirito del programma, orientato a mostrare il Parco ai più giovani attraverso gli occhi e le sensazioni dei loro artisti preferiti”, sottolinea il direttore del parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, “e così ora al centro della scena avremo proprio tre giovani musicisti emergenti a presentarsi e suonare in questo nostro palcoscenico virtuale e itinerante tra le vestigia di un passato evocativo, che ci auguriamo sia foriero di un futuro artistico luminoso”.

roma_star-walks_LAZIOSound_Claire_Audrin_locandina_foto-PArCo

Claire Audrin protagonista di Star Walks sul Palatino (foto PArCo)

In questo modo, il PArCo ha inteso anche dare un segnale concreto di sostegno comunicativo a iniziative come LAZIOSound, condividendone contenuti e finalità, attraverso le quali istituzioni come la Regione Lazio hanno voluto scommettere e investire sui talenti più giovani, con l’intenzione di rinforzare il mercato musicale indipendente regionale. “Incoraggiare i giovani musicisti nella loro espressione creativa sostenendone il percorso artistico”, interviene il presidente del Lazio Nicola Zingaretti, “è quello che come Regione abbiamo fatto per aiutare la ripartenza del settore della musica e dello spettacolo dal vivo così fortemente colpito dall’emergenza economica e sanitaria di questi ultimi mesi. Per questo sin dall’inizio della pandemia, ci siamo impegnati per realizzare tante iniziative e creare una rete tra gli operatori del settore della musica con l’obiettivo di valorizzare i giovani talenti del nostro territorio, come LAZIOSound”.

Roma, nuova arena del Colosseo: il progetto di Milan Ingegneria si è aggiudicato il bando di gara. Lo ha annunciato il ministro Franceschini: “Struttura reversibile, leggera, di conservazione e valorizzazione dei sotterranei e dell’arena. Si recupera l’immagine storica dell’anfiteatro flavio, ne parlerà tutto il mondo”. Lavori pronti entro il 2022

Milan Ingegneria si è aggiudicato il bando di gara lanciato da Invitalia per la ricostruzione dell’arena del Colosseo. Lo hanno annunciato oggi, domenica 2 maggio 2021, il ministro della Cultura Dario Franceschini e la direttrice del parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo. La nuova arena dell’Anfiteatro Flavio, così come previsto dal Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP) elaborato dagli architetti, archeologi, restauratori e strutturisti del parco archeologico del Colosseo, sarà leggera, reversibile e sostenibile. Il progetto vincitore, infatti, è stato realizzato sulla base del DIP, redatto ai sensi del Codice dei Contratti per consentire al progettista di avere piena contezza di ciò che viene richiesto dall’amministrazione per il perseguimento degli obiettivi posti a base dell’intervento e delle modalità con cui tali obiettivi devono essere conseguiti. Con la vittoria del bando da parte del gruppo di lavoro composto da Milan Ingegneria e altri partner, si entra così nella fase operativa dell’ambizioso programma di realizzazione.

“Ancora un passo avanti verso la ricostruzione dell’arena, un progetto ambizioso che aiuterà la conservazione e la tutela delle strutture archeologiche recuperando l’immagine originale del Colosseo e restituendogli anche la sua natura di complessa macchina scenica”, così il ministro della Cultura, Dario Franceschini, commenta l’esito della procedura di gara gestita dal parco archeologico del Colosseo insieme a Invitalia per l’affidamento della progettazione e della realizzazione del nuovo piano dell’arena dell’Anfiteatro Flavio. “È un progetto straordinario, di cui ha parlato tutto il mondo. Io credo sia un insieme di tutela e conservazione intelligente tecnologica. L’arena sarà reversibile, si potranno vedere i sotterranei. La si potrà calpestare stando al centro del Colosseo, vedendo il Colosseo come l’hanno visto tutti i viaggiatori fino alla fine dell’Ottocento. Perché alcune foto di Alinari dimostrano che alla fine dell’Ottocento l’arena c’era ed è naturale che ci sia. Vedere il Colosseo dal centro, consentire di usare l’arena per alcuni eventi culturali di altissima qualità internazionale farà parlare ancora di più del Colosseo, farà ammirare il Colosseo in tutto il mondo”.

Presentazione del progetto vincitore del bando di gara per la nuova Arena del Colosseo. Il progetto, con tecniche costruttive innovative, uso di materiali appropriati e metodologie di analisi raffinate, permetterà di garantire sicurezza, funzionalità ed economia realizzativa. Oltre a restituire l’immagine originaria del monumento e del suo funzionamento come complessa macchina scenica, permetterà anche di rafforzare tutela e conservazione, in particolare di proteggere le strutture ipogee. Il piano sarà in legno di Accoya, ottenuto con un particolare processo che ne aumenta resistenza e durabilità: scelta sostenibile che evita l’abbattimento di specie pregiate. Alcune porzioni del piano saranno costruite con pannelli mobili che, grazie a rotazione e traslazione, garantiranno flessibilità e renderanno possibile l’apertura delle strutture ipogee per illuminazione naturale. A livello conservativo poi, 24 unità di ventilazione meccanica distribuite lungo il perimetro controlleranno la temperatura e l’umidità degli ambienti ipogei: in soli 30 minuti sarà garantito il ricambio completo dell’intero volume d’aria. Il piano proteggerà le strutture sottostanti dagli agenti atmosferici, riducendo il carico idrico con un sistema di raccolta e recupero dell’acqua piovana che alimenterà i bagni pubblici del monumento. L’intervento consentirà di ripristinare la lettura integrale del monumento e permetterà al pubblico di comprendere appieno l’uso e la funzione di questa icona del mondo antico, anche attraverso eventi culturali di altissimo livello.

La timeline del bando di gara per l’affidamento della progettazione e della realizzazione del nuovo piano dell’arena dell’Anfiteatro Flavio. Il bando di gara, pubblicato il 22 dicembre 2020 con scadenza 1° febbraio 2021, si è concluso con la selezione, da parte della commissione aggiudicatrice sorteggiata da Invitalia e composta da Salvatore Acampora, Giovanni Carbonara, Stefano Pampanin, Michel Gras e Giuseppe Scarpelli, del progetto di Milan Ingegneria. Il progetto ha preso idealmente il via il 2 novembre 2014, quando il ministro Dario Franceschini rilancia l’idea dell’archeologo Daniele Manacorda di restituire al Colosseo la sua arena. Il 1° settembre 2015 l’arena del Colosseo viene inserita tra i Grandi Progetti Beni Culturali con un finanziamento di 18,5 milioni di euro. Dal 2015 al 2020 si sono svolti numerosi studi e indagini per definire le modalità di realizzazione dell’intervento, che hanno portato al bando di gara appena conclusosi. Ora il progetto esecutivo e la gara per individuare l’impresa costruttrice. La nuova arena potrebbe vedere la luce entro il 2022.

Le interviste ai progettisti della nuova Arena del Colosseo: gruppo di lavoro composto da Milan Ingegneria e altri partner. Intervengono: Massimiliano Milan di Milan ingegneria SPA; l’architetto Fabio Fumagalli; Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori di Labics. “Il progetto del nuovo piano dell’arena del Colosseo”, esordisce Massimiliano Milan, Milan Ingegneria Spa, “si basa su scelte strutturali costruttive e tecnologiche, che hanno l’obiettivo di tutelare e di conservare il monumento e gli spazi ipogei”. E l’architetto Fabio Fumagalli: “La struttura, estremamente leggera impostata alla quota del piano flavio, è completamente reversibile. Riprende dal piano originario sia la forma sia le funzioni. L’impalcato è posto alla stessa quota delle travi che lo sostengono. Le travi sono appoggiate direttamente sulle strutture murarie senza ancoraggi meccanici, proiettando così i corridoi ipogei direttamente in superficie cosicché lo spettatore sulla cavea possa riconoscere anche al piano d’uso le sottostanti”. Spiega Maria Claudia Clemente, Labics: “Il nuovo piano di calpestio sarà costituito da pannelli mobili dall’alto contenuto tecnologico. Questi infatti saranno realizzati in fibre di carbonio e rivestiti in legno di Accoya”. “Materiale – precisa Francesco Isidori, Labics – che si ottiene attraverso un processo di attivazione delle fibre del legno per aumentarne resistenza e durabilità. Useremo legni provenienti da colture sostenibili in modo tale da non abbatter essenze precarie”.  “La rotazione e la traslazione delle lamelle – riprende Massimiliano Milan – permette l’apertura delle strutture ipogee, garantisce la ventilazione e l’illuminazione naturale. Inoltre permette di vedere il sistema scenico originario”. E Maria Claudia Clemente: “Ventiquattro unità di ventilazione meccanica distribuite lungo il perimetro del monumento controlleranno l’umidità e la temperatura degli ambienti ipogei. In soli 30 minuti sarà possibile dunque garantire il ricambio completo dell’intero volume d’aria”. Francesco Isidori assicura che “il nuovo piano dell’arena proteggerà gli ambienti sottostanti dagli agenti atmosferici. Lo scarico idrico verrà notevolmente ridotto grazie a un sistema di recupero dell’acqua piovana che verrà riutilizzato per i servizi igienici del monumento”. Chiude Fabio Fumagalli: “Il progetto aiuterà la conservazione e la tutela delle strutture archeologiche sottostanti permettendo di recuperare l’immagine originaria del monumento e quella del suo funzionamento come complessa macchina scenica”.  

Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, presentazione on line del libro di Andrea Augenti “Scavare nel Passato. La grande avventura dell’archeologia” con Andreas Steiner e Mario Tozzi

Per il quarto appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia”, ciclo promosso dal parco archeologico del Colosseo e dedicato alla presentazione di libri che spaziano dall’archeologia, alle figure femminili che hanno fatto la storia dell’Impero, alle nuove frontiere della comunicazione digitale dopo la pandemia, giovedì 28 aprile 2021 alla Curia Iulia è la volta di “Scavare nel Passato. La grande avventura dell’archeologia” di Andrea Augenti (Carocci editore). Il professore Andrea Augenti (università di Bologna) percorre un viaggio appassionante nello spazio e nel tempo alla scoperta dei più importanti protagonisti e degli scavi che hanno fatto la storia dell’archeologia. Attraverso le scoperte e i protagonisti dell’archeologia il volume approfondisce il metodo archeologico, vale a dire un modo di fare storia concentrato sugli aspetti materiali delle vicende umane. Ne parleranno con il direttore del PArCo Alfonsina Russo e l’Autore, il giornalista e direttore di Archeo, Andreas Maximilian Steiner, e il geologo e divulgatore scientifico, Mario Tozzi. L’incontro di giovedì 28 Aprile 2021 sarà in diretta on line alle 16.30 sulle pagine Facebook del parco archeologico del Colosseo. La registrazione resterà disponibile su questa pagina anche dopo la diretta. L’evento sarà disponibile anche su YouTube e come podcast su Spotify. Dopo il 1° Maggio il video sarà disponibile qui: https://parcocolosseo.it/evento/dialoghi-in-curia-quarto-appuntamento-con-scavare-nel-passato-di-andrea-augenti/; dopo il 1° Maggio l’audio sarà disponibile qui:  https://open.spotify.com/show/3JU094BAQp4eITYs6iAsRC.

Copertina del libro “Scavare nel passato. La grande avventura dell’archeologia” di Andrea Augenti (Carrocci editore)
Andrea-Augenti

Il prof. Andrea Augenti

Che significato aveva il cerchio di pietre di Stonehenge? Come è stato ritrovato l’esercito di terracotta di Xi’an? Chi era l’uomo sepolto nel Tempio delle Iscrizioni a Palenque? Si può fare un’archeologia del mondo contemporaneo? L’archeologia ci mette in contatto con il nostro passato, raccontandoci luoghi, monumenti, rituali, episodi, persone. Ma non è tutto qui. Perché l’archeologia non è altro che un modo di fare storia, concentrato sugli aspetti materiali delle vicende umane, e può affrontare persino gli argomenti più delicati e scottanti del mondo attuale. Da Lucy a Ötzi, da Tutankhamon a Childerico e a Riccardo III, fino ai migranti che dal Messico si spingono verso gli Stati Uniti, il libro racconta in modo semplice e chiaro queste e altre storie, spaziando in tutti i continenti e attraversando tutte le epoche, dalla preistoria ad oggi, e ci fa conoscere alcuni tra i più importanti archeologi e i loro metodi di lavoro. Una ricca selezione di immagini dei luoghi, degli oggetti e dei protagonisti delle varie indagini aiuterà il lettore a immergersi in un viaggio appassionante nello spazio e nel tempo.

Per celebrare il Natale di Roma maratona da cinque cantieri di restauro con Alfonsina Russo, direttrice del Parco archeologico del Colosseo: gli stucchi del Colosseo, l’Arco di Costantino, l’area del Tempio di Vesta, la Basilica Emilia, e l’Arco di Settimio Severo. E un arrivederci alla vicina riapertura del PArCo

Panorama del Foro Romano (foto PArCo)

Maratona tra i cantieri di restauro nel cuore di Roma antica: è quanto proposto dal Parco archeologico del Colosseo per celebrare il Natale di Roma. Cinque dirette curate dalla direttrice Alfonsina Russo che di volta in volta ha dialogo con i restauratori impegnati sul monumento specifico. Per la responsabile del PArCo è stata anche l’occasione per anticipare qualche evento, come il convegno on line il 9 giugno sui restauri al Tempio di Vesta nel Foro romano o il riallestimento della Casa delle Vestali per il 21 giugno, o per sottolineare la linea green negli interventi di restauro, ribandendo che nel PArCo i prodotti chimici sono banditi. Ma soprattutto è stata l’occasione per dare un arrivederci a prestissimo, al 26 aprile 2021, quando il parco archeologico del Colosseo sarà riaperto al pubblico.

Prima tappa: i restauri degli stucchi del fornice Nord del Colosseo. Per la prima volta si sale sui ponteggi per avvicinarci a quel che resta degli stucchi che decoravano le superfici voltate e quelle della lunetta di questo angolo dell’anfiteatro. Tra il 1500 e il 1600 i grandi artisti, che da poco avevano scoperto le “grottesche” della Domus Aurea (tra tutti uno dei più brillanti allievi di Raffaello, Giovanni da Udine), riprodussero su disegni e altri supporti anche gli stucchi del Colosseo, consegnando a noi un patrimonio inestimabile di informazioni, altrimenti perdute. “Proprio grazie ai disegni di Giovanni da Udine, allievo di Raffaello, che nel ‘500 aveva visitato il Colosseo e aveva disegnato gli stucchi”, spiega Alfonsina Russo, “possiamo ricostruire anche quali erano i temi: temi legati a Dioniso, la divinità protettrice dei teatri e degli spettacoli”. Il restauro è appena iniziato. “Si procede innanzitutto con la pulizia”, spiega la restauratrice, “per conoscere meglio le modalità meno invasive per gli stucchi e capire il livello di degrado, dovuta anche alla vicinanza esterna con un’area particolarmente trafficata e a un punto del monumento in cui si incanalano diverse correnti che  trasportano molti inquinanti, e a materiali sovrapposti dovuti a interventi precedenti”. Di questi stucchi, anticipa Russo, “faremo anche le analisi proprio per capire se sono della stessa tipologia di materiale degli stucchi del passaggio di Commodo, nell’ingresso a Sud. E anche per inquadrarli meglio cronologicamente. Gli stucchi dovevano già esserci all’inizio, quando il monumento venne inaugurato nell’80 d.C.. E quindi dobbiamo immaginare che quest’area doveva essere completamente ricoperta da stucchi. Successivamente, nell’importante restauro che fecero i Severi tra la fine del II e l’inizio del III sec. d.C., vennero restaurate anche queste decorazioni con elementi cassettonati, un motivo che influenzò molto la scuola di Raffaello. Al centro della volta c’è un grande riquadro dove probabilmente era raffigurato Dioniso, e una serie di riquadri laterali con le Menadi e i Satiri. Da quello che è rimasto, possiamo immaginare una decorazione di grande raffinatezza. Del resto – non dimentichiamolo mai – questo era l’anfiteatro imperiale, il Colosseo era l’anfiteatro dell’imperatore, perciò tutto ciò che veniva realizzato – compresa la decorazione – era di altissimo livello”. Il cantiere andrà avanti per un mese. E poi si sposterà sui fornici laterali che pure presentano una decorazione a stucco.

Seconda tappa: i restauri dell’Arco di Costantino. Si sale al settimo piano dei ponteggi. Con le restauratrici diamo un’occhiata ai diversi tipi di malta e ai loro utilizzi. “Oggi analizziamo le tecniche di restauro e in particolare le stuccature”, sottolinea Alfonsina Russo. “Il cantiere è in una fase abbastanza avanzata del lavoro. I restauratori hanno ripulito i rilievi dallo sporco, e ora stanno passando alla fase della stuccatura. Si procede con diversi tipi di malte con colori diversi, calda chiara, fredda, calda scura e rossa, a seconda del colore del marmo. Si mescolano i colori fino a trovare una tonalità che si armonizzi con i marmi. Quindi è un lavoro molto importante e molto delicato che darà proprio l’aspetto finale del restauro dell’arco”. Queste malte sono realizzate con calce idraulica, molto resistente all’acqua. “Le malte”, spiegano le restauratrici, “le mischiamo con delle cariche inerti, polveri di marmo di diversi colori, e le setacciamo per avere una granulometria che si adatti alla superficie del marmo e a una tonalità. Nello stendere le malte cerchiamo di fare in modo che non ci siano ristagni d’acqua e favoriamo gli scoli, per evitare attacchi biologici, sigillando tutte le crepe”. Il restauro dell’arco di Costantino è alle fasi finali. “Lo seguiamo da febbraio (vedi Roma. Prime tre dirette dal cantiere di restauro dell’Arco di Costantino con le archeologhe Francesca Rinaldi ed Elisa Cella del Parco archeologico del Colosseo: la topografia del monumento e l’apparato figurativo dall’attico ai tondi adrianei al fregio costantiniano | archeologiavocidalpassato). L’arco di Costantino è uno dei monumenti più importanti del nostro parco archeologico, connesso alla via Trionfale che collega poi l’arco di Tito e l’arco di Settimio Severo”.

Terza tappa: area del Tempio di Vesta. Il direttore Alfonsina Russo mostra i restauri degli elementi architettonici del tempio e rivela alcune anticipazioni sul convegno dedicato all’Aedes Vestae e sul prossimo 21 giugno 2021. Siamo nel cuore di Roma, siamo nell’area della Casa delle Vestali, e dietro c’è il Tempio di Vesta. “In questo cantiere”, mostra Alfonsina Russo, “si stanno ripulendo i pezzi che fanno parte del tempio. Dopo aver partecipato virtualmente al cantiere del Tempio di Vesta (vedi Roma. Archeologi e restauratori del parco archeologico del Colosseo raccontano il cantiere di restauro del Tempio di Vesta nel Foro romano. E a primavera giornata di studi internazionali sull’Aedes Vestae | archeologiavocidalpassato), ora seguiamo questo nuovo cantiere allestito per pulire altri pezzi, frammenti di marmo, che facevano parte sempre del Tempio, e che nell’anastilosi realizzata tra il 1929 e il 1930 non sono stati utilizzati. Intanto vi segnalo che il 9 giugno 2021, proprio in occasione delle Vestalia, organizzeremo un convegno proprio sui lavori che stiamo portando avanti sul Tempio di Vesta e questo nuovo cantiere. In quell’occasione il convegno sarà on line e quindi tutti potranno seguire i vari interventi. E speriamo poi che il 21 giugno 2021, in occasione del Solstizio d’estate, di poter inaugurare la Casa delle Vestali con un nuovo allestimento: sarà una sorpresa”.  I frammenti di marmo sono trattati con il biocida. “Qui è tutto eco-compatibile”, spiega la restauratrice, “perché i prodotti chimici nel PArCo non si possono utilizzare. Questo biocida si spruzza tre o quattro volte. In qualche caso interveniamo con il micro trapano dove ci sono dei residui. E non si fa nient’altro”.

Quarta tappa: la Basilica Emilia. Stavolta scopriamo insieme il progetto di restauro ecosostenibile portato avanti con gli enzimi e condotto con Enea e piccole imprese. La Basilica Emilia è la più antica Basilica, fondata nel 179 a.C. da Marco Fulvio Nobiliore e Marco Emilio Lepido. Qui è aperto un cantiere di pulitura di un fregio che risale alla fase augustea. “Questo progetto utilizza degli enzimi, tutto eco-sostenibile, tutto naturale”, fa presente Alfonsina Russo. “È un progetto speciale che coinvolge anche micro imprese proprio per sostenerle in questo momento molto difficile dal punto di vista economico”.  Il restauro prevede interventi guidati dalla eco-sostenibilità, per il monumento con materiali originali dell’opera, per l’ambiente e per operatori e restauratori. “Il progetto ha avuto una piccola battuta di arresto dovuta alla pandemia”, ricorda la restauratrice, “ma ora è potuto ripartire grazie alla collaborazione delle piccole imprese e delle istituzioni. Abbiamo così potuto utilizzare un prodotto di nuova generazione a base di enzimi stabilizzati in una matrice di nanoparticelle. E vediamo che nelle prove effettuate la carica batterica si è completamente abbattuta. Questi interventi sono stati veramente di successo. E grazie alla collaborazione con Enea abbiamo la possibilità di testare un additivo tratto dalla pianta del fico d’India che conferisce solidità e compattezza alle malte di restauro. E ancora grazie alla collaborazione con una piccola impresa siciliana possiamo testare un compost riformulato a base di oli essenziali che ci consentirà di rimuovere le patine che nel PArCo  sono molto presenti e avrà un’azione deterrente nella formazione di nuove patine. Nella sua globalità il progetto vuole incoraggiare questi interventi per arrivare a una pratica di questo tipo di interventi fornendo strumenti tecnici e scientifici ma anche amministrativi perché un’istituzione come il PArCo possa pensare a una gestione sostenibile degli interventi di restauro e a una loro esecuzione anche con procedure di appalto”.

Quinta e ultima tappa: per la prima volta in diretta dal cantiere di restauro dell’Arco di Settimio Severo. Si sale sui ponteggi per guardare da vicino i rilievi sul fronte nord-occidentale del monumento che sarà oggetto di importanti lavori per i prossimi 7 mesi. “Siamo in un luogo unico, straordinario: siamo al quinto piano del ponteggio di restauro dell’Arco di Settimio Severo, fronte verso il Campidoglio”, interviene Alfonsina Russo. “Qui ci sono i grandi pannelli che narrano le Guerre partiche per le quali venne realizzato l’arco che narrava le gesta appunto di Settimio Severo nel 203 d.C. Il cantiere è iniziato da circa un mese e ne durerà altri sette, quindi fino all’autunno inoltrato. E perciò avremo modo di seguire più volte i lavori. Questo monumento non si restaurava da moltissimi anni e non eravamo mai potuto essere così vicini ai rilievi per vedere il loro stato di conservazione. Purtroppo i rilievi sono molto deteriorati, però si possono ancora riconoscere i vari particolari. Queste erano come delle grandi pitture che venivano portate durante i trionfi per raccontare le gesta dell’imperatore in guerra. E sono state poi riprodotte in scultura sugli archi. Raccontano nei minimi dettagli le varie tappe della guerra contro i Parti”. Il cantiere è ancora in una fase di studio. “Stiamo testando varie tipologie di pulitura per alleggerire le croste nere”, spiega il restauratore, “e l’utilizzo di strumentazioni laser per la pulitura molto delicata. Inoltre abbiamo testato due prodotti biocida per vedere quale dà una risposta migliore. Possiamo notare anche dei restauri antichi, come le cerchiature in bronzo poste nell’Ottocento, o integrazioni in cemento di inizi Novecento. Sulla base delle colonne verrà sperimentato il bio-consolidamento con enzimi: l’intervento durerà circa due mesi”.

9 marzo 2021: a un anno dall’inizio del lockdown e nel giorno di Santa Francesca Romana, protettrice dalle pestilenze, riaperta al culto la basilica di Santa Francesca Romana al Foro romano, dopo un delicato intervento di restauro al soffitto ligneo seicentesco promosso dal parco archeologico del Colosseo e dal Fondo Edifici per il Culto. Presentato il volume “Il restauro della Speranza”

In primo piano, nel Foro romano, la basilica di Santa Francesca Romana, a un passo dall’arco di Tito (foto PArCo)

9 marzo: una data importante, soprattutto per i romani. Il calendario festeggia Santa Francesca Romana, co-patrona di Roma, protettrice dalle epidemie. Proprio il 9 marzo 2020 l’Italia si fermò per il lockdown. Il 9 marzo 2021, a un anno di distanza da quel giorno in cui si bloccò ogni attività, chiudendo anche e soprattutto i luoghi della cultura, il Parco archeologico del Colosseo  con il Fondo Edifici per il Culto e la Comunità Benedettina Olivetana hanno annunciato la riapertura al culto della Basilica di Santa Francesca Romana, dopo un delicato intervento di restauro al soffitto ligneo seicentesco. Un’occasione “storica” accompagnata da una preziosa pubblicazione di studi “Santa Francesca Romana. Cronache di un restauro nel segno della Speranza“, curato da Alfonsina Russo, Cristina Collettini e Alessandro Lugari (Gangemi editore), che raccoglie l’esperienza vissuta negli ultimi mesi a contatto con lo straordinario patrimonio storico artistico della basilica dedicata alla Santa, co-patrona di Roma​, protettrice delle automobili, morta il 9 marzo 1440. “Francesca – va ricordato – mise a rischio la sua stessa vita per soccorrere e curare i malati dalla peste che all’epoca ammorbava Roma e che le aveva ucciso anche i figli Evangelista e Agnese, ed è considerata per tale ragione protettrice dalle pestilenze e carestie”.

Il timpano che corona la facciata della basilica di Santa Francesca Romana nel Foro romano (foto PArCo)

La basilica di Santa Francesca Romana come la vediamo oggi – spiegano al parco archeologico del Colosseo – è la trasformazione barocca della chiesa paleocristiana di Santa Maria Nova fatta erigere da Leone IV nell’847 per assegnarle il titolo cardinalizio che era della chiesa di Santa Maria Antiqua distrutta da un terremoto. La chiesa e l’annesso monastero si innestano sul podio del tempio romano di Venere e Roma nel foro romano, il più grande dell’antichità fatto erigere da Adriano nel 135. Il soffitto seicentesco a cassettoni lignei della chiesa è uno dei più complessi e affascinanti tra quelli del centro storico di Roma. Realizzato su progetto di Carlo Lambardi secondo l’iconografia proposta dal Cardinale Emilio Sfrondati, presenta una ripartizione in lacunari fortemente decorata nella cui fascia centrale spiccano tre gruppi scultorei lignei: quello verso l’altare rappresenta Santa Francesca Romana con l’angelo, quello centrale la Vergine con le Sante Agnese e Cecilia, quello in prossimità dell’altare San Benedetto. All’ordine dei Benedettini infatti appartengono i monaci della congregazione di Monte Oliveto Maggiore che dal XIV secolo risiedono in questo complesso passato in proprietà al Ministero dell’Interno-Fondo Edifici di Culto.

Il cantiere di restauro del controsoffitto ligneo della basilica di Santa Francesca Romana (foto PArCo)

L’intervento di messa in sicurezza e restauro del sottotetto e del controsoffitto a lacunari è stato avviato nell’estate 2020 dopo la segnalazione di alcuni frammenti pittorici caduti a terra. Le infiltrazioni d’acqua degli anni passati avevano imbibito le strutture lignee compromettendo gli apparati decorativi e il sistema di tenuta. Solo dopo aver assicurato la tenuta della struttura e ripristinato la coesione delle orditure, i restauratori hanno eseguito il restauro delle superfici decorate e dei gruppi scultorei provvedendo alla riadesione della pellicola pittorica e delle dorature in foglia d’oro, colmando le mancanze, riallineando cromaticamente le lacune, nel pieno rispetto dei principi del restauro modernamente inteso: riconoscibilità, reversibilità, minimo intervento, autenticità. In occasione di questa ricorrenza tanto simbolica quanto drammatica (9 marzo 2020-9 marzo 2021), il parco archeologico del Colosseo ha proposto il video-racconto del restauro, realizzato da Mario Cristofaro, nella speranza di una ripartenza e rinascita per tutti.

roma_foro-romano_basilica-santa-francesca-romana_alfonsina-russo_foto-PArCo

Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo, nella basilica di Santa Francesca Romana (foto PArCo)

“Si sta concludendo l’intervento di restauro sul soffitto cassettonato della chiesa di Santa Francesca Romana”, spiega Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “Questo intervento è frutto di una felice collaborazione del PArCo e del Fondo Edifici di Culto che prontamente non appena è stata rappresentata la criticità del soffitto è intervenuto con un finanziamento. Si può dire che è un intervento che ha visto la sinergia di tante persone: devo ringraziare tutta l’équipe intervenuta nel restauro, magistralmente condotta dall’architetto Cristina Collettini e anche dal nostro restauratore Alessandro Lugari. L’impegno da parte di tutti è stato proprio quello di concludere i lavori per riaprire finalmente la chiesa il 9 marzo 2021, il giorno di Santa Francesca Romana. E devo ringraziare anche i Padri Olivetani che hanno in tutti i modi agevolato questo intervento finalizzato a riaprire la chiesa il 9 marzo 2021: riaprire la basilica di Santa Francesca Romana il 9 marzo 2021 a distanza di un anno dal lockdown rappresenta un segno di speranza per una ripresa di tutte le attività in Italia e soprattutto per i luoghi della cultura. Tutto il lavoro è racchiuso nel libro “Santa Francesca Romana. Cronache di un restauro nel segno della Speranza”. Tutto l’impegno, la passione e la disponibilità di tecnici, del nostro personale del parco archeologico del Colosseo, del personale del Fondo Edifici di Culto, dei monaci Olivetani è racchiuso in queste pagine. Spero che sia l’occasione per conoscere la passione di quanti lavorano nel mondo della conservazione dei beni culturali e del restauro, ma è anche un modo per conoscere questo luogo straordinario che è la basilica di Santa Francesca Romana”.

Santa Francesca Romana e l’angelo: marmo ottocentesco di Giosuè Meli (foto PArCo)
roma_foro-romano_basilica-santa-francesca-romana_benedetto-maria-toglia_foto-PArCo

Dom Benedetto Maria Toglia, priore di Santa Maria Nova (foto PArCo)

Benvenuto virtuale a tutti da parte della comunità dei monaci benedettini di Monte Oliveto Maggiore che custodiscono questo luogo, la basilica di Santa Francesca Romana, oramai da più di sette secoli. “Siamo qui in questo luogo dove la tradizione cristiana vuole che Simon Mago abbia sfidato il principe degli apostoli”, spiega il priore dom Benedetto Maria Toglia. “E vi rinnoviamo il nostro benvenuto perché nella nostra regola San Benedetto dice che quando l’ospite bussa alle porte del monastero è Cristo stesso che si presenta. E voi oggi nostri ospiti in questo immenso cantiere siete i benvenuti perché giungete qui nel nome di Gesù Cristo. Il 9 marzo 2020 veniva chiusa tutta l’Italia e sappiamo tutti bene il perché. Oltre all’evento della pandemia ci sono stati eventi fisici che hanno contribuito alla chiusura di questo sacro tempio. Finalmente “Nel segno della Speranza”, come è intitolata la pubblicazione diffusa il 9 marzo 2021 quale segno grandioso di speranza, questo luogo che è casa di Dio sarà restituito al culto. E lo faremo proprio nella solennità di Santa Francesca Romana, co-patrona di Roma, patrona delle vedove, protettrice degli automobilisti. Quella celebrazione sarà non soltanto una celebrazione di ringraziamento, ma sarà soprattutto una celebrazione di intercessione per chiedere alla più romana delle Sante la fine della pandemia. La sua casa ritornerà a essere casa di tutti, e questo solo grazie a tante persone che si sono spese per dare splendore ma soprattutto sicurezza a questa casa di Dio. Grazie alla direzione del parco archeologico del Colosseo, grazie al Fondo edifici di Culto, grazie a ogni singola persona che ci ha sostenuto e attinto alla preghiera dei monaci perché intercedessero per loro presso la loro Santa. L’augurio più bello che io possa fare anche in nome di Santa Francesca Romana è che nella speranza sorga un’alba nuova. Grazie”.

Il prezioso mosaico absidale della basilica di Santa Francesca Romana (foto PArCo)
roma_foro-romano_basilica-santa-francesca-romana_cristina-collettini_foto-PArCo

Cristina Collettini, architetto del PArCo, direttore dei lavori alla basilica di Santa Francesca Romana (foto PArCo)

“Siamo nella chiesa di Santa Francesca Romana, la santa che protegge dalle pestilenze, una delle sante più amate dal popolo romano”, interviene Cristina Collettini, architetto del PArCo, direttore dei lavori. “È una delle chiese con uno dei più bei soffitti del Seicento. Quest’estate dei frammenti a terra di pittura ci hanno fatto capire che c’era qualche problema al soffitto a cassettoni e quindi abbiamo iniziato la verifica e ci siamo resi conto che in realtà c’erano problemi strutturali ben più gravi di quelli che avevamo inizialmente immaginato. E abbiamo quindi iniziato dei lavori di messa in sicurezza del soffitto e poi di restauro di tutti gli apparati scultorei e delle superfici decorate. Il cantiere ancora in corso è stato uno dei più affascinanti e anche più difficili da dirigere. Abbiamo dovuto lavorare in simbiosi, restauratori e maestranze edili. Le maestranze che lavoravano al sottotetto, i restauratori al di sotto del soffitto a cassettoni. Dovevamo cercare di ancorare alla struttura portante del tetto tutti i gruppi scultorei e tutte le fasce di definizione dei lacunari, e dovevamo farlo con dei metodi meno invasivi possibili. Abbiamo utilizzato dei materiali di uso comune, tipo il teflon, abbiamo utilizzato delle bandelle di acciaio, oltre che ai classici elementi di chiodatura e alle colle. E c’è stata una forte collaborazione tra i restauratori che dal basso ancoravano gli elementi scultorei e dall’alto le maestranze edili che riuscivano ad ancorarle sulla struttura lignea, sulle capriate lignee del soffitto. In questo cantiere c’è stato il continuo confronto tra la direzione lavori e le maestranze e i restauratori. Infatti la scelta iniziale di utilizzare i fili in teflon poi non si è rivelata utile, e quindi abbiamo dovuto modificare le nostre scelte. Ma lo facevamo quotidianamente. Ogni volta cerchiamo di individuare una soluzione migliore. Alla fine per ancorare i gruppi scultorei, abbiamo scoperto che la soluzione migliore era quella di utilizzare i classici fili da pesca utilizzati per la pesca ai tonni. Tutti i principi cardine del restauro critico, del restauro modernamente inteso, sono stati rispettati in questo cantiere. Abbiamo cercato di rendere distinguibili tutti gli interventi nuovi, appunto con l’utilizzo di materiali moderni, materiali anche di uso comune. Abbiamo cercato però di non dare un impatto eccessivo a livello estetico, cercando di riallineare a livello cromatico gli inserimenti nuovi rispetto agli sfondi. Abbiamo cercato sempre di utilizzare materiali compatibili: quindi il legno, l’acciaio, tutti materiali che non arrecano danni, che hanno caratteristiche fisiche e meccaniche compatibili con i materiali originali e prettamente il legno. Ho chiesto un grande sforzo sia alle maestranze edili sia ai restauratori. Era importante chiudere i lavori entro la fine di febbraio 2021, perché il nostro obiettivo era quello di ridare al pubblico la chiesa il 9 marzo 2021, non solo perché il 9 marzo è il giorno dedicato alla Santa che, ripeto, è la santa protettrice dalle pestilenze, ma anche perché è anche un anno dal primo lockdown, quindi dalla chiusura che abbiamo avuto a causa di un virus”.

Restauri al controsoffitto ligneo della basilica di Santa Francesca Romana (foto PArCo)
roma_foro-romano_basilica-santa-francesca-romana_alessandro-lugari_foto-PArCo

Alessandro Lugari, restauratore del PArCo, responsabile degli interventi a Santa Francesca Romana (foto PArCo)

“Ci troviamo sul ponteggio della navata della chiesa di Santa Francesca Romana a contatto col controsoffitto del Seicento”, spiega Alessandro Lugari, restauratore del PArCo. “Stiamo facendo questo restauro a seguito di un intervento di somma urgenza, allertati dopo che il parroco aveva trovato a terra dei frammenti di vernice e di legno. Quindi abbiamo fatto subito un controllo del sottotetto e poi con un ponteggio mobile abbiamo visto che era il caso di fare un intervento di somma urgenza, di bloccaggio insomma del sistema tetto che è abbastanza complesso: tutta la struttura a capriate coperta dai tavolati delle tegole-coppi su cui è ancorato il controsoffitto ligneo. Su questo poi c’è tutta la decorazione con le statue applicate, e le varie decorazioni sia pittoriche che metalliche: in questo caso solo foglia d’oro. Il lavoro è stato articolato in due fasi: la prima fase, appunto, è stata quella della messa in sicurezza di tutto il sistema. Sono intervenute due ditte, una di restauro che lavorava sulla parte decorata e una ditta edile che lavorava nel sottotetto. Operando insieme abbiamo visto quali erano i problemi nei riquadri grandi, tenuti da queste grandi travature. Si vedono bene le deformazioni che hanno subito queste grandi travature per l’inizio del cedimento della struttura portante sopra. Questo si nota dalle curvature delle travi portanti. Siamo intervenuti sull’apparato decorativo che comunque si sostiene all’apparato portante superiore. E questo lo abbiamo fatto attraverso bandelle, fili d’acciaio, filini in kevlar, a seconda della situazione. Per esempio, sui travi abbiamo messo delle bandelle in acciaio che si collegano ai travetti superiori. Le sculture sono state rinforzate invece che con chiodature, come erano in originale, con dei cavi che sono sempre ancorati sulla struttura portante sopra, e sono cavi in kevlar, quindi materiale molto resistente e molto sottile, che poi è stato accordato cromaticamente col colore della statua in modo che da basso è abbastanza invisibile. Una volta finita la parte strutturale è stata fatta una prima pulitura generale, una depolveratura soft per evitare di danneggiare tutte le parti delle pellicole pittoriche distaccate. E un consolidamento quasi in contemporanea cercando di bloccare tutta la pellicola pittorica o le foglie d’oro e tutte le parti timbrate in oro. Su queste parti superficiali, generalmente sul legno, su cui è difficile ancorare sia lo strato pittorico che le pellicole metalliche, si interviene con un fondo. I fondi sono generalmente con un aggregato fine e una sostanza proteica. In antico si facevano con albume d’uovo o con la colofonia (pece greca), insomma comunque leganti organici. La parte più problematica era l’angolo Nord-Est, perché in questa parte c’erano state delle infiltrazioni d’acqua, risolte nel 2018: alcune infiltrazioni d’acqua hanno creato deformazioni sia alla struttura portante sia al cassettonato. Il legno era particolarmente ammalorato: abbiamo sostituito la parte interna portante rimettendo a vista le parti antiche, consolidate, restaurate e accordate cromaticamente con l’originale. Quindi una volta finito il consolidamento della parte pittorica, siamo intervenuti anche sul consolidamento di tutte le parti aggettanti: le cornici, i dentelli, anche con delle piccole sostituzioni. Alcuni dentelli sono stati sostituiti. Ovviamente dove le lacune erano molto grandi non siamo intervenuti. Una volta fatte le sostituzioni è stato accordato tutto cromaticamente con l’originale. Le parti in oro sono state chiaramente pulite. L’oro ha questo vantaggio che una volta pulito ritorna come in origine. E dove c’erano le lacune dell’oro è stata rimessa la foglia d’oro. Chiaramente tutto questo è stato dettagliatamente documentato con delle tavole tematiche sia tutte le morfologie di degrado sia tutti gli interventi di consolidamento, di dipintura, di stuccatura, di sostituzione degli elementi”.

roma_foro-romano_basilica-santa-francesca-romana_paola-picco_fausto-toscani_foto-PArCo

Fausto Toscani, restauratore edile, e Paola Picco, restauratrice specializzata in superfici decorate (foto PArCo)

“Stiamo ultimando l’intervento di restauro conservativo del soffitto a cassettoni”, conclude la restauratrice Paola Picco. “Ci siamo occupati sin da questa estate, insieme all’impresa Ettore Palmucci, della messa in sicurezza in prima battuta, perché il soffitto era molto dissestato, con l’inserimento di angolari e di strutture di bandelle che vanno ad ancorare le assi portanti alle travature di cui naturalmente si è occupata l’impresa di edilizia nel sottotetto. Una collaborazione che è riuscita particolarmente felice. Appunto noi restauratori siamo stati sul soffitto ad ancorare statue e tavolati, e naturalmente a occuparci anche del consolidamento di tutta la pellicola pittorica e di tutta la foglia d’oro che è una gran parte della decorazione”.

Roma. Al Colosseo inaugurata la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” frutto della collaborazione del parco archeologico del Colosseo, del parco archeologico di Pompei e del museo Archeologico nazionale di Napoli e di Electa che ha promosso negli anni molti approfondimenti sulla città vesuviana. Esposte oltre 100 opere

Oltre 100 reperti esposti nella mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo (foto PArCo)
roma_colosseo_mostra-pompei_inaugurazione_osanna-russo-giulierini_foto-PArCo

Massimo Osanna, Alfonsina Russo e Paolo Giulierini all’inaugurazione della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo (foto PArCo)

Finalmente. Questa mattina, nel secondo ordine del Colosseo, è stata inaugurata la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” dal direttore del parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo, dal direttore del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna e dal direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli Paolo Giulierini. La mostra si visita dal 9 febbraio al 9 maggio 2021 con il normale biglietto di ingresso “24h – Colosseo, Foro Romano, Palatino”. Una storia mai tentata prima del lungo rapporto tra Roma e Pompei, che prova a restituire in maniera compiuta il complesso dialogo che lega le due realtà più famose dell’archeologia italiana, dalla Seconda guerra sannitica all’eruzione del 79 d.C. Un racconto dall’alto valore scientifico, basato sulla ricostruzione delle relazioni sociali e culturali rintracciabili in particolare attraverso la ricerca archeologica. La mostra, curata da Mario Torelli, diventa anche l’occasione per ricordare il grande archeologo scomparso il 15 settembre 2020. Studioso del mondo antico a tutto campo, ma anche intellettuale impegnato, Torelli è stato un padre fondatore della nuova scuola archeologica italiana, trasmettendo ai molti suoi allievi la passione militante per una conoscenza interdisciplinare e senza frontiere.

La locandina della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo dal 9 febbraio al 9 maggio 2021
pompei_antiquarium_facciata-ingresso_foto-parco-archeologico-pompei

L’ingresso monumentale dell’Antiquarium di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

napoli_mann_elmo-dei-gladiatori_foto-mann

Un elmo di gladiatore delle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

“Pompei 79 d.C. Una storia romana” porta al contempo avanti un innovativo percorso di ricerca sulla città vesuviana, percorso che ha accompagnato il Parco archeologico di Pompei attraverso numerose rassegne, tutte con l’organizzazione di Electa, nel corso delle quali Pompei è stata messa a confronto con le diverse identità culturali che hanno intrecciato la sua duplice storia: dal mondo antico (Egitto, Greci ed Etruschi) alla riscoperta moderna, che dal Settecento in poi ha segnato in profondità l’arte e la cultura europea. L’esposizione è promossa dal Parco archeologico del Colosseo, che si è avvalso della collaborazione scientifica del parco archeologico di Pompei e del museo Archeologico nazionale di Napoli. Frutto quindi della sinergia tra alcune delle maggiori istituzioni del panorama archeologico nazionale, la rassegna al Colosseo si inserisce in una stagione espositiva tra l’avvenuta apertura del nuovo allestimento dell’Antiquarium del parco archeologico di Pompei (vedi Pompei. Aperto il nuovo Antiquarium: 11 sale che raccontano la storia della città antica e introducono alla visita del sito. Ecco come si articola il percorso espositivo | archeologiavocidalpassato) e con la mostra sugli spettacoli gladiatori in programma la prossima primavera al museo Archeologico nazionale di Napoli, la data più probabile sembra quella del 31 marzo 2021 (vedi Cosa porta il 2021. Fissata per l’8 marzo (11 mesi dopo le previsioni) la vernice della mostra-evento “I Gladiatori” al museo Archeologico nazionale di Napoli: anteprima sui social del Mann dei principali reperti esposti nelle sei sezioni | archeologiavocidalpassato).

Vetrina della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” al Colosseo (foto PArCo)

Le circa 100 opere accuratamente selezionate per la mostra dalla forte identità visiva affidata a Lorenzo Mattotti, e con il progetto di allestimento e grafico a cura di Maurizio Di Puolo, illustrano in maniera emblematica il dialogo tra i due centri, facendo emergere il progressivo allineamento di Pompei ai modelli culturali che si impongono a Roma nel corso della formazione del suo dominio mediterraneo. Una lunga storia che comincia nel momento in cui la Roma repubblicana inghiotte nella sua orbita molte comunità campane, alla fine del IV secolo a.C., e prosegue per quattro secoli, fino ai drammatici momenti dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Non un confronto, impensabile per dimensioni e realtà storica dei due centri, ma piuttosto una narrazione di come l’Urbe costituisca un modello per la città più famosa della sua sterminata periferia, la quale a sua volta, attraverso il paradossale caso di una distruzione conservativa, ci permette di guardare al mondo romano come nessun altro sito dell’antichità.

La statua di Eumachia apre la mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” (foto PArCo)

La mostra è suddivisa in tre grandi sezioni – la fase dell’alleanza, la fase della colonia romana, il declino e la fine –, intervallate da intermezzi dedicati a due momenti cruciali che hanno segnato la lunga storia di Pompei: l’assedio romano dell’89 a.C. e il terremoto del 62 d.C. Si inizia quindi con la lunga fase che vede Pompei, piccolo centro portuale del mondo sannitico, fedele alleata di Roma nella sua espansione mediterranea: le guerre di conquista; i commerci internazionali; l’affermazione in Italia di una nuova cultura caratterizzata dall’ostentazione del lusso; le questioni legate all’identità e alla “forza della tradizione”, a partire dal ruolo della religione. Il racconto prosegue poi con la profonda trasformazione che investe Pompei e il mondo romano nel corso del I secolo a.C., dalle guerre civili alla nascita dell’impero: la fondazione violenta a Pompei di una colonia di veterani dell’esercito romano, con i conseguenti mutamenti sociali e culturali; la riorganizzazione imposta da Augusto, che si serve di forme innovative per promuovere la coesione sociale (culto imperiale) e la comunicazione visiva delle parole-chiave del nuovo regime (arte augustea); il ruolo delle classi dirigenti locali nel mantenere il consenso verso Roma e la mobilità sociale, con l’emergere di nuove classi di arricchiti (liberti). Chiude quindi il percorso il repentino declino della città vesuviana, compreso tra il violento terremoto del 62 d.C. e la definitiva distruzione del 79 d.C. È così che Pompei continua a raccontarci, in un modo che non trova confronti, la sua storia e quella di Roma, fino alla tragica fine avvenuta in un momento in cui, mentre la capitale dell’impero è impegnata a sfidare il tempo con le realizzazioni di una metropoli senza precedenti – a cominciare dal Colosseo – il piccolo centro vesuviano troverà nella sua distruzione conservativa la via per passare alla storia.

Il parco archeologico del Colosseo presenta alla Maker Faire Rome 2020 la prima guida tattile del PArCo: “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma”

Alle 11.10 di sabato 12 dicembre 2020 la prima guida tattile del PArCo viene presentata in diretta sul canale Mainstreaming del portale https://makerfairerome.eu/it/. Il parco archeologico del Colosseo e Lazio Innova, nell’ambito di un protocollo di intesa in corso di stipula per la definizione di progetti condivisi in tema di accessibilità, presentano infatti alla Maker Faire Rome 2020 Digital Edition la prima guida tattile del PArCo, intitolata “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma”.  C’è tempo per esplorarla online fino a domani, domenica 13 Dicembre 2020, nella vetrina virtuale della MFR2020. Ecco il link per registrarsi gratuitamente in pochi istanti: https://digital.makerfairerome.eu/… La guida ideata, promossa e curata dal PArCo è stata realizzata da atipiche edizioni nel Fablab dello Spazio Attivo della Regione Lazio LOIC Zagarolo (POR FESR 2014-2020). “La collaborazione del PArCo con Lazio Innova ha l’obiettivo di indirizzare l’uso delle tecnologie e dell’innovazione per il fine ultimo dell’inclusione e della piena accessibilità del patrimonio”, commenta il direttore del parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo. “Non ci fermeremo alla guida tattile Museo Palatino. Accarezzare la Storia di Roma, oggi presentata in occasione della Maker Faire  Rome 2020, ma proseguiremo su questa strada per ampliare la conoscenza del nostro patrimonio con prodotti accessibili a tutti e fortemente legati al tema del digital”.

La guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia” (foto PArCo)

La guida, ideata e curata per il PArCo da Giulia Giovanetti e Federica Rinaldi, con Donatella Garritano – che ha anche curato la traduzione inglese – e Silvia D’Offizi, è nata nell’ambito del corso di formazione realizzato dal PArCo con il Museo Tattile Statale Omero di Ancona e la Direzione Generale Educazione e Ricerca del MiBACT (2018-2019),  e si inserisce nella serie di azioni coordinate che favoriscono l’autonomia di visita agli ipovedenti e ai non vedenti e che fanno parte del più ampio Progetto “Il PArCo tra le mani”.

Il prototipo realizzato da atipiche edizioni – Andrea Delluomo e Giulia Foscolo – si compone di una scatola di grande formato (foto PArCo)

Il prototipo realizzato da atipiche edizioni – Andrea Delluomo e Giulia Foscolo – si compone di una scatola di grande formato che, oltre a contenere il materiale tattile e testuale, una volta aperta diviene il piano di lettura della mappa dell’area archeologica. All’interno sono presenti due raccoglitori ad anelli, contenenti le 16 schede con le opere più rappresentative della collezione del Museo, descritte con testi scientifici ma ad alta leggibilità (in Italiano e Inglese con trascrizioni in braille) e illustrate con immagini tattili.

Taglio laser al FABLAB REGIONE LAZIO per la realizzazione di una tavola tattile con Gorgone in opus sectile (foto PArCo)
roma_PArCo_La-prima-Guida-Tattile-del-PArCo_Tavola-tattile-con-rappresentazione-di-Gorgone-in-opus-sectile_foto-PArCo

Tavola tattile con rappresentazione di Gorgone in opus sectile (foto PArCo)

Per lo sviluppo e la creazione del prototipo si è rivelato fondamentale il supporto delle tecnologie e delle risorse del Fablab di Zagarolo – Manlio Di Dio, Berenice Marisei, Giorgio Salvioni – che, dopo una specifica formazione, ha messo a disposizione dell’équipe di lavoro la tecnica della stampa digitale UV, mediante una Roland VersaUV Lef-12i, con la quale sono state realizzate particolari stampe a rilievo, illustrazioni e texture tattili, come per alcuni testi in braille. La caratteristica di questa stampante è proprio quella di utilizzare inchiostri foto-polimerizzanti, che vengono istantaneamente asciugati e solidificati grazie ad una sorgente luminosa ad ultra violetti. Ciò consente di poter stampare su qualunque supporto di base e di poter realizzare spessori diversificati, permettendo ad esempio la realizzazione di un testo braille sovrapposto ai normali testi stampati, per  la contemporanea fruizione della guida tattile a persone con deficit visivo e non. Per la rappresentazione di alcune illustrazioni materiche è stata invece utilizzata la tagliatrice laser CO2 da 80W, che ha consentito il taglio di materiali accoppiati e, dove necessario, l’incisione.

Una tavola della prima guida tattile del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)
roma_PArCo_La-prima-Guida-Tattile-del-PArCo_Piano-Interrato-del-Museo_foto-PArCo

Guida tattile: piano Interrato del Museo Palatino (foto PArCo)

Patrimonio culturale, patrimonio sensoriale. L’approccio alla realizzazione della guida tattile, a opera di atipiche edizioni, è un ibridazione tra artigianalità e utilizzo consapevole delle nuove tecnologie di prototipazione digitale, favorita dal processo di coprogettazione e collaborazione che ha coinvolto molteplici professionalità, competenze e sensibilità tra archeologi, storici dell’arte, artigiani, artisti, maker e persone con disabilità visiva. La guida tattile vuole dimostrare che l’innovazione tecnologica applicata ai beni culturali in relazione con la creatività intellettuale e il saper fare manuale, può essere in grado di generare buone pratiche, presentando al pubblico un nuovo modo di fruire del patrimonio culturale, maggiormente coinvolgente e multisensoriale. La collaborazione al progetto di due artisti ha permesso, attraverso la loro specifica sensibilità e un approccio materico, di arricchire l’efficacia della guida tattile come strumento di promozione del patrimonio culturale in senso inclusivo.

Il mestiere dell’Archeologo: lo scavo stratigrafico. Testo Braille e Tavola Tattile (foto PArCo)

L’illustratrice e incisore Susanna Doccioli della Stamperia a Ripa ha contribuito alla tavola tattile ispirata alle grandi ali in marmo bianco greco, appartenute a una “Vittoria alata”. Si tratta di un reperto scultoreo con particolari incredibilmente realistici, che sono stati resi dall’artista grazie a un’incisione dettagliata e alla stampa di una piuma “in gaufrage” su carta Fabriano Rosaspina. Restituendo, per chi la accarezza, il dettaglio minuzioso e la delicatezza del soggetto. Dario Zeruto, alchimista della carta, ha contribuito a rendere unica l’ultima pagina della Guida Tattile, che affrontando il tema della scultura ideale rappresenta “l’eroe” e la “cosiddetta Danzatrice” resi tramite una contrapposizione di materiali, in particolare stoffe di differente fattura magistralmente lavorate in pieghe. E così, la resa visiva e tattile della veste della “cosiddetta Danzatrice” in un lungo chitone lavorato a fitte piegoline rimanda a una leggerezza della plissettatura che Zeruto rende con l’applicazione della tecnica della piega a V, applicata su matrici di carta e poi riversata su soffice seta.

Guida tattile: i Sette Colli (foto PArCo)

Il passato come ponte per il futuro. Il ruolo dell’archeologia. La collezione di reperti conservata nel Museo Palatino consente la conoscenza della storia del Colle Palatino, dove la città di Roma vede i suoi primi sviluppi, in un percorso nel tempo, dalla preistoria all’età imperiale. L’idea che ha guidato il progetto è stata quindi la selezione dei reperti archeologici più rappresentativi in relazione alle tappe fondamentali della storia del Colle e dell’Urbs. Ogni scheda approfondisce la conoscenza degli oggetti con un testo accessibile che permette diversi livelli di lettura, collegando sempre il singolo oggetto a tematiche più ampie, relative alla storia della città, alla storia dell’arte e alle metodologie di studio del mondo antico. La selezione di opere vuole accompagnare tutti i visitatori alla riscoperta di questa Storia lunga più di dieci secoli attraverso i materiali, le tecniche edilizie, i reperti che lo scavo archeologico ha rinvenuto nel sottosuolo. Accanto al percorso di visita, la guida propone anche un approfondimento sul mestiere dell’archeologo, con focus sullo scavo stratigrafico, sulle tecniche edilizie, e ancora sul metodo di ricostruzione storica a partire dall’analisi dei reperti, fino ad arrivare alla ritrattistica, una delle massime e caratteristiche espressioni dell’arte romana. In questo percorso l’archeologia si fa strumento di racconto, consentendo di riconoscere con il tatto il tipo di materiali, i dettagli delle lavorazioni, i particolari delle acconciature e delle vesti o della muscolatura di eroi e divinità. Il disegno tattile assieme alla riproduzione in 3d di alcuni reperti si inseriscono appieno nella filiera della innovazione tecnologica al servizio dell’accessibilità per tutti. Completa la scatola un cassetto “immersivo” con le riproduzioni in 3d di reperti.

“Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”: dalla Curia Iulia del Foro Romano presentazione on line del volume che raccoglie gli atti del convegno. Il “metodo Colosseo” diventa modello per altri siti archeologici

Una spettacolare immagine dall’alto del Colosso, icona di Roma

Con l’istituzione del Parco archeologico del Colosseo, nel 2018 è stato avviato un articolato progetto di monitoraggio e manutenzione, che nasce dalla volontà di costruire un sistema sostenibile di tutela al servizio della fruizione e della valorizzazione. Il monitoraggio difatti è uno strumento propedeutico ad una efficace attività di manutenzione programmata e quindi di conservazione preventiva. Con questa logica dunque si sta sviluppando il progetto che ha, tra i suoi scopi, quello di mettere a sistema quanto già avviato, sperimentando nuovi metodi di management mediante un approccio tecnologico innovativo, che possa costituire un modello anche per altri siti archeologici. Esperienze e risultati affrontati nel convegno internazionale di studi Roma tenutosi alla Curia Iulia il 20-21 marzo 2019. Ora gli atti sono stati raccolti nel volume “Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”, a cura di Alfonsina Russo e Irma della Giovampaola, edito da L’Erma di Bretschneider, che raccoglie le testimonianze e le buone pratiche nazionali e internazionali sul monitoraggio e sulla manutenzione delle aree archeologiche. 

La copertina del volume “Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale” (L’Erma di Bretschneider)

Giovedì 26 novembre 2020, alle 17, il volume “Monitoraggio e manutenzione delle aree archeologiche. Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, degrado chimico-ambientale”, con gli atti del convegno, sarà presentato online dalla Curia Iulia nel Foro Romano sulla pagina Facebook del PArCo. Interverranno Massimo Osanna, direttore generale dei Musei; Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo; Renata Picone, professore ordinario di Restauro architettonico al dipartimento di Architettura dell’università “Federico II” di Napoli;  e Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico, saggista. Seguirà un dibattito sul tema del monitoraggio e della manutenzione nelle aree archeologiche.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo

“Il convegno internazionale di studi, insignito della medaglia del Presidente della Repubblica, si pone come una pietra miliare nel mondo della tutela del patrimonio culturale”, spiega Alfonsina Russo: “Per la prima volta infatti, ponendo come risorsa fondamentale la multidisciplinarietà, il parco archeologico del Colosseo ha riunito i rappresentanti di istituzioni attive nella sperimentazione di nuove metodologie di conservazione per un confronto sulle sfide del nuovo millennio: la riduzione della vulnerabilità e l’ aumento della resilienza attraverso l’utilizzo di tecnologie a basso impatto. In particolare gli atti illustrano i temi del monitoraggio e della manutenzione programmata nelle aree archeologiche, con il proposito di definire un protocollo che permetta di affrontare e risolvere le conseguenze derivanti dall’ evoluzione e dall’ incremento degli effetti prodotti dai cambiamenti climatici che interessano il nostro pianeta come conseguenza del riscaldamento globale. Attraverso il confronto tra ambiti di ricerca tradizionalmente distanti, i contributi del presente volume delineano quindi nuove metodologie di monitoraggio applicate al patrimonio culturale, senza trascurare l’ ordinaria ma complessa gestione delle aree archeologiche. L’impegno posto dal parco archeologico del Colosseo su questi temi sta dando i primi tangibili risultati: nelle more della pubblicazione di questi atti, infatti, il laboratorio e il sistema web-GIS per il monitoraggio del patrimonio culturale del Parco, curati da Irma Della Giovampaola, sono stati finalmente avviati e prossimi ad una prima effettiva sperimentazione sui monumenti del Foro Romano”.

Roma. Nel terzo centenario della nascita di Giambattista Piranesi il parco archeologico del Colosseo con l’ICG lancia l’App “Il PArCo di Piranesi”: viaggio virtuale tra le incisioni sulla Roma antica e i monumenti oggi

Veduta dell’Arco di Tito di Giambattista Piranesi presentata nell’App “Il PArCo di Piranesi”

Con le sue incisioni il Colosseo, il Foro Romano e il Palatino divennero presto le icone per antonomasia dei monumenti di quella Roma non ancora del tutto sparita, così com’era vista e vissuta dai viaggiatori del Settecento, che stava per vivere la sua prima stagione dei grandi scavi archeologici. Stiamo parlando di Giambattista Piranesi (Mogliano Veneto 1720 – Roma 1778), architetto, incisore, archeologo, veneziano di nascita e romano d’adozione. Il conservarsi del fascino di una Roma antica alle soglie della modernità, prima all’avvento della tecnica fotografica, deve molto all’opera di Piranesi che trovò straordinaria diffusione e successo in tutto il mondo, grazie alla riproduzione seriale resa allora possibile dalla tecnica di stampa dell’acquaforte. In occasione del trecentenario della nascita di Piranesi, quindi, il parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con l’Istituto Centrale per la Grafica e con il contributo della Kuwait Petroleum Italia, ha voluto realizzare un’applicazione per smartphone a cura di  Paolo Castellani e Andrea Schiappelli (parco archeologico del Colosseo) che consente l’esplorazione virtuale di un’ampia selezione delle vedute dedicate ai monumenti del PArCo, evidenziandone le particolarità grafiche e storiche con testi di approfondimento. Alle vedute d’epoca sono state affiancate le immagini dello stato attuale dei luoghi, appositamente realizzate, per consentire il confronto anche agli utenti interessati che non potranno recarsi sul posto.

La App “Il PArCo di Piranesi” è organizzata in modo tale che alle vedute d’epoca siano sempre affiancate le immagini dello stato attuale dei luoghi, appositamente realizzate, per consentire il confronto anche agli utenti che vogliano utilizzarla in modalità da remoto. Inoltre la App si compone di un’ampia gallery di immagini dei monumenti ritratti in altre epoche e da autori diversi e due accurati video-documentari di approfondimento, “L’acquaforte” e “Reprinting Piranesi”, realizzati dal PArCo presso la Stamperia dell’ICG e dedicati rispettivamente alla tecnica dell’acquaforte e alla ristampa, evento raro, di un’incisione della valle del Colosseo da una matrice originale in Piranesi. L’Applicazione, totalmente gratuita, è stata inoltre concepita per essere fruibile anche nella lingua dei segni LIS e per il pubblico non vedente grazie all’audio-lettura dell’intero apparato testuale.  L’App sarà disponibile negli store verso la metà del mese di dicembre.

Una pagina della App “Il PArCo di Piranesi” con in primo piano la Colonna Traiana

“La App è concepita sia come guida da utilizzare durante la visita nel PArCo, sia come viaggio nel tempo da vivere in qualsiasi parte del mondo ci si trovi con il proprio smartphone o tablet, modalità oggi imprescindibile in tempo di pandemia”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo e prosegue “Ci penserà il genio di Piranesi a condurre gli utenti lontani nel cuore della Roma del Settecento, lungo un itinerario per molti familiare ma sempre ricco di sorprese e particolari da scoprire o riscoprire”. Fondamentale è stata la collaborazione con l’Istituto Centrale per la Grafica che, dal canto suo, ha un rapporto privilegiato con Piranesi, non solo perché conserva nelle proprie collezioni una delle principali raccolte di stampe dell’artista, ma soprattutto perché possiede tutte le matrici in rame incise da Giambattista (circa un migliaio), depositate nella Calcoteca più importante al mondo. In virtù di questa peculiarità l’ICG ha voluto rendere omaggio a Piranesi con la spettacolare mostra-evento “Giambattista Piranesi. Sognare il sogno impossibile”, a cura di Maria Cristina Misiti e Giovanna Scaloni, allestita nella sua sede del Palazzo Fontana di Trevi, inaugurata il 15 ottobre scorso. Il catalogo dell’esposizione sarà edito sul web come libro multimediale per il quale è previsto, unitamente agli interventi di studiosi e appassionati di Piranesi, un contributo del parco archeologico del Colosseo che ha elaborato il materiale iconografico fornito dall’Istituto per l’App, ricostruendo attraverso le immagini un percorso piranesiano all’interno di uno dei monumenti simbolo di Roma.